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Al museo Archeologico nazionale di Napoli la mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, vetrina delle scoperte dell’archeologia subacquea dal 1950 ad oggi. Viaggio con quattrocento reperti alla scoperta del Mediterraneo nelle sue varie accezioni: cultura, economia, società, religiosità, natura e paesaggio. La mostra esempio di collaborazione tra enti scientifici, amministrativi e privati

Le “costellazioni” illuminano e indicano il percorso della grande mostra “Thalassa” nel Salone della Meridiana al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

La locandina della mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” dal 12 dicembre 2019 al 9 marzo 2020

Le costellazioni indicano ancora la via. Ieri guidavano i navigli dei popoli che dalle sponde del Mediterraneo affrontavano il mare alla ricerca di approdi dove intessere rapporti commerciali, fondare nuove città, conquistare territori. Oggi, sospese nel “cielo” del Salone della Meridiana del museo Archeologico nazionale di Napoli, indicano ai visitatori della grande mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo” (fino al 9 marzo 2020) la “rotta” per scoprire i tesori restituiti dal mare. E non sono costellazioni qualsiasi: sono proprio quelle scolpite sul globo sorretto dall’Atlante Farnese, capolavoro marmoreo del II sec. d.C. conservato al Mann, fulcro attorno al quale si sviluppa l’esposizione, dove la grande scultura è mostrato in un modo nuovo e insolito. “Un paravento riflettente”, spiega Simona Ottieri della Gambardellarchitetti che ha curato l’allestimento, “mostra, come in un caleidoscopio, le costellazioni contenute nella parte superiore della meravigliosa scultura. In un unico sguardo è così possibile vedere l’Atlante da più punti di vista”.

Le sculture ritrovate nei fondali della Grotta Azzurra a Capri (foto Mann / Giorgio Albano)

La grande mostra “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, che rappresenta una vera e propria summa di quanto svelato dalla disciplina dell’archeologia subacquea dal 1950 sino ad oggi, raccoglie circa quattrocento reperti, provenienti da prestigiose istituzioni italiane ed internazionali. Centro simbolico della mostra – come si diceva – è l’Atlante Farnese: il percorso di visita, infatti, con particolarissimi artifici allestitivi e giochi di luce, segue le costellazioni rappresentate nella parte superiore della scultura, assecondando, in una suggestiva rotta artistica tra passato e presente, il modus dei naviganti antichi che orientavano il proprio viaggio seguendo il cielo. Filo conduttore di questo originale itinerario è la scoperta del Mediterraneo che, sin dalle radici storiche più remote delle civiltà occidentali, era interpretato (e vissuto) secondo diverse accezioni: cultura, economia, società, religiosità, natura e paesaggio sono termini legati, da sempre, al Mare Nostrum.

La locandina della mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici” a museo Archeologico nazionale di Paestum dal 4 agosto 2019 al 31 gennaio 2020

La firma del protocollo d’intesa per la mostra “Thalassa” nel luglio 2018 tra Paolo Giulierini (per il museo Archeologico nazionale di Napoli e il Parco Archeologico dei Campi Flegrei), Sebastiano Tusa, purtroppo scomparso tragicamente nel marzo 2019 (per l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana – Regione Sicilia) e Salvatore Agizza (per Teichos- servizi e tecnologie per l’archeologia)

Così il tema dell’interconnessione (di dimensioni temporali, discipline, contenuti scientifici e linguaggi della comunicazione) ha caratterizzato il progetto espositivo di “Thalassa”, sin dalla sua genesi: la mostra è nata, infatti, nel più ampio framework di collaborazione tra il Mann e l’assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana della Regione Siciliana; questa sinergia è stata resa possibile grazie all’impegno del prof. Sebastiano Tusa, archeologo di fama internazionale, scomparso tragicamente nella sciagura aerea di marzo 2019. “Teichos. Servizi e tecnologie per l’archeologia” ha elaborato il progetto scientifico dell’esposizione, curata da Paolo Giulierini, Sebastiano Tusa, Salvatore Agizza, Luigi Fozzati e Valeria Li Vigni. L’exhibit è stato promosso anche in rete con il parco archeologico di Paestum, sede della mostra “gemella” “Poseidonia. Città d’acqua” su archeologia e cambiamenti climatici (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/30/a-paestum-la-mostra-poseidonia-citta-dacqua-archeologia-e-cambiamenti-climatici-che-racconta-i-disastri-ambientali-futuri-scavando-nel-passato-remoto-e-la-storia-del-terri/), e con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, che ospita il percorso espositivo su “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area flegrea e in Sicilia”. La mostra ha ottenuto il patrocinio morale di ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Regione Campania, Comune di Napoli e Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno centrale (Napoli-Salerno-Castellammare di Stabia), università di Salerno, università “L’Orientale” e università Suor Orsola Benincasa di Napoli. L’esposizione è stata realizzata anche in collaborazione con la Scuola Archeologica di Atene, l’università di Bari, l’università “Parthenope”, ENEA ed INGV.

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

“Thalassa non è solo una mostra sul Mediterraneo antico”, spiega il direttore del Mann, Paolo Giulierini, “ma è, soprattutto, un esempio di metodo. Segna la fine dei biechi personalismi e mette al centro della questione la ricerca scientifica, il sostegno tra enti statali e territoriali, l’apporto delle Università, le professionalità dei giovani archeologi, le azioni innovative di aziende tecnologiche di natura privata. Le costellazioni del cosmo celeste dell’Atlante Farnese, simbolo della mostra, non sono dunque solo un riferimento alle rotte nel mondo antico ma, per noi, equivalgono ad una guida verso un nuovo corso. Quando l’alchimia dell’alleanza riesce, allora si raggiungono questi fondamentali risultati. Per questo non posso che ringraziare di cuore anzitutto il compianto Sebastiano Tusa, inventore della Soprintendenza del Mare, promotore dell’iniziativa e del protocollo tra Mann e Regione Sicilia. A lui e alla sua umanità sono dedicati l’esposizione e il catalogo. Analoga gratitudine va al Presidente Nello Musumeci e al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, che da anni sostiene l’attività del nostro museo. Accanto a loro voglio sottolineare il lavoro dei tanti funzionari della Regione Sicilia, del direttore della Fondazione Federico II Patrizia Monterosso, i generosi prestiti e la collaborazione incondizionata dei soprintendenti Teresa Cinquantaquattro e Luigi la Rocca che permettono di far luce su anni di attività scientifica, fino alle clamorose scoperte delle navi del porto di Napoli nonché dei Direttori dei tanti Istituti autonomi: Fabio Pagano (Parco Archeologico dei Campi Flegrei), Gabriel Zuchtriegel (Parco Archeologico di Paestum), Carmelo Malacrino (Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria), Eva degli Innocenti (Museo Archeologico Nazionale di Taranto). A questi si aggiungono i tanti musei ed enti prestatori nazionali ed internazionali. Ed ancora voglio ricordare Cherubino Gambardella del Dipartimento di Architettura dell’Università Vanvitelli per le linee guida sull’allestimento, il Comune di Napoli, NextGeosolutions, Coelmo, ETT, Snav, Unicocampania, Città del Gusto Gambero Rosso. Un ringraziamento a parte va a Teichos, nella persona di Salvatore Agizza, per aver sostenuto buona parte del peso scientifico, curatoriale e organizzativo dell’intera operazione, Federico Baciocchi per il suo talento artistico e Luigi Fozzati, che si è fatto carico di raccordare tutti gli aspetti di curatela scientifica e di coordinamento editoriale della mostra, ad Electa per la stampa della guida e del catalogo e ai miei solerti colleghi del Mann”.

Il singolare allestimento a specchi che permette di apprezzare l’Atlante Farnese in tutte le sue sfaccettature (foto Graziano Tavan)

La mostra si snoda nel Salone della Meridiana presentando molte sezioni con temi legati al Mediterraneo antico, nelle quali dialogano reperti archeologici riemersi dalle acque, tecnologia, ricostruzioni: dai tesori al commercio, dal mito all’economia, dalla vita di bordo alle ville d’otium fino ai rinvenimenti nelle acque profonde il visitatore potrà avere un quadro aggiornato dello stato dell’arte dell’archeologia subacquea del Meridione. L’esposizione prosegue con una seconda sezione, ubicata nell’area sotterranea della Metropolitana, che accoglie nuove scoperte provenienti dall’area portuale di Neapolis. “Thalassa – continua Giulierini – disegna, nel complesso, rotte culturali di connessione tra tanti siti campani, del Meridione in genere e di altri paesi mediterranei. Si tratta di una connessione storica che però deve rafforzare l’idea che il Mare Nostrum è un ponte e non una separazione. In questo senso vanno intese anche le collaterali a questa mostra, che ci parlano di migranti napoletani e Ischitani fra fine Ottocento e primi del Novecento. Di più: il mare può essere una fonte di ispirazione letteraria e poetica da Omero in poi. Così andranno inquadrate le prossime presentazioni di libri di grandi autori che hanno scritto di mare, come Erri De Luca. Il mare è avventura, fascino dell’esotico, crocevia di culture: ed ecco la mostra su Corto Maltese che abbiamo ospitato al Mann qualche mese fa, nel quadro del progetto Obvia e della collaborazione con il Comicon Napoli, o la ragione della presenza di un Festival dedicato alla distesa blu che accompagnerà i giorni iniziali della mostra”.

“Il mare è, infine, ambiente da tutelare: nel percorso si succedono le fasi antiche e quelle future del Mediterraneo mentre, praticamente a fianco, la mostra “Capire il cambiamento climatico”, realizzata con il National Geographic, ci parla di quanto le plastiche e le altre forme di inquinamento insidino le nostre acque (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/09/il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-scende-in-campo-per-lambiente-con-la-mostra-capire-il-cambiamento-climatico-experience-exhibition-mix-tra-il-linguaggio/) . Alla fine del ragionamento possiamo concludere che tutti noi abbiamo un compito da svolgere: ripescare la pagella che si era portato dietro il bambino tragicamente annegato qualche mese fa. Questa pagella, in realtà, non lo riguarda: riguarda noi. Siamo noi sotto esame, ora: non avremo altre occasioni per dimostrare che anche la cultura può far crescere le persone, attraverso una ricerca che ci porti ad una maturazione non solo contenutistica ma etica. Anche noi possiamo dare un senso al nostro lavoro se lavoriamo per aprire le menti, insegnando che il mare deve essere esplosione di vita, non riferimento di morte. Oggi credo che, tutti insieme, con questa importante fatica, abbiamo intrapreso una buona rotta, seguendo la costellazione del Sapere che, guarda caso, è legato nell’etimo a sapidus, dunque salato e pertanto saporito. Ancora una volta – conclude Giulierini – torna in ballo il mare e ci dice di dare un senso a questa conoscenza, perché non sia insipida e priva di obiettivi finali”.

Alcuni reperti del prezioso carico della nave di Antikythera, naufragata tra il 70 e il 60 a.C. recuperati tra il 1900 e il 1901, e conservati al museo Archeologico nazionale di Atene (foto Graziano Tavan)

“Thalassa”: una mostra che crea rete. Il messaggio di tutela e valorizzazione del Mare nostrum, alla base del progetto scientifico di “Thalassa”, ha determinato la creazione di una rete sinergica tra soggetti pubblici e privati, che hanno cooperato, a differenti livelli, alla realizzazione della mostra. Il percorso sulle “Meraviglie sommerse del Mediterraneo” è stato anticipato da altri due importanti appuntamenti espositivi, caratterizzati da una grafica promozionale “Verso Thalassa”: da aprile a settembre del 2019, in collaborazione con il Salone del Fumetto Comicon e nell’ambito del progetto universitario “Obvia-Out of Boundaries Viral Art Dissemination”, è stata in calendario al MANN la mostra “Corto Maltese. Un viaggio straordinario”, celebrazione della creatività artistica di Hugo Pratt; ancora, da maggio a settembre, la Sala del Plastico di Pompei ha ospitato l’incursione dello street artist Blub, noto per aver rappresentato, su sportellini di ferro arrugginiti nei centri storici cittadini, personaggi famosi con la maschera da sub (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/06/02/lo-street-artist-blub-invade-il-cuore-di-napoli-con-ritratti-famosi-in-maschera-da-sub-e-al-mann-presenta-la-mostra-blub-larte-sa-nuotare-dove-le-sue-opere-dialogano-con-i/). Una meditazione sulla necessità di difendere l’ambiente marino è rappresentata dalla mostra “Capire il cambiamento climatico” che, sino al 31 maggio 2020, mostrerà al pubblico cause ed effetti del riscaldamento globale. Non soltanto arti visive, ma anche spettacolo: in tre giorni di eventi (5/8 dicembre 2019, con corollario prenatalizio il 20 dicembre), l’Archeologico ha promosso la kermesse “Muse al Museo. Speciale Thalassa”, una produzione FestivalMANN con perfomance e concerti ispirati al mare (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/04/muse-al-museo-speciale-thalassa-al-museo-archeologico-di-napoli-musica-spettacolo-e-performance-dedicati-al-mare-in-attesa-della-grande-mostra-sulle-meraviglie-sommerse-d/).

L’esposizione a Villa San Michele ad Amacapri sull’isola di Capri

La locandina dell’offerta ExtraMann

Questa focalizzazione programmatica, che ha anticipato la mostra nei tempi e nei contenuti, ha consentito di pianificare una comunicazione integrata fra diversi istituti culturali: se con il Parco Archeologico di Paestum è in corso un progetto di valorizzazione social delle mostre “Poseidonia. Città d’acqua” (a Paestum sino al 31 gennaio 2020), “Capire il cambiamento climatico” (all’Archeologico sino al prossimo 31 maggio) e “Thalassa”, anche tutti gli altri musei statali, che custodiscono opere con soggetto marino, saranno invitati a promuovere le proprie collezioni con un’unica grafica riferita alla mostra del MANN. La rete degli istituti culturali, abbracciati dal mare simbolico di “Thalassa”, coinvolgerà anche un altro importante monumento storico-artistico della nostra regione: la Villa San Michele ad Anacapri. La dimora del medico e scrittore Axel Munthe, oggi sede permanente delle istituzioni svedesi, è un capolavoro di architettura perfettamente integrato nel paesaggio dell’isola azzurra (il giardino della Villa è stato premiato come più bel Parco d’Italia nel 2014/2015): al suo interno, è presente una pregevole collezione di vasi, anfore ed oggetti artistici, tra cui figurano anche riproduzioni delle opere del MANN. Assecondando, dunque, una matrice culturale comune (Axel Munthe era uno studioso di archeologia e la sua Villa riflette, nell’assetto museale, questa passione) e una vocazione mediterranea condivisa, il direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, e la soprintendente di Villa San Michele Kristina Kappelin, hanno firmato una convenzione che promuoverà una scontistica integrata tra i due siti. L’iniziativa è stata inserita nel più ampio quadro di eventi organizzati per ricordare i 70 anni dalla scomparsa di Axel Munthe. In occasione di “Thalassa” anche la rete Extramann si rafforzerà: ogni visitatore dei 16 siti partner (per l’elenco degli istituti aderenti, consultare https://www.museoarcheologiconapoli.it/en/extramann-partner/) potrà richiedere alla biglietteria del MANN un ingresso ridotto (9 euro), mostrando il ticket di uno degli istituti del circuito. Viceversa, il biglietto dell’Archeologico e la card Open Mann daranno diritto all’ ingresso scontato del 25% in tutti i siti Extramann.

Dal mondo della cultura all’imprenditoria: sempre seguendo le rotte della navigazione, a partire dai primi giorni di programmazione della mostra “Thalassa” e per tutto il 2020, sarà attivo l’accordo tra la compagnia SNAV ed il MANN. Non soltanto una convenzione di tipo commerciale, che consentirà uno sconto biunivoco ai visitatori del MANN ed ai clienti di SNAV, ma anche una comunicazione integrata nel moderno circuito on board delle unità della compagnia e nei video all’interno del Museo: un particolare spot spiegherà a visitatori e clienti che “L’arte ti fa viaggiare con SNAV” ed “Al MANN si arriva in aliscafo”. E sempre dal settore imprenditoriale campano provengono altre azioni di supporto alla mostra “Thalassa”: l’azienda COELMO, specializzata nella produzione di gruppi elettrogeni anche a basso impatto ambientale, ha dato un contributo alla realizzazione dell’esposizione, aderendo alla campagna a favore del Mecenatismo promossa con Artbonus. Ancora COELMO, in occasione della manifestazione Nauticsud 2020 (8/16 febbraio), brandizzerà il proprio stand anche con la grafica di “Thalassa”, allestendo un corner multimediale per diffondere i video in mostra. Infine, l’organizzazione della Mostra d’Oltremare per Nauticsud 2020 promuoverà, in rete con il MANN, una scontistica integrata per visitatori del Museo e della fiera, diffondendo anche contenuti multimediali di “Thalassa” nell’esposizione nautica curata da Afina. Dal Mecenatismo alla rete con il territorio: il Consorzio Unicompania metterà in vendita, da metà dicembre, il Ticket integrato del trasporto pubblico con la grafica dell’esposizione sulle “Meraviglie sommerse dal Mediterraneo”. Città del Gusto Napoli/Gambero Rosso, in qualità di partner ed in occasione del vernissage della mostra “Thalassa”, proporrà un percorso di degustazione di food e wine, selezionando protagonisti di eccellenza per promuovere la cultura gastronomica del territorio. L’azienda Next Geosolutions ha dato supporto per la realizzazione dei pannelli in mostra e dei video dedicati alle esplorazioni subacquee. ETT ha fornito i contenuti multimediali nella sezione “Relitti” dell’esposizione “Thalassa”.

I tesori del parco archeologico di Paestum sbarca in Cina. Aperta a Chengdu la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” con 134 preziosi reperti dai depositi, che consolida i rapporti economico-culturali tra la Campania e la provincia di Sichuan

La ricostruzione, in dimensioni monumentali, della Tomba del Tuffatore per la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” a Chengdu (foto parco archeologico Paestum)

La Tomba del Tuffatore come non si è mai vista. È stata ricostruita in dimensioni monumentali più grandi del vero a Chengdu, capoluogo del Sichuan, provincia cinese con 90 milioni di abitanti, per la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” organizzata dal Parco Archeologico di Paestum in collaborazione con il Museo del Sichuan dove rimarrà aperta fino al 26 febbraio 2020. L’iniziativa consolida la collaborazione con la provincia del Sichuan in materia di beni culturali e archeologici, e che ha già visto un’intensa attività di scambio di mostre di prestigio tra i nostri musei e siti archeologici e gli omologhi cinesi. Non si può infatti dimenticare il grande entusiasmo registrato per la mostra “Pompeii The infinite life” ospitata a Chengdu nel 2018 e per “Mortali Immortali. I tesori del Sichuan nell’antica Cina”, a Napoli nel 2019. Ultima iniziativa di questa cooperazione tra musei è ora la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” inaugurata a Chengdu dal vice assessore alla Cultura, Wang Yi, dal vice console italiano, Davide Castellani, e dal direttore del sito Unesco di Paestum, Gabriel Zuchtriegel che, in occasione dell’apertura, ha sottolineato l’importanza della cultura nella collaborazione tra i due Paesi.

Le lastre tombali dipinte provenienti dal parco archeologico di Paestum in mostra a Chengdu (foto parco archeologico Paestum)

Il direttore Gabriel Zuchtriegel a Chengdu (foto parco archeologico Paestum)

Il sito campano di Paestum sbarca dunque in una delle città più importanti della Cina, Chengdu, con la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” dove sono esposti 134 oggetti dai depositi del parco archeologico di Paestum, tra cui 24 lastre tombali dipinte, che raccontano la storia del Mediterraneo quale palinsesto di culture e tradizioni, da quella ellenica della colonia greca fino a quella lucana e romana. “La mostra”, spiega Zuchtriegel, “illustra la storia degli scambi culturali, delle migrazioni e dei cambiamenti socio-politici nel Mediterraneo in un periodo in cui la regione era divisa in innumerevoli città-stato indipendenti e comunità rurali. Ma anche un’epoca in cui sono stati realizzati grandi risultati nelle arti, nella letteratura e nella filosofia. Pitagora, Parmenide e Socrate vissero in quel periodo. In Cina, Confucio e Lao-tzu composero le loro opere”.

Il direttore Zuchtriegel con le autorità cinesi nella sala con la ricostruzione della Tomba del Tuffatore (foto parco archeologico Paestum)

Contestualmente all’inaugurazione, è stato firmato un accordo di collaborazione che prevede uno scambio scientifico sulle metodologie dello scavo archeologico, sui temi della tutela e della conservazione, nonché su aspetti museologici e di fruizione. Nel corso degli incontri, la delegazione della Campania ha offerto una perfetta sintesi del sistema regionale di innovazione e competenze legate ai beni culturali: la formazione per la conservazione e il restauro con l’università Suor Orsola Benincasa, la ricerca e la tecnologia con l’istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali (IPCB) del CNR, la valorizzazione del patrimonio con il museo Archeologico nazionale di Napoli, i nuovi media per la fruizione e la promozione turistica con la Conform. Grande interesse da parte degli interlocutori cinesi per la piattaforma “Campania Cultura” l’ecosistema digitale che promuove la regione campana e i suoi tesori, grazie all’intervento di Rosanna Romano, direttore generale per le Politiche culturali e il Turismo. Di particolare interesse sono state le riunioni con il Dipartimento dei Beni culturali e archeologici del Sichuan e con il Sichuan Cultural Relics and Archeology Research Institute, le cui rappresentanze erano giunte in Campania lo scorso febbraio.

L’aula magna del museo di Chengdu gremita per l’inaugurazione della mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico”

“La cooperazione con la provincia del Sichuan”, conclude Valeria Fascione, assessore regionale all’Internazionalizzazione e Start up – Innovazione, “è per la Campania un asset strategico che già dal 2007, anno della loro prima visita a Napoli, ci ha mostrato il forte interesse che gli interlocutori politici di Chengdu hanno per il nostro territorio e per il patrimonio culturale e le competenze tecnologiche che esprime. Oltre al museo Archeologico di Napoli che ha un protocollo di collaborazione strutturato con il Dipartimento della Cultura e del Turismo del Sichuan per la sperimentazione di nuove metodologie per la protezione e valorizzazione delle aree archeologiche urbane, anche l’IPCB del CNR ha da anni avviato un Joint Research Centre con l’università del Sichuan. Questa nostra missione ha, pertanto, consolidato un rapporto di preziosa collaborazione e posto le basi per l’organizzazione del 2020 Anno della Cultura e del Turismo Italia-Cina”.

Idea regalo per Natale al parco archeologico di Paestum: regalare l’abbonamento annuale Paestum Mia in promozione a 10 euro

La locandina della promozione “Paestum Mia” al parco archeologico di Paestum

Dodici mesi da vivere a Paestum con l’iniziativa “Paestum Mia”. Il parco archeologico di Paestum propone la sua idea regalo per Natale: il biglietto annuale “Paestum Mia” in promozione a 10 Euro, dall’8 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020. A quattro anni dalla sua introduzione, abbonarsi a Paestum risulta ancora una scelta vincente, vista la mole di opportunità che vengono offerte ai visitatori. Con il biglietto annuale “Paestum Mia”, si vive Paestum 365 giorno all’anno, con la possibilità di partecipare gratuitamente alle tante iniziative in programma ogni giorno al Parco. Il biglietto annuale “Paestum Mia” si può acquistare alle biglietterie del parco, in confezione natalizia, e in prevendita on-line sul sito Vivaticket. Altre agevolazioni sono riservate ai ragazzi dai 18 ai 25 anni e alle famiglie, per i quali il biglietto annuale costa rispettivamente 6 euro e 20 euro.

Il tempio di Athena a Paestum (foto parco archeologico paestum)

“L’anno scorso mi è stato regalato il biglietto annuale famiglia”, racconta un visitatore. “Non nego di non aver compreso subito le potenzialità di questo dono. Nel 2019, siamo tornati a Paestum tantissime volte per partecipare gratuitamente alle iniziative del Parco, ma anche per godere di una semplice passeggiata al tramonto all’ombra dei templi. I miei ragazzi hanno preso parte ai laboratori dedicati ai suoni e alla musica dell’antichità, abbiamo scoperto il dietro le quinte di questo straordinario museo e, in estate, abbiamo assistito a piacevoli concerti durante le aperture straordinarie serali. Cosa dire di più? Regalate a tutti Paestum Mia!”.

La Sala “Mario Napoli” al museo Archeologico nazionale di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Nel 2019 sono stati emessi 1276 abbonamenti, con un incremento di vendita del 175% in più rispetto all’anno precedente. I dati dimostrano la volontà del pubblico di sentirsi parte integrante di una comunità che costruisce lo sviluppo futuro di un intero territorio. “Siamo stati tra i primi istituti italiani a introdurre un abbonamento, puntando sull’accessibilità economica”, dichiara il direttore, Gabriel Zuchtriegel. “Sulla stessa scia, un anno fa, con il supporto del prof. Andrea Rurale, docente del master in Management dei Beni Culturali della Bocconi, abbiamo introdotto il biglietto dinamico che prevede una diversificazione di prezzo legata alle stagioni. Da dicembre a febbraio saremo in bassa stagione e il biglietto costerà solo 6 euro, ma la nostra offerta culturale rimane sempre la stessa. Vi aspettiamo ogni giorno per vivere un’esperienza unica fatta di laboratori, visite guidate, mostre, videomapping, depositi, archeologia circolare e tanto altro”.

Il parco archeologico di Paestum presenta alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico la scoperta del tempietto dorico e lancia il Manifesto dell’Archeologia Circolare: occasione per riflettere nella prassi archeologica, museologica e gestionale

Capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione: sono i frammenti lapidei di un tempio dorico del V sec. a.C. emersi lungo le mura di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

Paestum protagonista a Paestum. Giugno 2019, ricordate? Lungo le mura occidentali di Paestum vengono scoperti alcuni elementi smembrati di un piccolo tempio di V sec. a.C. I frammenti litici di travertino e arenaria attribuibili a un edificio dorico finora sconosciuto (capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione) sono stati recuperati durante le operazioni di pulizia e manutenzione lungo la cinta muraria dove pare fossero stati accumulati nel corso di lavori agricoli in un campo vicino. La straordinaria scoperta del tempietto dorico è stata presentata alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, dando il là per tornare sul tema dell’archeologia “circolare”. La centralità dell’impatto ambientale e sociale nella gestione dei beni archeologici è stata sottolineata dal direttore del parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, anche in occasione della conferenza di apertura della BMTA, durante la quale i partecipanti hanno avuto modo di prendere in visione per la prima volta il “Manifesto dell’archeologia circolare”. Come hanno illustrato i funzionari del Parco, Francesco Uliano Scelza e Giovanna Manzo, il progetto di ricerca, restauro e valorizzazione avviato dopo il rinvenimento del tempietto, rappresenterà un modello per la condivisione in diretta delle indagini, delle attività di recupero, salvaguardia e restauro con il coinvolgimento del pubblico. “Il nostro obiettivo è di raccontare tutta la filiera archeologica, dallo scavo, allo studio e fino al museo ed è per questo che abbiamo deciso di far visitare i depositi tutti i pomeriggi. Speriamo così di sensibilizzare il pubblico sul valore del contesto territoriale degli oggetti e dei monumenti archeologici che diventano occasione di confronto, crescita culturale e sviluppo locale” afferma il direttore Zuchtriegel .

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

Manifesto dell’Archeologia Circolare. Il termine “archeologia circolare” circoscrive un approccio alla ricerca, alla condivisione dei risultati e alla fruizione del patrimonio archeologico che si sta diffondendo negli ultimi anni grazie a una sempre più radicata consapevolezza dell’impatto ambientale e sociale del “fare archeologia”. Così come Gianni Bailo Modesti nel territorio pestano e picentino, altri protagonisti dell’archeologia circolare ante litteram in molte parti d’Italia e del mondo hanno aggiunto una dimensione etica e ambientalista ai valori della Public Archaeology, di cui l’Archeologia circolare rappresenta un’ulteriore evoluzione. L’Archeologia circolare vuole essere un concetto che permette di inserire tali iniziative in un dibattito comune, aperto e costruttivo intorno al ruolo che l’archeologia ha all’interno delle società contemporanee. In particolare, l’Archeologia Circolare si profila come un’occasione di confronto su come la crisi ambientale attuale si possa riflettere nella prassi archeologica, museologica e gestionale. Nel sintetizzare una serie di aspetti cruciali di questo discorso sotto il titolo “Archeologia Circolare”, si vuole dare un contributo all’elaborazione di nuove forme di interazione tra beni archeologici, paesaggi culturali e comunità locali.

Il manifesto dell’Archeologia Circolare presentato a Paestum

Dieci punti per un’archeologia circolare. 1) Circolarità e sostenibilità. Archeologia Circolare è un’operazione culturale complessa, un processo continuo di ricerca-azione-comunicazione. Archeologia Circolare è mostrare le ferite di un oggetto avulso dal suo luogo e sanarla con la consapevolezza della cicatrice. 2) Comunità e contesti sociali. Archeologia Circolare è un processo partecipativo di costruzione di conoscenza e appartenenza basato sul coinvolgimento delle comunità. 3) Valorizzazione e tutela. Archeologia Circolare è un traghettatore tra le rive di antico e contemporaneo nella consapevolezza che il passato si tutela solo vivendolo. 4) Meno eventi e mostre, più esperienza di archeologia “quotidiana”. Archeologia Circolare è un’operazione di verità in quanto affronta le gerarchie passate e presenti nel “fare archeologia”. 5) Partecipazione, trasparenza e fruizione pervasiva. Archeologia Circolare è cittadinanza attiva: condividere i risultati delle ricerche in modo trasparente e aperto e coinvolgere pubblici diversi nel processo decisionale sul destino della ricerca stessa. 6) Innovazione amministrativa e gestionale. Archeologia Circolare è bilancio sociale, qualità, rispetto dell’ambiente al posto di logiche consumistiche. 7) Impatto occupazionale e sociale. Archeologia Circolare è etica del locale per incidere sulla globalizzazione, antichi mestieri, cibi senza involucri di plastica. 8) Accessibilità e inclusione. Archeologia Circolare è un abbraccio inclusivo fatto di accessibilità cognitiva, comunicativa, economica e sociale con linguaggi e codici diversi perché la differenza è ricchezza. 9) Sostenibilità. Archeologia Circolare è preferire il fascino del processo alla certezza della meta e la curiosità che circola nelle vene di una bambina/un bambino a un sapere elitario chiuso in se stesso. 10) Comunicazione e linguaggi. Archeologia Circolare è un’esposizione continua vivente; archeologia quotidiana fatta di persone invece della spettacolarizzazione di mostre eventi che si consumano. Archeologia Circolare è il racconto della “filiera” archeologica al posto di show di colonialismo culturale e capitalismo della conoscenza.

Paestum: 14mila visitatori nella prima domenica d’autunno a ingresso gratuito, record assoluto di sempre

Record di visitatori al parco archeologico di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Quasi 14mila visitatori in una domenica. È record assoluto per il parco archeologico di Paestum. Questo il risultato registrato alle 19 di domenica 6 ottobre 2019, la prima a ingresso gratuito dell’autunno: per l’esattezza sono stati 13865: un record assoluto nella storia di Paestum che ha superato anche gli 8.812 visitatori della prima domenica di ottobre nel 2017. I tantissimi visitatori che hanno affollato sia il museo che l’area archeologica hanno potuto visitare la mostra “Poseidonia città d’acqua. Archeologia e cambiamenti climatici” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/30/a-paestum-la-mostra-poseidonia-citta-dacqua-archeologia-e-cambiamenti-climatici-che-racconta-i-disastri-ambientali-futuri-scavando-nel-passato-remoto-e-la-storia-del-terri/) che resterà aperta fino al 31 gennaio 2020 e che prevede anche una installazione di video mapping sul tempio di Nettuno a cura dell’artista Alessandra Franco. Inoltre negli scavi si è svolta la seconda tappa del Festival dell’Essere con la direzione artistica di Vittorio Sgarbi. Più che soddisfatto il direttore del Parco Archeologico di Paestum Gabriel Zuchtriegel: “Ringrazio tutto il personale del Parco che è riuscito a fronteggiare e gestire un numero così elevato di visitatori”.

A Paestum la mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici” che racconta i disastri ambientali futuri scavando nel passato remoto. È la storia del territorio di Paestum, la greca Poseidonia, attraverso il rapporto tra gli uomini e l’ambiente, in particolare il mare, anche con reperti inediti

La locandina della mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici” a museo Archeologico nazionale di Paestum dal 4 agosto 2019 al 31 gennaio 2020

Anfore da trasporto (I sec. a.C.- I sec. d.C.) da Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

I templi di Paestum affiorano da un acquitrino, uno specchio d’acqua salmastra melmoso che non lascia spazio alla fantasia e anche all’ottimismo. È l’immagine emblematica scelta per la locandina della mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici”, al museo Archeologico nazionale di Paestum dal 4 ottobre 2019 al 31 gennaio 2020, che gira intorno a una domanda agghiacciante – ma anche stimolante se inquadrata in una prospettiva di speranza e responsabilità: quale sarà il futuro della memoria in un mondo segnato dalle catastrofi ambientali e dai cambiamenti climatici? Ma quell’immagine non è il risultato di un’elaborazione grafica che tenga conto dei dati scientifici a disposizione e della sua proiezione in un futuro neppure tanto lontano. No, quello è un quadro, Ruderi di un mondo che fu…, dipinto da Federico Cortese nel 1882! Come ricorda lo stesso direttore del parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, è stata proprio quell’opera che ha fatto scattare il progetto della mostra, co-finanziata dalla Regione Campania e che comprende anche la realizzazione di vetrine cilindriche che con la loro forma richiamano l’installazione dedicata alla Tomba del Tuffatore di Carlo Alfano. Nel 2018 Zuchtriegel visita la Galleria Nazionale di Roma, diretta da Cristiana Collu (che fa parte anche del comitato scientifico della mostra). “Quando vidi il quadro di Federico Cortese Ruderi di un mondo che fu…, realizzato nel 1892, che mostra i templi di Paestum sott’acqua”, racconta Zuchtriegel, “mi venne in mente uno studio recentemente pubblicato su Nature Communications, nel quale si prospettano danni gravi causati dall’alzamento del livello del mare e dall’erosione di costa in 42 su 49 siti Unesco intorno al Mediterraneo analizzati dagli autori, tra cui Paestum”. Il quadro di Cortese sarà l’unica opera prestata in mostra, mentre gli altri oggetti provengono dalle collezioni di Paestum; in parte si tratta di oggetti mai esposti prima.

L’invito per l’inaugurazione della mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici” al museo di Paestum

Così, unendo archeologi, scienziati, scrittori e artisti contemporanei, la mostra, a cura di Paul Carter, Adriana Rispoli e Gabriel Zuchtriegel, racconterà la storia del territorio di Paestum, la greca Poseidonia, attraverso il rapporto tra gli uomini e l’ambiente, in particolare il mare. Fondamentali per l’elaborazione del tema della mostra saranno le proiezioni sui cambiamenti climatici e ambientali che potrebbero investire la Piana del Sele nei prossimi 100 anni, elaborate dal Centro di Studi sui Cambiamenti Climatici nel Mediterraneo. Inoltre, in questi giorni si sono svolte con successo le prove tecniche per il video-mapping sul Tempio di Nettuno dell’artista napoletana Alessandra Franco che andrà in scena nell’ambito della mostra. Archeologia, arte e scienza: tutti uniti nel tentativo di sensibilizzare il pubblico su di un tema cruciale. Quindi, venerdì 4 ottobre 2019, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Paestum, ci sarà l’inaugurazione della mostra “Poseidonia città d’acqua: archeologia e cambiamenti climatici”. Seguirà, alle 20.30, “Metamorfosi” di Alessandra Franco: videoinstallazione sul tempio di Nettuno.

Plastica e rifiuti che inquinano il mare (foto parco archeologico Paestum)

Piatto da pesce (IV sec. a.C.) da Paestum (foto parco archeologico Paestum)

“Dopo le previsioni preoccupanti pubblicate da parte di scienziati di tutto il mondo, è la prima mostra che integra il discorso sui cambiamenti climatici con una prospettiva storica e archeologica”, spiegano i curatori Zuchtriegel e Carter, autore di Turbulence: Climate Change and the Design of Complexity, “l’obiettivo è di attirare l’attenzione su una storia caratterizzata dall’espansione imperialistica, dall’asservimento coloniale, da sostanziali e insostenibili cambiamenti ambientali e, soprattutto, dalla capacità delle società umane di comprendere cambiamenti imprevisti, adattarsi e ricostruirsi. Vogliamo mostrare la rilevanza del passato per il futuro: la nostra responsabilità come custodi del patrimonio culturale è la costante reinterpretazione delle realizzazioni passate alla luce di ciò che conosciamo e di cui facciamo esperienza nel presente”.

La scrittrice Andrea Marcolongo (da http://www.toscanalibri.it)

Tra i protagonisti del progetto e del corposo catalogo, oltre a archeologi, storici e scienziati, c’è anche Andrea Marcolongo, autrice di Una lingua geniale: 9 ragioni per amare il greco e La misura eroica (qui nel video di Tg2000 vediamo l’intervista di Pierluigi Vito alla scrittrice Andrea Marcolongo). Nel suo contributo la scrittrice evidenzia le ragioni per le quali Poseidonia, la città di Poseidone, dio del mare, è un luogo speciale per affrontare la storia del clima e dell’ambiente: “Prima ancora di essere associato agli oceani, Poseidone era il dio chiamato da Omero ed Esiodo gaiéochos, ‘colui che feconda la terra’, oppure ennosìgaion, ‘colui che la stessa terra scuote con i terremoti’. Ecco il primo dei paradossi – saranno moltissimi, tutti affascinanti – che s’incontrano ripercorrendo a ritroso la storia della divinità che diede il nome alla città di Poseidonia, fondata da coloni greci giunti in nave da Sibari intorno al 600 a.C.”.

Paestum lancia una raccolta fondi con l’Artbonus per riportare alla luce il tempio dorico individuato all’inizio dell’estate: lungo le mura emersi alcuni frammenti di un edificio sacro del V sec. a.C.

Capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione: sono i frammenti lapidei di un tempio dorico del V sec. a.C. emersi lungo le mura di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

Paestum lancia una raccolta fondi per riportare il tempio dorico individuato all’inizio dell’estate. Cos’era successo? Giugno 2019: lungo le mura occidentali di Paestum vengono scoperti alcuni elementi smembrati di un piccolo tempio di V sec. a.C. “I frammenti litici di travertino e arenaria attribuibili a un edificio dorico finora sconosciuto (capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione)”, spiegano al parco archeologico di Paestum, “furono recuperati durante le operazioni di pulizia e manutenzione lungo la cinta muraria dove pare fossero stati accumulati nel corso di lavori agricoli in un campo vicino. Attualmente sono esposti in maniera preliminare nel museo Archeologico di Paestum dove vengono restaurati “in vetrina”, ovvero sotto gli occhi del pubblico”. Indagare archeologicamente l’area del ritrovamento, in parte di proprietà privata, sarebbe ovviamente importante. Ma c’è un problema: l’operazione, sulla base di una stima dei funzionari del Parco, comporterebbe un costo di circa 190mila euro. E non è l’unico problema. In attesa di trovare il modo di avviare la ricerca archeologica, i resti del tempio, che ancora si potrebbero trovare nel sottosuolo, rischiano di essere ulteriormente danneggiati dai lavori agricoli. “Attualmente il campo, dove si ipotizza potesse sorgere l’edificio”, spiega il direttore del parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel, “è adibito alla coltivazione di mais; dopo la raccolta l’area potrebbe essere di nuovo soggetta a arature con mezzi meccanici, con conseguenze potenzialmente disastrose per le testimonianze archeologiche”. Per tutte queste ragioni il Parco Archeologico di Paestum ha avviato un progetto in collaborazione con la soprintendenza di Salerno e Avellino, diretta da Francesca Casule, per indagare e tutelare l’ipotetico tempio presso le mura, lanciando una raccolta fondi sul portale Artbonus (per info http://www.museopaestum.beniculturali.it/il-quarto-tempio-di-poseidonia/ ).

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

La speranza, come racconta Zuchtriegel, è quella di trovare i fondi necessari per portare alla luce ulteriori evidenze di quello che è stato definito un gioiello dell’architettura dorica del primo periodo classico di Paestum. Un piccolo tempio che potrebbe aver fatto parte di un santuario dedicato a una divinità femminile, forse Hera, dal momento che nelle vicinanze, negli anni ’50, fu scavata una stipe con terrecotte e ceramiche di fine VI sec. – prima metà V sec. a.C. Per avere maggiori elementi, gli archeologi sperano nella realizzazione del progetto d’indagine varato da Parco e Soprintendenza. “Ogni contributo, piccolo e grande, ci aiuta”, sottolinea il direttore. Nell’ottica di rinforzare la collaborazione tra pubblico e privato, nella serata del 23 settembre, il Parco Archeologico ha ospitato nelle sale del museo i maggiori sostenitori del sito UNESCO nell’ambito dell’iniziativa “Ceci n’est pas un dîner”, durante la quale c’è stato un momento di confronto e convivialità tra il gruppo di lavoro di Paestum e i mecenati che hanno finanziato precedenti progetti del Parco. Durante la serata, Zuchtriegel ha illustrato i ritrovamenti recenti.

Il Parco Archeologico di Paestum, con più di 300mila Euro di donazioni raccolte negli ultimi quattro anni, ovvero dall’entrata in vigore della legge Artbonus che favorisce erogazioni liberali nel campo dei beni culturali sotto il profilo fiscale, si annovera tra le realtà più dinamiche nell’Italia del Sud. Tra le imprese che hanno maggiormente contributo ai progetti di restauro e ricerca promossi dal sito di Paestum, sono D’Amico D&D Italia S.p.A., Antonio Amato Salerno – Pastificio Di Martino Gaetano & F.lli S.p.A, Azienda Agricola Antonio Palmieri, Caseificio Barlotti, Savoy Beach Hotel, Sorrento Sapori e Tradizioni S.r.l., Giordano Attilio s.r.l., Associazione Amici di Paestum e LSDM/Le strade della mozzarella. Come è emerso durante l’incontro con i sostenitori nel Museo, uno dei motivi principali per l’impegno a favore del patrimonio archeologico di Paestum, sarebbe la volontà di contribuire a un rilancio d’immagine e a uno sviluppo culturale ed economico del proprio territorio.

Due scoperte in pochi giorni a Paestum: nel santuario di Athena una testa tardo-arcaica, forse parte di una metopa; nel tempio della Pace un frammento di scultura architettonica

Il santuario di Atena a Paestum (foto parco archeologico di Paestum)

Due scoperte archeologiche nel giro di pochi giorni a Paestum, due sorprese che hanno fatto esultare gli archeologi impegnati nelle ricerche nel parco archeologico diretto da Gabriel Zuchtriegel. Meno di una settimana fa è riemersa una testa tardo-arcaica in pietra dal santuario di Athena, dove lavora l’università di Salerno con un’attenzione anche per gli appassionati. Tutti i giorni, infatti, sarà possibile visitare lo scavo in corso. L’appuntamento è dal lunedì al venerdì, dalle 12 alle 12.30, per poter osservare gli archeologi al lavoro e dialogare sui temi dell’archeologia e della ricerca archeologica di Paestum. E ieri è stato scoperto un altro frammento importante: questa volta si tratta di una testa in travertino emersa durante le indagini portate avanti dall’università di Bochum nel cosiddetto tempio della Pace. Ma vediamo meglio le due scoperte.

Il frammento di testa tardo-arcaica in pietra scoperto nel santuario di Athena a Paestum dagli archeologi dell’università di Salerno (foto parco archeologico di Paestum)

L’archeologo Fausto Longo

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

La scoperta di un frammento di scultura arcaica nel santuario di Athena è avvenuta nei primissimi giorni di scavo degli archeologi dell’università di Salerno, diretti da Fausto Longo. Quello riportato alla luce è un volto posto di tre quarti; il materiale pare sia lo stesso con il quale furono realizzati alcuni elementi decorativi del tempio di Athena. Il fatto che la superficie posteriore del reperto si presenti non rifinita conduce gli studiosi a ritenere che si possa trattare di un frammento di una lastra architettonica, forse una metopa; sarebbe la prima recuperata nel santuario della dea guerriera. Il rinvenimento si inquadra in un più ampio progetto di studi sul santuario di Athena volto a indagare l’area sacra, in particolare le fasi più antiche. “Per nostra fortuna non tutto il santuario è stato scavato negli anni ‘20 e ‘30 del secolo scorso, ed esistono ancora aree intatte da indagare”, dichiara Fausto Longo, direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell’Università di Salerno. “Anche quest’anno, l’équipe di ricerca salernitana sta scavando l’edificio Sud-Est al quale erano state attribuite le terrecotte architettoniche esposte nel Museo, tra i documenti più antichi provenienti da questa zona dell’area archeologica”. E il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel: “La scoperta del frammento è la dimostrazione che a Paestum c’è ancora tanto da indagare e da scoprire sulla storia di questa città. Finora la scultura in pietra da Paestum è nota soprattutto dal santuario di Hera alla Foce del Sele, ma non è detto che il quadro non possa cambiare in futuro, anche perché sappiamo che il tempio cosiddetto Basilica con molta probabilità aveva metope scolpite: dovevano essere un centinaio, di cui finora non abbiamo traccia. La scoperta dei colleghi salernitani riapre la questione anche per il santuario di Athena”.

La testa in travertino, frammento di una scultura architettonica, scoperto nel cosiddetto Tempio della Pace a Paestum dagli archeologi dell’università di Bochum (foto parco archeologico di Paestum)

L’archeologo Jon Albers

Potrebbe essere un elemento di scultura architettonica la testa di travertino scoperta a Paestum. Il rinvenimento è avvenuto durante una campagna di scavi stratigrafici promossa dall’università di Bochum in Germania in collaborazione con il parco archeologico di Paestum e su concessione del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. “La finalità del progetto è di indagare meglio il cosiddetto Tempio della Pace”, dichiara Jon Albers, professore dell’università di Bochum, “ma abbiamo trovato anche elementi di un’epoca precedente”. Come spiega Zuchtriegel: “In questi giorni stiamo recuperando importanti informazioni sulla scultura in pietra da Poseidonia. Il nostro auspicio è che, con il prosieguo della ricerca, riusciremo a ricostruire un quadro più dettagliato su questa forma di espressione artistica, finora poco nota a Paestum”. Gli scavi nel cosiddetto Tempio della Pace, sul Foro romano di Paestum, continueranno ancora fino agli inizi di ottobre. Gli archeologi sperano di ottenere ulteriori elementi per inquadrare la scoperta in un contesto più ampio.

Al via a Paestum la XXI Borsa mediterranea del Turismo archeologico: 100 espositori di cui 20 Paesi esteri, circa 60 tra conferenze e incontri, 300 relatori, 120 operatori dell’offerta. Ecco i momenti da non perdere nel ricco programma

Dodicimila visitatori, 100 espositori di cui 20 Paesi esteri, circa 60 tra conferenze e incontri, 300 relatori, 120 operatori dell’offerta, 100 giornalisti accreditati: ecco i numeri della XXI edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico in programma a Paestum da giovedì 15 a domenica 18 novembre 2018, promossa e sostenuta da Regione Campania, città di Capaccio Paestum, parco archeologico di Paestum. La Bmta, ideata e organizzata dalla Leader srl con la direzione di Ugo Picarelli, si conferma un evento originale nel suo genere: luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale e al patrimonio; occasione di incontro per gli addetti ai lavori, gli operatori turistici e culturali, i viaggiatori, gli appassionati; un format di successo testimoniato dalle prestigiose collaborazioni di organismi internazionali quali Unesco e Unwto. La location per il Salone Espositivo, il Programma Conferenze e il Workshop ENIT e AIDIT sarà il centro espositivo del Savoy Hotel, a soli 2 km dal parco archeologico, dal museo e dalla basilica, dove avranno luogo le altre sezioni (ArcheoExperience, ArcheoLavoro, la mostra ArcheoVirtual, le Visite Guidate). Vediamo un po’ il ricco programma.

L’archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla in Siria

A Paestum l’international archaeological discovery Award intitolato a Khaled al-Asaad

Eventi al centro espositivo del Savoy Hotel. Giovedì 15 novembre 2018, “Buone pratiche di orientamento e alternanza scuola-lavoro per la promozione del turismo culturale”, a cura della direzione generale Ufficio scolastico regionale per la Campania Miur; “Le regioni e le nuove camere di commercio insieme per la valorizzazione dei beni culturali e la promozione del turismo”, incontro pubblico tra assessori regionali – turismo e beni e attività culturali – con i presidenti delle Camere di Commercio, in collaborazione con Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e Unioncamere; “Ecosistema digitale per la cultura della Regione Campania: esperienze, buone prassi e programmi in corso”, a cura della direzione generale per le politiche culturali e il turismo della Regione Campania. Venerdì 16 novembre 2018, “Il patrimonio culturale in Africa Orientale. La Farnesina e le ricerche italiane in Etiopia ed Eritrea”, a cura della direzione generale per la promozione del Sistema Paese del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale; “Gemellaggio tra Paestum e Palmira”, alla presenza di Paolo Matthiae che portò alla luce l’antica città di Ebla e di una delegazione siriana, tra cui Talal al-Barazi governatore di Homs e Mohamad Saleh ultimo direttore per il Turismo di Palmira, per suggellare il legame con la “Sposa del Deserto” che tornerà fruibile dal 2019, come da poco annunciato (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/07/palmira-riaprira-ai-turisti-entro-lestate-2019-lannuncio-del-governatore-di-homs-a-un-anno-e-mezzo-dalla-sua-definitiva-liberazione-dallisis-a-montereale/); “Il dialogo interculturale valore universale delle identitá e del patrimonio culturale #pernondimenticare il Museo del Bardo, 18 marzo 2015 e #unite4heritage for Palmyra”, con Moncef Ben Moussa direttore del museo del Bardo di Tunisi all’epoca dell’attentato del marzo 2015 (attuale direttore per lo Sviluppo dei musei), Irina Bokova già direttore generale Unesco e Mounir Bouchenaki consigliere speciale del direttore generale Unesco; 4a edizione dell’International archaeological discovery award “Khaled al-Asaad”, alla presenza di Omar Asaad, figlio dell’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, la consegna del premio alla scoperta archeologica più significativa del 2017: la “piccola Pompei francese” di Vienne (sulle sponde del Rodano, a circa 30 km a sud di Lione), una città romana di circa 7mila mq abitata dal I sec. d.C., con ville di lusso arredate con mosaici, statue monumentali e uffici pubblici, esistita per tre secoli e distrutta da una serie di incendi improvvisi (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/11/05/vienne-la-piccola-pompei-francese-e-la-scoperta-archeologica-dellanno-premiata-con-linternational-archaeological-discovery-award-khaled-al-asaad-2018-pr/); “Distretti turistici: sviluppo del territorio tra zona a burocrazia zero e politiche comunitarie”, a cura dell’assessorato Sviluppo e promozione del Turismo della Regione Campania e del coordinamento regionale Distretti turistici della Campania; “Incontro con i buyer esteri selezionati dall’Enit e nazionali dell’Aidit”, in collaborazione con Enit, Aidit di Federturismo e Trenitalia; venerdì 16 e sabato 17 novembre 2018, “20 anni di Paestum e Troia quali siti Unesco”, celebrazione del 20° anniversario dell’iscrizione nella Lista del Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’Unesco delle aree archeologiche di Paestum e Troia.

Rüstem Aslan, responsabile dell’area archeologica di Troia

Gli incontri con i protagonisti, dedicati ai siti archeologici del mondo. Sabato 17 novembre 2018: Rüstem Aslan, responsabile dell’area archeologica di Troia (in collaborazione con l’ufficio cultura e informazioni dell’ambasciata di Turchia); Dan Bahat, per decenni l’archeologo ufficiale di Gerusalemme (in collaborazione con l’Ufficio nazionale israeliano del Turismo); Marie Bardisa, conservatrice Grotta di Chauvet; Azedine Beschaouch, segretario scientifico del comitato internazionale di Coordinamento per la Salvaguardia e lo Sviluppo di Angkor – Cambogia; Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo.

La famosa lastra di copertura della Tomba del Tuffatore esposta al museo Archeologico nazionale di Paestum

Il Workshop Enit e Aidit al centro espositivo del Savoy Hotel

Premio Paestum Archeologia “Mario Napoli”. Assegnato a quanti contribuiscono, con il loro impegno, alla valorizzazione del patrimonio culturale, alla promozione del turismo archeologico e al dialogo interculturale. Dal 2018, in coincidenza del 50° anniversario della scoperta della Tomba del Tuffatore, il premio è intitolato all’archeologo Mario Napoli che, il 3 giugno 1968, data del ritrovamento dell’unica testimonianza in ambito greco di pittura non vascolare, dirigeva la soprintendenza Archeologica di Salerno, Avellino e Benevento. Ricevono il Premio per il 2018: Irina Bokova, già direttore generale Unesco; Sackona Phoeurng, ministro della Cultura del Regno di Cambogia; Paolo Verri, direttore generale Fondazione Matera-Basilicata 2019. Da non perdere il Salone Espositivo, l’unico al mondo dedicato al patrimonio archeologico con la presenza di istituzioni, enti, Paesi Esteri, Regioni, organizzazioni di categoria, associazioni professionali e culturali, aziende e consorzi turistici. La stretta collaborazione con le Regioni ha determinato una notevole partecipazione: Abruzzo, Basilicata (APT Agenzia Promozione Territoriale), Calabria, Campania, Lazio (Agenzia Regionale per il Turismo), Sicilia (assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana e assessorato del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo). Rappresentate anche altre regioni italiane: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna. Da sottolineare l’autorevole presenza del MiBAC, con uno stand di oltre 300 mq nel quale è previsto un ricco programma di incontri, e la partecipazione per la prima volta di Roma Capitale. Tra i 100 espositori, previsti come ogni anno numerosi Paesi esteri: Albania, Azerbaigian, Cambogia, Croazia, Ecuador, Estonia, Etiopia, Georgia, Giordania, Grecia, Israele, Mongolia, Montenegro, Perù, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Tunisia, Turchia, Uzbekistan. Inoltre, come in passato, la Borsa ha ritenuto di dare attenzione rilevante a Palmira dedicandole uno spazio nel Salone Espositivo. Per quanto riguarda l’aspetto economico, nel rispetto del nome Borsa, il Workshop di sabato 17 novembre dedicato al turismo culturale si arricchisce dei buyer nazionali dell’Aidit Associazione Italiana Distribuzione Turistica di Federturismo Confindustria, che si aggiungono a quelli europei selezionati dall’Enit provenienti da 7 Paesi (Austria, Belgio, Germania, Olanda, Regno Unito, Spagna, Svizzera).

La mostra di ArcheoVirtual al museo Archeologico di Paestum presenterà lo stato dell’arte del digitale nei musei archeologici

Eventi alla Basilica, Parco e Museo Archeologico di Paestum. Attraverso i Laboratori di archeologia sperimentale nei pressi del Museo Archeologico, ArcheoExperience permette di rivivere le antiche tecniche utilizzate per creare gli oggetti adoperati dai nostri lontani antenati e ora conservati nelle vetrine dei musei archeologici, testimoni della cultura materiale che ha accompagnato l’evoluzione dell’uomo: la lavorazione dell’ambra nella Preistoria, la vita delle Legioni romane, l’arte del vasaio dalla Magna Grecia ad oggi, la produzione di calzature in pelle, lucerne in terracotta e gioielli nell’antichità. La mostra di ArcheoVirtual al museo Archeologico presenterà lo stato dell’arte del digitale nei musei archeologici in collaborazione con l’Itabc Istituto per le Tecnologie applicate ai Beni culturali Cnr e la direzione generale Musei del ministero per i Beni e le attività culturali. La mostra vuole essere un laboratorio interattivo e stimolante in cui le applicazioni siano strumento di comunicazione culturale e di promozione turistica ad ampio spettro, abbracciando il pubblico più eterogeneo e gli ambiti più diversi. I visitatori potranno, solo per fare alcuni esempi, camminare nei templi di Paestum all’epoca della loro costruzione, sorvolare la Valle del Tevere in un viaggio attraverso il tempo, o difendere il Castello Sforzesco nei panni di un arciere virtuale. ArcheoVirtual, attraverso la mostra e il workshop di sabato 17 novembre, intende valorizzare le soluzioni tecnologiche che hanno reso i luoghi della cultura più appetibili per il grande pubblico e più leggibili in termini di comprensione e sensibilità culturale.

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

Archeolavoro presso la Basilica da giovedì 15 a sabato 17 novembre 2018: orientamento post diploma e post laurea con presentazione dell’offerta formativa a cura delle università presenti nel Salone: Alma Mater Studiorum università di Bologna, università Cattolica del Sacro Cuore, università di Salerno, università Europea di Roma, università Giustino Fortunato, Universitas Mercatorum; presentazione delle figure professionali e incontri con i protagonisti dedicati a scuole e università con la partecipazione di Ciro Buonajuto, sindaco di Ercolano; Mario Caligiuri, direttore del Master in Intelligence università della Calabria: Lorenzo Nigro, archeologo e associato dipartimento di Scienze dell’Antichità – Sezione di Orientalistica “Sapienza” università di Roma; Francesco Scoppola, direttore generale Educazione e Ricerca MiBAC; Giusy Sica, Founder Re-Generation (Y)outh e Dina Galdi consulente in politiche del turismo; Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano; Luigi Vicinanza, presidente della Fondazione Cives; Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum; ArcheoTeatro, workshop di orientamento e formazione a cura dell’Accademia Magna Graecia di Paestum con la direzione artistica di Sarah Falanga. E ancora: giovedì 15 e venerdì 16 novembre, Masterclass a cura di Universitas Mercatorum riservate ai diplomati; venerdì 16 novembre, premio “Antonella Fiammenghi” per la migliore tesi di laurea sul turismo archeologico.

Paestum. Nel cinquantennale dell’eccezionale scoperta, la Tomba del Tuffatore, unica testimonianza della pittura greca a grandi dimensioni, non vascolare, prima del IV sec. a.C., la mostra “L’immagine invisibile. Dalla Magna Grecia a De Chirico” spiega perché quella figura continua a far discutere gli esperti e a influenzare gli artisti contemporanei

Le lastre della straordinaria Tomba del Tuffatore (480-470 a.C.) esposte nelle sale del museo Archeologico nazionale di Paestum

Il manifesto della mostra “L’immagine invisibile. Dalla Magna Grecia a De Chirico” al museo Archeologico nazionale di Paestum

Estate 1968. In località Tempa del Prete, un paio di chilometri a Sud di Paestum, durante lo scavo di una piccola necropoli di VI-IV sec. a.C., l’allora soprintendente archeologo Mario Napoli fece uan scoperta straordinaria, se pur “fortuita” – come lui stesso ammise-: la Tomba del Tuffatore (480-470 a.C.): unica testimonianza della pittura greca a grandi dimensioni, non vascolare, prima del IV sec. a.C. È passato mezzo secolo da quella straordinaria scoperta, e la Tomba del Tuffatore sta ancora al centro di un dibattito scientifico molto controverso e acceso. L’interpretazione dell’immagine del giovane che si tuffa nell’acqua rimane un rompicapo che fa discutere anche gli esperti del settore: è semplicemente una visione edonistica della vita e della morte? O qualcosa di più, forse un messaggio misterico, ispirato a culti iniziatici legati ad Orfeo e Dioniso? E le difficoltà nella lettura dell’immagine del Tuffatore si spiegano forse con il fatto che essa era “invisibile”, in quanto collocata all’interno di una tomba buia, chiusa per l’eternità? Insomma, possiamo pretendere di leggere e comprendere un’immagine che non era fatta per essere guardata?

La Tomba delle Danzatrici da Ruvo di Puglia, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli

Gabriel Zuchtriegel, direttore del museo Archeologico nazionale di Paestum (foto Paolo De Luca)

Una risposta ha tentato di darla Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum, promuovendo, appunto nel cinquantennale della scoperta, una mostra che, attraverso circa 50 opere provenienti da vari musei e biblioteche, racconta 300 anni di scoperte archeologiche e riletture dell’antico che spiegano perché, oggi come oggi, la Tomba del Tuffatore non si spiega. Ecco dunque la mostra “L’immagine invisibile. Dalla Magna Grecia a De Chirico”, aperta fino al 7 ottobre 2018 al museo Archeologico nazionale di Paestum. La mostra a Paestum non pretende di risolvere tutte queste questioni. Per questo, non è una mostra tradizionale che vuole dare risposte, ma piuttosto una “anti-mostra” che vuole porre delle domande, mettendo i visitatori nella condizione di partecipare al dibattito e di coglierne i motivi.

Dall’antico al contemporaneo alla mostra “L’immagine invisibile” al museo Archeologico nazionale di Paestum

Laminetta d’oro con testi “orfici” da Thurii, conservata al museo Archeologico nazionale di Napoli

L’opera “Il tuffatore” di Carlo Alfano al museo di Paestum

Il percorso segue le scoperte archeologiche che sin dal Settecento hanno segnato la ricerca sui culti misterici antichi, con tanto di fraintendimenti e impostazioni ideologiche. Lo fa mettendo in mostra alcune delle scoperte più clamorose sul tema in Magna Grecia, come le laminette d’oro con testi “orfici” da Thurii e Vibo Valentia, la tomba delle danzatrici da Ruvo, conservata al museo Archeologico di Napoli, o i vasi funebri con raffigurazioni di Orfeo da Matera, Paestum e Napoli. Ma lo fa anche esplorando il contesto storico-culturale in cui queste scoperte sono avvenute. Dalle visioni edonistiche settecentesche del mondo di Bacco si passa alle danzatrici caste e al tempo stesso sensuali di Canova per arrivare alle visioni novecentesche, altamente ambigue, di Corrado Cagli e De Chirico. “Solo attraverso questo racconto del contemporaneo”, spiegano i curatori, “si riesce a comprendere pienamente le motivazioni di una controversia che forse più degli antichi riguarda noi oggi. E che ha fatto sì che nel momento della scoperta della Tomba del Tuffatore, questa abbia suscitato non solo una controversia scientifica molto accesa, ma abbia anche ispirato, più che ogni altra immagine antica, scrittori e artisti contemporanei – tra i primi, l’artista salernitano Carlo Alfano, la cui opera “Il Tuffatore”, allestita vis-à-vis con la Tomba del Tuffatore nel museo di Paestum, viene rivalorizzata nell’occasione della mostra, quale espressione esemplare del rapporto tra presente e passato”.