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Adria (Ro). Gran finale per Adrikà – la rassegna del cinema archeologico Adria Delta del Po: nella terza giornata masterclass “Quando l’archeologia fa notizia”, ultimi film in concorso, incontro con Angela Ruta, Cinema e Note, e assegnazione del Premio Città di Adria al film più gradito al pubblico

Gran finale per Adrikà – la rassegna del cinema archeologico Adria Delta del Po che termina il suo viaggio ad Adria (Ro). La terza e ultima giornata ha la mattina impegnata in due sedi: al museo Archeologico nazionale di Adria alle 10.30, la masterclass “Quando l’Archeologia fa notizia. Ricerca e divulgazione sui giornali, tra Tutankhamon e Indiana Jones. E uno sguardo al web” col giornalista Graziano Tavan: seminario approvato dall’Ordine nazionale dei Giornalisti, valido per l’acquisizione dei crediti della formazione continua dei giornalisti. Al termine del seminario gli iscritti potranno partecipare a una visita guidata alla sezione museale della barca “cucita” di Corte Cavanella. Evento aperto a tutti.

Frame del film “Army of Lovers”

Al teatro Politeama, dalle 10, una nuova sezione di film in concorso: apre il film “Abiseo, il bosco culturale dei Chachapoya” di Rosemarie Lerner (Perù 2025, 21’); segue il film “L’esercito degli amanti” di Lefteris Charitos (Grecia, Austria 2025, 53’); quindi il film “Saria. Isole ai margini” di Yorgos Savoglou, Dionysia Kopana (Grecia 2022, 27’); chiude la sessione il film “La colonna” di Antonio Cofano (Italia 2025, 15’).

Copertina del libro “Le donne sono così” di Angela Ruta

Nel pomeriggio si torna al museo Archeologico nazionale di Adria: alle 16, per INCONTRI CON L’ANTICO, presentazione del libro “Sono così. Le donne nel Veneto preromano” di Angela Ruta Serafini. Interviene: Angela Ruta Serafini, archeologa, già direttrice del museo nazionale Atestino di Este. Dialoga con l’autrice Micol Andreasi, giornalista. Alle 16.30, presentazione della mostra “E l’immagine prese vita” di Silvia Nonnato.

Nuovo trasferimento al teatro Politeama dove alle 17, inizia l’ultima sessione di PROIEZIONI CINEMATOGRAFICHE. Si inizia con il film “Sardegna. La misteriosa civiltà dei Nuraghi” di Thomas Marlier (Francia 2024, 52’); quindi “Metabolè” di Lorenzo Scaraggi (Italia 2026, 65’).

Alle 19, CINEMA E NOTE: proiezione di film muti di inizio Novecento musicati dall’Ensemble del Dipartimento Jazz del Conservatorio di Musica “Antonio Buzzolla” di Adria, diretto dal Maestro Simone Serafini.

Alle 20, CERIMONIA DI PREMIAZIONE: assegnazione del premio del pubblico “Città di Adria”. Consegnano il premio: Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale di Adria, ed Emanuela Finesso, presidente del Circolo del Cinema di Adria “Carlo Mazzacurati”

Adria (Ro). Al museo Archeologico nazionale nell’ambito di Adrikà 2026 la masterclass “Quando l’Archeologia fa notizia. Ricerca e divulgazione sui giornali tra Tutankhamon e Indiana Jones. E uno sguardo al web” curata da Graziano Tavan, aperta a tutti, e valida per la formazione continua dei giornalisti: ultimi giorni per le iscrizioni

“Quando l’Archeologia fa notizia. Ricerca e divulgazione sui giornali, tra Tutankhamon e Indiana Jones. E uno sguardo al web” è il titolo della masterclass tenuta da Graziano Tavan, giornalista professionista, già caposervizio de Il Gazzettino, curatore dell’archeoblog archeologiavocidalpassato.com. La masterclass, aperta a tutti gli appassionati, è valida per la formazione dei giornalisti (iscrizione sulla piattaforma nazionale entro il 10 settembre 2026: assegna 2 crediti) promossa dal circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” di Adria (Ro) col museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) nell’ambito di Adrika 2026 la rassegna internazionale del cinema archeologico Adria-Delta del Po. Appuntamento domenica 13 settembre 2026, dalle 10.30 alle 12.30, al museo Archeologico nazionale di Adria in via G. Badini 59 ad Adria (Ro). L’incontro si sviluppa per capitoli, partendo dal concetto di archeologia e arrivando alla comunicazione archeologica sui giornali, e poi sul web: il concetto di archeologia dall’antichità ai giorni nostri; l’archeologia prima come disciplina di studio e poi come scienza; l’archeologia come ricerca sul campo; speculazione archeologica: il rapporto con gli Antichi; Italia post-unitaria; rivoluzione sessantottina; la comunicazione archeologica oggi; la divulgazione archeologica: studiosi, giornalisti, giornali; il contributo degli studiosi sui giornali dalla Grande Guerra al ventennio fascista; nel dopoguerra nasce la Terza Pagina; la comunicazione archeologica sui giornali oggi; quando l’archeologia arriva in Prima pagina: 1922 (Tutankhamon); 1972, i Bronzi di Riace; 1981, Indiana Jones; Archeologia: le regole della comunicazione; l’irruzione della comunicazione via Web: l’effetto dei Social e il ruolo del giornalista specializzato. Al termine per i partecipanti è prevista una breve visita guidata a cura del personale del museo Archeologico nazionale di Adria alla barca romana cucita di Corte Cavanella di Loreo, new entry al Man-Adria e protagonista dell’edizione 2026 di Adrikà.

Adria (Ro). Presentata la seconda edizione di Adrikà – rassegna internazionale di cinema archeologico Adria e Delta del Po: oltre quaranta appuntamenti tra Adria, Porto Viro e Loreo. Film da tutto il mondo, incontri con archeologi e registi, spettacoli, mostre, visite guidate e una masterclass valida per la formazione continua dei giornalisti

Conto alla rovescia per la seconda edizione di Adrikà – rassegna internazionale di cinema archeologico Adria e Delta del Po, dal 9 al 13 settembre 2026, promossa dal Circolo del cinema “Carlo Mazzacurati” e dal museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) con la direzione artistica di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele (Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia Eubea, Ct) e con la direzione scientifica di Alberta Facchi e Sandra Bedetti. Sempre a ingresso gratuito eccetto lo spettacolo “AquaDueO” con biglietto a 20 euro.

La barca cucita di Cortre Cavanella di Loreo (Ro) (I. sec. a.C.) nel nuovo allestimento al museo Archeologico nazionale di Adria (Ro) (foto graziano tavan)

Cinque giorni di proposte; tre sedi: Portoviro, Loreo e Adria (con il museo Archeologico nazionale e il teatro Politeama: la novità di quest’anno) e il coinvolgimento di Fratta Polesine; un tema: l’acqua (“Acqua: un elemento che custodisce e trasforma il passato. Scorre, sommerge, restituisce. È in grado di annullare confini e, al tempo stesso, disegnarne di nuovi”, scrivono i direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele); e un protagonista: la barca cucita di Corte Cavanella di Loreo, new entry al MAN Adria; 19 film in concorso (da Italia, Egitto, Francia, Grecia, Perù); “Incontri con l’Antico” che portano ad Adria studiosi, archeologi, esperti: Giovanna Gambacurta, Stefano Medas, Raffaella Bortolin, Angela Ruta, Silvia Rosa Brusin, Chiara Mancinelli; incontri e proiezioni per le scuole; un evento speciale al Politeama con la Banda Osiris e Telmo Pievani con “AquaDueO. Un pianeta molto liquido”. E ancora: Antonino Varvarà su “Eracle nel Teatro”; Cinema e Note: il cinema muto del primo Novecento ritrova la propria voce attraverso la musica dal vivo; due mostre, una all’Archeologico (E l’immagine prese vita), l’altra alla Fondazione Franceschetti e Di Cola (Fluide memorie); visite guidate al museo Archeologico nazionale di Adria e al museo Diocesano della Cattedrale, e un’escursione alla scoperta del sito di Frattesina con visita allo scavo del sito protostorico e del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine (Ro). E per non farsi mancare niente, anche una masterclass “Quando l’Archeologia fa notizia. Ricerca e divulgazione sui giornali, tra Tutankhamon e Indiana Jones. E uno sguardo al web” con Graziano Tavan, giornalista, curatore dell’archeoblog archeologiaviocidalpassato.com, valido come corso di formazione continua dei giornalisti accreditato dall’Ordine dei Giornalisti, ma aperto a tutti gli interessati.

Oltre quaranta appuntamenti tra Adria, Porto Viro e Loreo per unamanifestazione che mette in dialogo cinema, ricerca scientifica, divulgazione e valorizzazione del patrimonio culturale, trasformando il territorio del Delta del Po in un laboratorio internazionale di conoscenza, incontro e scoperta. Tutto ciò conferma quanto gli organizzatori credano in Adrikà, nata nel 2025 quasi come una scommessa e una sfida per un territorio dove l’archeologia continua ad arricchire le conoscenze sul passato del Polesine e sulle sue connessioni con culture e civiltà anche lontane, e il cinema vanta lunghe e radicate tradizioni. Concetti ribaditi lunedì 31 agosto 2026 nella presentazione ufficiale di Adrikà 2026 in municipio ad Adria con la partecipazione di Alberta Facchi, direttrice del museo Archeologico nazionale; Emanuela Finesso, presidente del Circolo del cinema; Sandra Bedetti, direzione scientifica; Massimo Barbujani, sindaco del Comune di Adria; Marilena Berto, consigliera delegata alla Cultura del Comune di Loreo; Pako Massaro, direttore Ente parco Delta del Po; Antonio Giolo per la Fondazione Cariparo; Mauro Giuriolo, presidente Banca Adria Colli Euganei; Marco Bonaldo, presidente Fondazione Franceschetti e Di Cola; Mara Bellettato, presidente CADA; Elena Passadore, presidente Fondazione Bocchi. Da remoto si sono collegati i direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele. E tra i collaboratori c’erano Renato Benvegnù, Fotoclub Adria; Letizia Guerra, presidente Pro Loco. La manifestazione gode del patrocinio della Regione Veneto, della provincia di Rovigo e di Veneto Film Commission, nonché del sostegno del Comune di Adria, dell’Ente Parco Naturale Regionale Veneto del Delta del Po, della Fondazione CARIPARO, di Banca Adria Colli Euganei, della Fondazione Franceschetti e Di Cola, del Rotary Club di Adria, del CADA di Adria, della Fondazione Carlo Bocchi e dello Studio Vassalli Associati. È realizzata inoltre con la collaborazione dei Comuni di Porto Viro e Loreo, del museo Archeologico nazionale di Fratta Polesine, del Conservatorio “Buzzolla”, del CPSSAE, della Pro Loco di Adria, dell’Associazione Polesine Terra Emersa, del Festival della comunicazione del Cinema archeologico, del Foto Club di Adria, della Croce Verde di Adria, di Arteven, di Aboca, della Rivista REM.

Adrikà 2025: da sinistra, Sandra Bedetti, Alberta Facchi, Lorenzo Daniele, Alessandra Cilio, ed Emanuela Finesso (foto graziano tavan)

“L’idea di una rassegna di cinema archeologico è nata dal Circolo del Cinema, nel 2025, nella convinzione che Adria e archeologia siano un binomio indissolubile e perché Adria è anche e soprattutto il suo Museo”, ha ricordato Emanuela Finesso. “Dopo il lusinghiero apprezzamento ricevuto per la prima edizione, questa seconda è ancora più colorata e multiforme, con un filo conduttore legato all’acqua, tema che si imponeva dopo l’inaugurazione al Museo della barca “cucita” di Corte Cavanella appena restaurata. E con il coinvolgimento di due comuni del Delta, Porto Viro e Loreo, siti di rinvenimenti archeologici importanti”.

“Una rassegna cinematografica è molto più delle sue proiezioni: è uno spazio di scoperta e di confronto, in cui pubblico, autori ed esperti condividono prospettive differenti. Adrikà”, hanno sottolineato Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, “vuole essere proprio questo: un luogo in cui immergersi nella Storia e nelle storie, per comprendere il passato e interrogare il presente”.

“Il linguaggio cinematografico con la sua capacità di suggerire ed evocare luoghi, storie e personaggi è stato visto già dalla prima edizione di Adrikà come un mezzo per intercettare un pubblico meno propenso ad approfondire i temi legati all’archeologia”, hanno ribadito Alberta Facchi e Sandra Bedetti. “Quest’anno, la nuova valorizzazione della barca cucita della Mansio Fossis di Corte Cavanella di Loreo, esposta al museo Archeologico di Adria, offre nuovi spunti di riflessione. La rassegna propone infatti molti film incentrati sui temi legati all’acqua e alla navigazione, con un focus sui linguaggi di comunicazione dell’archeologia. Un posto di rilievo va dato alla partecipazione delle scuole, con attività e proiezioni pensate specificamente per gli studenti e presentazioni di laboratori che li hanno visti protagonisti”.

Montecchio Maggiore (Vi). Alla Corte delle Filande presentazione del libro “Sono così: le donne nel Veneto preromano” di Angela Ruta Serafini in dialogo con Graziano Tavan (archeologiavocidalpassato.com)

È un viaggio affascinante alla scoperta delle figure femminili del Veneto preromano quello che propone il museo di Archeologia e di Scienze naturali “G. Zannato” di Montecchio Maggiore (Vi) con la presentazione del libro “Sono così: le donne nel Veneto preromano” di Angela Ruta Serafini. Appuntamento venerdì 10 ottobre 2025, alle 18.30, in sala civica Corte delle Filande a Montecchio Maggiore. Angela Ruta Serafini, in dialogo con Graziano Tavan, giornalista di archeologiavocidalpassato.com, ci farà conoscere storie, identità e memorie di donne che hanno lasciato tracce importanti nella storia più antica del Veneto, quello preromano. Le più recenti e importanti scoperte archeologiche faranno da traccia, nella conversazione, per una narrazione che tocca temi antichi ed attuali.

Verona. All’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere presentazione del libro di Patrizia Carassai “Il mercante di Sumer”, un viaggio attraverso territori e tempi lontani alla scoperta di città e popoli del Vicino Oriente di più di 4500 anni fa

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Un viaggio attraverso territori e tempi lontani alla scoperta di città e popoli del Vicino Oriente di più di 4500 anni fa. Un viaggio pieno di insidie, tradimenti, avventure sino alla meta finale, una terra da chiamare casa. È questo il filo conduttore del romanzo storico “Il mercante di Sumer” (2023, Dielle editore) di Patrizia Carassai, veronese, medico plurispecialista con la passione per l’archeologia e la storia, già responsabile di unità operativa complessa di coordinamento centrale, medico legale a Roma. Patrizia Carassai sarà ospite dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, in via Leoncino 6: mercoledì 10 gennaio 2024, alle 17, presenterà il suo libro in dialogo con Mauro Daccordi, membro dell’Accademia, e Graziano Tavan, giornalista, curatore di archeologiavocidalpassato.com.

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Copertina del libro “Il mercante di Sumer” di Patrizia Carassai

Il mercante di Sumer. Romanzo con puntuali riferimenti storico archeologici, ambientato in località che hanno visto nascere la civiltà urbana in un periodo assai remoto. La vicenda si svolge nel 2600 a.C. e s’incentra su un immaginato e avventuroso viaggio intrapreso, per scopi paradossalmente non commerciali, da un mercante sumerico. Partendo dall’antica Kish (Mesopotamia, odierno Iraq centrale), la carovana raggiunge, con un percorso di circa 3000 km, la città di Shahr-e Sokhta, nel Sistan iraniano ai confini con il Pakistan. Il romanzo riporta in vita personaggi, quotidianità, modi di pensare, di essere, di vivere, paesaggi e città di allora, visti con la mente e gli occhi di chi, con quella carovana, stava viaggiando, sino a realizzare l’incontro delle due civiltà sumerica (attuale Iraq) ed elamita (attuale Iran) del III millennio a.C. Il libro ha la prefazione del prof. Enrico Ascalone, direttore, sotto l’egida dell’università del Salento, del progetto archeologico multidisciplinare internazionale relativo al sito di Shahr-e Sokhta; incaricato dell’insegnamento di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico all’università di Roma Tre.

Bologna. Anteprima per l’Emilia del libro “Nella terra di Pakhet” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan (Marsilio Arte), con un approfondimento esclusivo e originale per il pubblico presente sulla scoperta di una tomba inedita. La conferenza fa parte del ciclo “…comunicare l’archeologia…” promosso dal Gruppo archeologico bolognese

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La copertina del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan (Marsilio Arte)

C’è una terra che in un Paese come l’Egitto che da millenni affascina re e potenti, viaggiatori ed esploratori, popoli vicini e lontani, è meno nota, meno frequentata, meno studiata: è la “terra di Pakhet” o, meglio, quello che gli egittologi chiamano Medio Egitto, ma che più correttamente è l’Egitto Centrale, dal governatorato di Beni Suef, appena a Sud del Cairo, a quello di Sohag, che finisce ad Abydos. Proprio di questa parte dell’Egitto, un Egitto “nascosto”, lontano dai percorsi turistici, perché sostanzialmente chiuso ai visitatori, e spesso anche agli stessi studiosi, martedì 2 maggio 2023 a Bologna, nella conferenza del ciclo “…comunicare l’archeologia…” promosso dal Gruppo archeologico bolognese, parleranno Maurizio Zulian e Graziano Tavan presentando il loro libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni”, prefazione di Edda Bresciani (Marsilio Arte): bologna_gabo_LOGO CAMUNCOLI copiaappuntamento dunque martedì 2 maggio 2022, alle 21, al Centro Sociale Ricreativo Culturale Giorgio Costa, via Azzo Gardino 48 (Bo). “Nella terra di Pakhet, che approda per la prima volta in Emilia”, spiegano gli autori, “non è una guida archeologica tout court né un libro fotografico sull’Egitto, ma è un viaggio, emozionale e scientifico al contempo, alla scoperta di un Egitto nascosto. Pakhet  – continuano – era una dea leonessa, un felino potente grande di magia, con caratteri che l’avvicinavano sia a Bastet-la-gatta sia a Sekhmet-la-leonessa,  e  la cui  area di culto era appunto nel Medio Egitto”, ricordando quando scritto nella prefazione la compianta professoressa Edda Bresciani, tra i più grandi egittologi del Novecento, che ha seguito passo-passo la realizzazione di questo libro – praticamente uno dei suoi ultimi lavori, che purtroppo non ha fatto in tempo a vedere stampato -, intervenendo anche con proprie ricerche inedite”.

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Il dio Thot, scriba divino e cancelliere del tribunale con corpo umano e testa di ibis coronata dal disco solare, registra il risultato della pesatura del cuore: dalla Tomba senza nome e senza numero di El Salamuni, in Egitto (foto maurizio zulian)

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Maurizio Zulian e Graziano Tavan con il libro “Nella terra di Pakhet” (Marsilio Arte)

Sarà un racconto per immagini che ci porterà anche alla scoperta di una tomba inedita. Ad accompagnarci in questo viaggio di scoperta ed esplorazione è Maurizio Zulian che in trent’anni, come un novello Flaubert, ha girato in lungo e in largo l’Egitto Centrale, visitando personalmente anche più volte tutti i siti, raccogliendo sui suoi taccuini una messe di informazioni, archiviando decine di migliaia di fotografie (oggi parte dell’Archivio on line della Fondazione Museo Civico di Rovereto), incontrando direttori di missioni archeologiche da ogni parte del mondo e confrontandosi con loro. Con più di 800 foto inedite e il racconto in prima persona sui 31 siti archeologici più importanti dell’Egitto Centrale, il lettore si immedesima esploratore al fianco di Zulian, entra nelle tombe precluse al pubblico, ammira i vasti paesaggi della valle del Nilo, conosce riti millenari e usi e costumi moderni. Ma il libro “Nella terra di Pakhet” di 576 pagine (Marsilio Arte) è anche occasione di ricerca e approfondimento, grazie al ricco apparato bibliografico, curato da Graziano Tavan: bibliografia (con oltre 400 titoli specifici su questi siti, pubblicati tra la fine del Settecento e il 2021), indici analitici (con quasi 1200 lemmi, tra luoghi e nomi citati nel libro), glossario (30 termini tecnici che aiutano meglio il lettore meno specialistico a capire) e tavole cronologiche (un confronto diacronico e sincronico dei 31 siti illustrati nel libro).

Vicenza. A Palazzo Chiericati presentazione del libro “Nella terra di Pakhet” (Marsilio Arte) di Maurizio Zulian e Graziano Tavan: occasione per parlare di un Egitto “nascosto” dove lavorarono scribi, artigiani operai, non meno bravi dei colleghi della Valle dei Re, anche se ai più sconosciuti, ma che contribuirono comunque all’idea di Egitto eterno

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Maurizio Zulian e Graziano Tavan con Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, alla mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica Palladiana di Vicenza

“I creatori dell’Egitto eterno”: così li ha chiamati Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino. Sono gli scribi, gli artigiani, gli operai al servizio del faraone. Vivevano in un villaggio pensato e organizzato proprio per loro a Tebe Ovest, oggi chiamato Deir el Medina, per poter essere operativi nelle vicine valle dei Re e valle delle Regine. Ma non furono gli unici. C’è una grande fascia dell’Antico Egitto, che noi oggi chiamiamo Egitto Centrale (a grandi linee tra il Cairo e Luxor, cioè esattamente dal governatorato di Beni Suef, appena a Sud del Cairo, a quello di Sohag, che finisce ad Abydos) dove furono realizzate sontuose tombe per principi, governatori, nomarchi. E anche per un faraone, Akhenaten, noto per essere l’artefice di una rivoluzione religiosa monoteista, che proprio nel deserto lontano da Tebe fece costruire la nuova capitale, Akhetaten, dove andò a vivere con la moglie Nefertiti. È questo un Egitto “nascosto”, lontano dai percorsi turistici, perché sostanzialmente chiuso ai visitatori, e spesso anche agli stessi studiosi. Ma c’è un libro che colma questa lacuna “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” (Marsilio Arte) di Maurizio Zulian e Graziano Tavan, con la prefazione di Edda Bresciani.

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La copertina del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan (Marsilio Arte)

Zulian e Tavan presenteranno il libro proprio a Vicenza, in concomitanza con la grande mostra “I creatori dell’Egitto eterno” in Basilica palladiana, promossa dal museo Egizio di Torino. Appuntamento nel salone d’Onore di Palazzo Chiericati, sabato 22 aprile 2023, alle 16.30, grazie alla generosa disponibilità del Comune di Vicenza – Assessorato alla Cultura, e all’assessore Simona Siotto. “Nella terra di Pakhet” non è una guida archeologica tout court né un libro fotografico sull’Egitto, ma è un viaggio, emozionale e scientifico al contempo, alla scoperta appunto di questo Egitto “nascosto”: “Un’ampia regione che trova la sua espressione “mitologica” nel titolo principale del libro Nella terra di Pakhet;  Pakhet  era una dea leonessa, un felino potente “grande di magia”, con caratteri che l’avvicinavano sia a Bastet-la-gatta sia a Sekhmet-la-leonessa,  e  la cui  area di culto era appunto nell’Egitto centrale”, scrive nella prefazione la compianta professoressa Edda Bresciani, tra i più grandi egittologi del Novecento, che ha seguito passo-passo la realizzazione di questo libro – praticamente uno dei suoi ultimi lavori, che purtroppo non ha fatto in tempo a vedere stampato -, intervenendo anche con proprie ricerche inedite.

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Maurizio Zulian in una delle sue missioni esplorative nell’Egitto Centrale

Ad accompagnarci in questo viaggio di scoperta ed esplorazione è Maurizio Zulian che in trent’anni, come un novello Flaubert, ha girato in lungo e in largo l’Egitto Centrale, visitando personalmente anche più volte tutti i siti, raccogliendo sui suoi taccuini una messe di informazioni, archiviando decine di migliaia di fotografie (oggi parte dell’Archivio on line della Fondazione Museo Civico di Rovereto), incontrando direttori di missioni archeologiche da ogni parte del mondo e confrontandosi con loro. Con più di 800 foto inedite e il racconto in prima persona sui 31 siti archeologici più importanti dell’Egitto Centrale, il lettore si immedesima esploratore al fianco di Zulian, entra nelle tombe precluse al pubblico, ammira i vasti paesaggi della valle del Nilo, conosce riti millenari e usi e costumi moderni. Ma il libro “Nella terra di Pakhet” di 576 pagine (Marsilio Arte) è anche occasione di ricerca e approfondimento, grazie al ricco apparato bibliografico, curato da Graziano Tavan: bibliografia, indici analitici, glossario e tavole cronologiche.

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La splendida raffigurazione in bassorilievo dipinto del cane di Pepiankh il Medio dalla TOMBA D2 di Meir, in Egitto (foto maurizio zulian)

A Vicenza, attraverso una carrellata di immagini suggestivi, Zulian e Tavan ci porteranno alla scoperta di questi siti, tra tombe monumentali che nulla hanno da invidiare alle più note della valle dei Re, templi rupestri, stele incise nella roccia per la propaganda reale. Si passerà da delicati affreschi che tratteggiano la vita quotidiana a quelli che narrano gli impegni ufficiali del faraone o descrivono le attività della caccia o del lavoro nei campi, fino ai momenti ludici. C’è un mondo da scoprire che le fotografie di Maurizio Zulian rivelano al grande pubblico. E con una sorpresa finale: perché nel libro è presentata anche una tomba inedita le cui decorazioni sono mostrate per la prima volta, e la cui storia è tutta da raccontare.

Bologna. Al via “…Comunicare l’archeologia…” (primo semestre), il ciclo di incontri del Gruppo archeologico bolognese con focus sull’isola di Cipro, l’Antico Egitto “nascosto”, gli insediamenti rupestri, i ritrovamenti archeologici nel Bolognese e il riutilizzo dei materiali romani

gruppo-archeologico-bolognese_gabo_insolita-itinera_logoDal fascino dell’isola di Cipro a quello dell’Antico Egitto, dagli insediamenti rupestri ai ritrovamenti archeologici nel Bolognese al riutilizzo di architetture antiche: sono alcuni degli argomenti affrontati dal ciclo di incontri “…comunicare l’archeologia…” del primo semestre 2023 promossi dal Gruppo Archeologico Bolognese al martedì, alle 21, in presenza al Centro sociale ricreativo culturale “Giorgio Costa” in via Azzo Gardino 48 a Bologna. L’ingresso alle conferenze è libero e gratuito fino a esaurimento dei posti disponibili. Il Gruppo Archeologico Bolognese (Gabo), affiliato ai Gruppi archeologici d’Italia, con i quali sono promosse – soprattutto d’estate – campagne di ricerca, scavi e ricognizioni d’interesse nazionale, in collaborazione con le competenti Soprintendenze Archeologiche, collabora con il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, il museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena e il museo della Civiltà Villanoviana (Muv) di Castenaso.

bologna_gabo_comunicare-l-archeologia_incontro-14-marzo_locandinaSi inizia martedì 14 marzo 2023, alle 21, al Centro sociale ricreativo culturale “Giorgio Costa” con Silvia Romagnoli, archeologa e travel designer, che presenterà la conferenza “Kypros: crocevia di continenti. Racconto di viaggio con il Gruppo Archeologico Bolognese” raccontando l’itinerario di 9 giorni intrapreso alla scoperta di Cipro, organizzato da Insolita Itinera in collaborazione con il GABo. “Siamo appena tornati da un viaggio nella splendida isola di Cipro, una terra ricca di archeologia, tradizioni e tesori delle più antiche civiltà del mondo che l’hanno abitata nel corso dei secoli, in virtù della sua posizione strategica al crocevia di tre continenti”, ricorda Romagnoli. “L’isola è quindi, oggi, un grande museo a cielo aperto, dove si possono ammirare numerose testimonianze del suo movimentato passato, che ha fatto di Cipro un mosaico di differenti periodi e civiltà”. Per chi si è perso il viaggio e vuole scoprire la storia millenaria di questa affascinante isola del Mediterraneo, è la conferenza giusta.

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“Insediamenti rupestri”: ne parla Giuseppe Rivalta

Si prosegue martedì 18 aprile 2023, alle 21, al Centro Sociale “G. Costa” con la conferenza “Gli insediamenti rupestri nel mondo” di Giuseppe Rivalta, antropologo, biospeleologo e viaggiatore, che presenterà questi luoghi descritti nell’omonimo libro scritto con Carla Ferraresi e in uscita il 20 marzo 2023.

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La copertina del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan (Marsilio Arte)

Terzo appuntamento martedì 2 maggio 2023, alle 21, al centro sociale “G. Costa”: Maurizio Zulian, viaggiatore, scrittore ed esperto dell’Antico Egitto,  e Graziano Tavan, giornalista specializzato in archeologia, presentano il loro libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni”, edito da Marsilio Arte. “Nella terra di Pakhet”, spiegano gli autori, “non è una guida archeologica tout court né un libro fotografico sull’Egitto, ma è un viaggio, emozionale e scientifico al contempo, alla scoperta di un Egitto “nascosto”,  lontano dai percorsi turistici, perché sostanzialmente chiuso ai visitatori – e spesso anche agli stessi studiosi -, in quello che gli egittologi chiamano Medio Egitto, ma che più correttamente è l’Egitto Centrale, dal governatorato di Beni Suef, appena a Sud del Cairo, a quello di Sohag, che finisce ad Abydos.

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San Pietro in casale: scavi archeologici del mulino della Ca’ Gioiosa (foto sabap-bo)

Quarto appuntamento martedì 23 maggio 2023, alle 21, al Centro Sociale “G. Costa”, con la conferenza “Il ritrovamento del mulino della Ca’ Gioiosa: archeologia e storia della pianura bolognese tra l’età medievale e l’età moderna”. Introduzione a cura dell’archeologa Daniela Ferrari. Intervengono Valentina Di Stefano, archeologa Sabap-Bo; Daniele Mazzitelli, di Phoenix Archeologia; e Claudio Negrelli, direttore tecnico e presidente di Phoenix Archeologia. Il mulino detto della Ca’ Gioiosa, la cui storia inizia nel 1358, rimarrà per secoli uno dei più importanti della bassa pianura bolognese (almeno fino al XVIII secolo). A seguito dei lavori di scavo necessari alla costruzione, in questo sito, di capannoni industriali si è proceduto a dei sondaggi archeologici preventivi per controllare lo stato del vecchio Mulino ormai scomparso sotto stratificazioni centenarie. I lavori hanno portato alla luce i resti della Ca’ Gioiosa e di alcuni edifici limitrofi. Un ritrovamento di grande effetto, che ha permesso di rivedere e studiare questo vecchio Opificio e con esso anche le attrezzature in legno necessarie al movimento delle ruote e delle macine.

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Un capitello romano riutilizzato a Bologna in epoca medievale (foto gabo)

Gli ultimi due appuntamenti, recuperano due incontri saltati nel precedente semestre. Martedì 6 giugno 2023, alle 21, al Centro Sociale “G. Costa”, la conferenza “Spolia bononensia. Il riutilizzo del materiale architettonico di età romana nel centro storico di Bologna” con Claudio Calastri, archeologo, classicista, dirigente di Ante Quem per servizi in campo archeologico e casa editrice dedicata all’archeologia.

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“Interviste impossibili” a Howard Carter e al faraone Tutankhamon nel centenario della scoperta della tomba del faraone bambino (foto gabo)

Ultimo appuntamento, martedì 20 giugno 2023, alle 21, al Centro Sociale “G. Costa”. Per ricordare il centenario della scoperta della tomba di Tutankhamon da parte di Howard Carter nel novembre del 1922, il Gruppo Archeologico Bolognese e la compagnia Ten Teatro Costarena presenteno: “Intervista impossibile a Tutankhamon” di Giorgio Manganelli, e “Intervista impossibile a Howard Carter” di Giuseppe Mantovani. Introduzione a cura dell’archeologa Barbara Faenza.

Trevignano (Tv). La Tomba senza numero e senza nome (inedita) sarà l’approfondimento esclusivo e originale per il pubblico dei “Martedì in Villa” alla presentazione del libro “Nella Terra di Pakhet” (Marsilio Arte) di Maurizio Zulian e Graziano Tavan: un viaggio, emozionale e scientifico al contempo, alla scoperta dell’Egitto centrale, lontano dai percorsi turistici

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Osiride, il dio dell’Oltretomba, assiso in trono: affresco della Tomba senza numero e senza nome di El Salamuni nell’Egitto Centrale (foto maurizio zulian)

“Riprendo a camminare verso Nord lungo il sentiero che comincia a inerpicarsi ai piedi dell’alta falesia e dopo un po’ sono attirato da una tomba senza numero e senza nome che, scopro, conserva ancora splendide decorazioni. È costituita da due camere disposte però secondo un asse Est-Ovest”: comincia così il racconto di Maurizio Zulian che descrive il sito di El Salumuni, località a Nord-Est di Akhmim, sulla riva destra del Nilo di fronte a Sohag, centro amministrativo del IX nomo, l’emblema di Min (o il Pugnale) dell’Alto Egitto. trevignano_martedì-in-villa_villa-onigo_nella.terra-di-pakhet_locandinaMartedì 13 dicembre 2022, alle 20.45, a Villa Onigo di Trevignano (Tv), per “I Martedì in Villa”, la descrizione di questa tomba inedita sarà l’approfondimento esclusivo e originale per il pubblico presente all’incontro con Maurizio Zulian e Graziano Tavan che illustreranno il loro libro “Nella Terra di Pakhet” (Marsilio Arte). L’incontro, curato da Sergio Zanellato, è promosso dall’assessorato alla Cultura del Comune di Trevignano con il patrocinio di Rotary International distretto 2060 e Sindacato Giornalisti del Veneto, Associazione trevigiana della stampa, in collaborazione con Pro loco e Trattoria Enoteca Schiavon. Per informazioni: Ufficio Cultura tel. 0423 672842. Il libro è un viaggio, emozionale e scientifico al contempo, alla scoperta dell’Egitto centrale, lontano dai percorsi turistici, perché sostanzialmente chiuso ai visitatori e spesso anche agli stessi studiosi.

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Maurizio Zulian e Graziano Tavan con il libro “Nella terra di Pakhet” (Marsilio Arte)

Ad accompagnarci in questo viaggio di scoperta ed esplorazione è Maurizio Zulian che in trent’anni, come un novello Flaubert, ha girato in lungo e in largo l’Egitto Centrale, visitando personalmente anche più volte tutti i siti, raccogliendo sui suoi taccuini una messe di informazioni, archiviando decine di migliaia di fotografie (oggi parte dell’Archivio on line della Fondazione Museo Civico di Rovereto), incontrando direttori di missioni archeologiche da ogni parte del mondo e confrontandosi con loro. Con più di 800 foto inedite e il racconto in prima persona sui 31 siti archeologici più importanti dell’Egitto Centrale, il lettore si immedesima esploratore al fianco di Zulian, entra nelle tombe precluse al pubblico, ammira i vasti paesaggi della valle del Nilo, conosce riti millenari e usi e costumi moderni. Ma il libro “Nella terra di Pakhet” di 576 pagine (Marsilio Arte) è anche occasione di ricerca e approfondimento, grazie al ricco apparato bibliografico, curato da Graziano Tavan: bibliografia (con oltre 400 titoli specifici su questi siti, pubblicati tra la fine del Settecento e il 2021), indici analitici (con quasi 1200 lemmi, tra luoghi e nomi citati nel libro), glossario (30 termini tecnici che aiutano meglio il lettore meno specialistico a capire) e tavole cronologiche (un confronto diacronico e sincronico dei 31 siti illustrati nel libro).

Martedì in Villa. A Trevignano anteprima nella Marca del libro “Nella terra di Pakhet” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan (Marsilio Arte), con un approfondimento esclusivo e originale per il pubblico presente sulla scoperta di una tomba inedita. Il libro è un viaggio, emozionale e scientifico al contempo, alla scoperta dell’Egitto centrale, lontano dai percorsi turistici, perché sostanzialmente chiuso ai visitatori – e spesso anche agli stessi studiosi

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La copertina del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” di Maurizio Zulian e Graziano Tavan (Marsilio Arte)

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Villa Onigo a Trevignano (Tv) ospita la rassegna culturale “I Martedì in Villa” (foto comune di trevignano)

“Nella terra di Pakhet” approda nella Marca trevigiana. Anteprima per i “Martedì in Villa” a Trevignano (Tv) martedì 13 dicembre 2022, alle 20.45, a villa Onigo, grazie all’interessamento dell’instancabile promotore della rassegna culturale, Sergio Zanellato. Con un “regalo” in esclusiva per il pubblico presente: Maurizio Zulian e Graziano Tavan, autori appunto del libro “Nella terra di Pakhet. Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni”, prefazione di Edda Bresciani (Marsilio Arte), offriranno un approfondimento esclusivo e originale per il pubblico presente in sala: la scoperta di una tomba inedita. “Nella terra di Pakhet”, spiegano gli autori, “non è una guida archeologica tout court né un libro fotografico sull’Egitto, ma è un viaggio, emozionale e scientifico al contempo, alla scoperta di un Egitto “nascosto”,  lontano dai percorsi turistici, perché sostanzialmente chiuso ai visitatori – e spesso anche agli stessi studiosi -, in quello che gli egittologi chiamano Medio Egitto, ma che più correttamente è l’Egitto Centrale, dal governatorato di Beni Suef, appena a Sud del Cairo, a quello di Sohag, che finisce ad Abydos: “Un’ampia  regione che trova la sua espressione “mitologica” nel titolo principale del libro Nella terra di Pakhet;  Pakhet  era una dea leonessa, un felino potente “grande di magia”, con caratteri che l’avvicinavano sia a Bastet-la-gatta sia a Sekhmet-la-leonessa,  e  la cui  area di culto era appunto nel Medio Egitto”, scrive nella prefazione la compianta professoressa Edda Bresciani, tra i più grandi egittologi del Novecento, che ha seguito passo-passo la realizzazione di questo libro – praticamente uno dei suoi ultimi lavori, che purtroppo non ha fatto in tempo a vedere stampato -, intervenendo anche con proprie ricerche inedite”.

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Maurizio Zulian e Graziano Tavan con il libro “Nella terra di Pakhet” (Marsilio Arte)

Ad accompagnarci in questo viaggio di scoperta ed esplorazione è Maurizio Zulian che in trent’anni, come un novello Flaubert, ha girato in lungo e in largo l’Egitto Centrale, visitando personalmente anche più volte tutti i siti, raccogliendo sui suoi taccuini una messe di informazioni, archiviando decine di migliaia di fotografie (oggi parte dell’Archivio on line della Fondazione Museo Civico di Rovereto), incontrando direttori di missioni archeologiche da ogni parte del mondo e confrontandosi con loro. Con più di 800 foto inedite e il racconto in prima persona sui 31 siti archeologici più importanti dell’Egitto Centrale, il lettore si immedesima esploratore al fianco di Zulian, entra nelle tombe precluse al pubblico, ammira i vasti paesaggi della valle del Nilo, conosce riti millenari e usi e costumi moderni. Ma il libro “Nella terra di Pakhet” di 576 pagine (Marsilio Arte) è anche occasione di ricerca e approfondimento, grazie al ricco apparato bibliografico, curato da Graziano Tavan: bibliografia (con oltre 400 titoli specifici su questi siti, pubblicati tra la fine del Settecento e il 2021), indici analitici (con quasi 1200 lemmi, tra luoghi e nomi citati nel libro), glossario (30 termini tecnici che aiutano meglio il lettore meno specialistico a capire) e tavole cronologiche (un confronto diacronico e sincronico dei 31 siti illustrati nel libro).