Archivio | gennaio 2022

Firenze. TourismA 2022: le date del Salone dell’Archeologia e del Turismo culturale (30 settembre – 2 ottobre 2022) e prime anticipazioni

Il Palacongressi di Firenze, sede di TourismA il salone dell’Archeologia e del Turismo culturale (foto AV / Giunti)

tourismA 2022. La macchina a Firenze è (già) in moto… E si possono già segnare la data sull’agenda: 30 settembre – 2 ottobre 2022. Il gruppo di lavoro di Archeologia Viva procede a pieno ritmo per selezionare le molte proposte per il prossimo Salone dell’Archeologia e del Turismo Culturale che sarà sempre ospitato nella monumentale e centralissima cornice del Palacongressi di Firenze capace di offrire ampi spazi espositivi e congressuali. I grandi temi di “tourismA 2022” sono orientati ad approfondire il dibattito su un turismo culturale e ambientale impegnato a proporre mete inedite e modalità per ridurre l’impatto sulle risorse del pianeta. In tal senso sarà orientato anche il workshop per gli operatori turistici già fissato per venerdì 1° ottobre 2022.

Gli spazi degli stand espositivi di TourismA al Palacongressi di Firenze (foto AV/Giunti)

Nei tre giorni della manifestazione sono previsti circa 40 momenti congressuali che vedono al centro le grandi scoperte e la partecipazione dei protagonisti dell’archeologia. Parallelamente grande spazio viene dato alle risorse locali e alla valorizzazione delle realtà virtuose che operano nei piccoli comuni italiani proponendo nuovi sorprendenti itinerari. Non mancherà il tradizionale momento delle missioni archeologiche italiane che operano in altri Paesi (anche i più difficili) con il sostegno del ministero degli Affari Esteri per la presentazione di una serie di sensazionali scoperte dalla Turchia al Pakistan, dall’Egitto all’Armenia, dall’Iraq all’Oman. Grande spazio anche all’archeologia virtuale che vede la partecipazione delle realtà pubbliche e private impegnate nello sviluppo di sistemi d’avanguardia per vivere fantastici viaggi nel tempo dall’età contemporanea fino alla più lontana preistoria.

Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia iniziato l’esame spettroscopico dell’elmo di Vulci. Nizzo: “Potrebbe essere stato realizzato a Perugia, e non a Vulci come finora ipotizzato”

L’elmo di Vulci sottoposto a esame spettroscopico al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma (foto etru)

L’elmo di Vulci torna in prima pagina, con nuove “scoperte”: potrebbe essere stato realizzato a Perugia, e non a Vulci come finora ipotizzato. È passato solo un mese da quando Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, annunciava la scoperta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia un’iscrizione nascosta all’interno di un elmo di 2400 anni fa, rinvenuto nel 1930 a Vulci, nella tomba 55 della necropoli dell’Osteria, iscrizione che ha restituito il nome di un guerriero e un frammento della sua possibile storia (vedi Roma. Scoperta al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia un’iscrizione nascosta all’interno di un elmo di 2400 anni fa, rinvenuto nel 1930 a Vulci: ci ha restituito il nome di un guerriero e un frammento della sua possibile storia | archeologiavocidalpassato), e già sono iniziate le analisi spettroscopiche.

L’elmo di Vulci, conservato al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, all’esame degli esperti dell’IFN – Istituto nazionale di Fisica nucleare, Laboratorio di Frascati (foto etru)

“Grazie all’IFN – Istituto nazionale di Fisica nucleare, Laboratorio di Frascati, con il quale abbiamo sottoscritto un protocollo di intesa”, spiega Valentino Nizzo, “il nostro elmo e altri oggetti appartenenti allo stesso corredo funerario e custoditi nella medesima vetrina, sono sottoposti a un’indagine molto particolare che consentirà di determinare se sono stati realizzati con la stessa lega metallica”. Le indagini, svolte con la tecnica della spettrofotometria a raggi X – XRF, consentiranno di approfondire lo studio anticipato sul numero di gennaio di Archeologia Viva nel quale vengono avanzate nuove ipotesi in merito al luogo di manifattura degli elmi di questa forma, anche alla luce delle possibili interpretazioni dell’iscrizione recentemente scoperta e nascosta all’interno del paranuca dell’elmo.

Il direttore Valentino Nizzo accanto all’elmo da Vulci mostra il numero di Archeologia Viva (foto etru)

“Di fatto, sembra possibile che l’elmo non sia stato prodotto a Vulci come finora si è ritenuto”, anticipa il direttore del museo Etrusco, “ma a Perugia, dove è documentato il maggior numero di esemplari di questo tipo. E tale provenienza potrebbe essere confermata dal gentilizio restituito dall’iscrizione HARNSTE che trova riscontri in una iscrizione latina di Perugia e, forse, ha un nesso con l’antica città umbro-etrusca di Aharna, dai più identificata con l’attuale centro di Civitella d’Arna, vicinissima a Perugia. Insomma, le indagini non finiscono e ci aiuteranno ad aggiungere nuovi elementi alle nostre scoperte”. Ai primi di gennaio, Nizzo aveva annunciato una diretta per dare qualche informazione in più sulla storia di questo elmo (vedi Roma. “L’importanza di chiamarsi Harnste”: Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, annuncia una diretta Fb per approfondire e dare risposte sull’eccezionale scoperta dell’iscrizione all’interno di un elmo di 2400 anni fa rinvenuto a Vulci nel 1930 | archeologiavocidalpassato), e rispondere ad alcune domande: qual è la sua importanza storica e archeologica? Cosa racconta e cosa consente di ipotizzare la nuova iscrizione? Com’è stata interpretata? Ci sono altre possibili spiegazioni oltre quelle finora divulgate? Per chi non ha avuto modo di seguirla, ecco il video completo.

Altino. Nasce il parco Archeologico che unisce il museo nazionale e l’area archeologica in una lunga “passeggiata immersiva” nella storia, in un’ottica di turismo lento e sostenibile. Martedì la presentazione del progetto

Suggestiva immagine del museo Archeologico nazionale di Altino ai margini della laguna di Venezia (foto drm-veneto)

A dicembre 2021, alla presentazione di “Stratigrafie sonore”, installazione sonora e visiva degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che arricchisce la mostra “Antenati, Altinati” e dà voce agli antichi altinati sepolti lungo le vie consolari che entravano in Altino (vedi Altino (Ve). Marianna Bressan, direttrice del museo Archeologico nazionale, presenta “Stratigrafie sonore”, installazione sonora e visiva degli artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, che arricchisce la mostra “Antenati, Altinati” e dà voce agli antichi altinati sepolti lungo le vie consolari che entravano in Altino | archeologiavocidalpassato),

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Marianna Bressan, direttrice del museo e area archeologica di Altino, nella mostra “Antenati altinati” (foto graziano tavan)

Marianna Bressan direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino lo aveva accennato, per scaramanzia, più come un buon auspicio per il 2022 che per un processo amministrativo-istituzionale in via ormai di definizione: la nascita del parco archeologico di Altino per unire il museo e l’intera area archeologica, e dare vita a una lunga passeggiata immersiva nella storia. L’auspicio è diventato realtà. Il progetto verrà presentato da Daniele Ferrara, direttore regionale Musei Veneto e da Marianna Bressan, direttrice del museo di Altino, martedì 1° febbraio 2022, alle 11, al museo Archeologico nazionale di Altino. Saranno presenti anche Emanuela Carpani, soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna; Claudio Grosso, sindaco di Quarto D’Altino; Simone Venturini, assessore al Turismo del Comune di Venezia; Paola Bonifacio, manager dei Musei Civici di Treviso in rappresentanza del Comune di Treviso e lo Studio di Architettura ddba.

Un tratto di strada romana basolata nell’area archeologica di Altino (foto drm-veneto)
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Laboratorio di archeologia del paesaggio tenuto ad Altino (Ve)

“Sculture funerarie e mosaici accanto alle ricostruzioni dei luoghi che li ospitavano, immersi nella natura circostante e percorsi naturalistici in un’ottica di turismo lento e sostenibile”, spiega Marianna Bressan. “Si camminerà tra i resti della città sepolta, scoprendone i reperti ma anche le antiche costruzioni. Ci saranno i mosaici conservati ma anche la casa in cui probabilmente erano collocati. E mentre si passeggerà accanto al basolato della strada originaria si scopriranno i dintorni, ricostruiti con pannelli iconografici e immagini”. Finanziato dal ministero della Cultura con 1milione e700mila euro il parco archeologico di Altino muove ora i primi passi. Sarà un “museo all’aperto”, che unirà dunque la parte attualmente contenuta nel museo Archeologico nazionale con quella degli scavi, in un unico percorso più fruibile al pubblico che racconterà la storia di un luogo e del suo paesaggio in tutti i suoi aspetti.

XXIV Borsa mediterranea del Turismo archeologico di Paestum: le date (27-30 ottobre 2022) e prime anticipazioni

Il grande salone espositivo della Borsa mediterranea del Turismo archeologico di Paestum (foto bmta)
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La locandina della Borsa mediterranea del Turismo archeologico 2022 di Paestum

Mancano ancora otto mesi, ma si può già fissare la data sull’agenda. La XXIV Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico si terrà da giovedì 27 a domenica 30 ottobre 2022 a Paestum al Tabacchificio Cafasso. La Regione Campania, la Città di Capaccio Paestum e il parco archeologico di Paestum e Velia annunciano infatti che promuovono la XXIV edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, che si svolgerà al Tabacchificio Cafasso, all’area archeologica e al museo nazionale, alla Basilica da giovedì 27 a domenica 30 ottobre 2022. La manifestazione, unico appuntamento al mondo del suo genere, è un format di successo testimoniato da 7mila visitatori, 150 espositori tra cui 20 Paesi esteri, 100 tra conferenze e incontri con 550 tra moderatori e relatori in 5 sale in contemporanea, 30 buyer tra europei e nazionali, 140 operatori dell’offerta, 120 giornalisti. Obiettivo dell’iniziativa è promuovere le destinazioni turistico-archeologiche, favorire la commercializzazione, contribuire alla destagionalizzazione e incrementare le opportunità economiche e gli effetti occupazionali. La Borsa è l’unico appuntamento al mondo che consente l’incontro delle Organizzazioni Governative, delle Istituzioni e degli Enti Locali con il business professionale, gli addetti ai lavori, i viaggiatori, gli appassionati, il mondo scolastico e universitario, i media.

Un momento del workshop alla Borsa mediterranea del Turismo archeologico di Paestum (foto bmta)

La Bmta si conferma un rilevante momento di approfondimento e divulgazione di temi inerenti il turismo culturale e la fruizione, gestione e valorizzazione dei beni culturali, un grande contenitore con 12 sezioni: ArcheoExperience, i Laboratori di Archeologia Sperimentale con le tecniche utilizzate dall’uomo per realizzare i manufatti di uso quotidiano; ArcheoIncoming, spazio espositivo e Workshop in qualità di Buyer dei tour operator specialisti del turismo archeologico per l’incoming verso le destinazioni italiane; ArcheoIncontri per conferenze stampa e presentazioni di progetti culturali e di sviluppo territoriale; ArcheoLavoro, orientamento post diploma e post laurea a cura delle Università; ArcheoStartup, presentazione di neo imprese per l’innovazione nel turismo culturale e nella valorizzazione dei beni culturali in collaborazione con Associazione Startup Turismo; ArcheoVirtual, Workshop e Mostra multimediale sulle applicazioni digitali e sui progetti di archeologia virtuale in collaborazione con ISPC Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del CNR; conferenze in cui si confrontano organizzazioni governative e di categoria, istituzioni ed enti locali, associazioni culturali e professionali; incontri con i protagonisti, il grande pubblico con i più noti divulgatori culturali, archeologi, direttori di musei, accademici, giornalisti; International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, il premio alla scoperta archeologica dell’anno intitolato all’archeologo di Palmira; premi “Antonella Fiammenghi”, “Paestum Mario Napoli”, “Sebastiano Tusa” alle personalità impegnate a favore dell’archeologia, del dialogo interculturale, del patrimonio sommerso e ai laureati con tesi sul turismo archeologico e sull’archeologia subacquea; salone espositivo, unico al mondo delle destinazioni turistico-archeologiche, su 4mila mq; workshop con i buyer europei selezionati dall’ENIT e i buyer nazionali di ArcheoIncoming e l’offerta del turismo culturale e archeologico.

La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Nel sottolineare l’importanza che il patrimonio culturale riveste come fattore di dialogo interculturale, d’integrazione sociale e di sviluppo economico, la Borsa promuove la cooperazione tra i popoli attraverso la partecipazione e lo scambio di esperienze: Egitto, Marocco, Tunisia, Siria, Francia, Algeria, Grecia, Libia, Perù, Portogallo, Cambogia, Turchia, Armenia, Venezuela, Azerbaigian, India sono stati negli anni i Paesi Ospiti e dal 2015 l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, il Premio intitolato al Direttore del sito archeologico di Palmira: la Borsa e Archeo in collaborazione con le riviste media partner internazionali Antike Welt (Germania), AiD Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia) selezionano e premiano la scoperta archeologica dell’anno. Dal 2021 il Premio Internazionale “Sebastiano Tusa” alla scoperta archeologica subacquea, alla carriera, alla mostra dalla valenza scientifica internazionale, al progetto più innovativo, al contributo giornalistico in termini di divulgazione.

“100 opere tornano a casa”. Grazie al progetto del Mic il Gladiatore Giustiniani, conservato al parco archeologico di Ostia antica, è tornato nella sua “casa”: Villa Giustiniani a Bassano Romano (Vt)

La presentazione del gruppo scultoreo del “Gladiatore Giustiniani” a Villa Giustiniani di Bassano Romano (Vt) (foto mic)
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L’arrivo a Villa Giustiniani di Bassano Romano (Vt) del “Gladiatore Giustiniani” dal parco archeologico di Ostia antica (foto mic)

Il “Gladiatore Giustiniani” è tornato a casa a Villa Giustiniani di Bassano Romano, in provincia di Viterbo, e dal 22 gennaio 2022 è in esposizione nella Sala di Amore e Psiche nel piano nobile di Villa Giustiniani. L’iniziativa rientra nel progetto “100 opere tornano a casa” presentato dal ministro della Cultura, Dario Franceschini, a dicembre scorso a Palazzo Barberini, per dare visibilità e valorizzare il patrimonio storico artistico e archeologico italiano conservato nei depositi dei luoghi d’arte statali e per promuovere i musei più piccoli, periferici e meno frequentati. Così Il “Gladiatore Giustiniani”, conservato nei depositi del parco archeologico di Ostia antica, è tornato nella sua “casa” di Bassano Romano a Villa Giustiniani, il luogo dal quale proveniva e dove, in passato, decorava la grande vasca del parco. Alla presentazione dell’opera erano presenti: Emanuele Maggi, sindaco di Bassano Romano; Danilo Ottaviani, vicecomandante del Nucleo Carabinieri tutela patrimonio culturale; Federica Zalabra, direttrice di Villa Giustiniani; Alessandro D’Alessio, direttore del parco archeologico di Ostia Antica.

Il torso del Gladiatore Giustiniani ritornato a Villa Giustiniani di Bassano Romano (Vt) (foto mic)

L’opera è un pastiche tardo rinascimentale, composta da frammenti antichi e moderni riuniti e fatti integrare dal marchese Giustiniani secondo il gusto del tempo: una testa di leone e un antico torso romano. In origine, la parte romana, di cui resta il torso, raffigurava il dio Mitra che uccide il toro. Mitra teneva fermo l’animale poggiandogli sul dorso un ginocchio, con la mano sinistra tirava verso di sé la testa e con la destra era pronto a colpire con un coltello.

La loggia del piano nobile di Villa Giustiniani a Bassano Romano (Vt) (foto mic)

Con l’aspetto di un gladiatore che uccide un leone, invece, si presentava nel Seicento. In un gladiatore che uccide un leone, infatti, si era voluto trasformare nel Seicento l’antico torso di Mitra conservato nella collezione del marchese Vincenzo Giustiniani, poi riutilizzato come ornamento per la grande vasca nel parco della villa a Bassano Romano.

Il gruppo del Gladiatore Giustiniani ricomposto nella sala di Psiche e Amore di Villa Giustiniani a Bassano Romano (Vt) (foto mic)

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Nel corso del Novecento, la statua fu smembrata e i pezzi venduti separatamente sul mercato antiquario. Il torso antico è stato poi recuperato dai Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale al Getty Museum di Malibù e restituito all’Italia nel 1999, mentre la testa del leone è stata ritrovata nella Villa Capo di Bove, oggi parte del parco archeologico dell’Appia antica (vedi Alla mostra “Archaeology and Me” a Palazzo Massimo a Roma per la prima volta insieme due dei tre pezzi trafugati del “Gladiatore che uccide un leone”, gruppo scultoreo della seicentesca Collezione Giustiniani | archeologiavocidalpassato). Dopo il recupero, entrambe le sculture sono state conservate al parco archeologico di Ostia: qui si trova anche un’altra scultura, raffigurante “Mitra che uccide il toro”, attribuita allo scultore neoattico Kriton, di cui il torso Giustiniani sarebbe una replica. 

Roma. La soprintendenza speciale annuncia l’apertura a febbraio di due luoghi unici dove archeologia e paesaggio si armonizzano, entrambi lungo l’antica via Flaminia: la Villa di Livia, moglie di Augusto, e l’Arco di Malborghetto, un tetrapylon inglobato in un antico casale. Niente prenotazione, ma solo il Green Pass

Archeologia e paesaggio si intrecciano nei siti di Villa di Livia e Arco di Malborghetto a Roma: luoghi della cultura unici dove archeologia e paesaggio si armonizzano creando contesti fuori dall’ordinario. Si potranno visitare tra il 3 e il 20 febbraio 2022 secondo un calendario predisposte dalla soprintendenza speciale di Roma. Arco di Malborghetto (via Barlassina 1, tel. 0633625595): giovedì 3, venerdì 4, sabato 5 dalle 9.30 alle 13.30; domenica 6 dalle 9.30 alle 16.30; giovedì 17, venerdì 18, sabato 19 dalle 9.30 alle 13.30; domenica 20 dalle 9.30 alle 16.30. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Per garantire una migliore gestione del flusso di visitatori, nel caso di gruppi superiori alle 10 persone si consiglia di scrivere preventivamente all’indirizzo: ss-abap-rm.malborghetto@beniculturali.it. Villa di Livia (via di Villa di Livia 187 con ingresso all’interno del parco comunale di Prima Porta, tel. 0633626826): giovedì 3, venerdì 4, sabato 5 dalle 9.30 alle 13.30; domenica 6 dalle 9.30 alle 16.30; giovedì 17, venerdì 18, sabato 19 dalle 9.30 alle 13.30; domenica 20 dalle 9.30 alle 16.30. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Per garantire una migliore gestione del flusso di visitatori, nel caso di gruppi superiori alle 10 persone si consiglia di scrivere preventivamente al responsabile del sito: angelina.delaurenzi@beniculturali.it. Si ricorda che per effetto del Decreto Legge 221 del 24 dicembre 2021 per accedere è necessario esibire all’ingresso il Green Pass e indossare la mascherina. Per far fronte ad eventuali problemi tecnici si consiglia di portare con sé il documento cartaceo. L’ingresso è gratuito senza prenotazione. 

Gli alzati della villa di Livia, sulla via Flaminia, con le pareti affrescate (foto ssabap-roma)

Villa di Livia a Prima Porta. In un angolo incontaminato lungo l’antica via Flaminia, emergono i significativi resti della Villa di Livia, moglie di Augusto. Denominata dalle fonti antiche ad gallinas albas, in ricordo di uno straordinario evento occorso a Livia mentre si recava nei suoi possedimenti, narrato da Plinio con queste parole: “…a Livia Drusilla…un’aquila lasciò cadere dall’alto in grembo…una gallina di straordinario candore che teneva nel becco un ramo di alloro con le sue bacche. Gli aruspici ingiunsero di allevare il volatile e la sua prole, di piantare il ramo e custodirlo religiosamente. Questo fu fatto nella villa dei Cesari che domina il fiume Tevere presso il IX miglio della Via Flaminia, che perciò è chiamata alle Galline; e ne nacque prodigiosamente un boschetto”. (Plin. nat. XV, 136-137). La precisa collocazione topografica e gli imponenti muri di sostruzione della basis villae, da sempre in vista, hanno esposto il complesso a ripetute spoliazione dalla fine dell’Impero in poi. Nel 1863, alcune fortunate ma non adeguatamente documentate esplorazioni, hanno portato al rinvenimento, dapprima della famosa statua di Augusto loricato, ora ai Musei Vaticani, e subito dopo della stanza seminterrata con le pareti affrescate dalle note pitture di giardino, staccate nel 1951 a scopo conservativo e trasferite al Museo Nazionale Romano e ora esposte a Palazzo Massimo alle Terme.

Una stanza della Villa di Livia, sulla via Flaminia, riportata in luce dagli scavi della soprintendenza (foto ssabap-roma)
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Un dettaglio delle pareti affrescate della Villa di Livia sulla via Flaminia (foto ssabap-roma)

Grazie alle ricerche archeologiche della Soprintendenza Speciale di Roma, è stato possibile scoprire buona parte delle strutture antiche. Varcare la soglia della Villa immette negli ambienti privati dove sono ancora visibili le camere da letto, cubicula, di Livia e dell’imperatore, l’atrio e un piccolo giardino interno, e la zona di rappresentanza, costituita da grandi ambienti che si affacciano sul peristilio. Tutto il complesso aveva le pareti affrescate e i pavimenti a mosaico e in opus sectile. Una grande terrazza porticata con giardino, probabilmente il lauretum ricordato dalle fonti, ornava il lato orientale della residenza imperiale, da cui si poteva ammirare il Tevere. Recenti indagini hanno rivelato diverse fasi dopo quella di epoca giulio-claudia: una degli inizi dell’età flavia, testimoniata dalla presenza di ben due piscinæ calidæ e una natatio, e una successiva, del periodo severiano, caratterizzata da una radicale ristrutturazione. Dalla fine dell’Impero il complesso è stato oggetto di ripetute spoliazioni. Nell’Antiquarium, posto presso l’attuale ingresso dell’area archeologica, sono esposti i reperti più significativi rinvenuti nel sito.

L’Arco di Malborghetto, oggi un casale, immerso nel verde della campagna romana (foto ssabap-roma)

Arco di Malborghetto. Poco oltre il XIII miglio della Flaminia antica si trova il Casale di Malborghetto. L’edificio ha inglobato un Arco quadrifronte del IV secolo d.C. posto a segnacolo dell’incrocio tra la via Flaminia e la strada di collegamento tra Veio e la Tiberina. Il tetrapylon, a pianta rettangolare, su quattro pilastri in laterizio, era coronato da un attico a copertura piana. La presenza di un arco onorario sulla via Flaminia, databile al IV sec. d.C., è stato messo in relazione alla discesa delle truppe di Costantino da settentrione proprio lungo questa strada per opporsi a quelle dell’imperatore Massenzio. La tradizione cristiana vuole che Costantino, accampatosi in questo luogo, abbia visto al tramonto nel cielo il segno della croce e che “durante il sonno viene avvertito di far segnare sugli scudi il celeste segno di Dio e di dar battaglia”. Il giorno dopo, il 28 ottobre del 312, Costantino sbaragliava ai Saxa Rubra l’esercito del rivale e lo stesso Massenzio periva nelle acque del Tevere. A seguito di questa vittoria, nel 315, il Senato Romano fece erigere nell’Urbe l’arco bifronte presso il Colosseo e forse nel Suburbium quello di Malborghetto.

Il modellino dell’Arco quadrifronte inglobato nel Medioevo in una chiesa fortificata, esposto nell’Antiquarium dell’Arco di Malborghetto (foto ssabap-roma)

Nel corso del tempo l’arco ha subìto numerose trasformazioni sia strutturali che funzionali. Nell’ XI sec. diventa chiesa fortificata dedicata alla Vergine e nel XIII viene inserito nella cinta muraria di un castrum, denominato dalle fonti Burgus S. Nicolai de arcu Virginis. Parte delle difese dello Stato Pontificio sino al XV, fu distrutto durante le lotte tra gli Orsini e i Sacrofanesi. Trasformato in casale e circondato dalle rovine del Borgo, prese da allora il nome di Malborghetto o Borghettaccio. Nel 1567 l’edificio venne restaurato dallo speziale (aromatarius) milanese Costantino Petrasanta e poi nel XVIII secolo adattato a Stazione di Mezza Posta. Mantenne questa funzione sino a quando Pio VI, collegando Civita Castellana alla via Cassia, soppresse il servizio postale lungo il tratto suburbano della via Flaminia. Tornato ad essere un semplice casale, solo nel 1982 entrò a far parte dei Beni del Demanio. Dopo un’attenta opera di restauro ospita un Antiquarium con i ritrovamenti pertinenti alla Via Flaminia.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale convegno, in presenza e online su Facebook, “La Donna del Mediterraneo antico. Dal passato al presente, una chiave di lettura”, un’iniziativa interistituzionale per seguire la “Rotta dei Fenici- Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa”

La Rotta dei Fenici fa tappa al museo Archeologico nazionale di Napoli: appuntamento sabato 29 gennaio 2022, alle 10, per il convegno “La Donna del Mediterraneo antico. Dal passato al presente: una chiave di lettura”, un’iniziativa interistituzionale per seguire la “Rotta dei Fenici- Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa”. L’evento verrà trasmesso in diretta sulle pagine Facebook della Rotta dei Fenici – Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa e del MANN – Museo Archeologico di Napoli. Il convegno è stato realizzato grazie al contributo concesso dalla Direzione Generale Educazione, ricerca e istituti culturali del ministero della Cultura. Partner dell’iniziativa: MANN Museo Archeologico di Napoli, Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Universidad de Jaén, Instituto Universitario de Investigación en Arqueología Ibérica-Univ. Jaén, MAEC – Museo Dell’Accademia Etrusca e Della Città Di Cortona, AION Cultura, Associazione LE DONNE DEL MARMO.

La “Rotta dei Fenici” fa riferimento alle grandi rotte di navigazione che, dal XII secolo a.C., erano usate dai Fenici, grandi navigatori e mercanti, per i commerci e la comunicazione in tutto il Mediterraneo. Nei tempi antichi, attraverso queste rotte, i Fenici e altre grandi civiltà del Mediterraneo hanno contribuito alla nascita di una “koiné”, una comunità culturale mediterranea. Abbraccia 18 paesi, molti dei quali si trovano nel Nord Africa o in Medio Oriente, e rafforza i legami storici tra i paesi del Mediterraneo. Questi legami sono rappresentati da un grande patrimonio che ha avuto origine con le antiche civiltà del Mediterraneo e che ritroviamo in vari siti archeologici, etnici, antropologici, culturali e naturalistici e anche nel significativo patrimonio immateriale del Mediterraneo. Le città del Mediterraneo erano il luogo di sosta dei viaggiatori della Rotta dei Fenici, usata per scambiare manufatti, conoscenze ed esperienze. In questo senso l’esperienza di viaggio lungo la Rotta dei Fenici punta a mostrare al viaggiatore i nostri comuni percorsi, collegando paesi di tre continenti e oltre 100 città che hanno avuto origine dalle antiche civiltà del Mediterraneo.

La Venere di Savignano nell’esposizione al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Con il convegno “La Donna del Mediterraneo antico. Dal passato al presente, una chiave di lettura” la “Rotta dei Fenici- Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa” intende promuovere una riflessione critica sul ruolo della donna e sulla figura femminile, partendo dalle antiche civiltà del Mediterraneo per arrivare alla contemporaneità. Più nello specifico, il tema trattato ha l’obiettivo di presentare la donna dl Mediterraneo, evidenziando i ruoli che dai tempi più remoti ad oggi ha assunto, con status molto diversi che variano da civiltà a civiltà e da ambito ad ambito. L’icona femminile è presente tra i primi oggetti di culto creati dall’uomo, incarna la prima forma di divinità, capace di generare la vita e dare nutrimento. Rapidamente diviene punto di riferimento in quelle statuette volumetriche raffiguranti la Dea Madre, tanto diffuse dal neolitico e tali da costituire quasi un comune denominatore tra le civiltà del Mediterraneo. La figura femminile verrà analizzata anche nella relazione con l’altro e le altre culture, presupponendo e consolidando anche la competenza comunicativa sottesa alla dimensione relazionale. Infine si partirà dal passato per arrivare a leggere il presente e il ruolo della donna nel Mediterraneo di oggi, in un’ottica di dialogo interculturale, tema alla base dell’itinerario Culturale della Rotta dei Fenici.

Una lastra della Tomba delle Danzatrici scoperta a Ruvo di Puglia, oggi nella collezione Magna Grecia del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Programma. Dopo la registrazione dei partecipanti alle 10, si inizia alle 10.30 con i saluti istituzionali di Paolo Giulierini, direttore del Mann; Elena Tanou, presidente della Rotta dei fenici (video collegata da Cipro); Antonio Barone, direttore della Rotta dei Fenici; e Paolo Ponzio, direttore del dipartimento di Ricerca e Innovazione umanistica dell’università di Bari, e coordinatore del comitato scientifico della Rotta dei Fenici. Ore 11-13.30, SESSIONE I: LA FIGURA FEMMINILE NELLE ANTICHE CIVILTÀ DEL MEDITERRANEO, modera Paolo Ponzio. Interventi: Giovanna Greco (già comitato scientifico del Mann) su “Donne, culti e miti in Magna Grecia”; Marialucia Giacco (archeologo conservatore del Mann) su “Donne di Magna Grecia: un viaggio nelle collezioni del Mann”; Eleonora Sandrelli (presidente Aion Cultura-Maec) su “La donna in Etruria: immagine e realtà”; Carmen Risquez Cuenca (università di Jaén, Spagna) su “La posizione delle donne nella società libera e il loro ruolo nella sfera economica”; Sharon Sultana (direttore museo Archeologico di Malta) su “La grande Dea Madre del neolitico maltese”; Tatiana Pedrazzi (archeologa, ricercatrice del Cnr) su “La figura femminile nel mondo fenico e punico: tradizioni, arte ed evoluzione delle identità”.

La Venere di età augustea conservata al museo Archeologico nazionale di Aquileia (foto graziano tavan)

Ore 15-17, SESSIONE II: IL DIALOGO TRA PASSATO E PRESENTE SUL TEMA DELLA DONNA DEL MEDITERRANEO, modera Antonio Barone. Interventi: Marta Novello (direttore del museo Archeologico di Aquileia) su “Donne di Aquileia in età tardo antica e longobarda”; Barbara Toce (vicepresidente Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa) su “I diritti delle donne e il Consiglio d’Europa”; Elisabetta Todisco (docente Storia romana, università di Bari) su “L’influenza della storia delle donne dal mondo antico ai nostri giorni”; Carmen Risquez Cuenca (università di Jaén, Spagna) su “Pastwomen: riconfigurare la storia da un punto di vista femminista”; Carla Benelli (responsabile progetti culturali ATS Pro Terra Sancta) su “Dalle regine prostitute, guerriere e sante del passato all’impegno delle donne di oggi nella società civile palestinese”.

Ercolano. Il parco archeologico lancia il 2 febbraio “Magma”, terza serie di video social dopo “I Lapilli” e “I Lapilli sotto la cenere”. Stavolta il direttore Sirano è affiancato da funzionari, restauratori, esperti

Veduta panoramica dell’area archeologica di Ercolano (foto paerco)

Dai Lapilli al Magma. Il parco archeologico di Ercolano si trova a una nuova virata di boa e, a partire dal 2 febbraio, lancia la terza serie del fortunato format di video social “I Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano: Il Magma”. Il nome suggestivo vuole rendere il senso di una realtà potente in fermento, in continuo divenire come noi concepiamo il sito: la nuova serie, infatti, accompagnerà i visitatori alla scoperta degli scavi, restauri e lavori di tutela e manutenzione sulle domus e le realtà archeologiche al Parco che in questi mesi stanno cambiando il volto che la città antica mostra ai suoi visitatori. La serie “Magma” rappresenta un ulteriore avanzamento verso la strutturazione di un rapporto sempre più stretto con la comunità del Parco. Si pone sulla linea delle fortunate serie de “I Lapilli del Parco di Ercolano” e de “I Lapilli sotto la cenere”, appuntamenti fissi del periodo di  lockdown e della riapertura.  Il parco archeologico di Ercolano ha rimodulato la propria offerta di visita, entrando direttamente con la voce guida del direttore Francesco Sirano nelle case degli appassionati di archeologia, di cultura, di curiosità e predisponendo strumenti per interagire dal momento della riapertura.

Il direttore Francesco Sirano discute con tecnici del parco sull’antica spiaggia (foto paerco)

“I Lapilli del Parco sono stati pensati per non interrompere quel filo che ci lega nell’amore per questi luoghi e nel dovere di condividere la conoscenza”, interviene il direttore Francesco Sirano, “con i Lapilli sotto la cenere la visita digitale ha integrato quella reale. Ora passiamo al Magma, format che ripropone le modalità oramai care alla community che in questi mesi è più che triplicata ma le proiettano verso il nuovo racconto della ripresa, della ricostruzione, del lavoro incessante che modella il volto del futuro della città, entrando nel vivo di cantieri e dietro le quinte dei lavori del Parco. I progetti non terminano e il filo doppio che stiamo intessendo con il nostro pubblico e con il nostro territorio conduce ad un’offerta sempre più varia e arricchita interpretando in tutte le iniziative digitali e in presenza il claim della nuova identità visiva, il mito con il futuro intorno….“.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, davanti ai resti dell’ultimo fuggiasco

Questa volta il direttore Francesco Sirano non sarà solo ad illustrare cosa sta accadendo al Parco in questi mesi, ma i funzionari, i restauratori, i tecnici e gli esperti introdurranno nuovi contenuti. Ancora una volta accogliendo le richieste e le curiosità della community social, si parte dal “dietro le quinte” dell’antica spiaggia, un cantiere che ha già attirato l’attenzione internazionale, regalando emozioni inaspettate, con il ritrovamento dello scheletro dell’ “ultimo fuggiasco”, ancora con il suo piccolo corredo, una scoperta unica per molti aspetti di cui il pubblico sarà portato a conoscere ed approfondire nella sua portata più ampia che inciderà sul volto della Ercolano di domani.

Ministero della Cultura: nominati nuovi direttori di musei autonomi. Tiziana D’Angelo al parco archeologico di Paestum, Andrea Viliani al museo delle Civiltà di Roma, Enrico Rinaldi al parco archeologico di Sepino, Vincenzo Bellelli al parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia

Tiziana D’Angelo è la nuova direttrice del parco archeologico di Paestum e Velia (foto nottingham.ac.uk)

Tiziana D’Angelo, 38 anni, milanese, è la nuova direttrice del parco archeologico di Paestum e Velia. Archeologa di formazione internazionale (Phd Harvard), esperta di arte e archeologia della Magna Grecia, insegna all’università di Nottingham (GB), ha conseguito il dottorato di ricerca in archeologia classica all’università di Harvard nel 2013. “Dopo diciassette anni di studio ed esperienze professionali come archeologa all’estero, l’opportunità di lavorare con i Beni Culturali in Italia e di farlo in un sito come Paestum, a cui sono fortemente legata a livello scientifico, è un’occasione straordinaria”, dichiara la nuova direttrice. “Sono arrivata a Paestum da dottoranda, per studiare le splendide lastre funerarie dipinte esposte nel Museo o conservate nei depositi. Gli anni successivi ho avuto la fortuna di collaborare con il Parco di Paestum e Velia a diversi progetti, sotto la direzione di Gabriel Zuchtriegel. Sotto la sua guida il Parco è cresciuto moltissimo e ho intenzione di proseguire questo percorso virtuoso, restituendo a Paestum e Velia, e alla realtà dei Beni Culturali in generale, almeno una parte di quello che mi hanno dato in tutti questi anni”. Il Parco Archeologico di Paestum e Velia, iscritto dal 1998 nella lista del patrimonio mondiale UNESCO, ha competenza territoriale sul museo e sull’area archeologica di Paestum, sul Museo narrante di Hera Argiva alla foce del Sele, sull’area dell’ex stabilimento della Cirio, sulle mura di cinta e su altre aree archeologiche di competenza. Il Parco ha il compito di arricchire, conservare e valorizzare le collezioni e i monumenti archeologici e storico-artistici al fine di contribuire alla salvaguardia, alla ricerca e alla fruizione sostenibile del patrimonio culturale.

Tiziana D’Angelo riceve prestigiosi premi e borse di studio che le consentono di trascorrere un anno di ricerca a Roma, come Mary Isabel Sibley Fellow in Greek Studies della Phi Beta Kappa Society di Washington (2011-12), e un anno a Los Angeles come Predoctoral Fellow al Getty Research Institute (2012-13). Appena conseguito il dottorato, è prima a Berlino, come borsista di ricerca dell’Archaeological Institute of America e del Deutsches Archäologisches Institut (2013), e poi a New York, dove lavora nel Dipartimento di Arte Greca e Romana del Metropolitan Museum of Art in qualità di Jane and Morgan Whitney Postdoctoral Fellow (2013-14). Nel 2014 risulta vincitrice di una Lectureship in Classical Art and Archaeology a tempo determinato presso la University of Cambridge (2014-18) e durante questi anni è anche Fellow, Director of Studies in Classics e Tutor a St Edmund’s College, Cambridge. Da settembre 2018 è Assistant Professor in Ancient Greek and Roman Art presso la University of Nottingham, Department of Classics and Archaeology. La dottoressa D’Angelo ha partecipato a campagne di scavo in Italia e Turchia, ha collaborato a progetti di mostre allestite in musei italiani e stranieri e alla realizzazione di alcuni documentari.

Tiziana D’Angelo fa parte dei sei nuovi direttori di musei autonomi nominati al termine del concorso internazionale come annunciato dal ministro della Cultura Dario Franceschini. Con lei Ilaria Ester Bonacossa per il nuovo museo dell’Arte Digitale a Milano, Andrea Viliani al museo delle Civiltà di Roma, Enrico Rinaldi per il parco archeologico di Sepino, Vincenzo Bellelli per il parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia, Axel Hemery alla Pinacoteca di Siena. La commissione, che ha valutato 156 candidati, era presieduta da Stefano Baia Curioni, professore associato di storia economica presso la Università Commerciale “Luigi Bocconi” di Milano e esperto di economia della cultura, e composta da Nadia Barrella, professoressa ordinaria di museologia presso l’università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”; Valérie Huet, professoressa di storia antica presso l’Università della Bretagna Occidentale e Centro “Jean Bérard”; José María Luzón Nogué, Real Academia de Belòlas Artes de San Fernando, già direttore del Museo del Prado; Antonia Pasqua Recchia, già segretario generale del ministero della Cultura. “L’incrocio tra autonomia e qualità dei direttori ha permesso di compiere importanti passi avanti nella modernizzazione del sistema museale e nel rafforzamento della tutela e della produzione scientifica”, commenta Franceschini. “Ringrazio la commissione per l’accurato lavoro svolto in questi mesi che ha portato alla nomina da parte del direttore generale musei, Massimo Osanna, di sei nuovi direttori, cinque italiani e uno francese”.

Andrea Viliani, 48 anni, di Casale Monferrato, è il nuovo direttore del Museo delle civiltà di Roma. Storico dell’arte, è responsabile e curatore del Centro di Ricerca Castello di Rivoli. Ha precedentemente ricoperto l’incarico di direttore generale e artistico della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee/MADRE di Napoli (2013-2019) presso cui ha curato e organizzato importanti mostre internazionali; dal 2009 al 2012 Viliani è stato direttore della fondazione Galleria Civica-Centro di ricerca sulla contemporaneità di Trento. Il museo delle Civiltà raccoglie le collezioni dei seguenti musei: museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”; museo delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria”; museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”; museo d’arte orientale ‘Giuseppe Tucci’; museo italo africano ‘Ilaria Alpi’ (ex Museo Coloniale). La nascita del museo delle Civiltà si inserisce nella visione di grandi musei internazionali incentrati sull’uomo e le sue culture, per la valorizzazione di patrimoni e testimonianze delle diverse identità e memorie.

Enrico Rinaldi, 53 anni, è il nuovo direttore del parco archeologico di Sepino. Archeologo specializzato in restauro dei monumenti, ha diretto a lungo progetti di manutenzione programmata a Ostia e Pompei. Professore a contratto alla Scuola Superiore Meridionale dell’università di Napoli “Federico II”, lavora attualmente alla direzione generale Musei. Il parco archeologico di Sepino, istituito solo nel 2021, comprenderà l’omonima area archeologica, con i resti dell’antica città romana sorta nella valle del Tammaro, e il museo della città e del territorio, siti che complessivamente nel 2019 hanno visto oltre 27mila visitatori. 

Vincenzo Bellelli, 53 anni, di Potenza, è il nuovo direttore del parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia. Archeologo di fama internazionale, dirigente di ricerca al CNR in servizio all’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, è responsabile scientifico degli scavi archeologici nell’area urbana di Cerveteri. Il parco archeologico di Cerveteri e Tarquinia comprende la necropoli della Banditaccia, la più estesa dell’area mediterranea, iscritta nel 2004 dall’Unesco nella lista del patrimonio dell’umanità; il museo Archeologico nazionale di Tarquinia, che ha sede nell’antico Palazzo Vitelleschi; la necropoli di Monterozzi. Tali siti complessivamente hanno registrato oltre 153.000 visitatori nel 2019.

Torino. Conferenza on line di Heba Abd el Gawad, Corinna Rossi e Irene Morfini su “Transforming the Egyptian Museum in Cairo: an Egyptian European Partnership” per presentare il progetto di riallestimento del museo Egizio de Il Cairo: il museo Egizio di Torino, alla guida di un consorzio di musei europei, cura la galleria dell’Antico Regno

L’imminente apertura del Grand Egyptian Museum e di altri musei regionali in Egitto, ha portato a una redistribuzione degli oggetti che ha interessato il vecchio allestimento del museo di piazza Tahrir. Questa situazione ha rappresentato un’occasione per pensare al futuro del museo e per individuare le direzioni di sviluppo adeguate in modo coordinato. Giovedì 27 gennaio 2022, alle 18, nuovo appuntamento on line con le conferenze del ciclo “Museo e Ricerca. Scavi, Archivi, Reperti” del museo Egizio di Torino. Heba Abd el Gawad, Corinna Rossi e Irene Morfini con la conferenza “Transforming the Egyptian Museum in Cairo: an Egyptian European Partnership” ci guidano alla scoperta del progetto di riallestimento del museo Egizio de Il Cairo. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino. La conferenza in inglese si tiene ONLINE sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio.

Progetto “Transforming Egyptian Museum in Cairo”

Il progetto “Transforming the Egyptian Museum in Cairo” ha visto il museo Egizio di Torino guidare un consorzio di musei europei, tra cui l’Ägyptische Papyrussamlung di Berlino, il British Museum, il Louvre e il Rijksmuseum van Oudheden di Leida per disegnare un masterplan complessivo a supporto della riorganizzazione dell’iconico museo egizio de Il Cairo. Per testare e applicare i criteri scelti, ad ogni museo partecipante al progetto è stata assegnata una galleria da riallestire parzialmente e il museo Egizio di Torino si è focalizzato sulla sezione dell’Antico Regno. Heba Abd el Gawad, Irene Morfini e Corinna Rossi presenteranno il lavoro che sta per essere completato, le sfide che questo progetto ha dovuto affrontare, i criteri che sono stati individuati per suggerire il progetto di riallestimento, e i risultati preliminari della conservazione effettuata su alcuni oggetti selezionati.

Heba Abd el Gawad

Heba Abd el Gawad è egittologa e curatrice del museo Egizio di Torino

Heba Abd el Gawad è egittologa e curatrice/coordinatrice del progetto “Transforming the Egyptian Museum in Cairo” per il museo Egizio di Torino. Precedentemente ha co-curato il progetto di mostra “Beyond Beauty: Transforming the Body in Ancient Egypt”, nel 2016, al Two Temple Place; ha curato il progetto Assiut al Dipartimento Egitto e Sudan del British Museum ed è ricercatrice del museo Egizio de Il Cairo, per il Dipartimento Greco e Romano del British Museum relativamente al progetto Naukratis. Recentemente è stata curatrice ospite per la mostra “Listen to her! Turning up the Volume on Egypt’s Ordinary Women” al Petrie Museum of Egyptian and Sudanese Archaeology. Nel 2021 è stata selezionata come una delle 21 donne egiziane più influenti per il suo lavoro sulle comunità riguardo il patrimonio culturale.

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L’archeologa Corinna Rossi ideatrice del progetto “Living in a Fringe Environment” (Life)

Corinna Rossi è professore associato di Egittologia al Politecnico di Milano. Si è laureata in architettura a Napoli (Italia) e si è specializzata in Egittologia a Cambridge (UK), dove ha conseguito un MPhil e un PhD e poi è diventata Junior Research Fellow al Churchill College. Il suo principale argomento di ricerca è il rapporto tra architettura e matematica nell’antico Egitto. Ha co-finanziato e co-diretto il North Kharga Oasis Survey insieme a Salima Ikram ed è attualmente direttore della missione archeologica italiana a Umm al-Dabadib (Oasi di Kharga). È membro del team della missione italo-olandese a Saqqara del museo Egizio e del Rijksmuseum van Oudheden oltre che membro della missione congiunta IFAO/Museo Egizio a Deir al-Medina. È direttrice del progetto LIFE (Living In a Fringe Environment) incentrato sul sito archeologico di Umm al-Dabadib con base al Politecnico di Milano in partnership con l’università di Napoli Federico II.

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Irene Morfini, egittologa, fa parte del CAMNES (Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies)

Irene Morfini è egittologa e archeologa. Nata a Lucca, si è laureata in Egittologia sia all’università di Pisa (Italia) che all’università di Leiden (Paesi Bassi). Nel 2019 ha conseguito il dottorato di ricerca all’università di Leiden sotto la supervisione del dr. Demarée con una tesi sugli atti amministrativi del villaggio di Deir el-Medina. Ha partecipato a numerosi scavi in ​​Italia dal 2000 e in Egitto dal 2007, prima nella Tomba di Harwa (Luxor) e poi a Saqqara. Dal 2013 è condirettore del Min Project a Luxor, lavorando nella tomba di Min. Dal 2011 è vicepresidente dell’associazione delle Canarie di Egittologia svolgendo attività di ricerca, studio e diffusione delle conoscenze nel campo del patrimonio archeologico, storico e scientifico dell’antico Egitto, sviluppando progetti culturali in Egitto, Cuba e Ghana. Dal 2017 fa parte dello staff del CAMNES (Center for Ancient Mediterranean and Near Eastern Studies) che ha organizzato nel 2019 il congresso internazionale Rethinking Osiris. Dal 2019 lavora sul campo per il progetto finanziato dall’UE “Transforming the Egyptian Museum al Cairo”, prima per il museo nazionale delle Antichità di Leida e poi per il museo Egizio.