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Roma-Eur. Il museo delle Civiltà cambia pelle e volto: in quattro anni da museo composto da molti musei diventerà un meta-museo che si propone di riflettere criticamente sulle stratificazioni delle collezioni e delle culture rappresentate. Prime aperture in autunno 2022

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Piazza Guglielmo Marconi a Roma-Eur dove si affacciano i musei che costituiscono il museo delle Civiltà (foto andrea ricci)

Quattro anni per cambiare il volto e la pelle del museo delle Civiltà a Roma-Eur. Progressivamente spariranno alcuni termini come “orientale” (museo d’Arte orientale o abbinamenti tipo “preistoria” ed “etnografia”. E ci sono già le date per i primi step di questo imponente programma di rinnovamento. Mercoledì 26 ottobre 2022 si inaugura: Preistoria? Storie dall’Antropocene; I due nuovi ingressi metodologici del Museo delle Civiltà; Le sei Research Fellowship del Museo delle Civiltà; Georges Senga. Comment un petit chasseur païen devient prêtre catholique; Istituzione e avvio del gruppo di ricerca connesso allo studio delle collezioni di provenienza coloniale. Mercoledì 30 novembre 2022 si inaugura: Le collezioni di geo-paleontologia e lito-mineralogia dell’ISPRA. Animali, Piante, Rocce, Minerali > Verso un museo multi-specie.

Andrea Viliani, photo © Andrea Guermani

Andrea Viliani, direttore del museo delle Civiltà di Roma Eur (foto Andrea Guermani)

È lo stesso direttore Andrea Viliani a spiegare in una lettera questo articolato progetto-processo di cambiamento. “A partire dall’autunno 2022, e per il prossimo quadriennio, il Museo delle Civiltà avvierà una programmazione basata su un processo di progressiva e radicale revisione che riscriverà, provando a metterle in discussione, la sua storia e la sua ideologia istituzionale, a partire dalle sue metodologie di ricerca e pedagogiche”, spiega il direttore Andrea Viliani. “La straordinaria articolazione e stratificazione delle opere e dei documenti che il museo conserva – dalla preistoria alla paleontologia, dalle arti e culture extraeuropee alle testimonianze della storia coloniale italiana, fino alle arti e tradizioni popolari italiane – è basata sulla coesistenza fra differenti origini, che hanno però un ricorrente fondamento ideologico nella cultura positivista, classificatoria, eurocentrica e coloniale del XIX e XX secolo. L’urgenza posta dalla tipologia delle sue collezioni, e la necessità di affrontare un rinnovamento dei suoi statuti – continua -, sono le ragioni principali che richiedono al museo delle Civiltà di assumersi e attuare, oggi, una riflessione sistemica sulle sue identità e sulle sue funzioni, interrogandosi se e come possa operare un museo antropologico contemporaneo. Il programma 2022 e del prossimo quadriennio sarà dedicato all’avvio di questa riflessione, volta a ripensare e riattivare il museo come spazio-tempo discorsivo, critico e autocritico: basandosi su progetti di ricerca di lungo periodo, il programma riguarderà principalmente il ripensamento e riallestimento delle collezioni e degli archivi museali e la ridefinizione dei criteri di studio, catalogazione, esposizione e condivisione del sapere che il museo esprime”.

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Allestimento delle collezioni etnografiche del Museo “Luigi Pigorini” negli anni ‘70 a Roma Eur (foto muciv)

Conosciuto da molti ancora come “Il Pigorini” – dal nome del suo primo direttore, l’archeologo Luigi Pigorini che, nel 1876, inaugurò il regio museo nazionale Preistorico-Etnografico presso il Collegio Romano – il museo delle Civiltà di Roma è dal 2016 un museo dotato di autonomia speciale. Le collezioni sono composte da circa 2 milioni fra opere e documenti, distribuiti su circa 80mila mq di sale espositive e depositi. Il museo delle Civiltà (termine non a caso declinato al plurale) è quindi innanzitutto un museo “di musei” e “sui musei” in cui sono confluite, dalla seconda metà del XIX secolo ad oggi, le collezioni di diverse istituzioni, riunite nella seconda metà del XX secolo presso l’attuale sede del museo, il Palazzo delle Scienze e il Palazzo delle Tradizioni Popolari, entrambi edificati per l’Esposizione Universale di Roma (EUR) del 1942.

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Presentazione del programma 2022 del museo delle Civiltà 2022 con il direttore Andrea Viliani e il direttore generale musei Massimo Osanna (foto muciv)

roma_muciv_nuovo-logoNel contesto più generale del “Grande Progetto Museo delle Civiltà” sostenuto dal ministero della Cultura, il museo delle Civiltà darà avvio a numerosi cantieri, non solo allestitivi ma anche metodologici, che porteranno gradualmente alla riapertura di tutte le sezioni del museo – molte delle quali non ancora pienamente operative o chiuse da decenni – ma anche alla contestuale e compartecipata discussione sull’opportunità di una loro riapertura, almeno secondo gli usuali formati museali. Al termine di questo processo il museo delle Civiltà non sarà più suddiviso e frammentato in singole istituzioni museali indipendenti, ma unito e congiunto in nuclei collezionistici e archivistici fra loro interdipendenti. In questa fase di cambiamento sarà inoltre analizzato, per essere anche dismesso, l’utilizzo di alcuni termini, come quello di “orientale”, o di alcuni abbinamenti, come quello fra “preistoria” ed “etnografia”, così come saranno messe in relazione le collezioni e le istanze più urgenti e radicali espresse dalla contemporaneità. Ciò al fine di connettere le fonti storico-critiche conservate nel museo, spesso non accessibili al pubblico più vasto, ed elementi a cui è imprescindibile riportarle, quali, fra altri, i fenomeni connessi alla crisi climatica e la possibile fine del cosiddetto Antropocene, la disuguaglianza di accesso alle risorse, sia materiali che immateriali, o, ancora, gli articolati processi di de-colonizzazione delle infrastrutture istituzionali. In base a queste premesse, il programma 2022 del museo delle Civiltà di Roma, così come le linee programmatiche per il prossimo quadriennio, intendono incarnare e condividere la consapevolezza di non poter più dare per scontata l’esistenza stessa di un museo come questo, se non attraverso una sua progressiva e radicale revisione.

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Fibula prenestina in oro (VII sec. a.C.) con iscrizione in latino arcaico scritta da destra a sinistra, proveniente da Palestrina (Roma) e conservata al museo Pigorini (foto muciv)

“Come sta emergendo da una molteplicità di ricerche teoriche e di pratiche artistiche e intellettuali, sia a livello nazionale che internazionale”, spiega ancora Viliani, “i musei antropologici stanno diventando un caso di studio nella museologia contemporanea, in quanto hanno separato e classificato in modo disuguale intere culture attraverso l’invenzione di categorie come quelle del “primitivo” e dell’“alterità”, funzionali alle narrazioni eurocentriche, divenendo produttori di conoscenze escludenti e fuorvianti. Per non essere un museo “tossico” – in cui la violenza che alcuni membri del pubblico non percepiscono è, invece, chiaramente percepibile e quindi percepita, da parte di alcuni membri di quello stesso pubblico – il museo antropologico contemporaneo può provare a: porre al centro della sua azione un accesso libero, esteso e gratuito ai suoi archivi e un sostegno plurale a quelle ricerche e pratiche che riscrivano la biografia di ogni singola opera e di ogni singolo documento, a partire dalla ricostruzione rigorosa delle provenienze; rinunciare a una politica delle “buone intenzioni”, ovvero a progetti che non affrontano e decostruiscono le storie e le dinamiche su cui le collezioni del museo sono fondate, e che esprimono per questo un atteggiamento unilaterale, e quindi ancora coloniale, che non fa altro che perpetuare una storia e una dinamica di rimozione; distinguere fra le opzioni a cui si richiamano i differenti termini e ambiti di azione “post-coloniale”, “de-coloniale” e “anti-coloniale”; connettere ricerca e pedagogia per accogliere e declinare su questa base una posizionalità, intersezionalità e pluriversalità consapevoli, in cui prendere posizione senza temere i rischi che ciò potrebbe comportare nella trasformazione del museo”.

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Plastico storico del Monte Vesuvio dopo l’eruzione del 1906 di Amedeo Aureli in scala: 1: 25.000 (Collezione ISPRA / foto muciv)

“Anche se il museo delle Civiltà già esiste da un secolo e mezzo, quindi, seppur con nomi diversi, è necessario concepirlo come ancora in formazione – sottolinea il direttore -, smettendo di considerarlo quale custode di risposte per iniziare a immaginarlo come un catalizzatore di nuove domande, magari sostituendo il concetto di “patrimonio culturale” (che insiste sul principio esclusivo della proprietà) con la pratica di quello che potremmo definire “matrimonio culturale”: ovvero una serie di azioni interconnesse e inclusive che prevedono pratiche di cura, assunzione di responsabilità, condivisione e restituzione. Per questo il programma proposto interpreta il museo delle Civiltà non come l’istituzione autorevole con cui in genere identifichiamo il “museo”, ma come: centro di ricerca in corso affidato a soggetti, sia interni che esterni al museo, in grado di svolgervi una sperimentazione inter-disciplinare (fra ricercatori universitari, artisti, scrittori, musicisti, chef, attivisti e altre figure di riflessione e produzione del sapere); cantiere epistemico e sociale in contatto permanente con le comunità locali e internazionali; osservatorio/laboratorio istituzionale e procedurale davvero plurale, più di ogni altro museo “specializzato”. Infine, se da un lato possiamo reagire alle collezioni riunite nel museo delle Civiltà interpretandole come espressione della modernità europea costruita sulla creazione sistematica di alterità – intesa come polarità contrapposta alle nuove identità nazionali europee, da cui anche il parallelismo fra culture extraeuropee e preistoria, entrambe intese come qualcosa di “primitivo” –, dall’altro il museo delle Civiltà può ripensarsi anche come l’erede di un’idea pre-moderna di museo, ovvero precedente alla suddivisione da cui originarono i musei moderni con la loro distinzione fra ambiti scientifici e umanistici o fra arte e antropologia. Un suo nucleo fondativo origina infatti dall’eterogenea raccolta del gesuita Athanasius Kircher al Collegio Romano: proprio il museo Kircheriano – ancor più del regio museo nazionale Preistorico-Etnografico con cui si identifica la genesi storica dell’attuale istituzione – può rappresentare una matrice istituzionale su cui, seppur anch’essa problematica, tornare a riflettere per ricomporre quelle fratture disciplinari e normative che le violenze innescate dalla modernità hanno rivelato come limitanti e rischiose, a fronte dello sviluppo di un sapere contemporaneo che tende a formularsi nuovamente all’incontro fra differenti discipline e dalla ridiscussione delle categorie dominanti, per far convivere e collaborare differenti forme di pensiero e sensibilità”.

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Ingresso del salone d’onore del Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari a Roma Eur (foto Francesca Montuori)

Il museo delle Civiltà di Roma – da museo composto da molti musei, ognuno riflesso di una stratificazione di metodologie museali che rispecchiano le epoche che le hanno generate – diviene quindi anche un meta-museo, ovvero un museo che si propone di riflettere criticamente su queste stratificazioni per contribuire al formarsi di una nuova opinione pubblica sul museo stesso e sulle necessità e modalità della sua trasformazione. “In sintesi la visione espressa dal programma proposto – per cui desidero ringraziare le sue co-autrici e co-autori, che vi hanno messo in comune le loro ricerche e progettualità – articola la necessità di indagare le potenzialità e i limiti, la porosità e trasformatività del concetto stesso di civiltà, e quindi di un museo ad esse dedicato. Le “Civiltà” a cui il museo delle Civiltà è dedicato sono, per essere realmente tali, plurali, policentriche e intersezionali, non solo storiche ma anche potenziali, in divenire o ancora da realizzare. Attraverso la riapertura delle narrazioni sul passato – conclude -, le azioni da intraprendere nel presente e il tentativo di invertire certe previsioni di futuro, che rischia di essere tutt’altro che civile, può forse affermarsi un museo che sia non solo un rassicurante custode istituzionale ma anche un attuatore critico di civiltà, disponibile a diventare un cantiere comunitario in grado di lavorare ritarando ogni giorno i propri strumenti e analizzando giorno per giorno la sua programmazione”.

Roma-Eur. Al museo delle Civiltà presentazione (anche in streaming) del libro di Eugenio Fantusati e Marco Baldi “Abu Erteila 2008-2020. Twelve Years of Research in a New Meroitic Site” sulla missione archeologica in Sudan di ISMEO e Accademia russa delle Scienze

La copertina del libro “Abu Erteila 2008-2020. Twelve Years of Research in a New Meroitic Site” di Eugenio Fantusati e Marco Baldi
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Locandina dell’incontro al Muciv su Abu Erteila (foto muciv)

Mercoledì 15 settembre 2021, alle 17, al museo delle Civiltà di Roma-Eur, presentazione del volume di Eugenio Fantusati e Marco Baldi “Abu Erteila 2008-2020. Twelve Years of Research in a New Meroitic Site”. Dopo i saluti istituzionali del museo delle Civiltà, interverranno il min. plen. Mohamed Elmouataz Jaffar E. Osman, ambasciata della Repubblica del Sudan a Roma; dr Hatim Elnour, NCAM General Director; S.E. Gianluigi Vassallo, ambasciatore d’Italia a Khartoum; amb. Fabrizio Lobasso, vice direttore per i Paesi dell’Africa sub-sahariana, ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; prof. Adriano Rossi, presidente ISMEO. È possibile partecipare all’incontro in presenza mostrando all’ingresso la certificazione verde COVID-19 (Green Pass). Contestualmente, l’evento sarà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube accessibile al seguente link: https://youtu.be/KvbqAKXdcs4.

Il tempio maggiore di Abu Erteila in Sudan nella ricostruzione 3D (foto muciv)

Abu Erteila è situata nel moderno Sudan a Nord-Est della città di Shendi in corrispondenza della bocca del Wadi El-Hawad, circa 9 chilometri dalla necropoli di Meroe e meno di 5 chilometri dalla riva orientale del Nilo. Una missione archeologica congiunta italo-russa di ISMEO e dell’Istituto per gli Studi Orientali dell’Accademia russa delle Scienze, attiva sul campo dal 2008, ha portato alla luce i resti di un insediamento che ebbe la sua massima fortuna nel corso del I secolo d.C. Esso ebbe il suo nucleo in un tempio a più ambienti eretto per volontà della coppia reale Natakamani-Amanitore, e fiancheggiato da un edificio residenziale coevo. Un ulteriore edificio culturale di minori dimensioni, dedicato al dio leone Apedemak, fu presumibilmente costruito in epoca precedente. Numerosi rinvenimenti parrebbero indicare la consacrazione del tempio maggiore alla dea Iside: ne rappresentano testimonianza preminente arredi decorati e iscritti realizzati in arenaria ferrosa, riconosciuti dal National Corporation for Antiquities and Museums of Sudan (NCAM) fra le principali scoperte degli ultimi anni dell’archeologia nubiana.

Giornate europee dell’Archeologia. Al museo delle Civiltà a Roma-Eur si presenta live il numero 100 del BPI – Bullettino di Paletnologia Italiana in tre tomi con gli Atti del Convegno di Studi dedicato al bicentenario della nascita di Gaetano Chierici tenutosi a Reggio Emilia (19-21 settembre 2019). E sui canali social interventi sull’archeologia in Iran, Siria, India, Yemen, Tajikistan

Le copertine dei tre tomi del numero 100 del Bullettino di Paletnologia con gli Atti del convegno per il bicentenario di Gaetano Chierici (foto muciv)
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La locandina che promuove le iniziative per il bicentenario della nascita di Gaetano Chierici

In occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia il museo delle Civiltà a Roma-Eur presenta al pubblico le attività del mondo archeologico delle diverse sezioni del MuCiv. Venerdì 18 giugno 2021, alle 11, viene presentato il numero 100 del BPI – Bullettino di Paletnologia Italiana, prestigiosa rivista dedicata agli studi di preistoria ed etnografia fondata nel 1875 da Gaetano Chierici, Luigi Pigorini e Pellegrino Strobel. Nei tre tomi, a cura di Mauro Cremaschi, Roberto Macellari e Giuseppe Adriano Rossi, sono raccolti gli Atti del Convegno di Studi dedicato al bicentenario della nascita di Gaetano Chierici tenutosi a Reggio Emilia (19-21 settembre 2019). Numerosi studiosi hanno contribuito ad approfondire la complessa figura di Gaetano Chierici (1819-1886), “scienziato” che ha tracciato il solco per la successiva ricerca preistorica in Italia, inserito a pieno titolo nel dibattito culturale del suo tempo. Studioso dalla mente aperta, convinto della correttezza di un approccio multidisciplinare, Gaetano Chierici può e deve ancora ispirarci; i suoi studi non lo separarono mai dall’impegno civile e politico, era insegnante, sacerdote e convinto sostenitore della nascita del nuovo stato. Evento in diretta sul canale YouTube https://youtu.be/Y9u-QEbJVzE. Interverranno: Maria Antonietta Fugazzola Delpino (già direttrice del Bullettino di Paletnologia Italiana), Roberto Macellari (coordinatore del Comitato Scientifico del Convegno), Giuseppe Adriano Rossi (coordinatore del Comitato Promotore delle Celebrazioni, presidente della Deputazione Reggiana), Monica Miari (presidente dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria), Paolo Boccuccia (coordinatore della redazione tecnico-scientifica della rivista).

Vaso in terracotta dipinto: esempio di arte iranica dell’Età del Bronzo (foto muciv)

‍Social e web. Sul canale YouTube del Muciv, disponibili dalle 9 del 18 giugno 2021: Paola D’Amore su “Scavi italiani a Tell Afis/Hazrek (Siria settentrionale)” (https://youtu.be/QGEyd-x8Ix4); Michael Jung su “L’architettura islamica dello Yemen: gli studi della Missione Archeologica Italiana 1983-1989 e il nuovo progetto di ricerca” (https://youtu.be/UcLSST1_MMU); Paola Piacentini su “Arte iranica dall’Età del Bronzo ai Sasanidi” (https://youtu.be/zxSBve7NnRU).

Architettura rupestre brahmanica dell’India occidentale (foto muciv)

Nella sezione “Ultime dal Muvic” (https://museocivilta.beniculturali.it/category/ultime-dal-muciv/) disponibili dalle 9 del 18 giugno 2021: “Pitture murali della grotta 17 di Ajanta” di Laura Giuliano; “Architettura rupestre brahmanica dell’India occidentale” di Laura Giuliano; “Il progetto di ricerca archeologica in Tajikistan” di Giovanni Lombardo; “Shahr-i Sokhta, la città bruciata” di Giovanna Lombardo.

Archeologia in lutto. È morto per Covid-19 Filippo Maria Gambari, archeologo preistorico, una lunga carriera di ricerca e dirigenziale, con centinaia di pubblicazioni. Era direttore del Museo delle Civiltà all’Eur di Roma, a un passo dalla pensione. Il cordoglio del ministro e dei colleghi

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È morto Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà, che accorpa il museo Pigorini, il museo Tucci, il museo dell’Alto Medioevo e il museo delle Arti e tradizioni popolari

Archeologia in lutto: è morto per Covid-19 Filippo Maria Gambari, 66 anni: era ricoverato da ottobre all’istituto nazionale di malattie infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma. “Siamo enormemente addolorati nell’annunciarvi che il nostro direttore è venuto a mancare nel pomeriggio di oggi, 19 novembre 2020. Una grave perdita per il Museo delle Civiltà e il suo personale per l’estremo impegno che il Direttore ha profuso nel costruire un “nuovo” museo e nel portare avanti ambiziosi progetti di condivisione culturale e sociale”.  Ad annunciare la scomparsa di Filippo Maria Gambari, archeologo preistorico, esperto di Celti, è stato proprio il Museo delle Civiltà all’Eur di Roma, che raccoglie le collezioni del museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”, del museo delle arti e tradizioni popolari “Lamberto Loria”, del museo dell’alto Medioevo “Alessandra Vaccaro”, del museo d’arte orientale “Giuseppe Tucci”, del museo italo africano “Ilaria Alpi” (ex Museo Coloniale), di cui era direttore dal 2017. Nato a Milano nel 1954, laurea in Lettere Classiche con specializzazione in Archeologia, la sua carriera comincia presto, a 25 anni, come archeologo preistorico presso la Soprintendenza Archeologica del Piemonte a Torino, con direzione di numerosi scavi e interventi sul territorio piemontese. Cura la progettazione scientifica di allestimenti e mostre in ambito preistorico. È stato soprintendente per i Beni Archeologici della Liguria, dell’Emilia Romagna, e della Lombardia; direttore ad interim del Parco archeologico di Ercolano; direttore del Segretariato Regionale per la Sardegna. Aveva al suo attivo centinaia di pubblicazioni in materia di Preistoria e Protostoria, arte rupestre ed epigrafia preromana. Dalla primavera del 2017 direttore del Museo delle Civiltà di cui ha una visione ben precisa: “In un mondo che si è ormai globalizzato, noi siamo abituati a mettere in confronto realtà molto distanti sul piano economico, sul piano politico ma poco sul piano culturale. Un Museo come il nostro nasce proprio per stimolare la possibilità di comprendere i rapporti fra le culture e di imparare a rapportarsi con culture diverse”.

Turismo: Franceschini, Expo opportunità anche per Europa

Il ministro per i Beni e le Attività culturali Dario Franceschini

Era a un passo dalla pensione. Non ha fatto in tempo. Il Covid gliela ha negata. Grande il cordoglio tra quanti nei Beni culturali hanno avuto la possibilità di conoscerlo e apprezzarlo. “Mi stringo ai familiari di Filippo Maria Gambari il direttore del Museo delle Civiltà di Roma che ci ha lasciati questo pomeriggio”, ha scritto il ministro per i Beni e le Attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini. “Un raffinato studioso e un ottimo direttore di uno dei musei autonomi del ministero. Una lunga carriera, rigorosa e ricca di incarichi di grande responsabilità. Ci mancherà”. E l’ex direttore della Dg Musei del Mibact, Antonio Lampis: “Uno dei più bravi direttori dei musei statali, che meritava di andare in pensione in pace e invece è morto di Covid. Una persona indimenticabile, cui ho voluto bene”. Alessandro D’Alessio, direttore del Parco archeologico di Ostia Antica e il personale tutto “si uniscono al cordoglio per la prematura scomparsa di Filippo Maria Gambari, direttore del Muciv e direttore supplente del Parco archeologico di Ostia antica fino a poche settimane fa. Nei quattro mesi in cui ha diretto l’ufficio, tutti hanno potuto apprezzarne le doti scientifiche, professionali e umane, l’esperienza e la competenza unite a una rara disponibilità all’ascolto. Lascia nella comunità scientifica e negli uffici del Ministero un vuoto che sarà difficile colmare”. “Un eccelso e rigoroso studioso”, lo ricorda Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo, “figura di riferimento nell’ambito museale. Mancheranno la sua profonda Cultura, la sua grande Umanità, le sue doti di saggezza, generosità e capacità di visione”.

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Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano

Cordoglio anche dal direttore del Parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano: “Oggi ci ha lasciato Filippo Maria Gambari stimatissimo archeologo e dirigente MiBACT,  direttore del parco archeologico di Ercolano da settembre 2016 ad aprile 2017 e membro del Consiglio di Amministrazione di questo Parco. Non ho parole da esprimere, sono stato colpito troppo nel profondo per questo ulteriore accadimento. Filippo aveva avviato i primi passi amministrativi del Parco e potere contare sulla sua incredibile esperienza e sulle sue conoscenze profonde tanto nell’archeologia quanto nella gestione dei beni culturali, infondeva entusiasmo e fiducia in tutti. Il tratto umano e il rigore professionale formavano un tutt’uno che ti facevano rispettare ed amare Filippo. Ho lavorato con Filippo braccio a braccio nel Consiglio di Amministrazione ed ho condiviso con lui sempre un’unione di intenti e di progetti. Una persona rara,  di eccezionale levatura. Un collega e amico generoso. Perdiamo un punto di riferimento fondamentale. Sono sconvolto dalla notizia ma sin d’ora tutti sappiamo quanto peserà la sua dipartita. In questo momento provo un senso di smarrimento e un profondo dolore che sono certo condividono tutti quelli che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di lavorare con lui”. E Jane Thompson, manager dell’Herculaneum Conservation Project: “Lo abbiamo conosciuto e ammirato nella complessa fase di avvio del Parco quando si divideva tra la Sardegna ed Ercolano con puntualità e costanza. Un vero esempio di pubblico servizio”. Il cordiglio di tutti i dipendenti del Parco, dei membri del Consiglio di Amministrazione, del Comitato Scientifico e del team HCP alla famiglia e ai suoi affetti.

Testimonial per due anni in grandi mostre, la Venere di Savignano è tornata a casa al Muciv di Roma. Per l’occasione incontro con l’archeologa Alessandra Serges su “La Venere in viaggio: suggestioni e conoscenze da un mondo perduto”

Al Muciv di Roma l’incontro “La Venere in viaggio: suggestioni e conoscenze da un mondo perduto”

Per due anni, tra il 2017 e il 2019, ha viaggiato da Prato a Udine, da Cagliari a Parigi, protagonista di importanti mostre: è la Venere di Savignano. Ora, in occasione del rientro “a casa” della celebre statuetta paleolitica, il museo delle Civiltà di Roma promuove, venerdì 4 ottobre 2019, alle 16.30, nella sala conferenze del museo nazionale Preistorico-etnografico “Luigi Pigorini”, l’incontro con l’archeologa preistorica Alessandra Serges su “La Venere in viaggio: suggestioni e conoscenze da un mondo perduto”, un breve viaggio per tentare di comprendere la storia della statuetta e le vicende che la portarono al “Pigorini” di Roma. Sarà l’occasione per tentare di aprire uno spiraglio su un mondo lontano, di cui le cosiddette produzioni artistiche possono essere una chiave di lettura proprio in virtù della valenza di comunicazione non verbale che le connota.

La Venere di Savignano databile a 25mila anni fa (foto Graziano Tavan)

La Venere di Savignano è una delle opere maggiormente rappresentative dell’arte mobiliare preistorica italiana. Fu trovata nel 1925 in località Prà Martin di Savignano sul Panaro da Olindo Zambelli durante i lavori di scavo delle fondamenta di un edificio. Il manufatto in pietra inizialmente fu interpretato come un’antica arma per la sua forma appuntita. Lo scultore Giuseppe Graziosi, venuto a conoscenza del ritrovamento e comprendendo che si trattava di una scultura, ottenne il reperto in cambio di due quintali di uva. Venuto a Roma per avere un consulto da Ugo Antonielli, allora direttore del Reale Museo Nazionale Preistorico Etnografico di Roma, ne scoprì l’importanza internazionale e consentì che confluisse nelle collezioni della prestigiosa istituzione, nata con l’intento di dare un’impostazione scientifica unitaria agli studi e alle ricerche paletnologiche in Italia. Scavi condotti qualche tempo dopo sul luogo del rinvenimento non riuscirono a chiarire la problematica dell’attribuzione cronologica del reperto. Su basi puramente stilistiche venne attribuita al Paleolitico superiore. Ugo Antonielli, allora direttore del museo Pigorini, sostenne una attribuzione più recente del manufatto anche se con motivazioni attualmente non accettabili. La cosiddetta Venere fu subito riconosciuta come uno dei più importanti ritrovamenti italiani di arte preistorica. Antonielli così la descrive: “Nella statuetta emiliana, dobbiamo riconoscere la più bella per esecuzione, la più grande per dimensioni, fra quante del genere sieno state finora ritrovate”. Nonostante alcuni autori, sia in passato, sia in tempi più recenti, abbiano ritenuto che la statuetta fosse di epoca neolitica, l’attribuzione cronologica più corretta, riconosciuta a suo tempo da Paolo Graziosi e corroborata dai più recenti studi della prof.ssa Margherita Mussi dell’università La Sapienza di Roma, è quella che la colloca nell’ambito del Paleolitico Superiore. Si tratta di una scultura a tutto tondo eseguita in materiale serpentinoso delle dimensioni di 22 cm. Le braccia sono soltanto accennate e sembrano ripiegarsi sul petto, le gambe terminano unite senza accenno dei piedi, mancano completamente i lineamenti del volto ed al posto della testa vi è un’appendice conica che ripete la geometria delle estremità inferiori e che fa assumere un aspetto fusiforme al tutto. Seni, ventre e glutei sono molto sviluppati.

Il libro di Alessandra Serges “La Venere in viaggio”

Alessandra Serges, protagonista dell’incontro al Pigorini, è l’autrice di un libro dal titolo emblematico “La Venere in viaggio” (2016). L’archeologo preistorico spesso ha a disposizione pochi elementi per ricostruire quadri di vita quotidiana. Con il racconto “La Venere in viaggio” l’autrice ha cercato proprio di collegare i punti certi tra loro per offrire ai lettori un’immagine più comprensibile della vita dei nostri antenati. Lo ha fatto in modo originale, affidando il racconto a un osservatore inanimato, un sasso molto speciale, a sua insaputa destinato a diventare una statuina femminile, un oggetto di grande importanza culturale per il gruppo umano che lo produsse. Il racconto, una sorta di autobiografia, fatto in prima persona dal grosso ciottolo, tocca diversi aspetti della vita degli uomini che lo scelsero e lo modellarono: la ricerca delle materie prime, la caccia, l’accampamento, cerimonie, incontri con altri gruppi, spostamenti sul territorio, ricerca di altri luoghi più favorevoli alla sopravvivenza. La narrazione è resa più piacevole da alcune licenze “poetiche”. Ma il piccolo libro offre anche delle note storiche utili ad inquadrare il periodo della preistoria oggetto del racconto e le vicende legate al ritrovamento della statuetta e al suo arrivo al museo nazionale Preistorico di Roma.

Al museo delle Civiltà di Roma-Eur le Giornate europee del Patrimonio con la mostra “Le Rievocazioni Storiche al Museo” e “Speziopoli, il gioco dei mercante sulle vie carovaniere”

Il manifesto delle Giornate europee del Patrimonio 2019

“Un due tre… Arte! – Cultura e intrattenimento” è la declinazione che il museo delle Civiltà a Roma-Eur dà alle Giornate europee del Patrimonio (Gep 2019) in programma sabato 21 (con apertura straordinaria fino alle 22, e biglietto di ingresso al costo simbolico di 1 euro, salvo le gratuità previste per legge) e domenica 22 settembre 2019. Vediamo gli eventi nel dettaglio.

Al museo delle Civiltà di Roma-Eur la mostra “Le Rievocazioni Storiche al Museo”

Sabato 21 settembre 2019, alle 18, si inaugura negli spazi del museo delle Civiltà – museo delle Arti e tradizioni popolari, la mostra “Le Rievocazioni Storiche al Museo”, che rimarrà aperta fino al 3 dicembre 2019, organizzata dal museo delle Civiltà e dall’istituto centrale per la Demoetnoantropologia, in collaborazione con la Federazione Italiana Giochi Storici. La mostra presenta al pubblico il ricco e multiforme panorama delle rievocazioni storiche italiane attraverso una selezione di oltre settanta costumi e decine di accessori e oggetti contemporanei, ispirati a diverse epoche del passato riferiti a trenta diverse manifestazioni ”rievocative” che si svolgono in altrettanti Comuni disseminati in gran parte del territorio nazionale. L’esposizione è realizzata con la diretta partecipazione di queste comunità locali, che hanno collaborato attivamente selezionando e mettendo a disposizione i materiali esposti e fornendo le presentazioni delle diverse manifestazioni che si svolgono, ciascuna con la sua storia e originalità, in diversi periodi dell’anno in molte località, maggiori e minori, del nostro territorio nazionale: una prospettiva “dall’interno”, una lettura delle rievocazioni storiche come elementi di autorappresentazione delle comunità locali. Il progetto intende dunque valorizzare le rievocazioni storiche quali espressioni culturali delle comunità che ne sono portatrici. Come alcuni studiosi hanno evidenziato, le rievocazioni e ricostruzioni storiche hanno avuto una grande proliferazione negli ultimi anni; tuttavia si tratta di un fenomeno ancora poco studiato in ambito antropologico, che è stato anzi per lungo tempo negletto, a favore della valorizzazione e patrimonializzazione di più “tradizionali” beni demoetnoantropologici.

Al Muciv c’è “Speziopoli, il gioco dei mercante sulle vie carovaniere”

Domenica 22 settembre 2019 alle 10, “Speziopoli, il gioco dei mercante sulle vie carovaniere”: con un gioco da tavola si ripercorre la Via delle spezie alla scoperta dell’Antico Oriente e degli aromi che profumano i cibi delle nostre tavole con Gabriella Manna e Francesca Pizziconi. Per ragazzi da 7 a 11 anni.

Roma. Il Muciv per Luna50 diventa MoonCiv e celebra l’anniversario dell’allunaggio con “La luna delle Civiltà. Selene e le altre. Il cielo degli Antichi nella tradizione occidentale”, prima delle iniziative che accompagneranno l’apertura in autunno del Planetario

La prima pagina del Corriere della Sera del 22 luglio 1969: “L’uomo è sulla Luna”

Il MuCiv per Luna50 diventa MoonCiv

“MoonCiv”: con un simpatico gioco di parole il MuCiv, il museo delle Civiltà di Roma-Eur, ricorda il 50° anniversario dell’allunaggio con una serata speciale: “La luna delle Civiltà. Selene e le altre. Il cielo degli Antichi nella tradizione occidentale”. Appuntamento per venerdì 19 luglio 2019, alle 19, nella sala conferenze del museo Preistorico etnografico nazionale “L. Pigorini”. Apertura straordinaria serale, ingresso con biglietto amico dalle 16 alle 22, a 5 euro. Ingresso gratuito per i possessori di abbonamento annuale al Museo. “Il 20 luglio 1969 l’uomo ha realizzato un’impresa estrema”, interviene il direttore del Muciv, Filippo Maria Gambari, “che sembra coronare la sfida delle grandi esplorazioni, non a caso vagheggiata in molti racconti (dall’Orlando Furioso a Verne, a Méliès, per citare solo alcuni esempi), e diventata negli anni ’60 (dopo il primo volo nello spazio di Yuri Gagarin a bordo della Vostok 1 il 12 aprile 1961) una vera ossessione, sia nella competizione delle Grandi Potenze sia nell’immaginario collettivo di un’intera generazione (qualcuno ricorda ancora Selene di Domenico Modugno, tormentone del 1962?)”.

La traiettria seguita dalla missione Apollo 11 da Cape Canaveral all’allunaggio e ritorno

#Riapriamo il planetario sul colonnato del museo delle Civiltà di Roma

Per celebrare il 50° anniversario dell’allunaggio anche il MuCiv vuole rivolgere lo sguardo verso il cielo, avviando una serie di iniziative che da ottobre 2019 accompagneranno la prossima (si spera già in autunno) e tanto desiderata riapertura del Planetario presso il museo della Civiltà Romana all’EUR (https://www.facebook.com/riapriamoilplanetario). Il Planetario è infatti chiuso dal 28 gennaio 2014 a tempo indeterminato per lavori di riqualificazione dell’edificio in adeguamento alle normative. Ripensare a quello straordinario risultato può servire a ridare carica a una nuova ed aggiornata idea di progresso e ad affrontare con coraggio grandi sfide epocali, prima di tutto già su questo nostro pianeta, che è e resta comunque finora l’unica casa del genere umano. Se “siamo riusciti ad andare sulla luna”, nessun obiettivo può essere considerato impossibile!

Il famoso disco di Nebra (museo di Halle, in Sassonia) dell’età del Bronzo, una delle più antiche rappresentazioni del cielo

Venerdì 19 luglio 2019, alle 19, la prima tappa sarà un’immersione nelle Origini, con una conversazione con il direttore Filippo M. Gambari sul tema “Selene e le altre. Il cielo degli Antichi nella tradizione occidentale”, in cui si cercherà di comprendere come nasce la visione del cosmo, le origini dell’astrologia ed i riflessi in leggende, tradizioni, fatti di costume ben presenti anche oggi. Se la meteorologia ci assiste, si potrà anche ammirare dal terrazzo del Museo, aperto fino alle 22, una meravigliosa luna quasi piena (“gibbosa”), appena calante, dopo l’eclissi parziale di martedì ed il plenilunio di mercoledì.

Al museo delle Civiltà di Roma-Eur l’archeologa Francesca Alhaique affronta il rapporto uomo – animale nel mondo sumerico prendendo spunto dai risultati della missione italiana a tell Abu Tbeirah, all’ombra della ziggurath di Ur (Iraq), grande sito sumerico del III millennio a.C.

Il sito sumerico di Abu Tbeirah (III millennio a.C.) all’ombra della ziggurat di Ur in Iraq

Archeologi della missione italiana ad Abu Tbeirah (Iraq) diretta da Licia Romano e Franco D’Agostino

Abu Tbeirah è un grande sito sumero, di 43 ettari, situato 6 chilometri Sud-Est di Nassiriya, Provincia di DhiQar, e 16 chilometri a Est di Ur, la città biblica di Abramo, l’arabo Ibrahim. L’antica città di Abu Tbeirah fiorì durante il III millennio a.C., in particolare nel cosiddetto Proto-Dinastico, un periodo di estrema importanza per la formazione delle città-stato e l’evoluzione della storia politica del meridione fino all’unità di tutta la Mesopotamia sotto Sargon di Akkad (2700-2200 a.C.). L’università “La Sapienza” di Roma è attiva su questo sito dal 2010, con una missione italo-irachena formata da diversi archeologi e specialisti di entrambi i Paesi, e diretta da Licia Romano e Franco D’Agostino del Dipartimento Istituto Italiano di Studi Orientali. Gli scavi hanno messo in luce le ultime fasi della vita di una città ricca e molto estesa. In particolare, una ricca zona cimiteriale è stata portata alla luce nella parte sud-orientale del sito, area che mostra una ricchezza rara di differenti costumi funerari (sepolture in semplici fosse, in bare, inumazione primaria e secondaria, sepolture multiple e così via). Sotto questa ultima fase cimiteriale, è stato trovato un grande edificio, già visibile dalle immagini satellitari a nostra disposizione, una costruzione istituzionale importante. L’ultima grande scoperta nella campagna 2018, un porto risalente al III millennio a.C. nella parte Nord-Ovest del tell di Abu Tbeirah, scrive un nuovo capitolo della storia della Mesopotamia, superando l’immaginario comune che identifica le antiche città attorniate da distese di campi di cereali, irrigati da canali artificiali. La connessione con le paludi era già stata accertata grazie ai ritrovamenti precedenti condotti dalla missione, e gli scavi del porto di Abu Tbeirah confermano la sua connessione con le dighe dei villaggi nelle paludi attuali, esistenti nel delta tra Tigri e Eufrate. I ricercatori non escludono che il porto di Abu Tbeirah fungesse anche da riserva d’acqua e vasca di compensazione delle piene del fiume, nonché funzionasse da fulcro di attività dell’insediamento connesse all’utilizzo della risorsa idrica.

Uomini e animali popolano il famoso Stendardo di Ur (qui un dettaglio) conservato al British Museum di Londra

La ziggurat di Ur (Iraq)

L’archeologa Francesca Alhaique

Prendendo spunto dalle scoperte fatte dalla missione italo-irachena ad Abu Tbeirah, venerdì 7 giugno 2019, alle 16.30, nella sala conferenze del museo delle Civiltà a Roma-Eur l’archeologa Francesca Alhaique parlerà di “Tra sacro e profano: il rapporto uomo-animale nel mondo sumerico”. Sarà un viaggio in un mondo e in un ambiente molto diverso da quello attuale in cui si esplorerà il ruolo che le diverse specie di animali hanno rivestito nella cultura dei Sumeri, non solo nella vita quotidiana, ma anche nei rituali. Scrive Francesca Alhaique: “I resti faunistici rinvenuti nelle tombe di Abu Tbeirah fanno parte sicuramente di rituali funerari legati alle credenze sumeriche relative all’oltretomba che sono in parte note anche sulla base di testi cuneiformi. In alcuni casi porzioni articolate di animali sono state deposte con il defunto, in altri casi alcune ossa sono state rinvenute all’interno di contenitori ceramici del corredo funerario o resti combusti si trovano in prossimità della testa dell’inumato; per questi reperti si potrebbe ipotizzare che si tratti di elementi destinati direttamente al defunto o alle divinità dell’oltretomba per propiziare il viaggio del morto nell’aldilà. In altri contesti sia i dati archeologici sia il campione faunistico, con un numero di resti e individui più elevato rispetto alle altre sepolture, sembrano suggerire la presenza, oltre ai resti animali associati al defunto, di residui di un banchetto funebre, ben noto sia dai testi cuneiformi sia dall’iconografia, svoltosi in occasione della sepoltura o in momenti successivi. Ovviamente la distinzione fra elementi collegati direttamente o indirettamente al defunto e quelli relativi ai banchetti funerari non è possibile per tutti i reperti, ma sembra che gli animali destinati al defunto siano spesso giovani”.

“Roma e Cartagine: due civiltà a confronto”: al Muciv-Pigorini di Roma-Eur presentazione del libro che descrive due mondi mediterranei distanti e tuttavia vicini. Ricordo di Sebastiano Tusa, uno degli autori

L’immagine sulla copertina del libro “Roma e Cartagine: due civiltà a confronto”

Filippo Maria Gambari, direttore del museo delle Civiltà, che accorpa il museo Pigorini, il museo Tucci, il museo dell’Alto Medioevo e il museo delle Arti e tradizioni popolari

Roma e Cartagine: due mondi mediterranei distanti e tuttavia vicini. Due realtà che emergono dal fondo della storia perché destinate entrambe a diventare grandi potenze del Mediterraneo. Su questa linea muove il libro “Roma e Cartagine: due civiltà a confronto” (Edizioni di storia e studi sociali) con testi di Maurizio Massimo Bianco, Pino Blasone, Alfredo Casemento, Massimo Cultraro, Rossana De Simone, Massimo Frasca, Francesca Oliveri, Carlo Ruta, Francesco Tiboni, Sebastiano Tusa, libro che verrà presentato al Muciv di Roma-Eur martedì 7 maggio 2019, alle 17:30, nella sala conferenze del museo nazionale Preistorico etnografico “Luigi Pigorini”. Presenta l’opera Filippo Maria Gambari, direttore del Museo delle Civiltà. Intervengono: Pino Blasone, scrittore e studioso del mondo orientale; Massimo Cultraro, primo ricercatore IBAM CNR e docente universitario; Massimo Frasca, docente di Archeologia classica, università di Catania; Maria Costanza Lentini, archeologa, già direttore Polo siti culturali Catania; Francesca Oliveri, archeologa, soprintendenza del Mare, Sicilia; Carlo Ruta, saggista e storico del mondo mediterraneo. Coordina: Elisabetta Mangani, archeologa, già funzionaria del museo “L. Pigorini”. Mario Mineo, archeologo del museo “L. Pigorini”, ricorderà la figura di Sebastiano Tusa, già funzionario del museo.

Area della battaglia delle isole Egadi tra romani e cartaginesi

L’archeologo Sebastiano Tusa

Presentazione del libro. Nella prima fase Roma e Cartagine trattano, si accordano sui commerci, cercano di stabilire una convivenza con reciprochi vantaggi. Questo fino al quarto secolo, quando Roma ancora non si sente pronta per sostenere uno scontro con la potenza “frontaliera”. Poi si dipana una lunga vicenda di conflitti che alla fine vede Roma vincitrice e Cartagine umiliata fino alla estrema distruzione. Essa risorgerà dalle proprie rovine a partire dal periodo di Augusto, che apre a Roma l’età del principato. Essa conserva ancora tradizioni fenicio-puniche, ma diventa una Cartagine romana, Sarà quindi un’altra storia. Due civiltà allora che s’incontrano e si scontrano, che non mancano comunque di similitudini, a partire dal sacro e dalle arti, che vedono ambedue fare i conti con la grecità. Entrambe si lasciano contaminare da miti e stili artistici ellenici, senza comunque rinunciare a tradizioni proprie. Entrambe coltivano un ethos patriottico, fatto di eroismi civili e militari, di impulsi predatori e ragione. E danno una propria impronta alla storia antica. Cartagine proietta i propri commerci oltre i confini delle Colonne d’Ercole. Tenta il periplo dell’Africa e punta, dall’Atlantico, verso le coste della Bretagna. Roma conquista i popoli italici ma non li umilia, tesse la propria tela del diritto, cerca di fare un uso razionale della forza che si esprime anzitutto attraverso le sue legioni. Alla fine conquista l’intero Mediterraneo.

Al Muciv – museo Preistorico-Etnografico “Pigorini” di Roma-Eur al via la sesta edizione di Archeofest: tre giorni di incontri, laboratori, visite guidate e un convegno dedicati a “Metallurgica. Storie di artigiani, metalli e tecniche”

“Metallurgica. Storie di artigiani metalli e tecniche” è il tema del sesto Archeofest al museo Pigorini di Roma-Eur

Il museo Preistorico etnografico “Luigi Pigorini” all’Eur di Roma

Più di altre produzioni, quella di fabbri e metallurghi coniuga abilità tecnica e conoscenza, mano e cervello. Forse non a caso fu Efesto, fabbro degli dei, l’unico artigiano che ebbe un posto nell’Olimpo. L’uso dei metalli ha necessariamente comportato l’introduzione di nuove figure legate a tutte le fasi dei processi produttivi, dal reperimento delle materie prime ai prodotti finiti, e ha quindi partecipato in maniera significativa a modificare la struttura interna delle società e i rapporti tra i vari segmenti che la costituiscono. Inoltre, si tratti di rame, ferro o oro, la distribuzione “diseguale” dei giacimenti metalliferi e la pluralità di competenze e conoscenze coinvolte nella catena operativa, dal minerale all’oggetto finito, impone agli artigiani e alle loro comunità la partecipazione a un network ampio e dinamico sulle cui direttrici viaggiano anche altre materie, prodotti e idee. Proprio a “Metallurgica – Storie di artigiani, metalli e tecniche” è dedicata la sesta edizione di Archeofest®, il festival di Archeologia sperimentale ideato e organizzato dall’associazione culturale Paleoes – eXperimentalTech ArcheoDrome in collaborazione con il museo delle Civiltà, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia e l’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, in programma al museo delle Civiltà – museo Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma-Eur il 5, 6 e 7 aprile 2019. L’iniziativa si era aperta il 9 marzo 2019 al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, con la manifestazione “Aspettando Archeofest®”, mentre dal 5 al 7 aprile al “Luigi Pigorini” si svolgerà “Archeofest®”, il festival di Archeologia sperimentale. In queste giornate oltre a iniziative a carattere sperimentale per un pubblico di non addetti ai lavori, nei giorni 5 e 6 aprile, si svolgerà un convegno dal titolo “Metallurgica. Storie di artigiani, metalli e tecniche”: quasi un centinaio di relatori per una cinquantina di contributi. Con l’occasione sarà presentato il volume “Trame di storia”, atti del convegno Archeofest 2017.

Pronti i gadget di Archeofest ’19

“A partire da casi studio su contesti archeologici, con particolare attenzione agli aspetti sperimentali ed etnoarcheologici, e da ricerche demoetnoantropologiche su contesti italiani, europei ed extraeuropei”, spiegano gli organizzatori, “ci proponiamo di fare emergere insieme ai relatori e al pubblico presente il contributo che l’introduzione della metallurgia e delle attività ad essa connesse hanno operato nella trasformazione della società, nelle dinamiche interne e nei rapporti tra le diverse comunità. Nella tradizione aperta e interdisciplinare dei convegni di Archeofest® non abbiamo voluto porre limiti geografici, cronologici o disciplinari ai contributi. Verranno quindi valutate le proposte di comunicazione orale o di poster, privilegiando quelle a carattere innovativo, le nuove ricerche e gli studi inediti”.