Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 8: MELKA KUNTURE – Missione archeologica italo-spagnola (Etiopia)”
Per l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni, coinvolgimento, formazione”. Ottavo contributo: “MELKA KUNTURE – Missione archeologica italo-spagnola (Etiopia)”.
In occasione dell’edizione 2021 dell Giornate Europee dell’Archeologia, l’ICA condivide volentieri il video realizzato dalla Missione italo-spagnola Melka Kunture e Balchit. Melka Kunture è una vasta area archeologica con siti che documentano 2 milioni di anni di evoluzione umana fuori dall’ambiente di savana. A 2000m di quota sull’altopiano etiopico, il clima è relativamente fresco e umido. La Missione archeologica italo-spagnola con scavi e ricerche di laboratorio indaga tutte le principali fasi dell’attività umana nella preistoria, dall’Olduvaiano, all’Acheuleano, al Middle Stone Age e al Late Stone Age, lavorando in sintonia con la popolazione locale.
(8 – continua)
Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 7: “Dati archeologici e telerilevati per lo studio dei paesaggi minerari dell’antica Albania (ISPC-CNR)”
Per l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni, coinvolgimento, formazione”. Settimo contributo: “Dati archeologici e telerilevati per lo studio dei paesaggi minerari dell’antica Albania (ISPC-CNR)”.
In occasione delle giornate europee dell’Archeologia 2021, l’ICA condivide volentieri il video trasmesso dall’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale – CNR. Il progetto prevede un approccio multi-metodologico (survey, cartografia, remote sensing, GIS) per lo studio di aree minerarie antiche in Albania (distretto di Elbasan e Valle dello Shkumbin). Nell’economia globale il sistema-minerario aveva stretti rapporti con le popolazioni locali, che gestivano, almeno fino ad una certa epoca, le miniere di estrazione. Al centro del progetto è il rapporto con la società con l’obiettivo primario di consentire o favorire un accesso non superficiale alla storia e al patrimonio culturale per gruppi sociali sempre più ampi.
(7 – continua)
Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 6: “CEFB – Progetto di archeologia e restauro del Tempio di Amenhotep II Luxor – Tebe Ovest (Egitto)”
Per l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni, coinvolgimento, formazione”. Sesto contributo: “CEFB – Progetto di archeologia e restauro del Tempio di Amenhotep II Luxor (Egitto)”.
Dal 1997 il Centro di Egittologia “Francesco Ballerini” di Como, diretto da Angelo Sesana, è impegnato nel progetto di indagine archeologica e restauro dell’area occupata dal Tempio di Milioni d’Anni di Amenhotep II (XVIII Dinastia), a Tebe Ovest – Luxor, in collaborazione con il ministero del Turismo e delle Antichità Egiziane. Durante le 23 campagne di scavo (1997-2019), accanto al team di lavoro italiano composto da archeologi, egittologi ed esperti di diverse discipline, hanno lavorato sul campo operai specializzati egiziani, tirocinanti nello studio dei materiali ed egittologi egiziani. Nel mese di ottobre 2019, nell’ambito delle Giornate Italiane organizzate a Luxor dall’Ambasciata Italiana, il CEFB ha avuto modo di contribuire alla formazione di giovani archeologi egiziani nel corso di un seminario svoltosi all’università di Luxor.
Since 1997, the Francesco Ballerini Centre for Egyptology (CEFB) of Como, directed by Dr. Angelo Sesana, has, in collaboration with the Ministry of Tourism and Egyptian Antiquities, been engaged in the archaeological investigation and restoration of the area occupied by the Temple of Millions of Years of Amenhotep II (18th Dynasty) in West Thebes-Luxor. During the 23 field seasons (1997-2019) specialized Egyptian field workers, trainees in the study of materials and Egyptian egyptologists have worked alongside the Italian team of archaeologists, egyptologists and experts in various disciplines. In October 2019, as part of the “Italian Days” organized by the Italian embassy in Luxor, the CEFB was able to contribute to the training of young Egyptian archaeologists during a seminar at the University of Luxor.
(6 – continua)
Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 4: “A guardia del Mediterraneo. Missione archeologica a Gozo-Ras al-Wardija (Malta)”
Per l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni, coinvolgimento, formazione”. Quarto contributo: “A guardia del Mediterraneo. Missione archeologica a Gozo-Ras al-Wardija (Malta)”.
In occasione dell’edizione 2021 delle Giornate Europee dell’Archeologia l’ICA condivide volentieri il video della missione archeologica a Gozo-ras al-Wardija (Malta), trasmesso da Federica Spagnoli – Sapienza Università di Roma, Dipartimento Istituto Italiano di Studi Orientali – ISO, Facoltà di Lettere e Filosofia.
(4 – continua)
Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 3: “Gerico (Palestina) – Le indagini archeologiche della Sapienza Università di Roma”
Per l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni, coinvolgimento, formazione”. Terzo contributo: “Gerico (Palestina) – Le indagini archeologiche della Sapienza Università di Roma”.
Tell es-Sultan/l’antica Gerico, grande scavo della Sapienza e missione archeologica italiana all’estero finanziata dal MAECI, è uno dei principali siti archeologici del Vicino Oriente, occupato per più di quattordici millenni e dopo cento anni di ricerche archeologiche è ancora ricco di monumenti e informazioni. Tell es-Sultan ebbe un ruolo preminente nelle rotte del commercio interregionale dall’Anatolia all’Egitto, dal Mediterraneo al Mar Rosso e al Golfo Arabo-Persico. Dal 1997 la Missione della Sapienza e del Dipartimento palestinese opera sul sito per una rinnovata conoscenza delle culture preclassiche del Vicino Oriente.
Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 2: Kom al-Ahmer/Kom Wasit Archaeological Project (Egitto) alla ricerca dell’antica Metelis nel Delta
Per l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni, coinvolgimento, formazione”. Secondo contributo: Kom al-Ahmer/Kom Wasit Archaeological Project.
Dal 2012 la missione italiana guidata dall’università di Padova, con la collaborazione del ministero delle Antichità egiziano, ha iniziato le indagini storico-archeologiche presso Kom al-Ahmer e Kom Wasit, due importanti siti del Delta occidentale del Nilo. L’obbiettivo principale è di verificare se vi si possa individuare l’antica Metelis, l’unica capitale di nomos di cui si ignora la localizzazione. Ai fini scientifici si coniugano quelli della valorizzazione, già in parte messi in luce in una mostra presso il museo Egizio del Cairo nel 2018.
Since 2012, the Italian mission led by the University of Padua, in collaboration with the Egyptian Ministry of Antiquities, has begun historical-archaeological investigations at Kom al-Ahmer and Kom Wasit, two important sites in the western Nile Delta. The main objective is to verify whether the ancient Metelis, the only capital of nomos whose location is unknown, can be identified there. The scientific aims are combined with those of enhancement, already partly highlighted in an exhibition at the Egyptian Museum in Cairo in 2018.
A cura di Michele Asolati, Mohamed Kenawi, Cristina Mondin
(2 – continua)
Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 1: la missione congiunta irano-italiana dell’università di Bologna e dell’ISMEO a Tol-e Ajori nel Fars (Iran)
Per l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni coinvolgimento formazione”. Primo contributo: “La missione congiunta irano-italiana dell’università di Bologna e dell’ISMEO nel Fars”.
Nell’ambito dell’edizione 2021 delle Giornate europee dell’Archeologia, l’ICA condivide volentieri il video della Missione archeologica congiunta iraniano-italiana nel Fars. Nel 2020 la missione, supportata dall’università di Bologna e dall’ISMEO, dall’università di Shiraz, dal Research Institute for Cultural Heritage and Tourism-RICHT e dall’Iranian Centre for Archaeological Research-ICAR, grazie alla sua natura di missione congiunta e alla disponibilità del MAECI e dell’Ambasciata d’Italia a Tehran, ha potuto realizzare i suoi progetti nonostante l’impossibilità dei membri italiani di recarsi in Iran a causa della pandemia. Gli scavi della porta monumentale proto-achemenide di Tol-e Ajori, 3.5 km a SW di Persepoli (Fars centrale), conclusi con la campagna 2018, sono stati ripresi per realizzare i lavori previsti in relazione alla decisione del ministero della Cultura iraniano di esporre ai visitatori questo eccezionale monumento – una copia persiana della Porta di Ishtar di Babilonia ricostruita nei musei di Berlino: decisione che rappresenta un segno di apprezzamento per la collaborazione in Iran della missione dell’università di Bologna e dell’ISMEO, data la collocazione di Tol-e Ajori nell’area del sito Unesco di Persepoli. Poiché la Porta di Tol-e Ajori è costruita con mattoni cotti intorno a un nucleo di mattoni crudi che aveva costretto gli archeologi a riempire nuovamente le trincee scavate nelle campagne effettuate dal 2011, prerequisito per la musealizzazione del monumento era il completamento della costruzione del tetto permanente decisa dalle autorità iraniane. Poiché la costruzione della copertura è ripresa nell’estate del 2020, i co-direttori della missione congiunta hanno deciso di recuperare il ritardo sulla tabella di marcia effettuando i lavori di scavo propedeutici a quelli di conservazione, anch’essi necessari per realizzare la musealizzazione del sito. Grazie alla disponibilità di internet nel sito di Tol-e Ajori, il co-direttore italiano e i suoi collaboratori italiani hanno seguito i lavori, durati dal 15 ottobre 2020 al 19 marzo 2021, via Whatsapp, potendo dialogare con i colleghi iraniani sul campo. Contemporaneamente, una riunione quotidiana tra i membri delle due squadre, iraniana e italiana, ha permesso l’illustrazione dettagliata del lavoro svolto durante la giornata e la pianificazione del lavoro per il giorno successivo: un’esperienza unica e pionieristica di “scavo telematico” che è stata l’unica soluzione possibile per permettere alla missione Italiana di mantenere fede al proprio impegno, e che ha prodotto risultati di ottima attendibilità scientifica, anche e soprattutto per la serietà e competenza dei colleghi iraniani impegnati sul campo. La formula della “missione congiunta” ha dimostrato qui tutta la sua validità, perché l’inclusività e il coinvolgimento di archeologi iraniani e italiani in un progetto scientifico veramente condiviso durato dieci anni hanno permesso la crescita parallela dei componenti della missione indipendentemente dalla loro nazionalità, grazie alla quale la prosecuzione dell’attività nel 2020-21 ha potuto mantenere immutato l’approccio metodologico dello scavo. Alla profonda interazione tra archeologi iraniani e italiani fa riscontro nei confronti della comunità locale un approccio mirante a superare le diffidenze dei proprietari dei terreni ricompresi nell’area attorno alla Terrazza di Persepoli sottoposta a vincolo archeologico. Nei confronti delle comunità locali la missione congiunta ha dall’inizio adottato una politica di inclusione, prospettando i grandi vantaggi di uno sviluppo economico legato al turismo sostenibile.
(1 -continua)
Roma. Il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia per le Giornate europee dell’Archeologia 2021 propone un video di approfondimento sulla phiale con lo sterminio dei Proci proveniente dal santuario meridionale di Pyrgi
In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia 2021, l’iniziativa nata nel 2009 sotto l’egida del ministero della Cultura francese per mezzo dell’Inrap, Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (INRAP), e in seguito estesa ai Paesi europei, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (Roma) presenta un video di approfondimento su un’opera molto importante della collezione museale: la phiale con lo sterminio dei Proci. Un vaso rituale attribuito al Pittore di Brigos e dipinto nella tecnica a figure rosse, offerto in dono alle divinità nel Santuario meridionale di Pyrgi, il porto dell’antica Caere. Il video-racconto, costruito e narrato da Maria Paola Guidobaldi, conservatrice delle collezioni e responsabile anche della sezione Cerveteri-Pyrgi del museo, nell’illustrare caratteristiche e significati complessi e profondi dell’opera nel suo specifico e plurisecolare contesto di rinvenimento, pone in evidenza anche quanto articolato, variegato e stratificato sia il lavoro scientifico che è alla base di ogni ricerca archeologica, a conclusione e a valle del quale ogni frammento è in grado di raccontare le piccole e grandi storie in esso racchiuse. Si ringrazia Oreste Baldini per la partecipazione.
A Pompei “Sogno di una notte di inizio estate”: in via delle Terme per osservare (in sicurezza) il sorgere del sole nel giorno del solstizio d’estate. Prenotazione obbligatoria. Archeologia e astronomia nel segno della conoscenza

L’hanno chiamato “Sogno di una notte di inizio estate”, ovvero archeologia e astronomia nel segno della conoscenza. È la proposta che il parco archeologico di Pompei fa per gli appassionati di archeo-astronomia: la possibilità di osservare il sorgere del sole riflettersi sui millenari basolati della città antica alle falde del Vesuvio. Quando? Il 21 giugno 2021, solstizio d’estate: nel giorno in cui il sole appare più alto nel cielo, sarà possibile osservare nell’area archeologica di Pompei il sorgere del sole, in asse lungo via delle Terme. I raggi solari, entrando parallelamente a quelli viari, inonderanno le strade (via delle Terme, via di Nola e via dell’Abbondanza), nell’attimo dell’alba di luce, riflettendosi sulle architetture e sui basalti stradali. Lunedì 21 giugno 2021 sarà possibile assistere a questo evento straordinario prenotando un ingresso al sito di Pompei a partire dalle 4.45. La prenotazione è obbligatoria, con acquisto biglietto su www.ticketone.it o presso le biglietterie del sito, da venerdì a domenica (orari di sportello/9 -17,30), per un numero massimo di 99 persone. Costo 20 euro (+ 1,50 euro prevendita on-line); ridotto 10 euro (+ 1,50 euro prevendita on-line) tra i 18 -25 anni e possessori Artecard. Gratuito al di sotto 18 anni. L’iniziativa è riservata a massimo 100 visitatori. I visitatori, che accederanno dal varco di ingresso agli scavi di Porta Marina Superiore e sosteranno lungo via delle Terme per osservare il fenomeno astronomico che avverrà alle 5.50. Saranno presenti professori e specialisti dell’università della Campania per le informazioni scientifiche, e saranno fornite brochure esplicative. Uscita da Piazza Esedra. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Scabec Regione Campania e fa parte del cartellone di eventi di Campania by night estate 2021. I visitatori saranno sottoposti, all’arrivo, a misurazione della temperatura mediante termoscanner. La visita avverrà nel pieno rispetto delle misure di distanziamento previste dalle disposizioni sanitarie. Nelle sere del 21 e 22 giugno, intorno alle 20, il tramonto è invece ben visibile in asse con il tempio dorico del Foro Triangolare.

Il ciclo si ripete continuo e sempre uguale, con una variazione di solo mezzo grado, un diametro solare, rispetto a ciò che avrebbero osservato gli antichi pianificatori dell’abitato. La forma della città, infatti, come era stato già ipotizzato a fine Ottocento, deriva il suo impianto dal movimento del sole e dall’evento solstiziale. Una caratteristica scientifica e culturale che si riflette nel modo di costruire le città, riscontrata anche in altri siti della pianura campana e che è oggetto di un progetto di ricerca di un gruppo di studiosi e dottorandi del laboratorio Capys dell’università della Campania. La città, ancora nel 79 d.C., conservava all’interno del suo impianto urbano lo schema antico di circa sette secoli. Le due diagonali tracciate dal solstizio, la prima che parte dal Tempio Dorico e attraversa obliquamente tutta la città, e la seconda che si riflette nell’impianto stradale, regolarono e scandirono lo spazio pubblico e privato fino alla tragica eruzione. Anche i culti e i rituali che si svolgevano nel Tempio Dorico dovevano adattarsi a questi elementi del calendario celeste. Archeologia e astronomia, correttamente integrate, ci aiutano a ritrovare le leggi non scritte di questa antica sapienza.

Il solstizio estivo, il momento estremo in cui il sole traccia nel cielo la sua orbita più lunga e raggiunge la posizione più estrema con punti di levata e tramonto verso settentrione, è l’apoteosi del ritmo annuale, il culmine della luce diurna: il sole sembra sostare per alcuni giorni in questa posizione prima di iniziare il suo percorso inverso e avviare il suo ritorno verso Sud e, con il decrescere delle giornate, verso il buio. Il ciclo delle stagioni è un orologio primordiale per la scansione dei ritmi dell’agricoltura, dell’allevamento, della pesca, delle guerre, sin dai tempi più remoti e permette una naturale integrazione tra uomo e ambiente. Il paesaggio celeste è dunque intrinsecamente legato alla città: esso non è solo una epifania lontana, ma ne permea e costruisce lo spazio. Come accade in altre città di fondazione greca, etrusca e romana, l’irraggiamento del sole era considerato un elemento fondante nella pianificazione urbana, per armonizzare l’orientamento con la direzione dei venti, con la morfologia del territorio e il deflusso delle acque. I dati raccolti in situ – frutto del programma specifico di studio e ricerca – permettono di simulare il movimento del sole e degli astri nei secoli lontani in cui fu fondata e visse Pompei e di verificare il sistema delle antiche misurazioni e gli orientamenti seguiti dagli antichi.

L’uso di un evento astronomico, quale il solstizio, come elemento di riferimento per la fondazione dell’impianto urbano della città ci fa comprendere come la nascita di Pompei fosse un atto rituale, sacro. Allo stesso tempo ci mostra l’attenzione per garantire buone condizioni “ambientali” alla nuova città, che doveva essere esposta a una maggiore insolazione nei mesi invernali e alla frescura in estate. Grazie a questo attento studio degli elementi astronomici, anche nel giorno più corto dell’anno, ovvero al solstizio d’inverno, l’ultimo raggio di sole del tramonto raggiungeva ogni angolo della città, e doveva essere così anche nella vicina Ercolano.
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