Napoli. Al museo Archeologico nazionale tornano i Giganti di Mont’e Prama: conferenza di Nadia Canu su “Sardegna isola dalle vene d’argento” e vernice della mostra fotografica “I Giganti in mostra”

Il Pugilatore, uno dei Giganti di Mont’e Prama, è il testimonial della mostra “Sardegna isola megalitica” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto valentina cosentino)
I Giganti di Mont’e Prama ritornano al museo Archeologico nazionale di Napoli. Dopo il successo di “Sardegna Isola Megalitica”, la mostra ospitata proprio al Mann, che ha visto la presenza del Gigante “Manneddu” (Pugilatore), al via una mostra fotografica sulle statue del Sinis, e conferenza sui tesori archeologici della Sardegna. A Napoli la Fondazione Mont’e Prama arriva stavolta in compagnia della Dinamo Sassari per la prima tappa italiana della campagna di comunicazione che vede le due società impegnate assieme per promuovere i tesori del Sinis.
Sabato 21 gennaio 2023, alle 11, conferenza dal titolo “Sardegna isola dalle vene d’argento” a cura della direttrice della Fondazione Nadia Canu. “Argyróphleps nésos”, “l’isola dalle vene d’argento”, questo è l’antico nome dato alla Sardegna dai Greci, in quanto l’isola era nota come terra che ha moltissime miniere d’argento. Già i Romani usarono il toponimo Argentiera per indicare una miniera d’argento che si collocava nel nordovest della Sardegna. Famosa in tutto il mondo per il suo mare cristallino e le meravigliose spiagge, destinazione ogni anno di milioni di turisti, la Sardegna è una terra antica, con un ricchissimo patrimonio culturale. Dalla preistoria nuragica, che si distingue per la sua eccezionalità e quantità di risorse, fino al patrimonio architettonico di epoca romanica e l’originalità del tessuto urbano che forma le principali città e cittadine.

L’archeologa Nadia Canu, direttrice della fondazione Mont’e Prama (foto fondazione mont’e prama)
Ne parlerà l’archeologa Nadia Canu, dal 3 ottobre 2022, prima direttrice della Fondazione Mont’e Prama, che per dieci anni si è occupata del patrimonio archeologico della Sardegna come funzionaria archeologa della soprintendenza di Sassari e Nuoro. La nomina ministeriale è stata possibile una volta conclusi gli accordi tra la Fondazione Mont’e Prama, la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Cagliari, Oristano e Sud Sardegna e la direzione regionale Musei e il museo Archeologico nazionale di Cagliari per l’effettivo passaggio di consegna dei beni archeologici presenti nel territorio di Cabras: le statue dei Giganti del Museo civico, l’antica città di Tharros, l’ipogeo di San Salvatore e la Torre spagnola di San Giovanni.

Un allestimento della mostra fotografica “I Giganti in mostra” (foto mann)
A seguire, nel Braccio Nuovo del Mann, l’inaugurazione della mostra fotografica “I Giganti in mostra”, un’esposizione didattica e divulgativa sui celebri Giganti: nove pannelli racconteranno al pubblico la fortuna di un mito ancora tutto da scoprire. Intervengono il direttore del Mann, Paolo Giulierini; il presidente della Fondazione, Anthony Muroni; e il chief marketing officer della Dinamo Sassari, Marsilio Balzano. Gli operatori della Cooperativa Penisola del Sinis illustreranno la mostra agli ospiti e ai visitatori.
La mostra, curata dalla Fondazione Mont’e Prama, è composta da pannelli che raccontano la storia della più importante scoperta archeologica degli ultimi duecento anni nel Mediterraneo occidentale. Giganti di Mont’e Prama si tratta dell’unico caso di statuaria monumentale scolpita a tutto tondo tremila anni fa, ritrovata per caso da alcuni contadini nel 1974, nelle campagne di Cabras, paese che sorge nella costa occidentale della Sardegna. Le pietre giacevano sotto la terra nella collina denominata Mont’e Prama (cioè Monte della Palma) per via della vegetazione che allora vi cresceva rigogliosa.

La sala dei Giganti di Mont ‘e Prama nel museo civico di Cabras “Giovanni Marongiu” (foto museo cabras)
Quei massi così grandi e definiti non lasciarono indifferenti i contadini che lavoravano i campi, tantomeno la Soprintendenza che, nel 1975, avviò in quei luoghi una prima campagna di scavo, facendo affiorare dalla terra più di cinquemila frammenti che riuniti tra loro diedero nuovamente vita a ventotto statue maschili, raffiguranti pugilatori, arcieri e guerrieri, oggi custoditi insieme agli ultimi ritrovamenti nel museo di Cabras e in parte al museo Archeologico nazionale di Cagliari.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale per “Lo scaffale del Mann” presentazione del libro “Champollion in Egitto. Diario di una spedizione scientifica (1828-1829)” (edizioni Kemet) di Giacomo Cavillier
Nuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli della rassegna “Lo scaffale del Mann”: mercoledì 18 gennaio 2023, alle 16.30, in sala conferenze, presentazione del libro “Champollion in Egitto. Diario di una spedizione scientifica (1828-1829)” (edizioni Kemet) di Giacomo Cavillier. Dopo i saluti del direttore del Mann, Paolo Giulierini, con l’autore interviene Rita Di Maria, dell’ufficio scientifico del Mann. Il volume racconta l’esperienza umana e scientifica vissuta da Jean-François Champollion nella Valle del Nilo nel 1828-1829, durante la cosiddetta Spedizione Franco-Toscana. Questo diario di viaggio costituisce la testimonianza degli aspetti umani ed emozionali dello studioso proiettato per la prima volta in un Egitto regolato da differenti codici culturali ed esistenziali.
Grandi mostre tra 2022 e 2023. Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario” curata da Federico Marazzi. L’introduzione del direttore Paolo Giulierini

La mostra “Bizantini” nel Salone della Meridiana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto sergio siano)

Locandina della mostra “Bizantini” al museo Archeologico nazionale di Napoli dal 21 dicembre 2022 al 13 febbraio 2023
“Bizantini”: è una delle grandi mostre che il 2022 lascia in eredità al nuovo anno. Al museo Archeologico nazionale di Napoli il 21 dicembre 2022 è stata inaugurata la mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario”, curata da Federico Marazzi (università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli), che rimarrà aperta fino al 13 febbraio 2023. Il progetto scientifico dell’esposizione è stato sviluppato da un team di studiosi italiani della civiltà bizantina, team guidato dallo stesso Federico Marazzi e composto da Lucia Arcifa, Ermanno Arslan, Isabella Baldini, Salvatore Cosentino, Edoardo Crisci, Alessandra Guiglia, Marilena Maniaci, Rossana Martorelli, Andrea Paribeni ed Enrico Zanini. La mostra, coordinata da Laura Forte (responsabile Ufficio mostre al Mann) e organizzata da Villaggio Globale International, è realizzata con il sostegno della Regione Campania (POC Campania 2014-2020) e in collaborazione con l’università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. Il progetto di allestimento è di Andrea Mandara e quello grafico di Francesca Pavese.
Il progetto. A introdurci alla mostra “Bizantini” è il direttore del Mann, Paolo Giulierini. “Il progetto della mostra dei Bizantini – spiega ad archeologiavocidalpassato.com –, nasce dopo lunghe interlocuzioni con importanti partner greci, con Venezia, con Ravenna. Alla fine, tramite il coordinamento di Villaggio Globale, abbiamo deciso di realizzare la prima grande tappa a Napoli, a partire dal 21 dicembre 2022 e fino al 13 febbraio 2023, con un’eventuale proroga. La mostra prende in considerazione il volto di Napoli bizantina, di quello che fu il ducato intorno al 1000 d.C. Ma soprattutto dà un quadro di quello che fu l’impero bizantino dal suo sorgere fino alla sua caduta alla metà del Cinquecento. Si parlerà dell’Imperatore e della sua corte, degli edifici di culto, e degli edifici pubblici e privati nella vita quotidiana, delle gioiellerie, dell’esercito, e insomma di quanto fu difficile tenere il punto ancora per mille anni dopo la caduta di Roma, e perché ancora le idee del mondo classico resistessero e di come poi, dopo la caduta avvenuta per via dei Turchi, i germi della classicità passassero attraverso la fuga di alcuni sapienti greci da Costantinopoli a Firenze, alla corte di Lorenzo de’ Medici, e ispirassero l’Umanesimo e poi il Rinascimento”.

L’allestimento della mostra “Bizantini” nel salone della Meridiana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Il celebre scrittore inglese Robert Byron attribuiva la grandezza di Bisanzio alla “triplice fusione” di un corpo romano, una mente greca, un’anima orientale e mistica. Una fusione che l’arte e la cultura interpretarono e seppero diffondere attraverso i secoli, come emerge dalla ricchissima mostra che sviluppa in quindici sezioni le fasi storiche successive all’impero Romano d’Occidente, dedicando un focus a Napoli (città “bizantina” per circa sei secoli, dopo la conquista da parte di Belisario e le sue armate nel 536 d.C.) e approfondendo i legami fra Grecia e Italia meridionale.

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini, nella mostra “Bizantini” (foto mann)
“Esiste una Campania archeologica dopo la caduta di Roma e raccontare in una grande mostra i mille anni di questo impero è per il Mann una nuova tappa del percorso, partito dai Longobardi, verso una più completa identità del nostro stesso museo”, commenta Giulierini. “Napoli bizantina è un tema cruciale e per molti sarà una sorpresa, alla scoperta di un intreccio di destini tra la città e l’impero lungo sei secoli, dopo la sottomissione a Roma, il tratto più lungo della sua storia. E anche quando il dominio bizantino di Napoli evaporò, questo legame con l’Impero non fu mai rinnegato e si trasformò in volano per tenere vivi i contatti con il Mediterraneo, la tensione verso altri mondi. Il Mann è quindi il luogo ideale in Italia per raccontare questa storia”.
Sant’Anastasia: icona dell’ultima metà del XIV secolo proveniente da Naxos (foto Eforato delle Antichità delle Cicladi)
Diversi i temi affrontati: la struttura del potere e dello Stato; l’insediamento urbano e rurale; gli scambi culturali; la religiosità; le arti e le espressioni della cultura scritta, letteraria e amministrativa. Sono oltre quattrocento le opere esposte, provenienti dalle collezioni del Mann e da prestiti concessi da 57 dei principali musei e istituzioni che custodiscono in Italia e in Grecia materiali bizantini (33 istituti italiani, 22 musei greci isole incluse, Musei Vaticani e Fabbrica di San Pietro). Grazie alla prestigiosa collaborazione con il ministero ellenico della Cultura, molti dei materiali in allestimento sono visibili per la prima volta: diversi manufatti sono stati rinvenuti, infatti, nel corso degli scavi per la realizzazione della metropolitana di Salonicco. Altri reperti, concessi in prestito dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, sono stati ritrovati negli scavi della linea 1 della metropolitana.

Frammento di un pavimento a mosaico del V secolo conservato al museo Bizantino e Cristiano di Atene (foto museo bizantino cristiano)
Gli oggetti in mostra si distinguono per la varietà di materia e funzione: sculture, mosaici, affreschi, instrumentum domesticum, sigilli, monete, ceramiche, smalti, suppellettili d’argento, oreficerie ed elementi architettonici danno conto di una complessa realtà, connotata da eccellenze manifatturiere e artistiche. Grazie ai simboli dell’Impero d’Oriente, la creatività del mondo antico “transita”, così, verso il Medioevo, con un linguaggio rinnovato dalla fede cristiana e arricchito da innesti culturali iranici e arabi.

L’allestimento della mostra “Bizantini” nel salone della Meridiana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Premesse storiche e ragioni di una mostra: il mito di Bisanzio. Dopo circa quarant’anni dall’ultima esposizione in Italia, una mostra racconta il mondo affascinante e complesso dell’Impero Bizantino: quell’Impero Romano d’Oriente (Romèi erano chiamati e si autodefinivano i suoi abitanti), sopravvissuto per quasi dieci secoli alla caduta della pars Occidentis, quando il barbaro Odoacre nel 476 riuscì a deporre l’ultimo imperatore d’Occidente, Romolo Augustolo. Fu allora che Costantinopoli, la città sul Bosforo, l’antica Byzantion rifondata nel 330 dall’Imperatore Costantino come “Nuova Roma”, divenne il centro e il cuore politico, istituzionale e culturale dell’Impero Romano. Un Impero che, di fatto, continuò a vivere fino al 1453 (anno della caduta della capitale in mano ai Turchi di Maometto II), assumendo nel tempo connotati diversi: la lingua greca, ad esempio, era usata per gli atti ufficiali e il Cristianesimo era stato assunto come religione di stato, fondante l’identità dell’Impero. Questo “mutamento di pelle” indusse gli eruditi, dal Seicento in poi, a cercare un nuovo nome – Impero Bizantino – per indicare una realtà politica che connetteva Oriente e Occidente, contribuendo così innegabilmente non solo alla formazione dell’Europa medievale, ma anche alla genesi dell’Umanesimo. Una volta superati i pregiudizi primo-settecenteschi, che associavano al bizantinismo le negatività di una burocrazia invalidante e di una società statica, il mito di Bisanzio, impero multietnico, è cresciuto in questi ultimi tempi.

Anello in oro e gemma in pasta vitrea proveniente da Senise (PZ)) e conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Uno sguardo al presente. La mostra di Napoli getta uno sguardo su un mondo che è lo specchio di tutto quanto l’Occidente aveva perduto con il crollo dell’Impero Romano e che avrebbe lentamente e faticosamente riconquistato nei secoli successivi all’anno Mille: tecniche artistiche e produttive, modi di intendere l’estetica degli oggetti, scritti e saperi. L’esposizione getta luce anche sulle strutture di un impero universale e autocratico ma capace, allo stesso tempo, di tenere unita una società multietnica e composita, di cui sono stati eredi sia l’impero zarista che l’Islam sultaniale. A partire dalla presa di Costantinopoli anche il sultano ottomano userà il titolo di “imperatore di Roma” e nel suo Impero la cultura romano-bizantina sarà perpetuata di fatto. La storia ci aiuta sempre a capire il presente: le contrapposizioni successive e molte delle tensioni e dei conflitti, che tutt’oggi interessano quell’area definita da Fernand Braudel “Mediterraneo Maggiore”, hanno di fatto trovato linfa nel vuoto determinato dalla caduta di Bisanzio e dalle ceneri dell’Impero.
Napoli. “Un re, una capitale, un presepe”: nella sala della Villa dei Papiri, al museo Archeologico nazionale, il presepe continuum dell’Associazione Presepistica Napoletana dedicato a Carlo III di Borbone e ai primi scavi di Ercolano e Pompei

Presepe continuum 2022 al Mann: la scena che illustra la Natività inserita nella cronaca dei primi scavi borbonici a Ercolano e Pompei (foto graziano tavan)

Presepe continuum 2022 al Mann: la scena che illustra il trasporto delle antichità alla Reggia di Portici con la creazione del Museo Ercolanese (foto graziano tavan)

Presepe continuum 2022 al Mann: la scena che illustra il re Carlo di Borbone che sfoglia il volume sulle Antichità Ercolanesi e affronta il piano di rinnovamento del regno di Napoli (foto graziano tavan)

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, davanti al presepe continuum 2022 (foto graziano tavan)
Un re, una capitale, un presepe: un continuum con l’antico. Nella sala della collezione Villa dei Papiri, al museo Archeologico nazionale di Napoli, nelle festività si può ammirare il presepe che l’Associazione Presepistica Napoletana ha dedicato, quest’anno, a Carlo III di Borbone: la suggestiva installazione si divide in tre scene diverse, che narrano i primi ritrovamenti archeologici nelle città vesuviane del Settecento. L’allestimento non è un presepe bensì lo storytelling presepiale dei primi scavi a Ercolano e Pompei durante il regno di Carlo di Borbone e del riflesso che le riscoperte ebbero sui presepi allestiti a corte e nelle case della nobiltà napoletana della seconda metà del Settecento in poi. A raccontarlo le trasposizioni presepiali di pitture, bronzi e sculture scelti tra le collezioni del Mann. Capolavori che rivivono nelle scene e nelle figure senza tempo del presepe napoletano, a testimonianza dei valori identitari straordinari. A questi si affiancano i personaggi della storia e primi tra tutti Carlo di Borbone, con gli uomini e le donne che lo accompagnarono nell’avventura archeologica e non solo. Dall’erudizione antiquaria alla divulgazione scientifica, l’allestimento è un focus sul piano del rinnovamento che Carlo di Borbone volle attuare per il regno di Napoli a partire dalla Capitale e di cui l’archeologia e la pubblicazione dei ritrovamenti divennero uno dei cardini più importanti.
“Il Mann ha sempre creduto che le identità della città non fossero solo quelle antiche ma anche quelle più recenti”, spiega ad archeologiavocidalpassato.com Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli.

Presepe continuum 2022 al Mann: riproduzione frammento affresco delle Villa dei Misteri di Pompei (foto graziano tavan)
“Una di queste è sicuramente il presepe attorno al quale si incontrano tutti i napoletani ma che è anche oggetto di visione e di ricerca da parte di turisti e da parte di interessati. Quest’anno abbiamo presentato una ricostruzione eccezionale dei momenti degli scavi di Carlo di Borbone tra Ercolano e Pompei, e in particolare la villa dei Papiri. Ci sono dettagli incredibili come il sovrano che sfoglia il primo volume delle Antichità di Ercolano; citazioni colte con personaggi che hanno la stessa raffigurazione delle statue della villa dei Papiri; ma soprattutto tante antichità che vengono portate in giro e vengono messe dentro le casse dai personaggi. Quindi è una storia nella storia senza scordarsi naturalmente che il simbolo del presepio è un simbolo di rinascita e di vita nuova per tutti”.

Presepe continuum 2022 al Mann: le lavandaie, che si ispirano alle Danzatrici dalla villa dei Papiri di Ercolano (foto graziano tavan)
“Il progetto di quest’anno”, illustra per archeologiavocidalpassato.com Enzo Nicolella, direttore artistico dell’Associazione Presepistica Napoletana, “nasce da un’esigenza, quella di aver avuto come disponibilità la sala della villa dei Papiri per allestire il nostro presepe annuale qui all’interno del museo Archeologico, come facciamo dal 2018. I nostri allestimenti hanno sempre un taglio archeologico, quindi le opere, i capolavori delle collezioni museali diventano la naturale trasposizione presepiale di pastori. E quindi ecco che bronzi affreschi mosaici e anche marmi diventano delle figure presepiali che raccontano storie che sono anche diverse da quelle che vengono poi direttamente dai canoni evangelici e che sono piuttosto storie legate a quella che è stata l’evoluzione del presepe attraverso il riflesso di tutto quello che è il mondo dell’Archeologia, in particolare stando all’interno del Mann.

Presepe continuum 2022 al Mann: il pozzo di Enzechetta (foto graziano tavan)
“Quindi si parte in questo allestimento dal Pozzo di Enzechetta che viene visitato nel 1738 da Roque Joaquín de Alcubierre, che era un colonnello dell’esercito borbonico, che era stato – come è noto – incaricato di fare i rilievi per la realizzazione della villa di Portici. Il Pozzo di Enzechetta insieme a quello di Spinetta danno poi l’avvio ufficiale allo scavo sistematico di Ercolano.

Presepe continuum 2022 al Mann: riproduzione di vasellame, lucerne e bronzi dagli scavi di Ercolano e Pompei (foto graziano tavan)
“Noi abbiamo riprodotto affreschi, elementi di minuterie, oggetti in bronzo, le lucerne, e tutto il vasellame realizzato in scala minuziosamente rispetto a quello in originale, e tutto quello che era poi il riflesso di queste riscoperte sul presepe.

Presepe continuum 2022 al Mann: la famiglia reale in visita agli scavi (foto graziano tavan)
“C’è la famiglia reale in visita agli scavi, ci sono i personaggi che hanno contribuito alla realizzazione del piano di rinnovamento di Carlo di Borbone che pone per il nuovo regno a partire dalla capitale e che inizialmente non prevedeva ci fosse questa avventura archeologica. E che divenne poi uno dei cardini più importanti del piano di rinnovamento di Carlo per dargli anche una grande visibilità sulle altre corti d’Europa.

Presepe continuum 2022 al Mann: re Carlo di Borbone visiona il primo tomo delle Antichità di Ercolano (foto graziano tavan)
“Quindi c’è la presentazione del primo tomo delle Antichità di Ercolano esposte e c’è l’originale esposto ovviamente in vetrina. Quindi c’è una trasposizione non solo delle statue ma anche del libro in questo caso.

Presepe continuum 2022 al Mann: un personaggio con le movenze dei Corridori della Villa dei Papiri di Ercolano, che si vedono sullo sfondo (foto graziano tavan)
“Abbiamo i Corridori della sala della Villa dei Papiri che diventano dei mandriani, abbiamo l’Ermes a riposo che è anch’egli un mandriano.

Presepe continuum 2022 al Mann: la Natività ispirata a personaggi raffigurati negli affreschi pompeiani (foto graziano tavan)
“Quindi la Donna diventa l’Afrodite, il San Giuseppe diventa il vecchio saggio della Scuola Ellenistica, la Stefania questa giovane fanciulla che fa visita al Bambino Gesù appena nato diventa la ninfa Peithò che accompagna l’Eros punito alla madre Afrodite. Quindi – conclude Enzo Nicolella – c’è un doppio riferimento alla cultura classica che nello stesso tempo poi diventa tradizione popolare napoletana”.
Napoli. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario”: con oltre 400 reperti racconta “il millennio bizantino”, dalla rifondazione dell’antica Byzantion da parte di Costantino nel 330, fino alla presa di Costantinopoli con la quarta crociata nel 1204

Il Salone della Meridiana al museo Archeologico nazionale di Napoli al buio, pronto a svelare i tesori della mostra “I Bizantini” (foto francesco pio chinelli)
Ci siamo. Il 21 dicembre 2022, quando si accenderanno le luci del Salone della Meridiana al museo Archeologico nazionale di Napoli brilleranno agli occhi dei visitatori i tesori di quel mondo raffinato che aveva il suo punto di riferimento nella capitale Bisanzio: alle 11.30, sarà presentata la mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario”. Dal 22 dicembre 2022, apertura al pubblico.

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini, nella mostra “I Bizantini” (foto valentina cosentino)
L’esposizione, realizzata con il sostegno della Regione Campania nell’ambito del Poc 2014/2020, sviluppa il tema delle fasi storiche successive all’impero romano d’Occidente, con un focus sulla Grecia, su Napoli (città “bizantina” per circa cinque secoli dopo la conquista da parte delle armate guidate da Belisario nel 536 d.C.) e sull’Italia meridionale. Curata da Federico Marazzi (università Suor Orsola Benincasa di Napoli), la mostra racconta “il millennio bizantino” dalla rifondazione dell’antica Byzantion da parte di Costantino nel 330, fino alla presa di Costantinopoli con la quarta crociata nel 1204 (momento cruciale nel processo di dissoluzione dell’Impero), approfondendo diversi temi: la struttura del potere e dello Stato, l’insediamento urbano e rurale, gli scambi culturali, la religiosità e le espressioni della cultura scritta, letteraria e amministrativa. In mostra, oltre quattrocento reperti, appartenenti alle collezioni del Mann o concessi in prestito dai principali musei e siti archeologici che custodiscono, in Italia e in Grecia, materiali bizantini: anche grazie alla sinergia con il ministero ellenico della Cultura, molti manufatti sono visibili per la prima volta e provengono dagli scavi della linea metropolitana a Salonicco. In mostra anche materiali scavati nella linea metropolitana di Napoli.

Histamenon di Basilio II in oro della Zecca di Costantinopoli (1005-1025 d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Il progetto scientifico dell’esposizione è stato sviluppato da un gruppo di studiosi italiani della civiltà bizantina, gruppo coordinato dallo stesso Federico Marazzi e composto da Lucia Arcifa, Ermanno Arslan, Isabella Baldini, Salvatore Cosentino, Edoardo Crisci, Alessandra Guiglia, Marilena Maniaci, Rossana Martorelli, Andrea Paribeni ed Enrico Zanini. La mostra, coordinata da Laura Forte (responsabile Ufficio mostre al Mann) e organizzata da Villaggio Globale International, è realizzata con la collaborazione dell’università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. Il progetto di allestimento è di Andrea Mandara e quello grafico di Francesca Pavese. L’esposizione, infine, prevede un ricco apparato editoriale, che include il catalogo (in uscita a gennaio 2023), la guida breve, la pubblicazione degli itinerari bizantini della Campania e un volume destinato ai bambini, tutto edito da Electa.
Napoli. Tre anni di iniziative congiunte (2023-2025) per celebrare i 2500 anni della fondazione dell’antica Neapolis: firmato il protocollo di intesa tra il museo Archeologico nazionale e l’Unione Industriali

Il direttore Paolo Giulierini e il presidente Costanzo Jannotti Pecci firmano il protocollo di intesa tra il museo Archeologico nazionale e l’Unione Industriali di Napoli (foto mann)
Museo Archeologico nazionale di Napoli e Unione Industriali di Napoli: firmato il protocollo di intesa che unisce le due istituzioni fra 2023 e 2025. Tre anni d’iniziative congiunte per celebrare, nel nome della valorizzazione del territorio, i 2500 anni della fondazione dell’antica Neapolis. La collaborazione, promossa da Paolo Giulierini (direttore del museo) e Costanzo Jannotti Pecci (presidente Unione Industriali di Napoli), avrà come chiave di volta la co-organizzazione di eventi che siano ascrivibili non solo all’ambito artistico, ma anche alla diffusione delle buone pratiche imprenditoriali “made in Naples”. Le manifestazioni, aperte a cittadini italiani e stranieri, avranno la finalità di veicolare le eccellenze turistiche della città. In concomitanza con la programmazione di iniziative, prevista anche bigliettazione speciale e lancio di abbonamenti che permettano di accedere al Museo a prezzi promo. In prospettiva, l’estensione dell’accordo anche alla Rai e l’avvio dell’interlocuzione con Comune cittadino e Ferrovie dello Stato.
Prove generali dell’accordo in occasione della mostra “Bizantini”, che aprirà al Museo il 21 dicembre 2022: previsti tavoli tecnici con le associazioni di categoria, per trovare punti di raccordo tra le antiche maestranze e le attuali produzioni di design e oreficeria. Ancora, in cantiere l’elaborazione di una grafica coordinata per i 2500 anni di Neapolis: tramite un bando, potranno essere le scuole del territorio a definire l’estetica del logo. “Napoli ci insegna che siamo figli di diverse fondazioni, in cui mondi apparentemente lontani si incontrano”, commenta il direttore, Paolo Giulierini. “Arte e industria devono unirsi per promuovere la città e il coinvolgimento dell’Archeologico non è casuale: a maggio prossimo apriremo la Sezione Tecnologica Romana, che racconterà come il concetto di tecnologia avesse un taglio sostanzialmente multidisciplinare nel mondo antico”. E il presidente degli Industriali, Costanzo Jannotti Pecci: “È necessario sviluppare una conoscenza sempre più capillare della storia della nostra città. L’approfondimento delle vicende economiche che hanno caratterizzato le varie epoche contribuirà anche a valorizzare il presente e a indirizzarne le prospettive. Il dialogo tra pubblico e privato, nella migliore declinazione che si può dare alla metodologia di un partenariato che costruisca per davvero insieme progetti e opere, è decisivo per promuovere una narrazione del territorio che esca dagli stereotipi e si rivolga a tutti, in particolare alle nuove generazioni”.
Napoli. Per “Lo scaffale del Mann” al museo Archeologico nazionale presentazione del libro “Raffaello tra gli sterpi. Le rovine di Roma e le origini della tutela” di Salvatore Settis e Giulia Ammannati
Nuovo appuntamento al museo Archeologico nazionale di Napoli con il ciclo “Lo scaffale del Mann”. Mercoledì 7 dicembre 2022, allee 16, in sala Conferenze, sarà presentato il libro “Raffaello tra gli sterpi. Le rovine di Roma e le origini della tutela” di Salvatore Settis e Giulia Ammannati (SKIRA editore). Dopo i saluti di Paolo Giulierini, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli, intervengono con gli autori Carlo Gasparri, Accademia nazionale dei Lincei; Lino Leonardi, professore di Filologia e Linguistica romanza alla Scuola Normale Superiore; Fabio Isman, giornalista e moderatore. Salvatore Settis, archeologo e storico dell’arte, ha diretto a Los Angeles il Getty Research Institute (1994-99) e a Pisa la Scuola Normale Superiore (1999-2010). Giulia Ammannati insegna Paleografia latina alla Scuola Normale Superiore di Pisa; si è occupata di Giotto, del Duomo e della Torre di Pisa, del testo di Apuleio

Papa Leone X ritratto da Raffaello con i cardinali cardinali-Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi: il quadro è conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze (foto da Skira)

Lettera a Leone X: il principale manoscritto è conservato all’Archivio di Stato di Mantova (foto da Skira)
La Lettera a Leone X (1519-1520) non fu mai completata né mai raggiunse il destinatario, eppure continua a sollevare interrogativi e dubbi. Chi ne fu l’autore? Il principale manoscritto (a Mantova) è interamente di mano di Baldassarre Castiglione, ma chi si rivolge al Papa dicendo “io” è sempre e solo Raffaello, che studiava le rovine “per molti lochi pieni de sterpi inculti e quasi inaxessibili”. La morte precoce del grandissimo artista (6 aprile 1520), del cui lavoro sul testo resta traccia in un manoscritto di Monaco, spiega perché uno scritto così impegnativo rimase incompiuto. Ma quale fu la parte di Raffaello e quale il ruolo del Castiglione? Perché tante correzioni e varianti nei manoscritti? Si può identificare il gioco delle parti fra i due co-autori? A chi spetta l’idea di ricostruire in disegno Roma antica e di tutelarne i monumenti? Al Papa, a Raffaello o a Castiglione?

La copertina del libro “Raffaello tra gli sterpi. Le rovine di Roma e le origini della tutela” di Salvatore Settis e Giulia Ammannati (SKIRA)
Della Lettera non esiste “il” testo in forma compiuta, ma varie stesure successive: Raffaello tra gli sterpi ne propone una nuova edizione fondata su un attentissimo esame paleografico e filologico. Il lettore troverà in questo libro non solo il testo critico dei due principali manoscritti ma anche un confronto sinottico e genetico, che evidenzia la stratificazione di bozze, correzioni, versioni alternative, individuando in parallelo sia la stesura del Castiglione sia la forma testuale su cui Raffaello lavorò negli ultimi mesi di vita. Il saggio di apertura affronta questi temi alla luce di un’accurata ponderazione delle circostanze documentarie e della storia culturale e istituzionale: le rovine, le raccolte di antichità, i provvedimenti di salvaguardia (prima e dopo il 1519-20) dei Papi e del Comune. Ne riusciranno illuminati lo scenario culturale della Roma di Leone X, lo sguardo di Raffaello su Roma antica, il suo rapporto con Castiglione, l’audace progetto che prese forma negli ultimi mesi di vita dell’artista, e infine l’eredità intellettuale che questa lettera non spedita lasciò alle generazioni successive, e fino a noi.
Katriona Munthe, nipote e custode della memoria di Axel Munthe, una delle personalità svedesi più rilevanti del Novecento, ha voluto aprire i suoi archivi di famiglia selezionando 140 fotografie degli inizi del XX secolo, immagini che testimoniano la passione del nonno per il mondo classico: una vera e propria avventura esistenziale che, partendo da Napoli e dal cuore del Mediterraneo, testimonia la ricerca del senso della Bellezza. Il mondo privato di Axel Munthe si scopre al Mann: il celebre medico svedese è raccontato con testimonianze inedite nella mostra “Honesta Voluptas – Il Giardino di Axel Munthe, riportato alla luce da Jordi Mestre”, in programma dal 19 gennaio al 19 marzo 2023 nelle sale della cosiddetta Farnesina del museo Archeologico nazionale di Napoli. L’esposizione, curata dalla nipote Katriona Munthe e da Michele Iodice, ripercorre la biografia di Munthe, appassionato di archeologia e natura e legato a doppio filo alla nostra regione, dove elesse la sua residenza a Capri, in Villa San Michele. Il restauro delle immagini è opera del maestro catalano Jordi Mestre, uno dei massimi esperti nel recupero della fotografia d’archivio. Nell’allestimento, figurano anche piante da giardino e due sagome di Munthe e Amedeo Maiuri. “Abbiamo accolto con entusiasmo il progetto di Katriona Munthe e Michele Iodice e, quindi, con piacere ospitiamo le memorie del celebre medico svedese che tanto amò l’archeologia, la città di Napoli e la cultura mediterranea”, commenta il direttore del museo, Paolo Giulierini. “Nell’occasione voglio ricordare che già da qualche anno con il sito di Villa San Michele ad Anacapri, ricco di antiche vestigia e importanti rimandi alle collezioni del Mann, è attiva una convenzione per la realizzazione di attività culturali e di promozione”. E i curatori: “Munthe inseguiva il mito e la magia della Vis medicatrix naturae, adorava gli animali, ed era consapevole dell’effetto straordinario dello spirito del luogo e l’energia rigenerativa dell’ambiente. Per cui la sua scelta di creare la sua dimora sull’isola di Capri, e la costruzione della stessa casa, con gli scavi che portavano alla luce le sculture, i marmi, i bronzi dell’Impero romano, era una scelta che gli consentiva di abbracciare il fascino e la grazia del mondo antico attraverso l’armonia della bellezza”.


Da Nord a Sud, primi numeri a bilancio di un anno molto positivo per i luoghi della Cultura. Il museo Egizio di Torino è il più stringato: “Dal 1° gennaio al 31 dicembre 2022 ci siete venuti a trovare in 898.500. Vi ringraziamo uno ad uno per averci sostenuti ed affiancati fino a questo risultato”.

Nello scorso anno, il Museo ha viaggiato molto anche sui canali digitali: rispettivamente 95mila, 85mila e 14mila i seguaci di Instagram, Facebook e Twitter, mentre si lavora all’implementazione delle pagine Tik Tok e Youtube, che ha registrato 41mila visualizzazioni a fronte delle 27mila del 2021. Buon riscontro anche per il videogioco “Father and son2”, disponibile da luglio su Google Play e App Store e scaricato da 35mila utenti. Nel 2022, infine, confermato il successo della campagna abbonamenti OpenMANN con circa 3mila sottoscrizioni.







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