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Rovereto (Tn). I Bronzi di San Casciano protagonisti alla 35.ma edizione del RAM film festival: il film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni” di Brigida Gullo e Eugenio Farioli Vecchioli ha vinto il premio assegnato dal pubblico e quello della giuria tecnica. Ecco tutti gli altri 4 premi e le 7 menzioni

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La regista Brigida Gullo con il premio Cinema archeologico del RAM film festival 2024 assegnato dalla giuria tecnica per il film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni” (foto graziano tavan)

Il film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni” di Brigida Gullo e Eugenio Farioli Vecchioli fa il pieno di consensi alla 35.ma edizione del RAM film festival conquistando il premio della sezione Cinema Archeologico assegnato dalla giuria tecnica e il premio RAM film festival assegnato dal pubblico. La cerimonia di premiazione domenica 6 ottobre 2024 al teatro Zandonai a conclusione di una cinque giorni intensi con la proiezione di 59 film in concorso, più 5 nella sezione Fulldome, provenienti da 29 Paesi di tutto il mondo, 28 le premiere (10 tra prime assolute e internazionali, 4 prime europee, 14 prime italiane), 2 i film fuori concorso nelle serate speciali.

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Il teatro Zandonai di Rovereto gremito per la serata speciale Egitto con il direttore del museo Egizio Christian Greco (foto graziano tavan)

Ma il RAM film festival 2024 è stato molto altro: incontri, aperitivi con i protagonisti, spettacoli, cinemascuola, visite guidate in città, masterclass. Tutte attività molto partecipate e quasi tutte sold-out. Per la prima volta quest’anno il festival si è arricchito di una sezione Fulldome, la prima (e unica) in un festival italiano dedicato al world heritage. Nel Planetario del museo di Scienze e Archeologia di Rovereto il pubblico ha scoperto i siti antichi immergendosi in un’esperienza a 360°. Le proiezioni scelte sono state tutte prime italiane. Un’altra novità della 35esima edizione è stata RAM-X, uno spazio sperimentale con installazioni di realtà virtuale curato dal videomaker Filippo Maria Pontiggia, esperto di VR, tecnologie immersive e linguaggi innovativi. L’intervento nasce dalla collaborazione con il festival aostano FRONTDOC dedicato al cinema di frontiera.

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La direttrice Alessandra Cattoi con Maurizio Battisti archeologo della Fondazione museo civico di Rovereto al RAM film festival 2024 (foto graziano tavan)

“Il festival, ogni anno, è una scommessa”, commenta la direttrice del RAM film festival Alessandra Cattoi, “ma vedere tante persone in un pomeriggio infrasettimanale al cinema è un segnale incoraggiante per il futuro del settore. Il RAM offre l’opportunità di scoprire produzioni originali, dando al pubblico la possibilità di accedere a contenuti che difficilmente troverebbero altrove e a vivere quindi esperienze uniche. Inoltre, manifestazioni di medie dimensioni come la nostra favoriscono lo sviluppo delle relazioni e parallelamente l’incontro e confronto tra i professionisti di questo ambito”.

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La direttrice Alessandra Cattoi, la direttrice artistica Claudia Beretta e il presidente Giovanni Laezza introducono la cerimonia delle premiazioni (foto graziano tavan)

rovereto_ram-film-festival-2024_manifestoIl titolo del focus scelto per questa edizione è “Sguardi sulle migrazioni” che, analizzando i flussi del passato, propone approfondimenti sulle influenze, le problematiche e le opportunità legate alle migrazioni del presente. Quattro le sezioni principali in cui e articolato il festival: “Cinema archeologico”, giuria presieduta dall’archeologa Barbara Maurina; “L’Italia si racconta”, presieduta dalla scrittrice e giornalista Isabella Bossi Fedrigotti; “Sguardi dal mondo”, presidente l’antropologo Duccio Canestrini; “Cultura animata”, presieduta da Andrea Artusi, fumettista e autore. Il festival, che è il più longevo in Italia, è organizzato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto e diretto per il settimo anno da Alessandra Cattoi. E allora vediamo meglio i 5 premi, e le 7 menzioni speciali assegnate.

PREMIO RAM FILM FESTIVAL 2024. Iniziamo subito con il film premiato dal pubblico: come detto, si tratta del film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni” regia di Brigida Gullo, Eugenio Farioli Vecchioli (Italia, 2023, 57’). Il film, in collaborazione con il ministero della Cul­tura, illustra i momenti più emozionanti del ritrova­mento, della pulitura e del restauro di alcune delle 34 statue in bronzo trovate, insieme a migliaia di reperti, al santuario del Bagno Grande a San Ca­sciano dei Bagni, che tra il III secolo a.C. e il V d.C. fu sito di pellegrinaggio dove il contrasto tra etruschi e romani cedeva il passo alla convivenza pacifica.

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Il presidente Giovanni Laezza consegna aalla regista Brigida Gullo il premio Cinema archeologico RAM film festival 2024 per il film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni” (foto graziano tavan)

rovereto_RAM-film-festival-2024_vincitori_premio-cinema-archeologico_film-come-un-fulmine-nell-acqua_foto-graziano-tavanPREMIO CINEMA ARCHEOLOGICO. Assegnato dalla giuria al film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni” regia di Brigida Gullo, Eugenio Farioli Vecchioli (Italia, 2023, 57’). Motivazione: un film ben strutturato e di buon ritmo, che ripercorre vividamente la vicenda di un ritrovamento archeologico eccezionale, quello dei bronzi di San Casciano ai Bagni in Toscana, e lo contestualizza mettendolo in relazione con il tessuto storico, geografico e sociale del territorio. La narrazione procede chiara e fluida, comunicando al pubblico con genuina empatia lo stupito entusiasmo di chi, con le mani nel fango, riporta alla luce tesori di inestimabile valore, in grado di raccontare la storia, lunga otto secoli, di un antico santuario, della fede e della spiritualità di chi lo frequentava e di un territorio plasmato dal profondo legame fra il sacro, le acque e la natura.

“È un premio di cui sono orgogliosa”, commenta a caldo la regista Brigida Gullo ad archeologiavocidalpassato.com con il premio Cinema archeologico del RAM film festival 2024, “e che condivido insieme al regista Eugenio Farioli Vecchioli con cui abbiamo portato avanti questo lavoro. È stato un lavoro frutto di una sinergia secondo me anche molto fortunata, al di là dell’incredibile scoperta, perché abbiamo lavorato insieme agli archeologi, insieme a Jacopo Tabolli che è il direttore scientifico dello scavo, insieme alla comunità di San Casciano, alla sindaca Agnese Carletti, ed insieme a Emanuele Mariotti che è il direttore dello scavo. Diciamo che si percepiva veramente un forte entusiasmo per quello che stava succedendo alla vasca e anche la volontà di raccontare i ritrovamenti non in sé e per sé riguardo al valore di ogni singolo bronzo, ma guardando appunto al contesto e a quello che soprattutto i reperti hanno ancora da dirci. È una storia che continuerà, che non finisce qui, perché ci sono ancora in corso gli scavi – sono finiti qualche giorno fa – e quindi diciamo che aspettiamo un nuovo racconto”.

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Frame del film “La rosada e l’ardilut. Nel Friuli del giovane Pasolini” di Roberta Cortella

PREMIO L’ITALIA SI RACCONTA. Il Premio della sezione “L’Italia si racconta” è stato assegnato al film “La rosada e l’ardilut. Nel Friuli del giovane Pasolini” di Roberta Cortella (Italia, 2022, 42’). Nel periodo più cruento della seconda guerra mondiale, Pier Paolo Pasolini sfolla da Bologna a Casarsa, nella campagna friulana. Qui scopre una lingua pura per la poesia, il friulano e apre una scuola per i figli dei contadini, diffondendo cultura e speranza. Il film narra la storia di un giovane che seppe risvegliare in sé e negli altri un senso profon­do di identità e appartenenza.

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Antonio Barone, direttore artistico e promotore di rassegne di film d’autore, proclama il film“La rosada e l’ardilut. Nel Friuli del giovane Pasolini” di Roberta Cortella vincitore del premio “L’Italia si racconta” RAM film festival 2024 (foto graziano tavan)

Motivazione: il film è ambientato negli anni Quaranta, il giovane Pasolini vive a Casarsa della Delizia (dove oggi è sepolto). È il paese di sua madre, terra di frontiera: lì scoprirà il paesaggio friulano, la “nuova” lingua e le tradizioni dell’universo contadino. Il film restituisce pienamente questa carica emotiva e offre nuovi spunti per rileggere quel periodo alternando curate sequenze dei luoghi a scene di finzione al fine di ricomporre quegli anni così dolorosi a causa della guerra: le partite di pallone, le pagine tra i banchi di scuola scritte in friulano; la creazione di un’originale estetica che contribuirà a influenzare la sua successiva opera.

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Frame del film “Sala 5, il cartone di Raffaello” di Stefano Santamato

Menzione speciale al film “Sala 5. Il cartone di Raffaello” di Stefano Santamato (Italia, 2023, 15’). Un appassionante viaggio al confine tra passato e presente, tra arte e architettura, un racconto per scoprire il riallestimento di una delle sale più im­portanti della Pinacoteca Ambrosiana, l’imponente Sala 5, la quale ospita uno dei grandi capolavori dell’arte: il “Cartone di Raffaello”, disegno prepa­ratorio de “La scuola di Atene” di Raffaello Sanzio. Motivazione: le immagini accompagnano all’interno della Sala 5 della Pinacoteca Ambrosiana che ospita una delle opere più preziose della collezione, il disegno preparatorio dell’affresco “La scuola di Atene” della Stanza della Segnatura in Vaticano. Il film segue il lungo e importante lavoro di riallestimento della sala, portando alla scoperta delle riflessioni di curatori e progettisti e agli affascinanti interventi di imprese e maestranze. Un emozionante e intelligente racconto di amore e cura del patrimonio artistico, un viaggio emozionante tra arte e architettura.

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Frame del film “Xingu – Tokyo: An Ancestral Connection / Xingu – Tokyo: una connessione ancestrale” di Sylvio Rocha

PREMIO SGUARDI DEL MONDO. Il Premio della sezione “Sguardi dal mondo” è stato assegnato al film “Xingu – Tokyo: An Ancestral Connection / Xingu – Tokyo: una connessione ancestrale” di Sylvio Rocha (Brasile, 2023, 45’). Gli antichi popoli brasiliani preservano una tradi­zione artistica che combina funzionalità e bellezza: panche intagliate direttamente dai tronchi d’albero, decorate e ornate, con dimensioni religiose e sim­boliche. Il film rivela anche una sorprendente so­miglianza tra questa tradizione millenaria dei po­poli indigeni dello Xingu in Amazzonia e quella di un’altra cultura antica, quella giapponese.

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Silvia Lelli, antropologa culturale e documentarista, docente all’università di Firenze, proclama il film “Xingu – Tokyo: An Ancestral Connection / Xingu – Tokyo: una connessione ancestrale” vincitore del premio Sguardi dal mondo RAM film festival 2024 (foto graziano tavan)

Motivazione: il film mostra una sorprendente sintonia, artistica e spirituale, tra due popoli geograficamente lontani: i nativi del Giappone e i nativi dell’Amazzonia. Che questa affinità sia frutto di una migrazione preistorica dall’Asia all’America è ipotetico ma possibile, viste le comuni tradizioni animiste e sciamaniche, portatrici anche di un’altra profonda fratellanza, quella con il mondo degli animali. E le sculture in legno che li rappresentano dimostrano l’inesistenza di un confine tra arte indigena e arte contemporanea, vanificando classificazioni riduttive e ogni eventuale senso di una presunta superiorità occidentale. Una produzione affascinante.

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Frame del film “Surcos / Solchi” di César Càrdenas Gordon

Menzione speciale al film “Surcos / Solchi” di César Càrdenas Gordon (Ecuador, 2023, 15’). Le Nonne della Ruta Escondida in Ecuador portano alla luce il loro passato con conoscenze e ricordi magici attraverso i quali fanno rivivere tradizioni che si erano perdute nel tempo, dalle ricette ance­strali agli antichi rimedi per le malattie del corpo e dello spirito. Il film ricorda la saggezza degli an­ziani e l’importanza di preservare le nostre radici. Motivazione: un forte messaggio femminile arriva dalla scelta inconsueta del focus sulle rughe di donne anziane, le Nonne della Strada nascosta, discendenti della cultura Inca. I loro volti antichi racchiudono e diffondono sapienza, resistenza, conoscenza della natura e della fitoterapia. Tra canti e conversazioni con le piante le nonne e le madri curano giovani corpi e insegnano a vivere alle nuove generazioni, trasmettendo una pacata determinazione. Un cortometraggio inaspettato, delicato ma potente che fa bene al cuore. Il ritmo e le animazioni grafiche, semplici e originalissime, ne fanno un gioiello indimenticabile.

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Frame del film “Paskay / Districare” di Andrea Estéfany Caballero

PREMIO CULTURA ANIMATA. Il premio della sezione Cultura animata è stato assegnato al film “Paskay / Districare” di Andrea Estéfany Caballero (Bolivia/Colombia, 14’). Secondo una credenza delle comunità degli alto­piani andini non bisogna piangere troppo per la morte di una persona cara, perché la si potrebbe far soffrire impedendole di riposare in pace. Come farà allora Candelaria a superare senza piangere la morte improvvisa di Josè, il suo amato?

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Cristiano Carloni, autore di video, installazioni, scenografie elettroniche, film d’animazione e fotografie, proclama il film “Paskay / Districare” di Andrea Estéfany Caballero vincitore del premio Cultura animata RAM film festival (foto graziano tavan)

Motivazione: Andrea Caballero descrive con una raffinata tecnica di stop motion un racconto tradizionale della comunità indigena boliviana Jalq’a. Il tessuto con cui sono realizzati i pupazzi e i fondali utilizzati per l’animazione tesse la trama personale, profonda e commovente, della storia della protagonista. Questa chiave espressiva è ulteriormente arricchita da un uso elegante dell’animazione le cui immagini, ispirate all’iconografia tradizionale della cultura Paracas, si sovrappongono al pattern fisico del corto.

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Frame del film “Meziměsti | Citta di mezzo” di Ilya Kreines

Menzione speciale al film “Meziměsti | Citta di mezzo” di Ilya Kreines (Repubblica Ceca/Israele, 2023, 9’). Un vagabondaggio poetico attraverso la città mit­teleuropea e la sua memoria, attraverso periodi e luoghi diversi, mescolando realtà e finzione. Il film, realizzato con timbri ricavati da gomme da cancel­lare, è costituito da frammenti, storie, immagini e impressioni. In un flusso che plasma la città inesi­stente, si evidenziano le tracce dei mondi comunista ed ebraico che essa conteneva. Motivazione: Ilya Kreines mette in scena una raffinata riflessione per immagini sul tema della città e dei suoi spazi attraverso una tecnica di animazione molto particolare. Una serie di illustrazioni realizzate con lo stile delle Fail Stamp si muove su una colonna sonora fatta di suggestioni sonore a rappresentare il vorticoso evolversi degli spazi urbani. Una visione dal forte carattere poetico che sembra chiedersi quale sia il fine ultimo di tanta frenetica attività umana.

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Frame del film “Future tense: Conversations at Manchester Museum / Tempo futuro: conversazioni al Manchester Museum” di Ero Sevan

PREMIO NUOVI SGUARDI. Il premio “Nuovi sguardi”, destinato ai film realizzati da registi neo-diplomati dalle scuole di cinematografia di tutto il mondo è stato assegnato al film “Future tense: Conversations at Manchester Museum / Tempo futuro: conversazioni al Manchester Museum” di Ero Sevan (Regno Unito, 2023, 22’). Con il Museo di Manchester come caso di studio, il film racconta di come la violenza colonialista sia alla base di molte collezioni museali inglesi. L’attua­le dibattito sulla restituzione degli oggetti saccheg­giati viene inquadrato attraverso l’esperienza del conservatore Njabulo Chipangura e di Erinma Bell, attivista pacifista e rappresentante per la contea me­tropolitana della Grande Manchester.

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Virginia Trinco, archeologa ed educatrice museale, proclama il film “Future tense: Conversations at Manchester Museum / Tempo futuro: conversazioni al Manchester Museum” di Ero Sevan vincitore del premio Nuovi sguardi RAM film festival 2024 (foto graziano tavan)

Motivazione: il documentario cattura l’interesse sia per l’importanza ed attualità della tematica, sia per il linguaggio cinematografico: poetico, ben curato, incisivo e coraggioso, capace di considerare lo spettatore come soggetto attivo. Il film, con una posizione autoriale chiara, attraverso gli oggetti e l’amore per essi ci parla di storia, identità, colonialismo, futuro e prassi, chiamando in causa il ruolo stesso di museo, realtà da rendere un “Living space”, in cui poter partecipare per imparare del proprio mondo. Future Tense si colloca perfettamente all’interno del contesto del RAM, un’occasione di scambio e di riflessione, un momento di incontro e dibattito attraverso il cinema e la memoria.

Menzione speciale al film “Phool Dei” di Kartik Mahajan (India, 2023 -2024, 8’). Phool Dei, il festival dei fiori e del raccolto che celebra la cultura dell’Himalaya nello stato di Ut­tarakhand in India, è visto con gli occhi di una ragazzina in un viaggio magico, prima che il suo villaggio diventi un villaggio fantasma. Affrontan­do temi come cambiamento, migrazioni, magia e forze della natura, il corto è un tributo alle tra­dizioni e un commovente commento alle sfide da affrontare.

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Frame del film “Phool Dei” di Kartik Mahajan

Motivazione: con la sua audace fusione tra animazione e musical, l’opera cattura l’essenza vibrante della tradizione Phool Dei, il festival dei fiori e del raccolto dell’Uttarakhand, India. Attraverso una narrazione musicale e visivamente incantevole, il film guida nel viaggio di una giovane protagonista che vive la magia del suo villaggio in un momento di trasformazione. Con la sua atmosfera onirica e il ritmo cadenzato dalle melodie, il corto diventa un inno non solo alla tradizione, ma anche al potere del racconto visivo-musicale per affrontare tematiche profonde come il cambiamento e la resistenza culturale.

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Chiara Simoncelli proclama il film “The earth above. A Deep Time View of Australia’s Epic History / La Terra al di sopra. Una visione profonda della storia epica dell’Australia” di the RUWE Collective vincitore della menzione speciale Fulldome RAM film festival 2024 (foto graziano tavan)

FULLDOME. Menzione speciale Fulldome al film “The earth above. A Deep Time View of Australia’s Epic History / La Terra al di sopra. Una visione profonda della storia epica dell’Australia” di the RUWE Collective. Motivazione: il film rende protagonisti gli aborigeni e la loro visione olistica del processo trasformativo in atto da millenni in Australia. Questo è il suo contributo più prezioso: la proposta di un modello alternativo, che permette di cambiare prospettiva e mettersi nei panni dell’Altro, inteso come un Tutto che rimanda a un ecosistema di interazioni tra scienza, natura, società e persone. Da un punto di vista tecnico è molto ben riuscito e sfrutta la tecnologia fulldome ma senza calcare troppo la mano: lascia come ricordo principale l’importanza del racconto e solo successivamente il ruolo della tecnologia. Un uso sapiente delle nuove tecnologie, infatti, fa sì che la tecnologia stessa “scompaia” agli occhi dell’osservatore, per lasciare il focus sul messaggio

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La menzione speciale CinemA.Mo.Re. RAM film festival 2024 è andata al film “Surcos / Solchi” di César Càrdenas Gordon

CINEMAMORE. Menzione speciale Cinemamore al film “Surcos / Solchi” di César Càrdenas Gordon (Ecuador, 2023, 15’). Motivazione: è un film denso di contenuti e dalla narrazione poetica, che trasmette un racconto tutto femminile, sia universale che locale, del ruolo delle nonne della Ruta Escondida in Ecuador. Notevole sotto il profilo filmico, il cortometraggio utilizza un linguaggio innovativo, combinando riprese sul campo e animazione in stop motion dove le memorie, il mito, le usanze e le eredità culturali si fondono nelle voci delle anziane donne, la cui sapienza viene elogiata e tramandata di generazione in generazione.

Menzione al film “Xingu – Tokyo: An Ancestral Connection / Xingu – Tokyo: una connessione ancestrale” di Sylvio Rocha (Brasile, 2023, 45’). Motivazione: il film racconta la prossimità fra due culture, quella giapponese e quella brasiliana, attraverso la differenza tra arte e artigianato, il ruolo di ambiente e cultura antropica, nella continuità e discontinuità di passato e presente, che i legami e le distanze tra civiltà sono in grado di illustrare.

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Frame del film “La Grotte Cosquer, un chef d’oeuvre en sursis / La grotta Cosquer, un capolavoro in pericolo” di Marie Thiry

ARCHEOBLOGGER. Menzione speciale Archeoblogger al film “La Grotte Cosquer. Un chef d’oeuvre en sursis / La grotta Cosquer. Un capolavoro in pericolo” di Marie Thiry (Francia, 2022, 52’). Il film ricostruisce la storia della Grotta Cosquer, uno dei capolavori di pittura rupestre d’Europa. Oltre 35 metri sotto il livello del mare, è oggi minacciata dall’innalzamento delle acque accelerato dal riscal­damento climatico. Per conservarla e renderla ac­cessibile, la Regione francese Provenza-Alpi-Costa Azzurra ha avviato una ricostruzione a grandezza naturale di questo gioiello nascosto.

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Claudia Beretta proclama il film “La Grotte Cosquer, un chef d’oeuvre en sursis / La grotta Cosquer, un capolavoro in pericolo” di Marie Thiry vincitori della menzione speciale Archeoblogger RAM film festival 2024

Motivazione: un documentario che porta lo spettatore nel cuore di una grotta semi sommersa attraverso immagini di forte impatto cinematografico e poi attraverso l’uso delle più moderne tecnologie e la pratica artistica racconta una storia che è insieme di ricerca e di promozione di un sito dall’equilibrio delicatissimo. Un film che incanta e riesce a far sentire vicini uomini e donne vissuti migliaia di anni fa, che hanno affidato alla roccia di questa grotta il segno del loro passaggio, frutto di una volontà di esprimersi in cui, ancora oggi, ci riconosciamo.

 

Grosseto. Il film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo conquista anche il pubblico del Maremma Archeofilm

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La proiezione del film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano” di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo al Maremma Archeofilm (foto firenze archeofilm – AV)

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Il premio Maremma Archeofilm per il film più gradito al pubblico (foto firenze archeofilm – AV)

Dopo il premio Naxos Archeofilm ricevuto pochi giorni fa (vedi Naxos Archeofilm 2024. Al regista Eugenio Farioli Vecchioli il Premio Sebastiano Tusa per l’impegno nella divulgazione scientifica e al film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni”, di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo il Premio Naxos Archeofilm assegnato dal pubblico | archeologiavocidalpassato), il docufilm “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano” per la regia di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo (produzione Rai Cultura) si è aggiudicato anche il premio “Maremma Archeofilm”, assegnato sabato 20 luglio 2024 a Grosseto nell’ambito di Maremma Archeofilm il Festival di archeologia, arte e ambiente organizzato da “Firenze Archeofilm – Archeologia Viva”. Il racconto degli scavi del santuario etrusco-romano di San Casciano dei Bagni (Si), premiati come la scoperta archeologica dell’anno nel 2022. Dal 2020 al 2022, la vasca sacra, cuore del santuario, ha restituito oltre 200 manufatti in bronzo e più di 5000 monete, ma soprattutto ci ha consegnato il racconto fedele di un passato solo apparentemente lontano dal nostro presente, che ci parla ancora di salute e fede. “Eugenio e Brigida sono entrati nella nostra comunità con rispetto e sensibilità”, commenta Agnese Carletti, sindaco di San Casciano dei Bagni (Si), “non scontate riuscendo a raccontarci con estrema attenzione. I premi che stanno via via ricevendo se li meritano tutti”.

Naxos Archeofilm 2024. Al regista Eugenio Farioli Vecchioli il Premio Sebastiano Tusa per l’impegno nella divulgazione scientifica e al film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni”, di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo il Premio Naxos Archeofilm assegnato dal pubblico

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Il regista Eugenio Farioli Vecchioli tra Gabriella Tigano (a sinistra) e Valeria Li Vigni con i due premi – Naxos Archeofestival e Sebastiano Tusa – presi al Naxos Archeofestival 2024 (foto naxos archeofestival)

Il regista Eugenio Farioli Vecchioli e il suo film sui bronzi di San Casciano fanno l’asso pigliatutto al Naxos Archeofilm 2024: Premio Naxos Archeofilm come documentario più gradito al pubblico e Premio Sebastiano Tusa al regista e coautore Eugenio Farioli Vecchioli per l’impegno nella divulgazione scientifica. Doppia vittoria dunque a Naxos Archeofilm 2024 per “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni”, diretto da Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo. Il docufilm – prodotto dalla Rai e dedicato ai fortunati scavi del santuario etrusco romano in provincia di Siena con il racconto corale e condiviso del team della campagna di scavi e della comunità dei residenti – si aggiudica il Premio Naxos Archeofilm 2024, festival internazionale del cinema archeologico raccogliendo il massimo punteggio del pubblico fra le cinque pellicole in gara al parco archeologico di Naxos dal 12 al 14 luglio 2024. La serata finale del Naxos Archeofilm la direttrice del Parco Naxos Taormina, Gabriella Tigano, ha raccontato le attività in corso nei vari siti anticipando per il pubblico del festival alcune notizie e immagini in anteprima della grande mostra archeologica in corso di allestimento a Palazzo Ciampoli e dedicata alla storia più antica di Taormina.

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Premio Sebastiano Tusa 2024: da sinistra, Gabriella Tigano, Eugenio Farioli Vecchioli, Valeria Li Vigni, Piero Pruneti e Giulia Pruneti (foto naxos archeofilm)

Doppia vittoria – si diceva – perché, nel corso della stessa serata conclusiva del festival – prodotto dal parco archeologico Naxos Taormina, diretto da Gabriella Tigano, e organizzato con la Fondazione Sebastiano Tusa, presieduta da Valeria Li Vigni, e Firenze Archeofilm/Archeologia Viva (Giunti Editore) direzione Piero Pruneti e la collaborazione della locale sezione Archeoclub – il regista Farioli Vecchioli aveva appena ricevuto il Premio Sebastiano Tusa 2024, dedicato alla memoria del grande archeologo. Con la seguente motivazione: “Autore e regista di programmi dal forte impatto didattico, ha saputo coinvolgere un vasto pubblico diffondendo la conoscenza, l’esigenza di tutela e l’amore per i beni culturali e ambientali. Ha formato professionalità nell’ambito della comunicazione archeologica e come Sebastiano Tusa ha operato con le comunità locali per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio artistico, archeologico e culturale”.

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Frame del film “Au temps des dinosaures / Al tempo dei dinosauri” di Pascal Cuissot

Secondo in classifica “Al tempo dei dinosauri”, produzione franco-nipponica del 2020 che sabato sera aveva catturato e incollato alle sedie il pubblico dei più piccoli affascinato anche dai racconti del paleontologo Dawid Adam Iurino ospite della serata e intervistato da Piero Pruneti; terzo posto per “Mesopotamia, la riscoperta dei tesori dell’Iraq”, (Francia, 2023) dedicato alla faticosa ripresa delle missioni archeologiche in Medioriente dopo decenni di guerra, film che venerdì sera, aveva introdotto l’intervento dell’archeologo Nicola Laneri reduce da un importante ritrovamento in Azerbaijan. La serata, condotta dalla giornalista Giulia Pruneti, si è conclusa con il docufilm omaggio alla Sicilia “La nave romana di Ustica”, diretto da Riccardo Cingillo, sulla scoperta di un relitto romano a 80 metri di profondità rintracciato grazie a una spedizione subacquea nei fondali dell’isola al largo di Palermo.

Giardini Naxos (Me). Al via la seconda edizione di Naxos Archeofilm: tre serate al Teatro della Nike su gli archeologi italiani in Iraq, i dinosauri e il digitale applicato ai fossili, i bronzi di San Casciano. E poi, tra un film e l’altro, ospiti archeologi, scienziati e registi per confrontarsi col pubblico su temi a cavallo tra passato più antico e attualità

naxos_archeofilm-2024_programma_locandinaArcheologia e film sotto le stelle al Teatro della Nike del parco archeologico di Naxos (Giardini Naxos, Me) con la seconda edizione di Naxos Archeofilm: dal 12 al 14 luglio 2024, tre serate organizzate dal parco archeologico Naxos Taormina e dalla Fondazione Sebastiano Tusa in collaborazione con Firenze Archeofilm/Archeologia Viva a tu per tu con le tante storie del passato che hanno fatto la Storia. Tra i temi affrontati, i risultati degli ultimi scavi della missione italiana in Iraq, gli studi dei paleontologi su dinosauri e mammiferi vissuti milioni di anni fa e le risorse della tecnologia digitale applicata allo studio dei fossili. Infine il focus sulla più sensazionale scoperta archeologica italiana del terzo millennio: i bronzi di San Casciano, in Toscana, con la prima proiezione in Sicilia del docufilm, realizzato da Rai Cultura, e il racconto di archeologi, studiosi e gente del posto che hanno vissuto da vicino l’emozione del ritrovamento. E ogni sera, tra un film e l’altro, ospiti archeologi, scienziati e registi per confrontarsi col pubblico su temi a cavallo tra passato più antico e attualità. Due i premi che saranno consegnati: il “Naxos Archeofilm 2024” attribuito dal pubblico al film più gradito (ogni sera potrà esprimere il proprio voto su apposite schede) e il “Premio Sebastiano Tusa” assegnato dalla Fondazione Sebastiano Tusa alla personalità che si è distinta nella comunicazione dei beni culturali. Tutte le serate sono a ingresso gratuito, e iniziano alle 21.15.

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Il grande cinema archeologico e i suoi protagonisti tornano dunque di scena in Sicilia con la seconda edizione del “Naxos Archeofilm 2024”, il festival di archeologia, arte e ambiente in programma a Giardini Naxos: un progetto nel solco della cultura e della divulgazione scientifica a misura di famiglie, giovani e appassionati del mondo antico italiani e stranieri che durante la stagione estiva popolano la città di Giardini Naxos e le località della riviera jonica messinese, principale polo turistico della Sicilia. “Un progetto nel solco della cultura e della divulgazione scientifica a misura di famiglie, giovani e appassionati del mondo antico, italiani e stranieri, che durante la stagione estiva popolano la riviera jonica messinese”, ha detto l’assessore ai beni Culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato. “Una grande opportunità per conoscere la storia e rivivere le antiche epoche attraverso un’esperienza immersiva”.

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L’archeologo Nicola Laneri, direttore di una missione archeologica in Iraq (foto naxos archeofilm / AV)

In gara a Naxos saranno produzioni e co-produzioni da Francia, Giappone, Regno Unito e Italia: l’ultima giornata, in particolare, si presta particolarmente al pubblico internazionale con la proiezione di due documentari sottotitolati in inglese. Tra un film e l’altro, nelle tre serate, il pubblico di Naxos vivrà da vicino l’incontro con studiosi e ricercatori intervistati da Piero Pruneti, direttore del bimestrale Archeologia Viva (Giunti Editore). Ospiti sul palco di Naxos saranno Nicola Laneri (Università di Catania), archeologo orientalista che di recente, a capo di una campagna di scavi in Iraq, ha portato alla luce un complesso sistema di fortificazioni e di gestione delle acque che segnava il versante nord-orientale della città di Tell Muhammad, fondata all’inizio dell’epoca Paleobabilonese (età di Hammurabi) nei pressi dell’odierna Baghdad (venerdì 12 luglio); Dawid Adam Iurino, paleontologo (Università Statale di Milano) specializzato in mammiferi e vertebrati ed esperto di tecniche digitali per la ricostruzione dei fossili (sabato 13 luglio); infine il regista Eugenio Farioli Vecchioli, autore con Brigida Gullo del film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni”, una produzione Rai Cultura che ripercorre le tappe della straordinaria scoperta del santuario etrusco-romano: non un rinvenimento casuale, ma il frutto di un studio scientifico e di un approccio multidisciplinare da parte di un team di ricercatori. Tutto il programma è consultabile su https://www.parconaxostaormina.com/ufficiostampa/cinema-dal-12-al-14-luglio-2024-torna-naxos-archeofilm/ù

naxos_archeofilm-2024_programma-12-luglio_locandinaIL PROGRAMMA DI VENERDÌ 12 LUGLIO 2024. Tra Mesopotamia ed Egitto. Si inizia alle 21.15 con il film “Mesopotamia, la riscoperta dei tesori dell’Iraq”, regia di Olivier Julien (Francia, 2023), pellicola che racconta – dopo un’assenza di 50 anni, e in un contesto di ricostruzione postbellica – il ritorno degli archeologi nei principali siti dell’Iraq. Le risorse tecniche e i nuovi approcci di questa generazione di ricercatori consentono infatti di gettare nuova luce sulla nascita e sullo sviluppo delle prime città, lavorando allo stesso tempo per preservare il patrimonio della regione. A seguire, dopo l’intervista a Nicola Laneri, il secondo film ci porta in Egitto, lungo le sponde del Nilo, con la scoperta di una straordinaria tomba con una eccezionale concentrazione di sarcofagi. Si intitola “Cacciatori di tombe. Il mistero della mummia dipinta”, regia di Stephen Mizelas e James Franklin (Regno Unito, 2023): gli egittologi ragioneranno sulle ipotesi e i motivi per cui tutte queste mummie siano state sepolte insieme.

Proprio dello stato attuale dell’archeologia mesopotamica parlerà l’ospite della prima serata: Nicola Laneri ordinario di Archeologia e Storia dell’arte del Vicino Oriente antico all’università di Catania, reduce da un’eccellente campagna di scavo a Tava Tepe, in Azerbaijan – dove, con il suo team di ricercatori, ha riportato alla luce una mensa di 3500 anni fa (come vediamo nella video-intervista di Aurora Borghesi). L’archeologo era salito agli onori della cronaca nell’ottobre dello scorso anno quando, alla guida di una campagna di scavi in Iraq, ha portato alla luce la porta monumentale nella cinta muraria di Hammurabi, magnifici vasi e due edifici risalenti al II millennio a.C. La missione diretta da Laneri era realizzata in collaborazione con lo State Board of Antiquities and Heritage (Sbah) dell’Iraq e supportata dal Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Ad intervistare il prof. Laneri – che racconterà in anteprima tutti i dettagli della ricerca e della campagna di scavo – sarà Piero Pruneti, direttore della testata Archeologia Viva (Giunti editore).

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Frame del film “Au temps des dinosaures / Al tempo dei dinosauri” di Pascal Cuissot

IL PROGRAMMA DI SABATO 13 LUGLIO 2024. Dai dinosauri a oggi. Dopo la Mesopotamia e l’Egitto, ecco una serata sui dinosauri, passione di bambini e non solo, come dimostrano i casi di ricchi mecenati e collezionisti. Di scena una grande produzione internazionale sulla scoperta di nuove specie di dinosauri e mostri marini attraverso realistiche immagini 3D per una visione elettrizzante e ben lontana dal mondo di Jurassic Park. Alle 21.15, apre Il film “Al tempo dei dinosauri”, con la regia di Pascal Cuissot, in collaborazione con Yusuke Matsufune e Kazuki Ueda (Francia, Giappone, 2020).

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Il paleontologo David Adam Iurino (foto naxos archeofestival / AV)

A raccontare le ultime ricerche in campo paleontologico sarà Dawid Adam Iurino docente di Paleontologia dei vertebrati, Università degli Studi di Milano, specializzato in mammiferi e vertebrati ed esperto di tecniche digitali per la ricostruzione dei fossili che, tra gli argomenti, affronterà anche quello legato alla leggenda dei Ciclopi, giganti con un occhio solo, legata anche agli elefantini nani presenti in Sicilia fino a 400.000 anni fa.  A seguire il film “Odissea: la storia della nostra evoluzione”regia di Sébastien Duhem (Francia, 2023) che propone al pubblico un viaggio immersivo nella storia dell’evoluzione tecnologica e culturale dell’uomo, dal Neolitico fino alla caduta dell’Impero romano d’Occidente.

IL PROGRAMMA DI DOMENICA 14 LUGLIO 2024. Gran finale tutto italiano e siciliano, domenica 14 luglio con il racconto degli scavi del santuario etrusco-romano di San Casciano dei Bagni (Si), premiati come scoperta archeologica dell’anno. Sarà proiettato sul grande schermo, prima volta in Sicilia, il film “Come un fulmine nell’acqua. I bronzi di San Casciano dei Bagni”, di Eugenio Farioli Vecchioli e Brigida Gullo, una produzione Rai per “Italia. Viaggio nella bellezza”

Eugenio Farioli Vecchioli_sul set 2019

Il regista Eugenio Farioli Vecchioli sul set nel 2019 (foto naxos archeofilm / AV)

realizzato in collaborazione con il ministero della Cultura: un racconto coinvolgente nel solco della divulgazione al quale partecipano anche i cittadini di San Casciano e Agnese Carletti, sindaco del Comune toscano che nel 2018, d’accordo con la soprintendenza di Siena, decide di puntare sull’archeologia per lo sviluppo del territorio acquistando un terreno vicino all’antica area termale e avviando i fortunati scavi. Ospite della serata il regista e autore Eugenio Farioli Vecchioli. A seguire il film omaggio alla Sicilia “La nave romana di Ustica” sulla scoperta di un relitto romano a 80 metri di profondità rintracciato grazie a una spedizione intrapresa nel mare dell’isola davanti a Palermo. Entrami i documentari di domenica 14 sono sottotitolati in inglese. Fra le due proiezioni saranno consegnati il “Premio “Sebastiano Tusa” attribuito da parco archeologico Naxos Taormina, Fondazione Sebastiano Tusa e “Archeologia Viva” alla personalità che si è distinta nella comunicazione dei beni culturali; e il Premio “Naxos Archeofilm 2024” al film più votato dal pubblico della manifestazione.

Aquileia. Al via la XIV edizione dell’Aquileia Film Festival: ecco il programma. Si apre con la serata dedicata alla ricorrenza dei 25 anni dal riconoscimento del titolo Unesco ad Aquileia e film sulla candidatura della Via Appia regina viarum

aquileia_fondazione_film-festival-2023_locandinaLa proiezione del trailer-anteprima della puntata di “Viaggio nella bellezza” dedicata ad Aquileia  – di cui sono in corso le riprese – prodotto da Rai Cultura con la regia di Federico Cataldi, autrice Keti Riccardi, apre martedì 1° agosto 2023, in piazza Capitolo ad Aquileia, la XIV edizione di Aquileia Film Festival, la rassegna internazionale di cinema archeologico organizzata dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm in collaborazione con Comune di Aquileia, Regione Friuli Venezia Giulia, soprintendenza Archeologia Belle arti Paesaggio del FVG, Basilica di Aquileia, PromoTurismoFvg, direzione regionale Musei FVG e museo Archeologico nazionale di Aquileia e il sostegno della Famiglia Mattiussi. Documentari di produzione internazionale si alterneranno agli esperti sul palco sotto le stelle di piazza Capitolo da martedì 1° agosto 2023 – serata dedicata alla ricorrenza dei 25 anni dal riconoscimento del titolo Unesco ad Aquileia – a venerdì 4 agosto 2023, alle 21 (vedi Aquileia. L’archeologia ritorna sul grande schermo dal 1° all’8 agosto 2023 per la XIV edizione dell’Aquileia Film Festival: antiche vie, mosaici sommersi, dinosauri, capolavori di arte etrusca, il mistero dei geroglifici e le pitture rupestri. E incontri con i protagonisti. Ingresso gratuito e prenotazione obbligatoria | archeologiavocidalpassato). Tutte le serate sono a ingresso gratuito e prenotazione obbligatoria su www.fondazioneaquleia.it.

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Frame del film “Regina viarum. Via Appia nella storia” di Agostino Pozzi

Eugenio Farioli Vecchioli

Eugenio Farioli Vecchioli, autore e capo progetto Rai Cultura (foto fondazione aquileia)

La serata del 1° agosto 2023 prosegue ospitando la proiezione del film “Regina Viarum. Via Appia nella storia” di Agostino Pozzi, che racconta l’antica strada consolare, lunga novecento chilometri che connette Roma a Brindisi, prima candidatura Unesco promossa e coordinata dal ministero della Cultura. Protagonisti della conversazione condotta e moderata da Giulia e Piero Pruneti, caporedattore e direttore di Archeologia Viva saranno Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia; Emanuele Zorino, sindaco di Aquileia; Angela Maria Ferroni, coordinatrice scientifica della candidatura della Via Appia; Laura Acampora, funzionaria dell’ufficio Unesco del Mic; ed Eugenio Farioli Vecchioli, autore e capo progetto Rai Cultura.

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La biga etrusca di Monteleone di Spoleto trafugata dall’Italia 120 anni fa e ora esposta al Met di New York come Golden Chariot (foto etru)

Valentino Nizzo direttore del Museo archeologico di Villa Giulia - Roma

Valentino Nizzo direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (foto etru)

Mercoledì 2 agosto 2023, alle 21, si entra nel vivo del concorso con la proiezione del film “L’anello di Grace” di Dario Prosperini in cui si ricostruisce la storia del “carro d’oro” di Monteleone, una biga etrusca unica al mondo su cui era raffigurato il ciclo completo della vita dell’eroe omerico Achille. Appena scoperto nel 1902 il reperto sparì misteriosamente nell’oblio. A nulla valsero le indagini di carabinieri, prefetti e alti funzionari del Ministero: la biga riapparve nel 1903 in una teca del Metropolitan Museum di New York.  A seguire la conversazione con Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia. A seguire la proiezione del film “Jurassic Cash”, regia di Xavier Lefebvre, produzione Gedeon Programmes, un documentario sul nuovo business dei fossili di dinosauro e sulle aste milionarie frequentate dai collezionisti di tutto il mondo.

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Frame del film “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici” di Jacques Plaisant,

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Fatma Naït Yghil, direttrice del museo nazionale del Bardo a Tunisi (foto fondazione aquileia)

Giovedì 3 agosto 2023, alle 21, la serata si apre con il documentario francese “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici”, regia di Jacques Plaisant, produzione Tournez s’il vous plait – Agnès & Christie Molia, che narra come duecento anni fa, Jean-François Champollion decifrò per la prima volta i geroglifici egizi, risolvendo così uno dei più grandi enigmi della storia dell’umanità. A seguire Piero Pruneti e Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia, converseranno con Fatma Naït Yghil, direttrice del museo nazionale del Bardo a Tunisi. In chiusura la proiezione del film “Baia, la città sommersa”, regia di Marcello Adamo, con il racconto del lavoro di un team di restauratori unico al mondo che ha l’arduo compito di restaurare e preservare il più grande sito archeologico sommerso del pianeta a pochi chilometri da Napoli: Baia la città del lusso e del piacere edonistico dei nobili romani.

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Frame del film “I misteri della grotta Cosquer” di Marie Thiry

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Licia Colò, conduttrice di “Eden, un pianeta da salvare” e autrice televisiva (foto fondazione aquileia

Venerdì 4 agosto 2023, alle 21, va in scena l’ultimo dei film in concorso “I misteri della grotta Cosquer”, regia di Marie Thiry, che ci porta a più di trentacinque metri sotto il mare, nel Parco Nazionale delle Calanques, dove si nasconde l’ingresso di uno dei più grandi capolavori dell’arte rupestre: la grotta Cosquer. Poco nota, in quanto accessibile solo ai subacquei, questa incredibile grotta custodisce dipinti di 27.000 anni. Oggi è però minacciata dall’innalzamento delle acque. Il film ripercorre l’incredibile storia di una delle grotte dipinte più importanti d’Europa. Quindi, conversazione con Licia Colò, conduttrice di “Eden, un pianeta da salvare” e autrice televisiva, ha collaborato con diverse testate giornalistiche. Ama molto la natura e da sempre è impegnata nella difesa dei diritti degli animali e nella salvaguardia dell’ambiente. In chiusura assegnazione del “Premio Aquileia” al film più gradito al pubblico.

Aquileia. L’archeologia ritorna sul grande schermo dal 1° all’8 agosto 2023 per la XIV edizione dell’Aquileia Film Festival: antiche vie, mosaici sommersi, dinosauri, capolavori di arte etrusca, il mistero dei geroglifici e le pitture rupestri. E incontri con i protagonisti. Ingresso gratuito e prenotazione obbligatoria

aquileia_fondazione_film-festival-2023_locandinaIl patrimonio culturale al centro di sei serate (1-4 agosto e 7-8 agosto 2023) in cui si alternano cinema, libri, archeologia, esperti, scrittori e divulgatori. L’archeologia ritorna sul grande schermo ad Aquileia dal 1° all’8 agosto 2023 per la XIV edizione dell’Aquileia Film Festival – la rassegna internazionale di cinema archeologico organizzata dalla Fondazione Aquileia con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm in collaborazione con Comune di Aquileia, Regione Friuli Venezia Giulia, soprintendenza Archeologia Belle Arti paesaggio del FVG, Basilica di Aquileia, PromoTurismoFvg, direzione regionale Musei FVG e museo Archeologico nazionale di Aquileia e il sostegno della Famiglia Mattiussi. Antiche vie, mosaici sommersi, dinosauri, capolavori di arte etrusca, il mistero dei geroglifici e le pitture rupestri al centro dei documentari di produzione internazionale che si alterneranno agli esperti sul palco sotto le stelle di piazza Capitolo da martedì 1° agosto 2023 – serata dedicata alla ricorrenza dei 25 anni dal riconoscimento del titolo Unesco ad Aquileia – a venerdì 4 agosto 2023, alle 21. Il Festival, dopo la pausa del 5 e 6 agosto, proseguirà lunedì 7 e martedì 8 agosto 2023 con due serate dedicate ad “Aquileia, una guida”, il manuale di viaggio di Elena Commessatti e al film “Le donne di Pasolini” una coproduzione Rai Documentari e Anele, con il contributo di Rai Teche e con il sostegno di Fondazione Aquileia. Tutte le serate sono a ingresso gratuito e prenotazione obbligatoria su www.fondazioneaquleia.it.

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Piazza Capitolo ad Aquileia dove si tiene l’Aquileia Film Festival (foto fondazione aquileia)

Un programma ricco di appuntamenti che permetteranno al pubblico tra immagini inedite, grandi scoperte e scenari mozzafiato di viaggiare in universi lontani, nel tempo e nello spazio, soffermandosi, con gli ospiti intervistati da Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva, anche su tematiche di grande attualità, come il cambiamento climatico, il traffico di opere d’arte, l’archeologia ferita nel Mediterraneo. Ospiti delle serate saranno Eugenio Farioli Vecchioli, responsabile Rai Cultura con Angela Maria Ferroni e Laura Acampora funzionarie dell’Ufficio Unesco del ministero della Cultura (1° agosto), Valentino Nizzo, direttore del museo nazionale Etrusco di Villa Giulia (2 agosto), Fatma Naït Yghil, direttrice del museo nazionale del Bardo a Tunisi (3 agosto), Licia Colò, conduttrice di “Eden- un pianeta da salvare” (4 agosto). Il pubblico sarà chiamato a votare ogni sera il proprio film preferito e il vincitore riceverà il Premio Aquileia, un mosaico realizzato dalla Scuola Mosaicisti del Friuli che sarà consegnato la sera di venerdì 4 agosto 2023.

aquileia_fondazione_guida-aquileia_presentazione-e-intervista-commessatti_locandinaLunedì 7 agosto 2023 il festival proseguirà con una serata, condotta da Alessandra Salvatori, direttrice di Telefriuli, dedicata ad “Aquileia, una guida” di Elena Commessatti che vedrà protagonisti sul palco, oltre alla scrittrice, gli autori della sezione “le Top 5 dei luoghi del cuore” – da Gigi Delneri a Emilio Rigatti e Francesco Tullio Altan alle guide turistiche, ai rappresentanti delle istituzioni e del mondo imprenditoriale. Martedì 8 agosto 2023 la serata conclusiva condotta dalla scrittrice Elena Commessatti ospiterà la proiezione di “Le donne di Pasolini” e ospiterà sul palco l’attrice Anna Ferruzzo, il regista Eugenio Cappuccio e la produttrice Gloria Giorgianni.

logo_unesco“Da 14 anni l’Aquileia Film Festival, grazie alle proiezioni che ci porteranno alla scoperta di antiche civiltà e agli incontri con i protagonisti del mondo culturale si impegna a diffondere”, sottolinea Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia, “un messaggio di conoscenza e maggior consapevolezza del valore del patrimonio culturale. Quest’anno in particolare, in occasione dei 25 anni dall’assegnazione del riconoscimento Unesco ad Aquileia ci teniamo a ricordare, da questo palcoscenico unico che vede protagonista la Basilica dei Patriarchi e il suo campanile millenario, che il patrimonio è l’eredità culturale di ognuno di noi e richiede l’impegno di tutti per essere trasmesso alle generazioni future”. E il direttore della Fondazione Aquileia Cristiano Tiussi: “Come ogni anno, la rassegna rappresenta inoltre – spiega – una utilissima occasione di confronto, anche dietro le quinte, con gli ospiti, rappresentanti di prestigiosi enti ed istituzioni italiane e non, con i quali si tessono o si rafforzano rapporti e relazioni in grado di proiettare sempre più Aquileia in una dimensione internazionale”.

Firenze. Al Palazzo dei Congressi al via tourismA 2023: tre giornate per la nona edizione con decine di incontri, centinaia di relatori, stand, laboratori didattici, lezioni di geroglifico, mostre, cinema, premi internazionali, installazioni multimediali, musei digitali, archeodegustazioni, performance teatrali

È tutto pronto per “tourismA 2023”, al Palazzo dei Congressi di Firenze dal 24 al 26 marzo 2023, organizzata da Archeologia Viva. Taglio del nastro venerdì 24 marzo 2023, alle 10.30, nell’atrio, alla presenza del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani. Nel cuore della capitale mondiale dell’arte, la nona edizione si annuncia ancor più densa di contenuti con tre intere giornate dedicate a nuove proposte di viaggio, personaggi ed esperti in discipline storico-archeologiche-ambientali, decine di incontri, centinaia di relatori, stand, laboratori didattici, lezioni di geroglifico, mostre, cinema, premi internazionali, installazioni multimediali, musei digitali, archeodegustazioni di pietanze etrusco-romane, performance teatrali. Tra i “big” ricordiamo la storica e scrittrice Eva Cantarella, il filologo Luciano Canfora, il geologo Mario Tozzi, il medivista Franco Cardini, il paleoantropologo Giorgio Manzi, l’archeologo Giuliano Volpe, il regista Eugenio Farioli Vecchioli, l’attore e conduttore tv Fabio Troiano, il genetista Guido Barbujani, l’immunologa Antonella Viola… Ingresso libero e gratuito.

Spulciamo un po’ il ricco programma. VENERDÌ 24 MARZO 2023. In auditorium, 9-13: “SAVE ART 2023 BRUTTO È BELLO”, l’estetica del “brutto” nella storia dell’arte e nel costume; 14.30-18: XIX INCONTRO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA VIVA, prima parte. In sala Verde, 11-13: “TOSCANA TERRA ETRUSCA”, il prodotto Turistico omogeneo e la promozione; 14.30-17.30: “SULLE VIE DEI BRONZI”, sculture in bronzo e bronzo dorato dai musei delle Marche. In sala Onice, 9.30-13.15: “ITER 2023”, Archeologia Patrimonio e Ricerca italiana all’estero – L’Archeologia italiana per l’UNESCO; 14-18: “RISCHI E RISORSE”, la risposta delle comunità preistoriche alle sfide ambientali. In sala Limonaia, 16.30-18: “FARE TURISMO CULTURALE OGGI”, l’esperienza turistica nel patrimonio culturale: innovazione digitale al servizio di destinazioni e operatori. In sala 4, 12-13.30: “CORTONA E L’EGITTO”, il nuovo allestimento al MAEC; 14-15: “TECNOLOGIE DEL LEGNO”, assemblaggio, curvatura, calafataggio: il legno fra protostoria e storia come elemento portante delle civilizzazioni; 15.15-17.45: “ARCHEONUTRIZIONE”, com’eravamo… Come mangiavamo… In sala 9, 9-13: “ARCHEOLOGIA IN ASIA OCCIDENTALE”, i progetti dell’Università di Firenze – Dipartimento SAGAS; 14-18: “LA VIA LATTEA”, maternità e infanzia dall’Antichità alla Collezione Bellucci. Grotta Lattaia (Cetona – Si) e il Culto del latte.

PROGRAMMA SABATO 25 MARZO 2023. In auditorium, 9.15-14.45: XIX INCONTRO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA VIVA, seconda parte; 12-13: SAMI – Società Archeologi Medievisti Italiani, PREMIO “RICCARDO FRANCOVICH”; 15-18: “NEL NOME DI IPPOCRATE”, il viaggio della medicina tra archeologia, storia e scienza: alla ricerca di un linguaggio comune tra cultura scientifica e cultura umanistica. In sala Verde, 9.15-11.30: “PIETRE PARLANTI NELLA PREISTORIA”, la statuaria dell’età del Rame all’origine delle civiltà europee; 12-13.30: “LA SARDEGNA NEL MONDO”, promozione tramite il racconto archeologico; 14-18: “CORSICA ETRUSCA”, progetto di ingegneria culturale con obiettivi economici, scientifici ed educativi. In sala Onice, 11.15-13.30: “ROMAGNA EMPIRE”, il piacere del viaggio sulle tracce della storia; 14.30-18: “ARCHEOLOGIA IN TOSCANA”, professione, ricerca e tutela. In sala Limonaia, 9.30-13: “VIAGGI DI CULTURA E ARCHEOLOGIA”, rassegna di itinerari turistico-culturali; 14.30-16: “TURISMO CULTURALE SOSTENIBILE”, il turismo culturale come driver di sviluppo sostenibile per comunità e destinazioni; 16.30-18: “INVITO AD AQUILEIA”. In sala 4, 11.30-13: “I GRECI DI SICILIA. LE CITTÀ”, dibattito aperto sulla colonizzazione dell’Isola; 14.30-16: “PICENI JOINED THE CHAT”, nuove prospettive, nuovi format, nuovi linguaggi, nuovi modi di raccontare l’archeologia e la storia; 16.15-18.30: “CONSORZIO TURISTICO DEI LAGHI”, cultura, ambiente e sviluppo territoriale nel cuore della Sardegna, a cura di Consorzio Turistico dei Laghi – Cagliari. In sala 9, 9-13 / 14-18: ArcheoArteCineTeatro, valorizzazione e promozione dei Beni Culturali e di Culto.

PROGRAMMA DOMENICA 26 MARZO 2023. In auditorium, 8.20-17.30: XIX INCONTRO NAZIONALE DI ARCHEOLOGIA VIVA, terza parte. In sala Verde, 9.30-10.45: “SIMPOSIO ETRUSCO – ELLENICO”, Toscana Promozione Turistica presenta il primo “Simposio Etrusco-Ellenico” nel sito di Aristotele; 11-13: “ARCHEOLOGICAL & CULTURAL TOURISM AWARD”; in sala Onice, 9.45-13: “MEMORIE DI PIETRA”, iI parchi archeologici si raccontano. In sala 4, 9-13: “VETULONIA 2023”, meraviglie del MANN in mostra al MuVet e nuove scoperte dalle Terre degli Etruschi. In sala 9, 9-10.45: “TREXENTA EXPERIENCE”, progetto di turismo esperienziale in Sardegna; 11-13.30: “SISTEMA MUSEALE ARCIPELAGO TOSCANO”, progetti e buone pratiche di valorizzazione per i siti museali e aree archeologiche delle isole toscane.

Licodia Eubea (Ct). Alessandra Cilio, direttore artistico, traccia un bilancio della XII edizione del Festival della Comunicazione e del Documentario archeologico e dà qualche anticipazione dell’edizione 2023. Ecco a chi sono stati assegnati i tre premi in palio

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Alessandra Cilio accompagna gli ospiti nella visita del museo Archeologico “Antonino Di Vita” di Licodia (foto rica)

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Alessandra Cilio, archeologa

Sono passate tre settimane dalla chiusura della XII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico di Licodia. È tempo di bilanci. E non solo. La macchina organizzativa capitanata dai vulcanici direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele è già al lavoro per la prossima edizione, calendarizzata per il periodo compreso tra l’11 e il 15 ottobre 2023. “In cantiere abbiamo già messo la seconda giornata di studi Dialoghi in Badia”, anticipa Alessandra Cilio, “e si sta lavorando alla stipula di protocolli di intesa con Università e Centri di Studio italiani e stranieri, volti a una maggiore promozione dell’evento all’interno degli ambienti accademici e a una effettiva collaborazione tra il festival e queste realtà. Stiamo inoltre pensando all’attivazione di un workshop di produzione audiovisiva con professionisti del settore da riservare ad una selezione di partecipanti”. Ma non solo: “Stiamo anche pensando a un modo per coinvolgere in modo più attivo la comunità licodiana e le sue realtà locali (associazioni culturali, imprese e società), così da rendere ancora più chiaro e trasparente l’intento di questa manifestazione: la promozione della cultura audiovisiva archeologica ed antropologica, ma anche la valorizzazione intelligente dei luoghi, della gente e delle tradizioni che fanno di Licodia Eubea splendida e necessaria alla buona riuscita di questo evento, che è bello perché non vuole essere di nessuno in particolare, ma di tutti”.

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Gli “aperitivi” del Festival di Licodia sono stati garantiti dagli studenti dell’istituto Alberghiero di Modica e Chiaramonte Gulfi (foto rica)

Come è andata l’edizione 2022? “È stata un’annata difficile, questa”, cerca di sintetizzare Alessandra Cilio. “Difficile nel senso che per la prima volta abbiamo fissato, anche in fase di programmazione, l’idea di un festival diffuso, capace di portare il pubblico ad approfondire la conoscenza del paese che ospita la manifestazione, Licodia Eubea, attraverso la dislocazione di alcuni eventi collaterali in punti nevralgici come il museo “Antonino Di Vita” (proiezione del film “Noto, 1693. Il giorno della paura” in VR con visori ad hoc), la Badia (aperitivi, lunch ed esposizione permanente del progetto sonoro di Enzo Cimino “Armonizzazione Universale”), l’ex chiesa di Santa Chiara e San Benedetto (mostra “Didascalico!” di Pierluigi Longo), gli spazi esterni del teatro della legalità (mostra di fotografia “Gli Italiani” di Vittorio Daniele), le rovine del Castello Santa Pau e il borgo medievale (visite guidate e performance di Margherita Peluso e Meline Saoirse)”.

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Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio sul palco del teatro della Legalità una delle sedi del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia (Ct) (foto rica)

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Santo Randone, sindaco di Licodia Eubea (foto rica)

I film in concorso. “I veri protagonisti del festival sono stati, ancora una volta, i film in concorso”, continua Cilio. “Quest’anno si è deciso di aumentare il numero delle proiezioni, raddoppiandolo. Questo è stato possibile sia per via delle numerosissime richieste pervenute (oltre 400) da tutto il mondo, ma anche per la possibilità di adoperare una vera sala cinematografica messa a disposizione dal Comune di Licodia Eubea. Il Teatro della Legalità è stato inaugurato dalla XII edizione del nostro festival e di questo siamo felici. Felici anche di aver riscontrato, da parte della nuova Amministrazione del sindaco Santo Randone, un forte interesse nei confronti di questa manifestazione che, in cinque giorni, riesce a rivitalizzare l’indotto del paese e a promuoverlo dal punto di vista turistico a livello internazionale. La promozione di un territorio attraverso un evento è tanto più forte quanto più “internazionale” è la gente che vi prende parte. Quest’anno abbiamo avuto il piacere di ospitare non solo 42 film provenienti da Paesi come l’Italia, la Francia, il Belgio, l’Inghilterra, la Serbia, la Spagna, il Portogallo, la Grecia, la Polonia, la Turchia, l’Iran, l’India, la Malesia, l’Indonesia, l’Egitto, gli Stati Uniti, l’Argentina e il Brasile, ma anche di accogliere un cospicuo numero di rappresentanti delle delegazioni artistiche delle opere in concorso (oltre una trentina), riunitesi a Licodia Eubea da luoghi come Istanbul, Atene, Palermo, Pisa, Barcellona, Pune, Brighton, Parigi e Pančevo, e che a Licodia Eubea, tra un film, un aperitivo e un’escursione, hanno stretto contatti e creato legami, tra di loro ma anche con i partecipanti all’evento”.

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Frame del film “Pérou, sacrifices au Royaume de Chimor” del regista francese Jerôme Semla

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Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio consegnano il premio Archeovisiva al regista Jerôme Semla (foto rica)

I film premiati. Il Premio ArcheoVisiva, assegnato al miglior film secondo la giuria di qualità, composta dai registi Jean Marc Cazenave e Stavros Papageorghiou, dal presidente del Cineclub di Roma Angelo Tantaro e da Fulvia Toscano, già membro della Sicilia Film Commission, è andato al film “Pérou, sacrifices au Royaume de Chimor” (Francia, 2022; 90’) del regista francese Jerôme Semla, tra gli ospiti presenti a Licodia. Una scoperta archeologica senza precedenti di diverse centinaia di bambini e lama sacrificati ha portato alla luce il Regno di Chimor, situato nell’attuale Perù settentrionale. Come e perché sono stati compiuti questi sacrifici? Raccontata come un “cold case”, questa indagine archeologica internazionale è destinata a rivelare i misteri della più potente civiltà andina prima degli Incas, che prosperò per oltre cinque secoli. Questa la motivazione: “Si tratta di un film particolare, perché osa affrontare un argomento difficile come il rituale dei sacrifici umani, facendolo con abilità, seguendo indagini rigorosamente scientifiche, e mostrando rispetto ed empatia nei confronti delle vittime. È stato commovente anche perché ci sentiamo vicini agli scienziati, il cui destino è quello di indagare e studiare quell’enorme scena del crimine. Abbiamo apprezzato la sensibilità della sceneggiatura, la fotografia accurata e la regia elegante. La promessa di raccontare una grande storia in 90 minuti è stata mantenuta”.

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Frame del film “Mamody, the last baobab digger” di Cyrille Cornu,

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La cerimonia di consegna del Premio Archeoclub d’Italia con Mariada Pansera, presidente Archeoclub d’Italia di Augusta, al film più votato dal pubblico in sala alla XII edizione del Festival di Licodia (foto rica)

Il Premio Archeoclub d’Italia, per il film più apprezzato dal pubblico che ha partecipato alle proiezioni in sala, è stato assegnato al film “Mamody, the last baobab digger” (Francia, 2022; 48’), di Cyrille Cornu,. A consegnare il premio, Mariada Pansera, presidente dell’Archeoclub d’Italia di Augusta. Nel sud-ovest del Madagascar, l’altopiano di Mahafaly è una terra estremamente arida. Qui le piogge cadono solo poche volte all’anno. In queste condizioni di vita molto difficili, gli abitanti del piccolo villaggio di Ampotaka hanno trovato una soluzione unica per immagazzinare acqua.

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Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e antichità all’università di Macerata e vedova del noto archeologo, consegna il premio Antonino Di Vita a Eugenio Farioli Vecchioli, autore e regista televisivo (foto rica)

Premio Antonino Di Vita. È andato a Eugenio Farioli Vecchioli, autore e regista televisivo, il Premio Antonino Di Vita dell’XII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia Eubea, assegnato a una personalità distintasi per particolari meriti nella valorizzazione e promozione del patrimonio artistico e culturale. A consegnarlo è stata Maria Antonietta Rizzo Di Vita, docente di Etruscologia e antichità all’università di Macerata e vedova del noto archeologo, con queste motivazioni: “Regista e sceneggiatore di documentari, è autore di programmi televisivi dedicati al patrimonio culturale nazionale e internazionale. Il suo lavoro si distingue per la scelta di promuovere una comunicazione archeologica di alto livello, capace di coniugare il rigore scientifico alla grammatica filmica, raggiungendo il grande pubblico attraverso un medium di massa come la tv senza mai scivolare nell’omologazione. Per aver dato voce a quel vasto patrimonio diffuso minore che fatica a emergere oltre i confini locali, ma anche alle “minoranze” della Grande Storia; per l’azione consapevolizzante del valore sociale delle professionalità legate al patrimonio culturale, ma anche per la trasversalità dei temi trattati, capaci di suggerire sempre una rilettura dell’Antico alla luce del nostro tempo; per la capacità di rendere l’Uomo, quello di ieri così come quello di oggi, protagonista del suo racconto”.

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L’apertura in Badia della Prima Giornata di Studi dedicata alla comunicazione del patrimonio culturale (foto rica)

Non solo film. “Abbiamo cercato di diversificare l’offerta culturale, declinandola in tutte le sue possibili accezioni”, riprende Alessandra Cilio. “Per cominciare, il 12 ottobre abbiamo inaugurato la Prima Giornata di Studi dedicata alla comunicazione del patrimonio culturale. Si è deciso di strutturarla in tre sessioni principali (editoria, audiovisivo e accessibilità/inclusività), dando parola a 12 specialisti del settore che portassero sul banco i risultati delle loro personali esperienze e dessero vita, assieme ai partecipanti (studenti universitari, operatori museali, professionisti e semplici appassionati) ad un dibattito costruttivo, ad un dialogo (come recita il titolo dell’evento: “Dialoghi in Badia”) finalizzato ad un’analisi basata su fatti concreti di temi spesso affrontati in maniera astratta all’interno di università e luoghi di lavoro. La qualità dei relatori e la partecipazione attiva del pubblico ci ha fatto comprendere quanto sia importante, all’interno del nostro festival, stabilire simili momenti di riflessione, e ci ha portato a decidere di pubblicare, nei prossimi mesi, gli Atti ufficiali della giornata, in attesa di una seconda e altrettanto ricca edizione”.

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Margherita Peluso nella performance Armonizzazione Universale alla XII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema archeologico (foto rica)

Arti visive. “Come sempre, abbiamo mantenuto l’appuntamento con gli amanti della fotografia e delle arti visive, ospitando due preziose mostre in prima assoluta: una di fotografia, Gli Italiani di Vittorio Daniele, ed una di grafica, Didascalico! di Pierluigi Longo. I locali della Badia sono stati inoltre lo spazio scelto dal sound artist Enzo Cimino per le sue istallazioni, che hanno messo insieme il potere evocativo della natura con quello delle sonorità generate dalle stesse piante attraverso un complesso sistema di mixer e sintetizzatori. Il centro storico, invece, si è trasformato in teatro all’aperto, grazie alle esibizioni di Meline Saoirse e Margherita Peluso, che ancora una volta ha sottolineato l’importanza del legame tra gli uomini ma anche tra l’essere umano, la Terra e la Memoria”.

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Incontro con Carmelo Siciliano alla XII edizione del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia (foto rica)

Incontri. “Non abbiamo trascurato neanche la musica, invitando Carmelo Siciliano a parlare del suo ultimo libro Sentire la Grecia. In viaggio fra musiche e tradizioni, una vera e propria guida di viaggio che illustra le peculiarità delle regioni della Grecia e delle sue isole attraverso le danze e le sonorità. Sonorità che sono state regalate anche al pubblico licodiano la sera del 15 ottobre attraverso una serie di suggestivi brani suonati dall’autore, affermato musicista, con bouzouki e oud. E l’antropologo Dario Piombino Mascali, studioso di chiara fama e al tempo stesso uomo dalla spiccata sensibilità, ha trattato un tema toccante, quello del complesso rapporto tra morte e infanzia, collegandosi ad alcune delle opere in concorso nella giornata del 14 ottobre, come Ninos de los Andes di Aldana Loiseau (Argentina)  e Pérou, sacrifices ou Royaume de Chimor di Jerome Scemla (Francia)”.

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La proiezione del film in Virtual Reality “Noto (1693). Il giorno della paura” al museo civico “Antonino Di Vita” (foto rica)

Le proiezioni del film in Virtual Reality “Noto (1693). Il giorno della paura” sono avvenute all’interno del museo civico “Antonino Di Vita”. “Per gentile concessione del Comune di Noto è stato possibile offrire un’esperienza immersiva a quanti facessero richiesta, adoperando gli speciali visori che rendono la proiezione del film estremamente affascinante. L’idea di dislocare la VR experience in un luogo relativamente “decentrato” dalla sala proiezioni si è rivelata vincente proprio per il cospicuo numero di presenze registrate che, nell’attesa del proprio turno, hanno potuto visitare gli spazi espositivi del museo archeologico, incrementando così la propria conoscenza del sito che ospita il festival e delle sue più rilevanti testimonianze materiali”.

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Il desk e il bookshop del Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico di Licodia (foto rica)

Qualche considerazione finale. “Se il “confine” (parola che suona come il leit motiv di questa annata) può essere declinato tanto dal punto di vista geografico che culturale, funziona anche quando si parla di cinema: di chi, cioè, lo fa e di chi lo fruisce. Un festival è questo: una festa, nella quale ci si riunisce. E in cui simili barriere, eccezionalmente, cadono, rivelando la profonda umanità che sta dietro proprio chi fa il cinema e chi lo guarda. Il collante? Sempre lui: l’Uomo. Di oggi, di ieri, di domani. Con le sue credenze, le sue fragilità, le sue convinzioni. Con la sua Arte, anche”, commenta Alessandra Cilio, che conclude: “Sono contenta della varietà data al cartellone di quest’anno. Io e Lorenzo siamo riusciti a mettere insieme diverse premiere e film di recente produzione interessanti, piacevoli. La programmazione ha cercato di tener conto del tema sviluppato nell’opera, ma anche della provenienza, del genere (documentario classico, docu-drama, docu-fiction, cortometraggio, corto animato) e della durata, così da soddisfare diversi target di pubblico. Siamo soddisfatti anche dei risultati relativi al Premio Internazionale della Giuria di Qualità “Archeovisiva” e al Premio “Archeoclub d’Italia”; quest’ultimo, decretato dal pubblico, permette di avere una interessante restituzione del gradimento delle opere in concorso durante le cinque giornate”.

Calabria. Il quarto appuntamento di “Fuori Campo. Il cinema abbraccia la storia” fa tappa al parco e museo archeologico di Capo Colonna (Kr) con “Heraion Lakinion. Il mare il sacro e il mito”. In presenza e in streaming su Fb. Protagonisti i registi Antonio Martino e Fabio Serpa, l’archeologa Maria Teresa Iannelli e il film sul patrimonio sommerso proposto dal RAM film festival

calabria_rassegna-fuori-campo_parco-capo-colonna_locandinaDopo la pausa di Ferragosto si riprende con gli appuntamenti di “Fuori Campo, il Cinema abbraccia la Storia”. Per il quarto appuntamento, la rassegna fa tappa sabato 20 agosto 2022 in uno dei siti più suggestivi della Calabria, nel parco e museo Archeologico di Capo Colonna (Kr) col tema “Heraion Lakinion. Il mare il sacro e il mito”: modera Ernesto Orrico. L’evento, finanziato dal MiC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e dalla Fondazione Calabria Film Commission attraverso l’Avviso pubblico per il sostegno alla realizzazione di festival e rassegne cinematografiche e audiovisive in Calabria 2022, è realizzato grazie alla collaborazione del Ministero della Cultura – Direzione regionale Musei Calabria, RAM Film Festival, Calabria Movie International Short Film Festival e le Direzioni dei Musei e Parchi coinvolti. L’ingresso nel museo e nel parco è gratuito come il resto dell’iniziativa. Per chi non potrà essere presente, può seguire la diretta streaming sulla nostra pagina FB di rete Cinema Calabria. Ad accogliere gli ospiti, alle 18, per la visita al museo e al parco archeologico di capo Colonna sarà lo stesso direttore Gregorio Aversa. Alle 19, nell’anfiteatro del parco, “L’ultima colonna. La terra, il sacro, il mare, la memoria”, video racconto sul parco archeologico di Capo Colonna: un piccolo docufilm a quattro voci realizzato per la tappa da Francesco Cristiano e introdotto, come il resto degli appuntamenti, da Ernesto Orrico, figura fondamentale di moderazione e raccordo, che accompagna il pubblico presente da inizio rassegna in questo percorso di scoperta e conoscenza. Ai saluti, alle 19.20, del direttore Aversa, segue, alle 19.30, sempre nella cornice dell’anfiteatro del parco, l’interessante conversazione sull’archeologia territorio su “L’Heraion del Capo Lacinio. Il mito il culto e il mare” a cura dell’archeologa Maria Teresa Iannelli, Iannelli, responsabile della tutela e della ricerca archeologica nelle subcolonie locresi di Hipponion, di Medma, di Caulonia e di Mèthauros e del relativo. Alle 20, a cura e grazie alla collaborazione di Calabria Movie Short Film Festival, proiezione del cortometraggio di Fabio Serpa “Cracolice” (Italia, 2020; 11’) che narra le vicende di quella che è stata definita la Chernobyl calabrese: questo paesino marittimo del Tirreno è tristemente noto alla cronaca per un evento scoppiato nei primi anni ’90, mai smentito né confermato: a seguito dell’approdo delle famose “navi dei veleni”, la popolazione giovane smise improvvisamente di crescere, creando degli eterni adolescenti. Come questo sia stato possibile, rimane ancora un mistero. Alle 20.15, “Il canto della Sirena: archeologia progresso e tradizione”: workshop su cinema, territorio, archeologia e antropologia, che avrà un particolare taglio politico questa volta, come è nella storia professionale del regista Antonio Martino che da sempre si occupa di documentazioni e reportage di denuncia in ambito internazionale. “Con la riforma agraria, con la forzata industrializzazione del territorio e poi con il boom dell’edilizia abusiva”, ricorda il regista, “iniziarono a venire fuori, seppur involontariamente, reperti archeologici inediti. Molti dei siti archeologici vennero completamente distrutti in nome del progresso. Reperti unici per valenza storica vennero dispersi oppure scavati abusivamente e venduti sul mercato nero, attirando “tombaroli” e ricattatori da tutta Italia. Tra questi, un pezzo unico nel suo genere come l’Askos che testimonia direttamente la presenza di Pitagora a Crotone, trafugato e venduto sul mercato nero e finito nelle vetrine del museo Getty di Malibu”. Per l’occasione parlerà del suo ultimo lavoro in fieri, che sta realizzando proprio nella zona di Crotone e che svela una storia ricca di particolari poco conosciuti ai più. Chiude la giornata, alle 21, a cura del RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie la proiezione del film “Il patrimonio sommerso. Un mistero sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane e prodotto da RAI Cultura (Italia, 2020; 60’) che ci porterà a scoprire il mondo sommerso dei nostri mari, che custodiscono tesori e patrimoni inestimabili: la città di Baia, la nave di Albenga, il satiro danzante di Mazara del Vallo, l’incredibile scoperta dei rostri navali della battaglia delle Egadi.

Primo RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie: al film Rai Cultura “Il patrimonio sommerso” il premio del pubblico, all’iraniano “Ganj Dareh” il premio Paolo Orsi. Ecco tutti gli altri premi e le menzioni

Al film Rai Cultura “Il patrimonio sommerso”, il premio del pubblico del primo RAM film festival Rovereto Archeologia Memorie e all’iraniano “Ganj Dareh” il premio Paolo Orsi: alla fine di una “cinque giorni” (dal 13 al 17 ottobre 2021) densa di proiezioni, eventi e personaggi speciali in città all’insegna della valorizzazione del patrimonio culturale mondiale, chiude l’edizione 2021 del RAM film festival, un’edizione vivace che ha saputo usare diversi registri per portare i temi della cultura in città, rinnovandosi nel nome e nella formula. Di grande successo gli eventi speciali, la serata con Federico Buffa sulle Olimpiadi del 1936 e Leni Riefenstahl, il concerto con Leandro Piccioni e il quartetto Pessoa dedicato a Ennio Morricone, gli aperitivi con ospite negli incontri informali al Bistrot di Alfio Ghezzi. Applauditissimo lo spettacolare film fuori concorso di Nicolò Bongiorno, presente al festival,  “Songs of the water spirits” sul Ladakh, regione dell’India travolta dai cambiamenti climatici. Molti i film premiati, dalle diverse giurie chiamate a valutare i film in concorso.

Frame del film “Il patrimonio sommerso. Un viaggio sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane

Il premio del pubblico del RAM film Festival, è andato al film Rai Cultura “Il patrimonio sommerso. Un viaggio sul fondo del mare” di Eugenio Farioli Vecchioli e Marta Saviane (Italia 2020, 60’), un viaggio alla scoperta dello straordinario patrimonio sommerso nei nostri mari, che ha vinto anche la menzione speciale degli Archeoblogger, attribuito da Antonia Falcone di Professione Archeologo, Marta Coccoluto, Alessandro Tagliapietra di Archeologia Subacquea, Giovina Caldarola, Astrid D’Eredità di ArcheoPop, Giovanna Baldasarre di ArcheoKids, Michele Stefanile di Archeologia Subacquea Blog, Mattia Mancini di Djed Medu – Blog di Egittologia, Marina Lo Blundo – coordinatrice per quest’anno – e Domenica Pate con la seguente motivazione: “Il Patrimonio sommerso questo sconosciuto? “Assolutamente no”, sembra dirci la suggestiva immagine iniziale – e più volte ricorrente – dell’acquario di casa nel quale pesci tropicali nuotano accanto a coreografiche rovine in miniatura: il mondo sommerso ci è molto più familiare di quanto non sembri. L’approccio giusto, scientifico e divulgativo di questa fortunata serie di Rai Storia, prosegue in questa nuova puntata, presentandosi come una sorta di antologia dell’archeologia subacquea italiana, una disciplina ormai matura e giunta a livelli avanzati, che viene qui presentata in maniera “stratigrafica”, illustrando cioè le ricerche subacquee secondo un criterio progressivo di discesa in profondità. Il tema della ricerca, della valorizzazione e della protezione emergono nel corso del documentario e costituiscono un fil rouge che si dipana man mano che scorrono le immagini e i casi presentati. Giusto e necessario il tributo riservato a Nino Lamboglia, figura decisiva per l’archeologia subacquea italiana, e a Sebastiano Tusa, morto prematuramente tre anni fa, cui era caro il tema del senso di appartenenza che i ritrovamenti in mare suscitano nelle comunità locali. Importante il tema della tutela strettamente legato alla valorizzazione, perché senza l’una non può esservi l’altra, ben evidente sia per il caso di Baia sia per il caso ligure. Altrettanto rilevante il tema dell’educazione civica intesa come educazione al patrimonio, un aspetto che nel docufilm emerge forte e chiaro. Molto affascinanti tutti i dettagli tecnici relativi alle indagini vere e proprie, rintracciabili nei segmenti relativi ai relitti: tempi di immersione, metodologie, interviste con i ricercatori. “Il patrimonio sommerso. Un viaggio sul fondo del mare” è dunque un interessante documentario sull’archeologia subacquea a 360° che ricostruisce la nascita del metodo di ricerca arricchendolo con spezzoni di filmati storici dei primi importanti rinvenimenti e con testimonianze dei protagonisti, dell’epoca e recenti. Notevole la percezione dell’evoluzione dell’archeologia subacquea, dell’intensa e difficoltosa attività sia di monitoraggio sia di scavo nelle diverse aree di interesse. Alla narrazione si uniscono la bellezza delle riprese subacquee, il ritmo che non cala mai e la pluralità di voci, che concorrono a costruire un racconto corale e al tempo stesso estremamente variegato e vivace della ricerca archeologica subacquea in Italia”.

Il premio “Paolo Orsi”  è stato attribuito all’iraniano “Ganj Dareh”, di Keyvan Tabatabaie Samimi (Iran 2021, 39’): alcuni anni fa, un gruppo di archeologi danesi si recò in Iran per lavorare per la prima volta con i colleghi iraniani in uno dei siti “preistorici” più famosi e importanti del Medio Oriente, Ganj Dareh. Nel documentario si racconta la collaborazione archeologica internazionale, per scoprire e comprendere segreti e misteri di questo luogo chiave nella storia della vita umana. Il regista, che nei giorni scorsi ha tentato di venire a Rovereto, ma non ha potuto a causa delle restrizioni per la pandemia, ha mandato un bellissimo messaggio al pubblico, un ponte “dall’antica terra dall’Iran, all’antica terra italiana”.

Frame del film “Ganj Dareh”, di Keyvan Tabatabaie Samimi

La motivazione della giuria, formata da Andrea Augenti, Iefke van Kampen, Maria Concetta Parello e Antonia Falcone: “Per l’ottima ricostruzione di un capitolo importante della storia dell’archeologia a cavallo tra tre continenti, creando un ponte importante e significativo tra Iran, Canada e Danimarca; per aver dimostrato che la cooperazione tra nazioni in archeologia può portare a risultati notevoli; per aver saputo illustrare in maniera efficace l’evoluzione del lavoro dell’archeologo, partendo dalle indagini svolte nel passato fino ad arrivare a quelle più recenti; e per l’ottima qualità delle immagini e della sceneggiatura, e in particolare per la sapienza e il gusto nell’alternare in maniera equilibrata e illuminante interviste, nuovi filmati e testimonianze storiche”.

Menzione speciale al film francese “Homo Sapiens. Les Nouvelles Origines / Homo Sapiens. Le nuove origini” di Olivier Julien (Francia – Marocco 2020, 45’): una scoperta a Jebel Irhoud, in Marocco, ha rivoluzionato la storia della nostra specie, Homo sapiens. Nel 2017 un team internazionale annunciò di aver scoperto fossili che dimostrano la presenza dei nostri antenati umani nell’Africa nord-occidentale già 300.000 anni fa. Fino ad allora, i paleontologi credevano che Homo sapiens risalisse a 200.000 anni fa e che l’Africa orientale fosse la culla della nostra specie.

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Frame del film “Homo Sapiens, les Nouvelles Origines / Homo Sapiens, le nuove origini” di Olivier Julien

Il film, recita la menzione, “documenta per la prima volta sullo schermo le importanti recenti scoperte su Homo sapiens che hanno rivoluzionato le conoscenze sulla nostra specie. Per la capacità di raccontare il lavoro dell’archeologo in maniera semplice ma con grande attenzione ai dettagli, in particolare rispetto all’uso delle tecnologie più avanzate; per l’alta qualità delle immagini e delle ricostruzioni storiche, molto efficaci perché appena suggerite grazie al ricorso alle ombre; per la sceneggiatura di ottimo livello, che ricostruisce la vicenda in maniera avvincente come un giallo archeologico”. 

Il premio “L’Italia si racconta” è andato a “Paesaggi del cibo” di  Michele Trentini e Andrea Colbacchini, prodotto da tsm | step Scuola per il Governo del Territorio e del Paesaggio. La giuria presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti con Romina Zanon e Alessandro De Bertolini ha dato la seguente motivazione: “L’opera di Michele Trentini e Andrea Colbacchini, prendendo le mosse dall’analisi di un piatto creato da un affermato chef locale, offre un approfondimento su alcune pratiche agroalimentari strettamente legate alla biodiversità del territorio trentino. Alternando un codice narrativo tipico dell’osservazione documentaristica ad un linguaggio lirico-visivo segnato da pause e silenzi evocativi, i registi disegnano un viaggio che conduce lo spettatore dai paesaggi alpini e dolomitici della Val Rendena e della Valle del Vanoi fino a quelli terrazzati dai tratti mediterranei dell’Alto Garda. Volti, gesti e frammenti di vita agreste si fondono in un canto corale allo spazio agricolo del territorio antropico trentino e alla solerzia degli uomini e delle donne che lo abitano”.

Il premio “Sguardi dal mondo” è andato al film spagnolo “Queens of Orango / le regine di Orango” di Raúl Bueno Herrera (Spagna 2020, 52’), uno splendido documentario antropologico ricchissimo di spunti di riflessione. Nel sud-ovest della Guinea Bissau ci sono alcune isole dove vive un popolo molto particolare, i Bissago, in armonia con la spettacolare natura che li circonda, dove la donna è protagonista. Attraverso  le donne di Eticoga, sull’isola di Orango, conosciamo gli aspetti più significativi e particolari di questa società matriarcale così diversa non solo dal modo di vivere occidentale, ma dal resto dell’Africa e da quasi tutte le altre culture del pianeta.

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Frame del film “Queens of Orango / le regine di Orango” di Raúl Bueno Herrera

Questa la motivazione della giuria presieduta da Duccio Canestrini con Katia Berrnardi e  Alessandro De Bertolini: “Arcipelago di Bissau (Isole Bijagos,  Africa occidentale). Una manciata di isolette sotto Capo Verde, davanti alla Guinea Bissau. Sull’isola maggiore, Orango, un’antica tradizione matriarcale affida alle donne sia la gestione delle risorse economiche sia la funzione spirituale. Interessante notare, come elemento di riflessione in un mondo ancora travolto dalle discriminazioni sessiste, come le donne qui abbiano grandi responsabilità politiche e sociali, oltre a tenere aperto il dialogo con la divinità: un rapporto straordinariamente intenso, mediato attraverso il contatto con le  anime dei defunti. Ottime le riprese video, intelligente la scelta degli intervistati. E com’è giusto che sia nell’ottica di una cinematografia etnografica moderna, c’è attenzione anche ai segnali di cambiamento, senza stucchevoli nostalgie né traccia di primitivismo”.

Il premio “Cultura animata”  è stato attribuito dalla giuria presieduta da Andrea Artusi con Sabrina Zanetti e Dalia Macii al geniale film d’animazione francese “Amerigo et le nouveau monde” di Luis Briceno e Laurent Crouzeix (Francia 2020, 14’) preferito anche dalle scuole primarie intervenute la prima mattina del festival, “per la straordinaria capacità di affrontare un tema storico controverso, come quello dell’attribuzione del nome al continente americano, attraverso le vicende di Amerigo Vespucci narrate con ironia e padronanza delle diverse tecniche di animazione, capaci di rendere il corto in grado di intrattenere e incuriosire sia un pubblico adulto che di ragazzi con ritmo, rigore narrativo e al contempo leggerezza dei toni espressivi”. 

Menzione speciale all’inglese “Weight of consciousness/ Il peso della coscienza” di Alemsah Firat (Regno Unito 2020, 4’) “per la poesia e l’originalità della tecnica utilizzata nell’animazione che, con un elegante e raffinato linguaggio pittorico, è in grado di condurre lo spettatore in un viaggio attraverso l’evoluzione della coscienza umana fin dal grembo della madre terra attraverso i luoghi del mito rappresentati con originalità e spessore narrativo”.

La menzione CinemAMoRe attribuita dai rappresentanti dei tre festival trentini Trento FIlm Festival, Religion Today e RAM film festival è andata al film “Et si Babel n’était qu’un mythe? / E se Babele non fosse che un mito?” di Sandrine Loncke (Francia 2019, 56’) con la seguente motivazione: “Ci sono storie che possiedono una forza intrinseca ed eversiva. Narrazioni in grado di ricalibrare, con una dolce e risoluta spinta, la nostra posizione nel mondo. Quella di What if Babel was just a Myth? è una di quelle storie. Il documentario descrive, con una cinematografia curata ed essenziale, le vicende umane, linguistiche e sociali degli abitanti di una remota località del sud del Ciad. La macchina da presa segue da vicino il lavoro di un giovane linguista francese che cerca di documentare nella maniera più precisa possibile uno dei molti idiomi locali. Gli abitanti del villaggio si rivelano essere poliglotti provetti. Alcuni di loro conoscono ed utilizzano fino a sei lingue diverse. Se ad ogni lingua corrisponde una visione del mondo e un sistema di valori, non si può non pensare che i protagonisti di questo documentario siano dotati di una immensa ricchezza, che rischia di scomparire insieme alla lingua che di essa è espressione. Il film diviene così una vera e propria celebrazione della diversità e dell’apertura mentale e della capacità di accoglienza che il multilinguismo porta con sé”.