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Lavis (Tn). Al via la quinta edizione di Cinema Archeologico: tre martedì con tre corti e tre film scelti dall’archivio del RAM film festival di Rovereto

lavis_cinema-archeologico_rassegna-2023_locandinaAl via martedì 14 marzo 2023, al Teatro Auditorium Comunale di Lavis (Tn), la quinta edizione di Cinema Archeologico, la rassegna di film che racconta il patrimonio culturale con il linguaggio evocativo e coinvolgente del cinema, organizzata in collaborazione con il RAM film festival di Rovereto, al cui archivio appartengono i film proiettati. Un viaggio attraverso periodi storici, culture, punti di vista diversi, per accrescere la propria conoscenza del mondo. In programma tre documentari e docufiction provenienti da diversi Paesi europei. Le tematiche spaziano dal ruolo della donna nelle varie epoche, alla tutela del patrimonio culturale in momenti difficili, come i periodi di guerra. Si parlerà del dialogo costante fra il mondo moderno e la propria storia e del rapporto tra l’uomo e l’ambiente, fondamentale oggi come nel passato. Ogni serata sarà introdotta da un corto d’animazione, un particolare mezzo di espressione che racconta storie e paesaggi in modo creativo. Ogni film sarà preceduto anche da un piccolo corto di animazione sempre proveniente dagli archivi della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Tutti i film sono doppiati in lingua italiana tranne quello proposto martedì 21 marzo 2023 che darà in lingua originale con i sottotitoli in italiano. Ecco il programma.

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Frame del film “Lady Sapiens à la recherche de la préhistoire / Lady Sapiens alla ricerca della preistoria” di Thomas Cirotteau

Martedì 14 marzo 2023, alle 21, il corto “Treasure / Il tesoro” di Samantha Moore (Regno Unito 2021, 8’), produzione: Abigail Addison. Nel 2018 la scoperta del pendente solare dello Shropshire, antico di 3000 anni, è stata di enorme importanza per gli archeologi. La sua squisita lavorazione, che evoca i raggi del sole, mette in discussione quel che si sa della comunità che l’ha creato. Treasure è il racconto di due storie intrecciate: quella di un cacciatore di antichi tesori e quella di un’antica comunità. Segue il film “Lady Sapiens à la recherche de la préhistoire / Lady Sapiens alla ricerca della preistoria” di Thomas Cirotteau (Francia 2021, 52’), produzione: Sophie Parrault (Little Big Story); Ubisoft; Ideacom International; NHK; France Télévisions, Planète, Radio Canada, TVO. Consulenza scientifica: Sophie Archambault de Beaune. Chi erano le donne preistoriche e che aspetto avevano? Come si svolgeva la loro vita quotidiana? Qual era la divisione del lavoro tra uomini e donne? Arte rupestre e caccia per gli uomini, raccolta e lavori domestici per le donne? E se la realtà fosse più complessa? Oggi una nuova generazione di ricercatori sta rivoluzionando i luoghi comuni.

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Frame del film “The Oath of Cyriac / Il giuramento di Ciriaco” di Olivier Bourgeois

Martedì 21 marzo 2023, alle 21, il corto “Mary” di Kinga Anna Garncarz (Polonia 2022, 6’), produzione: Kinga Anna Garncarz. Il cortometraggio racconta la storia di Mary Anning, la madre della paleontologia, che, nonostante le avversità, ha raggiunto risultati eccezionali in termini di scoperte scientifiche. Di bassa estrazione sociale e autodidatta, Mary scopre scheletri di Ittiosauro, Pterosauro e Plesiosauro. Il suo nome, dimenticato per anni, riacquista l’importanza che merita quando le vengono restituiti i crediti per il lavoro svolto. Segue il film “The Oath of Cyriac / Il giuramento di Ciriaco” di Olivier Bourgeois (Andorra 2021, 72’), produzione: La Caixa de la Llum Produccions. Consulenza scientifica: Dr Houmam Saad, Dr Maamoun Abdulkarim (UNESCO), Dr Yasmine Mahmoud. Film in lingua originale con sottotitoli in italiano. Un piccolo gruppo di archeologi e curatori museali lotta per preservare il patrimonio di reperti archeologici del museo nazionale di Aleppo durante il conflitto siriano. Come mettere in salvo 50mila manufatti in una città assediata? In questa corsa contro il tempo nulla è garantito ma una cosa è certa: se le collezioni del Museo andranno perse, una parte della storia dell’umanità scomparirà con esse.

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Frame del film “L’oro di Venezia” di Nicola Pittarello

Martedì 28 marzo 2023, alle 21, il corto “Terra di incontri” di Aurora Martina Meneo (Italia 2019, 11’), produzione: Artsmedia. Un nonno e sua nipote intraprendono un magico viaggio attraverso i paesaggi pugliesi. Segue il film “L’oro di Venezia” di Nicola Pittarello (Italia 2022, 55’), produzione: Roberto Dall’Angelo. Pochi conoscono il rapporto tra la Repubblica di Venezia e i suoi possedimenti terrieri. Nei boschi veneti, friulani e istriani, Venezia trovava il legno indispensabile per costruire le navi da guerra. Per preservare tali materiali, la Serenissima attuò una serie di buone pratiche volte a salvaguardare il territorio, dando luogo anche a un profondo cambiamento di mentalità.

Firenze. Il film “L’anello di Grace” ha vinto il premio Firenze Archeofilm assegnato dal pubblico. Ecco tutti gli altri premi assegnati ai film presentati nell’edizione 2023

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Sul palco studenti dell’università di Firenze e protagonisti alle premiazioni dell’edizione 2023 di Firenze Archeofilm (foto AV)

Sul palco del cinema La Compagnia di Firenze trova posto la giuria degli studenti dell’università di Firenze con Eugenio Giani presidente della Toscana, la rettrice Alessandra Petrucci e i docenti UniFi, Piero Pruneti e Giulia Pruneti per Archeologia Viva. È la foto di gruppo che domenica 5 marzo 2023 ha chiuso ufficialmente la quinta edizione di Firenze Archeofilm, il grande cinema che racconta la vicenda dell’Uomo, promosso da Archeologia Viva (Giunti editore) con il patrocinio e la collaborazione dell’università di Firenze e la partecipazione del museo e istituto fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi”: il film “L’anello di Grace” ha conquistato i favori del pubblico tra i 63 film in concorso, tra cui moltissime anteprime, provenienti da 16 nazioni diverse, presentati dal 1° al 5 marzo 2023 (vedi Firenze. Al via la quinta edizione di Firenze Archeofilm: per cinque giornate, dal 1° al 5 marzo 2023, mattino, pomeriggio e sera, il meglio della produzione mondiale sui temi di archeologia, arte e ambiente. Ecco il programma | archeologiavocidalpassato). Questi i premi assegnati, domenica 5 marzo 2023, a conclusione della rassegna: “Firenze Archeofilm” 2023 al film più votato dal pubblico; “Università di Firenze”; “Studenti UniFi” per il miglior cortometraggio; “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi” al miglior film di archeologia preistorica; premio Archeologia Viva per la comunicazione del patrimonio.

PREMIO “FIRENZE ARCHEOFILM” 2023 al film più votato dal pubblico è stato assegnato al film “L’anello di Grace” di Dario Prosperini (Italia 2022, 66′), produzione Dario Prosperini, consulenza scientifica Valentino Nizzo, Adriana Emiliozzi: il film ha ottenuto un punteggio medio di 4,81/5, seguito da “Un luogo infinito. La Certosa di Firenze” (4,77/5), “Baia, la città sommersa” (4,66/5), “Firenze città d’acque” (4,58/5) e “I misteri della grotta Cosquer / The Mysteries of Cosquer Cave (4,53/5). “L’anello di Grace”: era il 1902 quando la famiglia Vannozzi decise di ampliare la propria casa colonica presso Monteleone di Spoleto. Quel cantiere a oltre 1000 metri di altitudine portò alla luce il “carro d’oro”, una biga etrusca unica al mondo su cui era raffigurato il ciclo completo della vita dell’eroe omerico Achille. Ma appena scoperto il reperto sparì misteriosamente nell’oblio. A nulla valsero le indagini di carabinieri, prefetti e alti funzionari del Ministero: la biga riapparve nel 1903 in una teca del Metropolitan Museum di New York.

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Frame del film film “Uzbekistan, un viaggio senza tempo in Asia Centrale / Uzbekistan, a timeless journey in Central Asia” di Jivko Darakchiev

PREMIO “UNIVERSITÀ DI FIRENZE”. Giuria composta da tre docenti dell’università di Firenze: Federico Pierotti (docente di Storia del cinema), Silvia Pezzoli (docente di Scienze della comunicazione), Domenico Lo Vetro (docente di archeologia preistorica). Il premio è stato assegnato al film “Uzbekistan. Un viaggio senza tempo in Asia Centrale / Uzbekistan. A timeless journey in Central Asia” di Jivko Darakchiev (Francia 2022, 54’), produzione Sophie Goupil. Il film è un viaggio attraverso il lungo corridoio del tempo dove passato e presente s’incontrano. Un’avventura visiva attraverso la scoperta di eccezionali tesori archeologici e monumenti modellati nei secoli da mani persiane, arabe, greche o cinesi: una fusione unica, in mezzo alle steppe e ai deserti dell’Asia centrale, di civiltà e culture che hanno popolato questa mitica oasi sulle strade che collegano il Mediterraneo alla Cina. MOTIVAZIONE: “Uzbekistan dipinge, con rande forza evocativa, il quadro affascinante di una terra crocevia tra Oriente e Occidente, che ha visto interagire molte civiltà e culture, dando vita a una lunga trama intricata di storie, costumi e tradizioni. Attraverso un intreccio di immagini, suoni e voci che mette efficacemente in dialogo i diversi livelli di cronologia complessa, il film costruisce un filo prezioso che ci porta a conoscere i tesori e i monumenti del passato e, al contempo, a incontrare una dimensione quotidiana in cui il passato si perpetua nei decori, nei tessuti, nelle arti del presente, così come nei volti e nei costumi delle persone che abitano l’Uzbekistan”.

Menzione speciale al film “Persepolis – Chicago” di Orod Attarpour (Iran 2021, 40’), produzione Sima film center: “Persepolis – Chicago racconta gli scavi di Persepoli e l’eccezionale ritrovamento di migliaia di tavolette achemenidi che furono date in prestito e trasferite all’università di Chicago nel 1937, per essere restaurate e decifrate, e a oggi non ancora restituite. Le successive vicende legate alla richiesta di restituzione delle tavolette da parte del governo iraniano sono presentate con una narrazione coinvolgente, grazie al serrato sovrapporsi di immagini attuali e di repertorio accompagnate dal racconto appassionato di un illustre studioso iraniano”.

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Frame del film “Mamody, l’ultimo scavatore di baobab / Mamody, the last baobab digger” di Cyrille Cornu

Menzione speciale al film “Mamody, l’ultimo scavatore di baobab / Mamody, the last baobab digger” di Cyrille Cornu (Francia 2022, 48’), produzione Cyrille Cornu: “Il film cattura la bellezza della natura del Madagascar e, allo stesso tempo, documenta le difficoltà quotidiane delle persone che abitano nel villaggio di Ampotaka per far fronte alla mancanza di acqua. Il documentario, realizzato con stile sobrio ed elegante, ci invita a riflettere sul tema universale della sostenibilità ambientale e sulla necessità di una gestione oculata delle risorse naturali”.

PREMIO “STUDENTI UNIFI” per il miglior cortometraggio è stato assegnato dalla giuria coordinata da Diego Brugnoni al film “Le Pietre e le Parole. Ritratto di Raniero Gnoli” di Adriano Aymonino, Silvia Davoli (Italia 2022, 20’), produzione Adriano Aymonino, Silvia Davoli. Intervista a Raniero Gnoli, massimo esperto di marmi colorati dell’antica Roma, autore del fondamentale testo “Marmora Romana” (1971), nonché studioso di sanscrito di fama mondiale. L’intervista ha luogo a Castel Giuliano, dove Gnoli risiede immerso in una Wunderkammer creata dalle sue stesse mani, dove Oriente e Occidente, passato e presente, dialogano all’insegna di un umanesimo di carattere globale.

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Frame del film “Neanderthal, sulle orme di un’altra Umanità / Néandertal, dans les pas d’une autre Humanité” di David Geoffroy

PREMIO “MUSEO E ISTITUTO FIORENTINO DI PREISTORIA P. GRAZIOSI” al miglior film di archeologia preistorica è stato assegnato dalla giuria composta da Massimo Tarassi (storico, dirigente Cultura Provincia di Firenze, membro del CdA del  Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria), Domenico Lo Vetro (docente di archeologia preistorica), Fabio Martini (archeologo docente all’Università di Firenze e Presidente del Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria) al film “Neanderthal. Sulle orme di un’altra Umanità / Néandertal. Dans les pas d’une autre Humanité” di David Geoffroy (Francia 2022, 52’), produzione Caroline Chassaing, Court-jus Production & France Télévisions, consulenza scientifica Dominique Cliquet, Bruno Maureille. MOTIVAZIONE: “Il film prende spunto dalla scoperta di un importante sito archeologico e dalla illustrazione del metodo di indagine per offrire, con grande rigore scientifico, una sintesi della presenza nello scenario culturale del Paleolitico di questo lontano cugino della specie Homo sapiens. Il pregio principale del filmato sta nel sapere rendere con un linguaggio chiaro e immediato, corredato da immagini eloquenti e suggestive, la complessità della vita dei neandertaliani, le conoscenze tecniche e il modo simbolico. L’argomento, molto vasto, è stato sintetizzato nei suoi aspetti principali con la capacità molto apprezzata di rendere accessibile al largo pubblico tematiche specialistiche”.

Menzione speciale al film “Arte paleolitica… La nostra storia” di Elisabetta Flor (Italia 2022, 20’), produzione MUSE / Museo delle Scienze di Trento. MOTIVAZIONE: “Il docufilm ha lo scopo di valorizzare il patrimonio figurativo paleolitico del Veneto e del Trentino, che comprende evidenze di grande valore europeo. La presentazione dei prodotti artistici avvicina il pubblico all’argomento con un linguaggio verbale e visuale semplice, immediato, efficace, con l’ausilio di sintetiche interviste a specialisti che garantiscono il rigore scientifico. Il ritmo è serrato e mantiene viva l’attenzione dello spettatore. È stato apprezzato il collegamento con la realtà ambientale recente che permette di collegare il fatto archeologico alla conoscenza e all’identità locale”.

Menzione speciale al film “La Grotte Cosquer: des origines à la surface” di Jean-Claude Pascal Flaccomio (Francia 2022, 52’), produzione Elsa Isoardi, consulenza scientifica Geneviève Pinçon. MOTIVAZIONE: “La Grotta Cosquer è un sito paleolitico francese inaccessibile in quanto oggi al di sotto del livello del mare. Il film, che permette di fruire di un patrimonio pittorico di altissima qualità, illustra con immagini e con riprese di grande professionalità non solo le pitture presenti sulle pareti della grotta ma documenta senza enfasi due aspetti fondamentali della valorizzazione: le difficoltà della ricerca in ambiente subacqueo e il progetto in atto di realizzazione di repliche di parti della grotta. Il film è un pregiato prodotto di sinergia tra linguaggio cinematografico efficace e illustrazione scientifica rigorosa e pienamente comprensibile ai non specialisti”.

La giuria ha anche segnalato il film “Memorie di un mondo sommerso” di Philippe Nicolet (Svizzera), produzione Palafittalp – NVP Nicolet Video Productions. MOTIVAZIONE: “Il patrimonio palafitticolo dell’Italia settentrionale e della Svizzera, già valorizzato dall’essere etichettato come patrimonio UNESCO, viene illustrato al largo pubblico attraverso alcuni siti esemplari, mostrando le difficoltà e le potenzialità di una particolare ricerca di archeologia preistorica sulla vita quotidiana di queste antiche popolazioni dell’arco alpino. È un prodotto di alta divulgazione che coniuga la qualità filmica con la semplicità e l’efficacia di una chiara esposizione scientifica”.

PREMIO “ARCHEOLOGIA VIVA” per la comunicazione del patrimonio è stato assegnato a:
Stéphane Millière per Gedeon Programmes.

Iraq. Scoperta una “taverna” con un antico frigorifero di 5000 anni fa a Tell al-Hiba, l’antica Lagash, una delle più importanti città-stato della Mesopotamia, dalla missione delle università di Pisa e della Pennsylvania nell’ambito del Lagash Archaeological Project

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La cella frigorifera di 5mila anni fa scoperta a Tell al-Hiba, l’antica Lagash, dalla missione diretta da Sara Pizzimenti dell’università di Pisa (foto unipi)

Scoperta a Lagash, in Iraq, quella che potrebbe essere una taverna del 2700 a.C.: una zona pranzo all’aperto con panchine, un forno, contenitori per la conservazione, antichi resti di cibo e persino un frigorifero di 5000 anni fa, denominato “zeer”, termine arabo che identifica la tecnica del “vaso nel vaso” per conservare bevande e alimenti. È l’eccezionale risultato – di cui dà notizia UnipiNews – raggiunto dagli archeologi dell’università di Pisa impegnati, assieme ai colleghi dell’università della Pennsylvania, negli scavi del Lagash Archaeological Project. Un tesoro, quello ritrovato a fine 2022 dall’équipe guidata dalla professoressa Holly Pittman della University of Pennsylvania e dalla professoressa Sara Pizzimenti del Dipartimento di Civiltà e Forme del Sapere dell’Ateneo pisano, che si nascondeva a soli 50 cm dalla superficie e che oggi ci consegna uno spaccato di quella che doveva essere la vita quotidiana di una delle più importanti città-stato della Mesopotamia: Tell al-Hiba (l’antica Lagash).

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Una vista degli scavi archeologici nel sito di Lagash, nel sud dell’Iraq (foto unipi)

“Il ritrovamento fatto a Lagash è in grado di gettare nuova luce sullo studio dell’alimentazione e della cucina dell’antica Mesopotamia, finora principalmente conosciuta e approfondita attraverso i testi, che tuttavia non coprono i periodi più antichi del Sumer”, spiega Sara Pizzimenti, professoressa associata di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico di UniPi. “All’interno di quello che era un luogo pubblico per la produzione, distribuzione e consumo dei pasti, che doveva probabilmente avvenire all’interno del grande cortile con banchette, sono state ritrovate, infatti, un centinaio di ciotole contenenti resti di cibo, assieme ai dispositivi per la conservazione di bevande e alimenti. La taverna di Lagash è di conseguenza un tassello importante per ricostruire le conoscenze nel campo della produzione e distribuzione alimentare, economia alla base delle prime società complesse della storia dell’uomo”.

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Tell al Hiba, l’antica Lagash, nel sud Iraq: l’area di scavo 2022 vista dal drone (foto lagash archaeological project)

Tell al-Hiba si trova a 24 km a est della città di Shatra, nel governatorato del Dhi Qar, nel sud dell’Iraq. Con i suoi più di 400 ettari di estensione, Lagash è una delle città-stato più antiche e più grandi della Mesopotamia meridionale e capitale dell’omonimo stato. Occupata a partire dal quinto millennio a.C. e in gran parte abbandonata attorno al 2300 a.C., è stata uno dei più importanti snodi commerciali della regione, sede di un’intensa e variegata produzione artigianale, e con immediato accesso a terreni agricoli. Fino al Lagash Archaeological Project, iniziato nel 2019, gli scavi si erano sempre concentrati sull’architettura religiosa e sulla comprensione delle élite. Con il nuovo progetto, invece, l’attenzione degli archeologi si è concentrata sulle aree non elitarie della città, così da poter conoscere meglio quale fosse la vita nell’antica città mesopotamica. La scoperta della taverna getta quindi nuova luce sulla vita quotidiana di un quartiere popolare sumerico probabilmente legato ad attività artigianali di produzione ceramica.

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L’assiriologo danese Thorkild Jacobnsen a Tell Asmar nel 1931/31 (foto di Alchetron 29 giugno 2018 / LAP)

135 anni di scavi archeologici. Le prime esplorazioni archeologiche a Tell al-Hiba risalgono alla fine del XIX secolo (1887), ma è solo nel 1953, grazie al ritrovamento di un’iscrizione da parte dell’assiriologo danese Thorkild Jacobnsen e di Fuad Safar, che si è stati in grado di indentificare il sito con l’antica Lagash. La città è stata per la prima volta intensivamente investigata grazie alle cinque campagne di scavo (1968-1976) di un progetto congiunto del Metropolitan Museum of Art e dell’Institute of Fine Arts di New York sotto la direzione di Donald Hansen. Seguiranno altre due campagne, nel 1984 (UCLA) e nel 1990 (UPENN), quest’ultima interrotta dallo scoppio della prima guerra del Golfo.

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Tell al Hiba (antica Lagash) nel Sud Iraq: il team della campagna di scavo dell’autunno 2022 diretta dalla professoressa Sara Pizzimenti dell’università di Pisa (al centro) (foto lagash archaeological project)

Le ricerche ripartiranno solo nella primavera del 2019, con un primo progetto congiunto tra l’università della Pennsylvania e quella di Cambridge, seguito da una seconda campagna nel novembre 2021. Ma è dalla terza campagna, iniziata a marzo 2022, che entra in scena anche l’università di Pisa con un gruppo di archeologi guidati dalla professoressa Sara Pizzimenti che, nella quarta stagione di scavi (autunno 2022), diverrà direttore sul campo e condurrà alla scoperta di quella che si presume essere un’antica taverna di 5000 anni fa.

Venezia. All’Ateneo Veneto focus sull’Afghanistan com’era, come è cambiato, com’è oggi: prima il film di Alberto Castellani “Afghanistan: tracce di una cultura sfregiata”, poi il contributo di Francesca Grisot (Ca’ Foscari) e le testimonianze di alcuni giovani migranti afghani

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La valle di Bamiyan in Afghanistan con quel che resta dei Budda fatti saltare dai Talebani (foto TOI)

 

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Il regista Alberto Castellani durante la produzione del film “Afghanistan. Tracce di una cultura sfregiata”

Afghanistan: com’era, come è cambiato, com’è oggi. Sarà un pomeriggio speciale quello promosso dall’Ateneo Veneto per conoscere questo Paese straordinario, crocevia di culture e di contrasti, tra passato e presente, attraverso la narrazione-denuncia del film di Alberto Castellani “Afghanistan: tracce di una cultura sfregiata” e le testimonianze di alcuni giovani migranti afghani. Appuntamento giovedì 2 marzo 2023, alle 17, nell’aula magna dell’Ateneo Veneto in campo S. Fantin 1897 a Venezia. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili. Coordina il giornalista Maurizio Del Maschio. Dopo il saluto di Antonella Magaraggia, presidente Ateneo Veneto, con il regista Alberto Castellani introduce il film Francesca Grisot, PhD in Lingue Culture e Società, Subject Expert al Dipartimento di Studi linguistici e culturali comparati di Ca’ Foscari, presidente dell’organizzazione di volontariato A2030 Social Innovation Designers, per la promozione dei valori dell’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, ideatrice e Project manager del progetto “Afghanistan 2030. Next Leaders”. In un tempo in cui il tema Afghanistan rischia di passare in secondo piano, di fronte ad altri eventi drammatici nel frattempo verificatisi, l’incontro veneziano intende offrire un focus su ciò che sta continuando a vivere quel Paese dal drammatico 15 agosto 2021, allorché l’opinione pubblica internazionale ebbe la consapevolezza che l’Afghanistan aveva assunto un nome nuovo, divenendo un “Emirato islamico”: con le conseguenze che conosciamo.

“Afghanistan: tracce di una cultura sfregiata” di Alberto Castellani (Italia 2022, 60’). Opera ultima del regista veneziano, il filmato propone uno sguardo su un popolo devastato da decenni di guerra, travolto da un presente di miseria, emarginazione ed isolamento sociale. Ma nel tempo in cui l’Afghanistan rischia di perdere la propria identità, un aiuto può giungere -viene sostenuto dal film- da qualcosa che pare impossibile possa germogliare lì dove regnano distruzione e morte. Il riferimento è all’Archeologia, che, con le sue capacità di scoprire e ricostruire il passato, è in grado di fornire un prezioso contributo per la rinascita di un popolo. Antiche pietre possono apparire segni anacronistici di fronte all’urgenza del pane che scarseggia, alla carenza di farmaci, al riproporsi di odiose regole discriminatorie basate sulla differenza di sesso. Eppure – è stato scritto – “le pietre parlano”, ci raccontano una storia, salvaguardano una coscienza: sono la terribile testimonianza di una dolorosa realtà, ma anche la traccia da salvare per una possibile rinascita (vedi Rovereto. Gran finale del 33.mo RAM film festival con un evento speciale: dopo il premio del pubblico al miglior film, anteprima assoluta del film “Afghanistan. Tracce di una cultura sfregiata” di Alberto Castellani | archeologiavocidalpassato).

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Francesca Grisot (Ca’ Foscari)

Subito dopo la proiezione, verrà dato spazio a un aggiornamento sull’attuale situazione dell’Afghanistan e sulle attività del progetto “Afghanistan 2030. Next Leaders” sviluppato da A2030 Social Innovation Designers e sostenuto, tra gli altri, da due fondazioni con forti radici veneziane come The Human Safety Net e Fondazione Elena Trevisanato Onlus. Se ne farà portavoce Francesca Grisot, manager del progetto “Afghanistan 2030. Next Leaders”. Saranno presenti in aula magna alcuni giovani talentuosi “Next Leaders”, migranti afghani con profili altamente qualificati, giunti appositamente da diverse città del Veneto. Alcuni rilasceranno la loro personale testimonianza sull’esperienza vissuta nel loro paese e sull’attuale percorso formativo in Italia.

Firenze. Al via la quinta edizione di Firenze Archeofilm: per cinque giornate, dal 1° al 5 marzo 2023, mattino, pomeriggio e sera, il meglio della produzione mondiale sui temi di archeologia, arte e ambiente. Ecco il programma

firenze_archeofilm_2023_ultima-locandinaNelle sale dello storico Cinema La Compagnia, a Firenze in via Cavour 50 rosso, è tutto pronto per la quinta edizione di Firenze Archeofilm, il grande cinema che racconta la vicenda dell’Uomo, promosso da Archeologia Viva (Giunti editore) con il patrocinio e la collaborazione dell’università di Firenze e la partecipazione del museo e istituto fiorentino di Preistoria “Paolo Graziosi”: direttore Giuditta Pruneti, responsabile della comunicazione Giulia Pruneti, collaborazione tecnica Luigi Forciniti, consulente cinematografico V edizione Dario Di Blasi. Per cinque giornate, dal 1° al 5 marzo 2023, mattino, pomeriggio e sera, il meglio della produzione mondiale sui temi di archeologia, arte e ambiente. In programma un’ottantina di film: 63 in concorso, tra cui moltissime anteprime, provenienti da 16 nazioni diverse, e 15 nella sezione “Original Sound” con film in lingua originale (greco, spagnolo, francese, portoghese, turco). Domenica 5 marzo, a conclusione della rassegna, saranno assegnati i seguenti premi: premio “Firenze Archeofilm” 2023 al film più votato dal pubblico; premio “Università di Firenze”: giuria composta da docenti dell’università di Firenze: Silvia Pezzoli (docente di Scienze della comunicazione), Domenico Lo Vetro (docente di Archeologia preistorica); premio “Studenti UniFi” per il miglior cortometraggio: giuria coordinata da Diego Brugnoni; premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi” al miglior film di archeologia preistorica: giuria composta da Massimo Tarassi (storico, dirigente Cultura della Provincia di Firenze, membro del CdA del museo e istituto fiorentino di Preistoria), Domenico Lo Vetro (docente di Archeologia preistorica), Fabio Martini (archeologo, docente all’università di Firenze e presidente del museo e istituto fiorentino di Preistoria); premio Archeologia Viva per la comunicazione del patrimonio.

firenze_archeofilm_2023_locandina-1-marzoMERCOLEDÌ 1° MARZO 2023. Proiezioni dalle 9.45 alle 13: “Il giuramento di Ciriaco” (Andorra, Olivier Bourgeois, 73’), “Un sogno di Himera” (Italia, Gianfrancesco Iacono, 5′), “Arte rupestre in Valle d’Aosta” (Italia, Joseph Péaquin, 22′), “Il dono dei ghiacciai. Come le ere glaciali hanno plasmato l’Europa” (Germania, Heiko De Groot, 52’), “Painting by numbers” (Australia, Radheya Jegatheva, 5’). Dalle 14.30 alle 19.30: “L’oro di Venezia” (Italia, Nicola Pittarello, 55’), “Medina Azahara, la perla perduta di Al-Andalus” (Francia, Stéphane Bégoin, Thomas Marlier, 52’), “Persepolis – Chicago” (Iran, Orod Attarpour, 40’), “La Via Romana” (Portogallo, Rui Pedro Lamy, 18’), “Baia, la città sommersa” (Italia, Marcello Adamo, 52’), “L’anello di Grace” (Italia, Dario Prosperini, 66′).

firenze_archeofilm_2023_locandina-2-marzoGIOVEDÌ 2 MARZO 2023. Proiezioni dalle 10 alle 13: “Al tempo dei dinosauri” (Francia/Giappone, Pascal Cuissot in collaborazione con Yusuke Matsufune e Kazuki Ueda, 52’), “Le pitture dell’anfiteatro di Pompei” (Italia, Pietro Galifi della Bagliva, 5’), “Pupus” (Italia, Miriam Cossu Sparagano Ferraye, 33’), “Morte sul Nilo II” (Spagna, Manuel Pimentel Siles e Manuel Navarro Espinosa, 29’), “Nobody” (Stati Uniti, Mia Incantalupo, 5’), “The pillar of strenght” (Malesia, Ayie Ibrahim, 8’), “Il Moro” (Italia, Daphne Di Cinto, 22’), “Terra dei Padri” (Italia, Francesco di Gioia, 12’). Dalle 14.30 alle 19.30: “Non chiudere gli occhi. Ascolta l’anima di un territorio: Valle Camonica, la Valle dei segni” (Italia, Davide Bassanesi, 3’), “Neanderthal, sulle orme di un’altra Umanità” (Francia, David Geoffroy, 52’), “I giganti del mare” (Italia, Daniele Di Domenico, 38’), “Uzbekistan, un viaggio senza tempo in Asia Centrale” (Francia, Jivko Darakchiev, 54’), “Looking into Helenistic Pergamon” (Turchia, Serdar Yılmaz, 5’), “Le Pietre e le Parole. Ritratto di Raniero Gnoli” (Italia, Adriano Aymonino, Silvia Davoli, 20’), “L’ultima bottega” (Italia, Alessio Consorte, 8’), “One fine day in Troy” (Turchia, Ülkü Sönmez, 28’), “Arte paleolitica… La nostra storia” (Italia, Regia: Elisabetta Flor, 20’), “I templi sulle colline” (Indonesia, Himawan Pratista, 5’), “Un luogo infinito. La Certosa di Firenze” (Italia, Luigi M. dell’Elba, 53’).

firenze_archeofilm_2023_locandina-3-marzoVENERDÌ 3 MARZO 2023. Proiezioni dalle 10 alle 13: “Cacciatori di tombe. Il mistero della mummia dipinta” (Regno Unito, Stephen Mizelas, James Franklin, 44’), “Gilgamesh” (Iran, Hossein Moradizadeh, 10’), “Il Cavallo di Maiuri” (Italia, Marco Flaminio, 20’), “Il tesoro” (Regno Unito, Samantha Moore, 8’), “Paglicci. La grotta delle meraviglie” (Italia, Vito Cea, 4’), “Ateius e la Terra Sigillata Italica” (Italia, Pietro Galifi, 5’), “Dino Marinelli. Il Custode della Memoria” (Italia, Elena Giogli, 67’). Dalle 14 alle 19.30: “Memorie di un mondo sommerso” (Svizzera, Philippe Nicolet, 58’), “Il Signore delle Nevi” (Italia, Nello Correale, 52’), “La terracotta preistorica” (Italia, Saverio Caracciolo, 28’), “Bloody Skin” (Iran, Regia: Ebad Adibpour, 16’), “Spina e i destini di una laguna” (Italia, Eugenio Farioli Vecchioli, Amalda Ciani Cuka, Graziano Conversano, 52’), “Blue Truck, Yellow Earth” (Cina, Im Sungha, William Y Liu, Ziwei Xu, 27’), “Storie Sepolte” (Italia, Nicolangelo De Bellis / HGV Italia srl, 10’), “Investigatori del passato. Momenti di archeologia in Ticino” (Svizzera, Regia: Erik Bernasconi, Giorgio De Falco, 26’).

firenze_archeofilm_2023_locandina-4-marzoSABATO 4 MARZO 2023. Proiezioni dalle 10 alle 13: “Stromboli: a provocative island” (Francia, Pascal Guérin, 11’), “Perù, sacrifici nel Regno di Chimor” (Francia, Jérôme Scemla, 52’), “L’antica nave del vino” (Italia, Riccardo Cingillo, 28’), “La stele mancante” (Francia, Marie-Anne Sorba, Jean-Marc Cazenave, 8’), “La vera storia dei pirati” (Francia, Stéphane Bégoin, 52′), “The Kiss” (Francia, Ali Zare Ghanatnowi, 8’). Dalle 15 alle 19.30: “Le ossa raccontano” (Stati Uniti, Matthew Wilbur, 10’), “Mamody, l’ultimo scavatore di baobab” (Francia, Cyrille Cornu, 48’), “Syrinx” (Francia, Mallory Grolleau, 9’), “Jurassic Cash” (Francia, Xavier Lefebvre, 52’), “Faragola. Un mondo ritrovato” (Italia, Claudio D’Elia, 15′), “La città perduta di Tutankhamon rivelata” (Regno Unito, Charles Poe, 44’), “Water is Life” (Turchia, Anıl Gök, 5’), “La Dama di Elche: la storia in breve” (Spagna, Arly Jones, Sami Natsheh, 6’), “I misteri della grotta Cosquer” (Francia, Marie Thiry, 56’).

firenze_archeofilm_2023_locandina-5-marzoDOMENICA 5 MARZO 2023. Proiezioni dalle 10 alle 13: “Firenze città d’acque” (Italia, Massimo Becattini, Sandro Nardoni, Luciano Nocentini, 66’), “Pablo di Neanderthal” (Italia, Antonello Matarazzo, 60’), “Panorami sommersi: le origini di Venezia” (Italia, Samuele Gottardello, 52’). Alle 16, “Olimpus” (Italia, Pasquale D’Amico, 3’), “Sagrada Familia, la rivoluzione di Gaudì” (Francia, Marc Jampolsky, 52’). Interviene: Stéphane Millière presidente @Gedeon Programmes. Cerimonia di Premiazione: Premio “Firenze Archeofilm”, Premio “Università di Firenze”, Premio “Studenti UniFi”, Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria”, Premio “Archeologia Viva” per la comunicazione del patrimonio. A seguire proiezione del film vincitore di “Firenze Archeofilm 2023”.

Udine. Alla Casa della Contadinanza la conferenza “Gilgamesh e la scoperta del Diluvio Universale” con Luigi Turri (università di Verona) del ciclo di incontri a corollario della mostra “Dal Centro dell’Impero. Nuove scoperte archeologiche dell’Università di Udine nell’Antica Assiria” al Castello

udine_casa-della-contadinanza_incontri_locandinaSarà l’epopea di Gilgamesh la protagonista, martedì 21 febbraio 2023, del terzo incontro del ciclo “Dal centro dell’impero”, alla Casa della Contadinanza sul colle del Castello di Udine, organizzati in relazione alla mostra “Dal Centro dell’Impero. Nuove scoperte archeologiche dell’Università di Udine nell’Antica Assiria”, aperta al Castello di Udine fino al 30 aprile 2023. Gli otto incontri in calendario, che si propongono di avvicinare il grande pubblico alla conoscenza dell’impero assiro e dell’antico Vicino Oriente, sono il risultato della collaborazione fra il Dipartimento di Studi umanistici e del Patrimonio culturale dell’università di Udine e il museo Archeologico di Udine con il sostegno della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. L’esposizione e gli eventi sono a cura di Daniele Morandi Bonacossi, Francesca Simi, Luigi Turri e Paola Visentini. Gli incontri si tengono dalle 18 alle 19.30. La partecipazione agli eventi è gratuita. Non è richiesta la prenotazione, ma i posti sono limitati. Dopo “Acqua e dei di Assiria: il sistema d’irrigazione assiro nell’entroterra dell’antica Ninive” con Daniele Morandi Bonacossi (università di Udine), il 24 gennaio 2023; e “Viaggio in Assiria. L’Europa e la riscoperta di una grande civiltà del passato” con Stefania Ermidoro (Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale – CNR, Roma), il 7 febbraio 2023; ora tocca a Luigi Turri (università di Verona), il 21 febbraio 2023, con “Gilgamesh e la scoperta del Diluvio Universale” che introduce “L’epopea di Gilgamesh”, una lettura-spettacolo a cura dell’associazione culturale TrixTragos. “Donne e regine d’Assiria” è l’argomento che il 7 marzo 2023 sarà affrontato da Francesca Simi (Università di Udine). Il 21 marzo 2023 Daniele Morandi Bonacossi terrà una conferenza intitolata “Gli ‘aquiloni del deserto’ e la caccia preistorica alle gazzelle nel deserto di Palmira (Siria)”. “L’Assiria in pericolo” è invece il tema dell’incontro con Francesca Simi il 4 aprile 2023. “Un tempo abitavamo nei villaggi. Indagini archeologiche nel sito Neolitico e Calcolitico di Asingeran (Kurdistan iracheno)” è l’argomento che tratterà Marco Iamoni (università di Udine) il 18 aprile 2023. Infine, il 2 maggio 2023, Daniele Morandi Bonacossi parlerà su “La metropoli di Qatna (Siria) e i suoi palazzi: un crocevia di culture tra Mediterraneo e Levante”. Le registrazioni di tutti gli incontri saranno disponibili sul canale Youtube PlayUniud ogni quindici giorni.

“Gilgamesh e la scoperta del Diluvio Universale”. Luigi Turri (università di Verona) introduce “L’epopea di Gilgamesh”, una lettura-spettacolo a cura dell’associazione culturale TrixTragos che leggerà dei brani tratti dall’epopea di Gilgamesh (nel video la performance all’università di Verona). Il 3 dicembre 1872 George Smith (1840-1876), brillante assiriologo autodidatta,   comunicò alla Society of Biblical Archaeology di Londra il ritrovamento nei depositi del British Museum di una tavoletta scritta in caratteri cuneiformi, un testo vecchio di migliaia di anni, nel quale si raccontava del Diluvio Universale. Il racconto era straordinariamente simile a quello biblico, ma le tavolette, scoperte nella biblioteca di Assurbanipal a Ninive, datata al VII secolo a.C., tramandavano testi molto più antichi, ben più antichi della Bibbia.

Bologna. Al via “Il viaggio dell’eroe. Dall’Antico Egitto a Hollywood”, ciclo di quattro incontri in Biblioteca Sala Borsa con l’egittologa Barbara Faenza. Ecco il programma

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La statua del dio Horus-falco nel tempio di Edfu in Egitto (foto andrés dallimonti / unsplash)

Cosa lega il mito di Osiride, l’epopea di Gilgamesh, i poemi omerici e Star Wars? Lo sapremo partecipando al ciclo di incontri, dal 16 febbraio all’11 maggio 2023, “Il viaggio dell’eroe. Dall’Antico Egitto a Hollywood”, all’auditorium Biagi in Biblioteca SalaBorsa, in piazza Nettuno 3 a Bologna. Per capire il fenomenale successo di alcune pellicole cinematografiche come Star Wars è infatti indispensabile decifrarne il “codice segreto”. Il “codice segreto” o “viaggio dell’eroe” è antichissimo, lo si rintraccia nei miti e nelle fiabe di tutto il mondo. È lo stesso che teneva con il fiato sospeso coloro che, nel mondo antico, sentivano narrare la storia del dio Osiride, dell’epopea di Gilgamesh, il racconto della guerra di Troia e del periglioso viaggio di Ulisse. Gli incontri sono a cura di “BiblioBologna. Cittadini per le biblioteche APS” e condotti dall’egittologa Barbara Faenza. Ingresso gratuito. Una volta raggiunta la capienza massima consentita non sarà possibile entrare e sostare in piedi.

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Raffigurazione di Osiride proiettata sulla parete di un tempio egizio nella mostra di Jesolo (foto Gianfranco Grendene)

Primo incontro “Miti e racconti nell’Antico Egitto: il mito di Osiride e altre storie”: giovedì 16 febbraio 2023, alle 17, in Piazza Coperta della Biblioteca SalaBorsa, a cura di BiblioBologna, con Barbara Faenza. Ingresso gratuito. L’Egitto è una terra ricca di miti, fiabe e leggende. Il mito più famoso è certamente quello del dio dei morti Osiride e della sua sposa Iside. SI parla dello scontro tra questo dio e il fratello Seth per la conquista della regalità sull’intero Egitto. Il dio Osiride, assassinato dal fratello viaggerà fino ad arrivare nel mondo dei morti di cui diventerà sovrano indiscusso.

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La statua di Gilgamesh e un lamassu da Khorsabad, oggi conservati al museo del Louvre di Parigi

Secondo incontro “Antiche storie mesopotamiche: Gilgamesh e la ricerca dell’immortalità”: giovedì 16 marzo 2023, alle 17, in auditorium Biagi della Biblioteca SalaBorsa, a cura di BiblioBologna, con Barbara Faenza. Ingresso gratuito. Dalla Mesopotamia ci arriva un vero e proprio poema epico: la storia di Gilgamesh, re di Uruk, che compie un lungo e pericoloso viaggio per sconfiggere la morte e alla fine trova la pace interiore. Un testo potente che, con il passare dei millenni, non perde il suo splendore poiché allora come oggi la più grande angoscia dell’uomo è la coscienza della propria finitezza. “Perché devo morire?” si chiede Gilgamesh … e noi con lui.

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La testa di Ulisse dal museo Archeologico nazionale di Sperlonga (foto museo Sperlonga)

Terzo incontro “Antica Grecia: il mondo degli eroi”: giovedì 13 aprile 2023, alle 17, in auditorium Biagi della Biblioteca SalaBorsa, a cura di BiblioBologna, con Barbara Faenza. Ingresso gratuito. I poemi omerici, l’Iliade e l’Odissea, sono classici intramontabili poiché parlano un linguaggio che ancora oggi ci coinvolge: l’eroe che deve lasciare la sua casa per andare a combattere, il mondo divino e quello umano uniti strettamente, l’ineluttabilità del destino, l’amore, la morte, l’eroismo e un pizzico di magia. Insomma, tutto quello che rientra nel cosiddetto “il viaggio dell’eroe” e che contiene gli ingredienti essenziali per la buona trama di un libro o di un film.

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Manifesto della saga di Star Wars

Quarto e ultimo incontro “Dal mito a Hollywood: Star Wars”: giovedì 11 maggio 2023, alle 17, in auditorium Biagi della Biblioteca SalaBorsa, a cura di BiblioBologna, con Barbara Faenza. Ingresso gratuito. Perché i film di Star Wars riscuotono tanto successo? Come mai sono entrati nell’immaginario collettivo? Semplice: perché la storia che raccontano è antica come il mondo. George Lucas ha attinto largamente ai miti, agli antichi poemi e alle fiabe (ultima trasformazione del mito) per realizzare i suoi film, basandosi fondamentalmente su un unico, antico mito, chiamato “ Il viaggio dell’eroe”. Tutto questo rende Star Wars più che un film un moderno poema epico.

Rovereto. RAM film festival 2023, ci sono le date e il tema del focus: dal 4 all’8 ottobre con “Sguardi sul clima”. Aperte le iscrizioni dei film

rovereto_rassegna-RAM-2023_le-date_locandinaPer avere un’idea del numero dei produttori e registi e della qualità dei film che animeranno l’edizione 2023 del RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie bisogna aspettare ancora qualche mese. C’è tempo infatti fino al 31 maggio 2023 per inviare la candidatura di un film attraverso la piattaforma Filmfreeway: ISCRIVI IL TUO FILM >. Ma qualche anticipazione già si può fare. Intanto ci sono le date, che si possono segnare sull’agenda. Il RAM film festival 2023 si terrà a Rovereto dal 4 all’8 ottobre 2023. Sullo schermo e sul palco del teatro Zandonai si racconteranno l’archeologia e il patrimonio culturale attraverso il cinema. Ma non solo: oltre al palinsesto di film e documentari ci saranno incontri con gli esperti, visite e tanto altro ancora. E poi si può già annunciare il focus dell’edizione 2023 che sarà #sguardisulClima. “La Fondazione Museo Civico – ricordano i promotori – organizza dal 1990 un Film Festival, dal 2021 denominato RAM – Rovereto Archeologia Memorie, dedicato all’archeologia e al patrimonio culturale materiale e immateriale. La formula del Festival roveretano prevede proiezioni, incontri, esposizioni, corsi di formazione, visite guidate alla scoperta del territorio e molto altro, in una contaminazione tra conoscenza, emozione e informazione. Il focus 2023 ha per titolo “Sguardi sul clima” ed è un riflettore puntato sull’emergenza climatica con una lente specifica sui rischi che corre il patrimonio culturale mondiale. Il focus vuole far crescere la consapevolezza sulle sfide che il cambiamento del clima comporta per la tutela di siti e monumenti nel futuro che cambia. Nella stessa settimana – concludono -, gli utenti del film festival potranno scoprire la città e i suoi musei, e fruire di visite guidate, escursioni sul territorio, il tutto firmato RAM”.

Roma. Per rispetto della tragedia che sta colpendo la Turchia sud-orientale e la Siria, rinviate le celebrazioni per i 62 anni di ricerca archeologica dell’università la Sapienza ad Arslantepe, sito Unesco dal 2021

roma_sapienza_arlsantepe-2023_conferenza-annullata_locandinaEra tutto pronto per celebrare i 62 anni di ricerca archeologica della Sapienza nella Türkiye sudorientale ad Arslantepe (dal 1961) e l’ingresso del sito nelle liste del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO (2021), il 9 febbraio 2023, nell’aula Odeion della Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza Università di Roma. Ma la notizia del devastante sciame sismico che sta duramente colpendo la Türkyie meridionale dalla scorsa notte ha fatto venir meno la serenità d’animo per qualunque celebrazione e cerimonia. Il comitato scientifico e organizzativo ha così unanimemente disposto il rinvio della giornata prevista per il prossimo 9 febbraio 2023 a data da destinarsi.

Al via la VII edizione del Concorso Art Bonus: come funziona e come votare. Ecco quattro progetti da votare da Nord a Sud: Villa dei Mosaici a Negrar, epistolario di Paolo Orsi a Rovereto, stanza del custode degli Augustali al parco archeologico di Ercolano, rython assiro al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia

art-bonus_2023_manifestoHa preso il via il 1° febbraio 2023 la VII edizione del Concorso Art Bonus, l’iniziativa organizzata dal ministero della Cultura e ALES Spa, con la collaborazione di Promo PA Fondazione, finalizzata a rendere protagonisti i cittadini che potranno esprimere il loro gradimento su oltre 260 progetti beneficiari dei fondi Art Bonus nel 2022. Alla fine del 2022 risultano oltre 2434 gli enti registrati al portale Art Bonus, 31275 i mecenati, 5731 gli interventi pubblicati sulla piattaforma, più di 757 i milioni di euro raccolti su tutto il territorio nazionale. Quindici sono le regioni nelle quali si trovano i progetti in gara (Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Veneto). Per votare, basta un semplice clic o like. La novità di questa edizione è l’introduzione di due categorie di progetti. 1) categoria “Beni e luoghi della cultura”: concorrono progetti di restauro e manutenzione di beni culturali e progetti di sostegno a favore di musei, biblioteche, archivi, aree archeologiche, complessi monumentali; 2) categoria “Spettacolo dal vivo”: comprende tutti i progetti di sostegno agli enti e alle attività di spettacolo. I vincitori della 7° edizione saranno due, uno per ciascuna categoria.

art-bonus_2023_logoLe fasi di svolgimento del Concorso Art Bonus 2023: FASE 1 – Prima eliminatoria sul sito Art Bonus dal 1° febbraio 2023 fino alle ore 12 del 21 febbraio 2023 le votazioni si svolgeranno esclusivamente sulla piattaforma artbonus.gov.it/concorso2023. Sarà possibile esprimere una sola preferenza per ciascun progetto in gara ma ogni utente potrà votare più progetti. I voti ricevuti da ciascun progetto saranno visibili in tempo reale. FASE 2 – Seconda eliminatoria sul sito Art Bonus dalle ore 13 del 21 febbraio 2023 fino alle ore 12 del 14 marzo 2023 resteranno in gara sulla piattaforma del concorso i soli progetti che avranno ricevuto almeno 200 voti. I progetti con più di 200 voti rimasti in gara saranno divisi in due categorie: “Beni e luoghi della cultura” e “Spettacolo”. I sei progetti di ciascuna categoria che risulteranno più votati alla data del 14 marzo accederanno alla fase finale che si svolgerà solo sui canali FB e IG di Art Bonus. FASE 3 – Finale sui canali Facebook e Instagram di Art Bonus dalle ore 12 del 15 marzo fino alle 12 del 30 marzo 2023 i primi 12 progetti con il maggior numero di voti sulla piattaforma parteciperanno alle votazioni solo sui canali social, sfidandosi a suon di “Likes” sui profili Facebook e Instagram di Art Bonus. I 12 progetti finalisti saranno così suddivisi: 6 per la categoria “Beni e luoghi della cultura” + 6 per la categoria “Spettacolo”. FASE 4 – Proclamazione vincitori. i voti ottenuti da ciascun progetto sui social saranno sommati ai voti precedentemente ricevuti sulla piattaforma Art Bonus. La somma di questi voti determinerà l’ordine finale delle due classifiche e i due vincitori, uno per ogni categoria: 1° classificato categoria “Beni e luoghi della cultura”, 1° classificato categoria “Spettacolo”.

Ecco alcuni progetti da votare, da Nord a Sud.

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Veduta d’insieme dei mosaici policromi del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

NEGRAR (Vr). Villa Romana dei Mosaici: copertura protettiva mosaici (SABAP per le province di Verona, Rovigo e Vicenza). Il link per votare: Villa Romana dei Mosaici – Copertura protettiva mosaici – SABAP per le province di Verona, Rovigo e Vicenza – Art Bonus. Villa romana tardoantica (IV secolo d.C.) a carattere residenziale e produttivo, con mosaici di straordinario pregio ed eccezionale stato di conservazione.

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Veduta aerea dell’area occupata dalla Villa dei Mosaici di Negrar tra i vigneti della Valpolicella (foto sabap-vr)

Dopo il rinvenimento nel 1885 di alcuni mosaici in parte strappati e venduti al Comune di Verona, nel 1922 venne individuata ed esplorata una parte del settore residenziale (pars urbana) dall’archeologa Tina Campanile, prima donna ammessa alla Scuola Archeologica di Atene. Nel 1974 uno scavo distrusse alcuni ambienti della villa fino ad allora sconosciuti. Del sito non era più nota l’esatta localizzazione: nel 2018 la Soprintendenza riprese le ricerche con la finalità della tutela vincolistica e nel 2019 fu individuata l’area. Negli anni seguenti, grazie ai fondi ministeriali, è stato intrapreso lo scavo archeologico in estensione. Oltre alla riscoperta dei mosaici visti nel 1922, che tanta eco mediatica ha suscitato sulla stampa nazionale e internazionale e sul web (“I mosaici romani tra i filari dei vigneti della Valpolicella”) e di cui è stato finalmente possibile apprezzare la pregevole tecnica realizzativa e lo straordinario stato di conservazione, ne sono stati riportati in luce nuovi con disegni geometrici, raffigurazioni naturalistiche e ritrattistiche. La parte residenziale della villa, scenograficamente disposta su terrazzamenti che assecondavano il declivio naturale del terreno, collegati da scalinate e ordinata attorno a un cortile-giardino centrale cinto dal peristilio, comprendeva un ampio e articolato settore termale. È stata rinvenuta una quantità notevole di frammenti di intonaci a vivaci colori, capitelli, fusti e basi di colonna, oltre a reperti metallici e a numerose monete.

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Una delle coperture esistenti a protezione dei pavimenti musivi della Villa dei Mosaici a Negrar (foto sabap-vr)

Il settore produttivo è caratterizzato dalla presenza di estesi vani lastricati; recentissima e particolarmente rilevante è l’individuazione di strutture dedicate alla produzione vinicola. Si ipotizza che l’abbandono e la spoliazione della villa siano avvenuti nel VI secolo; la successiva frequentazione del sito in epoca altomedievale, nei tre secoli successivi (VII-IX), è caratterizzata da demolizioni, nuove parziali edificazioni e dal riadattamento e riuso di alcuni ambienti superstiti. Sono riferibili a quest’epoca anche alcune sepolture in nuda terra o in cassa litica. Tutti i beni archeologici messi in luce appartengono allo Stato. L’intervento: realizzazione di due coperture con struttura in alluminio e teli con pareti apribili per la protezione dalle intemperie delle aree scavate, analoghe a quelle già esistenti, al fine di consentire gli interventi conservativi più urgenti sulle pavimentazioni musive, con un clima controllato e di permettere agli archeologi di proseguire l’indagine al coperto.

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Il museo civico di Scienze e Archeologia a Palazzo Parolari a Rovereto (foto fmcr)

ROVERETO (Tn). Museo di Scienze e Archeologia | Fondazione Museo Civico di Rovereto: Paolo Orsi. Una storia trentina tra archivi e immagini. Il link per votare: Museo di Scienze e Archeologia | Fondazione Museo Civico di Rovereto – Paolo Orsi. Una storia trentina tra archivi e immagini – Art Bonus. Archeologia, zoologia, botanica, astronomia, scienze della terra, robotica: queste le discipline che animano il Museo di Scienze e Archeologia, dalle sale permanenti con le preziose collezioni fino alle importanti mostre temporanee che approfondiscono temi diversi ogni anno.

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Ritratto dell’archeologo Paolo Orsi, nato a Rovereto nel 1859 (foto fmcr)

Il museo, situato a Palazzo Parolari, è dal 1998 sede della Fondazione Museo Civico di Rovereto, uno dei più antichi musei italiani, fondato come società privata nel 1851. Le collezioni storiche del museo hanno dato vita all’esposizione permanente con sale dedicate ai minerali, ai fossili e agli uccelli, con alcune delle più importanti collezioni regionali. Le sale di archeologia raccontano il territorio ma non solo, grazie alla splendida collezione Paolo Orsi e alla sala Portinaro-Untersteiner con una preziosa raccolta di vasi antichi di produzione italica. Disponibili per le attività per il pubblico e le scuole il Planetario situato nel giardino del museo e il primo LEGO Education Innovation Studio aperto in Italia. L’intervento: riordino, pubblicazione e valorizzazione dell’epistolario inedito e dell’archivio lasciato dall’archeologo roveretano Paolo Orsi (1859-1935) alla Fondazione Museo Civico di Rovereto. Realizzazione di un documentario su Paolo Orsi e il suo rapporto con la terra d’origine.

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Il letto carbonizzato con il corpo del Custode scoperto da Maiuri ad Ercolano nel 1961 (foto Petrone)

PARCO ARCHEOLOGICO ERCOLANO (Na). Restauro stanza del custode, Collegio degli Augustali. Il link per votare: Parco Archeologico Ercolano – Restauro stanza del custode, Collegio degli Augustali – Art Bonus. Il parco archeologico di Ercolano, istituto della cultura di rilevante interesse nazionale dotato di autonomia speciale, è la struttura amministrativa che ha il compito di ricercare, conservare, tutelare, divulgare e valorizzare l’antica Herculaneum, luogo in cui a partire dal 1738 è cominciata l’archeologia delle città vesuviane distrutte dall’eruzione del 79 d.C. L’area archeologica di Ercolano è stata inserita, dal 1997, insieme agli Scavi di Pompei e alle ville di Oplontis, nella lista dei siti del Patrimonio Mondiale redatta dall’UNESCO.  Nel 1961 durante gli scavi a cielo aperto dell’antica Herculaneum, in un ambiente del Collegio degli Augustali, una vittima dell’eruzione del 79 d.C., un uomo di circa 20 anni, probabilmente il custode dell’edificio, fu trovato disteso su un letto di legno, sepolto dal fango vulcanico.

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I resti del corpo carbonizzato del custode degli Augustali a Ercolano con la posizione dei resti analizzati dal team di Petrone (foto Petrone / Plos One)

Lo scavo del letto rimase volontariamente incompiuto per consentire al pubblico una prospettiva di visita immersiva lasciando la porzione più superficiale del letto e i resti scheletrici a vista, protetti da una teca in vetro. Negli anni successivi alla musealizzazione della stanza, la protezione in vetro è andata perduta e i resti scheletrici sono stati soggetti a ripetuti furti e danneggiamenti da agenti esterni, mentre i margini del letto in legno carbonizzato hanno perso l’adesione originaria al blocco di materiale piroclastico sottostante, presentando segni di fratture e sgretolamento. Negli anni più recenti, è stata avvertita la necessità di recuperare questo straordinario contesto archeologico, sia per preservare i dati concernenti il ritrovamento di una vittima dell’eruzione in condizioni di seppellimento molto peculiari, sia per garantire la conservazione del letto, che rientra nel novero di una collezione di mobili, di oggetti di uso comune nonché di elementi strutturali in legno carbonizzato unica al mondo. Per quanto riguarda lo scheletro, in corrispondenza del cranio della vittima, è recentissima la scoperta di resti cerebrali vetrificati il cui risultato più significativo è stata l’identificazione di diverse proteine presenti nei tessuti cerebrali umani, attribuibili al cervello della vittima e ai suoi capelli, consentendo altresì l’individuazione di un intero sistema nervoso centrale. Nell’ambito del progetto è pertanto prioritario procedere ad un’accurata rimozione dei resti scheletrici per preservarne l’eccezionale valore scientifico e garantire la prosecuzione di indagini interdisciplinari; nel contempo, la rimozione del banco tufaceo dell’eruzione, non ancora scavato, consentirebbe di recuperare i nessi strutturali verticali e orizzontali del letto e la possibilità di completarne il consolidamento e il restauro. Il progetto prevede altresì la manutenzione straordinaria degli elementi strutturali e degli apparati decorativi della stanza, con particolare riguardo alla parete in opus craticium, che  ancora conserva tracce del graticcio in legno carbonizzato e la finestra originale, agli intonaci affrescati e al pavimento in cocciopesto. L’unicità dell’area archeologica è data dalla peculiarità del seppellimento che ha sigillato sotto una spessa coltre di materiale piroclastico l’intera città, restituendo l’unico fronte mare di una città romana ed edifici conservati sino al terzo piano di altezza, caratterizzati da apparati decorativi di grande pregio. Ercolano è il solo sito da cui sono stati portati alla luce reperti organici in grande quantità, tra i quali legno (utilizzato sia come elemento architettonico che per la costruzione di mobili e utensili), frammenti di tessuto ed alimenti di vario genere (cereali, legumi, frutta). L’unica biblioteca del mondo antico, la famosa collezione di papiri che dà il nome alla celebre Villa, è stata trovata qui. Le attività di studio e ricerca dello straordinario patrimonio culturale del Parco, mobile ed immobile, sono volte a migliorare la conoscenza della cultura materiale e della società romana del I sec. d.C., nonché a mettere in campo strategie di tutela e conservazione innovative ed efficaci per una fruizione sempre più ampliata, inclusiva e diversificata.

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Rython assiro in bronzo (730-715 a.C.) a testa di leone proveniente da Veio e conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

ROMA. Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia: restauro Rython assiro a testa di leone. Il link per votare: Restauro Rython assiro a testa di leone – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia – Art Bonus. Restauro del Rython assiro in bronzo (730-715 a.C.) conformato a testa di leone proveniente da Veio, il cui contesto è purtroppo sconosciuto, ma certamente riconducibile ad un corredo principesco. Utilizzato come contenitore per bere, era dotato probabilmente da un’ansa che permetteva una presa riconducibile a quella di un secchiello. Il reperto è stato realizzato in lamina di bronzo, a doppia parete, e decorato con la tecnica dello sbalzo con anima di materiale refrattario in corrispondenza dei volumi delle fauci. Il manufatto dovrà essere sottoposto a: esame e documentazione dello stato di conservazione iniziale del reperto mediante fotografie e schede descrittive; pulitura (meccanica e/o chimica) delle superfici da depositi incoerenti e coerenti; consolidamento dei materiali costitutivi; eventuale incollaggio con resine adeguate; integrazioni e/o lavorazioni di integrazioni esistenti; presentazione estetica delle integrazioni; applicazione di idoneo protettivo; progettazione ed esecuzione di un nuovo supporto. Il museo ETRU mira a costituire una rete integrata tra siti ed enti culturali volta a favorire la crescita culturale e sociale e lo sviluppo economico delle realtà territoriali che le sue raccolte rappresentano, incoraggiando la formazione di comunità patrimoniali nello spirito indicato dalla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società (Faro 2005).