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Cividate Camuno (Bs). Alla seconda edizione del Civitas Camunnorum Archeofilm il pubblico assegna il premio “Civitas Camunnorum Archeofilm” al film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro

Premio “Civitas Camunnorum Archeofilm”: il regista Massimo D’Alessandro tra, da sinistra, Diego Zarneri (Assocamuna) e Maffeo Damioli, assessore alla Cultura di Cividate Camuno (foto lara mersi / assocamuna)

Il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro si è aggiudicato il premio “Civitas Camunnorum Archeofilm” per il film più votato dal pubblico al termine delle tre serate della seconda edizione di Civitas Camunnorum Archeofilm, organizzata dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, Archeologia Viva – Giunti Editore, Firenze Archeofilm, Comune di Cividate Camuno e Assocamuna: film, talk e anche uno spettacolo teatrale in una location d’eccezione come il Parco archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro di Cividate Camuno (Bs).

Serena Solano, direttrice del Parco archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro di Cividate Camuno, intervistata da Piero Pruneti al Civitas Camunnorum Archeofilm (foto lara mersi / assocamuna)

Tra gli ospiti d’onore Serena Solano, direttrice del Parco che ospita l’evento e funzionaria archeologa della soprintendenza ABAP Bergamo e Brescia che ha annunciato l’assegnazione dell’European Heritage Award 2026 al progetto Intorno a Minerva riconoscendone il valore nell’ambito delle iniziative culturali e rapporti interculturali tra fedi diverse.

Umberto Tecchiati (università di Milano) intervistato da Piero Pruneti al Civitas Camunnorum Archeofilm (foto lara mersi / assocamuna)

Ad aprire la manifestazione Umberto Tecchiati docente di Preistoria ed Ecologia preistorica – UniMi che ha parlato alla platea del rapporto tra l’uomo e l’ambiente nella Preistoria e nel mondo attuale. Mentre la serata finale ha visto sbarcare al Parco archeologico anche il teatro con la famosa “Batracomiomachia: la battaglia dei topi e delle rane” applaudita a scena aperta dal pubblico. In scena Andrea Macaluso, live sound design Marco Mantovani, musiche Nicola Pedroni.

Frame del film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro

Il premio della giuria popolare è andato dunque al film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 52’). Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si cela Campo della Fiera, un luogo dove sacralità e storia s’intrecciano da oltre duemila anni. Santuario federale degli Etruschi, poi centro spirituale dei Romani e infine dimora dei Francescani, questo sito è testimone di un’eredità millenaria. Grazie a decenni di scavi archeologici affiorano reperti straordinari: ceramiche pregiate, antichi templi e un pozzo misterioso che racchiude tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni emozionanti, interviste agli archeologi e riprese spettacolari, il documentario svela la vita, il declino e la rinascita di un luogo unico. Il film guida il pubblico nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto dove si cela Campo della Fiera, un luogo dove sacralità e storia s’intrecciano da oltre duemila anni.

Cividate Camuno (Bs). Al parco archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro il Civitas Camunnorum Archeofilm, festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente, con l’attribuzione del “Premio Civitas Camunnorum Archeofilm” al film più votato dal pubblico

Dal 9 all’11 luglio 2026, alle 20.45, al parco archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro di Cividate Camuno (Bs) il Civitas Camunnorum Archeofilm, festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente, organizzato da soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, Archeologia Viva – Giunti Editore, Firenze Archeofilm, Comune di Cividate Camuno, Assocamuna; con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Brescia, Comunità Montana di Valle Camonica, MiC – Direzione Regionale Musei Nazionali Lombardia, museo Archeologico nazionale della Valle Camonica, Comune di Breno, Consorzio Turistico Thermae & Ski – Vallecamonica, Valle Camonica la Valle dei Segni. Ingresso libero e gratuito. Info: 0364.534580, segreteria@assocamuna.it. In caso di maltempo il festival si svolgerà all’auditorium parrocchiale “San Giovanni Bosco”, in via Port Castello 1 a Cividate Camuno.

Frame del film “La Grotta Chauvet. Sulle tracce degli artisti preistorici” di Alexis de Favitski

GIOVEDÌ 9 LUGLIO 2026. Alle 20.45, apertura festival. Apre le proiezioni il film “Grotta Chauvet: sulle orme degli artisti preistorici / Grotte Chauvet: dans les pas des artistes de la Prehistoire” di Alexis de Favitski (Francia 2024, 52’). Le Gole dell’Ardèche, dicembre 1994: tre speleologi scoprono la Grotta Chauvet la più importante e antica d’Europa. Decorata con innumerevoli figure animali mozzafiato risalenti a 36.000 anni fa. Ventimila anni prima di Lascaux, Homo Sapiens aveva già dimostrato una sorprendente maestria artistica. Per motivi di conservazione, la grotta Chauvet non è mai stata accessibile al pubblico. Solo un team di ricercatori è autorizzato a scendere nella grotta e studiarla per un mese all’anno. La troupe cinematografica avrà il privilegio di accompagnarli e accompagnarci in una delle loro missioni… Segue la conversazione con Umberto Tecchiati, docente di Preistoria ed Ecologia preistorica – UniMi. Chiude la serata il film “Sapiens?” di Bruno Bozzetto (Italia 2023, 22’). Le sinfonie di diversi autori di musica classica fanno da sfondo a tre cortometraggi dedicati all’uomo e al suo comportamento nei riguardi della natura e della società. Temi diversi con un comune denominatore: l’amore per la violenza e la non accettazione del diverso. Un’idea originale di Bruno Bozzetto che vuole invitare a riflettere sull’aggettivo “sapiens” associato a quell’essere umano che ama la violenza, non accetta il diverso, danneggia la natura, gli animali e la società.

Frame del film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro

VENERDÌ 10 LUGLIO 2026. Alle 20.45, apre il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 52’). Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si cela Campo della Fiera, un luogo dove sacralità e storia s’intrecciano da oltre duemila anni. Santuario federale degli Etruschi, poi centro spirituale dei Romani e infine dimora dei Francescani, questo sito è testimone di un’eredità millenaria. Grazie a decenni di scavi archeologici affiorano reperti straordinari: ceramiche pregiate, antichi templi e un pozzo misterioso che racchiude tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni emozionanti, interviste agli archeologi e riprese spettacolari, il documentario svela la vita, il declino e la rinascita di un luogo unico. Interviene il regista Massimo D’Alessandro. Segue la conversazione con Serena Solano, soprintendenza ABAP BG BS e direttore parchi archeologici Valle Camonica romana. Chiude la serata il film “Abiseo, la foresta culturale del Chachapoya / Abiseo, el bosque cultural de los Chachapoya” di Rosemarie Lerner (Lúcida Media) (Perú 2025, 22’). Nel cuore del Parco Nazionale Río Abiseo in Perù, un team interdisciplinare del World Monuments Fund Perù intraprende un viaggio senza precedenti nella Zona Storico-Culturale del parco. La loro missione: indagare, documentare e proteggere il Gran Pajatén, una delle più belle eredità della cultura Chachapoya, rivelando le sue strutture circolari in pietra ornate da straordinari fregi, testimoni di una civiltà che prosperava in armonia con la foresta.

Frame del film “Philae, il santuario sommerso / Philae, the sunken sanctuary” di Olivier Lemaitre

SABATO 11 LUGLIO 2026. Alle 20.45, apre il film “Philae, il santuario sommerso / Philae, the sunken sanctuary” di Olivier Lemaitre / Coautore: Claudine Le Tourneur d’Ison (Germania 2023, 52′). L’isola di Philae affascina i viaggiatori da secoli. Su questa roccia che sorge dal Nilo, potenti sovrani fecero costruire santuari monumentali. Per salvare i preziosi resti dall’innalzamento del livello dell’acqua dopo la costruzione delle dighe, una campagna internazionale si è posta l’obiettivo di smantellare i monumenti pietra dopo pietra per ricostruirli su un’isola vicina. Il film incrocia le interviste degli ex soccorritori con gli egittologi di oggi che ancora esplorano le rovine. Segue lo spettacolo teatrale “Batracomiomachia: la battaglia dei topo e delle rane” con Andrea Macaluso, live sound design Marco Mantovani, musiche Nicola Pedroni. Chiude la cerimonia di premiazione con l’attribuzione del “Premio Civitas Camunnorum Archeofilm” al film più votato dal pubblico. Le conversazioni sono condotte da Piero Pruneti direttore di “Archeologia Viva”

Civitavecchia. Con la conferenza di Luca Mocchegiani Carpano al via al Porto il ciclo di incontri di archeologia subacquea “Oltre il Tevere: la navigazione e le strutture portuali di epoca romana lungo il fiume” nell’ambito della mostra “La Costruzione del porto di Centumcellae e le sue navi”. Il programma

Con la conferenza “Oltre il Tevere, la navigazione e le strutture portuali di epoca romana lungo il fiume” di Luca Mocchegiani Carpano, direttore del Centro Ricerche Claudio Mocchegiani Carpano, martedì 3 febbraio 2026, alle 17, nella Sala Conferenze dell’Autorità di Sistema Portuale di Civitavecchia, apre il un ciclo di conferenze scientifico-divulgative dedicate all’Archeologia subacquea, navale e portuale, a ingresso libero, nell’ambito della mostra “La Costruzione del porto di Centumcellae e le sue navi” organizzata dal CASN-LANS (Centro Archeologico Studi Navali) con il patrocinio dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale.

PROGRAMMA. Martedì 10 febbraio 2026, alle 17, “Le costruzioni marittime in cassaforma: l’esempio del porto romano di Aenari, l’antica Ischia” con Alessandra Benini, archeologa subacquea; martedì 17 febbraio 2026, alle 17, “Uomini e Dei, il Mare e il Sacro” documentario e dibattito con Massimo D’Alessandro, regista e media manager A.S.S.O ETS e Mario Mazzoli direttore generale A.S.S.O ETS.; martedì 24 febbraio 2026, alle 17, “Le navi imperiali di Nemi ed il palombaro civitavecchiese Pietro Pardi” con Sergio Anelli, storico locale, esperto subacqueo e scrittore; martedì 3 marzo 2026, alle 17, “Il potenziale della ricerca archeologica nelle grotte sommerse” con Mario Mazzoli, direttore generale A.S.S.O ETS e istruttore Scuola nazionale di Speleologia subacquea della Società Speleologica italiana; martedì 10 marzo 2026, alle 17, “Da Centumcellae a Civitavecchia. Lo scavo archeologico nel Forte Michelangelo” con Ida Caruso, responsabile dello scavo nella Fortezza Giulia di Civitavecchia, già funzionaria della soprintendenza Archeologica dell’Etruria Meridionale; martedì 17 marzo 2026, alle 17, “L’organizzazione logistica imperiale di Portus e di Centumcellae nuovi elementi, rinvenimenti ed ipotesi” con il Com.te Mario Palmieri, responsabile del Centro Archeologico Studi Navali e Laboratorio Sperimentale di Archeologia Navale; martedì 24 marzo 2026, alle 17, “L’archeologia subacquea in alto fondale” con Barbara Davidde, docente di Archeologia subacquea dell’università Roma Tre; martedì 31 marzo 2026, alle 17, “Tecnologia a bordo delle navi antiche” con Massimo Sonno, sommozzatore e autore di pubblicazioni dedicate all’ archeologia subacquea; martedì 7 aprile 2026, alle 17, “La Nave Arcaica di Gela” con Alessandra Benini, archeologa subacquea e responsabile dello scavo e recupero sottomarino della Nave arcaica di Gela; martedì 14 aprile 2026, alle 17, “Castrum Novum tra Pyrgi e Centumcellae: storia e archeologia di una colonia romana alla luce delle ultime scoperte” con Flavio Enei, direttore del Polo Museale Civico di Santa Marinella; martedì 5 maggio 2026, alle 17, “Le Flotte militari di Roma dalla Repubblica all’Impero” con l’ammiraglio Domenico Carro, autore di approfonditi studi e pubblicazioni sulla storia navale e marittima di Roma antica e sulla grande strategia delle flotte dell’alto Impero; martedì 12 maggio 2026, alle 17, “Seguire le tracce dei relitti: la ricostruzione della rotta commerciale della nave romana della Secca dei mattoni di Ponza” con Giuliana Galli, direttrice del museo della Navigazione delle acque interne di Capodimonte; martedì 19 maggio 2026, alle 17, “Tra Pisae e Centumcellae: navi ed approdi nel Tirreno settentrionale” con Andrea Camilli, già direttore del museo delle Navi antiche di Pisa, ora direttore del museo nazionale delle Residenze Napoleoniche dell’Isola d’Elba.

L’ingresso della mostra “La costruzione del porto di Centumcellae e le sue navi” al porto di Civitavecchia (foto casn)

Fino al 31 luglio 2026 al porto di Civitavecchia (calata Principe Tommaso 20) la mostra su “La costruzione del porto di Centumcellae e le sue navi” organizzata dal Centro Archeologico Studi Navali (CASN) diretto da Mario Palmieri. Da gennaio a marzo 2026 l’esposizione è visitabile solo su prenotazione contattando il numero 3401604401 o scrivendo a casnlans@gmail.com. L’esposizione fa compiere un vero e proprio viaggio nel passato all’interno di antichi relitti navali e tra particolari reperti attraverso i quali vengono prospettate ipotesi filologiche ricostruttive di apparati e macchine funzionanti. Un percorso storico per comprendere le grandi capacità e le tecnologie di navigazione grazie alle quali i Romani hanno potuto solcare e “conquistare” mari e oceani. La mostra è incentrata sulla ricostruzione ed il racconto delle tecniche ingegneristiche e degli aspetti monumentali dell’antico porto romano di Centumcellae, da cui parte storicamente la vocazione portuale di Civitavecchia.

Allestimento della mostra “La costruzione del porto di Centumcellae e le sue navi” al porto di Civitavecchia (foto casn)

L’esposizione, infine, non è solo un approfondimento della tecnologia del passato in ambito di navigazione ma affronta anche il tema della costruzione artificiale dei porti mettendo in evidenza l’influenza dei grandi architetti dell’antichità sul porto di Civitavecchia. Tra questi, senza dubbio, Apollodoro di Damasco per la progettazione del porto di Centumcellae di Portus a Fiumicino ma anche Vitruvio e Leonardo Da Vinci per la conoscenza dei sistemi costruttivi nel passato. Sono previsti anche incontri e workshop di approfondimento archeologico navale-monumentale e di elementi di tecnologia imbarcata della flotta Romana Repubblicana ed Imperiale.

 

Prima campagna di indagini archeologiche sull’isola di San Nicola (arcipelago delle Tremiti, Fg) condotta da UniFg con Asso, UniBa e Sabap-Fg: video di Massimo D’Alessandro sintetizza i risultati raggiunti

Progetto M.A.R.E.A.: équipe di progetto per la campagna sull’isola di San Nicola alle Tremiti (foto unifg)

Tra il 18 e il 31 maggio 2025 si è svolta la prima campagna di indagini archeologiche sull’isola di San Nicola (arcipelago delle Tremiti, Fg), condotta dall’università di Foggia (Danilo Leone e Maria Turchiano) in collaborazione con ASSO Ets, l’università di Bari (Giuliano Volpe) e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Foggia e BAT (Anita Guarnieri, Donatella Pian). Alla missione hanno partecipato allievi della Scuola di specializzazione in Beni archeologici UniBa-UniFg, studenti, dottorandi e assegnisti delle due Università. A chiusura dell’anno 2025, il regista Massimo D’Alessandro ha prodotto un breve video che sintetizza la prima campagna di indagine e scavo sull’isola di San Nicola, nell’arcipelago delle Tremiti, svolta nel maggio 2025.

La campagna di scavo fa parte del progetto M.A.R.E.A. (Mediterraneo Archeologia Etnografia Ambiente), finanziato dall’Unione Europea attraverso i fondi NextGenerationEU, nell’ambito del progetto CHANGES (Spoke 1 – università di Bari). Il progetto intende promuovere lo studio interdisciplinare e la valorizzazione del patrimonio archeologico costiero e subacqueo della Puglia, attraverso la collaborazione tra università di Foggia, università del Salento e la Società di Topografia s.r.l. I siti oggetto di indagine includono contesti di rilevanza storica e ambientale lungo l’intero sviluppo costiero pugliese: dalle Isole Tremiti a Vieste, dal Gargano a Siponto, da Salapia a Taranto, fino a Porto Cesareo, le Cesine (Vernole) e Santa Maria di Leuca–Canale d’Otranto.

Progetto M.A.R.E.A.: prima campagna di indagini archeologiche sull’isola di San Nicola alle Tremiti (foto unifg)

Le attività si sono concentrate sull’indagine di edifici riconducibili alla frequentazione dell’isola di San Nicola in età romana e medievale. Équipe di progetto: Vittoriano Ameruoso, Massimo D’Alessandro, Martina Delle Noci, Giacomo Disantarosa, Gianna Ferrara, Giovanni Lillo, Mario Mazzoli, Luisa Pedico, Maria Teresa Pilloni, Maria Potenza, Bernardino Rocchi, Vincenzo Valenzano, Marco Vitelli.

Progetto M.A.R.E.A.: indagine di una cisterna durante la campagna di scavo sull’isola di San Nicola alle Tremiti (foto unifg)

Grazie al supporto dei tecnici speleosubacquei dell’associazione ASSO, particolare attenzione è stata riservata all’analisi di un articolato sistema di pozzi e cisterne che costituisce una testimonianza significativa delle strategie di captazione, conservazione e gestione delle risorse idriche in ambiente insulare. La distribuzione topografica, le tecniche costruttive e le fasi di riutilizzo di queste strutture evidenziano una continuità d’uso pluristratificata, attestata tra l’età romana e moderna, e documentano processi di adattamento tecnologico e funzionale dell’insediamento alle condizioni ambientali e climatiche. Tali evidenze confermano l’importanza dell’acqua come elemento infrastrutturale e simbolico all’interno di un paesaggio marittimo complesso e dinamico. 

La XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea apre per la prima volta a Catania dove sono proposti 13 film. Ecco il focus su alcuni dei titoli in programma con la video-presentazione di Giuseppe Galluzzo e Francesca Nobili

La sala del Centro universitario Teatrale che ospita la sezione di Catania del Festival delal Comunicazione e del Cinema archeoloico di Licodia Eubea (foto fcca)

Dal 2 al 4 dicembre 2025 la XV edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea (Ct) apre per la prima volta a Catania, al Centro universitario teatrale – CUT di Catania, dove verranno presentati 13 film. Per entrare nell’atmosfera del festival proponiamo un focus su alcuni film in cartellone introdotti dalla video-presentazione di Giuseppe Galluzzo e Francesca Nobili, dell’ufficio Comunicazione – Social Media del Festival, seguendo il programma di proiezione e non l’ordine di pubblicazione sul sito FCCA.

Martedì 2 dicembre 2025, alle 18.30, in PRIMA ASSOLUTA, il film “Il grande sogno. Monreale e il suo tesoro / The great dream. Monreale and its treasure” di Lorenzo Mercurio (Italia 2025, 19’). Il grande sogno. Monreale e il suo tesoro è un racconto delle meraviglie del Duomo di Monreale, attraverso il filo conduttore della leggenda del sogno di Guglielmo II, secondo cui il sovrano avrebbe avuto in visione la Madonna che lo avvisava dell’esistenza di un grandioso tesoro. Con quel tesoro, Guglielmo avrebbe costruito un duomo tutto d’oro, segno di gratitudine a Dio e alla Vergine Maria.

Mercoledì 3 dicembre 2025, alle 12.30, in PRIMA REGIONALE, il film “La grande quercia / The Great Oak” di Maria Giménez Cavallo (Usa Italia 2022, 19’). La grande quercia di Scandiano, radicata da secoli nel cuore dell’Emilia, osserva in silenzio il lento mutare di un paesaggio dove natura e opera umana si intrecciano. Dalle rivoluzioni del Rinascimento fino al presente, la sua chioma custodisce tracce di storia, memoria e trasformazione. In un unico piano sequenza di 15 minuti, realizzato interamente con un drone, il film abbandona lo sguardo antropocentrico per restituire alla natura il ruolo di narratrice, invitandoci a riflettere sul nostro posto nel mondo.

Mercoledì 3 dicembre 2025, alle 17.30, in PRIMA REGIONALE, il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo / ‘Campo Della Fiera’ and the well of time” di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 50’). Ai piedi della rupe di Orvieto sorge Campo della Fiera, identificato come il leggendario Fanum Voltumnae, santuario federale degli Etruschi e cuore spirituale della loro civiltà. Nei secoli il luogo si è trasformato in centro romano e poi in insediamento francescano, conservando la propria aura di sacralità. Le indagini archeologiche hanno riportato alla luce templi, mosaici, ceramiche e un profondo pozzo mai esplorato, custode di antichi segreti. Campo della Fiera e il pozzo del tempo conduce lo spettatore in un viaggio tra mito, storia e mistero, sulle tracce di un possibile enigma templare.

Mercoledì 3 dicembre 2025, alle 18.30, in PRIMA REGIONALE, il film “Io non dimentico / I do not forget” di Antonello Murgia (Italia 2025, 13’). Io non dimentico è un “pentalogo visivo” dedicato a tutte le persone perseguitate perché non conformi a un orientamento sessuale binario, la cui stessa morte è stata mistificata, nascosta, considerata di serie B. È un viaggio nella memoria e nella storia, un atto di voce e di presenza per chi ancora oggi lotta per il diritto di amare ed essere amato, di vivere e celebrare il proprio corpo. Un omaggio a tutte le anime i cui epitaffi celano o negano la loro vera identità.

Rovereto (Tn). Al 36.mo RAM film festival il pubblico premia il film “Sapiens?” di Bruno Bozzetto: per la prima volta si impone, sui 70 film in concorso, un film di animazione. L’ultima serata chiusa dall’energia del concerto del coro Notemagiovani. Bilancio di un’edizione molto partecipata e apprezzata da pubblico e addetti ai lavori. I commenti di Cattoi e Beretta. Ecco la classifica della Top ten

Prima l’energia del concerto “Nel sonoro flusso” con il coro giovanile Notemagiovani, poi la sorpresa del risultato del voto del pubblico che per la prima volta premia un film di animazione, “Sapiens?” di Bruno Bozzetto: si è chiusa così la 36.ma edizione del RAM film festival di Rovereto che per numero (70 i film in concorso di cui 41 anteprime e 14 proiezioni fulldome e VR) e qualità dei film proposti, per gli incontri, gli approfondimenti, il numero di registi, produttori, archeologi e storici presenti, ha riscosso grandi consensi dagli addetti ai lavori e dal pubblico di ogni età che ha partecipato numeroso. La 36esima edizione del RAM ha visto infatti la presenza di oltre tremila persone durante i cinque giorni di festival. Quaranta gli ospiti e le giurie invitate al festival e quasi cinquanta tra registi, attori e produttori arrivati a Rovereto per presentare i film e partecipare agli eventi organizzati. Molto partecipati gli eventi speciali al teatro Zandonai di venerdì e sabato sera dedicati a Pompei e all’acqua, focus dell’edizione 2025, con l’anteprima italiana del colossal “Our Blue World”.

Matilde Gugole presenta il concerto “Nel flusso sonoro” col coro Notemagiovani al RAM film festival (foto graziano tavan)

Concerto “Nel flusso sonoro”: trenta giovani voci e una narrazione che segue la vita del fiume Adige da passo Resia al mar Adriatico. Attraverso famose canzoni italiane e straniere, il racconto del fiume Adige in prima persona si è snodato in un continuo flusso di musica e parole.

Il coro Notemagiovani al RAM film festival (foto graziano tavan)

Notemagiovani è un coro giovanile il cui genere musicale si può definire choral – pop. Una caratteristica che contraddistingue i brani che vengono proposti, che siano di artisti italiani, stranieri, oppure tratti da musical, è che sono armonizzati e adattati al coro dalle maestre Eleonora Barozzi e Nazarena Raos e da Luca Dossi.

Il premio RAM film festival 2025 al film “Sapiens?” di Bruno Bozzetto (foto graziano tavan)

Premio RAM film festival. Per la prima volta al RAM – come si diceva – vince un film d’animazione: “Sapiens?” di Bruno Bozzetto (Italia 2023, 22’). La serie firmata da Bruno Bozzetto, uno dei più famosi disegnatori italiani riconosciuto anche a livello internazionale e prodotta da Bozzetto studio con RAI KIDS, si compone di tre cortometraggi dedicati all’evoluzione dell’Homo sapiens in relazione ai temi della guerra, del rispetto della natura e del rapporto con la violenza. Scene trattate con ironia e un po’ di leggerezza, e accompagnate dalle sinfonie di Verdi, Chopin e Beethoven.

Proiezioni al teatro Zandonai di Rovereto (foto fmcr)

I primi 40 film premiati dal pubblico hanno tutti ricevuto un voto superiore all’8. Ecco la classifica della top ten, con film distanziati l’uno dall’altro da pochi decimi di punto: 1. Sapiens? di Bruno Bozzetto (Italia 2023, 22’); 2. Küttepuude hankimine / Legna da ardere di Liivo Niglas (Estonia 2024, 30’); 3. Ernesto “Tito” Canal: l’uomo che ha riscritto le origini della Laguna di Venezia di Pierandrea Gagliardi e Rossi Marino (Italia 2024, 64’); 4. Pompeii: The New Dig / Pompei: le nuove verità – I corpi di Elena Mortelliti; 5. The Lost World of the Hanging Gardens / Il mondo perduto dei giardini pensili di Duncan George Bulling (Regno Unito 2024, 55’); 6. Diventare Matteotti di Camilla Ferrari, Alberto Gambato (Italia 2025, 44’); 7. Wind’s Heritage / L’eredità del vento di Nasim Soheili (Iran 2024, 30’); 8. Campo della Fiera e il pozzo del tempo di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 50’); 9. Vitrum – il vetro dei romani di Marcello Adamo (Italia 2025, 52’); 10. Continuations/Hiwadabuki (Cypress bark roofing) / Continuità. Tetto in corteccia di cipresso di Satoru Okabe (Giappone 2024, 17’).

Claudia Beretta e Alessandra Cattoi alla serata delle premiazioni del RAM film festival (foto graziano tavan)

Alessandra Cattoi, direttrice della Fondazione Museo Civico che promuove il festival: “Il RAM è punto di riferimento per il cinema che racconta l’archeologia e il patrimonio e la grande partecipazione, che aumenta di anno in anno, ne è la prova. L’appuntamento di Rovereto è atteso dal pubblico e da una rete sempre più ampia di addetti a lavori che vedono nel festival un’occasione da non perdere. Siamo molto soddisfatti della qualità della nostra proposta che fa sì che la rete del RAM sia sempre più ampia e solida”. E Claudia Beretta, che cura il programma cinematografico del RAM: “Per la prima volta al RAM, a vincere il premio del pubblico è stato un film d’animazione. Non un titolo qualunque, ma un’opera firmata da Bruno Bozzetto, un vero maestro del genere- È un segnale importante: l’animazione non è più considerata un genere minore, ma una delle tendenze più vivaci e riconosciute del cinema contemporaneo. Basti pensare al successo internazionale di un film indipendente come Flow – Un mondo da salvare (Premio Oscar 2025). Il pubblico del RAM si conferma attento, maturo e pronto ad accogliere nuovi linguaggi e nuove forme di racconto”.

Primo premio internazionale per il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo d’Alessandro: il Best Documentary Award al Roshani International Film Festival Aurangabad INDIA

La cerimonia di premiazione del Roshani International Film Festival Aurangabad INDIA (foto asso)

Il premio ottenuto in India dal film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” (foto asso)

Di premio in premio. Il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo d’Alessandro dopo il Firenze Archeofilm (del pubblico e della giuria) e della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Cavriana (del pubblico) stavolta il riconoscimento viene dall’estero: dall’India. Prino riconoscimento internazionale. Il film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” ha infatti ottenuto il Best Documentary Award al Roshani International Film Festival Aurangabad INDIA, uno dei più importanti festival di cinema indiano che quest’anno ha presentato un programma di ben 1470 produzioni, assegnando numerosi premi. “Grazie a tutti coloro che hanno collaborato a questo importante lavoro”, commenta il regista Massimo D’Alessandro. “E soprattutto alla ASSO – Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione, principale produttore del documentario insieme all’associazione Campo della Fiera e alla consulenza scientifica, tra gli altri, del prof. Danilo Leone dell’università di Foggia”.

Orvieto (Tr). Ai piedi della rocca, al Campo della Fiera, “Sotto il cielo degli Etruschi. Visita al Fanum Voltumnae e aperitivo” in attesa della proiezione del film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro.

“Cosa c’è di più bello di vedere un documentario nel luogo dove è stato girato?” si chiede il regista Massimo D’Alessandro. Allora appuntamento sabato 9 agosto 2025, alle 18.30, proprio al Campo della Fiera, ai piedi della rocca di Orvieto (Tr), con “Sotto il cielo degli Etruschi. Visita al Fanum Voltumnae e aperitivo”, l’evento più atteso dell’estate dell’associazione Campo della Fiera. Nella suggestiva location del sito archeologico, visita agli scavi e un aperitivo al tramonto in attesa della proiezione del film “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro. Prenotazione obbligatoria al 3492907109.

Lo spazio di Campo della Fiera allestito per lo spettacolo (foto campo della fiera)

Il documentario, prodotto dalla ASSO Archeologia Subacquea Speleologia Organizzazione in collaborazione con l’associazione Campo della Fiera e l’università di Foggia, ha ottenuto un grande successo ed importanti riconoscimenti: la menzione speciale della giuria e il premio del pubblico del Firenze Archeofilm 2025, il premio del pubblico alla Rassegna internazionale del Cinema Archeologico di Cavriana (MN), ed ora è nella Official Selection del Roshani International Film Festival Aurangabad in India.

Tarquinia (Vt). Al parco Palombini “Il pozzo delle meraviglie a Campo della Fiera. Dieci secoli di storia: Etruschi Romani Francescani e Templari” con Mario Mazzoli e Massimo D’Alessandro, ultimo incontro della rassegna “Tra Terra e Mare” promossa dalla Società Tarquiniense d’Arte e Storia (STAS)

Il sito archeologico di Campo della Fiera a Orvieto, sede del Fanum Voltumnae (foto asso)

Giovedì 7 agosto 2025, alle 21.30, al Parco Palombini in via della Ripa 25 a Tarquinia (Vt), per la rassegna “Tra Terra e Mare” promossa dalla Società Tarquiniense d’Arte e Storia (STAS), l’incontro “Il pozzo delle meraviglie a Campo della Fiera. Dieci secoli di storia: Etruschi, Romani, Francescani e Templari”, l’ultimo appuntamento per quest’anno, dedicato ad un altro santuario con culti legati alle acque, anzi il più importante santuario d’Etruria: il Fanum Voltumnae. Saranno ospiti due tecnici della Asso (Archeologia Subacquea, Speleologia, Speleologia), Mario Mazzoli, direttore generale, e Massimo D’Alessandro, regista e filmmaker. Parleranno del contesto e presenteranno il film pluripremiato “Campo della Fiera e il pozzo del tempo”. A fine serata si chiuderà in bellezza quest’ultimo ciclo di conferenze con l’Azienda vitivinicola Terre Giorgini Santa Maria, l’Oleificio Olitar dei fratelli Scibilia, la chef e foodblogger Vittoria Tassoni.

I capienti depositi di Campo della Fiera, sito riconosciuto come sede del Fanum Voltumnae, santuario della confederazione etrusca dove periodicamente di riunivano i rappresentanti della dodecapoli, studiato da più di vent’anni dalla professoressa Simonetta Stopponi, sono stati ulteriormente affollati di reperti provenienti da questo pozzo che si datano dal VI sec. a.C. fino a centinaia di maioliche databili tra il XIII e il XV secolo, con i loro smalti ancora risplendenti, indagate con rigoroso metodo stratigrafico. Un vero e proprio “tesoro” di oggetti e di conoscenze, rinvenuto grazie a un gran lavoro di squadra che, proprio alla fine, ha voluto riservare un’altra grande sorpresa…

Cavriana (Mn). Il premio del pubblico della prima rassegna internazionale del cinema archeologico va al film “Campo della fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro. Momenti di commozione in apertura con la curatrice Petra Paola Lucini che ha dedicato la Rassegna all’archeologo Giuseppe Orefici a un mese dalla scomparsa

Il regista Massimo D’Alessandro premiato da Petra Paola Lucini, curatrice della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Cavriana (foto graziano tavan)

Nel palmares del regista romano Massimo D’Alessandro c’è un nuovo premio, quello assegnato al film “Campo della fiera e il pozzo del tempo” dal pubblico della prima edizione della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Cavriana (Mn) ideata e curata da Petra Paola Lucini, riparte da Cavriana (Mn) per iniziativa del museo Archeologico dell’Alto Mantovano di Cavriana e della cremonese PetraFILM con nove proiezioni, sei nella sezione pomeridiana e tre seguiranno in quella serale, presentate dagli stesi registi all’inizio di ogni sezione, moderati dalla giornalista Adele Oriana Orlando.

Registi alla Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Cavriana: da sinistra, Stefano Zampini, Filippo Ticozzi, Massimo D’Alessandro, Marco Castiglioni. e Nicolò Bongiorno (foto graziano tavan)

Il momento della proclamazione dei film votati dal pubblico è stata preceduta da una simpatica chiacchierata informale dei registi col pubblico, molto apprezzata. Un’idea da tenere presente per altre manifestazioni.

Momenti di commozione c’erano stati in apertura di rassegna nella sala civica di Cavriana quando Petra Paola Lucini ha voluto dedicare all’archeologo Giuseppe Orefici, a un mese dalla sua scomparsa (vedi Archeologia in lutto. Si è spento a 79 anni Giuseppe Orefici, uno dei massimi esperti della cultura Nazca, e più in generale delle civiltà precolombiane dell’America Latina. Le sue ricerche da Nazca a Cahuachi, da Tiwanaku a Rapa Nui. Una vita dedicata anche alla divulgazione scientifica | archeologiavocidalpassato), e col quale era particolarmente legata avendo vissuto direttamente in Perù le emozioni di una campagna di scavo e l’umanità dell’archeologo bresciano raccontate dalla stesas Petra Paola Lucini nel film “Cahuachi. Labirinti nella sabbia”.

E proprio dal suo film è stato presentato un breve estratto a memoria e in omaggio a Giuseppe Orefici.

Ecco i primi tre film classificati: al primo posto, come si diceva, il film “Campo della fiera e il pozzo del tempo” di Massimo D’Alessandro (Italia 2024, 52’) con il 37,53% dei voti. Nel cuore dell’Italia centrale, ai piedi della rupe di Orvieto, si trova Campo della Fiera, un luogo straordinario in cui sacralità e storia si intrecciano da oltre duemila anni. Identificato come la sede del leggendario Fanum Voltumnae, santuario federale degli Etruschi. Il sito ha poi visto passare le diverse epoche diventando un centro spirituale e amministrativo dei Romani e successivamente un insediamento francescano. Le indagini archeologiche condotte negli ultimi vent’anni hanno portato alla luce manufatti di inestimabile valore: antichi templi, mosaici, ceramiche pregiate e un profondo pozzo mai esplorato, custode di tesori dimenticati. Attraverso ricostruzioni storiche, interviste esclusive e riprese spettacolari, “Campo della Fiera e il pozzo del tempo” accompagna il pubblico in un affascinante viaggio alla scoperta della vita, del declino e della rinascita di questo sito unico. Uno dei reperti rinvenuti nel pozzo, inoltre, apre uno squarcio nel velo di mistero che avvolge i Templari e un possibile intrigo storico.

Il regista Nicolò Bongiorno premiato da Petra Paola Lucini, curatrice della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Cavriana (foto graziano tavan)

Al secondo posto il film “I leoni di Lissa” di Niccolò Bongiorno (Italia 2018, 76’) con il 34,80% dei voti. Il film evoca la storia della leggendaria battaglia navale di Lissa (1866), scontro simbolo e icona della marineria moderna. Il racconto si sviluppa tra le acque di Lissa, lungo i sentieri della memoria, nel cuore di quel mare Adriatico che è luogo di nascita degli eroi e ponte tra le culture del mediterraneo. Una moderna fiaba visiva raccontata in prima persona da grandi pionieri delle immersioni profonde e da maestri dell’archeologia subacquea, che vivono l’esplorazione come un concetto mentale, e conducono lo spettatore, attraverso “l’epica della subacquea”, dentro un affascinante mosaico di suggestioni visive e storiche, alla ricerca del relitto più nascosto e dimenticato, nel grembo profondo dell’Unità d’Italia.

Il regista Filippo Ticozzi premiato da Petra Paola Lucini, curatrice della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Cavriana (foto graziano tavan)

Al terzo posto il film “Le cime di Asclepio”, di Filippo Ticozzi (Italia 2024, 17’) con il 27,77%. Un museo si sta svuotando. Ciò che normalmente lo abita cambia posizione e prospettiva. Possono oggetti, statue, cimeli morire? Il film racconta il trasloco di un museo archeologico cercando di assumere il punto di vista dei protagonisti inanimati: oggetti antichi e immortali, ora senz’aura, costretti a confrontarsi con la corruttibilità terrena.