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Rovereto. La direttrice Alessandra Cattoi fa un bilancio del 37mo RAM film festival. Ed ecco tutti i film premiati nell’edizione 2026

Con la proclamazione del film vincitore del Premio RAM film festival 2026 assegnato dal pubblico al film “Descubriendo Pompeya y Herculano. El Legado de Roque Joaquín de Alcubierre – Scoprendo Pompei ed Ercolano. L’eredità di Roque Joaquín de Alcubierre”, regia di Silvia Pradas si è ufficialmente conclusa la cinque giorni del 37.mo RAM film festival, organizzato da Fondazione Museo Civico di Rovereto, partner la Fondazione Museo storico del Trentino, con il sostegno di Comune di Rovereto, Provincia autonoma di Trento, Ministero della Cultura, Regione Trentino Alto Adige, ApT di Rovereto Vallagarina Monte Baldo, Cassa Rurale AltoGarda Rovereto. Con il contributo di Fondazione Caritro. Media partner la rivista ARCHEO. Il RAM è un ECO-EVENTO del Trentino. In collaborazione con Trentino Film Commission, Biblioteca Civica “Tartarotti” di Rovereto, MITAG, Mart, La Foresta – Accademia di comunità, Euritmus, Libreria piccoloblu, Exquisita. È quindi tempo di bilanci. Lo fa, per archeologiavocidalpassato.com Alessandra Cattoi, direttrice della Fondazione Museo Civico Rovereto e del RAM film festival.

“Siamo alla fine di questo RAM film festival 2026 e sinceramente posso dire che è stata una bellissima edizione”, assicura Alessandra Cattoi. “Abbiamo avuto la partecipazione di tantissimi registi presenti qui al RAM per presentare il loro film e per parlare con il pubblico. Abbiamo avuto anche tanti appuntamenti molto partecipati e coinvolgenti di esperti che sono venuti da varie parti d’Italia, dalla Sicilia, per parlare delle città, che è il focus del RAM di quest’anno. E abbiamo visto veramente tanto interesse. Ecco questo ci ha fatto capire che il lavoro che facciamo va un po’ al di là della sala cinematografica e può servire a riflettere sull’oggi.

“E un’ultima cosa: – è una novità di quest’anno del RAM – è il dibattito sull’Intelligenza Artificiale. Per la prima volta l’Intelligenza Artificiale è entrata al RAM, soprattutto in alcune parti che riguardava la lavorazione dei film nel doppiaggio e nella traduzione. Ma questo è un vero tema significativo per il futuro del cinema sicuramente, ma anche dei documentari. Ecco quindi un festival che ragiona sul passato e ragiona anche sul presente non può non occuparsi di un tema così urgente, così cruciale anche per il futuro della produzione cinematografica documentale.

“Complessivamente – conclude Cattoi – anche una bella festa con tante persone che dopotutto si sono divertite e sono state insieme positivamente. E quindi anche a livello personale io non posso che essere molto soddisfatta”.

PREMIO CINEMA ARCHEOLOGICO. La giuria composta da Angelo Cimarosti, Antonia Falcone, Barbara Maurina e Valentino Nizzo ha assegnato il premio 2026 al film “Athènes, aux origines de la démocratie / Atene, all’origine della democrazia” di Florence Tran (Francia/Canada/Grecia 2026, 53’). Produzione: Yuzu Productions, Merit Motion Pictures, Anemon Productions. Tra scoperte archeologiche e ricostruzioni, si racconta come nell’antica Atene la popolazione comune sfidò re e tiranni inventando la democrazia. Un viaggio nella nascita di un’idea fragile e radicale che ha cambiato per sempre la storia umana.

Proclamazione PREMIO CINEMA ARCHEOLOGICO 2026: da sinistra, Valentino Nizzo. Antonia Falcone, Angelo Cimarosti, Barbara Maurina (che legge), Claudia Beretta e Alessandra Cattoi (foto graziano tavan)

MOTIVAZIONE: “Un film di alto valore educativo e di grande attualità, che con soluzioni filmiche e grafiche accattivanti, dalle rovine dell’Agorà di Atene ci conduce, attraverso le più recenti indagini sul campo e i metodi dell’archeologia sperimentale, alle radici della democrazia e alla scoperta degli antichi sistemi di voto e di sorteggio, mettendo in luce anche i limiti e le contraddizioni dell’esperienza democratica ateniese. Un documentario che a riflettere sul valore imperituro di questa straordinaria conquista che la civiltà greca ci ha trasmesso e che oggi è minacciata e sottoposta a sempre nuove sfide”.

CINEMA ARCHEOLOGICO 2026: Valentino Nizzo legge la menzione (foto graziano tavan)

MENZIONE. La giuria ha assegnato anche una menzione al film “L’età del Bronzo” di Antonio Malfitano (Italia 2022, 5’). Produzione: Antonio Malfitano, Compagnia delle stringhe. Originale videoclip per la didattica storico-archeologica sull’età del Bronzo. “Una creazione musicale a finalità didattica dedicata all’età del Bronzo, propone uno strumento inedito e originale per veicolare la conoscenza e l’insegnamento della storia antica”.

PREMIO CULTURA ANIMATA. La giuria composta da Andrea Artusi, Manuela Fiori e Andrea Pau Melis, ha assegnato il premio 2026 al film “天空照亮的心 / Il cuore rischiarato dal cielo” di Szu-Teh Li (Cina 2025, 14’). Produzione: Szu-Teh Li. Giustiziato a Taipei nel 1950 come membro clandestino del Partito Comunista Cinese, Yeh Sheng-Chih intraprende un viaggio dell’anima alla ricerca della propria identità e della patria.

Proclamazione PREMIO CULTYURA ANIMATA 2026: da sinistra, Andrea Pau Melis (che legge), Manuela Fiori e Andrea Artusi (foto graziano tavan)

MOTIVAZIONE: “Perizia tecnica e abilità narrativa sono al servizio di un racconto duro eppure ricco di poesia: la ricchezza di trovate, il ritmo e un character design sintetico ed espressivo ci trascinano nella vita vera di Yeh Sheng-Chih, nei paesi dove ha vissuto, tra le persone che l’hanno amato, tra quelli che l’hanno odiato. Nasce così un racconto in cui idealismo, desiderio di giustizia ed esigenza di libertà si mischiano per farsi monito universale contro i soprusi dell’essere umano sull’essere umano”.

MENZIONI. La giuria ha deciso di assegnare anche 2 menzioni: la prima al film “Kafka. Iemīlējies / Kafka. Innamorato” di Zane Oborenko (Repubblica Ceca/Lettonia 2024, 10’). Produzione: Atom Art, Maur Film. Attraverso l’animazione con la sabbia, Kafka. Innamorato racconta l’amore tra Franz e Milena, tra distanza, lettere, speranza e le paure più profonde di Kafka. “Menzione speciale per la sintesi tra le parole del poeta e l’animazione giocata su luci e ombre, in cui l’assenza di colore diventa forma, movimento, incanto”.

Simone Pratola premiato con una Menzione nella sezione Cultura Animata (foto graziano tavan)

La seconda al film “Sotto i pini” di Simone Pratola (Italia 2026, 3’). Produzione: Simone Pratola – Noctu Animation Collective. Tra il fruscio della pineta prendono forma le vite e i destini di chi ha scritto la storia antica d’Italia. “Menzione speciale per la ricerca di una narrazione visiva così stratificata ed elegante da rendere originale il grande classico della storia sospesa tra presente e passato”.

PREMIO TRADIZIONI E CULTURE. La giuria composta da Armando Tomasi, Elisa Cont e Giovanni Laezza ha assegnato il premio 2026 al film “Metabolè” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2026, 65’). Produzione: Omero su Marte. Metabolé, in greco antico “trasformazione”. Una regista percorre le coste della Puglia seguendo le tracce che il mare conserva, trasforma e restituisce. Il paesaggio rivela memorie e stratificazioni profonde.

Proclamazione PREMIO TRADIZIONI E CULTURE 2026: da sinistra, Elisa Cont (che legge) e Giovanni Laezza (foto graziano tavan)

MOTIVAZIONE: “Metabolè è un’opera che, in maniera straordinaria, racconta il ruolo del mar Mediterraneo lungo le coste pugliesi in epoche passate e nella contemporaneità. È un viaggio “per mare” in cui si viene guidati tra reperti archeologici e paesaggi marittimi, incrociando armoniosamente storie del passato e del presente. Il documentario si distingue per l’effetto della sua struttura narrativa: il racconto è caratterizzato da uno stile poetico e nostalgico che si snoda attraverso un ritmo fluente, capace di catturare e mantenere costante l’interesse dello spettatore. Nell’opera emergono l’accuratezza delle fonti, frutto di una ricerca archeologica, storiografica ed etnografica meticolosa, in cui le spiegazioni di una variegata rete di esperti si intrecciano ai racconti ed alle testimonianze degli abitanti di quei luoghi. Testimonianze di esperienze fortemente condivise, che restituiscono la memoria viva di quelle comunità. Dal punto di vista realizzativo, il documentario eccelle per la qualità tecnica delle riprese e dei suoni: fotografia, musiche e sound design ricreano ed enfatizzano paesaggi e narrazioni. Il documentario non si limita a mostrare, ma riesce ad emozionare, a trasmettere il valore inestimabile del mar Mediterraneo, custode del passato e del presente, luogo d’incontro e di costante trasformazione culturale”.

Lorenzo Scaraggi riceve il PREMIO TRADIZIONI E CULTURE 2026 per il film “Metabolè” (foto graziano tavan)

MENZIONE. La giuria ha assegnato una menzione al film “Filhos do vosso amor / Figli del vostro amore” di Rui Pedro Lamy (Portogallo 2025, 43’). Produzione: ETHNO. Tra le nebbie delle montagne del nord del Portogallo affiorano la storia della terra e la memoria degli uomini. Qui risuonano ancora le preghiere e i canti dei pastori che, sulle orme dei monaci, hanno tracciato i sentieri delle alte quote. “Filhos do vosso amor ci accompagna in un territorio montano in via di abbandono, nel quale i resilienti costituiscono testimonianza vivente di pratiche agricole secolari, ridotte quasi a “fossile etnografico”, e di un approccio quasi intimistico con i saperi tradizionali. Una struttura narrativa convincente e fluida consente di entrare in sintonia con i significati profondi che l’opera intende trasmettere. Tecnicamente molto solido, il lavoro è capace di evocare sentimenti ed emozioni, pur rimanendo nell’alveo di una struttura narrativa tutto sommato tradizionale”.

PREMIO STORIA E MEMORIA. La giuria composta da Daniela Cecchin, Matteo Gentilini e Alessandro Anderloni ha assegnato il premio 2026 al film “La cava bianca” di Marco Mensa, Elisa Mereghetti (Italia 2025, 52’). Produzione: ETHNOS. Geologia, memoria e poesia si intrecciano per raccontare, con i testi del geopoeta Davide Sapienza, la storia della cava di pomice di Lipari e della sua comunità, tra sfruttamento, identità e la sfida di una possibile rinascita sostenibile.

Proclamazione del PREMIKO STORIA E MEMORIA 2026: da sinistra, Daniela Cecchin (che legge), Alessandro Anderloni e Matteo Gentilini (foto graziano tavan)

MOTIVAZIONE: “Un’opera che restituisce l’impressionante paesaggio naturale e umano della cava di pomice di Lipari attraverso una raffinata fotografia, una accurata colonna sonora e i puntuali testi di Davide Sapienza che si sposano in armonia con le immagini d’archivio. Il racconto accosta il passato e il presente, la storia e l’attualità attraverso il confronto tra personaggi e fatti con il malinconico fascino che erompe dall’abbandono dei luoghi e delle attrezzature. Un film che induce a riflettere sulla possibile valorizzazione di questo sito di archeologia industriale, in memoria del passato e verso interventi sostenibili, nel rispetto dell’isola e dei suoi abitanti”.

Marco Mensa ed Elisa Mereghetti ricevono il premio Storia e Memoria 2026 per il film “La cava bianca” (foto graziano tavan)

MENZIONE. La giuria ha assegnato una menzione al film “Tunnel” di Chih Hao Shen “Taiwan 2026, 15’). Produzione: H2 Films. Distruggiamo, elaboriamo il lutto, ricostruiamo, e poi distruggiamo di nuovo. La Storia non passa mai davvero: rimane in agguato, nascosta nell’ombra del futuro. “Per l’abile intreccio narrativo tra le accattivanti immagini in bianco e nero e la coinvolgente e a tratti inquietante colonna sonora che porta lo spettatore a interrogarsi sul proprio futuro partendo dal passato”.

PREMIO NUOVI SGUARDI. La giuria composta da Valeria Perrone, Matteo Crosina e Matteo Ranzi ha assegnato il premio 2026 al film “天空照亮的心 / Il cuore rischiarato dal cielo” di Szu-Teh Li (Cina 2025, 14’). Produzione: Szu-Teh Li. Giustiziato a Taipei nel 1950 come membro clandestino del Partito Comunista Cinese, Yeh Sheng-Chih intraprende un viaggio dell’anima alla ricerca della propria identità e della patria.

Proclamazione del PREMIO NUOVI SGUARDI: da sinistra, Matteo Crosina e Valeria Perrone (che legge) (foto graziano tavan)

MOTIVAZIONE: “La giuria premia Il cuore rischiarato dal cielo di Szu-Teh Li per aver scelto la complessa vicenda umana di Yeh Sheng-Chih, documentata dai suoi diari e culminata nei tragici eventi del 1950, come emblema di una comunità profondamente segnata dalle divisioni sociali e dai conflitti dell’epoca. Attraverso figure stilizzate, fondi pittorici materici e un intreccio di fotografie, filmati e manoscritti, il film trascende la biografia individuale, trasformando la memoria storica in ricerca visiva e restituendo a una memoria taciuta un volto e una voce”.

PREMIO FULLDOME. La giuria composta da Chiara Simoncelli, Luca Ferrario e Andrea Cuoghi ha assegnato il premio 2026 al film “Soul Symphony – The Art of Alex Janvier / Sinfonia dell’anima. L’arte di Alex Janvier” di Bernard Duguay, Janvier Gallery (Canada 2026, 23’). Produzione: Janvier Gallery (Janvier Mural and Fine Arts Ltd.), Lucion Media. Un’esperienza immersiva che celebra l’universo creativo di Alex Janvier, pluripremiato maestro dell’arte indigena contemporanea e voce dei popoli originari del Canada.

Chiara Simoncelli proclama il vincitore del PREMIO FULLDOME 2026 (foto graziano tavan)

MOTIVAZIONE: “Soul Symphony: The Art of Alex Janvier è un’opera immersiva di grande intensità artistica ed emotiva, che trasforma la cupola in uno spazio aperto, in cui arte, natura e memoria si incontrano e avvolgono lo spettatore. Le opere del pittore indigeno canadese Alex Janvier prendono vita in un’esperienza dove colori, forme astratte e paesaggi si fondono in un linguaggio poetico e universale, che richiama la bellezza e la profondità del cielo stellato. La voce dell’artista guida lo spettatore in una riflessione sulla creatività, sull’identità culturale e sulle ferite del colonialismo. L’originale dialogo tra immagini e suoni tradizionali esalta le potenzialità espressive del cinema fulldome, dando vita a un’esperienza coinvolgente”.

MENZIONE SPECIALE ARCHEOBLOGGER. La giuria composta da Stefania Berutti, Marta Coccoluto, Antonia Falcone, Marina Lo Blundo, Mattia Mancini, Domenica Pate, Michele Stefanile, Alessandro Tagliapietra ha assegnato il premio 2026 al film “Roma sotterranea – una metro nella storia” di Laurent Portes (Italia 2025, 52’). Produzione: MyMax Edutainment, Artline Films, Idéacom International. La costruzione della Linea C della metropolitana di Roma si trasforma in un viaggio archeologico che riporta alla luce straordinarie vestigia della città antica, intrecciando ingegneria, storia e ricerca.

Proclamazione della MENZIONE SPECIALE ARCHEOBLOGGER: da sinistra, Antonio Falcone (che legge) ed Eleonora Tomasini (foto graziano tavan)
Massimo My, produttore del film “Roma sotterranea – una metro nella storia” riceve la menzione speciale Archeoblogger (foto graziano tavan)

MOTIVAZIONE: “Ritmo narrativo, scoperte, temi sociali e d’interesse pubblico, riflessioni sul senso dell’archeologia urbana e sulle sfide connesse: da Roma Sotterranea emergono il rilevo e la straordinarietà della realizzazione della linea Metro C della Capitale. Un progetto complesso sotto i profili tecnico, ingegneristico, logistico e soprattutto archeologico, che dimostra quanto l’archeologia preventiva sia strategica per la pianificazione urbanistica. Come giuria Archeoblogger ci auguriamo che il film da noi premiato non resti nel perimetro dei Festival, ma arrivi alla collettività, così da squarciare il velo di diffidenza che troppo spesso circonda il binomio archeologia-lavori pubblici”.

MENZIONE SPECIALE CINEMAMORE. La giuria composta da Chiara Sandonà per Religion Today Film Festival, Chiara Bruseghini per Trento Film Festival, Eleonora Zen per RAM film festival ha assegnato il premio 2026 al film “Tracce urbane. Permission denied. Expression unleashed” di Armin Ferrari (Italia 2026, 57’). Produzione: RIFF VIDEO. Il film racconta oltre 30 anni di writing e street art a Bolzano, tra creatività, conflitti e trasformazioni urbane: dalle pratiche nate ai margini, alle tracce che oggi raccontano identità e memoria della città.

Eleonora Zen annuncia il vincitore della menzione speciale CINEMA.MOR.RE 2026 (foto graziano tavan)

MOTIVAZIONE: “Film innovativo che, attraverso la storia del writing e della street art a Bolzano, riflette sul rapporto tra arte, spazio urbano e identità, in un territorio di confine dalla forte dimensione multiculturale. La corrente da manifestazione di dissenso è cresciuta fino a diventare linguaggio identitario, declinato nei suoi molteplici aspetti di street art, arredo urbano, opera d’arte. Particolarmente efficaci il montaggio e la tecnica narrativa, che alternando testimonianze, immagini d’archivio, passato e presente, colore e bianco e nero, restituiscono la complessità di un fenomeno in continua trasformazione”.

Claudia Beretta annuncia il vincitore del PREMIO RAM FILM FESTIVAL 2026 assegnato dal pubblico in sala (foto graziano tavan)

PREMIO RAM FILM FESTIVAL. Il pubblico in sala ha assegnato il premio 2026 al film “Descubriendo Pompeya y Herculano. El Legado de Roque Joaquín de Alcubierre – Scoprendo Pompei ed Ercolano. L’eredità di Roque Joaquín de Alcubierre”, regia di Silvia Pradas (Spagna 2025, 52’). L’ingegnere spagnolo Roque Joaquín de Alcubierre, pressoché dimenticato dalla Storia, riportò alla luce con determinazione Pompei ed Ercolano, dando il via all’archeologia moderna.

Rovereto (Tn). Quarta giornata del 37mo RAM film festival aperta da BUONGIORNO RAM: serata evento al teatro Zandonai con Giuseppe Cederna e Giorgio Ieranò, dopo le premiazioni dei film votati dalle giurie; sempre allo Zandonai 12 film, Docu Fulldome al Planetario, RAM X, e al Mon Bistrot il terzo Aperitivo su Siracusa e Megara Hyblaea, due colonie greche a confronto, con Anita Crispino e Reine-Marie Berard. Ecco il programma

L’attore Giuseppe Cederna e il grecista Giorgio Ieranò protagonisti al RAM film festival nella serata evento al teatro Zandonai (foto fmcr)

Sabato 10 ottobre 2026, quarta giornata del RAM film festival promosso dalla Fondazione museo civico di Rovereto, è il giorno dei verdetti: al Teatro Zandonai, alle 21, prima della serata evento con l’attore premio Oscar Giuseppe Cederna e il grecista Giorgio Ieranò, che chiuderà una giornata ricca di appuntamenti, occhi puntati sui film in concorso: le giurie di ogni sezione decreteranno le proiezioni vincitrici. Al museo di Scienze e Archeologia è stata aperta, dalle 9 alle 10, con BUONGIORNO RAM: “Sguardi fuori campo. Fotografia femminile e identità italiana nel secondo dopoguerra” con Romina Zanon, fotografa. E sempre al museo di Scienze e Archeologia per tutto il giorno, dalle 10 alle 18, continua RAM X: VR, film sperimentali, giovani o innovativi, sguardi diversi per parlare di storia e storie, memoria, siti e patrimonio culturale; e al Planetario, nel Giardino del museo, dalle 15 alle 18, Docu Fulldome, dedicata ai filmati immersivi proiettati a 360 gradi sulla cupola del Planetario. Senza dimenticare l’Aperitivo al Mon Bistrot su Siracusa e Megara Hyblaea, due colonie greche a confronto.

Frame del film “Argonavtebis, kolkhebis da okros satsmisis namdvil ambavi / La vera storia degli Argonauti, della Colchide e del Vello d’Oro” di Toma Chagelishvili

FILM. Le proiezioni sono al Teatro Zandonai con 12 film in programma, tra i quali 3 prime assolute, 1 prima europea, 2 prime italiane. Dalle 10 alle 13, il film “Ecocide / Ecocidio” di Aldana Loiseau (Argentina 2025, 8’); il film “Argonavtebis, kolkhebis da okros satsmisis namdvil ambavi / La vera storia degli Argonauti, della Colchide e del Vello d’Oro” di Toma Chagelishvili (Georgia 2025, 48’); il film “Sotto i pini” di Simone Pratola (Italia 2026, 3’); il film “Il grande sogno. Monreale e il suo tesoro” di Lorenzo Mercurio (Italia 2025, 20’); il film “Tracce urbane. Permission denied. Expression unleashed” di Armin Ferrari (Italia 2026, 57’); il film “Cine Dore” di Guillermo Logar (Spagna 2026, 24’).

Dalle 15 alle 19, il film “Toba, le volcan qui a failli tuer l’humanite / Toba, il vulcano che per poco non ha sterminato l’umanità” di Franck Cuveillier, Eric Ellena (Francia 2025, 52’); il film “La prima volta” di Andrea Andreotti (Italia 2026, 10’); il film “Lo stallo” di Andrea Andreotti (Italia 2026, 9’); il film “Le Grand Puzzle de Pompei / Il grande puzzle di Pompei” di Martin Blanchard, Paolo Santoni (Francia 2026, 52’); il film “Topeng – The faces of the gods / Topeng – il volto degli dei” di Massimo Brega (Indonesia 2025, 22’); il film “Metabole” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2026, 65’).

APERITIVO. Alle 18, al MON BISTROT in corso Bettini 43 a Rovereto, il terzo talk con i protagonisti del festival: “SIRACUSA E MEGARA HYBLAEA, DUE COLONIE GRECHE A CONFRONTO” con Anita Crispino, archeologa del parco archeologico di Siracusa, Eloro, villa del Tellaro e Akrai, e Reine-Marie Berard, ricercatrice del Centro Nazionale Francese per la Ricerca Scientifica. Le città greche di Corinto e Megara fondarono in Sicilia due colonie a pochi chilometri di distanza l’una dall’altra: Siracusa e Megara Hyblaea. Da un lato Siracusa, potente città-stato capace di eguagliare e spesso superare la madrepatria per ricchezza e forza militare, la cui continuità abitativa giunge ininterrotta fino ai nostri giorni; dall’altro Megara Hyblaea, colonia fiorente nel VII secolo a.C. ma andata incontro a una tragica fine durante la seconda guerra punica. Al centro della riflessione, una sfida cruciale del nostro tempo: la complessa convivenza tra lo sviluppo urbano moderno e la valorizzazione delle rovine antiche riportate alla luce.

SERATA SPECIALE. Al Teatro Zandonai, alle 21, protagonista Giuseppe Cederna. L’attore, noto al grande pubblico per il ruolo da protagonista nel film premio oscar Mediterraneo, e oggi apprezzato interprete teatrale, porta in scena “Di isole e di città”: un viaggio sentimentale e letterario nella Grecia di ieri e di oggi sul filo tra passato e presente, leggenda e realtà, memorie personali e fantasie poetiche, in dialogo con il grecista Giorgio Ieranò, autore della drammaturgia. Dalle rive dell’Egeo all’Acropoli, dalle tombe dei re di Micene all’oracolo di Delfi fino all’isola della giovinezza e dell’oblio, le voci degli scrittori antichi si intrecciano a quelle dei viaggiatori moderni, accompagnate dalle musiche dal vivo di Edmondo Romano, per la regia di Sergio Maifredi (produzione Teatro Pubblico Ligure). Un itinerario tra parole e musica per decifrare il fascino di un luogo che da sempre ispira la nostra cultura, i nostri pensieri, le nostre fantasie, i nostri sogni. E che a volte sembra ancora racchiudere verità arcane e nascoste. Come se ci fosse un enigma annidato tra le onde e nel cielo dell’Egeo, che allude a cose lontane e misteriose ma che al tempo stesso ci riguarda da vicino. Perché un viaggio in Grecia, alla fine, è sempre un viaggio alla scoperta di noi stessi. Partecipazione gratuita, su prenotazione.

Rovereto (Tn). Prima giornata del 37mo RAM film festival: al teatro Rosmini 13 film e al Mon Bistrot il primo “Aperitivo: Città Ferite” con Rosy Battaglia e Tommaso Giagni. Ecco il programma

Il teatro Rosmini di Rovereto ospita le prime giornate del RAM film festival (foto fmcr)

Al teatro Rosmini di Rovereto (Tn) mercoledì 7 ottobre 2026, alle 15, si alza il sipario sulla 37.ma edizione del RAM film festival, che si è aperta alla mattina con CINEMaSCUOLA al liceo “Andrea Maffei” di Riva del Garda (Tn).

Frame del film “Kushta Mayn. La mia Costantinopoli” di Nicolò Folin
Frame del film “Il Respiro della Preistoria – Viaggio nel mondo dell’Uomo del Similaun” di Roberto Condotta

Tra pomeriggio e sera nella prima giornata sono in programma 13 film con 1 prima mondiale, 2 prime internazionali, 5 prime italiane. Dalle 15 alle 19.30, al Teatro Rosmini, si proietta il film “Kushta Mayn. La mia Costantinopoli” di Nicolò Folin (Italia 2025, 19’); il film “Il domani era venuto. Ricordare e non dimenticare” di Vincenzo Agosto (Italia 2024, 60’); il film “Man’yōshū. Neve, luna e fioriture” di Chi-Toa So, Haruko Kuramochi (Giappone /Canada 2025, 3’); il film “Im maander des Kephissos / Nei meandri del Cefiso” di Nikos Chrisikakis (Grecia 2025, 13’); il film “Sulawesi, l’ile des premieres images / Sulawesi, l’isola delle prime immagini” di Denis Van Waerebeke, Pascal Goblot (Francia 2025, 55’); il film “Il Respiro della Preistoria – Viaggio nel mondo dell’Uomo del Similaun” di Roberto Condotta (Italia 2025, 36’); il film “Cal Dede” di Elçin AS (Turchia 2025, 10’); il film “A Mamoa de Lamas, um segredo ancestral / La Mamoa di Lamas, un segreto ancestrale” di Raul Losada (Portogallo 2025, 25’); il film “Nabt El Ard. Il germoglio della terra” di Mohamed Hamed Salama (Egitto 2025, 12’); il film “Ghughuti Ki Maala / La collana di ghughuti” di Ketan Pal (India 2025, 10’).

Dalle 20.30 alle 23, sempre al Teatro Rosmini, in programma il film “Sotto l’occhio del tempo” di Stefano Giacomuzzi (Italia 2025, 30’); il film “Premieres notes / Le prime note” di Liza Fanjeaux (Francia 2026, 52’); il film “L’adieu a la viande, la grande histoire des vegetariens / L’addio alla carne, la grande storia dei vegetariani” di Martin Blanchard (Francia 2025, 52’).

APERITIVO. Alle 18, al Mon Bistrot in corso Bettini 43 a Rovereto, il primo talk con i protagonisti del festival: “CITTÀ FERITE” con Rosy Battaglia, giornalista, e Tommaso Giagni, scrittore. Cosa accade quando una città incrocia le conseguenze dell’industrializzazione, dell’inquinamento e delle crisi ambientali? Un viaggio tra territori contaminati e comunità esposte a ferite profonde, dove le emergenze ambientali si intrecciano con quelle sanitarie e sociali. Un incontro per conoscere storie di resistenza, memoria e trasformazione, e per interrogarsi sul futuro dei luoghi che chiedono cura, attenzione e giustizia.

Rovereto (Tn). Al 36.mo RAM film festival il pubblico premia il film “Sapiens?” di Bruno Bozzetto: per la prima volta si impone, sui 70 film in concorso, un film di animazione. L’ultima serata chiusa dall’energia del concerto del coro Notemagiovani. Bilancio di un’edizione molto partecipata e apprezzata da pubblico e addetti ai lavori. I commenti di Cattoi e Beretta. Ecco la classifica della Top ten

Prima l’energia del concerto “Nel sonoro flusso” con il coro giovanile Notemagiovani, poi la sorpresa del risultato del voto del pubblico che per la prima volta premia un film di animazione, “Sapiens?” di Bruno Bozzetto: si è chiusa così la 36.ma edizione del RAM film festival di Rovereto che per numero (70 i film in concorso di cui 41 anteprime e 14 proiezioni fulldome e VR) e qualità dei film proposti, per gli incontri, gli approfondimenti, il numero di registi, produttori, archeologi e storici presenti, ha riscosso grandi consensi dagli addetti ai lavori e dal pubblico di ogni età che ha partecipato numeroso. La 36esima edizione del RAM ha visto infatti la presenza di oltre tremila persone durante i cinque giorni di festival. Quaranta gli ospiti e le giurie invitate al festival e quasi cinquanta tra registi, attori e produttori arrivati a Rovereto per presentare i film e partecipare agli eventi organizzati. Molto partecipati gli eventi speciali al teatro Zandonai di venerdì e sabato sera dedicati a Pompei e all’acqua, focus dell’edizione 2025, con l’anteprima italiana del colossal “Our Blue World”.

Matilde Gugole presenta il concerto “Nel flusso sonoro” col coro Notemagiovani al RAM film festival (foto graziano tavan)

Concerto “Nel flusso sonoro”: trenta giovani voci e una narrazione che segue la vita del fiume Adige da passo Resia al mar Adriatico. Attraverso famose canzoni italiane e straniere, il racconto del fiume Adige in prima persona si è snodato in un continuo flusso di musica e parole.

Il coro Notemagiovani al RAM film festival (foto graziano tavan)

Notemagiovani è un coro giovanile il cui genere musicale si può definire choral – pop. Una caratteristica che contraddistingue i brani che vengono proposti, che siano di artisti italiani, stranieri, oppure tratti da musical, è che sono armonizzati e adattati al coro dalle maestre Eleonora Barozzi e Nazarena Raos e da Luca Dossi.

Il premio RAM film festival 2025 al film “Sapiens?” di Bruno Bozzetto (foto graziano tavan)

Premio RAM film festival. Per la prima volta al RAM – come si diceva – vince un film d’animazione: “Sapiens?” di Bruno Bozzetto (Italia 2023, 22’). La serie firmata da Bruno Bozzetto, uno dei più famosi disegnatori italiani riconosciuto anche a livello internazionale e prodotta da Bozzetto studio con RAI KIDS, si compone di tre cortometraggi dedicati all’evoluzione dell’Homo sapiens in relazione ai temi della guerra, del rispetto della natura e del rapporto con la violenza. Scene trattate con ironia e un po’ di leggerezza, e accompagnate dalle sinfonie di Verdi, Chopin e Beethoven.

Proiezioni al teatro Zandonai di Rovereto (foto fmcr)

I primi 40 film premiati dal pubblico hanno tutti ricevuto un voto superiore all’8. Ecco la classifica della top ten, con film distanziati l’uno dall’altro da pochi decimi di punto: 1. Sapiens? di Bruno Bozzetto (Italia 2023, 22’); 2. Küttepuude hankimine / Legna da ardere di Liivo Niglas (Estonia 2024, 30’); 3. Ernesto “Tito” Canal: l’uomo che ha riscritto le origini della Laguna di Venezia di Pierandrea Gagliardi e Rossi Marino (Italia 2024, 64’); 4. Pompeii: The New Dig / Pompei: le nuove verità – I corpi di Elena Mortelliti; 5. The Lost World of the Hanging Gardens / Il mondo perduto dei giardini pensili di Duncan George Bulling (Regno Unito 2024, 55’); 6. Diventare Matteotti di Camilla Ferrari, Alberto Gambato (Italia 2025, 44’); 7. Wind’s Heritage / L’eredità del vento di Nasim Soheili (Iran 2024, 30’); 8. Campo della Fiera e il pozzo del tempo di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 50’); 9. Vitrum – il vetro dei romani di Marcello Adamo (Italia 2025, 52’); 10. Continuations/Hiwadabuki (Cypress bark roofing) / Continuità. Tetto in corteccia di cipresso di Satoru Okabe (Giappone 2024, 17’).

Claudia Beretta e Alessandra Cattoi alla serata delle premiazioni del RAM film festival (foto graziano tavan)

Alessandra Cattoi, direttrice della Fondazione Museo Civico che promuove il festival: “Il RAM è punto di riferimento per il cinema che racconta l’archeologia e il patrimonio e la grande partecipazione, che aumenta di anno in anno, ne è la prova. L’appuntamento di Rovereto è atteso dal pubblico e da una rete sempre più ampia di addetti a lavori che vedono nel festival un’occasione da non perdere. Siamo molto soddisfatti della qualità della nostra proposta che fa sì che la rete del RAM sia sempre più ampia e solida”. E Claudia Beretta, che cura il programma cinematografico del RAM: “Per la prima volta al RAM, a vincere il premio del pubblico è stato un film d’animazione. Non un titolo qualunque, ma un’opera firmata da Bruno Bozzetto, un vero maestro del genere- È un segnale importante: l’animazione non è più considerata un genere minore, ma una delle tendenze più vivaci e riconosciute del cinema contemporaneo. Basti pensare al successo internazionale di un film indipendente come Flow – Un mondo da salvare (Premio Oscar 2025). Il pubblico del RAM si conferma attento, maturo e pronto ad accogliere nuovi linguaggi e nuove forme di racconto”.

Sicilia. Al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento assegnati i riconoscimenti della XX edizione del Festival (diffuso) del Cinema archeologico: ecco i film premiati dalla giuria tecnica, dal pubblico e dal RAM film festival

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Un momento delle premiazioni della XX edizione del Festival del cinema archeologico al museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento (foto regione siciliana)

Gli etruschi, i geroglifici e la musica antica ammaliano giurie e pubblico della XX edizione del festival (diffuso) del cinema archeologico promosso dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento con il RAM film festival di Rovereto. Nella splendida sede del museo Archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento, l’ultima delle tre serate della tappa agrigentina del Festival del Cinema Archeologico, si è chiusa con la premiazione di quei film che, più di tutti, sono stati capaci di raccontare, far conoscere, immaginare e vivere il patrimonio culturale. Il festival riprende martedì 23 luglio 2024 con la prima serata della tappa di Palermo al museo Archeologico regionale “Antonino Salinas”.

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Frame del film “Les étrusques, une civilisation mystérieuse de la Méditerranée / Gli etruschi, una misteriosa civiltà del Mediterraneo” di Alexis de Favitski

Il Premio Parco Archeologico della Valle dei Templi è stato assegnato da una giuria tecnica composta da Antonio Barone, Valentina Caminneci e Anna Maria Ravagnan al film “Les étrusques, une civilisation mystérieuse de la Méditerranée / Gli etruschi, una misteriosa civiltà del Mediterraneo” di Alexis de Favitski (Francia, 2022, 52’). Aperta sul Mar Tirreno, l’Etruria, grosso modo l’attuale Toscana, risplendeva nel Mediterraneo tra il IX e il I secolo a.C. Ma chi erano gli Etruschi e come si spiega l’ascesa di questa civiltà, ma anche il suo declino e poi la sua scomparsa?

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Frame del film “Le secret des hieroglyphes. Les freres Champollion / I segreti dei geroglifici. I fratelli Champollion” di Jacques Plaisant

Il pubblico di Agrigento ha decretato vincitore il film “Le secret des hieroglyphes. Les freres Champollion / I segreti dei geroglifici. I fratelli Champollion” di Jacques Plaisant (Francia, 2022, 52’). Duecento anni fa, Jean-François Champollion decifrò per la prima volta i geroglifici egizi, risolvendo così uno dei più grandi enigmi della Storia. Poco invece si sa di Jacques-Joseph, il fratello maggiore rimasto nell’ombra. Uno studio degli archivi familiari getta nuova luce sulla loro avventura.

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Frame del film “A la recherche de la musique de l’antiquité / Alla ricerca della musica dell’antichità” di Bernard George

Nella stessa serata è stato assegnato anche lo speciale premio RAM film festival da Giovanni Laezza e Alessandra Cattoi, rispettivamente presidente e direttore della Fondazione Museo Civico di Rovereto, al film “A la recherche de la musique de l’antiquité / Alla ricerca della musica dell’antichità” di Bernard George (Francia, 2020-2021, 53’). Da trent’anni, grazie al contributo delle tecnologie digitali, l’archeologia musicale, riporta in vita musiche perdute, sacre o profane, che scandivano la vita delle antiche civiltà.

Rovereto. Serata finale del RAM film festival con teatro Zandonai esaurito in ogni ordine di posti, dopo cinque giorni con incontri sempre sold out: il pubblico premia il film “The lost Mountaineers” e il premio “Paolo Orsi” al film “The Time they spent here”. Ecco tutti gli altri premi e le molte menzioni

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RAM film festival 2023: teatro Zandonai esaurito in ogni ordine di posti per la serata finale (foto graziano tavan)

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Neri Marcorè al teatro Zandonai di Rovereto nella serata finale del RAM film festival 2023 (foto graziano tavan)

Con un teatro Zandonai gremito in ogni ordine di posti si è chiusa una grande edizione del RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie, con focus Sguardi sul Clima: nei cinque giorni di programmazione, dal 4 all’8 ottobre 2023, un pubblico attento e competente ha apprezzato i 62 film in concorso suddivisi in quattro sezioni: Cinema archeologico (la sezione più corposa, quest’anno associata al premio biennale intitolato al grande archeologo roveretano “Paolo Orsi”), L’Italia si racconta, Sguardi dal Mondo, e Cultura animata; ma ha anche “esaurito” i posti disponibili in tutti gli incontri e negli approfondimenti con gli ospiti, fino ad assiepare anche i palchi più in alto dello Zandonai per seguire nella serata finale l’incontro speciale con Neri Marcorè. Il festival, dedicato all’archeologia e alle memorie del passato, e alle sfide per la conservazione del patrimonio culturale nel futuro che cambia, con particolare attenzione all’emergenza climatica, ha rappresentato una vetrina unica per l’esplorazione delle culture antiche e per la scoperta di nuove prospettive sulla nostra storia.

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Giovanni Laezza, presidente dalla Fondazione museo civico di Rovereto, al teatro Zandonai di Rovereto nella serata finale del RAM film festival 2023 (foto graziano tavan)

“La partecipazione del pubblico a questa edizione del festival ha confermato l’interesse crescente per il nostro festival”, ha commentato Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto che organizza il RAM, “e la nutrita rappresentanza di addetti ai lavori, fatta di decine registi, produttori, autori, membri delle giurie, esperti che hanno partecipato alle proiezioni, e anche al momento speciale a loro dedicato per potersi scambiare impressioni e contatti, contribuisce a posizionare la città di Rovereto in un circuito di eventi legati al cinema a livello nazionale e internazionale, ampliando gli orizzonti oltre i confini cittadini. Il RAM Film Festival Rovereto Archeologia Memorie continua così a svolgere un ruolo fondamentale nel promuovere la consapevolezza e l’importanza della conservazione del nostro passato e della divulgazione al grande pubblico di contenuti importanti attraverso il cinema e i momenti informali”.

PREMIO RAM film festival del pubblico. Sintesi di quanto proposto nella ricca programmazione, prima della performance di Neri Marcorè, sono state le premiazioni dei film segnalati dalle giurie tecniche e dal pubblico. I favori del pubblico sono andati al film “The lost Mountaineers” di Andrea Andreotti e Diego Busacca (Italia 2023, 50’), produzione Museo storico del Trentino, che ha vinto il premio RAM Film Festival.

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Il regista Andrea Andreotti solleva il premio RAM film festival assegnato dal pubblico al film “The lost Mountaineers” (foto graziano tavan)

Il documentario realizzato con la consulenza scientifica di Ben Appleby, Aldo Miorelli, Antonella Previdi, Giacomo Zanetti e Lorenzo Gardumi, è dedicato a un DUKW, un mezzo anfibio americano affondato nel Lago di Garda il 30 aprile 1945. I soldati a bordo del mezzo furono dichiarati dispersi ma non dimenticati e le ricerche sono arrivate ad un punto di svolta più di settant’anni dopo. Il documentario, presentato per la prima volta in assoluto al pubblico, ha ricevuto anche una menzione speciale da parte della giuria del premio “L’Italia si racconta”.

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Frame del film “Saving Venice / Salvare Venezia” di Duncan Bulling

Molto apprezzati nel voto del pubblico, giunti a pochi decimi di punto dal vincitore, anche il documentario britannico “Saving Venice / Salvare Venezia”, di Duncan Bulling (Regno Unito 2022, 52’), prodotto da LionTv, in anteprima italiana, e “Memorie di un mondo sommerso”, di Philippe Nicolet (Svizzera 2021, 58’), prodotto dalla Association Palafittalp/Studio NVP3D dedicato alle palafitte dell’arco alpino.

PREMIO PAOLO ORSI per il Cinema Archeologico. La giuria internazionale composta da Barbara Maurina (presidente), Mark Pearce e Annamaria Ravagnan, ha assegnato il premio al film “The Time they spent here / Il tempo che hanno trascorso qui” di Edward Owles (Regno Unito 2023, 23’), produzione Richard Tacon, presentato al RAM in prima mondiale. Qual è la magia dell’arte rupestre? Due veterani archeologi di Tanum, in Svezia, cercano il modo migliore per documentare e preservare le antiche incisioni locali risalenti all’età del Bronzo.

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Barbara Maurina, presidente della giuria per il Cinema archeologico, legge la motivazione per l’assegnazione del premio Paolo Orsi al film “The time they spent here” (foto graziano tavan)

Ecco la motivazione: “Un cortometraggio piccolo per dimensioni ma grande per il contenuto e l’intensità, a tratti lirica, con cui racconta l’appassionato lavoro di due attempati studiosi che hanno dedicato la loro vita a registrare, analizzare e tutelare le incisioni rupestri di Tanum nella Svezia nord-occidentale, le quali costituiscono la più grande concentrazione di arte dell’Età del Bronzo in Europa. Una vera e propria missione, volta alla salvaguardia di un patrimonio archeologico oggi più che mai minacciato dall’azione degli agenti atmosferici. Il documentario con profonda sensibilità, umanità e delicatezza riesce a comunicare in modo originale e convincente l’essenza della vocazione dell’archeologo e a fondere in un perfetto equilibrio il messaggio scientifico con il linguaggio cinematografico”.

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Frame del film “A la recherche de la musique de l’antiquité / Alla ricerca della musica dell’antichità” di Bernard George

Menzione speciale al film “A la recherche de la musique de l’antiquité  / Alla ricerca della musica dell’antichità” di Bernard George (Francia 2021, 53’), produzione O2B films. Da trent’anni, grazie al contributo delle tecnologie digitali, una disciplina in rapida crescita, l’archeo­logia musicale, riporta in vita musiche perdute, sa­cre o profane, che scandivano la vita delle antiche civiltà. Motivazione: “Un affascinante film che racconta le metodologie della ricerca volta a restituirci la musica antica. A partire del papiro musicale del Louvre, passando per l’antica canzone rinvenuta in Turchia e la partitura iscritta sul muro del Tempio di Apollo a Delfi, il racconto si snoda svelando i molteplici risvolti del lavoro di deciframento dei documenti, in grado di restituirci non solo i suoni antichi ma anche le modalità di amplificazione impiegate nell’antichità. Un tema assai complesso, ma affrontato con un linguaggio chiaro e accessibile al grande pubblico e reso cinematograficamente accattivante da una fotografia di qualità e da un ritmo ben cadenzato”.

PREMIO L’ITALIA SI RACCONTA. La giuria composta da Isabella Bossi Fedrigotti (presidente), Michele Trentini, Sara Zanatta, non presenti alla serata finale, ha assegna il premio, consegnato da Alessandra Cattoi, al film “The black Italian Renaissance / Il rinascimento italiano nero” di Cristian di Mattia (Italia 2023, 90’), produzione Alice Cinema, Why Tales, Rufus Film. Il film racconta le vite di personaggi afro-discen­denti nell’Italia Rinascimentale, legati tra loro dalla diffusione delle esplorazioni geografiche del XV e XVI secolo, e che, in modi diversi, hanno segnato la Storia. I loro volti fanno capolino tra le tele di alcune delle più grandi opere d’arte di tutti i tempi. I loro nomi sono sparsi tra i libri mastri di archivi antichi. Raccontando le storie di nobili, schiavi, ambasciato­ri e cavalieri, il documentario svela come il concetto rinascimentale di “razza” fosse diverso da quello che conosciamo oggi.

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Alessandra Cattoi, direttrice del museo civico di Rovereto, legge la motivazione del premio L’Italia si racconta assegnato al film “The black Italian Renaissance / Il rinascimento italiano nero” di Cristian di Mattia (foto graziano tavan)

Motivazione: “Bridgerton, la serie con affascinante lord inglese dall’incarnato lievemente scuro, non ha inventato nulla. In Italia, nel corso del Rinascimento decine di quadri, di sculture, di documenti attestano la presenza nella società, specialmente in quella alta, di centinaia di persone di colore. E non necessariamente come schiavi, al pari di quanto successe in altri Paesi; e neppure sempre come servitorielli secondo quanto testimoniano le sculture dei neri puttini guardaporta. Sono consiglieri e confidenti, ambasciatori e segretari come anche balie a camerieri. Il documentario “The black italian Renaissance” ha colpito per l’originalità della ricerca, per l’accuratezza dello studio e per la testimonianza che la nostra società, almeno in un certo passato, era in effetti multiculturale”.

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La regista Elena Giogli al RAM film festival (foto fmcr)

Menzione speciale al film “Il custode della memoria” di Elena Giogli (Italia 2023, 66’), produzione Tiwi. Il racconto di vita di un uomo che incarna l’anima popolare della sua città. Dino Marinelli per più di 25 anni è stato il custode della Pinacoteca di Città di Castello, in Umbria. Ha vissuto da solo all’interno del museo, studiando totalmente da autodidatta e nel corso del tempo è diventato uno scrittore e una guida artistica riconosciuta a livello internazionale. Un vero custode della memoria. Motivazione: “Il documentario riesce a costruire con intelligenza emotiva l’incontro tra il pubblico e Dino Marinelli, personaggio originale ed eccentrico in compagnia del quale si attraversa quasi un secolo di storia di una città della provincia italiana, con le sue bellezze materiali, il suo orgoglio linguistico, i suoi aneddoti artistico-culturali, la sua vena ironica e scanzonata. Il registro biografico ben si accompagna alle cronache d’epoca; i materiali di repertorio, anche i meno “nobili”, così giustapposti alle parole di testimoni-amici invitano, senza retorica, a riflettere sul potere della memoria e sul raro dono di saperla tramandare con passione”.

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Frame del film “The lost Mountaineers” di Andrea Andreotti e Diego Busacca

Menzione speciale al film “The lost Mountaineers” di Andrea Andreotti e Diego Busacca (Italia 2023, 50’), produzione Museo storico del Trentino. Motivazione: “Gli autori ricostruiscono efficacemente le drammatiche vicende legate all’inabissamento di un mezzo anfibio americano nelle acque del Garda alla fine della seconda guerra mondiale e ne narrano anche i ripetuti tentativi di individuazione e recupero del relitto. Lo fanno attraverso un abile lavoro di ricerca e restituzione delle diverse fonti. La qualità dei materiali d’archivio, delle testimonianze dirette e il ritmo del montaggio ci appassionano a una pagina di storia meno nota, ambientata in un lembo suggestivo di paesaggio che non avevamo ancora percepito sotto questa luce”.

PREMIO SGUARDI DAL MONDO. La giuria, composta da Duccio Canestrini (presidente), Nora Demarchi, Cecilia Pennacini, ha assegnato il premio al film “Carraco / Raganella” di Carlos Cazurro (Spagna 2022, 65’), produzione Carlos Cazurro e Manu Sevillano. Il film è un racconto che rende onore alle storie di vita quotidiana poiché spesso trattano temi univer­sali. Miguel ha bisogno di telefonare ma non ha campo. Sceglie quindi di usare il tradizionale car­raco, una “raganella” per far rumore, un metodo di comunicazione che gli aveva insegnato suo non­no. Scopre poi che questo codice fu inventato dagli abitanti di Valladolid, in Spagna, molto tempo fa e decide di indagare sulla questione.

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Duccio Canestrini, presidente della giuria Sguardi dal mondo, legge la motivazione del premio assegnato al film “Carraco” (foto graziano tavan)

Motivazione: “Carraco racconta la riscoperta, attraverso la memoria personale e collettiva, di un codice di comunicazione alternativo e condiviso fra la popolazione dei Monti Torodo, nei pressi di Vallodolid. Questo codice prevede l’uso di una “carraca”, uno strumento di legno che, fatto ruotare su sé stesso, produce un suono ritmico, modulabile. Favola rurale raccontata attraverso il linguaggio stilistico del falso documentario, il film narra di una storia locale che richiama temi universali quali la riappropriazione della memoria collettiva, dell’identità locale, del senso di comunità e appartenenza. I 65 minuti di narrazione si susseguono con un ritmo energico e coinvolgente, rivolgendosi allo spettatore con un linguaggio cinematografico inedito e sorprendente”.

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Frame del film film “Namarali” di Tim Mummery

Menzione speciale al film “Namarali” di Tim Mummery (Australia 2021, 52’) produzione Yorna Woolagoodja e Tim Mummery. Motivazione: “Il film racconta con sensibilità e attenzione la storia dell’artista aborigeno Donny Woolagoodja impegnato a preservare le raffigurazioni degli spiriti Wandjina che adornano le grotte della regione del Kimberly, nell’Australia occidentale. La forza della narrazione visiva attraversa lo spazio e il tempo – attingendo anche a immagini di repertorio – fino a ricreare grazie a un intenso approccio partecipativo il complesso cosmogonico del “Tempo del sogno”.

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Frame del film “I am Kanaka / Io sono un Kanaka” di Genevieve Sulway

Menzione speciale al film “I am Kanaka / Io sono un Kanaka” di Genevieve Sulway (Regno Unito 2022, 15’), produzione Genevieve Sulway. Con una storia oscura e solo il 5% della popolazio­ne che parla la lingua nativa, le Hawaii rischiano di perdere per sempre le proprie tradizioni. Questo film offre una speranza sul futuro grazie all’ex-inse­gnante Kaina Makua e il suo programma no-profit rivolto a giovani indigeni svantaggiati, con l’obiet­tivo di preservare il patrimonio culturale hawaiano, parlando anche di sostenibilità ambientale. Motivazione: “Nonostante l’immaginario paradisiaco che le contraddistingue, la natura spettacolare e l’enorme afflusso turistico, le isole Hawaii rischiano di perdere per sempre le proprie tradizioni. Reagendo all’espropriazione delle loro terre, al degrado e alla miseria, gli orgogliosi nativi kanaka ci insegnano la sostenibilità, a partire dal recupero della lingua madre e dalle danze Hula, proibite dai missionari e dai coloni. Un piccolo documentario, antropologicamente perfetto, che illustra una filosofia etnica comunitaria”.

PREMIO CULTURA ANIMATA. La giuria, composta da Andrea Artusi (presidente), Davide Lorenzon, Tobia Berti, ha assegnato il premio al film “The sprayer / Lo spruzzatore” di Farnoosh Abedi (Iran 2022, 9’), produzione Institute for the Intetllectual Development of Children and Young Adults, Negative Art Studio. Nella terra occupata dall’Esercito degli Spruzzatori, nessuno ha il diritto di coltivare le piante: i soldati spargono infatti veleno su tutta la flora che incon­trano. In molti non sanno nemmeno come cresce o come sia fatta una pianta, finché uno dei soldati non scopre un seme piantato nella polvere: la sua curiosità è solo l’inizio di qualcosa di straordinario e rivoluzionario.

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Andrea Artusi, presidente della giuria Cultura animata, legge la motivazione del premio assegnato al film di animazione “The sprayer” (foto graziano tavan)

Motivazione: “Grazie al grande equilibrio tra qualità tecnica, sia dal punto di vista della modellazione tridimensionale che dell’animazione in computer grafica, e impianto narrativo, l’opera si è imposta fin da subito nella valutazione della giuria. Il corto riesce a trattare in maniera coinvolgente, approfondita e toccante dal punto di vista emotivo il tema del clima con originalità e grande energia dello storytelling”.

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Frame del film “Bride’s Dream / Il sogno della sposa” di Joe Chang

Menzione speciale al film “Bride’s Dream / Il sogno della sposa” di Joe Chang (Cina/Canada 2023, 7’), produzione Joe Chang. La guerra civile in Cina, scatenata dal tramonto del­la dinastia Han, divide due sposi novelli, Zhang e Whan Hui. Lui è chiamato in battaglia e lei resta ad aspettarlo, tra la vita e la morte, tra la realtà e il sogno. I disegni animati sono accompagnati da brani dell’Opera di Pechino. Motivazione: “Il corto ha la capacità di accompagnare lo spettatore sulle ali dell’immaginario della tradizione culturale del paese di provenienza nel profondo di un tema complesso con grande sensibilità e delicatezza. L’uso sapiente e consapevole degli elementi grafici e del colore completa un’opera di grande impatto emozionale e di alta qualità tecnica dal punto di vista dell’animazione”.

MENZIONE SPECIALE ARCHEOBLOGGER. La giuria composta da Andrea Bellotti, Giovina Caldarola, Marta Coccoluto, Antonia Falcone, Marina Lo Blundo, Mattia Mancini, Domenica Pate, Michele Stefanile, Alessandro Tagliapietra, non presenti alla serata finale, ha assegnato la menzione, consegnata da Alessandra Cattoi, al film “Montaigne and the misterious tomb / Montaigne e la tomba misteriosa” di Pauline Coste (Francia 2021, 52’), produzione Day for Night / Enfant savage. Questo documentario coinvolge il pubblico in una straordinaria ricerca archeologica. Archeologi e storici lavorano fianco a fianco per svelare il mistero di una sepoltura risalente a più di 500 anni fa, rin­venuta nei sotterranei dell’attuale Museo d’Aquita­nia, nel cuore di Bordeaux, dove un tempo sorgeva una chiesa. Si tratta davvero della tomba del fa­moso filosofo, umanista e scrittore del rinascimento francese Michel de Montaigne?

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Claudia Beretta. della segreteria del RAM film festival, legge la motivazione per il premio Archeoblogger assegnato al film “Montaigne and the misterious tomb / Montaigne e la tomba misteriosa” di Pauline Coste (foto graziano tavan)

Motivazione: “Un documentario che si può definire come la quintessenza del “piacere della ricerca, della ricostruzione e della scoperta”. Per una volta la parola “mistero” non è fuori luogo. Una lunga ricerca multidisciplinare che abbraccia storia, archivistica, antropologia fisica, architettura, un romanzo giallo archeologico che con meticolosa descrizione della pluralità delle risorse umane e professionali, delle scienze e tecnologie differenti prova a “risolvere il caso”, con un ritmo serrato e una narrazione avvincente che però lascia anche spazio a riflessioni e silenzi emozionati, mentre storici, filosofi e curatori ci accompagnano alla scoperta dell’uomo e del filosofo Michel de Montaigne e dei tempi in cui visse, tempi di guerra, malattie e, ahimè, pandemie. Un documentario che riassume il senso dell’archeologia: ipotizzare, fare domande e aspettare che il tempo e il progresso della disciplina possano arrivare alle risposte. Forse. Montaigne, che sia effettivamente lui o meno, non potrebbe che esserne contento”.

MENZIONE SPECIALE CINEMAMORE. La giuria composta da Andrea Morghen (Religion Today), Augusto Marsigliante (Trento Film Festival) e Valentina Poli (RAM film festival) ha assegnato la menzione al film “Namarali” di Tim Mummery (Australia 2021, 52’), produzione Yorna Woolagoodja e Tim Mummery. Il film racconta l’impegno dell’artista di origini abo­rigene Donny (Yorna) Woolagoodja per ravvivare i legami con la propria ancestrale cultura tradizio­nale. Il credo spirituale dell’artista ruota attorno ai wandjina, spiriti creatori le cui effigi adornano i luo­ghi del Kimberley in Australia: rinnovati con nuova ocra ogni anno dagli antenati, i pittogrammi abori­geni dei wandjina stanno ora scomparendo.

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Andrea Morghen (Religion Today), Augusto Marsigliante (Trento Film Festival) leggono la motivazione del premio CinemA.Mo.Re assegnato al film “Namarali” (foto graziano tavan)

Motivazione: “Namarali è un’opera di elevato valore culturale, nella quale l’arte cinematografica dialoga con la suggestiva pittura rupestre. Attraverso la figura di Donny e della comunità cui appartiene, veniamo immersi in un mondo ancestrale fatto di lotte tra divinità primordiali e magiche apparizioni. Lo spirito dei protagonisti di “Namarali” è quello di chi non non vuole arrendersi allo sradicamento e all’omologazione, e non può dimenticare le tradizioni dei propri antenati, insegnando anche alle nuove generazioni il valore della memoria e il sacro dovere di far sì che questo patrimonio non cada nell’oblio”.

Rovereto. Premi e menzioni al 33.mo RAM film festival: “Il giuramento di Ciriaco” vince il premio Cinema Archeologico e la menzione Archeoblogger, e sfiora il premio RAM film festival del pubblico andato a “I volti dimenticati di Palmira”. Ecco tutti i film premiati

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Il regista Olivier Bourgeois (secondo da sinistra) sul palco del teatro Zandonai presenta il film “Il giuramento di Ciriaco” al pubblico del RAM film festival (foto graziano tavan)

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Locandina del film “Il giuramento di Ciriaco / The oath of Cyriac” di Olivier Bourgeois

Alla 33.ma edizione del RAM film festival di Rovereto il regista Olivier Bourgeois con il suo film “Il giuramento di Ciriaco” ha sfiorato il “triplete”, aggiudicandosi il premio “Cinema archeologico” della giuria tecnica, la menzione speciale “Archeoblogger”, e lasciando il premio del pubblico al film “I volti dimenticati di Palmira” dopo un testa a testa all’ultimo voto. Di certo il patrimonio archeologico siriano, il suo studio, la sua conservazione e la sua salvaguardia ha lasciato un segno profondo nel pubblico che per cinque giorni è venuto al teatro Zandonai per seguire le proiezioni degli oltre sessanta film in concorso al festival roveretano con un focus “Sguardi al femminile” trasversale ai quattro filoni proposti per altrettanti premi: il Cinema archeologico, la Cultura animata, gli Sguardi dal mondo, e l’Italia si racconta. E le molte menzioni aggiunte ai premi ufficiali conferma la qualità dei film in concorso. Ecco tutti i titoli premiati.

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Frame del film “Les visages oubliés de Palmyre. I volti dimenticati di Palmira” di Meyar Al-Roumi

Il premio del pubblico “RAM film festival” 2022 è andato dunque al film francese “Les visages oubliés de Palmyre. I volti dimenticati di Palmira” assegnato dal pubblico in sala attraverso la compilazione di schede-voto. Il film ha ottenuto un punteggio altissimo (9.55 su 10), di poco superiore al secondo classificato “The Oath of Cyriac. Il giuramento di Ciriaco” (9.51), altrettanto apprezzato.  “Les visages oubliés de Palmyre” del regista Meyar Al-Roumi (Francia, 2020; 83’), prodotto nel 2020 da Un film à la patte, racconta la città leggendaria di Palmira attraverso i volti dei suoi abitanti, rappresentati dai ritratti funerari sparsi nel mondo e ricercati dagli archeologi. Svelando i segreti più intimi di tali sculture, si comprende la natura eccezionale di questa leggendaria città e della sua identità multiculturale.

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Il regista Olivier Bourgeois con il premio Cinema Archeologico e la giuria: da sinistra, Claudia Beretta, coordinatrice RAM film festival; Federica Rinaldi, parco archeologico del Colosseo; il regista; Alessandra Cattoi, direttrice Fondazione museo civico Rovereto; Graziano Tavan, giornalista, archeoblogger; Maria Concetta Parello, parco archeologico Valle dei Templi di Agrigento (foto fmcr)

Premio “CINEMA ARCHEOLOGICO”. La giuria, composta da Isabella Bossi Fedrigotti, Federica Rinaldi, Maria Concetta Parello e Graziano Tavan, ha assegnato il premio al documentario “The oath of the Cyriac. Il giuramento di Ciriaco” di Olivier Bourgeois (Andorra, 2021; 72’) che racconta come un piccolo gruppo di archeologi e curatori museali abbia lottato per preservare il patrimonio di reperti archeologici del museo nazionale di Aleppo durante il conflitto siriano. Una corsa contro il tempo per mettere in salvo 50mila manufatti in una città assediata, Questa la motivazione: “The oath of the Cyriac / Il giuramento di Ciriaco non è soltanto un appassionante film archeologico ma è anche un drammatico e attuale reportage sulla guerra in Siria, in particolare sulla distruzione di Aleppo e sul rischio della perdita del valore identitario del patrimonio culturale. È infatti sotto i bombardamenti che direttore e dipendenti del museo dell’un tempo meravigliosa città mettono in salvo molte migliaia di reperti: ben consci del fatto che, se quegli oggetti -anche i più piccoli- fossero andati perduti sarebbe andata perduta la memoria e la storia di un popolo”.

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Locandina del film “Medina Azahara, the Lost Pearl of Al-Andalus / Medina Azahara, la perla perduta di Al-Andalus

La giuria ha deciso di assegnare una menzione speciale al documentario “Medina Azahara. The Lost Pearl of Al-Andalus / Medina Azahara. La perla perduta di Al-Andalus” di Stephane Bégoin, Thomas Marlier (Francia, 2021; 52’): negli ultimi cinque anni, su questo sito, patrimonio dell’umanità, è stata condotta una campagna di scavi guidata da un team di archeologi europei. Il film svela i segreti di questa città perduta, esplorando l’epoca d’oro della Spagna musulmana. Questa la motivazione: “Con un mix di immagini dello scavo anche ripreso da drone, animazioni, ricostruzioni 3D, interventi degli archeologi, i registi Stéphane Bégoin e Thomas Marlier riescono non solo a raccontare la storia e le ricerche di Medina Azahara, la “Versailles di Al-Andalus”, ma anche a inserirla nel suo contesto storico e quindi nel suo rapporto con le altre grandi città arabe, e al contempo a contestualizzare quanto resta del ricco passato nell’Andalusia di oggi. Il tutto con un linguaggio semplice che riesce ad essere accattivante per lo spettatore”.

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Claudio Artusi legge la motivazione del premio “Cultura animata” al RAM film festival (foto graziano tavan)

Premio “CULTURA ANIMATA”. La giuria, composta da Andrea Artusi, Claudio Tedaldi e Sabrina Zanetti, ha deciso di assegnare il premio al documentario “Treasure / Il tesoro” di Samantha Moore (Regno Unito, 2021; 8’), il racconto di due storie intrecciate: quella di un cacciatore di antichi tesori e quella di un’antica comunità. Questa la motivazione: “Il cortometraggio rappresenta una sintesi esemplare tra racconto, drammaturgia e attinenza sia al tema dell’archeologia che a quello della memoria. Il doppio registro scelto dalla regista, che si alterna tra passato e presente, abbinato a una tecnica raffinata di animazione e una colonna sonora di grande qualità sia dal punto di vista musicale che degli effetti sonori, generano un effetto di coinvolgimento ed empatia con la narrazione che, essendo priva di dialoghi, può essere fruita da spettatori di qualsiasi nazionalità ed estrazione”.

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Claudia Beretta, coordinatrice del RAM film festival, legge la motivazione del premio “Sguardi dal mondo” (foto graziano tavan)

Premio “SGUARDI DAL MONDO”. La giuria, composta da Duccio Canestrini, Emanuele Gerosa e Roberto Cavallini, ha deciso di assegnare il premio al documentario “Osmildo” di Pedro Daldegan (Brasile, 2019; 27’) che racconta di Osmildo, unico superstite del suo villaggio, che lotta per riscattare le origini Kuntawama e la sua madrelingua, i rituali sacri, la medicina tradizionale e la sua terra, proponendo una scuola indigena propria. Questa la motivazione: “Il protagonista Osmildo, un guaritore amazzonico di etnia Kuntanawa, ha con le piante e con la natura un rapporto equilibrato e meraviglioso. Aldilà delle sue doti di fitoterapeuta e di maestro indigeno, la sua figura incarna una lezione storica e antropologica fondamentale: l’importanza di salvaguardare rituali, tradizioni mediche e spirituali che salvano culture e persone. Osmildo è il simbolo vivente della continua resistenza agli spietati predatori di risorse della foresta brasiliana che già decimarono i suoi antenati. Un documentario semplice, profondo e commovente”.

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Frame al film “Jurassic cash”

La giuria ha deciso di assegnare una menzione speciale al documentario “Jurassic cash” di Xavier Lefebvre in collaborazione con Gilles Deiss (Francia, 2021-2022; 52’) che racconta la storia di Big John, lo scheletro del triceratopo più grande del mondo, venduto all’asta nell’ottobre 2021 per 6,6 milioni di euro. Una vendita eccezionale. Questa la motivazione: “Un ottimo film confezionato in maniera accattivante, che spalanca uno scenario poco noto: quello del traffico commerciale di reperti paleontologici. Ma se gli scheletri dei dinosauri vengono venduti all’asta, solo pochi privati milionari possono permettersi di acquistarli. Emerge così la questione etica, anche se un po’ sommessa: è giusto questo commercio che scavalca le istituzioni preposte alla conservazione dei reperti? Quanto vale, anzi, quale tipo di valore ha il patrimonio culturale? Un documentario che ha il merito di farci pensare”.

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Alessandra Cattoi, direttrice della Fondazione museo civico di Rovereto, legge al motivazione del premio “L’Italia si racconta”

Premio “L’ITALIA SI RACCONTA”. La giuria, composta da Catia Fauci, Sebastiano Luca Insinga e Sara Zanatta, ha deciso di assegnare il premio al documentario “L’oro di Venezia” di Nicola Pittarello (Italia, 2022; 55’) sul rapporto tra la Repubblica di Venezia e i suoi possedimenti terrieri. Nei boschi veneti, friulani e istriani, Venezia trovava il legno indispensabile per costruire le navi da guerra. Per preservare tali materiali, la Serenissima attuò una serie di buone pratiche volte a salvaguardare il territorio, dando luogo anche a un profondo cambiamento di mentalità. Questa la motivazione: “Il documentario mostra Venezia, una delle città più filmate e raccontate, attraverso una lente originale, quella del rapporto tra la Serenissima e i suoi possedimenti di terra. La storia della potenza navale della Repubblica di San Marco collegata alle risorse boschive – l’oro del titolo appunto – si sviluppa in una narrazione coinvolgente, visivamente coerente, ben confezionata per ritmo e utilizzo dei materiali, originali e di repertorio, che lascia aperta una riflessione sui problemi ambientali del nostro tempo”.

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Frame del film “Pupus” di Miriam Cossu Sparagano Ferraye

La giuria ha deciso di assegnare una menzione speciale al documentario “Pupus” di Miriam Cossu Sparagano Ferraye, (Italia, 2021; 32’) girato a Borgo Vecchio di Palermo, nel grande universo dell’Opera dei Pupi di tradizione siciliana, nel piccolo teatro-laboratorio della famiglia Mancuso. Questa è la motivazione: “Il documentario utilizza con abilità gli ingredienti del genere osservazionale e racconta una tradizione lavorativa quasi scomparsa, quella dei pupari, attraverso il rapporto padre-figlio. Il piccolo teatro-laboratorio di famiglia diventa lo spazio, a tratti poetico, di un’iniziazione: la fantasia dell’infanzia trova linfa nelle gesta cavalleresche tramandate oralmente e assorbe i trucchi di un futuro mestiere”.

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Valentina Poli, della giuria di CinemA.Mo.Re, legge la menzione speciale (foto graziano tavan)

Menzione speciale “CINEMAMORE”. La giuria, composta da Valentina Poli, Miro Forti, Andrea Morghen, in collaborazione con Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival, ha deciso di assegnare la menzione per l’edizione del RAM film festival 2022, al documentario “Maathani” di Amit Goyal (India, 2022; 13’) che racconta l’antica e tradizionale arte della ceramica, rivelando il processo di creazione dei vasi di terracotta da parte dei “Kumhar”, o ceramisti, del villaggio di Theekarda, nello stato indiano del Rajasthan. Questa la motivazione: “Il breve documentario indiano “Maathani” ha il pregio di far parlare le immagini: gesti, mani, strumenti che danno il senso del ritmo della produzione di vasi, dello svago, della vita quotidiana, tra passato e presente, e che scandiscono anche il passo della narrazione. Un documentario indipendente, che unisce la qualità sincera del documentario osservativo a immagini evocative”.

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Frame del film “Mamody, the last baobab digger” di Cyrille Cornu

La giuria ha deciso di assegnare una menzione al documentario “Mamody. The last baobab digger” di Cyrille Cornu (Francia, 2022; 52’) ambientato sull’altopiano di Mahafaly, nel sud-ovest del Madagascar, una terra estremamente arida, dove gli abitanti del piccolo villaggio di Ampotaka hanno trovato una soluzione unica per immagazzinare l’acqua. Questa la motivazione: “Un tema importante, che sta diventando urgente anche alle nostre latitudini: l’acqua, come bene da preservare e tutelare. Nel film francese di Cyrille Cornu, uomini e donne della tribù di Ampotaka in Madagascar lottano contro la siccità tra riti pagani, natura e tradizioni. In un film di ottima qualità tecnica, affascinano il contesto e lo spessore umano delle donne e degli uomini del villaggio”.

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Il regista Olivier Bourgeois con Antonia Falcone coordinatrice gruppo Archeoblogger (foto graziano tavan)

Menzione speciale “ARCHEOBLOGGER”. La giuria, composta da Giovanna Baldasarre, Giovina Caldarola, Marta Coccoluto, Andrea Bellotti, Antonia Falcone, Marina Lo Blundo, Mattia Mancini, Domenica Pate, Michele Stefanile, Alessandro Tagliapietra, ha assegnato la menzione al documentario “The oath of the Cyriac. Il giuramento di Ciriaco” di Olivier Bourgeois, con questa motivazione: “La follia della guerra e la necessità della tutela del patrimonio archeologico. The Oath of Cyriac parla di tutto questo, ma soprattutto del coraggio di non arrendersi di fronte a quello che la guerra porta con sé e sembra apparentemente inevitabile: la distruzione. Una docufiction coinvolgente, appassionante, emozionale che integra in modo puntuale ricostruzione cinematografica e verità storica. E lo fa su temi di attualità con protagonisti coloro che hanno vissuto sulla propria pelle la paura di non farcela e che invece alla fine, oltre ad avercela fatta, sono riusciti e reinterpretare in prima persona la ricostruzione di quegli attimi, regalando a noi spettatori momenti di grande commozione ed empatia. Il tema affrontato dal film è trasversale e contemporaneo, è una testimonianza importante della drammatica situazione del patrimonio culturale nei paesi devastati dalla guerra, dove spesso sono le persone comuni a trasformarsi in eroi, loro malgrado. E dove ad essere distrutti con il patrimonio archeologico sono la memoria, la storia, l’identità. The Oath of Cyriac ci parla di patrimonio in pericolo, di tutela, di preoccupazione per il presente e il futuro, di vocazione al lavoro e di ineluttabilità: nessuno dei protagonisti avrebbe potuto fare altro che salvaguardare la propria storia. Ma soprattutto interroga ognuno di noi sul senso di appartenenza e di comunità: cosa avrei fatto io, cosa avresti fatto tu, cosa avremmo fatto noi, cosa avreste fatto voi al posto di Ahmad, Amir, Desbina, Mahamun, Mohamad, Khaled e Nawrouz?”.