Da ex fabbrica di pomodori a nuovo polo culturale di Paestum: presentati i nuovi interventi di valorizzazione all’ex stabilimento Cirio di Paestum e riallestimento del museo del santuario di Afrodite-Venere a Santa Venera. Zuchtriegel: un centro per lo sviluppo del territorio

Il progetto del nuovo accesso al parco archeologico di Paestum, dall’ex stabilimento Cirio con l’area del santuario di Santa Venera fino al museo Archeologico nazionale di Paestum (foto Pa-Paeve)

Lo scavo del santuario di Afrodite-Venere nell’area di Santa Venera (dal libro di Johannowsky-Pedley-Torelli del 1983)
Da ex fabbrica di pomodori a nuovo polo culturale di Paestum. Riflettori puntati sull’ex stabilimento della Cirio a Capaccio-Paestum (Sa). Nei giorni scorsi nel museo Archeologico nazionale di Paestum è stato presentato il progetto per il restauro e il riallestimento del museo del santuario di Santa Venera e per la riqualificazione dell’ex fabbrica di pomodori, esempio di archeologia industriale. In programma la realizzazione di un polo culturale strettamente connesso all’area archeologica e al museo di Paestum che sarà centro di informazione e di accoglienza per i visitatori e che ospiterà eventi di arte contemporanea, mostre e manifestazioni, depositi visitabili, un auditorium, un centro di studi e ricerca e diversi approfondimenti sul patrimonio immateriale, sulle tradizioni locali e sul paesaggio; altra specificità del nuovo polo sarà quella di confrontare archeologia classica e archeologia industriale. Al tavolo dei relatori, il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Gabriel Zuchtriegel; il sindaco di Capaccio-Paestum, Franco Alfieri; il responsabile unico del procedimento e architetto del MiBACT, Annamaria Mauro; i progettisti Marco Magni e Giuseppe Lo Presti dello studio Guicciardini & Magni Architetti. Positivi i pareri di tutti gli enti amministrativi coinvolti nella conferenza di servizi che ha dato il via libera al bando di gara per i lavori.

La ristrutturazione dell’ex stabilimento Cirio nello studio Guicciardini Magni: qui l’area delle mostre temporanee
“L’ex fabbrica di pomodori Cirio è un’icona della città di Paestum”, dichiara il direttore del Parco. “Fu costruita a partire dal 1907 in località Santa Venera, in parte sulle antiche strutture di un santuario dedicato ad Afrodite-Venere e riportate alla luce in più campagne di scavo nel secolo scorso. Oggi l’edificio è di proprietà dello Stato e rientra nella competenza del parco archeologico di Paestum e Velia, come stabilito dalla riforma Franceschini nel 2014. Un progetto lungimirante e innovativo che pone al centro il territorio e il suo sviluppo, pensato in un’ottica di sostenibilità. Immaginiamo un polo che sia elemento di aggregazione sociale e culturale dell’intera comunità che da sempre ha visto la Cirio come un’opportunità di miglioramento. I lavori, inoltre, rappresentano un importante tassello per la riqualificazione urbana e per il potenziamento delle infrastrutture comunali, per cui ringrazio il sindaco di Capaccio-Paestum, Franco Alfieri per la costante collaborazione. In programma anche una maggiore accessibilità e fruizione del santuario di Afrodite che era tra i più importanti della Poseidonia antica”.

Visione assonometrica 3D da Sud del progetto di recupero dell’area dell’ex stabilimento Cirio di Paestum da parte dello studio Guicciardini-Magni
Il progetto è finanziato con Fondi Cipe per un importo totale di 20 milioni di euro di cui 1,1 milioni di euro riservati alla progettazione che è stata affidata con procedura di gara gestita da Invitalia allo studio Guicciardini & Magni. La restante parte del finanziamento è destinata ai lavori. Il progetto prevede la realizzazione di nuovi servizi per i visitatori e per gli addetti ai lavori tra cui bookshop, laboratori didattici, sale espositive e depositi archeologici visitabili; inoltre verranno sistemati gli spazi esterni con aree di sosta e parcheggi. Attenzione sarà riservata al miglioramento dei percorsi interni e al rifacimento dei sistemi impiantistici.
Anche il sindaco Alfieri ha colto l’occasione per presentare il piano dei lavori pubblici in programma al Comune di Capaccio-Paestum. “Lo stabilimento ex Cirio rappresenta un bene ricco di potenzialità. Anche per questo, la Comunità di Capaccio Paestum attendeva da lungo tempo l’avvio di un concreto processo di valorizzazione. Oggi, finalmente, quel giorno è arrivato”, commenta il sindaco Alfieri. “È importante sottolineare che l’intervento andrà a integrarsi con altri progetti strategici avviati dalla nostra Amministrazione in questa parte di territorio comunale. Penso, in primo luogo, a quello relativo all’anello ciclopedonale che correrà lungo le mura della città antica; un intervento in collegamento con la pista ciclabile intercomunale, il cui progetto è stato recentemente candidato a finanziamento su fondi MIT. Non tralascerei assolutamente gli interventi di miglioramento della mobilità urbana, a partire dai lavori di riqualificazione di via Magna Grecia e dal progetto del nuovo sottopasso ferroviario, che renderanno più semplice e razionale la viabilità nella zona di Paestum. Desidero infine sottolineare l’ottimo livello di cooperazione istituzionale fra Comune di Capaccio Paestum e Parco Archeologico di Paestum e Velia, reso possibile anche dalla sincera apertura al confronto e al lavoro comune dimostrata dal direttore Gabriel Zuchtriegel”.
Il parco nazionale di Paestum e Velia lancia un video-invito a visitare in sicurezza l’area archeologica esaltandone il fascino e la magia. Bilancio del direttore Zuchtriegel di questo primo periodo post lockdown
Paestum 2020: un minuto e mezzo per ribadire la bellezza, il fascino, la potenza dei templi di Paestum. Il video di Videometro News Network “Oltre la favola, la realtà che fa sperare!”. L’invito del parco archeologico di Paestum e Velia è a visitare l’area archeologica e il museo nazionale in sicurezza nel rispetto delle norme anti Covid-19.
Il lancio promozionale del parco archeologico di Paestum, ampiamente annunciato nei giorni scorsi, arriva a un mese dal concerto per la Siria- Parco Archeologico Paestum di domenica 5 luglio 2020, diretto da Riccardo Muti. Un ponte di fratellanza attraverso l’arte e la cultura. Per il direttore Gabriel Zuchtriegel, al di là del sottolineare l’importanza di tenere viva l’attenzione sulla Siria dove le persone continuano a morire e il patrimonio culturale è a rischio, è l’occasione per fare un bilancio su queste prime settimane post-lockdown: “Al momento i numeri sono ancora più bassi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, ma vediamo che vengono le famiglie, vengono le persone con disabilità, vengono le persone del territorio, e questa è la cosa importante per la quale stiamo lavorando. Noi abbiamo cercato e siamo riusciti a essere tra i primi su tutto il territorio nazionale a riaprire, perché siamo un’area aperta, abbiamo questa possibilità. L’importante comunque non è che sia Paestum, ma importante è che si riparta, che si faccia qualcosa. E Paestum potrebbe fare da apripista e da esempio per rilanciare anche tutto il settore dei concerti e dello spettacolo”.
Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, dal 15 luglio 2020 è anche cittadino italiano

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, giura davanti al sindaco di Matera Raffaello De Ruggeri
Dal 15 luglio 2020 Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Paestum e Velia, è divenuto anche cittadino italiano. Il giorno prima, infatti, 14 luglio 2020, con il giuramento prestato davanti al sindaco di Matera, Raffaello De Ruggeri, si è conclusa la procedura di conferimento della cittadinanza italiana. “In realtà non mi sono mai sentito uno straniero”, dichiara il neo cittadino italiano, “perché da subito sono stato accolto con straordinario calore e grande affetto. Ho considerato di aver trascorso ormai più della metà della mia vita professionale in Italia, Paese per la cui cultura nutro una profonda ammirazione. Ho perciò voluto presentare l’istanza per la cittadinanza italiana. Devo dire che il giorno del conferimento è stato uno dei più belli e emozionanti della mia vita”. Zuchtriegel, di nazionalità tedesca, fu nominato alla guida dell’autonomia amministrativa e gestionale di Paestum con decorrenza dal 1° novembre 2015, nell’ambito della riforma del sistema museale nazionale voluta dall’allora e attuale ministro Dario Franceschini. L’individuazione di alcuni direttori non italiani alla guida di musei, siti monumentali e archeologici aveva suscitato un dibattito a livello nazionale e non erano mancati ricorsi nel merito, poi respinti in via definitiva dal Consiglio di Stato nel 2018.
Dopo aver frequentato le università di Berlino, Roma-Tor Vergata e Bonn, Zuchtriegel ha conseguito un dottorato di ricerca in Archeologia Classica con una tesi sul sito laziale di Gabii. Ha partecipato a scavi e ricerche in Sicilia e Magna Grecia ed è stato titolare di borse di ricerca e riconoscimenti di istituzioni rinomate quali la Studienstiftung des deutschen Volkes, l’università della Campania “Luigi Vanvitelli”, l’Istituto Archeologico Germanico e la Fondazione Alexander von Humboldt. Ha pubblicato numerosi articoli, volumi collettanei e monografie, tra cui “Gabii” (Venosa, 2012) e “Colonization and Subalternity in Classical Greece” (Cambridge, 2018). Oltre al suo incarico a Paestum e Velia, insegna alla Scuola Superiore Meridionale di Napoli. Durante il mandato di Zuchtriegel, il numero annuale dei visitatori a Paestum è salito da 300mila nel 2015 a 443mila nel 2019. Sul finire della prima fase dell’emergenza sanitaria, i siti di Paestum e Velia sono stati tra i primi a riaprire al pubblico. Già dal 18 maggio 2020 il direttore ha rilanciato l’attività in entrambi i siti, dando ulteriore impulso all’accessibilità e alla fruizione inclusiva, alla ricerca quale attività pubblica e partecipata e alla tutela supportata da strumenti innovativi, collaborando con Università, istituti di ricerca e aziende private. “Senza una squadra eccezionale e dinamica”, sottolinea Zuchtriegel, “tutto ciò non sarebbe stato possibile. Ringrazio di cuore tutti i colleghi e collaboratori di Paestum e Velia, le Istituzioni locali e tutte le persone che qui mi hanno sempre fatto sentire a casa”.
La Festa della Musica 2020 apre le manifestazioni dell’Estate ’20 al parco archeologico di Paestum e Velia: concerto “Viaggiando con Musica di InsiemI” vicino al tempio Basilica di Paestum ma su maxi-schermo (per disposizioni anti Covid-19)
Dopo i mesi bui della pandemia COVID-19, è la musica che infonderà un messaggio di gioia e di speranza in questa Fase 3. Il 21 giugno 2020 torna la Festa della Musica, l’evento nazionale organizzato dal MiBACT a cui il Parco Archeologico di Paestum e Velia aderisce oramai da diversi anni. L’appuntamento è nell’area archeologica di Paestum, presso il tempio Basilica, alle 18, con lo spettacolo “Viaggiando con Musica di InsiemI… sul web”, organizzato dalla rete di enti composta dall’istituto comprensivo a indirizzo musicale CoMVass “Mons. M. Vassalluzzo” di Roccapiemonte (capofila), dal parco Archeologico di Paestum e Velia, dal conservatorio di Salerno “G. Martucci”, dall’Icv “Mennella” di Lacco Ameno (Na), dal liceo musicale “A. Galizia” di Nocera Superiore (Sa), dal Comune di Villa Ravaschieri (Sa), dal Comune di Roccapiemonte (Sa) e da Villa Arbusto Comune di Lacco Ameno (Na). Il concerto rappresenta la conclusione del progetto “Viaggiando con Musica di InsiemI… dal Locale al Globale”, realizzato nell’ambito del Piano Triennale delle Arti MIUR_USR Campania. L’accesso al concerto è incluso nel biglietto di ingresso al parco di Paestum e Velia, nella card Adotta un blocco e nell’abbonamento Paestum&Velia. L’evento andrà in onda in diretta web sulla pagina Facebook dell’Istituto Comprensivo CoMvass (https://www.facebook.com/Vassalluzzo17/).
L’evento, che nel progetto originale prevedeva l’esibizione live dell’orchestra Musica di InsiemI, a causa delle misure di sicurezza per il contenimento della diffusione del coronavirus, è stato ripensato come un’esibizione dell’orchestra da remoto, con la proiezione del concerto su un video-wall installato nell’area archeologica di Paestum. I musicisti impegnati nell’evento saranno circa 150 studenti appartenenti alla rete delle scuole della regione, con la partecipazione degli alunni della scuola Ic “S. Pertini” Savona 2 di Savona con cui è stato stretto un gemellaggio. Gli studenti hanno registrato la loro performance musicale e organizzato altre sorprese che verranno svelate nel corso della serata. “Quest’anno scolastico è stato molto particolare”, dichiara la preside dell’Ic “Massalluzzo”, Anna De Simone. “L’impossibilità di frequentare la scuola in presenza è stata avvertita come un momento davvero pesante da parte di tutti gli operatori della scuola, ma soprattutto da parte dei ragazzi e dei genitori. A questo, si era aggiunto il dispiacere di non poter replicare l’esibizione dell’anno scorso nello splendido scenario del Parco archeologico di Paestum. Così, è nata l’idea di far suonare l’orchestra “Musica di InsiemI” in virtuale tra i templi per sottolineare ancora di più che la bellezza e l’amore per la cultura deve essere sempre e comunque coltivata. Sono sicura che anche questa volta l’evento finale di “Viaggiando con musica di InsiemI …sul web” resterà nel cuore e nella mente dei nostri ragazzi”.
Con la Festa della Musica 2020, il Parco Archeologico di Paestum e Velia dà il via all’Estate 2020. A differenza degli altri anni, il numero degli eventi in calendario sarà ridotto, così come anche il numero di persone che potranno accedere al museo e all’area archeologica contemporaneamente. Dall’apertura del Parco dello scorso 18 maggio, sono state potenziate ancora di più tutte le misure di prevenzione anti-COVID- 19 per garantire visite in sicurezza per tutti. “Stiamo vivendo un periodo che verrà ricordato nei libri di scuola”, afferma il direttore, Gabriel Zuchtriegel. “Accanto agli eventi tragici, però mi farebbe piacere che venisse ricordata anche la tenacia con cui tutti noi vogliamo superare questa crisi, in particolare che tutto ciò possa essere da insegnamento e stimolo per tutti questi ragazzi che hanno vissuto un anno scolastico davvero singolare. Paestum e Velia sono state tra i primissimi siti archeologici italiani ad aprire al pubblico perché crediamo fortemente nel potere terapeutico della cultura: tutti noi abbiamo bisogno di respirare bellezza, di passeggiare tra i monumenti antichi e immaginarci 2500 anni prima nel Tempio di Nettuno di Poseidonia o nel teatro sull’acropoli di Velia. Ma più di ogni altra cosa, abbiamo bisogno di allegria, proprio quella che la musica è in grado di donarci. Sono estremamente felice di ospitare per la seconda volta l’orchestra “Musica di InsiemI”. Organizzare un concerto via web è il segnale che noi ci siamo, che vogliamo ripartire e che vogliamo superare ogni difficoltà”.
Paestum. Scoperti i resti della Porta Aurea durante i lavori di posa della linea elettrica. Direzione, Comune e Soprintendenza: progetto per valorizzare le mura antiche e scavare l’anfiteatro

Il direttore Gabriel Zuchtriegel sul cantiere in via Magna Grecia dove sono riemersi i resti della Porta Aurea di Paestum (foto Pa-PaeVe)
I resti della Porta Aurea di Paestum sono emersi da un cantiere sull’ex Strada statale 18. Un classico dell’archeologia. Un esempio di archeologia d’emergenza. L’importante scoperta l’altra mattina a Paestum nel corso dei lavori pubblici per il rifacimento della linea elettrica, condotti dalla società Sogea per conto di Enel Spa lungo via Magna Grecia e seguiti dalla Archeoservizi Sas, sotto la direzione scientifica della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino. Nei pressi di Porta Aurea, l’accesso nord della città antica, parzialmente distrutta nel 1829 dall’attuale via Magna Grecia, ex SS 18, sono riemersi parte della pavimentazione e blocchi in calcare locale di uno dei due pilastri su cui poggiava l’arco della porta. Immediato il sopralluogo degli archeologi della soprintendenza – responsabile della tutela del territorio – che hanno rivisto il progetto iniziale per procedere a indagini archeologiche di approfondimento e far luce su questa porzione delle mura di Paestum, finora sconosciute se non da vecchie piante dell’Ottocento. “Questo rinvenimento”, dichiara Francesca Casule, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, “testimonia che anche la realizzazione di opere pubbliche, costituisce un’occasione importante non solo per la tutela del patrimonio archeologico ma anche per la sua conoscenza. D’intesa con la Direzione del Parco si sta elaborando un progetto di valorizzazione dell’accesso settentrionale della città antica”.

Il sopralluogo del direttore Gabriel Zuchtriegel, la soprintendente Francesca Casule e il sindaco Franco Alfieri (foto Pa-PaeVe)
Questa scoperta rinforza il lavoro di ricerca, restauro e valorizzazione della cinta muraria condotto dal parco archeologico di Paestum e Velia nell’ambito dei progetti Pon che vedono l’investimento di circa 6 milioni di euro per la riqualificazione e riammodernamento dell’area archeologica di Paestum. “Da circa un anno stiamo lavorando intensamente lungo le mura di Paestum, uno dei complessi difensivi meglio conservati dell’Italia antica, lungo circa 5 km”, racconta il direttore, Gabriel Zuchtriegel. “I lavori di pulizia e restauro del tratto ovest delle mura ci hanno fatto scoprire un tempietto dorico in una zona periferica della città antica. È il momento di unire tutti i tasselli in un più ampio progetto di valorizzazione della città antica che coinvolga anche le altre istituzioni territoriali, innanzitutto Soprintendenza e Comune, ma anche i colleghi dell’università di Salerno che da tempo stanno portando avanti un progetto di ricerca sulle fortificazioni di Paestum”. Non si è fatta attendere la risposta dell’amministrazione comunale di Capaccio-Paestum guidata dal sindaco Alfieri che ha confermato l’impegno preso già qualche mese fa di restituire alla comunità l’anfiteatro di Paestum promuovendo un progetto di scavo unitamente alla riorganizzazione della viabilità intorno alle mura. “Paestum non finisce mai di sorprenderci”, dichiara il sindaco Franco Alfieri. “Sono ancora tante le bellezze da scoprire e noi come amministrazione non possiamo che essere al fianco degli organi del ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che tutelano e valorizzano la nostra storia. Abbiamo stanziato dei fondi per consentire ai cittadini di riappropriarsi di quanto è già loro: la collaborazione sarà la nostra più grande forza”.
#iorestoacasa. Ultimi cinque “bollettini” di Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia: dalle decorazioni della Basilica allo studio del tempietto dorico, dai progetti di scavo dell’anfiteatro romano a quelli di ricerca del teatro greco, al “giardino romano” con le erbe medicinali

Il parco Archeologico di Paestum: la cosiddetta Basilica e il tempio cosiddetto di Nettuno (foto parco di Paestum)
La comunicazione dal parco archeologico di Paestum e Velia in epoca di coronavirus si chiude con gli ultimi cinque “bollettini” del direttore del parco, Gabriel Zuchtriegel, comunicazioni video realizzati e messi in linea sul canale YouTube, con l’obiettivo – nell’impegno #iorestoacasa – di far conoscere Paestum da una prospettiva interna, quella di chi quotidianamente vive il museo e l’area archeologica. Ecco, dunque, il racconto di approfondimenti, aneddoti, anticipazioni e curiosità con riprese dagli scavi, dal museo, dagli uffici e dai depositi.
Con il bollettino numero 21 del Parco Archeologico di Paestum e Velia il direttore Gabriel Zuchtriegel ci fa vivere una delle esperienze più suggestive che si possono vivere a Paestum: passeggiare nell’area archeologica al tramonto. In particolare, nel più antico dei tre templi di Paestum, la cosiddetta Basilica, costruita a partire dal 560 a.C. circa e dedicata ad Hera. “Solo al tramonto – spiega Zuchtriegel – si possono apprezzare alcune decorazioni particolari dei capitelli del tempio, soprattutto quelli della fila centrale delle colonne che dividevano la cella: la luce del sole fa vedere un fiore di loto, che dimostra la ricchezza della decorazione tipica della fase arcaica. Siamo ancora nel VI sec. a.C. Quindi qualche generazione, forse due generazioni dopo la fondazione della città. C’è un’altra colonna che presenta la stessa decorazione di quella centrale del pronao: il fiore di loto. Ricordiamo poi che il tempio aveva un tetto con terrecotte variopinte. In questo periodo, in una città fondata qualche decennio prima dove, come hanno dimostrato i nostri scavi recenti, le strutture erano ancora in materiali deperibili, legno e mattoni crudi. Ma in mezzo a questo insediamento ancora un po’ precario sorge un grande tempio mai visto da queste parti che si intravedeva persino dall’entroterra. I cacciatori esploratori indigeni che si affacciavano alla piana del Sele potevano scorgere in lontananza questo enorme tetto di circa 25 per 50 metri che era una meraviglia, nella sua perfezione, nella sua bellezza per quei tempi”.
Il direttore Gabriel Zuchtriegel ci racconta il bollettino numero 22 del Parco Archeologico di Paestum e Velia dal museo di Paestum dove sono stati portati alcuni elementi architettonici del tempietto dorico rinvenuto l’estate scorsa durante il restauro della porzione ovest delle mura di cinta. Gli archeologi approfittano del blocco dei lavori per studiare: più di 250 frammenti architettonici prendono forma sullo schermo del computer. Ecco un tempietto dalle caratteristiche uniche che attesta la creatività delle maestranze locali. “Il cantiere è sospeso”, ricorda Zuchtriegel, “perciò usiamo il tempo anche per studiare, per comprendere meglio. Alcuni elementi del tempietto sono già stati portati in museo, altri sono ancora in situ. Molti sicuramente ancora da scavare. Ma già adesso abbiamo più di 250 frammenti di questo edificio. In questo periodo stiamo anche cercando di proporre una prima ricostruzione dell’edificio nella sua interezza grazie a un programma in cui inseriamo gli elementi finora noti. Sono ovviamente tanti gli interrogativi ancora aperti, ma anche tanti gli aspetti che si chiariscono e abbiamo sempre più una visione chiara e plastica di un monumento davvero eccezionale. Probabilmente a quattro per sette colonne: una disposizione molto inusuale più unica che rara. Ci sono tanti altri dettagli che stiamo studiando e che ci fanno capire come Paestum non sia semplicemente una città dove si copiano le cose della madrepatria, di Olimpia, di Atene ma c’è un dibattito con una tradizione locale delle maestranze, un contesto molto vivace in cui si elaborano dei modelli che sono sicuramente in connessione con la Sicilia, il Peloponneso, Atene ma dove anche Poseidonia dà un suo proprio contributo allo sviluppo artistico architettonico tra tardo VI e primo V sec. a.C.”.
Il protagonista del bollettino numero 23 del Parco Archeologico di Paestum e Velia è l’anfiteatro, il luogo della città romana di Paestum in cui si svolgevano gli spettacoli e i combattimenti dei gladiatori. Da quando nel 1820 fu costruita l’odierna Strada Statale 18, il destino del monumento è stato per sempre segnato: la strada infatti ha tagliato in due l’area e una parte della struttura è tuttora sconosciuta. Ma diversi sono i progetti che si stanno delineando per uno dei luoghi nevralgici della cultura romana. “L’anfiteatro di Paestum è un monumento particolare”, interviene Zuchtriegel, “perché nella sua forma più antica risale al I sec. a.C., di cui rimangono delle murature in grandi blocchi. Poi nel I sec. d.C. fu ampliato di un altro cerchio per dare più spazio agli spettatori. È uno dei più antichi monumenti di questo genere che conosciamo. L’arena è separata dagli spettatori da muri abbastanza alti che impedivano il contatto con le fiere e le attività che vi si svolgevano. Purtroppo dalla costruzione della strada nel 1820 un terzo dell’anfiteatro è rimasto inesplorato. Qui a Capaccio-Paestum abbiamo un sogno, condiviso per fortuna da molti che vivono qua e anche dall’amministrazione comunale, che è quello di spostare la viabilità e indagare e portare alla luce la restante parte dell’anfiteatro. L’edificio aveva probabilmente due porte: una è ancora visibile, l’altra dovrebbe essere nella parte da scavare. Parliamo di due porte perché una era riservata all’ingresso, alle processioni dei gladiatori; e l’altra era la porta libitina, chiamata così da un’antica divinità che era responsabile i culti, gli onori che si davano ai morti, perché era la porta attraverso la quale venivano portati fuori dall’arena i gladiatori morti durante lo spettacolo. Sarebbe sicuramente molto interessante indagare questo monumento, scavare quello che rimane, capire anche quello che eventualmente sta sotto, perché qui siamo sul luogo dell’antica agorà, e quindi forse c’erano precedenti installazioni o monumenti o strutture. Sarebbe anche bello poi, conservazione e sicurezza permettendo, di organizzare nell’anfiteatro piccoli eventi, conferenze, incontri, e forse anche concerti per renderlo di nuovo vissuto: un luogo dell’incontro al centro dell’antica città di Paestum”.
Nel bollettino numero 24 del Parco Archeologico di Paestum e Velia torniamo nell’anfiteatro: cosa sono quei segni che si intravedono al di sotto dell’arena? Potrebbero essere le strutture di un più antico teatro di IV sec. a.C.? L’ipotesi è davvero accattivante, ma solo uno scavo archeologico potrà confermare la presenza di un teatro a Paestum. Il teatro era il luogo dove si rappresentavano spettacoli, tragedie e commedie. “Sui vasi a figure rosse di Paestum dei pittori Assteas e Python e di altri pittori vascolari sono rappresentate scene del mito e spettacoli teatrali”, ricorda Zuchtriegel, che si chiede: “Ma gli abitanti di Paestum del IV sec. a.C. dove potevano venire a conoscenza del mito greco e del teatro? Ci doveva essere un luogo. Emanuele Greco ha ipotizzato negli anni ’80 del secolo scorso, sulla base di scavi all’epoca nell’anfiteatro, che forse qui c’è una traccia. Proprio sotto l’arena è emerso un muro dritto che in epoca romana non si vedeva più. E c’è un altro muro che parte da questo in direzione Nord e fa una leggera curva. Questa struttura molto antica ha la forma di segmento di semicerchio. Quindi potrebbe essere un teatro, che però dobbiamo immaginare non come una grande struttura in pietra, ma con un alzato in legno come era uso nell’antichità dove c’erano poi compagnie itineranti che si esibivano, il cui riflesso vediamo anche sui vasi prodotti in questa città. E sono scene di tragedie del mito greco, come Bellerofonte il giovane che uccide la chimera, ma sono anche tante scene più satiresche, quindi di commedie, spettacoli di divertimento. Questa è solo un’ipotesi ma lo scavo dell’anfiteatro potrebbe gettare nuova luce anche su questa questione abbastanza intrigante che riguarda la storia dell’antica Paestum”.
Nel bollettino n° 25 vi diamo il benvenuto nel “giardino romano” di Paestum. L’area fu chiamata così negli anni ’50 del Novecento quando, a seguito di indagini archeologiche, lo spazio assunse l’aspetto di una vasta spianata di forma rettangolare. Nell’antichità, invece, la zona non doveva presentarsi in questo modo, anzi, doveva essere occupata da diverse strutture come il più piccolo tempietto dell’antica Poseidonia-Paestum. “Varcato l’ingresso dalla strada che porta dal santuario meridionale con il tempio cosiddetto di Nettuno verso il foro di epoca romana”, spiega Zuchtriegel, “ci si trova di fronte l’asclepeion, il santuario di Asclepio dio della medicina, e un’area verde vasta dove in un primo momento, dopo la deduzione della colonia latina qui a Paestum viene costruito un tempio probabilmente a Mater Matuta, divinità che come Asclepio, ha un’attinenza anche con la salute. Restano le fondazioni di questo edificio che però a un certo punto viene smontato. Quello che si vede tuttora è il complesso che nasce in epoca imperiale: un’area aperta in asse più o meno con la porta ma orientato in modo leggermente diverso. Qui c’è il più piccolo tempio di Paestum, con un altare davanti. Il tempietto essenzialmente consiste in un podio e una strada che porta dalla piazza sul podio. Non poteva essere un grande edificio, era piuttosto un sacello: quattro colonne con forse sotto la statua della dea o del dio. È una tipologia di monumenti che spesso incontriamo nel culto eroico. Forse anche questa è un’attinenza con Asclepio ma non è noto. Quello che è interessante notare in questo spazio, alle spalle di un complesso termale – le cosiddette terme del foro –, è che sui due lati ci sono dei muretti molto bassi che dividono lo spazio centrale dall’area retrostante. Dal complesso termale parte una condotta per l’acqua che va verso ambienti che però non sembrano essere piscine. In alcuni punti ci sono dei tubi che escono fuori, quindi non sembra servissero per contenere l’acqua. Potrebbero essere delle aiuole dove si coltivavano le erbe di cui parlano anche alcuni fonti tardoantiche che ricordano Paestum come luogo dove crescono erbe medicinali. Pare un’antica tradizione legata innanzitutto al centauro Chirone che fu venerato qua ed è legato alla medicina, ma anche ad Asclepio, a Mater Matuta forse. Questa tradizione sembra che attraverso i secoli si sia evoluta, sopravvissuta e abbia dato poi avvio a una scuola medica che possiamo dedurre esistesse a Paestum anche in base alle fonti scritte di epoca tarda”.
#iorestoacasa. Cinque nuovi “bollettini” di Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia: dalla basilica romana al museo Narrante di Hera, dagli studi sulle metope del tempio di Hera a un tour nell’area sacra alle foci del Sele, fino ai depositi del museo
La comunicazione dal parco archeologico di Paestum e Velia non si ferma. Ecco altri cinque “bollettini” del direttore del parco, Gabriel Zuchtriegel, comunicazioni video realizzati fin dai primi giorni della chiusura per decreto e messi in linea sul canale YouTube, con l’obiettivo – nell’impegno #iorestoacasa – di far conoscere Paestum da una prospettiva interna, quella di chi quotidianamente vive il museo e l’area archeologica. Ecco, dunque, il racconto di approfondimenti, aneddoti, anticipazioni e curiosità con riprese dagli scavi, dal museo, dagli uffici e dai depositi.
Con il bollettino numero 16 del Parco Archeologico di Paestum e Velia, il direttore Gabriel Zuchtriegel ci riporta alla Paestum romana e alla “Basilica”, la sede dei tribunali civici. Un’iscrizione ci fa sapere che la Basilica di Paestum fu costruita con il sostegno economico di Mineia, moglie del senatore Flaccus. “La basilica di Paestum”, spiega il direttore, “prende come modello le famose basiliche sul Foro romano a Roma, dove importanti aristocratici e uomini di potere usavano questa tipologia di edifici per esprimere le loro ambizioni: non è un caso che le basiliche a Roma spesso portano il nome di chi ha finanziato l’edificio, come ad esempio la basilica Emilia, dal nome della famiglia che ha contribuito notevolmente a questa costruzione. Qui a Paestum invece è una donna protagonista della ricostruzione della basilica in epoca augustea (15 a.C.), e questo è un dato eccezionale perché nel mondo antico le donne spesso non avevano la stessa visibilità, e non avevano lo stesso accesso alla vita pubblica e al potere come gli uomini. La cosa cambia leggermente con l’epoca romana, ma non bisogna per questo immaginare che ci fosse una vera emancipazione delle donne. Tuttavia hanno delle possibilità, soprattutto chi appartiene ai ceti elevati, di apparire pubblicamente, e Mineia che era sposata con il senatore Flaccus è ricordata in alcune iscrizioni per aver provveduto alla ricostruzione di questo edificio sontuoso, con decorazioni e colonne, e pitture parietali (di cui rimangono ancora delle tracce). Interessanti le nicchie sui due lati corti interni dell’edificio dove c’erano le statue di Minea e della sua famiglia. Qui si vede come Paestum da grande centro della Magna Grecia si trasforma man mano in una città del grande impero romano dove il modello diventa sempre di più la città di Roma, l’Urbe con i suoi monumenti, ma anche nei comportamenti e nelle interazioni sociali”.
Nel bollettino numero 17 del Parco Archeologico di Paestum e Velia il direttore Gabriel Zuchtriegel ci porta al museo Narrante di Hera alla foce del fiume Sele. Attualmente il museo è oggetto di lavori di ristrutturazione previsti dai fondi PON Cultura e Sviluppo. Non appena l’emergenza terminerà, i lavori riprenderanno veloci. “Vi aspettiamo tutti alla riapertura”. Il sito è estremamente importante con una storia affascinante. “I Greci quando vengono qua”, ricorda Zuchtriegel, “contestualmente o subito dopo la fondazione della città, fondano alla foce del Sele un importante santuario dedicato a Hera, importante divinità soprattutto nel Peloponneso dove è venerata e da dove vengono anche i coloni di Sibari che poi fonderanno Posidonia. Nel museo Narrante – continua il direttore -, museo molto bello con un approccio didattico per le scuole e per le famiglie, si spiega questa parte essenziale della storia di Paestum. E proprio recentemente abbiamo fatto degli studi multispettrali sulle metope che vengono da questo santuario, e oggi sono al museo di Paestum, che risalgono alla prima metà del VI sec. a.C., quindi alla prima o seconda generazione della città, fondata probabilmente intorno al 600 a.C. Secondo queste recenti analisi erano dipinte: quindi la lunga discussione se queste metope furono mai parte di un tempio o solo un progetto iniziato e poi abbandonato, ora si può chiudere perché se le metope erano dipinte, vuol dire che erano anche montate su un edificio. E quindi qua da qualche parte doveva stare questo primo tempio di Hera alla foce del Sile. Probabilmente era proprio sotto il tempio più grande, più recente, che si vede tuttora in fondazione. E al di sotto di questo monumento effettivamente ci sono tracce di un edificio più antico. Quindi l’archeologia continua, le scoperte continueranno anche nel futuro, superata l’emergenza”.
Il bollettino n° 18 il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, Gabriel Zuchtriegel, parte dalle metope provenienti dal santuario di Hera alla foce del Sele e conservate al museo Archeologico nazionale di Paestum, per cercare di capire come era fatto questo edificio e come erano disposte le metope sul fregio. Il direttore si sofferma su una metopa in particolare, quella con Aiace suicida. “Aiace aveva tentato di uccidere il re dei Greci Agamennone”, spiega Zuchtriegel, “e, dopo aver realizzato di aver commesso un atto così grave, si suicida perché non si considera più un uomo degno della comunità degli eroi e dei guerrieri greci. È un episodio che richiama all’osservazione del codice d’onore di questa società arcaica in cui la guerra e i comportamenti dei guerrieri sono molto centrali”. Nel precedente bollettino il direttore aveva spiegato come le nuove indagini hanno chiuso la discussione sul collocamento delle metope. “Sappiano oggi che anche queste metope, come quella di Aiace, che sembrano solo abbozzate e semifinite, in realtà erano finite con la pittura e questo vuol dire che un edificio doveva essere lì da qualche parte perché la pitturazione di solito è uno degli ultimi step nella costruzione di un tempio. Non può essere l’edificio cui si pensò in un primo momento, il cosiddetto Thesaurus, ma ci sono altri elementi, come due capitelli in arenaria (esposti in museo) probabilmente parte di un primo tempio, che propendono per la presenza di un edificio al di sotto del tempio tardo arcaico, quindi intorno al 500 a.C.”. Gli scavi diretti da Giovanna Greco hanno permesso di recuperare le trincee di fondazione di un tempio. “E oggi, in base alle recenti analisi sui colori non più visibili ma che possiamo rintracciare con la fotografia multispettrale, pensiamo che questo era il primo tempio di Hera con le metope. E ora stiamo anche lavorando su un’ipotesi di ricostruzione grafica, un’ipotesi ricostruttiva, che si basa appunto sulla presenza delle metope, e di elementi come i capitelli e altri frammenti architettonici: in questa ipotesi, la metopa di Aiace è proprio all’angolo perché è una di quelle che sono un po’ più larghe e quindi potrebbero stare benissimo all’angolo dove c’è il cosiddetto conflitto angolare e quindi la necessità di allargare un po’ il fregio”. Si fanno anche ipotesi su come poteva essere la struttura interna di questo edificio. “Un dato interessante riguarda proprio il fregio delle metope: poiché la superficie di molte metope è irregolare, sembra che non potevano avere una funzione portante. Quindi il fregio di uno pei primi grandi templi dorici in pietra è un elemento puramente decorativo. Ciò dimostra come la volontà di adornare questi templi con immagini sia un fattore determinante nella costruzione di un nuovo linguaggio architettonico quale è quello dorico nella prima metà del VI sec. a.C.”.
Nel bollettino numero 19 del Parco Archeologico di Paestum e Velia il direttore Gabriel Zuchtriegel ci accompagna in un tour virtuale nel santuario di Hera Argiva alle foci del fiume Sele, a 9 chilometri dalla città, un’area sacra che apparteneva a Paestum e che oggi fa parte del parco archeologico di Paestum e Velia. Sono presenti due altari, uno grande e uno più piccolo. “E questo è uno dei punti interrogativi del santuario, perché quello maggiore sicuramente apparteneva al grande tempio di cui sono state trovate le evidenze, a partire dalle fondazioni, di un grande edificio periptero (circondato da colonne) con una cella centrale e un fregio dorico con le famose danzatrici, rilievi di pietra che adornavano l’edificio oggi esposti al museo di Paestum. A fianco c’è un’area libera dove sono state trovate alcune stele e cippi che troviamo in modo simile anche nel santuario Meridionale urbano di Posidonia: i due luoghi erano probabilmente in qualche modo anche connessi attraverso processioni perché anche a Paestum troviamo Hera in un ruolo da protagonista. E poi più in là c’è questo piccolo edificio che in un primo momento fu interpretato come un Thesaurus, cioè un piccolo sacello dove venivano custoditi i doni votivi per la divinità. Invece recenti scavi diretti da Giovanna Greco dell’università Federico II di Napoli hanno suggerito si tratti di un edificio molto più recente, forse un recinto, perché manca un lato aperto verso l’area degli altari, e questo è sicuramente un aspetto che dobbiamo ancora chiarire. E poi intorno c’è un’area con altri edifici porticati: portici e anche piccoli edifici di culto. Gli scavi continuano sempre da parte dell’università Federico II per capire anche meglio il contesto ambientale più ampio: la situazione di oggi con una zona paludosa e uccelli ricorda un paesaggio molto simile all’antichità, quando la dea Hera qua venerata aveva intorno a sé una specie di giardino sacro”.
Con il bollettino numero 20 del Parco Archeologico di Paestum e Velia il direttore Gabriel Zuchtriegel ci mostra i depositi del museo Archeologico nazionale di Paestum, dei luoghi solitamente inaccessibili ai visitatori, ma che a Paestum sono visitabili tutti i pomeriggi tranne il lunedì quando con “Il museo dietro le quinte” va in scena il racconto di una tomba di età lucana e del suo corredo: dopo lo scavo tante sono le strade che un oggetto archeologico può intraprendere, l’esposizione nelle sale del museo è solo una di queste. Gli assistenti alla fruizione, accoglienza e vigilanza raccontano di schede di catalogo, di viaggi in altri musei per mostre temporanee e di operazioni di conservazione e di restauro. “Purtroppo l’emergenza sanitaria ha sospeso anche le visite ai depositi, ma noi ci teniamo pronti per farvi rivivere emozioni uniche nei depositi di Paestum”.
#iorestoacasa. Cinque nuovi “bollettini” di Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia: dalle metope del santuario di Hera alla foce del Sele al santuario meridionale, da Eracle a Chirone, da Apollo ad Asclepio, in un viaggio di miti, di pratiche rituali e di guarigione, dall’Arcadia e dall’Acaia fino alle coste campane, nel lontano Occidente
La comunicazione dal parco archeologico di Paestum e Velia non si ferma. Ecco altri cinque “bollettini” del direttore del parco, Gabriel Zuchtriegel, comunicazioni video realizzati fin dai primi giorni della chiusura per decreto e che in questi giorni sono stati messi in linea sul canale YouTube, con l’obiettivo – nell’impegno #iorestoacasa – di far conoscere Paestum da una prospettiva interna, quella di chi quotidianamente vive il museo e l’area archeologica. Ecco, dunque, il racconto di approfondimenti, aneddoti, anticipazioni e curiosità con riprese dagli scavi, dal museo, dagli uffici e dai depositi.
Nel bollettino numero 11 del Parco Archeologico di Paestum e Velia parla Claudio Ragosta, responsabile dell’Ufficio Bilancio: “In questi giorni stiamo liquidando tutti i fornitori, sia per quanto riguarda i servizi, sia i lavori, per contribuire in qualche modo al non decadimento dell’economia locale”. In questo momento così delicato, l’economia italiana va sostenuta e la direzione del parco spiega come “nel nostro piccolo siamo dalla parte di tutti i lavoratori”.
Nel bollettino numero 12 del Parco Archeologico di Paestum e Velia il direttore Gabriel Zuchtriegel parla di Eracle, il semidio figlio di Zeus, ammirato dagli antichi per la sua forza. Rappresentato sul fregio del tempio di Hera nel Santuario alla Foce del Sele. In una metopa, ad esempio, si vedono i due fratelli Cercopi catturati da Eracle, legati a una pertica a testa in giù. “È emblematico – spiega Zuchtriegel – che in uno dei primi templi, quello di Hera, che i Greci, appena arrivano intorno al 600 a.C. alle foci del Sele per fondare la città di Poseidonia-Paestum, costruiscono, Eracle abbia un ruolo centrale: ci sono le sue avventure, le vicende legate alla sua lunga vita che si conclude con il suo accoglimento nell’Olimpo”. Perché la centralità di Eracle? Per i Greci era un po’ il garante dell’ordine, della giustizia, della difesa contro ogni tipo di oltraggio. E soprattutto in queste terre lontane dalla madre patria, circondati da un mondo sconosciuto con altre culture, altre lingue, altri popoli, era rassicurante vedere l’eroe greco per eccellenza punire chi non rispettava l’ordine divino di Zeus”.
Nel bollettino numero 13 del Parco Archeologico di Paestum e Velia il direttore Gabriel Zuchtriegel ci guida alla scoperta di alcune metope provenienti dal tempio di Hera alla foce del fiume Sele, conservate nel museo Archeologico nazionale di Paestum. “Alcune metope provenienti dal tempio di Hera alla foce del fiume Sele sembrano non finite”, spiega Zuchtriegel. “In realtà esse erano completate con il colore”. In una metopa vediamo due figure con arco e frecce: sono Apollo e la sorella Artemide, due divinità. Apollo è raffigurato come sempre con i capelli lunghi, che erano aggiunti con la pittura. Stanno inseguendo Tizio, il gigante raffigurato nella metopa successiva, che tiene col braccio la loro madre Latona. Quindi stanno tentando di liberare la madre dal gigante. “Cosa ci fa Apollo sul fregio del tempio più antico di Hera?”, si chiede il direttore. “Apollo è l’unica divinità, insieme ad Artemide, presente sul tempio di Hera dove ci sono soprattutto episodi del mito, con Eracle, Achille, e altri. In realtà Apollo era un dio molto importante per i coloni: per l’oracolo di Delfi che era ospitato nel tempio a lui dedicato, ma anche per la medicina: il suo figlio, Asclepio, era il dio dei santuari Asclepiei, specie di ospedali dove la gente si recava, dove c’erano medici che curavano i malati. Questi Asclepiei esistevano probabilmente a Poseidonia, ma anche a Velia e in molti altri siti del Mediterraneo sono state scoperte strutture interpretate come Asclepiei. Apollo, il padre di Asclepio, è un po’ più ambivalente: è sì il dio della medicina e della guarigione, ma è anche quello che manda le piaghe quando qualcosa non va e comunica proprio attraverso la piaga. È quindi anche il dio della riflessione, una riflessione per certi versi etica di quello che sta succedendo. E anche per questo ha una grande importanza per tutto il mondo greco”.
Nel bollettino numero 14 del Parco Archeologico di Paestum e Velia il direttore Gabriel Zuchtriegel ci guida alla scoperta del centauro Chirone. Siamo sempre all’interno del museo Archeologico nazionale di Paestum, ma non più nella sala dedicata la tempio di Hera alla foce del Sele, ma a quella del santuario meridionale della città, nel centro urbano, santuario di Hera e forse anche di Apollo. Anche qui c’è l’elemento della salute, della medicina, solo che è presente in una forma totalmente diversa. C’è un cippo che porta un’iscrizione greca: “Cheironos”, cioè di Chirone, un centauro, il più saggio e benevolo dei centauri, metà uomo e metà cavallo, medico saggio ed esperto che utilizzava i poteri curativi di erbe e radici. “Questo cippo è particolare”, spiega Zuchtriegel: “è aniconico, quindi senza immagine, ben lontana da quel modello che ci viene dal mondo classico ricco di statue, esempi di bellezza e di arte realistica attenta ai dettagli e alla rappresentazione veristica del corpo. Qui invece abbiamo un monumento che sembra di un altro mondo, primitivo, aniconico, con cippi come conosciamo in altre culture. Eppure è più o meno dello stesso periodo delle metope e di altre opere. Quindi dobbiamo immaginare un mondo classico dove coesistevano varie forme di religiosità, di arte, di ritualità. Accanto a templi, a statue, a quello che nell’immaginario è il classico, c’era anche questa parte “sommersa” o meno presente per noi, così come lo era la medicina rappresentata da Chirone. I centauri sono esseri molto ambigui: da un lato sono selvaggi, vivono nei boschi, e non rispettano le regole della polis, della città, e perciò vengono cacciati, o uccisi da Eracle e da altri eroi. Alcuni sono anche dei rifugiati: secondo la tradizione, anche qui in Italia. Il capostipite degli Ausoni, la prima popolazione italica, quella che i greci avrebbero incontrato approdando sulle nostre coste, sarebbe stato il centauro Mares. Rappresentano quindi un po’ quella parte repressa della storia, che viene poi spazzata via dall’urbanizzazione, dalla colonizzazione. Ma c’è anche un centauro come Chirone: quindi i centauri rappresentano anche un antico sapere su come trattare uomini e animali (loro stessi sono un mix di uomini e animali), e perciò rappresentano un altro legame con la natura, con i boschi dove vivono, le montagne, gli animali. Loro sfruttano le risorse della natura, come radici ed erbe, per curare gli esseri viventi, siano essi animali o uomini”.
Nel bollettino numero 15 del Parco Archeologico di Paestum e Velia il direttore Gabriel Zuchtriegel ci porta a passeggiare nel santuario Meridionale della città antica alla scoperta di miti, leggende e pratiche rituali legate alla guarigione. Siamo sul luogo dove è stato trovato il cippo di Chirone che abbiamo visto esposto nel museo Archeologico nazionale di Paestum. Di fronte al tempio di Hera, la cosiddetta Basilica, c’è un edificio ancora moto discusso, costruito sopra un grande spazio sotterraneo vuoto, probabilmente per la raccolta dell’acqua, importante per tutte le attività di guarigione e medicinali. “Da qui – spiega Zuchtriegel – viene il cippo di Chirone, e qui c’è ancora in situ un’altra stele in arenaria che faceva parte di un gruppo di cippi aniconici, quindi pietre lasciate più o meno grezze che popolavano lo spazio del santuario. Questo è riscontrato anche nel santuario di Hera alla foce del Sele, e a Metaponto, la colonia sorella di Poseidonia, dove davanti al tempio di Apollo c’erano questi pietre non lavorate. Dobbiamo immaginare questi cippi soprattutto davanti al tempio di Nettuno. Purtroppo spesso non sono stati documentati nella prima metà del Novecento quando furono effettuati degli scavi a Paestum. Comunque proprio da questa presenza scaturisce l’ipotesi che il tempio cosiddetto di Nettuno potesse essere in realtà un Apollonion, un tempio cioè di Apollo. In quel caso avremmo esattamente come a Metaponto Hera accostata a due divinità estremamente importanti”. Oggi davanti al tempio di Nettuno vediamo un edificio e, accostato, una piccola vasca, dove le analisi hanno dimostrato che qui l’acqua è stata presente per tempi prolungati. La vasca è strutturata in tre parti: una parte abbastanza larga, poi una – quasi un pozzetto – più profonda con degli scalini per immergervisi, e quindi una parte per i bagni rituali. Le donne si sedevano sul pilastrino centrale e poi su di loro veniva versata l’acqua: rito spesso illustrato con protagonista la stessa dea Afrodite. L’archeologo Mario Torelli ha ipotizzato che il tempio di Nettuno fosse dedicato ad Apollo, e che l’edificio più piccolo davanti ad esso fosse dedicato alla sorella Artemide. Quindi questo santuario riprenderebbe le forme del santuario di Artemide Hemera a Lusi, al confine tra Acaia e Arcadia, nella patria dei coloni di Sibari che poi hanno fondato Poseidonia. Siamo quindi in presenza di un lungo viaggio di riti, di miti, di pratiche rituali e di guarigione, dall’Arcadia – che era anche la terra nativa dei Centauri – e dall’Acaia fino alle coste campane, nel lontano Occidente”.

















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