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18 maggio 2019: Notte Europea dei Musei: ingresso al costo simbolico di 1 euro. E Festa dei Musei sul tema “Musei come hub culturali: il futuro della tradizione”. Ecco il programma dell’Egizio di Torino, dell’Archeologico di Napoli, degli Archeologici del Polo della Calabria, dei Civici di Pavia, e dei parchi archeologici del Colosseo, di Pompei e di Ercolano

18 maggio 2019: Giornata internazionale dei Musei sul tema “Musei come hub culturali: il futuro della tradizione”

Notte dei Musei: ingresso simbolico a 1 euro

Dopo il successo delle passate edizioni, sabato 18 maggio 2019 si celebra la quarta edizione della Festa dei Musei, grande evento nazionale organizzato dal ministero per i Beni e le attività culturali nel terzo fine settimana di maggio. Per l’occasione, i musei, i complessi monumentali, le aree e i parchi archeologici proporranno un ricco calendario di iniziative e attività aperte al pubblico. Qui di seguito ne presentiamo alcune. La sera molti istituti aderiranno alla quindicesima edizione della Notte Europea dei Musei, con tre ore di apertura straordinaria serale e ingresso al costo simbolico di 1 euro. L’iniziativa, patrocinata dal Consiglio d’Europa e da Icom, coinvolge nella stessa sera 3200 musei in 30 Paesi, con lo scopo di promuovere l’identità culturale europea in tutti gli Stati dell’Unione. Come tema di riflessione per la giornata, la Direzione generale musei condivide con Icom Italia il tema della Giornata internazionale dei Musei “Musei come hub culturali: il futuro della tradizione”, traduzione italiana del tema proposto per la Conferenza generale di Kyoto 2019. La Giornata Internazionale dei Musei 2019 si concentrerà sul nuovo ruolo dei musei come attori attivi nelle loro comunità di riferimento. Il ruolo dei musei nella società sta cambiando. I musei continuano a reinventarsi nella loro ricerca per diventare più interattivi, partecipativi, orientati alla comunità, flessibili, adattabili e mobili; sono diventati centri che funzionano come hub culturali in cui creatività e conoscenza sono affiancate e dove i visitatori possono anche co-creare, condividere e interagire. Pur preservando le loro missioni primarie – raccolta, conservazione, comunicazione, ricerca, esposizione – i musei hanno trasformato le loro pratiche per rimanere più vicini alle comunità di riferimento. Oggi i musei cercano modi innovativi per affrontare questioni sociali contemporanee. Agendo a livello locale, i musei possono difendere e mitigare i problemi globali, affrontando le sfide della società contemporanea in modo proattivo. Come istituzioni nel cuore della società, i musei hanno il potere di stabilire un dialogo tra culture, costruire ponti per un mondo pacifico e contribuire allo sviluppo sostenibile. Mentre i musei crescono sempre di più nel loro ruolo di hub culturali, essi stanno anche trovando nuovi modi per valorizzare le loro collezioni, le loro storie e le loro eredità, creando tradizioni che avranno un nuovo significato per le generazioni future e rilevanza per un pubblico contemporaneo sempre più diversificato a livello globale.

Festa dei Musei al museo Egizio di Torino

Giornata internazionale dei Musei al museo Egizio di Torino. Il 18 maggio 2019, in occasione della Giornata Internazionale dei Musei promossa da Icom, il museo Egizio rimarrà aperto straordinariamente fino alle 23 e a partire dalle 18.30 l’ingresso al museo sarà per tutti a 5 euro. Durante la serata saranno disponibili dei mini tour guidati gratuiti dal titolo: “Umanisti o scienziati?”, una visita di 40 minuti, guidata da egittologi, dedicata alla mostra temporanea Archeologia Invisibile e alla nuova area restauro al secondo piano del museo. Nel corso della guida i visitatori comprenderanno come le scienze naturali e l’archeologia siano intimamente connessi tra loro. Giunti all’area restauro sarà possibile vedere un restauratore a lavoro su di un sarcofago e fargli tutte le domande, anche le più curiose, sul suo lavoro! Visite dalle 18.30 alle 22 ogni 30 minuti. Le prenotazioni ai tour avverranno la sera stessa, al desk in Ipogeo.

La Notte dei Musei ai musei Civici di Pavia

Pavia e le grandi civiltà del passato, tra Collezionismo privato e il lavoro dell’Archeologo. Sabato 18 maggio 2019, ai Musei Civici di Pavia, alle 21.30, un tour inedito tra le sale della Sezione Archeologica + la visione del capolavoro di Giorgio De Chirico “Gli Archeologi”, esposto nella mostra temporanea “De Chirico, De Pisis, Carrà. La vita nascosta delle cose”. Il focus della visita guidata: la figura e l’attività dell’Archeologo, la sua missione e la riscoperta del mondo antico nell’età moderna e contemporanea. Il tour avrà inizio nella mostra, dove verrà illustrata ai visitatori la celebre opera di De Chirico, e subito dopo proseguirà nella Sezione Archeologica. Ritrovo: Biglietteria dei Musei Civici di Pavia. Costo: 4 euro + biglietto d’ingresso al Museo e Mostra 6 euro (10 euro complessive). Max 25 persone. Prenotazione obbligatoria: visiteguidate@vieniapavia.it / 375 570 9240

Una spettacolare immagine dall’alto del Colosso, icona di Roma

Il Parco archeologico del Colosseo fa il punto su arte e benessere. Frequentare i luoghi d’arte fa bene. A tutti, senza dubbio. Ma alcune categorie di visitatori possono trarre benefici particolari dall’osservazione delle opere d’arte e dal partecipare ad attività realizzate all’interno di contesti storici e archeologici, luoghi capaci di suscitare nuovi stimoli cognitivi. In tale ambito, studi recenti – pubblicati in occasione del convegno dedicato al tema dal Fresco Parkinson Institute Italia nel 2018 – concordano sul fatto che le persone affette dalla malattia di Parkinson rientrino a tutti gli effetti tra questi potenziali beneficiari. Per fare il punto della situazione sul binomio ormai irrinunciabile tra arte e benessere, fisico e psichico, il Parco archeologico del Colosseo ha ideato e organizzato sabato 18 maggio 2019 dalle 9.30, nella sede della Curia Iulia nel Foro Romano, il convegno “Salus per Artem – Salute per mezzo dell’arte”. Una giornata di incontri, laboratori e buone pratiche per affrontare il tema dei principi e degli effetti dell’arteterapia per il Parkinson, per dare voce non solo ai protagonisti di questo nuovo approccio alla cura delle malattie neurodegenerative ma anche alle persone interessate dalla malattia offrendo un segnale ancora più forte di attenzione, ascolto e inclusione. “Abbiamo pensato che la Giornata internazionale dei Musei di Icom fosse il giorno più adatto per approfondire il tema della frequentazione dei luoghi d’arte come terapia parallela all’assunzione di medicinali e anche come forma di riscatto per le categorie di pubblico più svantaggiate”, afferma Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo e aggiunge: “non a caso, per questa edizione 2019, il Museo è definito un HUB culturale, ovvero uno spazio sempre più inclusivo, capace di coinvolgere le categorie di visitatori più “fragili”, concretamente calato nella realtà della comunità locale”. Ed è proprio con questo spirito che il Parco archeologico del Colosseo ha sviluppato a partire da quest’anno il progetto di riabilitazione “Park-in-PArCo”, condotto in collaborazione con l’associazione Parkin Zone Onlus nell’ambito de “Il PArCo fuori dal PArCo”. Il progetto rientra in un più ampio quadro di attività affinché venga garantita una sempre maggiore accessibilità a tutte le fasce della popolazione, in un’ottica di inclusione e apertura. Nei primi sei mesi le persone con malattia di Parkinson hanno avuto modo di partecipare ad attività riabilitative (yoga, teatro, Dance Well, e altro) negli spazi del Museo Palatino e della Curia Iulia al Foro Romano, seguite da un team di professionisti. Le attività proseguiranno anche per tutta l’estate anche all’aperto, sulla terrazza del Tempio di Venere e Roma e nella splendida cornice della Vigna Barberini.

La locandina del convegno “Salus per artem” alla Curia Iulia del Foro Romano

Il convegno nasce da un’idea di Andrea Schiappelli con Francesca Boldrighini, Elisa Cella, Giulia Giovanetti, Federica Rinaldi e Francesca Pandolfi. Tra i relatori del convegno si segnalano, per la prima sessione, Antonio Pisani, Fondazione santa Lucia e UniRoma2, Michele Meglio, IRCCS Neuromed, Parkin Zone Onlus, e Nicola Modugno neurologo e direttore di Parkin Zone Onlus che discuteranno di Parkinson, degli aggiornamenti nel trattamento della malattia e delle terapie riabilitative artistiche. Annalisa Cicerchia di UniRoma2 tratteggerà il quadro generale sul binomio cultura-salute nel nostro Paese. La seconda sessione si concentrerà sulle esperienze nazionali nel campo delle terapie artistiche. Ad aprirla Gabriella Cetorelli, con un intervento sulle attività della Dg Musei del MiBAC in tema di accessibilità del patrimonio statale. Giulia Maria Paola Baldassarre del Fresco Parkinson Institute, insieme al ballerino di fama internazionale Roberto Casarotto, parleranno invece della Dance Well. A seguire il racconto delle attività organizzate con l’Associazione Parkinson Parthenope, “ParkinArte” a Palazzo delle Esposizioni e il percorso riabilitativo al Parco archeologico del Colosseo. Il convegno diventerà inoltre, nella sua sessione finale, un’occasione di incontro tra i pazienti e le associazioni regionali, con Parkinson Giovanile Roma PGR Onlus, Azione Lazio Parkinson, Azione Parkinson Ciociaria, e Bradirapidi Onlus. In chiusura si terrà una classe di Dance Well, aperta a tutti i presenti. Dance Well è un progetto nato nel 2013 a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, nell’ambito del progetto europeo ACT YOUR AGE per la promozione del dialogo intergenerazionale e dell’invecchiamento attivo attraverso l’arte della danza è sostenuto dal Comune di Bassano con la sua Casa della danza e in partnership con il Nederlandse Dansagen Festival di Maastricht (Olanda) e il Dance House Lemesos (Cipro). Dance Well ha come obiettivo l’inclusione e il benessere, attraverso la danza contemporanea, di persone con il Parkinson.

I laboratori di restauro del museo Archeologico nazionale di Napoli

La mostra “Corto Maltese. Un viaggio straordinario” al Mann

Festa dei Musei e Notte dei Musei al MANN. “Musei come hub culturali: il futuro della tradizione”: sarà questo il tema della “Festa e notte dei Musei 2019”, quarta edizione dell’appuntamento annuale che il Mibac dedica alla promozione del patrimonio culturale italiano. Sabato 18 maggio il museo Archeologico nazionale di Napoli parteciperà alla manifestazione garantendo tre ore di apertura serale (dalle 20 alle 23, con ultimo ingresso alle 22) al costo simbolico di 1 euro, salvo le gratuità previste dalla legge: così, anche dopo il tramonto, sarà possibile visitare le collezioni permanenti e le tre esposizioni temporanee in programma ( “Canova e l’antico”; “Corto Maltese. Un viaggio straordinario”; “Nel Vulcano. Cai Guo-Qiang e Pompei”). In coerenza con il fil rouge tematico del 2019, l’Archeologico di Napoli dedicherà al futuro della tradizione le due tipologie di eventi in calendario sabato prossimo: in tre turni (ore 20.30; 21.15; 22) sarà possibile partecipare agli appuntamenti “Dietro le quinte. Il restauro in diretta”, visitando le diverse sezioni dei laboratori del Mann; alle 21, ancora, percorso guidato all’esposizione “Corto Maltese. Un viaggio straordinario” per riscoprire, in collaborazione con Comicon, l’arte di Hugo Pratt. Entrambi gli eventi, per cui è obbligatoria la prenotazione (contattare, da lunedì a venerdì, i Servizi Educativi del Museo al numero 081/4422124; sabato, rivolgersi all’infopoint del Mann: 081/4422149), declineranno, in maniera diversa, il motivo della valorizzazione del patrimonio, in proiezione verso il domani: se le attività di restauro sono imprescindibili per conservare e difendere la bellezza degli antichi reperti, la magia dell’opera di Hugo Pratt riesce a coniugare il concetto di classico con il moderno linguaggio del fumetto. I visitatori, che parteciperanno alla “Festa dei Musei e Notte dei Musei 2019”, saranno invitati a condividere la loro esperienza sulle piattaforme social del Mann, utilizzando gli hashtag #FestadeiMusei2019 #NottedeiMusei #IMD2019 #MiBAC #museitaliani. Domenica 19 maggio 2019 sarà un’altra giornata ad accesso gratuito all’Archeologico, nell’ambito della campagna ministeriale #IoVadoAlMuseo: dopo il record presenze del 12 maggio (8.372 ingressi, dato più alto mai registrato), cittadini e turisti avranno non soltanto la possibilità di trascorrere il tempo libero al MANN, ma anche di partecipare all’OpenMann Fest. In biglietteria, infatti, sarà venduta la card di abbonamento annuale a prezzi promo (15 euro per adulti; 13 per giovani dai 18 ai 25 anni; 30 per famiglie di due adulti over 25 anni); ogni mille visitatori, ancora, sarà data in cadeau una tessera OpenMann.

Alla Palestra Grande di Pompei la mostra “Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei”

È “Festa dei Musei” nei siti archeologici vesuviani del Parco archeologico di Pompei. Il 18 maggio 2019, nell’ambito dell’iniziativa promossa dal ministero dei Beni e delle Attività culturali le aree archeologiche di Pompei, la Villa San Marco a Stabia, la Villa di Poppea ad Oplontis e l’Antiquarium di Boscoreale saranno aperti in via straordinaria per la “Notte Europea dei Musei”, dalle 20,30 alle 22,30 (chiusura biglietterie alle ore 22) con ingresso a 1 euro (gratuito a Stabia e per i minori di 18 anni, come da normativa vigente).
Doppia opportunità per i visitatori di POMPEI che potranno accedere sia dall’ingresso di Piazza Anfiteatro sia da Porta Marina con il pagamento di un biglietto unico per i due itinerari. Da Piazza Anfiteatro sarà possibile visitare presso la Palestra Grande l’allestimento dei reperti provenienti dalla località Moregine, una scelta di reperti organici dell’area vesuviana e la mostra “Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei”, dove sono esposti, in un elegante percorso di stili e civiltà, monili provenienti da Delos e dalle altre Cicladi, accanto a gioielli rinvenuti nei siti archeologici vesuviani. Entrando da Porta Marina, si potrà accedere all’Antiquarium, edificio dell’’800 che ospita mostre temporanee quali “Alla ricerca di Stabiae” e “Tesori sotto i lapilli”, oltre alla mostra permanente al piano terra “Sacra Pompeiana”, dedicata ai santuari urbani ed extraurbani. La visita si concluderà in alcuni ambienti della Villa Imperiale dove sono allestiti ricostruzioni di arredi e oggetti d’uso.

Villa San Marco a Stabia di notte

A STABIA, sarà visitabile la villa San Marco (I sec. a.C. – I sec. d.C.), tra le più grandi ville romane residenziali della zona, con una superficie di 11.000 mq, illuminata per l’occasione.

La Villa di Poppea a Oplontis di notte

A OPLONTIS è prevista l’apertura della Villa di Poppea, tra i più splendidi esempi di villa dell’aristocrazia romana, attribuita a Poppea Sabina, moglie dell’imperatore Nerone.

Nell’Antiquarium di Boscoreale la mostra “Il villaggio protostorico di Longola”

Mentre all’Antiquarium di BOSCOREALE oltre alla visita del museo, è proposta la novità della mostra “Il villaggio protostorico di Longola” dedicata all’ antico insediamento perifluviale attivo dalla media Età del Bronzo fino al VI sec. a.C., unico per l’ Italia meridionale e rinvenuto casualmente nel 2000 durante i lavori per l’impianto di depurazione di Poggiomarino-Striano. La mostra espone reperti connessi alle principali attività produttive, e non solo, dell’abitato di Longola, tra cui per la prima volta sono esposte al pubblico due piroghe monossili rinvenute nell’area della darsena del villaggio, e alcuni esemplari di mangiatoie per animali e ruote di carro, viva testimonianza della vita quotidiana degli abitanti.

La locandina de La Notte dei Musei al Parco archeologico di Ercolano

Notte Europea dei Musei 2019 al Parco Archeologico di Ercolano. Nell’ambito della Festa dei Musei 2019, il Parco Archeologico di Ercolano aderisce anche quest’anno alla quindicesima edizione della Notte Europea dei Musei che si terrà il 18 maggio 2019: manifestazione a carattere nazionale, patrocinata dal Consiglio d’Europa e da Icom e che coinvolge migliaia di musei di 30 paesi di tutta Europa con lo scopo di promuovere l’identità culturale europea. Il tema proposto quest’anno dall’Icom per la Giornata internazionale dei Musei (IMD) è “Musei come hub culturali: il futuro della tradizione”. La sera del 18 maggio 2019, a partire dalle 19.45 e fino alle e 24 (ultimo ingresso da corso Resina alle 22.30) il Parco archeologico di Ercolano sarà accessibile in una visita suggestiva al chiaro di luna con visite guidate, condotte da guide turistiche accompagnate dal personale di vigilanza del Parco, che guideranno nel Parco in un itinerario che toccherà i principali edifici del sito archeologico, con partenze ogni 10 minuti. L’ingresso avverrà esclusivamente da corso Resina, il biglietto avrà un costo simbolico di 1 euro e potrà essere acquistato esclusivamente la sera del 18 maggio presso la biglietteria del Parco. La biglietteria sarà in funzione dalle 19.45 fino alle 23 con ultimo ingresso da corso Resina alle 22.30. La Direzione si riserva per ragioni di sicurezza del monumento e salvaguardia dell’ordine pubblico di chiudere l’accesso anche prima dell’orario indicato. “Ripartono così le aperture serali del Parco Archeologico di Ercolano con una stagione densa di appuntamenti che renderemo noti prossimamente”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “Rinnoveremo la formula della visita in notturna, guide esperte multilingue, illuminazione artistica di grande effetto e con fantasiose sorprese che renderanno davvero unica quest’esperienza. Nostri partner saranno, oltre all’Herculaneum Conservation Project, la Regione Campania con SCABEC, il Comune di Ercolano, il MAV e la Pro Loco Herculaneum”. Per la Notte dei Musei i visitatori avranno il piacere di visitare eccezionalmente aperti anche di notte la mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano”, collezione di circa 100 preziosi monili e una scelta degli arredi delle case della città antica in esposizione all’Antiquarium del Parco e il Padiglione che custodisce la barca romana rinvenuta a Ercolano sull’antica spiaggia con una serie di oggetti collegati al mare e alle attività marinare. Per la serata saranno accessibili le aree di parcheggio degli Istituti scolastici Iovino e Rodinò e di Villa Favorita, ma non il parcheggio comunale di via dei Papiri Ercolanesi.

La locandina della Giornata dei Musei all’Archeologico “Vito Capialbi” di Vibo Valentia

Ecco i musei del Polo museale della Calabria, diretto da Antonella Cucciniello, che hanno aderito alla Giornata Internazionale dei Musei 2019 di sabato 18 maggio 2019. Il museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di VIBO VALENTIA partecipa alla celebrazione della Giornata Internazionale dei Musei 2019 con iniziative mirate a mettere in rete le competenze degli artisti del territorio, le associazioni ed i cittadini. Il programma di sabato 18 maggio 2019: alle 15.30, “La ceramica di Gerocarne tra tradizione e innovazione”, laboratorio con il ceramista Domenico Sabatino, l’artista Antonio La Gamba e gli artisti della bottega Limen; alle 17, laboratorio dedicato a Unione Ciechi e Ipovedenti; alle 18, concerto del coro “Voci di luce” dell’Unione Ciechi ed Ipovedenti di Catanzaro: “Un viaggio tra cultura, integrazione e conoscenza dell’altrui”.

La Giornata dei Musei a Crotone e Capo Colonna

L’evento consentirà di visitare sia il museo Archeologico nazionale di CROTONE, sia il museo Archeologico nazionale di CAPO COLONNA con orario continuato dalle 9 alle 23. E per le famiglie con bambini tra i 6 e i 12 anni al museo di via Risorgimento verrà organizzato il laboratorio didattico Archeogiocando: un modo divertente di far scoprire la storia e l’archeologia in maniera istruttiva, ma allo stesso tempo in maniera creativa. L’attività, che verrà svolta all’interno del museo, è gratuita con prenotazione obbligatoria (tel. 0962.23082; email: pm-cal.crotone@beniculturali.it). I partecipanti saranno coinvolti in una visita tematica e permetterà loro di avere un primo approccio con i reperti del museo che possono essere connessi con i giochi e i passatempi antichi. Subito a seguire si entrerà nel vivo dei giochi antichi, andando a riprodurne alcuni (in particolare utilizzando gli astragali!). L’intento è quello di imparare giocando! Le attività saranno condotte da personale dell’ufficio didattico del Polo Museale della Calabria e si svolgeranno in due momenti alle 10.30 e alle 16.30.

La Giornata dei Musei a Scolacium

Il museo di KAULONÍA aderisce alla Notte Europea dei Musei, promossa dal Mibac, con un’apertura straordinaria dalle 20 alle 23 e la proposta di una visita guidata alle sale espositive. In particolare, verranno messi in evidenza reperti costituiti da offerte di armi fatte alla divinità, in virtù di un voto o di un sacrificio propiziatorio, ed altarini domestici, quali strumenti della pratica quotidiana del culto, che attestano come, nel corso dei secoli, essi abbiano rappresentato la manifestazione di una prassi religiosa, pur con forme diverse, che è tutt’ora in uso. Ingresso a 1 euro. Al museo del Territorio di Palazzo Nieddu a Locri, che fa parte dei musei e parco Archeologico nazionale di LOCRI (Reggio Calabria), dalle 20 alle 23, “Nella notte dei Musei la Locride si racconta”. Al museo e parco Archeologico nazionale di SCOLACIUM (Roccelletta di Borgia, Catanzaro), dalle 9 alle 20, “Caccia al Tesoro Archeologica”, scoprire i tesori del parco attraverso un’innovativa caccia al tesoro con codici QR.; dalle 20 alle 23, al museo Archeologico nazionale di Scolacium, e non al parco per ragioni di sicurezza, apertura straordinaria serale per la Notte Europea dei Musei.

Il parco archeologico di Ercolano ospita per la prima volta la Via Crucis diocesana del Venerdì Santo presieduta dal cardinale Crescenzo Sepe. L’antica città romana aperta ai visitatori tutti i giorni delle festività

La suggestiva illuminazione del parco archeologico di Ercolano per la Via Crucis 2019 (foto parco archeologico di Ercolano)

La locandina della Via Crucis diocesana 2019 a Ercolano

Per la prima volta il sito di Ercolano ospiterà le celebrazioni del Venerdì Santo con la Via Crucis diocesana presieduta dal cardinale Crescenzio Sepe. È stato Francesco Sirano, direttore del Parco archeologico di Ercolano, a presentare l’evento del 19 aprile 2019 che passerà per le strade di Ercolano. La Via Crucis diocesana partirà da piazza Trieste alle 19.30: cinque stazioni del Cammino Santo si svolgeranno nella Città di Ercolano, le successive nove stazioni si immergeranno nello spirito del Parco archeologico di Ercolano, attraverso un cammino che si svolgerà prevalentemente sul viale Maiuri, nella evocativa ambientazione che vedrà da una parte il mare e dall’altra gli antichi resti della città illuminati per l’occasione. Dalle 19 sarà aperto gratuitamente il parcheggio comunale in viale dei Papiri Ercolanesi, grazie alla sinergica collaborazione tra il Parco archeologico di Ercolano, il Comune di Ercolano, la società di energia Engie, la Polizia di Stato, la Tenenza dei Carabinieri, la Protezione Civile, il Gruppo Giovanile Diocesano, la Polizia municipale, l’associazione nazionale Carabinieri, la Croce Rossa Italiana. Il popolo dei fedeli è invitato a partecipare, compatibilmente con le possibilità di capienza del viale Maiuri e del terrapieno antistante gli scavi, per garantire la sicurezza dei fedeli stessi e del sito archeologico.

La suggestiva ambientazione della Via Crucis tra gli scavi archeologici di Ercolano (foto parco archeologico Ercolano)

Il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano (al centro), alla presentazione della Via Crucis

L’ambientazione del Parco archeologico di Ercolano sarà decorosa scenografia storica e rievocativa del momento. “Sono onorato della scelta caduta su Ercolano per un evento di tale importanza per la cristianità”, dichiara molto soddisfatto Sirano. “È il segnale che la periferia diventa centro e, mi piace pensare, ad un’integrazione tra quotidiano, rito, fede e cultura in un luogo unico e di eccezionale rilevanza storico archeologica. La Via Crucis rappresenterà quell’ulteriore legante tra il moderno e l’antico per il quale lavoro alacremente dal primo giorno del mio mandato come direttore del Parco. Un ringraziamento particolare lo devo al mio personale che in massa si è offerto di partecipare volontariamente, nonché a tutte le pubbliche autorità, le istituzioni e ai gruppi di volontariato che collaboreranno alla buona riuscita dell’evento”.

Veduta generale del sito archeologico di Ercolano all’ombra del Vesuvio (foto Graziano Tavan)

Apertura nelle festività. Quanti sceglieranno come meta delle loro vacanze Pasquali la città di Ercolano, troveranno il parco archeologico aperto ogni giorno del periodo di festa, inclusi Pasqua (21 aprile), Pasquetta (22 aprile), Festa della Liberazione (25 aprile), Festa del Lavoro (1° maggio), secondo i regolari orari di apertura: 8.30-19.30 (ultimo ingresso alle 18). Nelle domeniche 21 e 28 aprile 2019 sarà inoltre possibile accedere al percorso sotterraneo dell’Antico Teatro di Ercolano, i visitatori interessati – suggerisce la direzione del parco – sono invitati ad anticiparsi nel programmare la propria visita, ogni informazione riguardante l’acquisto dei biglietti sul sito del Parco http://www.ercolano.beniculturali e su http://www.ticketone.it.

Ercolano, da aprile a luglio al venerdì mattina “Close-up Restauri Porte Aperte”: visite ai cantieri con i conservatori al lavoro. Si inizia con l’Augusteum, la sede degli Augustali

Veduta generale del sito archeologico di Ercolano all’ombra del Vesuvio (foto Graziano Tavan)

“Close-up cantieri”: la locandina dell’iniziativa a Ercolano tra aprile e luglio 2019

Con aprile a Ercolano il venerdì è il giorno “Close-up Restauri Porte Aperte”: a partire dal 19 aprile 2019 e fino al 19 luglio 2019, ogni venerdì mattina, dalle 11 alle ore 12, i visitatori del Parco archeologico di Ercolano potranno accedere ai cantieri di restauro in corso nell’area archeologica nell’ambito delle campagne di manutenzione sia programmata che straordinaria, e parlare con i conservatori per scoprire il loro lavoro. “L’apertura al pubblico dei cantieri di Manutenzione Programmata”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “corrisponde a una gestione partecipativa dei processi che vede da una parte anche la richiesta del nostro pubblico, sempre più appassionato e interessato, dall’altra il dovere di essere accessibili e trasparenti anche nella nostra pratica quotidiana in modo tale da rendere per tutti Ercolano laboratorio aperto. Il tutto avviene in coerenza con quanto voluto già dal grande studioso e soprintendente Amedeo Maiuri di rendere vivo un luogo in apparenza non vivo ma che invece ha tanto da trasmettere e tramandare attraverso una modalità di fruizione aperta”. Si tratta di un servizio offerto dal Parco senza alcun costo aggiuntivo per essendo già compreso all’interno del biglietto di ingresso al sito.

Modello tridimensionale dell’Augusteum di Ercolano: elaborazione dell’università L’Orientale di Napoli con la soprintendenza (foto Graziano Tavan)

Si parte venerdì 19 aprile 2019 con la visita del cantiere della sede degli Augustales, che si presenta come un’ampia sala con un sacello centrale riccamente decorato con affreschi parietali. Nella parte centrale della sala si conservano anche le grandi travi lignee, interamente carbonizzate, che servivano da supporto per il piano sovrastante. L’intervento conservativo prevede la mappatura, la pulizia e il consolidamento dei dipinti murali e degli intonaci. Per la pavimentazione è prevista la rimozione dei depositi incoerenti e coerenti, il trattamento biologico e il consolidamento della coesione e dell’adesione degli strati preparatori. In merito agli elementi di legno carbonizzato, è in corso lo smontaggio, la pulizia e il rimontaggio dei vassoi protettivi in plexiglass. Un’ulteriore operazione è prevista sui vetri protettivi posti a protezioni di frammenti lignei carbonizzati lungo la facciata nord, che, se facilmente asportabili, potranno essere rimossi e puliti adeguatamente o, altrimenti, verranno puliti in situ senza smontaggio.

Marmi e rilievi in stucco dell’arco quadrifornte orientale dell’Augusteum di Ercolano (foto Graziano Tavan)

“L’articolazione dell’Augusteum, ancora sepolto sotto la città moderna”, spiegano gli archeologi del Parco, “è nota grazie alle descrizioni e alle planimetrie delineate nel Settecento, quando fu esplorato attraverso gallerie sotterranee con contestuale asportazione di numerose pitture, sculture e iscrizioni ora conservate al museo Archeologico nazionale di Napoli. L’edificio, costruito negli anni centrali del I sec. d.C., si configurava come una grande piazza bordata da portici e con un’esedra rettangolare al centro del lato di fondo, inquadrata da due absidi laterali. Il lato di ingresso era preceduto da un portico ad arcate, compreso da due grandi quadrifronti rivestiti di marmi e di rilievi in stucco. Questo è l’unico settore attualmente in luce e si impone alla vista l’Arco quadrifronte orientale. Come tutti i grandi portici pubblici dell’Italia romana anche quello ercolanese poteva assolvere a molteplici funzioni, ma la grande quantità di sculture di imperatori e di personaggi delle loro famiglie e l’enfasi posta sull’esedra di fondo fanno propendere per l’identificazione con un edificio dedicato al culto imperiale (Augusteum)”.

Aperta a Cortona la mostra “1738. La scoperta di Ercolano. Marcello Venuti: politica e cultura fra Napoli e Cortona”: storia degli antichi rapporti tra Cortona e il Regno di Napoli attraverso Venuti, fondatore dell’Accademia Etrusca e scopritore di Ercolano. Il Mann porta i preziosi bronzi ercolanesi

La locandina della mostra “1738. La scoperta di Ercolano. Marcello Venuti: politica e cultura fra Napoli e Cortona” aperta al Maec dal 1° marzo al 2 giugno 2019

Il logo del museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona (Maec)

Marcello Venuti in un disegno di Carl Marcus Tuscher

Erano passati solo sette anni dalla fondazione dell’Accademia Etrusca di Cortona (Ar) quando – era il 1734 – uno dei suoi fondatori, Marcello Venuti, fu chiamato a Napoli dal re Carlo III di Borbone per curare la Collezione Farnese e nel 1738 ebbe l’incarico di sovrintendere agli scavi archeologici che venivano condotti ad Ercolano, non ancora identificata come tale. Grande merito dell’illustre cortonese fu quello di riconoscere, nei resti che stavano venendo in luce, la struttura di un teatro della città di Ercolano, distrutta come Pompei dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., e riconosciuta come tale dal Venuti grazie ad una iscrizione. A 280 anni di distanza, con la mostra “1738. La scoperta di Ercolano. Marcello Venuti: politica e cultura fra Napoli e Cortona”, inaugurata al Maec il 1° marzo 2019 e aperta fino al 2 giugno 2019, l’Accademia Etrusca, spiega il lucumone Luigi Donati, “si propone di celebrare quegli eventi che mettono in luce gli antichi rapporti intercorsi fra Cortona ed il Regno di Napoli. Alcuni materiali provenienti dagli scavi condotti allora a Ercolano e una cernita di documenti presentati a Cortona per la prima volta illustreranno quel luminoso passato”. E il sindaco di Cortona, Francesca Basanieri: “Siamo estremamente felici e orgogliosi di poter proporre al grande pubblico questo progetto culturale che porta con sé anche un grande valore scientifico. La figura di Marcello Venuti è in questo senso emblematica e straordinaria. Il manifesto perfetto di una Cortona che già nel XVIII secolo si apriva al mondo ed era protagonista”.

Il sindaco di Cortona, Francesca Basanieri, in sopralluogo nei depositi del Mann con il direttore Paolo Giulierini

Una sala dell’allestimento del Maec di Cortona

“1738. La scoperta di Ercolano. Marcello Venuti: politica e cultura fra Napoli e Cortona” è la quinta grande mostra internazionale realizzata in soli 10 anni in città: nel 2008 con il museo dell’Ermitage di San Pietroburgo (“Capolavori etruschi all’Ermitage”), nel 2011 con il Louvre (“Le collezioni del Louvre a Cortona. Gli Etruschi dall’Arno al Tevere”), nel 2014 con il British Museum di Londra (“Seduzione etrusca. Dai segreti dell’Holkham Hall alle meraviglie del British”) e nel 2016 ancora con il Louvre (“Gli Etruschi, maestri di scrittura. Società e cultura nell’Italia antica”). E ora con il museo Archeologico nazionale di Napoli, diretto con grande successo da Paolo Giulierini, cortonese, ben noto a Cortona per aver retto con dinamismo e competenza proprio il Maec. “La mostra si annuncia indimenticabile”, chiude entusiasta il sindaco, “per la bellezza e l’importanza del rapporto con il Mann diretto dal nostro concittadino Paolo Giulierini, un museo che in questi anni si è imposto quale uno dei motori della cultura e dell’archeologia non solo a Napoli ma in tutta Italia”. E Alberto Ricci, presidente del Comitato Tecnico del Maec: “Da Cortona e da questo museo è partito Marcello Venuti per cambiare la geografia culturale in Europa, da Cortona e da questo museo ha preso un treno il direttore del Mann per innovare il modo con cui un’ esposizione archeologica racconta e accoglie. A Cortona, in questo museo le due storie si incontrano e da qui vorremmo nascesse un nuovo umanesimo, che è conoscenza e intuizione, apertura e condivisione, bellezza e rispetto: porsi obiettivi all’altezza della dignità delle persone”.

La planimetria del teatro di Ercolano, scoperto da Marcello Venuti, in una stampa dell’epoca

Carlo di Borbone: promosse gli scavi di Ercolano e Pompei

“La vicenda di Marcello Venuti”, sottolinea Giulierini, “è paradigmatica di come un solo uomo, con la sua incredibile vitalità, possa al contempo collegare istituti culturali, partiti politici, stati quali il Granducato e il Regno delle Due Sicilie attraverso il fil-rouge della cultura. Occorse, per la piena maturazione della sua persona, un contesto che, all’epoca, fu rappresentato dalla Napoli di Carlo di Borbone, che in poco tempo portò la città a competere per grandezza con Parigi o Londra e dette avvio agli scavi più celebri della storia, quelli di Ercolano e Pompei”. Marcello si distinse a Napoli come uomo di profondo conoscitore della classicità, esperto conservatore delle collezioni reali e uomo di scavo, identificando il teatro e la città di Ercolano nel 1738. Troppe probabilmente furono però le pressioni a corte e troppi i nemici per poter restare, nonostante la contiguità con il ministro del Re Bernardo Tanucci, suo insegnante a Pisa. “Marcello lasciò presto Napoli – continua Giulierini – e in qualche modo maturò una personale vendetta pubblicando prima del Re le relazioni su quegli scavi che allora erano tenuti in gran segreto e fatti visitare a pochissimi; c’è di più: egli fece realizzare, colpo di genio, una pittura fatta passare per antica ispirata agli affreschi di Ercolano ma eseguita su tavola in ardesia piuttosto che su intonaco. La pittura, presentata molti anni dopo il suo rientro, nel 1744, fu data come rinvenuta a Cortona, e suggellò per molto tempo il primato di Cortona su Napoli e le città vesuviane, in quanto detentrice di una pittura antica da cavalletto. Sullo sfondo della mostra “1738. La scoperta di Ercolano. Marcello Venuti: politica e cultura fra Napoli e Cortona” emergono tante altre vicende ancora poco note, politici e ambasciatori che fanno da sponda a Marcello nella difficile realtà della grande città che, speriamo, potranno essere messe maggiormente a fuoco nella seconda tappa napoletana della esposizione, prevista per il 2020 al museo Archeologico nazionale di Napoli”.

Busto “all’antica” di Marcello Venuti

“1738. La scoperta di Ercolano. Marcello Venuti: politica e cultura fra Napoli e Cortona” è il titolo del progetto espositivo che rientra in un più ampio disegno scientifico che ha come protagonisti l’Accademia Etrusca di Cortona, il museo Archeologico nazionale di Napoli, la Biblioteca del Comune e dell’Accademia Etrusca di Cortona, il museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona e il Comune di Cortona, con il sostegno della Banca Popolare di Cortona ed il patrocinio della Regione Toscana. La mostra-evento apre le manifestazioni in programma da qui a pochi anni per celebrare i tre secoli di vita dell’Accademia cortonese, sorta nel 1727, e di fatto chiude le manifestazioni previste per il 2018, anno europeo del Patrimonio culturale. La scelta di onorare la figura di Venuti rappresenta un trait d’union importante tra i due Musei. La sua vicenda biografica tra Cortona e Napoli, tra scavi e pubblicazioni, tra Granducato di Toscana e la corte borbonica sarà raccontata da una scelta di materiali e documenti nella maggior parte dei casi presentati a Cortona per la prima volta. La mostra propone un percorso espositivo sui primi anni delle ricerche ercolanesi, basata sulla diretta esperienza dell’archeologo che per primo ebbe l’intuizione che i ruderi rinvenuti fossero quelli della città sepolta nella terribile eruzione pliniana. Attraverso varie sezioni, la mostra intende dar conto di una serie di eventi accaduti nella prima metà del Settecento che hanno visto protagonista uno dei fondatori dell’Accademia Etrusca, e quello che più di ogni altro ha segnato la fortuna e il prestigio europeo di una delle più antiche istituzioni culturali italiane: proprio Marcello Venuti, appartenente ad una delle famiglie più note della nobiltà cortonese, vera e propria anima ispiratrice della cultura cittadina.

Il famoso bronzo di Alessandro Magno a cavallo proveniente da Ercolano e conservato al Mann (foto Giorgio Albano)

Lo scopo ultimo dell’esposizione è quello di ripercorrere una fase degli studi di antichistica e di antiquaria, di cui le città di Cortona e di Napoli sono state protagoniste nella prima metà del XVIII secolo. In una prima sezione, dedicata alla famiglia e alla formazione di Marcello, sono presenti documenti relativi alle vicende familiari e all’influsso che esse hanno avuto sulla formazione del giovane Venuti; quindi le testimonianze del ruolo che l’antiquaria e più in generale la cultura toscana ebbero in un difficile momento della storia del Granducato, fino all’arrivo di don Carlos di Borbone e alla successione ad opera della dinastia lorenese; in tale contesto sarà analizzata la nascita dell’Accademia e la sua funzione politico-culturale che supera ampiamente i limiti di una cittadina di provincia, proiettandosi ben presto in una prospettiva internazionale. La sezione più ampia è quella dedicata alla presenza di Marcello a Napoli, prima come responsabile e diretto ordinatore delle raccolte farnesiane, che lo stesso Carlos aveva deciso di trasferire a Napoli, e quindi come scopritore, di fatto, della città di Ercolano, distrutta dall’eruzione del Vesuvio; infine attraverso documenti e pezzi d’archivio è ricordato il ritorno a Cortona, dopo l’avventura napoletana, e la totale dedizione all’Accademia e alla città, che ne trassero un prestigio ed una fama internazionali grazie alle pubblicazioni, al continuo arricchimento del Museo e della Biblioteca e alla presenza delle massime personalità della cultura europea del tempo.

Ercolano. Riaperto, dopo i restauri, l’Antiquarium con la mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano”: un centinaio di monili e preziosi appartenuti agli antichi ercolanesi sorpresi dall’eruzione del Vesuvio

Uno splendido bracciale a semisfere d’oro da Ercolano (foto parco archeologico di Ercolano)

La locandina della mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” all’antiquarium di Ercolano fino al 30 settembre 2019

Nella mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” esposti oggetti trovati negli scavi a Ercolano

Un centinaio di monili e preziosi, una collezione unica per quantità e valore dei pezzi, presentati al pubblico sul luogo stesso del ritrovamento, Ercolano, nella mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano”; la prima grande mostra del Parco Archeologico di Ercolano, visitabile all’Antiquarium del Parco fino al 30 settembre 2019. Nelle vetrine oggetti appartenuti agli antichi ercolanesi, alcuni ritrovati con gli abitanti nel tentativo di porli in salvo dalla imminente catastrofe dell’eruzione, altri ritrovati nelle dimore dell’antica città. Ogni materiale esposto è messaggero di una storia di antico artigianato e manifattura, di rango e di simbolo, di protezione e bellezza, oltre che dell’ulteriore valore acquisito per essere appartenuto ad un abitante e essere stato coinvolto nella tragedia della città distrutta dalla furia del Vesuvio. “La mostra pilota pone le basi per la definitiva esposizione nel museo del sito di tutti i reperti che dal 1927 in poi Amedeo Maiuri volle che restassero qui e non confluissero più nelle collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli. Parte così un processo museografico”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “che non resterà confinato ai laboratori ma coinvolgerà il pubblico come parte attiva della costruzione di un museo che garantisca un’effettiva esperienza di conoscenza inclusiva e partecipata. Il processo nasce dalla volontà di colmare in tempi rapidi una terribile lacuna nell’esperienza di visita del sito e interrompere il silenzio che dura da oltre 40 anni: il pubblico deve potere ascoltare proprio nell’area archeologica il racconto proveniente dai numerosissimi oggetti d’uso comune: arredi, ornamenti personali e strumenti di lavoro, decorazioni, mobili in vario materiale, dell’incredibile mole di reperti organici proveniente direttamente dalle case, dalle strade, dalle mense degli antichi ercolanesi”. Per ragioni logistiche gli ingressi all’Antiquarium avverranno per gruppi e con numero massimo limitato.

Nella mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” oggetti “ambientati” nel luogo di ritrovamento

Un’armilla in oro da Ercolano (foto parco archeologico di Ercolano)

“I temi della ricchezza, del valore economico sociale e della bellezza”, spiega la direzione del Parco, “rappresentano i contenuti del percorso espositivo che trova la sua dimora nell’Antiquarium del Parco Archeologico, per la prima volta aperto al pubblico al termine di lavori di adeguamento, con particolare riferimento alla sicurezza dei reperti e alle condizioni ambientali, per la gran parte imposti dai tanti anni trascorsi dall’oramai lontana data di collaudo di questo edificio nel 1978”. La mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” si propone dunque di presentare al visitatore non semplicemente monili d’oro e oggetti preziosi, ma manufatti di uso personale e quotidiano che ci appaiono non comuni, per fattura e materiale, e provengono da contesti trasversali ai quali saranno riferiti. Questi contesti di provenienza sono illustrati sotto una luce particolare, quella della declinazione del lusso, concetto che assomma in sé molto più del mero valore intrinseco e venale, ma si carica di significati ideologici, politici, sociali, culturali, religiosi. Ambientazioni ideali domestiche e botteghe, oggetti dall’Antica Spiaggia carichi di valori simbolici e (non solo) di tipo economico, significativamente portati con sé dai rifugiati che attesero invano salvezza dal mare, restituiscono uno spaccato di vita con un taglio ben preciso che predilige ed esalta quest’aspetto della società ercolanese in tutte le sue sfaccettature.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

I gioielli di Ercolano “ambientati” nel luogo di ritrovamento (foto parco archeologico di Ercolano)

“Gioielli, monete, gemme, arredi e strumenti preziosi per i banchetti delle occasioni speciali sarebbero solo “cose” per quanto preziose se non fossero inserite in un racconto”, dichiara Francesco Sirano, “che ne evoca il profondo significato sociale e le inserisce nel loro contesto di ritrovamento, di utilizzo e di produzione, se non tornassero nelle mani e sui colli dei loro proprietari. I materiali provengono da edifici pubblici, dalle Domus e dalle botteghe dell’antica Herculaneum e restituiscono un’immagine vivida, complessa e felice di questa comunità. Un cospicuo gruppo di reperti fu trovato nel corso degli scavi sull’antica spiaggia, dove come noto si era rifugiato con i propri averi e nell’abbigliamento confacente al rango di ciascuno, un folto gruppo di abitanti della sventurata città in attesa della missione di salvataggio che almeno per loro non andò a buon fine. Mi piace sottolineare – conclude – i prestiti concessi dal Mann e dal Parco di Pompei, il corredo di gemme e strumenti da lavoro di una bottega di gioielliere e parte del tesoro in argento di Moregine, segno concreto della stretta collaborazione che ci vede uniti nei progetti culturali”.

Pubblico “coinvolto” nella mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano”

La mostra sviluppa modalità di esposizione in linea con i tempi dove il visitatore viene condotto in maniera attiva e partecipata attraverso logiche di coinvolgimento e partecipazione, che via via lo rendono protagonista sino all’ultima sala dove in uno spazio dedicato si possono scattare foto, quasi selfie dal passato, indossando idealmente gioielli e condividere con il mondo, diventando così ambasciatore del Parco. La mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” è inoltre animata con attività di laboratorio organizzate in collaborazione con il Tarì e con l’istituto di istruzione superiore “Francesco Degni” di Torre del Greco, per rendere partecipi i visitatori dei processi di produzione e della tradizione artigianale plurisecolare che si è sedimentata in Campania.

Ercolano. Il direttore Francesco Sirano presenta il progetto culturale per il rilancio del sito: tre mostre (l’espressione del lusso, la grande tradizione artigianale legata alla lavorazione del legno, i piaceri della tavola) per preparare l’apertura del museo di Ercolano atteso da 40 anni

Scavi borbonici nell’area vesuviana in una stampa dell’epoca

Era il 1738 quando, durante la costruzione della Reggia di Portici, voluta da Carlo III di Borbone re delle Due Sicilie, il funzionario Roque Joaquin de Alcubierre avviò la prima esplorazione di Ercolano: furono rinvenuti statue, pezzi di marmo e frammenti di iscrizioni e cornici. Sono passati 280 anni e il parco archeologico di Ercolano – dopo un 2018 che ha visto un incremento die visitatori del 9% – si prepara al rilancio nel 2019, che passa dalla realizzazione del museo che offra al pubblico la possibilità di ammirare i tesori ercolanesi in loco: lo fa con un progetto culturale ambizioso e il programma espositivo “Ercolano 1738-2018 talento passato e presente” per dare nuovo stimolo alla valorizzazione dell’inestimabile patrimonio culturale rappresentato dai reperti provenienti dagli scavi novecenteschi e destinati al museo del sito. Tre tappe nel 2019 accompagneranno i visitatori alla scoperta di aspetti salienti e identitari dell’antica Herculaneum: l’espressione del lusso, la grande tradizione artigianale legata alla lavorazione del legno, i piaceri della tavola.

Il famoso mosaico di Ercolano con Nettuno e Anfitrite

Preziosi oggetti dai depositi di Ercolano nella mostra “SplendOri”

L’archeologo Andrea Maiuri

“Esporre all’attenzione dei visitatori l’interessantissimo materiale archeologico conservato nei depositi, e sinora illustrato in modo episodico”, dichiara il direttore Francesco Sirano, “lo ritengo un obiettivo imprescindibile della mia direzione, accanto alla conservazione programmata. Con queste mostre intendiamo porre le basi per la definitiva esposizione nel museo del sito di tutti i reperti che dal 1927 in poi Amedeo Maiuri volle che restassero qui e non confluissero più nelle collezioni del museo Archeologico nazionale di Napoli. Con queste mostre parte un processo museografico che non resterà confinato ai laboratori ma coinvolgerà il pubblico come parte attiva della costruzione di un museo che garantisca un’effettiva esperienza di conoscenza. È necessario colmare in tempi rapidi una terribile lacuna nell’esperienza di visita del sito e interrompere il silenzio che dura da oltre 40 anni: il pubblico deve potere ascoltare proprio nell’area archeologica il racconto proveniente dai numerosissimi oggetti d’uso comune: arredi, ornamenti personali e strumenti di lavoro, decorazioni, mobili in vario materiale, dell’incredibile mole di reperti organici proveniente direttamente dalle case, dalle strade, dalle mense degli antichi ercolanesi. Finalmente dobbiamo portare a compimento lavori, studi, restauri condotti per decenni dall’amministrazione dello Stato con tanto sacrificio e passione da parte di tanti colleghi e studiosi e, non da ultimo, con notevole investimento finanziario. Sullo sfondo il dialogo intenso e la ultra decennale collaborazione con la Fondazione Packard con il cui presidente, dr. David Packard, si stanno valutando possibili scenari di cooperazione e partenariato proprio per imprimere una definitiva svolta storica per il Parco e il suo Museo. Adeguamenti impiantistici e per il risparmio energetico, limitate opere strutturali, nuova videosorveglianze e impianto antintrusione. Tutte opere che ci mettono a disposizione uno spazio di più di 400 mq coperto e climatizzato di cui il Parco ha impellente bisogno per compiere adeguatamente la propria missione”.

La locandina della mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” all’antiquarium di Ercolano fino al 30 settembre 2019

Locandina della mostra “L’ebanistica e l’arte dell’arredo ligneo” a Ercolano

Locandina della mostra “La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antica Ercolano”

Dopo la mostra “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano”, inaugurata il 20 dicembre 2018 e aperta all’antiquarium fino al 30 settembre 2019, il parco archeologico di Ercolano – come si diceva – ha in programma nel 2019 di offrire al pubblico ulteriori occasioni per approfondire la conoscenza dei luoghi, della storia e delle tradizioni dell’area vesuviana con la diffusione in sedi prestigiose del territorio (la Villa Campolieto e la Reggia di Portici) di altre due mostre che approfondiranno i temi dell’arte lignea e dell’alimentazione, “esibizioni che – dichiara il direttore – si arricchiranno anche di valori simbolici e dimostreranno, attraverso la concreta prassi amministrativa e tecnico organizzativa, come sia possibile e necessario che, all’interno della buffer zone del sito Unesco di Herculaneum, tutte le istituzioni e le realtà culturali ed economiche sane concorrano a ‘fare sistema’ per restituire a questo territorio centralità culturale e qualità della vita che lo hanno caratterizzato per secoli”. Con questa iniziativa il Parco vuole intrattenere con il territorio un rapporto sempre più stretto e svolgere una funzione di catalizzatore delle migliori energie e competenze: ognuna delle esposizioni avrà una sezione dedicata all’attualizzazione delle tematiche per creare un ponte concreto tra passato e presente attraverso le competenze artigianali e di creatività. Inoltre mentre “SplendOri. Il lusso negli ornamenti ad Ercolano” si svolge nell’edificio dell’Antiquarium all’interno del Parco, le mostre sull’ebanistica e gli arredi lignei (“L’ebanistica e l’arte dell’arredo ligneo”) e quella sul cibo e i piaceri della tavola (“La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antica Ercolano”) saranno allestite nella Villa Campolieto e nella Reggia di Portici. In questa maniera, esplodendo i valori culturali archeologici sul territorio, il Parco intende scardinare le proprie barriere e favorire il godimento e l’attenzione per due eccezionali monumenti la cui storia è intrecciata a doppio filo con quella degli scavi.

Il “Satiro ebbro” di Ercolano ha lasciato per la prima volta il Mann per Los Angeles: dopo il restauro sarà protagonista nel 2019 al Getty Museum della grande mostra “Rediscovering the Villa dei Papiri at Herculaneum: Early Excavations, New Discoveries” con altri capolavori in bronzo ercolanesi che dialogheranno con le copie volute da Paul Getty

Il “Satiro ebbro” in bronzo, una delle più famose statue provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano, capolavoro conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli

Ai primi di ottobre il “Satiro ebbro” in bronzo, una delle più famose statue provenienti dalla Villa dei Papiri di Ercolano, per la prima volta ha lasciato il museo Archeologico nazionale di Napoli (vedi il video https://www.museoarcheologiconapoli.it/it/2017/11/mann-stories-satiro-ebbro/): destinazione il Getty Museum di Los Angeles, negli Usa, per essere sottoposto a indagini conoscitive e a restauro da parte del Getty Antiquities Conservation Department in collaborazione con l’Ufficio Restauro del Mann. Quattro mesi di interventi e poi il “Satiro ebbro” sarà l’indiscusso protagonista della mostra “Rediscovering the Villa dei Papiri at Herculaneum: Early Excavations, New Discoveries” in programma al Getty Villa Malibù dal 19 giugno 2019 al 28 ottobre 2019. L’arrivo in California della statua del “Satiro ebbro” di Ercolano ha aperto un intenso programma di collaborazione tra il Mann e il Getty.

Una fase del restauro del grande Cratere di Altamura, conservato al Mann

Il 31 ottobre 2018 nella villa-museo di Malibù si è aperta infatti la mostra “Underworld: Imagining the Afterlife”, incentrata sul culto mitologico dell’aldilà, al centro della quale troneggia il monumentale Cratere di Altamura o dell’Inferno, attribuito al Pittore di Licurgo (IV sec. a.C.), capolavoro conservato al Mann, da due anni nell’istituzione californiana che ha finanziato un delicato intervento di restauro. “Il vaso racconta la vita nell’aldilà, ma anche le storie degli uomini che lo hanno maneggiato, come un personaggio assai singolare, Raffaele Gargiulo che da mercante d’arte e impiegato al museo per oltre sessant’anni, dal 1820, provvedeva personalmente ai restauri senza però segnalare le zone di intervento”, spiega l’archeologa Luisa Melillo, responsabile dell’Ufficio Restauro del Mann, che da dieci anni cura la collaborazione con il Getty. “Gargiulo faceva tutto con la terracotta e ridisegnava le figure in base a pitture vascolari analoghe. Era bravissimo ma ora grazie alle tecnologie del Getty siamo riusciti ad evidenziare la mappa dei rimaneggiamenti”. E poi, come si diceva, a giugno 2019 la grande mostra sulla Villa dei Papiri nel Getty Museum che, come è noto, il petroliere Paul Getty nel 1954 realizzò (all’epoca come abitazione personale, poi dal 1974 trasformata in museo delle sue collezioni di arte antica) ispirandosi proprio alla Villa dei Papiri di Ercolano.

Il “bellissimo Efebo”, come lo definì Amedeo Maiuri, scoperto il 25 maggio 1925 in via dell’Abbondanza a Pompei

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini, è particolarmente soddisfatto della partnership tra il Mann e il Getty Museum. Il rapporto con l’istituzione americana è iniziato nel 2007 con un accordo del Mibact, in base al quale il Department of Conservation of Antiquities d’intesa con l’Ufficio restauro del Mann ha già recuperato alcune statue tra cui l’Efebo da Via dell’Abbondanza e l’Apollo Saettante (attualmente nella Sala del Plastico di Pompei) e il colossale Tiberio da Ercolano ora nell’atrio. La direzione Giulierini ha rinnovato e ampliato la collaborazione del Mann con il Getty Museum di Los Angeles, l’unico museo degli Stati Uniti dedicato esclusivamente all’esposizione e allo studio dell’arte e della cultura greca, romana ed etrusca: “In questi anni – ricorda il direttore – non solo è stato possibile restaurare opere che, pur famose, non era possibile esporre, ma la partnership ha offerto al nostro museo un’importantissima vetrina per il pubblico statunitense e più in generale i numerosissimi visitatori provenienti da tutto il mondo che frequentano il Getty Museum”. Ma il 2019 vedrà il Mann impegnato non solo con gli Usa. “Nello stesso periodo della mostra a Los Angeles – annuncia Giulierini – creeremo all’Ermitage di San Pietroburgo un exhibit su Pompei, poi porteremo le opere di Canova da San Pietroburgo a Napoli. E il 20 maggio riapriremo al Mann la sezione della Magna Grecia”.

Villa Getty a Malibu (Los Angeles, California, Usa),: si ispira alla Villa dei Papiri di Ercolano. In testa alla piscina c’è la copia del Satiro ebbro

Il “Satiro ebbro” decorava il lato occidentale della grande piscina posta al centro del peristilio della Villa dei Papiri di Ercolano (vedi il video del Mann https://es-la.facebook.com/MANNapoli/videos/live-dal-mann-il-satiro-ebbro-verso-gli-statesun-nuovo-progetto-di-collaborazion/247137536150564/), mentre l’estremità orientale era occupata dalla statua raffigurante un “Satiro dormiente”; entrambe le opere riprendevano e sviluppavano la tematica dionisiaca già presente nell’atrio della lussuosa residenza, decorato con una serie di statuette di sileni e satiri. Secondo alcuni studiosi la statua ercolanese si ispirerebbe a un’opera di tradizione lisippea databile al primo quarto del III sec. a.C.; per altri, invece, la scultura avrebbe tratto ispirazione da un’opera piuttosto famosa, a giudicare dal vasto numero di repliche esistenti, creata in Asia Minore che rientrerebbe nel filone del “rococò” dell’arte tardo ellenistica. Nella mostra “Rediscovering the Villa dei Papiri at Herculaneum: Early Excavations, New Discoveries” il “Satiro ebbro” non sarà solo. Nella villa californiana arriveranno una dozzina di opere originali conservate nel Mann che dialogheranno con le copie che il magnate fece realizzare negli anni ’70. Come conferma Timothy Potts, direttore di Villa Getty: “Le statue originali della Villa dei Papiri avranno un posto d’onore nelle nostre sale e si specchieranno nelle loro copie sulle piscine, esattamente dov’erano nella villa di Pisone, in base alla mappa di Karl Weber”. Fu proprio Weber, infatti, che al fianco del direttore degli scavi di Ercolano, Roque de Alcubierrre, tra il 1752 e gli anni successivi realizzò le uniche piante dell’edificio antico. “A Malibu – continua Giulierini – sarà possibile ammirare pure le statue dei Corridori e quelle di due Danzatrici in bronzo, oltre ad alcuni busti, affreschi e papiri. Parteciperanno all’iniziativa la Biblioteca nazionale di Napoli, dalla quale partiranno alcuni papiri ercolanesi, e il Parco archeologico di Ercolano, dove tutto ebbe inizi

“Expanded Interiors”: a Pompei ed Ercolano due mostre dell’artista visiva Catrin Huber che ha studiato pittura parietale e manufatti antichi dei due siti romani reinterpretandoli in chiave contemporanea

L’installazione di Catrin Huber nella Casa del Criptoportico a Pompei

Ha esplorato la pittura parietale e i manufatti di epoca romana rinvenuti nei siti Unesco di Pompei ed Ercolano, reinterpretandoli in chiave contemporanea. Nasce così il progetto interdisciplinare “Expanded Interiors” dell’artista visiva Catrin Huber che ha dato vita a due specifiche mostre: una alla Casa del Criptoportico di Pompei, dal 14 luglio 2018 al 15 gennaio 2019; l’altra nella Casa del Bel Cortile di Ercolano dal 16 maggio 2018 al 15 gennaio 2019. “Expanded Interiors” diretto dall’artista visuale Catrin Huber e promosso dall’università di Newcastle dove vive Catrin, è finanziato dall’AHRC (Arts & Humanities Research Council), in collaborazione con il parco archeologico di Pompei, il parco archeologico di Ercolano, l’Herculaneum Conservation Project e Art Editions North. Il team riunisce artisti, archeologi ed esperti di tecnologia digitale, ed è composto da Catrin Huber (artista), Prof. Ian Haynes (archeologo), Rosie Morris (artista), Dr Thea Ravasi (archeologa), Alex Turner (archeologo e esperto di tecnologia digitale).

L’installazione della Huber dialoga con il complesso termale della Domus, con i suoi affreschi dai compositi disegni architettonici, ricchi di rimandi illusionistici

L’influenza della Pompei antica sul contemporaneo la ritroviamo nelle installazioni dell’artista tedesca Catrin Huber alla Casa del Criptoportico, in uno dei corridoi sotterranei della Domus, con due installazioni originali che dialogano con gli affreschi parietali romani. La prima installazione giustappone al ciclo pittorico del corridoio sotterraneo del Criptoportico il colonnato dipinto di Catrin Huber, in cui la superficie decorata è un caleidoscopio di colori ritmati, che ricrea architetture reali e illusionistiche. Attraverso l’incorporazione di repliche di oggetti romani di uso quotidiano, come lampade a olio e vasi da toeletta, Huber collega il mondo romano a quello contemporaneo, in una nuova forma di design. La seconda installazione dialoga con il complesso termale della Domus, con i suoi affreschi dai compositi disegni architettonici, ricchi di rimandi illusionistici. La pittura contemporanea, di rimando, risponde con un gioco complesso di spazio 2D e 3D, pareti aperte e chiuse, spazio interno ed esterno e spostamenti prospettici.

L’artista Catrin Huber e il direttore generale Massimo Osanna alla presentazione della mostra “Expanded Interiors”

Parallelamente all’esposizione di Pompei, la mostra “Expanded Interiors” a Ercolano esplora la cultura materiale romana e rivisita i metodi di esposizione in chiave contemporanea. “Prendendo in esame due case differenti di epoca romana”, dichiara Catrin Huber, “ho cercato di stabilire un dialogo tra antico e moderno, esplorando allo stesso tempo ciò che pittura contemporanea e pratica artistica specifica nel sito possono imparare dal lavoro spesso incredibilmente complesso e sofisticato dei pittori romani. Il progetto, attraverso il connubio tra pratica artistica e indagine archeologica, scansioni e stampa digitali in 3D, tenta di fornire una prospettiva alternativa sulle modalità di configurazione dello spazio e di distribuzione dei manufatti all’interno degli ambienti residenziali di età romana”. E il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna: “La Pompei archeologica, quella della città antica riportata alla luce, vive una sua vita; quella contemporanea, come in ogni tempo, continua a influenzare uomini e artisti del presente. L’installazione di Catrin Huber è un esempio di quanto il fascino e la suggestione di Pompei, ancora inspirino gli animi artistici dando luogo a processi creativi originali”.

Geronimo Stilton testimonial del sito Unesco “Pompei, Ercolano, Torre Annunziata” per un progetto educativo per ragazzi sul patrimonio culturale

Geronimo Stilton testimonial di un progetto educativo per ragazzi del sito Unesco Pompei, Ercolano, Torre Annunziata

Il sito Unesco “Pompei, Ercolano, Torre Annunziata” lancia in collaborazione con l’Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli-sito Unesco, un progetto educativo per ragazzi rivolto ai giovani cittadini del territorio con un testimonial d’eccezione: Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini di tutto il mondo, con l’obiettivo per l’anno 2018-2019 di aumentare la consapevolezza e la sensibilità dei più giovani nei confronti del patrimonio culturale mondiale. La presentazione del progetto martedì 5 giugno 2018 alle 12 alla Palestra Grande degli scavi di Pompei. Interverranno Massimo Osanna, direttore generale del Parco archeologico di Pompei; Francesco Sirano, direttore generale del Parco archeologico di Ercolano; gen. Mauro Cipolletta, direttore del Grande Progetto Pompei; arch. Silvia Patrignani, segretariato generale del ministero per i Beni e le Attività culturali, Ufficio UNESCO. E naturalmente non mancherà l’ospite di eccezione, il testimonial Geronimo Stilton in pelliccia e baffi. Il progetto educativo è realizzato in collaborazione con Atlantyca Entertainment, l’azienda milanese che gestisce i diritti editoriali internazionali, di animazione e di licensing del personaggio Geronimo Stilton.

2017, anno record per i musei italiani: superati i 50 milioni di visitatori, e un terzo ha scelto un museo o un sito archeologico. Il Colosseo con oltre 7 milioni di visitatori è in assoluto il monumento più visto, seguito dagli scavi di Pompei con 3,4 milioni. In crescita anche le piccole aree e collezioni archeologiche

File per entrare al Colosseo: nel 2017 superati i 7 milioni di visitatori (foto Omniroma)

Il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini

L’archeologia si conferma vincente nell’anno dei record per i musei nazionali: nel 2017 superati i 50 milioni di visitatori, un risultato eccezionale per l’Italia, e di questi un terzo ha scelto un museo o un sito archeologico. E il monumento più visitato in assoluto si è confermato il Colosseo, ma con un incremento del 10% che ha fatto superare il tetto dei 7 milioni di visitatori. Alla presentazione dei dati finali dell’anno raccolti ed elaborati dal ministero dei Beni e della attività culturali e del turismo, il titolare del dicastero Dario Franceschini ha espresso tutta la sua soddisfazione: “I dati definitivi del 2017 segnano il nuovo record per i musei italiani: superata la soglia dei 50 milioni di visitatori e incassi che sfiorano i 200 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2016 di circa +5 milioni di visitatori e di +20 milioni di euro”. E prosegue: “Il bilancio della riforma dei musei è davvero eccezionale: dai 38 milioni del 2013 ai 50 milioni del 2017, i visitatori sono aumentati in quattro anni di circa 12 milioni (+31%) e gli incassi di circa 70 milioni di euro (+53%). Risorse preziose che contribuiscono alla tutela del nostro patrimonio e che tornano regolarmente nelle casse dei musei attraverso un sistema che premia le migliori gestioni e garantisce le piccole realtà con un fondo di perequazione nazionale. I musei e i siti archeologici italiani stanno vivendo un momento di rinnovata vitalità e al successo dei visitatori e degli incassi corrisponde una nuova centralità nella vita culturale nazionale, un rafforzamento della ricerca e della produzione scientifica e un ritrovato legame con le scuole e con i territori”. Per il quarto anno consecutivo – sottolinea Franceschini-  l’Italia viaggia in controtendenza rispetto al resto d’Europa con tassi di crescita a due cifre, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno che, anche nel 2017, hanno avuto un ruolo fondamentale nella formazione del trend nazionale. La Campania è ormai stabile al secondo posto della classifica delle regioni più virtuose: “La rinascita di Pompei è stata sicuramente da traino ma sono state molto positive anche le altre esperienze delle gestioni autonome dalla Reggia di Caserta, al Museo archeologico Nazionale di Napoli, a Capodimonte, a Paestum. Nel 2017 – conclude Franceschini – tutti i musei hanno registrato significativi tassi di crescita, ma il patrimonio archeologico è stato il più visitato: circa un terzo dei visitatori si sono concentrati tra Pompei, Paestum, Colosseo, Fori, Ostia Antica, Ercolano,  l’Appia antica e i grandi musei nazionali come Napoli, Taranto, Venezia e Reggio Calabria e il Museo nazionale romano”.

Lo straordinario complesso della villa dell’imperatore Adriano a Tivoli: new entry nella “top 30” dei musei più visitati nel 2017

Non è un caso, quindi, che sul podio dei musei più visitati d’Italia, ben due “medaglie” siano andati a monumenti antichi e aree archeologiche: il primo posto è andato al Colosseo (oltre 7 milioni di visitatori) e il secondo a Pompei (3,4 milioni di visitatori), mentre il terzo è stato conquistato dagli Uffizi (2,2 milioni di visitatori), risultato che poi viene confermato anche dai visitatori complessivi delle tre regioni di appartenenza, con il Lazio (oltre 23 milioni di visitatori) davanti a alla Campania (quasi 9 milioni) e alla Toscana (poco più di 7 milioni). Nella “Top 30” i tassi di crescita più sostenuti sono stati registrati da Palazzo Pitti (+23%) e da quattro siti campani: la Reggia di Caserta (+23%), Ercolano (+17%), il museo Archeologico di Napoli (+16%) e Paestum (+15%). A seguire i musei reali di Torino (+15%) e il Castello di Miramare di Trieste (+14%). Importante infine segnalare la significativa crescita in classifica della Pinacoteca di Brera (+7 posizioni), di Palazzo Pitti (+5 posizioni) dei musei reali di Torino (+4 posizioni) e l’ingresso in classifica, per la prima volta, di Villa Adriana e del Museo di Capodimonte. Complessivamente nei primi trenta musei italiani ben 10 sono archeologici: Colosseo, 1° (posizione confermata), 7.036.000 visitatori, +10%; Pompei, 2° (posizione confermata), 3.382.240, +7,60%;  museo Egizio di Torino, 8° (posizione confermata), 845.237, -0,80%; museo Archeologico di Napoli, 12° (persa una posizione), 525.687, +16,20%; Ercolano, 13° (posizione confermata), 470.123, +17,30%; Paestum, 15° (guadagnata una posizione), 441.037, +15,10%; museo Archeologico di Venezia, 19° (persa una posizione), 343.582, -0,40%; museo nazionale Romano, 21° (perse due posizioni), 333.555, -1,80%; Ostia antica, 24° (perse tre posizioni), 311.379, -1,60%;  Villa Adriana, 28° (new entry), 242.964, +5,70.

La villa romana del Varignano a Porto Venere: nel 2017 registrati 3470 visitatori (+133%)

Tra i luoghi della cultura tradizionalmente meno visitati notevole è l’aumento registrato dalla Villa Romana del Varignano a Porto Venere (La Spezia) +133% (dai 1.489 del 2016 ai 3.470 visitatori nel 2017), dal museo Archeologico di Volcei “Marcello Gigante” a Buccino (Salerno) +129% (dai 2.491 visitatori del 2016 ai 5.717 del 2017). Anche i siti archeologici meno integrati nei grandi flussi turistici hanno registrato forti incrementi in termini di visitatori come dimostrano il museo e parco Archeologico di Gioia del Colle (Bari) (+122%), il museo nazionale Archeologico di Altamura (Bari) (+108%), il museo Archeologico di Sepino (Campobasso) (+98%), il museo Archeologico di Vulci (Montalto di Castro) (+86%), il museo Archeologico di Venosa (Potenza) (+38%), il museo Archeologico statale di Ascoli Piceno (+35%), Villa Jovis a Capri (+33%) e l’anfiteatro e mitreo di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) (+30%). Infine, anche tra i luoghi della cultura con ingresso gratuito, si segnala il Pantheon, visitato da oltre 8 milioni di persone.