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Egitto. Scoperto nella necropoli degli Animali sacri a Saqqara il primo e più grande deposito di 150 statue di bronzo di antiche divinità egizie e di 250 sarcofagi di legno dipinti, sigillati, con mummie

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I sarcofagi in legno dipinto trovati nella necropoli degli Animali sacri a Saqqara (foto ministry of tourism and antiquities)

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Lo staff della missione archeologica egiziana a Saqqara con al centro Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità (foto ministry of tourism and antiquities)

Una nuova grande scoperta archeologica in Egitto: centinaia di piccole sculture faraoniche e sarcofagi colorati sono stati rinvenuti nel cimitero degli Animali sacri, a Saqqara, necropoli situata circa 30 km a sud del Cairo. Sono 250 sarcofagi con mummie ben conservate, 150 statue di bronzo e molti altri tesori tra cui un papiro di 9 metri ben conservato: si tratta del primo e più grande deposito del sito risalente al periodo tardo. Questi tesori scoperti dalla missione archeologica egiziana a Saqqara, durante i lavori della quarta stagione di scavo, saranno esposti al Grand Egyptian Museum.

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Le statuette in bronzo trovate nella necropoli degli Animali sacri a Saqqara dalla missione archeologica egiziana (foto ministry of tourism and antiquities)

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La statuetta in bronzo della dea Bastet trovata dalla missione archeologica egiziana a Saqqara (foto ministry of tourism and antiquities)

“Il deposito scoperto”, ha spiegato Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità e capo della missione, “include 150 statue di bronzo di varie dimensioni che rappresentano diverse divinità egizie antiche, tra cui Anubi, Amun Min, Osiride, Iside, Nefertum, Bastet e Hathor, oltre a un gruppo di vasi in bronzo legati ai rituali della dea Iside, nonché una statua in bronzo dell’ingegnere Imhotep senza testa, molto precisa e bella”.

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Le statue in legno delle dee Iside e Nefti trovate dalla missione archeologica egiziana a Saqqara (foto ministry of tourism and antiquities)

“La missione – ha aggiunto – è riuscita anche a scoprire un nuovo gruppo di pozzi funerari, in cui è stato rinvenuto un gruppo di 250 sarcofagi in legno dipinto del periodo tardo, circa 500 a.C., chiusi, contenenti mummie in buone condizioni di conservazione. E poi un gruppo di amuleti, scatole di legno dipinte, e statue lignee, alcune delle quali dorate in faccia: tra queste, in buono stato di conservazione, le statue delle dee Iside e Nefti in posizione di lutto. Inoltre è stata trovata una sepoltura del Nuovo Regno (databile intorno al 1500 a.C.) contenente numerosi ornamenti strumenti come uno specchio in bronzo e un gruppo di bracciali, collane, orecchini e cavigliere hanno le proprie graffette e strumenti di rame per la vita di tutti i giorni”.

Paestum. Alla Borsa mediterranea del Turismo archeologico consegnati due International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” alla scoperta archeologica dell’anno: per il 2019 (non conferito per lockdown), scoperta in Iraq, nel Kurdistan nel sito di Faida a 50 km da Mosul, di dieci rilievi rupestri assiri (università di Udine); per il 2020, scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto”

Daniele Morandi Bonacossi, direttore della missione dell’università di Udine, davanti al rilievo 4 scoperto a Faida, nel Kurdistan iracheno (foto Alberto Savioli / LoNAP)

paestum_XXIII-bmta_international-archaeological-discovery-award_locandina“Per non dimenticare chi si è sacrificato per il bene materiale dell’umanità intera”: così Ugo Picarelli fondatore e direttore della Borsa mediterranea del Turismo archeologico ha introdotto la cerimonia di consegna dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale. A ricevere il Premio per la scoperta archeologica riferita all’anno 2019 e vincitrice della 6ª edizione, ma non conferita a causa del lockdown, Daniele Morandi Bonacossi, direttore della Missione archeologica italiana nel Kurdistan iracheno e ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico dell’università di Udine, per la scoperta in Iraq, nel Kurdistan nel sito di Faida a 50 km da Mosul, di dieci rilievi rupestri assiri, gli dèi dell’Antica Mesopotamia. “Lo scavo archeologico non è più un palcoscenico per solisti ma per un grande coro”, ha detto Morandi Bonacossi. “Dietro ogni grande scoperta non c’è una sola persona ma è un successo di squadra. Questo Premio ha un grande valore soprattutto per tutta la grande equipe con cui lavoro. Avevo conosciuto Khaled al-Asaad a Palmira quando ero un giovane studente e sono onorato di ricevere un riconoscimento che ne ricorda il grande sacrificio e il grande impegno per un sito di grande importanza simbolica come Palmira, crogiolo di culture diverse” (vedi Paestum, XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico: assegnato alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto” la 7ma edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, scelta tra le cinque più importanti del 2020. A novembre sarà consegnato anche il premio della 6° edizione (saltato per il Covid) andato alla scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia presso il sito di Faida (Iraq) | archeologiavocidalpassato).

I sarcofagi in legno inviolati e sigillati, risalenti a 2500 anni fa, scoperti dalla missione egiziana nella necropoli di Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)
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I principi Firas di Giordania con il direttore Ugo Picarelli alla Borsa mediterranea del Turismo archeologico di Paestum (foto bmta)

La 7ª edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” è stato assegnato alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto”. Unico riconoscimento mondiale dedicato agli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio, il premio annuale viene assegnato in collaborazione con Archeo e le testate archeologiche internazionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), AiD Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Alla cerimonia, coordinata da Andreas M. Steiner direttore responsabile Archeo, sono intervenuti Mounir Bouchenaki presidente onorario della Bmta, sua altezza reale Dana Firas presidente Petra National Trust, Paolo Matthiae professore emerito Sapienza università di Roma e Accademico dei Lincei, Mohamad Saleh ultimo direttore per il Turismo di Palmira.

Cerimonia di consegna premio “Khaled Asaad”: da sinistra, Steiner, Matthiae, Morandi Bonacossi, Dana Firas, Saleh, Bouchenaki, Picarelli (foto bmta)

È stato affidato alla voce di Roberta Salvatori della direzione generale per la Promozione del Sistema Paese del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale il saluto del ministro Luigi Di Maio che ha scritto: “Costituisce una consolidata e qualificata presenza nel panorama degli eventi intesi a promuovere un turismo di qualità e a diffondere la conoscenza della storia e del patrimonio culturale italiano e internazionale. Nella sua ultraventennale attività, la Borsa mediterranea del Turismo archeologico si è affermata non solo come manifestazione di riferimento per il turismo culturale, ma anche come appuntamento importante per Università, istituti di ricerca, operatori culturali: un’apprezzata opportunità di incontro per gli addetti ai lavori e di visibilità per il grande pubblico, con l’obiettivo di promuovere la cultura e diffondere lo studio e la conoscenza reciproca dei patrimoni culturali dei Paesi partner. La promozione della cultura è una delle priorità della politica estera italiana. Nella cultura, infatti, ritroviamo non soltanto un valore identitario, ma anche una risorsa capace di contribuire, in una logica di sistema, allo sviluppo economico-sociale di ciascun Paese”.

L’archeologo Daniele Morandi Bonacossi in missione in Kurdistan

“Siamo pertanto orgogliosi – ha continuato – dell’assegnazione dell’International Archaeological Discovery Award, significativamente intitolato all’archeologo Khaled Al Asaad, al prof. Daniele Morandi Bonacossi per la scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia. Da anni il MAECI sostiene finanziariamente la Missione del prof. Morandi Bonacossi “Terra di Ninive” in Iraq, nell’ambito di una più ampia azione di sostegno all’archeologia italiana fuori dai confini nazionali. Negli ultimi 10 anni siamo passati da 154 Missioni sostenute nel 2011 a 210 missioni nel 2021 attive in tutti i continenti, per contributi pari quasi a 2,2 milioni di euro. Quasi la metà di queste Missioni (98) si concentrano nel Mediterraneo e Medio Oriente, e ben 11 sono attive in Iraq. L’attività degli archeologi e dei restauratori italiani, oltre a ricevere l’indiscusso apprezzamento dei governi e delle comunità ospitanti, è per noi un fondamentale strumento di cooperazione e di dialogo, che ci consente di rafforzare le relazioni con gli altri Stati anche grazie alle iniziative di formazione e al trasferimento di tecnologie e conoscenze in settori, quali archeologia, restauro, tutela del patrimonio, in cui l’Italia è leader mondiale. Voglio congratularmi, quindi, con il prof. Morandi Bonacossi per i proficui risultati dell’impegno suo e dei suoi collaboratori nell’incessante opera di ricerca e messa in luce delle testimonianze di un passato che fonda il presente e illumina la via verso il futuro”.

Paestum, XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico: assegnato alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto” la 7ma edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, scelta tra le cinque più importanti del 2020. A novembre sarà consegnato anche il premio della 6° edizione (saltato per il Covid) andato alla scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia presso il sito di Faida (Iraq)

paestum_XXIII_BMTA_2021La scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto” la 7ma edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo: la XXIII edizione si svolgerà a Paestum dal 25 al 28 novembre 2021. L’International Archaeological Discovery Award, il Premio intitolato a Khaled al-Asaad, direttore dell’area archeologica e del Museo di Palmira dal 1963 al 2003, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. La Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo, la prima testata archeologica italiana, hanno inteso dare il giusto tributo alle scoperte attraverso un Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), Archäologie in Deutschland (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia). Nel 2015 il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri, Responsabile degli scavi, per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Grecia); nel 2016 all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del presidente Dominique Garcia, per la Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner, direttore della missione archeologica, per la città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, responsabile degli scavi, per la “piccola Pompei francese” di Vienne; nel 2019 a Jonathan Adams, responsabile del Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), per la scoperta nel mar Nero del più antico relitto intatto del mondo.

L’impressionante distesa dei sarcofagi scoperti dalla missione archeologica egiziana a Saqqara alla presentazione agli ambasciatori e ai media (foto Ministry of Tourism and Aniquities)

Ecco le cinque scoperte archeologiche del 2020 finaliste della 7ma edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. Egitto: centinaia di sarcofagi rinvenuti a Saqqara, patrimonio Unesco a 30 km a Sud del Cairo; Germania: la verità sul Disco di Nebra, il reperto più analizzato della storia archeologica tedesca; Indonesia: nell’isola di Suwalesi le pitture rupestri più antiche del mondo con un cinghiale dipinto in ocra rossa di 45500 anni fa; Israele: a Gerusalemme sotto il Muro del Pianto si celavano tre stanze di 2000 anni fa; Italia: le numerose scoperte di Pompei, un Thermopolium, un carro cerimoniale, le origini Etrusche della città. Come detto, la 7ma edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” va alla scoperta di “centinaia di sarcofagi nella necropoli di Saqqara in Egitto”. Il Premio sarà consegnato a Mostafa Waziry, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità di Egitto, venerdì 26 novembre 2021. alle 18, alla presenza di Fayrouz, archeologa e figlia di Khaled al-Asaad, in occasione della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico. Per quanto riguarda, invece, lo “Special Award” per il maggior consenso sulla pagina Facebook della BMTA, è risultata la scoperta delle “tre stanze di 2000 anni fa sotto il Muro del Pianto di Gerusalemme”.

Rilievo 7 a Faida (Kurdistan iracheno) dell’VIII-VII sec. a.C. (foto di Alberto Savioli / LoNAP)

Nella stessa cerimonia sarà premiata anche la scoperta archeologica riferita all’anno 2019 vincitrice della 6a edizione, ma non conferita in quanto la BMTA nel novembre 2020 fu annullata a causa del lockdown: Daniele Morandi Bonacossi, direttore della Missione Archeologica Italiana nel Kurdistan Iracheno e Ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico dell’Università di Udine, per la scoperta di dieci rilievi rupestri assiri raffiguranti gli dèi dell’Antica Mesopotamia presso il sito di Faida, a 50 km da Mosul (vedi Il ritrovamento dei dieci rilievi rupestri di Faida nel Kurdistan iracheno da parte dell’università di Udine premiato come la scoperta archeologica più importante del 2019 con l’assegnazione della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” promossa dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo | archeologiavocidalpassato).

I sarcofagi in legno inviolati e sigillati, risalenti a 2500 anni fa, scoperti dalla missione egiziana nella necropoli di Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

A Saqqara, patrimonio Unesco a 30 km a sud del Cairo, ritrovati centinaia di sarcofagi. A novembre 2020, un prezioso tesoro di 50 sarcofagi in legno è stato rinvenuto nella necropoli da un team di archeologi guidato da Zahi Hawass. Il ritrovamento getta nuova luce sulla storia di Saqqara durante il Nuovo Regno, il periodo della storia egizia compreso tra il XVI secolo a.C. e l’XI secolo a.C. Le preziose bare sono state trovate in 52 pozzi sepolcrali, profondi tra i 10 e 12 metri, che facevano parte del tempio funerario dedicato alla regina Naert, moglie del re Teti, il primo faraone della VI dinastia del Vecchio Regno. Sempre a novembre 2020, vicino alla piramide di Djoser (la prima struttura di cemento completa esistente al mondo e la più antica piramide a gradoni di tutto l’Egitto), oltre 100 sarcofagi, risalenti a due epoche, Tolomeo e Tardo Periodo, e più di 40 statue con maschere e mummie dorate di 2500 anni, ben conservate in pozzi profondi di 12 mt. (vedi Egitto. Nella necropoli di Saqqara la missione egiziana scopre 100 sarcofagi inviolati e sigillati di 2500 anni fa, 40 statue dorate di Ptah Soker, 20 scatole di legno di Horus, e poi statuette, amuleti, ushabti e 4 maschere in cartonnage dorato. I sarcofagi andranno tra il Grand Egyptian Museum, il National Museum of Egyptian Civilization, il museo della Nuova Capitale Amministrativa e il museo Egizio di piazza Tahrir. Le mummie al National Museum of Egyptian Civilization | archeologiavocidalpassato). A ottobre, la scoperta di 3 pozzi funerari di 10, 11 e 12 metri di profondità e contenenti più di 59 sarcofagi antropomorfi e policromi di ben 2.600 anni fa, risalenti alla XXVI dinastia, disposti in diverse camere, impilati l’uno sull’altro e appartenenti a sacerdoti, alti funzionari e personalità di spicco dell’alta società. Inoltre, le sabbie dell’area cimiteriale hanno portato alla luce ben 28 statue lignee del dio principalmente venerato nella necropoli,

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Le statue dorate di Ptah Soker, dio della necropoli di Saqqara, trovate dalla missione egiziana a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Ptah-Sokar-Osiris, e un gran numero di amuleti, ushabti e altri oggetti, inclusa la statua di bronzo con intarsi in agata rossa, turchese e lapislazzuli del dio Nefertum (vedi Egitto. La missione archeologica egiziana nella necropoli di Saqqara conferma l’eccezionalità della scoperta in tre pozzi sacri. Il ministro: “Siamo arrivati a 59 sarcofagi in legno ancora sigillati, di 2500 anni fa; 28 statue del dio Ptah Sokar e un gran numero di amuleti e ushabti. E non è finita” | archeologiavocidalpassato). A settembre 2020, 27 sarcofagi intatti sepolti da più di 2500 anni e mai aperti, con bare in legno ottimamente conservate, dipinte con colori vivaci, trovati insieme ad altri manufatti più piccoli, all’interno di un pozzo nel sito sacro (vedi Egitto. La missione archeologica egiziana nella necropoli di Saqqara ha scoperto 27 sarcofagi di epoca tarda, risalenti a 2500 anni fa, ancora sigillati. Il ministro el-Anani: “Una scoperta molto emozionante. E penso siamo solo all’inizio”. E ora gli egittologi sperano di trovare all’interno intatto anche il corredo | archeologiavocidalpassato). Tutti questi straordinari tesori antichi, ritrovati in tempi diversi dalla missione archeologica egiziana con a capo Mustafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità, verranno trasferiti al GEM Grand Egyptian Museum per essere esposti, dopo i dovuti restauri.

Il famoso disco di Nebra (museo di Halle, in Sassonia) dell’età del Bronzo, una delle più antiche rappresentazioni del cielo

La verità sul Disco di Nebra, scoperto nella Germania centrale, il reperto più analizzato di sempre. Il Disco di Nebra è una lastra in metallo con applicazioni in oro risalente all’Età del Bronzo, che raffigura chiaramente fenomeni astronomici e simboli di forte impronta religiosa, considerato la più antica rappresentazione del cielo e uno dei ritrovamenti archeologici più importanti del XX secolo. Il reperto è un disco in bronzo del diametro di 32 cm e dal peso di 2 kg su cui sono riportate, in lamina d’oro, le possibili figure del Sole, della falce lunare e un insieme di 32 piccoli dischetti che potrebbero rappresentare le stelle. Di questi 32 dischetti aurei, 29 sono ben visibili, mentre i restanti si sono staccati, lasciando però una traccia evidente sulla superficie del disco di bronzo. Scoperto nel 1999 da alcuni saccheggiatori di tombe all’interno di una cavità in pietra sul monte Mittelberg, vicino Nebra, a 252 metri di quota, nella foresta dello Ziegelroda, a 180 km a sud-ovest di Berlino, ora è al museo regionale della preistoria di Halle, in Sassonia-Anhalt. Il disco è stato principalmente esaminato dall’archeologo Harald Meller (Ente per l’Archeologia e la Conservazione dei monumenti storici di Halle), dall’astronomo Wolfhard Schlosser (Università di Bochum) e dai chimici esperti in archeologia Ernst Pernicka (archeometallurgia), Heinrich Wunderlich (tecnica e metodo delle costruzioni) e da Miranda J. Aldhouse Green (Università del Galles), archeologa e studiosa delle religioni dell’Età del Bronzo. In una pubblicazione della rivista scientifica “Archaeologia Austriaca” lo stesso Meller, insieme a dodici suoi collaboratori, ha riproposto una sintesi di tutte le più recenti indagini a favore dell’attribuzione del disco al 1600 a.C., ovvero all’Età del Bronzo, con le prove inequivocabili circa l’esattezza del luogo di ritrovamento che, al di là delle dichiarazioni dei due (certo poco attendibili) scopritori, si avvale ora di una dati scientifici difficilmente oppugnabili: l’aumentata concentrazione, nel terreno, di particelle d’oro e di rame, spiegabili con la prolungata permanenza del reperto nel terreno, e la corrispondenza tra la terra sul luogo del ritrovamento e tracce di essa rinvenute su una delle asce e sul disco stesso. La datazione del reperto si avvale dei risultati dell’analisi al radiocarbonio effettuati su resti organici (tracce di corteccia di betulla) prelevati dal manico di una delle spade rinvenute insieme al disco. Le controprove predisposte affrontano, su larga scala, “l’accusa” mossa al disco di non essere, cronologicamente e territorialmente, contestuali agli altri componenti del ritrovamento. Argomento centrale diventa, così, la composizione chimica dei metalli (per la quale non esiste ancora un metodo di datazione scientifica) e il luogo di provenienza degli stessi. Dal confronto con un database, che riunisce ben 50mila miniere metallifere preistoriche sul territorio europeo (e basandosi sull’esame geochimico della concentrazione degli isotopi del piombo) è emersa con evidenza l’origine del rame impiegato nel disco da depositi nelle Alpi orientali, nell’odierna Austria (miniera di Mitterberg, presso Salisburgo), mentre l’oro delle decorazioni proviene, con grande probabilità, dal fiume Carnon, nella regione della Cornovaglia (Inghilterra sudoccidentale).

Nell’isola di Suwalesi (Indonesia) le pitture rupestri più antiche del mondo con un cinghiale dipinto in ocra rossa di 45500 anni fa (foto bmta)

In Indonesia nell’isola di Suwalesi le pitture rupestri più antiche del mondo con un cinghiale dipinto in ocra rossa di 45500 anni fa. Datata a 45500 anni fa la pittura rupestre del cinghiale delle verruche di Celebes, trovata nella grotta calcarea di Leang Tedongnge e che potrebbe essere la più antica pittura rupestre conosciuta al mondo. Per fare un confronto, le pitture rupestri di Lascaux, in Francia, sono datate a circa 17500 anni fa; quelle più antiche delle grotte di Altamira, in Spagna, a 36000 anni fa. La grotta si trova in una valle racchiusa da ripide falesie calcaree ed è accessibile solo da uno stretto passaggio della grotta e solo nella stagione secca, poiché il fondovalle è allagato durante la stagione delle piogge. “L’isolata comunità Bugis, che vive in questa valle nascosta afferma che non era mai stata visitata prima dagli occidentali” ha spiegato Adam Brumm dell’Australian Research Center for Human Evolution della Griffith University, co-leader del team di ricerca condotto con Arkenas, il principale centro di ricerca archeologica dell’Indonesia, Pusat Penelitian Arkeologi Nasional. Il dipinto in ocra rossa mostra un cinghiale con una corta cresta di peli eretti e un paio di verruche facciali simili a corno davanti agli occhi, una caratteristica dei cinghiali di Sulawesi maschi adulti, specie endemica dell’isola. “Gli esseri umani hanno cacciato i cinghiali di Sulawesi per decine di migliaia di anni” ha spiegato l’archeologo indonesiano Basran Burhan. “Questi maiali erano l’animale più comunemente raffigurato nell’arte rupestre dell’era glaciale dell’isola, il che suggerisce che siano stati a lungo apprezzati sia come cibo sia come fulcro del pensiero creativo e dell’espressione artistica”. L’arte rupestre realizzata nelle grotte calcaree può essere datata utilizzando l’analisi della serie di uranio dei depositi di carbonato di calcio, i “popcorn delle caverne”, che si formano naturalmente sulla superficie della parete della caverna usata per dipingere. A Leang Tedongnge, un piccolo “popcorn” si era formato sul piede posteriore di una delle figure di maiale, dopo che era stata dipinta; una volta datato, ha fornito un’età minima per il dipinto: visto che è questo deposito a essere stato datato a 45500 anni fa, la scena era quindi stata dipinta qualche tempo prima. Numerosi esempi di arte rupestre primitiva sono stati datati in precedenza, comprese rappresentazioni di animali e scene narrative che sono eccezionali sia per la qualità della loro esecuzione sia per la rarità, di almeno 43900 anni.

Sotto il Muro del Pianto a Gerusalemme scoperte tre stanze di duemila anni fa (foto bmta)

A Gerusalemme sotto il Muro del Pianto si celavano tre stanze di 2000 anni fa. Si tratta di un complesso sotterraneo che comprende tre ambienti contenenti oggetti di uso quotidiano. Quella porzione di muro, nei pressi del Secondo Tempio (o Tempio di Erode), era stata distrutta dai Romani nell’anno 70 a.C. Infatti, un tempo esistevano due templi sacri a Gerusalemme, principali luoghi di culto costruiti sul Monte del Tempio, ma furono entrambi distrutti dapprima dai Babilonesi e poi, appunto, dai Romani. Le stanze erano nascoste dietro uno strato di roccia. Gli archeologi erano ignari del fatto di aver scoperto delle nuove strutture collegate tra loro da scalinate. Barak Monnickendam-Givon, co-direttore degli scavi per conto dell’Autorità per le antichità israeliane, ha spiegato che “Siamo convinti che tutto ciò che ora comprende la piazza del Muro occidentale fosse sostenuto da un colonnato. Scaveremo ulteriormente per dimostrarlo. Una volta conclusi gli scavi ci sarà una netta divisione tra l’attività liturgica riservata alla preghiera dei fedeli e quella turistica, con i visitatori che verranno a scoprire il sito archeologico”. Tehila Sadiel, il secondo co-direttore responsabile degli scavi, ha precisato che “Tra i vari oggetti, abbiamo rinvenuto delle stoviglie di terracotta, alcune basi di lampade a olio usate per fare luce, una tazza di pietra eccezionale per il periodo e un frammento di “qalal”, un ampio contenitore di pietra usato per l’acqua, forse legato alle pratiche ebraiche del rituale di purificazione”. Del resto, nel corso dei millenni, Gerusalemme è stata costruita e ricostruita più volte da tutte le popolazioni che l’hanno abitata e conquistata. Gli strati di abitazioni, strade e luoghi sacri si sovrappongono tra loro ed è quindi facile trovare nascosto sotto qualche piano di mattoni un nuovo strato di storia. Sotto il Muro del Pianto ci sono già dei tunnel che si possono visitare e che corrono lungo i 485 metri di muro che circondavano l’antico Tempio e che oggi sono nascosti sotto le case della Città Vecchia.

Anello con sigillo raffigurante il suicidio di Aiace Argento e corniola) dal santuario di Fondo Iozzino (foto Graziano Tavan)

A Pompei, numerose scoperte: un Thermopolium, un carro cerimoniale, le origini Etrusche della città. Il geografo greco Strabone faceva risalire le origini di Pompei agli Osci, una popolazione di ceppo sannitico appartenente alla Campania preromana, per tanti secoli ritenuta la più valida, anche se la fondazione di Pompei, avvenuta almeno 700 anni prima della sua tragica fine, 79 d.C., continuava a essere avvolta dal mistero. Le ultime campagne di scavo raccontano che Pompei sarebbe stata una città etrusca per lingua e per cultura, seppur costruita con uno stile diverso rispetto a quello che contraddistingue i suoi fondatori. La scoperta presentata dal direttore Massimo Osanna e dall’archeologo Carlo Rescigno si basa sulle centinaia di anfore, vasi, ampolle e coppe con iscrizioni ritrovate nello scavo del santuario costruito lungo la strada che collegava la città al mare, una costruzione a pianta rettangolare e a cielo aperto, riemersa a poche centinaia di metri dalle mura meridionali della città, in quello che viene indicato come il “Fondo Iozzino” (vedi Nella Palestra Grande agli scavi la mostra “Pompei e gli Etruschi”: 800 reperti provenienti da musei italiani e europei. 2^ parte: dalla Pompei – città nuova etrusca – in una Campania multietnica fino al suo tramonto, e alla memoria di alcune usanze etrusche | archeologiavocidalpassato). Le coppe ritrovate recano graffiti con frasi rituali accompagnate dal nome di chi ha fatto l’offerta presso il santuario, nomi tutti Etruschi, alcuni dei quali mai ritrovati prima nei territori della Campania, ma conosciuti nei centri di origine etrusca di Lazio e Toscana. La divinità onorata su questi oggetti, inoltre, è sempre indicata con il nome generico “Apa”, che in etrusco significa “Padre” e rappresenta un chiaro riferimento alla cultura religiosa degli Etruschi. A tutto ciò si aggiunge il santuario di Apollo, la principale area sacra pompeiana, dove gli scavi storici e quelli più recenti hanno fatto emergere delle coppe con iscrizioni ancora una volta in alfabeto e lingua etrusca (vedi Aperta al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Gli Etruschi al Mann”: un inedito focus sulla realtà di una Campania etrusca con 600 reperti (di cui 200 visibili per la prima volta). I tesori “scoperti” nei depositi del Mann costituiranno una nuova sezione permanente del museo napoletano | archeologiavocidalpassato).

Un lato del bancone del termopolio scoperto nella Regio V di Pompei con decorazione di anatre, un gallo e un cane da guardia al guinzaglio (foto Luigi Spina)

L’ambiente quasi integro di un Thermopolium, bottega alimentare alla quale si aggiungeva uno street food con piatti di vario tipo, dalle lumache a una sorta di paella. Il Termopolio della Regio V, una delle tavole calde di Pompei, con l’immagine della Nereide a cavallo, era già stato parzialmente scavato nel 2019. Ora è riaffiorato per intero con nuove ricche decorazioni di nature morte, rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione del vulcano. Nella nuova fase di scavo, sull’ultimo braccio di bancone tornato alla luce, sono emerse ulteriori scene di nature morte, con rappresentazioni di animali. Frammenti ossei degli stessi animali sono stati rinvenuti all’interno di recipienti ricavati nello spessore del bancone, contenenti cibi destinati alla vendita. Tra questi, le due anatre germane esposte a testa in giù, pronte a essere preparate e consumate, un gallo e un cane al guinzaglio. Sono state rinvenute, inoltre, ossa umane, sconvolte a causa del passaggio di cunicoli realizzati nel XVII secolo da scavatori clandestini in cerca di oggetti preziosi e vario materiale da dispensa e da trasporto (nove anfore, una patera di bronzo, due fiasche, un’olla di ceramica comune da mensa). Per la prima volta si è scavato un simile ambiente per intero ed è stato possibile condurre tutte le analisi che le tecnologie odierne consentono da un team interdisciplinare composto da antropologo fisico, archeologo, archeobotanico, archeozoologo, geologo, vulcanologo, per capire cosa venisse venduto e quale era la dieta alimentare (vedi Pompei. Nuova scoperta eccezionale nella Regio V: torna alla luce un termopolio (una tavola calda dell’epoca) intatto, con ricche decorazioni di nature morte, rinvenimenti di resti alimentari, ossa di animali e di vittime dell’eruzione. Il direttore del parco archeologico Osanna descrive la scoperta. E il ministro Franceschini: “Pompei esempio di tutela e gestione” | archeologiavocidalpassato).

Il carro da parata, un unicum in Italia, scoperto nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Il rinvenimento di un carro cerimoniale, un reperto straordinario emerso integro dallo scavo della villa suburbana in località Civita Giuliana, a nord di Pompei, oltre le mura della città antica rientra nell’ambito dell’attività congiunta finalizzata al contrasto delle attività illecite a opera di scavi clandestini nell’area a opera di “tombaroli”. Un grande carro cerimoniale a quattro ruote, con i suoi elementi in ferro, decorazioni in bronzo e stagno di carattere erotico (si trattava forse di un carro nuziale oppure destinato al culto di Cerere o Venere), i resti lignei mineralizzati, le impronte degli elementi organici (dalle corde a resti di decorazioni vegetali), è stato rinvenuto quasi integro nel porticato antistante alla stalla dove già nel 2018 erano emersi i resti di 3 cavallo, tra cui uno bardato. Gli scavi, che hanno permesso di verificare anche l’estensione dei cunicoli dei clandestini, in parte al di sotto e a ridosso delle abitazioni moderne, con conseguenti difficoltà sia di tipo strutturale che logistico, a causa dei 6 mt di profondità. A Pompei sono stati ritrovati in passato veicoli per il trasporto, come quello della casa del Menandro, o i due carri rinvenuti a Villa Arianna, ma niente di simile al carro di Civita Giuliana, un carro cerimoniale, probabilmente il Pilentum, utilizzato non per gli usi quotidiani o i trasporti agricoli ma per accompagnare momenti festivi della comunità, parate e processioni (vedi Nuova eccezionale scoperta nella lussuosa villa di Civita Giuliana (Pompei): scoperto un carro da parata (pilentum) integro, con decorazioni erotiche, forse per una cerimonia nuziale. Osanna: “Un unicum in Italia. Grazie all’intesa Parco archeologico di Pompei e Procura di Torre Annunziata per contrastare le attività dei tombaroli” | archeologiavocidalpassato).

Cairo. La Parata d’Oro dei Faraoni diventa una vetrina dei tesori dell’Egitto: grandi restauri, nuovi musei, progetti futuri. Due ore di spettacolo in una capitale illuminata ad arte e animata da migliaia di figuranti dal museo Egizio di piazza Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia dove sono arrivate le 22 mummie reali

Il corteo reale con le 22 mummie lascia il museo Egizio di piazza Tahrir per raggiungere la nuova dimora al museo nazionale della Civiltà egizia (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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Il presidente della Repubblica araba d’Egitto, Abdel Fatah al-Sisi (foto ministry of Tourism and Antiquities)

egitto_cairo_corteo-mummie_golden-pharaohs'-golden-parade_logoL’Egitto si autocelebra e presenta al mondo il meglio di sé: dai luoghi straordinari della civiltà dei faraoni ai grandi interventi di restauro dei luoghi della cultura, di qualsiasi cultura, fino all’efficienza di uno Stato moderno. La Parata d’oro dei Faraoni diventa così l’occasione per l’Egitto di mostrarsi al mondo e di mostrare al mondo tesori noti e nuove proposte che i turisti e quanti amano la valle del Nilo del mondo troveranno una volta superata la pandemia. Più di due ore di diretta (talora con un eccesso di parlato) gestita da una regia attenta che non lascia nulla all’improvvisazione: c’è la capitale, il Cairo, che – dal museo Egizio di Tahrir al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia in Fustat – diventa un grande set hollywoodiano con migliaia di figuranti ad accompagnare il cammino delle 22 mummie reali alla nuova prestigiosa dimora, in uno scintillio di luci e giochi fantasmagorici colti da telecamere fisse e droni; ci sono i più prestigiosi siti archeologici, come il tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari o la piana delle piramidi di Giza, animati da coreografie, o il Grande museo Egizio (Gem) che ospiterà l’intero tesoro di Tutankhamon e alla sua prossima apertura rappresenterà uno dei più grandi e prestigiosi progetti di museologia del Terzo millennio nel mondo. Al centro un unico protagonista indiscusso, il presidente dell’Egitto Abdel Fatah al-Sisi, che accompagna con la sua presenza tutti i diversi momenti dell’evento. E per una notte fa dimenticare i molti problemi che anche l’Egitto deve affrontare in questi momenti difficili per tutti.

Il museo Egizio in piazza Tahrir al Cairo (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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Il nuovo museo nazionale della Civiltà egizia di Fustat al Cairo (foto ministry of Tourism and Antiquities)

La Parata d’oro dei Faraoni si apre con una veduta dal drone di piazza Tahrir chiusa in fondo dal museo Egizio seguita da un’altra sul museo nazionale della Civiltà egizia (Nmec): cioè l’inizio e la fine del corteo delle mummie reali. I ritmi sono ancora lenti. La parata è aperta da un drappello di guardie a cavallo seguite dai carri da guerra degli antichi egizi: in realtà guardie e aurighi hanno il compito dell’apripista. Controllano il percorso e vanno a posizionarsi all’ingresso del Nmec per fare da picchetto d’onore all’arrivo degli illustri ospiti. Da Tahrir a Fustat, in un “rimbalzo di linea” andiamo a conoscere il nuovo museo con l’arrivo del presidente al-Sisi accolto dal ministro al Turismo e alle Antichità Khaled el-Enani. È il momento dell’inaugurazione ufficiale del nuovo museo. Poi si vanno a scoprire gli spazi e i tesori qui conservati a narrare la Civiltà egizia dalla preistoria ai faraoni agli arabi e all’islam. Quindi al-Sisi si sposta attraverso un dedalo di corridoi e raggiunge l’auditorium del Nmec dove inizia il programma ufficiale della Parata d’oro e sul palco si apre il grande schermo sul Cairo e l’Egitto.

Le preziose decorazioni della tomba di Wathy a Saqqara scoperta nel 2018 (foto ministry of Tourism and Antiquities)

“Egitto, terra di civiltà”, uno spot sui tesori dell’Egitto: siamo accompagnati a scoprire i grandi interventi che hanno portato agli antichi splendori monumenti noti in tutto il mondo. Si inizia dal complesso di Saqqara, si entra nella piramide a gradoni di Djoser, realizzata dall’architetto Imhotep 4400 anni fa, e si esce dalla grande scala monumentale inaugurata il 5 maggio 2020 dopo sei anni di restauro che ha interessato l’intera piramide. Si passa alla tomba di Wathi scavata nella roccia 300 anni dopo la piramide di Djoser. È stata una delle grandi scoperte recenti (dicembre 2018). Entrare nell’ipogeo completamente decorato è un’emozione. Nel gennaio 2020 è stata invece inaugurata ad Alessandria la sinagoga Elynahu Hanavi costruita dagli egiziani nel XIV secolo. Da Alessandria al Cairo Vecchia o Copta nella chiesa della Vergine Maria, riaperta al pubblico dopo i restauri integrali nell’ottobre 2014, nota come la Chiesa Sospesa, perché realizzata sopra un passaggio tra due torrette di una fortezza babilonese. Fu fortezza romana risalente al II sec. d.C. I restauri hanno risanato l’edificio dalle infiltrazioni che impedivano quasi completamente l’accesso alla fortezza. Fu la prima sede ufficiale del papa della chiesa ortodossa di Alessandria quando fu spostata al Cairo. Contiene molte reliquie di santi, e icone di Gesù Cristo e della Vergine Maria. La chiesa rupestre dei martiri Sergio e Bacco, nota anche come Abu Serghis al Cairo, è stata invece riaperta al pubblico dopo i restauri nell’ottobre 2016. All’inaugurazione intervenne il papa copto Teodoro II di Alessandria. È importante perché fu costruita sopra la grotta dove trovò rifugio la Sacra Famiglia nel suo peregrinare in Egitto. Quindi si tocca la moschea di al-Azhar al Cairo, una delle più note moschee del mondo islamico, costruita nel 970 dai Fatimidi, riaperta dopo i restauri nel marzo 2018. È sede della prestigiosa università di al-Azhar. Nel gennaio 2017, invece, è stato inaugurato dopo tre anni di restauri il museo di Arte islamica, che ospita la più grande collezione al mondo di tesori islamici. Nel 2014 il museo aveva infatti subito un attacco terroristico che aveva devastato la facciata e almeno 170 manufatti. Sempre al Cairo, nel gennaio 2020, si sono completati i restauri, durati tre anni, della moschea di al-Fath nel distretto di Abdeen, uno dei capolavori dell’architettura islamica. In Boulaq, un altro quartiere del Cairo, sorge il museo delle Carrozze reali, fondato da Khedive Ismail nel XIX secolo come garage dei veicoli reali: dopo un lungo abbandono, grazie a un elaborato restauro il museo è stato riaperto il 31 ottobre 2020. Infine il Palazzo del Barone Empain a Eliopolis, sobborgo a Nord-est del Cairo, è stato restaurato e inaugurato nel giugno 2020. Sempre nel 2020 è stata rinnovata piazza Tahrir, teatro di importanti eventi dell’Egitto.

Il monumentale viale delle Sfingi a Luxor sarà presto di nuovo ammirato dal pubblico (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Progetti in corso e futuri. Intanto sta andando avanti il progetto di restauro del monumentale viale delle Sfingi a Luxor che presto sarà riaperto all’ammirazione del pubblico. E per la prima volta è stato realizzato un museo di Antichità a Sharm el-Sheikh e Hurghada: il primo aperto nell’ottobre 2020, il secondo nel febbraio 2020. E così si arriva a Fustat, dove è sorto il museo nazionale della Civiltà egizia (Nmec) di cui, in occasione della Parata d’Oro dei Faraoni del 3 aprile 2021, è stata inaugurata la galleria principale e la sala delle mummie reali. Anche la piana delle Piramidi a Giza è stata oggetto di un progetto di sviluppo. E ora il mondo sta attendendo l’annuncio della data di apertura del Grande museo Egizio (Gem). E poi c’è il museo delle Capitali d’Egitto nella Nuova Capitale Amministrativa il cui progetto è nato più di due anni fa quando il presidente dell’Egitto decise di istituire una città per le arti e la cultura. Da qui l’idea del museo che narra le diverse capitali del Paese nel corso dei tempi. E alla sua apertura sarà una sorpresa per tutti. Così mentre nascerà la Nuova Capitale Amministrativa il mondo potrà cogliere quanto l’Egitto sia orgoglioso della sua storia e della sua civiltà.

Effetti speciali e giochi di luci a piazza Tahrir al cairo (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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La musica scivola sul Nilo (foto ministry of Tourism and Antiquities)

Lo schermo si spegne. Sul palco il ministro al Turismo e alle Antichità Khaled el-Enani sottolinea come tutta questa attenzione alla cultura sia fondamentale anche per il rilancio del turismo. Quindi introduce i dettagli del corteo e delle 22 mummie reali: dalla loro scoperta alla fine dell’Ottocento nel nascondiglio di Deir el-Bahari o nella tomba di Amenhotep II nella Valle dei Re alla loro musealizzazione all’Egizio di piazza Tahrir, dal loro studio e conservazione alla decisione di creare una grande sala tutta per loro al nuovo museo nazionale della Civiltà egizia. Il ministro el-Enani lascia il palco e le immagini corrono a catturare gli scorci di un Cairo illuminato a festa. La musica scivola lentamente sul Nilo mentre si cominciano a scoprire uno dopo l’altro i nomi di re e regine pronti ad affrontare il nuovo viaggio custoditi nei loro preziosi sarcofagi. È iniziata ufficialmente la Parata d’oro dei Faraoni. Sul palco dell’auditorium del Nmec prende posto una grande orchestra che da questo momento, e per tutta l’ora successiva, scandirà il ritmo, sempre più serrato, della parata reale e sullo schermo si legge un grande grazie agli apparati dello Stato, a celebrità, musicisti, artisti, costumisti, e studenti universitari che come volontari hanno dato il loro contributo al grande evento.

Lo spettacolare tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari (foto ministry of Tourism an Antiquities)

Nuovo excursus storico sui tesori d’Egitto: un modo per ricordare al mondo la grandezza degli egizi. Si inizia con la piramide di Cheope, una delle sette meraviglie del mondo antico, che a 4500 anni dalla sua realizzazione ancora stupisce per la sua monumentalità e rivela le grandi capacità degli antichi egizi. Da Giza a Deir el-Bahari, al tempio della regina Hatshepsut, realizzato 3500 anni fa da un architetto geniale e da artigiani ispirati, a creare quasi un abbraccio alla montagna di Tebe Ovest. Il regno della regina Hatshepsut rappresentò un periodo fecondo per le architetture e le costruzioni: “una donna forte come cento uomini”, dice il proverbio. E un altro afferma: “L’Egiziano è un portatore” di talento e creatività, di civiltà e cultura. Per questo l’Egitto è ricco di antichità. E tra queste forse la più famosa è probabilmente la tomba del giovane faraone Tutankhamon: una tomba inviolata, con tutto il suo tesoro (oltre 5mila reperti) e la mummia conservata nel suo sarcofago. La sua maschera d’oro sembra appena fatta. E così il discorso ci porta al Grande museo Egizio che conserverà il tesoro di Tutankhamon, e così per la prima volta tutti gli oggetti scoperti nella tomba saranno esposti nello stesso luogo. Il Gem rappresenta il più grande progetto culturale e intellettuale del XXI secolo. Ma se oggi possiamo raccontare la millenaria storia dell’Antico Egitto è grazie al francese Jean-Françoise Champollion che nel 1822 decifrò i geroglifici studiando l’iscrizione scritta in geroglifico, demotico e greco antico sulla Stele di Rosetta. Le immagini rimbalzano da Deir el-Bahari a Giza, da Saqqara a Tahrir.

Il presidente al-Sisi rende omaggio alle mummie reali all’arrivo al Nmec di Fustat (foto ministry of Tourism and Antiquities)
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A Tahrir inizia la sfilata alla Parata d’Oro dei Faraoni (foto ministry of Tourism and Antiquities)

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Le mummie reali lasciano il museo Egizio (foto ministry of Tourism and Antiquities)

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Le mummie reali passano da piazza Tahrir (foto ministry of Tourism and Antiquities)

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Il corteo delle mummie reali arriva al museo nazionale della Civiltà egizia a Fustat (foto ministri of Tourism and Antiquities)

Le parole (finalmente) sono finite. Comincia la festa di musica e luci. Le mummie su carri speciali, che vogliono ricordare le barche solari (impiegate per il trasporto del catafalco contenente la mummia del defunto sino alla necropoli), si muovono dal museo Egizio di piazza Tahrir verso il Nmec. Sulla “prua” si legge il nome del re o della regina che trasporta. E mentre il corteo reale continua il suo percorso lungo le vie del Cairo, sulla musica in sala scorrono le coreografie dal Grande museo Egizio al Tempio di Hatshepsut a Deir el-Bahari, dalla piana delle Piramidi di Giza al complesso della piramide di Djoser a Saqqara. Il corteo reale si avvicina alla meta. All’ingresso del museo nazionale della Civiltà egizia in onore dei re e delle regine dell’Antico Egitto viene sparata una salva di cannone. Il presidente al-Sisi si alza, lascia l’auditorium, ripercorre a ritroso il dedalo di corridoi del Nmec e raggiunge l’ingresso. Spetta a lui accogliere e rendere omaggio all’arrivo delle 22 mummie reali nella loro nuova dimora. Tra un paio di settimane, ultimate le operazioni di controllo e sicurezza del loro stato di conservazione, le mummie saranno esposte nella Sala delle Mummie reali aperta al pubblico. Intanto, chi lo desidera, può rivedere le oltre due ore dell’evento trasmesso in streaming.

Egitto. Nella necropoli di Saqqara la missione egiziana scopre 100 sarcofagi inviolati e sigillati di 2500 anni fa, 40 statue dorate di Ptah Soker, 20 scatole di legno di Horus, e poi statuette, amuleti, ushabti e 4 maschere in cartonnage dorato. I sarcofagi andranno tra il Grand Egyptian Museum, il National Museum of Egyptian Civilization, il museo della Nuova Capitale Amministrativa e il museo Egizio di piazza Tahrir. Le mummie al National Museum of Egyptian Civilization

I sarcofagi in legno inviolati e sigillati, risalenti a 2500 anni fa, scoperti dalla missione egiziana nella necropoli di Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)
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Il ministro al Turismo e alle Antichità Khaled el Anani parla davanti alla distesa di sarcofagi scoperti a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Cento sarcofagi in legno di 2500 anni fa, inviolati e sigillati, ancora in ottime condizioni, contenenti mummie ben conservate, alcune accompagnate con ricchi ornamenti all’interno di pozzi funerari; quaranta statue (alcune dorate) di Ptah Soker, dio della necropoli di Saqqara, venti scatole di legno del dio Horus, due statue di “Phnomus “, una alta 120 cm e l’altra 75 cm, in legno di acacia. Oltre a numerose statuette, amuleti, ushabti e 4 maschere in cartonnage dorato. I ritrovamenti risalgono all’epoca delle dinastie dal VI al IV secolo a.C. e alla dinastia dei Tolomei (IV-I sec. a.C.). È l’ultima scoperta archeologica della missione egiziana dalla necropoli di Saqqara annunciata dal ministro al Turismo e alle Antichità Khaled el Anani alla presenza del maggiore generale Ahmed Rashid, governatore di Giza; l’ambasciatore Badr Abdel Aty, assistente ministro degli Affari Esteri per gli Affari Europei; Mostafa Waziri, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità; il maggiore generale Atef Moftah, supervisore del Grand Egyptian Museum e l’area circostante, e Ahmed Ghoneim, CEO del National Museum of Civilization; Al-Tayeb Abbas, viceministro per gli Affari archeologici presso il Grand Egyptian Museum, e un certo numero di funzionari del ministero, oltre ad alcuni personaggi pubblici e artisti egiziani.

Le statue dorate di Ptah Soker, dio della necropoli di Saqqara, trovate dalla missione egiziana a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

L’area di Saqqara – nota al mondo per la piramide a gradoni di Djoser – non finisce mai di stupire. “È la terza grande scoperta fatta negli ultimi tre anni di campagna di scavo nella stessa zona da archeologi egiziani nell’ambito di una missione egiziana”, ha sottolineato con un certo orgoglio il segretario dello Sca, Mostafa Waziri. “Un’area già nota per i ricchi ritrovamenti in passato, come le tombe dei nobili, in cui è stata ritrovata la sacra necropoli di gatti, animali e uccelli. Senza dimenticare la grande scoperta fatta questa primavera della tomba di Wahty, un sacerdote della V dinastia, che ha fatto il giro del mondo”.

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La pulitura delle statue di Ptah Soker scoperte a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

È toccato al ministro Khaled el Enani introdurre la scoperta con la proiezione di un cortometraggio sui momenti del ritrovamento. “Questa nuova scoperta rappresenta una continuazione dell’ultima scoperta annunciata lo scorso ottobre, e non siamo certo alla fine della ricerca. Altri ritrovamenti saranno annunciati a breve. Ma prima dobbiamo completare l’estrazione dei sarcofago già individuati per poter poi continuare l’esplorazione dei pozzi al momento ostruiti proprio dalle casse di legno”. I cento sarcofagi appena scoperti saranno distribuiti tra il  Grand Egyptian Museum, il National Museum of Egyptian Civilization, il museo della Nuova Capitale Amministrativa e il museo Egizio di piazza Tahrir. Quelli che saranno trasferiti in quest’ultimo museo arricchiranno la mostra di sarcofagi aperta per celebrare il 118° anniversario della fondazione del museo.

La pulitura di un sarcofago scoperto a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

“La scoperta che oggi illustriamo”, ha ribadito il ministro, “non sarà l’ultima nel 2020. Il dottor Zahi Hawass mi ha informato pochi giorni fa di un nuovo ritrovamento a Saqqara. Ma ci vorranno alcune settimane per poterlo presentare al mondo. Lo faremo entro la fine di dicembre o l’inizio del 2021. Ed entro l’anno – ha continuato – apriremo le gallerie Centrale e delle Mummie nel museo nazionale della Civiltà Egizia: evento che sarà accompagnato da una grande parata per trasportare le mummie reali dal museo Egizio di Tahrir alla loro nuova sede”.

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I tecnici procedono alla radiografia della mummia durante la presentazione della scoperta archeologica a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Durante la presentazione della scoperta archeologica, è stato aperto un sarcofago e la mummia al suo interno è stata scansionata con una radiografia. Il segretario dello Sca, Mostafa Waziri, ha sintetizzato il risultato dell’esame radiografico: “Si tratta di un maschio, la sua altezza oscillava tra 165 e 175 cm, era in buona salute durante la sua vita e probabilmente è morto tra i 40 anni e 45 anni”.

Egitto. La missione archeologica egiziana nella necropoli di Saqqara conferma l’eccezionalità della scoperta in tre pozzi sacri. Il ministro: “Siamo arrivati a 59 sarcofagi in legno ancora sigillati, di 2500 anni fa; 28 statue del dio Ptah Sokar e un gran numero di amuleti e ushabti. E non è finita”

L’impressionante distesa dei sarcofagi scoperti dalla missione archeologica egiziana a Saqqara alla presentazione agli ambasciatori e ai media (foto Ministry of Tourism adn Aniquities)

Cinquanta sarcofagi, tutti integri. E la ricerca non è ancora finita! Da quando, ai primi di settembre, il ministro delle Antichità e del Turismo,  Khaled el-Anani, aveva annunciato l’eccezionale scoperta nell’area della necropoli di Saqqara di un pozzo sacro con una decina di sarcofagi inviolati da parte della missione archeologica egiziana diretta da Mostafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità, è stato tutto un susseguirsi di nuove scoperte all’interno di pozzi funerari nell’area delle antichità di Saqqara: 59 bare di legno chiuse ancora nelle loro condizioni iniziali della loro deposizione 2500 anni fa; 28 statue del dio della necropoli di Saqqara, Ptah Sokar e un gran numero di amuleti, statue ushabti e reperti archeologici. Numeri impressionanti presentati dal ministro egiziano al-Anani in un affollato incontro sotto un tendone nell’area della necropoli di Saqqara dove, davanti una sessantina di ambasciatori stranieri, arabi e africani al Cairo e delle loro famiglie, e di numerose agenzie di stampa locali e straniere, giornali e canali televisivi, sono stati distesi i sarcofagi in legno colorati scoperti dalla missione archeologica  egiziana accatastati uno sull’altro in tre pozzi sepolcrali a diverse profondità che vanno dai 10 ai 12 metri.

Uno dei sarcofagi in legno dipinto risalente all’epoca tarda trovati in un pozzo sacro a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

“Questo è un giorno importante per l’Egitto”, ha esordito el-Anani: “Questa scoperta conferma l’unicità dell’Egitto riconosciuta da tutto il mondo. E la partecipazione oggi di tanti ambasciatori di 43 Paesi amici dell’Egitto e di media stranieri ne è la conferma”. Il ministro ha ricordato le tappe delle ricerche della missione egiziana in un’area, quella di Saqqara, particolarmente importante, Patrimonio dell’Umanità dal 1979, famosa per la piramide a gradoni di Djoser, che è stata riaperta al pubblico proprio nel marzo 2020 dopo un lungo restauro, iniziato nel 2006 e interrotto nel 2011 e completato nuovamente con un finanziamento egiziano di 150 milioni di sterline: “Inizialmente, tra la fine di agosto e il primi di settembre 2020 sono stati scoperti 3 pozzi contenenti 13 bare; due settimane dopo sono state trovate altre 14 bare, e ad oggi siamo arrivati a 59 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/09/21/egitto-la-missione-archeologica-egiziana-nella-necropoli-di-saqqara-ha-scoperto-27-sarcofagi-di-epoca-tarda-risalenti-a-2500-anni-fa-ancora-sigillati-il-ministro-el-anani-una-scoperta-mo/). Ma non è ancora finita. Abbiamo trovato altri strati di bare che verranno illustrati più avanti”. Khaled el-Anani ha spiegato che i sarcofagi trovati sono in buone condizioni di conservazione e conservano ancora i loro colori originali: “I primi studi effettuati dagli archeologi rivelano che risalgono alla XXVI dinastia e che appartengono a un gruppo di sacerdoti, diplomatici anziani e personalità di spicco nella società”. E poi l’annuncio ufficiale: “Questi sarcofagi saranno trasferiti al Grand Egyptian Museum per essere esposti nella sala di fronte a quella dedicata alla presentazione del nascondiglio di Al-Asasif, vicino al tempio della regina Hatshepsut (riva occidentale dell’odierna Luxor), trovato dalla missione archeologica egiziana nel 2019, dove sono state scoperte circa 32 bare chiuse ancora perfettamente integre di sacerdoti, alcune donne e bambini risalenti alla XXI-inizio XXII dinastia”.

Khaled el-Anani, ministro del Turismo e delle Antichità dell’Egitto, alla presentazione della scoperta degli oltre 50 sarcofagi di 2500 anni fa nell’area archeologica di Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

“Questa è la prima scoperta archeologica annunciata in piena crisi da coronavirus”, ha sottolineato el-Anani, che ha ringraziato i suoi colleghi che lavorano nel Consiglio Supremo delle Antichità guidato da Mostafa Waziri, segretario generale del Consiglio, soprattutto per il loro lavoro in circostanze difficili e ardue, il che conferma comunque che le ripercussioni del Covid-19 non hanno impedito il completamento del loro lavoro, nel rispetto di meticolose misure precauzionali per garantire la sicurezza a tutti gli archeologi, restauratori, lavoratori e partecipanti nella missione. “Oggi la maggior parte delle scoperte archeologiche egiziane sono nelle mani degli egiziani, archeologi dipendenti del Consiglio supremo delle antichità”, orgoglioso di far parte di questa squadra in cui è entrato dal 2016. “E un grazie anche alla Banca Nazionale d’Egitto per aver sponsorizzato questo evento”.

Il ministro Khaled el-Anani e il segretario dello Sca Mostafa Waziri (foto Ministry of Tourism and Antiquities)

Le fasi della scoperta sono state ricordate anche da Mostafa Waziri, segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità: “La missione ha iniziato i lavori di scavo lo scorso agosto, quando sono state trovate 13 bare e con il proseguimento degli scavi, gli archeologi hanno scoperto altre 14 bare, fino a quando il numero di bare è arrivato a  59. Trovate anche 28 statue in legno del dio Ptah Sokar, che è il dio principale della necropoli di Saqqara, oltre a un gran numero di statue e amuleti ushabti in maiolica, nonché una statua in bronzo del dio Nefertum, adorato a Memfi, dove era considerato figlio di Ptaḥ e di Sakhmis. La statuetta, intarsiata con pietre preziose, come agata rossa, turchese e azzurro, è alta 35 cm, e sulla base c’è un’iscrizione che porta il nome del suo proprietario, il sacerdote Badi-Amon”.

Alla presentazione della scoperta archeologica è intervenuto anche il famoso egittologo Zahi Hawass, che ha descritto l’emozione provata all’apertura di un sarcofago che conteneva ancora la mummia (come si vede nel cortometraggio sulla scoperta mostrato al pubblico presente, e qui sopra riprodotto), apertura avvenuta in occasione del suo sopralluogo a Saqqara su invito del ministro del Turismo e delle Antichità: “Il momento dell’apertura della bara per la prima volta non può essere descritto: lo si vede nei giovani archeologi egiziani che partecipano a queste missioni. E sono particolarmente felice del successo della missione archeologico guidata da Mostafa Waziri”. E ha aggiunto: “Queste scoperte archeologiche sono avvenute non in un’area qualsiasi: qui si trovano alcune tra le tombe più famose, tra cui la tomba di Maya “nutrice del re Tutankhamon”, la tomba del primo ministro durante il regno di re Amenhotep III, o la tomba di Pay e Raia”.

Egitto. La missione archeologica egiziana nella necropoli di Saqqara ha scoperto 27 sarcofagi di epoca tarda, risalenti a 2500 anni fa, ancora sigillati. Il ministro el-Anani: “Una scoperta molto emozionante. E penso siamo solo all’inizio”. E ora gli egittologi sperano di trovare all’interno intatto anche il corredo

Il gruppo della missione archeologica egiziana che opera nella necropoli di Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquites)

“Una scoperta molto emozionante. E penso siamo solo all’inizio”. Ai primi di settembre 2020 l’annuncio è arrivato in un brevissimo video da un emozionato Khaled el-Anani, ministro del turismo e delle antichità: lo scavo della missione archeologica egiziana nella necropoli di Saqqara, diretta da Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità, aveva individuato un pozzo sacro in fondo al quale, a una profondità di 11 metri, si vedevano alcuni sarcofagi dipinti che sembravano inviolati. L’entusiasmo del ministro egiziano non era fuori luogo. A meno di due settimane dall’avvio delle ricerche nel pozzo sacro nella necropoli di Saqqara, a una trentina di chilometri a Sud del Cairo, l’annuncio ufficiale dal ministero del Turismo e delle Antichità egiziano: scoperti 27 sarcofagi di epoca tarda (risalgono a 2500 anni fa) ancora completamente sigillati. “Si ritiene che Saqqara sia stata la necropoli di Menfi, capitale dell’antico Egitto”, ricorda el-Anani. “In questo luogo vennero seppelliti i morti per circa 3mila anni: si tratta infatti di un luogo di grande interesse archeologico. Nel corso dei millenni, molte di queste tombe sono state saccheggiate, è quindi facile capire che trovare un deposito di sarcofagi rimasti indisturbati e non aperti per millenni è una notizia di notevole interesse che lascia sperare gli studiosi che all’interno sia ancora presente l’originale corredo funerario”.

Il ministro Khaled el-Anani (al centro) e il segretario dello Sca Mustafa Waziri (a destra) nel sopralluogo in fondo al pozzo sacro a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquites)

Il ministro egiziano Khaled el-Anani si cala nel pozzo sacro per il sopralluogo (foto Ministry of Tourism and Antiquites)

“Il 6 settembre 2020 – comunica il ministero egiziano – il ministro Khaled el-Anani, accompagnato dal segretario dello Sca Mustafa Waziri, ha ispezionato gli scavi della missione archeologica egiziana operante nell’area delle antichità di Saqqara, che hanno portato alla scoperta di un profondo pozzo sepolcrale con più di 13 sarcofagi chiusi da più di 2500 anni. Il pozzo è lungo circa 11 metri, e al suo interno sono state trovate bare di legno colorato accatastate l’una sull’altra. Il ministro era ansioso di andare in fondo al pozzo con Waziri per ispezionare la scoperta e poterla annunciare al mondo. El-Anani ha anche ringraziato i lavoratori del sito per aver lavorato in condizioni difficili pur rispettando le misure precauzionali”.

Alcuni dei sarcofagi scoperti in un pozzo sacro nella necropoli di Saqqara dalla missione archeologica egiziana diretta da Waziri (foto Ministry of Tourism and Antiquites)

I sarcofago dipinti accatastati uno sull’altro in fondo al pozzo sacro a Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquites)

I primi studi indicano che questi sarcofagi sono completamente chiusi e non sono stati aperti da quando sono stati sepolti all’interno del pozzo. Per ora l’identità e le posizioni dei proprietari di questi sarcofagi, o il loro numero totale, non sono state determinate, ma a queste domande verrà data risposta continuando lo scavo. I risultati, nei programmi del ministero del Turismo e delle Antichità, saranno promossi e pubblicati a breve.

Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio supremo delle Antichità, accanto a un sarcofago dipinto scoperto nel pozzo sacro nella necropoli di Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquites)

Uno dei 27 sarcofagi dipinti trovati in un pozzo sacro nella necropoli di Saqqara (foto Ministry of Tourism and Antiquites)

Il 19 settembre 2020 il nuovo annuncio. “Due giorni fa, la missione archeologica egiziana guidata da Mustafa Waziri, è stata in grado di scoprire un altro pozzo con 14 sarcofagi, portando il numero di bare scoperte a 27 sarcofagi sigillati. I primi studi confermano che questi sarcofagi sono completamente chiusi e non sono stati aperti da quando sono stati sepolti e che non sono gli unici, è probabile che altri si trovino all’interno delle nicchie ai lati dei pozzi, dove al loro interno sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici e casse di legno. Finora l’identità dei sepolti non è stata individuata. È probabile che le tombe possano ospitare non solo gli esponenti delle classi nobiliari ma anche persone della classe media o operaia”.

Egitto. Riaperta al pubblico, dopo quasi vent’anni di restauri, la piramide a gradoni a Saqqara, realizzata dall’architetto Imhotep per il faraone Djoser (III dinastia) 4700 anni fa

Dal 2002 sono stati portati avanti i restauri della grande piramide a gradoni di Saqqara, la più antica dell’Egitto: riaperta al pubblico nel 2020

La planimetria del complesso della necropoli di Saqqara con la piramide di Djoser

Quasi vent’anni anni, tanto è stata lunga l’attesa. Ma ora la buona notizia: la piramide a gradoni di Djoser a Saqqara, costruita 4700 anni fa durante la III dinastia per il faraone Djoser dall’architetto Imhotep, è stata riaperta al pubblico. Iniziato nel 2002, il progetto di ristrutturazione fu interrotto nel 2011, per le primavere arabe, per poi riprendere nel 2013. I lavori di restauro, in questo vasto complesso funerario che sorge a 30 chilometri a sud del Cairo, hanno riguardato la facciata esterna della struttura, i corridoi interni che conducono alla camera funeraria, il sarcofago in pietra e le scalinate dei due ingressi. Il complesso funerario di Djoser (o Zoser), più conosciuto con il generico nome di piramide a gradoni è una struttura funeraria eretta nella necropoli di Saqqara, a Nord-Est dell’antica città di Menfi. La piramide è la struttura principale di un vasto complesso funerario costituito da una grande corte circondata da strutture cerimoniali e da strutture decorative con innovazioni realizzate per la prima volta, quali i padiglioni, le colonne scanalate, le edicole, i portici, i propilei, le lesene e il capitello a foglie pendule mai più usato. Considerata la più antica tra quelle egizie, consiste di sei mastabe (di dimensioni decrescenti) costruite una sull’altra a dimostrazione di come il progetto si sia modificato in itinere. L’edificio originale aveva un’altezza di 62 metri ed una base di 109 × 125 metri, per la sua edificazione venne usata pietra calcarea ed è considerato la più antica struttura egizia, di grandi dimensioni, edificata interamente in pietra. Il muro che recintava, come una fortezza, “la dimora di eternità” del sovrano Djoser, è la replica funeraria del Muro Bianco di Narmer ma realizzato in versione semplificata. Alto più di 10 metri, ha una lunghezza totale di circa 1 chilometro e mezzo racchiudendo una superficie di circa 15 ettari con 211 bastioni e 14 false porte oltre all’unico varco d’ingresso situato vicino all’angolo di sud-est che consente l’accesso al corridoio ove inizia il colonnato. Era rivestito con bianchi blocchi calcarei di Tura accuratamente disposti in quello che successivamente diventerà il motivo decorativo a facciata di palazzo.

Iri-en-Akhti è il più antico medico veterinario finora conosciuto: 4500 anni fa lavorava alla corte del faraone. Lo ha scovato Maurizio Zulian che lo presenta a Roma all’assemblea del 60.mo dell’ente nazionale previdenza e assistenza veterinari

La grande necropoli di Saqqara vista da Nord (foto Maurizio Zulian)

Maurizio Zulian, conservatore onorario per l’Egitto del museo civico di Rovereto (foto Giorgio Ceriani)

Lui è Iri-en-Akhti di professione medico veterinario alla corte del faraone. Quando, 4500 anni fa, è stato ricordato per la sua alta professionalità nella cappella della mastaba di Ptah-hotep e Ankh-hotep a Saqqara, a un passo dalla piana di Giza, famosa per le grandi piramidi, di certo non avrà pensato sarebbe diventato particolarmente famoso molti millenni dopo la sua morte per una peculiarità che lo rende speciale: è il più antico medico veterinario finora conosciuto. A scovarlo nella necropoli di Saqqara, tra l’altro in una cappella chiusa ai turisti, è stato Maurizio Zulian, esperto dell’Antico Egitto, conservatore onorario per l’Egitto del museo civico di Rovereto che custodisce – e mette a disposizione di tutti gli interessati – l’imponente Archivio fotografico Zulian con i siti del Medio Egitto, frutto della sua trentennale attività di ricerca e sopralluoghi nella terra dei faraoni. Domenica 25 novembre 2018, all’hotel Radisson Blu di Roma, sarà proprio Maurizio Zulian, intervistato dal giornalista Graziano Tavan dell’archeoblog archeologiavocidalpassato, ad aprire i lavori dell’assemblea dell’Enpav, l’ente nazionale di previdenza e assistenza veterinari, presieduta da Gianni Mancuso, nel 60.mo della fondazione, con la relazione “La figura del medico veterinario nell’Antico Egitto. Una rara scena di macellazione e ispezione nell’Antico Regno (2700 – 2195 a.C.)”.

L’ingresso della mastaba di Ptah-hotep e Ankh-hotep a Saqqara (foto Maurizio Zulian)

Il geroglifico per il sostantivo “medico”: si legge “swnw”

“La cappella della mastaba di Ptah-hotep e Ankh-hotep a Saqqara”, esordisce Zulian, “conserva uno dei gioielli dell’arte dell’Antico Regno: superbi bassorilievi dipinti di una rara e squisita raffinatezza. È qui che si può ammirare la raffigurazione della macellazione di un toro. Non dimentichiamo che grande era la fama dei medici egizi anche al di fuori dei confini del loro Paese. Già Omero così declamava l’Egitto: “Terra fertile che produce droghe in abbondanza; alcune sono medicine, altre veleni; è il Paese dei medici più sapienti della terra”. E negli archivi reali di Amarna, in epoca ramesside e nell’Epoca Tarda, sono documentate molte richieste di prestazioni da parte di sovrani stranieri. Nell’Antico Egitto, come ricordava Erodoto nel V sec. a.C., i medici erano distinti in generici e specialisti: “In Egitto – scrive lo storico greco – hanno diviso la medicina come segue: ciascun medico è medico di una sola malattia, non di più. Dappertutto dunque è pieno di medici: ci sono i medici degli occhi, della testa, dei denti, delle malattie del ventre, delle malattie di identificazione incerta”. Vi era poi una distinzione fra medico vero e proprio e chirurgo – continua Zulian – e tra medico dell’uomo e dell’animale: i documenti di alcuni swnw (così si legge il geroglifico che indica il medico) appaiono infatti più esattamente riferiti a medici veterinari. La figura del medico veterinario compare sia in alcune rare scene di ispezione e macellazione del bestiame, sia in un contesto non specialistico”.

Gli affreschi della parete di ingresso della cappella della mastaba di Ptah-hotep e Ankh-hotep a Saqqara (foto Maurizio Zulian)

Nella parete di ingresso della cappella della mastaba di Ptah-hotep e Ankh-hotep a Saqqara possiamo dunque ammirare la rappresentazione del sacrificio di un toro. “Gli Egizi – ci viene in soccorso Zulian – solevano rappresentarla fin dall’inizio in tutte le sue fasi: come si afferrava il toro per le corna per piegargli la testa all’indietro e farlo così cadere, come veniva legato, iugulato, sezionato con una pietra affilata da macellai esperti sino a raffigurare come venivano trasportati i pezzi dai portatori nel corteo funebre per l’alimentazione del defunto”. In questa cappella la scena raffigura il toro già abbattuto e immolato a terra e i macellai al lavoro a sezionare le parti destinate al banchetto funebre. “Abbiamo qui una scena di sacrificio rituale unica nell’iconografia dell’Antico Egitto e il personaggio che dà l’assenso è un swnw di nome Iri-en-Akhti”. Secondo il professore Pierre Montet, egittologo francese della prima metà del Novecento, Iri-en-Akhti va considerato un veterinario. Di certo Iri-en-Akhti è certamente un medico particolare in quanto il suo titolo di swnw è preceduto da “per-aa” (cioè “Grande casa”). E Zulian precisa: “Per-aa significa che è legato amministrativamente alla corte reale dove esercita la funzione di “imy-r wcb swnw”, letteralmente “capo medico purificatore”. Siccome il termine “wcb” designa anche il sacerdote è possibile che “wcb swnw” indichi un medico con funzione rituale”.

Il dettaglio con il medico veterinario Iri-en-Akhti che annusa il sangue (foto Maurizio Zulian)

Il grafico della scena di Iri-en-Akhti nella cappella di Ptah-hotep e Ankh-hotep a Saqqara

Nell’ultima scena del registro superiore della cappella della mastaba di Ptah-hotep e Ankh-hotep un macellaio, senza allentare la presa dell’animale abbattuto, mette la sua mano sinistra, bagnata dal sangue dell’animale sacrificato, sotto il naso di un alto funzionario che assiste, accompagnando questo gesto con le parole: “Guarda questo sangue”. “L’esame che Iri-en-Akhti fa del sangue del toro – riprende Zulian – ha lo scopo di stabilire se questo sangue è puro e non presenta tracce di malattie, che presso gli Egizi potevano essere riconosciute attraverso l’odore, il colore, l’aspetto in genere e anche il sapore. Si tratta di un esame post-mortem condotto sulle parti interne dell’animale ma molto probabilmente anche un’ispezione sulle modalità di macellazione. Gli antichi Egizi controllavano con attenzione nei minimi dettagli tutte le operazioni di macellazione e non solo consideravano alcuni indicatori esterni per riconoscere lo stato di purezza degli animali, ma essi li esaminavano nuovamente e scrupolosamente dopo la morte, per assicurarsi che non presentassero traccia di alcuna malattia organica, di alcuna lesione insospettabile in vita, di una di quelle infermità descritte nei Libri Sacri che rendevano la carne impura. Lo scopo finale era comunque stabilire se l’animale era commestibile da un punto di vista igienico. Si può quindi concludere che nella cappella di Ptah-hotep viene descritto un comportamento puramente igienico (usanza questa che comunque non sembra essere stata molto diffusa, perché non si registra che poche volte) e che Iri-en Akhti sia stato uno dei primi medici veterinari nella storia dell’Uomo, sicuramente il primo del quale ci sia pervenuta l’identità e la raffigurazione”.

Antico Egitto. Eccezionale scoperta a sud della piramide di Unas a Saqqara: in fondo a un pozzo profondo 30 metri trovato un antico laboratorio di mummificazione, ancora con i contenitori e i prodotti usati per l’imbalsamazione. E poi 35 mummie, cinque sarcofagi e una maschera funeraria in argento dorato. Il ministro: “È solo l’inizio. Sveleremo i segreti delle mummie”

La maschera funeraria in argento dorato in una teca alla presentazione delle scoperte della missione egiziano-tedesca a Saqqara

Il sito archeologico di Saqqara con la posizione delle principali piramidi

L’emozione del ministro egiziano delle Antichità, Khaled al Anani, è palpabile quando si presenta al mondo per annunciare la nuova grande scoperta portata alla luce dalla missione archeologica egiziano-tedesca dello Sca (Supremo Consiglio delle Antichità) e dell’università di Tübingen nella necropoli di Saqqara (a circa 30 chilometri a sud del Cairo): rinvenuto a 30 metri di profondità un antico laboratorio di mummificazione che risale alla XXVI e XXVII dinastia (tra il VI e il V secolo a.C.), dove sono stati trovati cinque sarcofagi, 35 mummie, una bara di legno e diversi vasi per gli oli usati nella mummificazione. La missione è iniziata nel marzo 2016, e solo a metà maggio 2018 è riuscita a rilevare i pozzi: ma il lavoro di scavo della missione continua. “È solo l’inizio”, conferma Khaled al-Anani, durante l’annuncio della scoperta: “questa scoperta porterà nuovi importati risultati, ma bisognerà lavorare ancora a lungo nel sito: bisognerà dissotterrare almeno 55 mummie e alcuni scavi devono ancora essere svolti”. La scoperta è stata fatta a sud della piramide Unas a Saqqara, dove è stata trovata una mummia ornata di una maschera sepolcrale d’oro e pietre dure, oltre a 3 mummie e un certo numero di vasi canopi costruiti con calcite e altri reperti. La piramide di Unas è l’ultima delle piramidi edificate nella V dinastia. Nonostante le sue piccole dimensioni, è considerata una delle più importanti piramidi egizie in quanto è la prima struttura in cui sono stati iscritti i Testi delle Piramidi, formule di carattere funerario e religioso che avrebbero permesso la resurrezione del defunto tra le stelle imperiture.

Le decine di statuette di ushabti in faience trovati dalla spedizione egiziano-tedesca a Saqqara

“Questa scoperta è importante perché fornirà nuove informazioni sui segreti dell’imbalsamazione degli antichi egizi”, spiega il ministro. “Qui siamo di fronte a un laboratorio integrato per l’imbalsamazione, dove sono stati trovati alcuni vasi di ceramica che contengono ancora i resti di oli e prodotti usati nel processo di imbalsamazione con i nomi di questi prodotti scritti sopra i contenitori: un fatto eccezionale. E poi non dimentichiamo che, insieme a un notevole numero di statuette di ushabti e a cinque sarcofagi, è stata rinvenuta una maschera funeraria in argento dorato, un pezzo unico”. È dal 1900 che a sud della piramide di Unas non si effettuavano scavi, ricorda Mustafa Waziri, segretario generale del Supremo Consiglio delle Antichità: “Il primo pozzo scoperto era profondo 30 metri e in uno dei cinque sarcofagi scoperti è stata trovata una mummia decorata con perline”.

Come si vede nel video qui sopra, la missione ha iniziato la registrazione e la documentazione archeologica e fotografica, nonché la registrazione tridimensionale del laser delle iscrizioni delle camere funerarie nella regione. “C’è un gruppo di chimici e archeologi della missione egiziano-tedesca”, interviene il capo della missione, Ramadan Badri, “al lavoro sui resti di sostanze chimiche e oli che sono stati scoperti: una grande opportunità per sapere i segreti della mummificazione”.

La preziosa maschera funeraria in argento dorato trovata a Saqqara dalla missione egiziano-tedesca

Alcuni vasi canopi in “alabastro egiziano” esposti alla presentazione della scoperta a Saqqara

Maschere funerarie. Le camere funerarie, scavate nella roccia, sono state trovate in fondo a un pozzo profondo 30 metri. Lì si sono presentati agli occhi degli egittologi mummie, bare di legno e sarcofagi. In una di queste bare, con incredibile sorpresa dei ricercatori della missione, è spuntata una maschera d’argento che copre il viso, molto probabilmente, di un uomo appartenente alla casta sacerdotale della XXVI dinastia. “Pochissime maschere di metalli preziosi sono state conservate fino ai giorni nostri, perché le tombe della maggior parte degli antichi dignitari egiziani sono state saccheggiate nel passato”, afferma il ministro. E il capo della missione Ramadan Badri: “Questa maschera, di un sacerdote dell’epoca Sawi, ha un’importanza rara perché è di argento dorato, e si sa che l’argento nell’Antico Egitto era uno dei metalli rari, importato da Paesi come la Grecia, e perciò più prezioso dell’oro è stato importato da alcuni paesi come la Grecia”. La missione ha anche trovato una maschera di una mummia coperta con pietre semi-preziose, e una serie di vasi canopi in calcite “alabastro egiziano” e una serie di statuette in faience e oli per l’imbalsamazione con scritte in lingua egizia antica.

Le mummie trovate in fondo al pozzo di 30 metri a sud della piramide di Unas a Saqqara

Laboratorio di mummificazione. Sempre dentro il sito archeologico è stato rinvenuto un vero e proprio laboratorio per la mummificazione contenente tutto il necessario per l’imbalsamazione. Gli antichi abitanti delle rive del Nilo ritenevano che la preservazione della salma consentisse allo spirito del defunto di riappropriarsene in tempi successivi. Reperti come vasi di ceramica contenenti viscere, misurini e oli usati per la preparazione dei corpi sono ora sotto il vaglio degli scienziati. “Siamo di fronte a una miniera d’oro di informazioni sulla composizione chimica di questi oli”, conclude il capo della missione tedesco-egiziana.