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Ruvo di Puglia. Riapre il museo nazionale Jatta dopo i lavori di restauro e adeguamento funzionale “in un sapiente compromesso tra conservazione dell’allestimento ottocentesco e rinnovamento”

ruvo-di-puglia_jatta_riapre-il-museo-nazionale_locandinaGiovedì 19 ottobre 2023, riapre al pubblico il museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia. Nato dalla passione dei collezionisti della famiglia Jatta e dalla consapevolezza degli eredi sulla funzione sociale della cultura, lo straordinario allestimento ottocentesco sarà nuovamente fruibile dopo la chiusura al pubblico per lavori di restauro e adeguamento funzionale delle sale del museo, in un sapiente compromesso tra conservazione e rinnovamento. Il museo nazionale Jatta sarà aperto martedì, mercoledì, giovedì, domenica e festivi: 8.30 – 13.45 (ultimo ingresso 13.15); venerdì e sabato: 8.30 – 19.45 (ultimo ingresso 19.15); lunedì: chiuso. Per festeggiare il primo giorno di apertura, il Museo sarà eccezionalmente aperto al pubblico gratuitamente giovedì 19 ottobre 2023 dalle 20 a mezzanotte (ultimo ingresso 23).

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Il progetto di riallestimento del museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia (foto drm-puglia)

I lunghi e articolati interventi condotti nelle sale del museo, raro esempio di allestimento ottocentesco integralmente conservato, hanno seguito il chiaro intento di coniugare i lavori con le istanze del rispetto e della tutela dell’immagine dell’immobile storico. Un lavoro corale che ha visto una fattiva collaborazione tra la direzione regionale Musei Puglia a cui il museo afferisce, nelle persone di Luca Mercuri, direttore regionale Musei Puglia al momento dell’avvio dei lavori e del delegato alla direzione regionale Musei Puglia, arch. Francesco Longobardi, la direttrice del Museo, Claudia Lucchese, la famiglia Jatta e la famiglia Guastamacchia, che condividono lo spazio del Palazzo con il Museo, il Comune di Ruvo e la soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bari. Il tutto reso possibile dal costante supporto della direzione generale Musei, nella persona del prof. Massimo Osanna.

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La mostra “Collezionauta. Capolavori attraverso i tempi” al museo nazionale Jatta di Ruvo di Puglia ((foto drm-puglia)

La riapertura del museo diventa il coronamento di un anno ricco di novità per il Palazzo Jatta, che ha visto anche l’ampliamento dello spazio espositivo con l’ambiente seminterrato del museo, il cosiddetto Grottone, a margine della sigla di una concessione d’uso decennale. Dopo l’esordio con la mostra “Collezionauta. Capolavori attraverso il tempo”, che ha congiunto i reperti più significativi della collezione museale con alcuni beni di proprietà Jatta, fruibile fino a qualche giorno fa, il Grottone continuerà a far parte dell’offerta culturale integrando il percorso di visita del museo, mediante l’organizzazione di eventi e mostre temporanee.

Paestum. Lavori conclusi. Si inaugura il nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale alla presenza del ministro Sangiuliano

paestum_archeologico_inaugurazione-nuovo-allestimento_locandinaTiziana D’Angelo, direttrice del parco archeologico di Paestum e Velia, l’aveva posto come una delle priorità al suo insediamento nell’aprile 2022: portare a termine il riallestimento del museo Archeologico nazionale di Paestum che era in fase di chiusura (vedi Primo giorno di lavoro per Tiziana D’Angelo, neodirettore del parco archeologico di Paestum e Velia, che annuncia progetti per il sito di Velia, l’area archeologica di Paestum e il museo Archeologico nazionale di Paestum | archeologiavocidalpassato). Ci siamo. Lunedì 2 ottobre 2023, alle 16, si inaugura il nuovo allestimento del museo Archeologico nazionale di Paestum alla presenza del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Riapriranno al pubblico la sezione “Preistoria e Protostoria”, la sezione “La città greco-lucana”, con le sale dedicate ai santuari e allo spazio pubblico, e la sezione “Oltre il Museo”. Ma i lavori non si fermano e proseguiranno nella sala “Pitture Lucane”, nella sala “Necropoli” e nella sezione “Paestum: dalla città romana all’età contemporanea”, il cui completamento è previsto per la fine di quest’anno. L’evento sarà introdotto dal direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Tiziana D’Angelo. Interverranno Massimo Osanna, direttore generale Musei; e Antonio Iannone, segretario della Presidenza del Senato. Concluderà Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura.

Nuovo lutto per l’archeologia campana. È morta improvvisamente a 72 anni Caterina Cicirelli, funzionaria archeologa del parco archeologico di Pompei, studiosa specialista del territorio vesuviano e in particolare del villaggio di Longola sul Sarno e delle ville romane di Terzigno. Il cordoglio dei colleghi

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L’archeologa Caterina Cicirelli, già funzionaria del parco archeologico di Pompei, morta a 72 anni (foto parco archeologico pompei)

Neppure il tempo di dare l’ultimo saluto all’archeologa Valeria Sampaolo, già direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli, che un nuovo lutto ha colpito l’archeologia napoletana: il 10 settembre 2023 è venuta a mancare Caterina Cicirelli, funzionaria archeologa del parco archeologico di Pompei, studiosa specialista del territorio vesuviano e in particolare del villaggio di Longola sul Sarno e delle ville romane di Terzigno. Aveva 72 anni. “Se n’è andata in silenzio”, scrive Giuseppe di Leva, “la protagonista di importanti ricerche del nostro antico territorio, a chiusura di una delle giornate più lugubri per l’archeologia vesuviana”. E l’archeologo Mario Grimaldi: “Sono andate via altre due colonne della nostra formazione ed esperienza umana e professionale … Valeria Sampaolo e Caterina Cicirelli hanno rappresentato tantissimo per chi si occupa di pittura romana con i loro studi e le loro scoperte. Due donne diverse ma complementari. Perdiamo altre due colonne della nostra memoria. Mancheranno tanto”. Immediato il cordoglio di istituzioni e di chi ha avuto modo di conoscerla.

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Il prof. Massimo Osanna con l’archeologa Caterina Cicirelli (foto direzione generale musei)

Il parco archeologico di Pompei esprime cordoglio per la scomparsa dell’archeologa Caterina Cicirelli, per molti anni funzionaria del Parco. “Pompei e tutta l’area vesuviana perdono una grande studiosa e un’amica splendida di grande umanità e passione”, la ricorda Gabriel Zuchtriegel, il direttore generale del Parco. “I suoi lavori, tra cui i suoi importanti studi sulle ville di Terzigno, rimarranno un punto di riferimento”. La direzione e tutto il personale esprimono la più sentita vicinanza alla famiglia. Al cordoglio si associa la direzione generale Musei per l’improvvisa scomparsa della dott.ssa Caterina Cicirelli, funzionaria archeologa del parco archeologico di Pompei, studiosa specialista del territorio vesuviano, in particolare del villaggio di Longola sul Sarno e delle ville romane di Terzigno. Appassionata del suo lavoro, si ricorda la sua importante collaborazione nella realizzazione del Grande Progetto Pompei, di cui è stata responsabile di svariati interventi. “Caterina per decenni”, ricorda commosso Massimo Osanna, “si è occupata del territorio di Terzigno assicurandone non solo la tutela, ma promuovendo anche la conoscenza grazie a campagne di scavo e alla divulgazione dei risultati in pubblicazioni scientifiche e mostre, portando così un ulteriore, fondamentale tassello alla ricostruzione storica di quest’area”.

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L’archeologa Caterina Cicirelli al museo Archeologico territoriale di Terzigno (foto matt)

Francesco Ranieri: “Ci lascia Caterina Cicirelli, se ne va in silenzio dopo aver trascorso una vita da vera vulcanica. Grande professionista ma soprattutto una studiosa sopraffina dell’immensa storia di Terzigno. Buon viaggio dottoressa. Sapremo custodire nel museo Archeologico territoriale di Terzigno (MATT) e nel parco archeologico il lavoro che in tantissimi anni ha profuso per la nostra comunità. Per sempre grato. A Dio”. Gennaro Barbato: “È venuta a mancare la dott. Caterina Cicirelli funzionario della soprintendenza di Pompei, ne ricordo il coraggio di affrontare anche situazioni particolari in una terra bella ma anche difficile. Ha chiuso gli occhi e ha messo importanti vincoli archeologici ad Ottaviano, ne godranno le future generazioni. Se viene fuori da sotto il lapillo la Villa degli Ottavi è grazie anche al suo contributo. Grazie per tutto quello che hai fatto all’ombra del Somma-Vesuvio dott. Caterina Cicirelli”.

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L’archeologa Vincenzina Castiglione Morelli stroncata da un male incurabile (foto mann)

Chiudiamo prendendo a prestito le belle parole scritte per l’edizione dell’11 settembre 2023 del giornale on line “Gente e Territorio” da Federico L.I. Federico, architetto, scrittore e giornalista, fino ai primi anni Novanta del secolo scorso direttore del Settore Tecnico della soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta e poi della soprintendenza Archeologica di Pompei ricoprendo ad interim anche la direzione degli Scavi di Pompei. “Un giornale – scrive – non è certo luogo di necrologi, ma questa estate lunga e breve, tormentata da notizie sul clima impazzito e sulla invasione delle specie aliene nell’intera area del Mediterraneo, compreso l’ormai noto Granchio blu nei mari e nei fiumi del nostro Belpaese, è stata caratterizzata da tre grosse perdite di protagoniste al femminile del mondo campano dell’Archeologia. Prima ci ha lasciati improvvisamente ‘Nella’ Castiglione Morelli, che definimmo la Signora lieve dell’Archeologia, avendola conosciuta di persona (vedi Archeologia in lutto. Si è spenta in pochi giorni per un male incurabile Vincenzina Castiglione Morelli “Nella”, l’archeologa innamorata di Ercolano. Il ricordo della grande pompeianista | archeologiavocidalpassato). Adesso, in quest’ultimo fine settimana – davvero doloroso per chi scrive – ci hanno lasciati altre due Archeologhe, la napoletana Valeria Sampaolo (vedi Archeologia in lutto. È morta a 70 anni l’archeologa Valeria Sampaolo, a lungo direttrice del museo Archeologico nazionale di Napoli, funzionaria di lungo corso per il ministero dei Beni culturali, grande esperta di affreschi antichi, ha guidato negli anni Novanta i principali siti di Santa Maria Capua Vetere. Il cordoglio del mondo accademico e istituzionale | archeologiavocidalpassato) e la sorrentina Caterina Cicirelli, protagoniste un po’ più giovani di ‘Nella’. Entrambe hanno affiancato e intersecato l’attività professionale di chi scrive, sia quale architetto “ab imis” prestato all’archeologia, sia come funzionario che come libero professionista, sempre con esiti felici e condivisi da loro due, anche se faticosamente in qualche caso. Ma soprattutto sempre amicalmente. Mi è sembrato doveroso ricordarle entrambe, strappate insieme, prematuramente, a una senescenza appena iniziata. Entrambe, Valeria e Caterina, erano arrivate in Soprintendenza tra le prime nuove leve dell’Archeologia della gestione di Fausto Zevi, grande protagonista a Napoli e in Campania di anni fecondi per l’Archeologia – tra la fine dei Settanta e gli inizi degli Ottanta del Novecento – trovando in me come architetto, un interlocutore “altro” ma sempre disponibile alla collaborazione. Entrambe hanno esercitato la propria lunga e lodevole attività di funzionarie della allora soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta, seguendone le sorti delle varie trasformazioni a Napoli, a Pompei e a Caserta, innescate da gemmazioni successive di un Ministero che moltiplicava i suoi Uffici periferici per i disegni egemonici romani. Appare chiaro sempre più, infatti, che risultano del tutto avulsi dalle reali necessità del governo di un territorio ad altissima “densità” archeologica. Di Valeria Sampaolo e Caterina Cicirelli chi scrive ha ricordi vividi e cordiali di giovani archeologhe prima e di esperte funzionarie dopo, sostanziatisi poi in confronti costruttivi che si rinnovarono nonostante la mia veste di professionista “esterno”. Eccoli, li sottopongo al lettore a braccio, così come mi emergono…

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L’anfiteatro romano a Santa Maria Capua Vetere (foto drm-campania)

“Pacata, lucida ed equilibrata Valeria – continua -. Capace di districarsi con grande autonomia di pensiero anche in situazioni complesse quali furono la sua lunga direzione del museo Archeologico nazionale, allora non ancora noto come Mann, ma sempre al primo posto nel cuore dei Napoletani. Con grande equilibrio e sorprendente capacita Valeria poi diresse ad interim da supplente la stessa soprintendenza Archeologica di Napoli, subentrando a Stefano De Caro, il soprintendente “vesuviano” per eccellenza, chiamato ad alti incarichi romani per le sue indiscutibili e grandi doti dirigenziali. A Valeria Sampaolo – tornata nei ranghi di funzionario, in un Ministero che mostrò nell’occasione di essere sordo e ingrato – toccò di governare l’area casertana, con epicentro a S. Maria Capua Vetere, da dove diede lezioni di stile ed efficienza, ammodernandone gli Uffici e dando vita e lustro all’area urbana della piazza antistante l’Anfiteatro Campano, occasione in cui collaborammo pienamente e felicemente.

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Il parco Archeologico Naturalistico di Longola a Poggiomarino (foto parco archeologico di pompei)

“Caterina Cicirelli era diversa. Molto diversa da Valeria Sampaolo, sebbene infiammata dalla stessa dedizione alla Archeologia, vista come missione, oltre che professione. Raramente serena e rilassata (lo era, però, quando si scioglieva in amichevoli report familiari di figlia sola con una madre anziana e amatissima), freneticamente attiva, coinvolgeva i suoi collaboratori nelle sue “campagne” di contrasto alle pubbliche amministrazioni locali. Soprattutto quelle che avevano la ventura di incontrarla sul proprio cammino, spesso obliquo, quando non ambiguo, perché teso a risultati contrastanti con gli interessi dell’Archeologia, che Caterina Cicirelli anteponeva a tutto. Fu quindi una sorta di archeologa “Jolly” operante efficacemente a salvaguardia del territorio su diverse aree archeologiche di grande interesse, tra cui la sua prediletta area sorrentina, dove innescò i primissimi contatti per l’acquisizione a Piano di Sorrento della Villa Fondi de Sangro, l’attuale notissimo museo Archeologico territoriale della Penisola Sorrentina Georges Vallet. Verso la fine della carriera di funzionario della soprintendenza Archeologica di Pompei, intanto divenuto parco archeologico, “la Cicirelli” ebbe l’occasione della sua “vita da mediano” dell’Archeologia quando – affiancata dalla archeologa preistorica “esterna” Claude Livadie e da chi scrive come architetto “esterno” – si rese autrice dello scavo archeologico preistorico più importante del Meridione d’Italia, forse d’Italia, tout court: quello di Lòngola a Poggiomarino. Quello scavo – indotto da un fortuito ritrovamento e difficile perché effettuato in piena falda freatica – sfuggendo all’abbandono ricorrente dei siti scavati, fortunatamente è stato seguito dalla sistemazione a parco archeo-fluviale naturalistico. Ed è visitabile, ubicato sulle rive di un fiume Sarno ancora… trasparente in quel tratto. Incredibilmente… L’articolo si chiude qui, con il ricordo di queste due archeologhe “napoletane”. Ma è stato un atto doveroso e gradito da chi lo ha scritto”.

Pompei. Nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana scoperto l’arredo di una seconda stanza assegnata agli schiavi che permette di ricostruire la vita quotidiana degli ultimi. Zuchtriegel: “In autunno, alla riapertura dell’antiquarium di Boscoreale, racconteremo in diretta il prosieguo dello scavo”

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Veduta d’insieme dall’alto dell’ambiente A, la seconda stanza abitata da schiavi, nella villa suburbana di Civita Giuliana, scoperta dagli scavi del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico pompei)

L’immagine restituita dagli scavi della lussuosa villa romana suburbana di Civita Giuliana, a circa 600 metri dalle mura dell’antica Pompei, potrebbe essere quella di una “rivista di arredo interno” di quasi duemila anni fa: ecco due letti, con le spalliere colorate di rosso, ecco due piccoli armadi, anfore e vasi in ceramica. Ma a guardar bene si nota che quei mobili non sono di legno, ma di gesso. In realtà sono dei calchi realizzati con la tecnica inventata proprio a Pompei da quel Giuseppe Fiorelli, prima ispettore ordinario negli Scavi di Pompei dal 1847 e poi direttore degli scavi dal 1860 al 1875, che per primo ridiede “vita” alle vittime dell’eruzione appunto col metodo dei calchi. Parliamo dell’ultima, sempre sorprendente, scoperta effettuata dal parco archeologico di Pompei. Siamo nella villa romana di Civita Giuliana. Qui è stato ritrovato l’arredo di una seconda stanza assegnata agli schiavi. Sembra una fotografia, che denuncia una situazione di precarietà e subalternità. Tuttavia, si tratta di un’immagine di quasi 2000 anni fa, realizzata con la tecnica dei calchi, esistente solo a Pompei e dintorni. Materiali quali mobili e tessuti, nonché corpi di vittime dell’eruzione del 79 d.C., sono stati coperti dalla nube piroclastica, divenuta poi terreno solido mentre la materia organica decomposta ha lasciato un vuoto nel terreno: un’impronta che, riempita di gesso, ha rivelato la sua forma originaria.

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La planimetria con ortofoto (anno 2018) degli ambienti della villa suburbana di Civita Giuliana interessati dallo scavo del parco archeologico di Pompei (foto mibact)

L’esplorazione archeologica della villa di Civita Giuliana, già oggetto di scavi nel 1907-‘08, ebbe inizio nel 2017 in base a una collaborazione tra il parco archeologico di Pompei, quale ente competente per la tutela dell’area circostante la città antica, e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che insieme ai Carabinieri aveva scoperto un’annosa attività di scavi clandestini nell’area della Villa, poi sgominata e perseguita sia penalmente che civilmente (vedi Pompei. Osanna contro le fake news: “Ecco la descrizione scientifica delle eccezionali scoperte nella villa suburbana di Civita Giuliana, nel settore per fortuna non danneggiato irrimediabilmente dai tombaroli: trovate una stalla con cavalli di razza e una mangiatoia, e una sepoltura di età imperiale posteriore all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.” | archeologiavocidalpassato).

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I cunicoli dei tombaroli individuai dal laser scanner dei carabinieri (foto parco archeologico di Pompei)

“Quanto ricostruito conferma la necessità di proseguire la ricerca scientifica in un luogo che, grazie all’opera della magistratura e dei Carabinieri, è stato strappato al saccheggio e al traffico illecito di beni archeologici per raccontare momenti notevoli della vita quotidiana dell’antichità”, dichiara il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “Quel che si sta apprendendo sulle condizioni materiali e sull’organizzazione sociale dell’epoca apre nuovi orizzonti agli studi storici e archeologici. Pompei rappresenta un unicum che tutto il mondo ci invidia. Conclusa l’operazione Grande Pompei, progettiamo nuove iniziative e nuovi finanziamenti per proseguire nella ricerca e nella tutela”.

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Il letto senza materasso e con una rete mobile scoperto nell’ambiente A (stanza degli schiavi) dallo scavo nella villa suburbana di Civita Giuliana dal parco archeologico di Pompei (foto mic)

La nuova stanza, denominata “ambiente “A”, si presenta diversa da quella già nota come ambiente “C”, ricostruita a novembre 2021 in cui erano posizionate tre brande e che fungeva al tempo stesso da ripostiglio (vedi Pompei. Trovata la “stanza degli schiavi” nella lussuosa villa suburbana di Civita Giuliana, saccheggiata dai tombaroli. L’eccezionale nuova scoperta segue quella della stalla con tre cavalli e del carro cerimoniale. L’ambiente, che ospitava una famigliola, è perfettamente conservata e permetterà di acquisire nuovi interessanti dati sulle condizioni abitative e di vita degli schiavi a Pompei e nel mondo romano | archeologiavocidalpassato). Quello che è emerso adesso fa pensare a una precisa gerarchia all’interno della servitù. Mentre uno dei due letti trovati in queste settimane è della stessa fattura, estremamente semplice e senza materasso, di quelli del 2021, l’altro è di un tipo più confortevole e costoso, noto in bibliografia come “letto a spalliera”. Nella cinerite sono ancora visibili le tracce di decorazioni color rosso su due delle spalliere. Oltre ai due letti, nell’ambiente recentemente scavato ci sono due piccoli armadi, anch’essi conservati parzialmente come calchi, una serie di anfore e vasi di ceramica e diversi attrezzi, tra cui una zappa di ferro.

È lo stesso Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, a portarci letteralmente dentro la nuova stanza degli schiavi scoperta nella villa romana di Civita Giuliana. “Siamo in un ambiente della villa di Civita Giuliana fuori Pompei”, illustra Zuchtriegel, “e la possibilità di realizzare dei calchi, cioè di riempire con gesso i vuoti lasciati nella cinerite, nello strato di cenere dell’eruzione del Vesuvio, ha consentito qua di ottenere quasi una specie di fotografia di un ambiente abitato molto probabilmente da servi, da schiavi. Abbiamo qui un letto di una fattura moto semplice, senza materasso, con una specie di rete smontabile. Qui un altro letto di una fattura un po’ più elevata, cosiddetto a spalliera. Si conservano i resti di colore di questi pannelli che isolavano il letto. Il materasso era qui, distrutto in gran parte dai cunicoli degli scavi dei clandestini.

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Dettaglio dell’ambiente A, stanza abitata da schiavi, della villa suburbana di Civita Giuliana: si vedono le anfore negli angoli, i due armadi e, davanti, la panca (foto mic)

Poi abbiamo qua due armadi, due piccoli armadi. In uno c’è ancora qualche contenuto, tra cui oggetti in metallo, un coltello, altri oggetti. Davanti c’è una panchina che sembra quasi un oggetto di un museo della civiltà contadina e invece è di duemila anni fa. Quindi qui ci si poteva sedere. Negli angoli ci sono delle anfore, quindi un luogo che serviva anche come ripostiglio. E questo è attestato anche dalle mensole che giravano intorno. Su alcune si sono conservate tre ceste abbastanza grandi. Sulle altre c’erano dei vasi. Dunque – conclude il direttore – un luogo, un ambiente pieno di oggetti che serviva anche per almeno due persone che qui dormivano”.

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La Stanza degli Schiavi (ambiente C) nella villa suburbana di Civita Giuliana a Pompei (foto parco archeologico pompei)

La curiosità. Il microscavo di vasi e anfore provenienti dall’ambiente “C” ha nel frattempo rilevato la presenza di almeno tre roditori: due topolini in un’anfora e un ratto in una brocca, posizionata sotto uno dei letti e dalla quale sembra che l’animale cercasse di scappare quando morì nel flusso piroclastico dell’eruzione. Dettagli che sottolineano ancora una volta le condizioni di precarietà e disagio igienico in cui vivevano gli ultimi della società dell’epoca.

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Veduta d’insieme dell’ambiente A, la seconda stanza abitata da schiavi, nella villa suburbana di Civita Giuliana, scoperta dagli scavi del parco archeologico di Pompei (foto mic)

“Sappiamo che i proprietari usavano diversi privilegi, tra cui anche la possibilità di formare una famiglia, seppure senza alcuna tutela legale, per legare alcuni schiavi più strettamente alla villa, anche con la finalità di averli come alleati nel sorvegliare gli altri”, spiega il direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel. “Quello che emerge qui è la struttura sociale della servitù che doveva impedire fughe e forme di resistenza, anche perché mancano tracce di grate, lucchetti e ceppi. Pare che il controllo avvenisse principalmente tramite l’organizzazione interna della servitù, e non tramite barriere e vincoli fisici”. E annuncia: “Siamo impegnati a continuare le ricerche e progettare la fruizione di un luogo che, come nessun altro del mondo antico racconta la quotidianità degli ultimi. In occasione della riapertura dell’Antiquarium di Boscoreale il prossimo autunno, prevediamo una sala per informare il pubblico sugli scavi in corso, gli stessi che, sotto la direzione del mio predecessore, Massimo Osanna, hanno portato alla scoperta del carro cerimoniale recentemente in mostra a Roma, alle Terme di Diocleziano (vedi Pompei. Ricostruito nelle sue parti mancanti il carro da parata di Civita Giuliana, a due anni dall’eccezionale scoperta. Sarà un pezzo forte della mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli Antichi” alle Terme di Diocleziano a Roma. Zuchtriegel: “Dalla scoperta al restauro, alla fruizione: un percorso di recupero, legalità e valorizzazione di un reperto unico” | archeologiavocidalpassato). Vorrei ringraziare, oltre alla squadra impegnata nello scavo archeologico, la Procura guidata da Nunzio Fragliasso per l’eccellente lavoro svolto”.

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Il letto senza materasso e con una rete mobile scoperto nell’ambiente A (stanza degli schiavi) dallo scavo nella villa suburbana di Civita Giuliana dal parco archeologico di Pompei (foto mic)

Per il direttore generale Musei, Massimo Osanna: “Le ricerche a Civita Giuliana sono un esempio virtuoso di tutela e valorizzazione del nostro patrimonio. Una salda collaborazione tra il ministero della Cultura, la Procura di Torre Annunziata e le Forze dell’ordine ha già permesso di riportare alla luce un complesso imponente e i suoi straordinari arredi, tra cui il Carro della sposa. Le nuove acquisizioni confermano la rilevanza del progetto. Tali attività porteranno, spero presto, a restituire alla comunità pompeiana e ai pubblici tutti, un’area archeologica di grande importanza che racconta un altro tassello della biografia di persone, di diverse classi sociali, che hanno vissuto 2000 anni fa”.

Pompei. Riaperta al pubblico dopo un complesso restauro la Casa delle Nozze d’Argento, uno degli esempi più maestosi e raffinati di abitazione delle classi agiate di Pompei. Primi visitatori la premier Meloni e il ministro Sangiuliano in occasione dell’inaugurazione del Frecciarossa Roma-Pompei

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Autorità alla Casa delle Nozze d’Argento: in primo piano, da sinistra, Massimo Osanna, Luigi Ferraris. Giorgia Meloni, Gennaro Sangiuliano e Gabriel Zuchtriegel (foto parco archeologico pompei)

La Casa delle Nozze d’Argento (Regio V, Insula 2, civico i), uno degli esempi più maestosi e raffinati di abitazione delle classi agiate di Pompei, è stata riaperta a conclusione dei restauri domenica 16 luglio 2023. Era chiusa dal 2019, da quando era iniziato un complesso progetto di restauro nell’ambito del Grande Progetto Pompei. roma-pompei_frecciarossa-diretto_locandinaE la data scelta per la riapertura al pubblico non è stata casuale, ma ha coinciso con l’inaugurazione del treno Frecciarossa diretto Roma-Pompei, il nuovo servizio ferroviario nato dalla collaborazione tra il ministero della Cultura e Ferrovie dello Stato italiane (vedi Il nuovo collegamento diretto Roma-Pompei in Frecciarossa è realtà: per ora sarà una corsa giornaliera ogni terza domenica del mese. I dettagli nella presentazione al ministero della Cultura | archeologiavocidalpassato). Così i primi visitatori sono stati il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, insieme al sottosegretario del MiC, Giammarco Mazzi, al direttore generale Musei del MiC, Massimo Osanna, al direttore del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, al direttore generale del Grande Progetto Pompei, Gen. B. CC Giovanni Capasso. Presenti anche l’amministratore delegato del Gruppo FS, Luigi Ferraris e l’amministratore delegato di Trenitalia, Luigi Corradi.

Ecco le immagini della Casa delle Nozze d’Argento prodotte dal parco archeologico di Pompei a conclusione degli interventi di restauro che le hanno restituito l’antico splendore. Direttore generale di progetto: Gen. D. CC. Luigi Curatoli, Gen. D. CC. Mauro Cipolletta, Gen. B. CC Giovanni Di Blasio, Gen. B. CC Giovanni Capasso. Direttore generale del parco archeologico di Pompei: Prof. Massimo Osanna, dr. Gabriel Zuchtriegel. Responsabile unico del procedimento: arch. Annamaria Mauro, prof. Massimo Osanna, arch. Mariano Nuzzo, ing. Vincenzo Calvanese. Progettista: Studio Marcucci e associati. Ing. Paolo Marcucci, arch. Gianluca Sforna, ing. Maurizio Spigarelli, ing. Luigi Rossi, ing. Learco Boccali, geol. Simone Sforna, archeol. Luca Donnini Archeotech, ing. Marco Terradura. Direttore dei lavori: arch. Annamaria Mauro, arch. Paolo Mighetto. Coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione: ing. Mario Zanna (Provvedit. OO.PP. Campania). Direttore operativo architetto: arch. Raffaele Martinelli. Direttore operativo archeologo: dr. Antonino Russo. Direttrici operative restauro: dr.ssa Raffaella Guarino, dr.ssa Manuela Valentini. Direttore operativo strutture: ing. Vincenzo Calvanese. Ispettore di cantiere: geom. Gennaro Di Martino. Assistenza allo scavo archeologico: dr. archeol. Gennaro Iovino, dr.ssa archeol. Serenella Scala. Progettazione dei giardini: dr. Maurizio Bartolini, arch. Paolo Mighetto. Supporto al Rup: arch. Maria Carmela Lombardo (Ales SpA). Supporto contabile: geom. Paolo Di Febbraro (Ales SpA), geom. Raimondo Marrazzo (Ales SpA). Collaudatore statico in c.o.: ing. Raffaele Vedova. Commissione di collaudo: dr.ssa Annamaria Sodo, arch. Anna Onesti, arch. Giuseppe Zolfo. Lavori: RTI Forte Costruzioni e Restauri srl, L’Officina Consorzio. Realizzazione dei Giardini: Re-Am srl.

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Casa delle Nozze d’Argento a Pompei: il grande atrio tetrastilo dopo il restauro (foto silvia vacca)

La casa delle Nozze d’Argento prese il suo nome moderno dalla celebrazione delle nozze d’argento dei Reali d’Italia, Umberto e Margherita di Savoia, nel 1893. La costruzione originaria nasce nella seconda metà del II secolo a.C. colmando e regolarizzando delle aree urbane precedentemente già edificate e comprendendo, all’origine, anche l’adiacente Casa del Cenacolo (V 2, h) poi separata e resa autonoma con le successive trasformazioni del complesso sia alla metà del I secolo a.C. sia intorno al 60 d.C. Le tre grandi aree funzionali della casa – l’atrio con il vasto giardino orientale, il peristilio rodio (giardino con colonnato a diverse altezze) e il secondo atrio con cenacolo (sale di ricevimento al secondo piano), che oggi fanno parte della casa omonima adiacente – rispecchiano il lusso “principesco” di una dimora pienamente ellenistica nella raffinatezza dell’abitare.

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Casa delle Nozze d’Argento a Pompei: dettaglio di affreschi di “quarto stile” dopo i restauri (foto silvia vacca)

La casa subirà profonde modificazioni tra il 40 e il 30 a.C., soprattutto a carico dell’atrio, della separazione dalla Casa del Cenacolo e di una diversa distribuzione degli ambienti in funzione di nuovi modelli abitativi e sociali, comprendente la completa ridecorazione delle pareti dall’originario Primo Stile ad un raffinatissimo Secondo stile (peristilio) e a uno stile di transizione tra il secondo e il terzo Stile (atrio). Quando, intorno al 60 d.C., in piena età neroniana, la ricca e potente famiglia degli Albucii, deciderà di trasformare nuovamente la propria residenza adeguandola ad una nuova forma dell’abitare, la bellezza degli affreschi di un secolo prima sarà conservata e addirittura valorizzata con intento collezionistico entro la nuova decorazione in Quarto Stile, tipica di questo periodo.

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La raffinata fontana nell’atrio della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei (foto silvia vacca)

La nuova dotazione di acqua corrente, abbondante e a pressione, consentita dal collegamento di Pompei all’acquedotto del Serino, determina la realizzazione all’interno della casa, di un quartiere termale privato con vasche riscaldabili, la formazione di giochi d’acqua ad impreziosire i giardini, la realizzazione di una raffinata fontana ad impreziosire l’atrio della magione.

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Casa delle Nozze d’Argento a Pompei: il peristilio rodio dopo i restauri (foto silvia vacca)

LO SCAVO. La Domus venne scoperta e scavata tra il 1891 e il 1893 sotto la direzione dell’architetto Michele Ruggero, allora direttore degli scavi, e a questi succedettero, fino al 1908, Giulio De Petra, Ettore Pais e Antonio Sogliano. Le colonne dell’atrio corinzio erano in parte cadute, i muri principali in condizioni di instabilità o crollati anch’essi; fu dunque necessario reintegrare estesamente le pareti con brani di muratura imitante l’antica, rialzando le stesse murature e le colonne (a partire dal 1° luglio 1892) sino a raggiungere la quota utile alla posa delle strutture di copertura.

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Il cantiere di restauro della Casa delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico pompei)

GLI INTERVENTI. Gli interventi di restauro del Secondo Dopoguerra videro l’utilizzo diffuso di pesanti e pericolose strutture di calcestruzzo armato incardinate sulle strutture antiche. Il cantiere di restauro che oggi si conclude –  avviato nel 2019 su progettazione da fondi del Grande Progetto Pompei e realizzazione su fondi PON “Cultura e Sviluppo “ FESR 2014-2020 –  si è posto pertanto come primo compito quello di rimuovere tali strutture, ormai prossime al crollo all’avvio del cantiere, sostituendole con nuove strutture in legno, non solo più vicine a quelle  originarie ma soprattutto più leggere di quelle in calcestruzzo armato e tecnologicamente innovative per l’uso di un materiale come il legno di faggio microlamellare accompagnato, per le strutture di solai e controsoffitti, da legno di abete lamellare. Obiettivo del progetto alla base dei lavori è stato dunque quello del consolidamento strutturale, accompagnato al restauro architettonico dell’intera domus, alla messa in sicurezza degli apparati decorativi parietali e pavimentali e al restauro di quelli degli ambienti più rappresentativi come il vestibolo, l’atrio tetrastilo, le alae, il tablino, il corridoio e il peristilio, l’oecus corinzio e le esedre che affacciano sul peristilio rodio, così da restituire la casa alla piena fruizione del pubblico.

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Casa delle Nozze d’Argento a Pompei: dettaglio delle pareti affrescate dopo i restauri (foto silvia vacca)

È stato un cantiere estremamente complesso, non solo perché si è sviluppato nel pieno del periodo del lockdown dovuto alla pandemia, ma anche e soprattutto per la delicatezza delle operazioni di sostituzione di intere strutture nel corpo stesso delle murature antiche senza provocare traumi alle stesse murature e ai fragilissimi apparati decorativi. Lo stesso cantiere, come sempre avviene a Pompei, ha accompagnato l’istanza di conservazione a quella, sempre presente, della conoscenza, consentendo di approfondire molteplici aspetti sui materiali e le tecniche impiegati in antico, nonché sulle diverse fasi di edificazione e trasformazione della Casa delle Nozze d’Argento.

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Casa delle Nozze d’Argento a Pompei: uno dei tre giardini estetici e utilitaristici creati dagli esperti del Parco (foto silvia vacca)

A conclusione del cantiere, da parte dell’Area “Cura del Verde” è stato possibile rigenerare le tre ampie aree verdi con la formazione di tre giardini estetici ed utilitaristici basati sui dati e reperti archeologici e su un’interpretazione delle proporzioni degli spazi della domus oltre che sugli assi visuali prospettici interni. Al tempo stesso e con un intervento pienamente fruibile dal pubblico a domus aperta, procederanno le operazioni di restauro dell’oecus (salone) occidentale e dell’anticamera al quartiere termale lungo il peristilio rodio.

Il nuovo collegamento diretto Roma-Pompei in Frecciarossa è realtà: per ora sarà una corsa giornaliera ogni terza domenica del mese. I dettagli nella presentazione al ministero della Cultura

Roma e gli Scavi di Pompei sono ora più vicini. Partirà domenica 16 luglio 2023 dalla stazione di Roma Termini il nuovo collegamento diretto Roma-Pompei in Frecciarossa, nato dalla collaborazione tra il ministero della Cultura e il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Per ora il collegamento senza cambi tra la Capitale e uno dei siti archeologici più famosi al mondo sarà effettuato con il Frecciarossa 1000, treno di punta della flotta di Trenitalia (capofila del Polo Passeggeri del Gruppo FS) ogni terza domenica del mese e permetterà a viaggiatori e turisti di raggiungere Pompei da Roma in un’ora e 47 minuti e di tornare, la sera, in due ore e un quarto. Già durante il viaggio i passeggeri potranno conoscere la storia dell’antica Pompei attraverso una clip che sarà trasmessa sui monitor di bordo. “Il nuovo collegamento Roma-Pompei”, dichiara Luigi Ferraris, amministratore delegato del Gruppo FS, “accompagnerà ogni terza domenica del mese i viaggiatori di Ferrovie dello Stato Italiane nella città degli Scavi direttamente con il Frecciarossa 1000, ossia con l’eccellenza tecnologica e ingegneristica italiana nel campo dei trasporti. Insieme al ministro della Cultura crediamo molto in questa iniziativa e nel suo forte significato simbolico. Infatti, con i nostri treni, che rappresentano anche spazi di incontro e condivisione, portiamo sempre più persone in quei luoghi dove si fa cultura o che attraggono per le loro peculiarità storiche e artistiche”.

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Luigi Ferraris, ad Fs, e il ministro Gennaro Sangiuliano alla presentazione del Frecciarossa Roma-Pompei (foto mic)

Il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, lo aveva anticipato ad aprile 2023 e lo aveva confermato un mese fa, dalla Puglia, ospite di Bruno Vespa al Forum in Masseria (vedi In treno a Pompei direttamente da Roma col Frecciarossa. Sangiuliano: “Il 16 luglio 2023 parte il primo treno Roma – Pompei, realizzato con le Ferrovie dello Stato” | archeologiavocidalpassato). Mercoledì 12 luglio 2023, la presentazione ufficiale al ministero della Cultura, presenti il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, il ministro del Turismo Daniela Santanché, l’amministratore delegato del Gruppo FS Italiane Luigi Ferraris, il direttore generale Musei Massimo Osanna e il direttore del parco archeologico Pompei Gabriel Zuchtriegel.

roma-pompei_frecciarossa-diretto_locandinaGli orari. La partenza è prevista al mattino da Roma Termini alle 8.53 con fermata a Napoli Centrale alle 10.03 e arrivo alla stazione di Pompei alle 10.40. Ad attendere i viaggiatori diretti agli Scavi il bus navetta Pompei Link. Il ritorno è alle 18.40 con fermata a Napoli Centrale alle 19.23 e arrivo a Roma Termini alle 20.55. Il nuovo collegamento si aggiungerà alle 50 corse giornaliere, andata e ritorno, oggi già esistenti tra Roma e Pompei in Frecciarossa, che prevedono l’arrivo a Napoli Centrale con l’Alta Velocità e il proseguimento a destinazione con i treni regionali di Trenitalia dalla sottostante stazione di Piazza Garibaldi.

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Il ministro Gennaro Sangiuliano alla presentazione del Frecciarossa Roma-Pompei (foto mic)

Gennaro Sangiuliano, ministro della Cultura: “Roma e l’antica Pompei sono ora più vicine, permettendo, ai tanti visitatori che dall’estero sono tornati ancor più numerosi in Italia, di poter facilmente ammirare nello stesso soggiorno la meraviglia del Foro Romano, del Palatino e del Colosseo e la magica suggestione dei resti della città sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo. La realizzazione di un collegamento rapido e veloce ha anche un forte potere evocativo: da un lato rimanda al Grand Tour, quando i letterati e gli artisti del Nord Europa scoprirono il Sud Italia e le sue radici greco-romane. Dall’altro lato, con quest’opera si rende onore alla prima linea ferroviaria nella penisola italiana, la Napoli-Portici, inaugurata nel 1839. Sui binari scorreranno, così, passato, presente e futuro dell’Italia, una nazione ben salda nelle sue radici e consapevole del proprio patrimonio culturale, pronta più che mai a essere una protagonista del mondo di domani”. E Daniela Santanchè, ministro del Turismo: “Si crea finalmente un ‘binario diretto’ che fa viaggiare più veloce un turismo, quello culturale, che in Italia procede già a ritmo sostenuto grazie all’incredibile patrimonio storico-artistico che abbiamo la fortuna di avere, ma che dobbiamo imparare a valorizzare sempre meglio, e di cui Pompei rappresenta uno dei principali fiori all’occhiello. I 3 milioni di visitatori che Pompei ha registrato nel 2022 sono inevitabilmente destinati a salire, quest’anno, e i dati della prima parte del 2023 ce lo confermano. Con il collegamento ferroviario diretto da Roma si dà un ulteriore input in tal senso”.

Massimo Osanna, direttore generale Musei: “Il Frecciarossa Roma-Pompei è un importante traguardo nella fruizione del Parco Archeologico, reso possibile grazie alla sinergia tra una pluralità di enti pubblici e privati, che si sono attivati per rendere più accessibile questo eccezionale e complesso luogo della cultura, tramite un servizio di trasporto pubblico espressamente dedicato. Oltre che agevolata, l’esperienza di visita del Parco archeologico di Pompei risulta anche ampliata, visto che già durante il viaggio è possibile fruire della proiezione di un video introduttivo alla storia degli Scavi”.

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Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Pompei, ha promosso l’ecopascolo (foto silvia vacca)

“Il nostro impegno come Parco Archeologico”, chiude il direttore Gabriel Zuchtriegel, “sarà quello di lavorare affinché l’aumento dei flussi a Pompei, grazie anche a questa splendida iniziativa voluta fortemente dal ministro Sangiuliano, abbia un impatto non solo su Pompei, ma su tutto il territorio circostante. La “Grande Pompei” alla quale stiamo puntando è, nella nostra visione, un grande museo diffuso, un parco senza confini netti, che abbraccia il territorio intorno a Pompei, da Torre Annunziata, Boscoreale e Longola fino a Scafati, Lettere, Sant’Antonio Abate e Castellammare di Stabia. È un ecosistema fatto di un approccio partecipato alla programmazione e alla comunicazione, di navette che portano le persone da un sito all’altro, di biglietti annuali e cumulativi, di iniziative e soprattutto di collaborazioni con le comunità, le associazioni e gli enti locali. L’obiettivo è di mostrare concretamente che con la cultura si può cambiare la vita delle persone e creare sviluppo culturale, sociale e anche economico, in linea con l’indirizzo ministeriale per le attività dei musei e parchi”.

Reggio Calabria. Al museo Archeologico nazionale il convegno “Paradeigmata. Cantieri, tecniche e restauri nel mondo greco d’Occidente”. Due giornate di studi, in presenza e on line, per definire i “modelli” dell’edilizia greca in Magna Grecia e Sicilia

reggio-calabria_archeologico_Convegno-Paradeigmata_locandinaQuasi trenta diversi interventi per definire i “modelli”, tra tradizione e innovazione, dell’edilizia greca nei più importanti centri della Magna Grecia e della Sicilia. Appuntamento al museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria il 4 e il 5 luglio 2023 per il grande convegno “Paradeigmata. Cantieri tecniche e restauri nel mondo greco d’Occidente”. Due giornate di studi, per un evento nato dalla collaborazione tra il MArRC, l’università Mediterranea di Reggio Calabria e l’università di Foggia. Il convegno è curato dal direttore del Museo, Carmelo Malacrino, dalla prof.ssa Angela Quattrocchi, docente di Restauro all’università reggina, e dal prof. Riccardo Di Cesare, professore associato all’ateneo pugliese. L’organizzazione è stata coordinata da Maria Domenica Lo Faro, funzionario del Museo. La partecipazione come uditore è libera, fino a disponibilità di posti. Sarà possibile seguire i lavori anche in streaming, su piattaforma digitale. “Da anni lavoriamo per la realizzazione di questo importante convegno scientifico”, commenta il direttore Malacrino. “Il MArRC è diventato un grande museo, non solo in termini di numeri di visitatori e qualità dei servizi, ma anche come polo culturale e centro di ricerca. Tante università italiane e straniere stanno collaborando nello studio delle ricche collezioni museali, sia esposte che conservate nei depositi. Allo stesso tempo sono stati promossi numerosi convegni internazionali, anche in sinergia con atenei e altri enti di ricerca. Sono felice che tanti studiosi abbiano risposto con entusiasmo all’invito a partecipare a questo incontro scientifico e ringrazio i colleghi Angela Quattrocchi e Riccardo Di Cesare per la continua e variegata collaborazione, basata anche su una fraterna amicizia”.

reggio-calabria_archeologico_Convegno-Paradeigmata_logo“L’università di Foggia”, dichiara il prof. Di Cesare, “ha promosso con convinzione questo originale incontro scientifico su un tema di ricerca capace di portare grandi novità. Non vediamo l’ora di riunirci insieme ai tanti qualificati studiosi che hanno voluto offrire il loro prezioso contributo. L’archeologia, la scienza “investigativa” delle tracce materiali, ci permette di ricostruire il cantiere edilizio antico nelle sue tappe, dalla cava alla costruzione fino ai restauri. Una splendida occasione per rivedere all’opera le maestranze, le macchine, i materiali protagonisti nei processi di costruzione degli edifici e delle infrastrutture dell’antico mondo greco d’Occidente”. E la prof.ssa Quattrocchi: “Questo convegno invera nuovamente la costruttiva collaborazione tra il Museo e le Università. Un approfondimento di tematiche legate alle specificità identitarie dei beni culturali del territorio, nell’ottica di una sempre più estesa e consapevole divulgazione dei suoi valori storico-artistici”.

reggio-calabria_archeologico_Convegno-Paradeigmata_programmaAd aprire il convegno con i saluti istituzionali sono stati invitati la vicepresidente della Regione Calabria, Giusy Princi; il sindaco della Città Metropolitana, Carmelo Versace; il sindaco del Comune di Reggio Calabria, Paolo Brunetti; e il magnifico rettore dell’università Mediterranea, Giuseppe Zimbalatti. La prima giornata si aprirà con l’intervento del direttore generale Musei, Massimo Osanna, e sarà dedicata ai temi generali e alla Magna Grecia, con una relazione introduttiva sui cantieri nei santuari greci del prof. Giovanni Marginesu, dell’università di Sassari. Partendo da Cuma e Velia si giungerà nel pomeriggio ai numerosi interventi sui centri antichi del territorio calabrese. Il giorno successivo sarà interamente dedicato alla Sicilia, dall’estremità orientale di Capo Peloro per arrivare ad Agrigento, Segesta e Selinunte.

Roma. A un mese dalla sua chiusura, scopriamo la grande mostra “L’istante e l’eternità” alle Terme di Diocleziano, 300 pezzi eccezionali tra opere greche, romane, etrusche e italiche, medievali, moderne e contemporanee. Intervento esclusivo del direttore Stéphane Verger

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Le grandi aule delle Terme di Diocleziano riaperte in occasione della mostra “L’istante e l’eternità” (foto graziano tavan)

 

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Locandina della mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi” alle Terme di Diocleziano dal 4 maggio al 30 luglio 2023

Ancora un mese per visitare la grande mostra del museo nazionale Romano. Chiude infatti al 30 luglio 2023 alle Terme di Diocleziano la mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi” che, attraverso circa 300 pezzi eccezionali tra opere greche, romane, etrusche e italiche, medievali, moderne e contemporanee, esplora in modi inaspettati e spettacolari il rapporto complesso e variegato che noi intratteniamo con gli antichi. Un’occasione per il pubblico anche di ammirare, riaperte dopo decenni, alcune delle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano, che ospitarono nel 1911 la Mostra Archeologica nell’ambito delle celebrazioni per il primo cinquantenario dell’Unità d’Italia e che conservano, ancora oggi, parte dell’allestimento storico degli anni Cinquanta (vedi Roma. Alle Terme di Diocleziano, con l’apertura delle Grandi Aule chiuse da decenni, al via la grande mostra “L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi”: 300 pezzi eccezionali tra opere greche, romane, etrusche e italiche, medievali, moderne e contemporanee. Il ministro Sangiuliano la visita in anteprima con il cantiere aperto | archeologiavocidalpassato). La mostra, promossa dal ministero della Cultura italiano e dal ministero della Cultura e dello Sport della Grecia (Eforia delle Antichità delle Cicladi), e organizzata dalla direzione generale Musei e dal museo nazionale Romano in collaborazione con Electa, è ideato e curato da Massimo Osanna, Stéphane Verger, Maria Luisa Catoni e Demetrios Athanasoulis, con il sostegno del parco archeologico di Pompei e la partecipazione della Scuola IMT Alti Studi Lucca e della Scuola Superiore Meridionale. È proprio Stéphan Verger, uno dei curatori della mostra e direttore del museo nazionale Romano, a introdurre alla grande esposizione con un intervento per i lettori di archeologiavocidalpassato.com in occasione della presentazione alla stampa il 3 maggio 2023.

“Siamo davanti all’Artemide di Ariccia”, esordisce Verger: “questa grande statua, copia romana di un’opera greca del V secolo, che era qua nelle grandi aule delle Terme di Diocleziano, finora chiuse al pubblico, e adesso insieme allo spazio possiamo anche vedere i capolavori che erano allestiti già da più di un secolo: perché questi spazi sono stati quelli della mostra del 1911 di Rodolfo Lanciani per il primo cinquantenario dell’Unità d’Italia. Quindi spazi importanti, che dopo 111 anni, come i Ludi secolari romani, abbiamo voluto fare una grande mostra, con tanti capolavori. Ma una mostra che ha un senso: qual è il nostro rapporto con l’antichità, con gli antichi. È un rapporto di cultura, è un rapporto di sapere, ma è anche un rapporto di emozioni. Gli antichi hanno vissuto le stesse cose di noi, prima di noi. Ci sono le vittime di Pompei che ci ricordano anche i terremoti attuali, le guerre, le epidemie. Quindi è anche il modo di ricordare tutto quello che ci lega con l’antichità.

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Stele con l’Atena pensosa dal museo dell’Acropoli di Atene (foto graziano tavan)

“E questo percorso – continua Verger – l’abbiamo fatto con dei grandi capolavori noti, che sono capolavori da manuali, come l’Atena pensosa del museo dell’Acropoli, che conosco da bambino perché l’ho visto sui miei libri di scuola, e poi capolavori assolutamente sconosciuti, come il carro di Civita Giuliana (Pompei), che è stato restaurato veramente da poco.  Ieri (2 maggio 2023, ndr) abbiamo ricevuto l’Ercole della via Appia, che è stato trovato 100 giorni fa e che è stato restaurato, il restauro si è concluso solo due giorni fa, e l’abbiamo allestito ieri. E poi c’è un vaso etrusco da Norcia dalla grande tomba Lattanzi che è stato scoperto ad agosto 2022 che racconta la storia di Troia con delle didascalie in etrusco (Achille e Aiace, …). E poi abbiamo messo anche un oggetto per me molto caro, la Tabula Chigi, che è stata acquistata per il museo nazionale Romano nel 2022, un oggetto veramente importante perché per la prima volta c’è la personificazione dell’Europa e dell’Asia, che reggono un grande scudo che raffigura la battaglia di Gaugamela e quindi la battaglia decisiva di Alessandro Magno contro i Persiani di Dario III.

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La grande aula II delle Terme di Diocleziano: opere contemporanee dialogano con l’antico (foto graziano tavan)

“Quindi tante opere – conclude Verger -. Opere antiche, opere medievali, opere rinascimentali e anche alcune opere contemporanee tra cui un ciclo che rappresenta la bellezza femminile insieme al racconto del ciclo troiano, quindi con Afrodite, con Elena, il giudizio di Paride. Ecco l’opera di Caterina Gemma che è stata fatta apposta per questa mostra specifica alle Terme di Diocleziano”.

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I corridori della Villa dei Papiri di Ercolano conservati al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

Il nostro rapporto con gli antichi è sostanzialmente doppio: da una parte, si è costruito attraverso un lungo e discontinuo processo storico di trasmissione intellettuale e artistica che ha plasmato la nostra cultura classica fra continuità, fratture e manipolazioni; dall’altra, ha talvolta preso la forma di un rapporto di immedesimazione, sviluppato con persone che, pur vissute molto tempo fa, hanno affrontato, come noi, tutte le vicende della vita, dalle più gioiose alle più drammatiche, e a queste hanno dato voci e forme che sono giunte fino a noi. Per questo, gli antichi ci sembrano allo stesso tempo lontani e vicini. “Il valore della libertà, il valore dell’Occidente è il filo conduttore di questa mostra”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. “L’intento è quello di proporre le origini e il cammino della nostra storia. Ringrazio il ministero della Cultura e dello Sport della Grecia per la collaborazione fattiva e amichevole. Nella civiltà greco-romana affondano le nostre radici ed è nostro compito salvaguardare e rendere fruibile a tutti questo patrimonio che ci ricorda la nostra eredità culturale e che ispira la nostra filosofia contemporanea. Tradizione e modernità, due facce della stessa medaglia, fanno parte del percorso della mostra L’istante e l’eternità. Tra noi e gli antichi”. Tutte le tematiche della mostra sono ripercorse e approfondite dai numerosi saggi pubblicati nel catalogo edito da Electa.

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I calchi di due vittime dell’eruzione del Vesuvio a Pompei, forse uno schiavo e il suo padrone, aprono la mostra “L’istante e l’eternità” (foto graziano tavan)

IL PERCORSO DELLA MOSTRA. La prima sala della mostra (Aula I – L’eternità di un istante) si apre con un reperto che più di tutti esplicita questo doppio rapporto: il calco di due vittime anonime dell’eruzione del Vesuvio che l’archeologia ci ha restituito come eternamente immobilizzate nell’istante della morte. Attorno ad esse invece, sono presentate diverse forme popolari e colte di reinterpretazione moderna dell’antico.

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Testa di Ulisse dalla grotta di Tiberio di Sperlonga (foto graziano tavan)

La seconda sala (Aula II – La fama eterna degli eroi) esplora le forme della trasmissione e tradizione culturale dell’antichità attraverso l’arte e la letteratura: come i moderni hanno ereditato modi antichi di ostentare e rappresentare il potere, da Cesare a Cosimo da Medici; come i grandi cicli mitici – quelli omerici dell’Iliade e dell’Odissea – tramandati in varie forme fin dall’antichità, sono rimasti vivi nell’immaginario popolare contemporaneo; e come, al contrario, altre tradizioni mitiche siano cadute nell’oblio, e poi recuperate solo grazie alla riscoperta erudita e filologica della letteratura antica operata in età post-antica.

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Statua di Osiride Chronokrator (creatore del tempo) dal museo nazionale Romano (foto graziano tavan)

Dal mito si passa, nell’Aula III (L’ordine del cosmos) alle rappresentazioni antiche dello spazio e del tempo, che prendono la forma di divinità, di personificazioni e di entità astratte che hanno dato origine alle nostre categorie spaziali e temporali. Così si conclude un primo percorso verso l’eternità – Aion – e l’ordine immutabile del mondo – il kosmos: tra le forme che gli antichi dettero a nozioni sovrumane come queste, spiccano alcuni reperti eccezionali che popolano questa sezione, come l’omphalos – l’ombelico del mondo – che si trovava nel grande santuario di Apollo a Delfi.

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La grande aula IV delle Terme di Diocleziano che ospita la sezione “Le opere e i giorni” della mostra “L’istante e l’eternità” (foto graziano tavan)

Nella seconda parte del percorso, si illustra il rapporto intimo di immedesimazione che, malgrado la distanza culturale e temporale che ci separa dagli antichi, ce li rende vicinissimi ogni volta che identifichiamo le vicende delle loro vite con le nostre. Nell’Aula IV (Le opere e i giorni) si ricostruiscono, attraverso una serie di spettacolari scoperte recenti, importanti momenti della vita sociale, sia nella casa sia nella città, scandite da rituali privati e pubblici.

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Statua di fanciulla (kore) da Santorini (foto graziano tavan)

L’antichità ha tramandato un’inesauribile varietà di modi di rappresentare l’individuo, dalle potenti statue-stele neolitiche alle raffinate composizioni classiche ed ellenistiche. Una scelta significativa di queste raffigurazioni è esposta nell’Aula V (Umani divini). Spiccano in particolare la monumentale statua femminile di Santorini, una della più antiche di tutta la scultura greca, esposta per la prima volta in assoluto al grande pubblico, la statua in bronzo dell’arringatore e uno dei giganti sardi di Mont’e Prama. Intorno a queste figure umane divinizzate, si segue il lungo percorso che porta il defunto nell’aldilà, sia attraverso le diverse raffigurazioni del rituale funerario, sia tramite le varie credenze nell’oltretomba che l’antichità ci ha tramandato.

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Statua di personaggio in veste di Ercole scoperto nel parco Ardeatino del parco archeologico nazionale dell’Appia antica (foto graziano tavan)

Accompagnano il visitatore in questo percorso di scoperta e confronto, alcune opere straordinariamente rappresentative, provenienti non solo dai principali musei italiani, nell’ambito del Sistema Museale Nazionale coordinato dalla direzione generale Musei, ma anche da importantissimi istituti della Grecia. Molte delle opere in mostra sono presentate al pubblico per la prima volta: nuove scoperte, come il carro da parata di Civita Giuliana e la statua di Ercole del parco archeologico dell’Appia Antica, nuove acquisizioni, come la Tabula Chigi del Museo Nazionale Romano, e soprattutto numerosi capolavori solitamente conservati nei depositi dei musei dell’Italia e della Grecia, come la statua di Santorini.

Maria Luisa Catoni, co-curatrice della mostra “L’istante e l’eternità”, professore ordinario di Storia e Archeologia dell’Arte antica, coordinatore del programma di dottorato in Gestione e sviluppo dei Beni culturali all’IMT di Lucca, ha proposto alcune riflessioni sull’esposizione durante l’anteprima alla stampa il 3 maggio 2023. “L’istante e l’eternità”, spiega, “significa molte cose. L’istante e l’eternità è esemplificato al meglio all’inizio della mostra: le vittime dell’eruzione del Vesuvio a Pompei, scavate molto recentemente, diventano eterne perché la scienza archeologica, che ha imparato e ne ha coscienza, ha reso scientifico l’amore per l’antichità; in questo caso attraverso una tecnologia, quella inventata da Fiorelli del calco che riempie dei vuoti, che diventano oggetti eterni, che resistono e che la natura avrebbe dissolto.

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Monumento funerario con fanciulle danzanti dalla via Prenestina, conservato al museo nazionale Romano (foto graziano tavan)

“Quindi questi due assi – continua Catoni – vengono raccontati al visitatore che si troverà su un asse delle “forze cristallizzanti” (il mito, la ripetizione) e delle forze della vita istantanea. Dell’istante e l’eternità però vorrei ricordare una cosa e cioè questa mostra ci dice che nonostante ripetiamo che siamo eredi della cultura greca e di quella romana e delle molte culture che l’hanno utilizzata, in realtà ogni gesto di riuso che ha reso eterno, che ha spinto un po’ più in là un gesto della cultura antica, non è scontato. Quello che questa mostra ci ricorda è che ogni gesto in cui un artista guarda e cerca nell’antichità il gesto del compianto funebre – Verrocchio, per esempio, per immortalare la morte di Francesca Pitti Tornabuoni, morta di parto – ogni gesto di quell’istante che è una ripresa di un gesto che non appartiene alla propria cultura, appartiene a una cultura finita, alla fine del Quattrocento la cultura antica è lontana, ognuno di quei gesti è un tassello per realizzare una cosa assolutamente straordinaria e non ovvia, cioè la sopravvivenza di una cultura coi suoi gesti coi suoi rituali al proprio tempo.

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Compianto sul Cristo morto, bassorilievo di Bertoldo di Giovanni, conservato al museo nazionale del Bargello di Firenze (foto graziano tavan)

“La sopravvivenza della cultura greca e romana implica sempre manipolazioni, errori, reinterpretazioni. Si diceva: è lo stesso gesto. Esistono forze cristallizzanti come il rituale funerario – sottolinea Catoni -. Eppure ogni gesto è lo stesso gesto che possiamo riconoscere in un rilievo del Compianto di Cristo, eppure è lo stesso gesto che vediamo in una rappresentazione funeraria antica. È lo stesso gesto, o quasi: in realtà non è mai lo stesso gesto perché viene reinterpretato e riusato in un contesto diverso. Nel rituale funerario antico l’espressione del dolore umano che ci interroga e che è anche il nostro attraverso il rituale viene contenuto, cristallizzato, reso ripetibile, e reso immagine. Attraverso questa possibilità se qualcuno, molti secoli dopo, come Bertoldo Di Giovanni allievo di Raffaello, guarda a quel gesto può utilizzarlo per esprimere il dolore invisibile non di una morte dell’antichità classica ma di Cristo. E questo è quello che si vede in mostra: questo rapporto di ogni istante con questa costruzione di un percorso che poi giunge fino a noi.

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Busto con ritratto di Omero, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto graziano tavan)

“Naturalmente di tutto questo fanno parte le riprese del mito, del mito omerico. Dobbiamo immaginare sullo sfondo – per esempio delle sculture di Sperlonga – certamente tutta una serie di cose che non sono in mostra se non ricordate, accennate. Per esempio il busto di Omero è lì a dirci il mito della presa di Troia che ha avuto una grande forza cristallizzante anche in letteratura ma di cui noi mostriamo gli esiti figurativi. Questo dialogo tra ciò che gli archeologi che vengono in ultimo come esito di questa continua ricerca dell’antichità, e i primi tentativi i primi gesti i primi istanti di riuso dell’Antico, è sempre presente in mostra. Se mi chiedo che cosa vorrei che i visitatori di questa mostra ricordassero – conclude Catoni -, mi piacerebbe ricordassero questa grande impresa di collaborazione tra Italia e Grecia, questa curiosità di mettere l’accento sulla non ovvietà della sopravvivenza dell’antico che ci chiama a curarcene con sempre maggiore impegno perché non è affatto ovvio che una civiltà sopravviva a se stessa”.

Torino. Al museo Egizio incontro con Massimo Osanna, direttore generale Musei, secondo appuntamento del ciclo “What is a museum?”, in presenza e on line: dieci direttori dei più grandi musei del mondo si confrontano col direttore Christian Greco sul ruolo e le sfide del futuro dei musei

torino_egizio_what-is-a-museum_locandinaCome possono i musei essere luoghi di conservazione e costruzione della memoria? Come possono affrontare le sfide del futuro senza tradire la loro storia? Come possono affrontare la nuova fase che stanno attraversando ripensando il proprio passato e dando un senso alla loro esistenza oggi? Oggi i musei mirano a comprendere a fondo i meccanismi del cambiamento, generando relazioni e influenzando la società. Alla luce della nuova definizione di museo data da ICOM e delle sfide che attendono le istituzioni culturali, il museo Egizio di Torino presenta una serie di incontri per il 2023 e il 2024 dal titolo “What is a museum?” con protagonisti i direttori di alcuni dei più importanti musei internazionali in dialogo con Christian Greco. Ricerca, digitalizzazione, educazione, inclusione e cura del patrimonio sono i punti che verranno affrontati per ripensare il ruolo che i musei possono avere nella società contemporanea.

torino_egizio_what-is-a-museum_massimo-osanna_locandinaLunedì 26 giugno 2023, alle 18, in sala conferenze del museo Egizio, ci sarà il secondo appuntamento della serie “What is a museum”, per riflettere sui musei di oggi e su quelli di domani. Il direttore del museo Egizio Christian Greco dialogherà con Massimo Osanna, direttore generale Musei del Mic. Ingresso libero fino a esaurimento posti con prenotazione tramite Eventbrite (il posto in sala verrà riservato fino alle 18) al link: https://www.eventbrite.it/…/biglietti-what-is-a-museum…. L’incontro sarà trasmesso anche in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del museo Egizio. Al centro del confronto tra Christian Greco e Massimo Osanna di lunedì 26 giugno 2023 ci sarà la necessità di rafforzare la rete del sistema museale nazionale, con una particolare attenzione alle multiformi realtà che lo compongono, molto diverse e lontane fra loro, non solo dal punto di vista geografico. Conservare e valorizzare il patrimonio culturale custodito negli istituti museali non può prescindere dai nuovi allestimenti e dalle acquisizioni, dalla ricerca archeologica, dalla valorizzazione dei depositi, dall’innovazione digitale e, non da ultimo, dall’accessibilità. Un accenno, inoltre, sarà rivolto alle enormi potenzialità del patrimonio culturale che, attraverso azioni quali la comunicazione e le grandi mostre, realizzate con opere provenienti da tutto il territorio nazionale, si propone come veicolo di riflessione sui grandi temi e i valori centrali dell’umanità.

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Massimo Osanna, direttore generale Musei del ministero della Cultura (foto graziano tavan)

Massimo Osanna, professore ordinario di Archeologia classica all’università di Napoli “Federico II”, è direttore generale per i Musei del ministero della Cultura da settembre 2020. Ha conseguito il suo primo dottorato in Archeologia all’università di Perugia, dove ha studiato la colonizzazione greca in Italia e il suo secondo dottorato in Storia all’università di San Marino, studiando la religione dell’antico Peloponneso. Ha svolto ricerche presso la Scuola Archeologica Italiana di Atene e l’università di Heidelberg (borsista Alexander von Humboldt).

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Massimo Osanna osserva lo scheletro schiacciato del pompeiano fuggiasco (foto parco archeologico pompei)

Ha svolto la sua attività professionale all’università della Basilicata dove è stato professore di Archeologia classica (dal 1994), professore associato (dal 2000) e direttore della Scuola di Specializzazione in Beni archeologici di Matera (2002-2014). È stato anche soprintendente per i Beni archeologici della Basilicata (2007-2008); directeur d’études all’École Pratique des Hautes Etudes di Parigi (2007); professore di Archeologia classica all’università di Heidelberg (2010); Research Fellow Alexander von Humboldt alla Humboldt-Universität di Berlino (2011); Visiting Professor all’École Normale Supérieure di Parigi (2013). Tra il 2014 e il 2020 è stato direttore del Parco archeologico di Pompei, guidando il “Grande Progetto Pompei”. È autore di un centinaio di saggi e monografie dedicati all’archeologia della Grecia e dell’Italia antica.

torino_egizio_what-is-a-museum_incontri_locandina“What is a Museum?” tornerà dopo la pausa estiva. In autunno approderanno a Torino i direttori dei musei stranieri: il 26 settembre 2023 sarà la volta Hermann Parzinger, direttore del Preußischer Kulturbesitz di Berlino, il 9 novembre 2023 è atteso a Torino Miguel Falomir Faus, direttore del Museo Nacional del Prado di Madrid. I protagonisti del 2024 saranno: Taco Dibbits, direttore del Rijksmuseum di Amsterdam, Anna-Vasiliki Karapanagiotou, direttrice del National Archaeological Museum di Atene, Tristram Hunt, alla testa di Victoria and Albert Museum di Londra. Sempre da Londra è atteso Hartwig Fischer, direttore del British Museum. Mentre gli ultimi due appuntamenti del 2024 saranno dedicati a Laurence des Cars, direttrice del Musée du Louvre di Parigi e a Hartmut Dorgerloh, direttore dell’Humboldt Forum di Berlino.

Bologna. “Scoprire l’acqua calda tra etruscologi e idrogeologi. I Bronzi etruschi del Bagno Grande di San Casciano” con Jacopo Tabolli e Marco Petitta. Secondo incontro, in presenza e on line, all’Accademia delle Scienze del ciclo “Le nuove frontiere dell’archeologia”

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Una statua in bronzo riemersa dallo scavo del Bagno Grande del santuario etrusco-romano a San Casciano dei Bagni (Si) (foto mic)

“Scoprire l’acqua calda tra etruscologi e idrogeologi. I Bronzi etruschi del Bagno Grande di San Casciano” è il tema affrontato da Jacopo Tabolli (università per stranieri di Siena) e Marco Petitta (università di Roma La Sapienza) nel secondo appuntamento del ciclo di conferenze “Le nuove frontiere dell’archeologia” a cura del prof. Giuseppe Sassatelli (Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna) (vedi San Casciano dei Bagni (Si). Dai fanghi della sorgente termale del Bagno Grande del santuario etrusco-romano emergono oltre 20 statue in bronzo, molti ex-voto, cinquemila monete in oro argento e bronzo di oltre duemila anni fa. L’archeologo Tabolli: si riscrive la storia della statuaria antica e della romanizzazione del territorio. È la scoperta più importante dai Bronzi di Riace del 1972 | archeologiavocidalpassato). Appuntamento lunedì 12 giugno 2023, alle 17, in presenza nella sede dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna, in via Zamboni 31, oppure oppure online tramite il seguente link: Avvia riunione – Zoom. Introduce Giuseppe Sassatelli. Il ciclo di conferenze “Le nuove frontiere dell’archeologia” intende affrontare, con la collaborazione dei diretti interessati alle diverse imprese oggetto degli incontri, alcuni di questi aspetti innovativi, dal grande progetto Pompei (oggetto del primo incontro il 26 maggio 2023 col direttore generale musei Massimo Osanna e il prof. Enrico Giorgi dell’università di Bologna su “Archeologia e scienze a confronto. Il progetto Pompei”), alla collaborazione tra archeologi e antropologi, al recentissimo scavo dei bronzi etruschi di San Casciano che tanto eco ha avuto sulla stampa e che intreccia nei culti della salute aspetti archeologici e idrogeologici. Non senza trascurare il problema dell’impatto che le scoperte archeologiche hanno sulla vita dei nostri giorni, sulla nostra contemporaneità, urbanistica e sociale.

bologna_accademia-delle-scienze_le-nuove-frontiere-dell-archeologia_logo“L’archeologia – spiega l’organizzatore – è una disciplina relativamente giovane che ha subito nel corso del tempo molte modifiche sul piano del metodo e dei contenuti. Soprattutto negli ultimi decenni, si è caratterizzata per una straordinaria apertura verso altre discipline sempre più strettamente coinvolte sia nella raccolta dei dati con lo scavo archeologico che nella loro interpretazione. Geologi, antropologi, geografi, informatici, architetti, ingegneri, esperti delle scienze dure lavorano sempre più frequentemente insieme agli archeologi con risultati molto innovativi”. Il ciclo di conferenze riprenderà dopo la pausa estiva: il 26 settembre 2023, alle 17, con Giovanna Belcastro (università di Bologna) e Alessandro Guidi (università Roma Tre) su “Archeologi e antropologi: nuove prospettive teoriche e metodologiche”; e il 29 settembre 2023, alle 17, con Giuliano Volpe (università di Bari) su “L’Archeologia pubblica per un nuovo rapporto coi cittadini”.