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Napoli. Al museo Archeologico nazionale ultimi lavori per l’apertura della sezione Campania Romana nell’ala occidentale. Giulierini: “Un raddoppio epocale degli spazi espositivi che farà del Mann una superpotenza nell’offerta di Archeologia classica”. Ne parlano i protagonisti nel video “Mann in progress”

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Una fase dell’allestimento della sezione Campania Romana nell’ala occidentale del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

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La statua di Olconio Rufo dal quadrivio di ia Stabiana a Pompei, esposta nella sezione Campania Romana del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

La sezione Campania Romana del museo Archeologico nazionale di Napoli è ormai pronta per essere svelata al grande pubblico, dopo vari annunci di imminente apertura: l’ultimo, lo prevedeva per metà febbraio 2023. E sarà un “raddoppio epocale” degli spazi espositivi del Mann, come lo ha definito il suo direttore Paolo Giulierini, che farà dell’Archeologico “una superpotenza in termini di offerta dell’archeologia classica in Campania ma soprattutto a livello nazionale e internazionale”. In questi ultimi due anni il museo Archeologico nazionale di Napoli ha spesso “spoilerato”, come si usa dire adesso, il procedere del progetto di riapertura dell’ala occidentale del Mann destinata ad ospitare la statuaria romana campana: i sopralluoghi dei tecnici, l’avvio del risanamento-restauro delle prestigiose architetture, la scoperta di qualche opera-capolavoro destinata ad essere esposta, alcune fasi dell’allestimento. Ma stavolta l’imminenza dell’apertura che, tanto per capirci, rappresenta uno spazio analogo e speculare a quello che ospita la Collezione Farnese, è dato da un breve, ma esauriente video, “Campania Romana. Mann in progress: il racconto del lavoro per la riapertura dell’ala occidentale”, in cui – tra immagini che sbirciano tra le sale mostrandoci in anteprima interessante dettagli dell’allestimento, intervengono i protagonisti di questo progetto, dal direttore Paolo Giulierini all’architetto coordinatore del Mann Andrea Mandara, agli architetti dello Studio Isola Architetti di Torino, che ha curato il progetto di restauro e allestimento, Stefano Peyretti e Saverio Isola.

“La città di Napoli e il museo Archeologico nazionale”, esordisce Giulierini, “aspettavano di riaprire al pubblico questi straordinari spazi che precedentemente ospitavano le sale dei piccoli tesori pompeiani e che adesso sono destinati alla statuaria romana della Campania. In particolare in questi spazi abbiamo pensato di destinare le opere pubbliche principali di Pompei ed Ercolano ma anche dei Campi Flegrei. E si tratta di un campionario assoluto di vertici della scultura ma anche della pittura che decoravano le più importanti parti delle città di Ercolano e di Pompei. In questo progetto – continua – abbiamo voluto mescolare insieme tante competenze da quelle dell’università Federico II – Dipartimento di Archeologia per quello che riguarda il progetto scientifico, allo Studio Isola di Torino, e ovviamente a tutte le competenze interne del Museo. Si tratta in effetti di un raddoppio epocale del Museo. Da questo momento in poi il pubblico potrà veramente avere cognizione di quello che significa il Mann, e cioè una superpotenza in termini di offerta dell’archeologia classica in Campania ma soprattutto a livello nazionale e internazionale”.

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Una fase dell’allestimento della sezione Campania Romana nell’ala occidentale del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto valentina cosentino)

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Antefissa a maschera da Fondo Patturelli a Capua, esposta nella sezione Campania Romana del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

Le sale poste al piano terra dell’ala occidentale ospiteranno la nuova sezione dedicata alla Campania romana, che accoglierà circa duecento reperti provenienti dai principali centri della Campania antica, sia quelli vesuviani come Pompei ed Ercolano, sia i siti flegrei come Cuma, Baia, Pozzuoli sia i centri dell’interno come Capua, oggi Santa Maria Capua Vetere. L’obiettivo dell’esposizione è quello di ricostruire una serie di contesti della prima età imperiale in tutti i loro elementi – sculture, pitture parietali, iscrizioni – così da restituire l’idea non solo dei grandi edifici in cui si svolgeva la vita pubblica – civile e religiosa – ma anche quella della committenza e dei suoi ideali di rappresentazione. Vi troveranno posto, solo per citare alcuni dei materiali previsti, le sculture che ornavano l’anfiteatro dell’antica Capua, le sculture colossali del Capitolium di Cuma, il ciclo di affreschi della basilica di Ercolano e, sempre da Ercolano, la ricostruzione della celebre quadriga in bronzo che costituirà un vero e proprio inedito.

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Una fase dell’allestimento della sezione Campania Romana nell’ala occidentale del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

“Abbiamo vinto la gara di restauro e rifunzionalizzazione di questo museo qualche anno fa”, spiega Stefano Peyretti dello Studio Isola Architetti. “La gara constava di due fasi principali: la prima quella del restauro edile di questi ambienti meravigliosi, e la seconda – che si sta concludendo in questi giorni – del riallestimento dell’ala occidentale. Abbiamo avuto un lungo rapporto costruttivo con i curatori del museo e i funzionari, per cui le diverse ipotesi che erano sulla carta del riallestimento hanno dovuto confrontarsi con questi spazi aulici e con la storia. Uno degli elementi di ispirazione – ricorda – era stato quello di riproporre l’allestimento ottocentesco che si trova in alcune immagini ancora che presentava delle sale molto colorate, pareti color rosso pompeiano, marmi policromi. Poi andando avanti nella progettazione si è preferito uniformare l’aspetto di quest’ala con il resto del museo. Quindi avere dei colori più neutri, riproponendo comunque delle basi che hanno una certa aulicità e si rifanno a quella che era la storia degli allestimenti, sono rivestite in marmo, ma mantenendo delle tinte più chiare per le pareti che in qualche modo facessero risaltare i reperti. Ambienti definiti maestosi, se ne perde quasi la proporzione: le volte sono a 15-16 metri. Le persone si sentono quasi scomparire, ma sono proporzionate alla grandezza di questi oggetti sia alla loro importanza storica sia alla loro grandezza fisica”.

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Dei e personaggi “in attesa” di essere posti nell’allestimento della sezione Campania Romana del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)

E Saverio Isola dello Studio Isola Architetti: “Per me è molto emozionante essere qua in questo momento perché nella costruzione di un museo questo è spesso fondamentale: quando cioè tutte le statue, tutti questi personaggi e divinità stanno per entrare nelle loro stanze. C’è un senso di impazienza, c’è un senso di attesa. Si vedono questi personaggi che aspettano. È un momento che si è sempre ripetuto in tutti i musei a cui abbiamo lavorato, a partire dal museo Egizio a Torino, al museo delle Civiltà a Roma, ai musei Archeologici di Torino e di Palazzo Te a Mantova. È un momento particolare. Il nostro approccio – sottolinea – è proprio quello del rapporto tra le collezioni e le architetture. Quindi da una parte il restauro e la preparazione degli spazi, della casa in fondo di questi oggetti che staranno qua per molto tempo, quindi della riscoperta dell’edificio. E allo stesso tempo il giusto posizionamento dello studio delle opere, e del rapporto che si fonda tra le opere e il museo stesso”.

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Una fase dell’allestimento della sezione Campania Romana nell’ala occidentale del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto annamaria di noia)

Un’emozione coinvolgente che traspare anche dalle parole di Andrea Mandara, architetto coordinatore del Mann: “È una grande emozione poter parlare di questi ambienti stando noi stessi in questi ambienti. Ambienti che erano fino a poco tempo fa dei depositi. Oggi invece con la loro architettura, con lo spazio, con le dimensioni, devo dire anche con gli interventi che sono stati realizzati di illuminotecniche e di apertura verso il giardino, ci troviamo in spazi dove veramente l’emozione è un’emozione forte che noi stessi, ora che stiamo operando, viviamo, ma sarà sicuramente un’emozione per tutti i visitatori poter rientrare in questi spazi, riconquistare l’architettura del palazzo. In questi luoghi vincerà l’architettura, vincerà la volumetria di questi spazi, e naturalmente la qualità la bellezza delle opere che in questi spazi ritorneranno ad avere una dimensione da museo Archeologico nazionale di Napoli. E io credo – conclude – che l’emozione che noi oggi viviamo lavorandoci dentro per poter fare l’allestimento, è una parte di quella emozione che tutti quanti, i napoletani e in realtà il mondo intero, potrà vivere andando a riconquistare questo patrimonio comune che di nuovo diventerà patrimonio collettivo stabile in spazi in cui l’architettura valorizza e qualifica la conservazione del passato e la valorizzazione del passato”.

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La sezione Campania Romana al museo Archeologico nazionale di Napoli è quasi pronta per accogliere i visitatori (foto mann)

E allora prepariamoci a godere di questi nuovi spazi. “Con questa operazione allestitiva – conclude Giulierini – si ricrea una simbiosi con la città, perché è possibile proprio avere un affaccio dal lato di Santa Teresa da parte di tutti coloro che attraversano il quartiere e quindi il museo si riapre veramente alla cittadinanza che può contemplare le bellezze da fuori e, auspicabilmente, tornare all’interno del museo che è la casa di tutti, ma in particolare dei napoletani”.

Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “Compsa tra Irpini e Romani. Lineamenti di storia municipale” (Bibliopolis) di Vincenzo Di Giovanni

napoli_scaffale-del-mann_libro-compsa-tra-irpini-e-romani_di-giovanni_locandinaNuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli della rassegna “Lo scaffale del Mann”: giovedì 9 marzo 2023, alle 16.30, in sala conferenze, presentazione del libro “Compsa tra Irpini e Romani. Lineamenti di storia municipale” (Bibliopolis) di Vincenzo Di Giovanni. Oggi, 9 marzo 2023, sarebbe stato in programma un incontro di archeologia, rimandato al 30 marzo 2023. Dopo i saluti del direttore del Mann, Paolo Giulierini, con l’autore intervengono Stefano De Caro, direttore generale ICCROM; Lucia Scatozza, docente di Archeologia classica all’università Federico II di Napoli; Dina Storchi, docente di Storia romana all’università Federico II di Napoli.

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Copertina del libro “Compsa tra Irpini e Romani. Lineamenti di storia municipale” di Vincenzo Di Giovanni

Compsa tra Irpini e Romani. Conza della Campania, l’antica Compsa, si trova nella parte più orientale dell’Irpinia quasi al confine con la Lucania e sorge da sempre su un’altura a guardia dell’alta valle del fiume Ofanto. Conza ha una lunga storia di tradizioni e di terremoti, ma dopo che il sisma del 23 novembre 1980 l’ebbe quasi completamente distrutta, fu presa la decisione di delocalizzare l’insediamento in un luogo diverso, nella valle. Al di sotto delle macerie della città moderna gli scavi hanno rivelato i resti dell’insediamento antico.

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L’archeologo Vincenzo Di Giovanni

Vincenzo Di Giovanni, allievo all’università “Federico II” di Napoli di Alfonso de Franciscis e Ettore Lepore, si è laureato a “La Sapienza” di Roma in “Metodologia e Tecnica degli Scavi Archeologici”, Relatrice Clementina Panella, con una tesi sulla ceramica comune di Pompei, argomento di diverse sue pubblicazioni. A “La Sapienza” ha frequentato poi la Scuola di specializzazione in archeologia. Ha lavorato come archeologo responsabile in progetti scientifici in Campania, specie in area flegrea, a Pozzuoli e Miseno, e in Irpinia ad Aeclanum, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania. È membro della Missione Archeologica a Kyme Eolica in Asia Minore, come responsabile e coordinatore dello studio dei materiali dallo scavo. Ha insegnato poi a contratto “Archeologia Urbana e del territorio” presso la “Federico II”, ove ha poi conseguito il dottorato in Storia Romana. È stato vincitore della Fulbright Grant S.I.R. presso la Northwestern State University, dove ha insegnato Classical Archaeology. Ha insegnato anche all’ULM (University of Louisiana at Monroe).

Castellammare (Na). Collina di Varano, partiti i lavori di consolidamento e restauro della Grotta di San Biagio, luogo di culto del V-VI secolo d.C., sotto Villa Arianna, per la sua apertura al pubblico. Zuchtriegel: il territorio di Stabia è un gigante culturale che va raccontato

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La pianta della Grotta di San Biagio a Castellammare di Stabia (Na) con il posizionamento degli affreschi (foto parco archeologico pompei)

Partiti i lavori di consolidamento e restauro della Grotta di San Biagio, luogo di culto risalente al V-VI secolo d.C. situata ai piedi della collina di Varano, a Castellammare di Stabia, nell’area sottostante Villa Arianna. Gli interventi sono programmati dal parco archeologico di Pompei con la collaborazione del Centro Interdipartimentale dei Beni Culturali (CiBEC) dell’università di Napoli Federico II con un obiettivo ben preciso: giungere in futuro alla fruizione del monumento. L’accordo è stato stipulato nel dicembre 2022 tra il Parco e il CiBEC, con responsabili scientifici il prof. ing. Luciano Rosati per il CIBEC e gli ingegneri Vincenzo Calvanese e Alessandra Zambrano per il parco archeologico di Pompei: si tratta di una collaborazione scientifica per lo svolgimento di studi e ricerche, la definizione delle linee guida orientate al consolidamento e al restauro della Grotta San Biagio e del costone prospiciente.

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I carotaggi nell’area di Villa Arianna a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)

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I carotaggi nell’area di Villa Arianna a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)

Le indagini e le attività di monitoraggio in corso, previste nel piano delineato nel 2022 con il CiBEC, sono propedeutiche allo studio della stabilità del versante del costone della collina di Varano e della volta della Grotta San Biagio, al fine di rimuovere le strutture provvisionali attualmente presenti e permetterne la visita. Il CIBEC supporta, in questa prima fase delle attività, il parco archeologico di Pompei nella definizione del piano delle indagini sia di tipo geotecnico del costone che dei materiali strutturali della grotta. Grazie alla sinergia fra più istituzioni, le prove in corso sono eseguite a cura dell’Ente Autonomo Volturno (EAV), impegnato nella realizzazione del raddoppio della linea ferroviaria posta a valle del costone di Varano.  Il monitoraggio prevede l’esecuzione di carotaggi fino ad una quota inferiore a quella d’imposta della grotta San Biagio, il posizionamento di inclinometri atti a misurare eventuali dissesti sul costone di Varano, rilievi topografici, e saggi stratigrafici preventivi. Le prove di laboratorio sui campioni estratti dai carotaggi saranno effettuate all’università Federico II di Napoli, e forniranno i dati necessari al prosieguo delle attività scientifiche.

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Casa dei Vettii a Pompei: taglio del nastro con al centro il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, tra il direttore del parco archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel, e il direttore generale Musei Massimo Osanna (foto silvia vacca)

“Si tratta di un contesto unico da recuperare e valorizzare, che si aggiunge al quadro storico delle testimonianze archeologiche dell’area di Stabia”, dichiara il direttore Gabriel Zuchtriegel. “Tutto il territorio è oggetto di grande attenzione da parte del Parco archeologico che sta investendo in questi anni complessivamente circa 4 milioni di Euro a Castellammare di Stabia. Oltre alle indagini sulla grotta di San Biagio, abbiamo in campo una serie di progetti di ricerca, manutenzione, restauro e accessibilità delle ville antiche sul piano del Varano e un progetto di ampliamento del museo “Libero D’Orsi” nella Reggia di Quisisana. Visto l’unicità e la complessità del patrimonio presente sul territorio, possiamo definire Stabia un vero gigante culturale e come tale va raccontato. L’importanza dell’antica Stabia si comprende non ultimo dalla vicenda della straordinaria statua del Doriforo, trovata nel 1976 nel territorio stabiese e finita negli Stati uniti, che speriamo di riportare in Italia. Insieme al procuratore capo di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso, abbiamo aggiornato il ministro Sangiuliano sulla vicenda in occasione della sua visita a Pompei poche settimane fa”.

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San Michele arcangelo: affresco nella Grotta di San Biagio a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)

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I santi Benedetto e Renato: affresco nella Grotta di San Biagio a Castellammare di Stabia (foto parco archeologico pompei)

La Grotta San Biagio, forse originatasi in epoca romana per via delle attività di estrazione del tufo, intorno al V-VI secolo d.C. viene trasformata in un luogo di culto con la realizzazione di un primo ciclo di affreschi e, come spesso era usanza, anche di sepoltura dei defunti. Successivamente passò sotto il controllo dei Padri Benedettini e nel corso dei secoli sulle arcate poste lungo la navata principale furono raffigurati gli Arcangeli, tra cui San Michele e San Gabriele, oltre che altre splendide figure di Santi quali Santa Brigida e San Benedetto, San Pietro, San Giovanni Evangelista, San Renato. Prende il nome dal culto qui praticato dei Santi Mauro e Giasone, due fratelli romani martirizzati nei primi secoli del cristianesimo: il nome di quest’ultimo si trasformò nel corso dei secoli in Biagio. Nel 1695 l’allora vescovo Annibale di Pietropaolo decise di chiudere la grotta al culto, in quanto divenuta luogo malfamato e frequentato da malviventi, e trasferì il culto di San Biagio presso la Cattedrale.

Torino. Per le celebrazioni del bicentenario il museo Egizio cambia volto e si apre alla città: il cortile diventa la Piazza Egizia, urbana e coperta con accesso libero al tempio di Ellesija. Ecco i dettagli del progetto dello studio OMA di Rotterdam vincitore del concorso internazionale indetto dalla Compagnia di San Paolo

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Rendering della Piazza Egizia, nuova piazza urbana coperta, al museo Egizio di Torino (progetto OMA di Rotterdam)

Inclusione, sostenibilità, possibilità a tutti di partecipare. Su questi tre concetti si sono basate le 47 proposte dai più grandi studi di architettura del mondo per la creazione nel museo Egizio di Torino di una piazza urbana coperta, la piazza Egizia, che si apre alla città e la coinvolge, con la fruizione pubblica del tempio di Ellesija. Un progetto ambizioso e “rivoluzionario” da 12,5 milioni di euro con dei tempi strettissimi di realizzazione: il bicentenario del museo Egizio, il più antico d’Europa, che scade nel 2024: obiettivo è essere pronti per ottobre 2024. Praticamente dopodomani. E il conto alla rovescia è partito ufficialmente giovedì 26 gennaio 2023 con la proclamazione del vincitore del concorso internazionale di progettazione “Museo Egizio 2024”. Ha vinto lo studio OMA – Office for Metropolitan Architecture di Rotterdam che curerà la realizzazione dell’ampliamento e il rinnovamento della corte interna del Palazzo del Collegio dei Nobili e la conseguente riorganizzazione degli spazi del museo Egizio di Torino che in vista delle celebrazioni del bicentenario del museo Egizio intende ampliare la propria offerta al pubblico nel campo della ricerca, dell’accessibilità e dell’inclusione.

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Il tempio di Ellesiya ricostruito nelle sale del museo Egizio di Torino (foto museo Egizio)

Il concorso internazionale è stato portato avanti e gestito direttamente dalla Compagnia di San Paolo, come “mecenati della Cultura”: parole del presidente prof. Francesco Profumo, che ora consegna il progetto al museo Egizio per la sua realizzazione. La Fondazione Compagnia di San Paolo accompagna la Fondazione Museo delle Antichità Egizie a partire dalla sua costituzione. Sin da allora tale istituzione ha scelto di seguire modalità innovative, accogliendo a sé soggetti sia pubblici e privati, rappresentando il primo esempio italiano di partecipazione del privato alla gestione di un patrimonio culturale pubblico. Tra gli obiettivi del Concorso vi è stato quello di valorizzare – in occasione del bicentenario della nascita del museo Egizio di Torino – il Tempio di Ellesija, offrendone una fruizione pubblica e gratuita. Il Tempio fu donato dal governo egiziano all’Italia nel 1970 come riconoscimento per la partecipazione del nostro Paese alla vasta operazione di salvataggio dei templi della Nubia a seguito della costruzione della diga di Assuan.

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Progetto OMA della Piazza Egizia al museo Egizio di Torino: rendering del doppio livello della “piazza urbana” (foto museo egizio)

I progetti giunti da ogni parte del mondo, a sottolineare – è stato detto – il prestigio dato da studiare un progetto per il museo Egizio di Torino, al di là del riscontro economico effettivo, ben più basso di quelli cui sono abituati questi grandi studi internazionali di architettura. Dopo la prima scrematura, sono rimasti in corsa cinque raggruppamenti di professionisti finalisti che hanno avuto accesso alla seconda fase del concorso: David Gianotten (O.M.A. – Office for Metropolitan Architecture), Rotterdam-Paesi Bassi (“Un progetto culturale, non solo funzionale, che offre una nuova interessante visione del futuro della città di Torino); Kengo Kuma (Kengo Kuma & Associates), Parigi-Francia (“Propone nuovi sistemi di architettura per la copertura della piazza urbana, e introduce temi di coinvolgimento emotivo dell’edificio”); Giuseppe Bove (Pininfarina Architetture), Torino-Italia, capogruppo Under 40 (“Progetto interessante con la proposta di una copertura in vetro e travi portanti sempre in vetro, che dà un effetto di trasparenza”); Carlo Ratti (Carlo Ratti Associati), Torino-Italia (“Anche questo progetto propone una copertura trasparente in vetro”); Jette Cathrin Hopp (Snohetta), Oslo-Norvegia (“Proposta assoluta di progetto, onnicomprensivo: tutto l’edificio diventa un tutt’uno con una grande scala). La commissione presieduta dall’arch. Marco Albini e composta anche da Mario Alberto Chiorino, professore emerito di Scienza delle costruzioni al Politecnico di Torino; Massimo Osanna, direttore generale Musei al ministero della Cultura, professore ordinario di Archeologia classica all’università di Napoli Federico II; Renata Picone, professore ordinario di Restauro architettonico all’università di Napoli Federico II, nonché direttore della Scuola di specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio dello stesso ateneo e da Francesco Profumo, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo, alla fine ha scelto il progetto di OMA (Gianotten David, progettista capogruppo; Van Loon Helena Amelia Hubertina, progettista; De Graaf Reinier Hendrik, progettista; Salimei Guendalina, progettista; Tabocchini Andrea, progettista; Manfroni Odine, progettista; Andreani Saverio, progettista; De Camillis Carolina, consulente; Longhi Andrea, consulente; Romagnoli Laura, consulente).

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La commissione giudicante: a sinistra, Mario Alberto Chiorino, Francesco Profumo, Alberto Albini, Renata Picone, Massimo Osanna (foto museo egizio)

“Crediamo che questo concorso, come tutti i concorsi, sia un’occasione importante per favorire l’avanzamento culturale di una città generando spinte nuove e stimolando la trasformazione urbana con una risposta al bisogno di relazione tra le e coinvolgendo i punti nevralgici del tessuto cittadino”, dichiara l’architetto Albini, presidente della Commissione.  “La qualità dei concorrenti – le cinque proposte sono apparse da subito interessanti e di pregnanza di significato – ha dato lustro a questo concorso grazie alla partecipazione dei più grandi architetti del mondo affascinati sicuramente dalla committenza, una delle più grandi fondazioni europee ed anche sicuramente dal fascino che un Museo, come quello Egizio di Torino, può generare”. E continua: “Relativamente alla proposta dello Studio OMA, la Commissione ha evidenziato la particolare rilevanza e innovazione rispetto al contenuto culturale del progetto, che si reputa rappresenti un’opportunità per l’avanzamento della cittadinanza torinese e dei fruitori del Collegio dei Nobili.  Per il tramite della realizzazione di questo progetto, la città si arricchirà di un contributo rilevante anche dal punto di vista urbanistico. Un aspetto di assoluta importanza, che connota il progetto, è l’attenta e puntuale ricerca storica fatta sul disegno di Torino e sui documenti della fabbrica, che consente di sviluppare la proposta progettuale in rapporto con il pregresso. Il progetto è stato reputato inoltre particolarmente attento ai temi dell’inclusività e dell’accessibilità. Inoltre, si evidenza la raffinatezza dal punto di vista tecnologico. La “Piazza Egizia” cuore del Museo si apre alla città e ne diventa parte attiva. Un nuovo spazio pubblico dalle molteplici identità destinato alle diverse funzioni e strettamente connesso all’ Accademia delle Scienze”.

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Il team OMA di Rotterdam che ha vinto il concorso internazionale “Museo Egizio 2024” (foto museo egizio)

“La Fondazione Compagnia di San Paolo, che ha sempre sostenuto il Museo, ha confermato la propria partecipazione al nuovo percorso di trasformazione che lo riguarda”, dichiara Francesco Profumo, presidente della fondazione Compagnia di San Paolo.  “La nostra fondazione ha individuato nel concorso di progettazione della copertura della corte interna e della riqualificazione del piano ipogeo l’intervento più coerente con il proprio ruolo di mecenate moderno.  In linea con il piano strategico, che prevede anche forme di supporto alternative all’attività grant-making, la Compagnia si è fatta carico del processo di selezione di uno progetto da donare al Museo.  Nel caso specifico, facendo riferimento al codice degli appalti dei Beni culturali, abbiamo gestito il concorso per la selezione del raggruppamento di progettisti vincitori in tempi estremamente ridotti, utilizzando la piattaforma Concorrimi dell’Ordine degli Architetti di Milano ed attraendo 47 proposte dai più grandi studi di architettura del mondo. Doniamo oggi al Museo Egizio, alla Città ed ai suoi cittadini un progetto di grande qualità che guarda al futuro in un’ottica inclusiva, sostenibile e accessibile”.

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Museo Egizio di Torino: Il direttore Christian Greco e la presidente Evelina Christillin (foto unito)

“Siamo molto grati alla Compagnia di San Paolo per l’operazione innovativa di mecenatismo e per le competenze messe in campo per accompagnare e sostenere il museo Egizio, in un percorso di trasformazione e cambiamento, in vista del bicentenario del 2024”, intervengono la presidente del museo Egizio, Evelina Christillin e il direttore, Christian Greco. “Consapevoli che offrire al pubblico e agli studiosi una visione dell’Egizio e dell’archeologia più moderna e immersa nella contemporaneità significa attrarre i migliori talenti internazionali, in diversi campi, non solo nell’egittologia, il Museo si pone obiettivi sempre più ambiziosi nel campo della ricerca, dell’accessibilità e dell’inclusione. E proprio in questa direzione va il progetto della copertura della corte barocca, che trasformerà l’ingresso del Museo in una nuova agorà accessibile gratuitamente a tutti; si tratta della prima, importantissima parte di un ampio disegno di restituzione alla Città, in occasione del bicentenario del museo, che si realizzerà nel corso del 2024”.

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Progetto OMA per il museo Egizio di Torino: rendering dell’ingresso secondario da via Duse (foto museo egizio)

Il progetto OMA vincente: “Un museo aperto alla città”. Il progetto – spiegano i progettisti di OMA – intende recuperare il carattere originario del Palazzo del Colle­gio dei Nobili integrando l’edificio nel suo contesto urbano, recuperando una coerenza e un’identità complessiva ora poco percepibili ed offrendo al pubblico un’immagine del Museo dalla forte vocazione pubblica. L’edificio era stato concepito come un volume a “C” con un cortile aperto verso i lotti edificati della strada Nuova (ora via Roma), da cui era separato dal vicolo del Montone (ora via Duse). La costruzione, nel tempo, ha subito interventi non coerenti con l’impianto iniziale, dovuti a diverse esigenze funzionali (ripensamento di scale e sistemi distributivi, aggiunta e rimozi­one di elementi, chiusura del fronte su via Duse con la costruzione dell’ala Schiaparelli, modifiche alla struttura per ricavare i piani interrati, ecc.). Il Palazzo del Collegio dei Nobili ha quindi visto ripetutamente adattare la propria forma a nuove funzioni e a nuove pratiche sociali: la sua con­servazione si lega proprio alla storia dei suoi cambiamenti. La configurazi­one attuale, privilegiando la fruizione museale, ha contribuito al carattere introverso dell’edificio il quale, nonostante si trovi nel cuore della città di Torino, risulta separato dal sistema di spazi pubblici”.

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Progetto OMA per il museo Egizio di Torino: lo schema della “spina” assiale (foto museo egizio)

“La proposta architettonica – continuano – prevede l’introduzione di una “Spina” assiale che interpreta il complesso sistema di spazi pubblici che struttura la morfologia storica di Torino città-capitale di ancien régime: cortili, atri, sagrati e gal­lerie coperte erano infatti vissuti come connessioni urbane multifunzionali. La “Spina” in progetto connette una sequenza di sei “stanze” che divengono una enfilade urbana: via Accademia delle Scienze, l’Atrio, il Porticato, il Cortile, l’Ala Schiaparelli e via Duse. Tutti questi ambienti, diversi per dimensione, qualità e vocazione, sono collegati attraverso la “Spina” cre­ando una nuova piazza pubblica in uno dei perni della città, che raccorda gli spazi aulici e turistici di Piazza San Carlo (prima estensione della cit­tà-capitale) con gli spazi universitari e culturali della seconda estensione (piazza Carlo Alberto, via Po, Piazza Carlina). La “Piazza Egizia”, cuore del Museo, si apre alla città e ne diventa parte attiva; un nuovo spazio pub­blico dalle molteplici identità destinato a diverse funzioni e strettamente connesso all’Accademia delle Scienze. Parte della collezione museale può affacciarsi in questi nuovi spazi per stimolare curiosità, suggerire sviluppi inediti dell’offerta culturale del Museo e promuovere gli eventi e le attività dell’Accademia”.

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Progetto OMA per il museo Egizio di Torino: rendering della scala per l’ala Schiaparelli (foto museo egizio)

“Grazie all’inserimento della nuova copertura vetrata, la corte diviene uno spazio climatizzato accogliente ed accessibile. L’aspetto essenziale della co­pertura è sintetizzato in una griglia di travi e pilastri in acciaio ritmati in base alla scansione delle campate delle facciate. La copertura risponde con creatività ed eleganza anche agli obiettivi di sostenibilità e di gestione: le esigenze di raccolta dell’acqua piovana, illuminazione, ventilazione e ma­nutenzione sono risolte nella copertura stessa. Questa si configura infat­ti come un elemento altamente tecnologico caratterizzato dalla massima trasparenza: un velo tra il museo e il cielo. “Piazza Egizia” è un progetto che migliora l’accoglienza e potenzia la fruizione del Museo: un nuovo spazio pubblico aperto alla cittadinanza anche dopo l’orario di apertura del Museo che trasforma la corte in una piazza totalmente attraversabile, aperta alla città, luogo di incontro, dello stare, dell’accogliere e pronto ad ospitare molteplici attività. Le persone che decidono di attraversare il museo, infatti, possono usufruire gratuitamente dei suoi servizi pubblici (caffetteria, area per eventi, giardino egizio, book­shop, libreria, ecc.). In alternativa, con l’acquisto del biglietto, possono accedere al percorso espositivo permanente, alla sala immersiva, alle aule didattiche, ai laboratori di ricerca e restauro e agli spazi espositivi tempor­anei. Un progetto – concludono – che oltre a migliorare l’accoglienza del Museo restituisce alla collettività la corte del Museo, ampliando gli spazi espositivi e rendendo liberamente accessibili alcuni elementi importanti della collezione museale come il tempio di Ellesija. Il nuovo salotto della città di Torino”.

Napoli. Gli dèi, rappresentati da Paolo Barbieri, protagonisti del calendario 2023 del museo Archeologico nazionale realizzato dalla Scuola Italiana di Comix

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Zeus protagonista del mese di Febbraio 2023 del calendario del Mann realizzato da Comix (foto mann)

Da Zeus ad Era, da Artemide a Poseidone, da Apollo a Eros: sono alcune delle dodici “presenze divine” protagoniste del calendario 2023 del museo Archeologico nazionale di Napoli che anche quest’anno – ormai è una tradizione – sarà realizzato dalla Scuola Italiana di Comix. Che sceglie un artista unico, Paolo Barbieri, come mentore di un viaggio suggestivo tra passato e presente.

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Apollo protagonista del mese di Maggio 2023 del calendario del Mann realizzato da Comix (foto mann)

Filo conduttore delle illustrazioni dei prossimi dodici mesi sarà il tema del divino: “Non era facile competere artisticamente con gli dèi dell’Olimpo”, commenta il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Tanti maestri, nel tempo, si sono cimentati nel tentativo di rappresentarli. Ogni età, tuttavia, necessita del proprio sguardo, altrimenti gli dèi muoiono. Oggi Barbieri con le sue mirabili tavole risuscita dall’oblio e riporta nel contemporaneo il mito antico”.

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Atena protagonista del mese di Novembre 2023 del calendario del Mann realizzato da Comix (foto mann)

Il calendario 2023 del Mann è stato presentato il 12 dicembre 2022 in auditorium alla presenza di Paolo Giulierini (direttore del museo), Mario Punzo (direttore Scuola italiana di Comix), Daniela Savy (università di Napoli “Federico II”), Luca Crovi (editor Sergio Bonelli Editore) e l’artista Paolo Barbieri che ha ripreso la ricerca creativa che ha dato vita alla pubblicazione “Favole degli dèi. Eroi, creature e divinità della mitologia greca” (Sergio Bonelli editore, 2022): anche per il calendario 2023 del Mann dunque la collaborazione con l’editore si rinnova e ribadisce l’attenzione del Museo ai nuovi linguaggi della comunicazione (e del fumetto). È una conferma la rete con la Scuola italiana di Comix diretta da Mario Punzo: la collaborazione si sviluppa nell’ambito del progetto di disseminazione Obvia- Out Of Boundaries Viral Art dissemination.

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Afrodite protagonista del mese di Dicembre 2023 del calendario del Mann realizzato da Comix (foto mann)

“Miriamo a promuovere il Museo in un dialogo sempre propositivo con il territorio”, spiega la responsabile del progetto, la professoressa Daniela Savy (università di Napoli “Federico II”): “necessario coinvolgere la nostra collettività nella conoscenza e fruizione del patrimonio archeologico”.

Roma. Gennaro Sangiuliano, già direttore del TG2, è il nuovo ministro della Cultura

roma_ministero-cultura_sangiuliano-nuovo-ministro_foto-micÈ Gennaro Sangiuliano il nuovo ministro della Cultura. Ha giurato sabato 22 ottobre 2022 nelle mani del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Gennaro Sangiuliano nasce a Napoli nel 1962, si laurea in Giurisprudenza all’università Federico II. Consegue il PhD Dottorato di Ricerca in Diritto ed Economia nella medesima università con lode e pubblicazione della tesi. Consegue il Master in Diritto Privato Europeo ottenendo 100/100 con lode e il Diploma IASD (Istituto Alti Studi per la Difesa). Dal 1995 al 1997 dirige i servizi giornalistici dell’emittente televisiva campana “Italia Sette-Canale Otto”. Successivamente diventa direttore del quotidiano Roma di Napoli, poi vice direttore del quotidiano Libero. Collabora con Il Foglio, l’Espresso e Il Sole 24 Ore. Svolge poi l’incarico di direttore della Scuola di Giornalismo dell’università di Salerno e di docente di Storia dell’Economia alla LUISS Guido Carli. Nel 2003 entra in Rai e diviene inviato e poi Capo Servizio del TGR di Napoli. Nel 2004 si trasferisce a Roma all’Agenzia Nazionale della TGR dove diventa prima vice capo redattore (2005) e in seguito capo redattore (2007). Nel 2009 passa al Tg1 dove diviene vice direttore. Nel novembre 2018 viene nominato direttore del Tg2.

Canino (Vt). Al museo della Ricerca archeologica conferenza del direttore degli scavi Marco Pacciarelli (università Federico II di Napoli) su “SCAVI 2020-2022 nella necropoli di Ponte Rotto. Nuove conoscenze sulle origini e la società di Vulci”: riconosciuta per la prima volta un’organizzazione topografica per gruppi familiari

canino_museo_scavi-necropoli-ponte-rotto_locandinaIn occasione della conclusione della campagna di scavo 2022 presso la Necropoli di Ponte Rotto a Vulci, il prof. Marco Pacciarelli presenta al pubblico i risultati. Appuntamento venerdì 21 ottobre 2022, alle 17.30, al museo della Ricerca archeologica di Canino (Vt), nel Complesso del San Francesco, con la conferenza “SCAVI 2020-2022 nella necropoli di Ponte Rotto. Nuove conoscenze sulle origini e la società di Vulci”. Con il relatore prof. Marco Pacciarelli dell’università “Federico II” di Napoli interverranno Simona Carosi della soprintendenza dell’Etruria meridionale e Carlo Casi direttore del Parco di Vulci. Ingresso libero.

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Veduta da drone della necropoli di Ponte Rotto a Vulci (foto sabap-etru-mer)

Il programma di scavo archeologico condotto tra 2020 e 2022 dal dipartimento di Studi umanistici dell’università di Napoli Federico II (direttore del Dipartimento: Andrea Mazzucchi; direttore dello scavo: Marco Pacciarelli), in collaborazione con la competente Soprintendenza (SABAP per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale) e con la Fondazione Vulci (nelle persone rispettivamente di Simona Carosi e Carlo Casi) è ricco di novità. Le oltre cento tombe indagate a Ponte Rotto dal 2020 offrono infatti una grande quantità di nuove conoscenze, sia quantitative che relativamente ai rituali funerari. Lo scavo ha permesso di esplorare scientificamente un ampio settore della necropoli di Ponte Rotto, celebre per eccezionali sepolture come la tomba François e il tumulo della Cuccumella. Per la prima volta è stato possibile riconoscere un’organizzazione topografica per gruppi familiari, che si formano nella fase primigenia detta villanoviana (IX e VIII secolo) e continuano a svilupparsi nella fase orientalizzante (fine VIII e VII secolo a.C.). Questi gruppi utilizzano con sorprendente continuità gli stessi appezzamenti per due-tre secoli, dunque per non meno di dieci generazioni. Nella fase villanoviana i resti ossei cremati dei defunti, prelevati dalla pira, erano deposti entro urne cinerarie coperte da una scodella e sepolte verticalmente in pozzetti cilindrici. Si è scoperto che per alcuni bambini le urne, piuttosto piccole, erano invece sistemate in posizione orizzontale.

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Lo scavo di una sepoltura a inumazione nella necropoli di Ponte Rotto a Vulci (foto sabap-etru-mer)

La comunità sepolta a Ponte Rotto mantiene un tenace attaccamento al rito della cremazione ancora fino alla fase orientalizzante, quando appaiono nuovi tipi tombali tra cui quello a cassetta di lastre litiche. Lo scavo ha permesso però di scoprire anche un significativo numero di sepolture a inumazione entro fossa, relative a individui che non seguono il rito tradizionale della cremazione e che perlopiù non sono accompagnati da manufatti di particolare pregio. Lo studio dei resti scheletrici, molto ben conservati, offrirà prospettive di conoscenza del tutto nuove. La studiosa Carmen Esposito, che si è laureata alla “Federico II” e ha conseguito il dottorato all’università di Belfast, condurrà analisi volte a ricavare il DNA antico, che permetterà di accertare il sesso e i rapporti di parentela, e anche di indagare il profilo genetico di questa comunità. Da altre analisi (anche sui resti cremati) si otterranno gli isotopi dello stronzio, considerati affidabili indicatori dell’area di nascita e dunque anche della mobilità degli individui. Da tutto ciò si potranno finalmente ricavare solidi elementi scientifici sulle origini e sulla composizione della prima società etrusca.

Giornate europee del Patrimonio al parco archeologico dei Campi Flegrei: gli eventi al parco archeologico di Cuma e al castello di Baia

campi-flegrei_parco_giornate-europee-del-patrimonio_locandinaIl parco archeologico dei Campi Flegrei aderisce alle Giornate europee del Patrimonio 2022, iniziativa promossa dal ministero della Cultura e dedicata alla partecipazione al patrimonio culturale estesa a tutti i cittadini. Lo slogan scelto per questa edizione è “Patrimonio culturale sostenibile: un’eredità per il futuro”. Sabato 24 settembre 2022 il Parco ospita nei suoi luoghi mostre, passeggiate archeologiche e aperture straordinarie dei siti.

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Scavi archeologici nella città bassa di Cuma condotti dal Centre Jean Bérard (foto pa-fleg)

24 settembre 2022, parco archeologico di Cuma (dalle 9.30 alle 17). Il parco archeologico dei Campi Flegrei apre le porte della città bassa di Cuma a quanti vorranno visitare l’area e conoscere le novità e gli aggiornamenti che provengono dalle attività di scavo e ricerca condotte nel sito dall’università di Napoli “Federico II”, dall’università di Napoli L’Orientale” e dal Centre Jean Bérard. In particolare, l’équipe federiciana, diretta dalla professoressa Carmela Capaldi, illustrerà l’organizzazione del foro nella sua fase di funzionamento di età imperiale, con un focus sugli edifici di alta rappresentanza ubicati sul lato nord della piazza, di cui prosegue la progressiva messa in luce.  Al contempo, un ampio saggio di approfondimento effettuato al di sotto del lastricato di età romana permetterà di aprire una “finestra temporale” sulle importanti testimonianze che stanno emergendo relativamente all’organizzazione di questo settore della città nelle sue fasi di età greca e sannitica. Con l’università L’Orientale, sotto la guida del professor Matteo D’Acunto, si potrà invece entrare nel vivo di un cantiere archeologico assistendo in diretta al lavoro dell’équipe e agli interventi di scavo che si stanno conducendo presso l’abitato romano posto a nord del Foro. Si potranno dunque osservare sul campo attività, tecniche e metodologie proprie della ricerca archeologica, con uno spazio di approfondimento dedicato ai materiali di scavo e al loro prezioso corredo informativo. Il Centre Jean Bérard con la dottoressa Priscilla Munzi accompagnerà il pubblico nella visita della necropoli romana posta all’esterno della cinta muraria, in prossimità della Porta Mediana. Le indagini effettuate negli ultimi anni hanno permesso di indagare numerose tombe monumentali a camera ipogea per inumazioni plurime ma anche tombe individuali a cremazione, fornendo così nuovi dati e informazioni sui costumi funerari adottati dalle diverse componenti della comunità cumana. Orari di visita: 10, 11.30, 13, 15.

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Visite guidate col prof. Carlo Rescigno e i colleghi dell’università Vanvitelli a Cuma (foto pa-fleg)

Il programma di sabato 24 settembre 2022 abbraccia anche l’Acropoli dove l’équipe dell’università della Campania Luigi Vanvitelli diretta dal professor Carlo Rescigno, illustrerà i risultati delle ricerche condotte presso la Rocca Cumana e, in particolare, gli esiti dell’ultima campagna di scavo, che ha interessato l’ampio spazio verde adiacente la terrazza inferiore. Qui è stato messo in luce, per una parte del suo sviluppo, un edificio ecclesiale absidato con annesso sepolcreto, il cui ritrovamento va ad arricchire di ulteriori tasselli il racconto e la conoscenza delle fasi medievali della città di Cuma. Orari di visita: 9.30, 11, 12.30, 14, 16. La prenotazione non è obbligatoria. Per entrambi gli eventi si accede con regolare biglietto di ingresso al sito.

baia_castello_mostra-terramadre_locandina24 settembre 2022, Castello di Baia (alle 11.30). Inaugurazione della mostra “TERRAMADRE riaffiora la vita” a cura di Premio Campi Flegrei 2022. La mostra porta a compimento la VI edizione del Premio Campi Flegrei, concorso fotografico curato dall’associazione culturale Flegrea Photo. Sono stati circa 40 i fotografi che hanno partecipato con oltre 200 immagini, selezionate dalla Giuria del Concorso, formata da Luigi Spina fotografo artista e presidente della stessa, Fabio Pagano direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei e Francesco Soranno presidente di Flegrea Photo. Si accede con regolare biglietto di ingresso al sito.

Giornate europee del Patrimonio: ecco il ricco programma a Paestum e Velia

paestum-velia_giornate-europee-del-patrimonio_locandinaIl parco archeologico di Paestum e Velia aderisce alle Giornate Europee del Patrimonio, manifestazione promossa dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione UE dal 1991, con due giornate ricche di eventi e aperture straordinarie. Quest’anno il tema conduttore è: “Patrimonio culturale sostenibile: un’eredità per il futuro”. A Paestum e a Velia verrà dedicato ampio spazio ad attività didattiche con laboratori creativi e di restauro, visite ai cantieri di scavo e visite guidate notturne.

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Suggestiva immagine del Santuario meridionale del parco archeologico di Paestum (foto pa-paeve)

PROGRAMMA PAESTUM. 24 e 25 settembre 2022: “Oltre il Museo. Storie dai depositi di Paestum” alle 10, 12, 15, 17. Prenotazione obbligatoria (tel. 0828/811023 – mail infopaestumevelia@gmail.com – max 15 visitatori per gruppo). 24 settembre 2022: “Diventa un restauratore”. Attività didattica gratuita nel laboratorio di restauro: dalle 10 alle 12 (appuntamento nel piazzale del museo). “Le insulae romane e i percorsi dell’acqua”: visite allo scavo del quartiere abitativo a cura dell’archeologa Teresa Marino: alle 10 e 12. Apertura straordinaria serale dalle 20 alle 23 (chiusura biglietteria alle 22.15). Biglietto di ingresso 1 euro. “Laboratori del gusto” a cura degli Amici di Paestum e Velia: dalle 20 alle 22. Laboratorio e degustazione costo: 10 euro. “Costruire la città: viaggio tra monumenti pubblici ed edifici privati”, visita al Santuario meridionale, a cura del direttore Tiziana D’Angelo: alle 20.30 e alle 21.30. “Alla scoperta di Paestum: visita e laboratorio di disegno creativo”: alle 20.30 e alle 21.30. Prenotazione consigliata (tel. 081/2395653 – mail arte@lenuvole.com oppure in biglietteria – Costo 3 euro). 25 settembre 2022. “Domus e terme romane a Paestum”. Visite allo scavo del quartiere abitativo a cura dell’università di Salerno: alle 10 e alle 12. “Tempio della Pace e Comitium”. Visite allo scavo in corso a cura dell’università di Bochum: alle 10 e alle 12. “Alla scoperta di Paestum: visita e laboratorio di disegno creativo”: alle 11 e alle 17. Prenotazione consigliata (tel. 081/2395653 – mail arte@lenuvole.com oppure in biglietteria – Costo 3 euro).

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Veduta panoramica della Torre di Velia nell’area archeologica (foto pa-paeve)

PROGRAMMA VELIA. 24 settembre 2022: “Abitare nell’antica Velia”, visite allo scavo del quartiere meridionale, a cura dell’università Federico II di Napoli. Ore 10 e 12. “I mosaici di Velia, laboratorio di restauro: dalle 10 alle 12. Prenotazione consigliata (tel. 081/2395653 – mail arte@lenuvole.com oppure in biglietteria – Costo 3 euro). Apertura straordinaria serale dalle 20 alle 23 (chiusura biglietteria alle 22.15). Biglietto di ingresso 1 euro. “Costruire la città: viaggio tra monumenti pubblici ed edifici privati”, visita nella parte bassa della città a cura dell’archeologo Francesco Uliano Scelza: alle 20.30 e alle 21.30. “Alla scoperta di Velia”: visita e laboratorio di disegno creativo: alle 20.30 e alle 21.30. Prenotazione consigliata (tel. 081/2395653 – mail arte@lenuvole.com oppure in biglietteria – Costo 3 euro). 25 settembre 2022: “Abitare nell’antica Velia”, visite allo scavo del quartiere arcaico sull’acropoli a cura dell’archeologo Francesco Uliano Scelza: alle 10 e alle 12. “Alla scoperta di Velia”: visita e laboratorio di disegno creativo: alle 11 e alle 17. Prenotazione consigliata (tel. 081/2395653 – mail arte@lenuvole.com oppure in biglietteria – Costo 3 euro).

Al parco archeologico di Pompei con settembre entra nel vivo la rassegna “Palestra culturale”: quattro incontri sul progetto di Gennaro Carillo “Il fantasma dell’antico: dialoghi sulla tradizione classica”. E ad ottobre “Pompei per l’Ucraina”

pompei_campania-by-night_palestra-grande_palestra-culturale_locandinaAl parco archeologico di Pompei l’anteprima di “Palestra culturale”, una serie di incontri speciali con scrittori e artisti, nell’ambito della VII edizione di Campania by Night, era stata il 27 luglio 2022 con la presentazione del libro “La Fortuna” di Valeria Parrella, Feltrinelli Editore (vedi Pompei. Alla Palestra Grande anteprima della rassegna “Palestra Culturale” con la presentazione del libro di Valeria Parrella “La Fortuna”. Visite libere o guidate alla mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”, e intitolazione ad Annamaria Ciarallo il Laboratorio di ricerche applicate del Parco | archeologiavocidalpassato). Il calendario della “Palestra culturale” si concentra nel mese di settembre 2022 (8, 15, 23, 29) con “Il fantasma dell’antico: dialoghi sulla tradizione classica”, progetto, cura e testi di Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico nel Dipartimento di Scienze umanistiche dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, dove insegna anche Storia della filosofia e Filosofia teoretica. Al Dipartimento di Architettura della Federico II insegna Filosofie della polis. Ha scritto su Vico, i tragici e i comici greci, la storiografia antica, Antifonte, Platone, Balzac, Simone Weil, oltre a occuparsi da tempo delle riscritture moderne e contemporanee del mito di Diana e Atteone. Condirettore artistico di Salerno Letteratura, è il curatore de Gli Ozi di Ercole al Parco Archeologico di Ercolano e di Fuoriclassico. La contemporaneità ambigua dell’antico al MANN di Napoli. Infine ​venerdì 7 ottobre 2022 si chiude la rassegna con “Pompei per l’Ucraina – una lettera dal fronte”. E c’è la possibilità di una visita libera o guidata su richiesta alla mostra “Arte e sensualità nelle case di Pompei”, che spiega l’onnipresenza di immagini sensuali nella vita quotidiana della città antica. L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti, con prenotazione consigliata su www.ticketone.it.

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Copertina del libro “La Grecia secondo Pasolini” di Massimo Fusillo (Carocci editore)

Giovedì 8 settembre 2022. Massimo Fusillo, “La Grecia secondo Pasolini”. La Grecia di Pasolini sarebbe impensabile senza Burckhardt e Nietzsche. Senza il rovesciamento di quell’immagine dell’antico idealizzata, marmorea, accreditata dal Classicismo, che fa di Canova, a giudizio di Roberto Longhi (amatissimo da PPP), uno scultore nato morto. È la caldaia di Medea, per dirla con Manganelli, che invece attrae Pasolini, una Grecia barbarica, ferina, arcaica, in cui il selvaggio – l’agrammaticale – incombe e alla fine predomina sulla compiutezza apollinea delle forme. Massimo Fusillo insegna Letterature comparate e Teoria della letteratura all’università dell’Aquila, dove è anche coordinatore del Dottorato di ricerca in Letterature, arti, media. La Grecia secondo Pasolini. Mito e cinema è uscito quest’anno in una nuova edizione per Carocci.

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L’antichista Eva Cantarella (foto Fondazione Feltrinelli)

Giovedì 15 settembre 2022. Eva Cantarella, “La democrazia greca tra mito e disincanto”. L’Atene classica fu la prima polis retta da una costituzione democratica. Tuttavia quello ateniese non fu un modello di democrazia. Almeno se attribuiamo a democrazia il significato attuale. La parola stessa, demokratia, suona ambigua: non va intesa come sovranità di tutto il demo ma come supremazia politica della fazione popolare ai danni di quella oligarchica. O comunque è questo che ci consegnano le fonti più malevole. Peraltro, la libertà e l’uguaglianza democratiche presupponevano esclusioni severe dalla cittadinanza: i liberi e gli uguali, coloro ai quali spettava la partecipazione al governo della polis, erano davvero pochi. Fra loro non c’erano le donne. E uno dei fondamenti inconfessabili della democrazia era la schiavitù. Oltre a un eros per l’espansione imperialistica dissimulato dietro una retorica dell’esportazione della democrazia che ha fatto proseliti anche tra i nostri contemporanei. Eva Cantarella è tra le maggiori antichiste italiane. Ha insegnato Istituzioni di diritto romano e Diritto greco antico all’Università Statale di Milano.

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Copertina del libro “Saffo. La ragazza di Lesbo” di Silvia Romani (Einaudi)

Venerdì 23 settembre 2022. Silvia Romani, “Saffo. La ragazza di Lesbo”. Se in ogni eroe o eroina c’è un Achille, nella poesia d’amore di ogni tempo c’è Saffo, riscritta all’infinito. Silvia Romani ci conduce nel mistero della ragazza di Lesbo vissuta in un’epoca – e su un’isola – nella quale la memoria degli eroi omerici era ancora fresca, al punto da farne figure non tanto del mito quanto della storia. Ma parlare di Saffo significa anche misurarsi con il debito contratto con lei dal nostro immaginario, in un andirivieni vertiginoso da Catullo a Leopardi, da Shakespeare ad Anna Maria Ortese, da Rilke a María Zambrano, passando – fra le altre stazioni del viaggio – per Rodin, Salinger e Picnic a Hanging Rock. Silvia Romani insegna Mitologia, Religioni del mondo classico e Antropologia del mondo classico all’università Statale di Milano. “Saffo, la ragazza di Lesbo” (Einaudi) è il suo ultimo libro.

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Il musicologo Giovanni Bietti (foto oficina ocm)

Giovedì 29 settembre 2022. Giovanni Bietti, “La lira di Orfea. I miti classici nella musica occidentale” – Lezione/concerto. Il mito classico è un repertorio pressoché inesauribile cui attinge a piene mani il nostro immaginario. Letterario ma non solo. Si pensi alle arti figurative, al cinema, al teatro. Se dunque Eschilo campava di rendita con le briciole del banchetto di Omero, noi – più o meno consapevolmente – facciamo altrettanto. Con Omero e con tutti coloro che sono venuti dopo di lui. La musica non fa eccezione. Qualche nome a caso? Monteverdi, Händel, Cherubini, Strauss, Stravinskij… Alla lezione/concerto di Giovanni Bietti il compito di accompagnarci in un viaggio musicale nella tradizione classica. Giovanni Bietti, compositore, pianista, musicologo, è considerato uno dei maggiori divulgatori musicali italiani.

rivoli_una-lettera-dal-fronte_locandinaVenerdì 7 ottobre 2022. Pompei per l’Ucraina – una lettera dal fronte. Rassegna di opere filmiche e immagini in movimento di artisti contemporanei dall’Ucraina, presentato per l’occasione in collaborazione con il parco archeologico di Pompei, nell’ambito del progetto Pompeii Commitment. Il programma “Una lettera dal fronte” è stato originariamente commissionato e prodotto dal Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino, uno dei più autorevoli musei d’Arte contemporanea internazionali (membro AMACI-Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani), a seguito dell’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022. Il programma è curato da Nikita Kadan (Kiev, 1982; vive e lavora a Kiev) con Giulia Colletti, curatrice dei progetti digitali e per il pubblico del Castello di Rivoli. L’evento avrà anche una programmazione digitale temporanea sul sito pompeiicommitment.org e pompeiisites.org. Introduce Andrea Viliani.