La Fondazione Museo Civico di Rovereto lancia la 31.ma Rassegna internazionale del cinema archeologico a Rovereto dal titolo “L’Italia si racconta: il patrimonio culturale al cinema”: un’edizione speciale, fuori dalla tradizione, nel rispetto delle misure di sicurezza. Più di 60 film, 4 premi, con attenzione non solo al racconto del Paese, ma anche alle produzioni italiane in tutto il mondo

Il manifesto della 31.ma rassegna internazionale del cinema archeologico intitolata “L’Italia racconta”
“L’Italia si racconta: il patrimonio culturale al cinema”: il titolo scelto dalla fondazione Museo civico di Rovereto per la 31. Rassegna internazionale del cinema archeologico a Rovereto dal 30 settembre al 4 ottobre 2020 fa già capire che sarà un’edizione speciale, fuori dalla tradizione. Le difficoltà organizzative imposte dalla pandemia in corso hanno obbligato tutti a ripensare e reinventare manifestazioni culturali anche molto consolidate nel tempo. Le tematiche archeologiche rimangono al centro del concorso cinematografico, lasciando però spazio anche ad altri argomenti, più legati alla tutela del patrimonio culturale e ambientale, alla scoperta di civiltà, alle tradizioni, alla conservazione della memoria popolare. L’attenzione è puntata al racconto dell’Italia ma anche alle produzioni italiane nel mondo, con l’intento di riconoscere il valore e le qualità del lavoro di tanti registi, autori, ricercatori, produttori italiani, giovani e meno giovani, che sono anch’essi un patrimonio da preservare. L’ingresso sarà sempre libero. Ma, nel rispetto delle normative volte a limitare la diffusione del Covid-19, l’accesso alle sale sarà contingentato. L’uso della mascherina sarà obbligatorio in tutti gli spazi e verrà richiesta la distanza di almeno un metro tra i partecipanti, sarà misurata la temperatura all’ingresso e richiesta l’igienizzazione delle mani con apposito liquido a disposizione del pubblico. Per le attività all’aperto la mascherina sarà obbligatoria qualora non fosse possibile mantenere la distanza di almeno un metro. Il programma del Festival e le indicazioni relative alle norme legate al contenimento del Covid-19 potrebbero subire modifiche; si consiglia di consultare il sito internet www.rassegnacinemaarcheologico.it o chiamare la segreteria.

Alesandra Cattoi, direttrice del museo civico di Rovereto e della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto
“Siamo lieti di proporre anche quest’anno, nonostante quest’anno, un ampio programma di documentari che comprende 65 titoli e 4 premi, oltre ad alcuni eventi speciali che arricchiranno le giornate del Festival di Rovereto”, spiega Alessandra Cattoi, direttrice della Fondazione Museo Civico Rovereto. “Per la prima volta vi sarà anche una sezione dedicata ai cortometraggi d’animazione, con un nuovo premio attribuito da una giuria di disegnatori, opere particolarmente gradite da studenti e insegnanti che seguono la Rassegna apprezzandone le particolarità. La Rassegna per il 2020 presenta un’edizione atipica, che risponde alle inevitabili restrizioni per garantire la sicurezza del pubblico con un allargamento dei luoghi, proponendo la proiezione di alcuni documentari in lingua originale nella sala convegni del Museo Civico, i film scelti per le scuole predisposti in uno speciale programma online e infine le giornate al Teatro Zandonai, dove troveranno spazio molte opere dedicate all’Italia, al suo patrimonio artistico e alla sua storia. Nel solco di un lungo percorso che ha portato il Festival ad affermarsi come appuntamento di riferimento non solo in Italia ma a livello internazionale. “L’Italia si racconta” vuole dire dedicare molta attenzione non solo al racconto del paese, ma anche alle produzioni italiane in tutto il mondo, con l’intento di riconoscere il valore e le qualità del lavoro di tanti registi, autori, ricercatori, produttori italiani, giovani e meno giovani. Il nostro patrimonio sono anche loro”.
“Il 2020 sarà ricordato a lungo come un anno molto complicato, drammatico, doloroso, pieno di incognite”, interviene Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico Rovereto. “Eppure, a volte è proprio da circostanze così particolari come quelle che tutti stiamo vivendo che le opportunità si presentano. Così, si è deciso infatti di raccontare la ricchezza del patrimonio artistico e archeologico, concentrando il punto di vista soprattutto sull’Italia. Non solo archeologia dunque in questa edizione 2020 ma soprattutto la bellezza, gli straordinari paesaggi, i monumenti, le tradizioni, la storia che si scopre in ogni angolo, anche il più remoto. Ma come è giusto che sia, la Rassegna non intende chiudere le porte al resto del mondo, ben rappresentato da una selezione di film che saranno proposti in lingua originale e da alcune produzioni particolarmente interessanti, doppiate in italiano, per facilitarne la visione a un pubblico ampio. L’obiettivo resta quello della divulgazione a 360 gradi, favorendo la circolazione di opere di diversa provenienza geografica, di produzioni originali anche a basso costo, al fine di promuovere uno scambio utile a valorizzare le diversità. Tutela, conservazione, scoperta, memoria. Sono alcune delle parole che guidano da sempre la proposta dei film in programma alla rassegna roveretana. Quest’anno abbiamo aggiunto anche la parola sicurezza, per tutti coloro che vi parteciperanno come spettatori e per lo staff. Dunque, nel rispetto delle necessarie precauzioni per garantire la tutela della salute, alcuni appuntamenti che avrebbero visto la presenza di un pubblico troppo numeroso sono rimandati al prossimo anno, che non mancherà di riservare positive sorprese”.

Frame del film “Reopening Colosseum” di Luca Lancise e Davide Morabito, in anteprima nazionale alla rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto
Il programma. “Scuole in Rassegna” in sala F. Zeni al museo di Scienze e Archeologia in Borgo S. Caterina, 41 a Rovereto. Nelle mattine (9.30-12) di mercoledì 30 settembre e giovedì 1° ottobre 2020 proiezioni dedicate alle scuole, tra retrospettiva e novità. I film saranno disponibili anche online per l’intera durata del Festival. “Film in lingua originale” in sala F. Zeni al museo di Scienze e Archeologia in Borgo S. Caterina, 41 a Rovereto. Nei pomeriggi di mercoledì 30 settembre (15-17.30) e di giovedì 1° ottobre (15-18) proiezioni in lingua originale, in concorso per la menzione speciale CinemA.Mo.Re. “L’Italia si racconta: il patrimonio culturale al cinema” al teatro comunale “R. Zandonai” in corso Bettini, 78 a Rovereto. Venerdì 2 ottobre 2020 (tre sezioni: 10-12.30, 15-19.30, 20.30-23), sabato 3 ottobre 2020 (tre sezioni: 10-12.30, 15-18.30, 20.30-23), domenica 4 ottobre 2020 (due sezioni: 10-12.30, 16.15-17) proiezioni in concorso per il premio del pubblico Città di Rovereto e per le menzioni speciali Archeoblogger e Nuvolette. “Cortometraggio d’animazione” (15-16-15). Eventi speciali: “Bikethehistory”, giovedì 1° ottobre 2020, alle 20.45, al teatro comunale “R. Zandonai”, reportage di viaggio tra filmati e immagini straordinarie con il racconto di un viaggiatore in sella alla sua bicicletta. Sabato 2 ottobre 2020, alle 18.30, al teatro Zandonai presentazione e proiezione in anteprima nazionale del documentario realizzato da Luca Lancise e Davide Morabito in collaborazione con il Parco archeologico del Colosseo: “Reopening Colosseum. Il Colosseo in Quarantena” di Luca Lancise e Davide Morabito (Italia, 2020, 51’). Consulenza scientifica: Federica Rinaldi ed Elisa Cella (Parco archeologico del Colosseo). Saranno presenti in sala gli autori. Film fuori concorso. Domenica 4 ottobre 2020, alle 17, al teatro Zandonai, presentazione del documentario “Project China” di Thomas Saglia, Elisabetta Giacchi (Italia, 2020, 70’). Saranno presenti in sala i registi Thomas Saglia e Elisabetta Giacchi. Film fuori concorso. Evento conclusivo domenica 4 ottobre 2020, alle 18.30, nel cortile a fianco del teatro Zandonai. Chiusura ufficiale del Festival con l’annuncio dei film premiati e un momento conviviale.
“Schermi dell’antico”: quattro venerdì a Rovereto con tra i documentari più belli e premiati sul patrimonio culturale mondiale, dall’archivio della Fondazione Museo Civico come tappe di avvicinamento alla XXXI Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto
Quattro venerdì con alcuni tra i documentari più belli e premiati sul patrimonio culturale mondiale, dall’archivio della Fondazione Museo Civico come tappe di avvicinamento alla prossima Rassegna internazionale del cinema archeologico, la XXXI, in programma a Rovereto dal 30 settembre al 4 ottobre 2020. Appuntamento da non perdere quindi per i prossimi 4 venerdì (28 agosto, 4-11-18 settembre 2020) sempre alle 21 al Giardino della Fondazione Museo Civico di Rovereto con l’iniziativa “Gli schermi dell’antico”. Spettacolari immagini porteranno il pubblico a scoprire siti, monumenti e luoghi patrimonio dell’umanità. Il primo appuntamento venerdì 28 agosto 2020, alle 21, grazie alla collaborazione con il Comune di Rovereto, l’ingresso è gratuito ma contingentato. In caso di pioggia le proiezioni avverranno in Sala Zeni della Fondazione Museo Civico.

Il film “La grotte Chauvet révelée par la 3D / La grotta Chauvet svelata dal 3D” di Pedro Lima, Philippe Psaïlla
Programma “Schermi dell’antico – cinema archeologico all’aperto”. Venerdì 28 agosto 2020. Presenta Maurizio Battisti. Apre il film “La grotte Chauvet révelée par la 3D / La grotta Chauvet svelata dal 3D” di Pedro Lima, Philippe Psaïlla (2011, 13’). Grazie alla “3D”, i primi disegni dell’umanità, dipinti nella Grotta Chauvet in Ardèche (Francia) 37mila anni fa, vengono rivelati al pubblico nei loro minimi particolari e possono essere più dettagliatamente studiati dagli scienziati. Segue il film “Le peuple des Dunes / Il popolo delle dune” di David Geoffroy (2018, 52’). Su una spiaggia normanna le scoperte archeologiche portano i ricercatori sulle tracce di un popolo celtico la cui cultura sembra diversa da quella del resto della Gallia. Lottando contro l’inevitabile progressivo deterioramento delle labili testimonianze del passato, gli archeologi cercano di ricostruire la vita di un antico popolo normanno e i suoi stretti legami con il territorio dell’attuale Inghilterra.
Venerdì 4 settembre 2020. Presenta Barbara Maurina. Apre il film “The assyrian room of Iraq virtual museum / La stanza assira del Museo virtuale iracheno” di Francesco Gabellone (2006, 16’). Il dvd contiene 4 filmati in cui sono “narrate“, in forma virtuale, scene rappresentative della civiltà assira. Il progetto si inserisce nell’ambito delle attività previste dall’Iraq virtual museum, finanziato dal ministero degli Affari esteri italiano, coordinato e realizzato dal Cnr. Tutti gli oggetti, monumenti e complessi antichi presenti nelle scene sono completamente virtuali e sono stati restituiti esclusivamente attraverso l’uso delle tecnologie image-based. Segue il film “Des tresors contre des armes / Tesori in cambio di armi” di Tristan Chytroschek (2014, 51’). Il commercio di antichi tesori d’arte finanzia i conflitti e la violenza, secondo quanto riferito da Interpol e FBI. La documentazione dimostra come i profitti derivanti dal mercato dell’antiquariato, florido soprattutto nei paesi occidentali, alimentino le guerre civili e la fornitura di armi a gruppi terroristici. Ma da dove vengono questi tesori? Mentre in Afghanistan vengono depredate le tombe di un tempio buddista, la città siriana di Palmira viene sistematicamente saccheggiata.
Venerdì 11 settembre 2020. Presenta Barbara Maurina. Apre il film “Project Mosul, The Story of Rekrei / Progetto Mosul: la storia di Rekrei” di Joosung Kwon (2018, 9’). Subito dopo la distruzione del Museo da parte dello Stato Islamico, due esperti informatici mettono in piedi uno sforzo internazionale di crowdsourcing, di collaborazione collettiva, per creare repliche digitali 3D del patrimonio perduto. Segue il film “Looters of the Gods / Ladri di dei” di Adolfo Conti (2010, 74’). Il traffico dell’arte rubata è stimato per grandezza il terzo dopo quello della droga e delle armi. Da decenni l’Italia, la Grecia e molti paesi di tutto il mondo sono nel mirino di tombaroli, trafficanti e, quel che è ancora peggio, di studiosi e musei senza scrupoli. Il film è una doppia inchiesta che dimostra il ruolo complice di molti importanti musei nel promuovere questo traffico criminale. Da una parte seguiremo la storia delle indagini che hanno visto protagonista l’Italia nel fermare il saccheggio di migliaia di reperti archeologici, dall’altra la storia della Corona d’oro, capolavoro dell’oreficeria antica, trafugato in Grecia, acquistato dal Getty Museum di Los Angeles infine rientrato in patria grazie alle indagini di un giornalista greco.
Venerdì 18 settembre 2020. Presenta Barbara Maurina. Apre il film “Izeh” di Iman Karsi (2018, 14’). Questo breve documentario illustra le opere della civiltà elamita (2700-547 a.C.) e dell’Impero Partico (247 a.C.-224 d.C.) nella città di Izeh, la loro bellezza ma anche l’attuale stato di deterioramento. Segue il film “Nuovi Orizzonti in Cambogia” di Isabella Astengo (2015, 60’). Questo paese devastato da anni di duro regime, si sta lentamente riappropriando della propria ancestrale cultura, rappresentata nel suo massimo splendore dal Parco Archeologico di Angkor. Il documentario racconta l’impegno di lavoro e di integrazione di due importanti gruppi di studiosi e tecnici italiani; col progetto di formazione del restauro “Trinacria” dell’Università di Palermo, e l’I.GE.S. di Roma per il consolidamento degli argini del fossato lungo il tempio di Angkor Wat. Il sistema idrico è tra i più sofisticati ed è motivo della nascita e della fine dell’Impero di Angkor. Accanto alle scoperte archeologiche, guardiamo alla vita quotidiana nei villaggi rimasti immutati nel tempo, ai Templi lontani come Beng Mealea ancora nascosti dalla giungla, ai villaggi galleggianti e alla recente drammatica storia della strage degli intellettuali di 40 anni fa.
TV2000 ripropone il film di Alberto Castellani “Rivisitare Nazareth. Archeologia e tradizione nel villaggio abitato da Gesù” che parla della scoperta della casa natale di Gesù sulla base delle fonti antiche e degli scavi archeologici di Ken Dark a Nazareth
“Trovata la casa natale di Gesù”: ricordate? A parlare dell’eccezionale scoperta era stato l’archeologo inglese Ken Dark nel film di Alberto Castellani “Rivisitare Nazareth. Archeologia e tradizione nel villaggio abitato da Gesù” presentato in anteprima, nel 2017, alla XXVIII rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2017/10/04/trovata-la-casa-natale-di-gesu-a-parlare-delleccezionale-scoperta-alla-xxviii-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-non-sara-lo-scopritore-l/). Sono passati tre anni, e ora per gli appassionati c’è la possibilità di rivedere (o vedere per la prima volta) il film di Castellani sull’emittente TV2000 (Canale 28 digitale terrestre, 18 di Tivùsat, 157 di Sky) che manderà in onda “Rivisitare Nazareth. Archeologia e Tradizione nel villaggio abitato da Gesù” lunedì 13 luglio 2020 alle 22.30.
Nell’anno 68 d.C. un vescovo franco di nome Arculfo trova riparo, dopo una tempesta, a Jona, una piccola isola posta sulla costa occidentale della Scozia, parte delle isole Ebridi Interne. Ospitato dai monaci della locale abbazia incontra Adamnano, un religioso irlandese, Arculfo racconta la sua esperienza di viaggio e descrive i luoghi visitati. Adamnano trascrive nel latino del tempo l’affascinante racconto di quell’ospite. Nasce così “De locis santis”, un diario di viaggio che trova rapida diffusione negli scriptoria di mezza Europa. Tra le località menzionate vi è anche Nazareth e la “casa” dove Gesù avrebbe vissuto infanzia e adolescenza. Prende spunto da qui il film “Rivisitare Nazareth. Archeologia e Tradizione nel villaggio abitato da Gesù“. Il filmato, patrocinato, dall’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) intende recuperare questa lontana testimonianza e cerca un riscontro archeologico sulle tracce presenti nella Nazareth di oggi. “Ci ha accompagnato in questo viaggio”, ricorda Castellani, “il prof. Ken Dark della Reading University, con il contributo del Palestinian Exploration Fund di Londra e l’amichevole disponibilità delle Suore di Nazareth che custodiscono il sito. Non va dimenticata la collaborazione della Libreria Nazionale di Vienna e quella del prof. Thomas O’Loughlin, President of the Catholic Theological Association of Great Britain”.
Castellani per la stesura della sceneggiatura ed il testo si è basato su due pubblicazioni di Ken Dark, che hanno avuto vasta eco nei media dato il clamore della scoperta: si tratta di “Early roman period and the sisters of Nazareth convent” apparso su The Antiquaries Journal e “Has Iesus’ Nazareth house found?” pubblicata su Biblical Archaeology Review. Quella che oggi è considerata dagli archeologi la casa natale di Gesù è un edificio dalle pareti di pietra, risalente al I secolo. Lo scavo, iniziato nel 2006, è stato portato avanti dall’archeologo inglese Ken Dark della university of Reading. Dark si è concentrato su quell’area perché tutte le persone vissute nei secoli successivi alla morte di Gesù hanno identificato proprio quel luogo come la casa natale del Messia, e per le informazioni fornite dal “De locis santis”, secondo cui la casa di Gesù sarebbe stata localizzata tra due tombe e sotto una chiesa.
Due volte la Sicilia, poi Francia, Svizzera, Iran e ancora Italia: a queste produzioni su scoperte archeologiche di preistoria, protostoria e Vicino Oriente, o su ricerche artistico-antropologiche, sono andati i riconoscimenti della XXX Rassegna internazionale del Cinema Archeologico: XIV premio Paolo Orsi, premio del pubblico “Città di Rovereto”, menzione Cinema.Mo.Re e Archeoblogger

Teatro Zandonai con il pubblico delle grandi occasioni per la premiere del film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti (foto Graziano Tavan)
Da Paolo Orsi a Paolo Orsi. Non si erano ancora spenti gli echi della serata di gala, sabato 5 ottobre 2019, presentata da Patrizia Orsingher al teatro Zandonai per celebrare il trentennale della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico con la premiere del docufilm “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” (52’) di Andrea Andreotti, realizzato da Fondazione Museo Civico di Rovereto e prodotto da Filmwork, concentrato sugli anni giovanili di Paolo Orsi, la sua formazione, il suo rapporto con la città natale, con il Regno d’Italia e asburgico. E poi il lavoro in Calabria e Sicilia, con le straordinarie scoperte conquistate in anni di lavoro puntuale, rigoroso, instancabile, grazie a quel “metodo Orsi” che trova le sue proprio nel nostro territorio montano. Ed ecco, nella sala bar del teatro Zandonai, la proclamazione, domenica 6 ottobre 2019, all’apertura della sezione pomeridiana della rassegna, dei film premiati, a iniziare dal premio “Paolo Orsi”, biennale, assegnato da una giuria internazionale.

Il film “Il popolo delle dune” di David Geoffroy ha vinto il XIV premio “Paolo Orsi” alla XXX rassegna internazionale del cinema archeologico

La giuria del premio Paolo Orsi: da sinistra, Franco Nicolis, Maria Longhena, Elli Kriesch, Gabriele Carletti, con Alessandra Cattoi (foto Graziano Tavan)
Il XIV premio “Paolo Orsi” è andato al film francese “Le peuple des dunes / Il popolo delle dune” di David Geoffroy (Francia, 2018, 52’; produzione: AMC2 productions / Cour-Jus production; consulenza scientifica: Anthony Lefort). Su una spiaggia normanna, le scoperte archeologiche portano i ricercatori sulle tracce di un popolo celtico la cui cultura sembra diversa da quella dei vicini del resto della Gallia. Il documentario invita a scoprire la vita di questo antico popolo normanno e i suoi legami con l’ile de Bretagne, l’attuale Inghilterra. “Il premio Paolo Orsi”, è intervenuta la direttrice Alessandra Cattoi, “è il principale della manifestazione, che consiste in un riconoscimento economico di 3000 euro, ed è stato attribuito dalla giuria internazionale formata da Gabriele Carletti (giornalista RAI), Elli Kriesch (regista), Maria Longhena (archeologa), Franco Nicolis (direttore ufficio beni archeologici, Trento) e Andreas M. Steiner (direttore Archeo)”. È toccato al giornalista Carletti leggere la motivazione del premio: “La storia di una suggestiva scoperta archeologica raccontata con immagini affascinanti e un eccezionale montaggio, dove il rigore della ricerca scientifica è accompagnato da ricostruzioni realizzate con grande maestria”.
La giuria internazionale ha anche assegnato due menzioni speciali. La prima menzione speciale (“Un viaggio esplorativo in un Iran poco conosciuto, sulle tracce di un mistero fino alle profondità di un lago, realizzato con strumenti avanzati e tecniche innovative”) è andata al film iraniano “Mysteries of the Lake / I misteri del lago” di Armin Isarian (Iran, 2018, 72’; produzione: Armin Isarian; consulenza scientifica: Soroush Modaberi, Alireza Namayandeh, Alireza Naderi, Majid Eskandari, Mansoor Ghorbani, Ebrahim Heydari, Alireza Shah Mohammadpoor). Il sito archeologico di Takht-e-Soleyman, nel nord- ovest dell’Iran, e il suo misterioso lago sono avvolti nel mistero, nel mito e nella leggenda, in parte per gli eventi storici reali che vi sono accaduti e in parte per la mente creativa dei locali. Il film presenta questo luogo storico e tenta l’esplorazione delle oscure profondità del lago. La seconda (“Coinvolgente e allo stesso tempo rigoroso. Lo spettatore viene preso per mano dagli archeologi e condotto nella grotta a tentare di risolvere insieme, nelle pieghe dei dialoghi in presa diretta, un affascinante rebus di stalagmiti”) è stata attribuita anche un’altra menzione speciale al film “Neandertal, le mystère de la grotte de Bruniquel / Neandertal, il mistero della grotta di Bruniquel” di Luc Henri Fage (Francia, 2018, 53’; produzione: Gedeon Programmes / Stéphane Millière; consulenza scientifica: Jacques Jaubert, Sophie Verheyden, Edouard Régnier, Catherine Ferrier, François Lévèque, Jean Claude Leblanc, Priscilla Bayle, João Zilhão, Hubert Camus). Nella grotta scoperta da un giovanissimo speleologo nel 1990 vicino al borgo di Bruniquel, nel sudovest della Francia, si nasconde un mistero: centinaia di stalagmiti e stalattiti spezzate, di cui alcune presentavano tracce di fuoco, si trovavano raccolte in cerchi, per mano dell’uomo di Neanderthal. Qual era il senso di tali costruzioni? E a quando risalgono? Questo documentario racconta gli ultimi quattro anni di ricerche archeologiche.

Il film “Neandertal, le mystère de la grotte de Bruniquel / Neandertal, il mistero della grotta di Bruniquel” di Luc Henri Fage ha avuto la menzione Archeoblogger
Menzione Archeoblogger. Il film “Neandertal, le mystère de la grotte de Bruniquel / Neandertal, il mistero della grotta di Bruniquel” di Luc Henri Fage ha conseguito anche il premio speciale attribuito dalla giuria di Archeoblogger. “Più che un documentario, un racconto per immagini e parole di una ricerca rivoluzionaria”, si legge nella menzione Archeoblogger annunciata da Antonia Falcone di professionearcheologo.it: “dalle origini della scoperta all’uso delle più moderne tecnologie per datare una struttura unica nel suo genere. Un film in cui emerge, però, soprattutto la quotidianità del lavoro dell’archeologo, perché a guardare bene i veri protagonisti sono gli archeologi. Con Bruniquel non ci si annoia mai: la narrazione e le riprese hanno la capacità di condurre lo spettatore per mano, accompagnato dall’entusiasmo dei protagonisti. Forse è questo l’elemento che fa di Bruniquel un film emozionale ed emozionante: l’empatia che i ricercatori riescono a comunicare, il trasporto che trasmettono mentre semplicemente portano a compimento il loro lavoro. Non solo, certi scambi di battute, certe risate che esplodono, certe esclamazioni, rendono tutto estremamente familiare e trasportano lo spettatore dentro quella grotta, a condividere con l’équipe la sorpresa per il rinvenimento e le emozioni per ogni tassello di conoscenza acquisito in più. Quella grotta, accessibile soltanto a specialisti, può pertanto essere restituita alla comunità globale, non solo scientifica, mediante un prodotto divulgativo di questo tipo. Il tono narrativo alterna la narrazione scientifica a quella della scoperta, fino a diventare colloquiale; e allo stesso tempo viene messo in luce l’approccio multidisciplinare della ricerca, con l’utilizzo dell’archeologia sperimentale, della geologia e dell’archeometria. In conclusione, quando c’è una buona narrazione non c’è bisogno di ricorrere a ricostruzioni virtuali spettacolari: bastano storia e protagonisti. E qui abbiamo tutto”.
Menzione Cinema.Mo.Re. Claudia Beretta, dello staff della Rassegna e membro della giuria: “La menzione speciale Cinema.Mo.Re è attribuita da una giuria mista che vede la collaborazione della Rassegna del Cinema archeologico con Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival”. Quest’anno la menzione è andata a “Sicilia Grand Tour 2.0” di Giorgio Italia (Italia, 2019, 90’; prodotto da Fine Art Produzioni srl; consulenza scientifica: Alessandra Cilio). Giorgio è uno studente universitario, che trova una serie di vecchi volumi pieni di carte, schizzi e disegni, ma anche di storie. Il ragazzo è affascinato dal racconto che il pittore francese Jean Houel tesse della Sicilia, e decide di esplorare l’isola, facendo del “Voiage pittoresque des isles de Sicilie de Malte et de Lipari” la sua guida. Scoprirà che le parole di Houel, che definiva la Sicilia il luogo più curioso dell’universo, sono ancora oggi veritiere (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/05/alla-xxx-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-il-film-sicilia-grand-tour-2-0-viaggio-al-ritmo-dei-viaggiatori-del-settecento-alla-scoperta-della-sicilia/). Continua Beretta: “Il film che porta lo spettatore in un viaggio immersivo e coinvolgente alla scoperta della cultura siciliana nelle sue più varie e alte accezioni: architetture, paesaggi, tradizioni e storie di vita sono i protagonisti di un racconto moderno che non si dimentica del passato che l’ha reso possibile, narrato con abilità e genuina passione”. Un’ulteriore menzione (“Originale trama narrativa e montaggio arricchito da sequenze visive da video arte”) è andata al film “Ars Longa Vita Brevis” di Riccardo Campagna (Italia, 40’, 2018; prodotto da Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia; consulenza scientifica: Ayman Nabo e Stefano Savona). A Palmira, in Siria, un sito archeologico antico migliaia di anni è diventato uno dei poli centrali del complesso conflitto siriano. Alternativamente la Russia di Putin insieme con l’esercito regolare siriano di Assad si sono contesi il sito con i fondamentalisti dello Stato Islamico. Ciò mette in luce l’importanza dell’aspetto simbolico delle antichità, e ci consente di ragionare sul nostro rapporto col passato.

Il film “Berg der Steine Ausgrabungen auf dem Monte Iato / Monte Iato. Storia di uno scavo” di Andreas Elsener è stato premiato dal pubblico della XXX rassegna internazionale del cinema archeologico

Il regista Franco Zaffanella e il produttore Gian Maria Pontiroli con Alessandra Cattoi (foto Graziano Tavan)
Premio del pubblico “Città di Rovereto”. Il gradimento del pubblico che ha seguito il programma della Rassegna è andato a due film pari merito, uno svizzero e l’altro italiano. Si tratta del film “Berg der Steine Ausgrabungen auf dem Monte Iato / Monte Iato. Storia di uno scavo” di Andreas Elsener (Svizzera, 2019, 90’; prodotto da Andreas Elsener Filmproduktion; consulenza scientifica: Cristoph Reusser). Nel 1971 un team di archeologi dell’Università di Zurigo cominciò uno scavo sul sito del Monte Iato in Sicilia Occidentale, Da allora ogni anno tornano nel paese di San Cipirello per lavorare allo scavo, aiutati da operai locali, alcuni dei quali, pur non essendo archeologi, lavorano al sito da 40 anni. Il documentario racconta lo scavo, diventato un importante fattore economico per il paese, e il microcosmo che si crea a San Cipirello durante le sei settimane annuali di lavoro. A pari merito il film “La Memoria di un Filo” di Franco Zaffanella (Italia, 2019, 30’; prodotto da Gian Maria Pontiroli). Questo progetto ha avuto come obiettivo principale la realizzazione di un capo d’abbigliamento con una fibra vegetale ricavata dai gambi della pianta del lino, senza l’uso di apparecchiature elettroniche o meccaniche. Il progetto ha visto fra l’altro la costruzione di un telaio verticale a pesi, fusi, e altri attrezzi per lavorare le fibre, come pesi da telaio e fusaiole in argilla.
Rovereto celebra il suo archeologo più illustre, Paolo Orsi nel 160.mo della nascita. Alla XXX rassegna internazionale del cinema archeologico premiere del docufilm “Paolo Orsi. La Meravigliosa Avventura” di Andrea Andreotti con l’archeologo Carlo Andrea Postinger nei panni del grande studioso roveretano
5 ottobre 2019: è il giorno di Paolo Orsi. Rovereto celebra il suo archeologo più illustre nel 160mo anniversario della sua nascita. Lo fa dedicandogli una serata speciale della XXX rassegna internazionale del cinema archeologico, per la quale la Fondazione museo civico di Rovereto ha realizzato un film documentario “Paolo Orsi. La Meravigliosa Avventura” con première nella serata a ingresso libero sabato 5 ottobre alle 20.45, al teatro Zandonai. “L’obiettivo”, spiegano alla Fondazione, “è quello di arrivare a un pubblico il più vasto possibile, con un documentario che celebra il personaggio e al tempo stesso la manifestazione che nel suo nome è nata Paolo Orsi, la meravigliosa avventura”. E continuano: “La Fondazione Museo Civico di Rovereto sta studiando da anni vita e opere di Orsi, valorizzato anche attraverso mostre e pubblicazioni, ma trent’anni dopo la nascita della Rassegna si è sentita la necessità di narrare con linguaggi attuali i tratti biografici del padre dell’archeologia trentina”.

L’archeologo Carlo Andrea Postinger interpreta l’illustre collega Paolo Orsi: straordinaria somiglianza
“Paolo Orsi, La Meravigliosa Avventura” (52′) è un film della Fondazione Museo Civico di Rovereto, in collaborazione con Sat (Società Alpinisti Tridentini) e Fondazione Museo Storico del Trentino, e con la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Provincia di Trento, prodotto dalla FILMWORK di Trento con la regia di Andrea Andreotti. Il documentario si concentra sugli anni giovanili di Paolo Orsi, la sua formazione, il suo rapporto con la città natale, con il Regno d’Italia e asburgico. E poi il lavoro in Calabria e Sicilia, con le straordinarie scoperte conquistate in anni di lavoro puntuale, rigoroso, instancabile, grazie a quel “metodo Orsi” che trova le sue proprio nel nostro territorio montano. Un film fatto di molte voci che accompagnano il documentario perfezionando i dettagli, mostrando anche il lato umano del grande archeologo. L’escamotage narrativo è quello di far dialogare il presente con il passato, attraverso un’intervista impossibile con Paolo Orsi in persona, interpretato per l’occasione dall’archeologo Carlo Andrea Postinger, che stupisce per somiglianza e capacità interpretativa, e che consente di rendere il personaggio particolarmente attuale.

Dal docufilm “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura”: straordinarie le scoperte in Magna Grecia di Paolo Orsi
La sceneggiatura del film è stata in parte realizzata attingendo ai documenti dell’Epistolario Paolo Orsi – Archivio Fondazione Museo Civico di Rovereto, e il documentario diventa occasione per valorizzare il ricco patrimonio di lettere e scritti personali recentemente acquisito dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto dagli eredi Orsi, archivio che gli archeologi del Museo stanno studiando e che è tuttora in parte inedito, e che sarà pubblicato nella sua interezza grazie a un progetto sostenuto dalla Fondazione Caritro. Diverse le altre voci che si intrecciano nella narrazione con interviste a Barbara Maurina, conservatrice per l’archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto e Maurizio Battisti, archeologo del Museo; Armando Tomasi, presidente della commissione Cultura della Sat e di Mirko Saltori, storico della Fondazione Museo Storico del Trentino, che firmano anche la consulenza scientifica del documentario, e allo storico Fabrizio Rasera, a Franco Marzatico soprintendente per i Beni Culturali della Provincia autonoma di Trento e a Franco Nicolis, direttore Ufficio Beni archeologici della Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento.
Al via a Rovereto la XXX rassegna internazionale del cinema archeologico: 44 film da 20 Paesi in concorso per il XIV premio “Paolo Orsi” assegnato da una giuria internazionale. Poi il premio del pubblico e degli archeoblogger

Il teatro Zandonai di Rovereto ospita proiezioni ed incontri della rassegna internazionale del cinema archeologico
Tutto è pronto a Rovereto per la 30ma Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del ministero ai Beni e alle Attività culturali e del ministero degli Esteri. Dal 2 al 6 ottobre 2019 a Rovereto, per la prima volta comprendendo anche la domenica per agevolare la partecipazione, il palinsesto cinematografico dedicato all’antichità sarà ricco di proposte, con 44 film in concorso da 20 nazioni diverse, 3 incontri, un evento speciale di celebrazione del trentennale della Rassegna con la première della docufiction su Paolo Orsi, voluto dalla Fondazione con la collaborazione dei produttori trentini della Filmwork (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/24/rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-per-ledizione-del-trentennale-cambia-la-giornata-finale-sara-la-domenica-dedica-ed-evento-speciale-per-larcheologo-rove/). Graditissima la presenza di numerose e nuove produzioni italiane, quasi la metà dei film in cartellone. Full immersion nella storia, nell’arte, nell’archeologia, nelle culture del passato che tornano presenti con immagini spettacolari e suggestive sul grande schermo, e con i racconti dei protagonisti. L’edizione italiana di tutti i film stranieri è curata dalla Fondazione Museo Civico con Sirio Film di Trento. Si confermano anche le collaborazioni con National Geographic Italia, media partner della manifestazione e con la rivista di settore Archeo, oltre alle quali vanno segnalate le sinergie costruite con numerose realtà che arricchiscono gli eventi della settimana con appuntamenti “Rassegna in città” di grande qualità e interesse. L’intera settimana della manifestazione sarà ospitata nella splendida cornice del Teatro Zandonai, salotto buono cittadino che la città di Rovereto apre al pubblico della Rassegna. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Oltre al premio del pubblico, verranno attribuite la menzione speciale CinemAMoRe, insieme a Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival, e la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani. Il premio più importante sarà il XIV premio Paolo Orsi attribuito da una giuria internazionale di esperti, composta da Gabriele Carletti, Elli Kriesch, Maria Longhena, Franco Nicolis, Andreas M. Steiner. Per il 2019, il “Premio Paolo Orsi” per la migliore realizzazione cinematografica consisterà in una targa e una somma di tre mila euro che saranno consegnati al produttore dell’opera. Si tratta quindi di un piccolo ma significativo incentivo a nuovi progetti e realizzazioni cinematografiche ad argomento archeologico.
I documentari 2019. Sono tantissimi gli argomenti toccati dai nuovissimi 49 film in palinsesto in questa XXX Rassegna. Sempre acceso l’obiettivo sulle origini dell’uomo e la preistoria, sull’Egitto e le civiltà fiorite nel Mediterraneo, per Roma, per il Medioevo, per le civiltà africane o orientali, per i nativi americani, la preistoria di Malta, la paleontologia dell’Alaska e molto altro ancora di curioso e affascinante, come gli sforzi per preservare e ricostruire il patrimonio culturale perduto grazie alle nuove tecnologie. Oltre 1200 i film arrivati alla Rassegna da tutto il mondo per la prima scrematura, per arrivare poi, con una strettissima selezione, alla cinquantina di film in programma, che cercano di coprire un ampio panorama storico e geografico, oltre a garantire un’elevata qualità della proposta cinematografica, che vuole dare spazio a mille voci diverse e anche a generi particolari come i corti d’autore o l’animazione.

La grande collina artificiale di Arslantepe dove opera la missione archeologica italiana in Anatolia orientale dell’università La Sapienza di Roma
Le conversazioni e gli incontri. Ma la Rassegna è molto più dei film. Gli incontri con i protagonisti di quest’anno propongono argomenti che vanno dall’archeologia nelle Alpi, al colore nell’antichità e fino al Rinascimento, al movimento di popoli nell’Anatolia, a un evento speciale per il Decennale dell’iscrizione delle Dolomiti nella Lista del Patrimonio Mondiale. Gli incontri saranno moderati da giornalisti, archeologi, blogger, e alla fine delle conversazioni le domande si potranno fare a tu per tu, incontrando i protagonisti nella sala bar del teatro, dove sarà possibile sciogliere qualche curiosità sugli argomenti proposti in un ambiente informale e amichevole. In particolare, Annaluisa Pedrotti, professore associato di Preistoria e Protostoria dell’università di Trento e Franco Marzatico, soprintendente per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, parleranno di Archeologia nelle Alpi insieme al giornalista e archeologo Marco Perinelli; successivamente si parlerà deI colore nel tempo: dall’antichità al Rinascimento con Marco Leona, direttore del Dipartimento di ricerca scientifica del Metropolitan Museum of Art di New York, in una conversazione moderata da Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo. Infine con Marcella Frangipane, professore ordinario di Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente alla Sapienza università di Roma, Fondazione Sapienza e Accademia dei Lincei, si parlerà dell’attualissimo argomento del movimento di popoli con la conversazione “Arslantepe: identità, movimenti e integrazione nell’Anatolia pre-protostorica”, moderata da Alessandra Clementi di National Geographic Italia.
Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto. Per l’edizione del trentennale cambia la giornata finale: sarà la domenica. Dedica ed evento speciale per l’archeologo roveretano Paolo Orsi nel 160.mo dalla nascita. In concorso 44 film da 20 Paesi; 3 conversazioni, 2 mattine per le scuole, 3 eventi speciali

La 30.ma rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto è dedicata all’archeologo roveretano nel 160.mo dalla nascita. Premiere del film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura”

Locandina della 30.ma rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto dal 2 al 6 ottobre 2019

Alessandra Cattoi e Giovanni Laezza: direttrice e presidente della fondazione museo civico di Rovereto (foto Graziano Tavan)
Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto, si cambia. Per l’edizione del trentennale, un traguardo unico nel panorama dei festival dedicati alla storia e all’archeologia, c’è una novità che balza subito all’attenzione: la giornata finale non sarà più il sabato, con le premiazioni la sera, ma la domenica, con gli ultimi film in concorso la mattina, e proclamazione dei film vincitori con proiezioni dei film fuori concorso nel pomeriggio – sera di gala. La 30.ma rassegna, in programma dal 2 al 6 ottobre 2019 al teatro Zandonai di Rovereto, è dedicata all’archeologo roveretano Paolo Orsi, di cui quest’anno si celebrano i 160 anni dalla nascita. Era il maggio 1990 quando il museo civico di Rovereto promosse il convegno scientifico “Paolo Orsi e l’archeologia del Novecento”, in occasione del quale furono proposte tre giornate di proiezioni di film. “È così che è nata la rassegna internazionale del Cinema archeologico”, interviene Alessandra Cattoi, direttrice della Fondazione museo civico di Rovereto, “rassegna che oggi, trent’anni più tardi, è diventata una manifestazione culturale articolata e conosciuta ben al di là della città di Rovereto, con eventi satellite organizzati lungo il corso dell’anno in molte località italiane, da Siracusa ad Agrigento, da Torino a Udine, per spingersi fino a Belgrado e Istanbul. Una manifestazione che è maturata nel tempo, anche grazie all’impegno del museo e a tutte le donne e gli uomini che vi hanno lavorato con passione ed entusiasmo”. Trent’anni dopo, la Fondazione museo civico torna a riflettere sulla figura del celebre archeologo roveretano da cui tutto è partito. “E lo fa – continua Cattoi – con una produzione straordinaria, con un documentario che celebra il personaggio e al tempo stesso la manifestazione che nel suo nome è nata. “Paolo Orsi, la meravigliosa avventura” è dunque il momento clou della Rassegna 2019, una docufiction che rappresenta, più di mille celebrazioni, lo spirito di questi trent’anni di Festival”. L’appuntamento è per la sera di sabato 5 ottobre 2019 al teatro Zandonai con la premiére del film
“Paolo Orsi. La meravigliosa avventura”: introduzione della docufiction e dei suoi protagonisti presentata da Patrizia Orsingher, cui segue la proiezione del documentario “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti (52′, produzione Filmwork), realizzato da Fondazione Museo Civico di Rovereto. La docufiction si concentra sugli anni giovanili di Paolo Orsi, la sua formazione, il suo rapporto con la città natale, con il Regno d’Italia e asburgico. E poi il lavoro in Calabria e Sicilia, con le straordinarie scoperte conquistate in anni di lavoro puntuale, rigoroso, instancabile, grazie a quel “metodo Orsi” che trova le sue proprio nel nostro territorio montano. Un film fatto di molte voci che accompagnano il documentario perfezionando i dettagli, mostrando anche il lato umano del grande archeologo. Ma la serata di gala dedicata all’archeologo roveretano sarà solo la conclusione di una giornata speciale, quella di sabato 5 ottobre, che al mattino, dalle 10 alle 12, ha in programma l’evento “La città di Paolo Orsi tra Settecento e Novecento”: percorso lungo le vie di Rovereto, con partenza da piazza Podestà, raccontandone la storia attraverso una prospettiva diversa: seguendo le tracce di Paolo Orsi, roveretano illustre che ha trascorso qui l’infanzia e la giovinezza. Partecipazione gratuita, fino ad esaurimento posti. Prenotazione consigliata allo 0464.452800.

La grande collina artificiale di Arslantepe dove opera la missione archeologica italiana in Anatolia orientale dell’università La Sapienza di Roma
La 30. Rassegna in numeri. Quarantaquattro film in concorso da venti Paesi, due mattinate dedicate alle scuole (quella di mercoledì 2: retrospettiva con proiezioni dedicate alla scuola primaria, filmati non in concorso selezionati in collaborazione con gli insegnanti dell’Istituto Comprensivo di Villa Lagarina; e di giovedì 3 ottobre 2019: retrospettiva con proiezioni dedicate alla scuola secondaria. Film selezionati e presentati dagli studenti della classe 4A scientifico del liceo “A. Maffei” di Riva del Garda: Giulio Ballardini, Andrea Boninsegna, Damiano Brocchetti, Carlotta Cazzolli, Matteo Crosina, Elia Dassatti, Eleonora Gilardino, Tamina Hunjadi, Samantha Juretig, Fabio Oss, Samuele Pasqualotto, Alice Pelanda, Ilaria Pozzer, Alice Straffelini, Denise Vivori, Mohamed Yassam, Angelica Zani. Coordinatore del progetto: prof. Stefano Lotti); tre conversazioni: mercoledì 2 ottobre, “L’archeologia delle Alpi oggi” con Annaluisa Pedrotti, professore associato di Preistoria e Protostoria dell’università di Trento, Franco Marzatico, soprintendente per i Beni culturali della Provincia autonoma di Trento, e Marco Nicolò Perinelli, giornalista e archeologo; giovedì 3 ottobre, “Il colore nel tempo: dall’antichità al Rinascimento” con Marco Leona, direttore del Dipartimento di ricerca scientifica del Metropolitan Museum of Art di New York, e Andreas M. Steiner, direttore della rivista Archeo; sabato 5 ottobre, “Arslantepe: identità, movimenti e integrazione nell’Anatolia pre-protostorica” con Marcella Frangipane, professore ordinario di Preistoria e Protostoria del Vicino e Medio Oriente alla Sapienza università di Roma, Fondazione Sapienza e Accademia dei Lincei, con Alessandra Clementi di National Geographic Italia. E poi alcuni film fuori concorso, domenica 6 ottobre, nel pomeriggio: “I bronzi del Quirinale a Roma” di Vinzenz Brinkmann e Elli Gabriele Kriesch (Germania, 2018; 14’); “Mesopotamia in memoriam: appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (Italia, 2019; 48’); “Ingegneria romana: città II” di José Antonio Muñiz Olivares (Spagna, 2018; 55’); “Prime Civiltà: Città” di Robin Dashwood (Inghilterra, 2018; 52’).
Eventi speciali, non solo Paolo Orsi. Degli eventi legati all’archeologo roveretano nel 160.mo della sua nascita abbiamo già detto. Ma ci sono altri due momenti da non perdere. Venerdì 4 ottobre 2019, alle 16.45, appuntamento della Rete degli Eventi del Decennale dell’iscrizione delle Dolomiti nella Lista del Patrimonio Mondiale: “Dolomiti: tra ambiente naturale e paesaggio culturale” con Annibale Salsa, antropologo e presidente del Comitato Scientifico di Accademia della Montagna del Trentino e membro del comitato scientifico della Fondazione Dolomiti Unesco. Durante l’incontro verrà proiettato il documentario presentato in anteprima al Trento Film Festival 2019: “Annibale Salsa. I Paesaggi del Trentino” di Gianluca Cepollaro e Alessandro De Bertolini (Italia, 2019; 38’). L’altro, domenica 6 ottobre, alle 20.30, chiude la 30. Rassegna, con una serata in collaborazione con il Religion Today Film Festival 2019. Viene proiettato il film “Ani, le monache di Yaqen gar” di Eloise Barbieri (Italia, 2019; 53’). “Tra le prime istituzioni culturali”, commenta il presidente Giovanni Laezza, “la Fondazione Museo Civico ha riconosciuto nel cinema uno strumento per preservare, valorizzare e promuovere il patrimonio mondiale. Ma non solo: ha capito che questi film sono essi stessi preziosi documenti del passato, da conservare con cura, catalogare e promuovere. Il museo ha raccolto così, in questi 30 anni, oltre 4mila film che le produzioni consentono di utilizzare, sempre per manifestazioni non a scopo di lucro: per questo la nostra Rassegna si dirama poi, in Italia e all’estero, creando decine di eventi ogni anno, che fanno ben comprendere come l’unione tra turismo e cultura sia un binomio vincente, e che ci incoraggiano a proseguire su questa strada, impegnativa e affascinante, immaginando e progettando nuovi sviluppi”. E la direttrice chiude: “Oggi la Rassegna è senza dubbio punto di riferimento nazionale per le produzioni cinematografiche in ambito archeologico e mantiene la spinta innovativa rinnovando la sua formula con l’adesione di numerose realtà culturali che arricchiscono il programma delle cinque giornate di una bellissima festa della curiosità e della conoscenza”.




























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