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Paestum. Dalla scoperta del tempietto dorico allo scavo del Tempio della Pace, alle ricerche nel quartiere abitativo: un’intensa attività di ricerca che il direttore del parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, illustrerà a Verona nell’incontro “Il museo che scava. Nuove scoperte archeologiche a Paestum e nel suo territorio”

Il parco archeologico di Paestum, patrimonio Unesco

Due scoperte in pochi giorni a Paestum: nel santuario di Athena una testa tardo-arcaica, forse parte di una metopa; nel tempio della Pace un frammento di scultura architettonica. È successo lo scorso settembre (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/18/due-scoperte-in-pochi-giorni-a-paestum-nel-santuario-di-athena-una-testa-tardo-arcaica-forse-parte-di-una-metopa-nel-tempio-della-pace-un-frammento-di-scultura-architettonica/). E qualche mese prima, a giugno, lungo le mura sono stati scoperti alcuni frammenti di un edificio sacro del V sec. a.C., probabilmente un tempio dorico, per il cui recupero è stata lanciata una raccolta fondi con l’Art bonus per riportare alla luce l’importante monumento che è stato definito un “gioiello dell’architettura dorica tardo-arcaica” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/27/paestum-lancia-una-raccolta-fondi-con-lartbonus-per-riportare-alla-luce-il-tempio-dorico-individuato-allinizio-dellestate-lungo-le-mura-emersi-alcuni-frammenti-di-un-edificio-sacr/).

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

E una prima risposta è venuta dal Cnr che dal 14 al 17 novembre 2019 ha avviato una prospezione geofisica, in grado di rilevare tracce sotterranee con metodi non-invasivi, che ha permesso di individuare un’anomalia in corrispondenza al ritrovamento degli elementi in superficie, in via ipotetica identificabile con il tempio smembrato. E mentre a fine settembre si concludeva lo scavo al Tempio della Pace, a ottobre iniziava quello al quartiere abitativo. Di tutta questa intensa attività di ricerca il direttore del parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, parlerà martedì 14 gennaio 2020, alle 17.30, a Verona, all’auditorium del Palazzo della Gran Guardia, nell’incontro “Il museo che scava. Nuove scoperte archeologiche a Paestum e nel suo territorio”.

Il capitello dorico che ha rivelato l’esistenza di un tempietto dorico a Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Tempio dorico trovato a Paestum: c’è una traccia “calda” trovata dal Cnr. La prospezione è stata condotta in collaborazione con il Parco e il ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT), da un team multi-disciplinare dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale (Imaa) e dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente (Irea) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), sotto la direzione scientifica di Enzo Rizzo e Francesco Soldovieri. Coinvolti i ricercatori Ilaria Catapano, Luigi Capozzoli, Gregory De Martino, Gianluca Gennarelli e Giovanni Ludeno. Nelle elaborazioni prodotte dagli scienziati del Cnr si vede una struttura rettangolare di 6 x 12 m circa. “Dimensioni che andrebbero bene con quanto abbiamo ricostruito in base agli elementi trovati in superficie, i quali permettono di ipotizzare un intercolunnio di 1,68 m”, commenta Zuchtriegel. “Quello che ci ha sorpreso è la struttura interna che si intravede: ci sembra essere un corpo centrale, una cella, circondata da un portico. Ma un tale tipo di impianto, chiamato periptero in virtù del fatto che è completamente circondato da colonne, di solito non viene adottato per edifici così piccoli, ma solo per grandi templi come quello di Nettuno a Paestum. Pertanto solo uno scavo scientifico potrà dare risposte certe”.

Il team del Cnr con il georadar a Paestum alla ricerca di tracce del tempietto dorico (foto parco archeologico Paestum)

La mappa del tempietto emersa con l’indagine del georadar (foto parco archeologico Paestum)

“Il team multidisciplinare del Cnr, costituito da Imaa e Irea, che da diversi anni in stretta collaborazione si occupa di esplorazione del sottosuolo, ha lavorato secondo un approccio multidisciplinare andando da una indagine a grande scala, come quella geomagnetica che ha investigato per circa 2 ettari individuando le zone di maggiore interesse archeologico, ad una investigazione di dettaglio”, interviene Enzo Rizzo (Cnr -Imaa). “In una di queste aree”, continua Francesco Soldovieri (Cnr – Irea), “è stata condotta una campagna di prospezioni georadar. L’analisi dei dati georadar grazie ad approcci di elaborazione sviluppati dall’Irea ha permesso di identificare la planimetria di un ipotetico tempietto e la sua profondità di circa un metro”. L’informazione sulla planimetria dell’impianto sepolto ha indotto gli archeologici e il direttore del parco archeologico di Paestum a ritenere che il rinvenimento non sia relativo ad un sacello (come ipotizzato a valle dei ritrovamenti di giugno 2019), ma ad un tempio periptero e questo ha dato ulteriore valore alla scoperta. Non esistono tempi peripteri cosi piccoli nell’arte sacra greca; forse, un lontano confronto è solo con un altare a Selinunte, databile intorno alla metà del V sec. a.C. Inoltre, il tempietto rappresenta la prima testimonianza dell’ingresso di un nuovo stile “classico” del dorico a Paestum e, oltre ad avere una funzione culturale (forse era un santuario), sembra un “modellino” per mostrare alla committenza questo nuovo stile architettonico, poi utilizzato nella costruzione del Tempio di Nettuno. Quest’ultimo non solo è il più grande tempio di Paestum e quello meglio conservato ma rappresenta anche la declinazione classica dell’architettura templare greca.

La campagna di scavo al cosiddetto Tempio della Pace di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Reperti recuperati nello scavo al Tempio della Pace (foto parco archeologico Paestum)

Tempio della Pace a Paestum. Conclusa la campagna di scavo al cosiddetto Tempio della Pace, l’edificio di culto romano di Paestum che ancora lascia tanti interrogativi aperti. Gli scavi sono stati diretti dal prof. Jon Albers dell’università di Bochum in Germania, con la partecipazione di studenti e dottorandi dal suo ateneo e da altre università, tra cui quella di Bonn. La prima campagna di scavo dopo più di quarant’anni presso il più grande tempio romano di Paestum – città famosa soprattutto per i tre templi dorici d’epoca greca – non ha risolto tutte le questioni discusse ancora tra gli studiosi, quale per esempio la cronologia precisa delle varie fasi dell’edificio e il suo rapporto con l’impianto del foro, ma ha aperto importanti prospettive. Tra gli elementi nuovi più significativi, spicca una costruzione più antica emersa sotto l’altare del tempio, orientata in maniera leggermente diversa rispetto all’altare d’epoca romana e in linea con i templi greci, che potrebbe indicare una fase precedente del culto in quest’area. Inoltre, un frammento di una testa in travertino, proveniente dagli scavi all’interno del podio del tempio dove pare fosse stata depositata nell’ambito di lavori di spogliazione in epoca post-antica, testimonierebbe la ricca decorazione scultorea che adornava i capitelli del tempio c.d. della Pace, il quale sorge in mezzo ai monumenti dorici della città magno-greca. “Chi ha costruito questo tempio”, spiega il prof. Albers, “doveva confrontarsi con la tradizione dell’architettura sacra greca che proprio nei templi dorici di Paestum ha trovato una delle sue massime espressioni; ciò potrebbe spiegare alcune peculiarità stilistiche dell’edificio più recente e della sua decorazione scultorea. Stiamo parlando di un tempio con colonne corinzie e capitelli figurati e con un fregio dorico, un po’ anomalo”.

Ricerche archeologiche nel quartiere abitativo di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Scavi stratigrafici nel quartiere abitativo di Paestum. L’obiettivo è di indagare meglio l’architettura domestica e la vita quotidiana all’ombra dei tre templi dorici di VI e V sec. a.C., emblemi della Magna Grecia. Lo scavo di una struttura in grandi blocchi, presumibilmente una suntuosa dimora appartenente all’epoca tardo-arcaica (intorno al 500 a.C.), fu avviato tre anni fa dal direttore del sito, Gabriel Zuchtriegel, nominato nell’ambito dell’autonomia concessa al Parco Archeologico di Paestum dall’allora (e attuale) ministro Dario Franceschini. Nel frattempo, le indagini si sono allargate a un’abitazione adiacente, costruita in maniera più modesta. Come sottolinea il direttore, “desta interesse proprio la varietà economica e sociale in questo periodo cruciale per la città. Vogliamo comprendere meglio le dinamiche sociali e il tessuto economico che hanno permesso la realizzazione di opere come i templi dorici di Paestum e la Tomba del Tuffatore. Al tempo stesso, vogliamo rendere i visitatori e le scuole partecipi: come ogni anno, potranno seguire le attività di scavo durante visite quotidiane e sui social del Parco”. Anche quest’anno, lo scavo beneficia di due borse di studio finanziate dal Pastificio G. Di Martino – proprietario del marchio Antonio Amato. Due giovani archeologi, Rachele Cava e Guglielmo Strapazzon, sono stati selezionati sulla base di un bando nazionale e seguono le operazioni sul posto. Il progetto #ilgustodellascoperta è stato avviato nel 2016 con una sponsorizzazione del Pastificio Antonio Amato che aveva destinato un contributo di 45mila euro per finanziare due borse di ricerca per tre anni.

Tutti potranno seguire costantemente l’aggiornamento delle indagini in corso: l’appuntamento è dal lunedì al venerdì, alle 11.45, nell’area archeologica di Paestum dove gli archeologi accompagneranno il pubblico in una visita guidata allo scavo. Inoltre lo scavo può essere seguito anche sui canali social del Parco Archeologico di Paestum e di Pasta Antonio Amato, seguendo l’hashtag #ilgustodellascoperta su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube e anche su Repubblica Web Tv, dove saranno trasmessi dei video con gli approfondimenti sul lavoro degli archeologi e sui metodi e sugli strumenti propri della ricerca. “È questa la nostra missione – conclude il direttore – raccontare a tutti la ricerca archeologica in ogni suo aspetto; l’archeologia vera non ha nulla a vedere con i ‘tesori’, ma con la ricostruzione della vita, anche dei poveri. Visto così, un coccio di ceramica comune è importante quanto un anello d’oro; sono tutti documenti storici”.

Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, vetrina delle scoperte dell’archeologia subacquea dal 1950 ad oggi. Viaggio con quattrocento reperti alla scoperta del Mediterraneo nelle sue varie accezioni: cultura, economia, società, religiosità, natura e paesaggio. La mostra esempio di collaborazione tra enti scientifici, amministrativi e privati

Le “costellazioni” illuminano e indicano il percorso della grande mostra “Thalassa” nel Salone della Meridiana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

La locandina della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” dal 12 dicembre 2019 al 9 marzo 2020

Le costellazioni indicano ancora la via. Ieri guidavano i navigli dei popoli che dalle sponde del Mediterraneo affrontavano il mare alla ricerca di approdi dove intessere rapporti commerciali, fondare nuove città, conquistare territori. Oggi, sospese nel “cielo” del Salone della Meridiana del museo Archeologico nazionale di Napoli, indicano ai visitatori della grande mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” (fino al 9 marzo 2020) la “rotta” per scoprire i tesori restituiti dal mare. E non sono costellazioni qualsiasi: sono proprio quelle scolpite sul globo sorretto dall’Atlante Farnese, capolavoro marmoreo del II sec. d.C. conservato al Mann, fulcro attorno al quale si sviluppa l’esposizione, dove la grande scultura è mostrato in un modo nuovo e insolito. “Un paravento riflettente”, spiega Simona Ottieri della Gambardellarchitetti che ha curato l’allestimento, “mostra, come in un caleidoscopio, le costellazioni contenute nella parte superiore della meravigliosa scultura. In un unico sguardo è così possibile vedere l’Atlante da più punti di vista”.

Le sculture ritrovate nei fondali della Grotta Azzurra a Capri (foto Mann / Giorgio Albano)

La grande mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, che rappresenta una vera e propria summa di quanto svelato dalla disciplina dell’archeologia subacquea dal 1950 sino ad oggi, raccoglie circa quattrocento reperti, provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed internazionali. Centro simbolico della mostra – come si diceva – è l’Atlante Farnese: il percorso di visita, infatti, con particolarissimi artifici allestitivi e giochi di luce, segue le costellazioni rappresentate nella parte superiore della scultura, assecondando, in una suggestiva rotta artistica tra passato e presente, il modus dei naviganti antichi che orientavano il proprio viaggio seguendo il cielo. Filo conduttore di questo originale itinerario è la scoperta del Mediterraneo che, sin dalle radici storiche più remote delle civiltà occidentali, era interpretato (e vissuto) secondo diverse accezioni: cultura, economia, società, religiosità, natura e paesaggio sono termini legati, da sempre, al Mare Nostrum.

La locandina della mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici” a museo Archeologico nazionale di Paestum dal 4 agosto 2019 al 31 gennaio 2020

La firma del protocollo d’intesa per la mostra “Thalassa” nel luglio 2018 tra Paolo Giulierini (per il museo Archeologico nazionale di Napoli e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei), Sebastiano Tusa, purtroppo scomparso tragicamente nel marzo 2019 (per l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana – Regione Sicilia) e Salvatore Agizza (per Teichos- servizi e tecnologie per l’archeologia)

Così il tema dell’interconnessione (di dimensioni temporali, discipline, contenuti scientifici e linguaggi della comunicazione) ha caratterizzato il progetto espositivo di “Thalassa”, sin dalla sua genesi: la mostra è nata, infatti, nel più ampio framework di collaborazione tra il Mann e l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana; questa sinergia è stata resa possibile grazie all’impegno del prof. Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, scomparso tragicamente nella sciagura aerea di marzo 2019. “Teichos. Servizi e tecnologie per l’archeologia” ha elaborato il progetto scientifico dell’esposizione, curata da Paolo Giulierini, Sebastiano Tusa, Salvatore Agizza, Luigi Fozzati e Valeria Li Vigni. L’exhibit è stato promosso anche in rete con il parco archeologico di Paestum, sede della mostra “gemella” “Poseidonia. Città d’acqua” su archeologia e cambiamenti climatici (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/30/a-paestum-la-mostra-poseidonia-citta-dacqua-archeologia-e-cambiamenti-climatici-che-racconta-i-disastri-ambientali-futuri-scavando-nel-passato-remoto-e-la-storia-del-terri/), e con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, che ospita il percorso espositivo su “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area flegrea e in Sicilia”. La mostra ha ottenuto il patrocinio morale di ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Campania, Comune di Napoli e Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia), università di Salerno, università “L’Orientale” e università Suor Orsola Benincasa di Napoli. L’esposizione è stata realizzata anche in collaborazione con la Scuola Archeologica di Atene, l’università di Bari, l’università “Parthenope”, ENEA ed INGV.

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

“Thalassa non è solo una mostra sul Mediterraneo antico”, spiega il direttore del Mann, Paolo Giulierini, “ma è, soprattutto, un esempio di metodo. Segna la fine dei biechi personalismi e mette al centro della questione la ricerca scientifica, il sostegno tra enti statali e territoriali, l’apporto delle Università, le professionalità dei giovani archeologi, le azioni innovative di aziende tecnologiche di natura privata. Le costellazioni del cosmo celeste dell’Atlante Farnese, simbolo della mostra, non sono dunque solo un riferimento alle rotte nel mondo antico ma, per noi, equivalgono ad una guida verso un nuovo corso. Quando l’alchimia dell’alleanza riesce, allora si raggiungono questi fondamentali risultati. Per questo non posso che ringraziare di cuore anzitutto il compianto Sebastiano Tusa, inventore della Soprintendenza del Mare, promotore dell’iniziativa e del protocollo tra Mann e Regione Sicilia. A lui e alla sua umanità sono dedicati l’esposizione e il catalogo. Analoga gratitudine va al Presidente Nello Musumeci e al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che da anni sostiene l’attività del nostro museo. Accanto a loro voglio sottolineare il lavoro dei tanti funzionari della Regione Sicilia, del direttore della Fondazione Federico II Patrizia Monterosso, i generosi prestiti e la collaborazione incondizionata dei soprintendenti Teresa Cinquantaquattro e Luigi la Rocca che permettono di far luce su anni di attività scientifica, fino alle clamorose scoperte delle navi del porto di Napoli nonché dei Direttori dei tanti Istituti autonomi: Fabio Pagano (Parco Archeologico dei Campi Flegrei), Gabriel Zuchtriegel (Parco Archeologico di Paestum), Carmelo Malacrino (Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria), Eva degli Innocenti (Museo Archeologico Nazionale di Taranto). A questi si aggiungono i tanti musei ed enti prestatori nazionali ed internazionali. Ed ancora voglio ricordare Cherubino Gambardella del Dipartimento di Architettura dell’Università Vanvitelli per le linee guida sull’allestimento, il Comune di Napoli, NextGeosolutions, Coelmo, ETT, Snav, Unicocampania, Città del Gusto Gambero Rosso. Un ringraziamento a parte va a Teichos, nella persona di Salvatore Agizza, per aver sostenuto buona parte del peso scientifico, curatoriale e organizzativo dell’intera operazione, Federico Baciocchi per il suo talento artistico e Luigi Fozzati, che si è fatto carico di raccordare tutti gli aspetti di curatela scientifica e di coordinamento editoriale della mostra, ad Electa per la stampa della guida e del catalogo e ai miei solerti colleghi del Mann”.

Il singolare allestimento a specchi che permette di apprezzare l’Atlante Farnese in tutte le sue sfaccettature (foto Graziano Tavan)

La mostra si snoda nel Salone della Meridiana presentando molte sezioni con temi legati al Mediterraneo antico, nelle quali dialogano reperti archeologici riemersi dalle acque, tecnologia, ricostruzioni: dai tesori al commercio, dal mito all’economia, dalla vita di bordo alle ville d’otium fino ai rinvenimenti nelle acque profonde il visitatore potrà avere un quadro aggiornato dello stato dell’arte dell’archeologia subacquea del Meridione. L’esposizione prosegue con una seconda sezione, ubicata nell’area sotterranea della Metropolitana, che accoglie nuove scoperte provenienti dall’area portuale di Neapolis. “Thalassa – continua Giulierini – disegna, nel complesso, rotte culturali di connessione tra tanti siti campani, del Meridione in genere e di altri paesi mediterranei. Si tratta di una connessione storica che però deve rafforzare l’idea che il Mare Nostrum è un ponte e non una separazione. In questo senso vanno intese anche le collaterali a questa mostra, che ci parlano di migranti napoletani e Ischitani fra fine Ottocento e primi del Novecento. Di più: il mare può essere una fonte di ispirazione letteraria e poetica da Omero in poi. Così andranno inquadrate le prossime presentazioni di libri di grandi autori che hanno scritto di mare, come Erri De Luca. Il mare è avventura, fascino dell’esotico, crocevia di culture: ed ecco la mostra su Corto Maltese che abbiamo ospitato al Mann qualche mese fa, nel quadro del progetto Obvia e della collaborazione con il Comicon Napoli, o la ragione della presenza di un Festival dedicato alla distesa blu che accompagnerà i giorni iniziali della mostra”.

“Il mare è, infine, ambiente da tutelare: nel percorso si succedono le fasi antiche e quelle future del Mediterraneo mentre, praticamente a fianco, la mostra “Capire il cambiamento climatico”, realizzata con il National Geographic, ci parla di quanto le plastiche e le altre forme di inquinamento insidino le nostre acque (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/09/il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-scende-in-campo-per-lambiente-con-la-mostra-capire-il-cambiamento-climatico-experience-exhibition-mix-tra-il-linguaggio/) . Alla fine del ragionamento possiamo concludere che tutti noi abbiamo un compito da svolgere: ripescare la pagella che si era portato dietro il bambino tragicamente annegato qualche mese fa. Questa pagella, in realtà, non lo riguarda: riguarda noi. Siamo noi sotto esame, ora: non avremo altre occasioni per dimostrare che anche la cultura può far crescere le persone, attraverso una ricerca che ci porti ad una maturazione non solo contenutistica ma etica. Anche noi possiamo dare un senso al nostro lavoro se lavoriamo per aprire le menti, insegnando che il mare deve essere esplosione di vita, non riferimento di morte. Oggi credo che, tutti insieme, con questa importante fatica, abbiamo intrapreso una buona rotta, seguendo la costellazione del Sapere che, guarda caso, è legato nell’etimo a sapidus, dunque salato e pertanto saporito. Ancora una volta – conclude Giulierini – torna in ballo il mare e ci dice di dare un senso a questa conoscenza, perché non sia insipida e priva di obiettivi finali”.

Alcuni reperti del prezioso carico della nave di Antikythera, naufragata tra il 70 e il 60 a.C. recuperati tra il 1900 e il 1901, e conservati al museo Archeologico nazionale di Atene (foto Graziano Tavan)

“Thalassa”: una mostra che crea rete. Il messaggio di tutela e valorizzazione del Mare nostrum, alla base del progetto scientifico di “Thalassa”, ha determinato la creazione di una rete sinergica tra soggetti pubblici e privati, che hanno cooperato, a differenti livelli, alla realizzazione della mostra. Il percorso sulle “Meraviglie sommerse del Mediterraneo” è stato anticipato da altri due importanti appuntamenti espositivi, caratterizzati da una grafica promozionale “Verso Thalassa”: da aprile a settembre del 2019, in collaborazione con il Salone del Fumetto Comicon e nell’ambito del progetto universitario “Obvia-Out of Boundaries Viral Art Dissemination”, è stata in calendario al MANN la mostra “Corto Maltese. Un viaggio straordinario”, celebrazione della creatività artistica di Hugo Pratt; ancora, da maggio a settembre, la Sala del Plastico di Pompei ha ospitato l’incursione dello street artist Blub, noto per aver rappresentato, su sportellini di ferro arrugginiti nei centri storici cittadini, personaggi famosi con la maschera da sub (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/06/02/lo-street-artist-blub-invade-il-cuore-di-napoli-con-ritratti-famosi-in-maschera-da-sub-e-al-mann-presenta-la-mostra-blub-larte-sa-nuotare-dove-le-sue-opere-dialogano-con-i/). Una meditazione sulla necessità di difendere l’ambiente marino è rappresentata dalla mostra “Capire il cambiamento climatico” che, sino al 31 maggio 2020, mostrerà al pubblico cause ed effetti del riscaldamento globale. Non soltanto arti visive, ma anche spettacolo: in tre giorni di eventi (5/8 dicembre 2019, con corollario prenatalizio il 20 dicembre), l’Archeologico ha promosso la kermesse “Muse al Museo. Speciale Thalassa”, una produzione FestivalMANN con perfomance e concerti ispirati al mare (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/04/muse-al-museo-speciale-thalassa-al-museo-archeologico-di-napoli-musica-spettacolo-e-performance-dedicati-al-mare-in-attesa-della-grande-mostra-sulle-meraviglie-sommerse-d/).

L’esposizione a Villa San Michele ad Amacapri sull’isola di Capri

La locandina dell’offerta ExtraMann

Questa focalizzazione programmatica, che ha anticipato la mostra nei tempi e nei contenuti, ha consentito di pianificare una comunicazione integrata fra diversi istituti culturali: se con il Parco Archeologico di Paestum è in corso un progetto di valorizzazione social delle mostre “Poseidonia. Città d’acqua” (a Paestum sino al 31 gennaio 2020), “Capire il cambiamento climatico” (all’Archeologico sino al prossimo 31 maggio) e “Thalassa”, anche tutti gli altri musei statali, che custodiscono opere con soggetto marino, saranno invitati a promuovere le proprie collezioni con un’unica grafica riferita alla mostra del MANN. La rete degli istituti culturali, abbracciati dal mare simbolico di “Thalassa”, coinvolgerà anche un altro importante monumento storico-artistico della nostra regione: la Villa San Michele ad Anacapri. La dimora del medico e scrittore Axel Munthe, oggi sede permanente delle istituzioni svedesi, è un capolavoro di architettura perfettamente integrato nel paesaggio dell’isola azzurra (il giardino della Villa è stato premiato come più bel Parco d’Italia nel 2014/2015): al suo interno, è presente una pregevole collezione di vasi, anfore ed oggetti artistici, tra cui figurano anche riproduzioni delle opere del MANN. Assecondando, dunque, una matrice culturale comune (Axel Munthe era uno studioso di archeologia e la sua Villa riflette, nell’assetto museale, questa passione) e una vocazione mediterranea condivisa, il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, e la soprintendente di Villa San Michele Kristina Kappelin, hanno firmato una convenzione che promuoverà una scontistica integrata tra i due siti. L’iniziativa è stata inserita nel più ampio quadro di eventi organizzati per ricordare i 70 anni dalla scomparsa di Axel Munthe. In occasione di “Thalassa” anche la rete Extramann si rafforzerà: ogni visitatore dei 16 siti partner (per l’elenco degli istituti aderenti, consultare https://www.museoarcheologiconapoli.it/en/extramann-partner/) potrà richiedere alla biglietteria del MANN un ingresso ridotto (9 euro), mostrando il ticket di uno degli istituti del circuito. Viceversa, il biglietto dell’Archeologico e la card Open Mann daranno diritto all’ ingresso scontato del 25% in tutti i siti Extramann.

Dal mondo della cultura all’imprenditoria: sempre seguendo le rotte della navigazione, a partire dai primi giorni di programmazione della mostra “Thalassa” e per tutto il 2020, sarà attivo l’accordo tra la compagnia SNAV ed il MANN. Non soltanto una convenzione di tipo commerciale, che consentirà uno sconto biunivoco ai visitatori del MANN ed ai clienti di SNAV, ma anche una comunicazione integrata nel moderno circuito on board delle unità della compagnia e nei video all’interno del Museo: un particolare spot spiegherà a visitatori e clienti che “L’arte ti fa viaggiare con SNAV” ed “Al MANN si arriva in aliscafo”. E sempre dal settore imprenditoriale campano provengono altre azioni di supporto alla mostra “Thalassa”: l’azienda COELMO, specializzata nella produzione di gruppi elettrogeni anche a basso impatto ambientale, ha dato un contributo alla realizzazione dell’esposizione, aderendo alla campagna a favore del Mecenatismo promossa con Artbonus. Ancora COELMO, in occasione della manifestazione Nauticsud 2020 (8/16 febbraio), brandizzerà il proprio stand anche con la grafica di “Thalassa”, allestendo un corner multimediale per diffondere i video in mostra. Infine, l’organizzazione della Mostra d’Oltremare per Nauticsud 2020 promuoverà, in rete con il MANN, una scontistica integrata per visitatori del Museo e della fiera, diffondendo anche contenuti multimediali di “Thalassa” nell’esposizione nautica curata da Afina. Dal Mecenatismo alla rete con il territorio: il Consorzio Unicompania metterà in vendita, da metà dicembre, il Ticket integrato del trasporto pubblico con la grafica dell’esposizione sulle “Meraviglie sommerse dal Mediterraneo”. Città del Gusto Napoli/Gambero Rosso, in qualità di partner ed in occasione del vernissage della mostra “Thalassa”, proporrà un percorso di degustazione di food e wine, selezionando protagonisti di eccellenza per promuovere la cultura gastronomica del territorio. L’azienda Next Geosolutions ha dato supporto per la realizzazione dei pannelli in mostra e dei video dedicati alle esplorazioni subacquee. ETT ha fornito i contenuti multimediali nella sezione “Relitti” dell’esposizione “Thalassa”.

I tesori del parco archeologico di Paestum sbarca in Cina. Aperta a Chengdu la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” con 134 preziosi reperti dai depositi, che consolida i rapporti economico-culturali tra la Campania e la provincia di Sichuan

La ricostruzione, in dimensioni monumentali, della Tomba del Tuffatore per la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” a Chengdu (foto parco archeologico Paestum)

La Tomba del Tuffatore come non si è mai vista. È stata ricostruita in dimensioni monumentali più grandi del vero a Chengdu, capoluogo del Sichuan, provincia cinese con 90 milioni di abitanti, per la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” organizzata dal Parco Archeologico di Paestum in collaborazione con il Museo del Sichuan dove rimarrà aperta fino al 26 febbraio 2020. L’iniziativa consolida la collaborazione con la provincia del Sichuan in materia di beni culturali e archeologici, e che ha già visto un’intensa attività di scambio di mostre di prestigio tra i nostri musei e siti archeologici e gli omologhi cinesi. Non si può infatti dimenticare il grande entusiasmo registrato per la mostra “Pompeii The infinite life” ospitata a Chengdu nel 2018 e per “Mortali Immortali. I tesori del Sichuan nell’antica Cina”, a Napoli nel 2019. Ultima iniziativa di questa cooperazione tra musei è ora la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” inaugurata a Chengdu dal vice assessore alla Cultura, Wang Yi, dal vice console italiano, Davide Castellani, e dal direttore del sito Unesco di Paestum, Gabriel Zuchtriegel che, in occasione dell’apertura, ha sottolineato l’importanza della cultura nella collaborazione tra i due Paesi.

Le lastre tombali dipinte provenienti dal parco archeologico di Paestum in mostra a Chengdu (foto parco archeologico Paestum)

Il direttore Gabriel Zuchtriegel a Chengdu (foto parco archeologico Paestum)

Il sito campano di Paestum sbarca dunque in una delle città più importanti della Cina, Chengdu, con la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” dove sono esposti 134 oggetti dai depositi del parco archeologico di Paestum, tra cui 24 lastre tombali dipinte, che raccontano la storia del Mediterraneo quale palinsesto di culture e tradizioni, da quella ellenica della colonia greca fino a quella lucana e romana. “La mostra”, spiega Zuchtriegel, “illustra la storia degli scambi culturali, delle migrazioni e dei cambiamenti socio-politici nel Mediterraneo in un periodo in cui la regione era divisa in innumerevoli città-stato indipendenti e comunità rurali. Ma anche un’epoca in cui sono stati realizzati grandi risultati nelle arti, nella letteratura e nella filosofia. Pitagora, Parmenide e Socrate vissero in quel periodo. In Cina, Confucio e Lao-tzu composero le loro opere”.

Il direttore Zuchtriegel con le autorità cinesi nella sala con la ricostruzione della Tomba del Tuffatore (foto parco archeologico Paestum)

Contestualmente all’inaugurazione, è stato firmato un accordo di collaborazione che prevede uno scambio scientifico sulle metodologie dello scavo archeologico, sui temi della tutela e della conservazione, nonché su aspetti museologici e di fruizione. Nel corso degli incontri, la delegazione della Campania ha offerto una perfetta sintesi del sistema regionale di innovazione e competenze legate ai beni culturali: la formazione per la conservazione e il restauro con l’università Suor Orsola Benincasa, la ricerca e la tecnologia con l’istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali (IPCB) del CNR, la valorizzazione del patrimonio con il museo Archeologico nazionale di Napoli, i nuovi media per la fruizione e la promozione turistica con la Conform. Grande interesse da parte degli interlocutori cinesi per la piattaforma “Campania Cultura” l’ecosistema digitale che promuove la regione campana e i suoi tesori, grazie all’intervento di Rosanna Romano, direttore generale per le Politiche culturali e il Turismo. Di particolare interesse sono state le riunioni con il Dipartimento dei Beni culturali e archeologici del Sichuan e con il Sichuan Cultural Relics and Archeology Research Institute, le cui rappresentanze erano giunte in Campania lo scorso febbraio.

L’aula magna del museo di Chengdu gremita per l’inaugurazione della mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico”

“La cooperazione con la provincia del Sichuan”, conclude Valeria Fascione, assessore regionale all’Internazionalizzazione e Start up – Innovazione, “è per la Campania un asset strategico che già dal 2007, anno della loro prima visita a Napoli, ci ha mostrato il forte interesse che gli interlocutori politici di Chengdu hanno per il nostro territorio e per il patrimonio culturale e le competenze tecnologiche che esprime. Oltre al museo Archeologico di Napoli che ha un protocollo di collaborazione strutturato con il Dipartimento della Cultura e del Turismo del Sichuan per la sperimentazione di nuove metodologie per la protezione e valorizzazione delle aree archeologiche urbane, anche l’IPCB del CNR ha da anni avviato un Joint Research Centre con l’università del Sichuan. Questa nostra missione ha, pertanto, consolidato un rapporto di preziosa collaborazione e posto le basi per l’organizzazione del 2020 Anno della Cultura e del Turismo Italia-Cina”.

Idea regalo per Natale al parco archeologico di Paestum: regalare l’abbonamento annuale Paestum Mia in promozione a 10 euro

La locandina della promozione “Paestum Mia” al parco archeologico di Paestum

Dodici mesi da vivere a Paestum con l’iniziativa “Paestum Mia”. Il parco archeologico di Paestum propone la sua idea regalo per Natale: il biglietto annuale “Paestum Mia” in promozione a 10 Euro, dall’8 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020. A quattro anni dalla sua introduzione, abbonarsi a Paestum risulta ancora una scelta vincente, vista la mole di opportunità che vengono offerte ai visitatori. Con il biglietto annuale “Paestum Mia”, si vive Paestum 365 giorno all’anno, con la possibilità di partecipare gratuitamente alle tante iniziative in programma ogni giorno al Parco. Il biglietto annuale “Paestum Mia” si può acquistare alle biglietterie del parco, in confezione natalizia, e in prevendita on-line sul sito Vivaticket. Altre agevolazioni sono riservate ai ragazzi dai 18 ai 25 anni e alle famiglie, per i quali il biglietto annuale costa rispettivamente 6 euro e 20 euro.

Il tempio di Athena a Paestum (foto parco archeologico paestum)

“L’anno scorso mi è stato regalato il biglietto annuale famiglia”, racconta un visitatore. “Non nego di non aver compreso subito le potenzialità di questo dono. Nel 2019, siamo tornati a Paestum tantissime volte per partecipare gratuitamente alle iniziative del Parco, ma anche per godere di una semplice passeggiata al tramonto all’ombra dei templi. I miei ragazzi hanno preso parte ai laboratori dedicati ai suoni e alla musica dell’antichità, abbiamo scoperto il dietro le quinte di questo straordinario museo e, in estate, abbiamo assistito a piacevoli concerti durante le aperture straordinarie serali. Cosa dire di più? Regalate a tutti Paestum Mia!”.

La Sala “Mario Napoli” al museo Archeologico nazionale di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Nel 2019 sono stati emessi 1276 abbonamenti, con un incremento di vendita del 175% in più rispetto all’anno precedente. I dati dimostrano la volontà del pubblico di sentirsi parte integrante di una comunità che costruisce lo sviluppo futuro di un intero territorio. “Siamo stati tra i primi istituti italiani a introdurre un abbonamento, puntando sull’accessibilità economica”, dichiara il direttore, Gabriel Zuchtriegel. “Sulla stessa scia, un anno fa, con il supporto del prof. Andrea Rurale, docente del master in Management dei Beni Culturali della Bocconi, abbiamo introdotto il biglietto dinamico che prevede una diversificazione di prezzo legata alle stagioni. Da dicembre a febbraio saremo in bassa stagione e il biglietto costerà solo 6 euro, ma la nostra offerta culturale rimane sempre la stessa. Vi aspettiamo ogni giorno per vivere un’esperienza unica fatta di laboratori, visite guidate, mostre, videomapping, depositi, archeologia circolare e tanto altro”.

Il parco archeologico di Paestum presenta alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico la scoperta del tempietto dorico e lancia il Manifesto dell’Archeologia Circolare: occasione per riflettere nella prassi archeologica, museologica e gestionale

Capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione: sono i frammenti lapidei di un tempio dorico del V sec. a.C. emersi lungo le mura di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

Paestum protagonista a Paestum. Giugno 2019, ricordate? Lungo le mura occidentali di Paestum vengono scoperti alcuni elementi smembrati di un piccolo tempio di V sec. a.C. I frammenti litici di travertino e arenaria attribuibili a un edificio dorico finora sconosciuto (capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione) sono stati recuperati durante le operazioni di pulizia e manutenzione lungo la cinta muraria dove pare fossero stati accumulati nel corso di lavori agricoli in un campo vicino. La straordinaria scoperta del tempietto dorico è stata presentata alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, dando il là per tornare sul tema dell’archeologia “circolare”. La centralità dell’impatto ambientale e sociale nella gestione dei beni archeologici è stata sottolineata dal direttore del parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, anche in occasione della conferenza di apertura della BMTA, durante la quale i partecipanti hanno avuto modo di prendere in visione per la prima volta il “Manifesto dell’archeologia circolare”. Come hanno illustrato i funzionari del Parco, Francesco Uliano Scelza e Giovanna Manzo, il progetto di ricerca, restauro e valorizzazione avviato dopo il rinvenimento del tempietto, rappresenterà un modello per la condivisione in diretta delle indagini, delle attività di recupero, salvaguardia e restauro con il coinvolgimento del pubblico. “Il nostro obiettivo è di raccontare tutta la filiera archeologica, dallo scavo, allo studio e fino al museo ed è per questo che abbiamo deciso di far visitare i depositi tutti i pomeriggi. Speriamo così di sensibilizzare il pubblico sul valore del contesto territoriale degli oggetti e dei monumenti archeologici che diventano occasione di confronto, crescita culturale e sviluppo locale” afferma il direttore Zuchtriegel .

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

Manifesto dell’Archeologia Circolare. Il termine “archeologia circolare” circoscrive un approccio alla ricerca, alla condivisione dei risultati e alla fruizione del patrimonio archeologico che si sta diffondendo negli ultimi anni grazie a una sempre più radicata consapevolezza dell’impatto ambientale e sociale del “fare archeologia”. Così come Gianni Bailo Modesti nel territorio pestano e picentino, altri protagonisti dell’archeologia circolare ante litteram in molte parti d’Italia e del mondo hanno aggiunto una dimensione etica e ambientalista ai valori della Public Archaeology, di cui l’Archeologia circolare rappresenta un’ulteriore evoluzione. L’Archeologia circolare vuole essere un concetto che permette di inserire tali iniziative in un dibattito comune, aperto e costruttivo intorno al ruolo che l’archeologia ha all’interno delle società contemporanee. In particolare, l’Archeologia Circolare si profila come un’occasione di confronto su come la crisi ambientale attuale si possa riflettere nella prassi archeologica, museologica e gestionale. Nel sintetizzare una serie di aspetti cruciali di questo discorso sotto il titolo “Archeologia Circolare”, si vuole dare un contributo all’elaborazione di nuove forme di interazione tra beni archeologici, paesaggi culturali e comunità locali.

Il manifesto dell’Archeologia Circolare presentato a Paestum

Dieci punti per un’archeologia circolare. 1) Circolarità e sostenibilità. Archeologia Circolare è un’operazione culturale complessa, un processo continuo di ricerca-azione-comunicazione. Archeologia Circolare è mostrare le ferite di un oggetto avulso dal suo luogo e sanarla con la consapevolezza della cicatrice. 2) Comunità e contesti sociali. Archeologia Circolare è un processo partecipativo di costruzione di conoscenza e appartenenza basato sul coinvolgimento delle comunità. 3) Valorizzazione e tutela. Archeologia Circolare è un traghettatore tra le rive di antico e contemporaneo nella consapevolezza che il passato si tutela solo vivendolo. 4) Meno eventi e mostre, più esperienza di archeologia “quotidiana”. Archeologia Circolare è un’operazione di verità in quanto affronta le gerarchie passate e presenti nel “fare archeologia”. 5) Partecipazione, trasparenza e fruizione pervasiva. Archeologia Circolare è cittadinanza attiva: condividere i risultati delle ricerche in modo trasparente e aperto e coinvolgere pubblici diversi nel processo decisionale sul destino della ricerca stessa. 6) Innovazione amministrativa e gestionale. Archeologia Circolare è bilancio sociale, qualità, rispetto dell’ambiente al posto di logiche consumistiche. 7) Impatto occupazionale e sociale. Archeologia Circolare è etica del locale per incidere sulla globalizzazione, antichi mestieri, cibi senza involucri di plastica. 8) Accessibilità e inclusione. Archeologia Circolare è un abbraccio inclusivo fatto di accessibilità cognitiva, comunicativa, economica e sociale con linguaggi e codici diversi perché la differenza è ricchezza. 9) Sostenibilità. Archeologia Circolare è preferire il fascino del processo alla certezza della meta e la curiosità che circola nelle vene di una bambina/un bambino a un sapere elitario chiuso in se stesso. 10) Comunicazione e linguaggi. Archeologia Circolare è un’esposizione continua vivente; archeologia quotidiana fatta di persone invece della spettacolarizzazione di mostre eventi che si consumano. Archeologia Circolare è il racconto della “filiera” archeologica al posto di show di colonialismo culturale e capitalismo della conoscenza.

Al via a Paestum la XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico: allo stand del Mann l’anteprima della grande mostra “Thalassa. Meraviglie sommerse del Mediterraneo”, quattrocento reperti riemersi dalle acque che dialogano con tecnologia e ricostruzioni

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

Dodici eventi unici al mondo tutti in una Borsa, 70 tra conferenze e incontri, con la partecipazione di 300 relatori e 100 operatori dell’offerta: al via la XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico che si svolgerà a Paestum, tra Centro Espositivo Savoy Hotel, Basilica, Museo nazionale, Parco archeologico da giovedì 14 a domenica 17 novembre 2019. Promossa e sostenuta da Regione Campania, Città di Capaccio Paestum, Parco Archeologico di Paestum, ideata e organizzata dalla Leader srl con la direzione di Ugo Picarelli, la BMTA si conferma un format di successo, testimoniato dalle prestigiose collaborazioni di organismi internazionali quali UNESCO, UNWTO e ICCROM: per quattro giorni sarà l’occasione di incontro e di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale e al patrimonio per gli addetti ai lavori, per gli operatori turistici e culturali, per i viaggiatori, per gli appassionati, oltre che opportunità di business con il Workshop con i Buyer esteri selezionati dall’ENIT e i Buyer nazionali dell’offerta del turismo culturale ed archeologico.

L’efebo in bronzo, uno dei tesori recuperati dal relitto di Antykithera, oggi conservato al museo Archeologico nazionale di Atene

Parte dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, il viaggio del Mann verso la mostra “Thalassa. Meraviglie sommerse del Mediterraneo”: non è un caso, infatti, che l’esposizione, in programma al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 5 dicembre 2019 al 9 marzo 2020, trovi un primo ed importante momento di divulgazione proprio nell’ambito della prestigiosa manifestazione di Paestum. Dal 14 al 17 novembre 2019 lo stand del Mann racconta al pubblico del Salone, tramite pannelli e video promo, i contenuti, le caratteristiche e le innovazioni tecnologiche che hanno portato alla realizzazione della mostra “Thalassa”: quattrocento reperti, provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed internazionali (tra queste, il museo Archeologico di Atene, che presta circa trenta opere provenienti dal famoso relitto di Antikythera, prima imbarcazione scoperta nel Mediterraneo proprio agli albori del Novecento) tracceranno la natura polisemantica di un Mare nostrum che, già nell’antichità, aveva un profondo valore simbolico, culturale ed economico.

La firma del protocollo d’intesa per la mostra “Thalassa” nel luglio 2018 tra Paolo Giulierini (per il museo Archeologico nazionale di Napoli e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei), Sebastiano Tusa, purtroppo scomparso tragicamente nel marzo 2019 (per l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana – Regione Sicilia) e Salvatore Agizza (per Teichos- servizi e tecnologie per l’archeologia)

“Thalassa non è solo una mostra sul Mediterraneo antico ma è, soprattutto, un esempio di metodo”, spiega il direttore del Museo, Paolo Giulierini, che ha inaugurato lo stand. “Al centro del nostro lavoro ci sono la ricerca scientifica, il sostegno tra enti statali e territoriali, l’apporto delle Università, le professionalità dei giovani archeologi, le azioni innovative di aziende tecnologiche private. Le costellazioni del cosmo celeste dell’Atlante Farnese, simbolo della mostra, non sono dunque solo un riferimento alle rotte nel mondo antico ma, per noi, equivalgono ad una guida verso un nuovo corso. Nelle molte sezioni troverete temi legati al Mediterraneo antico, nelle quali dialogano reperti archeologici riemersi dalle acque, tecnologia, ricostruzioni: dai tesori al commercio, dal mito all’economia, dalla vita di bordo alle ville d’otium fino ai rinvenimenti nelle acque profonde il visitatore potrà avere un quadro aggiornato dello stato dell’arte dell’archeologia subacquea del Meridione. Vi saranno naturalmente anche le nuove scoperte provenienti dall’area portuale di Neapolis. “Thalassa” disegna, nel complesso, rotte culturali tra tanti siti campani, del Meridione e di altri paesi mediterranei. Si tratta di una connessione storica che però deve rafforzare l’idea che il Mare Nostrum sia un ponte e non una separazione. In questo senso vanno intese anche le mostre collaterali, che ci parlano di migranti napoletani e Ischitani fra fine Ottocento e primi del Novecento”.

Una nereide su pistrice proveniente dalla villa romana imperiale sommersa del Pausilypon (Posillipo) di età augustea, sarà esposta in “Thalassa” (foto Mann)

Elmo in bronzo dal relitto della nave romana di Albenga (foto soprintendenza Archeologia della Liguria)

Molteplici, dunque, i filoni tematici che saranno approfonditi dalla mostra “Thalassa”: se un focus ad hoc sarà dedicato all’archeologia subacquea, dagli albori degli studi negli anni Cinquanta del Novecento (tra i primi ritrovamenti, le statue del porto di Baia, le migliaia di lucerne dal porto di Pozzuoli, l’elmo dal relitto di Albenga) alla sperimentazione tecnologica del terzo millennio (grazie a robot e strumentazioni raffinate, è possibile oggi conoscere la ricchezza degli abissi del Tirreno), l’esposizione si connoterà come una vera e propria enciclopedia, per immagini, della vita e della cultura antica dedicata al mare. Indispensabile, per delineare questa summa di significati, l’analisi dei carichi delle imbarcazioni che sono affondate in epoca antica: in “Thalassa”, sarà possibile ammirare raffinati gioielli in oro, pregiate coppe di vetro, parti di statue bronzee ed oggetti della vita di bordo del relitto di Antykithera, così come sezioni di nave ed anfore vinarie del relitto rinvenuto nel 1990 a largo di Punta Licosa.

La dea Lakshmi in avorio proveniente da Pompei di età tiberiana (foto Mann)

Cratere a figure rosse della seconda metà del V sec. a.C. (foto Mann)

Il mare era, dunque, la via per eccellenza dei commerci, la sconfinata distesa d’acqua che veniva solcata da costa a costa o con traversate più lunghe: a questa dimensione sarà legata la presenza, nel percorso di visita, di utensili per la preparazione e conservazione del cibo, anfore per il trasporto di olio, vino e garum, così come di lingotti di piombo che, dalla penisola iberica, raggiungevano Roma, testimoniando la ricchezza dei più importanti mercati delle province romane; eccezionale l’esposizione di lingotti in oricalco, prezioso materiale citato da Platone nei racconti su Atlantide. Eppure il Mediterraneo era, per gli antichi, non soltanto trait d’union, reale e simbolico, tra popolazioni diverse (testimoniano una suggestiva prassi di contaminazione culturale l’applique d’oro del sito protostorico di Vivara, le coppette del II millennio a.C. provenienti dal relitto di Lipari, la dea Lakshmi in avorio proveniente da Pompei), ma base per il sostentamento delle comunità locali: nella sezione dedicata a “Il mare e le sue risorse”, saranno esposti strumenti provenienti da Pompei, Ercolano e dalle acque di Pantelleria, utilizzati per pesca di cetacei, tonno e corallo; su un’anfora saranno leggibili addirittura resti di pesce, forse garum. Naturalmente, il Mare Nostrum sarà anche raccontato attraverso i luoghi dell’otium, grazie alle sculture ritrovate sui fondali della Grotta Azzurra, ninfeo di età romana, così come ai raffinati affreschi provenienti da Pompei, Ercolano e Stabiae.

La mostra “Corto Maltese. Un viaggio straordinario” al Mann

Eppure la mostra “Thalassa” andrà oltre la matrice archeologica, per promuovere un messaggio dall’alto valore culturale e didattico, ben incardinato nella programmazione culturale dell’Archeologico, come sottolinea il direttore Paolo Giulierini: “Il mare è anche avventura, fascino dell’esotico, crocevia di culture: per questo ‘Verso thalassa’ abbiamo ospitato la mostra su Corto Maltese nel quadro del progetto Obvia e questo spiega il calendario di eventi che accompagnerà i giorni iniziali dell’ esposizione. Il mare è, infine, ambiente da tutelare: nel percorso si succedono le fasi antiche e quelle future del Mediterraneo mentre, praticamente a fianco, la mostra -Capire il cambiamento climatico-, realizzata con il National Geographic, ci parla di quanto le plastiche e le altre forme di inquinamento insidino le nostre acque”. Il progetto espositivo di “Thalassa” è nato nel più ampio framework di collaborazione con l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana: questa rete di ricerca è stata resa possibile dall’impegno del prof. Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, scomparso tragicamente nella sciagura aerea di marzo 2019. “Teichos. Servizi e tecnologie per l’archeologia”, ancora, ha promosso l’esposizione, che è stata realizzata anche in sinergia con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei. La mostra ha ottenuto il patrocinio morale di: ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Campania, Comune di Napoli ed Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia).

Paestum: 14mila visitatori nella prima domenica d’autunno a ingresso gratuito, record assoluto di sempre

Record di visitatori al parco archeologico di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Quasi 14mila visitatori in una domenica. È record assoluto per il parco archeologico di Paestum. Questo il risultato registrato alle 19 di domenica 6 ottobre 2019, la prima a ingresso gratuito dell’autunno: per l’esattezza sono stati 13865: un record assoluto nella storia di Paestum che ha superato anche gli 8.812 visitatori della prima domenica di ottobre nel 2017. I tantissimi visitatori che hanno affollato sia il museo che l’area archeologica hanno potuto visitare la mostra “Poseidonia città d’acqua. Archeologia e cambiamenti climatici” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/30/a-paestum-la-mostra-poseidonia-citta-dacqua-archeologia-e-cambiamenti-climatici-che-racconta-i-disastri-ambientali-futuri-scavando-nel-passato-remoto-e-la-storia-del-terri/) che resterà aperta fino al 31 gennaio 2020 e che prevede anche una installazione di video mapping sul tempio di Nettuno a cura dell’artista Alessandra Franco. Inoltre negli scavi si è svolta la seconda tappa del Festival dell’Essere con la direzione artistica di Vittorio Sgarbi. Più che soddisfatto il direttore del Parco Archeologico di Paestum Gabriel Zuchtriegel: “Ringrazio tutto il personale del Parco che è riuscito a fronteggiare e gestire un numero così elevato di visitatori”.

A Paestum la mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici” che racconta i disastri ambientali futuri scavando nel passato remoto. È la storia del territorio di Paestum, la greca Poseidonia, attraverso il rapporto tra gli uomini e l’ambiente, in particolare il mare, anche con reperti inediti

La locandina della mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici” a museo Archeologico nazionale di Paestum dal 4 agosto 2019 al 31 gennaio 2020

Anfore da trasporto (I sec. a.C.- I sec. d.C.) da Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

I templi di Paestum affiorano da un acquitrino, uno specchio d’acqua salmastra melmoso che non lascia spazio alla fantasia e anche all’ottimismo. È l’immagine emblematica scelta per la locandina della mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici”, al museo Archeologico nazionale di Paestum dal 4 ottobre 2019 al 31 gennaio 2020, che gira intorno a una domanda agghiacciante – ma anche stimolante se inquadrata in una prospettiva di speranza e responsabilità: quale sarà il futuro della memoria in un mondo segnato dalle catastrofi ambientali e dai cambiamenti climatici? Ma quell’immagine non è il risultato di un’elaborazione grafica che tenga conto dei dati scientifici a disposizione e della sua proiezione in un futuro neppure tanto lontano. No, quello è un quadro, Ruderi di un mondo che fu…, dipinto da Federico Cortese nel 1882! Come ricorda lo stesso direttore del parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, è stata proprio quell’opera che ha fatto scattare il progetto della mostra, co-finanziata dalla Regione Campania e che comprende anche la realizzazione di vetrine cilindriche che con la loro forma richiamano l’installazione dedicata alla Tomba del Tuffatore di Carlo Alfano. Nel 2018 Zuchtriegel visita la Galleria Nazionale di Roma, diretta da Cristiana Collu (che fa parte anche del comitato scientifico della mostra). “Quando vidi il quadro di Federico Cortese Ruderi di un mondo che fu…, realizzato nel 1892, che mostra i templi di Paestum sott’acqua”, racconta Zuchtriegel, “mi venne in mente uno studio recentemente pubblicato su Nature Communications, nel quale si prospettano danni gravi causati dall’alzamento del livello del mare e dall’erosione di costa in 42 su 49 siti Unesco intorno al Mediterraneo analizzati dagli autori, tra cui Paestum”. Il quadro di Cortese sarà l’unica opera prestata in mostra, mentre gli altri oggetti provengono dalle collezioni di Paestum; in parte si tratta di oggetti mai esposti prima.

L’invito per l’inaugurazione della mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici” al museo di Paestum

Così, unendo archeologi, scienziati, scrittori e artisti contemporanei, la mostra, a cura di Paul Carter, Adriana Rispoli e Gabriel Zuchtriegel, racconterà la storia del territorio di Paestum, la greca Poseidonia, attraverso il rapporto tra gli uomini e l’ambiente, in particolare il mare. Fondamentali per l’elaborazione del tema della mostra saranno le proiezioni sui cambiamenti climatici e ambientali che potrebbero investire la Piana del Sele nei prossimi 100 anni, elaborate dal Centro di Studi sui Cambiamenti Climatici nel Mediterraneo. Inoltre, in questi giorni si sono svolte con successo le prove tecniche per il video-mapping sul Tempio di Nettuno dell’artista napoletana Alessandra Franco che andrà in scena nell’ambito della mostra. Archeologia, arte e scienza: tutti uniti nel tentativo di sensibilizzare il pubblico su di un tema cruciale. Quindi, venerdì 4 ottobre 2019, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Paestum, ci sarà l’inaugurazione della mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici”. Seguirà, alle 20.30, “Metamorfosi” di Alessandra Franco: videoinstallazione sul tempio di Nettuno.

Plastica e rifiuti che inquinano il mare (foto parco archeologico Paestum)

Piatto da pesce (IV sec. a.C.) da Paestum (foto parco archeologico Paestum)

“Dopo le previsioni preoccupanti pubblicate da parte di scienziati di tutto il mondo, è la prima mostra che integra il discorso sui cambiamenti climatici con una prospettiva storica e archeologica”, spiegano i curatori Zuchtriegel e Carter, autore di Turbulence: Climate Change and the Design of Complexity, “l’obiettivo è di attirare l’attenzione su una storia caratterizzata dall’espansione imperialistica, dall’asservimento coloniale, da sostanziali e insostenibili cambiamenti ambientali e, soprattutto, dalla capacità delle società umane di comprendere cambiamenti imprevisti, adattarsi e ricostruirsi. Vogliamo mostrare la rilevanza del passato per il futuro: la nostra responsabilità come custodi del patrimonio culturale è la costante reinterpretazione delle realizzazioni passate alla luce di ciò che conosciamo e di cui facciamo esperienza nel presente”.

La scrittrice Andrea Marcolongo (da http://www.toscanalibri.it)

Tra i protagonisti del progetto e del corposo catalogo, oltre a archeologi, storici e scienziati, c’è anche Andrea Marcolongo, autrice di Una lingua geniale: 9 ragioni per amare il greco e La misura eroica (qui nel video di Tg2000 vediamo l’intervista di Pierluigi Vito alla scrittrice Andrea Marcolongo). Nel suo contributo la scrittrice evidenzia le ragioni per le quali Poseidonia, la città di Poseidone, dio del mare, è un luogo speciale per affrontare la storia del clima e dell’ambiente: “Prima ancora di essere associato agli oceani, Poseidone era il dio chiamato da Omero ed Esiodo gaiéochos, ‘colui che feconda la terra’, oppure ennosìgaion, ‘colui che la stessa terra scuote con i terremoti’. Ecco il primo dei paradossi – saranno moltissimi, tutti affascinanti – che s’incontrano ripercorrendo a ritroso la storia della divinità che diede il nome alla città di Poseidonia, fondata da coloni greci giunti in nave da Sibari intorno al 600 a.C.”.

Paestum lancia una raccolta fondi con l’Artbonus per riportare alla luce il tempio dorico individuato all’inizio dell’estate: lungo le mura emersi alcuni frammenti di un edificio sacro del V sec. a.C.

Capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione: sono i frammenti lapidei di un tempio dorico del V sec. a.C. emersi lungo le mura di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Paestum lancia una raccolta fondi per riportare il tempio dorico individuato all’inizio dell’estate. Cos’era successo? Giugno 2019: lungo le mura occidentali di Paestum vengono scoperti alcuni elementi smembrati di un piccolo tempio di V sec. a.C. “I frammenti litici di travertino e arenaria attribuibili a un edificio dorico finora sconosciuto (capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione)”, spiegano al parco archeologico di Paestum, “furono recuperati durante le operazioni di pulizia e manutenzione lungo la cinta muraria dove pare fossero stati accumulati nel corso di lavori agricoli in un campo vicino. Attualmente sono esposti in maniera preliminare nel museo Archeologico di Paestum dove vengono restaurati “in vetrina”, ovvero sotto gli occhi del pubblico”. Indagare archeologicamente l’area del ritrovamento, in parte di proprietà privata, sarebbe ovviamente importante. Ma c’è un problema: l’operazione, sulla base di una stima dei funzionari del Parco, comporterebbe un costo di circa 190mila euro. E non è l’unico problema. In attesa di trovare il modo di avviare la ricerca archeologica, i resti del tempio, che ancora si potrebbero trovare nel sottosuolo, rischiano di essere ulteriormente danneggiati dai lavori agricoli. “Attualmente il campo, dove si ipotizza potesse sorgere l’edificio”, spiega il direttore del parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, “è adibito alla coltivazione di mais; dopo la raccolta l’area potrebbe essere di nuovo soggetta a arature con mezzi meccanici, con conseguenze potenzialmente disastrose per le testimonianze archeologiche”. Per tutte queste ragioni il Parco Archeologico di Paestum ha avviato un progetto in collaborazione con la soprintendenza di Salerno e Avellino, diretta da Francesca Casule, per indagare e tutelare l’ipotetico tempio presso le mura, lanciando una raccolta fondi sul portale Artbonus (per info http://www.museopaestum.beniculturali.it/il-quarto-tempio-di-poseidonia/ ).

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

La speranza, come racconta Zuchtriegel, è quella di trovare i fondi necessari per portare alla luce ulteriori evidenze di quello che è stato definito un gioiello dell’architettura dorica del primo periodo classico di Paestum. Un piccolo tempio che potrebbe aver fatto parte di un santuario dedicato a una divinità femminile, forse Hera, dal momento che nelle vicinanze, negli anni ’50, fu scavata una stipe con terrecotte e ceramiche di fine VI sec. – prima metà V sec. a.C. Per avere maggiori elementi, gli archeologi sperano nella realizzazione del progetto d’indagine varato da Parco e Soprintendenza. “Ogni contributo, piccolo e grande, ci aiuta”, sottolinea il direttore. Nell’ottica di rinforzare la collaborazione tra pubblico e privato, nella serata del 23 settembre, il Parco Archeologico ha ospitato nelle sale del museo i maggiori sostenitori del sito UNESCO nell’ambito dell’iniziativa “Ceci n’est pas un dîner”, durante la quale c’è stato un momento di confronto e convivialità tra il gruppo di lavoro di Paestum e i mecenati che hanno finanziato precedenti progetti del Parco. Durante la serata, Zuchtriegel ha illustrato i ritrovamenti recenti.

Il Parco Archeologico di Paestum, con più di 300mila Euro di donazioni raccolte negli ultimi quattro anni, ovvero dall’entrata in vigore della legge Artbonus che favorisce erogazioni liberali nel campo dei beni culturali sotto il profilo fiscale, si annovera tra le realtà più dinamiche nell’Italia del Sud. Tra le imprese che hanno maggiormente contributo ai progetti di restauro e ricerca promossi dal sito di Paestum, sono D’Amico D&D Italia S.p.A., Antonio Amato Salerno – Pastificio Di Martino Gaetano & F.lli S.p.A, Azienda Agricola Antonio Palmieri, Caseificio Barlotti, Savoy Beach Hotel, Sorrento Sapori e Tradizioni S.r.l., Giordano Attilio s.r.l., Associazione Amici di Paestum e LSDM/Le strade della mozzarella. Come è emerso durante l’incontro con i sostenitori nel Museo, uno dei motivi principali per l’impegno a favore del patrimonio archeologico di Paestum, sarebbe la volontà di contribuire a un rilancio d’immagine e a uno sviluppo culturale ed economico del proprio territorio.

Paestum. In attesa della mostra “Poseidonia città d’acqua” apertura straordinaria serale, visite guidate, laboratori, slowfood, depositi aperti al pubblico per le Giornate europee del Patrimonio

La locandina per le Giornate europee del Patrimonio al parco archeologico di Paestum

L’evento clou è in calendario il prossimo venerdì 4 ottobre 2019 con la vernice della mostra “Poseidonia città d’acqua. Archeologia e cambiamenti climatici” al museo Archeologico nazionale di Paestum, e con una installazione di video-mapping sul tempio di Nettuno. Ma il parco archeologico di Paestum non poteva lasciare passare in silenzio le Giornate europee del Patrimonio del 21 e 22 settembre 2019, per le quali sono previsti diversi eventi: apertura straordinaria serale, visite guidate, laboratori, depositi e molto altro ancora. Vediamoli meglio in dettaglio.

“Paestum per tutti – Architetture senza barriere”: la locandina delle visite guidate

Il museo dietro le quinte: a Paestum depositi aperti al pubblico

Sabato 21 settembre 2019 il museo Archeologico nazionale di Paestum rimane aperto dalle 8.30 fino alle 22.30 (chiusura biglietteria 21.50), e l’area archeologica dalle 8.30 fino alle 22.30 (chiusura biglietteria 21.50); dalle 19.30 la visita all’area si limita esclusivamente al Santuario Meridionale (Tempio di Nettuno e Basilica). Dalle 19 costo del biglietto per museo e area archeologica: 1 euro. Alle 9.30, 11.30, 15, 16 e 17, visite guidate ai “tesori nascosti” nei sotterranei del Museo: un’occasione unica per accedere ai depositi, dove sono conservate opere mai esposte: un dietro le quinte di un grande museo archeologico con restauratori, archeologi e tecnici al lavoro. Per ogni visita è prevista la partecipazione di massimo 25 persone; l’appuntamento è alla biglietteria del Museo. La prenotazione può essere effettuata al numero 0828 811023 o via mail all’indirizzo: pae.fruizione@beniculturali.it Costo biglietto per la visita ai depositi: 1 euro da aggiungere al costo del biglietto di ingresso al Parco. Alle 10 e alle 16 “Paestum per tutti – Architetture senza barriere”: gli assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza del parco archeologico di Paestum guideranno gratuitamente i visitatori, attraverso un percorso senza barriere architettoniche, nell’area del Santuario Meridionale. Si accederà all’interno dei templi meglio conservati al mondo e si avrà la possibilità di ammirare la città antica e il paesaggio circostante da una prospettiva molto più suggestiva. Grazie al percorso senza barriere si potrà accedere anche all’interno della cosiddetta Basilica, il tempio più antico di Paestum. L’iniziativa è inclusa nel biglietto di ingresso al Parco, nel biglietto annuale Paestum Mia e nella card Adotta un blocco. L’appuntamento è alla biglietteria di Porta Principale, di fronte al Tempio di Nettuno. Alle 11 nel Museo “Paestum Viva”, laboratorio gratuito dedicato ai suoni e alle musiche dell’antichità. Un incontro di un’ora dove bambini e ragazzi possono sperimentare gli strumenti della natura e della preistoria, dalle pietre sonore fino alla mitica cithara greca. L’iniziativa è inclusa nel biglietto di ingresso al Parco, nel biglietto annuale Paestum Mia e nella card Adotta un blocco. Il laboratorio si ripete dal giovedì alla domenica alle 11 presso il Museo.

I depositi del museo Archeologico nazionale di Paestum aperti al pubblico (foto parco archeologico di Paestum)

Accordo tra il parco archeologico di Paestum e Slow Food per i Laboratori del Gusto

Domenica 22 settembre 2019, museo e area archeologica aperti dalle 8.30 fino alle 19.30 (chiusura biglietteria 18.50). Alle 9.30, 11.30, 15, 16 e 17 visite guidate ai “tesori nascosti” nei sotterranei del Museo: un’occasione unica per accedere ai depositi, dove sono conservate opere mai esposte: un dietro le quinte di un grande museo archeologico con restauratori, archeologi e tecnici al lavoro. Per ogni visita è prevista la partecipazione di massimo 25 persone; l’appuntamento è alla biglietteria del Museo. La prenotazione può essere effettuata al numero 0828811023 o via mail all’indirizzo: pae.fruizione@beniculturali.it Costo biglietto per visita ai depositi: 1 euro da aggiungere al costo del biglietto di ingresso al Parco. Alle 10 e alle 16 “Paestum per tutti – Architetture senza barriere”: gli assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza del parco archeologico di Paestum guideranno gratuitamente i visitatori, attraverso un percorso senza barriere architettoniche, nell’area del Santuario Meridionale. Si accederà all’interno dei templi meglio conservati al mondo e si avrà la possibilità di ammirare la città antica e il paesaggio circostante da una prospettiva molto più suggestiva. Grazie al percorso senza barriere si potrà accedere anche all’interno della cd. Basilica, il tempio più antico di Paestum. L’iniziativa è inclusa nel biglietto di ingresso al Parco, nel biglietto annuale Paestum Mia e nella card Adotta un blocco. L’appuntamento è alla biglietteria di Porta Principale, di fronte al Tempio di Nettuno. Alle 10 e alle 11.30 Laboratori del Gusto con Slow Food Cilento dedicati “Alla ricerca degli ortaggi dimenticati”. Parteciperanno all’incontro tre appassionati ricercatori della memoria gastronomica tradizionale del territorio cilentano. Salvatore Gasparro da Monte San Giacomo, Angelo Campagna da Controne e Carmela Baglivi cuoca cilentana. La partecipazione è prevista per gruppi per un massimo di 20 partecipanti. Prenotazione obbligatoria entro le 12 di sabato 21 settembre. Costo del laboratorio: 3 euro che ogni partecipante dovrà aggiungere al biglietto d’ingresso al Museo e all’area archeologica o al biglietto annuale PaestumMia. Info e prenotazioni: info@slowfoodcilento.it, tel. 3394758553. I laboratori del Gusto si terranno ogni quarta domenica del mese. Alle 11 nel Museo “Paestum Viva”, laboratori gratuiti dedicato ai suoni e alle musiche dell’antichità. Un incontro di un’ora dove bambini e ragazzi possono sperimentare gli strumenti della natura e della preistoria, dalle pietre sonore fino alla mitica cithara greca. Il laboratorio si ripete dal giovedì alla domenica alle 11 presso il Museo.