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Preistoria. Nella Grotta di Veja a Sant’Anna d’Alfaedo, in Lessinia (Vr), millenni di convivenza tra l’uomo, il lupo e l’orso delle caverne: ecco i risultati della nuova campagna di scavo del team di Ca’ Foscari diretto da Elena Ghezzo

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Grotta di Veja (Sant’Anna d’Alfaedo, Vr): discussione sulla metodologia di scavo (foto di Massimo Arvali / unive)

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Elena Ghezzo dell’università Ca’ Foscari

L’obiettivo del team di Ca’ Foscari, guidato da Elena Ghezzo, era di mettersi sulle tracce dell’orso delle caverne nella Grotta di Veja a Sant’Anna d’Alfaedo (Vr), in Lessinia: dove per 10mila anni (tra 30 e 20mila anni fa) sono convissuti uomo e animali (Preistoria. Team di Ca’ Foscari, guidato da Elena Ghezzo, sulle tracce dell’orso delle caverne nella Grotta di Veja a Sant’Anna d’Alfaedo, in Lessinia: dove per 10mila anni (tra 30 e 20mila anni fa) sono convissuti uomo e animali | archeologiavocidalpassato). A quasi un anno e mezzo dall’avvio delle ricerche la prima esplorazione delle profondità della Grotta di Veja ha portato alla luce più di 200 resti di orso, lupo e tasso oltre a tracce di frequentazione umana negli ultimi 10-12mila anni. La grotta si trova a Nord di Verona, nel Parco della Lessinia. È una cavità carsica che ha avuto origine in un periodo più recente di 38 milioni di anni fa per l’azione di acque ipogee. Finora studiata parzialmente, è in grado di raccontare molto dei millenni di convivenza tra uomo e fauna e dell’ambiente dell’area prima, durante e dopo l’ultimo evento glaciale. Le attività di ricerca, riavviate nel 2021 grazie all’università Ca’ Foscari Venezia, sono entrate nel vivo con una campagna appena conclusa che ha coinvolto 8 operatori che si sono alternati durante due settimane per scavo, documentazione e vaglio del materiale. Hanno partecipato allo scavo Giulia Santini e Matteo Novella, studenti rispettivamente di Ca’ Foscari e dell’università di Padova, Massimo Arvali e Daniele Davolio del Gruppo Speleologico San Marco, Michele Bassetti della società CORA ricerche, Andrea Pereswiet Soltan della Polish Academy of Science e Andrea Villa dell’Istitut Català de Paleontologia, Viviana Frisone, curatrice del museo archeologico di Vicenza, Francesco Sauro geologo e speleologo, e Mara Bortolini dottoranda al dipartimento di Scienze ambientali, Informatica e Statistica di Ca’ Foscari.

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Grotta di Veja (Sant’Anna d’Alfaedo, Vr): primo dente di micromammifero trovato durante il vaglio del materiale (foto di Massimo Arvali / unive)

L’area di scavo si trova nella porzione più interna alla grotta, alla fine del ramo principale, ad una profondità lineare di circa 180 metri dall’ingresso. Il condotto è completamente buio e frequentato oggi solo da pipistrelli del genere Miniopterus e Myotis, e coleotteri caratidi. “Ci siamo addentrati nel fondogrotta in un’area mai indagata prima”, racconta Elena Ghezzo, ricercatrice “Marie Curie” a Ca’ Foscari (progetto REFIND) e responsabile dello scavo. “Aavevamo un doppio fine: recuperare e documentare il record fossilifero e stratigrafico messo in luce da scavi abusivi, e creare un momento di didattica intensiva rivolto agli studenti universitari che hanno partecipato alle operazioni di scavo”.

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Grotta di Veja (Sant’Anna d’Alfaedo, Vr): momento di campionamento (foto di Giulia Santini / unive)

I risultati. “Abbiamo verificato tracce di frequentazione umana negli ultimi 10-12 mila anni”, spiega la paleontologa. “Inoltre, in soli 2 metri cubi circa di materiale asportato, sono stati recuperati più di 200 resti fossili di orso, lupo e tasso, ed alcuni reperti minori sono ancora in via di determinazione”. I prossimi passi includeranno ulteriori radiodatazioni dei reperti provenienti dagli strati profondi, probabilmente risalenti a prima dell’ultima glaciazione (oltre 20 mila anni fa), e lo studio molecolare di alcuni materiali, oltre ad analisi chimiche rivolte a capire i processi di accumulo e alla caratterizzazione del sedimento. Il materiale fossile, infatti, presenta una conservazione peculiare strettamente legata al contesto di fondogrotta, che ha favorito la conservazione dello smalto dentario (lo strato esterno dei denti) e dei carboni, a scapito delle ossa.

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Grotta di Veja (Sant’Anna d’Alfaedo, Vr): vaglio dei materiali di scavo (foto di Massimo Arvali / unive)

Uno scavo sostenibile. “Lavorare in una zona così profonda ha comportato un enorme sforzo per garantire la sicurezza e il coordinamento di tutte le persone coinvolte”, aggiunge Elena Ghezzo. “È stata essenziale la pianificazione pre-scavo e il contributo in posto degli speleologi, mentre il gruppo di ricerca ha lavorato garantendo il minimo disturbo alla fauna ipogea e il massimo rendimento nella raccolta dati. Ad esempio, è stata realizzata una linea telefonica attiva in continuo tra interno ed esterno grotta e sono state utilizzate solo lampade a batteria per evitare di usare generatori elettrici che avrebbero disturbato la fauna e il flusso turistico all’interno del parco. Inoltre, il vaglio preliminare del materiale di scavo è stato effettuato in loco, sfruttando il torrente che scorre al di sotto del ponte di Veja”.

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Grotta di Veja a Sant’Anna d’Alfaedo (Vr): una delle due aree indagate negli scavi della seconda metà del Novecento (foto unive)

Collaborazioni, sponsor e patrocini. Lo scavo ha ricevuto il patrocinio del Comune di Sant’Anna d’Alfaedo, del G.S.S.M., della Società Paleontologica Italiana, dalla associazione culturale Benetticeras e del museo di Paleontologia di Sant’Anna d’Alfaedo. La campagna di scavo 2022 è stata portata avanti grazie ai fondi del progetto “Marie Curie” REFIND e al fondo CeSAV per scavi di ateneo. I permessi di scavo sono stati rilasciati dalla soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio per le Provincie di Verona Rovigo e Vicenza, e dal parco naturale regionale della Lessinia. “Ringraziamo in particolar modo la famiglia Lavarini della Trattoria di Veja che ci ha accolto, ospitato e saziato durante le faticose giornate di scavo”, conclude Elena Ghezzo, “il sindaco Raffaello Campostrini per aver fornito le transenne di sicurezza, e tutti i turisti e curiosi che ci hanno incalzato e spronato con domande e curiosità sul nostro lavoro sul campo”.

Napoli. Al via la terza edizione di archeocineMANN, il Festival Internazionale del cinema archeologico promosso dal museo Archeologico nazionale: venti film in programma e incontri con i protagonisti

napoli_mann_archeocinemann_1_logo-2022Venti i film in programma per un suggestivo viaggio sulla linea del tempo. Dal 10 al 12 novembre 2022 tornerà in calendario, per un pubblico di cinefili e non solo, la terza edizione di archeocineMANN, il Festival Internazionale del cinema archeologico promosso dal museo Archeologico nazionale di Napoli in collaborazione con “Archeologia Viva” e “Firenze Archeofilm”. Nell’auditorium del MANN, sarà possibile assistere gratuitamente a proiezioni cinematografiche e dibattiti. Anche nell’edizione 2022, in occasione di archeocineMANN, saranno assegnati due riconoscimenti: il Premio MANN per il film più votato dal pubblico e il Premio DIDACTA per la pellicola scelta, in streaming o in presenza, dalle scuole. “Un festival internazionale del cinema archeologico aperto alla città e alle scuole” commenta il direttore dell’Archeologico, Paolo Giulierini, “un viaggio appassionante nella storia antica attraverso una selezione di altissima qualità, dalla preistoria alle guerre di oggi, da Pompei ai Longobardi. Tanti prestigiosi ospiti ci aspettano nel nostro accogliente auditorium. E, con archeocineMANN, il Museo entra anche in classe promuovendo uno strumento di didattica coinvolgente, in streaming, e un premio assegnato direttamente dagli studenti.  Grazie ad Archeologia Viva per aver costruito insieme a noi una terza edizione sempre più ricca, che si propone come appuntamento fisso del calendario culturale napoletano”. archeocineMANN sarà arricchito da un programma per tutti, come sottolinea il direttore di “Archeologia Viva”, Piero Pruneti: “Siamo felici di tornare a organizzare a Napoli e proprio al MANN questo Festival internazionale. Il MANN è una sede privilegiata e, al tempo stesso, è la casa naturale di un cinema d’autore per raccontare il passato dell’uomo in maniera avvincente e ravvicinata. È un programma pensato anche per giovani e scuole che saranno protagonisti e parte attiva di questa edizione 2022″.

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Frame del film “Au temps des dinosaures / Al tempo dei dinosauri” di Pascal Cuissot


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Frame del film “The Mystery of the Trojan Horse. On the trial of a myth / Il mistero del cavallo di Troia. Sulle tracce di un mito” di Roland May e Christian Twente

La rassegna aprirà giovedì 10 novembre 2022 (ore 10) con un film sulle scoperte che riguardano nuove specie di dinosauri e “mostri marini” per comprendere come è cambiato nel tempo il quadro delle conoscenze paleontologiche. Spazio, poi, alle immagini di archivio di Pompei negli anni Sessanta (10 novembre 2022, proiezione mattutina), alla storia (rivista e corretta) del Cavallo di Troia, alle nuove teorie sulle origini di Homo Sapiens (10 novembre 2022, dalle 16.15). Non mancheranno (11 novembre, dalle 10) incursioni nel mondo dei Longobardi e nell’antica Roma vista dalla parte dei bambini. E, ancora, il viaggio di archeocineMANN toccherà i tesori sommersi di Baia, che durante l’impero romano era città del lusso a pochi chilometri da Napoli. Gli itinerari tracciati dalla rassegna porteranno ancora più lontano: da non perdere il documentario sull’incredibile operazione internazionale che, negli anni Cinquanta, coinvolse alcuni dei più importanti templi egizi sulle dighe del Nilo. Interessante, sabato 12 novembre 2022 dalle 10, il focus sull’antichissima grotta Cosquer e sulle sue pitture preistoriche di 27mila anni fa. Gli appassionati dei nuovi linguaggi della comunicazione, infine, non potranno mancare alla proiezione di uno straordinario cartoon sul rinato Museo di Baghdad.

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Frame del film “Thalassa. Il racconto” di Antonio Longo

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Locandina del film “Il giuramento di Ciriaco / The oath of Cyriac” di Olivier Bourgeois

La kermesse chiuderà con il film – evento “Il Giuramento di Ciriaco” (12 novembre 2022, ore 16.15), risultato vincitore all’ultima edizione di “Firenze archeofilm”, “Varese archeofilm” e “Ram film festival Rovereto”: il documentario racconta l’incredibile vicenda del salvataggio di centinaia di opere d’arte e preziosi reperti nel Museo di Aleppo durante la guerra civile siriana. archeocineMANN sarà occasione anche per riproporre alcune delle più interessanti produzioni cinematografiche del museo Archeologico nazionale di Napoli: “Thalassa il racconto”, realizzato da Antonio Longo e Salvatore Agizza per raccontare le importanti scoperte dell’archeologia subacquea; “Lo scrigno delle meraviglie”, diretto da Paolo Bonetti e dedicato alle collezioni del nostro Istituto; “Green Bike. MANN est ovest, dall’arte al mare” di Mauro Fermariello che si occupa delle prospettive di interazione ecosostenibile con il territorio.  

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L’archeologo navale Francesco Tiboni


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Fabio Pagano, direttore parco Campi Flegrei

Come da tradizione, archeocineMANN riserverà spazio alla comunicazione storico-scientifica per approfondire le tematiche dei film: tra gli ospiti della rassegna 2022, vi saranno Marco Signore (tecnologo del dipartimento di Conservazione Animali marini e Public engagement/ museo Darwin-Dohrn di Napoli), Francesco Tiboni (archeologo navale), Federico Marazzi (professore di Archeologia cristiana e medievale all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli), Fabio Pagano (direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei), Stefano De Martino (professore di Ittitologia dell’università di Torino) e Andrea Polcaro (docente di Archeologia del Vicino Oriente antico all’università di Perugia).

Gambolò (Pv). A “Ciak: si scava!”, il Festival internazionale del Cinema di Archeologia, il premio del pubblico al film ““Antica trasversale sicula” e quello della giuria al film “Il dono dei ghiacciai”

gambolò_ciak-si-scava_locandina-ridottaDue giorni intensi e partecipati quelli di “Ciak: si scava!”, il Festival internazionale del Cinema di Archeologia organizzato dal museo Archeologico di Lomellino e il Comune di Gambolò (Pv), in collaborazione con la Fondazione museo civico di Rovereto, il RAM film festival e la rivista Archeo, in programma sabato 5 e domenica 6 novembre 2022, nella splendida cornice del Castello Beccaria-Litta (vedi Gambolò (Pv). Al via “Ciak: si scava!”, Festival internazionale del Cinema di Archeologia: due giorni con i migliori film del RAM film festival. Tra i temi toccati ecologia, cambiamenti climatici, rapporto uomo-acqua, distruzione del patrimonio culturale in Afghanistan e Siria | archeologiavocidalpassato). E alla fine l’apprezzamento del pubblico è andato al film “Antica trasversale sicula. Il cammino della dea madre” di Francesco Bocchieri (Italia, 2021; 79’) cui è andato il premio “Città di Gambolò”. Il film è un viaggio attraverso la Sicilia, seguendo l’Antica Trasversale Sicula, uno dei percorsi più antichi d’Italia. Un gruppo di appassionati, ispirato dalle ricerche dell’archeologo Biagio Pace, ha percorso 650 km di strade, da Mozia a Kamarina, immerso tra natura, paesaggio e storia. Un viaggio di luoghi, persone, incontri ed emozioni forti, un atto d’amore per la propria terra.

film_il-dono-dei-ghiacciai_foto-fmcrIl Premio della giuria “Museo Archeologico lomellino” è andato invece al film “Il dono dei ghiacciai. Come le ere glaciali hanno formato l’Europa / Gift of the Glaciers. How the Ice Ages Shaped Europe” di Heiko De Groot (Germania, 52’; 2021). Uno spesso strato di ghiaccio spinse un’enorme massa detritica dalla Scandinavia verso l’Europa centrale, dando origine alla Danimarca e alla Germania settentrionale. L’acqua di disgelo divise la Francia dall’Inghilterra. Il documentario del regista Heiko De Groot, mostra come l’Europa sia stata letteralmente un “dono dei ghiacciai”.

Licodia Eubea (Ct). Alessandra Cilio, direttore artistico, traccia un bilancio della XII edizione del Festival della Comunicazione e del Documentario archeologico e dà qualche anticipazione dell’edizione 2023. Ecco a chi sono stati assegnati i tre premi in palio

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Alessandra Cilio accompagna gli ospiti nella visita del museo Archeologico “Antonino Di Vita” di Licodia (foto rica)

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Alessandra Cilio, archeologa

Sono passate tre settimane dalla chiusura della XII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia. È tempo di bilanci. E non solo. La macchina organizzativa capitanata dai vulcanici direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele è già al lavoro per la prossima edizione, calendarizzata per il periodo compreso tra l’11 e il 15 ottobre 2023. “In cantiere abbiamo già messo la seconda giornata di studi Dialoghi in Badia”, anticipa Alessandra Cilio, “e si sta lavorando alla stipula di protocolli di intesa con Università e Centri di Studio italiani e stranieri, volti a una maggiore promozione dell’evento all’interno degli ambienti accademici e a una effettiva collaborazione tra il festival e queste realtà. Stiamo inoltre pensando all’attivazione di un workshop di produzione audiovisiva con professionisti del settore da riservare ad una selezione di partecipanti”. Ma non solo: “Stiamo anche pensando a un modo per coinvolgere in modo più attivo la comunità licodiana e le sue realtà locali (associazioni culturali, imprese e società), così da rendere ancora più chiaro e trasparente l’intento di questa manifestazione: la promozione della cultura audiovisiva archeologica ed antropologica, ma anche la valorizzazione intelligente dei luoghi, della gente e delle tradizioni che fanno di Licodia Eubea splendida e necessaria alla buona riuscita di questo evento, che è bello perché non vuole essere di nessuno in particolare, ma di tutti”.

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Gli “aperitivi” del Festival di Licodia sono stati garantiti dagli studenti dell’istituto Alberghiero di Modica e Chiaramonte Gulfi (foto rica)

Come è andata l’edizione 2022? “È stata un’annata difficile, questa”, cerca di sintetizzare Alessandra Cilio. “Difficile nel senso che per la prima volta abbiamo fissato, anche in fase di programmazione, l’idea di un festival diffuso, capace di portare il pubblico ad approfondire la conoscenza del paese che ospita la manifestazione, Licodia Eubea, attraverso la dislocazione di alcuni eventi collaterali in punti nevralgici come il museo “Antonino Di Vita” (proiezione del film “Noto, 1693. Il giorno della paura” in VR con visori ad hoc), la Badia (aperitivi, lunch ed esposizione permanente del progetto sonoro di Enzo Cimino “Armonizzazione Universale”), l’ex chiesa di Santa Chiara e San Benedetto (mostra “Didascalico!” di Pierluigi Longo), gli spazi esterni del teatro della legalità (mostra di fotografia “Gli Italiani” di Vittorio Daniele), le rovine del Castello Santa Pau e il borgo medievale (visite guidate e performance di Margherita Peluso e Meline Saoirse)”.

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Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio sul palco del teatro della Legalità una delle sedi del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia (Ct) (foto rica)

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Santo Randone, sindaco di Licodia Eubea (foto rica)

I film in concorso. “I veri protagonisti del festival sono stati, ancora una volta, i film in concorso”, continua Cilio. “Quest’anno si è deciso di aumentare il numero delle proiezioni, raddoppiandolo. Questo è stato possibile sia per via delle numerosissime richieste pervenute (oltre 400) da tutto il mondo, ma anche per la possibilità di adoperare una vera sala cinematografica messa a disposizione dal Comune di Licodia Eubea. Il Teatro della Legalità è stato inaugurato dalla XII edizione del nostro festival e di questo siamo felici. Felici anche di aver riscontrato, da parte della nuova Amministrazione del sindaco Santo Randone, un forte interesse nei confronti di questa manifestazione che, in cinque giorni, riesce a rivitalizzare l’indotto del paese e a promuoverlo dal punto di vista turistico a livello internazionale. La promozione di un territorio attraverso un evento è tanto più forte quanto più “internazionale” è la gente che vi prende parte. Quest’anno abbiamo avuto il piacere di ospitare non solo 42 film provenienti da Paesi come l’Italia, la Francia, il Belgio, l’Inghilterra, la Serbia, la Spagna, il Portogallo, la Grecia, la Polonia, la Turchia, l’Iran, l’India, la Malesia, l’Indonesia, l’Egitto, gli Stati Uniti, l’Argentina e il Brasile, ma anche di accogliere un cospicuo numero di rappresentanti delle delegazioni artistiche delle opere in concorso (oltre una trentina), riunitesi a Licodia Eubea da luoghi come Istanbul, Atene, Palermo, Pisa, Barcellona, Pune, Brighton, Parigi e Pančevo, e che a Licodia Eubea, tra un film, un aperitivo e un’escursione, hanno stretto contatti e creato legami, tra di loro ma anche con i partecipanti all’evento”.

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Frame del film “Pérou, sacrifices au Royaume de Chimor” del regista francese Jerôme Semla

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Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio consegnano il premio Archeovisiva al regista Jerôme Semla (foto rica)

I film premiati. Il Premio ArcheoVisiva, assegnato al miglior film secondo la giuria di qualità, composta dai registi Jean Marc Cazenave e Stavros Papageorghiou, dal presidente del Cineclub di Roma Angelo Tantaro e da Fulvia Toscano, già membro della Sicilia Film Commission, è andato al film “Pérou, sacrifices au Royaume de Chimor” (Francia, 2022; 90’) del regista francese Jerôme Semla, tra gli ospiti presenti a Licodia. Una scoperta archeologica senza precedenti di diverse centinaia di bambini e lama sacrificati ha portato alla luce il Regno di Chimor, situato nell’attuale Perù settentrionale. Come e perché sono stati compiuti questi sacrifici? Raccontata come un “cold case”, questa indagine archeologica internazionale è destinata a rivelare i misteri della più potente civiltà andina prima degli Incas, che prosperò per oltre cinque secoli. Questa la motivazione: “Si tratta di un film particolare, perché osa affrontare un argomento difficile come il rituale dei sacrifici umani, facendolo con abilità, seguendo indagini rigorosamente scientifiche, e mostrando rispetto ed empatia nei confronti delle vittime. È stato commovente anche perché ci sentiamo vicini agli scienziati, il cui destino è quello di indagare e studiare quell’enorme scena del crimine. Abbiamo apprezzato la sensibilità della sceneggiatura, la fotografia accurata e la regia elegante. La promessa di raccontare una grande storia in 90 minuti è stata mantenuta”.

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Frame del film “Mamody, the last baobab digger” di Cyrille Cornu,

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La cerimonia di consegna del Premio Archeoclub d’Italia con Mariada Pansera, presidente Archeoclub d’Italia di Augusta, al film più votato dal pubblico in sala alla XII edizione del Festival di Licodia (foto rica)

Il Premio Archeoclub d’Italia, per il film più apprezzato dal pubblico che ha partecipato alle proiezioni in sala, è stato assegnato al film “Mamody, the last baobab digger” (Francia, 2022; 48’), di Cyrille Cornu,. A consegnare il premio, Mariada Pansera, presidente dell’Archeoclub d’Italia di Augusta. Nel sud-ovest del Madagascar, l’altopiano di Mahafaly è una terra estremamente arida. Qui le piogge cadono solo poche volte all’anno. In queste condizioni di vita molto difficili, gli abitanti del piccolo villaggio di Ampotaka hanno trovato una soluzione unica per immagazzinare acqua.

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Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e antichità all’università di Macerata e vedova del noto archeologo, consegna il premio Antonino Di Vita a Eugenio Farioli Vecchioli, autore e regista televisivo (foto rica)

Premio Antonino Di Vita. È andato a Eugenio Farioli Vecchioli, autore e regista televisivo, il Premio Antonino Di Vita dell’XII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea, assegnato a una personalità distintasi per particolari meriti nella valorizzazione e promozione del patrimonio artistico e culturale. A consegnarlo è stata Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e antichità all’università di Macerata e vedova del noto archeologo, con queste motivazioni: “Regista e sceneggiatore di documentari, è autore di programmi televisivi dedicati al patrimonio culturale nazionale e internazionale. Il suo lavoro si distingue per la scelta di promuovere una comunicazione archeologica di alto livello, capace di coniugare il rigore scientifico alla grammatica filmica, raggiungendo il grande pubblico attraverso un medium di massa come la tv senza mai scivolare nell’omologazione. Per aver dato voce a quel vasto patrimonio diffuso minore che fatica a emergere oltre i confini locali, ma anche alle “minoranze” della Grande Storia; per l’azione consapevolizzante del valore sociale delle professionalità legate al patrimonio culturale, ma anche per la trasversalità dei temi trattati, capaci di suggerire sempre una rilettura dell’Antico alla luce del nostro tempo; per la capacità di rendere l’Uomo, quello di ieri così come quello di oggi, protagonista del suo racconto”.

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L’apertura in Badia della Prima Giornata di Studi dedicata alla comunicazione del patrimonio culturale (foto rica)

Non solo film. “Abbiamo cercato di diversificare l’offerta culturale, declinandola in tutte le sue possibili accezioni”, riprende Alessandra Cilio. “Per cominciare, il 12 ottobre abbiamo inaugurato la Prima Giornata di Studi dedicata alla comunicazione del patrimonio culturale. Si è deciso di strutturarla in tre sessioni principali (editoria, audiovisivo e accessibilità/inclusività), dando parola a 12 specialisti del settore che portassero sul banco i risultati delle loro personali esperienze e dessero vita, assieme ai partecipanti (studenti universitari, operatori museali, professionisti e semplici appassionati) ad un dibattito costruttivo, ad un dialogo (come recita il titolo dell’evento: “Dialoghi in Badia”) finalizzato ad un’analisi basata su fatti concreti di temi spesso affrontati in maniera astratta all’interno di università e luoghi di lavoro. La qualità dei relatori e la partecipazione attiva del pubblico ci ha fatto comprendere quanto sia importante, all’interno del nostro festival, stabilire simili momenti di riflessione, e ci ha portato a decidere di pubblicare, nei prossimi mesi, gli Atti ufficiali della giornata, in attesa di una seconda e altrettanto ricca edizione”.

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Margherita Peluso nella performance Armonizzazione Universale alla XII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico (foto rica)

Arti visive. “Come sempre, abbiamo mantenuto l’appuntamento con gli amanti della fotografia e delle arti visive, ospitando due preziose mostre in prima assoluta: una di fotografia, Gli Italiani di Vittorio Daniele, ed una di grafica, Didascalico! di Pierluigi Longo. I locali della Badia sono stati inoltre lo spazio scelto dal sound artist Enzo Cimino per le sue istallazioni, che hanno messo insieme il potere evocativo della natura con quello delle sonorità generate dalle stesse piante attraverso un complesso sistema di mixer e sintetizzatori. Il centro storico, invece, si è trasformato in teatro all’aperto, grazie alle esibizioni di Meline Saoirse e Margherita Peluso, che ancora una volta ha sottolineato l’importanza del legame tra gli uomini ma anche tra l’essere umano, la Terra e la Memoria”.

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Incontro con Carmelo Siciliano alla XII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia (foto rica)

Incontri. “Non abbiamo trascurato neanche la musica, invitando Carmelo Siciliano a parlare del suo ultimo libro Sentire la Grecia. In viaggio fra musiche e tradizioni, una vera e propria guida di viaggio che illustra le peculiarità delle regioni della Grecia e delle sue isole attraverso le danze e le sonorità. Sonorità che sono state regalate anche al pubblico licodiano la sera del 15 ottobre attraverso una serie di suggestivi brani suonati dall’autore, affermato musicista, con bouzouki e oud. E l’antropologo Dario Piombino Mascali, studioso di chiara fama e al tempo stesso uomo dalla spiccata sensibilità, ha trattato un tema toccante, quello del complesso rapporto tra morte e infanzia, collegandosi ad alcune delle opere in concorso nella giornata del 14 ottobre, come Ninos de los Andes di Aldana Loiseau (Argentina)  e Pérou, sacrifices ou Royaume de Chimor di Jerome Scemla (Francia)”.

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La proiezione del film in Virtual Reality “Noto (1693). Il giorno della paura” al museo civico “Antonino Di Vita” (foto rica)

Le proiezioni del film in Virtual Reality “Noto (1693). Il giorno della paura” sono avvenute all’interno del museo civico “Antonino Di Vita”. “Per gentile concessione del Comune di Noto è stato possibile offrire un’esperienza immersiva a quanti facessero richiesta, adoperando gli speciali visori che rendono la proiezione del film estremamente affascinante. L’idea di dislocare la VR experience in un luogo relativamente “decentrato” dalla sala proiezioni si è rivelata vincente proprio per il cospicuo numero di presenze registrate che, nell’attesa del proprio turno, hanno potuto visitare gli spazi espositivi del museo archeologico, incrementando così la propria conoscenza del sito che ospita il festival e delle sue più rilevanti testimonianze materiali”.

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Il desk e il bookshop del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia (foto rica)

Qualche considerazione finale. “Se il “confine” (parola che suona come il leit motiv di questa annata) può essere declinato tanto dal punto di vista geografico che culturale, funziona anche quando si parla di cinema: di chi, cioè, lo fa e di chi lo fruisce. Un festival è questo: una festa, nella quale ci si riunisce. E in cui simili barriere, eccezionalmente, cadono, rivelando la profonda umanità che sta dietro proprio chi fa il cinema e chi lo guarda. Il collante? Sempre lui: l’Uomo. Di oggi, di ieri, di domani. Con le sue credenze, le sue fragilità, le sue convinzioni. Con la sua Arte, anche”, commenta Alessandra Cilio, che conclude: “Sono contenta della varietà data al cartellone di quest’anno. Io e Lorenzo siamo riusciti a mettere insieme diverse premiere e film di recente produzione interessanti, piacevoli. La programmazione ha cercato di tener conto del tema sviluppato nell’opera, ma anche della provenienza, del genere (documentario classico, docu-drama, docu-fiction, cortometraggio, corto animato) e della durata, così da soddisfare diversi target di pubblico. Siamo soddisfatti anche dei risultati relativi al Premio Internazionale della Giuria di Qualità “Archeovisiva” e al Premio “Archeoclub d’Italia”; quest’ultimo, decretato dal pubblico, permette di avere una interessante restituzione del gradimento delle opere in concorso durante le cinque giornate”.

Roma. Apertura straordinaria del museo Paleontologico La Polledrara, noto come il cimitero degli Elefanti antichi: tre visite guidate gratuite

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Il museo Paleontologico La Polledrara, il cimitero degli Elefanti antichi, nella campagna romana a Nord Ovest della città di Roma (foto ssabap-roma)

Apertura straordinaria del museo Paleontologico La Polledrara, noto come il cimitero degli Elefanti antichi, domenica 6 novembre 2022. Appuntamento in via di Cecanibbio a Roma: visite alle 9.45, 11, 12.15 (gruppi di 25 pax). Le visite sono gratuite, senza prenotazione, fino ad esaurimento posti. Il perfetto stato di conservazione dei numerosi resti paleontologici individuati nel 1984 dall’allora soprintendenza Archeologica di Roma, ha motivato l’attuazione di un progetto di musealizzazione in situ del paleosuolo fossile individuato sul pendio di una collina nella campagna romana a Nord Ovest della città, tra la via Aurelia e la via di Boccea.

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Museo Paleontologico – La Polledrara: il deposito di migliaia di ossa fossili di grandi mammiferi: elefante antico, bufalo d’acqua, lupo, avifauna (foto ssabap-roma)

Il museo Paleontologico – La Polledrara custodisce un tratto di paleoalveo sul quale la corrente, circa 320mila anni fa, ha depositato migliaia di ossa fossili di grandi mammiferi: elefante antico, bufalo d’acqua, lupo, avifauna. In un momento di rallentamento delle acque, e dunque di impaludamento dell’area, alcuni elefanti rimasero intrappolati nel fango e la carcassa, ritrovata in connessione anatomica, fu oggetto di sfruttamento da parte di un gruppo di ominidi (Homo heidelbergensis), testimoniato dal ritrovamento intorno alle ossa dei grandi mammiferi di oltre 600 manufatti in selce molti dei quali conservano ancora le tracce prodotte dall’uso su carni e pelli.

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Una ricostruzione dell’ambiente quando era popolato dai grandi mammiferi (foto ssabap-roma)

Il progetto di musealizzazione è ancora in corso, al momento si sta lavorando sul nuovo apparato didattico-illustrativo e su un progetto di nuova illuminazione dei reperti ciò nonostante si è pensato ad un’apertura straordinaria la mattina del 6 novembre 2022, dalle 9.30 alle 13.30, con 3 visite guidate che apriranno una finestra sulla biodiversità del Paleolitico inferiore.

Gambolò (Pv). Al via “Ciak: si scava!”, Festival internazionale del Cinema di Archeologia: due giorni con i migliori film del RAM film festival. Tra i temi toccati ecologia, cambiamenti climatici, rapporto uomo-acqua, distruzione del patrimonio culturale in Afghanistan e Siria

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Il castello Beccaria-Litta a Gambolò (Pv) che ospita “Ciak: si scava!” (foto comune di gambolò)

Dall’ecologia ai cambiamenti climatici contemporanei, dal rapporto fra l’uomo e l’acqua al dramma delle distruzioni del patrimonio culturale in Afghanistan e non solo, all’aggressività dei potentati economici a scapito delle comunità: sono alcuni temi toccati dai film in programma a “Ciak: si scava!”, il Festival internazionale del Cinema di Archeologia organizzato dal museo Archeologico di Lomellino e il Comune di Gambolò, in collaborazione con la Fondazione museo civico di Rovereto, il RAM film festival e la rivista Archeo, al via a Gambolò (Pv), nella splendida cornice del Castello Beccaria-Litta, sabato 5 e domenica 6 novembre 2022. Saranno proiettate le migliori e più recenti produzioni internazionali di cinema archeologico, che richiameranno argomenti di estrema attualità, lasciando agli spettatori diversi spunti di riflessione: occasione di apprezzare film e documentari di grande valore culturale, che non trovano spazi nella distribuzione cinematografia ordinaria e nelle piattaforme digitali. L’ingresso è libero ed è gradita la prenotazione al numero di telefono +39 349 8929645. Verranno assegnati Il Festival prevede l’assegnazione di due premi: il premio Città di Gambolò al film più votato dal pubblico, il premio Museo Archeologico Lomellino a quello scelto dalla giuria.

gambolò_castello_ciak-si-scava_programma_locandinaPROGRAMMA Sabato 5 novembre 2022. Alle 17, apre la manifestazione il film “La caduta dei re Maya / Fall of the Maya Kings” di Leif Kaldor (Canada, 52’, 2022). Seguono il film “Volti e segreti delle donne romane / Portraits and Secrets of Roman Women” di Gianmarco D’Agostino (Italia, 4’, 2021) e il film “Il dono dei ghiacciai. Come le ere glaciali hanno formato l’Europa / Gift of the Glaciers. How the Ice Ages Shaped Europe” di Heiko De Groot (Germania, 52’, 2021). Dopo il buffet, alle 21, il film “Il giuramento di Ciriaco / The Oath of Cyriac” di Olivier Bourgeois (Andorra, 2021, 72’); chiude il film “Osmildo” di Pedro Daldegan (Brasile, 2019, 27′). Domenica 6 novembre 2022. Alle 10, apre il film “Antica trasversale sicula. Il cammino della dea madre” di Francesco Bocchieri (Italia, 2021, 79’). Segue il film “Cronache di donne leggendarie Hatshepsut e Nefertiti: l’Egitto delle regine” di Graziano Conversano (Italia, 35’, 2022). Dopo la pausa pranzo, alle 15, si riprende con il film “Afghanistan. Tracce di una cultura sfregiata” di Alberto Castellani (Italia, 2022, 52′). Segue il film “Le vie del rame” di Davide Dalpiaz (Italia, 2021, 7’). Chiude la rassegna “Mamody, l’ultimo scavatore di baobab / Mamody, the Last Baobab Digger” di Cyrille Cornu (Francia, 2022, 52’).

Paestum. Alla XXIV Borsa Mediterranea del Turismo archeologico focus sull’Archeologia Sotterranea: tutti i dati su caverne, cripte, catacombe, gallerie, labirinti. Luoghi che affascinano turisti e pellegrini

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Un momento della conferenza sull’archeologia sotterranea alla XXIV Borsa mediterranea del turismo archeologico (foto bmta)

Rendere visibile ciò che è invisibile, fruibile ai visitatori e vantaggioso dal punto di vista economico. Focus sull’Archeologia Sotterranea alla XXIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum: caverne, cripte, catacombe, gallerie, labirinti, luoghi ricchi di fascino e di storia, che permettono percorsi emozionali e sostenibili e raccontano la pietra e i suoi misteri, la vita sotto il frastuono della quotidianità. Su 1154 siti Unesco, il 20% (221) sono grotte e cavità sia naturali, sia artificiali (estrattive, di culto, idrauliche, di transito, belliche, insediative civili). Quelle naturali sono oltre 37mila in Italia. Il maggior numero di cavità naturali, in rapporto all’ampiezza del territorio, è in Friuli Venezia Giulia, il maggior numero in assoluto è in Veneto, le più grandi sono in Toscana. In Campania ci sono 1315 grotte naturali, oltre il 70% (935) in provincia di Salerno; la più grande è la grotta di Castelcivita. Di quelle artificiali, 96, la larga maggioranza, sono in provincia di Napoli dove l’attività industriale è più rilevante. Particolare importanza è stata attribuita al segmento delle catacombe, dal momento che l’idea del direttore e fondatore della Borsa Ugo Picarelli, è nata da un’attenzione verso il progetto “Catacombe d’Italia” lanciato nel 2018 dal Cardinale Ravasi con la Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Sulle cinque edizioni delle Giornate delle Catacombe, a 1800 anni dalla morte di Papa Callisto (“l’inventore delle catacombe”) e a 200 dalla nascita dell’archeologo Giovanni Battista De Rossi, ha relazionato Pasquale Iacobone segretario della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra.

Valpolicella (Vr). “Un calice di storia”: visita guidata alla Grotta di Fumane e degustazione di vini in cantina

fumane_grotta_un-calice-di-storia_locandinaDomenica 30 ottobre 2022 in Valpolicella, appuntamento con “Un calice di Storia”: Un’occasione speciale per poter ammirare la Grotta di Fumane (Vr) e, al termine della visita guidata, degustare i migliori vini della Cantina David Sterza. La giornata inizierà alle 10.30 con la visita guidata alla grotta accompagnati da un archeologo che ve ne svelerà i segreti e vi farà capire l’unicità di questo sito. La mattinata proseguirà poi con una degustazione guidata di tre vini della David Sterza, accompagnati da salumi e formaggi del territorio. I posti sono limitati per permettervi di vivere al meglio questa esperienza. Costo del biglietto 25 euro. Orario 10.30 – 12.30 circa. Per info e prenotazioni: info@stradadelvinovalpolicella.it, cell +39 346 3202167.

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Una visita guidata all’interno della Grotta di Fumane (Vr) in Valpolicella (foto comune di fumane)

La grotta di Fumane, conosciuta dagli abitanti del luogo come “I Ossi” (“Le ossa”, per via dei numerosi reperti che vi si trovavano), fu rinvenuta dall’archeologo Giovanni Solinas negli Anni Sessanta e per questo è nota anche come “Riparo Solinas”. Essa rappresenta un documento preziosissimo sulla presenza dell’Uomo di Neanderthal e dell’Homo Sapiens in Europa. Un tuffo nel passato che vi permetterà di vivere un’esperienza indimenticabile accompagnati dai vini della Cantina David Sterza in un luogo unico e suggestivo.

Isera (Tn). Al via la XVIII Rassegna di Film Archeologici: tre giovedì per altrettanti film scelti tra i migliori dell’edizione 2022 del RAM film festival

isera_associazione-lagarina_rassegna-di-film-archeologici_locandinaAl via giovedì 27 ottobre 2022 la XVIII edizione della Rassegna di Film Archeologici di Isera (Tn). L’associazione Lagarina di Storia antica e l’assessorato alla Cultura del Comune di Isera propongono un ciclo di appuntamenti storico-culturali durante i quali verranno proiettati tre dei migliori film in concorso nell’edizione 2022 del RAM film festival. Si inizia con un film sulla rivoluzione di genere che sta cambiando lentamente il mondo dell’archeologia, un mondo dove la donna sta riacquistando il suo posto nella storia. L’ingresso è gratuito e non occorre prenotazione.

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Frame del film “L’enigma delle ossa. Rivoluzione di genere” di Brigitte Tanner e Carsten Gutschmidt

Appuntamento giovedì 27 ottobre 2022 alle 20.45 nella Sala della Cooperazione di Isera (Via Cavalieri 5, sopra la biblioteca) con il film “L’enigma delle ossa. Rivoluzione di genere” (Germania, 2020; 52’) di Brigitte Tanner e Carsten Gutschmidt. Si dice che l’uomo, come cacciatore e capofamiglia, sia stato al vertice della società sin dall’inizio della storia umana. Niente di più sbagliato. Molti ricercatori, attraverso metodi scientifici solitamente utilizzati in medicina legale, stanno acquisendo nuove conoscenze volte a stravolgere le ipotesi sui ruoli di genere e la concezione della preistoria avuta fino a oggi.

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Il busto di Nefertiti conservato a Berlino: frame del film di RAI Storia “Cronache di donne leggendarie: Nefertiti”

Secondo appuntamento, giovedì 3 novembre 2022, alle 20.45, con due proiezioni: apre il film di Graziano Conversano “Cronache di donne leggendarie Hatshepsut e Nefertiti: l’Egitto delle regine” (Italia, 2022; 35’). “Cronache di donne leggendarie” è una nuova serie di RAI Storia su alcune delle figure femminili più importanti del mondo antico e tardo antico. In questo episodio si racconta la complessità del mondo femminile egizio attraverso due regine della XVIII dinastia: Hatshepsut, unica ad assumere gli attributi maschili della regalità, e Nefertiti, al centro di una turbolenta riforma religiosa e di una grave crisi politica. Segue il film “Le vie del rame” di Davide Dalpiaz (Italia, 2021; 7’). Già tremila anni fa nel Trentino sudorientale si estraeva il rame, che combinato con lo stagno permetteva di ottenere il bronzo per realizzare asce e altri manufatti. Dai risultati delle ricerche condotte sulle vie del rame nell’Europa preistorica è emersa una produzione di massa di questo metallo che dal Trentino si espandeva verso la Scandinavia, il centro Europa, i Balcani e forse nel Mediterraneo centrale.

Terzo appuntamento, giovedì 10 novembre 2022, alle 20.45, con il film “Fall of the Maya Kings / La caduta dei re Maya” di Leif Kaldor (Canada, 2022; 52’). Come gli antichi Maya abbiano costruito una società incredibile per poi scomparire rimane uno dei grandi misteri della storia. Una nuova straordinaria scoperta – il vaso KomKom – è un resoconto scritto dai Maya stessi e dettagliato, unico nel suo genere, degli eventi al momento del collasso di una civiltà ormai sopraffatta da lotte per il potere, sacrifici umani e cambiamento climatico.

Firenze. Paleogenomica e archeologia: all’università l’incontro “Neanderthal da Nobel”, che prende spunto dal recente Nobel al paleobiologo Svante Pääbo. Presentazione della mostra virtuale “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. Neanderthal ed elefanti nella Maremma toscana”

firenze_università_conferenza-neanderthal-da-nobel_locandinaCos’è la paleogenomica? Perché il biologo svedese Svante Pääbo ha vinto il Nobel 2022 della Medicina per lo studio del sequenziamento del genoma dei nostri “antenati”, i Neanderthal? E come può l’archeologia supportare i dati biologici? Per rispondere a queste domande e capire l’apporto fondamentale che la paleogenomica e l’archeologia hanno recato agli studi sull’evoluzione umana, il dipartimento di Biologia dell’università fiorentina e l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (IIPP), hanno ideato l’incontro dal titolo “Neanderthal da Nobel”, in programma martedì 25 ottobre 2022, alle 18.30, a Palazzo Nonfinito, via del Proconsolo, 12 – Aula 1 del dipartimento di Biologia, a Firenze.

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Svante Pääbo, paleobiologo svedese, premio Nobel per la Medicina 2022 (foto Frank Vinken MPG)

David Caramelli, docente di Antropologia molecolare e direttore del Dipartimento di Biologia dell’università di Firenze, introdurrà il pubblico nel mondo della paleogenomica, offrendo un quadro delle potenzialità di questa affascinante materia nel mondo odierno. Lo spunto è offerto dal recente conferimento del premio Nobel per la medicina a Svante Pääbo, (67 anni), ritenuto uno dei fondatori della paleobiologia, studioso che per primo ha applicato la genetica alla paleontologia: “per le scoperte riguardanti i genomi degli ominidi estinti e l’evoluzione umana”, in particolare per aver sequenziato il genoma dell’uomo di Neanderthal. La giuria del Premio Nobel così si è espressa: “Le sue scoperte hanno fornito la base per esplorare ciò che rende noi esseri umani così unici”. Grazie ai suoi studi, infatti, nel 2010 è stato possibile ottenere per la prima volta il sequenziamento del genoma di Neanderthal, e nello stesso anno, uno tra i genomi più sorprendenti che siano stati mai sequenziati: il genoma della “donna di Denisova”. È stato così possibile caratterizzare in dettaglio i frammenti arcaici presenti nei nostri moderni genomi. E con questo, i loro effetti sulla nostra salute e sulla nostra risposta a diverse patologie, come ad esempio l’infezione al SARS COVID 19, le cui risposte immunitarie in noi sapiens potrebbero essere legate ad un’eredità neanderthaliana.

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Il rinvenimento di resti di Elephas antiquus a Poggetti Vecchi (foto unifi-sabap-gr)

Insieme alla paleogenomica, anche l’archeologia ci aiuta a ridefinire l’immagine dei nostri “cugini” neanderthaliani, offrendoci un quadro molto diverso da quello che fino ad ora abbiamo ipotizzato. Basti pensare alla straordinaria scoperta fatta a Poggetti Vecchi (Grosseto) dei più antichi bastoni da scavo in legno mai trovati in Italia, che ci testimoniano le abilità dei neanderthaliani nella fabbricazione e nell’utilizzo di questi strumenti molto particolari.

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In occasione dell’incontro si terrà la presentazione della mostra virtuale “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. Neanderthal ed elefanti nella Maremma toscana” (vedi artsteps | 170.000 anni fa a Poggetti Vecchi), curata dall’ l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Siena Grosseto Arezzo e il contributo della Fondazione CR Firenze: sarà possibile entrare virtualmente nello scavo del sito di Poggetti Vecchi, in un affascinante viaggio a ritroso nel tempo. La mostra è realizzata dall’ Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Con la mostra “170.000 anni fa a Poggetti Vecchi. Neanderthal ed elefanti nella Maremma toscana, la sfida del clima” l’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria presenta l’eccezionale caso studio di Poggetti Vecchi (Grosseto), un sito datato a 170.000 anni fa frequentato da neandertaliani e da elefanti antichi, dove è documentata una moria di questi enormi animali, oggi estinti, probabilmente dovuta all’inasprimento del clima al passaggio verso una glaciazione, ma dove è anche attestata la capacità delle comunità umane di utilizzare al meglio le opportunità offerte dall’ambiente. La mostra si articola come un percorso a ritroso nel tempo, a partire dagli scavi che hanno svelato una nicchia ecologica particolare per la presenza di acque termali, dove uomini e animali hanno trovato rifugio in un periodo di crisi climatica. La mostra è arricchita dalle numerose illustrazioni di Tom Björklund, un artista che si è dedicato in modo particolare a ricostruire uomini e ambienti della Preistoria, rendendo visibile ciò che altrimenti è possibile solo immaginare.