XII Aquileia Film Festival: sette serate da martedì 27 luglio a martedì 3 agosto. Cinema, archeologia e grandi divulgatori scientifici: dalla serata-evento sul centenario del Milite Ignoto alle serate dell’archeologia nelle piazze Capitolo e Patriarcato e in diretta streaming, al concerto sulla mostra “Da Aquileia a Betlemme”, alle serate fuori concorso sul Patriarcato

L’Aquileia Film Festival dall’alto con le due piazze, Capitolo e Patriarcato, riservate al pubblico (foto fondazione aquileia)

aquileia_film-festival-2021_locandinaCinema, archeologia e grandi divulgatori scientifici si alterneranno sul palco per sette serate da martedì 27 luglio a martedì  3 agosto 2021 nella XII edizione dell’Aquileia Film Festival, organizzata dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm, in collaborazione con Comune di Aquileia, Regione Friuli Venezia Giulia, soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio del FVG, fondazione So.Co.Ba. e PromoTurismoFvg con il sostegno di Solaris Yachts. Per garantire la fruizione in piena sicurezza e consentire la presenza di 1000 persone l’evento si svolgerà in contemporanea sulle due piazze – piazza Capitolo e piazza Patriarcato – che circondano la Basilica di Aquileia: le conversazioni con l’ospite della serata curate da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva si svolgeranno sul palco di piazza Capitolo e verranno trasmesse in diretta sullo schermo – largo dieci metri e alto otto – di piazza Patriarcato. È obbligatoria la prenotazione on-line per partecipare alle serate: la procedura è molto semplice, è sufficiente cliccare sul sito www.fondazioneaquileia.it, compilare il form con nome, cognome, mail e telefono, selezionare la serata e inviare. In risposta si riceverà una mail con il biglietto d’ingresso e il posto assegnato da esibire anche su smartphone ai varchi d’ingresso. I posti verranno assegnati in ordine cronologico di arrivo delle prenotazioni. Tutte le serate, tranne sabato 31 luglio, saranno trasmesse anche in streaming sul sito www.fondazioneaquileia.it. La giuria dei film in concorso alle serate dell’archeologia è composta da Dario Di Blasi (direttore di Firenze ArcheoFilm), Luca Villa (archeologo), Simonetta Di Zabutto (travel blogger e giornalista), Lorenza Cesaratto (Fvg Social Ambassador).

Frame del film “Gloria. Apoteosi del soldato ignoto” (foto fondazione aquileia)

Serata-evento. “Il Festival si apre martedì 27 luglio 2021 con una serata-evento di cinema muto e musica dal vivo dedicata al centenario del Milite Ignoto”, annuncia Emanuele Zorino, sindaco e presidente della Fondazione Aquileia, “che abbiamo fortemente voluto per sottolineare l’importanza della ricorrenza della traslazione della salma del Milite Ignoto nel 1921 da Aquileia a Roma e per aprire le celebrazioni che vedranno Aquileia protagonista tutto l’anno”. Sarà una prima assoluta la proiezione del film “Gloria. Apoteosi del soldato ignoto” in una versione restaurata digitalmente dalla Cineteca del Friuli a partire dai materiali in 35mm conservati nella Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Dal vivo suoneranno Valter Poles (compositore e live electronics), Martina Pietrafesa al corno e pianoforte e Diego Cal alla tromba e strumenti virtuali che eseguiranno la nuova colonna sonora del film sostenuta dalla Fondazione Aquileia, ed effettuata nel 2021 da Aquileia Digital Arts (progetto a cura di Pasqualino Suppa) a partire dai file conservati presso l’Archivio Cinema della Cineteca del Friuli. La serata proseguirà con la conversazione sui temi del film con il giornalista e storico Paolo Mieli che presenterà anche il suo ultimo libro “La terapia dell’oblio. Contro gli eccessi della memoria” edito da Rizzoli.

Frame del film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane (foto fondazione aquileia)
francesco.tiboni

L’archeologo navale Francesco Tiboni

aquileia_cristiano-tiussi

Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia

aquileia_AquileiaFilm2017_ph-Massimo-Goina

Star di Aquileia Film Festival sarà anche quest’anno Alberto Angela che chiuderà la kermesse intervistato da Piero Pruneti (foto Massimo Goina)

Le serate dell’archeologia. Ospiti delle serate dell’archeologia nei giorni successivi e protagonisti delle conversazioni curate da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, saranno Francesco Tiboni, archeologo navale (28 luglio), Cristiano Tiussi, archeologo e direttore della Fondazione Aquileia (29 luglio), Alberto Angela in diretta streaming (30 luglio). Si inizia mercoledì 28 luglio 2021, alle 21, con la proiezione del film “Il mistero del Cavallo di Troia. Sulle tracce di un mito” di Roland May e Christian Twente, dove per la prima volta nuove rivoluzionarie scoperte dimostrano che una delle storie più famose di tutti i tempi dovrà forse essere riscritta. A seguire la conversazione-intervista con Francesco Tiboni, archeologo navale e in chiusura il cortometraggio “Choquequirao, la geografia sacra degli Incas” di Agnès Molia, Nathalie Laville sugli Incas, che nel XV secolo costruirono il più grande impero che l’America avesse mai visto. Sebbene non conoscessero né la scrittura né la ruota, gli Incas si rivelarono geniali architetti, costruendo enormi edifici in pietra e terrazze a più livelli per l’agricoltura. Giovedì 29 luglio 2021, alle 21, il film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” prodotto da Rai Cultura con la regia di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane ci porterà alla scoperta del patrimonio sommerso nei nostri mari. Dalle meraviglie della città sommersa di Baia alla storia della nave romana di Albenga. Dal satiro danzante di Mazara del Vallo ai rostri navali della battaglia delle Egadi, nell’isola di Levanzo. Ospite della serata Cristiano Tiussi, archeologo, che approfondirà l’importanza strategica del porto fluviale di Aquileia per la storia della città. In chiusura grazie al cortometraggio “Elarmekora” di Clément Champiat seguiremo una spedizione archeologica nel cuore del Gabon, sulle tracce dei primi uomini lungo il fiume Congo. Venerdì 30 luglio 2021, alle 21, la serata si apre con il cortometraggio “Indagini in profondità. Il robot degli abissi” di Guilain Depardieu e Frédéric Lossignol che segue una squadra di archeologi al largo delle coste di Tolone, in Francia, che sta per inviare su di un relitto un robot umanoide chiamato “Ocean One”. Protagonista della serata Alberto Angela in diretta streaming con la presentazione dei suoi due ultimi libri della trilogia di Nerone “L’ultimo giorno di Roma” e “L’inferno su Roma” editi da Harper Collins.

maram-oriental-ensemble

Il gruppo Maram Oriental Ensemble

Il concerto. Sabato 31 luglio 2021, alle 21, la musica di MARAM Oriental Ensemble ci porterà lungo la sponda orientale del Mediterraneo, partendo dal Marocco percorrendo tutto il Nord Africa, passando per l’Egitto, fermandosi in Palestina, Libano, Siria, Iraq e arrivando fino alla Turchia. L’evento è abbinato alla mostra “Da Aquileia a Betlemme: un mosaico di fede e bellezza” e alterna musica, lettura scenica e proiezioni.

Frame del film “Patriae. Viaggio nel patriarcato di Aquileia” (foto fondazione aquileia)

Fuori concorso – Il Patriarcato di Aquileia e Le città ideali. Lunedì 2 e martedì 3 agosto 2021 sono in programma due serate fuori-concorso moderate dalla scrittrice e giornalista Elena Commessatti: lunedì 2 agosto ci sarà la proiezione in prima assoluta del documentario “Patriae. Viaggio nel patriarcato di Aquileia” di Marco D’Agostini, prodotto da All e Arlef. “Patriae” è il viaggio di Carolina, una ragazza di 14 anni che svolge una ricerca sul Patriarcato di Aquileia e raccoglie sul territorio i passaggi più significativi di oltre tre secoli di storia (1077-1420). Il film è in lingua friulana sottotitolato in italiano. A seguire la conversazione con il regista D’Agostini e con Angelo Floramo. Martedì 3 agosto, sempre alle 21, proiezione del docu-film prodotto da RTV Slovenija che racconta “Le città ideali” con la regia di Amir Muratović: nella pianura friulana e lungo il confine sloveno, infatti, in un raggio di quaranta chilometri troviamo Aquileia, Gradisca d’Isonzo, Palmanova, Torviscosa e Nova Gorica, città create a partire da un progetto unitario.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, nuovo appuntamento con il progetto FISH. & C.H.I.P.S. Conferenza on line su ’Piatti da pesce e pesci nel piatto, ieri e oggi’’ con Giuseppina Gadaleta (università di Bari) e Giambattista Bello (biologo marino)

Sette reperti conservati al museo Archeologico nazionale di Taranto e a breve esposti nella mostra organizzata nell’ambito del progetto FISH. & C.H.I.P.S. documentano una singolare tipologia di vaso a figure rosse noto come “piatto da pesce”, un contenitore pressoché piano e munito di incavo centrale, quasi sempre decorato con figure di pesci, molluschi e crostacei commestibili, realizzato soprattutto ad Atene, in Sicilia e in Italia meridionale durante il IV secolo a.C. e ritrovato talvolta in contesti abitativi ma soprattutto cultuali e funerari, dove la versione figurata del piatto-tagliere adatto al trasporto e al servizio di seafood evocava probabilmente la reale offerta di animali marini in occasione di riti. Di ‘’Piatti da pesce e pesci nel piatto, ieri e oggi’’ si parlerà nella nuova conferenza on line per i “Mercoledì del MArTA” mercoledì 21 luglio 2021, alle 18, nell’ambito del progetto FISH. & C.H.I.P.S. Dopo l’introduzione da parte della direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, a relazionare saranno Giuseppina Gadaleta (università di Bari) e Giambattista Bello (biologo marino). Appuntamento sui canali Facebook e YouTube del MArTA alle 18.

giuseppina-gadaleta

Giuseppina Gadaleta (università di Bari)

“Nella città di Taranto, certamente contrassegnata da una fiorente attività di pesca e di cui è nota la consuetudine di allestire sontuosi banchetti”, spiega la prof.ssa Giuseppina Gadaleta, “furono attive le botteghe di ceramisti e ceramografi che introdussero nel repertorio vascolare a figure rosse “apulo” la pratica di modellare e dipingere simili oggetti. Colpisce, tuttavia, l’assenza di dati relativi a contesti tarantini che ne abbiano restituito testimonianza”.

Piatto con rappresentazione di pesci e molluschi conservato al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto marta)

“Fa eccezione”, continua, “uno degli esemplari in mostra, rinvenuto frammentario, restaurato e rimasto a lungo nascosto nei depositi e pertanto schedato nei repertori con un certo margine di incertezza e senza indicazioni di rinvenimento. Solo recentemente il piatto è stato recuperato, restituendo agli studiosi e al pubblico la possibilità di osservarlo direttamente e approfondirne la valutazione con riferimento allo stile, al verosimile contesto nonché agli animali marini rappresentati. Questi sono quattro: due pesci, un crostaceo e un mollusco cefalopode. Sono raffigurati naturalisticamente, cosicché è possibile individuare ciascuna specie con un buon grado di approssimazione. Le considerazioni che ne scaturiscono riguardano l’ambiente marino da cui questi prodotti alieutici provengono; quindi, la possibile modalità di pesca, il loro valore alimentare (si tratta di organismi marini eduli di un certo pregio) e, più in generale, l’alimentazione dei Tarantini”.

Ercolano. “Arte e Giustizia”: il parco archeologico firma la convenzione con il Tribunale di Napoli per lavori di pubblica utilità per chi chiede di sospendere il processo e si sottopone un programma di trattamento alternativo

I firmatari della convenzione col Tribunale di Napoli al parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

“Arte e Giustizia! Quando la bellezza “cura” lo strappo sociale”: il parco archeologico di Ercolano apre le porte per lavori gratuiti di “pubblica utilità” a persone che, per fatti di reato occasionali di lieve entità, chiedono di sospendere il processo e si sottopongono a un programma di trattamento, che ha nel lavoro di pubblica utilità la sua componente essenziale, ed il cui positivo superamento porta all’estinzione del reato, senza che venga celebrato il processo ed irrogata una pena. La convenzione per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità stipulata tra il Tribunale di Napoli, l’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna per la Campania e il parco archeologico di Ercolano aggiunge alla rete territoriale una nuova importante connessione. Il parco archeologico di Ercolano ha infatti uno specifico interesse a integrarsi con il territorio al fine di consolidare e arricchire di contenuti innovativi il legame tra la città antica e quella moderna attraverso la creazione di reti e forme di partenariato con le Istituzioni e gli Enti, i cui fini istituzionali possono convergere con quelli dello stesso Parco. 

L’incontro all’Antiquarium del parco archeologico di Ercolano (foto paerco)

Per celebrare l’accordo e dare l’avvio alle attività, lunedì 19 luglio 2021, si è svolto l’incontro al parco archeologico di Ercolano con il capo di gabinetto del ministro della Giustizia, Raffaele Piccirillo; il capo del dipartimento di Giustizia minorile e di Comunità, Gemma Tuccillo; il direttore generale per l’esecuzione penale esterna e messa alla prova, Lucia Castellano; il presidente del Tribunale di Napoli, Elisabetta Garzo; il direttore reggente dell’Ufficio Interdistrettuale di esecuzione penale esterna per la Campania, Claudia Nannola. L’importanza dell’evento per il territorio è stata testimoniata dalla partecipazione del sindaco di Ercolano, Ciro Buonaiuto. Hanno preso parte all’incontro anche i direttori degli Uffici delle sedi provinciali, la Polizia Penitenziaria e i funzionari di Servizio Sociale che accompagneranno l’esecuzione delle misure di “comunità”.

Il direttore Francesco Sirano illustra agli ospiti il sito archeologico (foto paerco)

“Dopo la firma della Convenzione il Parco è pronto per partire con azioni concrete nella direzione del connubio tra “Arte e Giustizia” e si aprono le porte dell’arte, della storia, delle radici della nostra cultura a coloro che devono prestare servizio per la utilità pubblica e che chiedono la Messa alla Prova”, spiega il direttore Francesco Sirano. “Il parco archeologico di Ercolano vuole aggiungere il proprio contributo al processo di trasformazione di Ercolano da città nota solo dalla cronaca nera a luogo di resistenza civile e di occasioni solidali di reintegro all’insegna dei valori culturali che dalla storia di questo sito promanano. Nella convinzione che il reintegro nella società rappresenti non solo un’opportunità di recupero e riparazione, ma anche di apertura di percorsi di vita rinnovati, questa convenzione vuole coniugare la Giustizia in tutte le sue forme e capacità all’interno di una visione di comunità accogliente in cui i cittadini in area penale sapranno impegnarsi ma dalla quale si faranno anche trasformare”.

Al Web Marketing Festival di Rimini il PArCo ha presentato il video “La piattaforma WebGis delle superfici pavimentali, musive e marmoree del Parco archeologico del Colosseo”: il GIS per monitorare e documentare il degrado dei pavimenti musivi e marmorei del Foro Romano e del Palatino

Il parco archeologico del Colosseo ha partecipato al Web Marketing Festival “We Make Future”, il Festival dell’Innovazione Sociale e Digitale, che si è tenuto a Rimini dal 15 al 17 luglio 2021, presente allo stand dell’Istituto centrale per la Digitalizzazione del Patrimonio culturale – Digital Library, in collaborazione con il Segretariato generale del ministero della Cultura (MiC). Seguendo la mission di coordinare, valorizzare e promuovere i processi di digitalizzazione del patrimonio culturale, la Digital Library ha presentato al pubblico, insieme ai protagonisti delle iniziative, alcune delle migliori esperienze di utilizzo delle tecnologie digitali da parte degli Istituti del MiC. Tra queste il video informativo del parco archeologico del Colosseo “La piattaforma WebGis delle superfici pavimentali, musive e marmoree del Parco archeologico del Colosseo” sull’utilizzo del Sistema Informativo Geografico per monitorare e documentare l’indice di danno e degrado delle superfici pavimentali musive e marmoree del Foro Romano e del Palatino.

Il WebGis delle superfici pavimentali, musive e marmoree del Parco archeologico del Colosseo. “Nel 2018”, spiega Federica Rinaldi, responsabile del Colosseo e del progetto WebGis, “il parco archeologico del Colosseo ha avviato un progetto di monitoraggio e manutenzione programmata di tutte le superfici pavimentali, musive e marmoree, conservate al Foro romano e al Palatino. È un patrimonio di circa 200 unità pavimentali che sono conservate sia all’aperto sia all’interno degli edifici. Questa loro diversa collocazione fa sì che la risposta ai cambiamenti climatici ma anche all’usura dal calpestio del pubblico, abbia determinato diversi livelli conservativi e diversi livelli di degrado. Da un punto di vista tecnico, queste superfici pavimentali presentano varie tecniche di rivestimento: dal cementizio al tessellato all’opus sectile marmoreo. Quindi ciascuno di questi ha risposto e sta rispondendo a quelle che sono le variazioni climatiche – come dicevo – ma anche altri fattori in maniera diversa. Per poter conservare e trasmettere al futuro questo patrimonio, sia dal punto di vista della sua conservazione ma anche della sua valorizzazione, abbiamo avviato questo programma su base triennale che sta portando dei risultati molto soddisfacenti. È un programma che prevede innanzitutto delle attività ispettive quotidiane che vengono effettuate dalla ditta appaltatrice su tutte le superfici considerate e che di volta in volta, a seconda del livello conservativo, di degrado, di situazione di allarme che la ditta riscontra, può diventare un intervento di manutenzione ordinaria, che è quello a cui noi ovviamente puntiamo a lungo termine, o un intervento di manutenzione straordinaria se invece si tratta di intervenire possiamo dire quasi in emergenza. Per poter fare tutto questo, tenere sotto controllo questa grandissima mole di dati, che sono innanzitutto dati di archivio relativi agli interventi pregressi, che sono i dati archeologici, dati conservativi appunto, i dati delle attività quotidiane, abbiamo creato quasi da subito un sistema informativo, un GIS che supporta l’attività di cantiere giornalmente”. E continua: “L’aspetto principale di questo progetto è che è un progetto multidisciplinare, un progetto che coinvolge diverse professionalità, l’archeologo, l’architetto, l’informatico e ovviamente i restauratori. È uno staff che si è consolidato nel corso di questi tre anni e che vede da parte del PArCo la presenza di chi vi parla Federica Rinaldi come responsabile unico del progetto, direttore dei lavori Mària Bartoli con Alessandro Lugari, la collaborazione esterna dell’archeologa Francesca Sposito, la presenza dell’archeologo sul campo Francesca Boldrini del parco archeologico del Colosseo, e i diversi professionisti dall’informatico Ascanio Di Andrea agli architetti Mario Leante per quanto riguarda la sicurezza e Monica Cecchini. Tutte figure che come all’interno di una grande orchestra svolgono per competenza le loro attività con lo scopo di arrivare alla conservazione, alla cura e a un’adeguata valorizzazione del patrimonio musivo del PArCo”.

Piacenza. Nuovo allestimento con supporto multimediale per la sezione Romana del museo civico Archeologico a Palazzo Farnese. Viaggio alle radici della storia e dell’identità del territorio, con due eccellenze: il Fegato Etrusco e la statua firmata da Kleomenes

antonella-gigli_piacenza

Antonella Gigli, direttrice dei Musei Civici di Piacenza

Un avvincente viaggio di scoperta alle radici della storia e dell’identità del territorio, articolato su più registri comunicativi in funzione delle tante possibili fasce di utenza.  È il nuovo allestimento nei sotterranei di Palazzo Farnese di Piacenza per la Sezione Romana del museo civico Archeologico che aggiunge un importante tassello alla conoscenza del passato di Piacenza e che va ad arricchire significativamente  il patrimonio museale della città. Sono circa 1400 i reperti che i visitatori possono apprezzare e attraverso i quali ripercorrere gli eventi che hanno caratterizzato la storia di Placentia in epoca romana, dalla sua fondazione nel 218 a.C. fino all’insediamento dei Longobardi nel VI secolo d.C. Il progetto, coordinato dalla direttrice dei Musei Civici Antonella Gigli, ha visto la stretta collaborazione tra il Comitato scientifico (presieduto dal prof. Nicola Criniti e composto da Marco Podini della soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Parma e Piacenza, dall’architetto Manuela Corvi e dall’ingegnere Chiara Gazzola dell’Amministrazione comunale), le archeologhe e restauratrici di Arti e Pensieri, le aziende Space per gli aspetti di fruizione multimediale e grafico-didascalici e Bawer per gli allestimenti fisici.

Nuovo allestimento del museo civico Archeologico di Piacenza con vetrine e postazioni multimediali (foto musei piacenza)
Piacenza_Palazzo-Farnese_,museo-archeologico_inaugurazione-nuovo-allestimento_1_foto-musei-piacenza

I pannelli grafici offrono al museo Archeologico di Piacenza moltissime informazioni (foto musei di piacenza)

Il nuovo allestimento museale consente l’esposizione permanente delle collezioni antiche e promuove la conoscenza della storia della città e delle collezioni attraverso pannelli didascalici, videoproiezioni e postazioni interattive progettate e realizzate ad hoc per valorizzare reperti di particolare importanza e fornire al pubblico una coinvolgente esperienza di visita. Nell’ambito del progetto, che si snoda lungo 15 sale a partire dall’impianto della Cittadella viscontea fino a ‘sfociare’ negli imponenti ambienti farnesiani, sono stati realizzati più di 120 pannelli grafici e didascalici per un totale di oltre 500 mq di stampe di varia tipologia e dimensione; 15 postazioni multimediali e video; oltre 30 elementi espositivi tra vetrine di varia grandezza, pedane ed elementi speciali di allestimento per esposizione delle moltissime vestigia romane in mostra.

L’imponente statua panneggiata firmata dallo scultore ateniese Kleoménes, eccellenza del museo Archeologico di Piacenza (foto musei di piacenza)
Piacenza_Palazzo-Farnese_,museo-archeologico_percorso_1_foto-musei-piacenza

Museo Archeologico di Piacenza: il percorso nei sotterranei di Palazzo Farnese (foto musei di piacenza)

Il percorso, secondo un’impostazione tematica e didattica, inizia con un inquadramento territoriale e cronologico dell’epoca, nel quale si dà spazio alla storia delle scoperte e alla metodologia archeologica, per concludersi con un video che ripercorre le tappe più significative della storia della città. All’interno della Sezione Romana si ritrovano alcune eccellenze, come il celebre Fegato di Piacenza o l’imponente statua panneggiata firmata dallo scultore ateniese Kleoménes, entrambe valorizzate dal nuovo allestimento, oltre ad alcuni importanti reperti inediti in grado di restituire il volto della città e di ricostruire la vita nella Placentia romana. Si completa così il percorso del museo Archeologico che include, al piano terra della Cittadella, anche la sala dedicata ai collezionisti che hanno dato origine al muse civico oltre alla sezione di pre e protostoria.

Il percorso nei sotterranei di Palazzo Farnese per il nuovo allestimento del museo Archeologico di Piacenza (foto musei di piacenza)

Una retroproiezione animata accoglie i visitatori verso la discesa al percorso sotterraneo. Una prima sala introduttiva con mappe urbane e localizzazione dei ritrovamenti e una seconda sala dedicata al mestiere dell’archeologo, con la ricostruzione materica di una sezione stratigrafica, segnano l’inizio del lungo percorso illustrando le modalità del lavoro archeologico e introducendo il visitatore alla scoperta della collezione esposta. Da qui, il visitatore viene accompagnato con parole, immagini, suoni, suggestioni e reperti attraverso un minuzioso ed esauriente racconto sulla storia dell’Ager placentinus: “persistenze e preesistenze”, dalle tracce etrusche alle testimonianze romane che consentono di ricostruire usi, vita e morte degli abitanti dell’antica Placentia. Tra gli exhibit del percorso, un’area didattica sul tema della religiosità pre-romana legata alla natura, inserita in un ambiente che riproduce uno stilizzato bosco sacro etrusco da cui scrutare, come gli antichi aruspici, la volta celeste in videoproiezione.

Il famoso Fegato di Piacenza, modello in bronzo di Fegato Etrusco, conservato nel museo Archeologico di Piacenza (foto musei di piacenza)

Uno dei reperti più prestigiosi delle collezioni civiche è senza dubbio il modello in bronzo del Fegato Etrusco, noto proprio come “Fegato di Piacenza”, testimonianza diretta delle pratiche religiose etrusche legate all’interpretazione del volere divino mediante l’osservazione e il confronto del fegato di un animale. Oltre ai pannelli descrittivi, una proiezione a terra dell’immagine del fegato permette di scoprire nei dettagli l’unicità di questo reperto. Particolare rilievo è stato dato agli splendidi mosaici rinvenuti nel corso degli anni, con un allestimento che, tramite un percorso di pedane accessibili anche a portatori di handicap, consente di ammirarne con adeguata visuale i dettagli e le particolarità.

La statua frammentaria firmata dallo scultore ateniese Kleomènes arricchita da una multiproiezione (foto musei di piacenza)

Di straordinario interesse e suggestione l’exhibit in multiproiezione dedicato alla valorizzazione dell’imponente statua frammentaria firmata dallo scultore ateniese Kleomènes. Attraverso una narrazione per immagini, viene illustrata la sorprendente scoperta avvenuta durante gli scavi per costruzioni edili nel centro cittadino e l’ipotesi di completamento virtuale della forma originaria, poi contestualizzata in finale nella sua possibile collocazione d’ambiente ricostruito in 3D.

Pugnali in bronzo a manico fuso e lamina decorata conservati al museo Archeologico di Piacenza (foto musei di piacenza)
Piacenza_Palazzo-Farnese_,museo-archeologico_percorso_2_foto-musei-piacenza

Reperti e pannelli didattici al museo Archeologico di Piacenza (foto musei di piacenza

A concludere il viaggio nella storia archeologica piacentina, un filmato che racchiude l’intera esperienza di visita vissuta percorrendo questo nuovo allestimento museale, reso ancora più seducente ed immersivo dalla straordinaria bellezza degli ambienti che lo racchiudono. L’intervento ha previsto anche il riallestimento delle esposizioni all’interno della Sala Pallastrelli, dedicata alla storia del collezionismo a Piacenza: le origini del Museo e le donazioni dei reperti di varie epoche storiche raccolti da illustri uomini di cultura.

Roma, Percorsi fuori dal PArCo. Nel dodicesimo appuntamento, il viaggio parte dagli Horti Farnesiani, sul Palatino, e giunge a Caprarola (Vt), sulle tracce dei Farnese

Veduta generale degli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

Dodicesimo appuntamento col progetto “Percorsi fuori dal PArCo – Distanti ma uniti dalla storia” che vuole portare i cittadini romani e tutti i visitatori a scoprire i legami profondi e ricchi di interesse, ma non sempre valorizzati, tra i monumenti del Parco e quelli del territorio circostante, raccontando, con testi e immagini, il nesso antico che unisce la storia di un monumento o di un reperto del parco archeologico del Colosseo con un suo “gemello”, situato nel Lazio. Dopo aver raggiunto il Comune di Cori (tempio dei Dioscuri), il parco archeologico di Ostia Antica (tempio della Magna Mater), Prima Porta (villa di Livia Drusilla), il parco archeologico dell’Appia Antica (tenuta di Santa Maria Nova), piazza Navona (stadio di Domiziano), villa di Tiberio a Sperlonga (Lt), Palazzo Barberini al Quirinale, il parco archeologico di Priverno (residenze private), il parco archeologico di Ostia Antica (Sinagoga), Santa Maria Maggiore a Ninfa (Lt), il complesso di Massenzio sulla via Appia, il viaggio virtuale – ma ricco di spunti per organizzare visite reali – promosso dal parco archeologico del Colosseo riparte ancora dal Palatino, più precisamente dagli Horti Farnesiani, per giungere a Caprarola (Vt), a circa 60 km da Roma, sulle tracce dei Farnese.

I giardini al centro degli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

Il versante settentrionale del Palatino è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi del Parco: “Questo alto bastione, che si affaccia sul Foro Romano con splendide vedute”, spiegano gli archeologi del PArCo, “conserva, sopra le imponenti sostruzioni della Domus Tiberiana, quel che resta degli Horti Farnesiani, gli straordinari giardini voluti dai Farnese nel cuore della Roma antica, per simboleggiare il ruolo centrale che la famiglia, salita al soglio pontificio con Paolo III, vuole assumere nella storia di Roma. A ideare gli Horti, con tenace volontà, fu il cardinale Alessandro, nipote del Papa, che a partire dal 1537 acquista una serie di piccoli appezzamenti sulla sommità dal Palatino”.

Pianta dell’epoca degli Horti Farnesiani (foto PArCo)

“Il progetto, perseguito dopo di lui da altri membri della famiglia”, continuano gli archeologi del PArCo, “porterà alla creazione di una grande proprietà articolata in serie di terrazze, collegate tra loro da scalinate e viali alberati, che dalla base del colle, recintata da un muro di accesso, salivano fin sulla sommità, collegando tra loro gli edifici disseminati nel verde: i portali di accesso, la Palazzina (ora scomparsa) a metà dal pendio, la Casina del Belvedere, le Uccelliere, ed i ninfei: il Ninfeo degli Specchi ed il più tardo Ninfeo della Pioggia”.

I giardini oggi negli Horti Farnesiani sul Palatino (foto PArCo)

“Organizzati in aiuole geometriche con alberi da frutto, olmi e allori, agrumi e magnolie, arricchiti da architetture di legno intrecciato a formare pergolati e cupole, i giardini erano anche “popolati” da statue antiche, incrementate dai continui scavi. Nel 1628 gli Horti erano nel loro massimo splendore quando ospitarono la festa di matrimonio tra Odoardo, duca di Parma e Piacenza, e Margherita De’ Medici. Ma il declino dei giardini ebbe inizio già poco dopo, con il trasferimento a Parma della corte: trascurati, poi affittati a mezzadri come terreno agricolo per ricavarne utili, gli Horti scomparvero infine quasi del tutto, smantellati nel corso degli scavi archeologici del XIX secolo; ma quello che rimane basta a farci immaginare il loro originario splendore”.

Veduta aerea del Palazzo Farnese a Caprarola (Vt) (foto PArCo)
caprarola_palazzo-farnese_immagine-d-epoca_foto-PArCo

Una vecchia foto del Palazzo Farnese a Caprarola (foto PArCo)

“Il cardinale Alessandro, ideatore degli Horti, ebbe un ruolo fondamentale anche nella costruzione di un altro “gioiello” Farnesiano: il Palazzo Farnese a Caprarola, nella Tuscia, territorio di origine dei Farnese, che proprio in quegli anni veniva organizzato nel Ducato di Castro. Riprendendo il progetto già iniziato da Antonio da Sangallo”, ricordano gli archeologi del PArCo, “Alessandro creò una residenza sontuosa, affidando, nel 1559, i lavori a Jacopo Barozzi da Vignola, che previde anche il riassetto urbanistico del borgo di Caprarola e le sistemazioni esterne di collegamento con il Palazzo; alla sua morte, nel 1573, l’edificio, celebratissimo in tutte le epoche e considerato il suo capolavoro, era pressoché completato”.

La scala monumentale con fontana del Palazzo Farnese a Caprarola (Vt) (foto PArCo)
caprarola_palazzo-farnese_fontana_giochi-d-acqua_foto-PArCo

Giochi d’acqua nei giardini di Palazzo Farnese a Caprarola (Vt) (foto PArCo)

“A monte del Palazzo si sviluppavano i giardini, anche in questo caso organizzati su diversi livelli, secondo il gusto dell’epoca. I Giardini Bassi, o Segreti, ornati da fontane e organizzati in aiuole compartimentate, mantengono le caratteristiche del giardino rinascimentale, di forma quadrata, recinto da alte mura, allestito da sempreverdi. Il Giardino Grande è invece una costruzione immersa nei boschi, raggiungibile da un sentiero fiancheggiato da filari di abeti. Realizzato in fasi successive, venne poi sviluppato e adattato a nuove esigenze nel corso del tempo. La posizione panoramica e la realizzazione dell’acquedotto consentirono la creazione di un “giardino d’acqua”, sul modello della vicina villa Lante a Bagnaia. In un percorso dal basso verso l’alto si dispiega con simmetria centrale disegnando tre blocchi tematici: un teatro d’acqua, un giardino di bossi detto Giardino delle Cariatidi, ed il Giardino dei Fiori, con vasche degradanti un tempo ornate da fioriture”.

I giardini di Palazzo Farnese a Caprarola (Vt) (foto PArCo)

Modalità di visita del Palazzo Farnese a Caprarola. Orario di visita: dal martedì alla domenica dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18.45). Il parco chiude un’ora prima del tramonto. La domenica il parco è chiuso, sono visitabili i Giardini Bassi. Chiusura: lunedì, 1° gennaio, 25 dicembre salvo aperture straordinarie su progetto MiC come da DM 330 30/06/2016, Criteri per l’apertura al pubblico, la vigilanza e la sicurezza dei musei e dei luoghi della cultura statali. Biglietto: intero 5 euro, agevolato 2 euro (dai 18 ai 25 anni), fatte salve le agevolazioni previste dal regolamento di ingresso ai luoghi della cultura italiani, consultabili nel sito web del MiC. È consentito l’ingresso a gruppi di 10 persone, oltre la guida, e a gruppi di 20 persone, oltre la guida, solo se munite di sistemi di radioguida (whisper). Biglietto: intero 5 euro, agevolato 2 euro (dai 18 ai 25 anni), fatte salve le agevolazioni previste dal regolamento di ingresso ai luoghi della cultura italiani, consultabili nel sito web del MiC.

Il film di Alberto Castellani “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” vince la terza edizione di “Roselle Archeofilm – Premio “O. Fioravanti”

roselle_archeofilm_proiezioni-area-archeologica_1_foto-archeologia-viva

Roselle Archeofilm: le proiezioni nell’area archeologica di Roselle (foto archeologia viva)

“Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” del regista veneziano Alberto Castellani ha vinto la terza edizione di “Roselle Archeofilm – Premio “O. Fioravanti”. Al centro della pellicola l’affascinante “terra tra i due fiumi” dalla nascita della cultura urbana fino ai devastanti saccheggi e alle distruzioni operati dall’Isis e non solo. Si è chiusa domenica 18 luglio 2021 la terza edizione di “Roselle Archeofilm Premio “O. Fioravanti”. La manifestazione è stata organizzata da Archeologia Viva/Firenze Archeofilm con Direzione Regionale Musei della Toscana / Area archeologica nazionale di Roselle e Associazione M.Arte. Il Festival, sostenuto da Santina Grotto, si è svolto con il patrocinio di Comune di Grosseto in collaborazione con museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Fondazione Grosseto Cultura; con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e la partecipazione di Conad e Banca Tema.

Una scena del film “Mesopotamia. In memoriam” di Alberto Castellani

Il pubblico, in qualità di giuria popolare, non ha avuto incertezze e ha decretato vincitore, con un notevole distacco di voti, il film tutto italiano di Alberto Castellani che indaga sulla storia della Mesopotamia e in particolare sulla grande stagione della nascita e sviluppo della cultura urbana in Iraq fino alle devastanti distruzioni del suo patrimonio archeologico. La serata si è conclusa con la proiezione di un corto animato “The Sound of that Beat”, prodotto dall’università di Bologna, che racconta “in presa diretta” la prima volta di un bambino iracheno all’interno del Museo di Baghdad dove sono custodite le testimonianze della nascita del suo territorio. 

Simona Rafanelli, direttore del museo Archeologico di Vetulonia, intervistata da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva (foto archeologia viva)

Ospite della serata conclusiva Simona Rafanelli, direttore museo Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia, che, intervistata da Piero Pruneti, direttore di “Archeologia Viva” (Giunti Editore), ha parlato dei rapporti tra Vetulonia e Taranto ovvero tra la Maremma etrusca e la Magna Grecia anche alla luce della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città” in corso al museo di Vetulonia.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale di Napoli aperto il Baby Pit Stop, promosso da Unicef e Soroptimist Italia. Accanto alla poltrona Big Mama, tre reperti permettono un approfondimento sul significato dell’allattamento nel corso dei secoli

La poltrona Big Mama per il Baby Pit Stop al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
napoli_mann_statuetta-con-simulacro-dea-Bastet_foto-mann

Bronzetto di età tolemaica (332-30 a.C.): donna porta su una spalla il simulacro della dea gatta Bastet, legata alla fecondità, alla maternità (foto mann)

Il Baby Pit Stop fa tappa al Mann: dal 15 luglio 2021 (ore 19.30), in occasione della programmazione culturale dei giovedì sera, il museo Archeologico nazionale di Napoli allestisce uno spazio dedicato all’allattamento. Il progetto Baby Pit Stop è promosso da Unicef e Soroptimist International d’Italia, l’associazione mondiale di donne che sono impegnate nel sostegno all’avanzamento della condizione femminile nella società e nel mondo del lavoro, per contribuire alla creazione, all’interno del Mann, di uno spazio permanente dedicato alle donne e ai bambini, secondo quanto prevede la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Soroptimist Italia ha donato al Museo una poltrona di design, dal nome non casuale “Big Mama”: il Baby Pit Stop del Museo, così, si configura non solo come spazio riservato per le mamme, ma anche come un angolo di approfondimento, per scoprire, attraverso l’arte antica, il significato dell’allattamento nel corso dei secoli.

Bronzetto della collezione Borgia con Iside lactans (tardo periodo dinastico, 664-332 a.C.) (foto mann)
napoli_mann_gruppo-votivo-con-gatta-che-allatta-cuccioli_epoca-romana_foto-mann

Gruppo votivo in bronzo di età romana (I sec. a.C. – I sec. d.C.), con una gatta che allatta dei cuccioli (foto mann)

In prossimità della postazione, infatti, sono presentati in vetrina tre reperti: si tratta di opere poco note, provenienti dai depositi o sottoposte a restauro. In mostra, in ordine cronologico, il bronzetto della collezione Borgia raffigurante Iside lactans, risalente al tardo periodo dinastico (664-332 a.C.): la dea in trono allatta il figlio Horus/Arpocrate; ancora, un bronzetto di età tolemaica (332-30 a.C.), raffigurante una donna che porta su una spalla il simulacro della dea gatta Bastet, legata alla fecondità, alla maternità e alla tutela della sfera riproduttiva; infine, un gruppo votivo in bronzo di età romana (I secolo a.C. – I secolo d.C.), con la rappresentazione di una gatta che allatta dei cuccioli, ancora una volta immagine della dea Bastet nel suo aspetto di madre e nutrice.

il direttore del Mann Paolo Giulierini, la presidente Soroptimist Italia Mariolina Coppola e la presidente Unicef Campania Emilia Narciso alla presentazione del Baby Pit Stop (foto mann)

Archeologia e non solo: con il prossimo restyling dell’Atrio, il Baby Pit Stop sarà arricchito da una libreria, con volumi per l’infanzia donati dall’azienda Coelmo. Nella serata inaugurale dell’allestimento del Baby Pit Stop, il direttore del Mann Paolo Giulierini, la presidente Soroptimist Italia Mariolina Coppola e la presidente Unicef Campania Emilia Narciso hanno illustrato al pubblico le caratteristiche del progetto con un focus, tratteggiato dagli esperti del Museo, sulla simbologia dell’allattamento fra passato e presente.

Il jazz nell’arena dei gladiatori, grazie alla collaborazione con il parco archeologico dei Campi Flegrei. Al via il XII Pozzuoli jazz festival: quattro concerti nell’anfiteatro flavio in concomitanza con la mostra “Proiezioni. Il mondo dei gladiatori”. Chiusura a settembre sull’acropoli di Cuma

Il jazz nell’arena dei gladiatori. Il Pozzuoli jazz festival XII edizione, Festival dei campi Flegrei, porta la sua musica in un luogo simbolo della storia, della cultura e dell’archeologia flegrea: l’Anfiteatro Flavio, cuore della rassegna di quest’anno, a cui seguirà l’ultimo appuntamento presso l’Acropoli di Cuma. Grazie all’ospitalità in entrambi i siti e alla collaborazione del Parco archeologico dei Campi Flegrei. Nel centro della città di Pozzuoli dal 18 luglio 2021 quattro concerti jazz con Danilo Blaiotta Trio, Carmine Ioanna Quartet, Francesco Cafiso Mauro Schiavone Duo, The Swingers Orchestra risuoneranno dalla arena flegrea. Cultura e musica al fianco con una ricca offerta; nelle giornate dei concerti sarà anche possibile visitare la mostra “Proiezioni. Il mondo dei gladiatori”. Chiude la rassegna nei siti archeologici, sull’acropoli di Cuma, Pietro Condorelli ed il suo trio. Il festival è organizzato dall’associazione Jazz & Conversation che da anni contribuisce a portare la  musica di qualità nei luoghi di cultura territorio flegreo e che quest’anno ha lanciato il progetto A.M.A.  Archeo Music and Arts, grazie al quale sono stati prodotti concerti e esibizioni, diffusi attraverso i canali social e la rete, per sostenere e tener vive le manifestazioni culturali e lo spettacolo gravemente colpiti dalla crisi pandemica.

Accessibilità. Partecipazione con biglietto di ingresso al sito 4 euro. Ingresso anche con la card “MYFLEG” Ingresso con prenotazione obbligatoria attraverso il sito www.pafleg.it. L’accesso al sito anfiteatro sarà consentito a partire dalle 20.15. La biglietteria si trova all’ingresso dove sarà rilevata la temperatura evitando assembramenti e tenendo la distanza di almeno un metro. È fatto obbligo di avere la mascherina. Per lo svolgimento dei concerti saranno rispettate tutte le norme previste in ambito nazionale e regionale. Info: segreteria@pozzuolijazzfestival.it Tel.: 327 8203166 – 3356684161

L’Anfiteatro Flavio ospita la XII edizione del Pozzuoli Jazz Festival (foto pafleg)

“Quest’ultimo anno di attività, limitato ancora dalle restrizioni contro il Covid-19 per le manifestazioni culturali e lo spettacolo dal vivo e solo da poco modificate”, spiegano i promotori di Pozzuoli Jazz Festival, “ha visto superati questi limiti grazie alla nostra elaborazione e realizzazione di un format nuovo A.M.A. Archeo, Music and Arts, produzione di concerti e esibizioni dal vivo, diffusi attraverso i canali social e la rete. Una risposta adeguata e coerente con le direttive del ministero della Cultura circa il sostegno al settore dello spettacolo, particolarmente colpito dalla pandemia e dalle restrizioni conseguenti. L’apprezzamento per quanto realizzato, sia da parte del Ministero che degli artisti coinvolti, è la ricompensa più soddisfacente per la nostra Associazione”. E continuano: “La spinta a testimoniare sempre il proprio impegno culturale e sociale nei Campi Flegrei, insieme alle attività di valorizzazione del patrimonio dei beni culturali, anche in rete con altri soggetti e Enti territoriali, è l’energia che ci mette in condizione di continuare, nonostante le difficoltà, e a ricercare sempre nuovi traguardi per lo sviluppo sostenibile del territorio flegreo. Il Festival offre al pubblico un ventaglio di proposte sempre nuove e in grado di suscitare analisi, apprezzamenti e approfondimenti. La rassegna di quest’anno vede “nell’arena” interpreti di livello internazionale e Jazz apprezzato in tutti gli ambienti competenti, sempre lungo un percorso e un progetto che pone il musicista e la sua dialettica in un confronto aperto con il territorio, in una reciproca contaminazione artistica, diventando essa stessa opera di valorizzazione degli interpreti e dei beni culturali che li ospitano, in una nuova forma di promozione culturale e sociale”.

Danilo Blaiotta Trio con Danilo Blaiotta, Jacopo Ferrazza e Valerio Vantaggio (foto Federica Di Benedetto)

Il  primo appuntamento, il  18 luglio 2021, è con Danilo Blaiotta Trio. Un giovane pianista, con il suo gruppo consolidato, tra i più interessanti talenti del jazz italiano, le cui note originali trova radici robuste negli schemi compositivi della bella musica del Novecento.

Carmine Ioanna Music Company (foto pjf)

Il  19 luglio 2021 si prosegue con Carmine Ioanna Quartet. Fisarmonicista tra i più quotati della scena italiana ed internazionale. Con Music Company nasce l’idea di formare una compagnia, come quelle di teatro di una volta, con  musicisti e tecnici di grande profilo ed affinità, a condividere musica e momenti di vita.

Il Duo Francesco Cafiso e Mauro Schiavone con Pino Ninfa (foto pjf)

Francesco Cafiso, Mauro Schiavone Duo con la partecipazione di Pino Ninfa e le sue immagini, si esibiranno il 23 luglio 2021. Un duo di spessore internazionale, due grandi interpreti della musica jazz. Cafiso disarticola la melodia dei brani costruendo assoli straordinari per originalità e creatività. Schiavone assicura un vero e proprio tappeto sonoro, creando sul suo pianoforte linee melodiche moderne e di gran classe. Sottolineano il concerto le immagini del grande fotografo Pino Ninfa.

The Swingers Orchestra diretta dal chitarrista Delio Barone (foto pjf)

The Swingers Orchestra conclude i concerti all’Anfiteatro di Pozzuoli il 27 luglio 2021. Una vera e propria Jazz Band, che suona con entusiasmo questa fantastica musica per il piacere di farla riscoprire anche ai non appassionati. Artisti di grande levatura e bravura diretti dal chitarrista da Delio Barone.

Pietro Condorelli in concerto sull’Acropoli di Cuma (foto pjf)

Ed infine appuntamento da non perdere il 9 settembre 2021, all’Acropoli di Cuma. Le note deliziose del maestro Pietro Condorelli ed il suo trio ci accompagneranno nello splendido scenario naturale del luogo simbolo del territorio flegreo, mentre il sole si bagna all’orizzonte. Il festival continua nei locali e music club del territorio flegreo con numerosi appuntamenti: con artisti di levatura nazionale e internazionale : Valentina Ranalli, Virginia Sorrentino, Eleonora Strino, Alessandra Vitagliano, Marco De Tilla, Ciro Manna, Andrea Rea, Antonio Muto, Alessandro Castiglione, Francesco Marziani, Antonio Napolitano e Massimo Del Pezzo che si esibiranno al Cala Moresca- Miseno e  Walter Ricci, al Livistingon Sea Garden a Marina di Varcaturo.

pozzuoli_jazz-festival_bombe-d-amore_foto-pjf

La “Bomba di Colore, Passione, Pace e Amore“ del maestro Raffaele Ariante

Una Bomba d’amore per gli artisti, nel segno della musica che unisce. Il Pozzuoli Jazz Festival è portavoce del messaggio di pace e d’amore che arriva dalla Città di Assisi, attraverso la consegna agli artisti partecipanti della “Bomba di Colore, Passione, Pace e Amore“ del maestro Raffaele Ariante. L’associazione “Jazz and Conversation” aderisce al “Manifesto per la Cultura“ pubblicato da “Il Sole 24 Ore”. Questo evento è contro il sistema della camorra e contro tutte le mafie presenti, passate e future. “Spes in fundo est”- SOStienici Per le donazioni a supporto delle attività dell’Associazione di Promozione Sociale “Jazz and Conversation”. IBAN: IT 32V033 59016 001 000 000 13809 (Banca Prossima).

Pompei. Dal 19 luglio riaprono la Villa dei Misteri e il Lupanare. Si amplia l’offerta di visita con l’apertura di ulteriori edifici: ecco tutte le opportunità

Il triclinio della Villa dei Misteri a Pompei con il ciclo di affreschi sui riti misterici in onore di Dioniso (foto Pier Paolo Metelli / parco archeologico di Pompei)

Dal 19 luglio 2021 a Pompei riaprono al pubblico la Villa dei Misteri e il Lupanare. E dal 26 luglio nuove domus disponibili nel percorso di visita. “Pompei è un grande museo a cielo aperto. Tra edifici pubblici, case, botteghe, strade è possibile vivere l’atmosfera della vita quotidiana dell’epoca romana visitando luoghi unici”, ricordano al parco archeologico di Pompei. “Per questo, al fine di migliorare l’esperienza di visita al sito, dal 19 luglio il Parco apre ulteriori monumenti con ampliamento del percorso di visita”.

Le megalografie nel triclinio della Villa dei Misteri con il ciclo di affreschi sui riti misterici in onore di Dioniso (foto Pier Paolo Metelli / parco archeologico di Pompei)

In particolare, dal 19 luglio 2021, al seguito di interventi di manutenzione riaprono la Villa dei Misteri e il Lupanare, entrambi edifici noti di Pompei, tra i più richiesti dai visitatori. Lo straordinario complesso suburbano della Villa dei Misteri, un tempo con affaccio panoramico sul mare,  prende il nome dal famoso salone degli affreschi (megalografie), raffiguranti riti misterici in onore di  Dioniso – al centro della parete centrale assieme alla sua sposa Arianna – che saranno illustrati, nelle figure salienti, anche da una nuova pannellistica. Il complesso che comprendeva un quartiere destinato alla produzione del vino, risale al II secolo a.C., ma trovò la sua forma attuale negli anni 80-70 a.C., periodo al quale risale anche il fregio dei misteri. Per arrivare alla villa si potrà percorrere la via Consolare e la via dei Sepolcri che attraversa la Necropoli di Porta Ercolano. L’accesso all’edificio prevede l’uscita obbligata dalla Villa.

Uno scorcio dell’interno del Lupanare di Pompei (foto parco archeologico di pompei

Riapre anche il Lupanare, un edificio a due piani destinato all’esercizio della prostituzione, pratica attestata in città anche in alcuni ambienti di domus o osterie. Caratteristica la carrellata di immagini con scene erotiche che decora i corridoi del piano terra, che illustravano come in un catalogo le prestazioni. 

Gli antichi granai del Foro di Pompei oggi sono il più grande deposito archeologico della città (foto parco archeologico di Pompei)

Le proposte di visita al sito, oltre al tradizionale itinerario nei luoghi simbolo di Pompei, a partire dal Foro con i suoi templi e gli edifici pubblici, proseguendo lungo la via dell’Abbondanza con domus e botteghe, o con ingresso dal lato dell’Anfiteatro, con la vicina Palestra grande e le bellissime domus con giardino – i Praedia di Giulia Felice,  la casa di Octavio Quartio e la casa del Menandro – prevede alcune aperture straordinarie. Tra di esse la visita ai depositi/granai, normalmente non aperti al pubblico, possibile ogni mercoledì dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16 o durante le aperture serali di Pompei, consultabili su www.pompeiisites.org. Inoltre dall’ingresso di Piazza Esedra è consigliato l’accesso all’Antiquarium, di recente apertura.

L’altro lato del bancone del termopolio scoperto nella Regio V di Pompei con decorazione di anatre, un gallo e un cane da guardia al guinzaglio (foto Luigi Spina)

Dal 26 luglio 2021 rientrano tra le domus visitabili anche la casa dell’Efebo e la casa di Sirico. Mentre per agosto è in programma l’apertura del thermopolium nella Regio V, l’area dei nuovi scavi. Permane la doppia fascia tariffaria: ingresso giornaliero a 16 euro o biglietto ridotto al costo di 10 euro a partire dalle 15.30. Nel pomeriggio, oltre all’itinerario del Foro e ai principali edifici pubblici (templi, teatri, anfiteatro, palestra, le terme centrali) e alla passeggiata lungo le strade di Pompei sarà possibile visitare diverse domus: la Villa dei Misteri, la casa del Menandro, la domus Cornelia, la casa del Fauno, e dal 26 luglio 2021 la casa dell’Efebo e di Sirico e l’edificio del Lupanare. La mappa con gli edifici visitabili è scaricabile dal sito www.pompeiisites.org nella sezione informazioni per la visita.

La pianta degli scavi di Pompei con indicati i percorsi e i monumenti visitabili (foto parco archeologico di pompei)

Inoltre per approfondire l’esperienza del sito è possibile acquistare la tessera di abbonamento annuale MyPompeii card al costo di 35 euro (8 euro per gli under 25) valida anche per tutti i siti del Parco archeologico (Pompei, Villa di Poppea/Oplontis, Antiquarium di Boscoreale e Villa Regina, Ville di Stabia e museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi/Reggia di Quisisana). Un nuovo modo di vivere Pompei e i siti del parco archeologico, a un prezzo accessibile a tutti e con la possibilità di partecipare ed essere informati sulle iniziative in corso.