Quarto appuntamento con “Storie di vita”: la rubrica prodotta da Streamcult, in streaming e on demand, condotta da Dario Di Blasi che stavolta incontra il regista veneziano Alberto Castellani, che ha documentato popoli, culture e religioni per comprendere radici, Storia, Spiritualità nei territori che sono stati la culla dell’umanità


Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm
Il regista veneziano Alberto Castellani è il protagonista del quarto appuntamento con la rubrica “Storie di vita” da seguire on line in streaming e on demand giovedì 8 aprile 2021. La rubrica si basa sulle relazioni e i rapporti di conoscenza acquisiti nel mondo dell’archeologia e del cinema da Dario Di Blasi, direttore del Firenze Archeofilm, curatore per più di 30 anni di manifestazioni cinematografiche dedicate all’archeologia, all’etnografia e all’antropologia culturale. Prodotta da StreamCult in collaborazione con la Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, “Storie di vita” è un format di approfondimento culturale che vede importanti personalità del campo dell’archeologia, della cinematografia e della cultura raccontarci le loro esperienze, le loro passioni e il loro lavoro.


Il regista veneziano Alberto Castellani
Appuntamento dunque giovedì 8 aprile 2021 alle 17 con Alberto Castellani in streaming sul sito www.streamcult.it e sui canali social di StreamCult (Facebook e YouTube). La stessa puntata resterà visibile on demand per permettere a chiunque, nelle settimane a seguire, di poterla vedere. “Ci sono persone che il cinema lo hanno nel sangue da sempre”, spiega Dario Di Blasi, “tra queste c’è sicuramente Alberto Castellani che da buon veneziano ha intrapreso la via dell’Oriente per documentare popoli, culture, religioni con la sua macchina da presa. Una curiosità profonda lo guida: comprendere le radici, le motivazioni profonde di ogni Storia, di ogni Spiritualità nei territori che sono stati la culla dell’umanità”. Alberto Castellani, giornalista, da quarant’anni è impegnato nel campo della comunicazione audiovisiva, prima come responsabile del Centro comunicazione audiovisiva di Assicurazioni Generali, poi del Centro di produzione Media Venice. Solo per ricordare qualche titolo: “Paolo. Da Tarso al mondo” (2005), “Storia di Abramo” (2007), “Sulle vie della fede: ad limina apostolorum” (2014), “Rivisitare Nazareth. Archeologia e tradizione nel villaggio abitato da Gesù” (2017). “Nel settembre 2018”, ricorda Di Blasi, “Castellani mi chiamò per dirmi che nel suo archivio aveva trovato un’intervista con Khaled al-Asaad, l’archeologo che aveva studiato, valorizzato e protetto il sito e il museo di Palmira, e per questo aveva pagato poche settimane prima con la vita, decapitato dalla furia dell’Isis. Ne uscì l’instant film “Quel giorno a Palmira”, un toccante ritratto dell’archeologo e della situazione in Siria che presentai in anteprima alla Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto. E da quell’esperienza è nato poi un doppio film “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” che ha riscosso ampi consensi in molti grandi festival del cinema archeologico non solo in Italia”. E non è un caso che proprio questo film sia stato recentemente selezionato a rappresentare il cinema archeologico italiano negli istituti di Cultura italiani nel mondo per il progetto “Sette sguardi del cinema italiano” del ministero per gli Affari esteri.
Paestum. Nuove misure anti-Covid, la XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico posticipata all’autunno 2021. Istituiti un Comitato di Indirizzo e un Comitato scientifico per fare della Bmta la vetrina internazionale dell’offerta archeologica della Campania


Ugo Picarelli, direttore della Bmta
Nuove disposizioni per far fronte alla pandemia, e nuovi provvedimenti per garantire lo svolgimento della XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico che ora slitta a ottobre 2021, praticamente a un anno dalla programmata data di svolgimento. A seguito infatti dell’ultimo Dpcm del 02/03/2021 del Presidente del Consiglio dei Ministri, che sarà in vigore fino al 6 aprile 2021, non c’erano più le condizioni che la Borsa mediterranea del Turismo Archeologico potesse svolgersi dall’8 all’11 aprile 2021, dopo aver già rinunciato nel 2020 alle date in programma dal 19 al 22 novembre. Pertanto, gli enti promotori – Regione Campania, Comune di Capaccio Paestum, Parco Archeologico di Paestum e Velia – in occasione del recente incontro con la Direzione della Bmta hanno posticipato la XXIII edizione all’autunno: da giovedì 30 settembre a domenica 3 ottobre 2021, al fine di assicurare soprattutto sicurezza, ma anche soddisfazione di risultati. La nuova data consentirà anche ai tanti visitatori e addetti ai lavori di vivere Paestum e la bellezza del sito Unesco in un mese particolarmente ambito per il clima, rispetto alla data tradizionale di novembre, che sancirà la definitiva ripartenza del nostro Bel Paese e del turismo in chiave più esperienziale, sostenibile e rivolto alla domanda di prossimità, tematiche tutte a cui la Borsa si ispirerà in questa edizione. “Sono grato al sindaco Franco Alfieri”, interviene il direttore Ugo Picarelli, “di considerare la Bmta un importante veicolo di sviluppo della destinazione Capaccio Paestum, che naturalmente potrà migliorare con il suo rilancio. Sono fortemente grato al presidente della Regione Vincenzo De Luca e all’assessore al Turismo Felice Casucci per aver confermato la Bmta nel calendario ufficiale delle fiere della Regione Campania per il 2021, ma soprattutto per l’impegno di sostenerla maggiormente e accrescerne l’importanza, considerandola una opportunità di relazioni, di processi condivisi, di progettualità per il territorio regionale e per acquisire risorse e stringere accordi di partenariato internazionale nell’ambito del turismo e dei beni culturali”.


Il sindaco di Capaccio Paestum, Franco Alfieri (foto bmta)

Felice Casucci, assessore regionale al Turismo
Nell’incontro, al fine di rilanciare la Bmta e farne la vetrina internazionale dell’offerta archeologica della Campania in termini di turismo culturale e di valorizzazione del patrimonio in un’ottica di sistema e di condivisione di buone pratiche, è stato istituito il Comitato di Indirizzo, che vedrà protagonisti la Regione con l’assessore al Turismo Felice Casucci e il direttore generale per le Politiche culturali e il Turismo Rosanna Romano, il Comune di Capaccio Paestum con il sindaco Franco Alfieri, il Parco di Paestum e Velia con il direttore Gabriel Zuchtriegel e il Consigliere di Amministrazione Alfonso Andria. Al Comitato di Indirizzo sarà affiancato il Comitato Scientifico, costituito dai Parchi (Pompei con il neo direttore, Ercolano con Francesco Sirano, i Campi Flegrei con Fabio Pagano) e dai musei Archeologici (il Mann di Napoli con Paolo Giulierini), dalla direzione regionale Musei del Ministero della Cultura con Marta Ragozzino e dal Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni con Tommaso Pellegrino. “Grazie alla Regione Campania”, spiega il sindaco Franco Alfieri, “rilanciamo la Bmta. Il Masterplan del Litorale Sud Salerno e l’apertura dell’Aeroporto proietteranno Capaccio Paestum alla ribalta internazionale, per cui nei prossimi tre anni dobbiamo far crescere il nostro territorio, migliorare i servizi e riqualificare al meglio strutture private e aree pubbliche”. E l’assessore regionale Felice Casucci: “Abbiamo condiviso con il sindaco di Capaccio Paestum di far diventare Paestum attraverso la Bmta la regia dell’offerta del turismo culturale campano in ambito archeologico, nell’intento di sviluppare dall’autunno 2021 e per il primo semestre 2022 la domanda di prossimità nazionale ed europea, in attesa della ripartenza definitiva della domanda intercontinentale dall’estate 2022, mettendo in luce i prestigiosi siti Unesco, quelli in procinto di candidatura (i Campi Flegrei) e l’ampio patrimonio culturale che minore non è, ma che attende solo di essere valorizzato secondo prodotti turistici esperienziali e sostenibili. Inoltre, l’offerta enogastronomica campana trova nella dieta mediterranea e nella pizza napoletana, patrimoni immateriali dell’Unesco, il valore aggiunto, unico e autentico, da consegnare ai turisti che scelgono le nostre destinazioni archeologiche”.


Mounir Bouchenaki, presidente onorario della Borsa mediterranea del Turismo archeologico (foto bmta
Infine, gli enti promotori, su indicazione del fondatore e direttore, Ugo Picarelli, hanno nominato presidente onorario Mounir Bouchenaki, per attribuirgli riconoscimento a quanto fatto per il territorio salernitano e legittimare il suo costante ruolo di ambasciatore della Bmta nel mondo. Da direttore del Patrimonio culturale e poi da direttore del World Heritage Centre dell’Unesco ratificò l’istruttoria finale per l’inserimento nella Lista del Patrimonio dell’Umanità nel 1997 della Costa d’Amalfi e nel 1998 del Parco nazionale del Cilento con le aree archeologiche di Paestum e Velia e la Certosa di Padula, e da vice direttore generale per la Cultura dell’Unesco, da direttore generale dell’Iccrom e da consigliere speciale del direttore generale dell’Unesco accreditò la Bmta presso i ministri del Turismo e della Cultura di tutti i continenti, favorendone la partecipazione di tanti unitamente ai vertici dell’Unwto di Madrid e accrescendone sin dalla prima edizione del 1998 il livello scientifico internazionale. “Sono particolarmente felice”, commenta Mounir Bouchenaki, “perché ho sempre ritenuto la Borsa di Paestum una preziosa best practice internazionale per far conoscere la bellezza di paesi anche tanto lontani e quanto sia importante sviluppare il dialogo interculturale attraverso la valorizzazione del patrimonio archeologico; inoltre, da cittadino onorario di Capaccio Paestum, il mio contributo è un gesto d’amore”.
Il Covid non ferma il “Georgian-Italian Lagodekhi Archaeological Project” (GILAP), la missione archeologica di Ca’ Foscari in Georgia co-diretto dalla prof.ssa Elena Rova con siti dal V al III millennio a.C. Potenziate le attività post-scavo. I risultati ad aprile a Bologna


La prof.ssa Elena Rova di Ca’ Foscari
Il Covid non ferma la missione archeologica di Ca’ Foscari in Georgia. Nonostante le difficoltà e incertezze dovute alla pandemia globale, un gruppo ristretto di archeologi di Ca’ Foscari è riuscito a portare a termine in sicurezza una breve missione di studio e ricerca in Georgia. La missione era stata originariamente programmata per settembre 2020, per completare la documentazione in sospeso e raccogliere campioni e calchi da studiare in Italia in attesa di tornare sul campo, ed è stata rimandata più volte prima di riuscire a partire. Il 17 gennaio 2021, però, la prof.ssa Elena Rova, responsabile della missione, Flavia Amato, assegnista del dipartimento di Studi Umanistici, e Vanessa Perissinotto, studentessa magistrale in Scienze dell’Antichità, sono atterrate sul territorio georgiano in pieno lockdown per recarsi a Lagodekhi, al confine orientale del Paese. La missione si è conclusa il 1° febbraio 2021 e ha appena ultimato con successo il necessario periodo di quarantena al rientro. “È molto importante”, sostiene la prof.ssa Rova, “che in questo periodo di difficoltà la missione dia ai partners locali, anche loro pesantemente colpiti dalle conseguenze economiche della pandemia, un segnale di continuità di presenza sul territorio, in modo che non vadano perduti i rapporti costruiti nel corso di più di 10 anni di lavoro, ferma restando la necessità di garantire che le attività si svolgano rispettando i protocolli di sicurezza e senza mettere a rischio la salute dei partecipanti”.

Il “Georgian-Italian Lagodekhi Archaeological Project” (GILAP) è un progetto intrapreso nel 2018 dall’università Ca’ Foscari di Venezia in collaborazione con la Municipalità e il Museo di Lagodekhi, coordinato da Elena Rova per la parte italiana e da Davit Kvavadze per la parte georgiana. Il territorio della Municipalità di Lagodekhi è di particolare importanza non soltanto per la sua estensione (900 km2), per la sua ricchezza storica e culturale o per la presenza di importanti siti medievali, ma soprattutto per la presenza di tumuli funerari monumentali (kurgan) risalenti alla seconda metà del III millennio a.C. e di numerosi siti del periodo calcolitico (V-IV millennio a.C.), piuttosto rari nel resto della regione. Il progetto ha una prospettiva regionale: affianca infatti allo scavo del sito calcolitico di Tsiteli Gorebi 5 (inizi del V millennio a.C.) ricognizioni di superficie estensive che mirano a mappare, anche attraverso l’analisi delle foto aeree e satellitari, i siti archeologici del territorio della Municipalità, in modo da fornire alle autorità locali uno strumento per poterli gestire e proteggere.

La missione di ricerca ha permesso di completare la catalogazione e il disegno dei reperti rinvenuti durante le campagne di scavo e ricognizione 2019 del team GILAP e di definire, con una visita al sito, le aree che saranno oggetto della prossima campagna di scavo, per ora prevista per la metà di giugno. Sono stati poi realizzati, utilizzando una pasta per impronte a bassa viscosità (la stessa usata dai dentisti), che penetra nei solchi e si adatta perfettamente alla morfologia del reperto, i calchi di tutti i manufatti in ossidiana e selce rinvenuti sul sito di Tsiteli Gorebi 5 che mostrassero tracce di utilizzo. Studiando al microscopio queste tracce in collaborazione con Davide D’Errico (dottorando dell’università di Leiden) e il Laboratorio di Analisi tecnologica e funzionale dei manufatti preistorici (Ltfapa) dell’università “Sapienza” di Roma si potrà determinare quali erano le funzioni assolte da questi strumenti (se servivano ad esempio per mietere il grano o piuttosto per la concia delle pelli o per tagliare i giunchi per confezionare ceste, stuoie ecc.). Questo è solo un esempio del vasto programma di analisi interdisciplinari e paleoambientali che la missione ha sviluppato nel corso del 2020, sfruttando i fondi e il tempo resisi disponibili per la forzata sospensione delle campagne di scavo.

Sono stati completati lo studio delle ossa umane dalla necropoli di Doghlauri, l’analisi delle tracce sui manufatti in osso, lo studio sulla provenienza dell’ossidiana e un nuovo lotto di datazioni al 14C, e sono state avviate le analisi degli isotopi stabili sulle ossa umane e animali (in collaborazione con la prof.ssa Paola Iacumin dell’università di Parma) che permetteranno di conoscere le abitudini alimentari delle antiche popolazioni e i movimenti legati al pastoralismo transumante. Le analisi del DNA sulle ossa animali ritrovate a Tsiteli Gorebi 5 – in collaborazione con Ino Curik dell’università di Zagabria e Eva-Maria Geigl dell’institut Jacques Monod di Parigi – contribuiranno a ricostruire il quadro della diffusione delle razze di animali domestici.

Alla fine della missione di studio, Vanessa Perissinotto si è trattenuta in Georgia, dove rimarrà fino alla fine di luglio 2021 nell’ambito di uno scambio Overseas tra Ca’ Foscari e l’università statale Ivane Javakhishvili di Tbilisi per seguire dei corsi e svolgere ricerche per la propria tesi sulle culture locali del V e IV millennio a.C. “Poter studiare a Tbilisi è una meravigliosa opportunità”, dice Vanessa, “aver accesso a bibliografia, materiali e siti sul posto, potendoli vedere, verificare e studiare dal vivo è davvero importante per il mio sviluppo in quanto archeologa. E il fatto di poter vivere questa esperienza in un contesto internazionale, nonostante le limitazioni imposte dalla pandemia in corso, mi fa sentire ancora più grata”.

La prof.ssa Rova sottolinea quanto sia importante, in questo momento, “reindirizzare l’attività di ricerca utilizzando la pausa di riflessione offerta dall’emergenza COVID per sviluppare tutte quelle attività di post-scavo (studio, analisi e pubblicazione dei dati raccolti) che spesso vengono sacrificate in favore dell’attività sul campo e, soprattutto, per programmare e avviare filoni di ricerca innovativi”. Per esempio, l’interruzione degli scavi ha permesso al gruppo di ricerca della professoressa di completare numerose pubblicazioni che erano rimaste in sospeso e di far svolgere analisi di laboratorio che aspettavano da tempo perché i fondi disponibili erano di solito utilizzati per gli scavi. Allo stesso tempo, la missione ha potuto avviare linee di ricerca innovative – come quella dell’analisi del DNA – per cui è necessaria la collaborazione di esperti esterni e sviluppare la propria attività di networking, curando i rapporti con i Georgiani e altre missioni straniere, anche attraverso eventi on line. Queste sono attività delle missioni archeologiche che di solito non attirano l’attenzione, ma che sono invece le più importanti ai fini dei risultati scientifici. Parte dei risultati di questi studi verrà presentata al congresso ICAANE (12th International Congress on the Archaeology of the Ancient Near East), che si terrà dal 6 al 10 aprile 2021 a Bologna.
Siria. L’annuncio: “Ritrovati i resti dell’archeologo Khaled al-Asaad, eroico difensore di Palmira, decapitato dall’Isis il 18 agosto 2015”. La conferma dopo il test del Dna

“Un giorno solenne per la Siria”, twitta Sarah Abdallah, commentatrice geopolitica indipendente libanese, come lei stessa si definisce. “I resti dell’eroico archeologo Khaled al Asaad sono stati trovati oggi vicino a Palmira. Era stato decapitato dall’Isis a 83 anni per essersi rifiutato di rivelare dove erano stati nascosti i tesori di Palmira. Ora potrà finalmente riposare in pace”. Il ritrovamento nella località di Kahlul, a est di Palmira, l’8 febbraio 2021, è stato annunciato anche dall’agenzia governativa siriana Sana. I resti del corpo del “martire” sono ora a Damasco in attesa del test del DNA che dovrà confermare o smentire l’identità. Sono passati quasi 6 anni da quel 18 agosto 2015 dalla tragica esecuzione da parte dei jihadisti di Khaled Asaad, eroico difensore dei tesori e dell’integrità della sua amata Palmira, la “sposa del deserto”, la città di Zenobia, patrimonio dell’umanità. Proprio l’estremo sacrificio dell’anziano archeologo siriano, da decenni direttore del museo e del sito di Palmira, contribuì a portare all’attenzione del mondo lo scempio che si stava consumando nel cuore del deserto siriano, nell’indifferenza generale. Non erano serviti a nulla, infatti, gli appelli accorati degli archeologi siriani e dei molti colleghi stranieri, a partire dal decano di tutti gli orientalisti, l’italiano Paolo Matthiae, lo scopritore di Ebla, con i quali da anni condividevano missioni archeologiche in ogni angolo della Siria. Quell’uccisione vigliacca accese almeno le coscienze dei potenti. Ma per giungere alla liberazione di Palmira, e scongiurarne la sua distruzione totale, si è dovuto attendere il 27 marzo 2016, grazie all’intervento decisivo delle truppe russe mandate dal presidente Vladimir Putin a sostegno dell’esercito governativo di Bashar al-Assad.
Cultura in lutto. Alla vigilia di Natale si è spenta a 65 anni nella sua Venezia la professoressa iranista e islamologa Anna Vanzan, un’orientalista innamorata dell’Iran e della sua cultura

“Il volo dell’Austrian Airlines si abbassa verso Teheran mentre la voce della hostess ricorda alle passeggere di coprirsi il capo in osservanza alle regole della Repubblica islamica d’Iran. Una ragazza Iraniana si sistema il foulard intorno al viso sussurrando: lo odio…” Si apre così il libro “Diario persiano. Viaggio sentimentale in Iran” (2017), il diario di viaggio di Anna Vanzan, un’orientalista innamorata dell’Iran e della sua cultura. Quel libro, tra le decine scritte dalla nota iranista e islamologa veneziana (senza contare le traduzioni di opere che illuminano sull’Iran e l’Islam e che altrimenti sarebbero rimaste a noi sconosciute), è un po’ il manifesto del suo approccio alle culture, alla storia, all’arte, alla popolazione: una lettura rigorosa e disincantata, lontana dagli stereotipi, fatta dal di dentro, vivendo in quei luoghi, condividendone la lingua, stringendo rapporti culturali, studiandone profondamente la storia nel divenire e nei secoli. Anna Vanzan si è spenta, nel silenzio, la vigilia di Natale 2020, nella sua Venezia dove era nata 65 anni fa. Laureata in lingue orientali a Ca’ Foscari, Anna Vanzan si era occupata dei Paesi islamici e in particolare di donne e di genere. Aveva anche un dottorato in studi sul Vicino Oriente ottenuto all’università di New York. Ha insegnato in atenei italiani e stranieri, da ultimo all’università Ca’ Foscari di Venezia. Redattrice della rivista Afriche & Orienti, ha collaborato con testate giornalistiche e programmi radiofonici nazionali e esteri. È stata autrice di numerosi articoli pubblicati in riviste italiane e internazionali. Traduttrice di letteratura persiana contemporanea, nel 2017 ricevette dal ministero della Cultura (MIBACT) il premio alla carriera per opera traduttiva e diffusione della cultura persiana in Italia.

La copertina del libro “Diario persiano. Viaggio sentimentale in Iran” di Anna Vanzan (2017, Il Mulino)
Quando nel 2017 ha scritto il suo personale “Diario persiano”, ha tratteggiato un affresco dell’Iran, da cui esce un Paese ben diverso da quello usuale, cioè un Paese chiuso e reazionario, che vuole le donne sempre strette nel loro nero chador. “La società iraniana”, scriveva, “che nel pubblico finge sottomissione al regime, nel privato conduce una vita assai libera, tra feste, divertimenti notturni e una certa disinvoltura sessuale”. Anna Vanzan ha descritto l’Iran con le sue contraddizioni quotidiane, entrando nelle case, incontrando persone che svelano una realtà multiforme e straordinaria, inaspettatamente vicina ma ancora sfuggente allo sguardo occidentale. In quell’Iran, che avevo avuto modo di conoscere negli anni, mi sono ritrovato. Dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso, infatti, ho frequentato spesso persone e luoghi dell’Iran per raccogliere materiale con l’obiettivo di scrivere, insieme con altri amici archeologi ed esperti italiani e iraniani, quella che sarebbe diventata la prima guida archeologica sui “Tesori di Persia” scritta in italiano e non traduzione da un’opera straniera. Fu in quell’occasione che ebbi modo di conoscere la professoressa Anna Vanzan. Non era archeologa, è vero, ma i suoi consigli, i suoi contatti, le sue indicazioni storiche, sociologiche, linguistiche, furono preziosissime. E comunque non disdegnava digressioni sull’Antica Persia. “Presentare la civiltà dell’Iran preislamico”, scriveva nel suo Diario persiano, “significa soprattutto sottolineare la grande continuità culturale che ha caratterizzato questo Paese, ancora oggi diviso in numerose etnie (azeri, baluci, arabi, curdi e altri), parlante diverse lingue (il persiano è la lingua madre soltanto di una minoranza) e professante svariate religioni, visto che accanto alla maggioranza sciita convivono anche sunniti, ebrei, armeni e altri cristiani. Ma, più ancora, significa illustrare le ragioni per cui oggi gli iraniani si sentono comunque tutti eredi di Ciro e profondamente iraniani: vale a dire, secondo l’accezione originale del termine, nobili, buoni”.
ArcheocineMANN 2020 in streaming e on demand. Di Blasi: “Da un’esperienza emergenziale a un’esperienza di cui far tesoro per il futuro”

ArcheocineMANN 2020 in streaming e on demand: da un’esperienza emergenziale a un’esperienza di cui far tesoro per il futuro. Ne è convinto il direttore artistico Dario Di Blasi che, a conclusione della seconda edizione del festival internazionale del cinema archeologico di Napoli, organizzato dal museo Archeologico nazionale di Napoli in rete con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm. “Questa esperienza dell’archeocineMANN nata nella emergenza di una epidemia per salvare i Musei, il Cinema e l’Archeologia si sta trasformando in un modo nuovo e originale per raggiungere un grande pubblico senza limiti di spazio e di tempo con una tecnologia semplice e accessibile a chiunque”, afferma Di Blasi. “Permette a gran parte dei reperti conservati nei musei di essere vissuti nei loro contesti di appartenenza e rinvenimento. Permette a uomini, donne e bambini di avvicinare i luoghi e gli oggetti dell’archeologia attraverso il racconto del cinema che li rende vitali e non più lontani e muti nel loro silenzio millenario”. E continua: “Ogni innovazione presenta luci e ombre ma questo è ormai un sentiero tracciato per diffondere sempre più e articolatamente conoscenza in particolare per tutte quelle istituzioni che si occupano di formazione. Dobbiamo abituarci al fatto che ogni innovazione comporta risorse investimenti, sacrifici. Dietro ogni innovazione c’è ricerca, lavoro, impegno infinito. Non è vero che con la cultura non si mangia. Investire nei beni culturali, nel cinema, nel teatro, nella musica porta finalmente l’Italia ad avere un ruolo degno della sua storia. Ringrazio sinceramente la grande disponibilità del Mann a sperimentare questo nuovo linguaggio, la solida esperienza della rivista Archeologia Viva e la verve innovativa di FineArt Produzioni per la diffusione in streaming”. Questo il link da cui visualizzare le puntate vimeo.com/user/125980273/folder/3051708.
Fondazione Scuola Beni culturali: nel primo seminario on line rafforzato il ruolo internazionale dell’Italia per l’area del Mediterraneo nella gestione del patrimonio
Progettare il futuro nella gestione del patrimonio: la dimensione internazionale. Con un seminario online dal titolo “Programme follow-up: twinnings and skills sharing” (Aggiornamento del programma: gemellaggi e condivisione delle competenze) si è conclusa, alla presenza del ministro per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo Dario Franceschini, la prima edizione della International School of Cultural Heritage, il programma di scambio e aggiornamento professionale per l’area del Mediterraneo lanciato nel novembre 2019 dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali. Un appuntamento di lavoro basato sul reciproco ascolto e sulla condivisione di esperienze, con il quale si è voluto valorizzare il cospicuo investimento realizzato dalla Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali, allo scopo di rafforzare il ruolo internazionale dell’Italia nel campo della gestione del patrimonio e condividere con i Paesi partecipanti il know how italiano. Le indicazioni e le valutazioni emerse durante il seminario conclusivo costituiranno una base di partenza condivisa per la programmazione di attività future: è già prevista per la fine del 2021 una seconda edizione del Programma, e l’avvio di accordi e gemellaggi tra istituzioni italiane e dei Paesi coinvolti. La vice ministra MAECI Marina Sereni e l’Assistant Director-General per la Cultura dell’UNESCO, Ernesto Ottone Ramirez, hanno portato i loro saluti confermando l’interesse e la piena disponibilità delle loro istituzioni a continuare nel lavoro comune. Al seminario hanno preso parte i rappresentanti di alcuni dei partner coinvolti, che hanno ospitato i referenti stranieri nelle loro esperienze sul campo in Italia: Parco archeologico di Paestum, Parco Archeologico dell’Appia Antica, Coopculture, Museo Egizio di Torino, CNR – Istituto di scienze per il patrimonio culturale, Museo Etrusco di Villa Giulia, Fondazione Brescia Musei. Sono intervenuti poi i responsabili apicali delle istituzioni dell’area mediterranea che hanno aderito al Programma, da Algeria, Egitto, Etiopia, Giordania, Iraq, Israele, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Tunisia e Turchia. Il confronto è stato coordinato da Mounir Bouchenaki, archeologo algerino già Vice-Direttore dell’UNESCO per la Cultura e Direttore Generale di ICCROM, attualmente consulente esperto per l’UNESCO.
La prima edizione della International School ha visto la partecipazione di diciannove tra archeologi, architetti, esperti e gestori di musei provenienti da diverse aree del Mediterraneo e dall’Etiopia coinvolti in un corso residenziale della durata di cinque mesi, con il titolo “Gestione del patrimonio archeologico mediterraneo: sfide e strategie”. I professionisti hanno partecipato, in un primo tempo, alla parte teorica del programma: lezioni, visite tematiche e visite di studio a siti e istituzioni culturali, workshop, casi di studio e incontri, si sono susseguiti offrendo un vasto panorama di tematiche legate alla conservazione e alla ricerca, alla gestione e alla valorizzazione del patrimonio archeologico. Successivamente, e fino allo scorso marzo, ogni partecipante si è poi dedicato individualmente a uno specifico progetto sul campo presso enti e istituzioni in tutta la Penisola: da Brescia ad Agrigento, Torino, Roma, Napoli, Paestum, Ercolano e Pompei, collaborando con i colleghi italiani appartenenti a istituzioni, musei e parchi archeologici. Durante il lavoro sul campo, i partecipanti stranieri hanno potuto studiare i modelli e le pratiche delle istituzioni ospitanti e sviluppare un proprio progetto applicabile al contesto di provenienza.

Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali

Maria Alessandra Vittorini, direttore Fondazione Scuola Beni e Attività culturali
“Grazie al contributo delle istituzioni archeologiche italiane già coinvolte nel Programma”, spiega Vincenzo Trione, presidente della Fondazione, “è già in corso la costruzione di una offerta formativa, al momento online, di profilo internazionale: una serie di webinar, in lingua inglese, come occasione di formazione per i partecipanti stranieri e come momento di “promozione” delle istituzioni italiane”. E il direttore Alessandra Vittorini: “L’iniziativa odierna, che ha visto partecipazioni di alto profilo e interessanti riconoscimenti sui risultati conseguiti, rafforza la Fondazione, nel suo impegno volto a contribuire alla costruzione di una rete permanente per l’aggiornamento e l’accrescimento dei professionisti del patrimonio culturale, puntando prevalentemente sullo scambio di esperienze di eccellenza e la condivisione di modelli di lavoro”. “Oggi abbiamo constatato un grande interesse nel modello di scambio della International School e nella proposta di lavorare su possibili gemellaggi tra istituzioni italiane e Paesi stranieri”, conclude Andrea Meloni, membro del Consiglio di Gestione della Fondazione e delegato per i rapporti internazionali, aggiungendo che “tutti i colleghi dei Paesi esteri hanno confermato il pieno apprezzamento per il lavoro fatto e si sono dichiarati fortemente interessati a continuare a lavorare per progetti di collaborazione nel prossimo futuro”.

















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