Firenze. Tre settimane al via del quarto Firenze Archeofilm, Festival Internazionale Cinema di Archeologia Arte Ambiente: cinque giorni con oltre 60 film provenienti da 14 nazioni diverse, 11 prime nazionali. Ecco il programma

La locandina della quarta edizione di Firenze Archeofilm 2022

Il conto alla rovescia è iniziato. Mancano esattamente tre settimane alla quarta edizione di Firenze Archeofilm, Festival Internazionale Cinema di Archeologia Arte Ambiente, che apre la stagione dei grandi appuntamenti con il cinema archeologico, in programma nelle sale dello storico Cinema La Compagnia (Firenze, via Cavour 50 rosso) da mercoledì 2 a domenica 6 marzo 2022, con ingresso libero e gratuito (Info: 055.5062303). Firenze Archeofilm è organizzato da Archeologia Viva – Giunti Editore; con il patrocinio dell’università di Firenze e la partecipazione di Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria “P. Graziosi”, in collaborazione con La Compagnia – FST. Direttore artistico Dario Di Blasi, direttore editoriale Giuditta Pruneti. Per cinque giornate (mattino, pomeriggio e sera) sullo schermo scorrerà il meglio della produzione mondiale sui temi dell’Archeologia, dell’Arte e dell’Ambiente. In programma oltre 60 film provenienti da 14 nazioni diverse, con 11 prime nazionali.

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Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm

“Il cinema è uno strumento formidabile per raccontare la storia in modo approfondito e coinvolgente. Trasmette conoscenza, cultura, sapere scientifico”, scrive Dario Di Blasi nella presentazione di Firenze Archeofilm. “È il frutto di un amore difficile ma necessario tra l’archeologo e chi realizza e produce film. Il sapere deve coniugarsi con l’emozione e la passione. Il cinema è racconto, è fiaba, è arte, è cultura. Il mondo antico aspetta di essere raccontato non solo descritto. Il nostro paese, l’Italia, dalla preistoria a oggi è una miniera senza fondo, un mare infinito di possibili racconti, nasconde tesori inesauribili. Da oltre trent’anni, in Italia e in Europa, così come ora a Firenze Archeofilm, con il cinema e con le immagini dedicate ai musei, ai parchi archeologici, alle ricerche, ai nuovi scavi, abbiamo cercato di stimolare la coscienza collettiva sulla bellezza del patrimonio e del panorama storico nei territori di tutto il mondo e sull’importanza per ogni popolo di conoscere, mantenere e promuovere il proprio orizzonte culturale. Siamo ancora testimoni di un periodo difficile, immersi nel clima di una terribile pandemia. Vorremmo conoscere meglio il passato per non commettere nuovi errori fatali”

Il film “La prossima Pompei / The next Pompeii” di Duncan Bulling apre il Firenze Archeofilm 2022

Vediamo il programma in sintesi. MERCOLEDÌ 2 MARZO 2022. MATTINA (9.45 – 13): dopo i saluti, apre il film “La prossima Pompei / The next Pompeii” di Duncan Bulling (Regno Unito, USA; 53’). Seguono il film “I primi Britannici / First Britons” di Penny Palmer (Regno Unito; 60’); e il film “Decumano Maximo” di Alessio Consorte (Italia; 67’). POMERIGGIO (16 – 19): apre il film “Briga, la città dimenticata / Briga, la ville oubliée” di David Geoffroy (Francia; 52’). Segue il film “L’enigma delle ossa: Rivoluzione di Genere / Riddle of the bones: Gender Revolution” (prima nazionale) di Birgit Tanner, Carsten Gutschmdit (Germania; 52’);  e il film “Libri di sabbia” di Maurizio Fantoni Minnella (Italia; 52’). SERA (21 – 23): apre il film “Ecco che cominciamo a dipinger con la pietra” di Massimo D’Alessandro (Italia; 28’); segue il film “L’Arca dell’Alleanza, alle origini della Bibbia / L’Arche d’Alliance, aux origines de la Bible” di Thierry Ragobert (Francia; 90’).

Film “Signore e Principi preistorici / Prehistoric Ladies and Princes” di Pauline Coste

GIOVEDÌ 3 MARZO 2022. MATTINA (10 – 13): apre il film “Il mondo di Cheope / Le monde de Kheops” di Florence Tran (Francia; 52’); seguono il film “Viarium. Paesaggi culturali dell’Ager Bantinus” di Francesco Gabellone (Italia; 12’); il film “Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre” di Francesco Bocchieri (Italia; 80’); il film “Liguri Apuani” di Diego Bonuccelli (Italia; 15’); e il film “Abbazia di Santa Croce di Sassovivo” di Pietro Galifi (Italia; 15’). POMERIGGIO (16 – 19): apre il film “Stonehenge, le origini svelate / Stonehenge, ses origines révélées” di Peter Chinn (Francia/Gran Bretagna; 53′); segue il film “Signore e Principi preistorici / Prehistoric Ladies and Princes” (prima nazionale) di Pauline Coste (Francia; 52’); il film “Thalassa, il racconto” di Antonio Longo (Italia; 40’); e il film “Vallus, i denti della Terra / Vallus, les dents de la Terre” di Philippe Axel (Belgio; 23′). SERA (21 – 23): apre il film “Narbo Martius, la figlia di Roma / Narbo Martius, la fille de Rome” (prima nazionale) di Marc Azéma (Francia; 52’); segue il film “The Antikythera Cosmos” di Martin Freeth (Regno Unito; 30’); e il film “Città del Vaticano, alla ricerca dell’eternità / Vatican City, the quest for eternity” di Marie Thiry, Marc Jampolsky (Francia; 52’).

Il film “Kromdraai, alla scoperta del primo essere umano / Kromdraai, à la découverte du premier humain” di Cédic Robion

VENERDÌ 4 MARZO 2022. MATTINA (10 – 13): apre il film “70 milioni di mummie animali: il segreto oscuro dell’Egitto / 70 million animal mummies: Egypt’s dark secret” di Jon Eastman (Regno Unito; 60’); segue il film “Kromdraai, alla scoperta del primo essere umano / Kromdraai, à la découverte du premier humain” (prima nazionale) di Cédic Robion (Francia; 52′); e il film “La Flotta delle Indie / La Flota de Indias” di Antonio Pérez Molero (Spagna; 68’). POMERIGGIO (16 – 19): apre il film “Etiopia. Lontano lungo il fiume” di Lucio Rosa (Italia; 44’); segue il film “Cahuachi. Labirinti nella sabbia” di Petra Paola Lucini (Italia; 48’); e il film “The Trace of Time” di Dionysia Kopana (Grecia; 97’). SERA (21 – 23): apre il film “Minorca Talaiòtica / Menorca Talaiòtica” (prima nazionale) di Manu Balaguer (Spagna; 38′); il film “Villa romana del Casale di Piazza Armerina. Alla ricerca del Dominus attraverso i mosaici della residenza tardo-antica” di Maria Aloisi (Italia; 15’); e il film “Il giuramento di Ciriaco / The oath of Cyriac” (prima nazionale) di Olivier Bourgeois (Andorra; 73’).

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lemaitre

SABATO 5 MARZO 2022. MATTINA (10 – 14.30): apre il film “Egitto: i templi salvati / Egypt: saving temples” di Olivier Lemaitre (Francia; 53’); segue il film “Homo sapiens, le nuove origini / Homo sapiens, les nouvelles origines” di Olivier Julien (Francia; 52’); il film  “D’Artagnan e i tre moschettieri: la vera storia / D’Artagnan and the three musketeers: the true story” (prima nazionale) di Augustin Viatte (Francia; 52’); il film “Akragas – città della bellezza” di Maria Aloisi (Italia; 9’); il film “Vasa vasa” di Alessia Scarso (Italia; 12’); e il film “Fe Dux. Federico da Montefeltro duca di Urbino” di Giuseppe Dromedari (Italia; 86’). POMERIGGIO (16 – 19.30): apre il film “Al tempo dei dinosauri / Au temps des dinosaures” (prima nazionale) di Pascal Cuissot, in collaborazione con Yusuke Matsufune e Kazuki Ueda (Francia, Giappone; 52’); il film “Verso Canaan: storie di popoli e di una Terra Promessa” di Alberto Castellani (Italia; 50’); il film “Chi ha scritto la Bibbia? Il mistero svelato / Qui a écrit la Bible? Le mystère révélé” di Nathalie Laville (Francia; 52’); e il film “Così parla Tarām-Kūbi, corrispondenze assire / Ainsi parle Tarām-Kūbi, correspondances Assyriennes” di Vanessa Tubiana-Brun (Francia; 46’). SERA (21 – 23): apre il film “I volti dimenticati di Palmira / Les visages oubliés de Palmyre” di Meyar Al-Roumi (Francia; 53’); segue il film “Il busto di Nefertiti: nascita di un’icona / Le buste de Néfertiti, naissance d’une icône” (prima nazionale) di Jean-Dominique Ferrucci (Francia; 17′); il film “Cacciatori di tombe. Il mistero della mummia dipinta / Tomb hunters. The mystery of the painted mummy” (prima nazionale) di Stephen Mizelas, James Franklin (Regno Unito; 44’); e il film “Il riflesso del Dominus tra mito e realtà nei mosaici della Villa romana del Casale di Piazza Armerina” di Maria Aloisi (Italia; 10’).

Frame del film film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno

DOMENICA 6 MARZO 2022. MATTINA (10 – 13): apre il film “Guerra all’Amazzonia” di Marcello Brecciaroli (Italia; 48’); segue il film “Bakhtiari sulle pendici di Oshtrankuh / Bakhtirihaey Damaneh Oshtrankuh” di Mohammadreza Hafezi (Iran; 40’); il film “Sulle tracce del patrimonio. Le ragioni dell’archeologia” di Eugenio Farioli Vecchioli (Italia; 60’). POMERIGGIO (16 – 20): apre il film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno (Italia; 100′): interviene il regista Nicolò Bongiorno. Alle 18, cerimonia di Premiazione: premio “Firenze Archeofilm”, premio “Università di Firenze”, premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria”; alle 18.30, proiezione del film vincitore.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA” appuntamento on line con l’esperto numismatico Alberto D’Andrea, che dialoga con Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale, su “I dioboli nel sistema monetario tarantino”

La locandina dell’incontro on line “I dioboli nel sistema monetario tarantino”

Nuovo appuntamento dei “Mercoledì del MArTa” dedicati al focus di febbraio su “Dare voce alla moneta: come un pezzo di metallo può diventare testimone della storia”. Sarà infatti l’esperto numismatico Alberto D’Andrea ad animare la conferenza “I dioboli nel sistema monetario tarantino” di mercoledì 9 febbraio 2022, alle 18, in diretta sui canali Facebook e YouTube del museo Archeologico nazionale di Taranto, introdotta dalla direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti.

Monete preromane dal Santuario alla Sorgente di Leporano: dioboli con le effigi di Ercole e Atena (foto MArTa)

“La monetazione di Taranto antica è decisamente ricca e variegata, e fra tutti i nominali prodotti i più famosi ed emblematici sono le didracme con il caratteristico giovane sul delfino e i dioboli con Atena ed Ercole”, anticipa il prof. Alberto D’Andrea. “Benché le due monete fossero in correlazione fra di loro, i dioboli non rappresentarono il semplice frazionale del nominale maggiore, ma divennero uno strumento di penetrazione economica verso i mercati apuli, dalla Messapia alla Daunia”. La relazione di Alberto D’Andrea, si focalizzerà sull’analisi di queste monete, passando dalle prime produzioni arcaiche fino alle più recenti emesse durante le guerre contro Roma, esaminando le classi note e la loro cronologia, fino a giungere alle imitazioni prodotte dalle antiche popolazioni della Puglia.

Verona. Dopo un lungo restauro e decenni di attesa, apre il nuovo museo Archeologico nazionale nell’ex caserma asburgica San Tomaso: si inizia con la ricca sezione di Preistoria e Protostoria, con lo Sciamano di Fumane, simbolo del museo

L’annuncio-invito dell’inaugurazione del nuovo museo Archeologico nazionale di Verona
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Le eleganti architetture dell’ex caserma asburgica, sede del nuovo museo Archeologico nazionale di Verona (foto drm-veneto)

Se si apre il sito del museo Archeologico nazionale di Verona e si clicca alla voce “orari”, la risposta è secca: temporaneamente chiuso per restauri. Una situazione che permane da sempre, da decenni: perché in realtà non è mai stato aperto. Da quando lo Stato ha individuato l’ex caserma asburgica di San Tomaso affacciata sull’Adige a Verona come sede dell’istituendo museo Archeologico nazionale per coprire una storica lacuna della città scaligera, dove non c’è alcun museo statale ma solo civici, tutti gli interventi sono stati indirizzati al recupero e al restauro del grande edificio, adiacente alla chiesa di S. Tomaso Cantuariense, una delle testimonianze di architettura civile austriaca meglio conservate a Verona, per renderlo idoneo all’esposizione delle ricchissime testimonianze provenienti dalle ricerche archeologiche effettuate nella città e nel territorio veronese negli ultimi quarant’anni, articolate in un arco temporale che va dalla preistoria alla protostoria, alla fase celtica, alla romanizzazione, fino all’età romano-imperiale. Ma, dopo vari annunci, stavolta ci siamo. Giovedì 17 febbraio 2022, alle 11.30, sarà inaugurato il nuovo museo Archeologico nazionale di Verona nell’ex caserma asburgica San Tomaso alla presenza del direttore regionale Museo Veneto, Daniele Ferrara; del direttore dell’Archeologico, Giovanna Falezza; del soprintendente Abap di Verona, Vincenzo Tinè. Interverrà il prof. Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura.

Lo “sciamano” dalla Grotta di Fumane (foto drm-veneto)

verona_museo-archeologico-nazionale_logoSi comincia con l’apertura al pubblico dell’importante Sezione riservata alla Preistoria e Protostoria. Dal  Neolitico all’età del Rame, del Bronzo e del Ferro, con l’esposizione, tra gli altri,  dei materiali provenienti anche dai siti palafitticoli UNESCO del veronese. Il percorso espositivo della sezione Preistoria e Protostoria, anche grazie a ricostruzioni fisiche e virtuali, video e altri mezzi di comunicazione multimediale, narra le principali componenti storiche del veronese, compreso tra 50mila anni fa e il 100 a.C. In generale il percorso espositivo si articola in una serie di sottosezioni dedicate alle principali epoche della preistoria-protostoria del territorio veronese, dal Paleolitico (rappresentato dalla famosa pietra dipinta, nota come lo “Sciamano”, proveniente dalla Grotta di Fumane), passando attraverso il Neolitico e l’età del Rame, fino all’età del Bronzo, con l’esposizione dei materiali provenienti dai siti palafitticoli UNESCO del veronese, e l’età del Ferro. L’obiettivo è quello di far percepire il ruolo formativo di questo territorio rispetto al centro urbano di Verona, la cui nascita è l’esito di un percorso storico di lunga durata. L’allestimento si sviluppa in modo unilineare e senza interferenze, partendo dalla sala di orientamento (accessibile dalla scalinata e dall’ascensore) attraverso le diverse sale dei due bracci del terzo piano (dal Paleolitico all’età del Bronzo) fino a confluire nel terzo braccio (dedicato all’età del Ferro).

Palermo. Al museo Archeologico regionale “A. Salinas” arriva (e rimane per 4 anni) la statua della dea Atena dal museo dell’Acropoli di Atene, punto di partenza della sinergia avviata fra la Sicilia e la Grecia  

Statua di Atena dal museo dell’Acropoli di Atene (foto museo acropoli)

Un mese fa l’accordo storico tra il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo: il frammento del Partenone conservato in Sicilia, il “Reperto Fagan, torna in Grecia per 4 anni (per ora), in cambio di una statua della dea Atena e un’antica anfora geometrica. Un segnale concreto di amicizia. Venti giorni fa Atene la cerimonia di consegna ufficiale del “reperto Fagan”, frammento del Partenone, dal museo Antonino Salinas di Palermo al museo dell’Acropoli. E ora arriva a Palermo, dal museo dell’Acropoli di Atene, la statua della Dea Atena, che sarà esposta per quattro anni al museo Archeologico regionale A. Salinas. La consegna e la presentazione della scultura sono in programma mercoledì 9 febbraio 2022, alle 11, al museo “Salinas”. Ad accompagnare il prezioso reperto, risalente al V secolo a.C., saranno, per l’occasione, la ministra della Cultura e dello Sport della Grecia, Lina Mendoni, e il direttore del museo ateniese, Nikolaos Stampolidis, che lo affideranno alla Regione Siciliana, alla presenza dell’assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, Alberto Samonà, e del direttore del museo Salinas, Caterina Greco. Per l’occasione sarà presente il sottosegretario alla Cultura, senatrice Lucia Borgonzoni. La statua acefala di Atena, alta 60 centimetri, è in marmo pentelico. Raffigura la dea, vestita con un peplo segnato da una cintura portata sulla vita. Indossa un’egida stretta disposta trasversalmente sul petto, originariamente decorata con una gòrgone al centro, andata perduta. La figura sostiene il peso del proprio corpo sulla gamba destra, mentre con il braccio sinistro si appoggia probabilmente ad una lancia; la posa flessuosa e la resa morbida e avvolgente dell’abbigliamento sono tipiche dello stile attico dell’ultimo venticinquennio del V secolo a.C., influenzato dai modelli delle sculture del Partenone. È la prima volta che dal famoso museo ateniese arriva in Sicilia, per un’esposizione di lungo periodo, una testimonianza originale della storia della città che ha profondamente segnato, con la sua arte, l’intera cultura occidentale. Nell’ambito della visita palermitana, la ministra Mendoni sarà ricevuta a Palazzo d’Orléans dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, e al Palazzo Reale dal presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè. La permanenza a Palermo della scultura appartenente alle collezioni del museo dell’Acropoli costituisce il punto di partenza della sinergia avviata fra la Sicilia e la Grecia: una svolta, che avrà effetti positivi sull’offerta culturale regionale, grazie a iniziative che saranno organizzate in comune fra il museo dell’Acropoli di Atene e il museo Archeologico regionale “A. Salinas” di Palermo, quali conferenze, mostre, ricerche scientifiche.

Altino. Per il ciclo “ConversazioniAltinati@1600” videoconferenza on line di Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e dell’area archeologica di Altino, su “Il futuro di Altino”: cosa succederà con l’istituzione del parco archeologico, il primo in Veneto

Suggestiva immagine del museo Archeologico nazionale di Altino ai margini della laguna di Venezia (foto drm-veneto)

Come cambierà il volto del museo nazionale e area archeologica di Altino con l’istituzione del parco archeologico di Altino, il primo in Veneto? Come saranno ri-organizzati gli spazi all’aperto e la sede dell’ex museo archeologico? Quale sarà il rapporto con il territorio (inteso come comunità ed enti pubblici e privati) e con l’ambiente (inteso come paesaggio tra laguna, fiume e campagna)? Quali saranno le ricadute economiche e quelle scientifiche? A queste e ad altre domande e curiosità mercoledì 9 febbraio 2022, alle 21, risponderà la stessa direttrice Marianna Bressan nella conferenza on line “Il futuro di Altino”, nell’ambito del ciclo “Altino e la sua laguna agli albori del cristianesimo – ConversazioniAltinati@1600”. La videoconferenza si svolgerà su piattaforma Zoom. Link di partecipazione: https://unipd.zoom.us/j/89013420046.

La planimetria delle area archeologiche di Altino sui due lati della strada provinciale nel progetto del parco archeologico di Altino (studio di architettura ddba)

Di certo un’idea del “futuro di Altino” ce la siamo fatta, il 1° febbraio 2022, alla presentazione del progetto del parco archeologico di Altino (vedi Parco archeologico di Altino: presentato il progetto finanziato dal Mic che fonde museo e area archeologica in un unico percorso più fruibile al pubblico per raccontare la storia di un luogo e del suo paesaggio speciale. Due anni per realizzarlo | archeologiavocidalpassato). Due anni per realizzare il progetto: il termine ultimo è giugno 2024. Si camminerà tra i resti della città sepolta, scoprendone i reperti, ma anche le antiche costruzioni. Ci saranno i mosaici conservati, ma anche la casa in cui probabilmente erano collocati. E mentre si passeggerà accanto al basolato della strada originaria si scopriranno i dintorni, ricostruiti con pannelli iconografici e immagini. Sarà un museo all’aperto, che unirà dunque la parte attualmente contenuta nel museo Archeologico con quella degli scavi, in un unico percorso più fruibile al pubblico che racconterà la storia di un luogo e del suo paesaggio in tutti i suoi aspetti. “Il progetto mira a far comprendere ai visitatori che le aree museali e quelle archeologiche si trovano proprio qui per la presenza di un’antica città sepolta, seppur non visibile”, interviene Marianna Bressan: “racconteremo un “unico mondo” che conterrà storia, arte, paesaggio e territorio e che sarà dunque in grado di mostrare a 360 gradi la storia di questi luoghi. Nel progetto inoltre verrà studiato anche il miglioramento dell’accessibilità per tutti”.

Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Dendara dall’Antico al Nuovo Regno. Ricerche in corso in archeologia ed epigrafia” a cura di Andrea Pillon dell’Istituto francese di Archeologia orientale (Ifao). Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 8 febbraio 2022, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Dendara dall’Antico al Nuovo Regno. Ricerche in corso in archeologia ed epigrafia” a cura di Andrea Pillon dell’Istituto francese di Archeologia orientale (Ifao), promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_ZGM5N2M5NDQtMjgxZi00ZjJjLWFhN2UtNTY0Y2I5ZDE2ZDdk%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

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La facciata del tempio di Dendara in Egitto

Templi (Dendara) (Ifao). Edificio religioso dedicato al culto di una o più divinità nell’antico Egitto, il tempio è anche un importante complesso comprendente abitazioni per i sacerdoti, vari laboratori di produzione, magazzini ed eventualmente un’abitazione. Forma così un complesso culturale, economico e agricolo di importanza capitale nell’Egitto faraonico. La collezione “Templi” dell’Ifao è dedicata a testi e scene dei templi greco-romani d’Egitto. Soddisfa gli standard editoriali previsti: facsimili, testi geroglifici con apparato critico e fotografie. Il grande formato consente piani dettagliati e una facile gestione del materiale di ricerca.

Roma. Nel giardino del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia si sta ricreando la Vigna Iulia di papa Giulio III col progetto didattico dell’istituto tecnico Agrario “Giuseppe Garibaldi” di Roma piantando Sangiovese (rosso) e Malvasia del Lazio (bianco), le cultivar più vicine alle viti antiche: primi grappoli in autunno 2023

La preparazione del terreno nel giardino del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma per ricreare la Vigna Iulia di papa Giulio III (foto etru)

Tutto è iniziato a novembre 2021 con la preparazione del terreno per l’impianto del vitigno. L’obiettivo del progetto didattico dell’istituto tecnico Agrario “Giuseppe Garibaldi” di Roma è quello di ricreare nel giardino del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, diretto da Valentino Nizzo, la Vigna Iulia di papa Giulio III. Gli studenti del quinto anno dell’Agrario, seguiti dal prof. Francesco Nardi, sono tornati in questi giorni a Villa Giulia per proseguire con la messa a dimora delle piantine di vite (le barbatelle). Realizzeranno una vigna didattica nell’ambito di un progetto PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento) a cura dei Servizi Educativi del Museo Etru coordinati dalla dott.ssa Vittoria Lecce. Saranno ospitate il Sangiovese (rosso) e la Malvasia del Lazio (bianco) che sembrano le cultivar più antiche documentate dalle fonti e sembrano avere, specialmente il Sangiovese, le caratteristiche delle viti antiche. “Le piante di vite non sono più identiche a quelle antiche”, spiegano gli studenti impegnati nel progetto, “sia per le varianti genetiche sopraggiunte quasi naturalmente, sia a causa della filossera che ha gravemente depauperato il patrimonio genetico delle viti europee”. Quindi ora le piante di vite si riproducono solo per talea (da tralci già esistenti). Gli studenti sono impegnati a scavare buche di circa 60 centimetri di profondità, ben allineate per rispettare il progetto, che ospiteranno le barbatelle. Un’attività lunga ma che prospetta grandi soddisfazioni e che sarà affiancata dai Servizi Educativi del Museo con visite guidate alle collezioni sui temi del vino e del banchetto.

Gli studenti dell’Agrario “Giuseppe Garibaldi” di Roma mettono a dimora le barbatelle nel giardino del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Prossimo step in primavera 2022, quando gli studenti del quinto anno saranno affiancati da quelli del quarto per montare le spalliere ed eseguire i trattamenti e le potature. Ci saranno viti “ad alberello”, appoggiate a semplici canne, a “spalliera”, realizzate con un sistema di pali e filo zincato, e “maritate”, ossia appoggiate ai nostri limoni. Dovrebbero spuntare circa tre tralci per ogni piantina, mentre i primi grappoli potrebbero maturare nell’autunno 2023 (le barbatelle hanno già un anno e mezzo, perché il sistema di preparazione è lungo). “Qualche piantina – speriamo poche o nessuna – potrebbe morire”, spiegano gli esperti, “soprattutto nel lato esposto al sole, che è anche il meno fertile, mentre le piantine avanzate verranno messe a dimora nei terreni dell’Istituto Garibaldi e, se occorrerà, si faranno delle sostituzioni. Noi continueremo a seguire le operazioni affiancando i ragazzi nella conoscenza degli Etruschi e dell’importanza del vino nel mondo antico. E, appena sarà possibile, una bella vendemmia! Ma è presto per parlarne…”.

Roma-Eur- Al museo delle Civiltà per il Darwin day incontro su “Neanderthal e iene: i reperti di Grotta Guattari del Museo delle Civiltà”: incontro ravvicinato con l’Uomo del Circeo nel laboratorio di Bioarcheologia

Paleosuolo della Grotta Guattari a San Felice del Circeo (Lt) dove fanno ricerche gli archeologi della soprintendenza e dell’università di Roma Tor Vergata (foto Mic)

Era il 24 febbraio 1939. Dei lavoratori stavano togliendo delle pietre da una proprietà del cav. A. Guattari lì dove una frana aveva bloccato l’ingresso alla grotta al Circeo. Tolti i massi, gli operai entrarono. In fondo alla grotta, in un antro terminale poi denominato “Antro dell’Uomo”, assieme a quello che fu interpretato come un approssimativo cerchio di pietre, il proprietario scoprì un cranio evolutivamente attribuibile all’Homo Neanderthalensis, ben conservato, mentre in superficie furono ritrovate due mandibole, conosciute come Guattari 2 e 3. Il cranio si presentava quasi completo tranne la perdita di porzioni ossee pertinenti l’area orbitale destra e parte del margine del forame occipitale, il punto in cui il cranio si articola con la colonna vertebrale. Vennero immediatamente condotti degli scavi dal prof. Alberto Carlo Blanc e Luigi Cardini. Ma non solo, tutt’attorno è stata rinvenuta una gran quantità di ossa fossili di animali preistorici (iene, rinoceronti, ippopotami, elefanti, cervi, buoi primigeni, cavalli). Reperti che oggi sono gelosamente custoditi al museo nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma che oggi fa parte del museo delle Civiltà di Roma-Eur. E recentemente sono stati scoperti i reperti fossili di altri nove uomini di Neanderthal, oltre alle iene anche i resti di elefante, rinoceronte, orso delle caverne e dell’uro, il grande bovino estinto. A oltre ottant’anni dalla scoperta della Grotta Guattari a San Felice Circeo (Lt), questi rinvenimenti sono fondamentali per lo studio dell’uomo di Neanderthal e del suo comportamento (vedi Preistoria. Eccezionale scoperta nella Grotta Guattari al Circeo (Lt) a 80 anni dai primi ritrovamenti neanderthaliani: trovati da Sabap e università Roma Tor Vergata i reperti fossili di altri nove uomini di Neanderthal, e i resti di iene, elefante, rinoceronte, orso delle caverne e dell’uro, il grande bovino estinto. Il Circeo si conferma fondamentale per la conoscenza dell’uomo di Neanderthal a livello europeo e mondiale | archeologiavocidalpassato).

La locandina dell’incontro “Neanderthal e iene” al Muciv di Roma-Eur

Giovedì 10 febbraio 2022, alle 17, al museo delle Civiltà di Roma-Eur, si parla di “Neanderthal e iene: i reperti di Grotta Guattari del Museo delle Civiltà”. Per celebrare infatti il Darwin Day (12 febbraio), il Servizio di Bioarcheologia accoglie il pubblico nel suo laboratorio per mostrare e raccontare gli importantissimi reperti provenienti dai primi scavi di Grotta Guattari a partire dal 1939. L’attività prevede una visita introduttiva all’esposizione temporanea della preistoria. La partecipazione all’incontro è gratuita. L’ingresso al Museo è a pagamento. Per agevolazioni e gratuità vedi https://museocivilta.cultura.gov.it/prepara-la-visita/. Appuntamento al piano terra, alla biglietteria del Museo, in piazza Guglielmo Marconi 14, Roma-Eur. Numero massimo di partecipanti 10. È richiesta la prenotazione: 06 549 52 257 o mu-civ.mostre@beniculturali.it. L’accesso al Museo è consentito previa esibizione del Green Pass rafforzato, inoltre, nel corso dell’incontro è obbligatorio l’uso della mascherina FFP2.

Torino. Per “Incontri con gli autori” al museo Egizio presentazione del libro “Chiese chiuse” di Tomaso Montanari, in presenza e on line

Migliaia di chiese sono oggi inaccessibili, saccheggiate, pericolanti. Altre sono trasformate in attrazioni turistiche a pagamento. Oggi non sappiamo cosa farcene, di tutto questo “ben di Dio”, e bene pubblico: mancano visione, prospettiva, ispirazione. Ma è anche lì che si potrebbe costruire un futuro diverso. Umano. Il tema viene affrontato al museo Egizio di Torino nel ciclo “Incontri con gli autori”, lunedì 7 febbraio 2022, alle 18: in sala conferenze presentazione del volume “Chiese Chiuse” (Einaudi) di Tomaso Montanari che dialogherà con Enzo Bianchi. L’incontro sarà introdotto da Evelina Christillin; modera Christian Greco. Per l’occasione sarà possibile acquistare il volume in sala conferenze del museo Egizio. L’ingresso alla sala conferenze è libero fino ad esaurimento posti. È gradita la prenotazione scrivendo una e-mail a comunicazione@museoegizio.it. Il posto in sala verrà riservato fino alle 18. Per l’accesso è necessario esibire il Green Pass rafforzato e indossare mascherina FFP2. La conferenza verrà anche trasmessa live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo.

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Tomaso Montanari

“Le antiche chiese italiane ci chiedono di cambiare i nostri pensieri”, spiega Montanari. “Con il loro silenzio secolare, offrono una pausa al nostro caos. Con la loro gratuità, contestano la nostra fede nel mercato. Con la loro apertura a tutti, contraddicono la nostra paura delle diversità. Con la loro dimensione collettiva, mettono in crisi il nostro egoismo. Con il loro essere luoghi essenzialmente pubblici sventano la privatizzazione di ogni momento della nostra vita individuale e sociale. Con la loro viva compresenza dei tempi, smascherano la dittatura del presente. Con la loro povertà, con il loro abbandono, testimoniano contro la religione del successo. Possiamo decidere che anche questi luoghi speciali che arrivano dal passato devono chinare il capo di fronte all’omologazione del pensiero unico del nostro tempo. O invece possiamo decidere di farli vivere: per aiutarci a vivere in un altro modo”.

Napoli. L’acqua tornerà a sgorgare nelle fontane del Giardino orientale del museo Archeologico nazionale. Grazie ad Artbonus, l’azienda Acqua Campania finanzia il progetto di restauro. I lavori partiranno nella prossima primavera

Il cortile orientale o delle fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli in una foto dell’archivio Mann del 1986

L’acqua tornerà a sgorgare nelle fontane del Giardino orientale del museo Archeologico nazionale di Napoli. Grazie a un atto di mecenatismo, reso possibile dallo strumento dell’Artbonus, la società Acqua Campania sostiene il restauro e la nuova attivazione delle fontane del celebre Giardino delle Fontane dell’Archeologico: i lavori partiranno nella prossima primavera e permetteranno di far rivivere, nella propria originaria funzionalità, le tre fontane del Giardino. Un’iniziativa che conferma l’attenzione strategica ai temi della sostenibilità e del verde: da tempo, infatti, il lavoro di recupero e riallestimento dei Giardini storici rappresenta un punto nevralgico della programmazione museale. Il progetto di restauro e riattivazione delle fontane sarà coordinato dall’équipe di restauratori, architetti, archeologi e museologi del Mann.

Il cortile orientale o delle fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli in una foto dell’archivio Mann del 1934

Il giardino ottocentesco del Mann era un piccolo museo a cielo aperto: intorno agli anni Venti del XIX secolo, fu forse l’architetto Pietro Bianchi, curatore dei lavori di completamento dell’allora Real Museo Borbonico, a far installare tre fontane nelle aiuole del cortile orientale. Dalle fontane, che combinavano elementi in marmo di antiche vasche di epoca romana con cemento moderno, è sgorgata acqua sino a buona parte del Novecento. Al centro del Giardino delle Fontane, fra le suggestive palme Washingtonia e le verdi piante, ancora oggi attrae lo sguardo una vasca in porfido rosso, nota come Gran Tazza Farnese (II sec. d.C., fra l’età di Traiano e quella di Adriano).

Una delle tre fontane del cortile orientale del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Diamo il benvenuto al Mann ad Acqua Campania”, interviene il direttore Paolo Giulierini, “ringraziando il suo management per la sensibilità sociale, l’attenzione al territorio e alla sua storia che sono all’origine di un’importante donazione Artbonus. Possiamo senz’altro affermare che è  questo il modello ideale di mecenatismo al quale il museo Archeologico nazionale di Napoli sta lavorando con il fondamentale apporto dell’Advisor Board, presieduto da Mirella Barracco. Aziende che amano l’arte incontrano progetti di grande significato, come è appunto il ripristino delle fontane storiche nel Giardino del Mann, in un percorso condiviso che in questo caso porterà presto a una nuova fruizione degli spazi. Più che un semplice  restauro questo progetto assume infatti per  tutti noi  un valore altamente strategico  in un orizzonte che vedrà il Museo aprirsi con atrio e giardini gratuitamente alla città, cuore verde zampillante d’ acqua per il quartiere”. Soddisfatta anche Mirella Barracco, presidente dell’Advisory Board, che ha promosso l’incontro con Acqua Campania: “Come Presidente dell’Advisory Board del Mann, sono particolarmente felice che Acqua Campania abbia raccolto il nostro invito a sostenere il restauro delle Fontane, contributo ancor più valido, visto il trait d’union tematico tra l’attività del Mecenate e il progetto che porteremo innanzi al Museo: passato e presente, ricerca e imprenditoria si legano grazie ad una rete virtuosa nel nome della cultura”.

acqua-campania-spa_logo“La decisione di sostenere l’intervento di recupero e ripristino delle fontane del museo Archeologico nazionale di Napoli risponde alla volontà di rappresentare, anche attraverso operazioni-simbolo, la centralità dei temi della preservazione, della conservazione e della efficiente   gestione della risorsa idrica in un’epoca contrassegnata dalla scarsità della risorsa primaria, e dalla necessità di un ripensamento dei modelli di governo del servizio idrico, soprattutto nel Mezzogiorno”, commenta Franco Cristini, amministratore delegato di Acqua Campania SpA. “L’acqua non è classificabile solo come una utility; l’acqua è anche un bene culturale. E come tale ha diritto a uno statuto e a una governance che ne garantiscano la tutela e la riproducibilità per le generazioni future. In questi mesi, la nostra Società – nella qualità di concessionario della Regione Campania – ha portato a buon fine il progetto per la potabilizzazione delle risorse idriche accumulate nell’invaso di Campolattaro. L’opera, inserita tra le priorità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), concorrerà all’autosufficienza di approvvigionamento della Regione, e – a regime – permetterà di irrigare oltre 15mila ettari di suolo agricolo destinato a produzioni pregiate. È un’opera concepita secondo principi di unitarietà e completezza. Ne beneficeranno non solo gli uomini, ma anche la terra. Con il nostro contributo intendiamo sostenere concretamente il rilancio di una della più grandi istituzioni culturali del Paese, unica per la ricchezza del suo patrimonio, e diventata sempre più motivo di attrazione e valorizzazione di Napoli e della Campania. Intendiamo in questo modo proseguire ad affiancare, concretamente, il movimento di rinascita e rilancio dell’offerta culturale della città e della Regione, promuovendo la funzione sociale dell’ impresa Acqua Campania, che non può  esaurire il proprio impegno entro i confini della sua attività, ma deve estendere la sua missione ad un  più ampio contesto di riferimento”.

Una delle tre fontane del cortile orientale del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Il progetto di nuova attivazione delle fontane del Mann seguirà questi passaggi previsti dal team scientifico: risanamento conservativo delle fontane come monumento, restauro dei materiali lapidei archeologici con trattamento biocida, previo test per la caratterizzazione degli agenti biodeteriogeni; pulitura fisica-chimica-meccanica dei materiali sottoposti a trattamento; consolidamento superficiale e strutturale; rimozione delle stuccature in cattivo stato di conservazione e realizzazione di nuove con materiali compatibili con gli originali e adeguata resistenza meccanica all’attacco fisico-chimico dell’acqua e degli inquinanti atmosferici; verifica e trattamento degli ancoraggi metallici; applicazione di protettivo idrorepellente per la creazione di una interfaccia di protezione tra l’acqua e le superfici lapidee.

Una delle tre fontane del cortile orientale del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Totale ripristino della funzionalità d’uso delle fontane: attenta pulizia delle strutture in muratura e successiva impermeabilizzazione; pulizia ed eventuale sostituzione delle tubazioni; consolidamento strutturale dell’invaso e delle altre componenti; creazione di un sistema di ricircolo dell’acqua, con inserimento di una elettropompa e allaccio alla rete idrica ed elettrica del Museo; ripristino del verde danneggiato durante i lavori. Tutti i materiali, impiegati per il restauro e il recupero dei manufatti, saranno caratterizzati da inerzia chimica, compatibilità con gli elementi originali e basso impatto ambientale, a conferma della vocazione green del Mann.