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Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 1: la missione congiunta irano-italiana dell’università di Bologna e dell’ISMEO a Tol-e Ajori nel Fars (Iran)

istituto-centrale-per-l-archeologia_logoPer l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni coinvolgimento formazione”. Primo contributo: “La missione congiunta irano-italiana dell’università di Bologna e dell’ISMEO nel Fars”.

Nell’ambito dell’edizione 2021 delle Giornate europee dell’Archeologia, l’ICA condivide volentieri il video della Missione archeologica congiunta iraniano-italiana nel Fars. Nel 2020 la missione, supportata dall’università di Bologna e dall’ISMEO, dall’università di Shiraz, dal Research Institute for Cultural Heritage and Tourism-RICHT e dall’Iranian Centre for Archaeological Research-ICAR, grazie alla sua natura di missione congiunta e alla disponibilità del MAECI e dell’Ambasciata d’Italia a Tehran, ha potuto realizzare i suoi progetti nonostante l’impossibilità dei membri italiani di recarsi in Iran a causa della pandemia. Gli scavi della porta monumentale proto-achemenide di Tol-e Ajori, 3.5 km a SW di Persepoli (Fars centrale), conclusi con la campagna 2018, sono stati ripresi per realizzare i lavori previsti in relazione alla decisione del ministero della Cultura iraniano di esporre ai visitatori questo eccezionale monumento – una copia persiana della Porta di Ishtar di Babilonia ricostruita nei musei di Berlino: decisione che rappresenta un segno di apprezzamento per la collaborazione in Iran della missione dell’università di Bologna e dell’ISMEO, data la collocazione di Tol-e Ajori nell’area del sito Unesco di Persepoli. Poiché la Porta di Tol-e Ajori è costruita con mattoni cotti intorno a un nucleo di mattoni crudi che aveva costretto gli archeologi a riempire nuovamente le trincee scavate nelle campagne effettuate dal 2011, prerequisito per la musealizzazione del monumento era il completamento della costruzione del tetto permanente decisa dalle autorità iraniane. Poiché la costruzione della copertura è ripresa nell’estate del 2020, i co-direttori della missione congiunta hanno deciso di recuperare il ritardo sulla tabella di marcia effettuando i lavori di scavo propedeutici a quelli di conservazione, anch’essi necessari per realizzare la musealizzazione del sito. Grazie alla disponibilità di internet nel sito di Tol-e Ajori, il co-direttore italiano e i suoi collaboratori italiani hanno seguito i lavori, durati dal 15 ottobre 2020 al 19 marzo 2021, via Whatsapp, potendo dialogare con i colleghi iraniani sul campo. Contemporaneamente, una riunione quotidiana tra i membri delle due squadre, iraniana e italiana, ha permesso l’illustrazione dettagliata del lavoro svolto durante la giornata e la pianificazione del lavoro per il giorno successivo: un’esperienza unica e pionieristica di “scavo telematico” che è stata l’unica soluzione possibile per permettere alla missione Italiana di mantenere fede al proprio impegno, e che ha prodotto risultati di ottima attendibilità scientifica, anche e soprattutto per la serietà e competenza dei colleghi iraniani impegnati sul campo. La formula della “missione congiunta” ha dimostrato qui tutta la sua validità, perché l’inclusività e il coinvolgimento di archeologi iraniani e italiani in un progetto scientifico veramente condiviso durato dieci anni hanno permesso la crescita parallela dei componenti della missione indipendentemente dalla loro nazionalità, grazie alla quale la prosecuzione dell’attività nel 2020-21 ha potuto mantenere immutato l’approccio metodologico dello scavo. Alla profonda interazione tra archeologi iraniani e italiani fa riscontro nei confronti della comunità locale un approccio mirante a superare le diffidenze dei proprietari dei terreni ricompresi nell’area attorno alla Terrazza di Persepoli sottoposta a vincolo archeologico. Nei confronti delle comunità locali la missione congiunta ha dall’inizio adottato una politica di inclusione, prospettando i grandi vantaggi di uno sviluppo economico legato al turismo sostenibile.

(1 -continua)

Il museo Archeologico nazionale di Napoli lancia la seconda edizione di archeocineMANN in streaming gratuito dal 2 al 5 dicembre, e on demand dal 6 al 10. Film e interviste per capire tutto sul nostro passato più antico. Al termine il “Premio MANN” e il “Premio Scuole”

L’emergenza sanitaria non ferma la seconda edizione di archeocineMANN, il festival internazionale del cinema di Archeologia, Arte e Ambiente, organizzato da museo Archeologico nazionale di Napoli in collaborazione con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm. L’appuntamento si rinnova online, per non perdere la preziosa occasione di far dialogare arti solo apparentemente diverse: da mercoledì 2 a domenica 5 dicembre 2020 archeocineMANN arriva in streaming (con accesso gratuito). Con un semplice click (necessario registrarsi sul portale www.streamcult.it) si potrà assistere, senza barriere spazio-temporali, al meglio della produzione cinematografica dedicata a momenti e civiltà del passato che hanno fatto la storia. La definizione del programma di archeocineMANN, così come l’organizzazione dell’infrastruttura informatica e delle riprese, sono a cura dei Servizi Educativi del Museo (Lucia Emilio, responsabile, con Elisa Napolitano ed Antonio Sacco) insieme ad Archeologia Viva, Firenze Archeofilm. Il supporto tecnico è di Fine Art Produzioni.

Dietro le quinte: le riprese per il docu-film “Agalma” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

“Il Mann come un portale dell’archeologia internazionale”, commenta il direttore dell’Archeologico, Paolo Giulierini. “Da Olimpia a Canne, dall’Egitto delle Piramidi alla Arles dei  Gladiatori, da Stonehenge al Perù, dai draghi del Medioevo alle ultime ore di Pompei: il museo Archeologico di Napoli vi invita a un viaggio nel tempo e nello spazio partendo dai nostri capolavori. Avevamo immaginato la seconda edizione di archeocineMANN come una festa nel nuovo auditorium. Abbiamo deciso di confermare le date annunciate e diffondere il grande cinema archeologico internazionale in streaming gratuito, perché crediamo nell’importante valenza culturale di questo appuntamento organizzato con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm. E lo facciamo anche con un particolare impegno per la didattica a distanza, offrendo materiali di altissima qualità che possono essere di supporto agli insegnanti e sicuramente affascineranno spettatori di ogni età. Tra il Mann e il cinema, come è noto, il rapporto è strettissimo: nelle nostre sale sono stati girati film celebri (da ‘Cadaveri eccellenti’ a ‘Napoli velata’), videoclip d’autore, documentari, ma non solo. Il Museo è anche produttore di audiovisivi per il web, a partire dal progetto Obvia e dall’incontro con il mondo dell’animazione napoletana, fino a opere per il grande schermo, dai corti ‘Antico Presente’  ad ‘Agalma’, che ci ha portato all’ultimo Festival di Venezia. La nostra proposta è, quindi, quella di scoprire sempre più il cinema archeologico, che affida la divulgazione scientifica alla forza dell’immagine e alla suggestione del racconto. Vi aspettiamo numerosi nella nostra sala virtuale”.

“Al Mann presentiamo le migliori opere cinematografiche prodotte di recente a livello mondiale e ancora mai proposte al grande pubblico”, dice Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. “Sono opere che documentano le ricerche più aggiornate sul rapporto fra l’uomo e il pianeta dalle origini della specie fino alle civiltà storiche. Si tratta di un rapporto molto controverso, soprattutto quando si parla di coabitazione e condivisone delle risorse, che dobbiamo tenere ben presente, perché può insegnarci tante cose utili in questa fase critica per tutta l’umanità, apparentemente disorientata riguardo a un futuro che si annuncia preoccupante. Ancora una volta non possiamo capire dove vogliamo andare se non sappiamo chi siamo e da dove veniamo”.

Frame del film “Olimpia, alle origini dei Giochi” di Olivier Lemaitre
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Frame del film “Mesopotamia in memoria” di Alberto Castellani

Tante le anteprime che accompagneranno il pubblico a spasso nel tempo, viaggiando alla volta dei luoghi più remoti del pianeta: si potrà entrare, così, nei cunicoli della Piramide di Cheope, dove una missione internazionale condurrà gli spettatori alla scoperta di una nuova misteriosa cavità; ancora, nel documentario ‘Apud Cannas’, in animazione su base 3D, saranno svelati gli aspetti inediti della celebre Battaglia di Canne. La storia millenaria della città di Olimpia starà tutta nel film girato laddove nacquero i più prestigiosi giochi dell’antichità, che ancora portano il nome di quel luogo famoso: le Olimpiadi, appunto. È invece di un italiano, Alberto Castellani, ‘Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato. La stagione dei grandi imperi’: nel documentario, l’indagine archeologica si accompagnerà all’analisi dell’attuale stato dei siti iracheni, dopo i danni operati dall’Isis (e non solo).

Frame del film “Stonehenge. Un grande cimitero” di Nick Gillam-Smith
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Frame del film “Le ultime ore di Pompei” di Pierre Stine

Spazio, poi, al Medioevo, “rivisto e corretto” con grande ironia, nel film che vede nei panni di Matilde di Canossa l’ex “turista per caso” Syusy Blady (alias Maurizia Giusti). E ancora, lontano dalle fantasiose narrazioni hollywoodiane, ecco il (vero) mondo dei gladiatori, in un’anticipazione ideale della grande mostra che il Mann ospiterà nel marzo 2021. Non mancheranno novità sul sito megalitico più famoso di tutti i tempi, Stonehenge, identificato dal team dell’archeologo Mike Parker Pearson con un grande cimitero, così come un focus sulle ultime ore di Pompei, attraverso le scoperte recenti di un’equipe di studiosi francesi. Per gli appassionati di folclore e tradizioni millenarie, spazio di approfondimento su draghi e mostri nell’immaginario dei popoli del passato; da non perdere, infine, il film capolavoro dedicato alla grande capitale achemenide Persepoli.

La locandina del film documentario “Agalma” di Doriana Monaco

Arricchiranno il programma le più apprezzate produzioni cinematografiche del Mann: sarà possibile vedere il documentario ‘Agalma’ della giovane regista Doriana Monaco, che racconta, con le voci di Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco, la vita “dietro le quinte” del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il film, selezionato per la 17esima edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77, è stato prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 produzioni) e Lorenzo Cioffi (Ladoc) con il Mann. Ancora, in streaming, saranno presentati i cortometraggi de “La genesi del MANN. Un viaggio con il Cartastorie in quattro video” e il trailer del documentario “Thalassa. Il racconto”.

Pierfrancesco Callieri co-direttore a Tol-e Ajori (Persepoli, Iran) con Alireza Askari Chaverdi

Non solo film, ma anche racconti ed esperienze vissute: gli spettatori virtuali avranno l’opportunità di conoscere da vicino i grandi nomi della ricerca e divulgazione archeologica con interviste a Patrizia Piacentini (egittologa, direttrice della Missione di scavo ad Assuan), Pierfrancesco Callieri (direttore degli scavi italiani a Persepoli), Giuliano Volpe (archeologo e scrittore), Syusy Blady (attrice e conduttrice televisiva).

Frame del film “Apud Cannas” di Francesco Gabellone

Dopo la conclusione dello streaming e l’assegnazione del “Premio MANN” al film scelto dalla giuria di esperti della rassegna, archeocineMANN continuerà on demand dal 6 al 10 dicembre 2020: un’occasione importante, rivolta anche a professori e studenti per intrecciare contenuti e temi, tra archeologia, arte e cinema. Il Festival si proporrà, così, come una vera e propria “piattaforma” di approfondimento per le scuole superiori: il MANN metterà a disposizione gratuitamente  i film, tra cui quattro anteprime nazionali, corti, interviste e contenuti extra. Anche quest’anno, in collaborazione con l’Associazione Moby Dick, sarà assegnato il “Premio Scuole” al miglior film, selezionato da una giuria composta da oltre 200 allievi degli istituti superiori napoletani.​

“Iran: guida storico-archeologica. Dall’antica Persia all’Iran contemporaneo, seguendo quattro grandi itinerari” (Edizioni Terra Santa): una guida per viaggiatori esigenti che vogliono conoscere per capire l’evoluzione di un Paese con settemila anni di storia

Il fascino di Persepoli, la capitale achemenide voluta dal re Dario

Atmosfere magiche nella grande piazza dell’Imam, cuore pulsante di Esfahan in Iran

Ornamento circolare in oro con due leoni (fine V secolo a.C.) dal museo Archeologico di Teheran

La tomba di Ciro il Grande domina la piana di Pasargade

Gli effetti devastanti del terremoto del 2003 a Bam in Iran

La collina di Shahr-e Sokhta, nel sud-est dell’Iran, sito dell’età del Bronzo nella valle dell’Helmand

Il primo itinerario parte da Teheran, la capitale della Repubblica islamica dell’Iran, e raggiunge Taq e-Bostan, ricca di rilievi sassanidi, a poco più di cento chilometri dal confine occidentale con l’Iraq, passando per Hasanlu, un tepe frequentato dal IV millennio a.C. all’età del Ferro, scavato tra il 1956 e il 1974; Hamadan, una delle capitali dell’impero persiano conosciuta come Ecbatana; e Bisotun dove, su una falesia a 70-80 metri di altezza, c’è una delle iscrizioni achemenidi di propaganda più monumentali giunte ai nostri giorni, con il trionfo di Dario I sul mago Gaumata. Il secondo itinerario parte da Kashan, la città delle mattonelle smaltate, e arriva – dopo aver attraversato la catena degli Zagros ed essere scesi nella Susiana, in Mesopotamia, a Chogha Zanbil, con la grande ziggurat elamita patrimonio Unesco, toccando Tepe Sialk, un ricco insediamento di settemila anni fa; Esfahan, forse la città più bella dell’Iran, trionfo del Rinascimento persiano; e Susa, altra capitale dell’impero achemenide. Il terzo itinerario parte da Yazd, nel centro geografico dell’Iran, dove si può ancora toccare con mano lo zoroastrismo, e si conclude a Firouzabad, famosa per un palazzo sassanide molto ben conservato, con tappe a Pasargade, la capitale achemenide dove c’è la tomba monumentale di Ciro il Grande; Naqh-e Rostam, con le tombe monumentali dei re achemenidi scavate nella roccia; Persepoli, l’immensa straordinaria città-palazzo di Dario; Shiraz, la città delle rose e dei poeti; e Bishapur, la città del re sassanide Shapur, vicino alla quale si ammirano i grandi rilievi nella roccia con il trionfo di Shapur e la resa di ben tre imperatori romani Valeriano, Gordiano III e Filippo l’Arabo. Il quarto itinerario si muove attraverso il massiccio Centrale da Kerman, la città sulla Via della Seta ricordata anche da Marco Polo nel suo Milione, a Jiroft, divenuta famosa all’inizio degli anni Duemila per la scoperta di una città del III millennio a.C. con palazzo reale, mura palatine, ziggurat e decine di migliaia di tombe con corredi di vasi in clorite finemente decorati, con fermate a Shahdad, ai margini del grande deserto del Lut; Bam, la fortezza “di fango” divenuta famosa per le riprese del Deserto dei Tartari, gravemente danneggiata dal terremoto del dicembre 2003, Shahr-e Sokhta, dove opera una missione italiana dal 1970, vicinissima al confine con l’Afghanistan e il Pakistan, città dell’età del Bronzo, frequentata fino al 1800 a.C.; Bampur, la cui valle è ricca di siti del III millennio.

La copertina di “Iran: guida storico-archeologica. Dall’antica Persia all’Iran contemporaneo, seguendo quattro grandi itinerari” (Edizioni Terra Santa)

Quattro itinerari alla scoperta dell’Iran per viaggiatori esigenti, curati da Elena Asero, docente di Archeologia e Storia dell’arte del Vicino Oriente antico, e direttrice scientifica dell’Accademia delle Antiche Civiltà di Milano. Il suo è il contributo più corposo, completato dalla sezione storica, di “Iran: guida storico-archeologica. Dall’antica Persia all’Iran contemporaneo, seguendo quattro grandi itinerari”, delle Edizioni Terra Santa, una guida per quanti vogliono conoscere per capire, attenta alla storia e all’archeologia dell’antica Persia, con contributi di livello accademico, ma anche all’attualità di un presente in continua trasformazione, come alla dialettica fra diverse religioni – dall’antico zoroastrismo all’ebraismo e al cristianesimo – che sono tutt’altro che scomparse nella Repubblica islamica. Con Elena Asero hanno lavorato alla realizzazione della guida Vincenzo Lopasso, docente di Esegesi dell’Antico Testamento all’Istituto Teologico Calabro, aggregato alla Pontificia Facoltà dell’Italia Meridionale di Napoli, e dal 2001 professore invitato alla Facoltà di Scienze Bibliche e Archeologia di Gerusalemme, autore del capitolo “Persia e Bibbia”. Elisa Pinna, giornalista e scrittrice, lavora per l’Agenzia ANSA, per la quale nel 2016 è stata corrispondente da Teheran, propone uno “Sguardo al Paese” all’inizio della guida. Bartolomeo Pirone, professore di Lingua e letteratura araba alla Facoltà di Studi Arabo-Islamici e del Mediterraneo dell’università di Napoli “L’Orientale”; professore invitato alla Pontificia Università Lateranense di Roma, si interessa di manoscritti arabo-cristiani, ha curato il capitolo “La conquista musulmana”.

Yazd, al centro geografico dell’Iran, sorge sulla via della Seta

Teheran, moderna capitale dell’Iran, chiusa dalle cime innevate del Damavand, la montagna più alta del Paese

La tomba del poeta Hafez a Shiraz

L’Iran custodisce alcune delle più antiche testimonianze della civiltà umana, scrive l’editore nella presentazione dell’opera. Qui, nell’antica Persia, sono nati grandi imperi le cui conquiste hanno abbracciato vaste regioni creando un ponte tra Est e Ovest. Di fronte a un Paese dal passato così illustre, questa guida adotta una prospettiva storico-archeologica, l’unica in grado di metterne in evidenza la straordinaria e incomparabile ricchezza. In queste pagine è proposta una scelta di siti “imperdibili”, suddivisi in quattro itinerari che si snodano in altrettante aree geografiche: l’Iran nord-occidentale, l’Iran occidentale, l’Iran sud-occidentale e l’Altopiano centrale. Sono privilegiati gli aspetti storico-artistici e archeologici, la descrizione dei luoghi, delle rimanenze in situ, di sculture, manufatti e collezioni museali. Ne emerge pian piano la storia di un’intera civiltà che ha avuto contatti con tutto il mondo antico, vero e proprio crocevia tra Oriente e Occidente. Completano il quadro un utile “sguardo d’insieme” sul Paese, un’esaustiva introduzione storica e tre contributi che fanno luce sulla lunga e complessa vicenda religiosa dell’Iran: nel corso dei secoli infatti, oltre che con quella di diversi culti “orientali” (zoroastrismo in primis), la storia dell’Iran si è incrociata con le vicende legate ai tre grandi monoteismi: ebraismo, cristianesimo e islam.

Varese ospita in esclusiva per la Lombardia la prima edizione di Varese ArcheoFilm, festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente etnologia con serata finale speciale dedicata ad Alfredo e Angelo Castiglioni. In programma sette film e incontri con esperti nazionali nel campo dell’egittologia, della preistoria, dell’etnologia e della storia

Il manifesto del festival Varese ArcheoFilm: la prima edizione si tiene dal 6 al 9 settembre 2018

Marco Castiglioni al museo Castiglioni di Varese

Il cinema archeologico arriva per la prima volta a Varese. Dal 6 al 9 settembre 2018 i Giardini Estensi in via Sacco 5 ospitano Varese Archeofilm, festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente etnologia, a ingresso libero e gratuito, promosso dal Comune di Varese in collaborazione con il museo Castiglioni, la rivista Archeologia Viva, la rassegna Firenze ArcheoFilm, il Centro Ricerche del Deserto Orientale (Ce.R.D.O.), l’associazione Conoscere Varese, Tourisma, con il patrocinio dell’università Insubria. Dopo Torino, Agrigento, Pesaro, Aquileia e Ravenna, Varese è una nuova tappa delle manifestazioni promosse sul territorio da Firenze Archeofilm. “Varese entra in un prestigioso e già funzionante circuito nazionale che ha lo scopo di far diventare il nostro paese uno dei principali punti di riferimento internazionali del cinema documentaristico d’autore”, sottolinea soddisfatto Marco Castiglioni, presidente dell’associazione Conoscere Varese, che dal 2015 ha riaperto e gestisce il museo Castiglioni di Varese, dedicato agli scavi di suo padre Angelo e di suo zio Alfredo. Varese Archeofilm sarà tappa esclusiva per la Lombardia, un motivo di orgoglio per il sindaco di Varese, Davide Galimberti: “Una grande occasione di rilancio turistico della città che va a inserirsi nella ricca offerta di eventi programmati dall’amministrazione comunale. Una straordinaria opportunità che permetterà di far conoscere le bellezze del capoluogo e richiamare molti turisti, anche dalla vicina Svizzera. Parliamo di rilancio turistico ma anche culturale, grazie a veri e propri mostri sacri varesini dell’archeologia come i fratelli Castiglioni”. A suggellare l’entusiasmo per il connubio di Varese con il grande film archeologico, è proprio Angelo Castiglioni, archeologo, etnologo, antropologo, scrittore, cineasta, documentarista, presidente Ce.R.D.O.: “In una fase storica particolarmente favorevole al linguaggio filmico documentaristico, le ragioni del suo successo si possono rintracciare, almeno in parte, nel progressivo venir meno della creatività nel cinema di finzione e nella considerazione che una società globale sembrerebbe voler abbattere le frontiere tra cinema narrativo e cinema del reale, facendoli convergere in un unico flusso di immagini. Oggi il cinema del reale raccoglie sempre più proseliti sia tra il pubblico che tra gli autori. Dal film di Michael Moore Bowling a Columbine fino a Microcosmos della coppia Nuridsany e Pérennou, da Il cineocchio di Dziga Vertov a Lo and Behold di Werner Herzog, passando per il cinéma vérité e molte altre fasi della sua lunga storia, il cinema documentaristico d’autore rappresenta il fenomeno cinematografico più rilevante degli ultimi vent’anni”.

I fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni insieme in una delle loro esplorazioni in Africa

Ricco il programma di Varese Archeofilm: sette documentari provenienti da Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Italia, girati nel corso dell’ultimo anno, tradotti e doppiati in italiano. Da Oetzi alla città di Persepoli, dagli scavi in Egitto all’armata perduta del re persiano Cambise, i documentari provenienti da tutto il mondo affronteranno argomenti leggendari, anche di archeologia industriale: uno di loro è dedicato infatti, per esempio, all’hangar dei dirigibili di Augusta. I film sono stati selezionati dal direttore artistico Dario Di Blasi tra quanti conservati nell’archivio di Firenze Archeofilm; Giulia Pruneti sarà la conduttrice del Festival; Davide Sbrogiò la voce narrante. Le traduzioni sono di Gisella Rigotti, Stefania Berutti e Carlo Conzatti. Le edizioni video sono di Fine Art Produzioni srl, Augusta (Sr); Giuditta Pruneti è il direttore editoriale. Dopo tre giorni di proiezioni e incontri con i massimi esperti nazionali nel campo dell’egittologia, della preistoria, dell’etnologia e della storia, intervistati dai giornalisti di Archeologia Viva, la serata conclusiva sarà invece dedicata a una retrospettiva sul lavoro dei fratelli varesini Angelo e Alfredo Castiglioni: archeologi, etnologi, antropologi, scrittori, cineasti e documentaristi di fama mondiale. Infine sempre domenica sera ci sarà la premiazione con l’assegnazione del Premio Città di Varese al film più gradito al pubblico e del Premio Alfredo Castiglioni al film scelto dalla giuria.

Il film “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro

L’egittologo Alessandro Roccati

Il programma. Giovedì 6 Settembre 2018, dalle 20.30 alle 23. All’inaugurazione del festival segue la proiezione del primo film “Alla scoperta del tempio di Amenophis III” di Antoine Chéné (Francia, 2017; 52’). A Luxor, i colossi di Memnone, segnano l’ingresso del maestoso tempio di Amenophis III. A partire dall’inizio degli anni 2000, una équipe internazionale ha ridato vita a questo tempio, di cui, a parte i due colossi, ben poco era rimasto visibile. Seguiamo, insieme a tutta la squadra di archeologi, le grandi tappe di questa impresa, filmata a partire dal 2004, e prendiamo dunque consapevolezza del carattere grandioso di questo tempio, costruito da un faraone durante il suo regno pacifico e prospero. Segue il film “Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro (Francia, 2017; 26’). Sugli altopiani iraniani si trova la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani. Qui hanno edificato un capolavoro di architettura: Persepoli. Fino a oggi, si pensava che il sito si limitasse alla sua terrazza imponente, utilizzata dai re persiani solo qualche mese all’anno. Ma le recenti scoperte rivelano uno scenario completamente diverso, quello di una città tra le più ricche del mondo antico: un Eden tra le montagne persiane. Quindi c’è l’incontro/intervista con Alessandro Roccati, professore emerito di Egittologia e socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino, già direttore della Missione Archeologica Italiana in Egitto e Sudan. Chiude la serata il film “Indagini in profondità. Il naufragio del Francesco Crispi” di Guilain Depardieu, Frédéric Lossignol (Francia, 2017; 26’). Aprile 1943. Il “Francesco Crispi”, un piroscafo di 7600 tonnellate, nave ammiraglia dei mercantili italiani, riconvertito dalla Marina militare, lasciò Genova per raggiungere la Corsica. A bordo c’erano armi, munizioni e soprattutto un’unità militare di 1300 uomini. Lungo la rotta, il Crispi incrociò il sottomarino britannico HSM Saracen, che sganciò due missili. Lo affondò in pochi minuti. Più di 900 uomini persero la vita. Nonostante numerosi studi, il relitto della nave non è stato mai trovato…

Giuseppe Armocida

Venerdì 7 Settembre 2018, dalle 20.30 alle 23. Apre il film “Il misterioso vulcano del Medioevo” di Pascal Guérin (Francia, 2017, 52’). Il film mette in primo piano il lavoro minuzioso di ricerca, perseveranza, collaborazione e intuizione, degli scienziati che hanno dedicato tanti anni alla ricerca di questo misterioso vulcano. Questa scoperta sarebbe fondamentale per comprendere come le eruzioni vulcaniche, hanno trasformato il clima del pianeta e gli ecosistemi in cui viveva la società… Segue l’incontro/intervista con Giuseppe Armocida, medico, storico italiano, già docente dell’università dell’Insubria. Figura di rilievo della storia della medicina, è stato per oltre vent’anni presidente della Società Italiana di Storia della Medicina. Chiude la serata il film “Carri cinesi. All’origine del primo impero” di Julia Clark (Inghilterra, 2017, 52’). Per più di mille anni i carri da guerra hanno imperversato sui campi di battaglia della Cina antica, simboli di una tecnica militare che qui si è sviluppata prima che nel resto del pianeta, e che ha contribuito a unificare la nazione cinese. Grazie alle più recenti scoperte archeologiche e alla ricostruzione di un carro, verificata attraverso alcuni testi antichi, scopriremo come i Cinesi hanno messo a punto tale sofisticato mezzo di combattimento.

Un rara immagine d’epoca con un dirigibile nell’hangar di Augusta, in Sicilia

Sabato 8 Settembre 2018, dalle 20.30 alle 23. Si inizia con il film “Iceman Reborn” di Bonnie Brennan (Usa, 2017, 53’). Assassinato più di 5.000 anni fa, Oetzi, la più antica mummia umana sulla Terra, è portata alla vita e preservata con la modellazione 3D. Adesso, recentissime scoperte fanno luce non solo su questo misterioso uomo antico, ma sugli albori della civiltà in Europa. Segue l’incontro/intervista con Raffaele De Marinis, già ordinario di Preistoria e Protostoria dell’università di Milano. Past President e membro del consiglio direttivo dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze. Già membro corrispondente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici. Chiude la serata il film “La casa dei dirigibili. L’Hangar di Augusta tra passato e presente” di Lorenzo Daniele (Italia, 2017, 45’). L’hangar per dirigibili di Augusta è un monumento di archeologia industriale unico nel panorama architettonico internazionale. Tra i primi edifici in Italia realizzati interamente in cemento armato, la sua costruzione cominciò per esigenze militari nel 1917 e si concluse nel 1920, quando la Prima Guerra Mondiale era ormai terminata e l’utilizzo dell’aerostato per fini bellici era stato sostituito dall’idrovolante.

I pastori Borana, popolazione dell’Etiopia meridionale, documentati dai fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni

Domenica 9 Settembre 2018, dalle 20.30 alle 23. La serata finale apre con un film fuori concorso “I pozzi cantanti dell’Etiopia” di Alfredo e Angelo Castiglioni (Italia, 2009, 40’). Tutti i popoli pastori dell’Africa hanno elaborato un sistema di approvvigionamento dell’acqua. Un esempio di perfetta organizzazione del lavoro per questo scopo si poteva vedere, fino a pochi anni fa, tra i Borana, una popolazione del sud dell’Etiopia. Una catena umana di quindici, venti persone portava l’acqua da trenta metri di profondità fino in superfice con un ritmo crescente in funzione degli animali che attendevano il loro turno per abbeverarsi. Gli “Abe Ella” – “i padri dei pozzi” – scandivano il ritmo del lavoro con il loro canto. Una vera e propria “fabbrica dell’acqua”. Segue l’incontro/intervista con Angelo Castiglioni, archeologo, etnologo, antropologo, scrittore, cineasta, documentarista, e presidente Ce.R.D.O; Serena Massa, docente di catalogazione dei reperti archeologici dell’università Cattolica di Milano, responsabile scientifica degli scavi archeologici di Adulis in Eritrea, consulente scientifica del museo Castiglioni; Giovanna Salvioni, già professore ordinario di Etnologia e Antropologia Culturale dell’università Cattolica di Milano, consulente scientifica del museo Castiglioni. Segue l’assegnazione del premio Città di Varese al film più gradito al pubblico e quella del premio Alfredo Castiglioni al film scelto dalla giuria. Chiude questa serata speciale il film “L’armata scomparsa di re Cambise” di Alfredo e Angelo Castiglioni (Italia, 2008, 30’). Nel 525 a.C. un esercito di 50.000 uomini fu inviato dal re persiano Cambise a conquistare l’oasi di Siwa e l’oracolo di Zeus Ammone in Egitto. Come racconta lo storico greco Erodoto, “i soldati furono sorpresi da una violenta tempesta di sabbia e scomparvero nel nulla”. Per secoli questa tragedia spinse gli archeologi nel deserto alla ricerca dell’armata perduta. La missione Castiglioni ha ritrovato i primi reperti achemenidi e resti umani restituiti dalla sabbia del deserto.

All’Antico Porto di Classe (Ra) la terza edizione del Festival del Cinema archeologico di Ravenna – Premio “Olivo Fioravanti”: tre serate con conversazioni e film

All’Antico Porto di Classe (Ra) la terza edizione del Festival del Cinema archeologico di Ravenna

Tutto è pronto all’Antico Porto di Classe (Ra) per la terza edizione del Festival del Cinema Archeologico di Ravenna – Premio “O. Fioravanti” in programma dal 7 al 9 agosto 2018: tre conversazioni, sei film selezionati da Dario Di Blasi dall’archivio di Firenze Archeofilm, voce narrante Davide Sbrogiò, edizioni video Fine Art produzioni S.r.l-Augusta (SR), traduzioni a cura di Gisella Rigotti, Stefania Berutti, Carlo Conzatti. Tre serate a ingresso libero, con inizio sempre alle 21. L’evento è organizzato da Parco Archeologico di Classe, Fondazione RavennAntica, Porto di Ravenna, Archeologia Viva.

Il film “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro

Il prof. Pierfrancesco Callieri sul sito di Tol-e Ajori, a tre chilometri e mezzo da Persepoli

Martedì 7 agosto 2018, il festival apre con la prima conversazione. Pierfrancesco Callieri, professore di Archeologia e Storia dell’Arte dell’India e dell’Asia Centrale all’università di Bologna, interviene su “Le recenti scoperte a Persepoli”. Alle 21.30, al via le proiezioni: “Le acque segrete di Palermo” di Stefania Casini (Italia, 52’). Palermo cela nelle sue viscere un affascinante segreto: i qanat. Canali sotterranei scavati dall’uomo che raccolgono acque sorgive: le acque segrete di Palermo. Un sorprendente incrocio di culture aveva fatto di Palermo la capitale del Mediterraneo, dove l’acqua era la grande ricchezza di cui restano le tracce visibili nelle architetture, nella toponomastica, nella organizzazione urbanistica e nelle tecniche di ripartizione e gestione. Il documentario svela fra storia, scienza e leggenda le vie segrete dell’acqua. “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Agnès Molia et Raphaël Licandro (Francia, 26’). Sugli altopiani iraniani vi è la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani, che ci hanno lasciato un capolavoro di architettura, Persepoli. Finora si pensava che il sito fosse limitato alla sua imponente terrazza, utilizzata dai re persiani qualche mese all’anno. Ma recenti scoperte rivelano un volto del tutto diverso di Persepoli, quello di una delle città più opulente del mondo antico: un Eden sulle montagne.

Il film “Roma Outside Rome” di Alessandro Furlan, Pietro Galifi, Stefano Moretti

L’archeologa Federica Guidi

Mercoledì 8 agosto 2018, seconda giornata, apre la conversazione con Federica Guidi, archeologa del museo civico Archeologico di Bologna su “Lo sviluppo delle città romane”. Alle 21.30, le proiezioni: “Marly, le Chateau disparu du Roi Soleil / Marly, il castello scomparso del Re Sole” di Laurent Marmol e Fèdèric Lossignol (Francia, 52’). Nel maggio 2015 nuovi scavi archeologici condotti da Annick Heitzmann e Bruno Bentz nella tenuta di Marly, vicino a Versailles, mirano a individuare, all’interno dei resti delle stanze al piano terra e degli interrati, tracce della vita e della storia di questa meraviglia architettonica. Qui Luigi XIV passava il tempo con famiglia e amici, lontano dagli sfarzi di Versailles. Un’occasione unica per scoprire la storia di una residenza reale dall’architettura unica e ricostruire la vita privata del Re Sole. “Roma Outside Rome” di Alessandro Furlan, Pietro Galifi, Stefano Moretti (Italia, 20’). Cinque importanti siti archeologici romani in Italia, al di fuori delle Mura Aureliane, ricostruiti in computer grafica 3D: Mutina (Modena) romana, Ostia antica e il Porto di Traiano, la Basilica Costantiniana di Aquileia, la Domus di Colombarone nel Parco Regionale Naturale del Monte San Bartolo (Pesaro), il Foro di Brixia (Brescia).

Il film “A la Dècouverte du Temple d’Amenhophis III / Alla scoperta del tempio di Amenhophis III” di Antoine Chènè

Il prof. Maurizio Cattani

Giovedì 9 agosto 2018, serata finale aperta dalla conversazione con Maurizio Cattani, professore di Preistoria e protostoria all’università di Bologna, su “Le ultime scoperte in area romagnola”. Alle 21.30, le proiezioni. “A la Dècouverte du Temple d’Amenhophis III / Alla scoperta del tempio di Amenhophis III” di Antoine Chènè (Francia, 54’). A Luxor, i colossi di Memnone, sulla riva sinistra del Nilo, segnavano l’ingresso di quello che era il più grande tempio mai costruito da un faraone: quello di Amenophis III. Dall’inizio degli anni 2000, un team internazionale guidato da Hourig Sourouzian, un egittologo specializzato in sculture faraoniche, ridona vita a questo tempio di cui ben poche vestigia erano visibili oltre ai due colossi di Memnone. “El Reino de la Sal. 7000 Años de Hallstatt / Il regno del sale. 7000 anni di Hallstatt” di Domingo Rodes (Spagna, 23’). Hallstatt è un piccolo villaggio situato sulle sponde dell’Hallstatter See, nel cuore delle Alpi austriache. Da tempi immemori, la sua esistenza è legata allo sfruttamento, continuato nei secoli, delle miniere di sale scavate in queste montagne. In ogni caso è stata la sua importanza per la preistoria europea a portare fama e notorietà mondiale ad Hallstatt e a far sì che meritasse di essere dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 1997. Alla fine della proiezione si assegna il Premio “Olivo Fioravanti” al film più gradito al pubblico.

Cinema al Museo: ogni domenica il meglio dei film della XXVIII rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto. La fondazione museo civico già al lavoro per l’edizione 2018

“Cinema al Museo” con i film della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

La rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto numero 28 va in archivio, e la fondazione Museo civico già è al lavoro per “immaginare e costruire” l’edizione numero 29. Intanto la Rassegna lancia “Cinema al Museo”: le domeniche dal 5 novembre 2017 al 28 gennaio 2018 con i film della rassegna internazionale del cinema archeologico. A grande richiesta nella sala Fortunato Zeni del Museo in Borgo Santa Caterina a Rovereto, verranno proiettati i film più graditi al pubblico della 28ma rassegna: Gengis Khan, Annibale, Eratostene, i segreti dell’Isola di Pasqua, dei Balenieri baschi, delle linee di Nazca, del castello di Chambord, di Persepoli, di Oetzi, animeranno le domeniche per gli appassionati di archeologia e di cinema alla Fondazione Museo civico di Rovereto. I documentari più spettacolari, i più interessanti, quelli che hanno incuriosito maggiormente il pubblico di appassionati ottenendo voti molto alti sulle schede di valutazione consegnate agli spettatori nel corso della manifestazione verranno riproposti la domenica pomeriggio alle 15.30. Un’occasione da non perdere per chi non li avesse visti nel corso della normale programmazione della Rassegna o per chi li ha avesse particolarmente apprezzati e volesse rivederli. I filmati provengono da nove nazioni diverse, da grandi produzioni internazionali o da piccoli produttori indipendenti, che hanno però in comune una qualità fuori dall’ordinario. I film verranno proposti nell’edizione italiana curata dallo staff della Fondazione Museo Civico di Rovereto. L’attività è compresa nel costo del biglietto d’ingresso al museo (5 euro); è possibile richiedere in biglietteria il coupon cumulativo che permette la visione di cinque film al costo ridotto di 15 euro.

Frame del film “La tomba di Gengis Khan, il segreto rivelato”

Si comincia domenica 5 novembre 2017, alle 15.30, con il film “La tomba di Gengis Khan, il segreto rivelato” di Cédric Robion (90′, Francia, 2016), menzione speciale della Giuria Internazionale della Rassegna. Sin dal XIII secolo generazioni di esploratori, scienziati e storici sono affascinati dal mistero della tomba di Genghis Khan, il più grande conquistatore della storia, nascosta da qualche parte in Mongolia. Otto secoli dopo la sua morte, un team francese ha studiato antichi testi segreti e riti funebri per scoprirlo. Gli indizi conducono a una zona sacra, “il selvaggio Nord”. Le nuove tecnologie hanno consentito la localizzazione della tomba senza toccare la terra con una pala. Gli altri appuntamenti. Domenica 12 novembre, “Eratosthenes (Eratostene)” di Kostas Vakkas (34’, Grecia, 2015). Domenica 19 novembre, “Annibale al Trasimeno” di Luca Palma (46′, Italia, 2009). Domenica 26 novembre, “Bajo la duna (Sotto alla duna)” di Domingo Mancheño Sagrario (50′, Grecia, 2016). Domenica 3 dicembre, “Enquêtes Archéologiques – Île de Pâques: Le grand Tabou (Inchieste archeologiche – Isola di Pasqua: il grande tabù)” di Agnès Molia e Thibaud Marchand (26′, Francia, 2016). Domenica 10 dicembre, “Tecnologia mineira romana – o ouro de Tresminas / The roman mining technology – the gold of Tresminas (Tecnologia mineraria – l’oro di Tresminas)” di Rui Pedro Lamy (19′, Portogallo, 2015). Domenica 17 dicembre, “Sensationsfund in Brasilien. Die ersten Amerikaner (Sensazionale scoperta in Brasile. I primi americani)” di Peter Prestel e Saskia Weisheit (43′, Germania, 2016). Domenica 24 dicembre, “Az, Branko pridivkom Fučić (Nome Branko, cognome Fučić)” di Bernardin Modric (35′, Croazia, 2016). Domenica 31 dicembre, “Iceman Reborn (La rinascita di Iceman)” di Bonnie Brennan (53′, Usa, 2016). Domenica 7 gennaio 2018, “Chambord, le chateau, le roi et l’architecture (Chambord, il castello, il re e l’architettura)” di Marc Jampolsky (90′, Francia, 2015). Domenica 14 gennaio, “Les secrets des lignes de Nazca (Inchieste archeologiche – I segreti delle linee di Nazca)” di Agnès Molia e Jacques Plaisant (26′, Francia, 2016). Domenica 21 gennaio, “Persepolis, le paradis perse. Enquêtes archéologique (Persepoli, il paradiso persiano. Indagini archeologiche)” di Agnès Molia e Raphaël Licandro (26′, Francia, 2016). Domenica 28 gennaio, “La Pompei britannique de l’âge du Bronze (La Pompei britannica dell’Età del Bronzo)” di Sarah Jobling (69′, Francia, 2016).

La Fondazione Museo Civico di Rovereto promuove la Rassegna internazionale del cinema archeologico

Rassegna 2018. La squadra di lavoro vede grosse novità ma anche molte conferme: la Rassegna numero 29 vedrò un nuovo direttore, Alessandra Cattoi, che succede a Dario di Blasi. Laureata in storia all’Università di Bologna e giornalista professionista, ha svolto il suo percorso professionale all’estero e in Italia principalmente nel settore della comunicazione istituzionale e degli eventi. Lavorerà nel team della Rassegna Internazionale del cinema archeologico, occupandosi principalmente di coordinare il lavoro a livello gestionale e allo stesso tempo di ampliare le reti di collaborazione con altre realtà culturali sia in Italia che in Europa. Confermata nella responsabilità scientifica della manifestazione Barbara Maurina, responsabile della sezione archeologica della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Fiducia confermata anche al resto del team: per il supporto nella parte archeologica Maurizio Battisti, per la cura degli aspetti prettamente cinematografici e i contatti con le produzioni e la stampa Claudia Beretta, Valentina Poli quale social media manager ed Eleonora Zen come web master. Alla segreteria organizzativa, Francesca Maffei e Valentina Bisoffi, con il supporto tecnico di Marco Nave. Non cambierà la mission della Rassegna, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale mondiale, insieme all’arricchimento dell’archivio cinematografico della Fondazione, una vera e propria collezione di documenti unici sulla storia e l’archeologia internazionale. Si useranno tutti i possibili linguaggi – anche i più innovativi – della divulgazione scientifica, quali gli incontri, gli audiovisivi, il 3D, e il web per raggiungere target sempre nuovi. “La rassegna è un fiore all’occhiello che vogliamo continuare a valorizzare e il buon risultato dell’edizione che si è appena conclusa ci dà ragione e ci motiva a dare sempre il meglio”, sottolinea Giovanni Laezza, presidente della Fondazione. “Ci auguriamo che i cambiamenti che stiamo mettendo in campo contribuiscano ad allargare ancora di più gli orizzonti di un evento culturale che ha tutte le carte in regola per essere apprezzato in regione, in Italia e anche al di fuori dei nostri confini nazionali”.

Iran. Allarme degli archeologi: Persepoli rischia di sprofondare. Lo sfruttamento indiscriminato della falda per usi agricoli potrebbe provocare fenomeni di subsidenza. Il prof. Callieri che scava a Tol-e Ajori: “Sono preoccupato”

Il fascino di Persepoli, la capitale achemenide voluta dal re Dario

Il fascino di Persepoli, la capitale achemenide voluta dal re Dario

Allarme rosso per Persepoli. Rischia di sprofondare l’area archeologica in cui si trovano le vestigia dell’antica capitale voluta da Dario I e le tombe rupestri monumentali dei re achemenidi di Naqsh-e Rostam. È dunque sempre più reale il pericolo subsidenza, fenomeno che preoccupa non poco gli studiosi italiani impegnati nella zona: colpa della siccità e dello sfruttamento indiscriminato delle falde. Proprio nei giorni scorsi è scattato l’allarme amplificato dai media iraniani e dalla televisione di Stato Irinn per l’allargarsi di una delle fratture che già si erano aperte nel terreno, lunga 200-300 metri e profonda circa un metro: fenomeno che gli esperti, riportano sempre i media iraniani, riconducono alla siccità e all’uso massiccio e illegale delle falde acquifere. A parlarne è stato in particolare il quotidiano Etemaad. “Quando gli esperti dell’Institute for East Studies di Chicago fecero rinascere una parte della storia di questo Paese”, scrive il giornale, a proposito dei ricercatori che diressero gli scavi sistematici dell’area negli anni Trenta del Novecento, “probabilmente non pensavano che un giorno la siccità e la cattiva gestione avrebbero danneggiato gli esiti dei loro sforzi e ne avrebbero scosso i pilastri”. Principali imputati sono i pozzi scavati illegalmente nella zona, nonostante l’Organizzazione iraniana per i Beni culturali abbia cercato di ostacolarli ancor prima che scattasse l’allarme rosso. E oggi, secondo sempre fonti di stampa iraniana, sarebbero ben 16mila i pozzi presenti nella pianura di Marvdasht, in cui sorge Persepoli, e la metà non sarebbe autorizzata.

L'impressionante frattura nella piana di Persepoli a un passo dalla terrazza: frame dal video della tv di Stato iraniana Irinn rilanciato dall'Ansa

L’impressionante frattura nella piana di Persepoli a un passo dalla terrazza: frame dal video della tv di Stato iraniana Irinn rilanciato dall’Ansa

Ma questa fenditura che si apre nella piana di Persepoli a un passo dalla grande terrazza non sarebbe la prima. Fonti dei media iraniani ricordano che un’altra frattura simile si era verificata alcuni anni fa a soli 250 metri dalla piattaforma rocciosa su cui sorge la capitale achemenide. E nonostante il Consiglio tecnico di Persepoli non permetta lo scavo di nuovi pozzi, pressioni in senso contrario sarebbero giunte dall’Organizzazione regionale per l’acqua che ne avrebbe autorizzati di nuovi. Il problema è che se fino a qualche anno fa bastava scendere fino a 50 metri sotto terra per pescare l’acqua, ora si arriva anche ai 200.

Il prof. Pierfrancesco Callieri sul sito di Tol-e Ajori, a tre chilometri e mezzo da Persepoli

Il prof. Pierfrancesco Callieri sul sito di Tol-e Ajori, a tre chilometri e mezzo da Persepoli

“Sono molto preoccupato per il futuro, anche perché in Iran manca ancora una cultura del risparmio dell’acqua”, interviene Pierfrancesco Callieri dell’università Alma Mater di Bologna co-direttore con Alireza Askari Chaverdi dell’ateneo di Shiraz, della missione congiunta irano-italiana a Persepoli, nel quadro dell’accordo tra il dipartimento dei Beni culturali (DBC) dell’università di Bologna e l’istituto di Ricerca dei Beni culturali dell’Iran (RICHHTO) col contributo economico dell’Università di Bologna, del MAECI, della Fondazione Flaminia di Ravenna e della Lighthouse-Group (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/05/27/iran-contrafforte-o-muro-di-recinzione-la-porta-monumentale-di-tol-e-ajori-vicino-a-persepoli-regala-nuove-scoperte-ma-anche-nuovi-interrogativi-progetti-e-ambizioni-della-missione-diretta-da-ali/). Callieri sta scavando a Tol-e Ajori una porta monumentale copia della porta di Ishtar a Babilonia, che al momento sembra il più antico monumento achemenide conosciuto, probabilmente dell’epoca di Ciro, sicuramente precedente la fondazione di Persepoli nel 518 a.C. “Il sito di Tol-e Ajori si trova a 3,5 chilometri dalla terrazza di Persepoli”, spiega Callieri, “all’interno di una più vasta area sottoposta a vincoli per gli agricoltori. Vincoli che saranno più accettabili, grazie al fatto che l’area degli scavi è stata acquistata dal governo e si potrà costruire una tettoia di protezione”. Dalla terrazza di Persepoli e dalla montagna in cui sono scavate le tombe dei re achemenidi, relativamente protetti dal rischio subsidenza, gli scavi cominciano dunque ad estendersi verso la più vulnerabile pianura, alla ricerca di Parsa, la città vera e vissuta che affiancava la città-palazzo monumentale voluta da Dario.

Una pompa impegnata a succhiare acqua dalla falda nella piana di Persepoli

Una pompa impegnata a succhiare acqua dalla falda nella piana di Persepoli

Con lo svuotamento delle falde il rischio è dunque quello della subsidenza, che può anche danneggiare le antiche pietre. Un fenomeno quest’ultimo che studiano gli archeologi italiani dei laboratori per il restauro della pietra aperti di recente dall’Istituto superiore per la conservazione e il restauro (Iscr) di Roma nella vicina Pasagarde, la prima capitale achemenide voluta da Ciro il Grande che si fece seppellire in una tomba monumentale, nell’ambito di un progetto predisposto in collaborazione con l’Iranian Cultural Heritage Organization. A monte della crisi anche le attività agricole e la coltura intensiva del riso, la gestione della diga di Sivand e il prosciugamento dei fiumi prima usati per irrigare i campi. “I danni seri sono già iniziati”, sottolinea Kourosh Mohammadkhani, uno degli esperti citati dal quotidiano iraniano. “Ma se non si possono fermare le attività agricole, il governo può però comprare gradualmente le terre”. Come sta facendo a Tol-e Ajori, “la Persepoli prima di Persepoli”.

Archeologia ferita. “Leoni e tori dall’Antica Persia ad Aquileia”: in mostra all’Archeologico capolavori achemenidi e sasanidi da Persepoli e dal museo di Teheran per la prima volta concessi dall’Iran

Il leone che azzanna il toro: rilievo achemenide a Persepoli in Iran

Il leone che azzanna il toro: rilievo achemenide a Persepoli in Iran

Il re nella caccia al leone: rilievo del palazzo di Dario a Persepoli

Il re nella caccia al leone: rilievo del palazzo di Dario a Persepoli

Il leone che azzanna il toro è un po’ il simbolo di Persepoli: nella città-palazzo voluta dal re dei re Dario I come capitale del suo impero, fiore all’occhiello della dinastia achemenide, il rilievo del leone col toro (forse simbolo dell’anno nuovo che caccia il vecchio, o astronomico perché all’equinozio di primavera la costellazione del Leone è “sopra” quella del Toro) ricorre spesso e accoglie oggi i visitatori, come 2500 anni fa accoglieva i sudditi, ai piedi della scalinata che portava all’apadana, la grande, immensa sala delle udienze. Ma poi il toro lo troviamo contrapposto nei monumentali capitelli dei palazzi del potere di Persepoli, come due grandi tori androcefali fanno la guardia all’ingresso della porta delle Nazioni sempre a Persepoli. E il leone popola i rilievi dei palazzi di Dario e Serse protagonista di lotte cruente che mettono in risalto la potenza quasi divina del re. Le stesse scene le troviamo alcuni secoli più tardi rappresentate su piatti d’argento dorato dell’ultima dinastia dell’impero persiano, quella sasanide che si rifà proprio alla tradizione achemenide.

Bracciale a cerchio aperto con terminazioni a teste leonine, dal museo di Teheran alla mostra di Aquileia

Bracciale a cerchio aperto con terminazioni a teste leonine, dal museo di Teheran alla mostra di Aquileia

Ornamento circolare in oro con due leoni (fine V secolo a.C.) dal museo Archeologico di Teheran

Ornamento circolare in oro con due leoni (fine V secolo a.C.) dal museo Archeologico di Teheran

Quei tori e quei leoni sono ora protagonisti di una mostra unica ed eccezionale insieme perché presenta reperti provenienti esclusivamente dall’Iran, e in alcuni casi mai usciti prima dal territorio della Repubblica islamica. L’appuntamento dal 25 giugno al 30 settembre 2016 è al museo nazionale Archeologico di Aquileia con la mostra “Leoni e Tori dall’antica Persia ad Aquileia”, realizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia nell’ambito del ciclo “Archeologia Ferita”, avviato lo scorso anno dalla mostra incentrata sui reperti provenienti dal museo tunisino del Bardo. “La mostra”, dice il presidente della Fondazione Antonio Zanardi, “è dedicata all’arte achemenide e sasanide, con pezzi di eccezionale rilievo provenienti dall’Archeologico di Teheran e da quello di Persepoli, e non si collega direttamente alle tragiche vicende del passato recente e dell’attualità nel Mediterraneo e nel Medio Oriente”. Per individuare l’autore delle ferite e della distruzione della capitale dell’impero di Dario, prosegue Zanardi, è invece “necessario risalire sino al IV secolo a.C. e ad Alessandro Magno, molto lontano dunque dal terrorismo e dalla violenza dei nostri giorni. Eppure, a ben guardare, la maggior parte del patrimonio archeologico del mondo è proprio originato da una ferita, da devastazioni, dalla volontà di cancellare l’identità del nemico o, semplicemente, dell’altro”. “Una rassegna di grande significato”, interviene il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, “perché costituisce la prima opportunità di apprezzare in Europa reperti provenienti da Persepoli e dal Museo Nazionale di Teheran dopo la firma dell’Accordo sul Nucleare iraniano».

Rithon d'oro achemenide in mostra ad Aquileia

Rithon d’oro achemenide in mostra ad Aquileia

L’importanza della mostra di Aquileia sta infatti proprio nell’essere composta esclusivamente da reperti provenienti dall’Iran e non, come le maggiori iniziative del genere (nel 2005 al British Museum), con opere già presenti in musei europei. In particolare, molti dei pezzi allestiti non sono mai usciti dai musei iraniani, come la gigantesca zampa di leone in porfido, la testa di un bovino proveniente dai depositi di Persepoli e molti degli oggetti in oro, tra cui il magnifico bracciale con due teste leonine. Questi preziosi reperti, del resto, coprono un arco temporale assai lungo e sono testimonianza di due dinastie fondamentali dell’Iran pre-islamico, gli Achemenidi e i Sasanidi, e dello sfarzo delle corti persiane che lasciarono stupefatti persino gli autori greci che descrivevano le bellezze e la grandiosità di regge e città. “In mostra – spiegano gli organizzatori – per la prima volta uno accanto all’altro pezzi straordinari di oreficeria achemenide, come il rithon d’oro con leone alato, la daga aurea, il bracciale con due teste leonine, il piccolo toro e le placche di straordinaria fattura orafa. Anche i rilievi e le sculture esposte ad Aquileia vogliono sottolineare l’incredibile potenza figurativa di quell’arte. Senza contare che, trattandosi di frammenti (sebbene di grandi dimensioni) la mostra riesce in questo modo a evocare il concetto di arte e civiltà ferite. Come recita il titolo, le raffigurazioni, a partire dalle più antiche, riguardano soprattutto i tori e i leoni, in un forte collegamento con le tradizioni mesopotamica, elamita e persino quella del mondo iranico dell’Età del Ferro, in cui la presenza di elementi animalistici è ovviamente connessa a un’origine nomadica”. Eccezionale dunque la lastra di bronzo raffigurante una serie di leoni alati, che costituiva il fiancale di un carro da guerra achemenide, per non parlare del piatto d’argento raffigurante una scena di caccia al leone, tra l’altro uno dei pochi pezzi sasanidi esposti, che a sua volta evidenzia il perdurare di grandi capacità espressive fino ai secoli che hanno preceduto la nascita del mondo islamico.

Iran. Contrafforte o muro di recinzione: la porta monumentale di Tol-e Ajori (vicino a Persepoli) regala nuove scoperte ma anche nuovi interrogativi. Progetti e ambizioni della missione diretta da Alireza Askari Chaverdi e Pierfrancesco Callieri per la campagna 2016

L'archeologo iraniano Alireza Askari Chaverdi co-direttore della missione irano-italiana a Tol-e Ajori nella piana di Persepoli (Fars, Iran)

L’archeologo iraniano Alireza Askari Chaverdi co-direttore della missione irano-italiana a Tol-e Ajori nella piana di Persepoli (Fars, Iran)

La porta monumentale achemenide di Tol-e Ajori a un passo da Persepoli, nell’Iran meridionale, copia della porta di Ishtar a Babilonia, ha ancora molti misteri da svelare. Per questo nella quinta campagna di scavo, tenutasi tra settembre e ottobre 2015, la missione congiunta irano-italiana a Persepoli diretta da Alireza Askari Chaverdi dell’università di Shiraz e da Pierfrancesco Callieri dell’università di Bologna, nel quadro dell’accordo tra il dipartimento dei Beni culturali (DBC) dell’università di Bologna e l’istituto di Ricerca dei Beni culturali dell’Iran (RICHHTO) col contributo economico dell’Università di Bologna, del MAECI, della Fondazione Flaminia di Ravenna e della Lighthouse-Group, dopo aver indagato nell’ambiente centrale (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2016/05/23/il-giallo-archeologico-di-tol-e-ajori-vicino-a-persepoli-iran-la-quinta-missione-conferma-la-scoperta-di-una-porta-monumentale-achemenide-copia-della-porta-di-ishtar-di-babilonia-lambien/) alla ricerca di informazioni più precise per datare e dare una paternità al monumento, ha spostato la propria attenzione all’esterno della porta concentrandosi sul tratto nord del lato SO e sul lato NE. “Sono state aperte due nuove trincee per cercare informazioni sul rapporto del monumento con il territorio”, spiega Callieri. “E anche qui sono arrivate delle risposte interessanti sul sistema di costruzione e sulla stratificazione esterna”.

Trincea 13 a Tol-e Ajori, sul muro NE, faccia NE esterna. La parte restante del blocco di mattoni cotti e nel resto il risultato della spoliazione arrivata sino al terreno pre-costruzione

Tol-e Ajori: nel saggio a NE del muro spogliato, il piano esterno; a sinistra oltre alla fossa di spoliazione principale si vede anche una seconda fossa di spoliazione obliqua alla faccia del muro

COSTRUZIONE Il risultato più interessante è stata la scoperta di una sezione in mattoni cotti alla base di tutto il muro e non solo nelle due parti esterne. “Avevamo visto che il muro di 10 metri di spessore era composto da due sezioni esterne di mattoni cotti larghe 2,5 metri e da una sezione centrale di mattoni crudi di 5 metri di spessore”, ricorda Callieri. “ma ora si è scoperto che anche sotto la sezione di mattoni crudi c’è uno strato di mattoni cotti”. Quindi era stata creata una specie di “guaina” impermeabile non solo sui lati esterni del muro ma anche sul fondo così da proteggere il monumento dall’umidità di risalita, in grado di danneggiare irrimediabilmente il corpo centrale del muro in mattoni crudi. Inoltre sul lato NE si è confermato il fatto che la fondazione del muro era costruita entro un cavo di fondazione tagliato nel terreno preesistente.

Trincea 13 a Tol-e Ajori, sul muro NE, faccia NE esterna. La parte restante del blocco di mattoni cotti e nel resto il risultato della spoliazione arrivata sino al terreno pre-costruzione

Trincea 13 a Tol-e Ajori, sul muro NE, faccia NE esterna. La parte restante del blocco di mattoni cotti e nel resto il risultato della spoliazione arrivata sino al terreno pre-costruzione

MURO DI CINTA “Proprio nel punto in cui quest’anno abbiamo aperto la nuova trincea sul lato SO è stata trovata una struttura in mattoni cotti e crudi che si appoggia sul lato esterno del monumento”, annuncia l’archeologo italiano. Ma questa scoperta sta sollevando molti interrogativi, destinati per ora a rimanere senza risposta. La struttura riportata alla luce non è infatti coeva alla porta, ma è stata costruita in una fase successiva, senza che per ora sia possibile quantificare l’intervallo cronologico tra i due momenti costruttivi. E non basta: la struttura esterna va contro il muro della porta ma lasciando uno spazio di 10 cm. “Si tratta di una struttura realizzata in modo complicato”, cerca di spiegare Callieri, “a sezioni parallele al lato esterno del monumento che si protendono verso il territorio. In tutto abbiamo individuato tre sezioni. Purtroppo non sappiamo quanto fosse larga, perché non abbiamo ancora definito i limiti laterali”. Per ora si avanzano ipotesi. “Si tratterebbe o di un contrafforte all’angolo O, che confermerebbe l’ipotesi avanzata nel 2014”, dicono gli archeologi, “o dell’inizio di un muro di recinzione che partiva dal lato SW del monumento delimitando un’area interna: la porta di Ishtar a Babilonia si apriva proprio nelle mura della città. Qui a Tol-e Ajori siamo ancora incerti sulla natura di questa struttura. Purtroppo non ci sono venute in aiuto neppure le indagini e le prospezioni geofisiche curate dalla Francia e dall’Iran. Finora non sono state rilevate altre tracce di mura di cinta, e tuttavia questa ipotesi ancora non si può escludere”. E il motivo è presto detto. Forse c’era effettivamente un muro che però potrebbe essere stato asportato nel corso dei secoli o semplicemente perché realizzato in mattoni crudi che non hanno lasciato traccia. Ma questo “muro” potrebbe anche avere altre funzioni che al momento non sono esemplificabili. Anche perché ci mancano monumenti di confronto. Nelle altre porte achemenidi conosciute, cioè quelle di Persepoli e di Pasargade, le porte monumentali non sono collocate su un muro: probabilmente le porte avevano nel mondo achemenide soprattutto una funzione simbolica, diversamente da Babilonia dove la porta di Ishtar era la porta di ingresso alla città, pur se riservato a cerimonie ufficiali.

Pierfrancesco Callieri co-direttore a tol-e Ajori con Alireza Askari Chaverdi

Pierfrancesco Callieri co-direttore a tol-e Ajori con Alireza Askari Chaverdi

“Quanto comunque è stato trovato”, chiarisce subito Callieri per sgombrare qualsiasi dubbio, “è ancora troppo poco per poter dire che si tratta di un muro: bisogna acquisire altre informazioni. Purtroppo la parte più interessante, cioè l’ingresso NW, che nella porta di Ishtar a Babilonia corrisponde al lato che guarda l’esterno della città, è quella che si trova nella zona danneggiata del tepe, livellata dai lavori agricoli. E quindi non abbiamo a disposizione uno strato archeologico di spessore sufficiente a dare risposte”. L’ipotesi da verificare è che quanto finora riportato alla luce sia la testimonianza dell’esistenza di un muro di difesa costruito con una tecnica particolare: una sequenza di mattoni cotti-crudi-cotti, in sezioni parallele alla porta che progressivamente si allontanano dal centro.

Tol-e Ajori: Veduta della trincea 12, con la parte restante della sezione in mattoni cotti del muro SW verso l’esterno: il blocco delle fondazioni in mattoni cotti prosegue verso il nucleo sotto il blocco in mattoni crudi

Tol-e Ajori: Veduta della trincea 12, con la parte restante della sezione in mattoni cotti del muro SW verso l’esterno: il blocco delle fondazioni in mattoni cotti prosegue verso il nucleo sotto il blocco in mattoni crudi

OBIETTIVI DELLE PROSSIME CAMPAGNE La missione irano-italiana a Tol-e Ajori si pone due obiettivi per il futuro. Il primo e principale obiettivo è sicuramente quello di proseguire l’esplorazione del monumento, soprattutto dell’ambiente interno nella speranza – mai venuta meno – di trovare nuovi frammenti delle decorazioni e soprattutto dell’iscrizione che dovrebbe contenere il nome del re che l’ha costruita, e poi di verificare le ipotesi sul pavimento; e all’esterno procedere all’esplorazione per confermare o smentire la presenza di un muro di cinta. Soprattutto per capire se c’è un’analoga situazione sul lato E. C’è poi un secondo obiettivo, molto più ambizioso: la realizzazione della musealizzazione del sito. Fortunatamente il Governo iraniano ha mostrato un notevole interesse per il monumento e ha recentemente acquisito tutta l’area. Ciò permetterà di costruire una tettoia per ripoter riaprire le trincee sin qui scavate e proseguire gli scavi con più tranquillità, al riparo dalla pioggia che danneggia in modo irreparabile i mattoni crudi. Considerando che il monumento misura circa 40 x 30 metri, la tettoia dovrà essere necessariamente almeno 50 x 40 metri. “Sappiamo che l’unico modo per capire sino in fondo il monumento è quello di liberare le trincee (che alla fine di ogni campagna di scavo vengono risigillate per la loro conservazione) e proseguire lo scavo: ma questo si può fare solo se c’è una copertura protettiva sul sito” conclude Callieri. Il giallo archeologico continua.

(2 – fine. Il precedente post è uscito il 23 maggio 2016)

Il giallo archeologico di Tol-e Ajori, vicino a Persepoli (Iran): la quinta missione conferma la scoperta di una porta monumentale achemenide copia della porta di Ishtar di Babilonia. L’ambiente centrale restituisce una panchina a mattoni invetriati, un altro frammento dell’iscrizione, ma non ancora il nome del sovrano costruttore

I risultati della campagna di scavo 2014 a Tol-e Ajiori sono stati determinanti per definire la natura del monumento portato alla luce: una porta monumentale

I risultati della campagna di scavo 2015 a Tol-e Ajiori sono stati determinanti per confermare la natura del monumento portato alla luce: una porta monumentale

Che a Tol-e Ajori, a un passo da Persepoli, nell’Iran meridionale, ci sia una porta monumentale achemenide non è più un mistero. Dopo quattro anni di ricerche nella piana di Persepoli in cui sembrava di essere di fronte a un vero e proprio giallo archeologico con continui colpi di scena e autentiche “sorprese”, la quinta campagna di scavo a Tol-e Ajori (settembre-ottobre 2015) ha confermato le ipotesi avanzate negli anni precedenti (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/01/19/svelato-il-giallo-delledificio-di-tol-e-ajori-vicino-persepoli-iran-callieri-cosi-abbiamo-capito-che-era-una-porta-monumentale/). Ma non tutti i dubbi sono stati sciolti. Restano aperti ancora alcuni interrogativi importanti che vedremo in questo e nei prossimi post.  I risultati della quinta campagna della missione congiunta irano-italiana a Persepoli diretta da Alireza Askari Chaverdi dell’università di Shiraz e da Pierfrancesco Callieri dell’università di Bologna, nel quadro dell’accordo tra il dipartimento dei Beni culturali (DBC) dell’università di Bologna e l’istituto di Ricerca dei Beni culturali dell’Iran (RICHHTO) col contributo economico dell’Università di Bologna, del MAECI, della Fondazione Flaminia di Ravenna e della Lighthouse-Group, sono stati resi noti per la prima volta in una relazione dei due co-direttori, presentata da Alireza Askari Chaverdi al 14° congresso di Archeologia dell’Iran tenutosi a Teheran dal 6 all’8 marzo 2016, consentendo così la divulgazione dei risultati della campagna di scavo 2015 e delle relative immagini.

Tol-e Ajori: veduta aerea dell'area di scavo con le trincee aperte nella campagna 2015

Tol-e Ajori: veduta aerea dell’area di scavo con le trincee aperte nella campagna 2015

L’EREDITÀ Nell’autunno del 2014 la quarta campagna di scavo si era chiusa con alcune certezze ma anche lasciando aperti molti dubbi (https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2015/02/10/chi-ha-costruito-la-porta-monumentale-di-tol-e-ajori-e-il-palazzo-di-firuzi5-prima-di-persepoli-iran-gli-indizi-portano-a-ciro-ma-e-presto-per-dirlo-il-giallo-continua/). Di certo si è ormai sicuri che a Tol-e Ajori sia stata individuata una porta monumentale del primo periodo achemenide la cui iconografia riproduce quella della porta di Ishtar a Babilonia. Ed è ormai sicuro che questo edificio monumentale sia anteriore all’edificazione di Persepoli. Ma qui iniziano a insinuarsi i primi dubbi. Quando è stata costruita esattamente la porta? E soprattutto, da chi? Da quale sovrano tra Ciro (ritenuto il più probabile), Cambise e Dario I? Ma non è solo la “paternità” del monumento a rimanere incerta. Gli archeologi infatti non sono ancora riusciti a stabilire se la porta sia un monumento isolato oppure inserito all’interno di un sistema di delimitazione territoriale, quindi collegato a un muro di cinta.

Pierfrancesco Callieri co-direttore a tol-e Ajori con Alireza Askari Chaverdi

Pierfrancesco Callieri co-direttore a tol-e Ajori con Alireza Askari Chaverdi

LA QUINTA CAMPAGNA Con queste certezze e soprattutto con questi dubbi è iniziata la quinta campagna di scavo nella piana di Persepoli, campagna che è stata condotta dal 17 settembre al 31 ottobre 2015, diretta da Alireza Askari Chaverdi dell’università di Shiraz e da Pierfrancesco Callieri dell’università di Bologna con la collaborazione di Luca Colliva e di un folto gruppo di archeologi iraniani e italiani. “Abbiamo cercato innanzitutto di studiare meglio l’ambiente centrale della porta, da cui provenivano gli unici due frammenti di iscrizione ritrovati nelle campagne precedenti”, spiega Callieri. L’obiettivo è evidente: trovare altri frammenti dell’iscrizione e quindi – con un po’ di fortuna – risolvere il primo problema rimasto aperto: conoscere il nome del suo costruttore. Infatti nel caso di Tol-e Ajori l’arco cronologico all’interno del quale la porta dovrebbe essere stata realizzata è così ridotto (poco più di vent’anni) che nessun sistema di datazione attualmente noto può essere considerato affidabile, dal C14 alla termoluminescenza. Il monumento può infatti essere datato tra il 539 a.C. (anno della conquista di Babilonia da parte di Ciro, che potrebbe aver voluto una replica della porta di Ishtar su scala maggiore) e il 515 a.C. (anno intorno al quale Dario iniziò la costruzione di Persepoli). Quindi sono solo 24 anni, un arco di tempo – come si diceva- troppo ristretto: nessun metodo di analisi oggi può dare delle certezze con questi limiti. Quindi l’unica speranza per gli studiosi è quella di trovare un frammento di iscrizione che si aggiunga ai due già trovati, uno dei quali con la parola [RE]. La missione sperava in un colpo di fortuna: trovare proprio un frammento con il nome del sovrano. “Non l’abbiamo trovato”, chiarisce subito Callieri, tradendo una piccola delusione. “Ma lo studio approfondito dell’ambiente centrale non è stato infruttuoso, anzi. I risultati sono molto interessanti e costituiscono uno dei punti qualificanti della quinta campagna di scavo”.

Tratto della faccia interna del muro SW (con decorazione a mattoni invetriati in situ), di una delle banchine e del pavimento dell’ambiente interno (trincea 11)

Tratto della faccia interna del muro SW (con decorazione a mattoni invetriati in situ), di una delle banchine e del pavimento dell’ambiente interno (trincea 11)

L’AMBIENTE CENTRALE Come si diceva, l’approfondimento delle conoscenze dell’ambiente centrale della porta di Tol-e Ajori è stato uno degli obiettivi della quinta missione. “Nell’ambiente centrale interno è stato trovato un nuovo tratto con corsi di mattoni invetriati in situ”, precisa l’archeologo italiano. Così ora sono due i tratti di muro ritrovati in situ (l’altro era nel corridoio). Dalla prima analisi dei filari di mattoni si può subito trarre una osservazione importante: ripropongono lo stesso schema e la stessa decorazione della fascia inferiore della porta di Ishtar, quella decorata con mattoni piani e non a rilievo, con i quali erano invece composti i pannelli sovrastanti. “Lo scavo di quest’anno (2015, ndr) ci ha dato preziose informazioni sulle decorazioni e sulla pianta dell’ambiente centrale, informazioni che hanno confermato quanto ipotizzato nella campagna del 2014. Tra queste, la presenza di una panchina lungo le pareti dell’ambiente interno. È una seduta larga 60 cm realizzata in mattoni cotti, che sulle fasce esterne sono invetriati. Invetriati dovevano pure essere i mattoni sulla faccia superiore, quello della seduta, ma sono stati portati via nella spoliazione del monumento. Siamo sicuri che c’erano perché ci sono rimasti due frammenti. La panchina si interrompeva al centro dell’ambiente, forse perché lì si trovava l’iscrizione da cui provengono i nostri frammenti”.

Veduta generale dell'ambiente centrale della porta monumentale di Tol-e Ajori (Iran)

Veduta generale dell’ambiente centrale della porta monumentale di Tol-e Ajori (Iran)

LE RISPOSTE DEL 2015 Tre sono gli aspetti cui lo scavo del 2015 ha dato risposte. Innanzitutto l’architettura del monumento con la scoperta/conferma della presenza della panchina. E poi la decorazione del monumento che si è confermata uguale a quella della porta di Ishtar. Infine, lo stato di conservazione del monumento: “C’è la possibilità che la porta sia stata oggetto di un evento sismico (terremoto). Il tratto di muro che conserva intatto il paramento invetriato è traslato verso NE di 10 cm, ma non è crollato. Su questa particolare situazione delle strutture sta studiando un esperto irano-statunitense. Comunque il terremoto non è stato la causa della fine del monumento, perché prima dell’evento sismico la struttura era già stata abbandonata con un accumulo di argilla sul pavimento dell’ambiente centrale, forse spogliato di eventuali mattoni cotti, e di alcuni frammenti di pietra sul pavimento esterno”. È stata poi migliorata la conoscenza del sistema dei segni per la messa in opera dei mattoni invetriati, confermando quanto già si sapeva. Infine trovati due frammenti con scrittura cuneiforme, uno in lingua babilonese e l’altro in lingua elamita. “Su un frammento è stato trovato un segno cuneiforme che secondo Gian Pietro Bsello significa [PORTA]. Quindi l’iscrizione presenterebbe un testo che ricorda un sovrano [RE] e un monumento [PORTA]. Ma purtroppo – conclude Callieri – manca ancora l’elemento più importante: il nome del sovrano”.

(1 – continua nei prossimi giorni)