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Rovereto. Per il ciclo “Storie e storia 2022” webinar di presentazione del libro di Simona Troilo “Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940)” sulle grandi campagne archeologiche nel Mediterraneo tra Otto e Novecento legate all’espansionismo coloniale europeo

rovereto_pietre-d-oltremare_presentazione-libro_locandinaLe grandi campagne archeologiche nel Mediterraneo tra Otto e Novecento furono operazioni politiche e culturali strettamente legate all’espansionismo coloniale europeo. Se ne parla mercoledì 4 maggio 2022, alle 17.30, per il ciclo di incontri online “Storie e storia 2022”, promosso dal Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto e dall’Accademia Roveretana degli Agiati, nel webinar di presentazione del libro “Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940)” di Simona Troilo (Editori Laterza). Con l’autrice intervengono Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto e Francesco Frizzera del Museo Storico Italiano della Guerra. Per seguire il webinar andare sulla pagina Facebook del Museo Storico Italiano della Guerra e accedere al link. L’iniziativa è realizzata con il sostegno di Provincia autonoma di Trento, Comune di Rovereto, Fondazione Caritro.

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Copertina del libro “Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940)” di Simona Troilo

Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940). Tra Ottocento e Novecento molti paesi europei si lanciarono in grandi campagne archeologiche nei paesi del Mediterraneo, alimentando le collezioni di prestigiosissimi musei a Londra, Parigi e Berlino. Tali operazioni politiche e culturali servivano a giustificare l’espansionismo coloniale attraverso l’appropriazione e l’uso simbolico dei materiali della storia. Anche in Italia l’archeologia ha svolto un ruolo di primo piano, e mai prima esplorato, nella costruzione di un’alterità barbara, inferiore e subalterna, incapace di aver cura del passato. Un ruolo tanto più rilevante in quanto, nello stato liberale prima che nella propaganda fascista, l’archeologia proiettò l’immagine dell’Impero moderno sulle fondamenta di quello romano. Partendo dall’istituzione della Missione archeologica italiana a Creta (1899), passando per il ‘discorso dell’antico’ nella guerra italo-turca (1911-1912) e la nascita degli organismi di tutela nelle colonie di Libia e del Dodecaneso, il libro ricostruisce questa stagione attraverso il vissuto dei protagonisti (archeologi e “scavatori” reclutati localmente) e getta luce sulle reazioni locali all’‘espropriazione’. Ampio spazio viene dedicato al fascismo, mostrando la centralità dei nuovi siti libici (Cirene, Sabratha e Leptis Magna) nelle politiche del consenso del regime.

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Simona Troilo (università dell’Aquila)

Simona Troilo insegna Storia contemporanea all’università dell’Aquila. È autrice di “La patria e la memoria. Tutela e patrimonio culturale nell’Italia unita” (Electa Mondadori 2005) e di numerosi saggi sull’uso identitario dei materiali della storia in chiave nazionalista e imperialista.

Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese”: ultima visita guidata al museo della Città di Rovereto per il quarto episodio della mostra “Sette storie per un Museo” per i 170 anni del Museo civico: un capitello cretese dalla storia straordinaria, due grandi archeologi e un podcast

Barbara Maurina davanti al capitello cretese in una visita guidata al museo della Città di Rovereto (foto fmcr)

Lo si può vedere in una vetrina del Museo della Città di Rovereto: è un capitello decorativo cretese, finemente scolpito con foglie d’Acanto spinoso, in marmo proconnesio (una varietà proveniente dall’Isola di Proconneso nel Mar di Marmara). Ma cosa ci fa un capitello cretese al Museo della Città di Rovereto? Ne parlerà di sicuro Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto domenica 24 ottobre 2021 alle 16.30, nell’ultima visita guidata a Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese”, quarto appuntamento di “Sette storie per un Museo”, la mostra a tappe dedicata ai 170 anni del Museo cittadino, nel quale sono protagonisti due grandi archeologi roveretani, Federico Halbherr e Paolo Orsi, che, pur avendo svolto gran parte della loro attività al di fuori della regione, questi grandi uomini non dimenticarono mai la loro terra natale, che conserva e valorizza documenti e reperti straordinari da loro donati o a loro legati.

Il capitello cretese esposto in una vetrina del museo della Città di Rovereto (foto fmcr)

Il capitello cretese di una lesena è legato proprio ai due archeologi roveretani di fama mondiale, ma anche grandi amici, Paolo Orsi e Federico Halbherr, in onore del quale arriva in dono il capitello, dagli scavi della stele di Gortyna, l’eccezionale scoperta di Halbherr a Creta. Alla morte di Halbherr, come si evince dallo studio sull’inedito epistolario di Paolo Orsi, a cura di Barbara Maurina e Maurizio Battisti, fu proprio Orsi che si adoperò presso le autorità greche perché il monumento funebre di Halbherr fosse impreziosito con un reperto originale da Creta. In realtà Orsi avrebbe chiesto una statua, ma le autorità greche optarono per un capitello che, comunque, non finì mai a far parte del monumento funebre di Halbherr e approdò grazie a Orsi a Rovereto, dove ora fa parte delle collezioni della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Di questo e molto altro parla il nuovo episodio del podcast “Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese” narrato dall’attore Nicola Sordo, con le voci degli archeologi Barbara Maurina, responsabile della sezione Archeologia del Museo e Maurizio Battisti, che da tempo studia l’epistolario Orsi. Il podcast si potrà ascoltare sulle principali piattaforme come Spreaker, Spotify, Google Podcasts, Apple Podcasts, Podcast Addict, oppure dal sito web del museo.

“Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee”: a Rovereto una giornata di studi con i massimi esperti sulle orme del grande archeologo dal Trentino alla Magna Grecia, in Calabria e Sicilia. Convegno in presenza al museo civico (con Green Pass) e on line

L’archeologo roveretano Paolo Orsi “protagonista” della giornata di studi al museo civico di Rovereto
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Locandina de “I venerdì dell’archeologia” 2021 a Rovereto

Da Rovereto alla Magna Grecia, in Calabria e Sicilia, sulle orme di Paolo Orsi. Rovereto dedica una giornata di studi per scoprire il grande archeologo roveretano Paolo Orsi, un convegno aperto al pubblico insieme ai massimi esperti da tutta Italia. Appuntamento venerdì 22 ottobre 2021, dalle 9 alle 18.30, in sala convegni F. Zeni del museo di Scienze e Archeologia in Borgo Santa Caterina 41 a Rovereto, con “Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee”, giornata di studi per il ciclo di incontri “I venerdì dell’archeologia” a cura di Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto. La partecipazione al convegno è libera e gratuita, senza prenotazione. Green Pass obbligatorio. L’attività è riconosciuta ai fini dell’aggiornamento degli insegnanti. La partecipazione vale inoltre come credito formativo per studenti della scuola secondaria di secondo grado. Sarà possibile anche seguire l’evento in diretta online sul canale YouTube della Fondazione MCR. 

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L’archeologo roveretano Paolo Orsi (foto fmcr)

L’archeologo Paolo Orsi è uno dei personaggi della cultura roveretana più grandi e forse meno celebrati in terra trentina. Dopo gli studi a Vienna, Padova e Roma e gli anni giovanili in cui ha scavato siti preistorici nella terra d’origine, la Busa dell’Adamo sopra a Lizzana o il Colombo di Mori, ha svolto praticamente tutta la sua entusiasmante carriera fatta di studi e di scoperte eccezionali nelle regioni della Magna Grecia, in Calabria e in Sicilia dove è stato Soprintendente ai beni archeologici, regioni che ha battuto palmo a palmo con un metodo innovativo che gli derivava anche dalla sua antica passione per le passeggiate e le esplorazioni sul territorio (era socio della SAT), e che è diventato un’ispirazione per i futuri archeologi di tutto il mondo.  

L’archeologo Paolo Orsi raccoglie appunti seduto su un capitello del tempio di Apollo Aleo, appena scoperto a Punta Alice nel Crotonese (foto fmcr)
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La sede del museo civico di Rovereto – museo di Scienze e Archeologia (foto fmcr)

Organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto a cura di Barbara Maurina, conservatrice della sezione di archeologia del Museo, la giornata di studi pone il focus su alcuni aspetti inediti o poco esplorati del suo lavoro sul campo, dei suoi metodi di ricerca, delle sue idee e dell’eredità che il suo lavoro rappresenta per noi oggi. Durante il convegno Barbara Maurina e Maurizio Battisti, archeologi del Museo, illustreranno le scoperte e le novità emerse dallo studio delle lettere di Paolo Orsi, ben 7843 documenti, acquisiti dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto nel 2013 e ora inventariati, schedati e liberamente consultabili online, lavoro condotto con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Saranno presenti a Rovereto per esplorare queste tematiche i principali studiosi italiani di Paolo Orsi in rappresentanza delle Istituzioni che hanno conosciuto maggiormente da vicino il lavoro dell’archeologo roveretano. Tra questi Franco Nicolis e Franco Marzatico della soprintendenza per i Beni culturali – Provincia Autonoma di Trento. Per la Sicilia, Anita Crispino e Giuseppina Monterosso del parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, e Maria Concetta Parello del parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Concludono la giornata gli interventi di Carmelo Malacrino del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e Maurizio Paoletti dell’università della Calabria.

Locandina della giornata di studi “Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee” a Rovereto

Il programma. Alle 9, saluti istituzionali e apertura dei lavori; 10, Franco Marzatico (soprintendenza per i Beni Culturali Provincia autonoma di Trento), su “Paolo Orsi e le radici identitarie”; 10.30, Franco Nicolis (soprintendenza Provincia di Trento) su “Nato per scavare: Paolo Orsi e le ricerche giovanili in Trentino”; 11.15, Barbara Maurina e Maurizio Battisti (Fondazione Museo Civico di Rovereto) su “Pagine inedite di storia. l’epistolario orsi della Fondazione Museo Civico Di Rovereto”; 12, discussione; 12.30, pausa pranzo; 14.30, Annaluisa Pedrotti (università di Trento) su “Il “neolitico” di Paolo Orsi”; 15, Anita Crispino (parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai) su “Dal naufragio della mia corrispondenza”: l’epistolario di Paolo Orsi conservato al museo di Siracusa e il suo riordino”; 15.30, Giuseppina Monterosso (parco archeologico di Siracusa) su “Paolo Orsi e la “Repubblica Di Catania”; 16, Maria Concetta Parello (parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento) su “L’archeologia a Girgenti negli anni di Paolo Orsi”; 17, Maurizio Paoletti (università della Calabria) su “Paolo Orsi e la Calabria: tra ricerca e tutela”; 17.30, Carmelo Malacrino (museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria) su “Scavi e scoperte a Reggio Calabria nei taccuini di Paolo Orsi”; 18, discussione e chiusura dei lavori. Al termine del convegno, per chi lo desidera, è prevista una breve visita alla Sala Paolo Orsi con l’artista Osvaldo Maffei.

Isera (Tn). Al via il ciclo di conferenze “Passati remoti” promosso dall’associazione Lagarina di Storia Antica. Tre giovedì con l’archeologia: dalla Rovereto preistorica al ricordo del fondatore Rigotti nel trentennale del sodalizio passando per la misteriosa gigantesca nave incisa sulle rocce della frana di Lavini (la ruina dantesca)

Locandina del ciclo di conferenze “Passati remoti” promosso a Isera (Tn) dall’associazione Lagarina di Storia Antica

Si intitola “Passati remoti”. È il ciclo di incontri a tema archeologico, promosso nel Comune di Isera, sopra Rovereto (Tn), in Vallagarina, dall’associazione Lagarina di Storia Antica. Nato nel 2014, è ora giunto alla settima edizione, con tre appuntamenti per l 2021, sempre di giovedì, sempre alle 20.45, nella sala della Cooperazione: 23 e 30 settembre, e 7 ottobre. Ingresso con Green Pass solo su prenotazione. Info e prenotazioni: ass.lagarina.storia@gmail.com, tel. 0464423371 (il venerdì, 15-18). “Per sette anni non abbiamo mai avuto problemi a trovare argomenti e relatori nell’ambito dell’archeologia di questo tratto della valle dell’Adige”, spiega il presidente Maurizio Battisti. “Le nostre conferenze hanno sempre un alto valore scientifico e valgono anche come aggiornamento per gli insegnanti”.

L’area archeologica della villa romana di Isera (foto di Maura Medri da “La villa romana di Isera”, De Vos M. e Maurina B., 2011)

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Modello assonometrico della villa romana di Isera (Tn) (foto fmcr)


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Sezione N-S di un’ala della villa romana di Isera (foto di Maura Medri da “La villa romana di Isera”, De Vos M. e Maurina B., 2011)

L’associazione Lagarina di Storia Antica è stata fondata nel 1990 da Adriano Rigotti, uno studioso di storia locale autodidatta legato a numerosi appassionati di archeologia fin dagli anni ’60. L’associazione nasce in seguito agli scavi condotti presso la Villa Romana di Isera, attualmente in fase di ristrutturazione, e quindi non visibile al pubblico, che sorge a pochi metri dalla sede dell’associazione. “Ci occupiamo essenzialmente di divulgazione storico-archeologica”, continua Battisti, “mirata soprattutto all’ambito geografico ristretto della Vallagarina e zone limitrofe (basso Trentino). Ma stimoliamo e incentiviamo anche la ricerca mettendo a disposizione la nostra ricchissima biblioteca di settore presso la nostra sede e bandendo ogni due anni un premio in denaro per neolaureati dedicato proprio ad Adriano Rigotti. L’anno scorso avremmo voluto festeggiare il nostro trentennale ma non ci siamo riusciti e per la prima volta abbiamo dovuto rimandare tutte le nostre iniziative. Quest’anno ci riproviamo. Oltre al ciclo di conferenze organizziamo anche cicli di proiezione di documentari archeologici, passeggiate fra storia e natura sul territorio e collaboriamo occasionalmente con altre associazioni alla realizzazione di eventi a sfondo storico/culturale”.

Veduta di Dosso Alto di Borgo Sacco lungo il fiume Adige (foto ass. lagarina)
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Reperti ritrovati nel sito archeologico di Dosso Alto (Isera) di quattromila anni fa (foto ass. lagarina)

Giovedì 23 settembre 2021: “Dosso alto di Borgo Sacco. Un insediamento millenario sulle sponde del fiume Adige” con Virginia Trinco, che si è laureata con tesi proprio su questo sito archeologico molto importante grazie al quale riusciamo a scorgere uno spaccato di vita della “Rovereto preistorica”. Quattromila anni fa sulle rive dell’Adige sorgeva un villaggio che controllava l’attraversamento del fiume e il traffico di imbarcazioni che portavano beni dal centro Europa in Italia e viceversa, sfruttando l’idrovia atesina.

Veduta panoramica sulla Vallagarina dalla frana di Lavini di Marco con le lastre di rocca incise (foto fmcr)
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La localizzazione dell’incisione della grande nave sulla Lasta dei Cavai alla frana di Lavini di Marco (foto fmcr)

Giovedì 30 settembre 2021: “Una nave fantasma ai Lavini di Marco. Le incisioni rupestri della Lasta dei Cavai” con Maurizio Battisti.  “Nessuno lo sa – racconta – ma una delle più grandi incisioni rupestri del mondo si trova a Rovereto e precisamente sui pendii rocciosi sopra l’abitato di Marco, piani di scivolamento della famosa e immane frana dei Lavini, la “ruina” dantesca. Si tratta di una gigantesca nave “fantasma” che compare in tutta la sua mole e in tutti i suoi particolari soprattutto in determinate condizioni atmosferiche e di luminosità”. Di quale imbarcazione si tratta? Qui l’anticipazione si ferma, lasciando un po’ di suspense per chi avrà modo di seguire l’incontro. L’incisione è stata studiata e pubblicata da poco proprio da Battisti: “La nave era nota però da sempre a molti anziani del paese che ne spiegavano l’esistenza con molte storie tramandate oralmente, alcune delle quali, ho potuto appurare, con qualche riscontro reale”.

Disegno tratteggiato di Adriano Rigotti (foto ass. lagarina)

isera_associazione-lagarina-di-storia-antica_logoGiovedì 7 ottobre 2021: “Adriano Rigotti. Ricordo del fondatore in occasione del trentennale dell’associazione Lagarina di Storia Antica” con Barbara Maurina (archeologa e conservatrice della Fondazione Museo Civico di Rovereto), Carlo Andrea Postinger (Medievista e successore alla presidenza dell’associazione dopo Adriano Rigotti) e Maurizio Battisti (attuale presidente dell’associazione e archeologo presso la Fondazione Museo Civivo di Rovereto). “Nel terzo incontro festeggeremo il nostro trentennale dedicandolo al nostro fondatore, Adriano Rigotti”, anticipa Battisti. “Ne verrà descritta l’attività di studioso e ricercatore di antichità lagarine mettendo a fuoco alcune delle sue scoperte”.

Rovereto. Presentato il programma della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie, un festival diffuso che si espande a coinvolgere la città e il territorio con un programma ricco e articolato: al teatro Zandonai e on-line, una sessantina di film con 16 prime italiane, 10 prime assolute e 2 prime internazionali; all’Alfio Ghezzi Bistrot gli incontri culturali; al museo della Città la mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto”. Molti gli eventi speciali

La locandina della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie dal 13 al 17 ottobre 2021

Il festival di Rovereto cambia pelle nel segno della tradizione. Così la 32.ma edizione della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto diventa sezione della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie, in calendario a Rovereto dal 13 al 17 ottobre 2021, un festival diffuso che si espande a coinvolgere la città e il territorio con un programma ricco e articolato che si potrà seguire in presenza, ad acceso gratuito, alcune volte con prenotazione obbligatoria, e sempre con il Green Pass, al teatro Zandonai – sede principale delle proiezioni –, all’Alfio Ghezzi Bistrot – scelto per gli incontri -, al museo della Città e nelle altre location coinvolte. Ma i film in concorso saranno disponibili anche online, attraverso una piattaforma fruibile gratuitamente previa registrazione e comodamente raggiungibile sul sito del RAM film festival.

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Alessandra Cattoi e Giovanni Laezza: direttrice e presidente della fondazione museo civico di Rovereto (foto Graziano Tavan)

“Da ben 32 anni, il mese di ottobre di ogni autunno roveretano è legato a uno degli eventi più importanti e impegnativi per la Fondazione Museo Civico che presiedo, cioè l’annuale rassegna di documentari dedicati alla valorizzazione e alla conservazione del patrimonio culturale mondiale, nata nel 1990 in memoria di uno degli studiosi più grandi della città di Rovereto, l’archeologo Paolo Orsi, uno dei padri della nostra istituzione che quest’anno compie 170 anni”, scrive Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto. “L’ho sempre considerata una straordinaria opportunità di arricchimento culturale, di scambio e di confronto.  Oggi, dall’interno dell’organizzazione, mi è ancora più chiara l’importante mission di questo evento. La memoria. Fare memoria del patrimonio, materiale e immateriale, che ci definisce, come donne e come uomini. Proprio da qui nasce l’idea del nuovo nome del Festival. RAM – Rovereto, Archeologia, Memorie. La RAM è la memoria operativa del computer, una memoria che lavora, che fa circolare informazioni e idee, e così vuole essere il nostro Festival. Non si può progettare il futuro con tutti gli strumenti necessari – continua – senza conoscere il nostro passato, la nostra storia, senza guardare con interesse e rispetto i popoli che ci hanno preceduto o che vivono anche oggi lontano da noi, con culture diverse. Al contempo, sono particolarmente soddisfatto del cambio di passo operato quest’anno, dei grandi nomi che hanno accettato di far parte, per la prima volta nella storia del Festival del neonato comitato scientifico, la scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti, l’archeologa Barbara Maurina, l’antropologo Duccio Canestrini, lo sceneggiatore e fumettista Andrea Artusi. Sono fiero dello sforzo per aprirsi nei confronti della città e di un pubblico vasto, con un’offerta, oltre che del palinsesto cinematografico, anche di svariate occasioni per riflettere, per incontrare i numerosi ospiti, protagoniste e protagonisti del nostro tempo, per usufruire di corsi di formazione e di masterclass. Il Festival – conclude – rimane sì un appuntamento di alto livello, ma non è di nicchia. Oltre al teatro, esce per le strade cittadine, propone appuntamenti per i giovani, intreccia cultura, tradizioni e vita”.

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film del Rovereto-Archeologia-Memorie (foto fmcr)

In programma, al teatro Zandonai, una sessantina di film con 16 prime italiane, 10 prime assolute e 2 prime internazionali. E qui balza subito all’occhio, scorrendo il programma, la differenza rispetto al passato. C’è un’icona che precede il titolo del film e ne identifica la sezione, cioè il premio cui concorre. Un capitello identifica i 23 film che concorrono per il premio “Paolo Orsi”; una matita gli 11 film per il premio “Cultura animata”; un mappamondo i 13 film per il premio “Sguardi dal mondo” e per la menzione CinemAMoRE; e l’Italia i 12 film per il premio “L’Italia si racconta”. E per ognuno di questi premi c’è una specifica giuria qualificata che decreterà i vincitori nella cerimonia di domenica 17 ottobre, alle 18.40, e la chiusura del Festival.

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Lo chef Alfio Ghezzi

Gli Incontri al Bistrot. La novità della prima edizione di RAM è proprio lo sdoppiamento della sede. Non più al teatro Zandonai, ma all’Alfio Ghezzi Bistrot, sempre in corso Bettin come il teatro, e a pochi passi sull’altro lato della strada, al Mart. Sono su prenotazione, con posti limitati. Gli incontri diventano un aperitivo in compagnia degli ospiti del Festival, nella cornice del prestigioso locale dello chef stellato Alfio Ghezzi. Tre gli “Incontri” in calendario, sempre dalle 17 alle 18.30: il 14 ottobre 2021, con Andrea Augenti, docente di Archeologia medievale all’Università di Bologna, su “Il lungo viaggio dell’archeologia”, modera Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo; il 15 ottobre 2021, con Tiziano Straffelini, geologo impegnato nel restauro della cattedrale parigina, su “Notre-Dame: tecnologie e progetti per il restauro del secolo”, modera Alessandra Cattoi, direttrice del RAM Film Festival; e il 16 ottobre 2021, con Andrea Artusi, sceneggiatore e disegnatore per la Sergio Bonelli Editore e conduttore del programma radiofonico Avamposto 31, su “Il fumetto tra storia e fiction: Martin Mystère a Venezia”, modera Marco Nicolò Perinelli, archeologo e giornalista.

“Frutto di un percorso in divenire, la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico si presenta oggi con la nuova veste del Festival”, spiega Alessandra Cattoi, direttrice del RAM Film Festival e della Fondazione Museo Civico di Rovereto. “Nato come momento per appassionati e addetti ai lavori, è cresciuto e si è trasformato in un appuntamento atteso dalla città e dai tanti affezionati che lo hanno frequentato con regolarità. Una manifestazione non solo roveretana, che negli anni ha proposto migliaia di film, organizzato centinaia di incontri, messo in rete registi, produttori, giovani talenti. Un evento che ad ogni edizione mette in campo il meglio di un team affiatato, creativo ed esperto, che si prende cura e fa crescere anno dopo anno quello che oggi è diventato il RAM film festival – Rovereto, Archeologia, Memorie. L’esplorazione delle migliori produzioni di documentari a tema archeologico – continua – rimane il cuore di una manifestazione che ha ampliato i propri orizzonti per raccontare antiche tradizioni, luoghi, popoli, lingue, monumenti, temi che rischiano di essere confinati in un cono d’ombra sul quale è invece importante mantenere la luce. Perché rappresentano il nostro patrimonio di culture, la memoria di tutti noi. Il Festival è certamente una rara occasione per promuovere la cultura cinematografica, per mostrare opere che non trovano riscontro nei circuiti commerciali, è anche un momento di confronto e di scambio tra professionisti, ma è soprattutto un’occasione per vivere quella straordinaria e particolarissima “atmosfera di Festival”. Spaziando dalle proiezioni dei film agli incontri, dalle passeggiate alle presentazioni di libri, dalle mostre agli aperitivi, il RAM Film Festival – conclude – vuole coinvolgere il suo pubblico e tutta la città di Rovereto, protagonista di un evento culturale che ci auguriamo sia davvero speciale”.

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Il museo della Città a Rovereto, ospitato a Palazzo Sichardt (foto fmcr)

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Logo della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto”

Ci sono poi gli eventi speciali. Il 13 ottobre 2021, alle 18, al museo della Città, inaugurazione della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto. Le misure di contenimento del morbo tra ‘500 e ‘600” in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia – Venezia. La mostra si potrà visitare fino al 9 gennaio 2022. In concomitanza con il RAM Film Festival, da giovedì 14 a sabato 16 ottobre, apertura straordinaria dalle 10 alle 20.30, domenica 17 ottobre, dalle 10 alle 18, con ingresso gratuito per i partecipanti al festival. Inoltre, venerdì 15 ottobre, alle 14.30, visita guidata alla mostra con ingresso gratuito per i partecipanti al Festival. Partecipazione gratuita, posti limitati; su prenotazione: 0464 452820 – rassegna@fondazionemcr.it

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La regista Leni Riefenstahl durante le riprese di Olympia nel 1936 a Berlino (foto Bundesarchiv)

Giovedì 14 ottobre 2021, alle 20.45, al teatro Zandonai, “1936: l’Olimpiade che ha cambiato il cinema”: storie di uomini e di sport e Grande Storia si intrecciano attraverso gli “sguardi” della regista Leni Riefenstahl nel racconto di Federico Buffa. Leni Riefenstahl fu incaricata da Hitler di realizzare un documentario delle Olimpiadi del 1936 a Berlino, il primo in assoluto, che raccontasse la più importante avventura dello Sport mondiale. Un documentario che ha attraversato Storia e storie, che ha sperimentato tecniche nuove e che ha rivoluzionato per sempre la nostra visione dello sport e del cinema.

Il maestro Leandro Piccioni (dietro, al centro) con il Quartetto Pessoa (foto fmcr)

Sabato 16 ottobre 2021, alle 20.45, al teatro Zandonai, “Musica per il cinema”, un emozionante percorso musicale fra le più belle colonne sonore del cinema, con i brani più celebri del geniale compositore italiano passando per il tango argentino di Astor Piazzolla. Il RAM Film Festival vuole così rendere omaggio al genio indiscusso delle colonne sonore, scomparso nel luglio del 2020 all’età di 91 anni dedicandogli il concerto “Omaggio a Ennio Morricone”, per pianoforte e quartetto d’archi con Leandro Piccioni & Quartetto Pessoa. Evento gratuito, posti limitati.

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Frame del film film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno

Domenica 17 ottobre 2021, alle 16.30, al teatro Zandonai, “Raccontando l’india: il Ladakh”. Nicolò Bongiorno, regista di “Songs of the Water Spirits”, racconta il film realizzato nel Ladakh in India, dialogando con l’antropologo Duccio Canestrini. Proiezione del film fuori concorso “Songs of the Water Spirits / Le canzoni degli spiriti dell’acqua” di Nicolò Bongiorno (Italia 2020, 100’). Il film è il risultato di 3 anni di lavoro sul campo nell’Himalaya Kashmiriano nel tentativo di raccontare la sfida di una società “laboratorio” incastonata tra i deserti di alta quota e alcune delle vette più alte e spettacolari del mondo, travolta dall’impatto dei cambiamenti climatici e alla ricerca di una “nuova” via verso un “antico futuro”.

La 32.ma Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto diventa sezione del 1° RAM (Rovereto Archeologia Memorie) Film Festival. La città diventa protagonista. Dai temi archeologici alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e a nuovi stili comunicativi come l’animazione

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Gli elementi estratti dai reperti di antiche civiltà per dare forma al logo del RAM film festival di Rovereto (foto f

Prendi l’’occhio di Horus (che rappresenta anche lo sguardo del cinema), aggiungici il profilo delle maschere azteche e combinalo con quello dei Moai dell’Isola di Pasqua. Risultato? Il logo del “nuovo” festival della Fondazione Museo Civico di Rovereto: RAM film festival, cioè Rovereto – Archeologia – Memorie film festival. Il nuovo logo è stato studiato, interpretando gli input dello staff del Festival, dall’agenzia di comunicazione Archimede di Trento, un logo modernissimo ma ispirato a grandi civiltà antiche. Nuovo nel nome e in parte nei contenuti perché la “storica” Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto, dopo aver rappresentato per più di trent’anni il punto di riferimento nazionale della miglior produzione documentaristica sulla ricerca e la divulgazione archeologica, non va in “pensione” ma viene inglobata nel rinnovato festival roveretano – diventandone una sezione – previsto su 5 giornate, da mercoledì 13 ottobre a domenica 17 ottobre 2021, al teatro Riccardo Zandonai di Rovereto, con eventi al museo della Città della Fondazione Museo Civico di Rovereto, e in altri spazi di rilievo culturale sul territorio. È comunque prevista la diffusione dei contenuti anche attraverso piattaforma digitale, sulla quale potrebbero essere inseriti anche webinar e workshop. Partner editoriali nazionali in grado di amplificare l’attività della kermesse sono National Geographic e la rivista Archeo.

rovereto_ram-film-festival_logo-colori_foto-fmcr.jpg.pngNel 2021, dopo 31 fortunate edizioni, la formula del tradizionale festival documentaristico roveretano autunnale “Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico” della Fondazione Museo Civico si rinnova dunque allargando i temi archeologici alla più ampia tematica della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sia materiale che immateriale e su nuovi stili comunicativi come l’animazione. Il focus si amplia sulla città ospitante, che diventa protagonista della manifestazione. La memoria RAM è universalmente conosciuta in informatica ed elettronica come la memoria operativa del computer. Analogamente anche il RAM film festival si pone come una memoria fattiva, uno strumento per la conservazione e valorizzazione attiva, attraverso il cinema documentario e la voce di esperti e testimonial, di ciò che non deve essere dimenticato, il patrimonio dell’umanità.

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Isabella Bossi Fedrigotti, presidente comitato scientifico RAM film festival

Il 1° RAM film festival (con la 32.ma rassegna internazionale del cinema archeologico) è organizzato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, con il sostegno del Comune di Rovereto, della Provincia Autonoma di Trento e della Fondazione Caritro, con il patrocinio del Ministero per i Beni e  le Attività Culturali e del Ministero degli Esteri. Novità di questa edizione, con l’ampliamento degli ambiti di narrazione del patrimonio, è anche la nascita di un prestigioso comitato scientifico, presieduto da Isabella Bossi Fedrigotti, giornalista e scrittrice, roveretana di nascita, che vive a Milano dove scrive per il Corriere della Sera. Gli altri componenti sono: Barbara Maurina, archeologa classica, dal 1999 conservatrice della Sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto; Andrea Artusi, disegnatore e sceneggiatore, veneziano classe 1964; Duccio Canestrini, antropologo, roveretano, insegna Sociologia e antropologia del turismo al Campus di Lucca (Università di Pisa).

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film della Rassegna internazionale del Cinema archeologico (foto fmcr)

“La Fondazione Museo Civico ha intrapreso in questi anni un percorso di rinnovamento su tutti i fronti, tenendo saldi i principi e le competenze che da sempre la contraddistinguono”, dichiara Giovanni Laezza, presidente della Fondazione. “Anche la Rassegna del Cinema Archeologico, dopo più di trent’anni di successi, cambia pelle e rivede identità, nome e contenuti, intraprendendo un coraggioso percorso di autoanalisi e di innovazione, interpretando gli input che ci arrivano dal contesto attuale, dagli autori e anche dal pubblico. Innovazione anche sul format, che si apre ancora di più alla città, con nuove sinergie e collaborazioni, che si aggiungono a quelle consolidate, nazionali e internazionali. Nuovissimo anche il Comitato scientifico, di cui vado particolarmente fiero, presieduto da Isabella Bossi Fedrigotti, con l’archeologa del Museo Barbara Maurina, l’antropologo Duccio Canestrini e  lo sceneggiatore, fumettista e animatore Andrea Artusi. Il programma sarà una sorpresa, che a breve sveleremo. Lo staff è al lavoro”.

rovereto_ram-film-festival_logo-BN_foto-fmcr.jpg“La Rassegna del Cinema Archeologico di Rovereto ha tracciato un percorso lungo oltre trent’anni, ispirato dal desiderio di valorizzare il contributo dato dalla città alla storia dell’archeologia, grazie ad alcuni suoi concittadini illustri come Paolo Orsi e Federico Halbherr, ricercatori e viaggiatori riconosciuti a livello internazionale”, sottolinea l’assessore Micol Cossali, che con il Comune di Rovereto sostiene da vicino l’iniziativa RAM Film Festival, “raccoglie questa eredità e la rilancia ampliando i suoi interessi per la storia dei popoli, del loro modo di vivere e di pensare, e scommettendo sul coinvolgimento di un nuovo pubblico con particolare attenzione alle generazioni più giovani. Il nuovo nome racconta in modo efficace questo importante progetto, radicato nel tempo e rivolto al futuro, alla scoperta delle molteplici tracce lasciate da un’umanità in continua trasformazione”.

Al via al Tempio di Giunone nel parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento la XVII edizione del Festival del Cinema Archeologico ad Agrigento, in collaborazione con la Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto: tre serate con sei film e un incontro sui patrimoni da tutelare in tempi di lockdown

La locandina della XVII edizione del Festival del cinema archeologico di Agrigento

Avete segnato le date in calendario del Festival del cinema archeologico? Il 15 luglio si comincia! Dal 15 al 17 luglio 2021 il Festival del Cinema Archeologico ad Agrigento, giunto alla XVII edizione, ritorna nella suggestiva location del Tempio di Giunone. L’importante rassegna, organizzata dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, è realizzata con la collaborazione della Rassegna Internazionale del Cinema archeologico di Rovereto, e propone quest’anno una tematica che, partendo dalla grandi civiltà del mondo, arriva fino in Italia nell’antica Roma, a Pompei e sulle orme di un archeologo a cavallo tra le Alpi e il mare siciliano. Ogni sera due proiezioni al Tempio di Giunone alle 21 e sabato 17 luglio 2021 uno speciale incontro per parlare di “Patrimoni da tutelare ai tempi del lockdown” alle 20. Come ogni anno a due delle proiezioni in programma verranno assegnati due premi, quello della giuria e quello per il film più gradito dal pubblico, che potrà votare con le schede apposite durante la partecipazione al Festival. L’ingresso va prenotato chiamando il Box Office Agrigento 092220500 o inviando una mail a cinemaarcheologico@gmail.com.

La location del Festival del Cinema archeologico di Agrigento presso il tempio di Giunone nella Valle dei Templi (foto parco valle dei templi)

I documentari provengono dall’Archivio cinematografico della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto. L’organizzazione del festival è del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, diretto da Roberto Sciarratta, col coordinamento scientifico a cura di Maria Concetta Parello. Selezione film e programma a cura di Barbara Maurina (Fondazione Museo Civico di Rovereto); presentazione a cura di Alessandra Cattoi e Maurizio Battisti (Fondazione Museo Civico di Rovereto). Coordinamento edizioni italiane e traduzioni a cura di Claudia Beretta (Fondazione Museo Civico di Rovereto). Edizioni video Sirio Film Trento.

Frame del film “Le peuple des Dunes – Il popolo delle dune” di David Geoffroy

Prima giornata giovedì 15 luglio, ore 21, dedicata alle Grandi civiltà. Apre il film “Le peuple des Dunes – Il popolo delle dune” di David Geoffroy (Francia, 2018, 52’). Su una spiaggia normanna è stata fatta una scoperta sorprendente: le ricerche portano alla luce le tracce di un popolo celtico che sembra diverso da quello del resto della Gallia. Tante sono le domande a cui si cerca una risposta nel film di David Geoffrey. Lottando contro l’inevitabile progressivo deterioramento delle labili testimonianze del passato, gli archeologi cercano di ricostruire la vita di un antico popolo normanno e i suoi stretti legami con il territorio dell’attuale Inghilterra.

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Frame del film “First civilizations: Cities – Prime civiltà: le città” di Robin Dashwood

Segue il film “First civilizations: Cities – Prime civiltà: le città” di Robin Dashwood (Regno Unito, 2018, 52’). Il Medioriente, sito dei primi villaggi e delle prime città del mondo, dalle colline della Turchia alle pianure dell’Iraq. Questi luoghi furono crogioli di invenzione e innovazione, che hanno messo il turbo al ritmo del progresso. La seconda proiezione ci porta alla scoperta della culla della civiltà.

Frame del film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti

Seconda giornata venerdì 16 luglio, ore 21, dedicata all’Archeologia italiana ieri e oggi. Apre il film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti (Italia, 2019, 67’). La proiezione ci porta alla scoperta di Paolo Orsi, uno dei principali protagonisti dell’archeologia italiana nel Mediterraneo a cavallo fra XIX e XX secolo. Attraverso un’intervista impossibile tra passato e presente, il film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” indaga il contesto in cui questa grande personalità di archeologo prese forma e ripercorre le principali tappe della sua straordinaria avventura di ricerche e scoperte fra le montagne del Trentino prima, nei territori della Sicilia e della Magna Grecia poi.

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Frame del film “Pecunia non olet – L’odore dei soldi nell’antica Pompei” di Nicola Barile

Segue il film “Pecunia non olet – L’odore dei soldi nell’antica Pompei” di Nicola Barile (Italia, 2018, 40’). Le attività produttive nell’antica Pompei generavano odori ormai perduti. Può il lavoro degli archeologi restituirci i profumi, gradevoli e sgradevoli, che i profumieri, i conciatori, i panettieri e i produttori di garum producevano ogni giorno? Il film di Nicola Barile è un viaggio nell’archeologia moderna e nelle strade di Pompei.

Federica Rinaldi e Roberta Sciarratta protagonisti del dialogo su “Patrimoni da tutelare ai tempi del lockdown”

Terza giornata sabato 17 luglio, ore 20, “Patrimoni da tutelare ai tempi del lockdown”: dialogo tra Federica Rinaldi, funzionario archeologo del Parco Archeologico del Colosseo e responsabile dell’Anfiteatro Flavio, e Roberto Sciarratta, direttore del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Presenta Maurizio Battisti, archeologo della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Non solo film al Festival del Cinema Archeologico. Prima delle due proiezioni finali, ci sarà un incontro con due ospiti d’eccezione per parlare delle difficoltà lavorative incontrate in questo ultimo anno e mezzo da chi i patrimoni archeologici italiani li vive ogni giorno.

Terza giornata sabato 17 luglio, ore 21, dedicata all’Antica Roma. Apre il film “Reopening Colosseum – Il Colosseo in Quarantena” di Luca Lancise e Davide Morabito (Italia, 2020, 51’). Nei grandi spazi del Colosseo, inaccessibile per l’emergenza Covid-19, una piccola grande famiglia di uomini e donne continua a prendersi cura di un gigante fragile, che per loro è una seconda casa. Insieme affrontano la sfida più difficile, costruire un nuovo modo di visitare uno dei monumenti più celebri al mondo, per riaprirlo al pubblico e garantire il suo futuro.

Chiude il festival il film “Mare Nostrum – Storie dal mare di Roma” di Guido Fuganti (Italia, 2020, 21’). Il thermopolium di Ostia Antica e la Fossa di Traiano furono dei posti chiave nel commercio trasmarino all’inizio del II secolo d.C. Questi luoghi ci consentono di scoprire le dinamiche che regolavano il commercio marittimo nel Mediterraneo e di conoscere tecniche costruttive, armamenti navali e infrastrutture portuali del mondo romano. Il film di Guido Fuganti è un racconto storico in cui personaggi e ambientazioni realistiche si alternano a ricostruzioni e animazioni tridimensionali.

“Tesori dalle collezioni: un esempio di pittura pompeiana… a Rovereto”: appuntamento on line con Barbara Maurina proposto dalla Fondazione museo civico di Rovereto

Esempi di pittura pompeiana conservati al museo civico di Scienza e Archeologia di Rovereto (foto fmcr)
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La locandina dell’incontro con Barbara Maurina per “Tesori dalle collezioni”

Lo sapevate che si possono vedere esempi di pittura pompeiana anche a Rovereto? Basta andare al museo di Scienza e archeologia per scoprire che tra i reperti ci sono anche reperti che ci possono illustrare la pittura pompeiana. Ma in questo periodo che il museo è chiuso per disposizioni anti-covid la risposta ce la dà la rubrica on line “Tesori dalle collezioni” proposta dalla Fondazione museo civico di Rovereto. L’appuntamento è domenica 21 marzo 2021 alle 11 sui canali social, YouTube e Facebook, del museo con “Un esempio di pittura pompeiana… a Rovereto”. La conservatrice per l’Archeologia della Fondazione museo civico di Rovereto, Barbara Maurina, ci porta alla scoperta della pittura murale romana attraverso gli splendidi affreschi conservati al museo: vedremo così come erano fatti gli intonaci e le decorazioni che li ricoprivano e come le mode pittoriche partendo da Roma si diffondessero contemporaneamente in tutto l’impero romano.

“Reopening Colosseum. Il Colosseo in quarantena”: evento clou della Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto. I protagonisti hanno spiegato quei tre mesi vissuti nel silenzio a curare il gigante fragile, e come è nato il progetto di narrare questa avventura unica. Poi le immagini hanno rapito il pubblico

Frame del film “Reopening Colosseum” di Luca Lancise e Davide Morabito, in anteprima nazionale alla rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

 

Il manifesto della 31.ma rassegna internazionale del cinema archeologico intitolata “L’Italia racconta”

Cinquanta minuti con gli occhi incollati al grande schermo, rapiti dalle immagini mozzafiato su uno dei monumenti più visitati al mondo, il Colosseo, coinvolti nelle storie e nelle problematiche degli “abitanti” dell’anfiteatro Flavio, archeologi, restauratori, operai, custodi e personale di servizio, che non lo hanno mai abbandonato neppure nel momento più difficile e nuovo della sua millenaria storia, il lockdown, quando da un giorno all’altro le quotidiane migliaia di visitatori affascinati dalle antiche pietre hanno lasciato il posto al silenzio, alla solitudine di quegli ambienti mai vissuta prima. Ecco questo e molto altro hanno vissuto i partecipanti all’evento di sabato 3 ottobre 2020 al teatro Zandonai di Rovereto, la presentazione in anteprima nazionale in presenza del film “Reopening Colosseum. Il Colosseo in quarantena” di Luca Lancise e Davide Morabito, momento clou della 31.ma Rassegna internazionale del Cinema Archeologico – Edizione speciale 2020 “L’Italia si racconta”. E a “raccontare” questi mesi unici, vissuti all’interno del Colosseo chiuso per emergenza coronavirus, sono stati gli stessi protagonisti, intervistati sul palco del teatro Zandonai da Barbara Maurina, conservatore archeologo della Fondazione Museo Civico di Rovereto.

Ha iniziato Federica Rinaldi, archeologa del Parco archeologico del Colosseo, nominata responsabile del Colosseo il 3 febbraio 2020, proprio un mese prima che scattasse il lockdown, che quindi ha vissuto in prima persona.  “Di certo non potevo pensare che di lì a un mese il monumento tra i più famosi al mondo avrebbe chiuso i cancelli per un periodo così lungo, ben 84 giorni. Il primo periodo ero travolta dalla novità della cosa e dalle migliaia e migliaia di turisti che ogni giorno affollano il Colosseo. Poi improvvisamente è calato il silenzio. All’inizio del lockdown siamo rimasti a casa, in smartworking. Ma il pensiero era sempre rivolto a questo “gigante fragile”, come viene definito nel film, e non lo abbiamo mai abbandonato. Ho avuto l’autorizzazione a potermi recare a lavorare al monumento durante la settimana, per non lasciare solo né lui né il personale di custodia che ovviamente non è mai mancato durante questi 84 giorni, e poter monitorarlo e osservarlo insieme agli operai della manutenzione. È stata sì una vicenda grossa, emotivamente molto coinvolgente, però posso dire che fin da subito è diventata un’opportunità perché questo silenzio, come si dice anche nel film, mi ha permesso di ascoltare quello che il Colosseo voleva dire a me e immagino anche ai miei colleghi. Sapevamo tutti che questa esperienza avrebbe cambiato completamente il modo di fruire lui, come tutti i musei, ma lui in particolar modo per la sua stessa storia, la sua stessa conformazione. E quindi da subito abbiamo pensato che pur essendo prioritaria la sicurezza bisognava anche garantire forse un nuovo racconto di questo monumento che in questi 84 giorni ci ha insegnato tantissimo. Nel film viene usata la parola “umiltà” perché con umiltà ci siamo posti davanti a lui, con umiltà abbiamo cercato di conoscerlo ancora di più di quello già pensavamo di conoscerlo, e con umiltà ci siamo posti di fronte a questa nuova avventura che è quella della riapertura che stiamo portando avanti con un nuovo tipo di pubblico che lo sta frequentando, lo sta conoscendo, e che credo lo sta amando di più. Quindi è stata una sfida ma una sfida che ha dato a me l’opportunità di fare un lavoro forse anche più meditato, un lavoro che ho condotto in questi tre mesi di chiusura pensando che l’obiettivo era la riapertura. Ovviamente non ero da sola, ma siamo un gruppo di colleghi, funzionari, particolarmente appassionati, guidati dal nostro direttore Alfonsina Russo. E tutti insieme: perché il Colosseo e il parco archeologico del Colosseo riaprissero e potessero aprirsi anche a una nuova dimensione di visita”.

È poi intervenuta Elisa Cella, archeologa del parco archeologico del Colosseo. “In questi mesi il Colosseo ci ha detto molto e ha parlato una lingua diversa. Il silenzio ha consentito a noi di ascoltare la voce del Colosseo in una maniera del tutto nuova. Abbiamo potuto soffermarci su quello che è conservato e nascosto sulle sue pareti. Abbiamo cominciato a leggere i segni lasciati anche in età moderna e contemporanea proprio con l’intento di restituirli al pubblico sia nell’immediato che ovviamente una volta riaperto il monumento. Perché non abbiamo mai dubitato che non si potesse arrivare alla riapertura, e arrivarci arricchiti, insieme. Siamo stati fortunati perché nel nostro gruppo di lavoro la malattia non è entrata. In qualche modo lavorare all’interno del Colosseo ci consentiva di ascoltare i suoni delle sirene delle ambulanze da lontano e di poterci concentrare sul lavoro. Un lavoro che ha visto la lettura stratigrafica del monumento andare avanti, arricchirsi, e nello stesso tempo pensare a come restituirlo al pubblico. Oggi se stiamo proponendo il sabato sera un percorso per negromanti e pastori, e che parla di un’eredità più dimenticata del Colosseo, proprio quella che degli anni è considerata dell’abbandono, è grazie a questa esperienza. È grazie a questo momento che ci siamo resi conto che siamo in un luogo in cui il presente diventa storia. E questo in qualche modo ci dicono quelle pareti in cui sono incisi i nomi dei primi visitatori. Un gesto che oggi è in realtà un danneggiamento al patrimonio, un reato, ma che in passato era un segno di estrema vicinanza con questi luoghi. Forse però quello che ci ha detto il Colosseo in quel momento in cui abbiamo avuto la fortuna di poter tornare a lavorare è stato quello di avere fiducia, e una lezione sulla storia: il fatto che comunque questo tempo sarebbe passato, che ci sarebbe stato un cambiamento che mai avremmo potuto vederlo, e che noi avevamo il dovere di trasmettere questa fiducia all’esterno. Perché noi, come tanti, abbiamo continuato a lavorare e prenderci cura di qualcosa di importantissimo, un simbolo. Quello che abbiamo cercato di fare anche durante quei momenti era, attraverso i nostri canali di comunicazione, i nostri social, trasmettere questa fiducia all’esterno, trasmettere la menzione di un tempo che passa anche nei peggiori dei momenti a più persone possibili”.

Barbara Nazzaro, architetto, direttore tecnico del Colosseo, ha invece illustrato le problematiche affrontate durante la quarantena. “All’inizio è stato veramente scioccante, e poi l’abbiamo presa come l’occasione per fare tutte quelle piccole cure di manutenzione che non riusciamo a fare perché la gente vuole vedere il Colosseo. È stata veramente una grandissima occasione per lavorare in maniera approfondita”.  

L’ultima parola, prima della proiezione, è andata a Davide Morabito, regista, che con Luca Lancise ha realizzato appunto il film “Reopening Colosseum. Il Colosseo in quarantena”. A lui il compito di spiegare come è nato questo progetto, che cosa ha fatto scattare l’interesse per il Colosseo, luogo archeologico per eccellenza, luogo della romanità per eccellenza. E cosa ha comportato fare le riprese in un’area archeologica così importante ma anche così delicata. “All’inizio, quando tutta l’Italia era sospesa, e c’era questo silenzio agghiacciante nelle strade, con Luca, col quale per mestiere raccontiamo delle storie, ci siamo detti: cerchiamo di raccontare qualcosa di quello che sta succedendo. Lui aveva già lavorato in un documentario sul Colosseo, e durante questa ricerca abbiamo riflettuto sul cosa c’era da capire su questo grande gigante in pietra, cosa stava succedendo in questa icona conosciuta in tutto il mondo. Un valore essenziale e la spinta è stata un po’ l’esperienza umana che abbiamo vissuto. Tutti noi abbiamo scoperto qualcosa, anche nelle nostre case, durante quel lockdown. Noi avevamo davanti delle persone che ci trattavano comunque con molta amicizia, e che – anche loro – si sono innamorate di questo progetto, di questo pezzo di storia che volevamo raccontare. E ci hanno accolto. Abbiamo visto come loro effettivamente si prendevano cura in un momento così di precarietà morale. È stato molto bello umanamente, e questo ci ha portato avanti inizialmente con poche sicurezze, un po’ come era la situazione di tutti, e poi man mano abbiamo continuato a seguire loro e abbiamo capito che raccontare la riapertura sarebbe stata un’esperienza emozionante e viverla insieme a loro”.

E finalmente la proiezione del film “Reopening Colosseum. Il Colosseo in Quarantena” di Luca Lancise e Davide Morabito (Italia, 2020, 51′). Produzione: DMPA e LANCILUC srls, in collaborazione con il Parco archeologico del Colosseo. Direttore del Parco archeologico del Colosseo: Alfonsina Russo. Consulenza scientifica: Federica Rinaldi ed Elisa Cella (Parco archeologico del Colosseo). Il documentario non solo ha seguito le giornate delle tre protagoniste intervenute a Rovereto, ma anche di altri personaggi: dal direttore Alfonsina Russo che considera il Colosseo come un figlio, al custode Salvatore di Maria che avrà l’onore di riaprire i cancelli del Colosseo proprio alla vigilia della pensione dopo quarant’anni di servizio; dalla restauratrice Angelica Puija che pulisce quasi accarezza le antiche pietre dalle ferite di visitatori maleducati, all’operaio capo della manutenzione Geovanni Zamora de la Cruz che conosce come i palmi delle sue mani orgoglioso di lavorare in una delle sette meraviglie del mondo. E poi ci si lascia rapire dalle immagini emozionanti dal drone a volo di uccello sfiora le antiche pietre, si alza in alto fin sopra le volte, spazia lo sguardo sui fori, l’Arco di Costantino, il colle Palatino, e poi in picchiata si butta fin dentro l’arena. Tensione, emozione, aspettative. Fino all’atteso giorno della riapertura: il 1° giugno 2020. Ad accogliere, tra gli applausi i primi visitatori ci sono tutti, dal direttore al custode, come una grande famiglia che apre le porte ai graditi ospiti.

Rovereto. Presentata la 31.ma Rassegna internazionale del Cinema archeologico “L’Italia si racconta: il patrimonio culturale al cinema”, un’edizione speciale che accanto alle tematiche archeologiche racconta la tutela del patrimonio culturale e ambientale, la scoperta di civiltà, le tradizioni, la conservazione della memoria popolare

Il manifesto della 31.ma rassegna internazionale del cinema archeologico intitolata “L’Italia racconta”

31.ma Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto: il conto alla rovescia è iniziato. E quella del 2020, da mercoledì 30 settembre a domenica 4 ottobre, sarà un’edizione speciale: “L’Italia si racconta: il patrimonio culturale al cinema”: 65 proiezioni, 20 nazioni rappresentate, 2 mattine per le scuole con proiezioni dedicate, 2 pomeriggi dedicati ai film in lingua originale, 1 nuova sezione di corti animati, 1 evento speciale con il film del Parco del Colosseo, 2 appuntamenti speciali, 1 premio del pubblico e 3 menzioni con giurie di esperti. Da una difficoltà, un’opportunità, sottolineano alla Fondazione museo civico Rovereto. “Le difficoltà organizzative imposte dalla pandemia in corso hanno obbligato tutti a ripensare e reinventare manifestazioni culturali anche molto consolidate nel tempo”. La riflessione degli organizzatori della Rassegna, dalla direttrice Alessandra Cattoi al presidente Giovanni Laezza all’archeologa del museo Barbara Maurina, si è spostata dunque sul contributo che il festival può dare in un’occasione come questa, per raccontare la ricchezza del patrimonio artistico e archeologico del nostro Paese, la sua bellezza, la sua storia anche minuta, e ha prodotto un’edizione speciale, fuori dalla tradizione, dal titolo “L’Italia si racconta. Il patrimonio culturale al cinema”. Le tematiche archeologiche rimangono al centro del concorso cinematografico, lasciando però spazio anche ad altri argomenti, più legati alla tutela del patrimonio culturale e ambientale, alla scoperta di civiltà, alle tradizioni, alla conservazione della memoria popolare. L’attenzione è puntata al racconto dell’Italia ma anche alle produzioni italiane nel mondo, con l’intento di riconoscere il valore e le qualità del lavoro di tanti registi, autori, ricercatori, produttori italiani, giovani e meno giovani, che sono anch’essi un patrimonio da preservare. Non mancano naturalmente le sezioni dedicate alle novità più recenti, la selezione delle migliori produzioni della cinematografia sul patrimonio archeologico e culturale dal resto del mondo, con una nuova proposta in lingua originale, e infine uno spazio interamente riservato agli specialissimi corti animati. La Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto è organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del Ministero ai Beni e alle Attività culturali e del Ministero degli Esteri.

National Geographic Italia media partner della Fondazione museo civico di Rovereto

La rivista Archeo media partner della Fondazione museo civico di Rovereto

Le collaborazioni. Si rinnova anche quest’anno la collaborazione con importantissimi partner, quali la prestigiosa rivista internazionale National Geographic, media partner della manifestazione. Altra testata nazionale che seguirà in modo particolare la rassegna, la rivista tematica Archeo. Collaborazioni anche con Apt di Rovereto e Vallagarina, il Festival Nuvolette di Impact Hub Trentino, Exquisita, Vivallis e altre realtà del territorio. “Il 2020 sarà ricordato a lungo come un anno molto complicato, drammatico, doloroso, pieno di incognite. Eppure, a volte è proprio da circostanze così particolari come quelle che tutti stiamo vivendo che le opportunità si presentano”, afferma Giovanni Laezza, presidente della Fondazione MCR. “Così, un po’ per calcolo e un po’ per fatalità, la Rassegna internazionale del Cinema archeologico nel 2020 ha imboccato una strada inconsueta, proponendo al pubblico un’edizione fuori dalla tradizione. Si è deciso infatti di raccontare la ricchezza del patrimonio artistico e archeologico, concentrando il punto di vista soprattutto sull’Italia, pur non trascurando il patrimonio mondiale”. E Alessandra Cattoi, direttore della Fondazione e della Rassegna: “Nel solco di un lungo percorso che ha portato il Festival ad affermarsi come appuntamento di riferimento non solo in Italia ma a livello internazionale. “L’Italia si racconta” ha l’ambizione di dedicare molta attenzione non solo al racconto del paese, ma anche alle produzioni italiane in tutto il mondo, con l’intento di riconoscere il valore e le qualità del lavoro di tanti registi, autori, ricercatori, produttori italiani, giovani e meno giovani. Il nostro patrimonio sono anche loro”.

I documentari 2020. Un record i film iscritti per la selezione, oltre 1250, da tutto il mondo per la prima scrematura, per arrivare poi, con una strettissima selezione, ai film in programma, che garantiscono un’elevata qualità della proposta cinematografica, con ampio spazio a mille voci diverse e anche a generi particolari. Sono tantissimi gli argomenti toccati dai nuovissimi film in palinsesto in questa Rassegna: 65 nuovi film provenienti da 20 nazioni diverse, molti in anteprima per l’italia e uno in anteprima mondiale. Il programma prevede una carrellata di film italiani che raccontano il patrimonio materiale e immateriale del nostro paese, oppure film prodotti o diretti da autori italiani. Le serate del venerdì e del sabato apriranno invece una finestra sulle migliori proposte documentaristiche a livello mondiale: full immersion nella storia, nell’arte, nell’archeologia, nelle culture, nelle tradizioni del passato che tornano presenti con immagini spettacolari e suggestive sul grande schermo, e con i racconti dei protagonisti. Nel programma si trovano anche film che scoprono popoli, tradizioni, genius loci anche con approcci diversi, come la musica, la storia familiare, gli antichi mestieri, la storia che si intreccia con l’attualità. Novità dell’edizione, una sezione speciale dedicata ai film in lingua originale, un’altra sezione ai cortometraggi d’animazione. L’edizione italiana di tutti i film stranieri è curata dalla Fondazione Museo Civico con Sirio Film di Trento. Il focus è sul patrimonio materiale e immateriale dell’Italia, tutto da scoprire attraverso i sensibili obiettivi dei registi, ma anche sul patrimonio mondiale. Non mancano film sulle origini dell’uomo e la preistoria, sull’Egitto e le civiltà fiorite nel Mediterraneo, Roma e il Medioevo, le civiltà africane o orientali, gli sforzi per preservare e ricostruire il patrimonio culturale perduto grazie alle nuove tecnologie. Ma c’è spazio per scoprire le tradizioni e i mestieri antichi che si tramandano di generazione in generazione, c’è spazio per modi nuovi per scoprire il patrimonio, nel paesaggio industriale, in bicicletta, nelle tappe dei concerti di una grande cantante come Tosca, nei viaggi in India di un Busker e in molto altro di curioso e affascinante.

Il teatro Zandonai di Rovereto ospita il programma principale della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Le giornate e i premi. Le prime due giornate del festival, mercoledì 30 e giovedì 1°, con le sezioni dedicate alle scuole e ai film in lingua originale, saranno ospitate nella sala Zeni del museo di Scienze e Archeologia (borgo S. Caterina, 41 Rovereto), mentre dal giovedì sera alla domenica il programma sarà ospitato nella splendida cornice del Teatro Zandonai (corso Bettini, 78 Rovereto), con il programma de “L’Italia si racconta”, le finestre sul mondo e la sezione dei corti animati. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Oltre al premio del pubblico, verranno attribuite la menzione speciale CinemA.Mo.Re., insieme a Trento Film Festival e Religion Today Filmfestival, la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani, e per la prima volta la menzione Nuvolette, attribuita dagli esperti del festival alla migliore tra le animazioni nella sezione dei corti animati. La premiazione avverrà con un piccolo evento all’aperto di fianco al teatro Zandonai domenica 4 ottobre 2020 alle 18.30.

Frame del film “Reopening Colosseum” di Luca Lancise e Davide Morabito, in anteprima nazionale alla rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Gli incontri. La Rassegna è molto più dei film. E anche in quest’annata particolare dove, per ragioni di sicurezza, non sono previsti aperitivi, conversazioni e tavole rotonde, rimangono tre momenti speciali, uno a teatro, il giovedì 1° ottobre alle 20.45, in collaborazione con Montura Editing, dal titolo “Bikethehistory”, con Alessandro De Bertolini. Una serata speciale con l’autore di un reportage di viaggio tra filmati e immagini straordinarie, con il racconto di un viaggiatore in sella alla sua bicicletta. Altro appuntamento la domenica pomeriggio, con la presentazione del documentario in prima nazionale “Project China”, con la presenza in sala dei registi Thomas Saglia e Elisabetta Giacchi. Il pomeriggio di sabato 3 ottobre 2020 ospiterà invece un appuntamento specialissimo, con la presentazione del nuovissimo documentario di stringente attualità realizzato da Luca Lancise e Davide Morabito in collaborazione con il parco archeologico del Colosseo dal titolo “Reopening Colosseum, Il Colosseo in Quarantena”, con la presenza dei responsabili del parco e dei registi.

Il castrum dell’area archeologica di Loppio sull’isola di Sant’Andrea (foto Fmcr)

Non solo festival. Oltre al programma cinematografico, pur seguendo tutte le prescrizioni per garantire la sicurezza e nonostante le limitazioni, sono diversi gli eventi collaterali all’aperto offerti dalla Rassegna. Sabato 3 ottobre 2020, alle 10, “A Rovereto sulle tracce di Paolo Orsi”, visita guidata nel centro storico attraverso i luoghi che raccontano il famoso archeologo roveretano in onore del quale la rassegna nasce. Sabato 3 e domenica 4 ottobre 2020, alle 11, “Visita al giardino segreto di Palazzo Betta Grillo”, a cura di associazione Quercus, Becoming X e Fondazione Museo Civico nell’ambito del Festival Nuvolette di Impact Hub Trentino. Una visita guidata con esperti del Museo alla scoperta della storia e della flora del giardino di Palazzo Betta Grillo. Due illustratori del Collettivo Becoming X racconteranno, in una sorta di comic reportage, la visita tra fiori e alberi del giardino monumentale ottocentesco. Domenica pomeriggio, “Alla scoperta del castrum”, visita al sito archeologico situato sull’isola di Sant’Andrea nell’alveo del lago di Loppio di Garda. Tutte le attività sono gratuite per i partecipanti al Festival, su prenotazione presso la segreteria del Festival. Gratuito per i partecipanti al Festival anche l’ingresso alla mostra “Ci vuole un fiore”, sia nella sede del museo di Scienze e Archeologia che nel museo della Città. La Rassegna è anche occasione di esperienze di conoscenza del territorio realizzate in collaborazione con APT Rovereto e Vallagarina: alle visite guidate in città sulle tracce di Paolo Orsi e alla scoperta del castrum sull’isola di Sant’Andrea presso il lago di Loppio possono essere abbinati menù tematici proposti dai ristoranti della valle, che porteranno in tavola colori e sapori dell’autunno. E per chi prenota queste esperienze online su visitrovereto.it o telefonando all’APT di Rovereto, la Fondazione Museo Civico riserverà un posto in prima fila per le proiezioni del Festival.