Dieci imponenti rilievi rupestri raffiguranti il sovrano Sennacherib e i grandi dei d’Assiria: è l’ultima grande scoperta della missione archeologica dell’università di Udine e della direzione delle Antichità di Duhok nel Kurdistan iracheno con il progetto Terre di Ninive. La presentazione dei risultati a Roma

Uno dei grandi rilievi assiri con re e divinità scoperto a Faida nel Kurdistan iracheno dalla missione dell’università di Udine “Terre di Ninive” (foto LoNAP)

L’archeologo Daniele Morandi Bonacossi in missione in Kurdistan

Dieci imponenti rilievi rupestri raffiguranti il sovrano Sennacherib e i grandi dei d’Assiria, lungo un grande canale d’irrigazione scavato nella roccia: è l’ultimo grande risultato delle ricerche della missione archeologica dell’università di Udine e della direzione delle Antichità di Duhok in una terra, il Kurdistan iracheno, nella Mesopotamia del Nord, cruciale per la storia. Lunedì 9 dicembre 2019, alle 11, a Roma (Palazzo Ferrajoli, piazza Colonna 355, secondo piano) nella sede della Regione FVG presentazione alla stampa degli importanti risultati delle ricerche della missione archeologica in Kurdistan Iracheno condotta dal prof. Daniele Morandi Bonacossi dell’università di Udine nell’ambito del Progetto Archeologico Regionale Terre di Ninive. Ricerca, tutela, restauri, valorizzazione, formazione e cooperazione internazionale sono i cardini di un progetto sostenuto da ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli, Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e ArcheoCrowd. Interverranno: Alessia Rosolen, assessore Istruzione, Ricerca, Università, della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia; Marina Brollo, delegata del rettore dell’università di Udine per il Trasferimento della Conoscenza; Rezan Kader, Alto Rappresentante del Governo Regionale del Kurdistan – Iraq; Paolo Andrea Bartorelli, capo Ufficio VI – direzione generale per la Promozione del Sistema Paese, ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; Giuseppe Morandini, presidente della Fondazione Friuli; Francesco Zorgno, presidente di ArcheoCrowd; Rita Gonelli, esperto senior Cultura e Sviluppo, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo; Daniele Morandi Bonacossi, direttore del “Land of Nineveh Archaeological Project” e ordinario di Archeologia del Vicino Oriente antico all’università di Udine.

Al museo Egizio di Torino il libro “Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo” di Cristina Cattaneo, medico legale nel cui laboratorio analizza i corpi delle vittime di delitti, disastri, incidenti, ma anche reperti archeologici di età antica

Cristina Cattaneo, professore di Medicina legale all’università di Milano

La locandina dell’incontro di Cristina Cattaneo al museo Egizio di Torino

Il libro “Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo” di Cristina Cattaneo

Il corpo di un ragazzo con in tasca un sacchetto di terra del suo paese, l’Eritrea; quello di un altro, proveniente dal Ghana, con addosso una tessera della biblioteca; i resti di un bambino che veste ancora un giubbotto la cui cucitura interna cela la pagella scolastica scritta in arabo e in francese. Sono i corpi delle vittime del Mediterraneo, morti nel tentativo di arrivare nel nostro paese su barconi fatiscenti, che raccontano di come si può “morire di speranza”. A molte di queste vittime è stata negata anche l’identità. L’emergenza umanitaria di migranti che attraversano il Mediterraneo ha restituito alle spiagge europee decine di migliaia di cadaveri, oltre la metà dei quali non sono mai stati identificati. Il libro “Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo” di Cristina Cattaneo racconta, attraverso il vissuto di un medico legale (l’autore), il tentativo di un Paese di dare un nome a queste vittime dimenticate da tutti, e come questi corpi, più eloquenti dei vivi, testimonino la violenza e la disperazione del nostro tempo. Martedì 10 dicembre 2019, alle 17.30, il libro “Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del Mediterraneo” (Raffaello Cortina Editore) di Cristina Cattaneo, medico legale, antropologa e direttore del Labanof, Laboratorio di antropologia e odontologia forense di Milano sarà presentato nella sala conferenze del museo Egizio di Torino. Cristina Cattaneo è professore ordinario di Medicina legale all’università di Milano e direttore del LABANOF, Laboratorio di antropologia e odontologia forense. È attualmente coinvolta con l’Ufficio del Commissario straordinario per le persone scomparse nell’identificazione dei migranti morti in mare, in particolare per i naufragi di Lampedusa del 3 ottobre 2013 e del 18 aprile 2015. Il Laboratorio analizza i corpi delle vittime di delitti, disastri, incidenti, ma anche reperti archeologici di età antica. Più recente è l’incontro con i naufragi nel Mediterraneo: il libro racconta, dal punto di vista personale di un medico legale, il tentativo di dare un nome a queste vittime dimenticate, e come questi corpi, più eloquenti dei vivi, testimonino la violenza e la disperazione che hanno vissuto. Durante la presentazione del libro dialogherà con l’autrice Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino. La presentazione del libro sarà in lingua italiana. Ingresso libero fino ad esaurimento posti, streaming sulla pagina Facebook del museo Egizio. Cristina Cattaneo è stata ospite in museo in occasione del convegno “Human Remains. Ethics, Conservation, Display” (30 settembre e 1° ottobre 2019), durante il quale è stato affrontato il tema dell’esposizione dei resti umani con l’intento di dare voce all’ampia gamma di approcci a un tema così delicato, coinvolgendo esperti di diverse discipline come antropologi, biologi, biologi, restauratori, sociologi, curatori e operatori museali, medici legali e paleopatologi (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/29/dai-calchi-di-pompei-alle-mummie-egizie-al-museo-egizio-di-torino-dopo-napoli-pompei-secondo-atto-della-conferenza-internazionale-human-remains-ethics-conservation-display-ant/).

“Etruschi- Viaggio nelle terre dei Rasna”: apre a Bologna la grande mostra che con 1400 oggetti conduce i visitatori alla scoperta degli etruschi in un vasto territorio compreso tra le nebbiose pianure del Po fino all’aspro Vesuvio: insediamenti, urbanizzazione, gestione e modello economico differenti con una sola cultura, quella etrusca

La locandina della mostra “Etruschi. Viaggio nella terra dei Rasna” al museo Archeologico di Bologna dal 7 dicembre 2019 al 24 maggio 2020

Siete pronti per partire per un viaggio nello spazio e nel tempo alla scoperta degli Etruschi? Bene, allora ci siamo. A Bologna sabato 7 dicembre 2019, al museo civico Archeologico, apre la mostra “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna” (fino al 24 maggio 2020), promossa e progettata da Istituzione Bologna Musei – Museo Civico Archeologico, in collaborazione con la Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche dell’università di Bologna, e realizzata da Electa. Il progetto scientifico è a cura di Laura Bentini, Anna Dore, Paola Giovetti, Federica Guidi, Marinella Marchesi, Laura Minarini (Istituzione Bologna Musei, Museo Civico Archeologico) e Elisabetta Govi, Giuseppe Sassatelli (Cattedra di Etruscologia e Antichità Italiche dell’università di Bologna). Il progetto di allestimento è a cura di PANSTUDIO. Il catalogo della mostra è a cura di Electa.

La sezione Etrusca del museo civico Archeologico di Bologna (foto Matteo Monti / musei civici Bologna)

Non c’è migliore metafora di quella del viaggio per spaziare in un vasto territorio compreso tra le nebbiose pianure del Po fino all’aspro Vesuvio, attraverso paesaggi appenninici e marini, lungo strade e corsi fluviali. A distanza di 20 anni dalle grandi mostre di Bologna e Venezia, il museo civico Archeologico di Bologna presenta “Etruschi. Viaggio nelle terre dei Rasna”: un ambizioso progetto espositivo dedicato alla civiltà etrusca, in cui saranno riuniti circa 1400 oggetti provenienti da 60 musei ed enti italiani e internazionali in dialogo con la ricchissima collezione etrusca del museo stesso. L’esposizione condurrà i visitatori in un itinerario attraverso le terre degli Etruschi e mostrerà come non esista una sola Etruria, ma molteplici territori che hanno dato esiti di insediamento, urbanizzazione, gestione e modello economico differenti nello spazio e nel tempo, tutti però sotto l’egida di una sola cultura, quella etrusca.

Vaso biconico della seconda metà dell’VIII sec. a.C. dalla Tomba 74 di Monte Vetrano, conservato nel museo Archeologico nazionale di Pontecagnano (foto Sabap-Sa)

La prima parte del percorso offre un momento di preparazione al viaggio: saranno le semplici forme dei vasi biconici degli albori della storia etrusca a dare il via al racconto, a cui si affiancheranno le tombe con i primi segni di differenziazione sociale e le prime importazioni dal bacino del mediterraneo, indice della creazione di una solida rete di scambi.

Il corredo della tomba delle hydriae di Meidias della pPrima metà V sec. a.C., conservata al museo Archeologico nazionale di Firenze (foto Polo Museale della Toscana)

La mostra prosegue introducendo il tempo delle aristocrazie potenti, ricche e guerriere. Si assisterà poi alla nascita delle città, esemplificate dai templi e dalle loro decorazioni architettoniche, contemplando il fiorire di una ideologia funeraria che guarda al mondo greco e si avvale di oggetti di straordinaria bellezza, come quelli provenienti dalla tomba delle hydriae di Meidias. Vedremo sorgere a nuova grandezza le aree periferiche poste ai margini del cuore etrusco d’Italia, per poi assistere al lento e inevitabile declino di un popolo nel confronto con Celti, Sanniti e Romani. L’ultima e più consistente parte della mostra è affidata alla volontà di mettersi in viaggio del visitatore, attraverso paesaggi sempre diversi che incorniciano la nascita delle principali realtà etrusche.

Lo scarabeo dorato (VII sec. a.C.) dalla Tomba dello Scarabeo a Vulci (foto Sabap-Etruria Meridionale)

L’Etruria meridionale. Tarquinia, Veio, Cerveteri, Pyrgi e Vulci, ovvero le città messe in luce per esemplificare i nuovi rinvenimenti archeologici, come la tomba della sacerdotessa di Tarquinia, i materiali votivi dal santuario- emporio di Pyrgi, la tomba dello scarabeo dorato da Vulci.

Antefissa policroma a volto gorgonico della fine del VI secolo a.C., proveniente da Capua, Fondo Patturelli, e conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)

L’Etruria campana. Tra i centri in esame per questo territorio dove i popoli si incontrano e le culture si mescolano, accanto a Pontecagnano, Capua, Nola, anche Pompei con le sue coloratissime decorazioni templari, che rivendica in mostra le sue origini preromane.

Lo scavo della Tomba ! (II-I sec. a.C.) in località Elce a Perugia (foto Sabap)

L’Etruria interna: quella attraversata dal Tevere, quella di Orvieto, Perugia, Chiusi e Cortona. Ed è dalla città di Volsinii, come gli Etruschi chiamavano Orvieto, che arriva in mostra una delle scoperte archeologiche più importanti degli ultimi anni: il fanum Voltumnae, santuario federale di tutti gli Etruschi ricordato dalle fonti letterarie, è oggi una realtà anche archeologica.

Stele di Avile Tite con iscrizione) (560-550 a.C.) da Volterra, conservata al museo Etrusco Guarnacci (fotro Sabap-Pi-Li)

L’Etruria settentrionale. Da Populonia provengono alcune delle novità più interessanti della mostra, come l’importante sepoltura bisoma di bambini in pithos, databile al IX secolo, o il deposito delle armi rinvenuto sulla spiaggia di Baratti (V-IV sec. a.C.), mentre icentri disposti dalla costa tirrenica fino alla dorsale appenninica si rivelano attraverso importanti monumenti in pietra come la stele di Avile Tite.

Scavo della tomba 142 (VII sec. a.C.) nella necropoli scoperta in via Belle Arti a Bologna (foto Sabap-Bo)

L’Etruria padana. Un ampio territorio che a partire dalla appenninica Verucchio, terra dei signori dell’ambra, e dalla “nuova città” di Marzabotto giunge fino al mare adriatico (Spina e Adria) e alle realtà della pianura occidentale (Emilia Occidentale e Mantova) , passando per Felsina, la Bologna etrusca che le fonti antiche chiamano Princeps Etruriae, per sottolinearne l’importanza e la nascita antichissima. È da Bologna che vengono i rinvenimenti eccezionali della tomba 142 della necropoli di via Belle Arti con un corredo di suppellettili in legno la cui conservazione rappresenta una novità e una eccezionale rarità per il panorama archeologico bolognese.

Roma. Alla fiera “Più libri più liberi” Forum Editrice presenta le ricerche del progetto Terre di Ninive dell’università di Udine nel Kurdistan iracheno nell’incontro “Tutela e valorizzazione del patrimonio culturale nelle aree a rischio del Vicino Oriente. Il parco archeologico della regione di Duhok nel Kurdistan iracheno” con Matthiae, Morandi Bonacossi e Orazi, e con il libro “The Archaeological Environmental Park of Sennacherib’s Irrigation Network”

La locandina di “Più libri, più liberi”, la fiera nazionale della piccola e media editoria alla Nuvola di Roma-Eur

Dal 4 all’8 dicembre 2019 torna a Roma, nell’avveniristica cornice della Nuvola dell’Eur, Più libri più liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria. “E torniamo anche noi!”, ricordano a Forum, editrice universitaria udinese. “Ci trovate sempre agli stand B66-B68 con il coordinamento delle University Press Italiane, e venerdì 6 dicembre parleremo delle importanti ricerche del progetto della nostra Università Terre di Ninive”. E sarà presentato il libro di Roberto Orazi “The Archaeological Environmental Park of Sennacherib’s Irrigation Network” (Forum Editrice). La fiera Più libri più liberi si conferma come l’evento culturale più importante della Capitale – ormai sempre più riconosciuto sia a livello nazionale che internazionale – dedicato esclusivamente agli editori indipendenti italiani. Quest’anno oltre 520 espositori, provenienti da tutto il Paese, presentano al pubblico le novità e il proprio catalogo. Cinque giorni e più di 670 appuntamenti in cui ascoltare autori, assistere a letture, dibattiti, performance musicali e incontrare gli operatori professionali.

Tell Gomel, nel Kurdistan iracheno, il sito dell’antica Gaugamela, dove Alessandro Magno sconfisse Dario III nel 331 a.C. e completò la conquista dell’impero persiano (foto LoNAP)

La distribuzione dei siti archeologici rilevati dal progetto “Terra di Ninive” dell’università di Udine (foto LoNAP)

Il “Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive” è un’ampia ricerca interdisciplinare condotta dalla “Missione Archeologica Italiana in Assiria” (MAIA) dell’Università degli Studi di Udine. Il progetto mira a studiare il paesaggio archeologico della regione di Dohuk (Kurdistan Iracheno) e a documentare, tutelare e valorizzare lo straordinario patrimonio archeologico di questa regione posta nell’entroterra dell’antica capitale dell’impero assiro, Ninive (odierna Mosul). Attraverso la ricognizione archeologica di superficie di una regione di 3.000 kmq di estensione e lo scavo del sito di Tell Gomel (il sito dell’antica Gaugamela, dove Alessandro Magno sconfisse Dario III nel 331 a.C. e completò la conquista dell’impero persiano: vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/04/17/svelato-giallo-archeologico-in-kurdistan-iracheno-la-missione-delluniversita-di-udine-ha-scoperto-il-luogo-della-battaglia-di-gaugamela-330-a-c-dove-alessandro-magno-sconfisse-il-re-persi/), il progetto mira a ricostruire la formazione ed evoluzione del paesaggio culturale e naturale di una regione cruciale dell’antica Mesopotamia fra preistoria ed età islamica. Questa regione, mai esplorata da alcuna missione archeologica moderna, fu uno dei principali teatri della “rivoluzione agricola”, che diede origine alla moderna economia produttiva e fu il centro politico e geografico dell’Assiria, il primo impero globale della storia. Il suo studio ha ricadute non solo in ambito strettamente vicino orientale, ma è anche di assoluto rilievo per l’indagine dei grandi processi culturali che hanno caratterizzato il progresso delle società umane a partire dalle piccole comunità di cacciatori e raccoglitori preistorici fino alla formazione dei grandi centri urbani, degli stati territoriali e degli imperi nelle età del Bronzo e del Ferro.

Un tratto dell’acquedotto di Sennacherib a Jerwan nel Kurdistan iracheno (foto LoNAP)

Il secondo obbiettivo di MAIA consiste nella documentazione, conservazione e gestione degli straordinari monumenti archeologici presenti nella regione di Dohuk. Attraverso la stretta cooperazione con le autorità locali (Direzione Generale delle Antichità del Kurdistan, Direzione delle Antichità di Dohuk, Governatorato di Dohuk), la Task Force Iraq del Ministero degli Affari Esteri, l’UNESCO e il World Monuments Fund di New York, il progetto contribuisce in maniera determinante alla tutela e promozione dello straordinario patrimonio culturale della regione. L’imponente sistema irriguo costruito fra VIII e VII sec. a.C. dal re assiro Sennacherib, con i suoi monumentali rilievi rupestri, canali e i primi acquedotti in pietra della storia è stato documentato in maniera digitale e tridimensionale ed è in corso di valorizzazione. Con la Direzione delle Antichità di Dohuk sarà progettato l’inserimento del vasto complesso archeologico nella “World Heritage Tentative List” dell’UNESCO.

Il ritratto di Sennacherib in un rilievo rupestre assiro di Khinis nel Kurdistan iracheno (foto LoNAP)

L’archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla in Siria

L’archeologo Daniele Morandi Bonacossi in missione in Kurdistan

Appuntamento venerdì 6 dicembre 2019, alle 16.30, in sala Marte, con l’incontro promosso da Forum Editrice “Tutela e valorizzazione del patrimonio culturale nelle aree a rischio del Vicino Oriente. Il parco archeologico della regione di Duhok nel Kurdistan iracheno” al quale intervengono Paolo Matthiae, decano degli archeologi assiriologi; Daniele Morandi Bonacossi dell’università di Udine, direttore del progetto Terre di Ninive; e Roberto Orazi del Cnr, coordinatore del gruppo dell’Ispc-Unid. Luogo cruciale per la storia nel nord dell’antica Mesopotamia, per molto tempo inesplorato a causa della complessa situazione politica, il Kurdistan Iracheno è al centro delle ricerche del Progetto Archeologico Regionale Terra di Ninive. In particolare gli studi sulla documentazione, tutela e valorizzazione dello straordinario patrimonio archeologico della regione di Dohuk costituito da enormi canali d’irrigazione, rilievi rupestri e dai primi acquedotti in pietra della storia sono raccolti in un dossier che propone l’inserimento di questo sofisticato sistema nella World Heritage Tentative List dell’UNESCO. Il progetto di valorizzazione del sito è nato dalla collaborazione tra l’università di Udine e l’istituto di scienze del patrimonio culturale-Ispc (Itabc) nell’ambito del progetto “Land of Nineveh Training Project for the Enhancement of the Cultural Heritage of the Kurdistan Region of Iraq” diretto dal prof. Daniele Morandi Bonacossi e affidato all’università di Udine dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Aics).

Il libro di Roberto Orazi The Archaeological Park of Sennacherib’s Irrigation Network. Recording, Conservation and Management of the Cultural Heritage of the Northern Region of Iraqi Kurdistan” (Forum Editrice)

Un tratto dell’acquedotto di Sennacherib a Jerwan scoperto dalla missione archeologica dell’università di Udine nel progetto “Terre di Ninive” (foto LoNAP)

L’architetto Roberto Orazi

I risultati raggiunti dal gruppo di lavoro dell’Ispc-Unid, sotto il coordinamento dell’arch. Roberto Orazi, sono confluiti nel volume “The Archaeological Park of Sennacherib’s Irrigation Network. Recording, Conservation and Management of the Cultural Heritage of the Northern Region of Iraqi Kurdistan” di Roberto Orazi (Forum Editrice, Udine 2019, pp. 268, 80 euro), primo volume della collana Italian Archaeological Mission to the Kurdistan Region of Iraq (IAMKRI). Roberto Orazi si è occupato dello studio e del riuso del patrimonio architettonico con attività nel campo della ricerca, dell’insegnamento e del restauro sia in Italia che all’estero (Iran, Oman, Perù, Siria, Iraq). È autore di oltre sessanta pubblicazioni e monografie, tra cui Project to Restore the Monumental Complex of Khor-Rori (1997) e The Pavilion of the Forty Columns. Studies and Conservation at Isfahan (in stampa). Il sistema di canalizzazioni costruito dal sovrano assiro Sennacherib per portare acqua a Ninive e alla campagna circostante intorno al 700 a.C. costituisce forse il più rappresentativo esempio di patrimonio culturale monumentale del Kurdistan Iracheno. Canali, imponenti acquedotti in pietra, bassorilievi rupestri e iscrizioni commemorative sono sparsi su un territorio di tremila chilometri quadrati nella regione di Duhok, ma appartengono tutti alla stessa imponente impresa. Il volume, in inglese, è interamente dedicato alla documentazione, conservazione e valorizzazione del sistema irriguo di Sennacherib e alla redazione della proposta per l’inserimento del complesso nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO.

“Muse al Museo. Speciale Thalassa”: al museo Archeologico di Napoli musica, spettacolo e performance dedicati al mare in attesa della grande mostra sulle “meraviglie sommerse dal Mediterraneo”

La locandina di “Muse al Museo – Speciale Thalassa” al museo Archeologico nazionale di Napoli

Musica, spettacolo e performance dipinti di blu: sarà dedicata al mare l’edizione 2019 di “Muse al Museo. Speciale Thalassa”, una produzione FestivalMann (direzione artistica: Andrea Laurenzi) per attendere l’inizio della grande mostra sulle “meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, in calendario dal 12 dicembre 2019 all’Archeologico. Dal 5 all’8 dicembre 2019, con un corollario prenatalizio venerdì 20, le sale del museo Archeologico nazionale di Napoli diventeranno il suggestivo scenario per raccontare il mare nostrum, grazie a un sapiente connubio tra le Arti. Apertura simbolica della kermesse, giovedì 5 dicembre 2019 (alle 17, sala del Toro Farnese) con il concerto “Il mare di mezzo”: un viaggio emozionante, tra musica e parole, per rappresentare il Mediterraneo delle dissonanze e delle migrazioni; protagonisti di questo percorso melodico saranno Luca Lanzi (voce e chitarra acustica del gruppo “Casa del vento”), Francesco Moneti e Stefano Cisco Bellotti (entrambi storici componenti dei Modena City Ramblers). Dall’inizio del XXI secolo, il mar Mediterraneo si è andato delineando come “mare di mezzo”: una distesa d’acqua che divide due continenti molto distanti dal punto di vista economico, sociale e culturale. “Mare di Mezzo” è, così, il titolo di un progetto musicale di sensibilizzazione dell’opinione pubblica nei confronti dei movimenti migratori nel Mediterraneo.

Gli acrobati e gli artisti “Tipi da spiaggia” saranno itineranti nelle sale del Mann

Venerdì 6 dicembre 2019 (due repliche: alle 15.30 e 17.30), gli acrobati e gli artisti “Tipi da spiaggia” saranno itineranti nelle sale del Mann: i performer costruiranno un “gioco teatrale” che, con stile cartoon, descriverà le avventure grottesche della famiglia Marino, alla ricerca (quasi beckettiana) di un surreale lido del terzo millennio. La ricerca del mare è il motivo scatenante che muove una famiglia eccentrica ed un insolito bagnino nel nuovo lavoro dei “Tipi da spiaggia”: una performance itinerante, in stile cartoon ed in chiave comica, racconta le vicissitudini della famiglia Marino, guidata dal brillante bagnino Attilio alla ricerca del lido “Baracca”. La musica, sempre presente, crea l’atmosfera di un’estate senza tempo, in cui tutti, interpreti e pubblico, sono “Tipi da spiaggia”, tra sogni, ironia e convenzioni sociali. Nello stesso pomeriggio, dalle 15.30 alle 19, nella sala del Mosaico di Alessandro e nella Sezione Numismatica, Alessandro Fiori e Druga saranno i “Cantautori al Museo”, che condurranno il pubblico a scoprire affascinanti pagine musicali ispirate alla cultura mediterranea. Alessandro Fiori, cantante e virtuoso violinista, nella sua carriera ha inciso numerosi dischi e collaborato con importanti artisti della musica italiana indipendente come Marco Parente, Paolo Benvegnù e Andrea Chimenti. Druga (Andrea Franchi) ha pubblicato tre album a nome proprio: “Lei o contro di lei” (2012); “Il Topo” (2015); “Tanz!” (2015). Nella sua produzione, si avvale di importanti contributi di musicisti di diversa estrazione, quali: Paolo Benvegnù, Guglielmo Ridolfo Gagliano (Negrita), Donald Renda (Annalisa, Antiplastic), Serena Altavilla (Solki, Band del Brasiliano, Calibro 35), Samantha “Sadi” Bertoldi, Leila Ferchichi.

Al Mann la prima italiana del “Read and play Trainspotting” con Irvine Welsh

Attesissimo fuori programma cult, organizzato in rete con l’assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, sarà la prima italiana del “Read and play Trainspotting” con Irvine Welsh: dalle 21, nella sala del Toro Farnese, l’autore del bestseller Trainspotting dialogherà con il giornalista Damir Ivic, per poi dedicarsi a suggestive selezioni musicali in mood anni Ottanta e Novanta. Irvine Welsh, scrittore e drammaturgo scozzese, ha acquisito notorietà internazionale grazie al suo primo romanzo Trainspotting (1993) ed alla trasposizione cinematografica (1996) di Danny Boyle. Nella sua carriera, Welsh ha raccolto consensi sia da parte della critica che del pubblico, per la sua capacità di descrivere atmosfere e situazioni in modo crudo, immediato, emozionante: ex punk ed ex tossicodipendente, ha iniziato la carriera di scrittore quando era ai servizi sociali, sviluppando una spiccata sensibilità nel tratteggiare le contraddizioni della vita contemporanea. Completeranno la perfomance, l’installazione tematica del visual artist Francesco Taddeucci ed un intermezzo sonoro con Vincenzo Cipolletta.

Il gruppo di disegnatori Becoming X creerà una “graphic novel” in diretta al Mann

L’attore Giuseppe Cederna

Per i più piccoli (e non solo), sabato 7 dicembre 2019 (dalle 10 alle 17, in “corner creativi” allestiti in diverse sale museali), il gruppo di disegnatori Becoming X creerà una “graphic novel” in diretta, sfidando la fantasia dei visitatori con una divertente ed estemporanea versione a fumetti delle opere del Mann con soggetto marino (l’evento è promosso in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli). Becoming X è un gruppo di disegnatori, illustratori, designer e molto altro ancora, che da qualche tempo organizza dei live drawing (ma potremmo chiamarle anche “estemporanee”), producendo lavori originali realizzati con stili molto vari (fumetto manga, tradizionale, grafica art). Alle 17.30, nella sala del Toro Farnese, spettacolo “Da questa parte del mare” di e con Giuseppe Cederna: il lavoro, tratto dal libro postumo di Gianmaria Testa (prefazione: Erri De Luca), è una riflessione accorata sul tema delle migrazioni moderne. Trait d’union della pièce il continuo rimando tra la musica e le parole, la biografia e l’album omonimo di Gianmaria Testa: Giuseppe Cederna, che ha condiviso spesso il palcoscenico con Testa, costruirà così un percorso quasi metateatrale, in cui la vita dell’artista (interprete, cantante e scrittore) cercherà di trovare le risposte alle più importanti domande che caratterizzano il nostro tempo. Giuseppe Cederna esordisce come attore cinematografico nel 1982 con “Cercasi Gesù” di Luigi Comencini. Tra le sue interpretazioni più note, quella del soldato Antonio Farina, follemente innamorato di una prostituta, nel film “Mediterraneo”. Nella sua carriera, ha interpretato film di grandi registi come Gianni Amelio, Mario Monicelli. Nello spettacolo “Da questa parte del mare” costruisce un percorso poetico e musicale ispirato alla biografia ed alla carriera di Gianmaria Testa.

La Rasenna Brass Band al Mann

Domenica 8 dicembre 2019 sarà una giornata di festa all’insegna della musica: dalle 15.30, sarà itinerante, nelle sale del Mann, la Rasenna Brass Band, specializzata nella contaminazione melodica, tipica delle sonorità mediterranee: quintetto di ottoni aretino nato nel 2014, si è sempre cimentato in un vasto repertorio, dalla musica barocca a quella contemporanea, passando per il jazz e il blues. Il nome del gruppo rimanda all’antica denominazione delle comunità etrusche di epoca villanoviana. Dalle 15.30 alle 19 (Villa dei Papiri e Collezione Pompeiana), Tommaso Novi e Lorenzo Polidori, “Cantautori al Museo”, presenteranno ai visitatori il proprio repertorio. Tommaso Novi inizia la sua carriera nel gruppo “I Gatti Mezzi”, con i quali ha vinto il Premio Ciampi, finalista al Premio Tenco e candidato ai Nastri d’Argento. Ironico e geniale ha collaborato con Dario Fo, Paolo Fresu, Stefano Bollani, Gipi, Ascanio Celestini. Lorenzo Polidori afferma di suonare la chitarra “Fingerstyle”, assemblando vari stili musicali come il Ragtime, il Country, il blues, la musica folk e pop. I suoi brani inediti spaziano tra questi generi e sono influenzati anche dalla musica tradizionale italiana. Polidori si ispira ad artisti come Tommy Emmanuel, GerethPearson, Merle Travis, ChetAtkins e Jerry Reed.

Fuoriprogramma natalizio al Mann con Rita Ceccarelli e Flowin’ Gospel

Conclusione dello speciale Thalassa “Muse al Museo”, con un fuori programma tutto natalizio, venerdì 20 dicembre 2019: alle 17.30, nella sala del Toro Farnese, overture con Rita Ceccarelli e Flowin’ Gospel, cui seguirà l’esibizione del coro americano United Voices per salutare l’inizio delle festività. Flowingospel è una Worship Band di Contemporary gospel, con base a Napoli. Il progetto nasce dall’idea di Rita Ciccarelli, (cantante gospel napoletana con esperienza decennale di cori gospel, vincitrice nella categoria Best New Artist 2013 per i Gospel Music Awards of Italy). United Voices è un collettivo di artisti indipendenti degli Stati Uniti nord-orientali. Il coro è composto da artisti di livello internazionale, con oltre 15 anni di esperienza collettiva. Il gruppo è stato fondato da Danton Whitley, molto famoso nel mondo del Gospel americano. La partecipazione agli eventi di “Muse al Museo”, in orario di apertura del Mann, è compresa nel biglietto di ingresso (dalle 17, tariffa Happy Mann 9 euro). Solo per la performance Read and Play Trainspotting con Irvine Welsh (6 dicembre ore 21) è prevista una quota di partecipazione e prenotazione obbligatoria (consultare la pagina evento Facebook).

Pompei. La Casa di Orione nella Regio V era di un gromatico. Secondo il parco archeologico di Pompei e il Politecnico di Milano i mosaici scoperti mostrano analogia con le illustrazioni dei codici dei gromatici romani

Pianta della Casa di Orione scoperta nella Regio V di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

L’arte degli agrimensori romani emerge dai pavimenti rinvenuti nei nuovi scavi a Pompei. Gli enigmatici mosaici recentemente rivenuti nella Casa di Orione (altrimenti nota come casa di Giove) nella Regio V hanno attirato l’attenzione di Massimo Osanna, direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, che, insieme a Luisa Ferro e Giulio Magli della Scuola di Architettura del Politecnico di Milano, ha proposto una nuova interpretazione nel recente articolo “Gromatics illustrations from newly discovered pavements in Pompeii” per la Cornell University: questi mosaici avrebbero una chiara analogia con le illustrazioni dei codici dei gromatici romani, tecnici altamente specializzati che si occupavano della misurazione della terra e del tracciamento delle linee per la fondazione delle città, utilizzando uno speciale strumento topografico chiamato, appunto, groma. Il rinvenimento è avvenuto nel corso dei nuovi scavi della Regio V, nella casa chiamata “di Orione”, dai bei mosaici che ne decorano due stanze, presentati nel libro del direttore Osanna “Pompei. Il tempo Ritrovato” Ediz. Rizzoli (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/11/24/lunedi-speciale-a-pompei-riapre-via-del-vesuvio-con-la-recente-scoperta-della-casa-di-leda-e-il-cigno-e-la-casa-degli-amorini-dorati-e-per-la-prima-volta-il-pubblico-ammirera-le-terme-centrali-in/).

Gli ambienti della Casa di Orione nella Regio V di Pompei con i disegni dei cerchi simili a quelli dei codici dei gromatici romani (foto parco archeologico di Pompei)

La scoperta fa pensare che il proprietario dell’edificio fosse un gromatico. Nello specifico, la prima di queste immagini è un quadrato inscritto in un cerchio tagliato da due linee perpendicolari, una delle quali coincide con l’asse longitudinale dell’atrio della casa e appare come una sorta di rosa dei venti che identifica una divisione regolare del cerchio in otto settori equidistanti: l’immagine è sorprendentemente simile a quella usata nel codice medievale per illustrare il modo in cui i Gromatici dividevano lo spazio. La seconda immagine, invece, mostra un cerchio con una croce ortogonale incisa al suo interno, collegata da cinque punti disposti come una sorta di piccolo cerchio a una linea retta con una base: essa appare come la rappresentazione di un Groma.

La ricostruzione di una groma per la mostra “Homo Faber” all’antiquarium di Boscoreale (foto parco archeologico di Pompei)

Le competenze tecniche degli agrimensori romani – i tecnici incaricati delle centuriazioni (divisione delle terre) e di altri sondaggi come la pianificazione delle città e degli acquedotti – sono leggendarie. Ad esempio, progetti di centuriazioni estremamente precisi sono ancora visibili oggi in Italia e in altri paesi del Mediterraneo. Il loro lavoro aveva anche connessioni religiose e simboliche legate alla fondazione di città e alla tradizione etrusca.

Il rilievo di Popidius Nicostratus con la raffigurazione di attrezzi agrimensori all’Antiquarium di Boscoreale (foto parco archeologico di Pompei)

Questi tecnici erano chiamati Gromatici per il loro principale strumento di lavoro, chiamato Groma. Quest’ultima si basava su una croce fatta di quattro bracci perpendicolari, ciascuno dei quali portava corde con pesi identici, che fungevano da filo a piombo. L’Agrimensore poteva allineare con estrema precisione due linee a piombo molto sottili opposte con pali di riferimento tenuti a varie distanze da assistenti o fissati nel terreno, allo stesso modo in cui le paline (pali rossi e bianchi) vengono utilizzate nella moderna rilevazione del teodolite.

Illustrazioni dai testi medievali dei gromatici (foto parco archeologico di Pompei)

Finora l’unico esemplare mai ritrovato di questo strumento proveniva dagli scavi di Pompei mentre le immagini che illustrano il lavoro dei Gromatici vennero trasmesse soltanto dal codice medievale, risalente a molti secoli dopo che l’arte degli Agrimensores non era più praticata. Così sembra che ancora una volta Pompei sia il luogo in cui possano emergere nuove informazioni su questi antichi architetti.

Ercolano. A grande richiesta diventa stabile la mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano”. Il direttore Sirano: “Nel 2020 l’esposizione si arricchirà con approfondimenti sull’ebanistica e sul cibo, aspetti peculiari dell’Ercolano romana”

La locandina della mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” divenuta stabile all’Antiquarium

A grande richiesta la mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” da permanente diventa stabile. La direzione del parco archeologico di Ercolano ha preso questa decisione sull’onda dell’ovazione di consensi registrati in meno di un anno (è stata inaugurata il 20 dicembre 2018, con l’apertura dell’Antiquarium, dopo gli interventi necessari per la fruizione dei visitatori) dalla prima grande mostra promossa dal Parco. Basta scorrere il libro mastro dei visitatori per farsene un’idea: “È una mostra bellissima e dovrebbe diventare permanente. Se così non fosse, mi auguro che venga sostituita già dal primo dicembre da un’altra ugualmente meritevole”, “È splendida! ai visitatori piace tantissimo. perché non renderla permanente? Aggiunge un grande valore alla visita”; “Veramente splendida…. Sì, deve diventare permanente!”; “Una mostra straordinaria! Oggetti creati con una maestria difficilmente immaginabile. Gioielli di rara raffinatezza e strumenti quotidiani che lasciano esterrefatti. L’unica cosa tragica è che non sia una mostra permanente”.

Uno splendido bracciale a semisfere d’oro da Ercolano (foto parco archeologico di Ercolano)

“SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” è l’esposizione che ha portato fuori dai depositi, per la prima volta in quantità tanto massiccia, monili d’oro, oggetti preziosi, manufatti di uso personale e quotidiano. “L’operazione è stata il frutto di un grande sforzo per adattare all’accoglienza dei visitatori l’Antiquarium adeguandolo con ogni misura di sicurezza che ne permettesse l’apertura”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “Abbiamo offerto alla comunità e ai visitatori uno spazio funzionale che ha consentito di ospitare anche conferenze, convegni e laboratori. Abbiamo deciso di venire incontro alle numerose sollecitazioni dei visitatori di rendere la mostra permanente, ma questo non ci distoglie dall’obiettivo di dotare il Parco di un museo che completi l’esperienza della visita sotto tutti gli aspetti e in maniera innovativa. SplendOri è stato un primo passo che ci ha permesso di coniugare fruizione e ricerca per definire il progetto museografico del sito. L’attuale allestimento sarà nel corso del 2020 arricchito senza mai far venire meno il godimento dei beni da parte del pubblico. Il lavoro di ricerca sta continuando e sviluppiamo le altre due esposizioni del ciclo “Ercolano. Talento passato e presente” che vedranno la luce nei prossimi mesi dedicate a mettere in evidenza altri due aspetti peculiari che fanno di Ercolano un caso unico nell’intero mondo romano: l’una sul legno e l’ebanistica, l’altra sul cibo e la civiltà della tavola”.

“Sensualità, sesso e oscenità fra Egitto antico e moderna Egittologia”: al museo Egizio di Torino incontro con Luigi Prada sul Papiro Satirico-erotico conservato all’Egizio

La locandina della conferenza del prof. Luigi Prada al museo Egizio di Torino

L’amore che gli antichi Egizi nutrivano per la vita e i suoi piaceri è evidente in innumerevoli testimonianze della loro cultura. Si pensi, per esempio, alle poesie d’amore giunteci dall’Età Ramesside o alle scene di banchetti nelle tombe di Nuovo Regno, piene di riferimenti diretti o metaforici al mondo della sensualità e dell’erotismo. Meno conosciuto, invece, è l’aspetto più prosaico e diretto – e non, a volte, pienamente crasso – che la celebrazione del sesso ha pure conosciuto lungo le rive del Nilo. Un esempio illustre ne è il Papiro Satirico-erotico conservato nel museo Egizio stesso, un manoscritto che può essere considerato uno dei primi esempi di pornografia nella storia umana. Martedì 3 dicembre 2019, alle 18, il museo Egizio di Torino in collaborazione con ACME (Associazione Amici e collaboratori del Museo Egizio) ospiterà la conferenza “Sensualità, sesso e oscenità fra Egitto antico e moderna Egittologia” tenuta da Luigi Prada. La conferenza sarà introdotta da Christian Greco e si terrà in italiano. La conferenza sarà inoltre trasmessa in streaming sulla pagina Facebook del Museo. Ingresso gratuito alla sala conferenze in base alla disponibilità.

L’egittologo Luigi Prada

Luigi Prada è membro del dipartimento di Egittologia dell’università di Oxford e ricercatore per l’Accademia Britannica di Londra. Già ricercatore in Egittologia alle università di Oxford, Heidelberg, e professore invitato all’università di Copenaghen, è specializzato nello studio della lingua, religione, e letteratura antico-egizia, con focus particolare sul Periodo Tardo e Greco-Romano. Al momento, sta preparando per la pubblicazione una monografia sulla divinazione e l’oniromanzia (interpretazione dei sogni) nell’Egitto antico. Altri suoi interessi includono l’epigrafia egiziana dal Nuovo Regno al Periodo Greco-Romano e Tardo Antico, e la questione dell’alfabetizzazione e scolarizzazione nell’Egitto dinastico e post-faraonico. È vice-direttore della missione di Oxford ad Elkab, nell’Alto Egitto, e partecipa anche a missioni nel deserto sudanese. Luigi Prada è anche il presidente dell’associazione ACME.

Particolare del Papiro Satirico-erotico conservato al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Sesso ed oscenità nell’antico Egitto sono argomenti poco conosciuti al pubblico anche a causa della storia della moderna Egittologia, e, in particolare, della censura applicata a testi ed artefatti antichi da generazioni di egittologi, sino ancora ad anni recenti. Questa conferenza intende presentare una storia alternativa dell’erotismo antico-egizio, dal periodo faraonico a quello greco-romano, illustrandola con esempi celebri e testimonianze meno note, se non ancora inedite, da un Egitto antico “a luci rosse”. Il Papiro satirico-erotico è tra i più famosi reperti del museo Egizio di Torino, scritto e illustrato da un pittore del villaggio di Deir el Medina all’epoca della XX dinastia. Il papiro si compone di due parti: la prima più satirica, con animali umanizzati; la seconda decisamente erotica, con una commistione di immagini e testo. Protagonista un uomo barbuto, con il corto gonnellino dei campagnoli, durante l’incontro con una cortigiana che viene descritto con dovizia di dettagli e un sorprendente senso dell’humor.

Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Fuga dal museo” di Assisi e Cipolla: quaranta fotomontaggi per immaginare quale sarebbe la “vita” delle sculture fuori dal Mann. Le sculture Farnese, grazie al fotomontaggio, presentate nei luoghi simbolo di Napoli

Il Toro Farnese con tempesta: fotomontaggio di Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla (foto Mann)

Quaranta fotomontaggi per immaginare quale sarebbe la “vita” delle sculture dall’Archeologico (anche le opere d’arte, grazie al potere della fantasia, si muovono), “scappando” dalle sale del Museo verso le strade, le piazze e gli angoli più caratteristici di Napoli. Dopo il successo dell’esposizione “Fantasmi a Pompei”, in cui le figure dei mosaici e degli affreschi del Mann erano trasposte, sempre grazie al fotomontaggio, negli scavi dell’antica città vesuviana, il nuovo percorso creativo seguito da Assisi e Cipolla sarà un vero e proprio atto d’amore per la città di Napoli: Castel dell’Ovo, il lungomare, piazza del Plebiscito, il Petraio, i vicoli del centro storico, ma anche le pensiline dei bus ed i vagoni della metropolitana, diventeranno lo sfondo per un nuovo cortocircuito temporale e visivo. Al Mann, nella sala del Toro Farnese, dal 2 dicembre 2019 (vernissage allee 17) al 24 febbraio 2020, un percorso creativo per raccontare il Museo e la città con la mostra fotografica di Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla “Fuga dal museo”, con due parole chiave: sorriso e leggerezza.

Figura maschile ideale e figura femminile alla fermata del bus: fotomontaggio di Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla (foto Mann)

Tra ieri ed oggi, tra il candore dei marmi, la lucentezza dei bronzi e la vivacità dell’orizzonte metropolitano, potrà capitare di incontrare la scultura dell’Afrodite accovacciata in vico Lungo Gelso, ammirare la potenza dinamica del Toro Farnese in armonico dialogo con un cielo burrascoso, scontrarsi con il Doriforo nella stazione della linea 1 al Museo. Non mancheranno all’appello i capolavori di Canova, in esposizione all’Archeologico in occasione della retrospettiva sul Maestro di Possagno: la Danzatrice con le mani sui fianchi troverà, in vico san Domenico, un nuovo spazio per una simbolica esibizione, mentre Amore e Pische Stanti si abbracceranno teneramente nel Real Orto Botanico.

L’Afrodite di Capua: fotomontaggio di Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla (foto Mann)

Immagine guida della mostra “Fuga dal museo” sarà l’Afrodite di Capua: solo grazie alla creatività, la famosa scultura della Collezione Farnese si affaccerà per stendere i panni, trovando armonia e leggerezza del gesto nella dimensione quotidiana di un’usuale mattina del terzo millennio. “Il nostro progetto nasce dalla volontà di dare vita alle statue del Mann, rendendole vere creature che interagiscono con la realtà. Le sculture divengono persone, che si aggirano per le città, desiderose di scoprirne i misteri, le bellezze e le paure”, commentano Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla.

Buon compleanno Classis! Il 1° dicembre si festeggia con la presentazione della Guida di Classis, edita da Skira. Previsti biglietti ridotti e visite guidate animate

La copertina della Giuda di Classis Ravenna, museo della Città e del Territorio, edita da Skira

Buon compleanno Classis! È già passato un anno dall’apertura, il 1° dicembre 2018, del museo Classis Ravenna Il Museo della Città e del Territorio, e per celebrare questa importante ricorrenza, la Fondazione RavennAntica organizza un ricco programma di iniziative, che culmineranno domenica 1° dicembre 2019 con la presentazione della guida di Classis, che nasce come strumento necessario e complementare alla visita del museo, al suo allestimento innovativo, ai documenti e alle opere in esso esposti. Edita da Skira e a cura di Giuseppe Sassatelli e Fabrizio Corbara, la guida vede i contributi di Chiara Pizzirani, Giuseppe Lepore, Fabrizio Corbara, Isabella Baldini, Andrea Augenti, Enrico Cirelli, Rossano Novelli, Claudio Cornazzani, Andrea Mandara e Francesca Pavese. Classis Ravenna Il Museo della Città e del Territorio è un museo completamente nuovo, in cui la storia della città e del suo territorio è raccontata in modo succinto, ma con un approccio unitario e globale. “Questa guida – spiega Sassatelli – riproduce la struttura espositiva, organizzata attorno a quella che abbiamo chiamato la cronologia, ovvero la lunga storia delle principali fasi della storia della città: a partire dall’età preromana, quando Etruschi e Umbri si unirono per guadagnare il controllo del porto marittimo e del territorio interno; passando all’epoca romana, quando il porto divenne la sede della flotta imperiale; e di lì a quando Ravenna divenne la capitale dell’Impero Romano d’Occidente, sede del regno di Teodorico; e infine, in seguito alla conquista di Giustiniano, quando la città conobbe la straordinaria fase bizantina, fino alla conquista longobarda”. Accanto a questa linea del tempo, alcuni focus tematici: “Ravenna e il mare”, la basilica di San Severo, “Pregare a Ravenna” (chiese e i luoghi di culto) e “Abitare a Ravenna” (edilizia abitativa).

Una sala di Classis Ravenna museo della Città e del Territorio (foto Graziano Tavan)

La presentazione della guida di Classis domenica 1° dicembre 2019, alle 11, nella sala conferenze di Classis e sarà curata dal direttore del mensile di Archeo, Andreas Steiner, e dal presidente di RavennAntica, Giuseppe Sassatelli. Sempre domenica 1° dicembre, alle 16, la sezione didattica di RavennAntica propone la visita animata “Viaggio in un passato multietnico. Percorso alla scoperta di Ravenna, città cosmopolita, crocevia di comunità differenti”, per bambini dai 6 agli 11 anni. Inoltre fino a domenica 1° dicembre è previsto l’ingresso ridotto a 5 euro (anziché 7) per tutti. Durante questa settimana, a coloro che visiteranno il museo Classis Ravenna, unitamente al biglietto, sarà consegnato anche un ingresso valido per visitare la mostra “Picasso. La sfida della ceramica” allestita al Mic di Faenza o un ingresso valido per visitate il museo del Delta Antico di Comacchio (il numero dei biglietti è limitato). Questa iniziativa è stata resa possibile grazie a un accordo siglato da RavennAntica con le due importanti istituzioni culturali del territorio, che si aggiungono alle convenzioni stipulate con il museo Archeologico nazionale di Napoli e i Parchi Val di Cornia, con le quali RavennAntica ha organizzato la mostra temporanea “Tessere di mare”, tuttora in corso. Info e prenotazioni: 0544473717.