Archivio tag | Barbara Maurina

Rovereto. Presentato il programma della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie, un festival diffuso che si espande a coinvolgere la città e il territorio con un programma ricco e articolato: al teatro Zandonai e on-line, una sessantina di film con 16 prime italiane, 10 prime assolute e 2 prime internazionali; all’Alfio Ghezzi Bistrot gli incontri culturali; al museo della Città la mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto”. Molti gli eventi speciali

La locandina della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie dal 13 al 17 ottobre 2021

Il festival di Rovereto cambia pelle nel segno della tradizione. Così la 32.ma edizione della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto diventa sezione della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie, in calendario a Rovereto dal 13 al 17 ottobre 2021, un festival diffuso che si espande a coinvolgere la città e il territorio con un programma ricco e articolato che si potrà seguire in presenza, ad acceso gratuito, alcune volte con prenotazione obbligatoria, e sempre con il Green Pass, al teatro Zandonai – sede principale delle proiezioni –, all’Alfio Ghezzi Bistrot – scelto per gli incontri -, al museo della Città e nelle altre location coinvolte. Ma i film in concorso saranno disponibili anche online, attraverso una piattaforma fruibile gratuitamente previa registrazione e comodamente raggiungibile sul sito del RAM film festival.

rovereto_rassegna_cattoi_laezza_foto-graziano-tavan

Alessandra Cattoi e Giovanni Laezza: direttrice e presidente della fondazione museo civico di Rovereto (foto Graziano Tavan)

“Da ben 32 anni, il mese di ottobre di ogni autunno roveretano è legato a uno degli eventi più importanti e impegnativi per la Fondazione Museo Civico che presiedo, cioè l’annuale rassegna di documentari dedicati alla valorizzazione e alla conservazione del patrimonio culturale mondiale, nata nel 1990 in memoria di uno degli studiosi più grandi della città di Rovereto, l’archeologo Paolo Orsi, uno dei padri della nostra istituzione che quest’anno compie 170 anni”, scrive Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto. “L’ho sempre considerata una straordinaria opportunità di arricchimento culturale, di scambio e di confronto.  Oggi, dall’interno dell’organizzazione, mi è ancora più chiara l’importante mission di questo evento. La memoria. Fare memoria del patrimonio, materiale e immateriale, che ci definisce, come donne e come uomini. Proprio da qui nasce l’idea del nuovo nome del Festival. RAM – Rovereto, Archeologia, Memorie. La RAM è la memoria operativa del computer, una memoria che lavora, che fa circolare informazioni e idee, e così vuole essere il nostro Festival. Non si può progettare il futuro con tutti gli strumenti necessari – continua – senza conoscere il nostro passato, la nostra storia, senza guardare con interesse e rispetto i popoli che ci hanno preceduto o che vivono anche oggi lontano da noi, con culture diverse. Al contempo, sono particolarmente soddisfatto del cambio di passo operato quest’anno, dei grandi nomi che hanno accettato di far parte, per la prima volta nella storia del Festival del neonato comitato scientifico, la scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti, l’archeologa Barbara Maurina, l’antropologo Duccio Canestrini, lo sceneggiatore e fumettista Andrea Artusi. Sono fiero dello sforzo per aprirsi nei confronti della città e di un pubblico vasto, con un’offerta, oltre che del palinsesto cinematografico, anche di svariate occasioni per riflettere, per incontrare i numerosi ospiti, protagoniste e protagonisti del nostro tempo, per usufruire di corsi di formazione e di masterclass. Il Festival – conclude – rimane sì un appuntamento di alto livello, ma non è di nicchia. Oltre al teatro, esce per le strade cittadine, propone appuntamenti per i giovani, intreccia cultura, tradizioni e vita”.

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film del Rovereto-Archeologia-Memorie (foto fmcr)

In programma, al teatro Zandonai, una sessantina di film con 16 prime italiane, 10 prime assolute e 2 prime internazionali. E qui balza subito all’occhio, scorrendo il programma, la differenza rispetto al passato. C’è un’icona che precede il titolo del film e ne identifica la sezione, cioè il premio cui concorre. Un capitello identifica i 23 film che concorrono per il premio “Paolo Orsi”; una matita gli 11 film per il premio “Cultura animata”; un mappamondo i 13 film per il premio “Sguardi dal mondo” e per la menzione CinemAMoRE; e l’Italia i 12 film per il premio “L’Italia si racconta”. E per ognuno di questi premi c’è una specifica giuria qualificata che decreterà i vincitori nella cerimonia di domenica 17 ottobre, alle 18.40, e la chiusura del Festival.

rovereto_alfio-ghezzi-chef_foto-AG

Lo chef Alfio Ghezzi

Gli Incontri al Bistrot. La novità della prima edizione di RAM è proprio lo sdoppiamento della sede. Non più al teatro Zandonai, ma all’Alfio Ghezzi Bistrot, sempre in corso Bettin come il teatro, e a pochi passi sull’altro lato della strada, al Mart. Sono su prenotazione, con posti limitati. Gli incontri diventano un aperitivo in compagnia degli ospiti del Festival, nella cornice del prestigioso locale dello chef stellato Alfio Ghezzi. Tre gli “Incontri” in calendario, sempre dalle 17 alle 18.30: il 14 ottobre 2021, con Andrea Augenti, docente di Archeologia medievale all’Università di Bologna, su “Il lungo viaggio dell’archeologia”, modera Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo; il 15 ottobre 2021, con Tiziano Straffelini, geologo impegnato nel restauro della cattedrale parigina, su “Notre-Dame: tecnologie e progetti per il restauro del secolo”, modera Alessandra Cattoi, direttrice del RAM Film Festival; e il 16 ottobre 2021, con Andrea Artusi, sceneggiatore e disegnatore per la Sergio Bonelli Editore e conduttore del programma radiofonico Avamposto 31, su “Il fumetto tra storia e fiction: Martin Mystère a Venezia”, modera Marco Nicolò Perinelli, archeologo e giornalista.

“Frutto di un percorso in divenire, la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico si presenta oggi con la nuova veste del Festival”, spiega Alessandra Cattoi, direttrice del RAM Film Festival e della Fondazione Museo Civico di Rovereto. “Nato come momento per appassionati e addetti ai lavori, è cresciuto e si è trasformato in un appuntamento atteso dalla città e dai tanti affezionati che lo hanno frequentato con regolarità. Una manifestazione non solo roveretana, che negli anni ha proposto migliaia di film, organizzato centinaia di incontri, messo in rete registi, produttori, giovani talenti. Un evento che ad ogni edizione mette in campo il meglio di un team affiatato, creativo ed esperto, che si prende cura e fa crescere anno dopo anno quello che oggi è diventato il RAM film festival – Rovereto, Archeologia, Memorie. L’esplorazione delle migliori produzioni di documentari a tema archeologico – continua – rimane il cuore di una manifestazione che ha ampliato i propri orizzonti per raccontare antiche tradizioni, luoghi, popoli, lingue, monumenti, temi che rischiano di essere confinati in un cono d’ombra sul quale è invece importante mantenere la luce. Perché rappresentano il nostro patrimonio di culture, la memoria di tutti noi. Il Festival è certamente una rara occasione per promuovere la cultura cinematografica, per mostrare opere che non trovano riscontro nei circuiti commerciali, è anche un momento di confronto e di scambio tra professionisti, ma è soprattutto un’occasione per vivere quella straordinaria e particolarissima “atmosfera di Festival”. Spaziando dalle proiezioni dei film agli incontri, dalle passeggiate alle presentazioni di libri, dalle mostre agli aperitivi, il RAM Film Festival – conclude – vuole coinvolgere il suo pubblico e tutta la città di Rovereto, protagonista di un evento culturale che ci auguriamo sia davvero speciale”.

rovereto_museo-della-citta_palazzo-sichardt_foto-fmcr

Il museo della Città a Rovereto, ospitato a Palazzo Sichardt (foto fmcr)

rovereto_museo-della-citta_mostra-c-era-una-volta-la-peste_venezia-e-rovereto_logo_foto-fmcr

Logo della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto”

Ci sono poi gli eventi speciali. Il 13 ottobre 2021, alle 18, al museo della Città, inaugurazione della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto. Le misure di contenimento del morbo tra ‘500 e ‘600” in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia – Venezia. La mostra si potrà visitare fino al 9 gennaio 2022. In concomitanza con il RAM Film Festival, da giovedì 14 a sabato 16 ottobre, apertura straordinaria dalle 10 alle 20.30, domenica 17 ottobre, dalle 10 alle 18, con ingresso gratuito per i partecipanti al festival. Inoltre, venerdì 15 ottobre, alle 14.30, visita guidata alla mostra con ingresso gratuito per i partecipanti al Festival. Partecipazione gratuita, posti limitati; su prenotazione: 0464 452820 – rassegna@fondazionemcr.it

Leni Riefenstahl durante le riprese di Olympia_foto-Bundesarchiv

La regista Leni Riefenstahl durante le riprese di Olympia nel 1936 a Berlino (foto Bundesarchiv)

Giovedì 14 ottobre 2021, alle 20.45, al teatro Zandonai, “1936: l’Olimpiade che ha cambiato il cinema”: storie di uomini e di sport e Grande Storia si intrecciano attraverso gli “sguardi” della regista Leni Riefenstahl nel racconto di Federico Buffa. Leni Riefenstahl fu incaricata da Hitler di realizzare un documentario delle Olimpiadi del 1936 a Berlino, il primo in assoluto, che raccontasse la più importante avventura dello Sport mondiale. Un documentario che ha attraversato Storia e storie, che ha sperimentato tecniche nuove e che ha rivoluzionato per sempre la nostra visione dello sport e del cinema.

Il maestro Leandro Piccioni (dietro, al centro) con il Quartetto Pessoa (foto fmcr)

Sabato 16 ottobre 2021, alle 20.45, al teatro Zandonai, “Musica per il cinema”, un emozionante percorso musicale fra le più belle colonne sonore del cinema, con i brani più celebri del geniale compositore italiano passando per il tango argentino di Astor Piazzolla. Il RAM Film Festival vuole così rendere omaggio al genio indiscusso delle colonne sonore, scomparso nel luglio del 2020 all’età di 91 anni dedicandogli il concerto “Omaggio a Ennio Morricone”, per pianoforte e quartetto d’archi con Leandro Piccioni & Quartetto Pessoa. Evento gratuito, posti limitati.

film_songs-of-the-water-spirits_di-nicolo-bongiorno

Frame del film film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno

Domenica 17 ottobre 2021, alle 16.30, al teatro Zandonai, “Raccontando l’india: il Ladakh”. Nicolò Bongiorno, regista di “Songs of the Water Spirits”, racconta il film realizzato nel Ladakh in India, dialogando con l’antropologo Duccio Canestrini. Proiezione del film fuori concorso “Songs of the Water Spirits / Le canzoni degli spiriti dell’acqua” di Nicolò Bongiorno (Italia 2020, 100’). Il film è il risultato di 3 anni di lavoro sul campo nell’Himalaya Kashmiriano nel tentativo di raccontare la sfida di una società “laboratorio” incastonata tra i deserti di alta quota e alcune delle vette più alte e spettacolari del mondo, travolta dall’impatto dei cambiamenti climatici e alla ricerca di una “nuova” via verso un “antico futuro”.

La 32.ma Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto diventa sezione del 1° RAM (Rovereto Archeologia Memorie) Film Festival. La città diventa protagonista. Dai temi archeologici alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e a nuovi stili comunicativi come l’animazione

rovereto_ram-film-festival_horus aztechi rapanui_nel-logo_foto-fmcr

Gli elementi estratti dai reperti di antiche civiltà per dare forma al logo del RAM film festival di Rovereto (foto f

Prendi l’’occhio di Horus (che rappresenta anche lo sguardo del cinema), aggiungici il profilo delle maschere azteche e combinalo con quello dei Moai dell’Isola di Pasqua. Risultato? Il logo del “nuovo” festival della Fondazione Museo Civico di Rovereto: RAM film festival, cioè Rovereto – Archeologia – Memorie film festival. Il nuovo logo è stato studiato, interpretando gli input dello staff del Festival, dall’agenzia di comunicazione Archimede di Trento, un logo modernissimo ma ispirato a grandi civiltà antiche. Nuovo nel nome e in parte nei contenuti perché la “storica” Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto, dopo aver rappresentato per più di trent’anni il punto di riferimento nazionale della miglior produzione documentaristica sulla ricerca e la divulgazione archeologica, non va in “pensione” ma viene inglobata nel rinnovato festival roveretano – diventandone una sezione – previsto su 5 giornate, da mercoledì 13 ottobre a domenica 17 ottobre 2021, al teatro Riccardo Zandonai di Rovereto, con eventi al museo della Città della Fondazione Museo Civico di Rovereto, e in altri spazi di rilievo culturale sul territorio. È comunque prevista la diffusione dei contenuti anche attraverso piattaforma digitale, sulla quale potrebbero essere inseriti anche webinar e workshop. Partner editoriali nazionali in grado di amplificare l’attività della kermesse sono National Geographic e la rivista Archeo.

rovereto_ram-film-festival_logo-colori_foto-fmcr.jpg.pngNel 2021, dopo 31 fortunate edizioni, la formula del tradizionale festival documentaristico roveretano autunnale “Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico” della Fondazione Museo Civico si rinnova dunque allargando i temi archeologici alla più ampia tematica della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sia materiale che immateriale e su nuovi stili comunicativi come l’animazione. Il focus si amplia sulla città ospitante, che diventa protagonista della manifestazione. La memoria RAM è universalmente conosciuta in informatica ed elettronica come la memoria operativa del computer. Analogamente anche il RAM film festival si pone come una memoria fattiva, uno strumento per la conservazione e valorizzazione attiva, attraverso il cinema documentario e la voce di esperti e testimonial, di ciò che non deve essere dimenticato, il patrimonio dell’umanità.

isabella-bossi-fedrigotti

Isabella Bossi Fedrigotti, presidente comitato scientifico RAM film festival

Il 1° RAM film festival (con la 32.ma rassegna internazionale del cinema archeologico) è organizzato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, con il sostegno del Comune di Rovereto, della Provincia Autonoma di Trento e della Fondazione Caritro, con il patrocinio del Ministero per i Beni e  le Attività Culturali e del Ministero degli Esteri. Novità di questa edizione, con l’ampliamento degli ambiti di narrazione del patrimonio, è anche la nascita di un prestigioso comitato scientifico, presieduto da Isabella Bossi Fedrigotti, giornalista e scrittrice, roveretana di nascita, che vive a Milano dove scrive per il Corriere della Sera. Gli altri componenti sono: Barbara Maurina, archeologa classica, dal 1999 conservatrice della Sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto; Andrea Artusi, disegnatore e sceneggiatore, veneziano classe 1964; Duccio Canestrini, antropologo, roveretano, insegna Sociologia e antropologia del turismo al Campus di Lucca (Università di Pisa).

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film della Rassegna internazionale del Cinema archeologico (foto fmcr)

“La Fondazione Museo Civico ha intrapreso in questi anni un percorso di rinnovamento su tutti i fronti, tenendo saldi i principi e le competenze che da sempre la contraddistinguono”, dichiara Giovanni Laezza, presidente della Fondazione. “Anche la Rassegna del Cinema Archeologico, dopo più di trent’anni di successi, cambia pelle e rivede identità, nome e contenuti, intraprendendo un coraggioso percorso di autoanalisi e di innovazione, interpretando gli input che ci arrivano dal contesto attuale, dagli autori e anche dal pubblico. Innovazione anche sul format, che si apre ancora di più alla città, con nuove sinergie e collaborazioni, che si aggiungono a quelle consolidate, nazionali e internazionali. Nuovissimo anche il Comitato scientifico, di cui vado particolarmente fiero, presieduto da Isabella Bossi Fedrigotti, con l’archeologa del Museo Barbara Maurina, l’antropologo Duccio Canestrini e  lo sceneggiatore, fumettista e animatore Andrea Artusi. Il programma sarà una sorpresa, che a breve sveleremo. Lo staff è al lavoro”.

rovereto_ram-film-festival_logo-BN_foto-fmcr.jpg“La Rassegna del Cinema Archeologico di Rovereto ha tracciato un percorso lungo oltre trent’anni, ispirato dal desiderio di valorizzare il contributo dato dalla città alla storia dell’archeologia, grazie ad alcuni suoi concittadini illustri come Paolo Orsi e Federico Halbherr, ricercatori e viaggiatori riconosciuti a livello internazionale”, sottolinea l’assessore Micol Cossali, che con il Comune di Rovereto sostiene da vicino l’iniziativa RAM Film Festival, “raccoglie questa eredità e la rilancia ampliando i suoi interessi per la storia dei popoli, del loro modo di vivere e di pensare, e scommettendo sul coinvolgimento di un nuovo pubblico con particolare attenzione alle generazioni più giovani. Il nuovo nome racconta in modo efficace questo importante progetto, radicato nel tempo e rivolto al futuro, alla scoperta delle molteplici tracce lasciate da un’umanità in continua trasformazione”.

Al via al Tempio di Giunone nel parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento la XVII edizione del Festival del Cinema Archeologico ad Agrigento, in collaborazione con la Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto: tre serate con sei film e un incontro sui patrimoni da tutelare in tempi di lockdown

La locandina della XVII edizione del Festival del cinema archeologico di Agrigento

Avete segnato le date in calendario del Festival del cinema archeologico? Il 15 luglio si comincia! Dal 15 al 17 luglio 2021 il Festival del Cinema Archeologico ad Agrigento, giunto alla XVII edizione, ritorna nella suggestiva location del Tempio di Giunone. L’importante rassegna, organizzata dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, è realizzata con la collaborazione della Rassegna Internazionale del Cinema archeologico di Rovereto, e propone quest’anno una tematica che, partendo dalla grandi civiltà del mondo, arriva fino in Italia nell’antica Roma, a Pompei e sulle orme di un archeologo a cavallo tra le Alpi e il mare siciliano. Ogni sera due proiezioni al Tempio di Giunone alle 21 e sabato 17 luglio 2021 uno speciale incontro per parlare di “Patrimoni da tutelare ai tempi del lockdown” alle 20. Come ogni anno a due delle proiezioni in programma verranno assegnati due premi, quello della giuria e quello per il film più gradito dal pubblico, che potrà votare con le schede apposite durante la partecipazione al Festival. L’ingresso va prenotato chiamando il Box Office Agrigento 092220500 o inviando una mail a cinemaarcheologico@gmail.com.

La location del Festival del Cinema archeologico di Agrigento presso il tempio di Giunone nella Valle dei Templi (foto parco valle dei templi)

I documentari provengono dall’Archivio cinematografico della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto. L’organizzazione del festival è del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, diretto da Roberto Sciarratta, col coordinamento scientifico a cura di Maria Concetta Parello. Selezione film e programma a cura di Barbara Maurina (Fondazione Museo Civico di Rovereto); presentazione a cura di Alessandra Cattoi e Maurizio Battisti (Fondazione Museo Civico di Rovereto). Coordinamento edizioni italiane e traduzioni a cura di Claudia Beretta (Fondazione Museo Civico di Rovereto). Edizioni video Sirio Film Trento.

Frame del film “Le peuple des Dunes – Il popolo delle dune” di David Geoffroy

Prima giornata giovedì 15 luglio, ore 21, dedicata alle Grandi civiltà. Apre il film “Le peuple des Dunes – Il popolo delle dune” di David Geoffroy (Francia, 2018, 52’). Su una spiaggia normanna è stata fatta una scoperta sorprendente: le ricerche portano alla luce le tracce di un popolo celtico che sembra diverso da quello del resto della Gallia. Tante sono le domande a cui si cerca una risposta nel film di David Geoffrey. Lottando contro l’inevitabile progressivo deterioramento delle labili testimonianze del passato, gli archeologi cercano di ricostruire la vita di un antico popolo normanno e i suoi stretti legami con il territorio dell’attuale Inghilterra.

first-civilizations_di-robin-dashwood

Frame del film “First civilizations: Cities – Prime civiltà: le città” di Robin Dashwood

Segue il film “First civilizations: Cities – Prime civiltà: le città” di Robin Dashwood (Regno Unito, 2018, 52’). Il Medioriente, sito dei primi villaggi e delle prime città del mondo, dalle colline della Turchia alle pianure dell’Iraq. Questi luoghi furono crogioli di invenzione e innovazione, che hanno messo il turbo al ritmo del progresso. La seconda proiezione ci porta alla scoperta della culla della civiltà.

Frame del film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti

Seconda giornata venerdì 16 luglio, ore 21, dedicata all’Archeologia italiana ieri e oggi. Apre il film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti (Italia, 2019, 67’). La proiezione ci porta alla scoperta di Paolo Orsi, uno dei principali protagonisti dell’archeologia italiana nel Mediterraneo a cavallo fra XIX e XX secolo. Attraverso un’intervista impossibile tra passato e presente, il film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” indaga il contesto in cui questa grande personalità di archeologo prese forma e ripercorre le principali tappe della sua straordinaria avventura di ricerche e scoperte fra le montagne del Trentino prima, nei territori della Sicilia e della Magna Grecia poi.

pecunia-non-olet_di-nicola-barile

Frame del film “Pecunia non olet – L’odore dei soldi nell’antica Pompei” di Nicola Barile

Segue il film “Pecunia non olet – L’odore dei soldi nell’antica Pompei” di Nicola Barile (Italia, 2018, 40’). Le attività produttive nell’antica Pompei generavano odori ormai perduti. Può il lavoro degli archeologi restituirci i profumi, gradevoli e sgradevoli, che i profumieri, i conciatori, i panettieri e i produttori di garum producevano ogni giorno? Il film di Nicola Barile è un viaggio nell’archeologia moderna e nelle strade di Pompei.

Federica Rinaldi e Roberta Sciarratta protagonisti del dialogo su “Patrimoni da tutelare ai tempi del lockdown”

Terza giornata sabato 17 luglio, ore 20, “Patrimoni da tutelare ai tempi del lockdown”: dialogo tra Federica Rinaldi, funzionario archeologo del Parco Archeologico del Colosseo e responsabile dell’Anfiteatro Flavio, e Roberto Sciarratta, direttore del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Presenta Maurizio Battisti, archeologo della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Non solo film al Festival del Cinema Archeologico. Prima delle due proiezioni finali, ci sarà un incontro con due ospiti d’eccezione per parlare delle difficoltà lavorative incontrate in questo ultimo anno e mezzo da chi i patrimoni archeologici italiani li vive ogni giorno.

Terza giornata sabato 17 luglio, ore 21, dedicata all’Antica Roma. Apre il film “Reopening Colosseum – Il Colosseo in Quarantena” di Luca Lancise e Davide Morabito (Italia, 2020, 51’). Nei grandi spazi del Colosseo, inaccessibile per l’emergenza Covid-19, una piccola grande famiglia di uomini e donne continua a prendersi cura di un gigante fragile, che per loro è una seconda casa. Insieme affrontano la sfida più difficile, costruire un nuovo modo di visitare uno dei monumenti più celebri al mondo, per riaprirlo al pubblico e garantire il suo futuro.

Chiude il festival il film “Mare Nostrum – Storie dal mare di Roma” di Guido Fuganti (Italia, 2020, 21’). Il thermopolium di Ostia Antica e la Fossa di Traiano furono dei posti chiave nel commercio trasmarino all’inizio del II secolo d.C. Questi luoghi ci consentono di scoprire le dinamiche che regolavano il commercio marittimo nel Mediterraneo e di conoscere tecniche costruttive, armamenti navali e infrastrutture portuali del mondo romano. Il film di Guido Fuganti è un racconto storico in cui personaggi e ambientazioni realistiche si alternano a ricostruzioni e animazioni tridimensionali.

“Tesori dalle collezioni: un esempio di pittura pompeiana… a Rovereto”: appuntamento on line con Barbara Maurina proposto dalla Fondazione museo civico di Rovereto

Esempi di pittura pompeiana conservati al museo civico di Scienza e Archeologia di Rovereto (foto fmcr)
rovereto_fmcr_tesori-dalle-collezioni_pittura-pompeiana_maurina_locandina

La locandina dell’incontro con Barbara Maurina per “Tesori dalle collezioni”

Lo sapevate che si possono vedere esempi di pittura pompeiana anche a Rovereto? Basta andare al museo di Scienza e archeologia per scoprire che tra i reperti ci sono anche reperti che ci possono illustrare la pittura pompeiana. Ma in questo periodo che il museo è chiuso per disposizioni anti-covid la risposta ce la dà la rubrica on line “Tesori dalle collezioni” proposta dalla Fondazione museo civico di Rovereto. L’appuntamento è domenica 21 marzo 2021 alle 11 sui canali social, YouTube e Facebook, del museo con “Un esempio di pittura pompeiana… a Rovereto”. La conservatrice per l’Archeologia della Fondazione museo civico di Rovereto, Barbara Maurina, ci porta alla scoperta della pittura murale romana attraverso gli splendidi affreschi conservati al museo: vedremo così come erano fatti gli intonaci e le decorazioni che li ricoprivano e come le mode pittoriche partendo da Roma si diffondessero contemporaneamente in tutto l’impero romano.

“Reopening Colosseum. Il Colosseo in quarantena”: evento clou della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto. I protagonisti hanno spiegato quei tre mesi vissuti nel silenzio a curare il gigante fragile, e come è nato il progetto di narrare questa avventura unica. Poi le immagini hanno rapito il pubblico

Frame del film “Reopening Colosseum” di Luca Lancise e Davide Morabito, in anteprima nazionale alla rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

 

Il manifesto della 31.ma rassegna internazionale del cinema archeologico intitolata “L’Italia racconta”

Cinquanta minuti con gli occhi incollati al grande schermo, rapiti dalle immagini mozzafiato su uno dei monumenti più visitati al mondo, il Colosseo, coinvolti nelle storie e nelle problematiche degli “abitanti” dell’anfiteatro Flavio, archeologi, restauratori, operai, custodi e personale di servizio, che non lo hanno mai abbandonato neppure nel momento più difficile e nuovo della sua millenaria storia, il lockdown, quando da un giorno all’altro le quotidiane migliaia di visitatori affascinati dalle antiche pietre hanno lasciato il posto al silenzio, alla solitudine di quegli ambienti mai vissuta prima. Ecco questo e molto altro hanno vissuto i partecipanti all’evento di sabato 3 ottobre 2020 al teatro Zandonai di Rovereto, la presentazione in anteprima nazionale in presenza del film “Reopening Colosseum. Il Colosseo in quarantena” di Luca Lancise e Davide Morabito, momento clou della 31.ma Rassegna internazionale del Cinema Archeologico – Edizione speciale 2020 “L’Italia si racconta”. E a “raccontare” questi mesi unici, vissuti all’interno del Colosseo chiuso per emergenza coronavirus, sono stati gli stessi protagonisti, intervistati sul palco del teatro Zandonai da Barbara Maurina, conservatore archeologo della Fondazione Museo Civico di Rovereto.

Ha iniziato Federica Rinaldi, archeologa del Parco archeologico del Colosseo, nominata responsabile del Colosseo il 3 febbraio 2020, proprio un mese prima che scattasse il lockdown, che quindi ha vissuto in prima persona.  “Di certo non potevo pensare che di lì a un mese il monumento tra i più famosi al mondo avrebbe chiuso i cancelli per un periodo così lungo, ben 84 giorni. Il primo periodo ero travolta dalla novità della cosa e dalle migliaia e migliaia di turisti che ogni giorno affollano il Colosseo. Poi improvvisamente è calato il silenzio. All’inizio del lockdown siamo rimasti a casa, in smartworking. Ma il pensiero era sempre rivolto a questo “gigante fragile”, come viene definito nel film, e non lo abbiamo mai abbandonato. Ho avuto l’autorizzazione a potermi recare a lavorare al monumento durante la settimana, per non lasciare solo né lui né il personale di custodia che ovviamente non è mai mancato durante questi 84 giorni, e poter monitorarlo e osservarlo insieme agli operai della manutenzione. È stata sì una vicenda grossa, emotivamente molto coinvolgente, però posso dire che fin da subito è diventata un’opportunità perché questo silenzio, come si dice anche nel film, mi ha permesso di ascoltare quello che il Colosseo voleva dire a me e immagino anche ai miei colleghi. Sapevamo tutti che questa esperienza avrebbe cambiato completamente il modo di fruire lui, come tutti i musei, ma lui in particolar modo per la sua stessa storia, la sua stessa conformazione. E quindi da subito abbiamo pensato che pur essendo prioritaria la sicurezza bisognava anche garantire forse un nuovo racconto di questo monumento che in questi 84 giorni ci ha insegnato tantissimo. Nel film viene usata la parola “umiltà” perché con umiltà ci siamo posti davanti a lui, con umiltà abbiamo cercato di conoscerlo ancora di più di quello già pensavamo di conoscerlo, e con umiltà ci siamo posti di fronte a questa nuova avventura che è quella della riapertura che stiamo portando avanti con un nuovo tipo di pubblico che lo sta frequentando, lo sta conoscendo, e che credo lo sta amando di più. Quindi è stata una sfida ma una sfida che ha dato a me l’opportunità di fare un lavoro forse anche più meditato, un lavoro che ho condotto in questi tre mesi di chiusura pensando che l’obiettivo era la riapertura. Ovviamente non ero da sola, ma siamo un gruppo di colleghi, funzionari, particolarmente appassionati, guidati dal nostro direttore Alfonsina Russo. E tutti insieme: perché il Colosseo e il parco archeologico del Colosseo riaprissero e potessero aprirsi anche a una nuova dimensione di visita”.

È poi intervenuta Elisa Cella, archeologa del parco archeologico del Colosseo. “In questi mesi il Colosseo ci ha detto molto e ha parlato una lingua diversa. Il silenzio ha consentito a noi di ascoltare la voce del Colosseo in una maniera del tutto nuova. Abbiamo potuto soffermarci su quello che è conservato e nascosto sulle sue pareti. Abbiamo cominciato a leggere i segni lasciati anche in età moderna e contemporanea proprio con l’intento di restituirli al pubblico sia nell’immediato che ovviamente una volta riaperto il monumento. Perché non abbiamo mai dubitato che non si potesse arrivare alla riapertura, e arrivarci arricchiti, insieme. Siamo stati fortunati perché nel nostro gruppo di lavoro la malattia non è entrata. In qualche modo lavorare all’interno del Colosseo ci consentiva di ascoltare i suoni delle sirene delle ambulanze da lontano e di poterci concentrare sul lavoro. Un lavoro che ha visto la lettura stratigrafica del monumento andare avanti, arricchirsi, e nello stesso tempo pensare a come restituirlo al pubblico. Oggi se stiamo proponendo il sabato sera un percorso per negromanti e pastori, e che parla di un’eredità più dimenticata del Colosseo, proprio quella che degli anni è considerata dell’abbandono, è grazie a questa esperienza. È grazie a questo momento che ci siamo resi conto che siamo in un luogo in cui il presente diventa storia. E questo in qualche modo ci dicono quelle pareti in cui sono incisi i nomi dei primi visitatori. Un gesto che oggi è in realtà un danneggiamento al patrimonio, un reato, ma che in passato era un segno di estrema vicinanza con questi luoghi. Forse però quello che ci ha detto il Colosseo in quel momento in cui abbiamo avuto la fortuna di poter tornare a lavorare è stato quello di avere fiducia, e una lezione sulla storia: il fatto che comunque questo tempo sarebbe passato, che ci sarebbe stato un cambiamento che mai avremmo potuto vederlo, e che noi avevamo il dovere di trasmettere questa fiducia all’esterno. Perché noi, come tanti, abbiamo continuato a lavorare e prenderci cura di qualcosa di importantissimo, un simbolo. Quello che abbiamo cercato di fare anche durante quei momenti era, attraverso i nostri canali di comunicazione, i nostri social, trasmettere questa fiducia all’esterno, trasmettere la menzione di un tempo che passa anche nei peggiori dei momenti a più persone possibili”.

Barbara Nazzaro, architetto, direttore tecnico del Colosseo, ha invece illustrato le problematiche affrontate durante la quarantena. “All’inizio è stato veramente scioccante, e poi l’abbiamo presa come l’occasione per fare tutte quelle piccole cure di manutenzione che non riusciamo a fare perché la gente vuole vedere il Colosseo. È stata veramente una grandissima occasione per lavorare in maniera approfondita”.  

L’ultima parola, prima della proiezione, è andata a Davide Morabito, regista, che con Luca Lancise ha realizzato appunto il film “Reopening Colosseum. Il Colosseo in quarantena”. A lui il compito di spiegare come è nato questo progetto, che cosa ha fatto scattare l’interesse per il Colosseo, luogo archeologico per eccellenza, luogo della romanità per eccellenza. E cosa ha comportato fare le riprese in un’area archeologica così importante ma anche così delicata. “All’inizio, quando tutta l’Italia era sospesa, e c’era questo silenzio agghiacciante nelle strade, con Luca, col quale per mestiere raccontiamo delle storie, ci siamo detti: cerchiamo di raccontare qualcosa di quello che sta succedendo. Lui aveva già lavorato in un documentario sul Colosseo, e durante questa ricerca abbiamo riflettuto sul cosa c’era da capire su questo grande gigante in pietra, cosa stava succedendo in questa icona conosciuta in tutto il mondo. Un valore essenziale e la spinta è stata un po’ l’esperienza umana che abbiamo vissuto. Tutti noi abbiamo scoperto qualcosa, anche nelle nostre case, durante quel lockdown. Noi avevamo davanti delle persone che ci trattavano comunque con molta amicizia, e che – anche loro – si sono innamorate di questo progetto, di questo pezzo di storia che volevamo raccontare. E ci hanno accolto. Abbiamo visto come loro effettivamente si prendevano cura in un momento così di precarietà morale. È stato molto bello umanamente, e questo ci ha portato avanti inizialmente con poche sicurezze, un po’ come era la situazione di tutti, e poi man mano abbiamo continuato a seguire loro e abbiamo capito che raccontare la riapertura sarebbe stata un’esperienza emozionante e viverla insieme a loro”.

E finalmente la proiezione del film “Reopening Colosseum. Il Colosseo in Quarantena” di Luca Lancise e Davide Morabito (Italia, 2020, 51′). Produzione: DMPA e LANCILUC srls, in collaborazione con il Parco archeologico del Colosseo. Direttore del Parco archeologico del Colosseo: Alfonsina Russo. Consulenza scientifica: Federica Rinaldi ed Elisa Cella (Parco archeologico del Colosseo). Il documentario non solo ha seguito le giornate delle tre protagoniste intervenute a Rovereto, ma anche di altri personaggi: dal direttore Alfonsina Russo che considera il Colosseo come un figlio, al custode Salvatore di Maria che avrà l’onore di riaprire i cancelli del Colosseo proprio alla vigilia della pensione dopo quarant’anni di servizio; dalla restauratrice Angelica Puija che pulisce quasi accarezza le antiche pietre dalle ferite di visitatori maleducati, all’operaio capo della manutenzione Geovanni Zamora de la Cruz che conosce come i palmi delle sue mani orgoglioso di lavorare in una delle sette meraviglie del mondo. E poi ci si lascia rapire dalle immagini emozionanti dal drone a volo di uccello sfiora le antiche pietre, si alza in alto fin sopra le volte, spazia lo sguardo sui fori, l’Arco di Costantino, il colle Palatino, e poi in picchiata si butta fin dentro l’arena. Tensione, emozione, aspettative. Fino all’atteso giorno della riapertura: il 1° giugno 2020. Ad accogliere, tra gli applausi i primi visitatori ci sono tutti, dal direttore al custode, come una grande famiglia che apre le porte ai graditi ospiti.

Rovereto. Presentata la 31.ma Rassegna internazionale del Cinema archeologico “L’Italia si racconta: il patrimonio culturale al cinema”, un’edizione speciale che accanto alle tematiche archeologiche racconta la tutela del patrimonio culturale e ambientale, la scoperta di civiltà, le tradizioni, la conservazione della memoria popolare

Il manifesto della 31.ma rassegna internazionale del cinema archeologico intitolata “L’Italia racconta”

31.ma Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto: il conto alla rovescia è iniziato. E quella del 2020, da mercoledì 30 settembre a domenica 4 ottobre, sarà un’edizione speciale: “L’Italia si racconta: il patrimonio culturale al cinema”: 65 proiezioni, 20 nazioni rappresentate, 2 mattine per le scuole con proiezioni dedicate, 2 pomeriggi dedicati ai film in lingua originale, 1 nuova sezione di corti animati, 1 evento speciale con il film del Parco del Colosseo, 2 appuntamenti speciali, 1 premio del pubblico e 3 menzioni con giurie di esperti. Da una difficoltà, un’opportunità, sottolineano alla Fondazione museo civico Rovereto. “Le difficoltà organizzative imposte dalla pandemia in corso hanno obbligato tutti a ripensare e reinventare manifestazioni culturali anche molto consolidate nel tempo”. La riflessione degli organizzatori della Rassegna, dalla direttrice Alessandra Cattoi al presidente Giovanni Laezza all’archeologa del museo Barbara Maurina, si è spostata dunque sul contributo che il festival può dare in un’occasione come questa, per raccontare la ricchezza del patrimonio artistico e archeologico del nostro Paese, la sua bellezza, la sua storia anche minuta, e ha prodotto un’edizione speciale, fuori dalla tradizione, dal titolo “L’Italia si racconta. Il patrimonio culturale al cinema”. Le tematiche archeologiche rimangono al centro del concorso cinematografico, lasciando però spazio anche ad altri argomenti, più legati alla tutela del patrimonio culturale e ambientale, alla scoperta di civiltà, alle tradizioni, alla conservazione della memoria popolare. L’attenzione è puntata al racconto dell’Italia ma anche alle produzioni italiane nel mondo, con l’intento di riconoscere il valore e le qualità del lavoro di tanti registi, autori, ricercatori, produttori italiani, giovani e meno giovani, che sono anch’essi un patrimonio da preservare. Non mancano naturalmente le sezioni dedicate alle novità più recenti, la selezione delle migliori produzioni della cinematografia sul patrimonio archeologico e culturale dal resto del mondo, con una nuova proposta in lingua originale, e infine uno spazio interamente riservato agli specialissimi corti animati. La Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto è organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del Ministero ai Beni e alle Attività culturali e del Ministero degli Esteri.

National Geographic Italia media partner della Fondazione museo civico di Rovereto

La rivista Archeo media partner della Fondazione museo civico di Rovereto

Le collaborazioni. Si rinnova anche quest’anno la collaborazione con importantissimi partner, quali la prestigiosa rivista internazionale National Geographic, media partner della manifestazione. Altra testata nazionale che seguirà in modo particolare la rassegna, la rivista tematica Archeo. Collaborazioni anche con Apt di Rovereto e Vallagarina, il Festival Nuvolette di Impact Hub Trentino, Exquisita, Vivallis e altre realtà del territorio. “Il 2020 sarà ricordato a lungo come un anno molto complicato, drammatico, doloroso, pieno di incognite. Eppure, a volte è proprio da circostanze così particolari come quelle che tutti stiamo vivendo che le opportunità si presentano”, afferma Giovanni Laezza, presidente della Fondazione MCR. “Così, un po’ per calcolo e un po’ per fatalità, la Rassegna internazionale del Cinema archeologico nel 2020 ha imboccato una strada inconsueta, proponendo al pubblico un’edizione fuori dalla tradizione. Si è deciso infatti di raccontare la ricchezza del patrimonio artistico e archeologico, concentrando il punto di vista soprattutto sull’Italia, pur non trascurando il patrimonio mondiale”. E Alessandra Cattoi, direttore della Fondazione e della Rassegna: “Nel solco di un lungo percorso che ha portato il Festival ad affermarsi come appuntamento di riferimento non solo in Italia ma a livello internazionale. “L’Italia si racconta” ha l’ambizione di dedicare molta attenzione non solo al racconto del paese, ma anche alle produzioni italiane in tutto il mondo, con l’intento di riconoscere il valore e le qualità del lavoro di tanti registi, autori, ricercatori, produttori italiani, giovani e meno giovani. Il nostro patrimonio sono anche loro”.

I documentari 2020. Un record i film iscritti per la selezione, oltre 1250, da tutto il mondo per la prima scrematura, per arrivare poi, con una strettissima selezione, ai film in programma, che garantiscono un’elevata qualità della proposta cinematografica, con ampio spazio a mille voci diverse e anche a generi particolari. Sono tantissimi gli argomenti toccati dai nuovissimi film in palinsesto in questa Rassegna: 65 nuovi film provenienti da 20 nazioni diverse, molti in anteprima per l’italia e uno in anteprima mondiale. Il programma prevede una carrellata di film italiani che raccontano il patrimonio materiale e immateriale del nostro paese, oppure film prodotti o diretti da autori italiani. Le serate del venerdì e del sabato apriranno invece una finestra sulle migliori proposte documentaristiche a livello mondiale: full immersion nella storia, nell’arte, nell’archeologia, nelle culture, nelle tradizioni del passato che tornano presenti con immagini spettacolari e suggestive sul grande schermo, e con i racconti dei protagonisti. Nel programma si trovano anche film che scoprono popoli, tradizioni, genius loci anche con approcci diversi, come la musica, la storia familiare, gli antichi mestieri, la storia che si intreccia con l’attualità. Novità dell’edizione, una sezione speciale dedicata ai film in lingua originale, un’altra sezione ai cortometraggi d’animazione. L’edizione italiana di tutti i film stranieri è curata dalla Fondazione Museo Civico con Sirio Film di Trento. Il focus è sul patrimonio materiale e immateriale dell’Italia, tutto da scoprire attraverso i sensibili obiettivi dei registi, ma anche sul patrimonio mondiale. Non mancano film sulle origini dell’uomo e la preistoria, sull’Egitto e le civiltà fiorite nel Mediterraneo, Roma e il Medioevo, le civiltà africane o orientali, gli sforzi per preservare e ricostruire il patrimonio culturale perduto grazie alle nuove tecnologie. Ma c’è spazio per scoprire le tradizioni e i mestieri antichi che si tramandano di generazione in generazione, c’è spazio per modi nuovi per scoprire il patrimonio, nel paesaggio industriale, in bicicletta, nelle tappe dei concerti di una grande cantante come Tosca, nei viaggi in India di un Busker e in molto altro di curioso e affascinante.

Il teatro Zandonai di Rovereto ospita il programma principale della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Le giornate e i premi. Le prime due giornate del festival, mercoledì 30 e giovedì 1°, con le sezioni dedicate alle scuole e ai film in lingua originale, saranno ospitate nella sala Zeni del museo di Scienze e Archeologia (borgo S. Caterina, 41 Rovereto), mentre dal giovedì sera alla domenica il programma sarà ospitato nella splendida cornice del Teatro Zandonai (corso Bettini, 78 Rovereto), con il programma de “L’Italia si racconta”, le finestre sul mondo e la sezione dei corti animati. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Oltre al premio del pubblico, verranno attribuite la menzione speciale CinemA.Mo.Re., insieme a Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival, la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani, e per la prima volta la menzione Nuvolette, attribuita dagli esperti del festival alla migliore tra le animazioni nella sezione dei corti animati. La premiazione avverrà con un piccolo evento all’aperto di fianco al teatro Zandonai domenica 4 ottobre 2020 alle 18.30.

Frame del film “Reopening Colosseum” di Luca Lancise e Davide Morabito, in anteprima nazionale alla rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Gli incontri. La Rassegna è molto più dei film. E anche in quest’annata particolare dove, per ragioni di sicurezza, non sono previsti aperitivi, conversazioni e tavole rotonde, rimangono tre momenti speciali, uno a teatro, il giovedì 1° ottobre alle 20.45, in collaborazione con Montura Editing, dal titolo “Bikethehistory”, con Alessandro De Bertolini. Una serata speciale con l’autore di un reportage di viaggio tra filmati e immagini straordinarie, con il racconto di un viaggiatore in sella alla sua bicicletta. Altro appuntamento la domenica pomeriggio, con la presentazione del documentario in prima nazionale “Project China”, con la presenza in sala dei registi Thomas Saglia e Elisabetta Giacchi. Il pomeriggio di sabato 3 ottobre 2020 ospiterà invece un appuntamento specialissimo, con la presentazione del nuovissimo documentario di stringente attualità realizzato da Luca Lancise e Davide Morabito in collaborazione con il parco archeologico del Colosseo dal titolo “Reopening Colosseum, Il Colosseo in Quarantena”, con la presenza dei responsabili del parco e dei registi.

Il castrum dell’area archeologica di Loppio sull’isola di Sant’Andrea (foto Fmcr)

Non solo festival. Oltre al programma cinematografico, pur seguendo tutte le prescrizioni per garantire la sicurezza e nonostante le limitazioni, sono diversi gli eventi collaterali all’aperto offerti dalla Rassegna. Sabato 3 ottobre 2020, alle 10, “A Rovereto sulle tracce di Paolo Orsi”, visita guidata nel centro storico attraverso i luoghi che raccontano il famoso archeologo roveretano in onore del quale la rassegna nasce. Sabato 3 e domenica 4 ottobre 2020, alle 11, “Visita al giardino segreto di Palazzo Betta Grillo”, a cura di associazione Quercus, Becoming X e Fondazione Museo Civico nell’ambito del Festival Nuvolette di Impact Hub Trentino. Una visita guidata con esperti del Museo alla scoperta della storia e della flora del giardino di Palazzo Betta Grillo. Due illustratori del Collettivo Becoming X racconteranno, in una sorta di comic reportage, la visita tra fiori e alberi del giardino monumentale ottocentesco. Domenica pomeriggio, “Alla scoperta del castrum”, visita al sito archeologico situato sull’isola di Sant’Andrea nell’alveo del lago di Loppio di Garda. Tutte le attività sono gratuite per i partecipanti al Festival, su prenotazione presso la segreteria del Festival. Gratuito per i partecipanti al Festival anche l’ingresso alla mostra “Ci vuole un fiore”, sia nella sede del museo di Scienze e Archeologia che nel museo della Città. La Rassegna è anche occasione di esperienze di conoscenza del territorio realizzate in collaborazione con APT Rovereto e Vallagarina: alle visite guidate in città sulle tracce di Paolo Orsi e alla scoperta del castrum sull’isola di Sant’Andrea presso il lago di Loppio possono essere abbinati menù tematici proposti dai ristoranti della valle, che porteranno in tavola colori e sapori dell’autunno. E per chi prenota queste esperienze online su visitrovereto.it o telefonando all’APT di Rovereto, la Fondazione Museo Civico riserverà un posto in prima fila per le proiezioni del Festival.

Rovereto Cinema Estate 2020: ecco “Paolo Orsi. La straordinaria avventura”, docufiction dedicata all’archeologo roveretano più illustre, ideatore nelle ricerche in Magna Grecia del “metodo Orsi”

La 30.ma rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto è stata dedicata all’archeologo roveretano nel 160.mo dalla nascita. Premiere del film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura”

Nel programma di Rovereto Cinema Estate 2020, per la prima volta nella città della quercia dopo la premiere dello scorso ottobre, la Fondazione Museo Civico in collaborazione con il Comune di Rovereto e il Cordinamento Teatrale Trentino presenta “Paolo Orsi. La straordinaria avventura”, docufiction dedicata all’archeologo roveretano più illustre, uno dei grandi studiosi che hanno contribuito alla crescita del Museo cittadino. Appuntamento martedì 18 agosto, alle 21, a Cinema Estate 2020 nel Parco delle sculture del Mart, in corso Bettini 43 a Rovereto. Il documentario, prodotto dalla Filmwork di Trento, è della Fondazione Museo Civico di Rovereto, in collaborazione con SAT (Società Alpinisti Tridentini) e Fondazione Museo Storico del Trentino e con la Soprintendenza ai Beni Archeologici della Provincia di Trento. Con il contributo di Fondazione Caritro, ITAS Mutua, Cassa Centrale Banca, Comunità della Vallagarina, Comune di Rovereto.

L’archeologo Carlo Andrea Postinger interpreta l’illustre collega Paolo Orsi: straordinaria somiglianza

“Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” non è un tradizionale documentario biografico, ma un film fatto di molte voci che ne perfezionano i dettagli, mostrando anche il lato umano del grande archeologo. L’escamotage narrativo è quello di far dialogare il presente con il passato, attraverso un’intervista impossibile con Paolo Orsi in persona, interpretato per l’occasione dall’archeologo Carlo Andrea Postinger, che stupisce per somiglianza e capacità interpretativa, e che consente di rendere il personaggio particolarmente attuale. La docufiction si concentra sugli anni giovanili di Paolo Orsi, la sua formazione, il suo rapporto con la città natale, con il Regno d’Italia e asburgico. E poi il lavoro in Calabria e Sicilia, con le straordinarie scoperte conquistate in anni di lavoro puntuale, rigoroso, instancabile, grazie a quel “metodo Orsi” che trova le sue premesse proprio nel territorio montano trentino.

Dal docufilm “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura”: straordinarie le scoperte in Magna Grecia di Paolo Orsi

Diverse le altre voci che si intrecciano nella narrazione con interviste a Barbara Maurina, conservatrice per l’archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto e Maurizio Battisti, archeologo del Museo, Armando Tomasi, presidente della Commissione Cultura della SAT e di MIrko Saltori, storico della Fondazione Museo Storico del Trentino, che firmano anche la consulenza scientifica del documentario, e allo storico Fabrizio Rasera, a Franco Marzatico Soprintendente per i Beni Culturali della Provincia autonoma di Trento e  a Franco Nicolis, direttore Ufficio Beni archeologici della Soprintendenza per i Beni Culturali della Provincia Autonoma di Trento. La sceneggiatura del film è stata in parte realizzata attingendo ai documenti dell’Epistolario Paolo Orsi – Archivio Fondazione Museo Civico di Rovereto, e il documentario diventa occasione per valorizzare il ricco patrimonio di lettere e scritti personali recentemente acquisito dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto dagli eredi Orsi, archivio che gli archeologi del Museo stanno studiando e che è tuttora in parte inedito, e che sarà pubblicato nella sua interezza grazie a un progetto sostenuto dalla Fondazione Caritro.

Fondazione museo civico di Rovereto: in #apertipercultura dedicati a Paolo Orsi un documentario di Osvaldo Maffei (“Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità”) e una pillola di scienza di Barbara Maurina (“Paolo Orsi, le lettere”)

La Fondazione Museo Civico di Rovereto, in questo lungo periodo di lockdown, si è aperta virtualmente, ponendosi al servizio della comunità, anche a distanza, per continuare a offrire appuntamenti scientifici e culturali. Sul sito del museo è stato attivato un piccolo portale #apertipercultura, simboleggiato proprio da una porta di casa che si apre sul mondo della scienza, sulle sezioni, sui reperti, sui siti, sulla storia, sul territorio, su temi interessanti, che si approfondiscono anche a distanza attraverso la voce di esperti, scienziati, ricercatori “amici” del Museo, con pillole di scienza, conferenze, video, articoli, a portata di clic e adatti davvero a tutti. Cinque le sezioni previste: “Succede al Civico – Talk”, “Pillole di scienza”, “Conferenze”, “Documentari”, “Approfondimenti”. Sul grande archeologo roveretano Paolo Orsi la Fondazione Museo Civico di Rovereto in #apertipercultura ha dedicato un documentario (“Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità”) e una pillola di scienza (“Paolo Orsi, le lettere”).

Nel documentario “Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità” l’artista Osvaldo Maffei racconta la genesi della sua installazione di arte contemporanea realizzata nell’ottobre 2018 in occasione della XXIX Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto al teatro Zandonai di Rovereto e della mostra “Margherita Sarfatti. Il Novecento italiano nel mondo” al Mart di Rovereto. L’installazione di Maffei raccorda i due personaggi, l’archeologo roveretano Paolo Orsi (1859-1935) e la scrittrice e critica d’arte veneziana Margherita Sarfatti (1880-1961), e i due eventi culturali roveretani, la Rassegna internazionale del cinema archeologico e la mostra sulla Sarfatti al Mart. Il documentario è realizzato con il contributo di Franco Nicolis, direttore ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento; Barbara Maurina, responsabile della sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto; Patrizia Regorda, Archivi Storici del Mart. “Paolo Orsi – racconta Maffei – nel 1930 dona a questa gentildonna di grande potere un piccolo omaggio che ha una grandissima valenza culturale e rimanda a un vissuto di tipo arcaico”. Si tratta di una serie di 70 calchi in gesso di monete antiche siracusane, oggi in un cofanetto conservato nel fondo archivistico “Margherita Sarfatti” al Mart-Archivio del Novecento, dove è arrivato nel 2009. Come rappresentare in forma artistica il dono? “È la domanda che mi sono fatto”, continua Maffei. “E ho pensato subito a che cosa significa, per esempio, portare delle rose a una signora o magari dei dolcetti, dei cioccolatini. La prima cosa che si fa, si cerca di infiocchettarli, di renderli più attraenti, più piacevoli, con delle carte, delle veline, dei fiocchi. L’idea di scambiare, di giocare sull’equivoco, di scambiare questi piccoli calchi in gesso con delle mentine, con dei piccoli dolcetti di pan di zucchero mi è sembrata un’idea molto divertente, ed è stato l’unico approccio che mi permettesse di lavorare senza entrare in concorrenza, senza diventare un piccolo scienziato inadeguato, ma lavorare per solleticare l’intelligenza e la curiosità degli spettatori del festival e della mostra della Sarfatti che si teneva al Mart in quel periodo”.

“Paolo Orsi. Le lettere”. In questa “pillola di scienza” Barbara Maurina, conservatrice e responsabile della Sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico, racconta dell’archeologo Paolo Orsi e delle straordinarie lettere arrivate fino a noi da una soffitta di un palazzo di Ala. “Da alcuni anni – spiega Maurina – stiamo conducendo uno studio sistematico su una serie di documenti di archivio di grande importanza conservati dalla Fondazione del museo civico di Rovereto. Ma il museo civico di Rovereto fin dalla sua nascita alla metà dell’Ottocento si è sempre occupato di raccogliere e studiare non soltanto reperti ma anche dati archeologici e naturalistici”. Tra i padri fondatori del museo c’è anche Paolo Orsi, che entrò nell’istituzione a 16 anni nel 1875. E alla sua morte nel 1935 lasciò al museo la sua preziosa collezione, un importantissimo patrimonio archeologico e archivistico. “Dal 2010 – continua – è partito un progetto per riordinare, studiare e poi pubblicare sull’archivio on line del museo gli archivi sui grandi protagonisti dell’archeologia a cavallo del Novecento, tra cui i due roveretani Federico Halbherr e Paolo Orsi. Seguo questo lavoro con il collega Maurizio Battisti. I dati raccolti vengono inseriti su un sito on line che viene continuamente implementato”. Dal 2013 nel progetto si è inserito un tassello molto importante: un archivio di 8mila lettere scoperto in una soffitta di un palazzo di Ala in provincia di Trento di proprietà degli eredi di Paolo Orsi. L’archivio era stato suddiviso in 57 faldoni dallo stesso Orsi che definiva questo documenti, come ha scritto lui stesso, “dal naufragio della mia corrispondenza”: lettere sopravvissute alla dispersione. “In realtà questo enorme patrimonio epistolare lo credevamo ormai perduto. Grande è stata quindi la sorpresa al suo ritrovamento. La Fondazione Museo Civico di Rovereto già nel 2013 ha acquisito questo archivio e ha deciso di renderlo subito pubblico con un lavoro di studio, analisi, acquisizione digitale, catalogazione, schedatura e inventariazione. Questo lavoro viene progressivamente pubblicato on line e divulgato attraverso conferenze, convegni, articoli scientifici. Contiamo di portarlo a termine per la primavera del 2021”.

Agrigento. Nello scenario del tempio di Giunone della Valle dei Templi al via XVI edizione del Festival del cinema archeologico. Novità il premio Giunone dedicato ai film sull’archeologia in pericolo. Quattro serate a tema: dalla preistoria europea alle città del mondo antico fino al Medioevo europeo

Il tempio di Giunone, nella Valle dei Templi di Agrigento, scenario del Festival del cinema archeologico

Il logo della XVI edizione del festival del cinema archeologico di Agrigento

Barbara Maurina, conservatore archeologo del museo civico di Rovereto

Ci siamo. Tutto è pronto per la XVI edizione del festival del Cinema archeologico nella suggestiva e imponente location che ha come scenario il Tempio di Giunone nella Valle dei Templi di Agrigento, organizzato dal Parco archeologico e paesaggistico Valle dei templi di Agrigento dal 17 al 20 luglio 2019 con la collaborazione della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto. I documentari, provenienti dall’archivio della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, sono stati selezionati da Barbara Maurina, conservatore per l’Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Coordinamento edizioni italiane e traduzioni a cura di Claudia Beretta della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Ogni sera, con inizio alle 21, a ingresso libero, si affronta una tematica diversa che, partendo dalla pre – protostoria europea, analizza le splendide città del mondo antico, fino al Medioevo europeo. Protagoniste saranno le città di Pompei, Creta, Petra, Nimes, la città perduta dei Tairona, l’Isola di Pasqua, l’Islanda e Mont Saint Michel. Ogni film sarà presentato da Barbara Maurina e Maurizio Battisti della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Alla fine verranno assegnati il “Premio Valle dei Templi” e quello “Città di Agrigento”. Ma la XVI edizione del Festival del Cinema archeologico porta una novità: il Premio Giunone, aperto a un vasto pubblico costituito da registi, artisti e studiosi amanti di antiche vestigia, siti storici e reperti, che da quest’anno potranno proporre filmati che siano aderenti a un tema preciso: quello scelto per questa prima edizione è quello dell’archeologia in pericolo, ovvero il racconto di quei siti minacciati da guerre, dal degrado, dall’ abbandono e lasciati all’incuria del tempo ma anche il racconto di siti sottratti al pericolo della loro scomparsa. Vediamo il ricco programma.

Frame del film “La Pompei britannica dell’Età del Bronzo” di Sarah Jobling

Mercoledì 17 luglio 2019, alle 21. Tema della serata: “Alla scoperta della pre-protostoria europea”. Si inizia con il film “La Pompei britannique de l’âge du Bronze / La Pompei britannica dell’Età del Bronzo” di Sarah Jobling (Francia, 2016; 69′). Il film segue un gruppo multidisciplinare di scienziati che conducono scavi a Must Farm, nella contea di Cambridgeshire in Inghilterra, alla scoperta di un villaggio dell’Età del Bronzo, ribattezzato “la Pompei britannica”. Grazie all’eccezionale conservazione delle strutture sepolte da millenni, gli archeologi hanno scoperto case circolari con tutto il loro contenuto, dalla più antica ruota britannica alle ciotole ancora piene di zuppa, dagli utensili alle armi, rivelando i molteplici rapporti che legavano anticamente i popoli europei. Abbiamo così l’impressione di tornare indietro di 3000 anni per stringere la mano ai nostri antenati. Segue il film “Crète, le mythe du labyrinthe / Creta, il mito del labirinto” di Agnès Molia (Francia, 2017; 26′). L’archeologo Peter Eeckhout, nella fortunata serie francese «Inchieste archeologiche», si cala nel vivo dell’attualità archeologica a livello mondiale. In questo film accompagna gli spettatori al centro del Mediterraneo, a Creta, l’isola che tra il 3000 e il 1400 a.C. fu la culla della prima grande civiltà del mondo greco, la civiltà Minoica. Varcheremo così i cancelli dei cantieri di scavo, alla scoperta dei più recenti risultati delle ricerche, di nuove tecnologie di indagine e dei segreti del mestiere degli archeologi.

Il film “Petra. Perduta cittò di pietra” di Gary Glassman

Giovedì 18 luglio 2019, alle 21. Tema della serata: “Splendide città del mondo antico”. Il primo film è “Petra, Lost city of stone / Petra, perduta città di pietra” di Gary Glassman (Francia e USA, 2015; 52′). Perduta al confine fra tre grandi deserti e ricca di monumenti tra i più spettacolari e più misteriosi del mondo antico, Petra rappresenta ancora oggi un formidabile enigma. Ma negli ultimi anni gli studi internazionali avviati da oltre un ventennio incominciano a dare frutti sorprendenti: dalle sabbie e dalle leggende che l’avvolgono emerge una vera e propria capitale del deserto. L’altro film è “Nîmes, la Rome francaise / Nîmes, la Roma francese” di Laurent Marmol e Fèdèric Lossignol (Francia, 2014; 52′). Nimes, l’antica colonia fondata da Augusto, ha conservato un eccezionale insieme di monumenti di età romana: l’anfiteatro, il tempio detto “Maison Carrée”, il santuario della Fonte, la cinta muraria con le sue porte e la Torre Magna. Combinando fiction, riprese aeree e panorami spettacolari, il film racconta 150 anni di storia e la trasformazione di un piccolo villaggio in una magnifica città gallo-romana.

Venerdì 19 luglio 2019, alle 21. Tema della serata: “Uno sguardo oltre l’Oceano”. Si inizia con il film “La cité perdue des Taironas / La città perduta dei Tairona” di Agnès Molia (Francia, 2017; 26′). L’archeologo Peter Eeckhout, per la serie “Inchieste archeologiche”, accompagna il pubblico nella Colombia nordorientale, dove la foresta tropicale ha inghiottito una delle più grandi città precolombiane, Ciudad Perdida, la Città Perduta. Un tempo famosa per la sua ricchezza, la città dei Tairona è rimasta nascosta per secoli, fino alla riscoperta negli anni Settanta. Segue il film “Île de Pâques, l’heure des vérités / Isola di Pasqua, l’ora della verità” di Thibaud Marchand (Francia, 2017; 90′). I Rapa Nui sono davvero responsabili della distruzione della loro isola e della loro antica civiltà? Si sono veramente uccisi l’un l’altro? Per più di venti anni i più eminenti specialisti del mondo hanno lavorato su questi temi per ristabilire finalmente la verità sulla storia dell’Isola di Pasqua e le nuove scoperte oggi ci rivelano una realtà inattesa e sorprendente.

Il film “Mont Saint Michel, labirinto dell’arcangelo” di Marc Jampolsky

Sabato 20 luglio 2019, si inizia alle 20 con “Raccontare l’archeologia: la sfida, dai media tradizionali al digitale”: incontro con Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo, e Antonia Falcone, archeologa e blogger; presenta Barbara Maurina, conservatore per l’Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Quindi, alle 21, la quarta serata di proiezioni dedicata al “Medioevo europeo”. Apre il film “Wiking women, Sigrun’s wrath and the discovery of Iceland / Donne vichinghe, l’ira di Sigrun e la scoperta dell’Islanda” di Kai Christiansen (Germania, 2017; 52′). Sigrun potrebbe essere una donna felice, ma sul suo matrimonio pesa un segreto: il marito l’ha rapita dal suo villaggio quando era una ragazzina, uccidendone il padre e il fratello. L’occasione del riscatto giunge con la notizia di un’isola recentemente scoperta a Ovest: Sigrun raduna un gruppo di fedeli e a bordo di una nave programma una fuga verso lidi lontani. Chiude il film “Mont Saint Michel, Labyrinthe de l’archange / Mont Saint Michel, labirinto dell’arcangelo” di Marc Jampolsky (Francia, 2017; 52′). Mont Saint Michel: in quello che è uno dei siti monumentali più famosi e spettacolari al mondo, un puzzle architettonico formatosi nel corso di quindici secoli si svela a poco a poco. Santuario, abbazia, fortezza e prigione, questo edificio labirintico che il documentario esplora con immagini spettacolari viene oggi studiato con approcci innovativi che aiuteranno a scoprirne i misteri. Quindi ci sarà l’assegnazione dei premi “Valle dei Templi”, “Città di Agrigento”, e “Concorso Giunone”. La giuria tecnica è presieduta da Antonio Barone, a capo anche dell’ associazione “John Belushi” ed esperto di cinema; ed è composta da Manuele Paradisi, appassionata di cinema; Caterina Trombi, archeologa; Alessandra Maganuco, studentessa di Archeologia, e Salvatore Indelicato, funzionario del Parco e scrittore.

XXIX rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto: 35 film che spaziano dalla preistoria all’Egitto, dalla Grecia a Roma al Medioevo, dalle civiltà africane all’Isola di Pasqua. Conversazioni con protagonisti dell’archeologia che poi incontrano il pubblico anche in aperitivi informali. La rassegna in città: incontri con gli autori nelle librerie. Percorsi e degustazioni guidati

Il manifesto della 29.ma edizione della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto 2018

Il film “L’Ile de Paques, l’heure des verites” di Thibaud Marchand

“Sono tantissimi gli argomenti toccati dai 35 film in concorso nella XXIX Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto”, sintetizza Barbara Maurina, conservatrice per l’Archeologia, supervisore scientifico della rassegna. “Alto l’interesse per le origini dell’uomo e la preistoria, per l’Egitto e i suoi grandi monumenti, per le civiltà fiorite nel Mediterraneo, per Grecia, Roma, per il Medioevo e i suoi castelli, per le civiltà africane, per i Rapa Nui e l’Isola di Pasqua, oltre a produzioni curiose sulle origini della musica e della stampa, su personaggi storici particolari e interessanti come Matilde di Canossa, l’archeologo Winckelmann o Pia Laviosa Zambotti. Ma la Rassegna – continua – sarà molto più dei film. Gli incontri con i protagonisti di quest’anno propongono argomenti che vanno dalle origini dell’uomo, all’utilizzo delle nuove tecnologie in ambito archeologico per effettuare nuove scoperte perfino nelle straordinarie tombe dei Faraoni egizi, al mercato nero di reperti che ha superato il traffico d’armi per volume d’affari. Non mancherà un incontro in memoria del grande documentarista italiano Folco Quilici, che verrà ricordato grazie all’intervento del figlio Brando. Gli incontri saranno moderati da giornalisti, archeologi, blogger, e – grande novità – alla fine delle conversazioni con #dachepulpito “aperitivo informale con i protagonisti” le domande il pubblico le potrà fare a tu per tu, incontrando gli ospiti nella sala bar del teatro, dove sarà possibile sciogliere qualche curiosità sugli argomenti proposti in un ambiente informale e amichevole”.

Il film “Mysterious Discoveries in the Great Pyramid / Misteriose scoperte nella Grande Piramide” di Florence Tran

Il prof. Francesco Porcelli

Focus sull’Egitto. Martedì 2 ottobre 2018, nel pomeriggio, il film “Mysterious Discoveries in the Great Pyramid / Misteriose scoperte nella Grande Piramide” di Florence Tran (Francia, 2017, 85′). La grande Piramide di Giza è l’unica delle sette meraviglie oggi sopravvissute. Alla fine del 2017, un team multidisciplinare di scienziati autorizzato dal governo egiziano per la prima volta dopo 30 anni, mette in campo le più moderne tecnologie e scopre misteriose cavità nella Grande Piramide. “Non poteva mancare la terra dei faraoni con un film sulle più recenti tecnologie applicate all’archeologia”, spiega Maurina, “cui seguirà, alle 17.45, la conversazione con Francesco Porcelli, professore al DISAT Dipartimento Scienza Applicata e Tecnologia del Politecnico di Torino al quale è stato affidato l’incarico da parte del ministero delle Antichità egiziano di verificare la presenza di un corridoio che dalla tomba di Tutankhamon avrebbe dovuto portare alla tomba di Nefertiti. Il professore parlerà di “Archeo-fisica nel terzo millennio. Il progetto Luxor-Valle dei re” insieme a Marco Cattaneo, direttore di National Geographic e Mattia Mancini, archeologo e blogger.

“La passeggiata del cavallo i Troia” affrescata da Giandomenico Tiepolo nella seconda metà del XVIII secolo nella villa di famiglia a Zianigo nella terraferma veneziana

L’archeologo navale Francesco Tiboni

Focus sulla Grecia. Mercoledì 3 ottobre 2018, il film “Crète, le mythe du labyrinthe / Creta, il mito del labirinto” di Agnès Molia (Francia, 2017, 26′). L’archeologo Peter Eeckhout, nella fortunata serie francese «Inchieste archeologiche», accompagna gli spettatori al centro del Mediterraneo, a Creta, che fu la culla, tra il 3000 e il 1400 a.C., della prima grande civiltà del mondo greco, particolarmente avanzata: la civiltà Minoica. “Il film rientra in una produzione più ampia che presenta inchieste di archeologia alla ricerca di nuovi siti e di recenti scoperte archeologiche. E di una “scoperta” tratta la conversazione alle 17.45 con Francesco Tiboni, archeologo terrestre, subacqueo e navale, docteur de l’Université Aix-Marseille I e presidente di ATENA CuMaNa dell’università di Genova, che metterà in discussione la veridicità dello stratagemma del cavallo per la risoluzione della guerra di Troia nell’incontro “La presa di Troia. Un inganno venuto dal mare. Perché Omero non parlò mai di un cavallo” insieme a Graziano Tavan, giornalista e curatore dell’archeoblog archeologiavocidalpassato.

Il film “Le fils de Neanderthal. Il figlio dei Neanderthal” di Jacques Mitsch

Il paleoantropologo Giorgio Manzi

Focus dell’Uomo di Neanderthal. Mercoledì 3 ottobre 2018, alla sera, il film “Le fils de Neandertal / Il figlio dei Neandertal” di Jacques Mitsch (Francia, 2017, 52′). L’Homo sapiens ha veramente soppiantato i Neandertal? È quello che si credeva fino alla scoperta di una strana sepoltura. Per mesi paletnologi, paleoantropologi e genetisti hanno lavorato per scoprirne i segreti in un grande viaggio immaginario sulle tracce del più incredibile dei nostri antenati. E giovedì 4 ottobre 2018, alla sera, il film “Qui a tué Neandertal? / Chi ha ucciso i Neandertal?” di Thomas Cirotteau (Francia, 2017, 90′). 350.000 anni fa, i Neandertal dominavano il mondo e gli animali, adattandosi all’ambiente difficile, e sviluppando abilità ed elementi culturali propri. La loro scomparsa 30.000 anni fa rimane un mistero. Tra le ipotesi: genocidio, epidemie, cambiamenti climatici, diluizione genetica. Il docudrama cerca di risolvere l’enigma. “Sul tema si inserisce la conversazione di giovedì 4 ottobre 2018, alle 17.45, con Giorgio Manzi, paleoantropologo e divulgatore, professore al dipartimento di Biologia ambientale dell’università La Sapienza di Roma”. Si parlerà di “Qualcosa di molto speciale: come e quando siamo diventati umani” insieme a Marco Perinelli, archeologo e giornalista, e Antonia Falcone, archeologa e blogger.

Folco Quilici, grande documentarista, divulgatore scientifico, scrittore e ambientalista

Il cinema di Folco Quilici. Venerdì 5 ottobre 2018, alle 17.45, “Brando Quilici, regista e documentarista, insieme ad Andrea M. Steiner, direttore della rivista Archeo, consegneranno al pubblico il ricordo del grande Folco Quilici, ospite di numerose edizioni del nostro festival”. Durante l’incontro sarà proiettato il film “Hierapolis” di Folco Quilici (Italia, 2008, 28’). Pamukkale, ovvero “Castello di cotone”, è un sito nella valle del Meandro dove l’acqua forma straordinarie formazioni di calcare, bianche come il frutto del cotone. Su questo scenario grandioso, tornano alla luce i resti dell’antica Hierapolis, città greca, romana e cristiana.

La giornalista della Rai Valeria Ferrante affronta il tema del mercato nero di reperti archeologici

La grande razzia. Per finire, sabato 6 ottobre 2018, alle 17.30, con Valeria Ferrante, giornalista e reporter, si affronterà il tema scottante della “Grande razzia” ovvero il furto e il mercato nero di reperti archeologici in Italia, insieme a Rocco Cerone, giornalista e segretario Assostampa del Trentino-Alto Adige. Valeria Ferrante collabora con inchieste e video-reportage a diversi programmi TV, e con Repubblica. Nel 2017 ha vinto il premio giornalistico Giustolisi “Giustizia e verità”. La sua è una testimonianza sul furto e il traffico illecito di beni culturali e opere d’arte, il cui volume d’affari criminali ha superato quello del traffico d’armi.

 

Il libro “Ötzi The Iceman. Der Mann aus dem Eis” di Armin Barducci e Eleonora Suri Bovo

Il libro “Iron Towns” di Anthony Cartwright

La Rassegna va in città. Ma la novità forse più grande è quella di voler far vivere il festival non solo a teatro e nella sala cinematografica, ma anche in città. Oltre alla nuova formula degli aperitivi coi protagonisti al termine delle conversazioni, con vino offerto da Cantine Vivallis, la Rassegna si sposta infatti al di fuori del cinema con “Rassegnaincittà” e offre eventi organizzati in collaborazione con diversi partner: ci saranno presentazioni di libri a cura delle librerie Arcadia (sabato 6 ottobre 2018, alle 19, presentazione del libro di Anthony Cartwright “Iron towns. Città di ferro” con la presenza dell’autore) e Piccoloblu (mercoledì 3 ottobre 2018, alle 17.30, incontro per bambini e ragazzi dagli 8 ai 12 anni con Armin Barducci e Eleonora Suri Bovo, autori e fumettisti del libro “Ötzi The Iceman. Der Mann aus dem Eis. / L’uomo venuto dal ghiaccio”; venerdì 5 ottobre 2018, “L’archeologia animata”, proiezioni di cartoni animati a tema per bambini dai 4 ai 7 anni alle 17, e per ragazzi dagli 8 ai 12 anni alle 18); un percorso guidato con degustazione al Museo del Caffé Bontadi (mercoledì 3 ottobre 2018, “L’arte del caffè”, alle 14); un percorso con degustazione “Sulle rotte del cioccolato” all’eno-cioccoteca Exquisita (venerdì 5 ottobre 2018, alle 14, lezione con degustazione guidato). Nella mattinata finale del festival, sabato 6 ottobre 2018, alle 11.15, sarà anche presentata, questa volta nella sala bar del teatro, una pralina appositamente creata da Exquisita in esclusiva per la Rassegna, che ne descriverà l’essenza attraverso il cioccolato e che si potrà degustare in anteprima.

Musicarivafestival porta lo spettacolo “Sinfonia della storia. Musica e immagini archeologiche”

Serata finale con premiazioni. Tra le novità anche lo spettacolo della serata finale (6 ottobre, alle 21): quest’anno c’è la collaborazione con il MusicaRivaFestival, grazie al sostegno della Fondazione Caritro, per uno spettacolo che unisce l’archeologia e la musica: “La sinfonia della storia”, musica e immagini archeologiche. Il concerto del Milano Saxophone Quartet, quartetto composto da quattro giovani musicisti che ha già suonato in tutto il mondo, sarà infatti accompagnato da immagini tratte dai film dell’archivio della Rassegna. Quindi si chiude con la cerimonia di premiazione. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Verranno poi attribuite la menzione speciale CinemAMoRe, insieme a Trento Film Festival di Trento e Religion Today Filmfestival, e la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani.

(2 – fine; il precedente post è stato pubblicato il 10 settembre 2018)