#iorestoacasa. Altri cinque nuovi “Bollettini” del direttore Zuchtriegel dal parco archeologico di Paestum: da una domus romana al comitium, al tempio della Pace. Focus sulla Tomba del Tuffatore

Record di visitatori al parco archeologico di Paestum prima dell’emergenza coronavirus (foto parco archeologico Paestum)

La comunicazione dal parco archeologico di Paestum e Velia non si ferma. Ecco altri cinque “bollettini” del direttore del parco, Gabriel Zuchtriegel, comunicazioni video realizzati fin dai primi giorni della chiusura per decreto e che in questi giorni sono stati messi in linea sul canale YouTube, con l’obiettivo – nell’impegno #iorestoacasa – di far conoscere Paestum da una prospettiva interna, quella di chi quotidianamente vive il museo e l’area archeologica. Ecco, dunque, il racconto di approfondimenti, aneddoti, anticipazioni e curiosità con riprese dagli scavi, dal museo, dagli uffici e dai depositi.
Con il bollettino numero 6 il direttore Zuchtriegel comunica le ultime decisioni relative agli scavi PON Cultura e Sviluppo: lo scavo del tempietto dorico è sospeso. Il personale fa sempre più fatica a raggiungere il sito archeologico e quindi si è deciso di mettere in sicurezza l’area e predisporre una sorveglianza speciale in attesa di poter riprendere, superata l’emergenza sanitaria. “È tempo di fare squadra per superare questo momento di crisi, il sereno tornerà su Paestum e su tutta l’Italia”.
Ecco il bollettino numero 7 del Parco Archeologico di Paestum girato all’interno di una abitazione di epoca romana, oggetto dei recenti lavori previsti dal PON Cultura e Sviluppo. “Approfittiamo di questi giorni per rimanere nelle nostre abitazioni nell’attesa di poter tornare a vivere tempi migliori”. La struttura dell’abitazione è quella tipica dei romani: un ingresso, un cortile con un impluvium per la raccolta dell’acqua piovana che veniva poi convogliata in una piccola cisterna domestica. “La villa – spiega Zuchtriegel – è stata realizzata su un impianto del III-II sec. a.C. che ospitava una fornace per la ceramica di anfore destinate a contenere olio e vino prodotto nel territorio di Paestum ed esportato in altre regioni del Mediterraneo. Questa era di certo la casa di una ricca famiglia. I poveri abitavano spesso in spazi dentro queste domus: sono piccoli ambienti che si aprivano sulla strada. Un po’ come i bassi di Napoli. In questi spazi ridotti si svolgeva tutta la vita della famiglia: mangiare, dormire, ma anche attività commerciali. Così il mono-bilocale diventava anche bottega”.
Una passeggiata con il direttore Gabriel Zuchtriegel nella Paestum romana per il bollettino numero 8 del Parco Archeologico di Paestum e Velia. “Voi restate a casa, a raccontarvi di Paestum ci pensiamo noi”. Paestum diventa romana nel 273 a.C. Vengono qua coloni romani che parlano latino e che cambiano tutto il volto della città. Il tempio di Nettuno rimane in uso, ma viene ridisegnato lo spazio centrale della città. L’agorà dei greci diventa il forum, che viene realizzato sul modello di Roma. Il direttore Zuchtriegel inizia la passeggiata dal comitium, a forma circolare con gradini, dove si svolgevano le assemblee del popolo. “Questo monumento – spiega Zuchtriegel – che poteva contenere poche centinaia di persone, ci permette di farci un’idea della consistenza del numero di coloni giunto alle rive del Sele. Qui si deliberava della sorte della città”. Qui c’è anche il cosiddetto tempio della Pace, dove sono in corso nuovi scavi archeologici da parte dell’università di Bochum (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/18/due-scoperte-in-pochi-giorni-a-paestum-nel-santuario-di-athena-una-testa-tardo-arcaica-forse-parte-di-una-metopa-nel-tempio-della-pace-un-frammento-di-scultura-architettonica/). “Non è ancora ben chiaro il rapporto tra il comitium e il tempio che sembra tagliare l’anello circolare. Allora ci si chiede se il tempio c’era già prima del comitium, come sembrano suggerire recenti ritrovamenti sotto l’altare davanti al tempio. Probabilmente esisteva un tempio che viene rispettato al momento della realizzazione del comitium. Poi i romani decisero di ampliare il tempio e così tagliarono il comitium”.

La ricostruzione, in dimensioni monumentali, della Tomba del Tuffatore per la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” a Chengdu (foto parco archeologico Paestum)
Con il bollettino numero 9 il Parco Archeologico di Paestum e Velia dà a tutti una fantastica notizia: PAESTUM RIAPRE, PER ORA IN CINA, di cui archeologiavocidalpassato ha dato tempestivamente informazione (https://archeologiavocidalpassato.com/2020/03/18/paestum-riapre-per-ora-in-cina-dopo-lo-stop-per-il-coronavirus-riapre-a-chengdu-la-mostra-paestum-una-citta-del-mediterraneo-antico-zuchtriegel-un-segnale-di-s/): “Paestum riapre, per ora in Cina. Ricordate quanto avevamo scritto ai primi di dicembre 2019? “La Tomba del Tuffatore come non si è mai vista. È stata ricostruita in dimensioni monumentali più grandi del vero a Chengdu, capoluogo del Sichuan, provincia cinese con 90 milioni di abitanti, per la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” organizzata dal Parco Archeologico di Paestum in collaborazione con il Museo del Sichuan” dove sarebbe dovuto rimanere aperta fino al 26 febbraio 2020 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/16/i-tesori-del-parco-archeologico-di-paestum-sbarca-in-cina-aperta-a-chengdu-la-mostra-paestum-una-citta-del-mediterraneo-antico-con-134-preziosi-reperti-dai-depositi-che-c/). Ma all’indomani dell’emergenza sanitaria che ha messo in ginocchio la Cina anche la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” è stata chiusa. Fino alla notizia giunta ieri: da oggi, 18 marzo 2020, in Cina sarà nuovamente possibile ammirare i 134 reperti provenienti dai depositi di Paestum: la speranza è che anche il Parco Archeologico di Paestum e gli altri istituti culturali possano riaprire al più presto le porte ai visitatori per continuare a comunicare a tutti la storia e la cultura italiana”.
Il bollettino numero 10 del Parco Archeologico di Paestum e Velia è dedicato alla celeberrima Tomba del Tuffatore. Chi è quel giovane che si tuffa da una specie di piattaforma nell’acqua, probabilmente il mare? A più di 50 anni dalla sua scoperta gli studiosi continuano a interrogarsi sull’immagine della lastra di copertura della tomba. “Interessante – spiega il direttore del parco – è una recente teoria che, in base a riscontri con il mondo greco e soprattutto etrusco, potrebbe rappresentare una prova di coraggio durante l’ephebìa, quel periodo tra adolescenza ed età adulta”. In quella fase della vita i giovani venivano mandati in zone liminali della città a sostenere una specie di servizio militare, dove erano chiamati a superare prove di coraggio. Si andava via da casa ancora ragazzi e ci si tornava adulti. “Trovo questa ipotesi particolarmente intrigante – continua Zuchtriegel – perché permetterebbe di collegare questa immagine a una prassi elitaria della città antica di Paestum all’inizio del V sec. a.C. E questo ci permetterebbe anche di non vedere in questa raffigurazione un’immagine astratta, ma un paesaggio reale che si può apprezzare ancora oggi nel Cilento dove spesso le colline arrivano fino al mare. Di certo questa non è l’ultima parola di una discussione che dura ormai da 50 anni, ma certo è uno stimolo importante”. Il direttore si sofferma sulla figura del tuffatore che è colto in un momento sospeso nell’aria, durante il volo. “Il giovane ha gli occhi aperti. È lucido e guarda quello verso cui sta andando incontro, l’acqua. Non chiude gli occhi, non perde la testa, ma consapevolmente supera questa prova di coraggio”.
#iorestoacasa. Il parco archeologico di Paestum è chiuso al pubblico, ma la cultura non si ferma. Per gli appassionati il direttore Zuchtriegel posta dei “Bollettini”, comunicazioni video per far conoscere Paestum da una prospettiva interna, quella di chi quotidianamente vive il museo e l’area archeologica. Ecco i primi cinque

Gabriel Zuchtriegel li chiama “Bollettini”, termine particolarmente in sintonia con questi tempi di emergenza sanitaria che si combatte contro un nemico invisibile: sono comunicazioni video dal parco archeologico di Paestum e Velia, realizzati fin dai primi giorni della chiusura per decreto e che in questi giorni sono stati messi in linea sul canale YouTube, con l’obiettivo – nell’impegno #iorestoacasa – di far conoscere Paestum da una prospettiva interna, quella di chi quotidianamente vive il museo e l’area archeologica. Ecco, dunque, il racconto di approfondimenti, aneddoti, anticipazioni e curiosità con riprese dagli scavi, dal museo, dagli uffici e dai depositi. Intanto cosa fa un Parco archeologico senza visitatori, chiuso per via dell’emergenza sanitaria? A Paestum e Velia, la risposta è: si prepara alla riapertura con corsi di formazione offerti al personale. “L’obiettivo”, spiega il direttore del parco Zuchtriegel, “è che anche i colleghi che non hanno mansioni tali da poterle svolgere da casa non siano penalizzati in questa situazione, dovendo consumare ferie e recuperi; anzi, vogliamo usare il tempo per prepararci al meglio per la riapertura, ovviamente da casa. Quando si riapriranno le porte del parco, e speriamo che sarà presto, troverete una squadra ancora meglio preparata grazie a un programma che valorizza conoscenze e competenze presenti all’interno della struttura che saranno condivise attraverso la rete”. Intanto per noi che restiamo a casa ci godiamo questo filo diretto con il Parco. Ecco i primi cinque “bollettini”.
La bellezza di Paestum abbatte ogni confine fisico e arriva fin nelle nostre case. Ecco il bollettino numero 1 del Parco Archeologico di Paestum e Velia in cui il direttore Gabriel Zuchtriegel ci racconta alcune pillole di archeologia. Comincia presentando il santuario meridionale meglio noto come il Tempio di Nettuno e la cosiddetta Basilica, perché in realtà non si sa a quali divinità fossero dedicato questi edifici sacri. Questi due templi sono tra i meglio conservati del periodo (V sec. a.C.) in tutto il Mediterraneo. “Forse c’era un tempio di Hera, forse uno di Apollo: ma non sappiamo quale”, spiega il direttore. “Un culto di Apollo, che era anche un dio medico, era molto importante a Paestum, la Poseidonia dei greci. Nella Magna Grecia e in Sicilia Apollo e Poseidone erano le divinità molto seguite perché proteggevano i coloni che venivano qua dalla Grecia per fondare nuove città. E tra gli aspetti molto importanti in tutti questi santuari c’è l’acqua: e qui, davanti ai due templi, c’è una struttura sulla quale ancora si discute. È il cosiddetto orologio d’acqua. Sicuramente non era un orologio d’acqua, ma è altrettanto certo che aveva a che fare con l’acqua: ci sono i canali, c’è la cisterna sotto il pavimento. Proprio qui è stata trovata una stele con iscritto il nome di Chirone, il centauro anche lui legato alla medicina, alla guarigione, alla saggezza antica”.
A Paestum continuano i lavori PON Cultura e Sviluppo lungo le mura dell’antica città. Nel bollettino numero 2 del Parco Archeologico di Paestum e Velia il direttore Gabriel Zuchtriegel racconta i lavori in corso: restauri, manutenzioni e anche qualche saggio di scavo. “Uno di questi cantieri”, spiega il direttore, “si trova proprio sul tempietto dorico di inizio V sec. a.C. che abbiamo trovato nel giugno 2019 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/27/paestum-lancia-una-raccolta-fondi-con-lartbonus-per-riportare-alla-luce-il-tempio-dorico-individuato-allinizio-dellestate-lungo-le-mura-emersi-alcuni-frammenti-di-un-edificio-sacr/). E continuano a uscire nuovi elementi, come un frammento di sima (grondaia) del tetto, con ancora tracce del colore originario sulla decorazione a palmette”. E anche in questo tempietto, come già visto davanti al tempio di Nettuno, era presente l’acqua. “È stato trovato un frammento di louterion, grande bacile che era posizionato all’ingresso dei luoghi sacri per l’abluzione rituale”. Lo scavo del tempietto è lungo la cinta muraria che sta tornando alla luce insieme agli elementi del crollo dell’edificio sacro: parte di un fregio a triglifo, blocchi di colonne. “È emerso anche, proprio in questi primi giorni di marzo 2020, una parte dello stilobate (la base dove poggiavano le colonne) ancora in situ”.
Il Parco Archeologico di Paestum è chiuso al pubblico, ma l’attività degli uffici, seppur in forma molto ridotta, continua. Nel bollettino numero 3 del Parco Archeologico di Paestum e Velia si racconta cosa succede “dietro le porte” di un museo chiuso.
Dallo scavo PON Cultura e Sviluppo continua il racconto del direttore Gabriel Zuchtriegel. Il bollettino numero 4 ci aggiorna sul tempietto dorico e sui riti che si svolgevano in questa zona vicino le mura dell’antica città di Poseidonia. Lo scavo ha restituito più di duecento pezzi del tempietto dorico (colonne, fregio, architrave,) e poi la base dell’edificio con gli incavi dove veniva posto il perno che fissava la posizione delle colonne. “Si comincia già ad avere un’idea dell’impianto complessivo”, spiega Zuchtriegel. “Doveva essere un piccolo tempio periptero, cioè circondato di colonne su tutti i quattro i lati, fatto molto strano per un edificio piccolo: questo doveva essere di 4 colonne sui lati corti e 7 su quelli lunghi”. E continuano a venire alla luce anche nuovi elementi sulla ritualità. È stata trovata una piccola statuina in terracotta di età ellenistica. Rappresenta la testa di una donna con una ricca capigliatura e una specie di cappuccio sulla testa. “Questa statuetta ci racconta di una ritualità quotidiana in cui uomini e donne, giovani e adulti venivano qua. Questo era un luogo vissuto con processioni, musica, feste, rituali, sacrifici. Questo tempietto, vicino alle mura, faceva parte di una serie di santuari che circondava la città a creare una specie di protezione sacra dello spazio urbano”.
Ecco il bollettino numero 5 dal museo di Paestum: ci si prepara alla riapertura sfruttando questo tempo per fare un po’ di manutenzione ai reperti.
Paestum riapre, per ora in Cina. Dopo lo stop per il coronavirus riapre a Chengdu la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico”. Zuchtriegel: “Un segnale di speranza anche per noi”

Il suggestivo allestimento della mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” nel museo di Chengdu in Cina (foto parco archeologico di Paestum)
Paestum riapre, per ora in Cina. Ricordate quanto avevamo scritto ai primi di dicembre 2019? “La Tomba del Tuffatore come non si è mai vista. È stata ricostruita in dimensioni monumentali più grandi del vero a Chengdu, capoluogo del Sichuan, provincia cinese con 90 milioni di abitanti, per la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” organizzata dal Parco Archeologico di Paestum in collaborazione con il Museo del Sichuan” dove sarebbe dovuto rimanere aperta fino al 26 febbraio 2020 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/16/i-tesori-del-parco-archeologico-di-paestum-sbarca-in-cina-aperta-a-chengdu-la-mostra-paestum-una-citta-del-mediterraneo-antico-con-134-preziosi-reperti-dai-depositi-che-c/). Ma all’indomani dell’emergenza sanitaria che ha messo in ginocchio la Cina anche la mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” è stata chiusa. Fino alla notizia giunta ieri: da oggi, 18 marzo 2020, in Cina sarà nuovamente possibile ammirare i 134 reperti provenienti dai depositi di Paestum: la speranza è che anche il Parco Archeologico di Paestum e gli altri istituti culturali possano riaprire al più presto le porte ai visitatori per continuare a comunicare a tutti la storia e la cultura italiana.

Autorità italo-cinesi all’inaugurazione della mostra “Paestum – una città del Mediterraneo antico” a Chengdu in Cina (foto parco archeologico di Paestum)
A comunicare le importanti novità è stato Wei Quan, direttore del Sichuan Museum, che ha indirizzato una missiva a tutto il Parco Archeologico di Paestum, nella persona del direttore, Gabriel Zuchtriegel. Dalle parole del direttore cinese si colgono sentimenti di solidarietà e speranza verso l’Italia che, proprio in questi giorni, sta vivendo momenti drammatici a causa del COVID 19. Un destino comune quello di Italia e Cina che, con la riapertura dei musei cinesi, sembra avviarsi verso un epilogo positivo. Al direttore Wei Quan ha risposto il direttore Zuchtriegel a nome di tutto lo staff di Paestum: “Caro Direttore, caro staff del Museo del Sichuan, Vi ringrazio di cuore per il messaggio di solidarietà e speranza che ci avete trasmesso. Siamo commossi dalla vicinanza che ci state dimostrando in questo momento e dallo spirito umanitario che ha sempre contraddistinto i nostri rapporti. In questo frangente difficile per l’Italia, con il parco e il museo di Paestum chiusi per l’emergenza sanitaria, è un immenso piacere apprendere che la mostra in Cina “Paestum – una città del Mediterraneo antico” riapre al pubblico. Grazie alla collaborazione che abbiamo messo in campo sin dal 2018, possiamo dire che il rilancio di Paestum postpandemia è partito, seppure da una sede lontana dal sito. Ciò ci riempie di speranza e di fiducia che tutti insieme potremo superare l’attuale difficoltà e uscirne più uniti e forti. Grazie 谢谢 a presto”.
Paestum. Giornata di presentazione delle indagini archeologiche nel parco archeologico
Giornata speciale, venerdì 21 febbraio 2020, a Paestum dedicata alla presentazione delle indagini archeologiche nel parco archeologico. Intenso il programma con inizio alle 10 con i saluti e la presentazione del direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Gabriel Zuchtriegel. Seguono gli interventi: “Nuovi scavi dall’area dell’Athenaion: la campagna del 2019” di Fausto Longo e Maria Luigia Rizzo (università di Salerno); “New light once more on the temple of Athena” di Albert e Rebecca Ammerman (Colgate University of New York); “Saggi di scavo nell’agorà di Poseidonia” di Emanuele Greco e Marina Cipriani (Fondazione Paestum); “Gli scavi dell’unior a Poseidonia-Paestum [campagne 2018/2019]” di Laura Ficuciello (università di Napoli “L’Orientale”); “La casa dei sacerdoti nel santuario meridionale: i dati provenienti dalla recente indagine” di Giovanni di Maio e Serenella Scala (Parco Archeologico di Paestum e Velia – Geomed); seguo il dibattito. Dopo il coffee break, “Dati preliminari sulla campagna di scavo 2019 nell’abitato preromano di Paestum: le nuove sequenze stratigrafiche dalla porzione centrale e settentrionale della domus II nell’IS 2” di Rachele Cava e Guglielmo Strapazzon (Parco Archeologico di Paestum e Velia – Cooperativa Archeologia); “Le fornaci dell’insula 10-12: testimonianze di un impianto produttivo coloniale” di Francesco Mele, Rosa De Venezia, Jessica Elia, Manuela Ferraioli, Letterio Giordano (Parco Archeologico di Paestum e Velia – Ganosis/Edilco); “Santuario di Hera al Sele: la ricerca continua” di Bianca Ferrara (università di Napoli “Federico II”); “La tutela archeologica nel territorio di Paestum” di Maria Tommasa Granese (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino). Dopo il dibattito, le conclusioni di Gabriel Zuchtriegel.
Parco archeologico di Paestum (ora con Velia): 2019 anno record, con più visitatori (443mila, +4%), nuove aree di scavo e più interventi di manutenzione. Gennaio conferma il trend positivo. Novità: archeologia partecipata, il parco dei piccoli, gli aperitivi. Prorogata la mostra “Poseidonia città d’acqua”. Gli auguri della nuova direttrice del Polo museale della Campania

L’area archeologica di Paestum ha segnato nel 2019 oltre 413mila visitatori (+4% rispetto al 2018) (foto parco archeologico Paestum)
Il Parco Archeologico di Paestum cresce ancora, in estensione e in profondità. Oltre alle aree di scavo e agli interventi di manutenzione ordinaria, aumentano i visitatori che nel 2019 sono stati 443mila, il 4% in più rispetto al 2018, numero che posiziona Paestum al sedicesimo posto tra i siti statali più visitati in Italia. E l’inizio del 2020 lascia intravedere un altro anno di successi. Il parco archeologico di Paestum nel mese di gennaio ha registrato un aumento del +68% di visitatori rispetto al 2019, anno già da record. Un altro dato da rilevare è il +330% di biglietti annuali Paestum Mia venduti nel 2020, a sottolineare la volontà del pubblico di legarsi a Paestum per un intero anno e quindi tornare più volte nel sito archeologico senza ulteriori costi da sostenere. Il trend positivo sembra interessare anche il mese di febbraio che nei suoi primi 10 giorni annota un +125% rispetto allo stesso periodo 2019, con un incremento dei paganti del +70%. Come sottolinea il direttore Gabriel Zuchtriegel, un elemento centrale della politica culturale del Parco di Paestum è la diversificazione dell’offerta che si rivolge a pubblici diversi, con la stessa attenzione a ciascuno. “La crescita di flussi e incassi non è un obiettivo in sé”, continua il direttore, “ma il risultato di un lavoro di qualità che a Paestum stiamo portando avanti grazie a una squadra eccezionale: dagli assistenti alla vigilanza impegnati in progetti di accessibilità fino all’ufficio promozione che è riuscito a coinvolgere sponsor e donatori privati nelle nostre attività”.
Una delle ultime novità riguarda un progetto pilota di “museologia partecipata”, a cura di Paola Contursi della Scuola del Patrimonio: i cittadini saranno coinvolti nella creazione di un nuovo racconto museale che sarà inserito nell’App del Parco, già scaricabile gratuitamente e con percorsi individualizzati. E poi a Paestum c’è da poco – tra le nuove iniziative – anche il “Parco dei Piccoli”, realizzato in collaborazione con Legambiente Paestum, con l’intento di intrattenere i bambini con il gioco e di trasmettere al tempo stesso conoscenze e valori. Sarà possibile vedere anche alcune macchine da cantiere utilizzate per la costruzione dei tre templi dorici, rispondendo così alle curiosità di tanti visitatori. Con questo progetto il Parco si prefigge nuovi obiettivi in termini di accessibilità, per esempio attraverso laboratori didattici gratuiti fondati sul gioco, nell’ottica di un approccio metacognitivo. Sono state coinvolte le scuole del territorio, il museo del giocattolo antico di Massicelle e l’associazione Cilento4all, che già collabora da tempo con il Museo di Paestum per la fruizione museale di persone con difficoltà nello spettro autistico. Cresce così anche l’impegno per l’accessibilità universale, dopo la riapertura del percorso senza barriere del tempio più antico della città. Anche in questo inizio dell’anno diverse sono state le novità introdotte nell’offerta culturale del Parco, a favore delle esigenze dei pubblici più variegati. Sono tornati gli aperitivi al Museo di Paestum, tutti i giovedì dalle 18 alle 19.30, in concomitanza con l’ingresso gratuito al Parco archeologico, a cura dell’associazione Amici di Paestum, con il sostegno delle cantine vitivinicole del territorio. I proventi dell’aperitivo sono destinati ai percorsi di visita “Un tuffo nel blu” nei depositi del museo per ragazzi affetti da disturbi dello spettro autistico, a cura dell’associazione Cilento4All. Ed sono stati prorogati fino al 3 maggio 2020, la mostra “Poseidonia città d’acqua. Archeologia e cambiamenti climatici” nel museo e il videomapping “Metamorfosi” di Alessandra Franco proiettato tutte le sere sulla facciata principale del tempio di Nettuno dal tramonto fino alle 21.30.
“Siamo felici che Paestum si pone sempre di più come un punto di riferimento socio-culturale in un territorio che ha tutte le caratteristiche per uno sviluppo virtuoso”, continua Zuchtriegel. “Con l’integrazione del sito archeologico di Velia nell’autonomia di Paestum, le nostre azioni di promozione e valorizzazione si estenderanno a tutto il Cilento, area di estremo interesse sotto più punti di vista”. Proprio nell’incontro con il territorio tenutosi ad Ascea è arrivato il saluto della nuova direttrice ad interim del Polo museale della Campania, Marta Ragozzino, già protagonista di Matera Capitale europea della Cultura: “Nel fare i migliori auguri di buon lavoro all’amico direttore di Paestum Gabriel Zuchtriegel – al cui Parco archeologico viene annesso anche il Parco di Velia- auspico la continuità di collaborazione tra le due strutture consorelle, non solo nell’ottica della miglior continuità amministrativa tra uffici del Mibact ma anche nel segno della collaborazione scientifica e culturale, e mi impegno personalmente a gestire il passaggio di consegne nella maniera più naturale e automatica possibile”. E Zuchtriegel, che durante l’incontro ha anticipato l’intenzione di lavorare insieme sul rinforzamento della rete museale cilentana con Velia e Paestum promotrici di un territorio più ampio: “Conosco Marta Ragozzino sin da quando insegnavo all’università della Basilicata, e sono estremamente felice che ora ci sarà la possibilità di collaborare in Campania, perché ho potuto apprezzare la sua grande competenza e passione in molte occasioni, ultima la splendida mostra a Policoro sulle tavole di Eraclea che è assolutamente da vedere. Faremo di tutto per trasformare questa esperienza comune in un’opportunità per il territorio, lavorando braccio a braccio e facendo tesoro delle competenze e esperienze della precedente gestione”.
E il giovedì? Si va al parco archeologico per gli “Aperitivi di Paestum”. Con un nobile scopo: i fondi raccolti destinati a favorire le visite al museo di ragazzi autistici
E il giovedì dove prendiamo l’aperitivo? Ma a Paestum! Al museo Archeologico nazionale tornano gli “Aperitivi di Paestum” tutti i giovedì dalle 18 alle 19.30, in concomitanza con l’ingresso gratuito al Parco archeologico. Per l’aperitivo il costo è di 8 euro. Con una novità: i proventi raccolti saranno destinati dall’associazione Amici di Paestum – referente dell’iniziativa – a uno scopo sociale: visite per ragazzi e ragazze con disturbi dello spettro autistico. Già da tempo il Parco organizza visite nei depositi del Museo per persone con esigenze speciali; i percorsi di visita, denominati “Un tuffo nel blu”, sono curati dell’associazione Cilento4All che, con le università “Federico II” e “Parthenope” di Napoli, conduce una ricerca su come l’arte possa essere strumento di comunicazione alternativa e di terapia cognitiva. “La raccolta fondi organizzata dagli Amici di Paestum ci consentirà di incrementare l’offerta per famiglie con un figlio o una figlia con bisogni speciali, senza creare barriere economiche”, dichiara il direttore, Gabriel Zuchtriegel. “Al tempo stesso, gli aperitivi del giovedì continueranno a essere un momento di aggregazione e confronto per il territorio, all’insegna di una nobile causa”. “Siamo molto felici di sostenere un progetto dal così alto impegno sociale”, dichiara la presidente, Teresa Giuliani. “Da sempre l’associazione Amici di Paestum è accanto al Parco Archeologico: tutti i soci partecipano con entusiasmo e grande impegno alla realizzazione di iniziative che noi amiamo definire “vive”, cioè capaci di creare qualcosa di positivo in più. Così come è stato per il ripristino degli spazi interni al museo del Giardino di Hera con la realizzazione di un percorso olfattivo per disabili, nuovamente scendiamo in campo a favore delle persone speciali che con i percorsi nei depositi potranno sentirsi protagonisti indiscussi del pubblico di Paestum”. La buona riuscita della raccolta fondi è frutto di un lavoro di squadra che vede impegnati, accanto al Parco e agli Amici di Paestum, alcune cantine vitivinicole del territorio campano che offriranno i propri prodotti agroalimentari a sostegno dei progetti di accessibilità del Parco. Finora hanno aderito le aziende Ermmà, Rotolo, Luna Rossa e San Salvatore 1988, ma gli organizzatori puntano a coinvolgere anche altre aziende con la sottoscrizione di nuove adesioni con l’associazione Amici di Paestum.
Paestum. Al via i lavori di restauro e manutenzione del sito Unesco per 1 milione di euro, finanziati per la prima volta con fondi ordinari. Al via anche il sistema di monitoraggio sismico del tempio di Nettuno
Sarà il consorzio Vittoria di Bracigliano (Sa) a curare i lavori di restauro e manutenzione al via nel sito Unesco di Paestum: il consorzio ha vinto la gara bandita dal parco archeologico di Paestum per un importo a base d’asta di 1,1 milioni di euro. E per la prima volta un progetto di una tale portata – come sottolineato dal parco archeologico – viene bandito non su fondi europei o ministeriali, ma con i proventi del Parco stesso generati grazie alla gestione autonoma resa possibile dalla riforma Franceschini. “Continuiamo a reinvestire gli introiti di un lavoro quotidiano di tutela, accoglienza e promozione svolto da una squadra straordinaria quale quella di Paestum, che ha portato a 140mila visitatori in più rispetto a quattro anni fa e a un bilancio ordinario più che raddoppiato, grazie anche a sponsorizzazioni e donazioni da parte di aziende e privati del territorio”, sottolinea il direttore Gabriel Zuchtriegel. “Con questo progetto facciamo un importante passo verso la manutenzione programmata che rappresenta la svolta decisiva nella conservazione del patrimonio: meno interventi di emergenza, più programmazione e monitoraggio continuo”. Il progetto prevede la messa in sicurezza e il restauro di una parte dell’abitato antico di Paestum, ubicato tra il cosiddetto heroon e l’ekklesiasterion, con la creazione di nuovi percorsi e un aumento della leggibilità delle strutture antiche. Si tratta di un progetto pilota che servirà ai funzionari del parco come campione per ampliare la manutenzione programmata a tutta l’area archeologica, dove attualmente si svolge anche un importante progetto di scavi e restauri con fondi europei. “Le campagne manutentive rappresentano un metodo complementare al restauro vero e proprio”, dichiara l’architetto del parco archeologico di Paestum, Lorella Mazzella, “soprattutto per siti complessi come quello di Paestum per cui è stato necessario valutare cause a fenomeni di degrado in atto in una logica sistemica. Alle operazioni di manutenzione vengono affiancate ulteriori azioni di conoscenza e monitoraggio che confluiscono in un apposito sistema informativo che contribuirà, non solo a verificare l’efficacia delle operazioni di conservazione, ma anche alla programmazione dei cicli successivi di manutenzione”.
In concomitanza partono i lavori per il sistema di monitoraggio sismico del Tempio di Nettuno, elaborato insieme al dipartimento di Ingegneria civile dell’università di Salerno. L’uso di tecnologie avanzate sviluppate dall’Ateneo salernitano permetterà di osservare il comportamento dinamico dell’edificio millenario in tempo reale e monitorare eventuali deterioramenti strutturali. L’intervento è stato finanziato interamente da donatori privati del territorio, tra cui la famiglia D’Amico dell’azienda omonima di Pontecagnano, che ha fatto una donazione di 100mila euro, e Roberto Savarese dell’azienda Sorrento Sapori e Tradizioni di Eboli, che ha contribuito con 10mila euro.
Il parco archeologico di Paestum ospita per la seconda volta la scrittrice Andrea Marcolongo con il nuovo libro “Alla fonte delle parole. 99 etimologie che ci parlano di noi”: incontro con gli studenti e dialogo con il direttore Zuchtriegel

La locandina del doppio incontro con la scrittrice Andrea Marcolongo al parco archeologico di Paestum
Quale il valore delle parole al tempo degli hashtag e delle emoticon? A interrogarsi è la scrittrice Andrea Marcolongo che presenterà al museo Archeologico nazionale di Paestum il suo nuovo libro “Alla fonte delle parole. 99 etimologie che ci parlano di noi”, venerdì 17 gennaio 2020. L’autrice di bestseller venduti e tradotti in tutto il mondo torna nel sito magno-greco con un doppio appuntamento per ritrovare i ragazzi dei licei campani e per emozionare il pubblico in una conversazione con il direttore Gabriel Zuchtriegel, insieme al gruppo musicale ATAMMUSÌA. Andrea Marcolongo, nata nel 1987 e laureata in Lettere classiche presso l’Università degli Studi di Milano, è una scrittrice italiana attualmente tradotta in 27 paesi. Autrice de “La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco” (Laterza, 2016) e de “La misura eroica” (Mondadori, 2018), scrive per TuttoLibri de “La Stampa”. Traduttrice dal greco, visiting professor presso l’Universidad de Los Andes di Bogotà e l’UNAM di Città del Messico e presidente 2019 del Festival de l’Histoire de Blois, è stata finalista in Francia al Prix des Lecteurs. Ora vive a Parigi.

Il direttore Gabriel Zuchtriegel e la scrittrice Andrea Marcolongo al tempio di Nettuno (foto parco archeologico Paestum)
Per la seconda volta in meno di un anno Andrea Marcolongo sarà a Paestum. “Sono felice di tornare in un luogo che amo molto”, scrive l’autrice nella sua pagina Instagram. “A Paestum vi racconterò l’etimologia numero 100: quella di classico”. Per una studiosa del mondo antico, il Parco Archeologico di Paestum rappresenta il contesto ideale per far rivivere la voce del passato, consapevole che il greco non è una lingua morta, ma memoria di ciò che eravamo. “Le parole sono il nostro modo di pensare il mondo”, dichiara Andrea Marcolongo. “Sono il mezzo che abbiamo per definire ciò che ci sta intorno e quindi, inevitabilmente, per definire noi stessi. Ogni volta che scegliamo una parola diamo ordine al caos, diamo contorni e corpo al reale; ogni volta che pronunciamo una parola essa è riflesso di noi. Ci rivela. Senza il linguaggio non faremmo altro che brancolare scomposti nella confusione, incapaci di dire la realtà e ciò che sentiamo. Proprio per questo delle parole dobbiamo avere estrema cura. Sono un giardino da coltivare con pazienza ogni giorno, da mantenere fertile e vivo, fino alle sue radici”.
99 parole per riappropriarci del mondo. 99 parole per ritrovare una voce che altrimenti rischia di farsi troppo flebile e perdersi tra la fretta e la sciatteria di questo nostro nuovo secolo. 99 parole per ribellarci alla confusione e al buio che ci travolgono quando rimaniamo muti di fronte al presente. 99 parole per ritrovare noi stessi. Andrea Marcolongo ha scelto le sue personali 99 parole. E di ognuna di esse, con eleganza e leggerezza e al tempo stesso infinita cura, ricostruisce il viaggio. Le parole sono il nostro modo di pensare il mondo, il mezzo che abbiamo per definire ciò che ci sta intorno e quindi, inevitabilmente, per definire noi stessi. Ogni volta che scegliamo una parola diamo ordine al caos, diamo contorni e corpo al reale, ogni volta che pronunciamo una parola essa è riflesso di noi. Ci rivela. Senza il linguaggio non faremmo che brancolare scomposti nella confusione, incapaci di dire la realtà e ciò che sentiamo. Proprio per questo delle parole dobbiamo avere estrema cura. Sono un giardino da coltivare con pazienza ogni giorno, da mantenere fertile e vivo, fino alle sue radici. Ma come ci si prende cura delle parole? Innanzitutto riappropriandoci della storia, appunto, delle loro radici, dei loro significati originari, seguendo il viaggio che un termine ha percorso per arrivare fino a noi, seguendo le sfumature di senso, gli slittamenti che nel corso dei secoli e attraverso i luoghi esso ha subito, ricostruendo così la storia di noi e del nostro leggere e rappresentare il mondo. Tutt’altro che sterile e fine a se stessa è dunque l’arte di ricostruire le etimologie. È lente per mettere a fuoco chi siamo stati, chi siamo. E chi vogliamo essere. Quanto ha viaggiato una parola prima di arrivare fino a noi? Da dove è partita? Quanti luoghi ha toccato influenzando altre lingue e quanto è stata a sua volta modificata? Forse non c’è lezione migliore di quella che ci offrono le parole, per loro natura «viaggianti», che di movimento e mescolanza da sempre fanno una ragione di sopravvivenza.

La scrittrice Andrea Marcolongo (da http://www.toscanalibri.it)
La mattinata di venerdì 17 gennaio 2020 sarà dedicata all’incontro con gli alunni dei licei campani, futuri custodi delle parole e veri protagonisti del dibattito, trasmesso anche in diretta radiofonica sulle frequenze di Radio Castelluccio. “Gli studenti del liceo classico di Eboli hanno molta familiarità con i libri della Marcolongo”, spiega la professoressa Rosa Caponigro, “li portano nello zaino insieme al libro di grammatica perchè sono strumenti che aiutano a comprendere meglio questa “lingua geniale”: il greco. Grazie ad Andrea, i ragazzi vanno al di là della sintassi e delle traduzioni e apprezzano la lingua antica quale espressione di un mondo che in fondo gli è proprio, ma ancora non lo sanno. La principale difficoltà che trovano gli alunni è comprendere i tempi verbali, spesso senza comparazione nelle lingue moderne. La Marcolongo spiega che i Greci non si ponevano la domanda quando avviene un’azione, ma come avviene. Questo colpisce molto l’attenzione degli studenti perché riescono a dare un senso alle cose che studiano, non percependole come inutili”. Nel pomeriggio, dalle 17, gli spazi del museo si arricchiranno di parole e di musica. I protagonisti saranno l’autrice e il gruppo ATAMMUSÌA, moderatore il direttore Gabriel Zuchtriegel. Dopo l’incontro, Paestum dà il via agli aperitivi 2020, a cura dell’Associazione Amici di Paestum.
Paestum. Dalla scoperta del tempietto dorico allo scavo del Tempio della Pace, alle ricerche nel quartiere abitativo: un’intensa attività di ricerca che il direttore del parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, illustrerà a Verona nell’incontro “Il museo che scava. Nuove scoperte archeologiche a Paestum e nel suo territorio”
Due scoperte in pochi giorni a Paestum: nel santuario di Athena una testa tardo-arcaica, forse parte di una metopa; nel tempio della Pace un frammento di scultura architettonica. È successo lo scorso settembre (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/18/due-scoperte-in-pochi-giorni-a-paestum-nel-santuario-di-athena-una-testa-tardo-arcaica-forse-parte-di-una-metopa-nel-tempio-della-pace-un-frammento-di-scultura-architettonica/). E qualche mese prima, a giugno, lungo le mura sono stati scoperti alcuni frammenti di un edificio sacro del V sec. a.C., probabilmente un tempio dorico, per il cui recupero è stata lanciata una raccolta fondi con l’Art bonus per riportare alla luce l’importante monumento che è stato definito un “gioiello dell’architettura dorica tardo-arcaica” (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/09/27/paestum-lancia-una-raccolta-fondi-con-lartbonus-per-riportare-alla-luce-il-tempio-dorico-individuato-allinizio-dellestate-lungo-le-mura-emersi-alcuni-frammenti-di-un-edificio-sacr/).
E una prima risposta è venuta dal Cnr che dal 14 al 17 novembre 2019 ha avviato una prospezione geofisica, in grado di rilevare tracce sotterranee con metodi non-invasivi, che ha permesso di individuare un’anomalia in corrispondenza al ritrovamento degli elementi in superficie, in via ipotetica identificabile con il tempio smembrato. E mentre a fine settembre si concludeva lo scavo al Tempio della Pace, a ottobre iniziava quello al quartiere abitativo. Di tutta questa intensa attività di ricerca il direttore del parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, parlerà martedì 14 gennaio 2020, alle 17.30, a Verona, all’auditorium del Palazzo della Gran Guardia, nell’incontro “Il museo che scava. Nuove scoperte archeologiche a Paestum e nel suo territorio”.

Il capitello dorico che ha rivelato l’esistenza di un tempietto dorico a Paestum (foto parco archeologico Paestum)
Tempio dorico trovato a Paestum: c’è una traccia “calda” trovata dal Cnr. La prospezione è stata condotta in collaborazione con il Parco e il ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT), da un team multi-disciplinare dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale (Imaa) e dell’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente (Irea) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), sotto la direzione scientifica di Enzo Rizzo e Francesco Soldovieri. Coinvolti i ricercatori Ilaria Catapano, Luigi Capozzoli, Gregory De Martino, Gianluca Gennarelli e Giovanni Ludeno. Nelle elaborazioni prodotte dagli scienziati del Cnr si vede una struttura rettangolare di 6 x 12 m circa. “Dimensioni che andrebbero bene con quanto abbiamo ricostruito in base agli elementi trovati in superficie, i quali permettono di ipotizzare un intercolunnio di 1,68 m”, commenta Zuchtriegel. “Quello che ci ha sorpreso è la struttura interna che si intravede: ci sembra essere un corpo centrale, una cella, circondata da un portico. Ma un tale tipo di impianto, chiamato periptero in virtù del fatto che è completamente circondato da colonne, di solito non viene adottato per edifici così piccoli, ma solo per grandi templi come quello di Nettuno a Paestum. Pertanto solo uno scavo scientifico potrà dare risposte certe”.

Il team del Cnr con il georadar a Paestum alla ricerca di tracce del tempietto dorico (foto parco archeologico Paestum)
“Il team multidisciplinare del Cnr, costituito da Imaa e Irea, che da diversi anni in stretta collaborazione si occupa di esplorazione del sottosuolo, ha lavorato secondo un approccio multidisciplinare andando da una indagine a grande scala, come quella geomagnetica che ha investigato per circa 2 ettari individuando le zone di maggiore interesse archeologico, ad una investigazione di dettaglio”, interviene Enzo Rizzo (Cnr -Imaa). “In una di queste aree”, continua Francesco Soldovieri (Cnr – Irea), “è stata condotta una campagna di prospezioni georadar. L’analisi dei dati georadar grazie ad approcci di elaborazione sviluppati dall’Irea ha permesso di identificare la planimetria di un ipotetico tempietto e la sua profondità di circa un metro”. L’informazione sulla planimetria dell’impianto sepolto ha indotto gli archeologici e il direttore del parco archeologico di Paestum a ritenere che il rinvenimento non sia relativo ad un sacello (come ipotizzato a valle dei ritrovamenti di giugno 2019), ma ad un tempio periptero e questo ha dato ulteriore valore alla scoperta. Non esistono tempi peripteri cosi piccoli nell’arte sacra greca; forse, un lontano confronto è solo con un altare a Selinunte, databile intorno alla metà del V sec. a.C. Inoltre, il tempietto rappresenta la prima testimonianza dell’ingresso di un nuovo stile “classico” del dorico a Paestum e, oltre ad avere una funzione culturale (forse era un santuario), sembra un “modellino” per mostrare alla committenza questo nuovo stile architettonico, poi utilizzato nella costruzione del Tempio di Nettuno. Quest’ultimo non solo è il più grande tempio di Paestum e quello meglio conservato ma rappresenta anche la declinazione classica dell’architettura templare greca.
Tempio della Pace a Paestum. Conclusa la campagna di scavo al cosiddetto Tempio della Pace, l’edificio di culto romano di Paestum che ancora lascia tanti interrogativi aperti. Gli scavi sono stati diretti dal prof. Jon Albers dell’università di Bochum in Germania, con la partecipazione di studenti e dottorandi dal suo ateneo e da altre università, tra cui quella di Bonn. La prima campagna di scavo dopo più di quarant’anni presso il più grande tempio romano di Paestum – città famosa soprattutto per i tre templi dorici d’epoca greca – non ha risolto tutte le questioni discusse ancora tra gli studiosi, quale per esempio la cronologia precisa delle varie fasi dell’edificio e il suo rapporto con l’impianto del foro, ma ha aperto importanti prospettive. Tra gli elementi nuovi più significativi, spicca una costruzione più antica emersa sotto l’altare del tempio, orientata in maniera leggermente diversa rispetto all’altare d’epoca romana e in linea con i templi greci, che potrebbe indicare una fase precedente del culto in quest’area. Inoltre, un frammento di una testa in travertino, proveniente dagli scavi all’interno del podio del tempio dove pare fosse stata depositata nell’ambito di lavori di spogliazione in epoca post-antica, testimonierebbe la ricca decorazione scultorea che adornava i capitelli del tempio c.d. della Pace, il quale sorge in mezzo ai monumenti dorici della città magno-greca. “Chi ha costruito questo tempio”, spiega il prof. Albers, “doveva confrontarsi con la tradizione dell’architettura sacra greca che proprio nei templi dorici di Paestum ha trovato una delle sue massime espressioni; ciò potrebbe spiegare alcune peculiarità stilistiche dell’edificio più recente e della sua decorazione scultorea. Stiamo parlando di un tempio con colonne corinzie e capitelli figurati e con un fregio dorico, un po’ anomalo”.
Scavi stratigrafici nel quartiere abitativo di Paestum. L’obiettivo è di indagare meglio l’architettura domestica e la vita quotidiana all’ombra dei tre templi dorici di VI e V sec. a.C., emblemi della Magna Grecia. Lo scavo di una struttura in grandi blocchi, presumibilmente una suntuosa dimora appartenente all’epoca tardo-arcaica (intorno al 500 a.C.), fu avviato tre anni fa dal direttore del sito, Gabriel Zuchtriegel, nominato nell’ambito dell’autonomia concessa al Parco Archeologico di Paestum dall’allora (e attuale) ministro Dario Franceschini. Nel frattempo, le indagini si sono allargate a un’abitazione adiacente, costruita in maniera più modesta. Come sottolinea il direttore, “desta interesse proprio la varietà economica e sociale in questo periodo cruciale per la città. Vogliamo comprendere meglio le dinamiche sociali e il tessuto economico che hanno permesso la realizzazione di opere come i templi dorici di Paestum e la Tomba del Tuffatore. Al tempo stesso, vogliamo rendere i visitatori e le scuole partecipi: come ogni anno, potranno seguire le attività di scavo durante visite quotidiane e sui social del Parco”. Anche quest’anno, lo scavo beneficia di due borse di studio finanziate dal Pastificio G. Di Martino – proprietario del marchio Antonio Amato. Due giovani archeologi, Rachele Cava e Guglielmo Strapazzon, sono stati selezionati sulla base di un bando nazionale e seguono le operazioni sul posto. Il progetto #ilgustodellascoperta è stato avviato nel 2016 con una sponsorizzazione del Pastificio Antonio Amato che aveva destinato un contributo di 45mila euro per finanziare due borse di ricerca per tre anni.
Tutti potranno seguire costantemente l’aggiornamento delle indagini in corso: l’appuntamento è dal lunedì al venerdì, alle 11.45, nell’area archeologica di Paestum dove gli archeologi accompagneranno il pubblico in una visita guidata allo scavo. Inoltre lo scavo può essere seguito anche sui canali social del Parco Archeologico di Paestum e di Pasta Antonio Amato, seguendo l’hashtag #ilgustodellascoperta su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube e anche su Repubblica Web Tv, dove saranno trasmessi dei video con gli approfondimenti sul lavoro degli archeologi e sui metodi e sugli strumenti propri della ricerca. “È questa la nostra missione – conclude il direttore – raccontare a tutti la ricerca archeologica in ogni suo aspetto; l’archeologia vera non ha nulla a vedere con i ‘tesori’, ma con la ricostruzione della vita, anche dei poveri. Visto così, un coccio di ceramica comune è importante quanto un anello d’oro; sono tutti documenti storici”.


















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