Archivio tag | borsa mediterranea del turismo archeologico

Paestum. Aspettando la XXIII edizione della Borsa mediterranea del Turismo archeologico 8-11 aprile 2021: nel giorno della prevista apertura cancellata, i “Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo” on line e i saluti dei partner e degli enti promotori

La locandina dei “Dialoghi sull’archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo” dedicati a Catastrofi, distruzioni, storia”

paestum_BMTA21-logo19 novembre 2020: per Paestum doveva essere un giorno importante, atteso da mesi: l’apertura della XXIII edizione della Borsa mediterranea del Turismo archeologico. Ma, come sappiamo, l’edizione – mantenendo lo stesso ricco programma – è stata spostata all’8 aprile 2021. In questo modo la XXIII edizione, assicurando a tutti i protagonisti soprattutto sicurezza ma anche soddisfazione di risultati, consentirà ai tanti visitatori e addetti ai lavori di vivere Paestum e la bellezza del Parco Archeologico, sito Unesco, con i colori della primavera che, auspichiamo, sancirà la definitiva ripartenza del nostro Bel Paese e del turismo in chiave più esperienziale, sostenibile e rivolto alla domanda di prossimità, tematiche tutte a cui la Borsa si è ispirata in questa edizione. La data comunque non è passata in silenzio. All’insegna di aspettando la XXIII edizione della Borsa 8-11 aprile 2021, i prestigiosi partner della Bmta (Unesco, Unwto, Mibact) e gli enti promotori (Comune di Capaccio Paestum, parco archeologico di Paestum e Velia, Regione Campania) hanno portato il loro saluto nella giornata di apertura inizialmente prevista, giovedì 19 novembre, in occasione dei “Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo”, che la Fondazione Paestum, presieduta dal prof. Emanuele Greco già direttore della Scuola Archeologica Italiana di Atene, ha confermato online dal titolo “Catastrofi, distruzioni, storia”.

 

Ernesto Ottone Ramirez, vice direttore generale per la Cultura dell’Unesco

Per l’occasione hanno portato il loro saluto, come avviene nella giornata di apertura di ogni edizione, i prestigiosi partner, quali le organizzazioni della cultura e del turismo dell’Onu, Unesco e Unwto, che da sempre patrocinano e sostengono la Borsa, unitamente al ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, nelle persone del vice direttore generale per la Cultura dell’Unesco Ernesto Ottone Ramirez, del direttore Regione Europa dell’Unwto Alessandra Priante, del sottosegretario al Turismo Lorenza Bonaccorsi. “È un piacere unirmi a voi oggi, in quella che avrebbe dovuto essere l’apertura della XXIII BMTA”, ha esordito Ramirez. “Questo evento di lunga durata è unico tra le fiere dedicate al turismo di tutto il mondo e gode del supporto dell’Unesco da molti anni. Alcuni dei più iconici Siti nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità sono siti archeologici e la loro salvaguardia va al cuore della missione dell’Unesco. A causa della pandemia da Covid-19 questo evento, come molti altri compreso il World Heritage Committee (Comitato per il Patrimonio Mondiale), è stato posticipato. La crisi ha visto il turismo decrescere rapidamente nella maggior parte dei Paesi, influenzando la capacità di molti Siti Unesco di funzionare in modo corretto per l’immediato futuro. Nuove misure e approcci sono messi alla prova per far ripartire il turismo e alcune tendenze stanno già emergendo: la principale di esse è la crescente importanza della tecnologia digitale, che plasmerà il futuro del patrimonio e del turismo. Durante la pandemia, l’accesso digitale alla cultura ha fornito istruzione, intrattenimento e conforto a milioni di persone confinate nelle proprie case in tutto il mondo. Abbiamo assistito ad una richiesta senza precedenti di accesso online alla cultura, con alcuni Siti Unesco che hanno riscontrato un incremento del 30% del traffico sui loro siti internet e dell’engagement dei loro account sui social media rispetto all’anno precedente. Per supportare l’urgente necessità di rendere la cultura accessibile a tutti, l’Unesco ha lanciato quest’anno le sue campagne Share Culture e Share Our Heritage e abbiamo messo in campo una serie di iniziative che puntano alla digitalizzazione del patrimonio. Molti siti archeologici stanno implementando e esplorando l’innovazione digitale, ed è incoraggiante vedere così tante risposte creative che promuovono l’accesso alla cultura. La vostra mostra digitale ArcheoVirtual è un esempio eccellente. Anche il numero attuale del World Heritage Review ha come tema l’interpretazione del patrimonio culturale e il Covid-19, e fornisce gli ultimi strumenti digitali a supporto dell’accesso al patrimonio culturale, dalle visite virtuali e le mostre online agli inventari di catalogazione di manufatti del patrimonio culturale. Un altro trend emergente è lo spostamento dai mercati internazionali verso la riconnessione con le comunità locali e l’incoraggiarle al coinvolgimento con e alla riscoperta del loro patrimonio culturale. Tuttavia, le comunità locali avranno bisogno di maggior supporto sia per la ripresa dalla crisi in corso che per fronteggiare e adattarsi alle future sfide regionali e globali, dalle pandemie al cambiamento climatico, disastri naturali o conflitti. La pandemia ha dato slancio al ripensamento dei modelli esistenti e all’indirizzamento degli sforzi post Covid-19 verso un turismo culturale basato sulla natura in linea con i valori Unesco, rispettoso del patrimonio e benefico per le comunità. In risposta, l’Unesco ha istituito una task force sul turismo culturale e resiliente, con autorità consultive della Convenzione Unesco per affrontare temi chiave legati al turismo e per promuovere nuovi approcci che sfruttano i valori del patrimonio e contribuiscono allo sviluppo sostenibile durante e oltre la crisi del Covid-19. Guardando avanti, l’aumento del coordinamento, il rafforzamento delle capacità di formazione nell’innovazione digitale e lo scambio di buone pratiche saranno fattori cruciali. Questo sarà il focus del nostro lavoro andando avanti e la vostra collaborazione è benvenuta”.

Alessandra Priante, direttore Regione Europa dell’Unwto

E Alessandra Priante: “L’anno scorso proprio di questi tempi ero alla BMTA e ho avuto il grandissimo piacere di parteciparvi per la prima volta e farlo nel mio nuovo ruolo di Direttore Regione Europa dell’Unwto per dimostrare ancora una volta che le Nazioni Unite sono da sempre accanto a questa manifestazione e che l’Italia può giocare un grande ruolo di eccellenza proprio con eventi di questo tipo, perché con la Borsa si realizza qualcosa di unico nel mondo, non solo per la location dove si svolge ma anche per il modo estremamente professionale con cui si gestiscono il salone espositivo e il programma scientifico. Colgo l’occasione per darci appuntamento ad aprile 2021, sperando che questa situazione così triste per tutti noi abbia trovato una modalità di gestione che ci consenta di portare avanti le nostre attività prioritarie, che in questo caso sono appunto del turismo, e di rifocalizzare la nostra azione verso obiettivi maggiormente sostenibili, innovativi ma soprattutto accessibili e responsabili”.

Lorenza Bonaccorsi, sottosegretario al Turismo

“La BMTA è un appuntamento riconosciuto e apprezzato da tutti i grandi esperti del settore per la grande capacità di coinvolgere gli attori di questo specifico comparto, in cui l’Italia può dire la propria, e per l’originalità della manifestazione”, ha sottolineato Lorenza Bonaccorsi: “Sono certa che poterla svolgere in primavera, nella straordinaria cornice del Parco Archeologico, rappresenterà un ulteriore valore aggiunto all’iniziativa. La fase molto complessa che stiamo vivendo ci impone di ripensare a ciò che sarà il turismo di domani, infatti questa crisi ha accelerato dei fenomeni già in movimento e alcuni di questi riguardano da vicino anche il turismo archeologico: pensiamo al rapporto tra i territori e il turismo di massa, alla gestione dei grandi volumi, agli amministratori che talvolta devono gestire o supportare i nostri siti, alla fragilità stessa di molte nostre ricchezze (beni culturali, archeologici, storici) che vanno tutelate e allo stesso tempo valorizzate, rispettate, fatte conoscere e visitate. Vi sono, dunque, numerosi temi che una manifestazione come la BMTA sarà in grado di approfondire con esperti e operatori. Cito in ultimo anche l’enorme supporto che può arrivare dalla piena digitalizzazione dei nostri servizi nei siti archeologici così come nei musei, un aspetto su cui il MiBACT è particolarmente attento nel sostegno delle tante realtà del Paese, come ovviamente quella di Paestum”.

Mounir Bouchenaki, presidente onorario della Borsa mediterranea del Turismo archeologico
paestum_bmta_premio-khaled-asaad_2020_locandina

La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

gabriel-zuchtriegel

Gabriel Zuchtriegl, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia

Hanno aperto i lavori per gli enti promotori l’assessore al Turismo della Regione Campania Felice Casucci (“Voglio sottolineare l’importanza, in questo periodo così complesso, dello svolgimento online degli eventi culturali: per questo esprimo il mio apprezzamento all’iniziativa di questi giorni e per coloro che la rendono possibile. La BMTA è un grande evento, unico al mondo, che si avvale di importanti partner; inoltre, vorrei ricordarne l’esemplarità sotto il profilo economico, ancora di più in questo momento storico, legato alla destagionalizzazione e per quanto riguarda la tutela del patrimonio culturale, essenziale alla vita dei territori”), il sindaco di Capaccio Paestum Franco Alfieri (“Conoscendo la tenacia del prof. Emanuele Greco non mi sono meravigliato che abbia voluto non tener conto della pandemia e portare avanti, seppur online, i lavori dei Dialoghi sull’Archeologia. Purtroppo, la situazione che stiamo vivendo ci costringe a una partecipazione virtuale ma non ho voluto far mancare il saluto della Città di Capaccio Paestum e il mio personale, in attesa di rivederci ad aprile in occasione della XXIII BMTA”) e il direttore del parco archeologico di Paestum e Velia Gabriel Zuchtriegel (“Colgo l’occasione per salutare tutti da un luogo, in cui mi sarebbe piaciuto portarvi per discuterne, ovvero la trincea scavata alla base delle fondazioni del Tempio di Nettuno: i dati mostrano una stratigrafia abbastanza intatta e anche delle strutture che sono molto interessanti per i risultati dello scavo in atto”) e a seguire il rettore dell’università di Salerno Vincenzo Loia ((“L’università di Salerno è partner di riferimento per la BMTA e per i “Dialoghi sull’Archeologia”. L’appuntamento della Fondazione Paestum è, infatti, promosso dalla nostra Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici del Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale: tre giorni molto intensi, dove confrontare i nostri risultati di ricerca. Un apprezzamento va alla partecipazione di molti giovani provenienti da diverse Università e Istituti”), il presidente del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello Alfonso Andria (“Oggi avrebbe avuto inizio la XXIII BMTA: non è stato così, ma lo sarà ad aprile perché l’edizione è semplicemente differita di qualche mese. Possiamo già anticipare alcuni momenti che caratterizzeranno la prossima Borsa: l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, il Premio alla scoperta archeologica dell’anno e il Premio in memoria di “Sebastiano Tusa”, alla prima edizione, assegnato a personalità impegnate a favore del turismo archeologico subacqueo. Questo tempo “sospeso” che stiamo vivendo deve essere utile per progettare la ripresa e per dare contenuti e la Borsa non è solo incontro tra domanda e offerta, ma è anche contenuti, progettualità, costruzione di reti e relazioni, confronto di esperienze e buone pratiche”), il presidente onorario della Borsa Mounir Bouchenaki (“In questi giorni, in occasione della XXIII Borsa, avremmo dovuto riunirci a Paestum, bellissima città con i suoi meravigliosi templi risalenti alla Magna Grecia e proprio da oggi si svolgono i Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo del collega e amico Emanuele Greco. Tutti noi, che abbiamo partecipato tanti anni alla Borsa, aspettiamo con gioia il momento in cui sarà finita l’emergenza sanitaria e potremo ritrovarci insieme sia nel Parco Archeologico, sia nelle sale in occasione delle Conferenze sull’archeologia moderna e sulle scoperte che portano avanti la conoscenza del nostro passato, soprattutto nel Mediterraneo”). Il fondatore e direttore della Borsa Ugo Picarelli ha sottolineato il prestigioso apporto delle Istituzioni, che sostengono la Borsa quali Unesco, Unwto, MiBACT che non hanno voluto far mancare la loro vicinanza in questo particolare momento e il rinnovato impegno da parte degli enti promotori Regione Campania, Città di Capaccio Paestum, Parco Archeologico di Paestum e Velia. 

Paestum. La Borsa mediterranea del turismo archeologico posticipata all’aprile 2021. Il direttore Picarelli: “Abbiamo voluto salvare la manifestazione per permettere a tutti di partecipare”

La XXIII edizione della Borsa mediterranea del turismo archeologico a Paestum posticipata all’8-11 aprile 2021

Posticipare per salvare la manifestazione, per permettere a tutti di partecipare. La Borsa mediterranea del turismo archeologico riprogrammata per l’aprile dell’anno prossimo. Lo ha annunciato Ugo Picarelli, fondatore e direttore della Bmta, con un breve comunicato. “A seguito del Dpcm del 24/10 del Presidente del Consiglio dei Ministri – inizia Picarelli -, la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico in programma a Paestum dal 19 al 22 novembre 2020 non potrà svolgersi. Pertanto, abbiamo ritenuto di non annullare la XXIII edizione e per assicurare a tutti i protagonisti soprattutto sicurezza, ma anche soddisfazione di risultati, posticiperemo la BMTA da giovedì 8 a domenica 11 aprile 2021, lasciando immutato il programma anche negli orari, come già da tempo pubblicato”. E continua: “La nostra gratitudine va ai 100 espositori che con il loro investimento qualificano il Salone, ai 250 relatori che con la loro confermata partecipazione contribuiscono al programma scientifico, ai buyer e agli operatori turistici che con la loro presenza danno vita all’incontro tra la domanda e l’offerta, ai giornalisti e ai media partner che divulgano i contenuti assicurandone il riscontro mediatico, ai partner istituzionali e alle prestigiose realtà che collaborano e conferiscono il patrocinio, consentendo la migliore realizzazione della BMTA. La nuova data – conclude – consentirà anche ai tanti visitatori e addetti ai lavori di vivere Paestum e la bellezza del Parco Archeologico, sito Unesco, con i colori della primavera, che, siamo certi, sancirà la definitiva ripartenza del nostro Bel Paese e del turismo in chiave più esperienziale e sostenibile, oltre che rivolto alla domanda di prossimità, tematiche tutte a cui la Borsa si è ispirata in questa edizione. Certi che plaudirete alla nostra scelta, Vi aspettiamo numerosi con un forte arrivederci a presto”.

Il ritrovamento dei dieci rilievi rupestri di Faida nel Kurdistan iracheno da parte dell’università di Udine premiato come la scoperta archeologica più importante del 2019 con l’assegnazione della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” promossa dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo

La scoperta dei “dieci rilievi rupestri assiri nel Kurdistan Iracheno” ha vinto la sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, il Premio promosso dalla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e da Archeo, e assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania),  Archéologia (Francia),  as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia) e da quest’anno anche con British Archaeology (Regno Unito) la testata del prestigioso Council for British Archaeology. E queste testate hanno segnalato la scoperta in Kurdistan, rispetto alle altre finaliste candidate alla vittoria per il 2020: Cambogia: la città perduta di Mahendraparvata capitale dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen a nord-est di Angkor; Israele: a Motza a 5 km a nord-ovest di Gerusalemme una metropoli neolitica di 9.000 anni fa; Italia: a Roma la Domus Aurea svela un nuovo tesoro, la Sala della Sfinge; Italia: nell’antica città di Vulci una statua di origine etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C. Il Premio sarà consegnato a Daniele Morandi Bonacossi, direttore della Missione Archeologica Italiana nel Kurdistan Iracheno e ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente Antico dell’università di Udine, venerdì 9 aprile 2021 (non più venerdì 20 novembre 2020, dopo i provvedimenti restrittivi dovuto all’emergenza sanitaria da Covid-19)  alla presenza di Fayrouz, archeologa e figlia di Khaled al-Asaad, in occasione della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum. I rilievi rupestri del Kurdistan Iracheno si aggiudicano anche lo “Special Award”, il Premio alla scoperta con il maggior consenso sulla pagina Facebook della BMTA. L’importanza della scoperta archeologica compiuta dall’università di Udine è stata riconosciuta anche da Aliph, l’unico fondo globale dedicato esclusivamente alla protezione e riabilitazione del patrimonio culturale in aree di conflitto e post-conflitto, che ha finanziato la documentazione dei rilievi assiri di Faida e l’elaborazione di un progetto di restauro e protezione di questo monumentale complesso di arte rupestre gravemente minacciato da vandalismo e dall’espansione delle attività produttive del vicino villaggio (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/10/grandi-dei-e-sovrani-scolpiti-nella-roccia-lungo-un-imponente-canale-dirrigazione-la-grande-scoperta-delluniversita-di-udine-nel-kurdistan-iracheno-illustrata-a-roma-il-team-di-dan/).

La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

L’International Archaeological Discovery Award, il Premio intitolato a Khaled al-Asaad, direttore dell’area archeologica e del Museo di Palmira dal 1963 al 2003, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale, è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Nella 1ª edizione (2015) il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri per la Tomba di Amphipolis (Grecia); la 2ª edizione (2016) all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del Presidente Dominique Garcia, per la scoperta della Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner Direttore della missione archeologica che ha scoperto la città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, Responsabile degli scavi, per la scoperta della “piccola Pompei francese” di Vienne; nel 2019 a Jonathan Adams, Responsabile del Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), per la scoperta nel Mar Nero del più antico relitto intatto del mondo.

Daniele Morandi Bonacossi, direttore della missione dell’università di Udine, davanti al rilievo 4 scoperto a Faida, nel Kurdistan iracheno (foto Alberto Savioli / LoNAP)

“Da oltre 25 anni il nostro ateneo opera nel Vicino Oriente, prima in Siria e ora nel Kurdistan iracheno, con un gruppo di lavoro di archeologi, studenti e specialisti di varie discipline guidato dal prof. Morandi Bonacossi”, dice il rettore, Roberto Pinton. Gli importanti riconoscimenti di oggi sono frutto del pieno e convinto sostegno dell’intero Dipartimento, dell’Università, di tutti i rettori che si sono succeduti e, aspetto assolutamente non irrilevante, di un intero sistema regionale e nazionale. Il premio per l’eccezionale scoperta dei rilievi assiri di Faida e l’importante finanziamento ricevuto da parte di ALIPH per garantire protezione e conservazione di questo patrimonio culturale dell’umanità sono per l’università di Udine motivo di grande orgoglio e soddisfazione”. E Daniele Morandi Bonacossi sottolinea: “L’attribuzione dell’autorevole premio della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico intitolato a Khaled al-Asaad alla scoperta dei rilievi assiri di Faida e la nuova collaborazione con ALIPH, che ha come obiettivo proprio la tutela di questi straordinari monumenti di arte rupestre sono traguardi molto importanti per il nostro progetto, frutto di una stretta collaborazione con i colleghi e le autorità del Kurdistan e di una sinergia sistemica fra il nostro Ateneo, il Ministero degli Affari Esteri, la Regione Friuli Venezia Giulia, la Fondazione Friuli e ArcheoCrowd, cui si aggiunge ora anche ALIPH. Questi due riconoscimenti rafforzano la convinzione che l’università di Udine, sede del primo dipartimento in Italia dedicato alla storia e tutela dei beni culturali, possa e debba dare un importante contributo internazionale allo studio, documentazione, protezione e valorizzazione del patrimonio culturale dell’umanità minacciato da conflitti e degrado. Il sostegno di ALIPH, infatti, consentirà di elaborare un progetto di tutela e restauro dei rilievi assiri di Faida”.

Operazione di rilievo fotogrammetrico da drone dei rilievi 6-7 VIII-VII sec. a.C. nell’area archeologica di Faida nel Kurdistan iracheno (foto Alberto Savioli / LoNAP)

Il progetto Kurdish-Italian Faida Archaeological Project (KIFAP) è diretto da Daniele Morandi Bonacossi e da Hasan Ahmed Qasim, rispettivamente per l’università di Udine e la direzione delle Antichità di Duhok. Lo scavo dei rilievi assiri di Faida si svolge in una terra, la Mesopotamia del nord, cruciale per la storia e rimasta inesplorata per decenni a causa della complessa situazione politica e d’instabilità che l’ha caratterizzata fino ad anni recenti. Ricerca, tutela, restauri, valorizzazione, formazione e cooperazione internazionale sono i cardini del progetto, che è sostenuto anche da Repubblica dell’Iraq, Governo Regionale del Kurdistan – Iraq, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Consolato d’Italia a Erbil e Ambasciata d’Italia a Baghdad, Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli, ArcheoCrowd srl e Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. “Il Faida Salvage Project incarna molti dei valori di ALIPH, ovvero la realizzazione di azioni concrete per proteggere un sito culturale unico che è stato minacciato da conflitto. Il successo di questo progetto, coordinato dal team dell’Università di Udine diretto dal Prof. Daniele Morandi Bonacossi, è il risultato di vari anni di impegno e collaborazione con le comunità, le autorità e gli esperti locali”, afferma il direttore generale Valéry Freland. “Il riconoscimento assegnato ai rilievi di Faida dallo International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” è la conferma del loro valore e importanza e ALIPH si congratula calorosamente con l’intero team per questo eccezionale riconoscimento. Quando il lavoro di valutazione e contenimento dei danni al sito sarà completato, auspichiamo che si possa procedere rapidamente alla progettazione e realizzazione delle misure di protezione del complesso archeologico. ALIPH sostiene questo importante progetto che non solo migliora la nostra comprensione di uno dei momenti chiave del passato dell’umanità, ma contribuisce anche a porre le basi per una ripresa culturale, sociale ed economica sostenibile in Iraq”.

Fase di scavi del rilievo 6 a Faida, nel Kurdistan iracheno (foto Alberto Savioli / LoNAP)
udine_missione-terre-di-ninive_LoNAP_logo

Il logo del progetto archeologico regionale “Terre di Ninive” (“Land of Nineveh Archaeological Project”)

“L’assegnazione dello International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” 2020 al prof. Daniele Morandi Bonacossi per la scoperta dei rilievi assiri di Faida”, dichiara l’assessore regionale al Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università Alessia Rosolen, “è motivo di orgoglio e successo per tutta la Regione Friuli Venezia Giulia. Abbiamo sostenuto sin dall’inizio l’importanza del Progetto Archeologico Regionale Terre di Ninive in un’ottica di valutazione non solo squisitamente scientifica, ma anche in rapporto ad una crescita del livello reputazionale del nostro Paese e, nello specifico, del nostro Sistema Regione, ricordandoci che la cura e la ricerca del settore archeologico riportano in essere le radici e le origini della nostra Storia Moderna. La costante sinergia messa in atto fra l’Università di Udine e la Regione FVG ha fortemente contribuito a fortificare il legame a favore della cooperazione culturale ed umanitaria nella complessa realtà dell’Iraq settentrionale e del Kurdistan iracheno”. “La Fondazione Friuli, che dal 2005 è a fianco dell’ateneo udinese a sostegno dei suoi progetti di ricerca archeologica prima in Siria e poi in Iraq”, afferma il presidente Giuseppe Morandini, “è orgogliosa del premio internazionale assegnato al prof. Morandi Bonacossi per la scoperta dei rilievi assiri di Faida e del sostegno garantito dalla Fondazione Aliph alla protezione di questo complesso di arte rupestre unico al mondo. Questo successo testimonia come l’Università di Udine, voluta dalla popolazione e dalle istituzioni del Friuli nel 1978, con il sostegno dell’intero sistema regionale abbia saputo proiettarsi ai vertici della ricerca scientifica, della cooperazione internazionale e della tutela del patrimonio culturale minacciato da conflitti”. E il presidente di ArcheoCrowd, Francesco Zorgno, conclude: “ArcheoCrowd è orgogliosa di far parte della squadra che ha reso possibile questo progetto. L’elevatissimo valore di questo riconoscimento sarà uno stimolo importante a quegli imprenditori privati che, come noi, intendono affiancare il pubblico nel sostegno della ricerca archeologica”.

I rilievi rupestri di Faida. Nell’estate e autunno del 2019, la missione congiunta italo-curda “IAMKRI Italian Archaeological Mission to the Kurdistan Region of Iraq”, coordinata da Daniele Morandi Bonacossi dell’università di Udine con la direzione delle Antichità di Duhok guidata da Hasan Ahmed Qasim, ha individuato presso il sito archeologico di Faida, a 50 km da Mosul,  dieci imponenti rilievi rupestri di epoca assira (VIII-VII secolo a.C.) scolpiti nella roccia lungo un antico canale d’irrigazione di 8,5 km di lunghezza. Il canale di Faida, alimentato da un sistema di risorgenti carsiche, fu fatto probabilmente scavare dal sovrano assiro Sargon II (721-705 a.C.) alla base di una collina. Oggi, il canale, che ha una larghezza media di 4 metri, è quasi completamente sepolto sotto spessi strati di terra depositati dall’erosione del fianco della collina. Dal canale principale si diramavano canali più piccoli, che consentivano di irrigare i campi circostanti e di aumentare la produzione agricola della campagna ubicata nell’entroterra di Khorsabad e Ninive, le ultime due capitali dell’impero assiro.

Rilievo 7 a Faida (Kurdistan iracheno) dell’VIII-VII sec. a.C. (foto di Alberto Savioli / LoNAP)

I pannelli rinvenuti sono imponenti, lunghi quasi 5 metri e alti 2. Sulla roccia è raffigurato un campionario straordinario di divinità e animali sacri. Le figure divine rappresentano il dio Assur, la principale divinità del pantheon assiro, su un dragone e un leone con corna, sua moglie Mullissu, seduta su un elaborato trono sorretto da un leone, il dio della Luna, Sin, anch’egli su un leone con corna, il dio della Sapienza, Nabu, su un dragone, il dio del Sole, Shamash, su un cavallo, il dio della Tempesta, Adad, su un leone con corna e un toro, e Ishtar, la dea dell’Amore e della Guerra su un leone. I rilievi, ripetuti in dieci esemplari (e altri sono verosimilmente ancora sepolti sotto ai detriti che colmano il canale), furono fatti eseguire dal sovrano assiro per celebrare la costruzione del canale d’irrigazione. I pannelli scolpiti a bassorilievo rappresentano una scena di profondo significato religioso e ideologico incentrata sull’adorazione delle divinità da parte del re e sulla celebrazione della creazione di questa importante infrastruttura idraulica destinata a garantire fertilità al territorio circostante potenziandone la produttività agricola.

XXIII Borsa mediterranea del turismo archeologico a Paestum dal 19 al 22 novembre: a quattro mesi dal via c’è già il programma in sicurezza e nel rispetto dei protocolli sanitari. Gli organizzatori: “Non vediamo l’ora di ripartire”

“Non vediamo l’ora di ripartire!”. Gli organizzatori sono ottimisti. E 4 mesi dall’apertura della XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, in programma a Paestum dal 19 al 22 novembre 2020, c’è già il programma: “Il tutto in regime di sicurezza e nel rispetto dei protocolli sanitari”. “Il programma della XXIII edizione – spiegano i promotori – vede protagonista il turismo culturale all’insegna dell’esperienza unica e autentica e poiché la Bmta tratta il segmento archeologico del turismo culturale l’aspetto esperienziale è già di per sé alla base dell’offerta. Oggi più che mai, inoltre, qualsiasi offerta deve avere i caratteri della sostenibilità che, come si evince dal ricco programma, è l’altro tema importante di questa edizione. Dunque, un nuovo modo di proporre e vivere il turismo, oltre all’aumento degli standard di qualità, al rinnovamento e adeguamento delle strutture. Nel 2020 e 2021 dobbiamo ribaltare i dati del nostro incoming, contrassegnati dal 50% di stranieri e dal 50% di italiani: allora, più Italia in Italia e più Europa in Italia. La Bmta propone al Consiglio d’Europa la certificazione di un “Itinerario Culturale Europeo dei siti archeologici subacquei”. A confronto anche i modelli di gestione del patrimonio archeologico, a seguito della riforma Franceschini dei beni culturali, al fine di una migliore valorizzazione”.

Il parco archeologico di Paestum, patrimonio Unesco

Icomos e Icom hanno scelto la XXIII Bmta, a Paestum dal 19 al 22 novembre, per svolgere le Assemblee Nazionali dei Soci 2020, annullate nei mesi del lockdown. “Paestum è il luogo più naturale in cui ritrovarsi e mai come in questo momento i soci di Icomos Italia, organo consultivo professionale e scientifico dell’Unesco, e i professionisti museali dell’Icom Italia, associato all’Unesco e organo consultivo delle Nazioni Unite, desiderano farlo in presenza. In questo anno da dimenticare, Paestum con la sua Bmta rappresenta la ripartenza del turismo archeologico”, dichiara il fondatore e direttore della Bmta, Ugo Picarelli. “Occorre riqualificare la nostra offerta, in quanto la consapevolezza dei rischi e del non rispetto del pianeta, a cui ci ha riportato l’attuale pandemia, è motivo per intraprendere da subito l’unica strada possibile, un turismo sostenibile nel segno della unicità, dell’accessibilità, della destagionalizzazione e rispettoso dell’ambiente. Il viaggiatore della società contemporanea, una volta definito turista, è sempre più alla ricerca di emozioni e di soddisfare bisogni di conoscenza, ossia di fare turismo esperienziale alla ricerca di luoghi e momenti, che rispecchino i valori personali. Per i grandi attrattori archeologici è fondamentale ragionare sui flussi turistici: l’approccio sostenibile in questo caso deve essere una modalità per visitare i luoghi nel rispetto del bene culturale. Ma turismo sostenibile significa soprattutto valorizzazione del territorio, riscoperta delle aree interne e conoscenza del patrimonio minore, che comunque è un pezzo della nostra identità. Attraverso il racconto delle destinazioni archeologiche minori si favorirà la scoperta del territorio, puntando su un’economia anche circolare. Parlare di turismo culturale e sostenibile significa soprattutto affrontare tante sfaccettature, non solo ambientali, ma anche sociali e politiche: è un discorso ampio e importante per il futuro dei nostri territori e della nostra madre terra”.

Record di visitatori al parco archeologico di Paestum prima dell’emergenza coronavirus (foto parco archeologico Paestum)

Ecco le iniziative in primo piano, giorno per giorno. Giovedì 19 novembre 2020. “I beni culturali e il turismo dopo la pandemia” in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti della Campania  (saranno rilasciati 4 CFP ai Giornalisti in regola con le firme di controllo). Il Corso di Formazione, che si svolgerà con la partecipazione dei direttori dei principali Musei e Parchi Archeologici nazionali, sulla comunicazione giornalistica per il rilancio dei beni culturali e del turismo, a seguito della crisi sanitaria. “Dall’outgoing all’incoming del turismo archeologico per una domanda di prossimità europea e nazionale” in collaborazione con ENIT Agenzia Nazionale del Turismo con la partecipazione di MiBACT, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Osservatorio Parlamentare per il Turismo, Federturismo Confindustria, CISET Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica Università Ca’ Foscari Venezia, Assoturismo Confesercenti, CNA Turismo, Confturismo Confcommercio, Tour Operator specialisti. Gli addetti ai lavori e i più noti tour operator italiani insieme per discutere della necessità di puntare sulla domanda di prossimità europea e nazionale per le nostre destinazioni interessate dal turismo archeologico, pensando a rinnovati e innovativi prodotti turistici a seguito della recente emergenza che ha ripensato il turismo secondo contenuti esperienziali e autentici. Il 19 e 20 novembre: V Convegno Internazionale Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo “Catastrofi, distruzioni, storia” a cura della Fondazione Paestum. Pur non essendo in assoluto una novità, dal momento che l’uomo da sempre si è interrogato sulle cause di eventi catastrofici naturali, bisogna riconoscere che più che mai oggi l’argomento è (giustamente) al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, soprattutto per il rapporto tra clima ed eventi distruttivi. Diventa quindi naturale il bisogno di rivolgere lo sguardo al passato, alla ricerca di quelle similitudini che permettono, tra l’altro, la migliore individuazione del dispiegarsi dei fenomeni.

Venerdì 20 novembre 2020. “I parchi per la valorizzazione del patrimonio archeologico in chiave più esperienziale e sostenibile” in collaborazione con Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, Federparchi, Automobile Club d’Italia, Confagricoltura, Legambiente, Touring Club Italiano. La valorizzazione dei territori improntata da una governance sostenibile ha negli stakeholder la chiave per individuare contenuti e strumenti per promuovere una offerta contrassegnata da unicità, accessibilità, percorsi sensoriali ed emozionali, ecocompatibilità, tipicità, dove le identità sono protagoniste. In questo contesto Federparchi, Automobile Club d’Italia, Confagricoltura, Legambiente, Touring Club Italiano convergono la necessità di pensare anche una mobilità contemporanea, che guardi al prossimo futuro e che integri l’automobile con i nuovi mezzi di trasporto e con l’innovazione sostenibile. Avendo ACI già sperimentato progetti che trovano il miglior equilibrio possibile tra auto e natura, proprio in quest’ottica, le vetture citycar 100% elettriche all’interno dei Parchi Nazionali potrebbero rappresentare un progetto itinerante di educazione alla eco-sostenibilità. Il recente protocollo tra Federparchi, Confagricoltura e Legambiente rafforza la capacità di fare sistema attraverso la condivisione di politiche di marketing locali volte a indirizzare le strategie turistiche nelle aree montane, appenniniche e costiere per uno sviluppo di una agricoltura orientata alla diversificazione a 360°, che integri non solo aspetti produttivi ma anche ambientali. Il nuovo programma di certificazione dei “Cammini e Percorsi” a cura del Touring Club Italiano guarda nella stessa direzione, favorendo un percorso di miglioramento dei territori. Agli operatori turistici il compito di esserne ambasciatori e di promuoverne la narrazione, offrendo un modo di viaggiare all’insegna della sostenibilità e dell’autenticità dell’esperienza turistica, in totale coerenza con gli attuali trend della domanda. “Parchi e Musei autonomi e Fondazioni: modelli di gestione del patrimonio archeologico a confronto” in collaborazione con MiBACT e ANA Associazione Nazionale Archeologi. Alla Conferenza sarà presente l’artefice della riforma del MiBACT, Lorenzo Casini Capo di Gabinetto del Ministro, e le Fondazioni Aquileia, Brescia Musei, Museo delle Antichità Egizie, Parco Archeologico di Classe – RavennAntica.

Sebastiano Tusa in missione nel mare di Pantelleria e delle isole Eolie (foto soprintendenza del Mare)

Venerdì 20 e sabato 21 novembre 2020. “1a Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo e 1° Premio di Archeologia Subacquea in memoria di Sebastiano Tusa”  in collaborazione con Soprintendenza del Mare e Fondazione “Sebastiano Tusa” della Regione Siciliana, Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello, ICOMOS Italia, NIAS Nucleo per gli Interventi di Archeologia Subacquea dell’ICR Istituto Centrale per il Restauro del MiBACT, Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee, Istituto Italiano di Archeologia Subacquea, Gruppi Archeologici d’Italia, Archeoclub d’Italia. In occasione della edizione 2019 la BMTA assegnò postumo il Premio “Paestum Mario Napoli” a Sebastiano Tusa, per onorare la memoria del grande archeologo, dello studioso, dell’amico della Borsa, ma soprattutto dell’uomo del Sud, che ha vissuto la sua vita al servizio delle istituzioni per contribuire allo sviluppo locale e alla tutela del Mare Nostrum. In quegli stessi giorni nacque l’idea di inserire, annualmente all’interno del programma, una iniziativa di carattere internazionale, volta a ricordare l’impegno e le progettualità di Sebastiano Tusa. Pertanto, nell’ambito della XXIII edizione, avranno luogo la 1a Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo in memoria di “Sebastiano Tusa” con la partecipazione delle più note destinazioni archeologiche subacquee mediterranee e il 1° Premio di Archeologia Subacquea “Sebastiano Tusa”, che sarà assegnato alla scoperta archeologica dell’anno o quale riconoscimento alla carriera, alla migliore mostra in ambito scientifico internazionale, al progetto più innovativo a cura di Istituzioni, Musei e Parchi Archeologici, al miglior contributo giornalistico in termini di divulgazione. La presenza della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, del Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali di Ravello, dell’Underwater Cultural Heritage Unesco, di ICOMOS Italia, del NIAS Nucleo per gli Interventi di Archeologia Subacquea dell’ICR Istituto Centrale per il Restauro del MiBACT, del Parco Archeologico dei Campi Flegrei assume particolare valenza per la certificazione di una rete dei siti sommersi nel “Programma degli Itinerari Culturali”, che fu avviato dal Consiglio d’Europa nel 1987. Gli “Itinerari Culturali dei siti sommersi del Mediterraneo” (una rete che collegherà Campania, Puglia, Sicilia, Egitto, Grecia e Israele attraverso i siti di Baia Sommersa nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei, delle Tremiti, di Ustica-Egadi-Pantelleria, di Alessandria d’Egitto, di Pavlopetri e di Caesarea Maritima) rappresentano una risorsa chiave per il turismo responsabile e lo sviluppo sostenibile, rispondendo alle attività e ai progetti innovativi richiesti dal Consiglio d’Europa nel quadro dei cinque settori d’azione prioritari, strategici per lo sviluppo locale e la valenza culturale dei territori: cooperazione in materia di ricerca e sviluppo; valorizzazione della memoria, della storia e del patrimonio europeo; scambi culturali e educativi per i giovani europei; pratiche artistiche e culturali contemporanee; turismo culturale e sviluppo culturale sostenibile. Il progetto nasce dalla considerazione che ci sono ancora pochi itinerari o aree archeologiche subacquee attrezzate e fruibili al pubblico, sia in Italia che in campo internazionale. Per la verità molteplici sono i siti archeologici subacquei meta di visita, anche guidata, da parte dei diving club locali, ma si tratta di siti non tutelati e, comunque, privi di alcuna segnaletica ed organizzazione didattica propedeutica alla visita. La richiesta di certificazione al Consiglio d’Europa di un Itinerario Culturale Europeo ha, dunque, l’obiettivo di mettere in luce le potenzialità del turismo archeologico subacqueo per lo sviluppo locale delle tante destinazioni, anche lontane dalle località più note, che richiedono nuove offerte turistiche nel segno della tutela, delle esperienze autentiche e della sostenibilità. Ha assicurato la sua presenza alla Borsa Gabriella Battaini-Dragoni, Vice Segretario Generale del Consiglio d’Europa, che sin dall’inizio della sua brillante carriera alla Direzione Cultura fu artefice dello sviluppo del “Programma degli Itinerari Culturali Europei” (che partì nel 1987 con il riconoscimento del Cammino di Santiago di Compostela) e della costituzione dell’Istituto Europeo degli Itinerari Culturali, insediato a Lussemburgo nel 1998.

La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Venerdì 20 e sabato 21 novembre 2020. “International Archaeological Discovery Award Khaled al-Asaad” in collaborazione con Archeo e Incontri con i Protagonisti. Il Premio alla scoperta archeologica dell’anno, intitolato all’archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale. Le 5 candidate, selezionate dai media partner internazionali (Antike Welt – Germania, Archéologia – Francia, as. Archäologie der Schweiz – Svizzera, British Archaeology – Regno Unito, Current Archaeology – Regno Unito, Dossiers d’Archéologie – Francia), che si contendono il Premio: Cambogia: la città perduta di Mahendraparvata capitale dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen a nord-est di Angkor; Iraq: nel Kurdistan presso il sito di Faida, a 50 km da Mosul, dieci rilievi rupestri assiri, gli dei dell’Antica Mesopotamia; Israele: a Motza a 5 km a nord-ovest di Gerusalemme una metropoli neolitica di 9.000 anni fa; Italia: a Roma la Domus Aurea svela un nuovo tesoro, la Sala della Sfinge; Italia: nell’antica città di Vulci una statua di origine etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C. Inoltre, gli archeologi delle 5 scoperte saranno intervistati negli “Incontri con i Protagonisti”, occasione per il grande pubblico di ascoltare dai diretti interessati i racconti degli emozionanti ritrovamenti.

Il Pietrarsa Express e il museo Ferroviario di Pietrarsa (Na)

Sabato 21 novembre 2020. Conferenza nell’ambito dell’Anno del treno turistico indetto per il 2020 dal MiBACT Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo “Il treno storico per la connessione territoriale delle destinazioni archeologiche” in collaborazione con MiBACT, Fondazione FS, ENIT, Touring Club Italiano. Il MiBACT aveva dichiarato il 2020 “Anno del treno turistico” e la prevista cerimonia di apertura fissata il 25 febbraio fu annullata a causa della sopraggiunta crisi sanitaria. La scelta, dalle dichiarazioni del Ministro Franceschini, era dettata dalla motivazione di “promuovere un’altra forma di turismo, che permetta al viaggiatore di percorrere il nostro Paese in modo sostenibile e lungo le tratte storiche delle ferrovie, ammirando paesaggi magnifici e toccando località di struggente bellezza. Esistono 800 chilometri di tratte ferroviarie in disuso e abbandonate, che attraversano parchi nazionali, aree protette e territori densi di storia e cultura”. I treni rappresentano l’antico progresso, la produttività e la connessione tra tutti i piccoli territori che attraversano e puntando i riflettori sulle ferrovie turistiche, in particolare quelle storiche, i viaggiatori possono riscoprire un patrimonio immenso, fatto di antichi tracciati, gallerie e vecchi convogli che rievocano il passato del nostro Paese. La Fondazione FS, nell’ambito delle tratte interessate dai treni storici, dedica grande attenzione ai territori con destinazioni archeologiche. In Campania i turisti hanno una ampia offerta di itinerari, da “Archeotreno Campania” (da Napoli a Sapri con fermate a Ercolano, Pompei, Paestum, Ascea Velia) a “Reggia Express” e “Pietrarsa Express”. Il treno “Colori e sapori di Sicilia in un viaggio slow”, con ben 23 itinerari, collega i centri urbani più importanti (Catania, Palermo, Messina) con luoghi custodi di sapori unici (Modica, Bronte e Marsala) e i centri storici millenari (Taormina, Siracusa, Agrigento, Ragusa Ibla). In Toscana il treno a vapore da Siena a Murlo “Paesaggio, Natura, Etruschi e…” permette di scoprire la bellezza delle Terre di Siena con un mezzo e una velocità d’altri tempi.

Sabato 21 novembre 2020. Assemblea Ordinaria 2020 dei Soci di ICOMOS ITALIA. ICOMOS, Consiglio Internazionale dei Monumenti e dei Siti, è un’organizzazione internazionale non-governativa, senza fini di lucro, organo consultivo dell’UNESCO. ICOMOS si dedica alla conservazione e alla tutela dei monumenti, degli edifici e dei siti del patrimonio culturale, operando attraverso i Comitati Nazionali, tra i quali l’Italia rappresenta uno dei Comitati fondatori di ICOMOS sin dal 1965. ICOMOS Italia, negli ultimi anni, ha sviluppato la ricerca scientifica dei testi dottrinali fondando i primi Comitati Scientifici Internazionali oggi rappresentati da ben 28 tematismi a cui l’Italia, attraverso i propri esperti, continua ad offrire contributi innovativi. ICOMOS è l’unica ONG internazionale nel suo genere per la promozione di teoria, metodologia e tecnologia applicata alla conservazione, tutela e valorizzazione dei monumenti, dei siti e dei paesaggi. A Paestum oltre l’Assemblea si svolgerà la 1a Conferenza Nazionale dei Comitati Scientifici Italiani. Sabato 21 e domenica 22 novembre: Convegno e Assemblea Ordinaria 2020 dei Soci di ICOM ITALIA. ICOM è l’organizzazione internazionale dei musei e dei professionisti museali impegnata a preservare, ad assicurare la continuità e a comunicare il valore del patrimonio culturale e naturale mondiale, attuale e futuro, materiale e immateriale. ICOM è associato all’UNESCO e gode dello status di organismo consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC). Oltre all’Assemblea annuale dei soci, si svolgerà il Convegno “Musei e parchi archeologici, nuove prospettive di partenariato pubblico-privato: responsabilità, professionalità, competenze”. Alla luce della crisi nei musei per la pandemia, è opportuno ripensare le collaborazioni tra gli enti pubblici e i privati, che a diverso titolo interagiscono con le istituzioni museali. ICOM Italia discuterà delle numerose esperienze degli ultimi decenni e delle prospettive future con attitudine scevra da pregiudizi, tenendo conto soprattutto delle funzioni essenziali dei musei e degli altri luoghi della cultura e delle competenze necessarie per assolverle, in ultima analisi delle professionalità che, aldilà delle forme di governo, assicurano a nostro avviso progetti culturali e servizi di qualità.

Alla XXIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico protagonista l’archeologia subacquea: 1a Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo in memoria di “Sebastiano Tusa”; 1° “Premio di Archeologia Subacquea Sebastiano Tusa”; lanciare un Itinerario Culturale Europeo dei siti archeologici subacquei

L’archeologo Sebastiano Tusa, tragicamente scomparso in un incidente aereo nel marzo 2019

Il segretario della Bmta Ugo Picarelli consegna alla vedova Valeria Li Vigni l premio “Paestum Mario Napoli” assegnato postumo a Sebastiano Tusa durante la XXII Bmta (foto bmta)

Novità alla XXIII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico in programma a Paestum tra Centro Espositivo Savoy Hotel, Basilica, e Parco Archeologico, da giovedì 19 a domenica 22 novembre 2020: è in programma 1a Conferenza Mediterranea sul Turismo Archeologico Subacqueo in memoria di “Sebastiano Tusa” con la partecipazione delle più note destinazioni archeologiche subacquee mediterranee e il 1° “Premio di Archeologia Subacquea Sebastiano Tusa”, che sarà assegnato alla scoperta archeologica dell’anno o quale riconoscimento alla carriera, alla migliore mostra in ambito scientifico internazionale, al progetto più innovativo a cura di Istituzioni, Musei e Parchi Archeologici, al miglior contributo giornalistico in termini di divulgazione. La conferenza e il premio seguono e sono diretto sviluppo di quanto avvenuto nell’ultima edizione – quella del 2019 – della BMTA in occasione della quale è stato assegnato postumo il Premio “Paestum Mario Napoli” a Sebastiano Tusa, per onorare la memoria del grande archeologo, dello studioso, dell’amico della Borsa, ma soprattutto dell’uomo del Sud, che ha vissuto la sua vita al servizio delle istituzioni per contribuire allo sviluppo locale e alla tutela del Mare Nostrum. È proprio in quegli stessi giorni che è nata l’idea di inserire, annualmente all’interno del programma, una iniziativa di carattere internazionale, volta a ricordare l’impegno e le progettualità di Sebastiano Tusa. Le iniziative in programma alla XXIII Bmta si svolgeranno in collaborazione con soprintendenza del Mare e fondazione “Sebastiano Tusa” della Regione Siciliana, Centro universitario europeo per i Beni culturali di Ravello, Icomos Italia, NIAS Nucleo per gli Interventi di Archeologia Subacquea dell’ICR Istituto centrale per il Restauro del MiBACT, parco archeologico dei Campi Flegrei, Accademia internazionale di Scienze e Tecniche subacquee, Istituto italiano di Archeologia subacquea, Gruppi Archeologici d’Italia, Archeoclub d’Italia.

Ma c’è dell’altro: valorizzare gli Itinerari culturali dei siti sommersi del Mediterraneo. La presenza del Centro universitario europeo per i Beni culturali di Ravello, costituitosi nel 1983 proprio sotto gli auspici del Consiglio d’Europa, e della soprintendenza del Mare della Regione Siciliana con i soggetti promotori assume particolare valenza per la certificazione di una rete dei siti sommersi nel “Programma degli Itinerari Culturali”, che fu avviato dal Consiglio d’Europa nel 1987. Gli Itinerari Culturali, mettendo in pratica i valori del Consiglio d’Europa – “diritti umani, diversità culturale, dialogo e scambi interculturali” – sono un invito al viaggio e alla scoperta del ricco e variegato patrimonio culturale europeo, con lo scopo di creare una rete di persone e luoghi legati tra loro grazie a una storia e a un patrimonio comuni. Gli “Itinerari Culturali dei siti sommersi del Mediterraneo” (una rete che collegherà Campania, Puglia, Sicilia, Egitto, Grecia e Israele attraverso i siti di Baia Sommersa nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei, delle Tremiti, di Ustica-Egadi-Pantelleria, di Alessandria d’Egitto, di Pavlopetri e di Caesarea Maritima) rappresentano una risorsa chiave per il turismo responsabile e lo sviluppo sostenibile, rispondendo alle attività e ai progetti innovativi richiesti dal Consiglio d’Europa nel quadro dei cinque settori d’azione prioritari, strategici per lo sviluppo locale e la valenza culturale dei territori: cooperazione in materia di ricerca e sviluppo; valorizzazione della memoria, della storia e del patrimonio europeo; scambi culturali e educativi per i giovani europei; pratiche artistiche e culturali contemporanee; turismo culturale e sviluppo culturale sostenibile. Ha assicurato la sua presenza alla Borsa Gabriella Battaini-Dragoni, vice Segretario generale del Consiglio d’Europa, che sin dall’inizio della sua brillante carriera alla Direzione Cultura fu artefice dello sviluppo del “Programma degli Itinerari Culturali Europei” (che partì nel 1987 con il riconoscimento del Cammino di Santiago di Compostela) e della costituzione dell’Istituto Europeo degli Itinerari Culturali, insediato a Lussemburgo nel 1998.

Archeosub nelle acque di Levanzo (foto Soprintendenza del Mare)

I siti sommersi sono meta di un numero sempre maggiore di turisti subacquei. Sono, infatti, circa 30 milioni i subacquei certificati a livello mondiale e circa 6 milioni quelli che si sono “tuffati” almeno una volta senza certificazione e si stima che oltre 3 milioni di “diver” fanno uno o più viaggi ogni anno. Il viaggiatore, oggi, è alla ricerca sempre più di un turismo esperienziale autentico a contatto con la natura e le identità territoriali, per cui un’anfora, un’ancora o una struttura antica conservatesi sott’acqua sono parte integrante del mondo naturale e non più solo manufatti. Il turismo archeologico in immersione ha, dunque, caratteristiche che per un verso lo rendono un’esperienza unica e per l’altro potenziano alcuni elementi presenti anche nel turismo abituale. Il primo è la conservazione dei luoghi: l’ecosistema marino è fragile e sensibile al turismo di massa. Il deterioramento della bellezza di alcune aree implica la cessazione delle attività turistiche, molto più in fretta di quanto avviene sulla terra. Il turismo archeologico subacqueo, per esplicare appieno le proprie potenzialità, richiede la presenza di un sistema turistico locale integrato ed efficiente, in cui attori diversi accettino di interagire, a parte la necessità di aree in cui sia già prevista una tutela giuridica del territorio di tipo ambientale. Il secondo è la relazione con la tecnologia: il turismo subacqueo è sì una pratica naturalistica, perché implica un contatto totale con l’ambiente, ma è anche, da subito, una pratica tecnologica, perché necessita di una serie di apparecchiature, di conoscenze e implica un rapporto con l’ambiente, che è sempre mediato dalla tecnica. Il mondo viene visto attraverso una maschera, in un rapporto immediatamente di tipo virtuale – mediato e immersivo – esattamente come quello che può essere stabilito con gli apparati di visualizzazione virtuale. Da qui a pensare pratiche di realtà aumentata il passo è breve.

I tablet con sensori subacquei sono l’ultima frontiera dell’archeologia subacquea

L’ultima frontiera del turismo subacqueo parla di unire ancora più strettamente la pratica di immersione in parchi archeologici e aree naturali con la tecnologia e progettare tour in realtà aumentata che i sub possono seguire direttamente nei siti sommersi, ma anche progettare tour subacquei in realtà aumentata restando sulla terra. Il progetto nasce dalla considerazione che ci sono ancora pochi itinerari o aree archeologiche subacquee attrezzate e fruibili al pubblico, sia in Italia che in campo internazionale. Per la verità molteplici sono i siti archeologici subacquei meta di visita, anche guidata, da parte dei diving club locali, ma si tratta di siti non tutelati e, comunque, privi di alcuna segnaletica ed organizzazione didattica propedeutica alla visita. La richiesta di certificazione al Consiglio d’Europa di un Itinerario Culturale Europeo ha, dunque, l’obiettivo di mettere in luce le potenzialità del turismo archeologico subacqueo per lo sviluppo locale delle tante destinazioni, anche lontane dalle località più note, che richiedono nuove offerte turistiche nel segno della tutela, delle esperienze autentiche e della sostenibilità.

All’ombra del tempio di Nettuno a Paestum l’atteso Concerto dell’Amicizia per la Siria diretto da Riccardo Muti celebra i quasi 20 anni di rapporti speciali tra la Borsa mediterranea del turismo archeologico e Palmira: dall’hashtag #Unite4HeritageforPalmyra al gemellaggio all’istituzione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, tributo al direttore della “Sposa del deserto” ucciso dall’Isis

L’attesa ormai sta per finire. Il Concerto dell’Amicizia dedicato alla Siria e a Khaled al-Asaad con l’Orchestra Cherubini diretta da Riccardo Muti che propone la Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore, op. 55 “Eroica”, di Ludwig van Beethoven, si aprirà domenica 5 luglio 2020 alle 21.30 all’ombra del tempio di Nettuno di Paestum, grazie alla Regione Campania, alla Camera di Commercio di Salerno, al Comune di Capaccio Paestum, al Parco Archeologico di Paestum e Velia. Il concerto di Muti a Paestum non è un caso, ma fa ricordare che sono circa 20 gli anni delle relazioni tra Paestum e la Siria, una best practice di dialogo interculturale nell’ambito della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico (la XXIII edizione è in programma dal 19 al 22 novembre 2020).

La first lady siriana Asma al-Assad con Ugo Picarelli fondatore e direttore della Borsa mediterranea del turismo archeologico (foto Bmta)

Lo speciale rapporto tra Paestum-Bmta e la Siria ha radici lontane. La Siria, dopo essere stata Paese Ospite Ufficiale nel 2003 alla VI edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico con la presenza del ministro del Turismo, è stata ogni anno presente a Paestum sin dal 2002, tanto che la First Lady Siriana Asma al-Assad volle suggellare questo rapporto, invitando a Damasco nel novembre 2005 una delegazione della BMTA per ricevere il Premio “Paestum” in occasione dell’inaugurazione della mostra dedicata alle missioni archeologiche italiane al museo nazionale.

Ugo Picarelli, direttore della Bmta, con i tre figli archeologi di Khaled al-Asaad: Waleed (ultimo direttore dell’area archeologica di Palmira), Fayrouz e Omar (foto Bmta)

La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Per questo e anche per la partecipazione annuale a Paestum del direttore del Turismo di Palmira Mohamad Saleh, del presidente della Federazione Siriana delle Camere del Turismo Mouhamed Al Khaddour e dei direttori generali del Ministero del Turismo Faisal Najati e Bassam Barsik, quest’ultimo nominato da appena un mese Governatore di Homs, la Provincia di cui fa parte Palmira, fu doveroso da parte della BMTA alla luce dei tragici accadimenti del 2015, che portarono alla distruzione del sito di Palmira da parte dell’Isis e all’uccisione del suo carismatico archeologo: lanciare da subito una campagna social all’insegna dell’hashtag #Unite4HeritageforPalmyra, farne l’immagine coordinata della Borsa e organizzare all’interno del programma della XVIII edizione la Conferenza “Distruzione del patrimonio culturale e disintegrazione delle identità” alla presenza di Taleb Rifai numero uno dell’Organizzazione Mondiale del Turismo di Madrid e di Mounir Bouchenaki consigliere speciale del direttore generale Unesco e in diretta video con Damasco con Maamoun Abdulkarim direttore delle Antichità della Siria; tributare all’archeologo simbolo di Palmira l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, quest’anno alla 6a edizione e sempre svolto alla presenza dei tre figli archeologi di Khaled al-Asaad: Waleed (ultimo direttore dell’area archeologica di Palmira), Fayrouz e Omar. Il Premio è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio.

La firma del gemellaggio ufficiale tra la Città di Capaccio Paestum e la città di Palmira nel 2018 (foto Bmta)

La BMTA per suggellare i tanti anni di relazioni e per tenere alta l’attenzione su Palmira è stata artefice: nel 2016 dell’accordo di amicizia e gemellaggio tra la Città di Capaccio Paestum e la cittadinanza di Palmira, firmato dal sindaco, dal fondatore e direttore della BMTA, dall’ultimo direttore del Turismo di Palmira Mohamad Saleh il 29 ottobre 2016 in occasione della XIX edizione; nel 2018 del gemellaggio ufficiale tra la Città di Capaccio Paestum e la città di Palmira, firmato dal sindaco e dal presidente della Federazione Siriana delle Camere del Turismo Mouhamed Al Khaddour, in rappresentanza del Governatore di Homs Talal al-Barazi il 16 novembre 2018 in occasione della XXI edizione alla presenza di Irina Bokova, fino a qualche mese prima numero uno dell’Unesco di Parigi, Mouhamed Al Khaddour, Mohamad Saleh, Paolo Matthiae l’archeologo che scoprì Ebla, Mounir Bouchenaki consigliere speciale del direttore generale Unesco e cittadino onorario di Paestum, Ugo Picarelli.

Paestum, XXIII Borsa mediterranea del Turismo archeologico: ecco le 5 scoperte archeologiche (in Cambogia, Iraq, Israele e due in Italia) candidate alla vittoria della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”. Anche il pubblico può votarle su Facebook per lo “Special Award”

La locandina della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”

Le cinque scoperte archeologiche del 2019, candidate alla vittoria della sesta edizione dell’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, sono: Cambogia, la città perduta di Mahendraparvata capitale dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen a nord-est di Angkor; Iraq, nel Kurdistan presso il sito di Faida, a 50 km da Mosul, dieci rilievi rupestri assiri, gli dei dell’Antica Mesopotamia; Israele, a Motza a 5 km a nord-ovest di Gerusalemme una metropoli neolitica di 9.000 anni fa; Italia, a Roma la Domus Aurea svela un nuovo tesoro, la Sala della Sfinge; Italia, nell’antica città di Vulci una statua di origine etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C. Lo hanno annunciato la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico e Archeo che hanno inteso dare il giusto tributo alle scoperte archeologiche attraverso un Premio annuale assegnato in collaborazione con le testate internazionali, tradizionali media partner della Borsa: Antike Welt (Germania), Archéologia (Francia), as. Archäologie der Schweiz (Svizzera), Current Archaeology (Regno Unito), Dossiers d’Archéologie (Francia), da quest’anno anche con British Archaeology (Regno Unito) la testata del prestigioso Council for British Archaeology. Il direttore della Borsa Ugo Picarelli e il direttore di Archeo Andreas Steiner hanno condiviso questo cammino in comune, consapevoli che “le civiltà e le culture del passato e le loro relazioni con l’ambiente circostante assumono oggi sempre più un’importanza legata alla riscoperta delle identità, in una società globale che disperde sempre più i suoi valori”. Il Premio, dunque, si caratterizza per divulgare uno scambio di esperienze, rappresentato dalle scoperte internazionali, anche come buona prassi di dialogo interculturale. Il Premio sarà assegnato alla scoperta archeologica prima classificata, secondo le segnalazioni ricevute da ciascuna testata. La cerimonia di consegna si svolgerà venerdì 20 novembre 2020 in occasione della XXIII BMTA, a Paestum dal 19 al 22 novembre 2020. Inoltre, sarà attribuito uno “Special Award” alla scoperta, tra le cinque candidate, che avrà ricevuto il maggior consenso dal grande pubblico nel periodo 1° giugno – 30 settembre 2020 sulla pagina Facebook della Borsa (www.facebook.com/borsamediterraneaturismoarcheologico).

Il più antico relitto intatto del mondo (risale a 2400 anni fa) scoperto nelle acque del mar Nero (Bulgaria) (foto-rodrigo-pacheco-ruiz)

Edizioni precedenti. Nel 2015 il Premio è stato assegnato a Katerina Peristeri, responsabile degli scavi, per la scoperta della Tomba di Amphipolis (Grecia); nel 2016 all’INRAP Institut National de Recherches Archéologiques Préventives (Francia), nella persona del presidente Dominique Garcia, per la scoperta della Tomba celtica di Lavau; nel 2017 a Peter Pfälzner, direttore della missione archeologica, per la scoperta della città dell’Età del Bronzo presso il villaggio di Bassetki nel nord dell’Iraq; nel 2018 a Benjamin Clément, responsabile degli scavi, per la scoperta della “piccola Pompei francese” di Vienne; nel 2019 a Jonathan Adams, responsabile del Black Sea Maritime Archaeology Project (MAP), per la scoperta nel mar Nero del più antico relitto intatto del mondo, alla presenza di Fayrouz, la figlia archeologa di Khaled al-Asaad.

Il direttore di Palmira, Khaled Asaad, e il tempio di Baal prima della sua distruzione

L’archeologo Paolo Matthiae, scopritore di Ebla in Siria

L’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad” – giunto alla sesta edizione e intitolato all’archeologo di Palmira, che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale – è l’unico riconoscimento a livello mondiale dedicato al mondo dell’archeologia e in particolare ai suoi protagonisti, gli archeologi, che con sacrificio, dedizione, competenza e ricerca scientifica affrontano quotidianamente il loro compito nella doppia veste di studiosi del passato e di professionisti a servizio del territorio. Così lo ricorda l’archeologo Paolo Matthiae: “Khaled al-Asaad è stato per quarant’anni il direttore degli scavi archeologici di Palmira. Era l’archeologo della città, ha collaborato con missioni di ogni Paese: dalla Francia alla Germania, dalla Svizzera all’Olanda, dagli Stati Uniti alla Polonia e da ultimo anche con l’Italia, con la missione statale di Milano. Era uno studioso completo, ma soprattutto era una persona tipica delle famiglie delle città del deserto. Questo tipo di uomini, come i beduini di un tempo, sono caratterizzati da una amabilità, da una cortesia e da un’ospitalità straordinaria che per loro è del tutto naturale. Non eccessiva, ma misurata e discreta, Khaled al-Asaad era una persona di grandissima amabilità, misura e gentilezza d’animo. Anche archeologi che non si occupano di quel periodo, cioè di antichità romane, andavano di frequente a Palmira in visita e la disponibilità di Khaled era totale. Era una personalità fortemente radicata nella città, ma per il carattere internazionale del sito che gestiva era una sorta di cittadino del mondo. In varie occasioni il suo nome era stato proposto per il ruolo di direttore generale delle antichità a Damasco, ma credo che lui preferisse rimanere a Palmira, una città con la quale si identificava”. E conclude: “Khaled era talmente sicuro di fare soltanto il suo mestiere che non riteneva di avere motivo di fuggire. E per come lo ricordo non era persona che temesse per la propria vita. Pur essendo in pensione, aveva quasi 82 anni, ha preferito rimanere nella sua città proprio perché ha capito che le antichità correvano dei rischi. E probabilmente ha immaginato che la sua indiscussa autorevolezza morale potesse proteggere maggiormente quello che c’era e c’è tuttora a Palmira: le rovine di un sito archeologico assolutamente straordinari per tutto il Mediterraneo e per tutto il mondo”.

Scoperta in cambogia la città perduta di Mahendraparvata, capitale dell’impero Khmer (foto Bmta)

Cambogia: la città perduta di Mahendraparvata capitale dell’impero Khmer nella foresta sulle colline di Phnom Kulen a nord-est di Angkor. Grazie alla tecnica di telerilevamento laser aviotrasportata (LIDAR) e spedizioni sul campo, un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della ADF Archaeology & Development Foundation di Londra è riuscito a far emergere nella sua interezza la spettacolare città perduta di Mahendraparvata, che nel IX secolo d.C. si estendeva per ben 50 kmq, tratteggiandone una mappa dettagliata e scoprendo numerosi altri siti nascosti. La Fondazione sin dal 2008 è impegnata nel “Phnom Kulen Program” a stretto contatto con la National Authority for the Protection and Management of Angkor and the Region of Siem Reap (APSARA National Authority) e i colleghi dell’Ecole Française d’Extreme-Orient di Parigi. Jean-Baptiste Chevance assieme a Damian Evans dell’University of Sydney’s Overseas Research Centre a Siem Reap-Angkor, fu il primo a scoprirla sepolta sotto la foresta della Cambogia per secoli, incastonata sul massiccio collinare di Phnom Kulen, a nord-est del sito archeologico di Angkor. L’antica città perduta fu una delle prime capitali del potente Impero Khmer, che dominò tra IX e il XV sec. nel Sud-Est asiatico. La sua influenza si estese oltre l’attuale Cambogia, abbracciando anche una porzione estesa del Vietnam, del Laos e della Thailandia. Benché fiorente, Mahendraparvata non durò a lungo come capitale dell’Impero Khmer. I regnanti decisero, infatti, di spostare rapidamente la capitale ad Angkor, che si trovava in un luogo più pianeggiante e dunque decisamente più favorevole per la coltivazione dei prodotti alimentari e l’allevamento del bestiame.

Scoperti in Kurdistan dieci rilievi rupestri assiri con gli antichi dei delal Mesopotamia (foto Bmta)

Iraq: nel Kurdistan dieci rilievi rupestri assiri, gli dei dell’Antica Mesopotamia. Presso il sito archeologico di Faida, 20 km a sud della città di Duhok e 50 km da Mosul 10 rilievi rupestri assiri dell’VIII-VII secolo a.C. portati alla luce, dal team di archeologi “Land of Nineveh Archaeological Project”, coordinato da Daniele Morandi Bonacossi dell’università di Udine con la direzione delle Antichità di Duhok guidata da Hasan Ahmed (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2019/12/10/grandi-dei-e-sovrani-scolpiti-nella-roccia-lungo-un-imponente-canale-dirrigazione-la-grande-scoperta-delluniversita-di-udine-nel-kurdistan-iracheno-illustrata-a-roma-il-team-di-dan/). Si tratta di pannelli imponenti, grandi 5 mt e larghi 2 mt, scolpiti lungo un antico canale d’irrigazione lungo quasi 7 km, alimentato da un sistema di risorgenti carsiche, oggi sepolto sotto spessi strati di terra depositati dall’erosione del fianco della collina. Ma nell’antichità dal canale si diramava una rete di canali più piccoli, che consentivano di irrigare i campi circostanti, rendendo ancora più fertile le campagne coltivate nell’entroterra di Ninive, capitale dell’impero. La mitologia assira raffigurata sulla roccia è un campionario significativo di divinità e animali sacri. Le figure divine rappresentano il dio Assur, la principale divinità del pantheon assiro, su un dragone e un leone con corna, sua moglie Mullissu, seduta su un elaborato trono sorretto da un leone, il dio della Luna, Sin, anch’egli su un leone con corna, il dio della Sapienza, Nabu, su un dragone, il dio del Sole, Shamash, su un cavallo, il dio della Tempesta, Adad, su un leone con corna e un toro e Ishtar, la dea dell’Amore e della Guerra su un leone.

A Motza in Israele è stata scoperta una metropoli neolitica di 9mila anni fa (foto Bmta)

Israele: a Motza a 5 km a nord-ovest di Gerusalemme una metropoli neolitica di 9mila anni fa. È la prima volta che in Israele si scopre un sito di questa portata, circa 4.000 mq, risalente al periodo neolitico, dove vivevano 2/3.000 residenti e per gli standard dell’epoca possiamo parlare di una vera e propria metropoli. Grandi edifici residenziali con pavimenti in gesso, strutture pubbliche, spazi dedicati al culto e sepolture, con la presenza di vialetti, testimonianza di un livello di pianificazione architettonica e urbanistica avanzata e ariosa. Le case erano costruite con mattoni di terra, disintegrati da molto tempo, ma le fondamenta degli edifici in grandi mattoni di pietra sono ancora visibili. Dai reperti si evince che gli abitanti avevano relazioni commerciali e culturali con popolazioni dell’Anatolia, dell’Egitto e della Siria. Alla luce luoghi di sepoltura, che si trovavano dentro e tra le case, nei quali erano collocate varie offerte funerarie, strumenti utili o preziosi: oggetti di ossidiana (vetro vulcanico nero) proveniente dall’Anatolia e di conchiglie dal Mediterraneo e dal Mar Rosso, braccialetti in pietra calcarea e in madreperla, medaglioni e monili d’alabastro lunghi 2,5 cm provenienti, probabilmente, dal vicino antico Egitto. I resti del villaggio indicano anche la presenza di magazzini contenenti una grande quantità di semi di legumi, soprattutto lenticchie in buono stato di conservazione, che prova il ricorso a pratiche di agricoltura intensiva. Le ossa di animali domestici, essenzialmente capre, evidenziano che la popolazione locale si era sempre più specializzata nell’allevamento, a scapito della caccia. La scoperta del sito è avvenuta in occasione di importanti lavori stradali, per cui il progetto è stato finanziato dalla Società Israeliana delle Infrastrutture e dei Trasporti “Netivei Israel” con la direzione di Hamoudi Khalaily e Jacob Vardi dell’IAA Israel Antiquities Authority.

La Sala delal Sfinge scoperta nella Domus Aurea a Roma (foto Bmta)

Italia: a Roma la Domus Aurea svela un nuovo tesoro, la Sala della Sfinge. Sontuosa e interamente decorata torna alla luce dopo 2000 anni, durante il restauro della volta della sala 72 della Domus Aurea, una delle 150 dell’immensa dimora diffusa che l’imperatore Nerone si fece costruire nel 64 d.C. dopo il grande incendio che aveva devastato Roma, con superbi padiglioni che si susseguivano senza soluzione di continuità, sul modello delle regge tolemaiche, da un colle all’altro della capitale dell’Impero Romano (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2020/04/22/iorestoacasa-gli-artisti-del-rinascimento-tra-cui-raffaello-scoprirono-le-pitture-della-domus-aurea-attraverso-unapertura-lo-stesso-e-capitato-anche-agli-archeologi-moderni/). La scoperta è il frutto della strategia dedicata alla tutela e alla ricerca scientifica, e messa a punto dal Direttore del Parco Archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo. Larga parte della nuova sala, che ha la pianta rettangolare ed è chiusa da una volta a botte anch’essa fittamente decorata, sia ancora interrata, sepolta sotto quintali di terra su ordine degli architetti di Traiano (che proprio qui, sopra la reggia dell’odiato Nerone, fece costruire un complesso termale) e in qualche modo destinata a rimanere tale, in quanto per ragioni di stabilità non è prevista per il momento la rimozione della terra. Quello che emerge racconta già molto di questa grande stanza, che anche ai tempi di Nerone doveva essere non molto illuminata e che per questo si decise di decorare con un fondo bianco, sul quale risaltano eleganti figurine suddivise in riquadri bordati di rosso o di giallo oro. In un quadrato il dio Pan, in un altro un personaggio armato di spada, faretra e scudo che combatte con una pantera, in un altro la piccola sfinge, che svetta su un piedistallo. E poi creature acquatiche stilizzate, reali o fantastiche, accenni di architetture come andava all’epoca, ghirlande vegetali e rami con delicate foglioline verdi, gialle, rosse, festoni di fiori e frutta, uccellini in posa. Proprio questo tipo di decorazione, che si ritrova anche nella Domus di Colle Oppio e in altre sale e ambienti della Reggia neroniana come il Criptoportico 92, porta gli esperti ad attribuire la Sala della Sfinge alla cosiddetta Bottega A, operante tra il 65 ed il 68 d.C.

Scoperta a Vulci una statua di un leone alato del VI sec. a.C. di produzione etrusca (foto Bmta)

Italia: nell’antica città di Vulci una statua di origine etrusca raffigurante un leone alato del VI secolo a.C. Vulci, una delle più grandi città-stato dell’Etruria con un forte sviluppo marinaro e commerciale nel territorio di Canino e di Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, nella Maremma laziale, regala una nuova scultura durante l’ultima campagna di scavo alla necropoli dell’Osteria. Gli archeologi hanno rinvenuto una statua raffigurante un leone alato risalente al VI secolo a.C. La scoperta è avvenuta durante la fase di evidenziazione della stratigrafia orizzontale del terreno, in prossimità di alcune strutture funerarie sepolte nella necropoli. Il leone per il popolo etrusco era considerato fiero, possente e apotropaico, ossia aveva la funzione di allontanare dalle tombe profanatori, gli dei avversi e il fato. La scultura è una raffinata testimonianza di quella che fu una tradizione propria della produzione artistica vulcente del VI secolo a.C. In questo periodo botteghe vulcenti scolpirono sfingi, leoni, pantere, arieti, centauri e mostri marini, vigili guardiani della quiete eterna dei morti. Ma già intorno al 520 a.C. la produzione di queste statue venne a cessare, forse nel tentativo di porre un limite alle ostentazioni di lusso ormai ritenute inopportune. I lavori di scavo diretti da Simona Carosi della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale si sono svolti presso l’area della necropoli dell’Osteria, dove a fine 2011 fu trovata la Sfinge di Vulci.

“Così abbiamo salvato Pompei”: alla XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico il team del parco archeologico ha ripercorso le tappe per mettere in sicurezza il sito

Il Grande Progetto Pompei deve essere ultimato entro il dicembre 2019

Il direttore del parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, con il direttore del Grande Progetto Pompei, Mauro Cipolletta

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

“Così abbiamo salvato Pompei”. Dal direttore generale del Grande Progetto, il generale Mauro Cipolletta, al direttore generale del parco archeologico di Pompei Massimo Osanna, agli architetti e agli ingegneri che hanno coordinato ogni segmento del lavoro, l’intero team interdisciplinare che ha messo in sicurezza il sito archeologico di Pompei, ha raccontato alla XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico i lavori svolti dal 2017 per oltre 60 milioni già spesi nei cantieri già chiusi. L’intervento si è reso particolarmente necessario in seguito al crollo della Schola Armaturarum del 6 novembre 2010, all’aggiornamento della Carta del rischio del 2011, alla presa d’atto della situazione di dissesto idrogeologico diffuso dopo le consistenti piogge nel 2014, e tenuto conto dell’apporto disastroso delle oltre 160 bombe sganciate sul sito o nei suoi pressi durante la seconda guerra mondiale e dei terremoti.

Massimo Osanna con Mauro Cipolletta alla presentazione degli scavi nella Regio V di Pompei

Mappa dell’area mai indagata della Regio V di Pompei: è il cosiddetto cuneo

I lavori, cominciati nel 2017, dovrebbero arrivare a conclusione nel 2020. La parola d’ordine è comunicazione, ultimo anello di una catena di azioni come anamnesi, diagnosi, terapia, che partono dalla ricerca. Ciò ha posto in essere un approccio multidisciplinare che ha permesso di tornare a scavare con tecniche moderne e tecnologia avanzata, per esempio nella Regio Quinta, lasciata dalla fine dell’800 semi-scavata. Una trentina di restauri sono ancora in corso.

L’affresco dei gladiatori è stato rinvenuto in un ambiente alle spalle dello slargo di incrocio tra il vicolo dei Balconi e il vicolo delle Nozze d’Argento a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

L’altra novità è che il lavoro è quotidiano, viene programmato e poi documentato. Ciò significa che in futuro non dovrà essere decifrato dall’apparato murario. I tecnici presenti, gli architetti Annamaria Mauro, Gianluca Vitagliano, Bruno De Nigris e Arianna Spinosa, gli archeologi Marialaura Iadanza e Alberta Martellone, l’ingegnere Vincenzo Calvanese, sono stati in grado di presentare i risultati ottenuti. Le linee di ricerca e quindi la filosofia del progetto, hanno considerato il problema complesso, ma non complicato, formato da una serie di problemi.

Tesori trafugati in Italia: il gen. Ricciardi alla Bmta, comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, descrive le nuove destinazioni del mercato clandestino, Stati Uniti, Cina e Regno Unito; riceve il premio Paestum “Mario Napoli”; e presenta il suo libro “Detective dell’arte. Dai Monuments Men ai Carabinieri della Cultura”

La Testa di Ade a Palermo dove è stata riportata dal nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

Nucleo tutela patrimonio culturale dei Carabinieri

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

Diminuiscono i colpi nei musei, perché in queste strutture aumenta la sicurezza. Le nuove destinazioni delle opere trafugate in Italia sono i Paesi dell’Est. Il giro d’affari è di 6 miliardi e mezzo all’anno, di cui il 40% con gli Stati Uniti, il 20% con la Cina, poi con il Regno Unito, che resta una meta finale storica delle opere d’arte rubate. In generale sono i nuovi ricchi della terra i nuovi acquirenti al nero dell’arte italiana. Il generale Roberto Riccardi, comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, ha svelato i cambiamenti delle rotte delle opere d’arte trafugate, intervenendo alla XXII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico di Paestum. Giunto direttamente da Venezia, dove è andato a visionare, con i Caschi Blu della Cultura e il Ministro Franceschini, lo stato dei danni al patrimonio per l’allarmante livello dell’acqua alta. Riccardi ha ricordato che dopo il sisma del 2016 in Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo, sono stati recuperati 30mila euro di beni culturali. “Il patrimonio è il dono dei padri. Dobbiamo esserne degni, perché dobbiamo consegnarlo almeno intatto. Noi Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio siamo 300”, scherza il Generale Riccardi nel dare un messaggio molto importante a Paestum, “e questo numero mi ricorda la battaglia delle Termopili e lo sbarco di Pisacane. Sappiamo come andarono a finire entrambe. Noi abbiamo bisogno di tutto il popolo italiano per vincere questa battaglia e riportare in salvo tutte le opere d’arte trafugate. Non difendere l’arte”, conclude, “è disonorare tuo padre e tua madre”.

Il generale Roberto Ricciardi e il suo libro “Detective dell’arte. Dai Monuments Men ai Carabinieri della Cultura”

Il gen. Roberto Ricciardi riceve il premio Paestum “Mario Napoli” alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico

Il generale Riccardi ha presentato poi la sua ultima opera, dal titolo “Detective dell’arte. Dai Monuments Men ai Carabinieri della Cultura”, edito da Rizzoli, e ha ritirato il Premio Paestum “Mario Napoli” per conto del comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri, premiato per il suo straordinario impegno, non solo relativo alle funzioni svolte nell’ambito del Comando, ma per aver contribuito con il “Grande Progetto Pompei” alla realizzazione di una best practice riconosciuta a livello internazionale. Molto suggestiva è stata la presentazione del libro. Nel 1969 avvenne il clamoroso furto della “Natività” di Michelangelo Merisi da Caravaggio nell’oratorio di San Lorenzo a Palermo. È questo, forse, il dipinto più ricercato al mondo: “Il number one. Most wanted”, ha detto il generale Riccardi. Che ancora è in ostaggio di chi lo trafugò, o di altri ignoti. Tanti i misteri che circondano questo furto: “Di certo”, ha spiegato Riccardi. “C’è solo che il quadro manca. Un’altra certezza è che continueremo a cercarlo, finché ci saremo”. Ma il 1969 è anche l’anno nel quale nacque il primo Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Artistico.

Il ministro Dario Franceschini all’inaugurazione della mostra “I capolavori di Eufronio” a Cerveteri

Un recente recupero di reperti archeologici da parte del Nucleo tutela Patrimonio culturale del Carabinieri

Tra le altre grandi opere di cui Riccardi ha raccontato, c’è il Cratere di Eufronio, che venne trafugato da Cerveteri negli anni Settanta e attraverso una serie di peripezie, finì al Metropolitan Museum di New York dal quale è stato riportato in Italia nel 2008. Il generale Riccardi ha raccontato che in queste occasioni, una volta individuata l’opera, deve scattare la diplomazia culturale, per affiancare il lavoro dei Carabinieri. In poche parole, intervengono il ministero dei Beni culturali, il ministero della Giustizia, l’Avvocatura dello Stato, tutti siedono al tavolo con chi è in possesso dell’opera. Nel caso del Cratere di Eufronio, con il Metropolitan Museum di New York. Ottenere la restituzione è un traguardo. “Il problema dei cosiddetti tombaroli”, ha raccontato ancora Riccardi, “è un impoverimento, perché il bene torna comunque decontestualizzato”. “Il problema dei falsi”, ha spiegato, “è in genere una guerra tra periti. Se non si risolve, intervengono i RIS, che studiano i materiali, i colori, i pigmenti. Spesso un’incongruenza tra date può portare all’accertamento”. La Tavola Doria di Leonardo o di Francesco Morandini è tornata nel 2012, una delle grandi operazioni del Nucleo. Riccardi ha concluso con una considerazione sullo stretto rapporto tra arte e follia: “Chi vede con occhi diversi, vede cose diverse”.

Il parco archeologico di Paestum presenta alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico la scoperta del tempietto dorico e lancia il Manifesto dell’Archeologia Circolare: occasione per riflettere nella prassi archeologica, museologica e gestionale

Capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione: sono i frammenti lapidei di un tempio dorico del V sec. a.C. emersi lungo le mura di Paestum (foto parco archeologico Paestum)

La XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo archeologico si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019

Paestum protagonista a Paestum. Giugno 2019, ricordate? Lungo le mura occidentali di Paestum vengono scoperti alcuni elementi smembrati di un piccolo tempio di V sec. a.C. I frammenti litici di travertino e arenaria attribuibili a un edificio dorico finora sconosciuto (capitelli, rocchi di colonna, elementi del fregio e del cornicione) sono stati recuperati durante le operazioni di pulizia e manutenzione lungo la cinta muraria dove pare fossero stati accumulati nel corso di lavori agricoli in un campo vicino. La straordinaria scoperta del tempietto dorico è stata presentata alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, dando il là per tornare sul tema dell’archeologia “circolare”. La centralità dell’impatto ambientale e sociale nella gestione dei beni archeologici è stata sottolineata dal direttore del parco archeologico di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, anche in occasione della conferenza di apertura della BMTA, durante la quale i partecipanti hanno avuto modo di prendere in visione per la prima volta il “Manifesto dell’archeologia circolare”. Come hanno illustrato i funzionari del Parco, Francesco Uliano Scelza e Giovanna Manzo, il progetto di ricerca, restauro e valorizzazione avviato dopo il rinvenimento del tempietto, rappresenterà un modello per la condivisione in diretta delle indagini, delle attività di recupero, salvaguardia e restauro con il coinvolgimento del pubblico. “Il nostro obiettivo è di raccontare tutta la filiera archeologica, dallo scavo, allo studio e fino al museo ed è per questo che abbiamo deciso di far visitare i depositi tutti i pomeriggi. Speriamo così di sensibilizzare il pubblico sul valore del contesto territoriale degli oggetti e dei monumenti archeologici che diventano occasione di confronto, crescita culturale e sviluppo locale” afferma il direttore Zuchtriegel .

Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum

Manifesto dell’Archeologia Circolare. Il termine “archeologia circolare” circoscrive un approccio alla ricerca, alla condivisione dei risultati e alla fruizione del patrimonio archeologico che si sta diffondendo negli ultimi anni grazie a una sempre più radicata consapevolezza dell’impatto ambientale e sociale del “fare archeologia”. Così come Gianni Bailo Modesti nel territorio pestano e picentino, altri protagonisti dell’archeologia circolare ante litteram in molte parti d’Italia e del mondo hanno aggiunto una dimensione etica e ambientalista ai valori della Public Archaeology, di cui l’Archeologia circolare rappresenta un’ulteriore evoluzione. L’Archeologia circolare vuole essere un concetto che permette di inserire tali iniziative in un dibattito comune, aperto e costruttivo intorno al ruolo che l’archeologia ha all’interno delle società contemporanee. In particolare, l’Archeologia Circolare si profila come un’occasione di confronto su come la crisi ambientale attuale si possa riflettere nella prassi archeologica, museologica e gestionale. Nel sintetizzare una serie di aspetti cruciali di questo discorso sotto il titolo “Archeologia Circolare”, si vuole dare un contributo all’elaborazione di nuove forme di interazione tra beni archeologici, paesaggi culturali e comunità locali.

Il manifesto dell’Archeologia Circolare presentato a Paestum

Dieci punti per un’archeologia circolare. 1) Circolarità e sostenibilità. Archeologia Circolare è un’operazione culturale complessa, un processo continuo di ricerca-azione-comunicazione. Archeologia Circolare è mostrare le ferite di un oggetto avulso dal suo luogo e sanarla con la consapevolezza della cicatrice. 2) Comunità e contesti sociali. Archeologia Circolare è un processo partecipativo di costruzione di conoscenza e appartenenza basato sul coinvolgimento delle comunità. 3) Valorizzazione e tutela. Archeologia Circolare è un traghettatore tra le rive di antico e contemporaneo nella consapevolezza che il passato si tutela solo vivendolo. 4) Meno eventi e mostre, più esperienza di archeologia “quotidiana”. Archeologia Circolare è un’operazione di verità in quanto affronta le gerarchie passate e presenti nel “fare archeologia”. 5) Partecipazione, trasparenza e fruizione pervasiva. Archeologia Circolare è cittadinanza attiva: condividere i risultati delle ricerche in modo trasparente e aperto e coinvolgere pubblici diversi nel processo decisionale sul destino della ricerca stessa. 6) Innovazione amministrativa e gestionale. Archeologia Circolare è bilancio sociale, qualità, rispetto dell’ambiente al posto di logiche consumistiche. 7) Impatto occupazionale e sociale. Archeologia Circolare è etica del locale per incidere sulla globalizzazione, antichi mestieri, cibi senza involucri di plastica. 8) Accessibilità e inclusione. Archeologia Circolare è un abbraccio inclusivo fatto di accessibilità cognitiva, comunicativa, economica e sociale con linguaggi e codici diversi perché la differenza è ricchezza. 9) Sostenibilità. Archeologia Circolare è preferire il fascino del processo alla certezza della meta e la curiosità che circola nelle vene di una bambina/un bambino a un sapere elitario chiuso in se stesso. 10) Comunicazione e linguaggi. Archeologia Circolare è un’esposizione continua vivente; archeologia quotidiana fatta di persone invece della spettacolarizzazione di mostre eventi che si consumano. Archeologia Circolare è il racconto della “filiera” archeologica al posto di show di colonialismo culturale e capitalismo della conoscenza.