“Faragola siamo noi”: dal palco di TourismA Giuliano Volpe ripercorre le tappe della scoperta e della valorizzazione dell’importante sito pugliese con grande villa tardo-antica fino alla sua distruzione dolosa nel settembre 2017. E lancia l’appello: “La ricostruiremo. Tutti insieme”

Notte tra il 6 e il 7 settembre 2017: un incendio distrugge la copertura e danneggia il sito archeologico di Faragola nel comune di Ascoli Satriano (Foggia)

Il prof. Giuliano Volpe, presidente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici del MiBACT,

La villa romana di Faragola dopo il rogo

Lamiere contorte dal rogo: saranno riutilizzate per un’opera d’arte contemporanea

Era la notte tra il 6 e il 7 settembre 2017 quando nella fertile valle del Carapelle, a pochi chilometri dal comune foggiano di Ascoli Satriano, alte fiamme squarciarono l’oscurità. Un incendio, attizzato da mano vile e malavitosa, stava letteralmente distruggendo la copertura del sito di Faragola, una delle aree archeologiche più belle e suggestive della Puglia. “Quattordici anni di ricerche e interventi, e più di mille anni di storia, andati in fumo in una notte”: Giuliano Volpe, archeologo, oggi presidente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici del MiBACT, direttore delle missioni archeologiche a Faragola, nel rivivere quei momenti davanti alla platea, ammutolita e sgomenta di TourismA, ha la voce rotta dalla commozione. Sono passati alcuni mesi dallo scempio che ha infierito su Faragola, esteso insediamento di età romana e tardo antica, dove sono stati portati parzialmente alla luce alcuni ambienti residenziali di una ricca villa di cui è stata finora documentata soprattutto la fase tardoantica (IV-VI secolo d.C.), eppure quelle immagini di distruzione che passano sul grande schermo del palazzo dei congressi di Firenze hanno ancora l’effetto di un pugno nello stomaco. “Ci indignamo quando vediamo in tv le vergognose distruzioni delle milizie dell’Isis. Ma quanto abbiamo visto a Faragola non è molto diverso. A volte l’Isis è tra noi”. Ma non tutto è perduto. Faragola può e deve risorgere dalle sue ceneri, come l’araba fenice. Lo ha ribadito a Firenze nel suo intervento “Risorgere dalla cenere: la villa tardo antica di Faragola (Ascoli Satriano). Dopo l’incendio, la ricostruzione” Giuliano Volpe, nella doppia veste di ambasciatore della Daunia e presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali: accogliendo l’appello dell’Archeoclub di Ascoli Satriano, ha acceso i riflettori sulla Villa di Faragola, e sul suo futuro. Probabilmente di proprietà di un ricco senatore romano che possedeva grandi quantità di terreni agrari nel Mezzogiorno, la villa di Faragola conobbe il periodo di massimo fulgore tra il IV e il VI secolo dopo Cristo, quando venne adornata con terme e marmi policromi, una grande sala da pranzo con un divano per banchetto che era tra i meglio conservati al mondo. La rinascita del gioiello archeologico foggiano è la mission del prof. Volpe.

Il prof. Giuliano Volpe mostra dal palco di TourismA il gruppo Generazione Faragola (foto Graziano Tavan)

Faragola siamo noi: parte la campagna di crowdfunding “I danni sono ingenti. Si parla di 3-4 milioni di euro”, spiega Volpe. “Ma qui non si tratta solo di rifare la copertura e la musealizzazione del sito. Le stesse strutture antiche sono state molto compromesse. Molti mosaici sono esplosi per il calore, mentre le pietre si sono calcificate. Il restauro durerà almeno due anni. Con le lamiere contorte si realizzerà un’opera d’arte contemporanea”. E mentre il Mibact annuncia un intervento di somma urgenza per 500mila euro, la Regione Puglia mette a disposizione un fondo da 1 milione 600mila euro, la Fondazione Apulia Felix, guidata dallo stesso Volpe, mobilita l’opinione pubblica e lancia una raccolta fondi per consentire la rinascita di questo autentico gioiello archeologico. “Il cantiere di restauro sarà un cantiere aperto per lavori: una sfida per non far dimenticare Faragola, come sta facendo il gruppo Generazione Faragola”. L’obiettivo è allestire – nel giro di un paio di mesi – un prefabbricato che ospiterà i laboratori di restauro su campo con il sostegno del Mibact. Il progetto di ripristino si svilupperà attraverso un cantiere aperto per consentire di non interrompere la fruizione di uno dei siti più suggestivi del Mezzogiorno: nei mesi di lavoro, l’insediamento rurale di età romana e tardoantica – negli intendimenti dell’archeologo foggiano – sarà arricchito da postazioni multimediali e persino da un plastico.

Volpe è anche il protagonista del bel video di Antonio Forterezza a sostegno della campagna di crowdfunding: “Dobbiamo reagire, non è possibile accettare supinamente quanto è successo a Faragola. Dobbiamo restaurare, ricostruire, restituire il parco archeologico ai cittadini alla comunità locale, alla comunità scientifica internazionale, ai tanti visitatori che sono già venuti e che verranno per conoscere questo straordinario sito archeologico”. E lancia l’appello: “Devono impegnarsi prima di tutto le istituzioni, a tutti i livelli, ma deve esserci anche un impegno del mondo delle associazioni, delle imprese, dei professionisti, di tutti i cittadini perché Villa Faragola è un patrimonio di tutti, e tutti devono sentirsi partecipi. È necessario per ripartire. È un atto di amore, un atto di partecipazione, un impegno di cittadinanza attiva”. Si può partecipare alla raccolta fondi con un bonifico alla Fondazione Apulia Felix (IBAN: IT84I0335901600100000066451) oppure utilizzando la piattaforma Meridonare.

Veduta panoramica della fertile valle del Carapelle con il sito archeologico di Faragola (Ascoli Satriano)

Agli scavi archeologici a Faragola hanno partecipato gli studenti di molte università

La villa antica di Faragola L’impatto emotivo sul pubblico di TourismA è stato tanto più forte perché le immagini devastanti della violenza perpetrata sul sito del Foggiano, seguivano quelle solari, positive, entusiastiche delle ricerche, scoperte e restauri portati avanti in 14 anni di scavi, dal 2003 al 2014, durante i quali sono stati indagati circa 6mila metri quadri, in 350 giornate lavorative, per un costo di 300mila euro, pari a 857 euro al giorno; e sono stati approntati interventi di musealizzazione per un costo di un milione e mezzo di euro. “Il sito di Faragola è posto a circa tre chilometri a sud-ovest di Ascoli Satriano nella fertile valle del Carapelle”, ricorda Volpe. “Il complesso edilizio fu edificato in una posizione strategica, a metà strada tra i due importanti centri abitati di Ausculum e Herdonia, e in una zona ricca di acqua, grazie alla presenza del fiume Carapelle e di numerose sorgenti”. Noto da tempo, era già stato segnalato nel corso delle ricognizioni archeologiche condotte agli inizi degli anni ’90 dall’università di Bologna. In seguito sono state condotte indagini preliminari da Francesco Paolo Maulucci della soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, che hanno portato al vincolo dell’area, poi parzialmente acquistata dal Comune di Ascoli Satriano. Nel luglio del 2003 ha avuto inizio una campagna di scavi archeologici, preceduta da prospezioni geofisiche, sotto la direzione scientifica del prof. Giuliano Volpe dell’università di Foggia, in collaborazione con la soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e la Città di Ascoli Satriano.

Veduta zenitale della villa romana di Faragola nel 2004, quando gli scavi archeologici erano solo all’inizio

Planimetria della villa romana di Faragola

Il sito di Faragola fu occupato per molti secoli, con diverse modalità di vita. Le ricerche archeologiche hanno finora consentito di ricostruire le seguenti fasi: villaggio daunio (dal VI-V  sec. a.C. al IV-III a.C. circa); fattoria romana (I a.C. – II d.C. circa); villa tardoantica 1 (III – metà IV d.C. circa); villa tardoantica 2 (fine IV – fine VI d.C. circa); villaggio altomedievale (VII – IX d.C. circa); uso agricolo (IX – XXI d.C.). “I risultati conseguiti sono di grande interesse”, fa presente Volpe, e la rabbia aumenta sapendo il danno subito dal sito. “In località Faragola è stato, infatti, indagato un esteso e articolato insediamento rurale di età romana e tardoantica, che si segnala per le notevoli manifestazioni di lusso. Sono stati parzialmente portati alla luce alcuniambienti residenziali di una ricca villa, di cui è stata finora documentata soprattutto la fase tardoantica (IV-VI secolo d.C.), e in particolare un grande vano, identificabile verosimilmente con una cenatio estiva, dotato di una fontana decorata da un rilievo databile alla prima età imperiale con la raffigurazione di un personaggio femminile danzante e di un serpente e di un pavimento di lastre di marmo, tutte di reimpiego, arricchito dall’inserzione di lussuosi tappeti in opus sectile realizzati con lastrine di vari marmi colorati e di pasta vitrea. A pochi metri da questa lussuosa sala da pranzo sono stati individuati altri vani del settore residenziale, pavimentati con pregevoli mosaici policromi a decorazione geometrica. La villa risulta dotata anche di un settore artigianale: è stata, infatti, indagata anche una fornace per la cottura di laterizi, parte di un più ampio gruppo di strutture produttive. Si tratta di una scoperta di grande importanza per la conoscenza dell’organizzazione delle campagne non solo nel territorio di Ausculum ma dell’intera Puglia: infatti, pur essendo note numerose altre villae romane e tardoantiche nel territorio daunio, quella di Faragola si presenta come una delle più lussuose manifestazioni di questo tipo di edificio rurale finora note in Italia meridionale. È evidente che la villa sia appartenuta a un personaggio di alto rango, proprietario di ampie tenute terriere nella zona, a ulteriore dimostrazione della vitalità dell’economia agraria dell’Apulia in età tardo-antica”.

Ricostruzione della cenatio nella villa tardo-antica di Faragola

Mirabile esempio di opus sectile dalla villa di Faragola

La villa del V secolo d.C. “La villa conobbe il momento di massimo splendore nel V secolo”, scrive Volpe, “quando il settore residenziale e le terme furono oggetto di importanti interventi edilizi: sulle strutture preesistenti e sui resti degli edifici crollati probabilmente a seguito di terremoti, fu costruita una sontuosa sala da pranzo (cenatio) e le terme furono notevolmente ampliate e abbellite. Le trasformazioni principali riguardarono il pavimento e la sistemazione di un tipo particolare di divano per banchetto (stibadium) in muratura, provvisto di una fontana. Il pavimento, sovrapposto al precedente mosaico, fu realizzato con lastre di marmo di vario tipo e colore. Particolare rilievo avevano tre tappeti in opus sectile, inseriti nella pavimentazione marmorea. Caratterizzati dalla complessa combinazione di forme geometriche, dalla successione di cornici riccamente decorate e da elementi del repertorio vegetale”. L’elemento di maggior spicco della cenatio era costituito dallo stibadium, “il divano in muratura per il banchetto, collocato in posizione dominante della sala. Di forma semicircolare, aveva lo spazio centrale occupato da una vaschetta. Il rivestimento della struttura era costituito da lastre di marmo bianco e da ricercate decorazioni in opus sectile marmoreo, mosaico ed elementi scultorei figurati. Al di sopra della vasca, posta al centro del divano in muratura, era sistemata una mensa di marmo bianco molto pregiata e rara, caratterizzata dalla presenza di lobi circolari per l’alloggiamento dei piatti per il banchetto. È molto probabile che l’acqua fuoriuscisse a cascata dalla vaschetta, andando a riempire la parte centrale della sala da pranzo, ribassata rispetto ai corridoi laterali, formando, con i tappeti in opus sectile, uno straordinario effetto scenografico grazie al gioco di riflessi che enfatizzava la cromia dei marmi, oltre a garantire una piacevole frescura durante i banchetti estivi”. La cura del corpo, la caccia, il banchetto fanno parte dell’ideologia dell’aristocrazia tardo-antica.

Lo stibadium e la sua ricostruzione: una delle opere più importanti della villa di Faragola

“Nel VI secolo spariscono gli aristocratici e arrivano i longobardi che la trasformano in una grande azienda agricola (curtis) alle dipendenze del ducato di Benevento”. La fase altomedievale fu altrettanto importante: dopo la fine della villa, furono realizzati nuovi ambienti residenziali e strutture produttive (fornaci, vasche di decantazione dell’argilla, fosse per la fusione di metalli, ecc.), e furono riutilizzati gli ambienti della precedente villa, con capanne lignee disposte nell’area della antica villa. Faragola era diventata un centro di produzione artigianale: ceramiche e oggetti di metallo.

La copertura della villa di Faragola prima del rogo di settembre 2017

Il progetto di copertura della villa di Faragola

Dal 2008 è stato avviato il progetto di musealizzazione, con fondi della Regione Puglia, di Arcus e del MiBACT, per complessivi 3 milioni di euro circa: un’innovativa copertura in legno lamellare e teli di gore-tex, che attribuiva agli spazi non solo un’adeguata protezione e una splendida luminosità ma offriva anche ai visitatori una percezione dei volumi e una migliore comprensione del sito. “L’operazione è stata concepita nell’ottica del completamento cercando di suggerire al visitatore del parco la spazialità antica, rispettando il rapporto con il paesaggio, accostandosi e mai sovrapponendosi alle superfici lapidee e musive, prevedendo luoghi di sosta attrezzati con sistemi didattico-informativi, e in generale assicurando anche l’estendibilità del sistema su altre aree in fase di scavo”. Nell’ambito del cantiere in corso, si stavano sia completando le strutture, con un centro servizi, biglietteria, spazio didattico, sia allestendo innovativi sistemi multimediali e, finalmente, anche un impianto di allarme e videosorveglianza. “Ancora poche settimane e l’intervento di musealizzazione sarebbe stato ultimati, e il sito aperto al pubblico in tutta la sua potenzialità”, conclude amaro Giuliano Volpe. “È finito tutto divorato dalle fiamme”.

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , ,

One response to ““Faragola siamo noi”: dal palco di TourismA Giuliano Volpe ripercorre le tappe della scoperta e della valorizzazione dell’importante sito pugliese con grande villa tardo-antica fino alla sua distruzione dolosa nel settembre 2017. E lancia l’appello: “La ricostruiremo. Tutti insieme””

  1. Italina Bacciga says :

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: