Taranto. Al museo Archeologico nazionale aperta la mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”, secondo atto del progetto culturale unico tra il museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia e il MArTa, con la presentazione quasi integrale del corredo del tumulo etrusco di Poggio Pelliccia del quale per la prima volta è proposta la ricostruzione in scala 1:1


Locandina della mostra “Taras e Vatl. Protagonisti del Mediterraneo a confronto. Archeologia di Vetulonia a Taranto” fino al 9 gennaio 2022 al MArTa
Taras & Vatl, atto secondo. A un mese dall’apertura al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” (fino al 7 novembre 2021), dove il mondo magno-greco e quello etrusco si incontrano tra similitudini e importanti correlazioni con oltre cento reperti che raccontano l’antica colonia spartana ma anche i popoli indigeni pugliesi, in un percorso espositivo che integra la narrazione etrusca con quella magno-greca (vedi Vetulonia. Inaugurata la mostra-evento 2021: “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia”. Due giganti delle civiltà antiche a confronto con oltre cento reperti: la colonia spartana di Taras-Taranto e la potente città etrusca di Vatl-Vetulonia. Le tappe di un progetto di studio su Etruschi e Magna Grecia | archeologiavocidalpassato), è stata inaugurata al museo Archeologico nazionale di Taranto la mostra “TARAS e VATL. Protagonisti del Mediterraneo a confronto”, fino al 9 gennaio 2022.
Due giganti dell’Italia antica, la colonia spartana di Taras-Taranto e Vatl-Vetulonia, la famosa città della Dodecapoli etrusca, protagonisti del Mediterraneo, sono al centro di un Evento culturale unico, a cura di Eva Degl’Innocenti (direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto) e Simona Rafanelli (direttrice del museo civico Archeologico di Vetulonia) articolato in due mostre (una al museo civico Archeologico di Vetulonia, l’altra al museo Archeologico nazionale di Taranto) e un Convegno internazionale che si terrà a Taranto dal 17 al 19 novembre 2021. Oltre a testimoniare la fruttuosa collaborazione fra i due Musei archeologici, il progetto è espressione della volontà di stabilire una solida interazione fra realtà territoriali distinte attraverso il dialogo intrecciato fra due antiche civiltà, quella magnogreca e quella etrusca, proiettato storicamente nel bacino del Mediterraneo.

Nucleo dell’esposizione tarentina è la presentazione quasi integrale del corredo del tumulo di Poggio Pelliccia, monumentale complesso funerario innalzato nel territorio vetuloniese, in uso tra metà VII e metà del V sec. a.C., del quale viene proposta l’inedita ricostruzione in scala 1:1 della camera e di buona parte del dromos di accesso. La scelta è giustificata dalla varietà degli oggetti deposti nella tomba, che sebbene pesantemente saccheggiata ha restituito materiali sufficienti a far capire l’ampiezza della rete commerciale entro la quale Vetulonia era inserita tra età orientalizzante ed età classica, e a comprendere il livello di benessere raggiunto dalle élites locali tra l’età orientalizzante e l’età classica (VII-V sec. a.C.).


Veduta aerea del tumulo etrusco di Poggio Pelliccia a Vetulonia (foto p. nannini / sabap si-gr-ar)
“È la prima volta che si offre alla fruizione pubblica una ricostruzione in scala reale 1:1 di un monumentale complesso funerario di questo tipo. Attraverso il dromos – corridoio – di accesso, il visitatore arriva alla camera funeraria della tomba a tholos dove scopre gli straordinari reperti provenienti proprio dal sito del territorio di Vetulonia”, spiega la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti. “Una porta del tempo che abbiamo ricostruito, grazie all’arte e alla tecnica della cartapesta di artisti e artigiani di Putignano e Massafra, valorizzando anche questo importante patrimonio del territorio pugliese”.

Un corredo “internazionale”. Oltre ai vasi di bucchero, che rappresentano la produzione vascolare “nazionale” etrusca, si segnalano quelli provenienti “dall’estero”, ovvero da Corinto (brocche da vino e contenitori di profumi) e dalla Grecia orientale (Rodi, Samo, Chio), anche con pezzi preziosi, quali i calici di Chio e il raro vasetto configurato a testa di aquila, prodotto raffinato delle fabbriche di Rodi. Si aggiungono vasi importati da Atene, con pezzi antichi e di pregio. Dallo scacchiere asiatico provengono altri oggetti, tra i quali una rara anforetta, prodotta in Lidia. Le oreficerie, realizzate a Vetulonia, e i resti di cofanetti d’avorio danno un’idea del livello di benessere raggiunto dalle élites locali in età arcaica.

Dalle necropoli urbane di Taranto. La seconda sezione della mostra “TARAS e VATL. Protagonisti del Mediterraneo a confronto” illustra i costumi funerari e la cultura materiale di Taranto nel medesimo orizzonte cronologico (VII-V sec. a.C.) in cui la tomba di Poggio Pelliccia sembra essere rimasta in uso. Attraverso l’esposizione di corredi delle necropoli urbane dell’antica colonia fondata da Sparta, normalmente conservati nei depositi del museo Archeologico nazionale, si apprezza la dimensione della rete di relazioni culturali e commerciali che in età arcaica e classica facevano capo alla colonia spartana, coinvolgendo i centri del Mediterraneo che, negli stessi anni, intrattenevano rapporti con l’Etruria.

Il mare unisce e racconta gli oggetti esposti nella mostra, tra cui reperti provenienti dall’Asia Minore e dalle isole dell’Egeo, narrando le profonde affinità tra le due importanti civiltà, a cominciare dall’artigianato artistico della produzione orafa a cui fa riferimento anche la mostra tarantina. Accanto alla sezione dedicata a Vetulonia, vi sono le testimonianze provenienti da Taranto e dall’importante tradizione orafa locale raccontata anche nel sito peuceto di Ruvo di Puglia. Si possono, infatti, ammirare anche i reperti legati al rapporto tra l’antica colonia spartana e i popoli indigeni pugliesi ed una ricostruzione in miniatura della sepoltura magno greca di un fanciullo, con costumi funerari e corredi riferibili allo stesso orizzonte cronologico del sito di Poggio Pelliccia.
XII Aquileia Film Festival: sette serate da martedì 27 luglio a martedì 3 agosto. Cinema, archeologia e grandi divulgatori scientifici: dalla serata-evento sul centenario del Milite Ignoto alle serate dell’archeologia nelle piazze Capitolo e Patriarcato e in diretta streaming, al concerto sulla mostra “Da Aquileia a Betlemme”, alle serate fuori concorso sul Patriarcato

Cinema, archeologia e grandi divulgatori scientifici si alterneranno sul palco per sette serate da martedì 27 luglio a martedì 3 agosto 2021 nella XII edizione dell’Aquileia Film Festival, organizzata dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm, in collaborazione con Comune di Aquileia, Regione Friuli Venezia Giulia, soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio del FVG, fondazione So.Co.Ba. e PromoTurismoFvg con il sostegno di Solaris Yachts. Per garantire la fruizione in piena sicurezza e consentire la presenza di 1000 persone l’evento si svolgerà in contemporanea sulle due piazze – piazza Capitolo e piazza Patriarcato – che circondano la Basilica di Aquileia: le conversazioni con l’ospite della serata curate da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva si svolgeranno sul palco di piazza Capitolo e verranno trasmesse in diretta sullo schermo – largo dieci metri e alto otto – di piazza Patriarcato. È obbligatoria la prenotazione on-line per partecipare alle serate: la procedura è molto semplice, è sufficiente cliccare sul sito www.fondazioneaquileia.it, compilare il form con nome, cognome, mail e telefono, selezionare la serata e inviare. In risposta si riceverà una mail con il biglietto d’ingresso e il posto assegnato da esibire anche su smartphone ai varchi d’ingresso. I posti verranno assegnati in ordine cronologico di arrivo delle prenotazioni. Tutte le serate, tranne sabato 31 luglio, saranno trasmesse anche in streaming sul sito www.fondazioneaquileia.it. La giuria dei film in concorso alle serate dell’archeologia è composta da Dario Di Blasi (direttore di Firenze ArcheoFilm), Luca Villa (archeologo), Simonetta Di Zabutto (travel blogger e giornalista), Lorenza Cesaratto (Fvg Social Ambassador).

Serata-evento. “Il Festival si apre martedì 27 luglio 2021 con una serata-evento di cinema muto e musica dal vivo dedicata al centenario del Milite Ignoto”, annuncia Emanuele Zorino, sindaco e presidente della Fondazione Aquileia, “che abbiamo fortemente voluto per sottolineare l’importanza della ricorrenza della traslazione della salma del Milite Ignoto nel 1921 da Aquileia a Roma e per aprire le celebrazioni che vedranno Aquileia protagonista tutto l’anno”. Sarà una prima assoluta la proiezione del film “Gloria. Apoteosi del soldato ignoto” in una versione restaurata digitalmente dalla Cineteca del Friuli a partire dai materiali in 35mm conservati nella Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Dal vivo suoneranno Valter Poles (compositore e live electronics), Martina Pietrafesa al corno e pianoforte e Diego Cal alla tromba e strumenti virtuali che eseguiranno la nuova colonna sonora del film sostenuta dalla Fondazione Aquileia, ed effettuata nel 2021 da Aquileia Digital Arts (progetto a cura di Pasqualino Suppa) a partire dai file conservati presso l’Archivio Cinema della Cineteca del Friuli. La serata proseguirà con la conversazione sui temi del film con il giornalista e storico Paolo Mieli che presenterà anche il suo ultimo libro “La terapia dell’oblio. Contro gli eccessi della memoria” edito da Rizzoli.


L’archeologo navale Francesco Tiboni

Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia

Star di Aquileia Film Festival sarà anche quest’anno Alberto Angela che chiuderà la kermesse intervistato da Piero Pruneti (foto Massimo Goina)
Le serate dell’archeologia. Ospiti delle serate dell’archeologia nei giorni successivi e protagonisti delle conversazioni curate da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, saranno Francesco Tiboni, archeologo navale (28 luglio), Cristiano Tiussi, archeologo e direttore della Fondazione Aquileia (29 luglio), Alberto Angela in diretta streaming (30 luglio). Si inizia mercoledì 28 luglio 2021, alle 21, con la proiezione del film “Il mistero del Cavallo di Troia. Sulle tracce di un mito” di Roland May e Christian Twente, dove per la prima volta nuove rivoluzionarie scoperte dimostrano che una delle storie più famose di tutti i tempi dovrà forse essere riscritta. A seguire la conversazione-intervista con Francesco Tiboni, archeologo navale e in chiusura il cortometraggio “Choquequirao, la geografia sacra degli Incas” di Agnès Molia, Nathalie Laville sugli Incas, che nel XV secolo costruirono il più grande impero che l’America avesse mai visto. Sebbene non conoscessero né la scrittura né la ruota, gli Incas si rivelarono geniali architetti, costruendo enormi edifici in pietra e terrazze a più livelli per l’agricoltura. Giovedì 29 luglio 2021, alle 21, il film “Il patrimonio sommerso. Un museo sul fondo del mare” prodotto da Rai Cultura con la regia di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane ci porterà alla scoperta del patrimonio sommerso nei nostri mari. Dalle meraviglie della città sommersa di Baia alla storia della nave romana di Albenga. Dal satiro danzante di Mazara del Vallo ai rostri navali della battaglia delle Egadi, nell’isola di Levanzo. Ospite della serata Cristiano Tiussi, archeologo, che approfondirà l’importanza strategica del porto fluviale di Aquileia per la storia della città. In chiusura grazie al cortometraggio “Elarmekora” di Clément Champiat seguiremo una spedizione archeologica nel cuore del Gabon, sulle tracce dei primi uomini lungo il fiume Congo. Venerdì 30 luglio 2021, alle 21, la serata si apre con il cortometraggio “Indagini in profondità. Il robot degli abissi” di Guilain Depardieu e Frédéric Lossignol che segue una squadra di archeologi al largo delle coste di Tolone, in Francia, che sta per inviare su di un relitto un robot umanoide chiamato “Ocean One”. Protagonista della serata Alberto Angela in diretta streaming con la presentazione dei suoi due ultimi libri della trilogia di Nerone “L’ultimo giorno di Roma” e “L’inferno su Roma” editi da Harper Collins.

Il gruppo Maram Oriental Ensemble
Il concerto. Sabato 31 luglio 2021, alle 21, la musica di MARAM Oriental Ensemble ci porterà lungo la sponda orientale del Mediterraneo, partendo dal Marocco percorrendo tutto il Nord Africa, passando per l’Egitto, fermandosi in Palestina, Libano, Siria, Iraq e arrivando fino alla Turchia. L’evento è abbinato alla mostra “Da Aquileia a Betlemme: un mosaico di fede e bellezza” e alterna musica, lettura scenica e proiezioni.

Fuori concorso – Il Patriarcato di Aquileia e Le città ideali. Lunedì 2 e martedì 3 agosto 2021 sono in programma due serate fuori-concorso moderate dalla scrittrice e giornalista Elena Commessatti: lunedì 2 agosto ci sarà la proiezione in prima assoluta del documentario “Patriae. Viaggio nel patriarcato di Aquileia” di Marco D’Agostini, prodotto da All e Arlef. “Patriae” è il viaggio di Carolina, una ragazza di 14 anni che svolge una ricerca sul Patriarcato di Aquileia e raccoglie sul territorio i passaggi più significativi di oltre tre secoli di storia (1077-1420). Il film è in lingua friulana sottotitolato in italiano. A seguire la conversazione con il regista D’Agostini e con Angelo Floramo. Martedì 3 agosto, sempre alle 21, proiezione del docu-film prodotto da RTV Slovenija che racconta “Le città ideali” con la regia di Amir Muratović: nella pianura friulana e lungo il confine sloveno, infatti, in un raggio di quaranta chilometri troviamo Aquileia, Gradisca d’Isonzo, Palmanova, Torviscosa e Nova Gorica, città create a partire da un progetto unitario.
Il film di Alberto Castellani “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” vince la terza edizione di “Roselle Archeofilm – Premio “O. Fioravanti”

Roselle Archeofilm: le proiezioni nell’area archeologica di Roselle (foto archeologia viva)
“Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” del regista veneziano Alberto Castellani ha vinto la terza edizione di “Roselle Archeofilm – Premio “O. Fioravanti”. Al centro della pellicola l’affascinante “terra tra i due fiumi” dalla nascita della cultura urbana fino ai devastanti saccheggi e alle distruzioni operati dall’Isis e non solo. Si è chiusa domenica 18 luglio 2021 la terza edizione di “Roselle Archeofilm Premio “O. Fioravanti”. La manifestazione è stata organizzata da Archeologia Viva/Firenze Archeofilm con Direzione Regionale Musei della Toscana / Area archeologica nazionale di Roselle e Associazione M.Arte. Il Festival, sostenuto da Santina Grotto, si è svolto con il patrocinio di Comune di Grosseto in collaborazione con museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Fondazione Grosseto Cultura; con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e la partecipazione di Conad e Banca Tema.

Il pubblico, in qualità di giuria popolare, non ha avuto incertezze e ha decretato vincitore, con un notevole distacco di voti, il film tutto italiano di Alberto Castellani che indaga sulla storia della Mesopotamia e in particolare sulla grande stagione della nascita e sviluppo della cultura urbana in Iraq fino alle devastanti distruzioni del suo patrimonio archeologico. La serata si è conclusa con la proiezione di un corto animato “The Sound of that Beat”, prodotto dall’università di Bologna, che racconta “in presa diretta” la prima volta di un bambino iracheno all’interno del Museo di Baghdad dove sono custodite le testimonianze della nascita del suo territorio.

Ospite della serata conclusiva Simona Rafanelli, direttore museo Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia, che, intervistata da Piero Pruneti, direttore di “Archeologia Viva” (Giunti Editore), ha parlato dei rapporti tra Vetulonia e Taranto ovvero tra la Maremma etrusca e la Magna Grecia anche alla luce della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città” in corso al museo di Vetulonia.
Al via il 3° Roselle Archeofilm con proiezioni serali nell’area archeologica, e pomeridiane a Grosseto nel Polo culturale Le Clarisse e al museo di Storia Naturale. In programma otto film e tre conversazioni con protagonisti dell’archeologia

Tre serate sotto le stelle per viaggiare nel tempo e nello spazio restando comodamente seduti in poltrona. Dopo il successo delle scorse edizioni, dal 16 al 18 luglio 2021, “va in scena” il terzo appuntamento con Roselle ArcheoFilm – Premio “O. Fioravanti”, ingresso gratuito, prenotazione consigliata. Ricco e coinvolgente il programma di questa edizione che attraverso sapienti regie e grandi produzioni internazionali permette al pubblico di entrare in contatto con storie, uomini e civiltà che hanno fatto la storia o meglio le storie. Tra i temi del Festival le ultime scoperte sulla piramide di Cheope, le più antiche tracce dei Celti, la nascita delle città in Mesopotamia e la ri-nascita del museo di Baghdad, il rinvenimento di alcune sulle vette dell’Himalaya, la ricostruzione in 3D della straordinaria Selinunte “Ripartire dalla cultura”. Soddisfazione da parte del sindaco di Grosseto Antonfrancesco Vivarelli Colonna che commenta: “Anche quest’anno il Comune promuove e contribuisce alla realizzazione di Roselle Archeofilm – Premio O. Fioravanti. Un appuntamento che s’inserisce perfettamente tra le nostre iniziative per incoraggiare la cultura in questa importante stagione di ripartenza”.

Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm
E Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm: “Anche in questa edizione di Roselle Archeofilm – Premio “O. Fioravanti abbiamo proposto opere cinematografiche provenienti da tutto il mondo, ma soprattutto rappresentative di realtà storico-archeologiche diversissime. Gran parte di questi film sono stati premiati in festival internazionali. Tra questi è recentissima la menzione speciale al film Il popolo delle dune, del regista David Geoffroy, al TAC International Film Festival in Oregon (Usa) per la sensibilità verso i mutamenti climatici (a Roselle il film è in programma sabato 17 luglio 2021, alle 21.15). Proponiamo queste opere non solo per aggiungere virtute e canoscenza a favore di un pubblico sempre più numeroso, ma per aumentare la sensibilità verso il territorio, il paesaggio storico e il patrimonio archeologico, quest’ultimo troppo spesso interessato da trafugamenti che alimentano il mercato clandestino. E la Toscana ne ha subito purtroppo le conseguenze per secoli, impreziosendo i grandi musei, non ultimo il Louvre”.


Roselle Archeofilm nell’area archeologica (foto roselle archeofilm)
In programma tre serate (alle 21.15) nell’area archeologica di Roselle e due proiezioni pomeridiane (alle 18.15) a Grosseto, negli spazi del Polo culturale Le Clarisse e al museo di Storia Naturale. La manifestazione è organizzata da Archeologia Viva/Firenze Archeofilm con direzione regionale Musei della Toscana / Area archeologica nazionale di Roselle e Associazione M.Arte. Il Festival, sostenuto da Santina Grotto, si svolge con il patrocinio di Comune di Grosseto in collaborazione con museo Archeologico e d’Arte della Maremma, fondazione Grosseto Cultura; con il contributo di fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e la partecipazione di Conad e Banca Tema. Ogni sera in programma oltre ai film, anche una conversazione con i protagonisti dell’archeologia tra cui Susanna Sarti, direttore area archeologica nazionale di Roselle; Chiara Valdambrini, direttore museo Archeologico e d’Arte della Maremma; Eva Degl’Innocenti, direttore museo Archeologico nazionale di Taranto; Simona Rafanelli, direttore museo Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia. Informazioni: 0564.402403 (area Archeologica nazionale di Roselle), 0564.488752 (museo Archeologico e d’Arte della Maremma).


Susanna Sarti, direttore dell’area archeologica nazionale di Roselle (foto mibact)
Programma serale. Venerdì 16 luglio 2021, alle 21.15. Apre il film “Il mondo di Cheope” di Florence Tran (Francia, 52’). La piramide di Cheope. La grandiosità dell’edificio affascina ma suscita anche le teorie più irrazionali, basate sulla negazione di due secoli di ricerca. È il momento di raccontare i fatti scientifici, mostrarli, fornire le chiavi di lettura che permettano di coinvolgere, allo stesso tempo, la passione e lo spirito critico degli spettatori. Segue il film “Selinunte, città tra due fiumi” di Antonino Pirrotta, Alessandra Ragusa (Italia, 22’). Com’era Selinunte nel periodo del suo massimo splendore? Le ricostruzioni 3D dell’acropoli che si alternano alle riprese dal vero, danno un’idea di come doveva apparire prima della sua distruzione. Un racconto ricco di storia dove si intrecciano arte, cultura, mitologia e culti arcaici e nel quale Selinunte, anche se virtualmente, ritrova il suo antico splendore. Conversazione con Susanna Sarti, direttore dell’area archeologica nazionale di Roselle.


Chiara Valdambrini, direttore del museo Archeologico e d’Arte della Maremma (foto maam)
Programma serale. Sabato 17 luglio 2021, alle 21.15. Apre il film “I popoli delle dune” di David Geoffroy (Francia, 52’). Su una spiaggia normanna, alcune scoperte archeologiche senza precedenti guidano una squadra di archeologi sulle orme di un popolo celtico la cui cultura sembra differire da quella dei loro vicini del resto della Gallia. Ma non c’è tempo da perdere: l’erosione del mare rischia di distruggere per sempre le ultime tracce della vita degli uomini e delle donne che vissero qui tra II e I secolo a.C. Segue il film “La memoria di un filo” di Franco Zaffanella (Italia, 30’). Il film nasce dalla curiosità atavica di ripercorrere un percorso sperimentale di vita primitiva, consapevoli che la sperimentazione diretta è la chiave necessaria per capire la cultura di un popolo. L’obiettivo prefissato è la realizzazione di un indumento, partendo dalla semina di piantine di lino. Conversazione con Chiara Valdambrini, direttore del museo Archeologico e d’Arte della Maremma.


Simona Rafanelli, direttrice del museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, ed Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, all’inaugurazione della mostra “Taras e Vatl. Dei del mare, fondatori di città. Archeologia di Taranto a Vetulonia” (foto MArTa)
Programma serale. Domenica 18 luglio 2021, alle 21.15. Apre il film “Mesopotamia in memoria. Appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (Italia, 50’). Il film è un’indagine sul “passato” e sul “presente” della Mesopotamia e sulla stagione della nascita della cultura urbana in Iraq. Grazie al secolare apporto della ricerca archeologica emerge una lunga storia fatta di insediamenti e di figure entrate nel mito. Segue l’assegnazione del premio “Olivo Fioravanti” 2021. Segue il corto “The Sound of that Beat Nazione” di Mirko Furlanetto (Italia, 5”). Una madre accompagna per la prima volta il figlio a visitare il Museo Nazionale di Baghdad, con lo scopo di spiegargli l’importanza di questo luogo. In un territorio in “ripartenza”, la valorizzazione e la conservazione del patrimonio archeologico e artistico rappresentano il “battito” di una Nazione. Conversazione con Eva Degl’Innocenti, direttore del museo Archeologico nazionale di Taranto, e Simona Rafanelli, direttore del museo Archeologico “I. Falchi” di Vetulonia.

Il regista Olivier Vandersleyen
Programma pomeridiano. Proiezioni fuori concorso in collaborazione con il museo Archeologico e d’Arte della Maremma. Venerdì 16 luglio 2021, alle 18.15: Grosseto, museo di Storia naturale della Maremma (str. Corsini 5). Film “I primi uomini dell’Himalaya” di Clark Liesl (Regno Unito, 50’). In Nepal migliaia di grotte ospitano tombe con mummie estremamente ben conservate, oltre a manoscritti, ceramiche e gioielli. Ma la scoperta più incredibile si trova nel DNA rinvenuto che spiega come questi homo sapiens sapiens siano riusciti ad adattarsi e sopravvivere a un clima estremo e a tale altitudine. Sabato 17 luglio 2021, alle 18.15: Grosseto, Polo culturale Le Clarisse (via Vinzaglio 27). Il film “La Stele della Tempesta” di Olivier Vandersleyen (Belgio, 64’). Cinquant’anni fa l’egittologo Vandersleyen tradusse una stele rinvenuta in Egitto poco dopo la fine della seconda guerra mondiale. La stele descrive la terribile tempesta che invita chiaramente a badare alle Piaghe d’Egitto, come descritto nel libro dell’Esodo…
Notte europea dei Musei al museo delle Civiltà a Roma-Eur: visita guidate sulla collezione sudarabica; sull’arte copta; sul grande cammino delle Ande; visita guidata-caccia al tesoro “verso l’Oriente”

Il museo delle Civiltà a Roma-Eur aderisce all’iniziativa Notte europea dei Musei con l’apertura straordinaria di sabato 3 luglio 2021, dalle 19 alle 22, con ingresso a 1 euro.

Alle 20, al museo d’Arte Orientale “Giuseppe Tucci”, visita guidata sul tema “Cultura e Diplomazia tra l’Italia e lo Yemen. La collezione sudarabica del Museo e la sua nascita”. La visita guidata accompagnerà i visitatori alla scoperta di un’importante selezione di opere sudarabiche del museo Orientale. A partire dalle opere si ripercorrerà inoltre la storia della collezione che deve la sua nascita al lavoro di diplomati, medici ed orientalisti italiani attivi nello Yemen negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso.

“Arte copta: l’arte dei Cristiani d’Egitto”: visita guidata di Aditum Cultura. Durata: 1 ora e 30 minuti circa. Visite guidate su prenotazione per un massimo di 14 persone. Prezzo: 8 euro per adulti e bambini, più il biglietto di ingresso di 1 euro. Prenotazione: è previsto un diritto di prenotazione, di 10 euro, se si tratta di visita fuori da calendario. Durante la visita guidata va mantenuto il distanziamento dei partecipanti, e gli operatori AditumCultura saranno forniti di apposite mascherine e DPI di protezione. Per arte “copta” si intende l’arte della chiesa cristiana d’Egitto che ebbe i suoi momenti più fulgidi tra il V e l’VIII d.C. Il percorso di visita ci porterà alla scoperta della collezione copta, che raccoglie rilievi e tessuti dall’epoca romana fino a quella islamica. Durante la visita si avrà modo di conoscere questo repertorio decorativo, che spazia dalla cultura greco-romano alla religione cristiana fino al mondo orientale.

“Caccia al tesoro: verso l’Oriente”: visita guidata di Aditum Cultura. Durata: 1 ora e 30 minuti circa. Visite guidate su prenotazione per un massimo di: 10 persone. Prezzo: 12 euro per adulti e bambini, più il biglietto di ingresso di 1 euro. Durante la visita guidata va mantenuto il distanziamento dei partecipanti, e gli operatori AditumCultura saranno forniti di apposite mascherine e DPI di protezione. Una visita che si trasforma in una ‘caccia al tesoro’… Chi sarà il più scaltro a risolvere gli enigmi? Chi sarà il più abile a guardare? Nelle sale del museo ci sono tutti gli indizi per completare il percorso utilizzando capacità di osservazione, memoria e spirito di squadra.

“Qhapaq Ñan: il grande cammino delle Ande”: visita guidata di Aditum Cultura. Durata: 1 ora e 30 minuti circa. Visite guidate su prenotazione per un massimo di 14 persone. Prezzo: 8 euro per adulti e bambini, più il biglietto di ingresso di 1 euro. Prenotazione: è previsto un diritto di prenotazione, di 10 euro, se si tratta di visita fuori da calendario. Durante la visita guidata va mantenuto il distanziamento dei partecipanti, e gli operatori AditumCultura saranno forniti di apposite mascherine e DPI di protezione. Migliaia di chilometri di strade, ponti, stazioni e fortificazioni si snodano attraverso sei diverse nazioni dell’America del Sud. Oggi più che mai, ripercorrendo questo cammino, se ne può apprezzare, oltre alla grandezza monumentale, l’importanza come elemento generatore di incontri, contatti, comunicazione, in una parola cultura che travalica i confini, per essere un fattore di coesione transnazionale ed universale.
Roma. Al museo dell’Ara Pacis la mostra “Josef Koudelka. Radici. Evidenza della storia, enigma della bellezza”: oltre cento spettacolari immagini panoramiche, molte delle quali di grande formato, che ripercorrono lo straordinario viaggio fotografico di Josef Koudelka alla scoperta delle radici della nostra storia


La locandina della mostra “Josef Koudelka. Radici. Evidenza della storia, enigma della bellezza” al museo dell’Ara Pacis a Roma (foto musei in comune)
Dal Tempio di Poseidone (Grecia, 2003) al Colosseo (Roma, 2015), dal Tempio di Afrodisia (Turchia, 2014) a Petra (Giordania, 2019), da Palmira (Siria, 2019) a Pompei o Selinunte (Italia, 2012): con oltre cento spettacolari immagini panoramiche, molte delle quali di grande formato, la mostra “Josef Koudelka. Radici. Evidenza della storia. Enigma della bellezza” al museo dell’Ara Pacis a Roma racconta e ripercorre lo straordinario viaggio fotografico di Josef Koudelka alla scoperta delle radici della nostra storia. Il lavoro presentato è il frutto di un progetto unico nel suo genere, durato trent’anni, e realizzato esplorando e ritraendo con tenacia e continuità alcuni dei più rappresentativi e importanti siti archeologici del Mediterraneo. Il cartellone prevede la chiusura il 6 luglio 2021, ma la mostra, rispettando le disposizioni per l’emergenza sanitaria, sarà prorogata fino al 29 agosto 2021. Promossa nella sua unica tappa italiana da Roma Culture, sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali, Contrasto e Magnum Photos, la mostra è organizzata da Contrasto e Zètema Progetto Cultura, con la collaborazione di Villa Medici – Académie de France à Rome e Centro Ceco.


L’archeologo Simone Foresta
Intanto martedì 6 luglio 2021, alle 18.30, c’è l’incontro con Simone Foresta, archeologo. Impressioni, emozioni, rovine. Bellezza e sconcerto, ordine e caos, stupore e inquietudine. Cosa ci tramettono le immagini delle rovine del mondo antico? Il dialogo, partendo dal lavoro di Josef Koudelka, rifletterà su quanto la fotografia costruisca gli attuali sentimenti del passato. Anche questo approfondimento è l’occasione per guardare da diverse prospettive gli straordinari scatti in bianco e nero presentati in mostra dal fotografo ceco e realizzati tra Siria, Grecia, Turchia, Libano, Cipro (Nord e Sud), Israele, Giordania, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, Portogallo, Spagna, Francia, Albania, Croazia e naturalmente Italia. Essi accompagnano il visitatore in una inedita e personalissima riflessione sull’antico, sul paesaggio, sulla bellezza che “suscita e nutre il pensiero”. I panorami senza tempo, ricchi di anima e fascino, caratterizzati da prospettive instabili, inaspettate, ambivalenti, ben rappresentano il lessico visuale e la cifra stilistica propri di Koudelka che, rifuggendo la semplice illustrazione e documentazione delle rovine, sceglie di dare respiro a ciò che resta delle vestigia delle antiche civiltà del Mediterraneo, rappresentandole in un’eterna tensione tra ciò che è visibile e ciò che resta nascosto, tra enigma ed evidenza. La retrospettiva è accompagnata dal volume “Radici” pubblicato da Contrasto.

Allestita nella cornice del museo dell’Ara Pacis a Roma, a contatto diretto con le testimonianze monumentali della grande storia di Roma, la retrospettiva “Radici” vuol essere un eccezionale viaggio nell’opera di uno degli ultimi grandi maestri della fotografia moderna dedicatosi alla ricerca della bellezza caotica delle rovine e del paesaggio antico, trasformati dal tempo, dalla natura, dall’uomo. Le fotografie di Koudelka, esposte in stretto dialogo con uno dei monumenti più significativi della prima età imperiale, acquistano così, in questa speciale occasione, il valore unico, forte, di immagini memorabili, in un rapporto intenso di rimandi e di echi di una memoria che a Roma più che altrove diventa presente.

Le rovine fotografate da Koudelka sembravano l’allegoria di un’attualità di cui lui, con la sua arte, restituiva il senso nel nostro presente: sulle sponde del “mare comune” c’era tutta l’attualità della nascita dell’Europa, dei suoi valori fondanti, l’attualità dei rischi della loro morte. L’Europa delle rovine è quella in cui la mente fa dialogare la ragione e la fede, la libertà e la legge, quella di cui, per dirla con Jacques Berque, “portiamo dentro di noi le macerie ammucchiate e l’instancabile speranza” (Bernard Latarjet).


Il fotografo ceco Josef Koudelka
Josef Koudelka nasce in Moravia nel 1938. Il suo primo impiego è quello di ingegnere aeronautico. Alla fine degli anni Sessanta diventa fotografo professionista. Immortala l’invasione sovietica di Praga del 1968 pubblicando i suoi scatti con le iniziali P.P. (Prague Photographer). Nel 1969 l’Overseas Press Club gli assegna, a titolo anonimo, la Medaglia d’Oro Robert Capa per la fotografia. L’anno successivo Koudelka lascia la Cecoslovacchia e richiede asilo politico nel Regno Unito. Nel 1971 entra a far parte dell’agenzia fotografica Magnum Photos. Gypsies – il primo di una lunga serie di libri tra cui Exiles (1988), Chaos (1999), Invasion 68: Prague (2008) e Wall (2013) – viene pubblicato nel 1975. Nel corso della sua carriera Koudelka ha vinto prestigiosi premi come il Prix Nadar (1978), il Grand Prix National de la Photographie (1989), il Grand Prix Cartier-Bresson (1991) e l’Hasselblad Foundation International Award in Photography (1992). I suoi lavori sono stati protagonisti di importanti mostre al Museum of Modern Art e all’International Center of Photography di New York; all’Hayward Gallery di Londra; al Museo d’Arte Moderna Stedelijk di Amsterdam; al Palais de Tokyo e al Centre Pompidou di Parigi; all’Art Institute di Chicago, e infine al Museo di Arti Decorative e alla Galleria Nazionale di Praga. Nel 2012 Koudelka è nominato Commandeur de l’Ordre des Arts et des Lettres dal ministro francese per la Cultura e le Comunicazioni. Attualmente vive tra Parigi e Praga.
Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 13: “Missione italiana di restauro in Arabia Saudita, le attività a Dumat al-Jandal (antica Adummatu)”
Per l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni, coinvolgimento, formazione”. Tredicesimo contributo: “Missione italiana di restauro in Arabia Saudita: le attività a Dumat al-Jandal (antica Adummatu)”.
Nell’ambito delle Giornate Europee dell’archeologia, l’ICA condivide volentieri il video della Missione italiana di restauro in Arabia Saudita, a Dumat al-Jandal (antica Adummatu) che, dal 2013, collabora con le autorità locali per la gestione e conservazione del parco archeologico di Dumat al-Jandal, attraverso interventi di manutenzione annuali delle aree in corso di scavo, con il coinvolgimento e la formazione di operai ed esperti locali.
Italian restoration mission in Saudi Arabia, the activities at Dumat al-Jandal (ancient Adummatu). Since 2013, the Italian Restoration Mission in Saudi Arabia, in Dumat al-Jandal (ancient Adummatu) collaborates with local authorities for the management and conservation of the Dumat al-Jandal archaeological park, through annual maintenance interventions of the areas being excavated, with the involvement and training of local workers and experts.
(13 – continua)
Gea 2021-Ica: “Archeologia e inclusione”. Contributo 12: “Missione Archeologica Italiana Afghanistan ISMEO”, fondata nel 1957 da Giuseppe Tucci
Per l’edizione 2021 delle Giornate Europee per l’Archeologia, l’ICA – Istituto centrale per l’Archeologia propone il tema guida dal titolo “Archeologia e inclusione. Missioni archeologiche italiane all’estero e comunità locali dei paesi ospitanti: interazioni, coinvolgimento, formazione”. Dodicesimo contributo: “Missione Archeologica Italiana Afghanistan ISMEO”.
L’ICA condivide con piacere, in occasione delle GEA 2021, il video trasmesso dalla Missione Archeologica Italiana in Afganistan – ISMEO. La Missione (1957-1979/2002-), diretta da Anna Filigenzi (UniOr), è amministrata dall’ISMEO – Associazione Internazionale di Studi sul Mediterraneo e l’Oriente e, come tutti i progetti archeologici di ISMEO, è sostenuta dal ministero degli Affari Esteri e Cooperazione Internazionale, DGSP, Ufficio VI e gode di un contributo del Progetto MIUR “Studi e ricerche sulle culture dell’Asia e dell’Africa: tradizione e continuità, rivitalizzazione e divulgazione”.
(12 – continua)






















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