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Archeologia in lutto. Il museo Egizio di Torino ricorda Ramadan Badry Hussein, direttore del Saqqara Saite Tombs Project, scomparso prematuramente a 50 anni, e Geoffrey Almeric Thorndike Martin, 87 anni, che scoprì la Tomba di Horemheb e quella di Maya, tesoriere di Tutankhamon, a Saqqara

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L’egittologo Ramadan Badry Hussein è scomparso prematuramente all’età di 50 anni

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L’egittologo Geoffrey Thorndike Martin è morto all’età di 87 anni (foto ees)

Archeologia in lutto. Negli ultimi giorni sono scomparsi due egittologi: Ramadan Badry Hussein è morto a 50 anni nella notte del 9 marzo 2022 dopo una grave malattia, come ha annunciato l’università di Tubinga; Geoffrey Thorndike Martin è venuto a mancare nella giornata di lunedì 7 marzo 2022 all’età di 87 anni: era nato a South Ockendon (GB) il 28 maggio 1934. È il museo Egizio di Torino a ricordarli, entrambi impegnati nell’area archeologica di Saqqara. “Il museo Egizio – si legge sul sito istituzionale – ricorda con stima e riconoscenza il prof. Ramadan Badry Hussein, direttore del Saqqara Saite Tombs Project all’Institute of Near Eastern Studies della Eberhard Karls Universität, Tübingen, Germania. Formatosi nelle università del Cairo e la Browndi Rhode Island negli USA, ha lavorato a lungo per il ministero delle Antichità Egiziane a Giza, Saqqara e Bahariya”. E continua: “Il museo Egizio ricorda con stima e gratitudine il professor Geoffrey Almeric Thorndike Martin, Edward Professor of Egyptian Archaeology and Philology emerito allo University College di Londra. Nella sua carriera ha scavato a lungo con la Egypt Exploration Society in Egitto e in Sudan, ma la sua scoperta principale è legata agli scavi della Tomba di Horemheb e di quella di Maya (tesoriere di Tutankhamon) a Saqqara”.

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L’egittologo Ramadan Badry Hussein è stato direttore del Saqqara Saite Tombs Project all’Institute of Near Eastern Studies della Eberhard Karls Universität, Tübingen, Germania (foto università di Tubinga)

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La maschera di mummia d’argento dorato del Secondo Sacerdote della Dea Mut e della Dea Niut-shi-es (foto università di tubinga)

Ramadan Badry Hussein ha studiato egittologia all’università del Cairo prima di lavorare per il settore pubblico delle antichità egiziane come ispettore a Saqqara e Giza. “Un raro esempio di studioso che ha servito l’archeologia muovendosi senza soluzione di continuità tra la rete di protezione del patrimonio del suo paese d’origine e le istituzioni archeologiche in tutto il mondo – lo ricordano i colleghi -, ha conseguito con successo il Master e il PhD alla Brown University (USA), tornando al ministero delle Antichità per ricoprire varie posizioni di autorità (responsabile del Center of the Documentation and Study of Egyptian Antiquities, Managing Editor del Publication Department, direttore dell’ufficio del Ministero delle Antichità) e successivamente si trasferisce all’università Eberhard Karls, a Tübingen in Germania, come Alexander von Humboldt Research Fellow; alla fine divenne professore associato di egittologia presso l’Istituto di studi del Vicino Oriente a Tubinga”. Dal 2015, Hussein è stato direttore del progetto per la conservazione, lo scavo e la pubblicazione delle tombe della XXVI dinastia a Saqqara. A lui si deve la scoperta del primo laboratorio di mummificazione mai conosciuto a Saqqara, che risale al VII-VI secolo a.C. Lo scavo ha portato alla luce una serie di oggetti rari e spettacolari (ad esempio, una maschera di mummia d’argento dorato del Secondo Sacerdote della Dea Mut e della Dea Niut-shi-es, la terza del suo genere ad essere scoperta in Egitto), facendo presto notizia oltre il mondo accademico e diventando un importante argomento di archeologia pubblica. “Il workshop sulla mummificazione – ricordano – è stato votato tra le 10 migliori scoperte dell’anno 2018 e le 10 migliori scoperte del decennio 2010-2020 (2020) di Archaeology Magazine ed è stato presentato attraverso una serie di quattro film documentari di National Geographic Channel. L’ampio riconoscimento del suo lavoro ha reso il Dr. Hussein un esperto molto ricercato nel campo dell’archeologia pubblica, che è stato spesso invitato a discutere di questioni legate al patrimonio contemporaneo come il saccheggio di siti archeologici. Studioso carismatico che supertao vari limiti (Egitto / estero, mondo accademico / archeologia pubblica, archeologia statale / organizzazioni del patrimonio privato), è stato sicuramente uno dei migliori egittologi dell’attuale generazione. La sua prematura e improvvisa scomparsa è una terribile perdita per il mondo dell’archeologia”.

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L’egittologo Geoffrey Thorndike Martin (foto università di Cambridge)

La tombe de Horemheb (KV.57)  (Vallée des Rois / Thèbes ouest)

Interno della Tomba di Horemheb (KV 57) scoperta nella Valle dei Re da Geoffrey Thorndike Martin

Geoffrey Thorndike Martin aveva frequentato la scuola ad Aveley e poi la Palmer’s School a Grays nell’Essex. Conseguita una laurea in Storia antica allo University College di Londra nel 1963, e la laurea magistrale, PhD e Litt. D dell’Università di Cambridge, è stato Budge Research Fellow in Egyptology al Christ’s College di Cambridge dal 1964 al 1970. Dopo aver lasciato il Christ’s College, Martin è diventato lecturer in Egyptology allo University College London, reader dal 1978 e Edwards Professor of Egyptian Archaeology and Philology dal 1988 fino al pensionamento nel 1993. Martin ha operato in varie località del Sudan e dell’Egitto. Ha scavato con la missione della Egypt Exploration Society a Buhen in Sudan nel 1963. Con l’EES e il National Museum of Antiquities di Leiden e l’università di Amsterdam ha scavato a Saqqara dal 1964 al 1968; è stato direttore del sito dal 1970 al 1974 e direttore sul campo dal 1975 al 1998. È stato direttore sul campo della missione epigrafica di Amarna, dell’Egypt Exploration Society nel 1969 e nel 1980. Dal 1998 al 2002 ha lavorato sotto Nicholas Reeves, Project Director, come Joint Field Director del Progetto Tombe Reali di Amarna. Martin fu famoso soprattutto per le sue scoperte della tomba di Maya, tesoriere di Tutankhamon, e della tomba privata di Horemheb, ma anche più in generale per il suo lavoro nella Valle dei Re e Saqqara, con le tombe di Tia, sorella di Ramses II, e di altri dignitari.

Torino. Conferenza egittologica in presenza e on line al museo Egizio con la curatrice Federica Facchetti su “I vasi in terracotta del Museo Egizio: contesti di provenienza, tipologie e studi”

“I vasi in terracotta del Museo Egizio: contesti di provenienza, tipologie e studi” è il titolo del nuovo incontro (in presenza e on line) al museo Egizio di Torino con le conferenze del ciclo “Museo e Ricerca”: appuntamento giovedì 10 marzo 2022, alle 18, nella sala conferenze insieme a Federica Facchetti, curatrice del museo Egizio. Introduce Federico Poole, curatore del museo Egizio. Ingresso libero fino a esaurimento posti. È gradita la prenotazione scrivendo una email a comunicazione@museoegizio.it (i posti saranno riservati fino alle 18). È necessario presentare in Super Green Pass e indossare una mascherina FFP2. La conferenza verrà anche trasmessa live streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Durante la conferenza si percorreranno i 4000 anni di storia dell’antico Egitto attraverso l’oggetto più comune e più utilizzato in tutto il mondo antico prodotto dall’uomo per rispondere a molteplici necessità. I vasi saranno presentati in base al sito di provenienza, con un particolare focus sulle tipologie più interessanti, sulle informazioni che possiamo trarne e i diversi studi in corso da parte di specialisti interni al museo e esterni. L’intervento metterà in luce la ricchezza della collezione di vasi torinese e la sua importanza nello studio della cultura materiale dell’antico Egitto.

Al via la IV edizione di Firenze Archeofilm: 60 film in concorso in cinque intense giornate con proiezioni mattutine, pomeridiane e serali. Ecco i film da non perdere. Ingresso gratuito con Super Green Pass e FFP2

Ci siamo. Mercoledì 2 marzo 2022 apre al Cinema La Compagnia di Firenze la IV edizione di “Firenze Archeofilm”, il festival internazionale organizzato dalla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) fino al 6 marzo 2022: 60 film in concorso per il Premio Firenze Archeofilm assegnato dal pubblico, anteprime nazionali, proiezioni non stop, dalla mattina alla seconda serata; ospiti internazionali e incontri con i registi; grandi scoperte, scenari mozzafiato, immagini inedite. Cinque intense giornate con proiezioni mattutine, pomeridiane e serali, tutte a ingresso gratuito (obbligatorio green pass rafforzato e mascherine FFP2), che permetteranno al pubblico di viaggiare in universi lontani, nel tempo e nello spazio, soffermandosi anche su tematiche di grande attualità, come il cambiamento climatico e le imminenti minacce per il pianeta (per l’intero programma vedi Firenze. Tre settimane al via del quarto Firenze Archeofilm, Festival Internazionale Cinema di Archeologia Arte Ambiente: cinque giorni con oltre 60 film provenienti da 14 nazioni diverse, 11 prime nazionali. Ecco il programma | archeologiavocidalpassato).

Film “Signore e Principi preistorici / Prehistoric Ladies and Princes” di Pauline Coste

Tra i film da non perdere “L’Enigma delle ossa ovvero la rivoluzione di genere nella preistoria” (mercoledì 2 marzo, nel pomeriggio). L’opera per la prima volta affronta la questione del rapporto maschile femminile nella preistoria, ribaltando il cliché, prove archeologiche alla mano, per cui il “capofamiglia” dovesse essere sicuramente un maschio. Restando ai primordi dell’umanità, la grande produzione francese “Stonehenge, le origini svelate” (giovedì 3 marzo, ore 16) squarcia finalmente il velo sugli ultimi misteri del circolo megalitico più conosciuto al mondo. Se mai, infine, ci fossimo fatti un’idea di un abbigliamento “selvatico” per gli uomini e le donne della preistoria il film “Signore e Principi preistorici” (giovedì 3 marzo) è pronto a smentire ogni convinzione di questo tipo, come dimostrano le sepolture di grande “sfarzo” e bellezza, con abbigliamenti e ornamenti inimmaginabili.

Il film “La prossima Pompei / The next Pompeii” di Duncan Bulling apre il Firenze Archeofilm 2022

Con il documentario “Città del Vaticano alla ricerca dell’eternità” (giovedì 3 marzo, ore 22) per la prima volta al cinema si indaga sulla storia architettonica, lunga duemila anni, del Vaticano; e ancora, “D’Artagnan e i tre moschettieri: la storia vera” (sabato 6 marzo mattina), racconta sul grande schermo la vera storia di D’Artagnan e porta sulle tracce dell’iconico dramma storico, romantico, di Alexandre Dumas (padre); “La flotta delle Indie” (venerdì 4 marzo) documenta di fatto le prime prove di globalizzazione, con la scoperta dell’America; la minaccia di una nuova Pompei alle pendici del Vesuvio e il grande tema della possibile previsione di nuove eruzioni vulcaniche è infine al centro del film “La prossima Pompei” in programma mercoledì 2 marzo. E non manca l’Antico Egitto: in programma al festival i documentari “Il mondo di Cheope” (giovedì 3 marzo), “70 milioni di mummie animali” (venerdì 4 marzo), “Il busto di Nefertiti: nascita di un’icona” (sabato 5 marzo).

Fasi del restauro all’università di Firenze di una statua proveniente dal museo Archeologico di Aleppo gravemente danneggiato durante la guerra del 2011 (foto AV / giunti)

L’incredibile storia degli “Angeli dell’arte” ad Aleppo: arrivano in Italia per la prima volta le immagini del salvataggio del museo della città siriana, da parte di una squadra di archeologi e volontari impegnati in una corsa contro il tempo. S’intitola “Il testamento di Ciriaco” (venerdì 4 marzo) il film di Olivier Bourgeois, interamente girato dentro al museo Archeologico di Aleppo durante la guerra civile in Siria del 2011, che ripercorre la corsa contro il tempo di archeologi e custodi per mettere in salvo oltre ventimila opere (una di queste restaurata in loco dall’università di Firenze).

Frame del film in 3D “Noto. Il giorno della paura (1693)” di Sebastiano Deva

L’archeologia in 3D, come non si era mai vista: nei giorni 4 e 5 marzo ci si potrà immergere in un’esperienza multimediale con “Noto. Il giorno della paura (1693)”. Grazie ad un apposito visore si rivive lo spaventoso terremoto che l’11 gennaio del 1693 sconvolse in Sicilia la Val di Noto. Ogni personaggio in 3D ha una controparte nella vita reale che ha prestato le fattezze al proprio omologo digitale. In questo processo, gli autori hanno voluto valorizzare con tratti di persone reali (anziché generate proceduralmente al computer) i protagonisti storici dell’epoca del sisma. La premessa narrativa ha quindi posto le basi per una fase di selezione via casting dei protagonisti, conclusasi con la scelta dei 20 attori per le 20 figure da replicare digitalmente.

In programma poi il suggestivo “Al tempo dei dinosauri” (sabato 5 marzo, ore 16), che narra l’incredibile scoperta di nuove specie di dinosauri negli ultimi vent’anni, combinata con le ricostruzioni in 3D, altamente realistiche, che assicurano spettacolarità al documentario presentato in anteprima nazionale.

Frame del film “Guerra all’Amazzonia” di Marcello Brecciaroli

Altro tema centrale di Firenze Archeofilm, l’Ambiente: l’Amazzonia e la regione indiana del Ladakh chiudono il festival. Il film tutto italiano “Guerra all’Amazzonia” (domenica 6 marzo, mattina) documenta un viaggio attraverso il Brasile per raccontare come gli incendi e il disboscamento illegale stiano vincendo la partita contro l’Amazzonia. E alla fine della giornata – e in chiusura del festival – presentato dal regista Nicolò Bongiorno, ci sarà il film “Songs of the Water Spirits” (domenica 6 marzo, pomeriggio): la descrizione di una profonda trasformazione sociale nel territorio indiano del Ladakh, ai piedi dell’Himalaya, connotato da antiche tradizioni che rischiano di essere cancellate da uno sviluppo troppo rampante, che mette a rischio l’ambiente e snatura la cultura locale.

Il Cinema La Compagnia ospita il Firenze Archeofilm (foto AV / giunti)
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Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm

Premi e giurie. Al termine della manifestazione saranno assegnati i seguenti riconoscimenti: il premio “Firenze Archeofilm” al film più votato dal pubblico; il premio “Università di Firenze”; il premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi” al miglior film di archeologia preistorica e il premio “Archeologia Viva” per la comunicazione del patrimonio ambientale. “Il cinema”, dichiara il direttore artistico di Firenze Archeofilm Dario Di Blasi, “è uno strumento formidabile per raccontare la storia in modo approfondito e coinvolgente. Trasmette conoscenza, cultura, sapere scientifico. Il mondo antico aspetta di essere raccontato, non solo descritto”.

Torino. Al museo Egizio visita guidata alla mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” con il curatore Paolo Del Vesco

La mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” è curata da Paolo Del Vesco (foto museo egizio)
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L’archeologo Paolo Del Vesco, curatore al museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Cosa c’è di più bello che ascoltare le storie degli oggetti dalla viva voce di chi fa ricerca ogni giorno? Ogni reperto può celare mille storie e gli studiosi possono rivelarcele in modo appassionante e coinvolgente e farci sentire più vicini ai tesori che il museo Egizio di Torino custodisce nelle sale e nei magazzini. Martedì 1° marzo 2022 Paolo Del Vesco, curatore della mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” (vedi Torino. Al museo Egizio quinto appuntamento del ciclo “Nel laboratorio dello studioso”: protagoniste la dea Anuket e le altre divinità venerate sull’isola Elefantina di Aswan nella mostra curata da Paolo Del Vesco “Un santuario portatile per la dea Anuket” | archeologiavocidalpassato) guiderà i partecipanti alla scoperta di un piccolo santuario in legno, risalente al tempo del faraone Ramses II (ca. 1279-1213 a.C.), dedicato alla dea Anuket e ad altre divinità venerate nell’importante centro religioso di Elefantina, presso Assuan, nell’Egitto meridionale. Grazie ad altri oggetti esposti sarà possibile comprendere la vita religiosa della comunità di Deir el-Medina, luogo in cui i reperti furono ritrovati. Appuntamento alle 16.30. Costo 7 euro a persona + ingresso al museo. Durata 60 minuti. I partecipanti saranno inseriti in gruppi di massimo 25 persone. A ogni partecipante sarà consegnata una radio guida con auricolari monouso per rispettare le distanze di sicurezza. La visita è in lingua italiana.

La mostra “Un santuario portatile per la dea Anuket” del ciclo “Nel Laboratorio dello Studioso” è aperta fino al 20 marzo 2022, al piano 1 del museo Egizio, dove si può conoscere più da vicino la ricerca condotta sul Santuario portatile della dea Anuket. In questa intervista, il curatore della nuova mostra ci racconta il suo percorso, le sue attività di ricerca e cosa significa per lui essere un archeologo.

Per “Percorsi nel tempo e nello spazio nei musei di Bologna”, al museo civico Medievale “Caccia al reperto con WunderBO” con gli attori di Fantateatro, e al museo civico Archeologico “Caccia grossa! Sulle tracce degli animali dell’antico Egitto” per bambini e “Facce, volti, ritratti al museo civico Archeologico” per tutti

Al museo civico Medievale di Bologna “Caccia al reperto con WunderBO” animato dagli attori di Fantateatro (foto bologna musei)

Per “Percorsi nel tempo e nello spazio nei musei di Bologna” i Musei Civici di Bologna, che ogni settimana propongono un ricco calendario di appuntamenti, veri e propri viaggi tematici nelle collezioni, spaziando dalle letture più immediate dei capolavori esposti alla creazione di associazioni inedite tra oggetti appartenenti ai patrimoni delle diverse aree museali fino ad approfondimenti specifici e maggiormente specialistici, appuntamento sabato 26 febbraio 2022, al museo civico Medievale in via Manzoni 4 con “Caccia al reperto con WunderBO”: “WunderBO” è il videogioco del museo civico Medievale e del museo di Palazzo Poggi, che si è arricchito di 20 nuovi reperti da sbloccare dal vivo. Alle 11 e alle 15, si svolgerà una straordinaria caccia al tesoro all’interno dei due musei, con tre guide d’eccezione: il naturalista Ulisse Aldrovandi, il collezionista di meraviglie Ferdinando Cospi e il fondatore dell’Istituto delle Scienze Luigi Ferdinando Marsili, impersonati dagli attori di Fantateatro. I partecipanti diventeranno collezionisti per un giorno e grazie all’app “WunderBO” potranno creare la propria collezione di oggetti, andando alla ricerca di reperti meravigliosi e pieni di 1 mistero, inquadrando il codice, sbloccando l’oggetto e portando a termine il gioco aggiudicandosi un premio. Punto di ritrovo al museo civico Medievale, per ragazzi e ragazze da 8 anni in su (con un adulto accompagnatore). Prenotazione obbligatoria a info@fantateatro.it indicando nella mail: nome e cognome del genitore o di chi accompagna il bambino; indirizzo mail a cui confermare l’iscrizione; numero di cellulare; numero di partecipanti; nome e cognome, età del bambino; in quale orario si desidera partecipare (alle ore 11 o alle ore 15). In alternativa è possibile prenotare telefonicamente allo 051 0395670 dalle 9 alle 16 dal lunedì al venerdì. Per partecipare è necessario essere dotati di smartphone e attivarne la fotocamera (è consigliato di scaricare prima l’app gratuita WunderBO dal sito http://www.wunderbo.it e di provare il gioco a casa). In caso di impossibilità a partecipare è raccomandato disdire in anticipo la prenotazione per permettere ad altri di prendere parte alla visita-gioco. WunderBO è un progetto sperimentale nato nel 2019 per promuovere la città di Bologna e i suoi musei, disponibile gratuitamente come app in italiano e inglese in versione IOS e Android al link http://www.wunderbo.it. WunderBO è stato realizzato da Melazeta, studio di Modena attivo da anni nel settore videogiochi. Ingresso: gratuito Info: www.museibologna.it/arteantica

Statuetta di gatto nella collezione egizia del museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

Sempre sabato 26 febbraio 2022, ma al museo civico Archeologico, due appuntamenti, uno pensato per i bambini e uno per gli adulti. Alle 16, “Caccia grossa! Sulle tracce degli animali dell’antico Egitto”: visita animata per bambini dai 5 ai 7 anni, a cura di ASTER. La grande statua della potente dea leonessa Sekhmet ci apre le porte del museo per una visita animata attraverso la quale avvicinare i più piccoli alla civiltà egiziana, alla ricerca degli animali che sono raffigurati sugli oggetti della collezione e che, per gli antichi Egiziani, oltre ad essere importanti nella vita quotidiana, erano anche strettamente legati ad alcune divinità. Prenotazione obbligatoria a partire da questo link: https://www.astershop.it/shop/it/home/900-bologna-caccia-grossa-sulle-tracce-degli-animalidell-antico-egitto.html. Ingresso: 7 euro a bambino Info: www.museibologna.it/archeologico.

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Statua di Neferhotep I nella sezione egizia del museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

Alle 17.30, “Facce, volti, ritratti al museo civico Archeologico”: visita guidata a cura di ASTER. Il mondo antico ci ha restituito moltissimi volti, ma quanti di questi somigliavano veramente alla persona ritratta? Quanto c’è di ideale, e quanto di reale nei ritratti che ci vengono dal mondo antico? Lo scopriremo davanti alle tante immagini di sovrani, dignitari, condottieri, prigionieri, artigiani, uomini e donne del passato. Prenotazione obbligatoria a musarcheoscuole@comune.bologna.it indicando numero di persone e cellulare, entro le 18 del giorno precedente la visita. Ingresso: biglietto museo (6 euro intero / 3 euro ridotto). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito Info: www.museibologna.it/archeologico.

Treviso. “Storia dell’Antico Egitto. Alla scoperta della civiltà dei faraoni” in 7 incontri proposti dall’Arci al martedì con le egittologhe Francesca Iannarilli e Federica Pancin di Ca’ Foscari: si forniranno gli strumenti per orientarsi nel vasto panorama degli studi sull’antico Egitto, e le modalità d’uso delle fonti antiche

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Locandina del corso “Storia dell’Antico Egitto” con Francesca Iannarilli e Federica Pancin promosso da Arci Treviso

“Storia dell’Antico Egitto. Alla scoperta della civiltà dei faraoni” in 7 incontri con le egittologhe Francesca Iannarilli e Federica Pancin di Ca’ Foscari: è la proposta di Arci Treviso. Si inizia martedì 22 febbraio 2022. E gli incontri si tengono per sette martedì, dalle 20 alle 22, nella sede indicata dall’ARCI Treviso al momento dell’iscrizione. Il corso si svolge in presenza. È obbligatorio il green pass. Costo: 80 euro comprensivo di tessera Arci 2022 (ridotto 75 euro). Informazioni su costi e contatti all’indirizzo: http://www.arcitv.it/cultura/new_active.php?course=149.

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La necropoli reale di Meroe in Sudan: le piramidi dei Faraoni neri (foto mai-sudan)

Il corso – tenuto da due archeologhe impegnate nella Missione Archeologica Italiana in Sudan al Jebel Barkal – fornisce una trattazione di base della storia dell’Egitto dei Faraoni, concentrandosi sugli aspetti che più hanno segnato l’immaginario collettivo europeo. Verranno inquadrati i grandi temi storici, religiosi, funerari e culturali della civiltà egiziana, e si prenderanno in esame i siti archeologici e le espressioni artistiche del paese, senza tralasciare i geroglifici. L’obiettivo primario del ciclo di lezioni è quello di fornire gli strumenti per orientarsi nel vasto panorama degli studi sull’antico Egitto; secondariamente, si approfondiranno le modalità d’uso delle fonti antiche e si affineranno le abilità interpretative delle stesse. Il taglio egittologico concorrerà a evidenziare i caratteri costitutivi della cultura nilotica, considerando le evidenze archeologiche, iconografiche, storiche e letterarie come prodotti culturali. L’approccio metodologico sarà guidato, infatti, da una prospettiva emica, sulla base dei più recenti progressi nella disciplina. Pur attingendo a contenuti di natura alle volte complessa, il corso sarà trattato in forma leggera, secondo lo spirito della divulgazione scientifica, stimolando la creazione di un’atmosfera di dialogo e condivisione, per il coinvolgimento e l’arricchimento di entrambe le parti – insegnanti e uditorio. A seguire, sono previste quattro lezioni di approfondimento. I contenuti saranno costruiti anche sulla base degli argomenti di interesse che emergeranno nel corso della discussione durante le lezioni del corso di Storia.

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L’egittologa Francesca Iannarilli

Francesca Iannarilli è assegnista di ricerca presso la Cattedra di Egittologia dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Laureatasi in Archeologia alla Sapienza università di Roma nel 2012, ha poi conseguito il dottorato di ricerca in Storia Antica e Archeologia nell’ateneo veneziano nel 2016, con una tesi dal titolo “Elaborazione e manipolazione della figura umana nei Testi delle Piramidi”. Attualmente lavora sul progetto “Dizionario Egiziano antico/italiano”. Dal 2014 lavora per la Missione Archeologica Italiana in Sudan – Jebel Barkal, in qualità di archeologa e field director.

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L’egittologa Federica Pancin

Federica Pancin è dottoranda in Filologia e Storia del mondo antico alla Sapienza università di Roma; il suo progetto di ricerca verte sugli usi della scrittura figurativa nell’epigrafia in geroglifico di epoca domizianea. Nel 2015 si è laureata all’università Ca’ Foscari di Venezia in Scienze dell’Antichità: Archeologia e ha poi conseguito il diploma alla Scuola Interateneo di Specializzazione in Beni Archeologici di Trieste, Udine e Venezia. Dal 2016 lavora a Jebel Barkal per la Missione Archeologica Italiana in Sudan, con il ruolo di archeologa e responsabile del laboratorio reperti.

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La classica immagini delle piramidi egizie nella piana di Giza

Il programma. La prima lezione (Introduzione al corso: l’Egitto tra ricerca ed “egittologia”) accompagnerà il partecipante nello spazio e nel tempo dell’antica Valle del Nilo, introducendo i modelli geografici e cronologici di riferimento per lo studio della materia; contestualmente, si ripercorreranno le tappe più rilevanti nella costituzione della disciplina egittologica, partendo dalla riscoperta dell’Egitto antico, passando dalla decifrazione del suo sistema scrittorio, fino a giungere al perfezionamento del metodo scientifico in egittologia. Un piccolo spazio sarà dedicato anche al fenomeno della ricezione della cultura egiziana in epoca contemporanea, la cosiddetta “egittomania”. Seguendo lo sviluppo cronologico della civiltà egiziana, il secondo incontro (Come nasce una grande civiltà: dalle tombe nella sabbia alle prime piramidi) sarà dedicato alla formazione dello stato faraonico e alla descrizione dei suoi caratteri fondanti, con un focus sulle prime espressioni della cultura funeraria. La lezione offrirà poi un approfondimento sull’epoca delle piramidi e sulla produzione letteraria del periodo, ambito di specializzazione di Francesca Iannarilli. La terza lezione (Il Muro del Principe e i “faraoni neri”) si concentrerà sui rapporti dell’Egitto con i propri vicini, in particolare con le realtà orientali e meridionali. Sarà l’occasione per introdurre l’argomento nubiano e la sua pregnanza nella storia faraonica e oltre.

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Panoramica sul sito archeologico di Deir el-Medina a Tebe Ovest (foto museo egizio)

Seguirà “Scrivere gli dèi”: come funzionano i geroglifici: un approfondimento sull’epoca classica dell’antico Egitto e sulla scrittura geroglifica, includendo la descrizione del suo ruolo religioso e formativo di una cultura. Saranno forniti i fondamenti del funzionamento del sistema scrittorio e si accompagneranno i partecipanti nella lettura guidata e nella comprensione di brevi testi. Una lezione sul periodo del Nuovo Regno (Mondo dei vivi e mondo dei Morti: l’Egitto del Nuovo Regno) costituirà la cornice per la trattazione della vita quotidiana nell’antico Egitto e delle credenze funerarie: l’analisi si concentrerà su un caso studio particolare, quello del villaggio di Deir el-Medina situato a Tebe Ovest, un unicum egiziano quanto a ricchezza di informazioni. Argomento di ricerca di Federica Pancin è l’Egitto ellenistico e romano (L’Egitto conquistato: i nuovi faraoni e la memoria di un’antica cultura). La successione di dinasti stranieri nelle ultime fasi della storia faraonica consente la disamina della funzione della regalità come elemento caratterizzante. L’osservazione dell’interazione tra i vari agenti in Egitto – conquistatori e conquistati, esterni e interni, stranieri e indigeni – permetterà di riconoscere nel tempio il luogo del mantenimento dell’identità del Paese, attraverso le modalità proprie della memoria culturale e della preservazione del passato.

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Foto di gruppo della missione archeologica italiana in Sudan a Jebel Barkal: al centro, accosciate, Federica Pancin e Francesca Iannarilli (foto mai-sudan)

Nell’ultimo incontro (L’Egitto in Nubia: gli ultimi scavi della Missione Archeologica Italiana in Sudan) si prenderà in esame il caso studio del sito di Jebel Barkal (Sudan), scavato dalla Missione Archeologica Italiana in Sudan, di cui le insegnanti sono membri attivi. Si presenteranno la storia e l’archeologia del luogo e si esporranno i risultati delle ultime campagne di scavo.

L’ICA ha condiviso questo video realizzato dalla Missione Archeologica Italiana in Sudan – Jebel Barkal in occasione dell’edizione 2021 delle Giornate Europee dell’Archeologia sul tema “Archeologia e inclusione”. La Missione opera dal 1973 nel sito UNESCO dell’antica città di Napata e, da dieci anni, è diretta dal prof. Emanuele Ciampini, docente di Egittologia dell’università Ca’ Foscari di Venezia. Il lavoro si avvale da sempre della collaborazione delle comunità locali, partecipi nello scavo, nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio archeologico del sito. Durante l’anno di arresto dovuto alla pandemia, un impegno costante nella divulgazione scientifica ha continuato a garantire la continuità dei rapporti tra Italia e Sudan.

Archeologia in lutto. Si è spento l’ultimo esploratore: è morto a Gallarate a 85 anni Angelo Castiglioni, con il fratello Alfredo (scomparso nel 2016) protagonista di mezzo secolo di ricerche in Africa: esploratore, archeologo, antropologo, etnologo, autore di libri, film, reportage. Il ricordo dell’ex assessore Palazzi

Angelo Castiglioni col figlio Marco al museo Castiglioni a Villa Toeplitz di Varese (foto museo castiglioni)

Archeologia in lutto. Si è spento l’ultimo esploratore. A Gallarate (Va), a sei anni di distanza dal fratello Alfredo, e quasi nello stesso giorno – il primo il 14 febbraio, lui 17), è morto Angelo Castiglioni. Aveva 85 anni. Alfredo e Angelo Castiglioni, fratelli gemelli, esploratori, archeologi, antropologi, etnologi di fama internazionale, erano stati inseparabili, entusiasti del loro lavoro e delle loro ricerche, capaci di farti rivivere con le parole e le immagini emozioni e scoperte dei loro numerosi viaggi, soprattutto in Africa. Raccogliendo migliaia di reperti storici che sono stati poi donati alla città di Varese per essere esposti al museo Castiglioni a Villa Toeplitz, diretto oggi da Marco Castiglioni, figlio di Angelo, che parlerà in futuro per tutti e due. La coppia, che si era rotta improvvisamente nel 2016, quando un infarto aveva stroncato Alfredo, ora si è “ricomposta”. Sabato 19 febbraio 2022 le esequie nella basilica di San Vittore a Varese.

I fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni insieme in una delle loro esplorazioni in Africa

“Raramente accade che la morte di un uomo coincida con la conclusione di un’epoca”, scrive l’avvocato Massimo Palazzi, già assessore alla Cultura del Comune di Gallarate, in ricordo di Angelo Castiglioni. “Da quando conobbi i fratelli Castiglioni, nel 1999, mi piaceva pensare ed affermare che erano gli ultimi esploratori ottocenteschi viventi, perché la loro vita affascinante, le scoperte etnografiche ed archeologiche, la raccolta di collezioni e la loro valorizzazione in contesti sia locali che internazionali, lo spirito stesso d’avventura che li caratterizzava era identico a quello dei grandi viaggiatori e pionieri dell’esplorazione dell’Africa sviluppatasi tra la metà e la fine del XIX secolo. Però quando i fratelli Castiglioni partirono per il loro primo viaggio verso il Sahara alla fine degli anni Cinquanta, l’epopea dell’esplorazione romantica era già definitivamente terminata da oltre 50 anni. In un continente in cui maturava lo sconvolgimento di tutte le caratteristiche della sua antica storia, sembrava non esserci più posto per le scoperte che avevano illuminato le figure di Giovanni Battista Belzoni, Orazio Antinori, Giovanni Miani, Carlo Piaggia, Guglielmo Massaja, Gustavo Bianchi, Vittorio Bottego, per ricordare solo alcuni degli italiani che avevano attraversato un’Africa ancora sconosciuta”.

L’archeologa Serena Massa e l’esploratore e cineasta Angelo Castiglione (foto ARONAnelWEB.it)

“Ma le persone straordinarie – continua Palazzi – sono quelle che superano l’ingannevole sipario delle apparenze e Alfredo e Angelo Castiglioni hanno dimostrato che le grandi scoperte erano ancora possibili: cogliendo e conservando tramite le nuove tecnologie i costumi e le tradizioni orali prima della loro repentina e inesorabile estinzione, attraversando territori in precedenza poco frequentati perché a margine della frenetica corsa alle sensazionali scoperte geografiche, o, ancor più intelligentemente, rileggendo con occhi differenti le fonti antiche, per individuare luoghi affioranti nella memoria, ma ancora fisicamente coperti da metri di sabbia. Per me il lascito più emozionante di Alfredo e Angelo Castiglioni è che hanno saputo traslare il Tempo. Non intendo dire semplicemente che hanno viaggiato nel tempo, qualità che si è soliti attribuire agli archeologi, poiché hanno fatto molto di più: hanno creato una parentesi di Ottocento, ponendola a cavaliere tra XX secolo e Nuovo Millennio e ci hanno donato così la possibilità di vivere con loro questa meravigliosa esperienza di esplorazione romantica. Ciò che si conclude oggi con la scomparsa di Angelo Castiglioni è proprio quella parentesi: si chiude con loro la “proiezione” di quel tempo nel mondo contemporaneo. Per me – conclude – questo rimane il dono più grande della lanterna magica con la quale Alfredo ed Angelo Castiglioni sono riusciti ad emozionarci per oltre sessant’anni”.

Torino. Conferenza egittologica in presenza e on line con Johannes Auenmüller curatore del museo Egizio su “A chapel and its Visitors: Secondary stelae and graffiti at Ellesija / Una cappella e i suoi visitatori: Stele secondarie e graffiti a Ellesija”

Il museo Egizio di Torino è uno dei pochi Musei al mondo ad avere al proprio interno un tempio originale. Si tratta del tempio di Ellesija, che giunse a Torino nel 1967. Negli anni Sessanta la costruzione della grande diga di Assuan avrebbe sommerso numerosi monumenti. La comunità egittologica si mobilitò e prese avvio grazie alla sezione culturale delle Nazioni Unite (Unesco) la missione internazionale di recupero dei templi nubiani. Quattro templi furono donati dal governo egiziano ai paesi che maggiormente contribuirono alla missione di salvataggio, tra questi ci fu l’Italia a cui andò il tempio di Ellesija. Giovedì 17 febbraio 2022, alle 18, al museo Egizio conferenza egittologica, in presenza e on line, “A chapel and its Visitors: Secondary stelae and graffiti at Ellesija / Una cappella ei suoi visitatori: Stele secondarie e graffiti a Ellesija” con uno dei curatori del museo, Johannes Auenmüller. A introdurre la conferenza, che si terrà in lingua inglese, sarà Alessia Fassone, curatrice delle sale di epoca tolemaica, romana e tardoantica e della sala del tempio di Ellesija. L’incontro si svolge in sala conferenze al museo Egizio e verrà trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. È gradita la prenotazione scrivendo una email a comunicazione@museoegizio.it (i posti saranno riservati fino alle 18). È necessario presentare in Super Green Pass e indossare una mascherina FFP2.

Il tempio di Ellesiya ricostruito al museo Egizio di Torino (foto museo egizio)

La cappella rupestre di Ellesija è un affascinante monumento a più livelli. Oltre al suo programma iconografico originale, presenta un’ampia gamma di interazioni epigrafiche secondarie, da stele reali, tableaux “ex voto” d’élite e stele votive integrate a iscrizioni rupestri e graffiti, nonché croci cristiane e pentagrammi. Durante la conferenza saranno analizzati nel dettaglio i proprietari e i produttori delle stele secondarie, dei tableaux e dei graffiti del Nuovo Regno. Così facendo, scopriremo chi erano quelle persone che hanno visitato la cappella dopo il suo completamento e hanno lasciato un segno di iscrizione. Discuteremo da dove provengono e quali ruoli hanno svolto all’interno della società locale o dell’amministrazione sovraregionale. La motivazione dei visitatori a lasciare un’iscrizione o una stele nella cappella sarà affrontata anche utilizzando la cornice dell’abito epigrafico dell’Egitto faraonico.

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L’egittologo Johannes Auenmüller, curatore del museo Egizio di Torino

Johannes Auenmüller ha conseguito il dottorato di ricerca in Egittologia alla Free University Berlin e ha svolto ricerche sulla tecnologia della fusione del bronzo all’università di Bonn. Auenmüller ha comparato le iscrizioni e le stele del tempio conservato al Museo, con testimonianze storiografiche e fotografiche del tempio nella sua posizione originaria, giungendo così a nuove importanti conclusioni su testi e iscrizioni.

Egitto. Webinar promosso dall’istituto italiano di Cultura al Cairo su “Il Tempio solare di Niuserra ad Abu Ghurab: dieci anni di ricerca archeologica sull’Egitto della quinta dinastia” a cura di Massimiliano Nuzzolo dell’Accademia polacca delle Scienze di Varsavia e di Rosanna Pirelli dell’università L’Orientale di Napoli. Ecco come seguirlo

L’appuntamento è martedì 15 febbraio 2022, alle 17 ora italiana (18 ora egiziana) per il webinar “Il Tempio solare di Niuserra ad Abu Ghurab: dieci anni di ricerca archeologica sull’Egitto della quinta dinastia” a cura di Massimiliano Nuzzolo dell’Accademia polacca delle Scienze di Varsavia e di Rosanna Pirelli dell’università L’Orientale di Napoli, promosso dal Centro archeologico italiano dell’Istituto italiano di Cultura al Cairo in collaborazione con l’ambasciata italiana al Cairo. La conferenza potrà essere seguita attraverso Microsoft Teams al link https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_ZTQxZjY2NTQtOGZmYi00M2MyLWE2OGMtZDllNDljNjQ2NDQ0%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%2234c64e9f-d27f-4edd-a1f0-1397f0c84f94%22%2c%22Oid%22%3a%22babdcf46-9524-4ae8-ae30-59e751a8a656%22%7d (istruzioni: 1- clicca sul link; 2- scegli “continua su questo browser”, non sarà necessario scaricare alcuna applicazione; 3 – fai clic su partecipa e sarai nella sala riunioni; 4- Se ti iscrivi da cellulare, dovrai installare l’app).

Il sito archeologico del Tempio solare di Niuserra ad Abu Ghurab nei pressi di Abusir in Egitto (foto unina)

Tempio solare di Niuserra ad Abu Gurab. “Nel gennaio 2010 una missione dell’università di Napoli L’Orientale”, scrivono Andrea D’Andrea, Massimiliano Nuzzolo e Rosanna Pirelli, “ha intrapreso un’indagine archeologica nel tempio solare di Niuserra ad Abu Ghurab, nei pressi del moderno villaggio di Abusir. A distanza di oltre cento anni dallo scavo di Ludwig Borchardt, avvenuto nel 1898, né il tempio di Niuserra né l’insieme dei templi solari dell’Antico Regno sono stati ancora oggetto di un riesame completo. La presente ricerca sul campo risulta, pertanto, particolarmente importante, soprattutto se si considera che quello di Niuserra è, dei sei templi solari conosciuti dalle fonti epigrafiche, il meglio conservato e l’unico ancora ben riconoscibile al giorno d’oggi. La missione si è prefissa, come scopo principale, quello di verificare la planimetria generale del monumento, servendosi dell’odierna tecnologia per il rilievo topografico (stazione totale e laser scanner 3D), e di operare contestualmente un riesame globale dei dati archeologici ancora disponibili in situ. Dal 2010 ad oggi sono state acquisite oltre 100 scansioni con laser scanner, integrate da alcune nuvole di punti ottenute con la metodologia image-based modeling. Il modello 3D realizzato consente di esaminare in dettaglio gli elementi architettonici del tempio e di comparare i resti ancora visibili con le ipotesi ricostruttive formulate da Borchardt”.

San Valentino al museo, tra selfie, baci, visite guidate e ingressi gratuiti. Ecco alcune idee dal museo Archeologico di Napoli, l’Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, l’Egizio di Torino, l’Archeologico di Taranto, l’Etrusco di Villa Giulia a Roma, al Bailo di Treviso

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“Amore e Psiche”: affresco da Pompei (50-79 d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

San Valentino al museo, con amore. Succede in molti musei, da nord a sud. Durante tutta la giornata di lunedì 14 febbraio 2022 le coppie al museo Archeologico nazionale di Napoli pagheranno un solo biglietto intero. Ma soprattutto al Mann sarà un San Valentino di baci. Nell’ambito della rassegna “Lo scaffale del MANN”, curata dai Servizi Educativi dell’Archeologico, Elisabetta Moro (professore ordinario di Antropologia culturale/ università di Napoli Suor Orsola Benincasa) e Marino Niola (professore ordinario di Antropologia dei simboli/ università di Napoli Suor Orsola Benincasa) intraprendono il viaggio culturale raccontato nel libro “Baciarsi” (Einaudi, 2021) con queste parole: “Il più epidermico dei gesti umani, ma anche il meno superficiale”.

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Elisabetta Niola e Marino Moro con il loro libro “Baciarsi” (foto mann)

Elisabetta Moro e Marino Niola presenteranno il loro saggio proprio lunedì 14 febbraio 2022, alle 16, in Auditorium: così la tradizionale festa degli innamorati sarà celebrata al Museo con un excursus antropologico sulle fondamenta degli affetti e delle relazioni sociali. L’incontro con gli antropologi Moro e Niola sarà anticipato, sui canali Facebook e Instagram del MANN, da post e stories sul tema dell’amore. A conclusione dell’evento, il direttore del Museo, Paolo Giulierini, donerà al pubblico un pensiero simbolico: un bacio Perugina. La partecipazione alla presentazione del libro “Baciarsi” sarà gratuita; per accedere all’Auditorium, richiesti Green Pass rafforzato e mascherina ffp2.

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Polifemo e Galatea: affresco dalla Casa dei Capitelli colorati di Pompei (50-79 d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Un percorso affascinante attraverso i baci di ieri e di oggi, alla scoperta dei mille significati di un gesto che caratterizza gli esseri viventi da quando, agli albori della storia, le mamme scimpanzé masticano il cibo e lo passano bocca a bocca ai propri cuccioli. Nato come strumento per la nutrizione, nel tempo il bacio diventa passione, dedizione, emozione. E, quando il Covid ci ha chiusi in un lockdown del corpo e dell’anima, abbiamo capito quanto questo contatto a fior di labbra sia vitale. In questo senso, il bacio è la prima vittima della pandemia. Individuo e comunità, intimità e prestigio, eros e pathos, sentimento e tradimento, religione e rivoluzione, sottomissione e liberazione. Tutto in un bacio. Insieme a Paolo Giulierini (direttore del Mann) e Paola Villani (direttrice del dipartimento di Scienze Umanistiche dell’università Suor Orsola Benincasa), Moro e Niola tracceranno così un percorso dialettico e coinvolgente, ricco di rimandi ad arte, archeologia, cinema, tecnologia e filosofia dell’amore.

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Satiro e menade: affresco da Ercolano (intorno I sec. d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Un focus ad hoc sarà dedicato alle più celebri immagini dei baci, partendo dall’antichità, quando questo gesto non aveva una frequente rappresentazione iconografica: gli splendidi affreschi vesuviani con le effusioni di Amore e Psiche, Satiro e Menade, Polifemo e Galatea, saranno accostati non soltanto ad antiche raffigurazioni in cui il bacio era un segno di ossequio (Piritoo riceve l’omaggio dei centauri e Teseo liberatore), ma anche ad opere di arte moderna e contemporanea.  Per citare solo alcune delle immagini raccontate al pubblico del Museo, ecco gli indimenticabili baci di Hayez, Klimt e Picasso, l’emozionante bianco e nero del celebre scatto di Doisneau, il “verismo”metropolitano dei Kissing Coppers di Bansky, il contatto che diventa correlativo oggettivo di una presa di posizione civile nel bacio sulla bocca fra l’immunologo Fernando Aiuti e Rosaria Iardino, una paziente sieropositiva.

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San Valentino al MArTa: “Innamorarsi al museo”

“Innamorarsi al Museo” è il motto del museo Archeologico nazionale di Taranto che a San Valentino omaggia l’amore in tutte le sue forme. Amori carnali, travolgenti, mitici e struggenti, romantici ed eroici. Tutte le sfumature del sentimento più celebrato si trovano all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Taranto. Il giorno di San Valentino il MArTA apre le sue porte a un percorso tematico e diventa così una delle proposte più originali per celebrare la festa degli innamorati. L’amore per la terra e per la fertilità con le statuette preistoriche delle Veneri di Parabita, fino all’abbraccio travolgente fissato sull’argilla di Eros e Psyche, passando dall’arte della ceramica a figure rosse che raffigura Andromeda e Perseo sull’imponente loutrophoros recuperata agli inizi degli anni 2000 dal Comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. “Una storia di un amore ritrovato anche quella del ritorno in patria di tanti reperti trafugati”, dice la direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti. “Storia che abbiamo omaggiato nella mostra “Mitomania” che ha anticipato di quasi due anni l’impegno assunto alcune settimane fa dal Governo italiano con la ratifica della Convenzione di Nicosia, che ha l’obiettivo di contrastare il traffico illegale di opere, di cui anche il territorio tarantino è vittima”. Lunedì 14 febbraio 2022, alle 17.30, il MArTA presenta “Innamorarsi al Museo”: un percorso guidato – a cura dell’archeologa prof.ssa Silvia De Vitis – in cui i visitatori si immergeranno nel mondo dei sentimenti rappresentanti nelle opere conservate all’interno del museo tarantino. Secoli d’amore, passione e sentimenti saranno narrati nel percorso tematico guidato. La visita è inclusa nell’acquisto del biglietto della fascia oraria delle 17.30 del 14 febbraio 2022. Per acquistare il biglietto, si deve accedere alla piattaforma www.shopmuseomarta.it e selezionare l’ingresso del lunedì 14 febbraio 2022.

torino_egizio_san-valentino_locandinaPer San Valentino basta essere in due per visitare il museo Egizio di Torino al costo di un solo biglietto intero. Domenica 13 febbraio 2022, dalle 9 alle 18.30, e lunedì 14 febbraio 2022, dalle 9 alle 14, il museo Egizio celebra San Valentino: chi si presenta in coppia alla biglietteria del Museo pagherà un solo ingresso.

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“Aspettando San Valentino: d’amore e d’ozio” al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia

“Aspettiamo insieme San Valentino al museo civico Archeologico “Isidoro Falchi” con il nuovo “Itinerario dell’ozio” da scoprire ed apprezzare come un vero e proprio pegno d’amore: appuntamento al Muvet di Vetulonia domenica 13 febbraio 2022, alle 11, con il percorso nel percorso dedicato ai temi della musica, della poesia, del simposio, nei quali si racchiude e sintetizza il senso delle “non attività” che scandiscono dall’antichità ad oggi i momenti del relax e del “tempo libero”, quel tempo che l’essere umano prende per se stesso, dedicandosi per intero a ciò che più ama. Punto di partenza “materiale” del nuovo itinerario è la vetrina riallestita nel cosiddetto “Angolo dell’otium” ricavato nella sala B del museo che, attraverso l’esposizione di inediti originali e copie di reperti conservati in altri musei d’Italia, introduce il visitatore all’interno di una nuova narrazione che prende vita dai pochi oggetti esposti capaci di raccontare i “temi dell’ozio”, per guidarlo alla scoperta degli altri oggetti custoditi nelle sale del museo, come i dadi e le pedine da gioco, il sonaglio per ninnare i bambini, i vasi per bere il vino mescolato con l’acqua, il miele e le spezie e il kottabos per giuocare insieme al termine di una festa, ed altro ancora, riscoprendo insieme un passato che continua senza interruzioni nel nostro presente. L’evento, programmato nel rispetto delle vigenti norme sanitarie, è a ingresso libero, sarà gradita la prenotazione: 0564927241, 0564948058.

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L’etruscologa Simona Rafanelli e il sassofonista Stefano “Cocco” Cantini sul palco dell’auditorium del Palacongressi di Firenze per Tourisma 2021 (foto graziano tavan)

Dal progetto archeologico e musicale di Simona Rafanelli, direttore scientifico del MuVet, e di Stefano “Cocco” Cantini, sassofonista jazz di fama internazionale, ha preso l’avvio un viaggio assolutamente inedito, quello “alla ricerca di un suono”, volto a recuperare la voce autentica degli strumenti musicali a fiato del nostro “passato etrusco”, a partire dallo studio e riproduzione al vero di un piccolo lotto di strumenti a fiato, in legno di bosso e in avorio, recuperati nelle acque della Baia del Campese dal relitto di una nave affondata presso l’Isola del Giglio 2.600 anni fa, e di due strumenti a fiato in osso di cervo restituiti dal corredo funerario di una tomba scoperta accanto a quella celeberrima del Tuffatore nella necropoli extraurbana di Paestum. Musica, canti, esibizioni, mescolati alle essenze che bruciavano negli incensieri di bronzo, formavano l’atmosfera che si respirava, al termine del banchetto, durante il simposio, la cerimonia dedicata alla mescita del vino, da attuare fra “uguali”, ossia fra convitati appartenenti al medesimo elevato ceto sociale. E fra tutti i giuochi, quello “che di preferenza soleva rallegrare i banchetti galanti”, come ci racconta l’archeologo Luigi Pernier (1919), genero di Isidoro Falchi, il medico-archeologo cui si deve la riscoperta di Vetulonia, era il gioco del kottabos, inventato in Sicilia e largamente diffuso in Grecia e in Etruria. Al celebre kòttabos di Vetulonia, l’arredo che ha il medesimo nome del giuoco restituito da un deposito votivo scoperto sull’Acropoli della città etrusca, è stata riservata nel nuovo allestimento una vetrina apposita, ove ancora si esibisce il piccolo Sileno danzante, personaggio del mito al seguito di Fufluns dio del vino, che coronava l’asta dell’arredo bronzeo.

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“Il pegno” d’amore di Eugenio Montale per Clizia al museo Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (foto muvet)

E infine, al centro della vetrina, una vera e propria sorpresa, che ha sancito l’ingresso del MuVet negli itinerari montaliani d’Italia. Accanto al cofanetto entro il quale era riposto, accompagnato dall’autografo di Irma con la dicitura “Il pegno”, il piccolo pendaglio etrusco inviato da Eugenio Montale alla sua musa e amante americana di origine ebraica Irma Brandeis, celebrata come Clizia nelle sue poesie, a suggello e ricordo del loro amore e come amuleto portafortuna. Recuperato da Marco Sonzogni, italianista e poeta pavese, dalle mani dell’ultima “erede” delle memorie di Irma e donato al museo di Vetulonia, il “pegno” coronava un nettaunghie etrusco-piceno in bronzo indossato in antico come pendente per collana e riproduce l’immagine di una figurina femminile nuda, una sorta di piccola Venere o dea della fertilità, simbolo dell’eternità della vita. Durante la giornata che precede San Valentino, le coppie presenti all’interno del Falchi si potranno scattare un selfie accanto al pegno d’amore fra Eugenio ed Irma e condividerlo anche sulla pagina Facebook della struttura, utilizzando l’hastag #MuVet2022.

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“Aspettando San Valentino” al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma

Si avvicina il 14 febbraio 2022, la festa degli Innamorati. Ma quest’anno viene di lunedì e il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma è chiuso per riposo settimanale. “Allora”, spiegano all’Etru, “dato che non possiamo certo rinunciare a raccontare l’Amore… vi aspettiamo domenica 13 febbraio 2022, con Aspettando San Valentino: due visite guidate comprese nel costo del biglietto e dedicate al tema dell’Amore”. Alle 11, “Storie d’Amore: fra mito e realtà quotidiana”: visita guidata a cura di Luca Mazzocco; alle 17, “Giardini d’Amore: la sala di Venere a Villa Giulia”: visita guidata a cura di Francesca Montuori. Le visite sono comprese nel costo del biglietto. Prenotazione obbligatoria entro sabato 12 febbraio all’indirizzo mn-etru.comunicazione@beniculturali.it “Venite a trovarci e pubblicate i vostri scatti d’Amore a Villa Giulia. Taggate il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia con l’hashtag #LoveETRU. Le foto più belle saranno pubblicate sui canali social ufficiali del Museo!”.

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Un selfie e una promessa con Amore e Psiche di Antonio Canova al museo Bailo di Treviso

Al museo Bailo, per San Valentino un selfie e una promessa d’amore davanti ad “Amore e Psiche” di Canova, con ingresso gratuito per gli innamorati il 13 febbraio e il 14 febbraio al pomeriggio. A Treviso, un appuntamento che ricorda a tutti gli innamorati che niente e nessuno può fermare l’Amore, nemmeno gli Dei e nemmeno una “suocera” che non vuol proprio saperne della “nuora” troppo bella, com’è accaduto ad Amore e Psiche. Antonio Canova da questa antica vicenda tramandata da Apuleo ha tratto una celeberrima opera, quell’ “Amore e Psiche” il cui gesso originale sarà eccezionalmente esposto il 13 e il 14 febbraio pomeriggio, al Museo Bailo. In omaggio a San Valentino. Saranno due giorni di anteprima di un’opera che dal prossimo 14 maggio, sarà tra i capolavori della grande mostra “Canova Gloria Trevigiana. Dalla bellezza classica all’annuncio romantico”, curata dal direttore dei musei Civici Fabrizio Malachin, e dai professori Giuseppe Pavanello e Nico Stringa. Il gruppo scultoreo di “Amore e Psiche” sarà al centro di una delle sale ancora non allestite del Nuovo Bailo. Tutti gli innamorati potranno avvicinarsi ad esso per lasciarsi suggerire un bacio come i tanti che appassionatamente si scambiarono Amore e Psiche e per farsi un selfie con loro. Giurandosi, ovviamente, amore eterno, quali che siano gli ostacoli presenti, passati e futuri.  Che, per quanto grandi possano essere, ben difficilmente eguaglieranno quelli con cui si ebbero a misurare i due antichi amanti. E in effetti prima di poter coronare il loro immenso amore, Amore e Psiche dovettero combattere non poco e non contro gli uomini ma contro gli dei.

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Dettaglio di “Amore e Psiche” di Antonio Canova (foto mann / Electa)

Psiche era una ragazza dolcissima, ammirata da tutti e paragonata per bellezza alla stessa Venere, la dea della bellezza e dell’amore. Lui, Amore, o con altro nome, Cupido, altrettanto bello, è colui che accende la passione amorosa della fanciulla. Forse involontariamente, la freccia che scocca dal suo arco colpisce proprio Psiche ed entrambi vengono travolti dall’amore. Che è un amore impossibile, sgradito alla suocera, Venere appunto, ostacolato anche dai genitori di lei e dalle sue invidiosissime sorelle. Papà e mamma, non sapendo che fare per far rinsavire la figlia, si rivolgono ad un oracolo che li invita ad abbandonarla su un’alta rupe. Con l’aiuto di Zefiro, re dei venti, Cupido trasporta l’amata nel suo palazzo. Qui i due si amano appassionatamente, ogni momento possibile, ma  sempre e  solo al buio, per evitare  di essere scoperti da Venere. Lei non ha mai visto il volto del suo Amore,  sino a che, spinta dalle sorelle, decide di illuminarlo. Ma, mentre avvicina la lampada al corpo del giovane dio dormiente, una goccia d’olio bollente cade ustionandolo. Il giovane dio, risentito dal fatto che lei non aveva saputo mantenere la promessa di amarsi senza svelarsi, l’abbandona. Psiche è disperata; tenta e ritenta il suicidio, poi comincia a vagabondare, passando da un luogo all’altro, facendo tappa nei principali templi, dove si ferma per rendersi utile. Giunge anche al tempio di Venere e si consegna alla dea sperando così di placarla per averle disonorato il figlio. Venere condanna Psiche a prove impossibili, che lei incredibilmente riesce a superare grazie ad insperati aiuti. L’ultima prova non è altrettanto fortunata ma Amore risolve la situazione ricorrendo all’aiuto del Padre Giove che, mosso da compassione, consente ai due amanti di ricongiungersi. Tutto termina in festa, con un grandioso banchetto al  quale partecipano tutti gli dei, offrendo anche i loro servizi. Così Vulcano alimenta i fuochi per i cibi, Bacco offre il vino e le tre Grazie suonano e danzano. A coronare l’unione c’è la nascita di una bambina, naturalmente bellissima, cui viene dato il nome di Voluttà, ovvero di piacere supremo. Così, superate difficoltà e prove, “vissero per sempre felici e contenti”. Che è quanto si augurano tutti gli innamorati.