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Il film “Mesopotamia: la stagione dei grandi imperi”, seconda parte della miniserie “Mesopotamia: in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” del regista veneziano selezionato per l’8° festival internazionale di Arkhaios (Pittsburgh, Pennsylvania, USA) che, causa Covid.19, sarà on-line

Il resgita Alberto Castellani durante le riprese della collezione mesopotamica “Ugo Sissa” a Palazzo Te di Mantova (foto Graziano Tavan)

Una scena del film “Mesopotamia. In memoriam” di Alberto Castellani

La prima parte è stata presentata con successo all’edizione 2019 del  Firenze Archeofilm; è stata invitata come  evento nella serata conclusiva della Rassegna Internazionale del Film archeologico 2019 di Rovereto; e, sempre nel 2019, ha ottenuto un significativo riconoscimento nell’ambito di Aquileia Film Festival 2019 e di Imagines 2019 a Bologna, dove è stata presentata un’anteprima anche della seconda parte che avrebbe dovuto esordire nella versione definitiva al Firenze Archeofilm 2020: stiamo parlando della miniserie “Mesopotamia in memoriam” del regista veneziano Alberto Castellani, un affresco su quella  terra fertile a forma di mezzaluna, dove nacquero civiltà antiche, Sumeri, Assiri, Babilonesi, cui far risalire scoperte come la scrittura o la nascita della società urbana. Il film abbina il racconto delle pagine più significative di quelle antiche civiltà con l’individuazione di ciò che l’uomo ha perduto: si tratta dei dolorosi saccheggi operati dall’Isis ma anche delle razzie operate da regimi diversi e favorite da connivenze colpevoli. Per queste testimonianze perdute – si tratta di sculture, tavolette cuneiformi, sigilli cilindrici – il film sottolinea come sia davvero difficile per le popolazioni della Mesopotamia conservare il legame con la propria terra perché sono venuti meno i riferimenti storici del mondo di cui sono eredi. E rimane, allora, soltanto un gigantesco buco nero di smarrimento e di angoscia sociale. “Il film – ricorda Castellani – gode dell’amichevole consulenza di alcuni eminenti studiosi quali Paolo Matthiae della Sapienza di Roma, Daniele Morandi Bonacossi dell’università di Udine, Paolo Brusasco dell’università di Genova e Massimo Vidale dell’università di Padova.

La presentazione del film di Castellani “Mesopotamia: la stagione dei grandi imperi” sul sito di Arkhaios Film Festival 2020

Ma il Covid-19 ha fatto prima rinviare (due volte) e poi cancellare definitivamente Firenze Archeofilm 2020. Ma dal 5 all’11 ottobre 2020 il film “Mesopotamia: la stagione dei grandi imperi”, diretto e prodotto da Alberto Castellani, Media Venice Comunicazione e Immagine, si potrà vedere on line sulla piattaforma Vimeo perché è stato inserito nella selezione finale di 2020 Arkhaios Cultural Heritage and Archaeology Film Festival di Pittsburgh ( Pennsylvania, USA). E quest’anno, proprio causa Covid-19, l’8° festival internazionale di Arkhaios sarà un’edizione on-line, e quindi si potrà seguire anche dall’Italia. Basta seguire le modalità di iscrizione sul sito http://www.arkhaiosfilmfestival.org/home.html. Soddisfatto Castellani che ha realizzato una versione in lingua inglese del film proprio per facilitarne una diffusione in ambito internazionale: “Siamo onorati che il film “ Mesopotamia: la stagione dei grandi imperi” sia stato prescelto ed inserito a rappresentare l’Italia in una così autorevole manifestazione. Ci auguriamo anche che questa produzione possa suscitare l’interesse di organizzazioni culturali e di networks  sensibili al mondo dell’archeologia ed in particolare alle vicende del Vicino Oriente, purtroppo  protagonista, in questi anni, di tragiche  vicende”.

Arkhaios 2020 propone quattordici film di grande qualità e vasta gamma di argomenti, risultato di una rigorosa selezione. Registi di tutto il mondo hanno proposto i loro film, tra cui Argentina, Bangladesh, Brasile, Canada, Cile, Cipro, Repubblica Dominicana, Francia, Germania, Grecia, Iran, Italia, Messico, Polonia, Polinesia, Portogallo, Singapore, Spagna, Turchia e Stati Uniti. Il festival è sponsorizzato da The Friends of Arkhaios; The South Carolina Institute of Archaeology & Anthropology (SCIAA), University of South Carolina; The Department of Anthropology, University of South Carolina; The Greater Piedmont Chapter of The Explorers Club; The Council of South Carolina Professional Archaeologists (COSCAPA); The Department of Anthropology, University of Pittsburgh; The Allegheny Chapter #1, and the Ohio Valley Chapter #22, of the Society for Pennsylvania Archaeology (SPA). Arkhaios Cutural Heritage and Archaeology Film Festival  considerato tra le più importanti manifestazioni internazionali del settore, ha confermato anche quest’anno, secondo lo spirito degli organizzatori, la propria linea editoriale: quella  di promuovere  il racconto di  “una storia sia locale che globale, traendo ispirazione da produzioni che si ispirino alle radici della nostra civiltà così da meglio  comprendere  popoli  appartenenti a culture provenienti da ogni parte del  mondo” (dr. Costal Ganiewicz, president and CEO Coastal Discovery Museum – dr Stefen Smith, University of South Carolina, Director Institute of Archaeology and Anthropology).

“Mesopotamia: in memoriam. Appunti su un patrimonio violato”. Dopo “Kaled Asaad: quel giorno a Palmira”, realizzato dal regista veneziano Alberto Castellani sull’onda dell’orrore suscitato per l’eccidio del direttore del museo di Palmira, è nata una miniserie in due puntate di 50’ l’una (in italiano e in inglese) a cura dello stesso autore: “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato”. Il programma rappresenta il  ritorno dell’autore sulle terre martoriate del Vicino Oriente e affronta il dramma in termini sociali e culturali che sta vivendo la Mesopotamia ed in particolare l’Iraq. C’erano una volta due fiumi, il Tigri e l’Eufrate, e tutt’attorno una terra fertile a forma di mezzaluna, dove nacquero civiltà antiche, a cui  far risalire scoperte come la scrittura o la nascita della società urbana. Ora possiamo definirla come la tomba della civiltà della Mesopotamia. L’elenco di ciò che l’uomo ha perduto è oggi impossibile, si tratta di saccheggi operati dall’Isis che non hanno alcuna giustificazione:  men che meno quella  della distruzione dell’idolatria. Ma si tratta anche di razzie operate da regimi diversi  e favorite da connivenze colpevoli. Per queste testimonianze perdute,  si tratta di sculture, tavolette cuneiformi, sigilli cilindrici,  risulta  difficile se non impossibile per le popolazioni della Mesopotamia conservare  il legame con la propria terra perché sono venuti meno i riferimento storici del mondo di cui sono eredi. E rimane allora soltanto un  gigantesco buco nero di smarrimento e di angoscia sociale. Tutto finito dunque, nessuna speranza per il futuro? Per dare un senso al domani, il film si chiede allora perché il bassorilievo di un toro antropomorfo del primo millennio assiro fa ancora paura a ciò che resta del califfato, perché le statue di Mosul spaventano tanto che i suoi sgherri , le hanno fatte a pezzi, si sono accanite su di esse , le hanno gettate al suolo sbriciolate come se fossero nemici armati o ribelli. Perché forse, è la risposta dell’Autore in sintonia con quanto è già stato scritto da autorevoli testimoni, le pietre, le statue, i templi parlano. Parlano più dei sermoni e dei discorsi e tutti  possono leggere quelle tracce. Allora bisogna ucciderle, quelle pietre,  polverizzarle per affermare che la Storia è stata scritta di nuovo e definitivamente. Altrimenti l’impalcatura della finzione cade, l’avvento islamista diventa arbitrario, incerto, una parentesi che prima o poi finirà. Le riprese  hanno interessato i maggiori musei Europei, in particolare  il Louvre, il British Museum ed il Pergamon Museum di Berlino. Le riprese in  Iraq e Kurdistan Iracheno  sono state realizzate in collaborazione con l’università di Udine.

Firenze Archeofilm, annullata l’edizione 2020: lo annuncia il direttore artistico Dario Di Blasi. Appuntamento alla primavera 2021

Il manifesto dell’edizione 2020 di Firenze Archeofilm

Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm

Alla fine poté più il Covid dell’impegno e della buona volontà. L’edizione 2020 del Firenze Archeofilm non si farà. Sul sito ufficiale della rassegna, organizzata da Archeologia Viva (Giunti Editore) nell’ambito delle manifestazioni promosse da “tourismA”, le date del 21-25 ottobre 2020 sono ancora confermate, ma il breve annuncio, quasi un “twitter”, che suona come una resa, del direttore artistico Dario Di Blasi non lascia dubbi: “Cari amici, a noi dispiace ma non potremo utilizzare il cinema e  la mediateca di Firenze, 21-25 ottobre,  i limiti della presenza fisica per Covid  sono troppo pesanti. Dobbiamo rinviare alla primavera 2021 Firenze Archeofilm”. La programmazione dell’edizione 2020 del Firenze Archeofilm è stata tribolata fin dall’inizio, perché fin dall’inizio ha dovuto fare i conti con l’esplodere della pandemia. Previsto inizialmente dall’11 al 15 marzo 2020, cioè praticamente all’indomani della dichiarazione del lockdown per tutta l’Italia, era stato sospeso e rinviato all’8-12 giugno 2020 (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/03/05/firenze-archeofilm-in-programma-dall11-al-15-marzo-sospeso-conseguenza-provvedimenti-contenimento-coronavirus-e-rinviato-all8-12-giugno-2020/). Ma quel rinvio non è stato sufficiente, perché a giugno i cinema erano ancora chiusi al pubblico per motivi di sicurezza. E così gli organizzatori si erano visti costretti a un nuovo rinvio, questa volta a ottobre (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/06/03/firenze-archeofilm-nuovo-rinvio-il-lungo-lockdown-costringe-gli-organizzatori-a-spostare-il-festival-del-cinema-di-archeologia-arte-ambiente-da-giugno-a-ottobre-2020/). Non è stato sufficiente. Il virus circola ancora, e le misure richieste per la sicurezza delle persone nei luoghi di incontro sono ancora molto stringenti. Ed è stato dato il forfait. “per fortuna – conclude Di Blasi – abbiamo una realtà diffusa del  festival con proiezioni da tre a quattro giorni, soprattutto all’aperto, e abbiamo potuto e possiamo mostrare alcuni dei film che sono arrivati a Firenze. Ad Aquileia, Roselle, Varese e Napoli”.

11.ma edizione di Aquileia Film Festival: è on line la conversazione di Giuliano Volpe, archeologo, professore ordinario di Metodologia della Ricerca archeologica all’università di Bari, con Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Focus sulla figura, il ruolo, il mestiere dell’archeologo oggi

Tutto esaurito nelle piazze di Aquileia per l’11.ma edizione dell’Aquileia Film Festival (foto fondazione Aquileia)

Giuliano Volpe, archeologo, docente all’università di Bari, intervistato da Piero Pruneti all’Aquileia Film Festival (foto fondazione Aquileia)

La figura, il ruolo, il mestiere dell’archeologo al centro della conversazione del 29 luglio 2020, terza giornata dell’11.ma edizione di Aquileia Film Festival, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze ArcheoFilm, e il patrocino del Comune di Aquileia e il sostegno di Vini Jermann (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/07/27/al-via-l11-ma-edizione-di-aquileia-film-festival-2020-ma-attenzione-e-obbligatoria-la-prenotazione-gratuita-on-line-del-posto-ecco-tutto-il-programma-delle-cinque-serate/). Protagonista Giuliano Volpe, archeologo, professore ordinario di Metodologia della Ricerca archeologica all’università di Bari, intervistato da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. A poco più di un mese di distanza dall’evento, la Fondazione Aquileia mette a disposizione la registrazione dell’incontro così da dare la possibilità a quanti non erano presenti ad Aquileia o non lo hanno seguito in streaming di “partecipare” alla conversazione.

Perché un giovane decide di fare l’archeologo? Cosa significa fare l’archeologo oggi? Che senso ha passare una vita con la testa rivolta al passato? Domande, provocazioni, curiosità cui ha cercato di dare una risposta Giuliano Volpe, trasmettendo al pubblico presente non solo motivazioni, ma anche entusiasmo, competenze, aspettative. Diceva Vere Gordon Childe: “Mi occupo di persone che sono vissute millenni fa, ma facendo questo non mi preoccupo solo di conoscere il passato ma di capire meglio il presente e quindi dare un contributo alla società nella quale vivo per fare in modo che sia possibile pensare in maniera più umana”. Per Volpe è fondamentale conoscere il passato, anche remoto, che è possibile conoscere quasi esclusivamente attraverso la documentazione materiale: la storia dell’umanità è ricostruibile per il 99 per cento esclusivamente sulla base della documentazione materiale, perché la scrittura è arrivata tardi e non ha riguardato tutte le civiltà del mondo. Quindi la stragrande maggioranza di quello che siamo oggi e di come siamo arrivati a essere oggi noi possiamo ricostruirlo con il metodo archeologico. E c’è un ulteriore elemento che rende il mestiere dell’archeologo ancor più affascinante: gli archeologi sono praticamente gli unici studiosi a continuare a produrre fonti per la conoscenza del passato, poiché le fonti letterarie ormai sono quelle che sono senza molte possibilità di ampliamento, mentre la documentazione archeologica continua a essere sempre più ricca. E oggi il concetto di reperto si è ampliato arrivando a comprendere i “reperti” dell’ambiente, e perciò la ricerca archeologica è diventata multidisciplinare. Elemento fondamentale nel lavoro dell’archeologo è la curiosità e la voglia di conoscenza., e poi si arriva alla parte creativa della professione che è l’interpretazione. Nuovo concetto, che Volpe ha descritto in un suo recente libro “Archeologia pubblica” (Carocci Editore), è quello dell’archeologia pubblica: l’archeologo deve avere sempre più un ruolo sociale. Il lavoro di ricerca è inutile se non c’è la comunicazione dei dati: alla comunità scientifica, innanzitutto, ma anche ai cittadini. È un dovere etico quello di restituire il risultato del proprio lavoro con linguaggi accessibili senza banalizzare per permettere a tutti di conoscere e quindi di possedere il patrimonio culturale. E questa è anche la maniera migliore per tutelare il patrimonio culturale perché un cittadino cosciente del patrimonio culturale è il primo a proteggerlo. Finalmente oggi la divulgazione comincia a essere considerata parte integrante dell’attività di un archeologo. Il problema è che spesso i nostri musei non sono stati pensati per la divulgazione al grande pubblico, ma realizzati dagli specialisti per gli specialisti con un linguaggio spesso incomprensibile. Invece l’archeologo non deve mai dimenticare che svolge un servizio pubblico. Purtroppo in Italia c’è ancora molto precariato, che rappresenta una componente molto importante dell’attività archeologica. Fa riflettere che solo dal 2014, con una legge specifica, è stata introdotta nel Codice dei Beni culturali la figura professionale dell’archeologo, dello storico dell’arte, del bibliotecario, dell’archivista, del restauratore. Per fortuna per l’archeologo oggi si apre un ventaglio di opportunità di lavoro qualificato al di là dello scavo tradizionale o la schedatura di reperti, dalla comunicazione ai servizi ai social media alla didattica. Ma in Italia c’è anche un dissidio molto forte tra i professionisti e i volontari. Bisogna superare il conflitto e fare una grande alleanza perché il volontariato è una risorsa straordinaria, è una voglia di partecipazione e di impegno. Ovviamente il volontariato non deve sostituire il lavoro ma deve essere di supporto.

11.ma edizione di Aquileia Film Festival: è on line la conversazione di Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, con Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Da Cortona a Napoli, l’esperienza di un giovane direttore che ha cambiato l’approccio al più grande museo archeologico d’Italia e la sua connessione con la città e il mondo

Tutto esaurito nelle piazze di Aquileia per l’edizione 11 dell’Aquileia Film Festival (foto fondazione Aquileia)

Paolo Giulierini, direttore del Mann, intervistato da Piero Pruneti all’Aquileia Film Festival (foto fondazione Aquileia)

È stata la conversazione del 29 luglio 2020, seconda giornata dell’11.ma edizione di Aquileia Film Festival, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze ArcheoFilm, e il patrocino del Comune di Aquileia e il sostegno di Vini Jermann (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/07/27/al-via-l11-ma-edizione-di-aquileia-film-festival-2020-ma-attenzione-e-obbligatoria-la-prenotazione-gratuita-on-line-del-posto-ecco-tutto-il-programma-delle-cinque-serate/). Protagonista Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli,  intervistato da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. A poco più di un mese di distanza dall’evento, la Fondazione Aquileia mette a disposizione la registrazione dell’incontro così da dare la possibilità a quanti non erano presenti ad Aquileia o non lo hanno seguito in streaming di “partecipare” alla conversazione.

Paolo Giulierini racconta la sua esperienza a Napoli, direttore del più importante museo archeologico d’Italia e tra i più importanti al mondo, lui cortonese, etruscologo, partito dall’esperienza di direttore del museo dell’Accademia etrusca di Cortona, una realtà decisamente più piccola ma aperta al mondo e alle collaborazioni con le più grandi e prestigiose istituzioni mondiali, dall’Ermitage di San Pietroburgo al Louvre di Parigi al British museum di Londra. Proprio questa “apertura” e questa esperienza sono stati fondamentali nella nuova avventura napoletana portando in breve tempo il museo Archeologico nazionale di Napoli a essere protagonista attivo sulla scena culturale di Napoli, della Campania, dell’Italia e del mondo. L’incontro aquileiese è stata l’occasione per parlare degli etruschi in generale e degli etruschi del Sud in particolare, una presenza poco nota ma estremamente importante per capire i rapporti delle popolazioni italiche prima di Roma. E ovviamente non si poteva non parlare della grande mostra “Etruschi al Mann”, che si può visitare fino al maggio 2021) risultato di anni di ricerca nei depositi del museo dove sono stati trovati migliaia di reperti etruschi provenienti dalla Campania, frutto di scavi ottocenteschi e novecenteschi, e di acquisizioni del museo. Dalla tradizione all’innovazione nella comunicazione e nell’approccio al museo. Ecco dunque il video game prodotto dal Mann “Father and son”, scaricato già da 5 milioni di utenti nel mondo, che offre un modo diverso per conoscere un grande museo. E poi il cinema, con la produzione di un film, “Agalma”, in anteprima alla mostra del cinema Venezia 77, che non è un documentario storico, ma una finestra sulla vita quotidiana di un museo, con i dietro le quinte e il pubblico. Perché, come conclude Giulierini, un museo “deve tornare a regalare emozioni”.

Varese ArcheoFilm: con la consegna del Premio Città di Varese e del Premio Alfredo Castiglioni e la retrospettiva delle opere dei fratelli Castiglioni chiude la terza edizione della rassegna internazionale del film di archeologia, arte, ambiente, etnologia

La locandina della terza edizione di Varese ArcheoFilm

Un momento della presentazione della prima edizione del Varese ArcheoFilm 2018 (foto museo Castiglioni)

Con la premiazione dei documentari vincitori del “Premio città di Varese” conferito dalla giuria popolare e del “Premio Alfredo Castiglioni”, assegnato dalla giuria tecnica, domenica 6 settembre 2020 chiude la terza edizione di “Varese ArcheoFilm” (3-6 settembre 2020), la rassegna internazionale del film di archeologia, arte, ambiente, etnologia, organizzata dell’associazione Conoscere Varese in collaborazione col Comune di Varese, Museo Castiglioni e Firenze ArcheoFilm: organizzazione generale, Marco Castiglioni; direzione artistica, Dario Di Blasi; direzione editoriale, Giuditta Pruneti; conduzione delle serate, Giulia Pruneti. “Quest’anno per garantire la sicurezza del pubblico”, spiega Marco Castiglioni, “l’organizzazione ha previsto tutti gli accorgimenti necessari affinché la rassegna si svolga nel miglior modo possibile con il dovuto rispetto delle norme sanitarie. Come tutta la stagione culturale estiva varesina, anche il festival ha rischiato di saltare. Fortunatamente, grazie al Comune di Varese che si è impegnato e ha investito risorse e personale, è stato possibile mantenere il programma intatto. Per Varese ArcheoFilm sarebbe stato davvero un peccato perché la terza edizione rappresenta sempre il consolidamento di una formula. È quella che conferisce la certezza che l’appuntamento durerà nel tempo ed è entrato a far parte dell’offerta culturale che i cittadini attendono ogni anno. Lo dimostra anche il fatto che il sistema di prenotazioni che abbiamo realizzato sul sito del museo Castiglioni ha velocemente registrando il tutto esaurito”. E continua: “Anche quest’anno, dopo una lunga selezione tra circa 80 documentari a loro volta già selezionati dal festival Firenze ArcheoFilm da cui nasce la rassegna varesina, abbiamo composto un programma interessante e per molti versi originale. Come sempre abbiamo affiancato a filmati sull’archeologia “classica” dell’Antico Egitto,  romana e preistorica, ma sempre sviluppati in modo innovativo, tematiche diverse e inconsuete in modo da interessare e attirare un pubblico più vasto ed eterogeneo possibile. Anche gli ospiti sono stati certamente all’altezza delle scorse edizioni. Sono tutti studiosi dalle grandi doti comunicative e divulgative in grado di raccontare tematiche scientifiche complesse in modo tale che siano comprensibili a tutti”. I posti a disposizione per gli spettatori nella “tendo struttura” dei Giardini Estensi sono come sempre gratuiti ma ridotti rispetto al consueto per i noti motivi sanitari. Considerata la grande affluenza di pubblico delle passate edizioni, l’organizzazione per questo ha realizzato un sistema di prenotazione dei posti sul sito del museo Castiglioni (www.museocastiglioni.it). Le norme anti Covid-19 hanno imposto anche di trovare un sistema alternativo alle schede cartacee per far esprimere al pubblico la propria preferenza ai filmati e assegnare il premio della giuria popolare. Quest’anno è stato possibile esprimere il voto per via telematica attraverso lo smartphone o collegandosi al sito del Museo Castiglioni con le modalità spiegate nel corso delle serate. La giuria tecnica composta da Angelo Castiglioni, Matteo Inzaghi, Diego Pisati e Giulio Rossini, invece, assegna il premio “Alfredo Castiglioni” dedicato alla memoria dell’etnologo e archeologo scomparso nel 2016.

Frame del film “La memoria di un filo” di Franco Zaffanella

Nel corso della serata di giovedì 3 settembre 2020 sono stati proiettati 3 documentari: “Mostri e miti” di Carsten Gutschmidt )Germania, 2018, 52’), che affronta il tema dei draghi, i mostri più celebri di tutti i tempi, utilizzando metodi scientifici per rintracciare la verità che si nasconde dietro la nascita di questo mito universale. Elaborate animazioni riportano in vita i leggendari mostri. È seguito “Indagini in profondità – il robot degli abissi” di Guilain Depardieu, Frédéric Lossignol (Francia, 2017, 26’), che racconta come l’utilizzo di automi meccanici possano sostituire l’essere umano nelle ricerche archeologiche sottomarine a grandi profondità. Ha chiuso la serata “La memoria di un filo” di Franco Zaffanella (Italia, 2019, 30’), un progetto di archeologia sperimentale che mostra la realizzazione di un tessuto di lino con tecniche preistoriche partendo dai semi della pianta. Ospite della serata la professoressa Irene Affede Di Paola, sinologa dell’università dell’Insubria.

Frame del film “Stonehenge bringing the dead” di Nick Gillam-Smith

Venerdì 4 settembre 2020, è stata la volta di “Stonehenge bringing the dead” di Nick Gillam-Smith (Austria, 2013, 50’), prima nazionale, che racconta le straordinarie scoperte effettuate in uno dei siti preistorici più famosi al mondo dal team guidato dal celebre archeologo Mike Person che ha ritrovato i corpi di 63 individui sepolti sotto i monoliti. È seguito “La prossima Pompei” di Duncan Bulling (Regno Unito, Usa, 2019, 52’). All’ombra del Vesuvio, un vulcano meno noto minaccia la zona dei Campi Flegrei. Gli scienziati studiando ciò che è avvenuto a Pompei quasi 2000 anni fa riusciranno a scoprire se questo territorio in continua evoluzione sta raggiungendo un nuovo punto di rottura? Ospite della serata il dott. Omar Larentis, antropologo fisico e paleopatologo presso l’Università dell’Insubria.

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lemaitre

Sabato 5 settembre 2020 è stata la volta dei faraoni con “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lemaitre (Francia, 2018, 53’). Nel film, ricco di animazioni 3D e documenti storici, vengono illustrati gli ingegnosi piani che hanno consentito il salvataggio di oltre venti antichi santuari che sarebbero altrimenti scomparsi sotto l’acqua del Nilo in seguito alla costruzione della Diga di Assuan. Un grande apporto in questa impresa è stato dato anche dagli archeologi e dai tecnici italiani. Ha completato la serata “Ingegneria romana: Città II” di Jose Antonio Muñiz (Spagna, 2018, 56’). Il documentario descrive la capacità dei Romani di accettare e assimilare ogni tipo di conoscenza, indipendentemente dalla sua provenienza, per poi perfezionarla e applicarla alle prodigiose strutture progettate per edificare le straordinarie città dell’Impero. È intervenuta la prof.ssa Donatella Avanzo, egittologa e storica dell’arte.

Ricerche ad Adulis (Eritrea) dalla missione archeologica diretta da Serena Massa (foto museo Castiglioni)

E arriviamo a domenica 5 settembre 2020. Si inizia alle 20.30, con le proiezioni dedicate alla retrospettiva sul lavoro di Angelo e Alfredo Castiglioni. “Adulis. Cronaca della missione archeologica 2012 – 2013” di Angelo e Alfredo Castiglioni (Italia, 43’), aprirà la serata. Il Mar Rosso nell’antichità ebbe un’importanza paragonabile a quella della via della seta o dell’ambra. Nei suoi porti affluivano e venivano ridistribuiti beni di lusso destinati al consumo di una élite internazionale, accanto a derrate per le necessità quotidiane di più ampio consumo. Il sito di Adulis, ubicato sulla costa sud occidentale del Mar Rosso, all’interno della ben protetta baia di Zula, (attuale Eritrea) fu uno dei più importanti scali nei rapporti tra Africa orientale, India e Mediterraneo a partire forse dall’epoca faraonica, con uno sviluppo crescente ben documentato in concomitanza con l’ascesa del regno aksumita, di cui Adulis rappresentava l’accesso al mare. Il filmato è la cronaca della missione nel sito archeologico nell’inverno 2012-2013. Oltre all’attività di scavo e alle scoperte effettuate, vengono evidenziate le difficoltà organizzative e logistiche in un ambiente dove la ricerca scientifica è difficile: l’approvvigionamento dell’acqua, del cibo, i problemi sanitari e l’allestimento del capo campo tendato. Ma anche l’amicizia e la proficua collaborazione di tutti i partecipanti ad un grande progetto culturale che unisce l’Eritrea e l’Italia, del quale nel 2021 si festeggeranno dieci anni di attività. Interverranno la prof.ssa Serena Massa, archeologa dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e direttrice scientifica Missione a Adulis e il dott. Angelo Castiglioni, archeologo, antropologo, cineasta.

La locandina del film “Sulle tracce degli esploratori” di Angelo e Alfredo Castiglioni

Dopo la premiazione dei documentari vincitori del “Premio città di Varese” conferito dalla giuria popolare e del “Premio Alfredo Castiglioni”,  seguirà il film “Sulle tracce degli esploratori” di Angelo e Alfredo Castiglioni (Italia, 22’). Alla metà dell’800 le sorgenti del Nilo non erano ancora state scoperte. Svelare il mistero che avvolgeva l’origine di questo grande fiume lungo le cui sponde si sviluppò una civiltà millenaria, aveva fatto nascere una accesa competizione tra gli esploratori europei e le Società Geografiche. Iniziò, quindi, l’esplorazione geografica dell’Alto Nilo Bianco. Sarebbe impossibile elencare tutti i viaggiatori che risalirono il Nilo e i suoi affluenti. Tra questi ricordiamo l’inglese Samuel Baker, il tedesco Georg Schweinfurth, gli italiani Carlo Piaggia e Giovanni Miani che ci lasciarono dettagliate descrizioni delle popolazioni incontrate. I loro diari sono stati punti di riferimento delle spedizioni da noi effettuate negli anni tra il 1960 e il 1965 lungo l’Alto Nilo Bianco, nelle regioni di Equatoria nel Sud Sudan. Missioni che ci hanno permesso di realizzare questo documentario sulla vita delle popolazioni nilotiche (soprattutto dei pastori Mundari), constatando che i riti e i costumi di questi gruppi etnici erano rimasti pressoché immutati dall’epoca dei primi esploratori. Un sorprendente immobilismo che contrastava con lo sviluppo del nostro mondo occidentale che, proprio negli anni ’60 aveva iniziato (con lo sbarco dell’uomo sulla Luna, un’altra esplorazione: quella del cosmo.

11.ma edizione di Aquileia Film Festival: è on line la prima conversazione del presidente Antonio Zanardi Landi e della direttrice dell’Ara Pacis Orietta Rossini con Piero Pruneti. Excursus sulla Aquileia romana, patriarcale, fino all’austro-ungarica e alla Grande Guerra. Anticipazioni sulla nuova mostra

L’edizione 2020 di Aquileia Film Festival è stato articolato sulle due piazze antistanti la basilica: piazza Patriarcato e piazza Capitolo

Piero Pruneti (a sinistra) intervista Antonio Zanardi Landi e Orietta Rossini

È stata la conversazione di apertura dell’11.ma edizione di Aquileia Film Festival, organizzato dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze ArcheoFilm, e il patrocino del Comune di Aquileia e il sostegno di Vini Jermann (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/07/27/al-via-l11-ma-edizione-di-aquileia-film-festival-2020-ma-attenzione-e-obbligatoria-la-prenotazione-gratuita-on-line-del-posto-ecco-tutto-il-programma-delle-cinque-serate/). Protagonisti Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, e Orietta Rossini, direttrice del museo dell’Ara Pacis, che conversano con Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. A un mese di distanza dall’evento, la Fondazione Aquileia mette a disposizione la registrazione dell’incontro così da dare la possibilità a quanti non erano presenti ad Aquileia o non lo hanno seguito in streaming di “partecipare” alla conversazione.

La fondazione di Aquileia, il rapporto con Roma, la sua posizione strategica, il controllo del Norico; e poi la peste Antonina, nota anche come peste di Galeno, dal medico Galeno che la descrisse, una pandemia di vaiolo, o morbillo, o meno probabilmente tifo, propagata entro i confini dell’impero romano dai soldati dell’esercito di ritorno dalle campagne militari contro i Parti. Aquileia è tornata importante sotto il patriarcato ed è tornata ad avere una posizione strategica nella Grande Guerra. Non è un caso che davanti alla basilica troneggi la copia della Lupa capitolina, forse fusa con i cannoni della Grande Guerra, donata dal Comune di Roma a ringraziamento e riconoscimento del ruolo avuto dalla comunità aquileiese nel primo conflitto mondiale. E non è un caso che proprio nella basilica patriarcale sia stata “scelta” la salma del Milite ignoto che, partita proprio da Aquileia, sarà trasportata a Roma con un treno che attraverserà l’Italia. L’anno prossimo sarà il centenario del doloroso viaggio del Milite ignoto che Aquileia celebrerà con una mostra storica realizzata dalla Fondazione Aquileia con la curatela proprio di Orietta Rossini che, dopo aver seguito “con entusiasmo e partecipazione” (parole del presidente Antonio Zanardi Landi) la mostra “Aquileia 2.200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente” nei prestigiosi spazi dell’Ara Pacis a Roma (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/11/09/al-museo-dellara-pacis-di-roma-la-mostra-aquileia-2-200-porta-di-roma-verso-i-balcani-e-loriente-celebra-lanniversario-della-fondazione-della-colonia-roma/) di cui è direttore, ora, nel ruolo di responsabile dell’Archivio storico Capitolino, seguirà questo importante anniversario.

Al via la seconda edizione del Roselle Archeofilm: ecco tutto il programma serale a Roselle, e quello pomeridiano a Grosseto

L’anfiteatro romano di Roselle (Gr) ospita la seconda edizione del Roselle ArcheoFilmFestival

Al via la seconda edizione del Festival di cinema archeologico di Roselle. Premio “O. Fioravanti” dal 21 al 23 agosto 2020. Tre serate (alle 21.15) nella celebre area archeologica e due proiezioni pomeridiane (alle 18.15) a Grosseto, negli spazi del Polo Culturale Le Clarisse e al museo di Storia Naturale. La manifestazione è organizzata da Archeologia Viva/Firenze Archeofilm con direzione regionale Musei della Toscana / Area archeologica nazionale di Roselle e Associazione M.Arte. Di Roselle Archeofilm il direttore artistico è Dario Di Blasi, responsabile organizzativo Lorenzo Luzzetti, direttore editoriale Giuditta Pruneti, responsabile della comunicazione Giulia Pruneti, direttore di Archeologia Viva Piero Pruneti che cura le conversazioni. Ingresso libero e gratuito, prenotazione consigliata: per le proiezioni serali: maremmaarte@gmail.com, per le proiezioni pomeridiane: accoglienzamaam@gmail.com. Ogni sera degustazione di vini offerta da “I Lecci” e “La Selva”.

Il film “A la Dècouverte du Temple d’Amenhophis III / Alla scoperta del tempio di Amenhophis III” di Antoine Chènè

Maria Angela Turchetti

Ecco il ricco programma. Iniziamo con il programma serale nell’area archeologica di Roselle. Venerdì 21 agosto 2020, alle 21:15, apre il film “Alla scoperta del tempio di Amenophis III” di Antoine Chéné (Francia, 52’). A Luxor, i colossi di Memnone, segnano l’ingresso del maestoso tempio di Amenophis III. A partire dall’inizio degli anni 2000, una équipe internazionale ha ridato vita a questo tempio, di cui, a parte i due colossi, ben poco era rimasto visibile. Seguiamo, insieme a tutta la squadra di archeologi, le grandi tappe di questa impresa, filmata a partire dal 2004, e prendiamo dunque consapevolezza del carattere grandioso di questo tempio, costruito da un faraone durante il suo regno pacifico e prospero. Segue il film “Le acque segrete di Palermo” di Stefania Casini (Italia, 52’). Palermo cela nelle sue viscere un affascinante segreto: i qanat. Canali sotterranei scavati dall’uomo che raccolgono acque sorgive: le acque segrete di Palermo. Un sorprendente incrocio di culture aveva fatto di Palermo la capitale del Mediterraneo, dove l’acqua era la grande ricchezza, di cui restano le tracce visibili nelle architetture, nella toponomastica, nell’organizzazione urbanistica e nelle tecniche di ripartizione e gestione. Cosa è rimasto di questa cultura che sapeva incanalare, ridistribuire, celebrare l’acqua anche come valore estetico? Andiamo alla ricerca di queste testimonianze attraverso un affascinante viaggio dove l’acqua è la vera protagonista. Il documentario svela fra storia, scienza e leggenda le vie segrete dell’acqua. Attraverso il suo percorso costituito dalle opere dell’uomo che l’hanno scovata, incanalata e recapitata, vogliamo scoprire gli itinerari inconsueti che ci consegnano la testimonianza della ricchezza di scambi culturali fra le civiltà romana, araba e normanna. Chiude la serata la conversazione con Maria Angela Turchetti, direttore Area Archeologica Nazionale di Roselle.

Il prof. Pierfrancesco Callieri sul sito di Tol-e Ajori, a tre chilometri e mezzo da Persepoli

Sabato 22 agosto 2020, alle 21:15. Apre il film “Pavlopetri – Un tuffo nel passato” di Paul Olding (Inghilterra, 50’). Appena al largo della costa meridionale della Grecia continentale si trova la più antica città sommersa del mondo. Ha prosperato per duemila anni, il tempo che ha visto la nascita della civiltà occidentale. Un team di esperti utilizza tecnologie all’avanguardia per scoprire i secolari segreti del complesso di strade ed edifici in pietra che si trovano a meno di cinque metri sott’acqua. Segue il film “Indagini archeologiche. Persepoli, il paradiso persiano” di Angès Molia e Raphaël Licandro (Francia, 26’). Sugli altopiani iraniani si trova la culla di una delle più grandi civiltà di costruttori dell’antichità: i Persiani. Qui hanno edificato un capolavoro di architettura: Persepoli. Fino a oggi si pensava che il sito si limitasse alla sua terrazza imponente, utilizzata dai re persiani solo qualche mese all’anno. Ma le recenti scoperte dell’archeologo italiano Pierfrancesco Callieri rivelano uno scenario completamente diverso, quello di una città tra le più ricche del mondo antico: un Eden tra le montagne persiane. Chiude la serata la conversazione con Chiara Valdambrini, direttore del museo Archeologico e d’Arte della Maremma.

Frame del film “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier

Il prof. Giuliano Volpe dell’università di Bari

Domenica 23 agosto 2020, alle 21:15. Apre in prima nazionale il film “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier (Italia, Germania, 52’). Per la prima volta un documentario racconta gli avvenimenti immediatamente successivi all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: un intervento di protezione civile voluto e sostenuto dall’imperatore Tito per soccorrere le popolazioni colpite dal disastro naturale e rilanciare le attività, la produzione e il commercio, la vita nella regione vesuviana. Segue l’assegnazione del Premio “O. Fioravanti” 2020. Quindi il film fuori concorso “Achille nell’isola di Skyros” di J.L. Gomez Merino (Spagna, 5’). Dalle raffigurazioni presenti nella ceramica greca a un’animazione realizzata con i più recenti programmi di grafica: cinque minuti per raccontare l’avventura di Achille nell’isola di Skyros, nascosto tra le figlie del re per evitare il suo destino di guerra e di morte, e poi scoperto e smascherato dall’astuto Ulisse. Per diventare infine l’eroe della guerra di Troia che tutti conosciamo. Chiude la conversazione con Giuliano Volpe, archeologo e scrittore, docente all’università di Bari.

Il film “Iceman Reborn (La rinascita di Iceman)”, regia di Bonnie Brennan

Programma pomeridiano. Proiezioni fuori concorso in collaborazione con il museo Archeologico e d’Arte della Maremma. Venerdì 21 agosto 2020, alle 18:15, al polo culturale Le Clarisse (via Vinzaglio 27) di Grosseto. Il film “Sotto la sabbia” di Domingo Mancheño Sagrario (Spagna, 50’). La scoperta di alcuni disegni sulle pareti di una caverna vicino allo Stretto di Gibilterra ci parla di antiche colonizzazioni e della più importante città fenicia d’Occidente: Gadir. “Sotto la sabbia” riguarda alcune di queste scoperte, soprattutto il ritrovamento sorprendente dei sarcofagi fenici di Sidone. Gli archeologi ci parlano dei reperti riemersi dopo tremila anni, delle circostanze dei ritrovamenti, delle curiosità e della loro importanza storica. Sabato 22 agosto 2020, alle 18:15, al museo di Storia Naturale (str. Corsini 5) di Grosseto. Il film “Iceman Reborn” di Bonnie Brennan (Usa, 53’). Assassinato più di cinquemila anni fa, Otzi, la più antica mummia umana sulla Terra, è portata alla vita e preservata con la modellazione 3D. Adesso recentissime scoperte fanno luce non solo su questo misterioso uomo antico, ma sugli albori della civiltà in Europa.

Al via la seconda edizione del Festival del cinema archeologico di Roselle: tre serate con proiezioni nell’area archeologica di Roselle e due pomeriggi a Grosseto

Proiezioni serali per il Roselle ArcheoFilmFestival nella magica atmosfera del teatro antico di Roselle (foto Archeofilm)

Al via la seconda edizione del Festival di cinema archeologico di Roselle. Dopo il successo dello scorso anno, dal 21 al 23 agosto 2020 torna Roselle ArcheoFilm – Premio “O. Fioravanti”. La manifestazione è organizzata da Archeologia Viva/Firenze Archeofilm con la direzione regionale dei Musei della Toscana / Area archeologica nazionale di Roselle e l’associazione M.Arte. Il festival si svolge con il patrocinio di Comune di Grosseto in collaborazione con il museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Fondazione Grosseto Cultura; con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e la partecipazione di Conad e Banca Tema. Tre serate (alle 21.15) nella celebre area archeologica e due proiezioni pomeridiane (alle 18.15) a Grosseto, negli spazi del Polo Culturale Le Clarisse e al museo di Storia Naturale.

Il film “A la Dècouverte du Temple d’Amenhophis III / Alla scoperta del tempio di Amenhophis III” di Antoine Chènè

Il prof. Giuliano Volpe dell’università di Bari

Un viaggio nel tempo e nello spazio attraverso sapienti regie e grandi produzioni internazionali. Tra i temi al centro delle pellicole: l’Egitto di Amenophis III con le ultime ricerche sul suo maestoso tempio, la storia di Palermo riletta attraverso gli antichissimi canali sotterranei e, restando sott’acqua, la città sommersa di Pavlopetri lungo le coste della Grecia continentale. In programma anche la Persia di Dario il Grande con le riceche italiane nella meravigliosa Persepoli, per proseguire con le spettacolari ricostruzioni della celebre eruzione del Vesuvio del 79 d.C. Infine il cold case archeologico di Oetzi, la Mummia del Similaun scoperta nel 1991, tra misteri e verità scientifiche. Ogni sera in programma anche una conversazione con i protagonisti della ricerca e della divulgazione archeologica tra cui Maria Angela Turchetti, direttore area archeologica nazionale di Roselle, Chiara Valdambrini, direttore museo Archeologico e d’Arte della Maremma, Giuliano Volpe, archeologo e scrittore dell’università di Bari.

Aquileia Film Festival: ecco il programma delle cinque serate, tutti i film e gli ospiti intervistati da Piero Pruneti. Ma attenzione: per accedere alle due piazze (Capitolo e Patriarcato) dove si tengono le proiezioni è obbligatoria la prenotazione on-line del posto a sedere

L’Aquileia Film Festival ha richiamato negli anni in piazza Patriarcato migliaia di appassionati

Piero Pruneti intervista Alberto Angela all’Aquileia Film Festival

Mancano due settimane, sarà martedì 28 luglio 2020, al via dell’undicesima edizione dell’Aquileia Film festival, la rassegna di cinema arte e archeologia, organizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm e il patrocinio del Comune di Aquileia. Ma attenzione: quest’anno, nel rispetto delle normative previste dal Governo per gli spettacoli pubblici, sarà obbligatoria la prenotazione on-line per partecipare alle serate: la procedura è molto semplice, è sufficiente cliccare sul sito www.fondazioneaquileia.it, compilare il form con nome, cognome, mail e telefono, selezionare la serata e inviare. In risposta si riceverà una mail con il biglietto d’ingresso e il posto assegnato da esibire anche su smartphone ai varchi d’ingresso. I posti verranno assegnati in ordine cronologico di arrivo delle prenotazioni. La formula dell’Aquileia Film Festival è quella ormai rodata –  cinema, archeologia e grandi divulgatori scientifici si alterneranno sul palco per cinque serate da martedì 28 a venerdì 31 luglio 2020 e lunedì 3 agosto 2020 –  arricchita di alcune novità per garantire la fruizione in piena sicurezza e nel rigoroso rispetto della normativa anti COVID-19 all’ampia platea di appassionati. Per la prima volta l’evento si svolgerà in contemporanea sulle due piazze – piazza Capitolo e piazza Patriarcato – che circondano la Basilica di Aquileia, le quali potranno ospitare 500 spettatori per ogni piazza. Le conversazioni con l’ospite della serata curate da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva si svolgeranno sul palco di piazza Capitolo e verranno trasmesse in diretta sullo schermo – largo dieci metri e alto otto –  di piazza Patriarcato. Ospiti delle serate e protagonisti delle conversazioni curate da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, saranno Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia e Orietta Rossini, direttrice del museo dell’Ara Pacis di Roma (28 luglio); Paolo Giulierini, direttore del Mann (29 luglio); Giuliano Volpe (30 luglio), ordinario di Metodologia della Ricerca archeologica; e per la serata conclusiva Mario Tozzi (31 luglio), conduttore di “Sapiens, un solo pianeta” su RAI3, primo ricercatore del CNR e divulgatore scientifico. Tutte le serate, tranne lunedì 3 agosto, saranno trasmesse anche in streaming sul sito http://www.fondazioneaquileia.it

Antonio Zanardi Landi,
presidente della Fondazione Aquileia

Orietta Rossini, direttrice del museo dell’Ara Pacis di Roma

Il Festival si apre martedì 28 luglio 2020 alle 21 con la proiezione di “Le tre vite di Aquileia”, il docu-film voluto dalla Fondazione Aquileia per far conoscere al  grande pubblico la storia millenaria della città divenuta patrimonio Unesco nel 1998 e realizzato da 3D Produzioni in collaborazione con Sky Arte e Istituto Luce Cinecittà, con la regia di Giovanni Piscaglia.  Piero Pruneti intervisterà Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia e Orietta Rossini, direttrice del museo dell’Ara Pacis di Roma, che aveva ospitato la prima nazionale del film in occasione della mostra “Aquileia 2200. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente”.

Frame del film “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Graziano Tavan)

Pompei e il museo Archeologico nazionale di Napoli saranno i protagonisti della serata del 29 luglio 2020: alle 21 si parte con la proiezione del film “Pompei, dopo il disastro” di Sabine Bier , dove per la prima volta si raccontano gli avvenimenti immediatamente successivi all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.  A seguire la conversazione-intervista con Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, archeologo ed esperto di politiche per i beni culturali e in chiusura il cortometraggio “Antico Presente” di Lucio Fiorentino che mette in scena un dialogo emozionale tra alcuni visitatori e i capolavori del Mann.

Frame del film “La Scuola Archeologica Italiana di Atene” prodotto da Rai Cultura con la regia di Eugenio Farioli Vecchioli

Il prof. Giuliano Volpe dell’università di Bari

Giovedì 30 luglio 2020, alle 21, il film “La Scuola Archeologica Italiana di Atene” prodotto da Rai Cultura con la regia di Eugenio Farioli Vecchioli ci porterà sull’isola di Creta e di Lemno  con il racconto degli scavi antichi e presenti. Ospite della serata Giuliano Volpe, archeologo, accademico italiano, ordinario di Metodologia della ricerca archeologica all’università di Bari e consigliere del ministro per i Beni e le Attività culturali. In chiusura il cortometraggio “La storia dimenticata degli Swahili” di Raphael Licandro ci porterà lungo la costa orientale dell’Africa dove si ritiene che, tra il X e il XV secolo, gli Swahili avessero costruito dozzine di opulente città in pietra.

Frame del film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lamaitre

Mario Tozzi, primo ricercatore del CNR e divulgatore scientifico

Venerdì 31 luglio, alle 21, il docu-film “Egitto: i templi salvati” di Olivier Lemaitre ci trasporterà nel 1954 quando l’annuncio della costruzione di una nuova diga minacciava l’intera Nubia e oltre venti antichi santuari che furono smantellati in fretta e trasferiti. Protagonista della serata Mario Tozzi: dal 2019 conduce “Sapiens, un solo pianeta” su Rai Tre. Ha condotto “Fuori Luogo” su Rai1 (2014-2017), dopo aver condotto “Atlantide”, “Allarme Italia” (2011-2012) e “La Gaia Scienza” (con il Trio Medusa, 2009-2010) su La7. Primo ricercatore del CNR e divulgatore scientifico, attualmente scrive su La Stampa di Torino, su Qui Touring e su Le Frecce. Ha collaborato con National Geographic, Newton, Natura, Oasis e Consumatori Coop.

Film Aquileia Mater – 2200 anni dalla fondazione di Aquileia” curato da Maurizio Buora e Francesco Snidero

La serata di lunedì 3 agosto 2020 sarà invece dedicata alle produzioni del Friuli Venezia Giulia con la proiezione alle 21 del documentario prodotto da Telefriuli per la Società friulana di Archeologia “Aquileia Mater – 2200 anni dalla fondazione di Aquileia” curato da Maurizio Buora e Francesco Snidero e a seguire del cortometraggio della Sede Rai FVG “Il porto scomparso” di Pietro Spirito e Luigi Zannini.

Il Covid-19 non ferma l’Aquileia Film Festival. L’11.ma edizione confermata per luglio 2020 con qualche novità: sarà su due piazze con proiezioni in contemporanea, e anche in streaming

L’Aquileia Film Festival ha richiamato negli anni in piazza Patriarcato migliaia di appassionati

Aquileia Film Festival rimane confermato come appuntamento dell’estate 2020. Pur nell’incertezza dovuta agli interrogativi sull’andamento della pandemia da Covid-19, la Fondazione Aquileia sta lavorando all’undicesima edizione in programma dal 28 al 31 luglio. Il Consiglio di Amministrazione ha accolto la proposta del presidente Antonio Zanardi Landi e del direttore Cristiano Tiussi e “si è trovato unanimemente d’accordo nel ritenere – come spiega Zanardi Landi – che sia fondamentale dare un segnale positivo e non spezzare quel filo che lega la grande comunità che si riconosce nei valori del Festival: passione per la storia e l’archeologia, curiosità verso le radici della nostra cultura, amore per il cinema e per le testimonianze dal vivo dei più grandi esperti e divulgatori. È importante inoltre non interrompere quel processo di crescita e di interesse attorno ad Aquileia che si è costruito negli anni e dare ai potenziali visitatori esperienze stimolanti che li portino a sceglierla come meta”.

Per l’edizione 2020 di Aquileia Film Festival sarà artciolato sulel due piazze antistanti la basilica: piazza Patriarcato e piazza Capitolo

“L’organizzazione della prossima edizione avverrà naturalmente nel rispetto di tutte le prescrizioni previste dalle linee guida per gli eventi all’aperto e proprio per garantire l’opportuno distanziamento fisico l’idea – spiega Tiussi – è di raddoppiare le piazze in cui si svolge l’evento”. Il Festival, che propone per quattro serate la visione di docu-film di carattere archeologico e storico alternati a conversazioni-intervista con i protagonisti del mondo culturale, si svolgerà quindi, in piazza Capitolo e piazza Patriarcato: le due piazze davanti alla Basilica di Aquileia, potrebbero ospitare due schermi paralleli su cui proiettare grazie a un’unica regia il medesimo film. Questo permetterebbe di posizionare 400/500 posti a sedere in ogni piazza e di gestire grazie alla prenotazione obbligatoria del posto a sedere numerato e ai controlli garantiti dal personale di sicurezza agli ingressi di accogliere fino a 1000 persone, limite previsto dall’attuale normativa. “La manifestazione, inoltre, per la prima volta – annunciano gli organizzatori – verrà trasmessa anche in streaming, in modo da raggiungere una platea più ampia e consentire a chi non trovasse posto o a chi per la prima volta volesse partecipare, di avere comunque un posto in prima fila”.

Antonio Zanardi Landi,
presidente della Fondazione Aquileia

“L’undicesima edizione dell’Aquileia Film festival si profila quindi come il primo grande evento dell’estate, una sfida che la Fondazione Aquileia – conferma Zanardi Landi – si prepara ad affrontare mettendo in primo piano la sicurezza e potendo contare sull’esperienza decennale della squadra che lavora dietro le quinte per l’organizzazione di un evento, che negli anni ha saputo riempire la piazza di Aquileia con spettatori provenienti da tutto il Friuli Venezia Giulia e da molte città del nord e centro Italia. Il festival di Aquileia sarà inoltre il primo festival del cinema archeologico ad avere luogo in Italia dopo il rinvio a ottobre della grande kermesse “Firenze Archeofilm” con cui la Fondazione Aquileia collabora per organizzare il festival e l’annullamento o il rinvio di altri festival collaterali”.