Da Stromboli a Pompei per raccontare “La parabola della morte”: Volcano Extravaganza, il festival di arte contemporanea, approda alle falde del Vesuvio con una performance tra la Villa dei Misteri e la Villa delle Colonne a Mosaico

La villa dei Misteri a Pompei accoglie i partecipanti al festival Volcano Extravaganza 2019 (foto Graziano Tavan)
“La parabola della morte”: dall’isola di Stromboli a Pompei, alla Villa dei Misteri e alla Villa delle Colonne a Mosaico. La morte e il destino ineluttabile sono il tema di un intervento artistico che, partendo dall’isola di Stromboli, si conclude al Parco Archeologico di Pompei il 21 luglio 2019, nell’ambito di Volcano Extravaganza, Festival di arte contemporanea. A curare il festival, alla sua nona edizione, concepito e promosso dal Fiorucci Art Trust, ogni anno viene invitato un artista internazionale che – insieme al direttore del Trust Milovan Farronato – definisce un tema e seleziona gli altri artisti partecipanti. Il titolo di questa edizione, co-curata da Farronato con l’artista Maria Loboda, prende ispirazione da “Appuntamento a Samarra”, la parabola della morte inevitabile che apparve per la prima volta nel Talmud Babilonese (III-V sec. d.C.) nella storia mesopotamica del Sukkah 53°, come raccontato da W. Somerset Maugham nel 1933. L’oratore è la Morte e racconta: “Un mercante di Bagdad mandò il suo servo al mercato per fare provviste, dopo poco il servo tornò, pallido e tremante, e disse: ‘Padrone, proprio adesso mentre ero al mercato, sono stato spintonato da una donna nella folla e quando mi sono girato ho visto che era la Morte. Lei mi ha guardato e mi ha fatto un gesto minaccioso. Presto, prestami il tuo cavallo, cavalcherò via da questa città ed eviterò così il mio destino. Andrò a Samarra e là la Morte non mi troverà’. Il mercante gli prestò il suo cavallo, il servo lo montò affondando i suoi speroni nei fianchi dell’animale e, veloce quanto il cavallo riusciva a galoppare, scappò. Quindi anche il padrone andò al mercato e mi vide in mezzo alla folla, venne da me e disse: ‘Perché hai fatto un gesto minaccioso al mio servitore quando l’hai visto stamattina?’, ‘Non era affatto un gesto di minaccia’, disse, ‘era solo un sussulto di sorpresa. Ero stupito di vederlo a Bagdad, perché stasera avevo un appuntamento con lui a Samarra’.”
Il direttore del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, dà il benvenuto suo e di tutto il Parco Archeologico di Pompei all’evento: “La vita come la morte, la grande Storia come le storie – intese come i racconti dei singoli, le leggende, le opere degli artisti o le teorie dei filosofi… – sono la materia stessa di cui è costituita non solo la realtà ma anche il mito di Pompei. Sono felice che questa realtà e questo mito sempre contemporanei continuino a svilupparsi anche grazie a progetti di rilievo internazionale come il festival Volcano Extravaganza, la cui artistic leader quest’anno è Maria Loboda, artista già presente nella mostra “Pompei@Madre. Materia Archeologica”. Un ringraziamento va quindi innanzitutto a lei e a tutti gli artisti partecipanti, insieme al co-curatore Milovan Farronato, quest’anno anche direttore artistico del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia, a Andrea Viliani, direttore artistico del Madre, che ha creato questo nuovo e sorprendente rapporto, e a Nicoletta Fiorucci e al Fiorucci Art Trust, che generosamente supporta questo progetto che dal vulcano di Stromboli il 21 luglio giunge, con l’entusiasmo fecondo dei suoi partecipanti, alle falde del Vesuvio. Un ringraziamento particolare va inoltre allo staff del Parco Archeologico di Pompei che, con passione, ha coordinato questo evento. Benvenuta a Pompei, Volcano Extravanganza”.
In passato la durata del festival variava, alcune edizioni sono perdurate per una settimana, altre invece si sono estese per due mesi, costellate da eventi a intervalli regolari. Da qualche anno, Volcano Extravaganza si svolge durante un fine settimana di luglio; il fatto che performance, interventi e mostre siano concepite e prodotte in situ, e il valore dato alla collaborazione tra gli artisti e all’improvvisazione, è da sempre una costante del progetto. Questo anno il festival Volcano Extravaganza è durato quattro giorni ed è iniziato sull’isola di Stromboli (18,19 e 20 luglio 2019), per poi continuare e concludersi a Pompei (la sera del 21 luglio 2019). Come il servo nella parabola, i visitatori avranno l’opportunità di sperimentare la traslazione tra due luoghi e due contesti diversi: da Baghdad a Samarra così come da Stromboli a Pompei. Per la durata del festival, i due luoghi ospitano una serie di situazioni visive e performative. Alcuni accadono simultaneamente, altri si ripetono in modo identico o con delle varianti. Seguendo lo spirito della parabola e l’incontro inevitabile con il destino, qualora qualcosa sfuggisse allo spettatore sull’isola, sarà probabilmente ad aspettarlo sulla terraferma. Ogni intervento artistico può essere percepito o intuito attraverso furtive occhiate, essi non sono necessariamente spiegati o segnalati ma diventano gradualmente parte della storia. Alcuni performer, come personaggi di una pièce Fin de Siècle, immergono il pubblico nelle loro realtà. Simbolicamente una domanda (Stromboli) e una risposta (Pompei), i due luoghi sono come lo scenario di un giallo; tutto quello che non è successo nel primo, sarà risolto nel secondo. Anche i due vulcani, lo Stromboli e il Vesuvio, sono fonti di potere a due facce, da amare e temere.
Domenica 21 luglio 2019 gli ospiti si trasferiranno in aliscafo dall’isola alla terraferma, e verranno portati al Parco Archeologico di Pompei per la serata di chiusura di Volcano Extravaganza 2019. La prima tappa della serata (ore 19,40) consisterà in una passeggiata che li condurrà attraverso la Villa dei Misteri. Lungo il percorso i visitatori incontreranno alcuni performer, che fanno parte del contributo di Maria Loboda al festival. Saranno personaggi ispirati al cinema, alla letteratura o a precedenti performance dell’artista. Queste figure, avvistate nei giorni precedenti a Stromboli, si riveleranno in modo più definitivo a Pompei. All’interno della Villa dei Misteri gli ospiti avranno anche l’opportunità di visitare una breve mostra di dipinti di Lucas Arruda, composta esclusivamente da piccoli e ripetitivi paesaggi marini. A conclusione della visita guidata si arriverà alla Villa delle Colonne a Mosaico dove all’imbrunire il filosofo Federico Campagna, come un oracolo, illuminerà gli stanti sui concetti di morte e di destino, e sulle loro circostanze e le loro conseguenze. Alla fine dell’intervento, gli ospiti torneranno sui loro passi, verso la Villa dei Misteri, e lungo il percorso incontreranno anche la performance di Prem Sahib, Cruising Pompeii. Il ricevimento offerto da Nicoletta Fiorucci per celebrare la conclusione del festival avrà luogo presso l’atrio della Villa di Diomede.
“Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.”: mostra-evento al museo “Isidoro Falchi” di Vetulonia con 150 reperti da Corsica, Sardegna, Toscana e museo di Villa Giulia raccontano lo scontro che portò alla spartizione delle isole tirreniche tra le superpotenze dell’epoca

Carta del Mediterraneo occidentale, con le aree di influenza della cultura etrusca, greca e cartaginese. Eaborazione: Jean Castela, Grafica: Alessandro Bartoletti
“Quando [i Focei] giunsero a Cirno (la Corsica, ndr), per cinque anni abitarono insieme a quelli che erano arrivati prima di loro e costruirono dei templi. Ma poiché depredavano e derubavano tutti i popoli confinanti, Tirreni (Etruschi, ndr) e Cartaginesi di comune accordo mossero contro di loro, entrambi con una flotta di sessanta navi. I Focei armarono anch’essi le loro navi, in numero di sessanta, e affrontarono il nemico nel mare chiamato di Sardegna. Attaccata battaglia, i Focei riportarono una vittoria cadmea: delle loro navi, quaranta furono distrutte e le venti superstiti erano inutilizzabili, avendo i rostri rivolti all’indietro. Approdati ad Alalia, presero a bordo i figli, le donne e tutti gli altri beni che le navi potevano trasportare e, abbandonata Cirno, fecero vela alla volta di Reggio (Calabria, ndr). Quanto agli uomini delle navi distrutte, la maggior parte di essi li presero i Cartaginesi e i Tirreni e, dopo averli condotti fuori dalla città, li lapidarono”. Così Erodoto (Storie, I, 166-167). Ma anche se lo storico greco parla di “vittoria cadmea”, noi diremmo “vittoria di Pirro”, “la Màχe (battaglia) del mare detto Sardonio, tra i Focei di Alalìe in Corsica e forse di Massalìe (Marsiglia), da una parte e i Cartaginesi e gli Etruschi, dall’altra, fu l’evento capitale del Mediterraneo centro occidentale del VI secolo a.C., che decise le sorti delle due isole tirreniche di Kyrnos (Corsica) e Sardò (Sardegna).

Il manifesto della mostra “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.” al museo di Vetulonia dal 9 giugno al 3 novembre 2019
Alla battaglia del mare Sardonio, che ebbe luogo intorno al 540 a.C. al largo delle acque di Alalia, nello spazio tirrenico compreso fra la Corsica, l’Elba e il litorale toscano, il museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia dedica la mostra-evento 2019 “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.” (fino al 3 novembre 2019), elaborata nel quadro del Programma Collettivo di Ricerca su “Aleria e i suoi territori”. “È la prima mostra internazionale Italia-Francia per valorizzare la Corsica”, sottolinea Simona Rafanelli, direttore del museo di Vetulonia, che non nasconde la propria soddisfazione, perché la tappa italiana del progetto “è rappresentata da Vetulonia”. La mostra poi si trasferirà nel 2020 ad Aleria, in Corsica, per concludersi nel 2021 a Cartagine, Tunisia.

Il suggestivo allestimento della mostra “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.” al museo di Vetulonia
Dedicata alla prima grande battaglia navale tramandata dalla Storia, destinata a dettare i nuovi equilibri geo-politici nel Mediterraneo Occidentale, la mostra vuole instaurare una riflessione più profonda sull’identità corsa forgiata nell’antichità in un ambiente mediterraneo aperto e interculturale, ove la partecipazione della Corsica e dei Corsi in seno alla civiltà e allo spazio etrusco rappresenta un fatto fondamentale. Idealmente centrato sulla battaglia d’Alalìa, le sue cause e le sue conseguenze nei secoli che immediatamente precedono e seguono lo scontro navale, il tema dell’esposizione è quello più generale dei contatti fra le Civiltà antiche presenti in questa parte del bacino del Mediterraneo, che hanno determinato la scelta del sottotitolo “Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.”.

La direttrice Simona Rafanelli all’inaugurazione della mostra “Alalia, la battaglia che ha cambiato la storia. Greci, Etruschi e Cartaginesi nel Mediterraneo del VI secolo a.C.”
Centocinquanta reperti di straordinario valore scientifico e artistico, prestati primariamente dal museo di Aleria (Corsica), partner dell’esposizione, quindi dall’antiquarium Arborense di Oristano e dalla soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Sassari e Nuoro, per quanto riguarda la Sardegna; dal museo Archeologico nazionale di Firenze, per quanto concerne la Toscana e, infine, dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma, cui verrà ad affiancarsi una selezione di reperti sequestrati dal Nucleo Tutela del Patrimonio Archeologico della GdF di Roma: questi reperti sono i protagonisti di un racconto che si snoda dietro le quinte di uno scenario che rappresenta il Mediterraneo in epoca arcaica, nel tempo che precede e segue lo scontro navale che – come abbiamo visto – secondo lo storico greco Erodoto terminerà senza vincitori né vinti, ma che assai concretamente sancirà la spartizione delle isole del Tirreno fra le potenze marittime che dominavano le rotte e i traffici commerciali in questo ben definito angolo di mare, assegnando la Corsica agli Etruschi, la Sardegna ai Fenici di Cartagine e la Sicilia insieme al Sud Italia ai Greci.

Una delle tre pentecontere dipinte sul dinos di Exekìas conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma
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La firma del pittore Exekìas autore del dinos conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a oma
eperto simbolo della mostra è un pezzo unico, straordinario, rappresentato dal vaso greco (un dinos) decorato a figure nere, che esibisce la firma di Exekìas, il padre della ceramografia attica, del quale si contano poco più di dieci firme ad oggi conosciute in tutto il mondo! A questo vaso, concesso in prestito in via eccezionale dal museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, esposto per la prima volta a Vetulonia completo del suo supporto, viene affidato il compito di veicolare il significato, e con esso le finalità, dell’intero progetto scientifico ed espositivo. Lungo la fascia interna dell’orlo circolare del vaso, trova infatti piena espressione figurata l’incedere, sulla superficie ondulata del mare, di quelle pentecontère (navi da guerra con 50 rematori) ove sono riposti speranze e destino delle maggiori potenze navali del Mediterraneo antico.
Dai calchi di Pompei agli studi della NASA: al museo Archeologico nazionale Napoli la mostra “Orogenesi/Orogenesis”, il movimento del corpo nella personale di Juliana Cerqueira Leite
Dai calchi di Pompei agli studi della NASA: il movimento del corpo nella personale di Juliana Cerqueira Leite: apre al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Orogenesi/Orogenesis” di Juliana Cerqueira Leite, giovane artista brasiliana che, per la prima volta, espone i propri lavori in un museo europeo. Culmine di una ricerca durata due anni, il percorso è composto da sculture e fotografie: Cerqueira Leite, nel suo complesso iter creativo, re-immagina il corpo umano attraverso atti di trasformazione, creando una sottile coreografia che enfatizza, tramite movimenti e gesti, la forza del corpo stesso e la reazione dei materiali su cui esso agisce. La mostra (17 luglio – 22 settembre 2019), a cura di Nadim Samman e Michele Iodice, conferma le interazioni fra arte performativa, storia e scienza, includendo, nell’allestimento, una raccolta di fotografie tratte dagli archivi del Parco Archeologico di Pompei, della NASA e della Martha Graham Dance Company: le immagini sono utili a delineare il percorso creativo seguito da Juliana Cerqueira Leite. La produzione delle opere in mostra è stata resa possibile dal Pollock-Krasner Foundation Grant. L’esposizione è stata realizzata in collaborazione con ALMA ZEVI (Venezia, Italia) e con il Juliana Cerqueira Leite Exhibition Circle. Il catalogo è stato pubblicato con il contributo di TJ Boulting (Londra, Regno Unito). Il volume, edito da Trolley Books, contiene saggi di Mario Codognato, Dehlia Hannah e Nadim Samman.
Punto di partenza di “Orogenesi” sono i calchi ritrovati a Pompei nel XIX secolo: i calchi rappresentano la contrazione dei corpi esposti alla violenza dell’eruzione e bloccati in quella che è assimilabile, dal punto di vista scientifico, alla “posizione da pugile”. Cerqueira Leite ritrova, nella posizione delle vittime della tragedia di Pompei, due simmetrie con la cultura contemporanea: innanzitutto, l’artista si ricollega alla “contrazione”, un passo della tecnica di danza moderna ideata da Martha Graham; ancora, le sculture ed il lavoro fotografico di “Orogenesi” connettono questi riferimenti figurativi alla posizione standard del corpo in assenza di gravità descritta dalla NASA; la posa di un individuo in condizioni antigravitazionali, infatti, appare identica sia a quella dei calchi di Pompei, sia alla “contrazione” della danza moderna.
I lavori inclusi in mostra analizzano il rapporto con il passato (percepito al contempo come antico e recente), intrecciando dimensioni temporali diverse tramite l’analisi della posizione contratta del corpo. Così, le opere suggeriscono le differenti linee creative che hanno guidato l’artista: Leite ha collaborato con Steven Dubowsky, professore del MIT, per sviluppare, ad esempio, una scultura cinetica che punta costantemente nella direzione lungo la quale la terra sta viaggiando, evidenziando, così, il nostro moto involontario e costante nello spazio. Ancora, l’opera Species-Specific nasce da un interessante esperimento artistico: la ballerina Meredith Glisson ha inscenato una serie di fight or flight responses, reazioni acute da stress, mentre veniva ripresa in uno studio di motion capture, generando una serie di dati poi utilizzati per una scultura in stampa 3D; per progettare la sua scultura Anthropometry, invece, Leite ha fatto riferimento agli studi antropometrici della NASA, dimostrando ciò che un astronauta riesce ad afferrare, allungando il braccio e rimanendo saldamente legato alla sedia dello Space Shuttle.
A Modica (Rg) il 1° festival internazionale del cinema archeologico: sette film in concorso e incontri con gli esperti
Non solo cioccolato. A Modica arriva il cinema archeologico. L’estate siciliana si arricchisce infatti di un grande evento organizzato da Comune di Modica (Rg) insieme ad Archeologia Viva/Firenze Archeofilm e Direzione del Parco archeologico di Cava d’Ispica. Da mercoledì 17 a venerdì 19 luglio 2019 all’auditorium “Pietro Floridia” va in scena il 1° festival internazionale del cinema archeologico di Modica, coordinato da Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm, che ha selezionato i sette film in concorso dall’archivio di Firenze Archeofilm. Ogni sera, alle 21.15, la proiezione dei film si alternerà a incontri con archeologi per interviste a tema: Giovanni Distefano (direttore dei parchi archeologici di Cava d’Ispica e di Camarina), Massimo Frasca e Marco Camera (Università di Catania), Massimo Cultraro (CNR Catania). “Cercherò di approfondire con conversazioni-intervista”, spiega Di Blasi, “alcuni aspetti del rapporto della presenza greca in Sicilia , minoici, micenei, e greci del periodo classico con le popolazioni indigene sicani , elimi, siculi”. Il Festival si chiuderà venerdì 19 luglio con l’assegnazione del Premio “Città di Modica” al film più gradito al pubblico che, in veste di giuria popolare, potrà esprimere ogni sera il suo voto sui film. Vediamo il programma.
Prima serata, mercoledì 17 luglio 2019. Dopo i saluti del sindaco di Modica, Ignazio Abbate, e dell’assessore alla Cultura, Maria Monisteri, si inizia con il film “Olimpia, alle origini dei Giochi / Olympie, aux origines des Jeux” di Olivier Lemaitre (Francia, 52’). Sia santuario religioso che sito sportivo, Olimpia fu, per quasi mille anni, sede dei giochi più prestigiosi dell’antica Grecia. Gli archeologi hanno indagato gran parte del sito e hanno rinvenuto grandi quantità di ceramiche dipinte che rappresentano gli atleti. Ma queste scene sono una rappresentazione accurata della realtà? Utilizzando ricostruzioni e immagini tridimensionali, il documentario riporta in vita le meraviglie passate di Olimpia e immerge lo spettatore nel cuore dei celebri Giochi. Segue l’incontro con l’ospite della serata: Massimo Frasca e Marco Camera (università di Catania). Quindi il film “Gladiatori, il ritorno / Gladiateurs, le retour” di Emmanuel Besnard, Gilles Rof (Francia, 26’). Oltre quindici secoli dopo la loro scomparsa, i gladiatori sono tornati nell’anfiteatro di Arles in Francia, con combattimenti e corsi di formazione. Promotore di questo ritorno è l’esperto di arti marziali Brice Lopez, che da vent’anni dedica la sua vita a ricostruire meticolosamente le regole e il contesto di queste antiche battaglie. Con il suo team offre ai ricercatori e al pubblico una nuova visione, lontana dalle fantasiose versioni hollywoodiane, di quello che è stato il primo grande spettacolo nella storia dell’umanità.
Seconda serata giovedì 18 luglio 2019. Apre il film “Oman, il tesoro di Mudhmar / Oman, le trésor de Mudhmar” di Cédric Robion (Francia, 52’). Un team di scienziati francesi sta conducendo importanti scavi in Oman. Il loro obiettivo è capire come gli abitanti di queste terre siano riusciti a prosperare in un ambiente così ostile, creando tecnologie innovative per la gestione dell’acqua. Il documentario segue l’équipe di giovani archeologi ai quali il deserto riserverà non poche sorprese nel corso di questa emozionante avventura archeologica nel cuore del Medio Oriente. Segue l’incontro con l’ospite della serata: Massimo Cultraro (CNR Catania). Quindi il film “Apud Cannas” di Francesco Gabellone (Italia, 16’). La battaglia di Canne, la “battaglia per eccellenza”, studiata dai militari di ogni tempo per una strategia bellica che ha fatto scuola, viene da molti descritta con notevoli differenze di vedute. In questo film animato, su base 3D, lo studio diretto delle fonti viene coniugato con l’uso delle tecnologie per la rappresentazione e la comunicazione di quegli eventi, i protagonisti, le condizioni politiche e sociali di contesto. Chiude la serata il film “C’era una volta Iato” di Donatella Taormina (Italia, 20’). Sullo sfondo di scenari e personaggi realizzati con ombre cinesi, dodici ragazzi narrano la storia di Iato, da città elimo-sicana a ultima roccaforte musulmana di Sicilia in lotta contro Federico II di Svevia. Il corto, estremamente originale per la trovata artistica e narrativa, è stato realizzato in ambito scolastico durante un progetto dedicato alla storia del monte Iato.

Il film “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro
Ultima serata venerdì 19 luglio 2019. Si inizia con il film “Persepoli, il paradiso persiano / Persépolis, le paradis perse” di Angès Molia, Raphaël Licandro (Francia, 26’). Sugli altopiani iraniani si trova la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani. Qui hanno edificato un capolavoro di architettura: Persepoli. Fino a oggi, si pensava che il sito si limitasse alla sua terrazza imponente, utilizzata dai re persiani solo qualche mese all’anno. Ma le recenti scoperte rivelano uno scenario completamente diverso, quello di una città tra le più ricche del mondo antico: un Eden tra le montagne persiane. Quindi l’incontro con l’ospite della serata: Giovanni Distefano (direttore Parchi archeologici di Cava d’Ispica e Camarina). Segue l’assegnazione Premio “Città di Modica” per il film più gradito al pubblico. Chiude la prima edizione del festival di Modica il film fuori concorso “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto…
Ultime scoperte delle missioni archeologiche all’estero. Al museo Classis Ravenna per “Classe al chiaro di luna” protagonista Antonio Curci con “Tra egiziani e nubiani…recenti scavi di salvataggio della missione AkAP nella regione di Aswan (Egitto)”
Le serate al museo Classis – Museo della Città e il territorio alla scoperta delle missioni archeologiche italiane all’estero nell’ambito della rassegna estiva “Classe al Chiaro di Luna!” questa settimana ci portano in Nubia. Appuntamento dunque mercoledì 17 luglio 2019, al museo Classis, alle 20.15, per la visita guidata, e alle 21, con la conferenza a ingresso gratuita del ciclo “Missioni archeologiche all’estero: le ultime scoperte” su “Tra egiziani e nubiani…recenti scavi di salvataggio della missione AkAP nella regione di Aswan (Egitto)”, a cura di Antonio Curci dell’università di Bologna, in collaborazione con L’Ordine della casa Matha.
L’Aswan – Kom Ombo Archaeological Project (Akap) nasce nel 2005 con l’obiettivo di studiare, dal punto di vista storico-archeologico, l’interazione tra Egiziani e Nubiani nella loro terra di “confine”. Nel corso degli anni, diverse istituzioni hanno sostenuto il progetto (British Museum, università di Milano, La Sapienza università di Roma) e dal 2010 è missione congiunta tra l’istituto di Egittologia della Yale University e il dipartimento di Archeologia dell’università di Bologna. Le attività di ricerca principali prevedono: ricognizione geoarcheologica, archeologica ed epigrafica, scavo e documentazione dell’arte rupestre. Tutti gli interventi realizzati, in particolar modo le ricognizioni e gli scavi, sono da considerarsi di salvataggio poiché la costruzione di numerosi nuovi villaggi lungo la riva occidentale del Nilo, inclusa la città di New Aswan, e l’utilizzo delle aree circostanti, soprattutto come cave di arenaria e caolino, mettono in serio pericolo le evidenze archeologiche.
L’attività di ricognizione archeologica ha riguardato le tre aree in concessione della missione (Wadi Abu Subeira, la riva occidentale tra Qubbet el-Hawa e Kubbaniya e il deserto a est di Kom Ombo), concentrandosi soprattutto nella zona di Gharb Aswan. Numerosi sono i siti individuati databili dal Paleolitico Medio al periodo Ottomano. Secondo la tipologia i siti sono localizzati lungo la valle del Nilo, lungo i maggiori wadi o nel plateau. La maggior parte dei siti è a rischio distruzione a causa delle numerose attività edilizie e minerarie attualmente in corso. Al fine di visualizzare in maniera integrata tutti i dati archeologici disponibili, è stato deciso innanzitutto, di non realizzare un progetto GIS dedicato esclusivamente all’arte, ma di integrare i dati dell’arte rupestre nel GIS complessivo della missione. La revisione e l’aggiornamento dei dati, inclusa la conversione delle coordinate topografiche, ove necessaria, ha permesso di ottenere una piattaforma più completa sulla quale poter avviare nuovi studi ed analisi.



















































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