Archivio tag | TourismA

Archeologia in lutto. Nel disastro aereo del Boing 737 precipitato in Etiopia è morto l’archeologo Sebastiano Tusa: siciliano doc, docente di paletnologia e archeologia marina, ha creato la soprintendenza del Mare. A Malindi con l’Unesco doveva promuovere ricerche subacquee nell’oceano Indiano

Le ricerche sottomarine a Lipari sono state condotte dalla soprintendenza del Mare sotto la direzione di Sebastiano Tusa

L’ultimo applauso, quasi una standing ovation, gliel’ha tributata la competente platea dell’auditorium del Palazzo dei Congressi di Firenze quindici giorni fa, sabato 23 febbraio, durante i lavori di Tourisma 2019, il salone internazionale dell’Archeologia e del turismo culturale: Sebastiano Tusa, archeologo subacqueo di fama internazionale, soprintendente del Mare, nella sua nuova veste di assessore ai Beni culturali della Regione Sicilia, si confrontava con il presidente del Fai Andrea Carandini, con il critico d’arte Vittorio Sgarbi, cui era subentrato l’11 aprile 2018 nel ruolo di amministratore regionale, e con l’ingegnere di Anas Paolo Mannella, per ragionare sull’opportunità di abbattere il viadotto Morandi di Agrigento (tecnicamente i ponti Akragas 1 e Aktagas 2), chiuso da molti mesi in attesa di urgenti restauri, che deturpa la Valle dei Templi. E due giorni prima, a Milano, aveva presentato ufficialmente la grande mostra di Palazzo Reale dedicata ad Antonello da Messina. Sebastiano Tusa, 66 anni, ha trovato la morte sul Boing 737 dell’Ethiopian Air Lines per Nairobi (Kenia), con tutti gli altri 156 passeggeri, tra cui 7 italiani, precipitato oggi 10 marzo 2019, a Bishoftu (Etiopia) sei minuti dopo il decollo dall’aeroporto della capitale Addis Abeba. Tusa era diretto a Malindi, in Kenia, per una conferenza internazionale promossa dall’Unesco con la partecipazione di archeologi provenienti da tutto il mondo per discutere del progetto Unesco di creare proprio a Malindi un centro di interesse storico e di recupero delle tradizioni e della cultura di tutto il Kenya. Il professor Tusa, soprintendente del mare della Regione Siciliana, era stato chiamato proprio in virtù della sua competenza nel settore dell’archeologia marina. Le ricerche di Tusa e del suo staff, di concerto con il direttore del museo nazionale di Malindi “Caesar Bita”, aveva evidenziato già a Natale (quando vi era stato con la moglie, Valeria Patrizia Li Vigni, direttrice del museo d’Arte contemporanea di Palazzo Riso a Palermo) le grosse potenzialità nell’ambito dei ritrovamenti sotto la superficie dell’oceano Indiano, al largo di Malindi.

L’archeologo Sebastiano Tusa

Sebastiano Tusa era nato a Palermo il 2 agosto 1952: un siciliano doc, che ha sempre amato la sua terra (“Ambientalista vero, amante della bellezza, della sua terra, della vita”, lo ricorda Giuseppe Mazzotta, presidente Wwf Sicilia area mediterranea): archeologo preistorico e subacqueo, politico e professore di Paletnologia all’università Orsola Benincasa di Napoli (ma ha anche insegnato Archeologia marina all’università di Palermo, sede di Trapani; e all’università di Bologna). Figlio d’arte – suo padre era il famoso archeologo Vincenzo Tusa -, si era laureato in Lettere con specializzazione in Paletnologia. Dirigente della Regione Siciliana, negli anni Novanta del Novecento è stato responsabile della sezione archeologica del Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro. Nel 2003, durante scavi da lui diretti a Pantelleria, vennero trovati tre ritratti imperiali romani. Abbandonata la ricerca sul campo, si è occupato di amministrazione dei Beni culturali nei ruoli della Regione Siciliana, guidando la soprintendenza di Trapani. Nel 2004 è nominato da parte dell’assessorato dei Beni culturali della Regione Siciliana primo soprintendente del Mare, istituto da lui stesso creato per la tutela del mare, che finora aveva qualcosa di analogo solo la Grecia. Ha organizzato missioni archeologiche in Italia, Pakistan, Iran e Iraq. Nel 2005 ha guidato gli scavi a Mozia, riportando alla luce, sulla strada sommersa che conduce all’isola, delle strutture identificabili come banchine. Nel 2008 ha realizzato un film documentario con Folco Quilici sulla preistoria mediterranea a Pantelleria. Gli scavi da lui promossi, e condotti sul campo da Fabrizio Nicoletti e Maurizio Cattani, hanno anche confermato il ruolo di Pantelleria come “crocevia per i mercanti” in epoca antichissima. Nel gennaio 2010 è stato nominato Socio onorario dell’associazione nazionale Archeologi. Nel 2012 è tornato a dirigere la soprintendenza del Mare della Regione che ha lasciato l’11 aprile 2018 quando è stato nominato assessore ai Beni Culturali dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, in sostituzione di Vittorio Sgarbi.

Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, con l’assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa, il giorno del suo insediamento

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi (foto Graziano Tavan)

“È una tragedia terribile, alla quale non riesco ancora a credere: rimango ammutolito”, è il messaggio di cordoglio del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, alla notizia dell’improvvisa scomparsa di Sebastiano Tusa. E Vittorio Sgarbi: “Resta il suo pensiero, l’intelligenza, la disponibilità ad ascoltare, la gentilezza, e tanti studi, tante ricerche sospese, tanti sospiri di conoscenza”. Sgarbi sottolinea che “in pochi casi l’archeologo, lo scienziato si era fatto politico con tanta naturalezza, continuando a vedere le cose, la storia e il mondo senza calcoli e strategia, per amore della bellezza, per la certezza che il mondo antico in Sicilia era ancora vivo. Potevano risorgere sculture, rinascere kouroi, uscire Venere dall’acqua. E come vive la storia con noi, vive anche lui oltre la sua apparente fine”. E ad Agrigento è lutto cittadino. Cancellato lo spettacolo del Festival Internazionale del folklore, davanti al Tempio della Concordia, che secondo tradizione chiude le manifestazioni del “Mandorlo in Fiore”. Il cordoglio della città espressi dal sindaco di Agrigento Lillo Firetto: “Se ne va un amico, archeologo di fama, uomo di cultura di alto profilo, un patrimonio di esperienza umana e capacità operativa, una persona da sempre impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale siciliano, con grande dedizione e amore. L’abbiamo sentito sempre vicino nel percorso di crescita culturale della città dei Templi. Per Agrigento, per la Sicilia, per la cultura internazionale una grave perdita”.

Edizione record per tourismA 2019: oltre 13mila presenze con appassionati da ogni parte d’Italia per la V edizione chiusa da Alberto Angela e la sua “Cleopatra”

Alberto Angela con la “scorta” di legionari all’auditorium per TourismA 2019 (foto Giuseppe Cabras)

Neppure la “scorta” di dieci legionari è stata sufficiente per farsi strada nella marea di appassionati assiepata in ogni centimetro quadrato libero dell’auditorium del centro congressi di Firenze per il gran finale di tourismA 2019 domenica 24 febbraio: Alberto Angela, ormai vero padrino del salone internazionale dell’archeologia e del turismo culturale, ha chiuso la kermesse raccontando la sua “Cleopatra” (con un finale un po’ diverso…).

Alberto Angela accolto tra gli applausi al Palazzo dei Congressi (foto Giuseppe Cabras)

Una folla di appassionati del mondo antico arrivati da ogni parte d’Italia, ha preso parte alla V edizione di tourismA, il salone internazionale dell’archeologia e dei beni culturali organizzato da Archeologia Viva Giunti Editore al Palazzo dei Congressi di Firenze. Incontri, personaggi, laboratori didattici e viaggi (virtuali) indietro nel tempo, hanno reso la tre giorni fiorentina un appuntamento senza precedenti registrando un record di pubblico con oltre 13mila presenze. Tanti i big intervenuti nell’edizione 2019 tra cui Philippe Daverio, Vittorio Sgarbi, Andrea Carandini, Syusy Blady e per la chiusura ancora una volta il padrino della manifestazione Alberto Angela.

L’auditorium stracolmo di appassionati per TourismA (foto Giuseppe Cabras)

Il noto divulgatore tv, partendo dalla sua ultima fatica letteraria, ha intrattenuto il pubblico per oltre un’ora ripercorrendo una delle cronache più avvincenti (e romantiche) dell’impero romano. Protagonisti, la Regina d’Egitto Cleopatra e il prode condottiero romano Marco Antonio. Una storia a suon di gossip, ha sottolineato Angela, con un’ipotesi un po’ diversa riguardo al suicidio della sovrana. “Non si uccise col veleno di una vipera ma con un cocktail di varie sostanze, infatti non fu rinvenuto alcun morso sulla pelle di Cleopatra. Si trattò invece quasi sicuramente di un cocktail micidiale”. Scherzando poi col pubblico ha detto “dedico questo libro ai giovani perché anch’io sono giovane… stando a quello che direbbe il carbonio 14…”.

Alberto Angela chiude con “Cleopatra” la giornata finale di Tourisma 2019. E poi videogame per visite più divertenti dei musei, e un tuffo nelle realtà più antiche del Vicino Oriente

Alberto Angela è ormai di casa a Tourisma (foto Giuseppe Cabras)

Locandina della mostra “Mortali immortali. I tesori di Sichuan nell’antica Cina” al Mann di Napoli

Finale col botto alla quinta edizione di TourismA, il Salone Internazionale dell’archeologia e del turismo culturale “in scena” al Palazzo dei Congressi di Firenze. Domenica 24 febbraio 2019, alle 15.50, in auditorium, a salutare sarà Alberto Angela con la “sua” Cleopatra, la regina che sfidò il mondo… Il noto divulgatore tv quest’anno presenterà al pubblico la sua ultima fatica letteraria dedicata a Cleopatra: “Sovrana, moglie, madre, amante, grande stratega, nessun’altra donna nella storia è mai stata come lei”, dichiara lo scrittore e archeologo che a TourismA ormai è di casa. La domenica di TourismA sarà l’ultima grande occasione per tutte le famiglie che vorranno avvicinare bambini e giovani al mondo antico attraverso laboratori didattici di ogni tipo, oltre venti, a cui si aggiunge in questa edizione anche una ricca offerta “virtual”. A questo proposito “L’allegro Museo” è il titolo dell’incontro organizzato dal CNR che spiega proprio come i nuovi sistemi di comunicazione, tra cui videogame ad hoc, possano rendere le visite molto meno barbose di un tempo. Dalle 9 alle 14, in Sala Verde. “L’allegro museo. Metti una visita divertente e piacevole…”: ricerca di strumenti utili per coinvolgere i visitatori. Ecco “MiRasna – Io sono Etrusco”, un gioco per la conoscenza della Civiltà Etrusca; o “A night in The Forum”, giocare nel Foro di Augusto passandovi una notte con gli abiti di un cittadino romano. E ancora “The Town on Light”, videogioco thriller ambientato nell’ex-manicomio di Volterra, dove la protagonista Renée, un tempo paziente dell’istituto, torna per scoprire la verità che vi si nasconde; o “Arkaevision”, gioco nell’area archeologica di Paestum. Spazio poi a chi ama viaggiare consapevolmente con l’incontro organizzato da Travelmark dal titolo “Non solo siti Unesco” (sala Onice, 9.30-13.30) in cui si farà il punto sulle mete culturali emergenti e alternative alle più classiche (e prese d’assalto). E a proposito di viaggi culturali, nella domenica di tourismA, si presenteranno i tesori del Sichuan una delle province cinesi più ricche di testimonianze archeologiche alcune delle quali prestate in via del tutto eccezionale al museo Archeologico nazionale di Napoli (auditorium, 11.55): Paolo Giulierini, direttore MANN, e Giuliano Volpe, università di Foggia, su “La Cina in Italia. Mortali immortali: i tesori dell’antico Sichuan al museo Archeologico nazionale di Napoli”; Ran Hong Lin, istituto di ricerca per l’Archeologia del Sichuan, e Yi Li, istituto di ricerca per l’Archeologia di Chengdu, su “La collaborazione tra Italia e Cina per i beni culturali”.

Dall’album della missione archeologica italiana a Usaklı-höyük (Turchia)

Un tuffo nelle realtà più antiche del Vicino Oriente sarà invece possibile grazie ai reportage delle varie università italiane da anni impegnate nello studio dei testi e delle testimonianze che sono arrivate fino a noi. In sala Verde (14.30-18.15), “Dal mito alla storia”: le ricerche archeologiche ed epigrafiche dell’università di Firenze nel Vicino Oriente e nel Mediterraneo a cura di Ilaria Romeo, dipartimento di Storia Archeologia Geografia Arte Spettacolo (SAGAS). Dopo i saluti del magnifico rettore Luigi Dei e dl direttore di Sagas Andrea Zorzi, iniziano Amalia Catagnoti (università di Firenze), Marco Bonechi (ISMA CNR – Roma), Noemi Borrelli (L’Orientale – Napoli) e Paola Corò (università di Venezia Ca’ Foscari) su “Firenze cuneiforme. I testi del Museo Archeologico Nazionale e il loro futuro (un progetto del dipartimento SAGAS in collaborazione con il Polo Museale della Toscana)”. Invece Stefania Mazzoni (università di Firenze) e Anacleto D’Agostino (università di Pisa) illustreranno la “Missione archeologica italiana a Usaklı Höyük (MAIAC): Ittiti, Frigi e Galati a Usaklı Höyük. Continuità, crisi e trasformazione di un centro sacro dell’altipiano anatolico”. Mentre con Giulia Torri (università di Firenze) conosceremo “Il culto del dio della Tempesta in Anatolia centrale: feste stagionali ed economia templare”. A raccontare al meglio il nostro patrimonio, anche quello meno noto, ci pensa inoltre lo staff di Rai Cultura che svelerà in anteprima al pubblico di TourismA, due nuovi efficacissimi “prodotti” per la tv. Alle 10.20, in auditorium, approfondimento sui due format di Rai Storia dedicati ai siti culturali del nostro Paese: “Italia, viaggio nella bellezza” e “Siti italiani del Patrimonio Mondiale Unesco” con Giuseppe Giannotti, vicedirettore Rai Storia / Rai Cultura, e Eugenio Farioli Vecchioli, autore e capo progetto Rai Cultura.

Tourisma 2019. Il premio Riccardo Francovich della Sami assegnato al museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale nel castello Ducale di Crecchio (Ch). Premio speciale a Syusy Blady, Luciano Manzalini, Marco Melusso e Diego Schiavo per il film “La Signora Matilde. Gossip dal Medioevo”

L’auditorium del Palacongressi di Firenze stracolmo per Tourisma, il salone di Archeologia e Turismo culturale (foto Graziano Tavan)

Riccardo Francovich, l’iniziatore dell’archeologia medievale in Italia: a lui è dedicato il premio Sami

Erano in sei in corsa per l’aggiudicazione del Premio Riccardo Francovich 2019, riservato al museo o parco archeologico italiano che, a giudizio dei soci della Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI) che ha istituito il premio nel 2013,e dei cittadini partecipanti alla votazione, rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il pubblico dei non specialisti. Selezionati dalla Commissione Giudicatrice, presieduta da Paul Arthur (presidente SAMI; professore di Archeologia medievale, università del Salento), e composta da Eva degl’Innocenti (direttrice museo Archeologico nazionale di Taranto), Francesca Morandini (musei civici d’Arte e Storia di Brescia), Fabio Pagano (direzione generale Musei, MIBAC), Piero Pruneti (direttore di Archeologia Viva), Giuliano Volpe (professore di Archeologia medievale, università di Foggia), Anna Maria Visser (professore di Museologia, università di Ferrara), fino al 31 gennaio 2019 si poteva scegliere infatti tra museo dell’Abruzzo bizantino ed altomedievale – Castello ducale di Crecchio, Crecchio (Chieti); museo provinciale Castel Tirolo (Bolzano); museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli (Udine); parco archeologico di Castelseprio e Monastero di Torba (Varese); Torre di Satriano in Tito (Pz) – Museo multimediale e area archeologica di Satrianum; museo di Nonantola (Torre dei Bolognesi) e museo Benedettino e Diocesano di Arte Sacra, Abbazia di Nonantola (Modena).

La giuria del premio Francovich con al centro Antonella Scarinci (con la targa), Andrea Staffa e Rocco Valentini per il riconoscimento al museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale di Crecchio (Ch) (foto Graziano Tavan)

Ha vinto il museo dell’Abruzzo bizantino ed altomedievale – Castello ducale di Crecchio, Crecchio (Chieti). La proclamazione sabato 23 febbraio 2019 a Tourisma nell’auditorium del Centro congressi, durante i lavori del XV incontro nazionale di Archeologia Viva. Il museo di Crecchio, sia in base al voto popolare (18880 voti: 49% dei votanti)), sia al voto dei soci SAMI (123 voti: 47%), rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il grande pubblico. Un risultato eccezionale, ha sottolineato il presidente Paul Arthur, per un museo di archeologia bizantina praticamente unico in Italia ma quasi sconosciuto, che è riuscito a lasciarsi alle spalle musei ben più famosi e blasonati: pensiamo al museo Archeologico nazionale di Cividale, giunto secondo con 15mila voti. E la soddisfazione per il riconoscimento era tutta nelle parole del direttore Andrea Staffa (“Un premio non solo alle ricerche archeologiche, allo studio e conoscenza dei reperti, all’impegno dello staff, ma a tutto un borgo che è rinato attorno al museo”), nel sorriso di Antonella Scarinci per il Comune di Crecchio, che ha creduto in questo progetto culturale, e nella contentezza di Rocco Valentini, vice presidente dell’Archeoclub sezione di Crecchio, la cui azione è stata fondamentale negli scavi archeologici, nella fondazione del museo e nelle attività culturali e di promozione dello stesso.

La giuria del premio Francovich con al centro Syusy Blady, i due registi Marco Melluso e Diego Schiavo, e l’attore Luciano Manzalini sul palco di Tourisma (foto Graziano Tavan)

Andrea Schiavo, Syusy Blady e Marco Melluso a Tourisma

Un premio speciale è stato conferito a Syusy Blady, Luciano Manzalini, Marco Melluso e Diego Schiavo, rispettivamente protagonista, interprete e registi, che si sono distinti per la divulgazione del medioevo italiano presso il grande pubblico con il loro film “La Signora Matilde. Gossip dal Medioevo” (POPCult 2017), basato sulla storia di Matilde di Canossa. La premiazione è stata decisa all’unanimità dalla giuria composta da Paul Arthur, Eva degl’Innocenti, Francesca Morandini, Fabio Pagano, Piero Pruneti, Annamaria Visser e Giuliano Volpe. L’obiettivo, spronati anche da questo premio, è di continuare sulla strada tracciata da Matilde: raccontare le figure delle grandi donne, in modo leggero e divertente, nel rigoroso rispetto della storia.

Il museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale è ospitato nel Castello Ducale di Crecchio (Chieti)

Il museo dell’Abruzzo bizantino e altomedievale è ospitato nel Castello Ducale di Crecchio (Chieti) ed espone oggetti rinvenuti durante i campi di ricerca che l’Archeoclub d’Italia sede di Crecchio ha condotto, dal 1988 al 1991, in stretta collaborazione con la soprintendenza Archeologica dell’Abruzzo, sul sito di una villa romano-bizantina scoperta in località Vassarella di Crecchio. Vi sono inoltre altri reperti ostrogoti e longobardi provenienti dal territorio abruzzese, che insieme riescono a ricostruire la vita dei Bizantini in Abruzzo, la guerra contro i goti, le vicende che riguardarono la zona costiera tra fine del sesto e l’inizio del settimo secolo. La sala Alberto Carlo Fraracci ospita invece una collezione etrusca, donata all’Archeoclub d’Italia sede di Crecchio nel 1995.

A Tourisma 2019 protagonisti i Longobardi con il progetto “Longobardi in vetrina” dell’associazione Italia Langobardorum, 15 mostre a creare la prima grande mostra diffusa per valorizzare i siti Unesco e le realtà museali con tesori longobardi

Fibula aurea a disco, tipica della produzione artistica dei longobardi

Il logo del progetto “Longobardi in vetrina”

I Longobardi protagonisti della seconda giornata di Tourisma 2019, il salone di archeologia e turismo culturale in programma al Centro congressi di Firenze dal 22 al 24 febbraio 2019. Sabato 23 febbraio, in sala Verde, dalle 9 alle 13.30, l’associazione Italia Langobardorum presenta il progetto “Longobardi in vetrina. 15 Mostre per conoscere un popolo”, un progetto ambizioso ideato e coordinato da Francesca Morandini (Brescia), Maria Stovali (Spoleto), Arianna Petricone (associazione Italia Langobardorum), che gode del patrocinio del ministero dei Beni e delle Attività culturali e ha ottenuto il contributo del Mibac. “Longobardi in vetrina” propone la diffusione della conoscenza della cultura longobarda attraverso la valorizzazione delle realtà museali presenti nei sette singoli complessi monumentali, parte integrante del sito UNESCO, ma anche di quelli espressione dei territori coinvolti dal passaggio dei Longobardi. La collaborazione e la sinergia tra i musei sono favorite da scambi temporanei di reperti, articolati in esposizioni tematiche, tra musei della rete e luoghi del sito Unesco (museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli, l’antiquarium di Castelseprio, il museo di Santa Giulia di Brescia, il museo nazionale del Ducato di Spoleto, il tempietto di Campello sul Clitunno, il museo Diocesano di Benevento, i musei Tecum di Monte Sant’Angelo) ed altri sette musei presenti sul territorio nazionale.

L’auditorium del Palacongressi di Firenze stracolmo per Tourisma, il salone di Archeologia e Turismo culturale (foto Graziano Tavan)

Il logo dell’associazione Italia Langobardorum

Tourisma 2019. I lavori, moderati da Cinzia Dal Maso, direttore di Archeostorie, aprono alle 9 con i saluti di Laura Castelletti, presidente di Italia Langobardorum; alle 9.10, introduzione di Angela Maria Ferroni, funzionario archeologo Ufficio Unesco MiBAC; alle 9.25, Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà di Roma, parla de “Il valore della rete”. Chiudono, alle 9.40, questo primo blocco di contributi, Francesca Morandini, Maria Stovali, Arianna Petricone, responsabili progetti Associazione Italia Langobardorum, con “Longobardi in vetrina: genesi e realizzazione di un progetto nazionale”. Alla narrazione di Maria Angela Galatea Vaglio è affidata la suggestione dei temi emersi dalle singole mostre, accompagnate ciascuna da una tavola illustrata di Tommaso Levente Tani. Gli scambi tra i musei, le mostre temporanee e le attività culturali di supporto sono potenziate anche da una mostra virtuale online realizzata con MOVIO (www.longobardinvetrina.it) e da un catalogo unico, caratterizzando questo progetto come la prima mostra diffusa a livello nazionale, intesa come insieme di mostre sulla cultura Longobarda; la più grande per estensione territoriale e coinvolgimento di istituzioni e di patrimonio storico-archeologico.

Il castrum nell’area archeologica di Castelseprio

La tomba 43 con il cavallo dalla necropoli di San Mauro, conservata al museo Archeologico nazionale di Cividale

Il presbiterio della basilica di San Salvatore a Spoleto

Quindici mostre per conoscere i Longobardi. Ben 15 sono le mostre realizzate contemporaneamente e 7 i temi trattati con il progetto “Longobardi in vetrina”: a Tourisma vengono presentate a blocchi seguendo questi sette approfondimenti. Alle 10, Angela Borzacconi del museo Archeologico nazionale di Cividale del Friuli presenta “Animali totemici dell’immaginario longobardo”, sviluppato in tre sedi: Cividale del Friuli (Ud) con la sepoltura di cavallo e cavaliere (necropoli di San Mauro, T43), Povegliano Veronese (Vr) con la sepoltura di cavallo acefalo e cani (necropoli dell’Ortaia, T s.n.), Spilamberto (Mo) con le sepolture di cavalli acefali (necropoli di Ponte del Rio, T 63, 66, 67). Alle 10.15, Sara Masseroli, direttore del parco archeologico di Castelseprio, e Anna Provenzali, conservatore del civico museo Archeologico di Milano, presentano “Flavia Sebrio. Castelseprio longobarda, presidio militare e città regia” a Castelseprio (Va) col castrum, e a Milano con le monete della zecca sepriese. Alle 10.30, Paola Mercurelli Salari, direttore Rocca Albornoz, museo nazionale del Ducato di Spoleto e Tempietto di Campello sul Clitunno, presenta “Reimpiego e recupero dell’antico in area spoletina in età longobarda” col recupero tardoantico del Tempietto a Campello sul Clitunno (Pg) e della basilica di San Salvatore a Spoleto (Pg). Alle 10.45, ancora Paola Mercurelli Salari e Francesca Manuela Anzelmo, storica dell’arte museo delle Civiltà di Roma, illustrano “L’intelligenza nelle mani: produzione artigianale e tecniche di lavorazione in età longobarda” allestita a Spoleto (Pg) e a Roma con oggetti in metallo provenienti dalle necropoli di Nocera Umbra (Pg) e Castel Trosino (Ap), realizzati utilizzando tecniche diverse: fusione a stampo, cloisonné, punzonatura, filigrana, agemina, e niello.

Ricostruzione dell’equipaggiamento di un guerriero longobardo (ass. Italia Langobardorum)

Armi longobarde esposte al museo di Santa Giulia di Brescia

Prezioso corredo da una tomba femminile dalla necropoli gota-longobarda di Collegno, esposta al museo delle Antichità di Torino (foto soprintendenza Archeologia del Piemonte e delle Antichità Egizie)

Dopo la pausa, “Longobardi in vetrina” riprende sempre in sala Verde. Alle 11.50, mons. Mario Iadanza, direttore biblioteca Capitolare e museo Diocesano di Benevento, e Pasquale Palmieri, architetto del Comune di Benevento, illustrano “Scritture in-colte: testimonianze di mezzi e strumenti per la comunicazione” a Benevento tra museo e biblioteca. Alle 12.05, Immacolata Aulisa dell’università di Bari “Aldo Moro”, Marilina Azzarone per i musei TECUM Santuario di San Michele Arcangelo, e Gabriella Pantò direttore museo di Antichità dei Musei Reali di Torino, presentano “Le armi e il potere”, a Monte Sant’Angelo (Fg) con la riproduzione delle iscrizioni nel santuario di Monte Sant’Angelo, e a Torino con un corredo della necropoli di Collegno. Alle 12.20, Francesca Morandini archeologo della Fondazione Brescia Musei, e Ilenia Bove storica dell’arte Museo delle Civiltà di Roma, presentano “L’ideale guerriero” a Brescia con le molte necropoli scoperte in più di un secolo, e a Roma con i sepolcreti di Nocera Umbra (Pg) e Castel Trosino (Ap). Alle 12.35, Caterina Giostra dell’università Cattolica del Sacro Cuore (Mi) si sofferma su “Le origini dei Longobardi: migrazioni, clan, culture attraverso il Dna”. Chiude l’intensa mattinata, alle 12.50, la scrittrice Galatea Vaglio con “Raccontare i Longobardi”: “Quella dei Longobardi – scrive – è più che una storia, è una parabola. Scesi dall’oscuro Nord in cerca di terre migliori e di bottino, sono i più barbari dei barbari: un marasma indefinito di tribù e di uomini, tenuti insieme solo dal bisogno o dall’ambizione. Entrano nel giardino dell’impero come chi vuole prendere, ma alla fine ne sono presi. I Goti in Italia erano rimasti Goti, i Franchi un giorno scenderanno, ma restando sempre Franchi. I Longobardi no. Loro si trasformano, si adattano, si mimetizzano, si definiscono come popolo, e come comunità, tanto che al crollo del loro regno non sarà più possibile distinguerli se non per i nomi”.

Al via Tourisma 2019 con tanti big, da Angela a Daverio, da Carandini a Osanna, da Matthiae a Manfredi: in tre giorni 250 relatori e un centinaio di espositori. Si inizia con un focus sull’Arte e un report sui beni archeologici in aree di guerra o a rischio

L’auditorium del centro congressi di Firenze gremito per TourismA (foto Valerio Ricciardi)

Alberto Angela con Piero Pruneti a Firenze (foto Graziano Tavan

L’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi

L’archeologo prof. Andrea Carandini, presidente del Fai

Alberto Angela, ormai acclamato padrino della manifestazione, e poi il presidente del FAI Andrea Carandini, l’ex direttore generale del parco archeologico di Pompei Massimo Osanna, l’ex presidente del consiglio superiore dei Beni culturali Giuliano Volpe, l’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, il gen. Fabrizio Parrulli comandante Carabinieri tutela patrimonio culturale, Paolo Matthiae, l’archeologo scopritore di Ebla, decano degli orientalisti. E ancora i big della divulgazione storico-artistica Philippe Daverio, Eike Schmidt, Antonio Paolucci. Sono alcuni dei nomi famosi protagonisti della quinta edizione di Tourisma, salone dell’Archeologia e del Turismo culturale, organizzato da Archeologia Viva (Giunti editore) dal 22 al 24 febbraio 2019 al centro congressi di Firenze: una tre giorni non stop per sapere tutto e anche di più del passato, presente e futuro dei nostri beni culturali, tra arte, archeologia e ambiente, dedicata alla comunicazione delle grandi scoperte archeologiche e alla promozione del patrimonio e del turismo culturale. Un centinaio di espositori con significative presenze straniere (tra cui Francia, Cipro, Israele, Malta, Croazia, …) ma anche e soprattutto le principiali realtà italiane che proporranno itinerari pensati per un pubblico che non si accontenta certo del mordi e fuggi da cartolina. A “tourismA” si viaggia anche restando comodamente seduti con gli oltre duecentocinquanta relatori che accompagnano il pubblico indietro nel tempo per riscoprire il presente con occhi nuovi e maggior consapevolezza.

Il generale Fabrizio Parrulli, comandante del nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

L’archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla in Siria

Uno dei giganti di Mont’e Prama conservati nel museo archeologico di Cagliari

Venerdì 22 febbraio 2019 si parte con un grande focus sull’Arte, strumento universale per superare diversità e confini. A far da guida un “trio” d’eccezione: Eike Schmidt, direttore della galleria degli Uffizi, lo storico dell’arte Antonio Paolucci e il critico Philppe Daverio. Spazio poi alla grande storia con lo scrittore e archeologo Valerio Massimo Manfredi, ma anche alle tendenze del turismo culturale per scoprire, con un workshop dedicato al tema, che la ricerca delle nostre radici “muove” un buon numero di viaggiatori anche verso nuove mete tra cui Albania, Armenia, Pakistan, Sudan. Le isole e i miti del Mar Egeo, le battaglie navali tra Etruschi Greci e Punici nel Mediterraneo, l’archeologia a rischio sotto le bombe (e sotto l’Isis) gli altri temi di questa giornata inaugurale. Un focus speciale a questo proposito riguarderà la situazione dei beni culturali in un’area tra le più calde del Medioriente ovvero la Palestina di cui parlerà l ’archeologo, noto per la scoperta della città siriana di Ebla, Paolo Matthiae. Per quanto riguarda invece i rischi del patrimonio di casa nostra si scoprirà quanto e come agisce una speciale “Arma”, quella del Comando tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri. Il generale Fabrizio Parrulli a tourismA farà il punto della situazione mostrando al pubblico le principali scoperte di trafugamenti e di restituzioni avvenuti negli ultimi tempi. Si parlerà poi anche dei misteriosi dolmen e delle tombe giganti della Sardegna antica per approdare ad un’altra isola, quella siciliana, alla scoperta delle ricchezze non solo architettoniche della Val di Noto. Una speciale sessione sarà dedicata infine ai padroni di casa, gli Etruschi e a come valorizzare in maniera innovativa tutte le testimonianze che hanno lasciato nella nostra regione.

Tourisma 2019. È tutto pronto a Firenze per il salone di Archeologia e Turismo culturale. Ecco gli appuntamenti da non perdere nei tre giorni di lavori

L’auditorium del Palacongressi di Firenze stracolmo per Tourisma, il salone di Archeologia e Turismo culturale (foto Graziano Tavan)

Ancora tre settimane di attesa per l’edizione 2019 di TourismA, il salone di Archeologia e Turismo culturale in programma al Palacongressi di Firenze dal 22 al 24 febbraio 2019 con decine di convegni e presentazioni su Archeologia Storia Arte Ambiente Turismo culturale; oltre 20 laboratori per piccoli e grandi, scuole e famiglie; spazi espositivi con stand e box poster di musei e parchi, tour operator, istituti di ricerca, enti per il turismo, stati esteri, associazioni, università. E poi il 2° workshop del turismo culturale in Italia, un evento B2B riservato all’incontro tra domanda e offerta di itinerari culturali tra operatori professionali del settore turistico; e l’Allegro Museo, spazio allestito dal Cnr Itabc con sperimentazione di tecnologie digitali coinvolgenti per i luoghi della cultura: percorso esperienziale alla scoperta di alcuni monumenti come il Tempio di Era II di Paestum, il Tesoro di Mitilene scoperto sull’isola di Kratygos in Grecia o il Foro di Augusto a Roma, fruibili tramite la Realtà Virtuale (VR) immersiva e la Realtà Mista (MR). Il programma è praticamente pronto. Vediamo alcuni appuntamenti da non perdere.

Scavi della missione archeologica italiana a Tell Zurghul, l’antica Nigin, in Iraq

La missione archeologica italiana a Durazzo (Albania) segue il Progetto Durres

La mappa della battaglia di Alalia, che sarà oggetto di una mostra a Vetulonia

Sul Monte Sion che guarda ka Città Vecchia di Gerusalemme trovato un aureus di Nerone

Venerdì 22 febbraio 2019. Auditorium (9–13:15): “Save Art. Arte senza frontiere” a cura di Art e Dossier in collaborazione con Giunti T.V.P. Editori, evento rivolto prevalentemente ai docenti di arte nelle scuole secondarie di I e II grado. Sala Verde (8:45–13:30): “Sardegna: museo a cielo aperto”, incontri con l’archeologia dell’isola; Sala Verde (15–18): “Fare turismo culturale oggi”, innovazione e best practice per gli operatori (Seconda edizione), a cura di CISET – Centro Internazionale di Studi sull’Economia del Turismo. Sala Onice (9:30–13:30): “ITER. Archeologia Patrimonio e Ricerca italiana all’estero”, a cura di Ettore Janulardo, Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Firenze, con interventi di Sonia Antonelli, direttore Missione archeologica italo-albanese “Progetto Durrës”; Nicola Laneri, direttore Ganja Regional Kurgan Archaeological Project; Carlo Lippolis, direttore Missioni archeologiche italiane in Iraq e Turkmenistan: Daniele Petrella, direttore Missione archeologica italiana in Giappone; Serenella Ensoli, direttore Missioni archeologiche italiane nell’Antica Palestina; Paolo Matthiae professore emerito Sapienza Università di Roma e Davide Nadali co-direttore Missione archeologica italiana a Tell Zurghul (Iraq). Sala Onice (14–15:30): “1738, la scoperta di Ercolano” con Marcello Venuti: politica e cultura tra Napoli e Cortona, a cura di MAEC Cortona; Sala Onice (15:45–18:30): “Modica oltre il barocco”, storie di Archeologia Architettura Paesaggio e… Quasimodo, a cura di Comune di Modica (Rg). Sala 4 (9–15:30): “Toscana terra etrusca”, il Prodotto Turistico Omogeneo regionale si presenta; Sala 4 (16–18): “Gerusalemme: suggestioni immagini antichità”, l’impegno dell’Italia per tutela e valorizzazione dei beni culturali, con presentazione degli Atti del Convegno Internazionale e Inter-Ateneo “Tra servizio civile e missioni estere. Il contributo dell’Italia ai Beni Culturali della Terra Santa” (Università del Molise/Università di Bari/Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme). Sala 9 (9–13): “Sipbc incontra le scuole”, giovani allievi e ricerca archeologica, a cura di SIPBC – Società Italiana Protezione Beni Culturali – Sezione Regionale Toscana; Sala 9 (14–17:30): “Alalia: la battaglia che cambiò la storia”, Etruschi Greci e Punici nel Mediterraneo del VI sec. a.C., a cura di Vincent Jolivet, responsabile scientifico Programme Collectif de Recherche “Aleria et ses territoires” e Simona Rafanelli responsabile Progetto espositivo nel Museo di Vetulonia.

L’allestimento della sepoltura di Povegliano Veronese nella mostra “Longobardi. Un popolo che cambia la storia” (foto Graziano Tavan)

Il logo del progetto “Longobardi in vetrina”

Un corno potorio longobardo dalla necropoli di Ponte del Rio di Spilamberto

Il sito celtico in Slovacchia di Liptovska, esempio di un “Open air archeological museum”

Sabato 23 febbraio 2019. Sala Verde (9–13:30): “Longobardi in vetrina” a cura di Associazione Italia Langobardorum, modera Cinzia Dal Maso direttore Archeostorie. 15 Mostre per conoscere un popolo: “Animali totemici dell’immaginario longobardo” a Cividale del Friuli (Ud), Povegliano Veronese (Vr) e Spilamberto (Mo); “L’ideale guerriero” a Brescia e Roma; “Flavia Sebrio. Castelseprio longobarda, presidio militare e città regia” a Castelseprio (Va) e Milano; “Reimpiego e recupero dell’antico in area spoletina in età longobarda” a Campello sul Clitunno (Pg) e Spoleto (Pg); “L’intelligenza nelle mani: produzione artigianale e tecniche di lavorazione in età longobarda” a Spoleto (Pg) e Roma; “Scritture in-colte: testimonianze di mezzi e strumenti per la comunicazione” a Benevento; “Le armi e il potere” a Monte Sant’Angelo (Fg) e Torino. Sala Verde (14–18): “Il bene nostro: Stati generali della gestione del patrimonio culturale dal basso” a cura di Giuliano Volpe docente di Archeologia all’Università di Foggia. Sala Onice (9:30–13:30): “Viaggi di cultura e archeologia”, rassegna di itinerari turistico-culturali a cura di TRAVELMARK – Comunicazione per il turismo; Sala Onice (14–18:30): “Vivere la preistoria”, l’esperienza degli Archaeological open-air museums a cura di IIPP – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria. Sala 4 (9–13): “Sardegna: paesi dell’archeologia e archeologia di paesi”, luoghi esperienze idee per vivere l’archeologia con le comunità e far vivere le comunità con l’archeologia – Buone prassi per un turismo culturale condiviso a cura di Clematis Associazione Culturale; “Vestigia” Centro di Comunicazione e Didattica dei Beni Culturali UniCa; Soprintendenza Archeologia, Belle Arti, Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le Province di Oristano e Sud Sardegna. Sala 4 (14–18): “L’Italia nel Mediterraneo”, incontro di culture tra passato e presente a cura di Agostino De Angelis attore e regista teatrale. Sala 9 (9–13): “Scavare nei depositi”, esperienze di ricerca, musealizzazione e valorizzazione del patrimonio archeologico dei depositi a cura di ANA – Associazione Nazionale Archeologi; Sala 9 (14–15:30): “#smARTradio”, l’arte di divulgare nell’era dei social – Il caso Aquileia a cura di Fondazione Radio Magica onlus; Sala 9 (16–18): “Sostenibilità e accountability”, un nuovo modello per le eccellenze archeologiche a cura di CoopCulture.

Dall’album della missione archeologica italiana a Usaklı-höyük (Turchia)

La cosiddetta Maschera d’oro di Agamennone conservata al museo Archeologico nazionale di Atene (foto museo Archeologico di Atene)

Visita virtuale alla Tomba di Tutankhamon con La Macchina del Tempo

Locandina della mostra “Mortali immortali. I tesori di Sichuan nell’antica Cina” al Mann di Napoli

Domenica 24 febbraio 2019. Sala Verde (9–14): “L’allegro museo”, metti una visita divertente e piacevole… a cura di CNR Istituto per Tecnologie applicate ai Beni Culturali; Sala Verde (14:30–18:15): “Dal mito alla storia. Le ricerche archeologiche ed epigrafiche dell’Università di Firenze nel Vicino Oriente e nel Mediterraneo” a cura di Ilaria Romeo Dipartimento di Storia Archeologia Geografia Arte Spettacolo (SAGAS) con interventi su “Firenze cuneiforme. I testi del Museo Archeologico Nazionale e il loro futuro (un progetto del Dipartimento SAGAS in collaborazione con il Polo Museale della Toscana)”, “Missione archeologica italiana a Usaklı Höyük (MAIAC): Ittiti, Frigi e Galati a Usaklı Höyük. Continuità, crisi e trasformazione di un centro sacro dell’altipiano anatolico”, “Il culto del dio della Tempesta in Anatolia centrale: feste stagionali ed economia templare”, “Il racconto del viaggio e la realtà degli incontri: contaminazioni culturali nel Levante del nord”, “Micene “ricca d’oro”: la città di Agamennone?”, “Lino per l’eternità: bende di mummia e tessuti decorati”. Sala Onice (9:30–13:30): “Viaggi di cultura e archeologia”, rassegna di itinerari turistico-culturali a cura di TRAVELMARK – Comunicazione per il turismo; Sala Onice (14–17): “Tesori di memoria”, racconti dalle terre fra Adriatico e Tirreno a cura di Simona Rafanelli direttore Museo Civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia ed Elena Rodriguez direttore Museo Civico Archeologico di Verucchio. Sala 4 (9:30–10:30): “La macchina del tempo”, divulgazione della storia e passaggio in 3D: l’esperienza della tomba di Tutankhamon a cura de La Macchina del Tempo, coordinamento Massimo Sinigaglia cofounder “La Macchina del Tempo”. Sala 4 (11–13:30): “Il passato sotto i riflettori”, la comunicazione audiovisiva del patrimonio archeologico in Italia a cura di Eugenio Farioli Vecchioli e Luca Peyronel. Sala 4 (14–16): “Tesori del Sichuan”, ricerche siti e musei nella Cina del Sud-ovest. Sala 4 (16:30–18): “Una storia fiorentina. Sulle tracce del Vicino Oriente islamico” a cura della Cattedra di Archeologia medievale – Università di Firenze. Sala 9 (9:30-12:30): “Plug and tour”, storie di turismo culturale e innovazione collaborativa in Salento a cura di Cetma e Vivarch.

Il direttore generale Massimo Osanna mostra l’eccezionale scoperta del larario nella Regio V a Pompei (foto di Ciro Fusco)

“Quinto comandamento”, l’ultimo libro (settembre 2018) di Valerio Massimo Manfredi

Aquileia nel 2019 festeggia i 2200 anni dalla fondazione

XV incontro nazionale di Archeologia Viva. Si tiene sempre nell’auditorium, distribuito nelle tre giornate di lavori. Si inizia venerdì 22 al pomeriggio alle 14 con interventi da Giorgio Ieranò (“Arcipelago: isole e miti del Mar Egeo”) a Pierfrancesco Talamo (“Tra mare e vulcani: l’archeologia nei Campi Flegrei”); al generale Fabrizio Parrulli (“Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e la Task Force Unite4Heritage” a Valerio Massimo Manfredi (“Quinto comandamento. Riflessioni d’autore”). Sabato 23 (8:45-18): presentazione del Festival internazionale del cinema di Archeologia Arte Ambiente 2019 e consegna del premio “Riccardo Francovich” a cura della Società Archeologi Medievisti Italiani. Tra i numerosi interventi da segnalare Don Antonio Loffredo (”Miracolo di San Gennaro” al Rione Sanità: rinascita dal basso (anzi… dal sottosuolo!) di un grande complesso monumentale), Andrea Carandini (“Roma fra Agrippina e Adriano”), Massimo Osanna (“Pompei non finisce mai di sorprendere: ultime dagli scavi”), Giorgio Murru (“Torri e templi nella Sardegna Nuragica”), Miljenko Domijan (“Messaggi dall’Adriatico: Zadar/Zara, storica capitale della Dalmazia”). Domenica 24 (8:45-18): Fabio Martini ricorda “Paolo Graziosi: quel pioniere geniale dell’archeologia preistorica…”, Paolo Giulierini e Giuliano Volpe illustrano “La Cina in Italia. Mortali immortali: i tesori dell’antico Sichuan al Museo archeologico nazionale di Napoli” e Ran Hong Lin e Yi Li parlano de “La collaborazione tra Italia e Cina per i beni culturali”, Antonio Zanardi Landi e Cristiano Tiussi archeologo e direttore Fondazione Aquileia presentano “Aquileia: 2200 anni dalla fondazione”. Infine Alberto Angela porta il pubblico indietro di duemila anni con “Cleopatra. La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità”.

Anteprima di Tourisma 2019 in Cina alla Western China International Fair. Workshop “Tutela e valore del patrimonio” con altre eccellenze italiane come il parco della Valle dei Templi, il Mann, Villa Giulia e i musei di Brescia

Il centro congressi di Firenze che ospita TourismA, salone internazionale dell’Archeologia e del Turismo culturale ( foto TourismA)

Anteprima speciale di TourismA 2019 in Cina. La prossima quinta edizione di TourismA – Salone Internazionale dell’Archeologia e del Turismo Culturale, in programma al Palazzo dei Congressi di Firenze dal 20 al 22 febbraio 2019, organizzata da Archeologia Viva (Giunti Editore), sarà presentata in anteprima a Chengdu, una delle più grandi metropoli della Cina (14 milioni di abitanti) nella regione del Sichuan. L’occasione è la 17ma Western China International Fair (Chengdu, 20-24 settembre), un evento fieristico che ha conquistato i primi posti su scala mondiale nella proposta di realtà innovative per la promozione economica dei territori e dove l’Italia quest’anno sarà paese ospite. “È una grande occasione per parlare del patrimonio italiano”, spiega Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, “e di come, nonostante tutto, riusciamo a valorizzarlo e proporlo, proprio con iniziative come TourismA, un Salone che non a caso è nato e ha messo radici a Firenze, dove tutto è monumento e cultura. Alla Fiera di Chengdu TourismA sarà dunque una presenza qualificante anche per Firenze e tutta la Toscana”.

Alberto Angela con Piero Pruneti a Firenze

Appuntamento venerdì 21 settembre 2018, quando la best practice italiana per la promozione dei beni culturali e ambientali verrà presentata da Piero Pruneti nel workshop “Tutela e valore del patrimonio” organizzato da Consolato generale italiano a Chengdu, MiBACT e Commissione Cultura del Sichuan. Oltre a TourismA, come esempio di buona pratica per la valorizzazione dei beni culturali, verranno presentate altre realtà italiane di eccellenza, fra cui il Parco agrigentino della Valle dei Templi, il museo Archeologico nazionale di Napoli, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, i musei di Brescia, istituzioni che negli ultimi anni si sono distinte proprio nella capacità di comunicare i propri contenuti e di coinvolgere in misura esponenziale un pubblico sempre più vasto.

Varese ospita in esclusiva per la Lombardia la prima edizione di Varese ArcheoFilm, festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente etnologia con serata finale speciale dedicata ad Alfredo e Angelo Castiglioni. In programma sette film e incontri con esperti nazionali nel campo dell’egittologia, della preistoria, dell’etnologia e della storia

Il manifesto del festival Varese ArcheoFilm: la prima edizione si tiene dal 6 al 9 settembre 2018

Marco Castiglioni al museo Castiglioni di Varese

Il cinema archeologico arriva per la prima volta a Varese. Dal 6 al 9 settembre 2018 i Giardini Estensi in via Sacco 5 ospitano Varese Archeofilm, festival internazionale del cinema di archeologia arte ambiente etnologia, a ingresso libero e gratuito, promosso dal Comune di Varese in collaborazione con il museo Castiglioni, la rivista Archeologia Viva, la rassegna Firenze ArcheoFilm, il Centro Ricerche del Deserto Orientale (Ce.R.D.O.), l’associazione Conoscere Varese, Tourisma, con il patrocinio dell’università Insubria. Dopo Torino, Agrigento, Pesaro, Aquileia e Ravenna, Varese è una nuova tappa delle manifestazioni promosse sul territorio da Firenze Archeofilm. “Varese entra in un prestigioso e già funzionante circuito nazionale che ha lo scopo di far diventare il nostro paese uno dei principali punti di riferimento internazionali del cinema documentaristico d’autore”, sottolinea soddisfatto Marco Castiglioni, presidente dell’associazione Conoscere Varese, che dal 2015 ha riaperto e gestisce il museo Castiglioni di Varese, dedicato agli scavi di suo padre Angelo e di suo zio Alfredo. Varese Archeofilm sarà tappa esclusiva per la Lombardia, un motivo di orgoglio per il sindaco di Varese, Davide Galimberti: “Una grande occasione di rilancio turistico della città che va a inserirsi nella ricca offerta di eventi programmati dall’amministrazione comunale. Una straordinaria opportunità che permetterà di far conoscere le bellezze del capoluogo e richiamare molti turisti, anche dalla vicina Svizzera. Parliamo di rilancio turistico ma anche culturale, grazie a veri e propri mostri sacri varesini dell’archeologia come i fratelli Castiglioni”. A suggellare l’entusiasmo per il connubio di Varese con il grande film archeologico, è proprio Angelo Castiglioni, archeologo, etnologo, antropologo, scrittore, cineasta, documentarista, presidente Ce.R.D.O.: “In una fase storica particolarmente favorevole al linguaggio filmico documentaristico, le ragioni del suo successo si possono rintracciare, almeno in parte, nel progressivo venir meno della creatività nel cinema di finzione e nella considerazione che una società globale sembrerebbe voler abbattere le frontiere tra cinema narrativo e cinema del reale, facendoli convergere in un unico flusso di immagini. Oggi il cinema del reale raccoglie sempre più proseliti sia tra il pubblico che tra gli autori. Dal film di Michael Moore Bowling a Columbine fino a Microcosmos della coppia Nuridsany e Pérennou, da Il cineocchio di Dziga Vertov a Lo and Behold di Werner Herzog, passando per il cinéma vérité e molte altre fasi della sua lunga storia, il cinema documentaristico d’autore rappresenta il fenomeno cinematografico più rilevante degli ultimi vent’anni”.

I fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni insieme in una delle loro esplorazioni in Africa

Ricco il programma di Varese Archeofilm: sette documentari provenienti da Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Italia, girati nel corso dell’ultimo anno, tradotti e doppiati in italiano. Da Oetzi alla città di Persepoli, dagli scavi in Egitto all’armata perduta del re persiano Cambise, i documentari provenienti da tutto il mondo affronteranno argomenti leggendari, anche di archeologia industriale: uno di loro è dedicato infatti, per esempio, all’hangar dei dirigibili di Augusta. I film sono stati selezionati dal direttore artistico Dario Di Blasi tra quanti conservati nell’archivio di Firenze Archeofilm; Giulia Pruneti sarà la conduttrice del Festival; Davide Sbrogiò la voce narrante. Le traduzioni sono di Gisella Rigotti, Stefania Berutti e Carlo Conzatti. Le edizioni video sono di Fine Art Produzioni srl, Augusta (Sr); Giuditta Pruneti è il direttore editoriale. Dopo tre giorni di proiezioni e incontri con i massimi esperti nazionali nel campo dell’egittologia, della preistoria, dell’etnologia e della storia, intervistati dai giornalisti di Archeologia Viva, la serata conclusiva sarà invece dedicata a una retrospettiva sul lavoro dei fratelli varesini Angelo e Alfredo Castiglioni: archeologi, etnologi, antropologi, scrittori, cineasti e documentaristi di fama mondiale. Infine sempre domenica sera ci sarà la premiazione con l’assegnazione del Premio Città di Varese al film più gradito al pubblico e del Premio Alfredo Castiglioni al film scelto dalla giuria.

Il film “Enquêtes archéologiques. Persépolis, le paradis perse / Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro

L’egittologo Alessandro Roccati

Il programma. Giovedì 6 Settembre 2018, dalle 20.30 alle 23. All’inaugurazione del festival segue la proiezione del primo film “Alla scoperta del tempio di Amenophis III” di Antoine Chéné (Francia, 2017; 52’). A Luxor, i colossi di Memnone, segnano l’ingresso del maestoso tempio di Amenophis III. A partire dall’inizio degli anni 2000, una équipe internazionale ha ridato vita a questo tempio, di cui, a parte i due colossi, ben poco era rimasto visibile. Seguiamo, insieme a tutta la squadra di archeologi, le grandi tappe di questa impresa, filmata a partire dal 2004, e prendiamo dunque consapevolezza del carattere grandioso di questo tempio, costruito da un faraone durante il suo regno pacifico e prospero. Segue il film “Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia, Raphaël Licandro (Francia, 2017; 26’). Sugli altopiani iraniani si trova la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani. Qui hanno edificato un capolavoro di architettura: Persepoli. Fino a oggi, si pensava che il sito si limitasse alla sua terrazza imponente, utilizzata dai re persiani solo qualche mese all’anno. Ma le recenti scoperte rivelano uno scenario completamente diverso, quello di una città tra le più ricche del mondo antico: un Eden tra le montagne persiane. Quindi c’è l’incontro/intervista con Alessandro Roccati, professore emerito di Egittologia e socio corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Torino, già direttore della Missione Archeologica Italiana in Egitto e Sudan. Chiude la serata il film “Indagini in profondità. Il naufragio del Francesco Crispi” di Guilain Depardieu, Frédéric Lossignol (Francia, 2017; 26’). Aprile 1943. Il “Francesco Crispi”, un piroscafo di 7600 tonnellate, nave ammiraglia dei mercantili italiani, riconvertito dalla Marina militare, lasciò Genova per raggiungere la Corsica. A bordo c’erano armi, munizioni e soprattutto un’unità militare di 1300 uomini. Lungo la rotta, il Crispi incrociò il sottomarino britannico HSM Saracen, che sganciò due missili. Lo affondò in pochi minuti. Più di 900 uomini persero la vita. Nonostante numerosi studi, il relitto della nave non è stato mai trovato…

Giuseppe Armocida

Venerdì 7 Settembre 2018, dalle 20.30 alle 23. Apre il film “Il misterioso vulcano del Medioevo” di Pascal Guérin (Francia, 2017, 52’). Il film mette in primo piano il lavoro minuzioso di ricerca, perseveranza, collaborazione e intuizione, degli scienziati che hanno dedicato tanti anni alla ricerca di questo misterioso vulcano. Questa scoperta sarebbe fondamentale per comprendere come le eruzioni vulcaniche, hanno trasformato il clima del pianeta e gli ecosistemi in cui viveva la società… Segue l’incontro/intervista con Giuseppe Armocida, medico, storico italiano, già docente dell’università dell’Insubria. Figura di rilievo della storia della medicina, è stato per oltre vent’anni presidente della Società Italiana di Storia della Medicina. Chiude la serata il film “Carri cinesi. All’origine del primo impero” di Julia Clark (Inghilterra, 2017, 52’). Per più di mille anni i carri da guerra hanno imperversato sui campi di battaglia della Cina antica, simboli di una tecnica militare che qui si è sviluppata prima che nel resto del pianeta, e che ha contribuito a unificare la nazione cinese. Grazie alle più recenti scoperte archeologiche e alla ricostruzione di un carro, verificata attraverso alcuni testi antichi, scopriremo come i Cinesi hanno messo a punto tale sofisticato mezzo di combattimento.

Un rara immagine d’epoca con un dirigibile nell’hangar di Augusta, in Sicilia

Sabato 8 Settembre 2018, dalle 20.30 alle 23. Si inizia con il film “Iceman Reborn” di Bonnie Brennan (Usa, 2017, 53’). Assassinato più di 5.000 anni fa, Oetzi, la più antica mummia umana sulla Terra, è portata alla vita e preservata con la modellazione 3D. Adesso, recentissime scoperte fanno luce non solo su questo misterioso uomo antico, ma sugli albori della civiltà in Europa. Segue l’incontro/intervista con Raffaele De Marinis, già ordinario di Preistoria e Protostoria dell’università di Milano. Past President e membro del consiglio direttivo dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze. Già membro corrispondente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici. Chiude la serata il film “La casa dei dirigibili. L’Hangar di Augusta tra passato e presente” di Lorenzo Daniele (Italia, 2017, 45’). L’hangar per dirigibili di Augusta è un monumento di archeologia industriale unico nel panorama architettonico internazionale. Tra i primi edifici in Italia realizzati interamente in cemento armato, la sua costruzione cominciò per esigenze militari nel 1917 e si concluse nel 1920, quando la Prima Guerra Mondiale era ormai terminata e l’utilizzo dell’aerostato per fini bellici era stato sostituito dall’idrovolante.

I pastori Borana, popolazione dell’Etiopia meridionale, documentati dai fratelli Alfredo e Angelo Castiglioni

Domenica 9 Settembre 2018, dalle 20.30 alle 23. La serata finale apre con un film fuori concorso “I pozzi cantanti dell’Etiopia” di Alfredo e Angelo Castiglioni (Italia, 2009, 40’). Tutti i popoli pastori dell’Africa hanno elaborato un sistema di approvvigionamento dell’acqua. Un esempio di perfetta organizzazione del lavoro per questo scopo si poteva vedere, fino a pochi anni fa, tra i Borana, una popolazione del sud dell’Etiopia. Una catena umana di quindici, venti persone portava l’acqua da trenta metri di profondità fino in superfice con un ritmo crescente in funzione degli animali che attendevano il loro turno per abbeverarsi. Gli “Abe Ella” – “i padri dei pozzi” – scandivano il ritmo del lavoro con il loro canto. Una vera e propria “fabbrica dell’acqua”. Segue l’incontro/intervista con Angelo Castiglioni, archeologo, etnologo, antropologo, scrittore, cineasta, documentarista, e presidente Ce.R.D.O; Serena Massa, docente di catalogazione dei reperti archeologici dell’università Cattolica di Milano, responsabile scientifica degli scavi archeologici di Adulis in Eritrea, consulente scientifica del museo Castiglioni; Giovanna Salvioni, già professore ordinario di Etnologia e Antropologia Culturale dell’università Cattolica di Milano, consulente scientifica del museo Castiglioni. Segue l’assegnazione del premio Città di Varese al film più gradito al pubblico e quella del premio Alfredo Castiglioni al film scelto dalla giuria. Chiude questa serata speciale il film “L’armata scomparsa di re Cambise” di Alfredo e Angelo Castiglioni (Italia, 2008, 30’). Nel 525 a.C. un esercito di 50.000 uomini fu inviato dal re persiano Cambise a conquistare l’oasi di Siwa e l’oracolo di Zeus Ammone in Egitto. Come racconta lo storico greco Erodoto, “i soldati furono sorpresi da una violenta tempesta di sabbia e scomparvero nel nulla”. Per secoli questa tragedia spinse gli archeologi nel deserto alla ricerca dell’armata perduta. La missione Castiglioni ha ritrovato i primi reperti achemenidi e resti umani restituiti dalla sabbia del deserto.

“Faragola siamo noi”: dal palco di TourismA Giuliano Volpe ripercorre le tappe della scoperta e della valorizzazione dell’importante sito pugliese con grande villa tardo-antica fino alla sua distruzione dolosa nel settembre 2017. E lancia l’appello: “La ricostruiremo. Tutti insieme”

Notte tra il 6 e il 7 settembre 2017: un incendio distrugge la copertura e danneggia il sito archeologico di Faragola nel comune di Ascoli Satriano (Foggia)

Il prof. Giuliano Volpe, presidente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici del MiBACT,

La villa romana di Faragola dopo il rogo

Lamiere contorte dal rogo: saranno riutilizzate per un’opera d’arte contemporanea

Era la notte tra il 6 e il 7 settembre 2017 quando nella fertile valle del Carapelle, a pochi chilometri dal comune foggiano di Ascoli Satriano, alte fiamme squarciarono l’oscurità. Un incendio, attizzato da mano vile e malavitosa, stava letteralmente distruggendo la copertura del sito di Faragola, una delle aree archeologiche più belle e suggestive della Puglia. “Quattordici anni di ricerche e interventi, e più di mille anni di storia, andati in fumo in una notte”: Giuliano Volpe, archeologo, oggi presidente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici del MiBACT, direttore delle missioni archeologiche a Faragola, nel rivivere quei momenti davanti alla platea, ammutolita e sgomenta di TourismA, ha la voce rotta dalla commozione. Sono passati alcuni mesi dallo scempio che ha infierito su Faragola, esteso insediamento di età romana e tardo antica, dove sono stati portati parzialmente alla luce alcuni ambienti residenziali di una ricca villa di cui è stata finora documentata soprattutto la fase tardoantica (IV-VI secolo d.C.), eppure quelle immagini di distruzione che passano sul grande schermo del palazzo dei congressi di Firenze hanno ancora l’effetto di un pugno nello stomaco. “Ci indignamo quando vediamo in tv le vergognose distruzioni delle milizie dell’Isis. Ma quanto abbiamo visto a Faragola non è molto diverso. A volte l’Isis è tra noi”. Ma non tutto è perduto. Faragola può e deve risorgere dalle sue ceneri, come l’araba fenice. Lo ha ribadito a Firenze nel suo intervento “Risorgere dalla cenere: la villa tardo antica di Faragola (Ascoli Satriano). Dopo l’incendio, la ricostruzione” Giuliano Volpe, nella doppia veste di ambasciatore della Daunia e presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali: accogliendo l’appello dell’Archeoclub di Ascoli Satriano, ha acceso i riflettori sulla Villa di Faragola, e sul suo futuro. Probabilmente di proprietà di un ricco senatore romano che possedeva grandi quantità di terreni agrari nel Mezzogiorno, la villa di Faragola conobbe il periodo di massimo fulgore tra il IV e il VI secolo dopo Cristo, quando venne adornata con terme e marmi policromi, una grande sala da pranzo con un divano per banchetto che era tra i meglio conservati al mondo. La rinascita del gioiello archeologico foggiano è la mission del prof. Volpe.

Il prof. Giuliano Volpe mostra dal palco di TourismA il gruppo Generazione Faragola (foto Graziano Tavan)

Faragola siamo noi: parte la campagna di crowdfunding “I danni sono ingenti. Si parla di 3-4 milioni di euro”, spiega Volpe. “Ma qui non si tratta solo di rifare la copertura e la musealizzazione del sito. Le stesse strutture antiche sono state molto compromesse. Molti mosaici sono esplosi per il calore, mentre le pietre si sono calcificate. Il restauro durerà almeno due anni. Con le lamiere contorte si realizzerà un’opera d’arte contemporanea”. E mentre il Mibact annuncia un intervento di somma urgenza per 500mila euro, la Regione Puglia mette a disposizione un fondo da 1 milione 600mila euro, la Fondazione Apulia Felix, guidata dallo stesso Volpe, mobilita l’opinione pubblica e lancia una raccolta fondi per consentire la rinascita di questo autentico gioiello archeologico. “Il cantiere di restauro sarà un cantiere aperto per lavori: una sfida per non far dimenticare Faragola, come sta facendo il gruppo Generazione Faragola”. L’obiettivo è allestire – nel giro di un paio di mesi – un prefabbricato che ospiterà i laboratori di restauro su campo con il sostegno del Mibact. Il progetto di ripristino si svilupperà attraverso un cantiere aperto per consentire di non interrompere la fruizione di uno dei siti più suggestivi del Mezzogiorno: nei mesi di lavoro, l’insediamento rurale di età romana e tardoantica – negli intendimenti dell’archeologo foggiano – sarà arricchito da postazioni multimediali e persino da un plastico.

Volpe è anche il protagonista del bel video di Antonio Forterezza a sostegno della campagna di crowdfunding: “Dobbiamo reagire, non è possibile accettare supinamente quanto è successo a Faragola. Dobbiamo restaurare, ricostruire, restituire il parco archeologico ai cittadini alla comunità locale, alla comunità scientifica internazionale, ai tanti visitatori che sono già venuti e che verranno per conoscere questo straordinario sito archeologico”. E lancia l’appello: “Devono impegnarsi prima di tutto le istituzioni, a tutti i livelli, ma deve esserci anche un impegno del mondo delle associazioni, delle imprese, dei professionisti, di tutti i cittadini perché Villa Faragola è un patrimonio di tutti, e tutti devono sentirsi partecipi. È necessario per ripartire. È un atto di amore, un atto di partecipazione, un impegno di cittadinanza attiva”. Si può partecipare alla raccolta fondi con un bonifico alla Fondazione Apulia Felix (IBAN: IT84I0335901600100000066451) oppure utilizzando la piattaforma Meridonare.

Veduta panoramica della fertile valle del Carapelle con il sito archeologico di Faragola (Ascoli Satriano)

Agli scavi archeologici a Faragola hanno partecipato gli studenti di molte università

La villa antica di Faragola L’impatto emotivo sul pubblico di TourismA è stato tanto più forte perché le immagini devastanti della violenza perpetrata sul sito del Foggiano, seguivano quelle solari, positive, entusiastiche delle ricerche, scoperte e restauri portati avanti in 14 anni di scavi, dal 2003 al 2014, durante i quali sono stati indagati circa 6mila metri quadri, in 350 giornate lavorative, per un costo di 300mila euro, pari a 857 euro al giorno; e sono stati approntati interventi di musealizzazione per un costo di un milione e mezzo di euro. “Il sito di Faragola è posto a circa tre chilometri a sud-ovest di Ascoli Satriano nella fertile valle del Carapelle”, ricorda Volpe. “Il complesso edilizio fu edificato in una posizione strategica, a metà strada tra i due importanti centri abitati di Ausculum e Herdonia, e in una zona ricca di acqua, grazie alla presenza del fiume Carapelle e di numerose sorgenti”. Noto da tempo, era già stato segnalato nel corso delle ricognizioni archeologiche condotte agli inizi degli anni ’90 dall’università di Bologna. In seguito sono state condotte indagini preliminari da Francesco Paolo Maulucci della soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, che hanno portato al vincolo dell’area, poi parzialmente acquistata dal Comune di Ascoli Satriano. Nel luglio del 2003 ha avuto inizio una campagna di scavi archeologici, preceduta da prospezioni geofisiche, sotto la direzione scientifica del prof. Giuliano Volpe dell’università di Foggia, in collaborazione con la soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e la Città di Ascoli Satriano.

Veduta zenitale della villa romana di Faragola nel 2004, quando gli scavi archeologici erano solo all’inizio

Planimetria della villa romana di Faragola

Il sito di Faragola fu occupato per molti secoli, con diverse modalità di vita. Le ricerche archeologiche hanno finora consentito di ricostruire le seguenti fasi: villaggio daunio (dal VI-V  sec. a.C. al IV-III a.C. circa); fattoria romana (I a.C. – II d.C. circa); villa tardoantica 1 (III – metà IV d.C. circa); villa tardoantica 2 (fine IV – fine VI d.C. circa); villaggio altomedievale (VII – IX d.C. circa); uso agricolo (IX – XXI d.C.). “I risultati conseguiti sono di grande interesse”, fa presente Volpe, e la rabbia aumenta sapendo il danno subito dal sito. “In località Faragola è stato, infatti, indagato un esteso e articolato insediamento rurale di età romana e tardoantica, che si segnala per le notevoli manifestazioni di lusso. Sono stati parzialmente portati alla luce alcuniambienti residenziali di una ricca villa, di cui è stata finora documentata soprattutto la fase tardoantica (IV-VI secolo d.C.), e in particolare un grande vano, identificabile verosimilmente con una cenatio estiva, dotato di una fontana decorata da un rilievo databile alla prima età imperiale con la raffigurazione di un personaggio femminile danzante e di un serpente e di un pavimento di lastre di marmo, tutte di reimpiego, arricchito dall’inserzione di lussuosi tappeti in opus sectile realizzati con lastrine di vari marmi colorati e di pasta vitrea. A pochi metri da questa lussuosa sala da pranzo sono stati individuati altri vani del settore residenziale, pavimentati con pregevoli mosaici policromi a decorazione geometrica. La villa risulta dotata anche di un settore artigianale: è stata, infatti, indagata anche una fornace per la cottura di laterizi, parte di un più ampio gruppo di strutture produttive. Si tratta di una scoperta di grande importanza per la conoscenza dell’organizzazione delle campagne non solo nel territorio di Ausculum ma dell’intera Puglia: infatti, pur essendo note numerose altre villae romane e tardoantiche nel territorio daunio, quella di Faragola si presenta come una delle più lussuose manifestazioni di questo tipo di edificio rurale finora note in Italia meridionale. È evidente che la villa sia appartenuta a un personaggio di alto rango, proprietario di ampie tenute terriere nella zona, a ulteriore dimostrazione della vitalità dell’economia agraria dell’Apulia in età tardo-antica”.

Ricostruzione della cenatio nella villa tardo-antica di Faragola

Mirabile esempio di opus sectile dalla villa di Faragola

La villa del V secolo d.C. “La villa conobbe il momento di massimo splendore nel V secolo”, scrive Volpe, “quando il settore residenziale e le terme furono oggetto di importanti interventi edilizi: sulle strutture preesistenti e sui resti degli edifici crollati probabilmente a seguito di terremoti, fu costruita una sontuosa sala da pranzo (cenatio) e le terme furono notevolmente ampliate e abbellite. Le trasformazioni principali riguardarono il pavimento e la sistemazione di un tipo particolare di divano per banchetto (stibadium) in muratura, provvisto di una fontana. Il pavimento, sovrapposto al precedente mosaico, fu realizzato con lastre di marmo di vario tipo e colore. Particolare rilievo avevano tre tappeti in opus sectile, inseriti nella pavimentazione marmorea. Caratterizzati dalla complessa combinazione di forme geometriche, dalla successione di cornici riccamente decorate e da elementi del repertorio vegetale”. L’elemento di maggior spicco della cenatio era costituito dallo stibadium, “il divano in muratura per il banchetto, collocato in posizione dominante della sala. Di forma semicircolare, aveva lo spazio centrale occupato da una vaschetta. Il rivestimento della struttura era costituito da lastre di marmo bianco e da ricercate decorazioni in opus sectile marmoreo, mosaico ed elementi scultorei figurati. Al di sopra della vasca, posta al centro del divano in muratura, era sistemata una mensa di marmo bianco molto pregiata e rara, caratterizzata dalla presenza di lobi circolari per l’alloggiamento dei piatti per il banchetto. È molto probabile che l’acqua fuoriuscisse a cascata dalla vaschetta, andando a riempire la parte centrale della sala da pranzo, ribassata rispetto ai corridoi laterali, formando, con i tappeti in opus sectile, uno straordinario effetto scenografico grazie al gioco di riflessi che enfatizzava la cromia dei marmi, oltre a garantire una piacevole frescura durante i banchetti estivi”. La cura del corpo, la caccia, il banchetto fanno parte dell’ideologia dell’aristocrazia tardo-antica.

Lo stibadium e la sua ricostruzione: una delle opere più importanti della villa di Faragola

“Nel VI secolo spariscono gli aristocratici e arrivano i longobardi che la trasformano in una grande azienda agricola (curtis) alle dipendenze del ducato di Benevento”. La fase altomedievale fu altrettanto importante: dopo la fine della villa, furono realizzati nuovi ambienti residenziali e strutture produttive (fornaci, vasche di decantazione dell’argilla, fosse per la fusione di metalli, ecc.), e furono riutilizzati gli ambienti della precedente villa, con capanne lignee disposte nell’area della antica villa. Faragola era diventata un centro di produzione artigianale: ceramiche e oggetti di metallo.

La copertura della villa di Faragola prima del rogo di settembre 2017

Il progetto di copertura della villa di Faragola

Dal 2008 è stato avviato il progetto di musealizzazione, con fondi della Regione Puglia, di Arcus e del MiBACT, per complessivi 3 milioni di euro circa: un’innovativa copertura in legno lamellare e teli di gore-tex, che attribuiva agli spazi non solo un’adeguata protezione e una splendida luminosità ma offriva anche ai visitatori una percezione dei volumi e una migliore comprensione del sito. “L’operazione è stata concepita nell’ottica del completamento cercando di suggerire al visitatore del parco la spazialità antica, rispettando il rapporto con il paesaggio, accostandosi e mai sovrapponendosi alle superfici lapidee e musive, prevedendo luoghi di sosta attrezzati con sistemi didattico-informativi, e in generale assicurando anche l’estendibilità del sistema su altre aree in fase di scavo”. Nell’ambito del cantiere in corso, si stavano sia completando le strutture, con un centro servizi, biglietteria, spazio didattico, sia allestendo innovativi sistemi multimediali e, finalmente, anche un impianto di allarme e videosorveglianza. “Ancora poche settimane e l’intervento di musealizzazione sarebbe stato ultimati, e il sito aperto al pubblico in tutta la sua potenzialità”, conclude amaro Giuliano Volpe. “È finito tutto divorato dalle fiamme”.