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Dantedì on line al museo Archeologico nazionale di Taranto: al mattino concerto, al pomeriggio Beatrice Stasi parlerà de “Il vate e i vaticini: su Inferno XX” sul rapporto tra il Sommo Poeta e il mito di Anfiarao

taranto_marta_dantedì_locandinaAl museo Archeologico nazionale di Taranto tutto pronto per l’incontro con Dante. Anche il museo Archeologico nazionale di Taranto celebra il 700.mo anniversario della morte di Dante Alighieri con la ricorrenza del DanteDì del 25 marzo 2021. Per l’occasione, nella giornata celebrativa istituita nel 2020 dal MiBACT, i versi di Dante Alighieri incontrano i miti e le storie, raccontate all’interno del museo Archeologico nazionale di Taranto. “Non c’è un reperto riferito direttamente a Dante”, dice Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTA, “ma c’è di più. C’è il richiamo alla storia che il sommo poeta amava tanto, la stessa che ispirò i suoi versi, e che crea un collegamento straordinario tra la sua scrittura e le nostre collezioni”. Così il MArTA sceglie gli Inferi per celebrare il padre della lingua italiana, ma anche l’uomo e lo studioso che raccontò meglio le virtù e le debolezze degli umani nella sua Divina Commedia.

Il monumentale cratere a mascheroni a figure rosse attribuito al Pittore di Dario restituito nel 2009 dal Cleveland Museum of Art (foto MArTa)

“Tra Dante e il Museo si staglia la figura di Anfiarao, l’indovino di Argo che tentò inutilmente di opporsi alla spedizione dei Sette contro Tebe perché ne aveva previsto l’insuccesso”, spiega la direttrice. “Dante lo incontra nel Canto XX dove tratta di indovini, sortilegi e incantatori. Ma Anfiarao è anche al centro della Sala IX al primo piano del museo Archeologico nazionale di Taranto, in uno dei capolavori assoluti della ceramografia apula: ovvero il monumentale cratere a mascheroni a figure rosse attribuito al Pittore di Dario databile intorno al 330 a.C. Dante racconta, anche grazie alle informazioni assunte dalla Tebaide di Stazio, dell’arrivo all’Inferno al cospetto del giudice Minosse di Anfiarao. Il cratere, rientrato in Italia nel 2009 grazie a una restituzione del Cleveland Museum of Art, è invece la fotografia della sua partenza. Qui il mitico guerriero e indovino indossa l’armatura, impugna la lancia e lo scudo e sale sulla quadriga che lo porterà alla guerra, ma anche alla morte. L’inizio e la fine di una storia che Dante stigmatizzerà ponendo proprio l’indovino di Argo, tra coloro che sono costretti per contrappasso a guardare solo indietro “perché volse veder troppo davante” (v. 37). Due capolavori saranno in correlazione – specifica la direttrice del museo, Eva Degl’Innocenti – fornendo alle celebrazioni dantesche anche un ulteriore elemento di approfondimento e rarità narrativa”.

La locandina dell’incontro al MArTA per il Dantedì su “Il vate e i vaticini: su Inferno XX” con Beatrice Stasi

Sotto gli hashtag ufficiali #DanteDì e #IoLeggoDante, nella giornata del 25 marzo 2021, a partire dalle 11 del mattino e fino alla serata, il museo Archeologico nazionale di Taranto predispone una programmazione di eventi digitali che lo stesso MiBACT a livello nazionale ha voluto riconoscere. La mattina alle 11 in diretta dal primo piano del Museo, e sui canali Facebook e YouTube del MArTA, ci sarà un breve omaggio musicale ispirato alla figura e ai versi di Dante offerto dalle giovani musiciste del Conservatorio “Giovanni Paisiello” di Taranto, Giovanna Delfino (chitarra), Gabriella Caroli (flauto) e Flora Contursi (voce). Alle 18 sarà la volta, invece, dell’approfondimento che vuole mettere in evidenza possibili ambiguità e complicazioni del giudizio dantesco, che condanna agli Inferi chi ha la pretesa di profetizzare il futuro, oggetto della conferenza della professoressa Beatrice Stasi, docente di letteratura italiana all’università del Salento che  parlerà de “Il vate e i vaticini: su Inferno XX”. La relazione si terrà nella sala conferenze del Museo. La conferenza sarà trasmessa in diretta sul canale Facebook e YouTube del museo Archeologico nazionale di Taranto.

8 Marzo, Festa della Donna al museo Archeologico nazionale di Taranto: eventi in presenza e on line per accendere un faro sulla figura femminile e raccontare “l’altra metà della storia”

La nuova identità visiva e digitale del museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTa

Imperatrici e sovrane, strateghe, scienziate, letterate, artiste, sacerdotesse, imprenditrici. La storia dei secoli passati consegna l’immagine di donne determinanti per lo sviluppo della società e della civiltà, ma spesso volutamente dimenticate o riposte nell’angolo più ignoto della storia. Il museo Archeologico nazionale di Taranto celebra l’8 marzo, la Giornata Internazionale della Donna, accendendo un faro sulla figura femminile e raccontando “l’altra metà della storia”. Accade in presenza con due appuntamenti destinati a mettere in luce la correlazione esistente tra i reperti delle collezioni del MArTA e le figure femminili e con la conferenza on-line sulle donne nei racconti dell’archeologia.

Prezioso rilievo con figura femminile tra i reperti conservati al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTA)

Si comincia al mattino, alle 11, di lunedì 8 marzo 2021, con le storie che il museo di Taranto costantemente svela attraverso i “Tesori mai visti” conservati all’interno dei depositi. Sarà il funzionario archeologo del MArTA, Luca Di Franco, a narrare nella sala multimediale del museo, le “Donne ispiratrici e l’immagine delle Muse attraverso un nuovo rilievo tarantino”. Alle 16, con “Incontriamo le donne della Magna Grecia” a parlare saranno invece i reperti ospitati nelle sale in una sorta di viaggio-racconto sulle donne in Magna Grecia; i visitatori potranno immergersi nel percorso tematico grazie alla conversazione itinerante dell’archeologa Silvia De Vitis che accompagnerà il pubblico nel viaggio. I due appuntamenti in presenza si svolgono con le modalità previste dalle normative anti-Covid: prenotazione obbligatoria rispettivamente alle 11 e alle 16, per un massimo di 15 persone. La conversazione della dott.ssa Silvia De Vitis si terrà anche il giorno 9 marzo 2021, alle 16.

Locandina della conferenza con la prof.ssa Grazia Semeraro al museo Archeologico nazionale di Taranto
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La prof.ssa Grazia Semeraro dell’università del Salento

Lunedì 8 marzo 2021, nel pomeriggio, in modalità esclusivamente on-line, alle 18, “L’altra metà della storia. Donne nei racconti dell’archeologia” in diretta sulle piattaforme Facebook e YouTube del museo Archeologico nazionale di Taranto: il racconto si trasforma in una vera e propria esperienza archeologica che accompagna i visitatori on-line alla ricerca delle figure femminili nascoste o dimenticate. Dopo l’introduzione della direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, la prof.ssa Grazia Semeraro, professore ordinario di Archeologia classica all’università del Salento, parlerà dell’altra metà della storia e delle donne nei racconti dell’archeologia. “È importante ricordare le donne protagoniste della loro storia e della storia delle comunità che abitarono”, spiega la direttrice Degl’Innocenti, “ma che spesso sono state volutamente relegate nell’ombra”. E la professoressa Semeraro: “Oggi come migliaia di anni fa la storia delle donne è spesso popolata da ‘figure nascoste’ il cui contributo alla vita sociale è riconosciuto a fatica e a volte raggiunge il grande pubblico solo con notevole ritardo. Come avvenne d’altronde alle donne afroamericane che furono determinati, nel 1961, per la missione spaziale degli Stati Uniti, consacrate nel film di Theodere Melfi “Il diritto di contare” (Hidden Figures)”. Il museo di Taranto partecipa quindi a questa opera di “riemersione” per far riaffiorare dalla storia figure dimenticate. “Partendo dal MArTA proveremo a riconoscere alcune di queste figure – continua Semeraro – il più delle volte anonime oltre che ‘nascoste’. Un percorso che, dalle vetrine piene di splendide testimonianze del passato, si dipanerà attraverso le scoperte archeologiche della Puglia e dell’Italia Meridionale, nel tentativo di conoscere un po’ meglio la storia delle donne e del mondo sociale, religioso ed economico di cui sono state protagoniste”.

Museo Archeologico nazionale di Taranto. La direttrice Eva Degl’Innocenti presenta un gruppo in terracotta con scena erotica del I sec. a.C.: “Un pezzo eccezionale per fattura, scoperto nei depositi, e restaurato. Recuperate tracce di colore. Sarà presto esposto”

“Presentiamo oggi, dopo un accurato restauro, una statuetta in terracotta di pregevole fattura. Si tratta di un rarissimo reperto che raffigura una coppia nel compimento di un atto erotico. Un manufatto probabilmente risalente al I secolo a.C. che racconta anche di una storia più recente di Taranto e di una Italia appena unificata”: così Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, ci introduce alla scoperta di un altro tesoro svelato, conservato all’interno dei deposti del Museo. Questo reperto, infatti, ritorna alla luce grazie al progetto di studio e ricerca, catalogazione, riordino e di digitalizzazione dei materiali dei depositi curato dalla direttrice. “Secondo le indicazioni documentarie, la statuetta erotica si trova nel Museo dal 10 aprile del 1884. Ritrovata nell’area di Santa Lucia, oggi in parte sede dell’Arsenale Militare, è legata alla storia della città ed in particolare alla ricostruzione topografica della Taranto ottocentesca. Nel 1882, con due atti distinti, e differente dote finanziaria, il Governo dell’epoca, infatti, promulgò contemporaneamente la legge per la costruzione a Taranto dell’Arsenale Militare e l’istituzione dell’Ufficio Scavi che secondo il volere di Giuseppe Fiorelli, al tempo direttore generale per le antichità e le belle arti, avrebbe dovuto sovraintendere alle aree di scavo che caratterizzavano la nascita del futuro insediamento industriale militare. Una città nuova che nasceva su quello che un tempo era stata la necropoli greca e romana e sull’antico porto: questo reperto è infatti un importante documento storico anche per la storia ottocentesca di Taranto, per il rinvenimento da parte di Luigi Viola e per il grande progetto urbanistico di quegli anni”, dice la direttrice Eva Degl’Innocenti. “Sono gli anni del recupero e purtroppo anche della dispersione del patrimonio archeologico della città, del mercato antiquario clandestino e illegale. Questo importante reperto verrà presto esposto e restituito alla pubblica fruizione”. Non sappiamo se fu la censura, operata a quei tempi anche sui siti archeologici di Pompei che ritraevano scene erotiche nelle antiche dimore o nei lupanari, a preservare questa statuetta dai predatori di antichità, ma il progetto avviato dalla direttrice Eva Degl’Innocenti di conservazione preventiva, studio, catalogo e digitalizzazione dei reperti dei depositi del MArTA consente anche di effettuare ricerche più puntuali sulla contestualizzazione urbanistica e storica del reperto in quell’area di grande rilievo archeologico. Il reperto, che è stato subito sottoposto ad intervento da parte del laboratorio di restauro del MArTA, è stato modellato a mano da un ignoto artista e, oltre all’ingobbio bianco, presenta delle tracce di colore sui capelli della donna, sui cuscini e nell’intelaiatura del letto che ospita la coppia di amanti. “Un reperto”, spiega Eva Degl’Innocenti, “su cui sappiamo ancora ben poco. Potrebbe trattarsi di una scena propiziatoria, ma non è esclusa la valenza funeraria, visto il luogo del ritrovamento. Potrebbe infatti essere legato ad un contesto funerario della necropoli. La statuetta erotica dei due amanti sarà presto esposta all’interno del museo Archeologico nazionale di Taranto”.

Taranto. Lunedì 22 febbraio ha riaperto il museo Archeologico nazionale: ingresso consentito a 15 persone ogni mezz’ora. La direttrice Eva Degl’Innocenti: “Attenzione alla prossimità. Abbonamenti a prezzi promozionali”

Il countdown è partito. E lunedì 22 febbraio 2021, alle 8.30, si sono riaperte le porte del museo Archeologico nazionale di Taranto. Il MArTA è aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 17.30). L’ingresso avviene con una capienza massima di 15 persone ogni 30 minuti. La visita del Museo viene effettuata con percorso stabilito e accompagnato dallo staff del Museo.​ Il MArTA è chiuso il sabato e i giorni festivi, ai sensi del DPCM del 14 gennaio 2021. Si accede al Museo con prenotazione obbligatoria, prenotando al link https://buy.novaapulia.it/ingresso-marta.html. Per informazioni telefonare +39 099 4538639 E-mail: prenotazioni@novaapulia.it.

Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTA)

“Da questo lunedì siamo aperti”, interviene Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTA. “Il museo Archeologico nazionale di Taranto torna alla fruizione in presenza. La sospensione delle attività al pubblico in presenza ha dimostrato che i musei possono e devono tornare ad essere luoghi di creazione, condivisione e diffusione del sapere, di partecipazione, agorà del XXI secolo. Riapriamo con questo auspicio, sognando il giorno in cui si potrà riprendere a viaggiare e a ospitare visitatori provenienti da tutto il mondo, e continuando a concentrare la nostra attenzione sulla “prossimità” e sui progetti con il territorio. Dal lunedì al venerdì il MArTA, dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 17.30), sarà aperto ai visitatori. Per questa ragione, abbiamo creato abbonamenti che consentano di visitare il Museo più volte e a prezzi promozionali leggi qui, con la presenza, ma anche grazie alla formula h24 del museo digitale. Questa dimensione “figitale”, fisica e digitale insieme, iniziata prima della pandemia, ha prodotto importanti risultati: pertanto, crediamo che essa rappresenti il nuovo corso della fruizione culturale. Bit e atomi creano legame relazionale e empatico con le nostre radici”.

Taranto. Dopo il Tour virtuale 3D, il museo Archeologico nazionale lancia #ilmartasonoio: una Call to Action della community. La direttrice: “Il Museo è un viaggio personalissimo, una sensazione, un ricordo, un motivo d’orgoglio o la memoria di una meraviglia di fronte ad una vetrina che sembra parlare solo a noi”

“Il MArTA sono io”. Una sorta di Call to Action che questa volta prova a legare volti, nomi e parole di persone “comuni” al futuro e alla riconoscibilità di un valore identitario e culturale. “Perché la cultura possa svolgere la sua piena funzione di motore di crescita e di sviluppo abbiamo bisogno di essere umili, spiegarne il valore, divulgarla”, dice Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo di Taranto, “ma anche di co-creare contenuti con il pubblico. Se in dieci secondi avessimo l’opportunità di raccontare al mondo tutto questo valore, sarebbe già una cura efficace dell’anima, della mente e per il nostro benessere psico-fisico in questo periodo complesso che stiamo vivendo con l’emergenza epidemiologica del COVID-19”. #ilmartasonoio​ è l’hashtag scelto per la campagna che preannuncia un’altra importante opera di diffusione popolare dei contenuti del MArTA, dopo la presentazione della piattaforma digitale in otto lingue e la digitalizzazione dei reperti open data. “Essere il MArTA significa essere parte di quella storia ma essere anche responsabili e testimoni degli sforzi che tutti dobbiamo fare per cambiare narrazioni e attivare mutamenti”, continua Degl’Innocenti. “Ecco perché noi tutti siamo il MArTA. I video (corredati dall’autorizzazione per l’uso dell’immagine) potranno essere inviati al MArTA attraverso il servizio di messaggistica istantanea di tutti i canali social del museo (Facebook/Instagram/Twitter)”.

Lo sguardo di meraviglia davanti a una vetrina degli ori di Taranto (foto MArTA)

“Il MArTA oggi è la Taranto, la Puglia, il Sud che consapevole dei suoi punti di forza, cambia la narrazione di queste terre e insieme ad esse ne revisiona i modelli di sviluppo”, spiega la direttrice. “Se da una parte, dunque, la crisi mondiale dettata dal rischio di contagio da SARS COV 19, distrugge la fisicità e desertifica i luoghi, lascia però il tempo per ripensare gli strumenti utili al restauro delle pratiche sociali che anche nella lontananza dovremo essere in grado di tenere vive. Filosofeggiando potremmo dire che una “piccola distanza non è ancora vicinanza, e una grande distanza non è ancora lontananza”. Una riflessione che per i Musei e il MArTA in particolar modo ha significato tener in equilibrio diverse esigenze: quelle derivanti dalla necessità di continuare ad essere luogo di educazione e ricerca, tutela, inclusione e condivisione, proprio mentre le luci sul settore dal codice ATECO non indispensabile rischiavano di spegnersi per troppo tempo.

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Eva Degl’Innocenti, direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTA)

Abbiamo curato la distanza instaurando una nuova vicinanza e lì, paradossalmente, conquistato un “pubblico” fino a ieri considerato distratto, inaccessibile, disinteressato. La cultura deve approfittare di questo tempo e giocare d’astuzia, entrando nell’agone di quel mondo che si pensava potesse appiattirla per sempre. Si tratta però di tener ben presente il punto di equilibrio accettabile per discipline come l’archeologia che sulle storie degli uomini e delle donne basa la sua esistenza. Gli esseri umani sono un punto imprescindibile. L’ancora per non rischiare la deriva. Per questo accanto all’esperienza virtuale che colloca il MArTA tra i musei più innovativi e high-tech, abbiamo voluto riprendere il contatto con tutta quella community reale e virtuale che il museo di Taranto ha imparato ad amarlo, apprezzarlo, o comunque è incuriosita da un luogo che rappresenta uno dei crocevia più importanti delle culture euro-mediterranee. Nel museo virtuale e nella fruizione remota dei suoi 6 mila metri quadrati di reperti, la storia è un viaggio a ritroso di oltre 20mila anni. Nella call to action che abbiamo messo in moto in queste settimane sotto l’egida dell’hashtag #ilmartasonoio, il Museo è un viaggio personalissimo, una sensazione, un ricordo, un motivo d’orgoglio o la memoria di una meraviglia di fronte ad una vetrina che sembra parlare solo a noi. Non si tratta di strategie in antitesi ma di un’azione coordinata che nel periodo che ci ha costretto a cancellare centinaia di pagine nelle agende professionali, esperienziali e di vita di ognuno di noi, ci offre l’opportunità di uscire dall’impasse con un arricchimento personale ma anche con una visione della filiera culturale più strutturata e più connessa ad altri motori trainanti dell’economia italiana. taranto_marta_past-for-future_logoIl MArTA è uscito da tempo dalla logica del “monumento”. È un luogo fisico sì, ma è anche un luogo di produzione. Mi piace immaginarlo come il lievito madre in cui partendo dalla ricchezza del passato, si può programmare il futuro, creando interazione e co-creazione con il territorio e i territori. Per questo bisogna aprirsi, contaminarsi, continuare ad esplorare la cronaca passata ma non essere avulsi dalla cronaca presente. È innegabile. La pandemia si è abbattuta anche sul settore culturale imponendo brusche frenate e un ridimensionamento dell’offerta solitamente data in presenza. Oggi dunque mentre l’emergenza dettata dal COVID-19 distrugge le certezze del mondo di ieri, siamo tutti chiamati ad immaginare il mondo di domani, uscendo dalle retoriche che spesso hanno accompagnato l’incontro di mondi diversi. Il MArTA è l’avamposto di un museo diffuso sul territorio. Il virtuale porterà la filigrana degli ori, le prodezze sportive dell’atleta di Taranto, la maestria dell’artigianato tarantino nel tempo, le storie di coraggio di guerrieri ed eroi, l’archeologia della Puglia forse oltre gli oceani, ma certo negli jazzi o nei vicoli delle nostre realtà rurali e marinare fino ai quartieri di periferie. Quel messaggio getterà i suoi semi nel “turismo di prossimità”, nei visitatori che dovranno percorrere solo qualche chilometro o qualche isolato, in quei piccoli numeri, e produrrà i suoi frutti in quella comunità che per il MArTA costituisce la principale mission culturale e sociale. Il museo Archeologico nazionale di Taranto – conclude Degl’Innocenti – è il museo del “past for future” che ambisce ad essere l’integratore che attorno al suo patrimonio potrà convogliare le risorse esistenti ed evitare così la rassegnazione e la perdita di una identità che è anche intelligenza territoriale. Il MArTA è un’agora del XXI secolo”.

Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con l’archeologa Giulia Recchia su ‘’Coppa Nevigata e gli insediamenti fortificati dell’Età del Bronzo in Puglia’’

La locandina dell’incontro on line del MArTa con Giulia Recchia su Coppa Nevigata

Il nuovo appuntamento con i “Mercoledì del MArTA”, introdotto dalla direttrice Eva Degl’Innocenti, ci porta a conoscere un sito della preistoria pugliese: Coppa Nevigata. Il museo Archeologico nazionale di Taranto narra la storia di un Mediterraneo che unisce. Dopo aver raccontato nei precedenti incontri i legami con la madre patria greca, il MArTA torna ad esplorare i siti archeologici della Puglia, a cominciare da Coppa Nevigata a sudovest di Manfredonia sulle coste a sud del Gargano. A farlo nell’appuntamento on line dei “Mercoledì del MArTA” sarà, il 3 febbraio 2021, Giulia Recchia, professore associato di paletnologia all’università Sapienza di Roma, membro onorario dell’Institute of Archaeology dell’University College of London e co-responsabile delle ricerche nell’insediamento dell’età del bronzo di Coppa Nevigata in provincia di Foggia, di cui è direttrice dal 2021. Appuntamento alle 18 live sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del MArTA: ‘’Coppa Nevigata e gli insediamenti fortificati dell’Età del Bronzo in Puglia’’.

Visione zenitale del sito fortificato dell’Età del Bronzo di Coppa Nevigata (Manfredonia) (foto MArTa)

Coppa Nevigata è uno dei più importanti insediamenti fortificati dell’età del Bronzo dell’Italia centro-meridionale e costituisce anche uno dei siti maggiormente indagati in estensione. Gli scavi iniziati nei primi del ‘900, furono ripresi da Salvatore Maria Puglisi tra il 1955 e il 1975. Dal 1983 la Sapienza conduce campagne di scavo annuali, sotto la direzione di Alberto Cazzella e in concessione da parte del MiBACT, che hanno messo in luce una porzione consistente dell’abitato. Situato sulle sponde di un’antica laguna a sud del Gargano, l’insediamento, la cui vita copre 1000 anni circa, era caratterizzato da imponenti mura di fortificazione, realizzate a partire dal 1700 a.C. circa e più volte modificate nel tempo. Principalmente votato agli scambi, svolse un ruolo significativo nelle rotte adriatiche, marittime e terrestri. L’abitato era infatti inserito in una rete di contatti cui facevano capo i numerosi insediamenti costieri e retro-costieri, spesso fortificati, che fiorirono lungo le coste adriatica e ionica della Puglia durante il II millennio a.C. e che furono coinvolti, direttamente o indirettamente, nel sistema di scambi con il mondo egeo-miceneo.

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L’archeologa Giulia Recchia dell’università La Sapienza di Roma

Giulia Recchia è professore associato all’università Sapienza di Roma dal 2020, dove insegna Paletnologia. È inoltre Honorary Associate Researcher presso l’Institute of Archaeology –University College of London (Uk). Dal 2018 è abilitata al ruolo di Professore di I fascia (Asn). Dal 2019 al 2020 è stata ricercatore all’università Sapienza di Roma e dal 2005 al 2018 è stata ricercatore all’università di Foggia. Ha condotto scavi e ricerche di superficie nell’Italia centro-meridionale, a Malta e nelle isole Ionie. Dal 2000 al 2020 è stata co-responsabile delle ricerche nell’insediamento dell’età del Bronzo di Coppa Nevigata (Fg), di cui è direttrice dal 2021.

Il museo Archeologico nazionale di Taranto-MArTa potenzia l’offerta culturale digitale, sbarca su Tik Tok, e rilancia i “Mercoledì del MArTa” on line: il prof. Di Cesare racconta le nuove e importanti novità provenienti dai più recenti scavi nel santuario delle Sirene di Efestia sull’isola di Lemno

La nuova identità visiva e digitale del museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTa
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Logo del MArTa su Tik Tok

In attesa delle disposizioni sulle riaperture dei Musei, il museo Archeologico nazionale di Taranto – MArTA non ferma la sua offerta culturale sul piano digitale: sono ripartiti gli appuntamenti seminariali, in diretta Facebook e YouTube, dei “Mercoledì del MArTA”, e si è aperto un dialogo con i giovanissimi facendo approdare il museo Archeologico nazionale di Taranto su Tik Tok: il social network cinese lanciato nel settembre del 2016 che ha superato il miliardo di utenti in tutto il mondo. “La cultura non è statica”, spiega la direttrice Eva Degl’Innocenti, “anzi ha bisogno di cittadinanza attiva capace di condividerla, tramandarla e raccontarla, rigenerandola anche nello stile comunicativo, come abbiamo deciso di fare al MArTA parlando anche ai piccoli abituati a video creativi di 30 o 60 secondi, che noi utilizziamo per raccontare la storia anche in maniera divertente”. Il canale Tik Tok del Museo @martamuseo è già attivo con contributi dal linguaggio frizzante e inaspettato che sanciscono l’avvio di questo nuovo percorso, direzione millennials, per il museo tarantino.

L’area archeologica di Efestia sull’isola di Lemno nell’Egeo (foto da http://www.turismoingrecia.com)
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La locandina della conferenza del prof. Riccardo Di Cesare

Mercoledì 27 gennaio 2021, alle 18, in diretta sulla pagina Facebook e YouTube del MArTA, si naviga nell’Egeo, approdando sulle coste dell’isola di Lemno: per i “Mercoledì del MArTa” conferenza del prof. Riccardo Di Cesare dell’università di Foggia su “Il Santuario delle Sirene di Efestia (Lemno): le nuove ricerche”.  Il prof. Riccardo Di Cesare, già allievo della Scuola Archeologica Italiana di Atene e attualmente professore di Archeologia classica e del Mediterraneo e di Storia greca all’università di Foggia, racconterà le nuove e importanti novità provenienti dai più recenti scavi nel santuario delle Sirene di Efestia, effettuati proprio sotto la sua direzione. “Qui i primi scavi del 1929 e del 1930 avevano portato alla scoperta di un santuario che aveva restituito una “stipe”, ossia un vano colmo di oggetti votivi, tra cui le famose Sirene e Sfingi di terracotta, diventate presto un simbolo dell’isola”, spiega Di Cesare. “Oggi quei resti architettonici e i materiali rinvenuti in corso di studio consentono, però, di gettare luce nuova sul culto, sulle liturgie, sull’arte e l’artigianato di Lemno e sui fiorenti contatti commerciali dell’isola”. E la direttrice Degl’Innocenti: “Quelli che attraverso la relazione del prof. Di Cesare andremo a riscoprire sono “luoghi” di grande attualità anche per la storia di oggi dell’unica colonia magro greca spartana che fu Taranto, luoghi dalla forte identità religiosa che però tracciano una linea di continuità culturale tra Taranto e l’Egeo, e i loro ruoli nella cultura euro-mediterranea dal Bosforo a Gibilterra”.

Auguri speciali in tutto il mondo con la MArTA Christmas Card: insieme al messaggio augurale si regala il tour virtuale in 3D del museo Archeologico nazionale di Taranto

La Marta Christmas Card è l’idea per le festività del museo Archeologico nazionale di Taranto

È attiva la MArTA Christmas Card, una vera e propria cartolina virtuale personalizzabile che consente di raggiungere amici e familiari in tutte le parti del mondo e inviare insieme al proprio messaggio augurale anche un link per compiere un vero e proprio viaggio nel tempo, tra i circa 20mila anni di storia contenuti nel museo Archeologico nazionale di Taranto. “Oggi tutti i musei del mondo fanno i conti con la pandemia”, interviene Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTA, per spiegare la singolare iniziativa che nella frenesia dello shopping natalizio, mette in vetrina proprio la cultura con un viaggio, anche se virtuale, all’interno delle sale di uno dei musei archeologici più importanti del mondo. “Il MArTA ha deciso di trasformare questo momento di crisi in una opportunità di riscatto e contribuire a portare Taranto, il suo buon nome e le sue ricchezze, oltre gli ostacoli geografici, logistici, e soprattutto oltre gli stereotipi che spesso l’accompagnano. C’è una città ricca di cultura e di storia da riscoprire e il museo Archeologico nazionale ne è la porta d’accesso principale”.

MArTA Christmas Card: l’icona sul sito del museo da dove iniziare per il regalo “speciale”

Come funziona. Attraverso il sito www.museotaranto.beniculturali.it si potrà accedere al servizio cliccando direttamente sul banner con l’icona identificativa della MArTA Christmas Card. Compilando un form semplice e facendo la propria donazione, sarà possibile acquistare il tour virtuale in 3D del Museo (circa 6mila metri quadri di esposizione, comprese le sale degli Ori e quelle dell’atleta di Taranto, ndr) e inviarlo, insieme al proprio messaggio augurale, alla e-mail della persona che si vuole raggiungere.

Il museo Archeologico nazionale di Taranto in attesa delle visite in presenza lancia il Tour Virtuale 3D del MArTA: si possono esplorare 20mila anni di storia e l’intera superficie del museo con una donazione libera

taranto_marta_past-for-future_logoDona ed esplora. Finalmente è possibile visitare il MArTA anche a distanza. In attesa di tornare alle aperture in presenza fisica, il museo Archeologico nazionale di Taranto apre  virtualmente e con la comunicazione digitale crea una nuova corrispondenza tra passato, presente e futuro: il Tour Virtuale 3D del MArTA. “Una storia narrata milioni di volte torna ad essere viva”, spiegano al MArTA. “È quella “corrispondenza di amorosi sensi” capace di instaurarsi quando l’intelletto e il cuore imparano a riconoscere le orme dei passi di chi ha attraversato quella strada prima di noi. E su quella strada ha costruito imperi, destini personali, ha vissuto amori, gioie e dolori, esattamente come noi. Un vademecum gratuito delle esperienze che hanno segnato la civiltà dei popoli e che se guardassimo più da vicino racconterebbero le storie di ognuno di noi. Il MArTA di Taranto per questo diventa una casa di vetro e attraverso questo Tour Virtuale in 3D riconsegna quelle orme, quelle tracce, e gli oltre 6mila reperti in esposizione all’intelletto e al cuore del mondo”. Dunque dona (Sostenete il museo MArTA) ed esplora. “Ogni contributo economico servirà a questo scopo: tornare a rendere viva questa storia e fare del museo Archeologico nazionale di Taranto non solo un luogo in cui conservare, ma anche il luogo-humus in cui tornare a produrre valore per tutte le piccole orme future che, consapevoli di quella storia, torneremo a tracciare. Buon viaggio!”.

Taranto. Nuovo allestimento per il museo Archeologico nazionale (il Marta) che racchiude 6500 anni di storia con eccezionali reperti sugli atleti vincitori ai giochi panatenaici. Tra i tesori gli Ori di Taranto, lo Zeus di Ugento e le ceramiche laconiche

Al museo Archeologico di Taranto è stata riesposta l'eccezionale Tomba dell'Atleta, scoperta nel 1959

Al museo Archeologico di Taranto è stata riesposta l’eccezionale Tomba dell’Atleta, scoperta nel 1959

Il premier Renzi con il direttore del Marta, Eva degli Innocenti (Foto Palazzo Chigi/Tiberio Barchielli )

Il premier Renzi con il direttore del Marta, Eva degli Innocenti (Foto Palazzo Chigi/Tiberio Barchielli )

Nel mese olimpico per eccellenza come agosto 2016 che vede riuniti a Rio, in Brasile, i migliori atleti del mondo per i Giochi, Taranto apre le porte al rinnovato museo Archeologico nazionale, il MarTa, che dei primi giochi, quelli storici dell’antica Grecia, ha testimonianze forse uniche, come la Tomba dell’Atleta, databile tra il 500 e il 480 a.C., che ora viene riesposta. Rinvenuta nel 1959 in via Genova a Taranto, ha restituito lo scheletro di un giovane uomo di circa trent’anni con un corredo funebre di quattro anfore panatenaiche, testimonianza di altrettante vittorie dei giochi in onore di Atena. A inaugurare il nuovo allestimento e il rinnovato percorso espositivo del museo Archeologico nazionale di Taranto, che coinvolge tutto il secondo piano, sono intervenuti il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini. Accanto a loro Eva Degl’Innocenti, direttore dal 1° dicembre 2015, in seguito alla Riforma Franceschini che ha creato trenta strutture museali autonome, tra cui appunto il Marta; Maria Piccarreta, alla sua prima uscita da soprintendente Archeologia, belle arti e paesaggio di Brindisi, Taranto e Lecce; e Luigi La Rocca, l’ex soprintendente dell’Archeologia pugliese ora a capo della soprintendenza unica della Città metropolitana di Bari.

Gli Ori di Tarantoono la collezione più famosa del Marta

Gli Ori di Tarantoono la collezione più famosa del Marta

La sede del Marta a Taranto

La sede del Marta a Taranto

Il Marta è un forziere che raccoglie 6500 anni di storia. Fondato nel 1887, occupa la sede dell’ex Convento di San Pasquale di Baylon, edificato nel XVIII secolo. L’archeologo Luigi Viola voleva farne un Museo della Magna Grecia, ma esso è sempre stato dedicato, principalmente, alla documentazione archeologica di Taranto e del resto della Puglia. Chiuso per essere sottoposto a lavori di restauro dal gennaio 2000, anno a partire dal quale fu mantenuta un’esposizione parziale a Palazzo Pantaleo, ha riaperto nuovamente al pubblico il 20 dicembre 2007. Il piano rialzato del museo è stato utilizzato finora per esposizioni temporanee e convegni. Il primo piano ospita la sezione greco-romana sulla società tarantina. Il secondo piano è stato fino ad oggi in allestimento. L’ultimo lotto dei lavori del MarTa, sfruttando finanziamenti pubblici pari a 6,2 milioni di euro, è stato realizzato in quattro anni dall’impresa Garibaldi di Bari.

Le anfore panatenaiche assegnate agli atleti che primeggiavano in una specialità

Le anfore panatenaiche assegnate agli atleti che primeggiavano in una specialità

Il percorso espositivo complessivo è di 25 sale, piene di decine di migliaia di reperti di proprietà del museo. Il nuovo percorso espositivo narra la storia e l’archeologia di Taranto e di parte del territorio pugliese dalla preistoria al IV secolo a. C., mentre il primo piano già aperto conserva reperti dall’età ellenistica al medioevo. Tra i pezzi più conosciuti, oltre alla già citata Tomba dell’Atleta, spiccano alcuni oggetti legati al mondo dello sport e dell’atletismo. Eccezionali, tra gli altri, una coppia di bilancieri in piombo che servivano a stabilizzare l’atleta durante il salto in lungo e uno straordinario disco da lancio in ferro. Numerose le anfore panatenaiche utilizzate come premio per i vincitori degli agoni di Atene, che recano su un lato l’immagine di Atena e sull’altro una scena legata alla disciplina in cui l’atleta ha trionfato.

Lo Zeus di Ugento, uno dei capolavori della bronzistica classica: ora è stato restaurato

Lo Zeus di Ugento, uno dei capolavori della bronzistica classica: ora è stato restaurato

Persefone ricostruita col laser scanner

Persefone ricostruita col laser scanner

Ma non si possono dimenticare i famosi ori di Taranto di epoca ellenistica e romana, simbolo del Marta nel mondo, accanto alla più ricca collezione in Italia di ceramiche laconiche di importazione (la Laconia era la regione dell’antica Grecia con capitale Sparta). Ci sono poi sculture di pregio, come il celebre Zeus di Ugento, un bronzo di 74 centimetri ritrovato danneggiato a Ugento, in provincia di Lecce, uno dei capolavori della bronzistica classica che ora è stato restaurato; la copia della “dea in trono” – la Persefone Gaia – ricostruita in laser scanner; e la Kore di Montegranaro.