Cabras. Altri due Giganti emergono dalla necropoli di Mont’e Prama a pochi giorni dall’inizio del cantiere. Il ministro Franceschini: “Una scoperta eccezionale in un sito straordinario, che non ha eguali nel Mediterraneo”

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Altri due Giganti emergono dalla necropoli di Mont’e Prama a Cabras. Risultati immediati per la nuova campagna di scavi nel sito della necropoli nuragica di Mont’e Prama, avviata il 4 aprile 2022 dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna: a pochi giorni dall’inizio del cantiere, che sta interessando un terreno nella parte meridionale del sito archeologico nel comune di Cabras, sono emersi i torsi e altri frammenti di due nuove statue, entrambe identificate come “pugilatori del tipo Cavalupo” per il grande scudo flessibile avvolto davanti al tronco, del tutto simili alle due sculture recuperate a pochi metri di distanza nel 2014 ed ora esposte nel Museo civico di Cabras. Lo strato sottostante, inoltre, ha confermato la prosecuzione verso meridione della necropoli e della imponente strada funeraria, orientata sull’asse Nord-Sud. “Una scoperta eccezionale”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Dario Franceschini, “alla quale ne seguiranno altre, a conferma del significativo impegno del Ministero su questo sito straordinario, che non ha eguali nel Mediterraneo. Il ritrovamento di altri due Giganti, infatti, avviene a poco meno di un anno dalla nascita della Fondazione che vede il MiC, il Comune di Cabras e la Regione Sardegna impegnati nella valorizzazione di una delle maggiori testimonianze di un’antica civiltà mediterranea. Due nuove gioielli si aggiungono così a questo gruppo statuario dal fascino misterioso, capace di attirare l’attenzione del mondo intero”.

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Una fase dello scavo nella necropoli di Mont’e Prama a Cabras (foto mic)

L’attuale intervento di scavo è il risultato dell’inteso lavoro di preparazione scientifica e tecnica condotto dagli archeologi Alessandro Usai e Maura Varigiu, dall’antropologa Francesca Candilio, dalla restauratrice Georgia Toreno e dall’architetto Elena Romoli. Il cantiere in corso, finanziato dalla soprintendenza con 85mila euro, durerà tutta la primavera, mentre è già pronto il progetto per il prossimo intervento di ben maggiore importo, 600mila euro, che vedrà affiancati la soprintendenza come ufficio di direzione scientifica e tecnica e il Segretariato regionale del MiC come stazione appaltante. Segretariato e soprintendenza, inoltre, stanno per avviare un intervento ancor più ambizioso, per un importo di 2,8 milioni di euro, che comprende il restauro delle sculture rinvenute dal 2014 al 2016. A queste risorse, insieme ai 3 milioni di euro destinati all’ampliamento del museo Archeologico di Cabras nell’ambito del programma d’interventi previsti dal Piano strategico “Grandi Progetti Beni culturali” annualità 2015/2016, si sommano inoltre 4,15 milioni di euro mentre per il sito di Tharros, sempre nel comune di Cabras. La Fondazione Mont’e Prama, presieduta da Anthony Muroni, è nata il 1° luglio 2021 con la firma dell’atto costitutivo da parte del ministro Franceschini, del Presidente della Regione Autonoma della Sardegna, Christian Solinas, e del sindaco di Cabras, Andrea Abis. Il ministero della Cultura ha conferito alla Fondazione il complesso delle sculture di Mont’e Prama; l’immobile realizzato in funzione dell’ampliamento del museo civico Archeologico di Cabras; l’area archeologica di Tharros, la Torre di San Giovanni e l’ipogeo di San Salvatore. È attualmente in corso la procedura di selezione per il primo direttore della Fondazione.

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La sala dei Giganti di Mont ‘e Prama nel museo civico di Cabras “Giovanni Marongiu” (foto museo cabras)

La soprintendente Monica Stochino. Il suggestivo e misterioso gruppo dei Giganti di Mont’e Prama si arricchisce così di altre due unità grazie a un ritrovamento che certamente non rimarrà isolato, date le promettenti quantità, qualità e condizioni di conservazione dei resti archeologici sepolti nel settore meridionale della necropoli nuragica. “Mentre i frammenti di piccole e medie dimensioni vengono quotidianamente messi in evidenza, documentati nella giacitura sul terreno e recuperati”, dichiara la soprintendente, Monica Stochino, “i due grossi e pesanti blocchi dei torsi avranno bisogno di tempo per essere liberati dal sedimento che li avvolge e perché possa essere approntato quanto è necessario per il recupero in sicurezza. Il ritrovamento premia la costanza e la validità del metodo archeologico di esplorazione progressiva attraverso fasi di sondaggio preliminare e di indagine sistematica, misurate ed eseguite nei modi e nei tempi consentiti dalla disponibilità delle risorse e dalla parallela elaborazione dei progetti di scavo, restauro ed esposizione dei reperti e di valorizzazione del sito. Siamo particolarmente soddisfatti dei primi esiti dell’intervento di scavo archeologico che, per l’unicità del sito in Sardegna e nel Mediterraneo, ha richiesto un intenso lavoro di preparazione scientifica e tecnica. La  ricerca è stata indirizzata su due principali obiettivi – aggiunge – da un lato indagare alcuni gruppi di sepolture della fase più antica, nuragiche, e successive punico-romane, per reperire le informazioni scientifiche indispensabili ad una ricostruzione del mondo in cui si svilupparono i fenomeni culturali che portarono alla creazione del sito; dall’altro estendere gli scavi a sud delle aree già indagate, nell’intento di confermare l’estensione della sistemazione monumentale dell’area con la definizione della strada funeraria e la creazione del complesso scultoreo formato da statue, modelli di nuraghe e betili. L’emozione e l’entusiasmo di tutti noi è grande anche per la conferma che il metodo proposto di esplorazione progressiva per sondaggi preliminari e indagine sistematica, affiancata da conseguenti interventi di restauro e coordinati progetti allestitivi, è certamente vincente ed in grado di rendere fruibile in tempi ragionevoli un patrimonio unico che la Fondazione Mont’e Prama – conclude – saprà valorizzare per le finalità culturali e per  promozione di un territorio di eccellenza anche sotto il profilo ambientale”.

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Scavo nella necropoli di Mont’e Prama: la gamba (a sinistra) e la testa (a destra) di un Gigante, poggiate a terra (foto mic)

Il direttore dello scavo Alessandro Usai. “La ricerca programmatica dà i suoi frutti: è arrivata la conferma che il metodo funziona perché si tratta di sculture rinvenute alla luce in un tratto non ancora toccato”, commenta il funzionario archeologo Alessandro Usai, direttore scientifico dello scavo nel Sinis dal 2014. “Siamo andati a colpo sicuro su un’area riprendendo vecchi scavi e ampliandoli in continuità con quella che noi conosciamo come necropoli nuragica che si sviluppa lungo una strada precisa nel tratto che stiamo indagando. In particolare i due torsi rinvenuti con lo scudo allungato che assume una forma un po’ avvolgente rispetto al braccio sinistro e che si appiattisce sulla pancia riconducono i ritrovamenti alla categoria dei pugilatori si tratta di sculture calcaree la cui pietra proveniva da una cava non molto distante da qui, facile da scolpire ma proprio per questo anche molto fragile. La presenza capillare nel Sinis della civiltà nuragica nell’età del bronzo e del ferro è il presupposto stesso della ricerca che si fonda su una indagine sul Sinis – sottolinea Usai –  nell’ambito di questo quadro questa necropoli è unica in Sardegna. Lo scavo qui è una ricerca integrata non solo delle statue ma di tutto ciò che comprende anche scavi di tombe, grazie ai quali viene fuori anche l’aspetto antropologico: ovvero la necessità di definire cronologia, natura e ruolo di queste statue. L’emozione più grande? Senza dubbio – conclude – vedere qualcosa prendere forma davanti ai tuoi occhi che viene fuori dalla terra. Cose che sapevi essere sepolte lì, ma soprattutto vederle e interrogarle, dalla pietra informe fino a scoprirne lo stato. Ma non solo, anche l’emozione di poterne discuterne con i colleghi in cantiere, nell’attesa di vedere tutto quello che viene fuori. Uno scavo viene vissuto tutti i giorni appassionatamente, anche se annunciato”.

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Pulitura di un volto dei Giganti scoperto nella necropoli di Mont’e Prama a Cabras (foto mic)

Il fascino misterioso della necropoli nuragica e dei Giganti di Mont’e Prama. Custodi ancestrali di un’area sacra, simboli delle funzioni sociali dei defunti inumati o memoria di un importante evento della storia nuragica locale? Distrutti nel corso di una guerra intestina fra comunità nuragiche, demoliti dai fenici o abbattuti dai cartaginesi? Sono molti i misteri che circondano la necropoli nuragica e i Giganti di Mont’e Prama, reperti che non trovano paragoni nella statuaria della Sardegna nuragica e sembrano il prodotto di un estremo ingigantimento dei bronzetti votivi, attuato in un contesto culturale attraversato da faglie profonde in un momento di trapasso epocale vivamente percepito e sofferto. Gli studi più recenti datano le tombe e le sculture tra la fine del IX e la prima metà dell’VIII secolo a.C., in piena età del ferro, opera di una società radicalmente mutata rispetto a quella dell’età del bronzo. La necropoli di Mont’e Prama conosce tre fasi di utilizzo: una prima costituita da tombe singole a pozzetto in cui era deposto un corpo inumato; una seconda in cui vengono realizzate nuove tombe singole o raggruppate coperte da lastroni di pietra in modo disorganico; una terza in cui le tombe, con lastra quadrata di copertura, sono perfettamente allineate.

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Necropoli di Mont’e Prama: a sinistra, parte del torso meridionale; in alto a destra, il torso settentrionale; a sinistra di questo una gamba (precisamente il polpaccio sinistro con attacco del “gonnellino” a punta triangolare sul retro); a destra, la testa troncata al collo (foto mic)

Il ritrovamento. Al di sopra di queste tombe così ben organizzate e nella fascia libera antistante, che costituisce una sorta di strada funeraria, sono state rinvenute le statue in stato frammentario, frantumate già in epoca antica e depositate volontariamente sopra e accanto alle tombe. Allo stato attuale non è possibile determinare la collocazione originaria delle statue, i cui frammenti sono stati ritrovati in condizioni caotiche. Sulla loro antica collocazione vi sono più ipotesi: alcuni ritengono che le statue fossero poste in un’area lontana dalle tombe a delimitare un’area sacra; altri pensano che fossero collocate nell’area della necropoli; infine vi è chi pensa che fossero poste al di sopra dei lastroni di copertura delle tombe. Riguardo la loro distruzione, sono state fatte tre grandi ipotesi: la prima vuole la distruzione del complesso come un episodio di lotta interna fra comunità locali di cultura nuragica; la seconda ritiene che la distruzione sia avvenuta per mano dei fenici di Tharros sul finire del VII secolo a.C.; la terza propone che la distruzione risalga alla seconda metà del IV secolo a.C. per opera dei cartaginesi presenti sull’isola.

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La statua del “pugilatore tipo Cavalupo” meglio conservata, rinvenuta nel 2014 (foto drm-sardegna)

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Il bronzetto di Cavalupo, che dà il nome ai “pugilatori” della necropoli di Mont’e Prama, rinvenuto in una tomba a cremazione della necropoli “villanoviana” di Cavalupo a Vulci, nel Lazio (foto mic)

Le teorie sul significato dei giganti. Per quanto concerne le sculture, secondo un’interpretazione rappresentavano il ceto sociale più in vista, identificando negli arcieri i valori militari, nei pugilatori la sfera religiosa e nei modelli dei nuraghi quella politica. Un’altra interpretazione, invece, riconosce nelle statue, più che i defunti stessi, la raffigurazione dei loro antenati, evocati come eroi mitici delle leggende nuragiche, e nei modelli dei nuraghi il simbolo dell’identità e della compattezza della comunità. Secondo un’ultima interpretazione, infine, le statue potrebbero celebrare la memoria di un evento importante della storia nuragica locale. Il complesso funerario e scultoreo viene spesso definito come heeron, ossia un luogo organizzato e strutturato per il culto degli antenati elevati al rango di eroi. Le sculture di Mont’e Prama esprimevano quindi identità e appartenenza, valori particolarmente significativi in un momento di transizione caratterizzato da profonde tensioni e trasformazioni. Avrebbero quindi una forte valenza simbolica, rivolta sia alle comunità locali che a quelle provenienti dal Mediterraneo orientale che in quegli anni si affacciavano sulle coste della Sardegna occidentale.

Taranto. Nuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di “MArTA in MUSICA – Le matinée domenicali”: “I magnifici dieci” con l’Ensemble della Magna Grecia diretta da Dominga Damato

Domenica 8 maggio 2022, alle 11.45, nella sala multimediale del museo Archeologico nazionale di Taranto nuovo appuntamento della rassegna “MArTA in MUSICA – Le matinée domenicali” realizzate dal museo Archeologico nazionale di Taranto e dall’Orchestra della Magna Grecia: al MArTa “I magnifici dieci” con l’Ensemble della Magna Grecia diretta da Dominga Damato. Il biglietto (costo 8 euro) per assistere a “Northern lights” di domenica 10 aprile potrà essere acquistato nella sede dell’Orchestra della Magna Grecia (a Taranto, in via Ciro Giovinazzi n° 28) e su https://www.eventbrite.it/…/biglietti-marta-in-musica-i… All’ingresso del MArTA il giorno del singolo concerto sarà consegnato ad ogni possessore del biglietto del singolo concerto un coupon della validità di una settimana (dalla domenica del singolo evento al sabato successivo) che darà diritto ad un ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto. Il coupon ha validità dalla domenica del singolo evento concertistico fino al sabato successivo e deve essere utilizzato tassativamente entro lo stesso periodo per la prenotazione e per l’ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto inserendo il codice coupon sulla piattaforma e-ticketing del museo Archeologico nazionale di Taranto: https://www.shopmuseomarta.it. L’ingresso al Museo del possessore del coupon è condizionato in ogni caso al numero di posti disponibili nella fascia oraria selezionata.

Bacoli (Na). Alla Piscina Mirabilis lo spettacolo “La cattedrale dell’acqua”: per tre serate con Federica Ottombrino il tempio dell’acqua, ormai privo della sua preziosa protagonista, tornerà a riempirsi di musica e parole

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Locandina dello spettacolo “La Cattedrale dell’Acqua” alla Piscina Mirabilis con Federica Ottombrino

La Piscina Mirabilis con lo spettacolo “La cattedrale dell’acqua” si trasforma per tre serate in uno splendido teatro. Si parte l’8 maggio 2022, alle 19.30. Il tempio dell’acqua, ormai privo della sua preziosa protagonista, tornerà così a riempirsi di musica e parole. Federica Ottombrino, accompagnandosi con fisarmonica e chitarra, canterà l’acqua e la vita regalando al pubblico una serata ricca di suggestioni. L’evento inizierà con il canto popolare delle lavandaie del Vomero, ambientato nel docufilm “Passione” di John Turturro proprio nella Piscina Mirabilis. A seguire, l’inedito della cantante ideato all’indomani del suo primo incontro con l’antica cisterna. Un brano suggestivo che racconta quanto inaspettata e imprevedibile sia la bellezza che “la cattedrale dell’acqua” ci offre. Con “il tempio dell’acqua” la cantautrice immagina l’ingresso nella Piscina Mirabilis dell’Aqua Augusta Campaniae. Programma e modalità: l’evento è in programma nei giorni 8, 15 e 22 maggio 2022, alle 19.30. Il biglietto di ingresso è di 15 euro a persona per gli adulti e 7 euro per under 18. Gratuito per under 6. La prenotazione è obbligatoria a questo link: https://www.piscinamirabilisbacoli.it/it/news. Si può parcheggiare comodamente in via Pennata, a due passi dalla Piscina Mirabilis. Dopo aver parcheggiato, raggiungi la nostra biglietteria in via Campi Elisi.

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La Piscina Mirabilis a Bacoli (foto pa-fleg)

La Piscina Mirabilis, oggi parte del parco archeologico dei Campi Flegrei, è la più grande e monumentale cisterna di acqua potabile mai costruita dagli antichi romani. Aveva la funzione di approvvigionare di acqua le numerose navi appartenenti alla Classis Misenensis della Marina militare romana, un tempo ormeggiata nel vicino porto di Miseno. La cisterna, nota anche come “la Cattedrale dell’acqua” per ampiezza e maestosità, si trova nell’antica Bauli, nome che gli antichi romani diedero all’odierna città di Bacoli. La Piscina Mirabile, scavata in parte nel tufo, aveva la capacità di 12600 metri cubi di acqua! È stata realizzata a pianta quadrangolare ricavando quattro file di dodici pilastri cruciformi che dividono lo spazio interno in cinque navate lunghe e tredici corte, e ne sorreggono la volta a botte. Su quest’ultima è impostata la terrazza di copertura pavimentata in cocciopesto, comunicante con l’interno con una serie di portelli. La Piscina rappresentava il punto di approdo e di arrivo a Bacoli dell’antico acquedotto augusteo che, dalle sorgenti di Serino (AV), situate ad una quota di 330 metri e con un tragitto di circa 100 chilometri, portava l’acqua a Napoli e nei Campi Flegrei fino alla quota di otto metri della Piscina (ora a quota 2, a causa del bradisismo). Distrutto l’acquedotto augusteo, intorno al IV – V secolo d. C, la Piscina Mirabilis non è stata più utilizzata tant’è che, allo stato attuale, essa è ormai svuotata dell’acqua.

Roma. Visita guidata speciale con l’archeologa Carla Termini alla Villa di Massenzio sulla via Appia. Visita gratuita con prenotazione obbligatoria

Villa di Massenzio sulla via Appia: la cripta del mausoleo (foto sovrintendenza capitolina)

Visita guidata speciale alla Villa di Massenzio con l’archeologa Carla Termini della sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali che promuove l’evento con Zetema Progetto Cultura. Appuntamento alla Villa di Massenzio sulla via Appia a Roma, domenica 8 maggio 2022, alle 11.  Visita gratuita e ingresso al museo gratuito, con prenotazione obbligatoria allo 060608 (tutti i giorni 9 – 19). Massimo 25 persone. Tra il secondo ed il terzo miglio della via Appia antica si estende una delle aree archeologiche più belle della campagna romana, la villa dell’imperatore Massenzio, lo sfortunato avversario di Costantino il Grande nella battaglia di Ponte Milvio del 312 d.C. Il complesso archeologico, è costituito da tre edifici principali il palazzo, un circo ed un mausoleo dinastico. Il monumento più noto di tutto il complesso è il circo per le corse dei carri, l’unico dei circhi romani ancora ben conservato in tutte le sue componenti architettoniche. Il mausoleo dinastico, allineato lungo la via Appia, era un edificio a pianta circolare, chiuso all’interno di un quadriportico. Si può visitare la camera sepolcrale, nella quale fu certamente sepolto il figlio di Massenzio, Romolo Augusto, morto prematuramente.

Civitavecchia. Al museo Archeologico nazionale presentazione del restauro delle lamine in piombo con iscrizioni in lingua etrusca provenienti dal tempio di Punta della Vipera (VI-IV sec. a.C.)

La collezione del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia accoglie un reperto di straordinaria importanza: due frammenti di lamine in piombo con iscrizioni in lingua etrusca provenienti dal tempio di Punta della Vipera (VI – IV sec. a.C.), situato nel territorio di Santa Marinella e indagato negli anni ’60 dal prof. Mario Torelli. Le lamine iscritte in piombo tornano al museo, nella sala Odoardo Toti, dopo un intervento di restauro effettuato grazie a una partnership tra il museo Archeologico nazionale di Civitavecchia (Direzione Regionale Musei Lazio), la Società Storica Civitavecchiese – che ha reperito i fondi necessari tramite il 5 x mille – e la società De.Co.Re Srl di Roma che ha effettuato il restauro. La presentazione delle laminette restaurate avverrà il 6 maggio 2022 al museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, alle 17.30. Interverranno: Lara Anniboletti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Civitavecchia; Enrico Ciancarini, presidente della Società Storica Civitavecchiese; Domizia Colonnello e Alice Rivalta, restauratrici, società De.Co.Re Srl. Per informazioni e prenotazioni: museo Archeologico nazionale di Civitavecchia, tel. 0766 23604; email: drm-laz.mucivitavecchia@beniculturali.it.

Ferrara. Al museo Archeologico nazionale presentazione del libro di Luigi Malnati “La passione e la polvere. Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai giorni nostri” (La nave di Teseo) con Vittorio Sgarbi, Monica Miari e Caterina Cornelio. Obbligatoria la mascherina FFP2

ferrara_archeologico_presentazione-libro-la-passione-e-la-polvere_locandina“La ricostruzione di Luigi Malnati è molto precisa: l’archeologia è una trincea in una guerra difficile”, scrive Vittorio Sgarbi nell’Introduzione del libro di Luigi Malnati “La passione e la polvere. Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai giorni nostri” (La nave di Teseo), perché l’archeologia è fango, polvere, cemento, baracche prefabbricate in lamiera, bagni mobili, panini consumati in fretta. E l’emozione della scoperta. Lo descrive molto bene l’archeologo, già soprintendente, Luigi Malnati nel suo libro che sarà presentato al museo Archeologico nazionale di Ferrara. E stavolta ci sarà anche lui, il noto critico d’arte. Appuntamento venerdì 6 maggio 2022, alle 17, nel Salone delle carte geografiche del Man-Ferrara.  Luigi Malnati presenta “La passione e la polvere” con la partecipazione di Vittorio Sgarbi. Intervengono Monica Miari, responsabile area archeologia della soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Bologna Modena Reggio e Ferrara, e presidente dell’istituto italiano di Preistoria e Protostoria; e Caterina Cornelio, già direttore del museo Archeologico nazionale di Ferrara e direttore del museo del Delta Antico di Comacchio. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti. Obbligo di indossare la mascherina FFP2.

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Luigi Malnati, già soprintendente archeologo (foto Mibact)

Avventurosa e carica di mistero: da sempre, è così che immaginiamo l’archeologia. Spesso legata a paesi lontani, esotici e favolosi, o a scoperte di tesori e reperti straordinari come le tombe etrusche, gli affreschi di Pompei, le sculture classiche. Non è più così da molto tempo, da quando nell’Ottocento l’archeologia ha iniziato a distinguersi dalla storia dell’arte antica ed è diventata una scienza intimamente connessa alla storia umana, contribuendo, insieme alle fonti scritte, a scoprire e raccontare la vita nelle diverse civiltà. Da allora si sono moltiplicati gli scavi, condotti con metodi rigorosi, specie nelle città che conservano sotto l’aspetto attuale le tracce delle epoche e delle culture precedenti. In Italia la professione di archeologo nasce formalmente negli anni ottanta del Novecento e richiama giovani spinti da una grande passione, che lavorano duramente, a fianco delle soprintendenze, il più delle volte lontani dalla ribalta. Questo perché non esistono solo Pompei e il Colosseo: il patrimonio archeologico è diffuso e la battaglia per salvaguardarlo non è ancora perduta. Ripercorrendo momenti e figure decisive e illustrando le tecniche dell’archeologia, La passione e la polvere racconta un mondo tanto affascinante quanto ancora poco conosciuto nelle parole di un testimone diretto.

Reggio Calabria. Cinquantesimo dei Bronzi. Quali armi avevano di due guerrieri? Conferenza on line del prof. Rebaudo (università di Udine): “Le armi dell’eroe. Riflessioni sull’aspetto originale dei Bronzi di Riace”

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La locandina con il fitto programma di eventi culturali promossi a maggio 2022 dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria

Per il ciclo di appuntamenti scientifici promosso dal museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e dall’università Roma Tre, in collaborazione con altri atenei d’Italia, in occasione del Cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace, venerdì 6 maggio 2022, alle 17.00, sulla piattaforma Microsoft Team conferenza on line del prof. Ludovico Rebaudo dell’università di Udine su “Le armi dell’eroe. Riflessioni sull’aspetto originale dei Bronzi di Riace”. Il museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria ha infatti ripreso la programmazione delle iniziative culturali volte a celebrare il Cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace. Seppur in carenza di organico, il MArRC per tutto il mese di maggio offrirà una ricca serie di eventi, tra conferenze, seminari scientifici, mostre, convegni e attività didattiche, sia in presenza che su piattaforme digitali. “Nonostante una drammatica mancanza di personale, non può essere questo il momento di tirare i remi in barca”, dichiara il direttore del Museo, Carmelo Malacrino. “È una fase cruciale per cogliere l’opportunità di promuovere lo straordinario patrimonio culturale calabrese nel segno dei Bronzi di Riace, in stretta sinergia con la Regione, la Città Metropolitana, i Comuni di Reggio e Riace, la Camera di Commercio, gli altri musei calabresi e tutti gli altri partner che si stanno impegnando nella condivisione di questo percorso. Tutto lo staff del MArRC – prosegue il direttore – vuole farsi forza per superare le difficoltà, a servizio della cultura e del turismo del territorio. Il successo della prima domenica del mese, con oltre 1800 ingressi, ci incoraggia e ci fa comprendere quanto sia importante trovare sempre entusiasmo, anche nei momenti più difficili. Voglio ringraziare tutte le donne e gli uomini che lavorano al Museo per il loro continuo impegno, ma anche gli enti e le associazioni che collaborano nelle varie iniziative culturali”.

reggio-calabria_archeologico_conferenza-le-armi-dell'eroe_locandina“Le armi dell’eroe. Riflessioni sull’aspetto originale dei Bronzi di Riace”. L’incontro affronterà uno degli aspetti più discussi, e d’altra parte più importanti, per l’interpretazione dei Bronzi di Riace: quali erano in origine le loro armi? “Le due sculture, com’è noto, sono state recuperate dal fondale marino prive dell’armamento che pure le doveva completare”, afferma il prof. Rebaudo. “Già nell’antichità, prima del loro spostamento sulla nave che ne ha causato il naufragio, è molto probabile che le armi fossero state tolte. Eppure tali elementi sono stati inseriti nelle copie che determinano, nell’immaginario comune, l’aspetto dei Bronzi di Riace, a partire da quelle realizzate dalla Städtische Galerie Liebieghaus di Francoforte, che presto arriveranno in Italia. Le copie possono essere uno strumento importante di sperimentazione e di studio dell’iconografia degli originali, ma sono ricostruzioni corrette?”, conclude Rebaudo. “Valorizzazione e ricerca scientifica rappresentano un binomio indissolubile, anche nell’ottica della promozione culturale”, dichiara il direttore del Museo, Carmelo Malacrino. “Il MArRC in questi anni ha investito molte energie nel coinvolgimento di Università ed Enti di ricerca per lo studio dello straordinario patrimonio archeologico esposto o conservato nei depositi. Questo ciclo di incontri, curato dalla prof.ssa Giuliana Calcani dell’università di Roma Tre e componente del CdA del Museo, sta riscuotendo grande successo, anche per l’ampia partecipazione ottenuta con l’uso delle piattaforme digitali. Ringrazio la prof.ssa Calcani per questa importante iniziativa, volta alla conoscenza scientifica dei Bronzi di Riace, e il prof. Rebaudo per aver risposto con entusiasmo al nostro invito”. Per collegarsi alla conferenza: https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_MGI5YWE1NWEtYTAyMS00OTI0LTg0MmQtNTNlYTg2YjA3NzBi%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%22ffb4df68-f464-458c-a546-00fb3af66f6a%22%2c%22Oid%22%3a%223d77d297-5a27-4734-bfc0-9208713f0d1b%22%7d.

“Torino ai tempi di Aida”. Il museo Egizio, in occasione della mostra “Aida. Figlia di due mondi”, organizza tre incontri letterari al dehors di Baratti&Milano con prenotazione obbligatoria. Il primo è un focus sulle pubblicazioni dell’epoca di Aida

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Locandina della mostra “Aida. Figlia di due mondi” al museo Egizio di Torino dal 17 marzo al 5 giugno 2022

In occasione della mostra “Aida, figlia di due mondi”, in corso al museo Egizio di Torino fino al 5 giugno 2022 (vedi Torino. Al museo Egizio (aperture speciali a Pasqua e Pasquetta) la mostra “Aida, figlia di due mondi” racconta l’avventura creativa di “Aida” e il clima culturale e politico in cui nacque l’opera di Giuseppe Verdi | archeologiavocidalpassato), l’Egizio organizza in collaborazione con la Libreria Gilibert e il Caffé Baratti&Milano tre incontri letterari a partire dalle pubblicazioni dell’epoca di Aida. Gli incontri su “Torino ai tempi di Aida” si terranno nel dehors di Baratti&Milano, che si trova nella Galleria Subalpina, e sono gratuiti fino a esaurimento posti, previa prenotazione su EventBrite. Posto garantito fino alle 18. Il primo incontro di venerdì 6 maggio 2022, alle 18, sarà incentrato su “I labirinti antiquari: Aida la Galleria Subalpina e il viaggio per le vie e le librerie storiche di Torino”. È obbligatoria la prenotazione: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-torino-ai-tempi-di-aida-331710463927. Al pubblico prenotato agli incontri sarà offerta una degustazione di Vermouth Riserva Carlo Albert e cioccolato Baratti&Milano. Durante gli incontri sarà, inoltre, disponibile una drink list dedicata proposta dal Caffé Baratti&Milano in collaborazione con Dispensa. Gli altri incontri in calendario: venerdì 13 maggio 2022, alle 18, “Torino, porto di mare: visioni e conquiste ingegneristiche di Torino, al tempo del Canale di Suez” (per questo evento si potrà prenotare l’ingresso a partire dal 9 maggio 2022); venerdì 20 maggio 2022, alle 18, “Là dove il mondo si incontra: dall’Esposizione Universale di Parigi del 1867 alle edizioni di Torino” (per questo evento si potrà prenotare l’ingresso a partire dal 16 maggio 2022).

Avio, “La preistoria e la montagna”. La soprintendenza presenta all’auditorium la spada dell’età del Bronzo rinvenuta casualmente nel 2021 sul monte Baldo a circa 1360 metri di altitudine da un escursionista veronese. Il prezioso e raro reperto andrà ad arricchire la collezione permanente dell’Antiquarium al Palazzo del Vicariato

avio_auditorium_la-montagna-e-la-preistoria_la-spada-dal-monte-baldo_locandinaProviene dal monte Baldo e risale a oltre 3300 anni fa: si tratta di una spada dell’età del Bronzo, rinvenuta casualmente nel 2021 in prossimità del crinale del monte Baldo a circa 1360 metri di altitudine da un escursionista veronese. Per questo, la spada era stata consegnato alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona ma poi, grazie alla collaborazione degli archeologi veronesi, una volta appurato che proveniva dal Trentino, in particolare dal territorio del Comune di Avio, è stata recapitata all’Ufficio beni archeologici provinciale. Nel caso di fortuiti ritrovamenti, come accaduto sul Monte Baldo, gli oggetti vanno consegnati alla Provincia, a tutti gli effetti proprietaria del materiale rinvenuto, come previsto dalla legge in materia. “Dei rinvenimenti di spade in Trentino”, spiegano all’Ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, “non si conoscono quasi mai le esatte condizioni del deposito originario, trattandosi di scoperte casuali. Tuttavia, sembra sempre trattarsi di luoghi di culto legati all’acqua e/o connessi alla frequentazione non occasionale di zone montane come le spade dal fiume Leno, presso Rovereto, dal letto del Sarca, presso Arco, o quella dalla torbiera dell’antico lago Pudro, presso Pergine Valsugana. Un esempio più simile a quello di Avio è quello delle due spade rinvenute presso il passo Vezzena, sugli altipiani di Lavarone e Luserna”. Venerdì 6 maggio 2022, alle 17, all’Auditorium di Palazzo Brasavola di Avio, la soprintendenza per i Beni culturali di Trento ha organizzato l’incontro “La montagna e la preistoria. La spada della tarda età del Bronzo da Avio – Monte Baldo” per presentare l’eccezionale reperto al pubblico. Con un obiettivo: sensibilizzare la popolazione alla valorizzazione del patrimonio culturale e restituire alla cittadinanza un bene archeologico che contribuisce a gettare nuova luce sulla storia antica del territorio. La spada andrà infatti ad arricchire la collezione permanente dell’Antiquarium di Avio, allestito a Palazzo del Vicariato. Dopo i saluti di Ivano Fracchetti sindaco di Avio, Mirko Bisesti assessore all’Istruzione Università e Cultura della Provincia autonoma di Trento, di Paola Salzani per la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per le province di Verona Rovigo e Vicenza, e di Franco Marzatico soprintendente per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, la presentazione prevede brevi interventi sull’archeologia locale introdotti e moderati da Paolo Bellintani archeologo della soprintendenza: Franco Nicolis, direttore dell’Ufficio beni archeologici, su “La cazzuola tra le nuvole. Tutela archeologica alle alte quote”; Marco Avanzini, del Muse, su “Il Monte Baldo trentino: le prime tracce dell’uomo”; Mara Migliavacca, dell’università di Verona, su “Armi e pastori: la frequentazione protostorica degli Alti Lessini”; Maurizio Battisti, della Fondazione Museo Civico Rovereto, su “La protostoria del territorio di Ala-Avio e della Vallagarina”; Franco Marzatico su “Nel segno della spada: guerrieri, capi, eroi dell’età del Bronzo”.

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La spada dell’età del Bronzo (3300 anni fa) scoperta sul monte Baldo, in quota (foto archivio ufficio beni archeologici provincia autonoma trento)

Datato alla tarda età del Bronzo (1350 – 1000 a.C. ca) e realizzato in lega di rame e stagno, il reperto è sostanzialmente integro, salvo la perdita degli elementi mobili dell’immanicatura (forse in materiale deperibile), di cui però rimangono i ribattini per il fissaggio. La spada risulta piegata giusto all’altezza dell’attacco dell’immanicatura. “Le caratteristiche della spada di Avio”, spiegano all’Ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento, “rimandano alle cosiddette spade a lingua da presa (forma “Naue II”) peculiari dell’Italia del Nord e dell’Europa centro-orientale. La lingua da presa, ossia la parte del manico fusa assieme alla lama, è un’innovazione tecnologica che consente una presa di precisione e un miglior controllo dello strumento sia come arma da punta che da fendente. Rinvenimenti di questo tipo, ossia provenienti da luoghi isolati in prossimità di percorsi, valichi o picchi montani, vengono in genere interpretati come testimonianza non solo della frequentazione delle alte quote (per il pascolo estivo) ma anche di pratiche di culto che richiamano l’uso delle offerte votive nei santuari pagani e poi della tradizione cristiana. Nel caso della spada di Avio – continuano -, in mancanza di precisi dati sulle condizioni di giacitura originaria, il fatto che risulti intenzionalmente piegata all’attacco dell’immanicatura, ossia che sia stata resa inutilizzabile, potrebbe indicarne la destinazione come offerta votiva. Questa ipotesi può essere avanzata anche nel caso di un rinvenimento molto vicino al punto di scoperta della stessa spada e ad essa grossomodo contemporaneo: un coltello in bronzo da Malga Artilone, anch’esso intenzionalmente piegato. L’origine della spada, strumento da combattimento per eccellenza, risale a più di 5000 anni fa, quando fa la sua prima comparsa nel nord della Mesopotamia, ma si diffonde nel mondo mediterraneo e in Europa oltre mille anni più tardi. Nella provincia di Trento sono note circa una decina di spade dell’età del Bronzo (4300-3000 anni fa) le più antiche delle quali risalgono alla sua fase media (3650-3350 anni fa). Le ricerche archeologiche – concludono – hanno appurato che le spade dell’età del Bronzo erano strumenti con funzionalità molto specifica, destinati ad una élite guerriera e dalla forte connotazione simbolica e sacrale”.

Roma. Al museo delle Civiltà la conferenza di Roberto Dan in presenza e in streaming “Tra i regni di Colchide e Urartu. Tre anni di ricerca di ISMEO in Georgia”

A partire dal 2017 è stata avviata l’esplorazione di una vasta regione, il Samtskhe-Javakheti, posta nella Georgia meridionale. Questa si trova all’incrocio di importanti vie di comunicazione come quella che permetteva il raggiungimento dell’area costiera del mar Nero, la leggendaria Colchide, o quella che metteva in collegamento l’altopiano Armeno e l’Asia minore con le immense steppe a nord della catena montuosa del Grande Caucaso. Di questo parla la conferenza di Roberto Dan “Tra i regni di Colchide e Urartu. Tre anni di ricerca di ISMEO in Georgia” promossa in presenza e in streaming al museo delle Civiltà a Roma-Eur per il ciclo di conferenze “Ripensare il mondo. Il confronto tra culture nella formazione delle civiltà”. Appuntamento giovedì 5 maggio 2022, alle 16.30, in sala conferenze “F.M. Gambari” del Muciv e online sul canale YouTube, link https://youtu.be/9_BvrYFi6Wo. Con l’obiettivo di esplorare sistematicamente questa regione è stata creata la missione archeologica Samtskhe-Javakheti Project, un progetto congiunto georgiano (AAG, Università di Tbilisi) – italiano (ISMEO) di investigazione di un’area che è rimasta ai margini della ricerca archeologica ed è ancora oggi ampiamente inesplorata. I primi anni di attività sono stati dedicati all’indagine del cosiddetto plateau del Javakheti, un’area di grande bellezza ricca di evidenze archeologiche rilevanti e di notevole impatto architettonico. Gli obiettivi della missione sono molteplici, la realizzazione della prima carta archeologica della regione; lo studio delle comunità protostoriche e dei processi di incremento della complessità sociale; l’analisi dell’impatto dello stato di Urartu sulle comunità protostoriche durante la media Età del Ferro; le dinamiche di interazione tra le comunità locali e l’impero Achemenide; l’inquadramento crono-tipologico dei monumentali complessi fortificati spesso impropriamente definiti come “ciclopici”. Nel corso della presentazione saranno introdotte e discusse le principali problematiche di natura storica e archeologica affrontate nei primi tre anni e le prospettive future della ricerca.

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Roberto Dan (Ismeo)

Roberto Dan ha conseguito laurea e dottorato in Archeologia del Vicino Oriente Antico presso la “Sapienza” Università di Roma. È specialista dell’Età del Ferro (Urartu, Mannea, Achemenidi), in particolar modo di Caucaso Meridionale e Iran con scavi e attività archeologiche svolte in Armenia, Georgia, Turchia e Iran. È direttore della Missione Archeologica nel Caucaso Meridionale – ISMEO, progetto di ricerca che include tre differenti progetti scientifici di ricognizione e scavo in Armenia (Kotayk Survey project dal 2013 e Vayots Dzor Project dal 2016) e Georgia (Samtskhe-Javakheti Project dal 2017). È autore di due monografie a proprio nome, due volumi in curatela e oltre 100 articoli scientifici che spaziano da ambiti protostorici all’archeologia Achemenide.