Ercolano. Il parco archeologico si conferma metà turistica anche a fine estate: oltre 57mila presenze in ottobre e 10mila nel ponte di Ognissanti

Visitatori al Teatro antico di Ercolano con caschi, mantelline e torce (foto paerco)
Il parco archeologico di Ercolano si conferma meta turistica in questo fine 2022. Sono stati ben 10193 i visitatori nel lungo fine settimana di Ognissanti confermando il crescente interesse dei visitatori per Ercolano. “Con le 57603 presenze del mese di ottobre coroniamo”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “una stagione estiva che ci ha visto tra le mete predilette dei turisti provenienti da ogni parte del mondo”. Coloro che hanno scelto la Campania come destinazione anche in questa prima settimana di novembre hanno potuto approfittare, sabato 5, al mattino, della visita all’Antico Teatro, il primo monumento ad essere scoperto nel 1738 nei siti vesuviani colpiti dal cataclisma e i visitatori hanno potuto accedervi scendendo a più di 20 metri sotto il materiale eruttivo, per ammirare il percorso concepito come una vera e propria esplorazione; hanno potuto avventurarsi in un luogo unico e suggestivo, in cui sono presenti, oltre ai resti dell’antico edificio, reperti, graffiti lasciati nei secoli dai visitatori, che alla luce delle fiaccole attraversarono nel XVIII e XIX secolo le gallerie e i pozzi creati per penetrare nelle viscere dell’antica Ercolano. E oggi, domenica 6 novembre 2022, i visitatori hanno potuto approfittare dell’accesso gratuito al Parco, grazie all’iniziativa ministeriale #Domenicalmuseo, l’apertura mensile gratuita di siti museali e parchi archeologici.
Roma. “Nuove ricerche e indagini a Sette Bassi: una passeggiata nel complesso archeologico”: visite guidate proposte dal parco archeologico dell’Appia Antica
Domenica 6 novembre 2022, in occasione delle domeniche gratuite, il parco archeologico dell’Appia Antica propone due visite guidate gratuite, alle 10.30 e alle 12, alla Villa di Sette Bassi, in via Tuscolana 1700, dal titolo “Nuove ricerche e indagini a Sette Bassi: una passeggiata nel complesso archeologico”. Attività gratuita. Dopo la Villa dei Quintili quella di Sette Bassi è la seconda villa suburbana più grande di Roma. I responsabili del sito accoglieranno i visitatori illustrando loro la storia della residenza e le prossime attività di scavo e di valorizzazione. Per l’occasione sarà presente anche l’associazione Legio Secunda Parthica Severiana che dalle 11.30 darà ai visitatori una dimostrazione delle figure legionarie del “muro” e della “testuggine”, e una spiegazione della storia della legione, delle armature e delle varie figure legionarie.
Gambolò (Pv). Al via “Ciak: si scava!”, Festival internazionale del Cinema di Archeologia: due giorni con i migliori film del RAM film festival. Tra i temi toccati ecologia, cambiamenti climatici, rapporto uomo-acqua, distruzione del patrimonio culturale in Afghanistan e Siria

Il castello Beccaria-Litta a Gambolò (Pv) che ospita “Ciak: si scava!” (foto comune di gambolò)
Dall’ecologia ai cambiamenti climatici contemporanei, dal rapporto fra l’uomo e l’acqua al dramma delle distruzioni del patrimonio culturale in Afghanistan e non solo, all’aggressività dei potentati economici a scapito delle comunità: sono alcuni temi toccati dai film in programma a “Ciak: si scava!”, il Festival internazionale del Cinema di Archeologia organizzato dal museo Archeologico di Lomellino e il Comune di Gambolò, in collaborazione con la Fondazione museo civico di Rovereto, il RAM film festival e la rivista Archeo, al via a Gambolò (Pv), nella splendida cornice del Castello Beccaria-Litta, sabato 5 e domenica 6 novembre 2022. Saranno proiettate le migliori e più recenti produzioni internazionali di cinema archeologico, che richiameranno argomenti di estrema attualità, lasciando agli spettatori diversi spunti di riflessione: occasione di apprezzare film e documentari di grande valore culturale, che non trovano spazi nella distribuzione cinematografia ordinaria e nelle piattaforme digitali. L’ingresso è libero ed è gradita la prenotazione al numero di telefono +39 349 8929645. Verranno assegnati Il Festival prevede l’assegnazione di due premi: il premio Città di Gambolò al film più votato dal pubblico, il premio Museo Archeologico Lomellino a quello scelto dalla giuria.
PROGRAMMA Sabato 5 novembre 2022. Alle 17, apre la manifestazione il film “La caduta dei re Maya / Fall of the Maya Kings” di Leif Kaldor (Canada, 52’, 2022). Seguono il film “Volti e segreti delle donne romane / Portraits and Secrets of Roman Women” di Gianmarco D’Agostino (Italia, 4’, 2021) e il film “Il dono dei ghiacciai. Come le ere glaciali hanno formato l’Europa / Gift of the Glaciers. How the Ice Ages Shaped Europe” di Heiko De Groot (Germania, 52’, 2021). Dopo il buffet, alle 21, il film “Il giuramento di Ciriaco / The Oath of Cyriac” di Olivier Bourgeois (Andorra, 2021, 72’); chiude il film “Osmildo” di Pedro Daldegan (Brasile, 2019, 27′). Domenica 6 novembre 2022. Alle 10, apre il film “Antica trasversale sicula. Il cammino della dea madre” di Francesco Bocchieri (Italia, 2021, 79’). Segue il film “Cronache di donne leggendarie Hatshepsut e Nefertiti: l’Egitto delle regine” di Graziano Conversano (Italia, 35’, 2022). Dopo la pausa pranzo, alle 15, si riprende con il film “Afghanistan. Tracce di una cultura sfregiata” di Alberto Castellani (Italia, 2022, 52′). Segue il film “Le vie del rame” di Davide Dalpiaz (Italia, 2021, 7’). Chiude la rassegna “Mamody, l’ultimo scavatore di baobab / Mamody, the Last Baobab Digger” di Cyrille Cornu (Francia, 2022, 52’).
San Lazzaro di Savena (Bo). Al museo della Preistoria “L. Donini” conferenza di Federica Guidi su “Il tempo di Roma fra realtà e mito” in occasione della Festa internazionale della Storia
Evento speciale sabato 5 novembre 2022 al museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena (Bo). In occasione della Festa internazionale della Storia “Cosa e come apprendere tra lasciti moniti e strumentalizzazioni”, alle 16, conferenza dell’archeologa Federica Guidi “Il tempo di Roma fra realtà e mito”. “Parlerò di quanto la storia romana sia ricca a sufficienza di storie interessantissime”, anticipa Federica Guidi, “senza bisogno di crearvi falsi miti intorno e di come il mito – spesso distorto- e il ricordo di Roma abbiamo attraversato i secoli dal medioevo al fascismo…”. Un appuntamento da non perdere per tutti gli appassionati della storia del territorio.
Cividale. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Feudatari, cavalieri, crociati. Il castello dei signori di Attems nel Friuli patriarcale”

La locandina della mostra “Feudatari Cavalieri Crociati” al museo Archeologico nazionale di Cividale dal 5 novembre 2022 al 5 maggio 2023
“Feudatari cavalieri crociati. Il castello dei signori di Attems nel Friuli patriarcale” è il titolo della mostra che sabato 5 novembre 2022, alle 11, apre al museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli dove rimarrà aperta fino al 5 maggio 2023 (orario 10–19, chiuso il lunedì; info +39 0432 700700 museo Archeologico nazionale Cividale, museoarcheocividale@cultura.gov.it; prenotazioni prenotazionisfa@gmail.com). Questa mostra nasce da una collaborazione tra la Società friulana di Archeologia (presidente Maurizio Buora) e il museo Archeologico nazionale di Cividale (direttore Angela Borzacconi), insieme per raccontare un percorso di archeologia e di formazione. Il castello appartenuto alla famiglia degli Attems, una delle più antiche casate del Friuli patriarcale, è un punto di osservazione privilegiato per visualizzare il Medioevo di una terra che nella presenza di fortificazioni e fortezze trova la sua fisionomia più connotante. Il progetto espositivo vuole essere un’occasione per condividere il contributo che vent’anni di campagne di scavo hanno offerto alla conoscenza del territorio attraverso il lavoro di molte persone. Le indagini, condotte dalla Società Friulana di Archeologia, attraverso il coinvolgimento di numerosi studenti, hanno dato vita a momenti importanti di formazione, ma anche di incontro e di scambio per i giovani partecipanti provenienti da diversi luoghi d’Italia e d’Europa. Il sito ha restituito contesti datati al XII e al XIII secolo, un unicum nel panorama dei castelli noti in regione che in genere conservano testimonianze delle ultime frequentazioni prima dell’abbandono avvenuto a partire dal Quattrocento. Una selezione dei materiali archeologici rinvenuti nella residenza fortificata di questi nobili di origine germanica, ne esprime un momento di grande prosperità, eccezionalmente confermato anche dalle fonti documentarie. In questo caso, inoltre, le fonti storiche rintracciate in alcuni preziosi fondi documentari del museo Archeologico nazionale di Cividale permettono di ricostruire atmosfere e personaggi di un nobile casato che diede alla storia feudatari, cavalieri, ma anche crociati di Terrasanta.
Vetulonia. Nel giorno dell’annuncio della proroga della mostra-evento “A tempo di danza. In armonia grazia e bellezza” appuntamento con le allieve di Arte Danza per un dialogo tra danzatrici del Passato e del Presente
Probabilmente quando è stato programmato l’evento di sabato 5 novembre 2022, alle 17, al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia doveva rappresentare in qualche modo il gran finale della mostra “A tempo di danza. In armonia grazia e bellezza” la cui chiusura era prevista per domenica 6 novembre 2022. “Ma proprio per il successo ottenuto”, parole della direttrice Simona Rafanelli, “la mostra la proroghiamo fino a domenica 8 gennaio 2023”. L’evento è comunque da non perdere: un nuovo appuntamento “a passo di danza”, per uno straordinario dialogo tra danzatrici del Passato e del Presente. Le allieve della scuola di Arte Danza di Castiglione della Pescaia, grazie alle coreografie di Eva Tondi ed Alessandra Taviani, eseguiranno performance di danza ispirate ai temi della mostra 2022, alternandosi alle visite guidate a cura delle archeologhe dello staff. Evento gratuito-prenotazione obbligatoria: 0564 927241 oppure 0564 948058 (dal martedì alla domenica 10-16), museo.vetulonia@comune.castiglionedellapescaia.gr.it.
Parco archeologico dell’Appia Antica. Per gli “Incontri di archeologia alle Tombe della via Latina” presentazione del libro “Roma da sotto a sopra. Meraviglie, misteri e curiosità di Roma” di Carlo Pavia
È la Città Eterna che non conosci o non ti immagini quella che Carlo Pavia, archeo-speleo-foto-sub, racconta nel suo libro “Roma da sotto a sopra. Meraviglie misteri e curiosità di Roma” (Davide Ghaleb Ed. 2022) che sarà presentato venerdì 4 novembre 2022, alle 16, per gli “Incontri di archeologia alle Tombe della via Latina” del parco archeologico dell’Appia Antica. Ai saluti del direttore del parco Simone Quilici, e del responsabile del sito Alessandro Cugno, seguirà l’introduzione di Marco Placidi (Sotterranei di Roma) e l’intervento dell’autore Carlo Pavia. Al termine dell’incontro, visita speciale nella camera sepolcrale della Tomba dei Valerii. Prenotazione obbligatoria a: pa-appia.tombelatine@cultura.gov.it. Ingresso gratuito. “Roma, da sotto a sopra”, già il titolo parla chiaro. Profondo conoscitore della Città Eterna, l’autore ha raccolto 100 argomenti – che lui chiama tappe – trattandoli da ogni punto di vista: storico, architettonico, urbanistico. Dalle fondazioni, là dove si incontrano straordinarie vestigia dell’epoca repubblicana e imperiale, a quelle mediane ovvero le importanti testimonianze medioevali e cinquecentesche, fino ad arrivare ai nostri giorni. Non è stato semplice, perché l’Urbe ne possiede notevolmente di più, ma certamente questi sono i più significativi. Li ha arricchiti poi con 500 fotografie a colori, spesso assolutamente inedite. È non è finita qui; egli, non ancora pago, svela un’impressionante quantità di curiosità, segreti e misteri che spesso si celano tra le pieghe della stratigrafia plurisecolare della città e che nessuno, senza questa guida, è in grado di scovare.
Padova. Apertura straordinaria di Palazzo Folco, sede della soprintendenza, e conferenza “La necropoli preromana orientale di Padova tra scavo, restauro e ricerca digitale”
Focus sulla necropoli preromana orientale di Padova. Giovedì 3 novembre 2022, in occasione dell’apertura straordinaria di Palazzo Folco in via Aquileia a Padova – sede della Soprintendenza – che sarà visitabile dalle 15 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30), si terrà la conferenza “La necropoli preromana orientale di Padova tra scavo restauro e ricerca digitale”. Appuntamento alle 17. Interverranno: Giovanna Gambacurta, università Ca’ Foscari, Venezia; Cecilia Moscardo, Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici, università di Bologna; Federica Santinon, funzionario restauratore, soprintendenza area metropolitana di Venezia e province di Belluno Padova Venezia; Angela Ruta Serafini, già soprintendenza per i Beni archeologici del Veneto. Ingresso alla conferenza gratuito su prenotazione obbligatoria fino a esaurimento dei posti. Inviare la richiesta esclusivamente on line mediante il seguente link: https://forms.gle/ayTSCKZbLFd6MyLVA. Per la visita a Palazzo Folco non è necessaria la prenotazione. Il progetto di ricerca sulla necropoli tra via Tiepolo e via San Massimo indagata sul campo nel 1990-1991 prosegue con attività di laboratorio che hanno visto nel tempo la prosecuzione non solo dello scavo delle tombe ancora conservate nei pani di terra, ma anche con azioni che vanno articolandosi negli anni. Hanno preso avvio, contestualmente allo scavo, le seguenti attività: ricerche antropologiche, di restauro e tecnologia dei materiali, una nuova frontiera di ricostruzioni 3d dei contesti di scavo e dei materiali restaurati, oltre ad un lungo ma indispensabile processo di digitalizzazione della documentazione originale, che saranno oggetto dell’incontro di valorizzazione. Per tali iniziative si è contato sulla collaborazione del Centro di Digital and Public Humanities del dipartimento di Studi umanistici dell’università Ca’ Foscari di Venezia (VeDPH).
Negrar di Valpolicella (Vr). Sopralluogo alla Villa dei Mosaici: a breve sarà aperta al pubblico in via provvisoria in attesa dell’attivazione del parco archeologico

Il gruppo di lavoro per il parco archeologico in sopralluogo alla villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella: da sinistra, il sindaco Roberto Grison, il soprintendente Vincenzo Tinè, l’architetto Luca Dolmetta, l’archeologo Gianni De Zuccato, l’archeologo Alberto Manicardi, l’architetto Giovanna Battista, e i rappresentanti delle aziende agricole Benedetti e Franchini (foto sabap-vr)
In attesa che il progetto del parco archeologico si concretizzi, l’idea è di partire intanto con un’apertura al pubblico provvisoria della villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr). Sembra questa l’idea operativa alla fine del sopralluogo di lunedì 31 ottobre 2022 al sito archeologico da parte del gruppo di lavoro incaricato del progetto del nuovo parco archeologico, finanziato dal ministero della Cultura con un primo stralcio di 1 milione e mezzo di euro. Con il soprintendente ABAP di Verona Vicenza e Rovigo, Vincenzo Tiné, erano presenti il sindaco di Negrar di Valpolicella, Roberto Grison; l’archeologo della soprintendenza e responsabile degli scavi Gianni De Zuccato; gli architetti della soprintendenza Giovanna Battista e Federico Cetrangolo e il responsabile del cantiere Alberto Manicardi della Società Archeologica Padana. Per la prima volta era in visita al sito l’architetto Luca Dolmetta, dirigente del Comune di Genova e già progettista di diversi musei e aree archeologiche della Liguria, la cui collaborazione al progetto è stata generosamente concessa dal sindaco di Genova, Marco Bucci. Accompagnavano gli ospiti i proprietari dei fondi, Benedetti e Franchini, che hanno offerto un decisivo contributo alle ricerche. La valorizzazione di questo straordinario sito archeologico prosegue, quindi, prevedendo la sua fruizione pubblica in forma provvisoria a breve termine e la realizzazione di un vero e proprio parco archeologico a medio termine.
Vetulonia. Ultimi giorni per visitare la mostra “A tempo di danza. In Armonia Grazia e Bellezza” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi”: con la direttrice Simona Rafanelli speciale visita guidata tra i capolavori esposti

Veduta d’insieme della prima sala della mostra “A passo di danza” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (foto graziano tavan)

Locandina della mostra “A tempo di danza. In armonia grazia e bellezza” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia dal 1° luglio al 6 novembre 2022
Se non l’avete ancora fatto e ne avete la possibilità, andate a Vetulonia (Gr) al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” a visitare la mostra “A tempo di danza. In Armonia Grazia e Bellezza”, che chiude (salvo proroghe dell’ultimo momento) domenica 6 novembre 2022. Un percorso espositivo con capolavori di fama mondiale concessi in prestito dal principale museo archeologico d’Italia, il Mann di Napoli, e dalla celeberrima Accademia delle Belle Arti di Carrara. Il tema dell’esposizione è rappresentato dalla danza e in particolare dalla declinazione al femminile di questa straordinaria arte performativa. Ma se non ce la fate, ecco una speciale visita guidata che la direttrice del MuVet, Simona Rafanelli, ha concesso ad archeologiavocidalpassato.
“La mostra nasce da un desiderio in primo luogo: un desiderio, condiviso con il sindaco Elena Nappi del nostro Comune di Castiglione della Pescaia, di reagire al momento storico di grande buio, di ansia, di dolore, di malattia, di guerra, esaltando il lato positivo della vita stessa e del cosmo – potremmo dire -, un lato positivo che di comune intento abbiamo voluto porre nella parte femminile dell’umanità, una parte cui spetta da sempre, fin dall’antico, il ruolo di generare la vita e con essa la bellezza e insieme alla bellezza un aspetto peculiare dell’arte performativa che è la danza. Se pensiamo che il feto nel grembo della madre inizia la sua vita muovendosi danzando nel liquido amniotico, o – come sottolineato anche nel mito – che i cureti danzano per nascondere il pianto di Zeus bambino sul monte Ida, è un qualcosa la danza che nasce insieme alla bellezza, all’armonia, all’aspirazione alla perfezione, alla grazia, con l’uomo stesso e soprattutto proprio con la donna. Se la pace la bellezza la vita sono donna più che uomo, ebbene con questa mostra l’abbiamo voluto sottolineare ed esaltare.

La danzatrice dalla Villa dei Papiri di Ercolano, le foto di Luigi Spina e le tempere di Antonio Canova nella prima sala della mostra “A passo di danza” al museo di Vetulonia (foto graziano tavan)

La danzatrice dalla villa dei Papiri a Ercolano conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)
“La mostra, i cui temi sono proprio la bellezza e la danza, ha preso vita grazie alla collaborazione con due enti di cultura straordinari che hanno creduto in questa idea, in questo progetto, senza guardare alle piccole dimensioni e alla dimensione semplicemente civica del museo di Vetulonia. Hanno voluto sposare il sogno che era dietro la costruzione di questa esposizione. Parlo del museo Archeologico nazionale di Napoli che, dopo averci donato con l’Efebo dalla via dell’Abbondanza cinque anni fa, nel 2017, la statua più bella di Pompei, ora per noi, per questa mostra, fa uscire dalle sale dedicate alla Villa dei Papiri di Ercolano la più bella delle cinque, cosiddette dal Winckelmann, “danzatrici”. In questa danzatrice lo schema greco della donna col peplo si spezza per prendere vita in un passo e in un gesto iconico della ballerina, col ginocchio piegato, la veste sollevata con un lembo, e soprattutto il braccio alzato a far ruotare una ghirlanda, una corona con cui danzare. Uno studio, grazie al confronto con le tempere di Antonio Canova, ha restituito l’identità di danzatrici a queste giovani fanciulle.

Danzatrice in un affresco da villa di Ercolano conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

In mostra a Vetulonia una riproduzione delle Danzatrici, tempere di Antonio Canova (foto graziano tavan)
“Esce la danzatrice del Mann insieme a cinque affreschi dalle ville romane di Ercolano e di Pompei: una danzatrice da una villa di Ercolano, villa d’otium dei romani del tempo, che mi ripete il gesto con la mano e le dita chiuse sollevate al di sopra della testa; e altre quattro figure danzanti, due menadi volanti straordinarie racchiuse nel giro di danza sul fondo nero che Antonio Canova sogna e ripropone nelle sue tempere di cui abbiamo tre riproduzioni fotografiche nell’allestimento di scena della mostra, e accanto due figure volanti di Eros e Psiche, corpo e anima, uniti nell’abbraccio d’amore cui lo stesso Canova dedicherà le sue opere.

La danzatrice di Antonio Canova tra le foto di Lugi Spina nella mostra “A tempo di danza” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (foto graziano tavan)

La danzatrice di Antonio Canova nella mostra “A passo di danza” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (foto graziano tavan)
“Perché Canova? Perché questo tema che attraversa il tempo e dà il titolo alla mostra, che attraversa i secoli a tempo di danza, in armonia grazia e bellezza, parte da opere dell’antichità classica di I sec. d.C. e arriva ad Antonio Canova. Si passa il testimone a quel grande maestro di opere neoclassiche che già si vestono di vene di romanticismo. Il gesso della danzatrice di Canova con le mani sui fianchi prestato da un altro ente straordinario che è l’Accademia delle Belle arti di Carrara arriva da noi. Anche questo per la prima volta esce dall’Accademia per entrare in questa mostra e raccogliere il testimone dalla danzatrice ercolanense del Mann. È una danzatrice che fu dichiarata nei primi dell’Ottocento la donna più bella del mondo col volto di Josephine de Beauharnais che Canova presentò sulle soglie del XIX secolo nel Salone delle Esposizioni di Parigi e che fece innamorare il mondo intero. Questa donna incede leggiadra, a passo di danza rivelando compiutamente nella fragilità del gesso, nelle ombre che richiamano il colore dei corpi connessi nella carne, parla e racconta la fragilità stessa e la precarietà della vita dell’individuo e del mondo del cosmo intero.

La Tersicore di Antonio Canova riprodotta da TorArt con il robot antropomorfo della Robotor per la mostra “A tempo di danza” al museo di Vetulonia (foto graziano tavan)
“Accanto a queste due figure un’altra opera di Antonio Canova, di cui si celebra il bicentenario quest’anno dalla morte, la musa della danza e del canto corale, la divina Tersicore, dal greco τέρπω (“dar piacere, rallegrare”) e χoρός (“danza”), collegata alla stessa valenza e traduzioni dei termini della danza: χoρός vuol dire anche gioia, la stessa radice di Χαρά (“gioia”): Tersicore la ritroviamo proposta ad accogliere i visitatori nella prima delle due sale della mostra, quella incentrata sulla danza. Eccola la Tersicore, ricavata da un blocco in marmo di Carrara come l’originale di Canova conservato nella Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo nel Parmense, che sta impugnando una cetra: canta, balla, si muove, suona. È stata realizzata nei tempi contemporanei ripetendo oggi quella volontà di moltiplicare la memoria, che è nello stesso pensiero, nelle corde di Antonio Canova che quando amava un soggetto lo replicava in diversi materiali, tempera, gesso, marmo, all’infinito in varie dimensioni. Così noi oggi nel contemporaneo la sua Tersicore scolpita dal robot antropomorfo della Robotor a opera della TorArt, giovane azienda carrarese. Eccola riprodotta oggi dal robot come la Canova a perpetuare la memoria del maestro.

Alla mostra “A tempo di danza” le danzatrici, antiche e neoclassiche, dialogano con le fotografie di Luigi Spina, mostra nelal mostra (foto graziano tavan)
“E ancora. Ultime due chicche in questa sala. Da una parte la mostra nella mostra realizzata dal fotografo più grande, oggi a livelli mondiali, capace di dialogare con le opere antiche, Luigi Spina. Le cui opere fotografiche sono esposte in maniera permanente nello stesso museo Archeologico nazionale di Napoli. Luigi Spina partecipa con 11 foto-quadro a dialogare nella mostra, a narrare le opere antiche.
“Oltre alla mostra nella mostra realizzata dal fotografo Luigi Spina, capace di instaurare un silente quanto profondo dialogo interpretativo con i dettagli dell’opera antica di I sec. d.C., con quella in gesso di Antonio Canova, un’ultima osservazione va dedicata alla quinta scenografica teatrale ospitata nello spazio della mostra – anche questo evento culturale metafora del teatro per tutti gli eventi collegati alla mostra stessa – una scena con figure danzanti dell’antichità.

Lo “spazio” teatrale alle spalle della danzatrice dalla Villa dei Papiri di Ercolano nella prima sala della mostra del museo di Vetulonia (foto graziano tavan)
“Sul fondo le cinque danzatrici dalla Villa dei Papiri di Ercolano del Mann: a sinistra, la cosiddetta fanciulla, ragazza di Loconia, dello scultore greco Callimaco, conservata in Grecia, accanto alla quale si libra nel vortice della danza una delle ballerine che adornavano le pareti della tomba dipinta del Triclinio, nella necropoli dei Monterozzi a Tarquinia. E ancora sull’altro lato della scena la splendida danzatrice affrescata sulla cosiddetta villa d’ozio di Cicerone a Pompei che ripete il gesto della danzatrice in bronzo di Ercolano: con la sinistra solleva un lembo della veste e con la destra in alto a tenere, anziché una ghirlanda, un altro lembo con cui danzare. E l’ultima figura, la cosiddetta fanciulla danzante del Palazzo Medici Riccardi a Firenze, quindi una ripetizione in età tarda post neoclassica che integra pezzi antichi e di restauro. Questa quinta scenica realizza la metafora e la realtà di un palcoscenico fulcro degli eventi culturali correlati a questa mostra, allestiti in scena tra questi capolavori per l’intera durata dell’esposizione.
“La seconda sala della mostra è un box dedicato alla bellezza. Un’esaltazione della bellezza che abbiamo voluto realizzare nel progetto dell’architetto Luigi Rafanelli ponendo sull’asse della diagonale due figure della dea della bellezza Venere, esaltate, come nella diagonale della danza della prima sala, lungo un percorso che parte dall’antichità classica, dalla Venere della collezione Farnese conservata sempre nel museo Archeologico nazionale di Napoli, accoccolata, mentre esce dal bagno: indossa soltanto un bracciale, un’armilla; un prezioso vasetto, l’alabastron, contenitore di profumi con i quali si deterge, si unge la pelle del corpo, quindi le carni e le chiome, acconciate nel consueto nodo di Afrodite.

Veduta d’insieme della seconda sala, dedicata alla bellezza, della mostra “A tempo di danza” al museo Archeologico di Vetulonia (foto graziano tavan)

“Venere Italica”, gesso di Antonio Canova in mostra al museo Archeologico di Vetulonia (foto graziano tavan)
“Da questa statua dalla collezione Farnese del Mann si passa sul fondo lungo la medesima diagonale alla Venere cosiddetta Italica, scolpita in gesso da Canova e realizzata anche qui su richiesta dell’esaudimento di un sogno: era stata appena – diciamo così – trafugata dagli Uffizi di Firenze la Venere de’ Medici, opera antica, d’età romana, in marmo, e il re d’Etruria chiede ad Antonio Canova di realizzare una Venere che andasse a sostituire quella antica: una copia della Venere de’ Medici. Questa copia non verrà fatta perché l’autore, il maestro Canova, risponde “Io non realizzo, non eseguo copie. Io creo. Intrigo il mio animo dell’antico, dello studio, della conoscenza dell’antico, per creare, per dar vita a forme che respirano di antico ma che riproducono al contempo la contemporaneità, l’età moderna”. Così è per questa Venere straordinaria che rappresenta l’aspetto pudico dell’eros, dell’amore, e si raccoglie nel suo fragile corpo da adolescente, nudo, e al contempo cerca di celare la sua nudità in questa figura riprodotta in piedi, nell’angolo della sala, proprio a raccogliere nella fragilità e nello splendore delle carni, del gesso etereo, che raccoglie il testimone con l’antico e dialoga con le foto-quadro di Spina, esaltando il momento più bello della creazione dell’opera e la sua vita che attraversa il tempo.

La Venere accoccolata Farnese e, sulla diagonale, la Venere Italica di Antonio Canova nella mostra “A passo di danza” di Vetulonia (foto graziano tavan)
“Vediamo ancora una volta come riflessa in uno specchio al centro l’immagine della Venere antica che viene realizzata a Roma nello stesso I sec. d.C. da artisti, scultori del marmo romani, che si ispirano all’originale greco in bronzo dell’artista greco Doidalsas di età ellenistica. Doidalsas realizza in bronzo una Venere, che qui viene esaltata nel fulgore, nel biancore, nella rigidità del marmo chiamato la materia degli dei proprio perché ferma, immobile, eterna come eterno è il divino contro la precarietà, la fragilità tutta terrena del gesso. Questa immagine di Venere, replicata in poche copie importanti nel I sec., viene conservata, se pur mutila in molte sue parti nei maggiori musei d’Italia e d’Europa. Sto parlando di Napoli, di Roma, del Louvre di Parigi. Guardate la bellezza di queste due donne. L’una, una bellezza eterna tutta divina, quella della Venere accoccolata della collezione Farnese; l’altra, quella della fragile Venere, definita dal poeta Ugo Foscolo una bellissima donna, che Foscolo chiede di baciare perché innamorato del suo volto, delle sue membra. E gli viene concesso.

Gli ingrandimenti delle cinque gemme della collezione Farnese esposte nella mostra “A tempo di danza” di Vetulonia (foot graziano tavan)
“Una bellezza che viene esaltata ancor più all’interno di questo spazio da cinque piccoli capolavori: le gemme cameo della medesima collezione Farnese, di cui fa parte la Venere accoccolata, concesse in prestito dallo steso museo Archeologico nazionale di Napoli. In sintesi questi cinque micro capolavori che sono le gemme farnesi, raccontano lo stesso tema della mostra: al suono del flauto dell’auletrix, la suonatrice di aulos, il doppio strumento a fiato, dove il suo ondeggiare, lento, ritmato, si vede soltanto nell’eco che questo moto trasferisce alle volute ondeggianti del mantello che ricade intorno al suo corpo nudo. Si muovono e danzano due menadi: l’una col tirso, l’altra con la testa rovesciata nello schema celeberrimo della scultura di Scopas, quindi greca. Dall’altra parte una gemma riproduce il medesimo schema della Venere Farnese accoccolata dopo il bagno, ricoperta come un cielo dal manto che deve avvolgerle il corpo. E l’ultima a celebrare quale corrispettivo ipostasi terrena o semidivina della bellezza dell’Afrodite dea per il momento dell’unione tra Leda e Zeus sotto le spoglie di un cigno dal cui miracoloso connubio nascerà Elena, la donna più bella del mondo, specchio di quella bellezza assoluta ed eterna che solo Venere dall’antichità al neoclassicismo di Canova può per noi come per tutti da sempre rappresentare”.
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