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Il museo Archeologico nazionale di Napoli lancia la seconda edizione di archeocineMANN in streaming gratuito dal 2 al 5 dicembre, e on demand dal 6 al 10. Film e interviste per capire tutto sul nostro passato più antico. Al termine il “Premio MANN” e il “Premio Scuole”

L’emergenza sanitaria non ferma la seconda edizione di archeocineMANN, il festival internazionale del cinema di Archeologia, Arte e Ambiente, organizzato da museo Archeologico nazionale di Napoli in collaborazione con Archeologia Viva/Firenze Archeofilm. L’appuntamento si rinnova online, per non perdere la preziosa occasione di far dialogare arti solo apparentemente diverse: da mercoledì 2 a domenica 5 dicembre 2020 archeocineMANN arriva in streaming (con accesso gratuito). Con un semplice click (necessario registrarsi sul portale www.streamcult.it) si potrà assistere, senza barriere spazio-temporali, al meglio della produzione cinematografica dedicata a momenti e civiltà del passato che hanno fatto la storia. La definizione del programma di archeocineMANN, così come l’organizzazione dell’infrastruttura informatica e delle riprese, sono a cura dei Servizi Educativi del Museo (Lucia Emilio, responsabile, con Elisa Napolitano ed Antonio Sacco) insieme ad Archeologia Viva, Firenze Archeofilm. Il supporto tecnico è di Fine Art Produzioni.

Dietro le quinte: le riprese per il docu-film “Agalma” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

“Il Mann come un portale dell’archeologia internazionale”, commenta il direttore dell’Archeologico, Paolo Giulierini. “Da Olimpia a Canne, dall’Egitto delle Piramidi alla Arles dei  Gladiatori, da Stonehenge al Perù, dai draghi del Medioevo alle ultime ore di Pompei: il museo Archeologico di Napoli vi invita a un viaggio nel tempo e nello spazio partendo dai nostri capolavori. Avevamo immaginato la seconda edizione di archeocineMANN come una festa nel nuovo auditorium. Abbiamo deciso di confermare le date annunciate e diffondere il grande cinema archeologico internazionale in streaming gratuito, perché crediamo nell’importante valenza culturale di questo appuntamento organizzato con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm. E lo facciamo anche con un particolare impegno per la didattica a distanza, offrendo materiali di altissima qualità che possono essere di supporto agli insegnanti e sicuramente affascineranno spettatori di ogni età. Tra il Mann e il cinema, come è noto, il rapporto è strettissimo: nelle nostre sale sono stati girati film celebri (da ‘Cadaveri eccellenti’ a ‘Napoli velata’), videoclip d’autore, documentari, ma non solo. Il Museo è anche produttore di audiovisivi per il web, a partire dal progetto Obvia e dall’incontro con il mondo dell’animazione napoletana, fino a opere per il grande schermo, dai corti ‘Antico Presente’  ad ‘Agalma’, che ci ha portato all’ultimo Festival di Venezia. La nostra proposta è, quindi, quella di scoprire sempre più il cinema archeologico, che affida la divulgazione scientifica alla forza dell’immagine e alla suggestione del racconto. Vi aspettiamo numerosi nella nostra sala virtuale”.

“Al Mann presentiamo le migliori opere cinematografiche prodotte di recente a livello mondiale e ancora mai proposte al grande pubblico”, dice Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. “Sono opere che documentano le ricerche più aggiornate sul rapporto fra l’uomo e il pianeta dalle origini della specie fino alle civiltà storiche. Si tratta di un rapporto molto controverso, soprattutto quando si parla di coabitazione e condivisone delle risorse, che dobbiamo tenere ben presente, perché può insegnarci tante cose utili in questa fase critica per tutta l’umanità, apparentemente disorientata riguardo a un futuro che si annuncia preoccupante. Ancora una volta non possiamo capire dove vogliamo andare se non sappiamo chi siamo e da dove veniamo”.

Frame del film “Olimpia, alle origini dei Giochi” di Olivier Lemaitre
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Frame del film “Mesopotamia in memoria” di Alberto Castellani

Tante le anteprime che accompagneranno il pubblico a spasso nel tempo, viaggiando alla volta dei luoghi più remoti del pianeta: si potrà entrare, così, nei cunicoli della Piramide di Cheope, dove una missione internazionale condurrà gli spettatori alla scoperta di una nuova misteriosa cavità; ancora, nel documentario ‘Apud Cannas’, in animazione su base 3D, saranno svelati gli aspetti inediti della celebre Battaglia di Canne. La storia millenaria della città di Olimpia starà tutta nel film girato laddove nacquero i più prestigiosi giochi dell’antichità, che ancora portano il nome di quel luogo famoso: le Olimpiadi, appunto. È invece di un italiano, Alberto Castellani, ‘Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato. La stagione dei grandi imperi’: nel documentario, l’indagine archeologica si accompagnerà all’analisi dell’attuale stato dei siti iracheni, dopo i danni operati dall’Isis (e non solo).

Frame del film “Stonehenge. Un grande cimitero” di Nick Gillam-Smith
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Frame del film “Le ultime ore di Pompei” di Pierre Stine

Spazio, poi, al Medioevo, “rivisto e corretto” con grande ironia, nel film che vede nei panni di Matilde di Canossa l’ex “turista per caso” Syusy Blady (alias Maurizia Giusti). E ancora, lontano dalle fantasiose narrazioni hollywoodiane, ecco il (vero) mondo dei gladiatori, in un’anticipazione ideale della grande mostra che il Mann ospiterà nel marzo 2021. Non mancheranno novità sul sito megalitico più famoso di tutti i tempi, Stonehenge, identificato dal team dell’archeologo Mike Parker Pearson con un grande cimitero, così come un focus sulle ultime ore di Pompei, attraverso le scoperte recenti di un’equipe di studiosi francesi. Per gli appassionati di folclore e tradizioni millenarie, spazio di approfondimento su draghi e mostri nell’immaginario dei popoli del passato; da non perdere, infine, il film capolavoro dedicato alla grande capitale achemenide Persepoli.

La locandina del film documentario “Agalma” di Doriana Monaco

Arricchiranno il programma le più apprezzate produzioni cinematografiche del Mann: sarà possibile vedere il documentario ‘Agalma’ della giovane regista Doriana Monaco, che racconta, con le voci di Fabrizio Gifuni e Sonia Bergamasco, la vita “dietro le quinte” del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il film, selezionato per la 17esima edizione delle Giornate degli Autori di Venezia 77, è stato prodotto da Antonella Di Nocera (Parallelo 41 produzioni) e Lorenzo Cioffi (Ladoc) con il Mann. Ancora, in streaming, saranno presentati i cortometraggi de “La genesi del MANN. Un viaggio con il Cartastorie in quattro video” e il trailer del documentario “Thalassa. Il racconto”.

Pierfrancesco Callieri co-direttore a Tol-e Ajori (Persepoli, Iran) con Alireza Askari Chaverdi

Non solo film, ma anche racconti ed esperienze vissute: gli spettatori virtuali avranno l’opportunità di conoscere da vicino i grandi nomi della ricerca e divulgazione archeologica con interviste a Patrizia Piacentini (egittologa, direttrice della Missione di scavo ad Assuan), Pierfrancesco Callieri (direttore degli scavi italiani a Persepoli), Giuliano Volpe (archeologo e scrittore), Syusy Blady (attrice e conduttrice televisiva).

Frame del film “Apud Cannas” di Francesco Gabellone

Dopo la conclusione dello streaming e l’assegnazione del “Premio MANN” al film scelto dalla giuria di esperti della rassegna, archeocineMANN continuerà on demand dal 6 al 10 dicembre 2020: un’occasione importante, rivolta anche a professori e studenti per intrecciare contenuti e temi, tra archeologia, arte e cinema. Il Festival si proporrà, così, come una vera e propria “piattaforma” di approfondimento per le scuole superiori: il MANN metterà a disposizione gratuitamente  i film, tra cui quattro anteprime nazionali, corti, interviste e contenuti extra. Anche quest’anno, in collaborazione con l’Associazione Moby Dick, sarà assegnato il “Premio Scuole” al miglior film, selezionato da una giuria composta da oltre 200 allievi degli istituti superiori napoletani.​

All’anfiteatro romano di Roselle (Grosseto) week end con l’ArcheoFilmFestival – Premio “O. Fioravanti”: cinema archeologico e incontri con i protagonisti dell’archeologia

L’anfiteatro romano di Roselle (Gr) ospita la prima edizione del Roselle ArcheoFilmFestival

La locandina di Roselle ArcheoFilmFestival

Notti archeologiche nell’anfiteatro romano di Roselle (Grosseto), dal 5 al 7 luglio 2019, per la prima edizione di Roselle ArcheoFilmFestival – Premio “O. Fioravanti”, evento organizzato da Comune di Grosseto, ArcheologiaViva – Giunti Editore, Firenze Archeofilm, Polo museale della Toscana, area archeologica nazionale di Roselle, M’Arte Associazione. In programma cinque film selezionati da Dario Di Blasi dall’archivio cinematografico di Firenze Archeofilm, e tre incontri con protagonisti dell’archeologia condotti da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Si inizia sempre alle 21.15, l’ingresso è libero e gratuito, e ogni sera brindisi finale offerto da La Selva. In caso di pioggia le proiezioni si terranno nella sala della Pro Loco di Roselle. Questi i temi scelti per la prima edizione. Per gli amanti dell’Egitto, si potrà conoscere da vicino il vero volto di Tutankhamon (ignaro faraone-bambino o spietato signore della guerra?). Per il mondo romano si entrerà in un altro anfiteatro, quello francese di Arles, dove combattevano i Gladiatori raccontati qui in una versione ben più attendibile delle fantastiche interpretazioni hollywoodiane. E poi l’origine dei Giochi olimpici a Olimpia, santuario religioso e sito sportivo per quasi mille anni; la realtà storica di Tirreno e Adriatico tra Focesi, Fenici ed Etruschi; la vicenda del misterioso vulcano responsabile di un catastrofico cambiamento climatico nel Medioevo.

Particolare del sarcofago del faraone Tutankhamon

Maria Angela Turchetti, direttore dell’area archeologica di Roselle

Si inizia venerdì 5 luglio 2019 con il film “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto… Segue l’incontro/dibattito con Maria Angela Turchetti, direttore area archeologica nazionale di Roselle. Chiude il film “Gladiatori, il ritorno / Gladiateurs, le retour” di Emmanuel Besnard, Gilles Rof (Francia 2016, 26’). Oltre quindici secoli dopo la loro scomparsa, i gladiatori sono tornati nell’anfiteatro di Arles in Francia, con combattimenti e corsi di formazione. Promotore di questo ritorno è l’esperto di arti marziali Brice Lopez, che da vent’anni dedica la sua vita a ricostruire meticolosamente le regole e il contesto di queste antiche battaglie. Con il suo team offre ai ricercatori e al pubblico una nuova visione, lontana dalle fantasiose versioni hollywoodiane, di quello che è stato il primo grande spettacolo nella storia dell’umanità.

Una scena del film “Olimpia. Le origini dei Giochi” di Olivier Lemaitre

Simona Rafanelli, direttore del museo Archeologico di Vetulonia

La serata di sabato 6 luglio 2019 apre con il film “Olimpia, alle origini dei Giochi / Olympie, aux origines des Jeux” di Olivier Lemaitre (Francia, 52’). Sia santuario religioso che sito sportivo, Olimpia fu, per quasi mille anni, sede dei giochi più prestigiosi dell’antica Grecia. Gli archeologi hanno indagato gran parte del sito e hanno rinvenuto grandi quantità di ceramiche dipinte che rappresentano gli atleti. Ma queste scene sono una rappresentazione accurata della realtà? Utilizzando ricostruzioni e immagini tridimensionali, il documentario riporta in vita le meraviglie passate di Olimpia e immerge lo spettatore nel cuore dei celebri Giochi. Segue l’incontro/dibattito con Simona Rafanelli, direttore museo civico Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia. Chiude il film “I confini del mare Tirreno e Adriatico diviso tra Etruschi, Fenici e Focesi” di Maurizia Giusti (Syusy Blady) (Italia, 36’). Il Mediterraneo, prima di diventare il Mare Nostrum dei Romani, cinque secoli prima di Cristo era diviso tra diverse popolazioni che se ne contendevano il controllo, strategico per i commerci e per il dominio sul mondo occidentale. Segnò questa spartizione la grande battaglia navale di Aleria o Alalia in Corsica, dove si scontrarono Fenici, Etruschi e Focesi.

“Le mystérieux volcan du Moyen-Âge / Il misterioso vulcano del Medioevio” di Pascal Guérin

Carlo Citter dell’università di Siena

Terza e ultima serata domenica 7 luglio 2019. Si comincia con il film “Il misterioso vulcano del Medioevo / Le mystérieux volcan du Moyen-Âge” di Pascal Guérin (Francia, 52’). Il film mette in primo piano il lavoro minuzioso di ricerca, perseveranza, collaborazione e intuizione, degli scienziati che hanno dedicato tanti anni alla ricerca di questo misterioso vulcano. Questa scoperta sarebbe fondamentale per comprendere come le eruzioni vulcaniche, hanno trasformato il clima del pianeta e gli ecosistemi in cui viveva la società… Quindi l’ultimo incontro/dibattito. Interviene Carlo Citter, docente Archeologia medievale all’università di Siena. Si passa quindi alla cerimonia di assegnazione del Premio “Olivo Fioravanti – Roselle 2019” al film più votato dal pubblico e del Premio “Progetto Roselle” della giuria scientifica presieduta da Andrea Zifferero (università di Siena), e composta da Maria Angela Turchetti (Polo museale della Toscana), Matteo Milletti (SABAP-SI), Mariagrazia Celuzza (MAAM Grosseto), Luca Passalacqua (università di Siena); Elisa Papi, Mirko Marconcini, Giulia Reconditi, Valerj Del Segato (università di Siena, team di scavo). Alla cerimonia interviene Stefano Casciu, direttore del Polo museale della Toscana.

“Benvenuta, Universiade!”: Napoli torna a essere olimpica, e il Mann (dove dormirà la Torcia delle Universiadi) partecipa con la mostra “Paideia. Giovani e sport nell’antichità” con reperti ‘invisibili’ da tempo, dai vasi figurati ai mosaici. Alla vernice spettacolo dell’ambassador Patrizio Oliva

Il logo di Napoli 2019, 30.ma universiade estiva: dal 3 al 14 luglio 2019

L’iscrizione rinvenuta in via Duomo a Napoli durante i lavori della metropolitana con riferimenti ai giochi Isolimpici (foto Roma Consorzio)

“Benvenuta, Universiade!”. Napoli per gran parte del mese di luglio 2019 sarà una “novella Olimpia”: Napoli 2019 – 30.ma universiade estiva. E non sembra una scelta fuori luogo. Proprio Napoli (Neapolis), unica città d’Occidente, la città più greca dell’Occidente, ebbe il privilegio di essere assunta a città olimpica e celebrare i giochi olimpici in onore di Roma e di Augusto, quando questi erano vietati in Occidente. I giochi Isolimpici (cioè equiparati a quelli che si svolgevano a Olimpia, a cadenza quinquennale) o Italikà Romaia Sebastà Isolympia, furono istituiti a Napoli presumibilmente nel 2 d.C. in onore dell’imperatore Augusto, come ringraziamento per essere accorso in aiuto della città dopo un terremoto. L’unica differenza, rispetto a Olimpia, è che nei giochi napoletani erano previste anche gare di recitazione e di canto. Proprio da un’iscrizione scoperta recentemente a Napoli, in occasione dei lavori in via Duomo per la metropolitana, sappiamo che le specialità atletiche comprendevano lo stadio (200 m), il diaulo (400 m), il dolico (da 1,5 a 5 chilometri), l’oplitodromia o corsa armata, l’apobates (salto e risalita armati da un carro in corsa), il pentathlon (corsa, salto in lungo, giavellotto, disco, lotta), la lotta, il pugilato e il pancrazio (misto di lotta e pugilato).

La locandina della mostra “Paideia. Giovani e sport nell’antichità”, al Mann dal 1° luglio al 4 novembre 2019

E il museo Archeologico nazionale di Napoli, testimonianza tangibile – con le sue preziose collezioni – della cultura classica che permea il mito di Olimpia, non poteva non partecipare al grande evento che porterà nel capoluogo partenopeo la miglior gioventù del mondo. Sappiamo infatti come l’attività sportiva nella cultura classica fosse sinonimo di “aretè”, della virtù da spendere nella vita e, soprattutto, nell’ambito militare: dopo 2500 anni lo sport è, forse più di ieri, un modo per sviluppare valori e condividerli con gli altri. In questo senso il Mann entrerà a far parte della programmazione culturale dell’Universiade Napoli 2019 grazie all’esposizione “Paideia. Giovani e sport nell’antichità”, in programma dal 1° luglio 2019 – vernissage alle 17 – sino al 4 novembre 2019: nella Sala dei Tirannicidi saranno presentati al pubblico venticinque reperti, provenienti, in particolare, dai ricchissimi depositi del Museo e non esposti da oltre vent’anni, insieme ad alcune opere del Getty Museum di Los Angeles. E per vivere a pieno il legame tra sport e cultura, visitando le collezioni museali e l’esposizione “Paideia”, dal 1° al 20 luglio 2019 il museo Archeologico nazionale di Napoli garantirà ingresso gratuito agli accreditati (delegati, atleti, giornalisti) e volontari Universiade; i possessori di un ticket della manifestazione avranno accesso al Mann a un costo simbolico di 2 euro.

La statua del Diadumenos di Napoli Antica (I sec. d.C.) nella mostra “Paideia” al Mann (foto Mann)

Lunedì 1° luglio 2019, alle 17, al museo Archeologico nazionale di Napoli sarà inaugurata la mostra “Paideia. Giovani e sport nell’antichità”, alla presenza del commissario dell’Universiade Napoli 2019. Ad accogliere Gianluca Basile ci sarà, naturalmente, il direttore del Museo, Paolo Giulierini, che conferma il gemellaggio simbolico con la manifestazione sportiva internazionale: “Benvenuta Universiade! Il museo Archeologico nazionale si appresta a vivere da protagonista un evento indimenticabile per Napoli e per l’Italia”, dichiara Giulierini. “Negli ultimi mesi abbiamo lavorato in grande sinergia con l’organizzazione di Napoli 2019-Summer Universiade e con la Regione Campania, e oggi siamo orgogliosi ed emozionati: custodiremo la fiaccola, qui nel cuore della città che fu dei giochi Isolimpici, dove da sempre lo sport fa parte della vita. E apriremo le nostre porte ai giovani atleti di 170 paesi, certi che si sentiranno a casa. In omaggio ai valori dell’Universiade abbiamo pensato a ‘Paideia’, una mostra preziosa, con reperti ‘invisibili’ da tempo, dai vasi figurati ai mosaici, e prestiti importanti. Ma come è noto sono tante le testimonianze dello sport nell’antichità nelle nostre collezioni che a luglio si arricchiranno con la “Magna Grecia”. Vi aspettiamo, il mondo è invitato”.

Vaso attico a figure nere (VI sec. a.C.) con soggetto sportivo nella mostra “Paideia” al Mann (foto Mann)

Tra i reperti inseriti nella mostra vi saranno anfore panatenaiche (nell’antica Grecia erano offerte come premio ai vincitori delle gare e, generalmente, contenevano olio), vasi con raffigurazioni delle diverse discipline sportive, affreschi delle città vesuviane con rappresentazioni di lotte e corse con bighe, sculture in marmo di atleti ed iscrizioni provenienti da Napoli antica. Disseminati all’interno del Museo ed in dialogo con i capolavori delle collezioni permanenti, vi saranno dei pannelli che approfondiranno alcune tematiche legate allo sport nell’antichità: il ruolo sociale dell’atleta, le discipline più praticate (tra queste, lotta e pugilato, corsa con fiaccole tipica della Napoli antica, corsa con cani, atletica), il mondo femminile nello sport (le donne, solitamente, gareggiavano nell’ambito di cerimonie religiose ed in santuari dedicati alle divinità femminili).

Lo spettacolo “Patrizio Vs Oliva” con Rossella Pugliese e Patrizio Oliva (foto Salvatore Pastore)

Si ricollegherà alla tradizione mitologica classica e, in particolare, alla figura sacra di Ananke (per i Greci era la Dea pre-olimpica del Fato), lo spettacolo “Patrizio VS Oliva”, che sarà in calendario il 1° luglio, alle 18, al museo Archeologico nazionale in occasione del vernissage di “Paideia”: il famoso campione olimpico e mondiale di pugilato, Ambassador dell’Universiade, sarà in scena con Rossella Pugliese per raccontare la bellezza e la complessità del ring della vita; la pièce, tratta dalla biografia “Sparviero – la mia storia” di Patrizio e Fabio Rocco Oliva, avrà la regia di Alfonso Postiglione.

Il presidente del Cusi Lorenzo Lentini e il governatore della Campania Vincenzo De Luca presentano la Fiaccola delle Universiadi 2019

Momento simbolico del gemellaggio con la grande manifestazione sportiva internazionale, sarà infine il passaggio al Mann della Torcia dell’Universiade: la Torcia, icona di pace, unione e fratellanza, giungerà al museo Archeologico nazionale nella serata di martedì 2 luglio 2019, per “dormire” (è questo il termine utilizzato, quasi per indicare la personificazione ed il valore affettivo della fiaccola) al Mann dopo un lungo viaggio nella penisola, le cui tappe emblematiche sono state la partenza torinese e la benedizione in piazza San Pietro da parte di Papa Francesco.

Chi è sepolto nel tumulo monumentale di Anfipoli in Grecia settentrionale? Alessandro Magno? La madre Olimpia? La moglie Roxane? Gli indizi portano alla famiglia reale macedone, ma solo lo studio di uno scheletro trovato in fondo alla tomba svelerà il mistero

Il grande tumulo di Kasta vicino ad Anfipoli nella Grecia settentrionale

Il grande tumulo di Kasta vicino ad Anfipoli nella Grecia settentrionale

Il leone di Anfipoli: forse il segnacolo del tumulo macedone

Il leone di Anfipoli: forse il segnacolo del tumulo macedone

Chi è sepolto nella monumentale tomba di Kasta? Forse Alessandro Magno? Da quando, nel 2012 vicino ad Anfipoli, nella regione di Salonicco in Grecia settentrionale, è stato portato alla luce un imponente monumento funebre dieci volte più grande della famosa tomba di Vergina attribuita a Filippo II, il re macedone padre di Alessandro, si è gridato alla scoperta del secolo: dalla sepoltura di Olimpia, la madre di Alessandro Magno, a Roxane, la moglie del grande macedone, allo stesso Alessandro Magno. L’indizio che farebbe pensare ad Alessandro il Grande è la presenza di una statua di leone alta cinque metri: il famoso leone di Anfipolis. La scultura, che si erge imponente ai margini della strada, è nota da tempo, ma solo oggi – alla luce delle nuove scoperte – si pensa che potrebbe essere stata collocata sulla sommità del tumulo: un segnacolo monumentale, chiaro simbolo dell’imperatore, a indicare la presenza della tomba reale. Ma in realtà quella tomba monumentale, la cui ricchezza la fa attribuire a un membro della famiglia reale macedone, è ancora un grande mistero che però potrebbe essere vicino a una soluzione: il ritrovamento in agosto dei resti ossei di una sepoltura nel punto più profondo della tomba potrebbe rivelare finalmente a chi appartiene quello straordinario monumento. A dare il grande annuncio potrebbe essere lo stesso Greek Culture Minister Costas Tasoulas will hold a press conference at the Amphipolis Museum on Saturday, November 22, at 1 pm ministro della Cultura greco Costas Tasoulas che terrà una conferenza stampa al museo di Anfipoli sabato 22 novembre alle 13; o una settimana dopo il direttore dello scavo, l’archeologa Archaeologist Katerina Peristeri will present the results of the excavation on Saturday, November 29, at 11 amKaterina Peristeri che presenterà i risultati sabato 29 novembre alle 11.

La collinetta artificiale che celava il tumulo macedone individuata da Lazaridis

La collinetta artificiale a Kasta che celava il tumulo macedone individuata dall’archeologo Lazaridis

Il primo ad avere ipotizzato la presenza di una grande tomba a tumulo in corrispondenza della collina di Kasta (a pochi chilometri dalle rovine di Anfipoli, nel nord est della Grecia) fu l’archeologo greco Dimitris Lazaridis (1917-1985). Fu proprio lui, nel 1964, a compiere i primi saggi nella collina di Kasta, dichiarando che lì sotto c’era quasi sicuramente una tomba monumentale di eccezionale importanza, costruita secondo lo stile macedone, cioè circondata da un muro e sormontata da un tumulo di terra. Sulla base dei suoi studi, Lazaridis calcolò anche l’ampiezza del muro di cinta: 485 metri, una cifra solo di pochissimo diversa da quella che è oggi certa (497). Nonostante le sue geniali intuizioni, però, per mancanza di fondi gli scavi a Kasta cominciarono solo nel 2012. La squadra di archeologi guidata da Katerina Peristeri, allieva di Lazaridis, ha lavorato da allora ininterrottamente, fino a quando, questa estate, lo scavo è giunto nella sua fase finale.

Il monumentale ingresso del tumulo macedone scavato a Kasta di Anfipoli

Il monumentale ingresso del tumulo macedone scavato a Kasta di Anfipoli

Tra gli entusiasmi della comunità scientifica e degli appassionati di tutto il mondo è così saltata fuori una meraviglia dietro l’altra. Oltre al muro di cinta, alto tre metri e costruito in blocchi di marmo di Taso perfettamente conservati, è stato l’ingresso monumentale a lasciare stupefatti. Vi si giunge percorrendo un corridoio di quasi cinque metri e scendendo tredici scalini, che conducono al portale. Ai suoi fianchi, due pilastri di marmo in stile ionico sorreggono un architrave su cui poggiano due sfingi (anch’esse marmoree) di straordinaria fattura, incorniciate da un arco in pietra. Superato il primo portale, ci si immette in un ulteriore corridoio, pavimentato a mosaico. E alla fine di questa anticamera, gli scavi hanno svelato un altro portale, l’ultimo prima dell’ingresso nella camera funeraria vera e propria, in cui si trovavano i resti del defunto e il corredo. Anche il secondo portale è stata una sorpresa, per le due splendide cariatidi che lo sorreggono. Secondo gli esperti, non si tratta infatti di semplici imitazioni di quelle dell’Eretteo di Atene, ma di capolavori d’arte del IV secolo.

Una sezione del tumulo che mostra l'organizzazione degli spazi nella tomba monumentale

Una sezione del tumulo che mostra l’organizzazione degli spazi nella tomba monumentale

Visione assonometrica delle tre stanze della tomba macedone

Visione assonometrica delle tre stanze della tomba macedone

Quella di Anfipoli è ritenuta la più grande tomba antica scoperta in Grecia: risale a 2300 anni fa, e – proprio per la sua monumentalità – è naturale  che abbia stimolato l’ipotesi che proprio lì sia stato sepolto il grande conquistatore o un membro della sua famiglia, anche per il fatto che se è certo che Alessandro morì in Babilonia – nell’attuale Iraq – il suo luogo di sepoltura è ancora avvolto nel mistero. E perciò la tomba di Kasta rappresenta per gli studiosi un enigma da risolvere: chi è stato sepolto sotto il grande tumulo che sembra un unico grande mausoleo, di ciclopiche proporzioni, quasi 500 metri di circonferenza, 87 di diametro, costruito in marmo di Thassos, circa dieci volte più grande della tomba di Filippo II a Vergina? La tomba di Anfipoli si trova vicino all’antico porto dell’Egeo che Alessandro Magno utilizzò per la sua flotta e probabilmente è stata costruita nel periodo di interregno immediatamente successivo alla sua morte nel 323 a.C.

Il grande mosaico pavimentale trovato in una stanza interna della tomba di Anfipoli

Il grande mosaico pavimentale trovato in una stanza interna della tomba di Anfipoli

Gli archeologi, prima dei resti ossei, un indizio importante l’avevano trovato: l’immagine di una giovane divinità dai capelli rossi. La donna, dai capelli rosso fuoco e una veste bianca, raffigurata su un pavimento a mosaico, è stata identificata come Persefone, figlia di Zeus e dea del raccolto. A detta del ministero della Cultura e dello Sport greco, la raffigurazione è molto simile a un dipinto (nella cosiddetta tomba di Persefone) del cimitero reale di Vergina, dove fu sepolto Filippo II, il padre di Alessandro.  Ed è simile ad una seconda rappresentazione del ratto di Persefone trovata sullo schienale di un trono di marmo della regina Euridice, madre di Filippo II. Questa scoperta, ha osservato Lena Mendoni, segretario generale del ministero, conferma le speculazioni fatte finora, collegando la tomba di Anfipoli alla stirpe regale di Alessandro Magno: “Il simbolismo politico è molto forte”. E l’archeologa Katerina Peristeri: “Senza dubbio il defunto era una persona estremamente importante”.

La donna dai capelli rosso fuoco: dettaglio del pavimento musivo col ratto di Persefone

La donna dai capelli rosso fuoco: dettaglio del pavimento musivo col ratto di Persefone

Peristeri e i suoi colleghi hanno scoperto il mosaico, che si estende per circa 14 metri quadrati, ripulendo il pavimento di una delle camere interne della tomba. L’opera musiva raffigura il mito greco del rapimento di Persefone: Ade la vide mentre lavorava in un campo e decise di farne la sua regina; la catturò e la portò negli Inferi, dove la prese in moglie. Il mosaico raffigura Ade come un auriga barbuto che sta portando via la dea, i cui ricci si agitano nel vento mentre si volta indietro, guardando con nostalgia la propria casa. A correre davanti al carro è il dio messaggero Ermes, che indossa mantello scarlatto, cappello e sandali alati e li conduce negli Inferi. Peristeri non si sbilancia sull’identità del proprietario della tomba sulla base di questa prova. Più esplicito Ian Worthington, dell’università del Missouri, in Columbia: “L’occupante della tomba potrebbe essere di sesso femminile, perché il mosaico mostra una donna che viene portata verso l’oltretomba. Se così fosse, il tumulo potrebbe contenere i resti di Roxane, la principessa bactriana che fu la prima moglie di Alessandro Magno, o di Olimpia, sua madre”. Entrambe le donne sono state condannate a morte da Cassandro, uno dei generali di Alessandro, quando salì sul trono dell’antica Macedonia. Secondo quanto riportato dalle fonti antiche Cassandro avrebbe ucciso la moglie e il giovane figlio del condottiero nel 310 a.C., e per questo motivo Roxane potrebbe trovarsi nella tomba di Kasta. Altre evidenze fanno però propendere per l’ipotesi che la tomba sia stata destinata a Olimpia. Alessandro voleva fare di sua madre una dea, proprio come la divinità femminile che si trova nel carro di Ade. Inoltre, Olimpia ha continuato ad avere influenza politica anche dopo la morte di Alessandro. Anche se è stata assassinata da Cassandro e dai suoi alleati, secondo Philip Freeman, professore al Luther College nello Iowa, “Olimpia potrebbe essere stata onorata da una tomba di tale imponenza”. Perplessità, dubbi e riserve su tutte queste ipotesi sono state invece avanzate da Nicola Bonacasa docente di Archeologia all’università dii Palermo: “Non si tratta della tomba di Alessandro Magno perché egli è stato sepolto ad Alessandria ed è lì che il mondo intero cerca la sua tomba”. E anche l’ipotesi che si tratti della sepoltura di Roxane è stata presto abbandonata. Del resto Cassandro – che la uccise insieme con suo figlio Alessandro IV per salire sul trono macedone – difficilmente, secondo gli esperti, avrebbe costruito per lei un monumento così grandioso. Per quanto riguarda poi Alessandro IV, di cui si è anche parlato come probabile ospite della tomba, egli venne sepolto a Vergina.

Le due sfingi, preziose sculture del IV secolo a.C., sono a guardia della tomba di Anfipoli

Le due sfingi, preziose sculture del IV secolo a.C., sono a guardia della tomba di Anfipoli

Un particolare di una scultura trovata all'interno della tomba: sono esempi di arte greca del IV sec. a.C. particolarmente preziosi

Un particolare di una scultura trovata all’interno della tomba: preziosa arte greca del IV sec. a.C.

E allora sarà quasi certamente uno scheletro a risolvere i tanti enigmi che ancora aleggiano sull’imponente monumento funebre, da quando lo scorso agosto gli archeologi hanno annunciato la scoperta di un vasta tomba sorvegliata da due sfingi e circondata da un muro di marmo 497 metri. I resti umani, come reso noto dal ministero greco della Cultura, sono stati rinvenuti nella terza sala sotterranea da poco scoperta: erano sparpagliati a terra in un ambiente a otto metri di profondità sotto la stanza più interna del monumento. Non è stato ancora accertato il sesso del defunto, cosa che potrebbe portare alla soluzione del principale mistero nella tomba monumentale, ovvero l’identità della persona che vi fu sepolta. A questo penseranno appositi esami antropologici e del carbonio 14 oltre alle analisi del Dna che saranno eseguiti in laboratori specializzati in Grecia e dai quali si attendono risposte importanti.

La stanza sepolcrale trovata alla fine del percorso ipogeo nel tumulo macedone di Anfipolis

La stanza sepolcrale trovata alla fine del percorso ipogeo nel tumulo macedone di Anfipolis

Frammenti del corredo recuperati insieme con i resti ossei del "padrone" della tomba

Frammenti del corredo recuperati insieme con i resti ossei del “padrone” della tomba

Gli archeologi ritengono che la tomba probabilmente apparteneva a un macedone di primo piano. “Una persona morta che è diventato un eroe, il che significa un mortale che fu adorato dalla società in quel momento”, spiegano. “Il defunto era una persona di primo piano, poiché solo questo potrebbe spiegare la costruzione di questo complesso sepolcrale unico”. Il sito è stato saccheggiato in antico. La salma era stata deposta in una bara di legno, che si è disintegrata nel corso del tempo. Per questo i resti scheletrici sono stati trovati sia all’interno che all’esterno della tomba interrati nella camera più interna del sito. Come sparsi in tutta la sepoltura c’erano frammenti di oggetti in ferro e bronzo, e decorazioni in osso e vetro.

La disposizione degli spazi nella terza stanza dove son stati rinvenuti i resti ossei ora allo studio

La disposizione degli spazi nella terza stanza dove son stati rinvenuti i resti ossei ora allo studio

Una ricostruzione 3D della tomba: in fondo la stanza con la sepoltura

Una ricostruzione 3D della tomba: in fondo la stanza con la sepoltura ancora misteriosa

Secondo i responsabili del laboratorio di archeometria a disposizione dei ricercatori, oltre ad accertare il sesso del defunto, sarà possibile determinare con un’approssimazione di 20 anni il periodo in cui è vissuto il personaggio di rango sepolto nella tomba di Kasta, ricavare informazioni circa il luogo dove è vissuto, conoscere la sua alimentazione e se soffriva di qualche malattia. Dagli esami si potranno anche accertare anche le cause della morte. Sarà però più complesso, se non impossibile, determinare grazie al Dna eventuali collegamenti con la famiglia reale di Alessandro Magno. Secondo il quotidiano Etnos, infatti, esisterebbe una banca di dati genetici delle salme ritrovate nelle tombe reali di Vergina, vicino a Salonicco, dove negli anni ’70 venne scoperta la sepoltura di Filippo II, il padre di Alessandro. Da parte sua, invece, il giornale Ta Nea taglia corto scrivendo che il Dna di Filippo II non esiste. Ora non ci resta che attendere l’esito degli esami di laboratorio.