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Rovereto (Tn). Tavola rotonda in presenza e in streaming su “La Sicilia di Paolo Orsi. Diario degli scavi e riflessioni storiche e topografiche dell’archeologo roveretano nei volumi dei Taccuini pubblicati dall’Accademia nazionale dei Lincei” promossa dall’Accademia roveretana degli Agiati

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L’archeologo roveretano Paolo Orsi i cui Taccuini coprono un arco temporale di quasi mezzo secolo, dal 1888 al 1934 (foto agiati)

“La Sicilia di Paolo Orsi. Diario degli scavi e riflessioni storiche e topografiche dell’archeologo roveretano nei volumi dei Taccuini pubblicati dall’Accademia nazionale dei Lincei”. È il titolo della tavola rotonda promosso dall’Accademia roveretana degli Agiati venerdì 11 novembre 2022 alle 16, in presenza nella sala conferenze della Fondazione Caritro di Rovereto in piazza Rosmini 5 a Rovereto (TN), e in modalità webinar, registrandosi al link: https://us06web.zoom.us/…/reg…/WN__OInQkhTRMKBiKMQLdCQCQ (dopo la registrazione verrà inviato un link personale per accedere all’incontro). La partecipazione è libera e gratuita. L’incontro sarà registrato e successivamente pubblicato sul canale YouTube Accademia Roveretana degli Agiati.

rovereto_agiati_incontro-la-sicilia-di-paolo-orsi_locandinaI partecipanti alla Tavola rotonda ripercorreranno le vicende tormentate dei Taccuini che l’Accademia dei Lincei si è impegnata a pubblicare integralmente per restituire appieno i caratteri e il metodo di lavoro di chi ha contribuito in modo determinante alla moderna ricerca archeologica. Dopo i saluti delle autorità, Franco Nicolis (Ufficio Beni archeologici della Provincia di Trento) modera e introduce su “Nato per scavare: Paolo Orsi prima dei taccuini”. Quindi gli interventi: Paola Pelagatti (Accademia nazionale dei Lincei | Sezione Monumenti antichi) su “Perché è importante che i Taccuini di P. Orsi siano resi noti nella loro interezza? Vicende e prospettive”; Gioconda Lamagna (già direttore del museo Archeologico regionale “Paolo Orsi” di Siracusa) su “Il ruolo del museo “Paolo Orsi” dall’acquisizione dei Taccuini all’avvio della pubblicazione”; Giuseppina Monterosso (parco archeologico di Siracusa – museo Archeologico regionale “Paolo Orsi”) su “L’edizione dei primi due volumi dei Taccuini di Orsi”; Barbara Maurina (Fondazione Museo Civico di Rovereto) su “Appunti sulla vicenda della compravendita dei Taccuini Orsi”; Maurizio Battisti (Fondazione Museo Civico di Rovereto) su “L’archivio Paolo Orsi conservato al Museo Civico di Rovereto: l’epistolario e i primi taccuini”.

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L’archeologo roveretano Paolo Orsi (foto fmcr)

I 150 taccuini lasciati da Orsi coprono un arco temporale di quasi mezzo secolo, dal 1888 al 1934, quando si interrompono in coincidenza con il collocamento a riposo del loro autore. Essi comprendono relazioni di visite e sopralluoghi, ispezioni nel territorio soprattutto della Sicilia orientale e della Calabria, veri e propri giornali di scavo, note e riflessioni personali. Oggetto di interesse da parte di privati e varie istituzioni, finalmente nel 1964 furono acquisiti dallo Stato italiano e destinati al Museo di Siracusa, per tanti anni diretto dall’archeologo roveretano. La seconda parte del primo volume registra i primi contatti con l’ambiente siciliano, in particolare è descritto il primo approccio a Megara Hyblaea, che poi diventerà luogo straordinario di scavi e riflessioni storico-topografiche. Sono inoltre redatte molte schede epigrafiche del Museo di Siracusa. Questi volumi permettono di entrare nel ‘laboratorio’ di un grande archeologo, che ha innovato metodi e ricerche, aprendo il campo a quell’archeologia della Sicilia e della Magna Grecia che conoscerà poi sviluppi straordinari nei decenni successivi alla sua scomparsa. Paolo Orsi si rivela un pioniere di una ricerca che pone al centro la dimensione paesaggistica, il rapporto città-territorio, una documentazione capillare con particolare attenzione alla cultura materiale. Il tutto accompagnato dal prodigioso riordino topografico e cronologico del Museo di Siracusa.

Rovereto. Conto alla rovescia per la 33.ma edizione del RAM film festival – Rovereto Archeologia Memorie con un focus trasversale su “Sguardi al femminile”. Ecco una sintesi del ricco programma con 62 film in concorso, incontri con i protagonisti, mostre, visite guidate

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Tanto pubblico in platea al teatro Zandonai di Rovereto per le proiezioni del RAM film festival (foto fmcr)

rovereto_rassegna-RAM_locandina-2022Il conto alla rovescia è ufficialmente partito. Con la presentazione nel giardino di Palazzo Balista a Rovereto della 33.ma edizione il RAM film festival – Rovereto Archeologia Memorie, in programma dal 28 settembre al 2 ottobre 2022 al teatro Zandonai, è entrato nel vivo. Cinque giorni di eventi tutti a ingresso gratuito, e solo gli incontri sono a numero limitato su prenotazione. Con un focus particolare trasversale all’intenso e articolato programma: “Sguardi al femminile”. Ancora una volta saranno l’archeologia e il patrimonio culturale i protagonisti sul grande schermo. Come da tradizione il RAM sposta l’archeologia e la cultura dalle sale dei musei, dalle università, dalle accademie e accende i proiettori del cinema, per un’esperienza emotiva e collettiva molto diversa dalla fruizione più distratta della tv o del pc. Si parla di patrimonio culturale, di siti archeologici, di scoperte, con linguaggi che arrivano a tutti. In particolare attraverso il documentario, che sta vivendo un momento di grande vitalità: non è un caso la vittoria proprio di un documentario, alla mostra del Cinema di Venezia appena conclusa.  Tutti concetti ribaditi bene alla presentazione a Palazzo Balista, nuova sede di Cassa Rurale AltoGarda – Rovereto, da quest’anno nuovo main sponsor dell’iniziativa. Il festival è organizzato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il Comune di Rovereto e la Provincia autonoma di Trento, la Regione Trentino Alto Adige, la Comunità della Vallagarina, con il patrocinio del ministero della Cultura e del ministero degli Affari esteri. Media partner la rivista Archeo. Con il sostegno di Fondazione Caritro e Cassa Rurale AltoGarda – Rovereto. In collaborazione con Apt di Rovereto Vallagarina Monte Baldo, Fondazione Museo Storico del Trentino, Museo Storico Italiano della Guerra, Touring Club Italiano, Cartoon Club di Rimini, e ancora Alfio Ghezzi Bistrot, Circolo Operaio Santa Maria, Exquisita e Cantina Vivallis.

Il festival in cifre. 62 i film in concorso e 20 i paesi rappresentati, da tutti i continenti, selezionati da oltre 1350 iscrizioni. Spiccano le grandi produzioni internazionali, come Gedeòn Programmes, Bonne Piòche, ZDF e Rai Cultura, ma anche numerose produzioni indipendenti, giovani registe e registi. I film sono suddivisi in quattro sezioni: “Cinema Archeologico”, dedicata ai siti, ai reperti e alle ricerche archeologiche più importanti e attuali, “L’Italia si racconta”, sulle tradizioni e il patrimonio storico artistico italiano, “Sguardi dal Mondo”, su popoli e culture dal resto del mondo, e “Cultura animata”, una sezione speciale riservata ai corti d’animazione. Ogni sezione ha un premio assegnato da una giuria qualificata, formata da archeologi, scrittori, storici, registi e videomaker, coordinati dal comitato scientifico del festival formato dalla scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti, l’archeologa Barbara Maurina, l’antropologo Duccio Canestrini, il disegnatore e autore Andrea Artusi e il regista Emanuele Gerosa. Oltre ai film, 4 aperitivi, gli incontri al Bistrot e al Circolo, e 2 speciali presentazioni, i nuovissimi Archeobook brunch nella sala bar del teatro dove, oltre agli appuntamenti programmati, il pubblico potrà incontrare in modo informale registi e protagonisti del festival davanti a una tazza di caffè. Al Museo della Città inoltre, una mostra su Archeologia e fumetto in collaborazione con l’associazione Ora pro Comics di Piacenza, Festival del Fumetto Piacenza, l’associazione Archeologica Pandora e MAVT, il Museo archeologico della Val Tidone, e la Fumetteria di Rovereto.

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Micol Cossali, assessore alla Cultura, Creatività giovanile e Innovazione del Comune di Rovereto, alla presentazione della 33.ma edizione del RAM film festival (foto fmcr)

“Il linguaggio dell’immagine è sempre stato il più immediato e il più efficace per parlare alle persone. Lo sapevano bene gli antichi, che eressero statue e innalzarono monumenti per raccontare il proprio potere e prestigio ai loro contemporanei e per tramandarlo ai posteri”, interviene Micol Cossali, assessore alla Cultura, Creatività giovanile e Innovazione del Comune di Rovereto. “Un linguaggio che nel tempo si è evoluto e che ha fatto un balzo con l’invenzione del cinema un po’ più di un secolo fa, ma che mantiene inalterata la sua potenza simbolica e la sua immediatezza espressiva. Il festival RAM ha il merito di creare un dialogo fertile tra presente e passato, raccontando l’antico con i mezzi più moderni e indagando, con lo sguardo del presente, temi che appartengono alle società sin dalle loro prime forme di organizzazione. Il focus di quest’anno, Sguardi al femminile, riafferma, ancora una volta, la ricchezza di questo inesauribile confronto con il passato, specchio delle mutate sensibilità del presente. Un focus che propone da una parte la riscoperta del ruolo delle donne nella storia e di come le diverse culture abbiano interpretato i rapporti tra i generi, dall’altra la valorizzazione del lavoro di registe, archeologhe, scrittrici attraverso una selezione delle loro opere”.

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Giovanni Laezza, presidente della Fondazione museo civico di Rovereto, alla presentazione della 33.ma edizione del RAM film festival (foto fmcr)

“Il RAM, Rovereto Archeologia Memorie, giunge alla trentatreesima edizione, in realtà la seconda nella nuova veste di vero e proprio festival. Cosa vuole essere per noi il format festival? Non più solo una pur preziosa rassegna di documentari, ma uno spazio di coinvolgimento attivo della nostra comunità, dove si approfondiscono interessi ma si innescano anche relazioni, dove fioriscono progetti”, sottolinea Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto. “Anche quest’anno, nella nostra città abbiamo l’orgoglio di riuscire a portare a inizio autunno un palinsesto ricco di documentari e documenti eccezionali, da ogni continente, da ben 20 nazioni diverse, opere nuovissime, spesso inedite con la loro “prima” a Rovereto, ma non solo. In programma vi sono anche incontri, aperitivi, visite e presentazioni con personalità di spicco della cultura e della scena italiana e internazionale. Tutte occasioni per scoprire popoli e culture diverse, ma anche il lavoro di chi, con passione e spesso grandi difficoltà dovute a situazioni storiche e politiche, tutela e valorizza il patrimonio culturale mondiale, quello che crea la nostra identità di esseri umani. Il festival regala momenti di emozione, di condivisione, crea legami sia in modo verticale, tra il nostro passato e il nostro presente, che riusciamo a meglio comprendere, che orizzontale, nel nostro tempo, tra persone e istituzioni che ne vengono coinvolti, registi, produttori, autori, archeologi e storici, che lavorano insieme per divulgare la cultura”.

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Alessandra Cattoi, direttrice della Fondazione museo civico di Rovereto, alla presentazione della 33.ma edizione del RAM film festival (foto fmcr)

Sguardi al femminile è il focus scelto dal RAM film festival edizione 2022. Un tema di attualità e di grande rilevanza non solo in ambito sociale ma anche nel cinema, nella ricerca storica, nell’archeologia”, ribadisce Alessandra Cattoi, direttrice del RAM film festival e della Fondazione Museo Civico di Rovereto. “Che esista effettivamente uno sguardo al femminile nell’approccio al documentario, per esempio, con la scelta di storie e di un registro visivo con caratteristiche proprie, è un pensiero condiviso ma non unanime. Che il punto di vista sul mondo da parte delle donne sia stato per secoli ignorato, nascosto e avversato è invece un fatto certo. Proprio per questo pensiamo valga la pena riflettere su questi sguardi, così particolari, se essi siano il frutto di un’attitudine, di un modo del tutto peculiare di osservare il mondo e di raccontarlo, oppure se siano sguardi influenzati dalla volontà, che sovente si fa necessità, di colmare le assenze, di ridare voce a chi non l’ha avuta, di restituire un ruolo sovente sottratto. Al festival di Rovereto se ne parlerà assieme a registe, archeologhe, storiche e scrittrici anche di paesi del mondo dove per una donna è ancora molto difficile, se non impossibile, fare sentire la propria voce. I punti di partenza sono sempre il cinema e l’archeologia, pilastri fondanti del festival, che hanno ispirato la nostra riflessione sulle donne nell’antichità, fin dalla preistoria, su quanto le ricostruzioni storiche e archeologiche, fortemente influenzate dalla cultura moderna, abbiano interpretato la presenza femminile secondo schemi e ruoli che oggi vengono messi in discussione. Lontano dall’idea di voler creare nuove certezze, siamo contenti di proporre anche quest’anno suggestioni e stimoli, con il desiderio di condividere con il pubblico e con la città cinque giornate di proiezioni, di incontri, di visite e dare tutti insieme un contributo di pensiero e di partecipazione attiva alla vita culturale del nostro tempo”.

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La regista afgana Sahraa Karini ospite del RAM film festival (foto fmcr)

Un focus tutto “al femminile”. Il RAM ha scelto per il 2022 un focus dal titolo Sguardi al femminile. Ci saranno esempi di studiose che hanno lasciato un segno importante nelle discipline scientifiche, quando hanno avuto la possibilità di affermarsi. Storie di donne che si adoperano per il benessere della comunità in cui vivono, cercando nel contempo di salvaguardare la propria identità. E ci sarà la possibilità di dialogare con ospiti femminili, che racconteranno di persona le proprie esperienze umane e professionali. Nella consapevolezza che aprire uno “sguardo al femminile” sul mondo possa essere un passo verso l’inclusività a tutti i livelli. Diversi i film del focus in programma: “Lady sapiens” documentario francese del 2021 è uno di questi, insieme a un film tedesco “L’enigma delle ossa: rivoluzione di genere”. In entrambi le più recenti scoperte dimostrano come la donna preistorica fosse anche cacciatrice e guerriera. Di Rai Storia due produzioni dedicate rispettivamente alle “Donne di Augusto” e a

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Il busto di Nefertiti conservato a Berlino: frame del film di RAI Storia “Cronache di donne leggendarie: Nefertiti”

“Hatshepsut e Nefertiti: l’Egitto delle regine”. Sempre sul tema, alcuni film che mostrano aspetti poco conosciuti di un panorama al femminile come l’indiano “The knitting circle”, Il circolo del lavoro a maglia, che ha saputo trasformare una abilità tradizionale in attività imprenditoriale, ma anche molti film scelti tra gli altri per lo sguardo particolare di giovani registe. Oltre ai film poi, saranno dedicati al focus due spazi di approfondimento. Il primo venerdì 30 settembre 2022, alle 17.30, dal titolo “Donne che minacciano il potere” con Mariarosaria Barbera, notissima archeologa e scrittrice, e il secondo il sabato 1° ottobre 2022 con Sahraa Karimi, regista afghana, che parlerà della sua esperienza di documentarista e di donna in una terra martoriata dai cambiamenti e dalla guerra. Sempre al focus è dedicata la serata di sabato 1° ottobre 2022, con Serena Dandini, che racconterà le storie di “Donne Valorose” che hanno cambiato la storia, la scienza, la filosofia ma sono rimaste sempre nell’ombra, protagoniste straordinarie per forza e valore eppure invisibili ai più. Domenica 2 ottobre 2022, Archeobook brunch dal titolo “L’uomo primitivo era anche una donna” con l’archeologa Enza Elena Spinapolice.

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Frame del film “Power of Rome” di Giovanni Troilo con Edoardo Leo

Tra storia e fiction. Venerdì 30 settembre 2022, alla sera, in esclusiva sul grande schermo, “Power of Rome”, una grande produzione ideata per il compleanno di Roma nel 2022 e interpretata da Edoardo Leo, in cui si intrecciano fiction e documentario. A presentare il film il regista Giovanni Troilo e gli autori Luca Lancise e Donato Dallavalle.

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Maurizio Zulian e Graziano Tavan alla presentazione del loro libro nella sala conferenze della Cantina Vivallis di Nogaredo (Tn)

Incontri e visite guidate. Oltre al film e ai numerosi incontri, il RAM film Festival propone una serie di visite e appuntamenti originali, uno fra tutti la rievocazione storica tra Goti e Longobardi il sabato 1° ottobre 2022, alle 14, all’Isola di Sant’Andrea a Loppio. Domenica 2 ottobre 2022, al pomeriggio, presentazione del volume di Maurizio Zulian e Graziano Tavan “Nella terra di Pakhet, Carnet de voyage nelle province centrali dell’Alto Egitto. Appunti di trent’anni di esplorazioni” (Marsilio 2022), alla scoperta di un Egitto lontano dai percorsi turistici.

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Frame del film “Time of the giants” di Pascal Cuissot

Spazio al cinema. Oltre al focus “Sguardi l femminile”, tra i filoni dei film dell’edizione 2022, alcuni spettacolari film a carattere paleontologico e geologico, come il francese “The time of the giants” (L’era dei giganti), che combinando le immagini 3D con le evidenze paleontologiche più recenti, mostra con immagini inedite strategie di crescita e sopravvivenza dei dinosauri. Altrettanto spettacolare il film “Gift of the glaciers”, il dono dei ghiacciai, documentario tedesco che mostra come l’Europa sia stata letteralmente forgiata dallo scioglimento dei ghiacciai. Il breve documentario “Fossils in London” invece, racconta come anche in una città come Londra, ci si possa imbattere anche oggi in un numero sorprendente di ritrovamenti fossili. Uno degli altri filoni classici del festival è quello della tutela e della conservazione del patrimonio, che taglia un po’ trasversalmente tutti i documentari. Molto interessante il recentissimo (2022) “Jurassic Cash”, che racconta delle grandi aste dedicate ai reperti paleontologici come Big John, lo scheletro di triceratopo più grande del mondo, venduto a un privato nell’ottobre 2021 per 5,5 milioni di euro. Un’acquisizione impossibile per un ente culturale pubblico, e che solleva quesiti morali se sia o meno lecita una tale spoliazione del patrimonio universale, sottratto di fatto alla scienza e alla fruizione pubblica.

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Frame del film “The survivor Hagia Sofia” di Tevfik Hos

Di grande interesse anche il turco “The survivor Hagia Sofia” (Santa Sofia, la sopravvissuta), sulla storica Moschea di Santa Sofia, che è riuscita a sopravvivere nonostante molti grandi terremoti nel corso della sua esistenza, rivelando informazioni e segreti interessanti sull’architettura e la costruzione dell’edificio. Non mancano le produzioni trentine o dedicate al patrimonio trentino. “La frequentazione dell’orso” di Federico Betta affronta il rapporto uomo/orso, tema di grande attualità che coinvolge tutta la comunità trentina, attraverso un’apprezzabile varietà di punti di vista, attraverso i quali si approfondisce la relazione tra uomo-natura, e non soltanto le vicende di cronaca legate alla presenza del grande plantigrado sul territorio. Ogni filmato è una piccola e nuovissima chicca scelta tra centinaia di proposte, che presenta al pubblico un aspetto particolare di popoli, culture, tradizioni diverse, come “The Fall of the Maya Kings”, la caduta dei re Maya, film canadese del 2022 con le più recenti ipotesi sulle ragioni del collasso del grande impero del sudamerica, o “Mamody, the last baobab digger” (2022), Mamody, l’ultimo intagliatore di baobab di Cyrille Cornu, sugli abitanti del piccolo villaggio di Ampotaka nel Madagascar e la loro soluzione per immagazzinare l’acqua, oppure l’iraniano “Saffron Base Lifestyle”, Una vita basata sullo zafferano, di Parisa Bajelan, che tra l’altro è parte attiva di un progetto transnazionale Trentino: la Comunità Slow food dei produttori e co-produttori dello zafferano di Qa’en, o ancora “Felting” (2022), la lavorazione del feltro, sempre dall’Iran che illustra con splendide immagini l’arte dell’infeltrimento tradizionale della lana che sta gradualmente svanendo. Ogni documentario rivela un mondo tutto da scoprire.

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Il regista Alberto Castellani al Museo Guimet di Parigi per le riprese del film “Afghanistan” (foto media venice)

In conclusione del festival un film in anteprima assoluta, fuori concorso, di Alberto Castellani, girato non senza difficoltà dato il momento storico, dal titolo “Afghanistan: tracce di un cultura sfregiata”.

rovereto_rassegna-RAM_aperitico-al-circolo_la-legge-della-spada_locandina_foto-fmcrTutti gli incontri. Il RAM film festival 2022 ha in programma una serie di incontri speciali. Quattro sono gli aperitivi con i protagonisti, tre Incontri al Bistrot di Alfio Ghezzi e uno al Circolo operaio di Santa Maria, uno dei più antichi quartieri cittadini. Al Bistrot dello Chef stellato, oltre agli incontri con Sahraa Karimi e Mariarosaria Barbera legati al tema del focus “Sguardi al femminile”, il 28 settembre 2022 l’aperitivo sarà dedicato al “Patrimonio in ostaggio”, cioè al tema del furto e del mercato nero di opere d’arte e beni culturali, il terzo in termini di volume d’affari dopo armi e droga, in compagnia di Giuseppe Guastella, cronista di cronaca giudiziaria del Corriere della Sera, e il maggiore Lorenzo Pella, comandante del nucleo dei carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Udine, che ha condotto negli ultimi anni numerose indagini che hanno portato al recupero di moltissimi beni storico-artistici. Giovedì 29 settembre 2022, il quartiere di Santa Maria ospiterà nel suo circolo operaio un “Aperitivo al Circolo” dal titolo “La legge della spada” con Andrea Rossini, esperto di scherma storica che ha aperto la prima sala in cui praticare la disciplina e in particolare la tradizione italiana medievale e rinascimentale, alla scoperta di un’epoca, il Medioevo, in cui la giustizia e l’onore si difendevano con la spada piuttosto che in tribunale.

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Frame del film “Nobody/Nessuno” di Mia Incantalupo

La cultura animata. Capitolo a parte del festival, le animazioni. Ogni anno sorprende la qualità della proposta e la creatività da parte delle animatrici e degli animatori. Sono una ventina le opere selezionate, tutte con spunti interessanti che riescono spesso a intrecciare i temi culturali con quelli sociali, come lo statunitense “Nobody” (Nessuno), di Mia Incantalupo, del 2022, una rivisitazione dell’Odissea dal punto di vista del Ciclope, che fa riflettere su diversità e discriminazione, o come anche l’indiano “Dyia” che parte da un festival tradizionale indiano per parlare di inclusione, o ancora il brevissimo “Humanity”, un’ironica sintesi sulla natura, non proprio amabile, dell’essere umano.

rovereto_rassegna-RAM_masterclass-per-insegnanti_locandinaLa formazione e il festival diffuso. Al festival non mancano momenti dedicati all’educazione, sia rispetto ai temi della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale sia della cultura all’immagine, che valorizza il cinema stesso come prezioso documento e patrimonio. Tre sono le mattine dedicate alle scuole con un programma apposito, che vedranno i ragazzi protagonisti anche grazie al risultato di progetti educational in collaborazione con il Festival. Mercoledì 28 settembre 2022 si terrà un corso di formazione per giornalisti in collaborazione con l’Ordine del Trentino Alto Adige con il giornalista Giuseppe Guastella e il maggiore Lorenzo Pella sul Patrimonio in ostaggio, e giovedì 29 settembre 2022 un corso di formazione per insegnanti dal titolo “Appunti di storia e analisi del cinema documentario – Incontro di introduzione al linguaggio dell’audiovisivo” con Emanuele Vernillo, tutor didattico della ZeLIG – Scuola di documentario di Bolzano, oltre a un corso organizzato dalla Trentino Film Commission e riservato ai videomaker. Sul territorio saranno inoltre disponibili attività e visite guidate a siti come il castrum dell’Isola di Sant’Andrea sul Lago di Loppio, e tante iniziative in collaborazione con APT.

Rovereto. Per il ciclo “Storie e storia 2022” webinar di presentazione del libro di Simona Troilo “Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940)” sulle grandi campagne archeologiche nel Mediterraneo tra Otto e Novecento legate all’espansionismo coloniale europeo

rovereto_pietre-d-oltremare_presentazione-libro_locandinaLe grandi campagne archeologiche nel Mediterraneo tra Otto e Novecento furono operazioni politiche e culturali strettamente legate all’espansionismo coloniale europeo. Se ne parla mercoledì 4 maggio 2022, alle 17.30, per il ciclo di incontri online “Storie e storia 2022”, promosso dal Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto e dall’Accademia Roveretana degli Agiati, nel webinar di presentazione del libro “Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940)” di Simona Troilo (Editori Laterza). Con l’autrice intervengono Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto e Francesco Frizzera del Museo Storico Italiano della Guerra. Per seguire il webinar andare sulla pagina Facebook del Museo Storico Italiano della Guerra e accedere al link. L’iniziativa è realizzata con il sostegno di Provincia autonoma di Trento, Comune di Rovereto, Fondazione Caritro.

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Copertina del libro “Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940)” di Simona Troilo

Pietre d’oltremare. Scavare, conservare, immaginare l’Impero (1899-1940). Tra Ottocento e Novecento molti paesi europei si lanciarono in grandi campagne archeologiche nei paesi del Mediterraneo, alimentando le collezioni di prestigiosissimi musei a Londra, Parigi e Berlino. Tali operazioni politiche e culturali servivano a giustificare l’espansionismo coloniale attraverso l’appropriazione e l’uso simbolico dei materiali della storia. Anche in Italia l’archeologia ha svolto un ruolo di primo piano, e mai prima esplorato, nella costruzione di un’alterità barbara, inferiore e subalterna, incapace di aver cura del passato. Un ruolo tanto più rilevante in quanto, nello stato liberale prima che nella propaganda fascista, l’archeologia proiettò l’immagine dell’Impero moderno sulle fondamenta di quello romano. Partendo dall’istituzione della Missione archeologica italiana a Creta (1899), passando per il ‘discorso dell’antico’ nella guerra italo-turca (1911-1912) e la nascita degli organismi di tutela nelle colonie di Libia e del Dodecaneso, il libro ricostruisce questa stagione attraverso il vissuto dei protagonisti (archeologi e “scavatori” reclutati localmente) e getta luce sulle reazioni locali all’‘espropriazione’. Ampio spazio viene dedicato al fascismo, mostrando la centralità dei nuovi siti libici (Cirene, Sabratha e Leptis Magna) nelle politiche del consenso del regime.

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Simona Troilo (università dell’Aquila)

Simona Troilo insegna Storia contemporanea all’università dell’Aquila. È autrice di “La patria e la memoria. Tutela e patrimonio culturale nell’Italia unita” (Electa Mondadori 2005) e di numerosi saggi sull’uso identitario dei materiali della storia in chiave nazionalista e imperialista.

Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese”: ultima visita guidata al museo della Città di Rovereto per il quarto episodio della mostra “Sette storie per un Museo” per i 170 anni del Museo civico: un capitello cretese dalla storia straordinaria, due grandi archeologi e un podcast

Barbara Maurina davanti al capitello cretese in una visita guidata al museo della Città di Rovereto (foto fmcr)

Lo si può vedere in una vetrina del Museo della Città di Rovereto: è un capitello decorativo cretese, finemente scolpito con foglie d’Acanto spinoso, in marmo proconnesio (una varietà proveniente dall’Isola di Proconneso nel Mar di Marmara). Ma cosa ci fa un capitello cretese al Museo della Città di Rovereto? Ne parlerà di sicuro Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto domenica 24 ottobre 2021 alle 16.30, nell’ultima visita guidata a Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese”, quarto appuntamento di “Sette storie per un Museo”, la mostra a tappe dedicata ai 170 anni del Museo cittadino, nel quale sono protagonisti due grandi archeologi roveretani, Federico Halbherr e Paolo Orsi, che, pur avendo svolto gran parte della loro attività al di fuori della regione, questi grandi uomini non dimenticarono mai la loro terra natale, che conserva e valorizza documenti e reperti straordinari da loro donati o a loro legati.

Il capitello cretese esposto in una vetrina del museo della Città di Rovereto (foto fmcr)

Il capitello cretese di una lesena è legato proprio ai due archeologi roveretani di fama mondiale, ma anche grandi amici, Paolo Orsi e Federico Halbherr, in onore del quale arriva in dono il capitello, dagli scavi della stele di Gortyna, l’eccezionale scoperta di Halbherr a Creta. Alla morte di Halbherr, come si evince dallo studio sull’inedito epistolario di Paolo Orsi, a cura di Barbara Maurina e Maurizio Battisti, fu proprio Orsi che si adoperò presso le autorità greche perché il monumento funebre di Halbherr fosse impreziosito con un reperto originale da Creta. In realtà Orsi avrebbe chiesto una statua, ma le autorità greche optarono per un capitello che, comunque, non finì mai a far parte del monumento funebre di Halbherr e approdò grazie a Orsi a Rovereto, dove ora fa parte delle collezioni della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Di questo e molto altro parla il nuovo episodio del podcast “Paolo Orsi, Federico Halbherr e un “capitello cretese” narrato dall’attore Nicola Sordo, con le voci degli archeologi Barbara Maurina, responsabile della sezione Archeologia del Museo e Maurizio Battisti, che da tempo studia l’epistolario Orsi. Il podcast si potrà ascoltare sulle principali piattaforme come Spreaker, Spotify, Google Podcasts, Apple Podcasts, Podcast Addict, oppure dal sito web del museo.

“Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee”: a Rovereto una giornata di studi con i massimi esperti sulle orme del grande archeologo dal Trentino alla Magna Grecia, in Calabria e Sicilia. Convegno in presenza al museo civico (con Green Pass) e on line

L’archeologo roveretano Paolo Orsi “protagonista” della giornata di studi al museo civico di Rovereto
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Locandina de “I venerdì dell’archeologia” 2021 a Rovereto

Da Rovereto alla Magna Grecia, in Calabria e Sicilia, sulle orme di Paolo Orsi. Rovereto dedica una giornata di studi per scoprire il grande archeologo roveretano Paolo Orsi, un convegno aperto al pubblico insieme ai massimi esperti da tutta Italia. Appuntamento venerdì 22 ottobre 2021, dalle 9 alle 18.30, in sala convegni F. Zeni del museo di Scienze e Archeologia in Borgo Santa Caterina 41 a Rovereto, con “Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee”, giornata di studi per il ciclo di incontri “I venerdì dell’archeologia” a cura di Barbara Maurina della Fondazione Museo Civico di Rovereto. La partecipazione al convegno è libera e gratuita, senza prenotazione. Green Pass obbligatorio. L’attività è riconosciuta ai fini dell’aggiornamento degli insegnanti. La partecipazione vale inoltre come credito formativo per studenti della scuola secondaria di secondo grado. Sarà possibile anche seguire l’evento in diretta online sul canale YouTube della Fondazione MCR. 

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L’archeologo roveretano Paolo Orsi (foto fmcr)

L’archeologo Paolo Orsi è uno dei personaggi della cultura roveretana più grandi e forse meno celebrati in terra trentina. Dopo gli studi a Vienna, Padova e Roma e gli anni giovanili in cui ha scavato siti preistorici nella terra d’origine, la Busa dell’Adamo sopra a Lizzana o il Colombo di Mori, ha svolto praticamente tutta la sua entusiasmante carriera fatta di studi e di scoperte eccezionali nelle regioni della Magna Grecia, in Calabria e in Sicilia dove è stato Soprintendente ai beni archeologici, regioni che ha battuto palmo a palmo con un metodo innovativo che gli derivava anche dalla sua antica passione per le passeggiate e le esplorazioni sul territorio (era socio della SAT), e che è diventato un’ispirazione per i futuri archeologi di tutto il mondo.  

L’archeologo Paolo Orsi raccoglie appunti seduto su un capitello del tempio di Apollo Aleo, appena scoperto a Punta Alice nel Crotonese (foto fmcr)
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La sede del museo civico di Rovereto – museo di Scienze e Archeologia (foto fmcr)

Organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto a cura di Barbara Maurina, conservatrice della sezione di archeologia del Museo, la giornata di studi pone il focus su alcuni aspetti inediti o poco esplorati del suo lavoro sul campo, dei suoi metodi di ricerca, delle sue idee e dell’eredità che il suo lavoro rappresenta per noi oggi. Durante il convegno Barbara Maurina e Maurizio Battisti, archeologi del Museo, illustreranno le scoperte e le novità emerse dallo studio delle lettere di Paolo Orsi, ben 7843 documenti, acquisiti dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto nel 2013 e ora inventariati, schedati e liberamente consultabili online, lavoro condotto con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Saranno presenti a Rovereto per esplorare queste tematiche i principali studiosi italiani di Paolo Orsi in rappresentanza delle Istituzioni che hanno conosciuto maggiormente da vicino il lavoro dell’archeologo roveretano. Tra questi Franco Nicolis e Franco Marzatico della soprintendenza per i Beni culturali – Provincia Autonoma di Trento. Per la Sicilia, Anita Crispino e Giuseppina Monterosso del parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai, e Maria Concetta Parello del parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Concludono la giornata gli interventi di Carmelo Malacrino del museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria e Maurizio Paoletti dell’università della Calabria.

Locandina della giornata di studi “Paolo Orsi, archeologo e uomo: la corrispondenza, gli archivi, le idee” a Rovereto

Il programma. Alle 9, saluti istituzionali e apertura dei lavori; 10, Franco Marzatico (soprintendenza per i Beni Culturali Provincia autonoma di Trento), su “Paolo Orsi e le radici identitarie”; 10.30, Franco Nicolis (soprintendenza Provincia di Trento) su “Nato per scavare: Paolo Orsi e le ricerche giovanili in Trentino”; 11.15, Barbara Maurina e Maurizio Battisti (Fondazione Museo Civico di Rovereto) su “Pagine inedite di storia. l’epistolario orsi della Fondazione Museo Civico Di Rovereto”; 12, discussione; 12.30, pausa pranzo; 14.30, Annaluisa Pedrotti (università di Trento) su “Il “neolitico” di Paolo Orsi”; 15, Anita Crispino (parco archeologico e paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai) su “Dal naufragio della mia corrispondenza”: l’epistolario di Paolo Orsi conservato al museo di Siracusa e il suo riordino”; 15.30, Giuseppina Monterosso (parco archeologico di Siracusa) su “Paolo Orsi e la “Repubblica Di Catania”; 16, Maria Concetta Parello (parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento) su “L’archeologia a Girgenti negli anni di Paolo Orsi”; 17, Maurizio Paoletti (università della Calabria) su “Paolo Orsi e la Calabria: tra ricerca e tutela”; 17.30, Carmelo Malacrino (museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria) su “Scavi e scoperte a Reggio Calabria nei taccuini di Paolo Orsi”; 18, discussione e chiusura dei lavori. Al termine del convegno, per chi lo desidera, è prevista una breve visita alla Sala Paolo Orsi con l’artista Osvaldo Maffei.

Isera (Tn). Al via il ciclo di conferenze “Passati remoti” promosso dall’associazione Lagarina di Storia Antica. Tre giovedì con l’archeologia: dalla Rovereto preistorica al ricordo del fondatore Rigotti nel trentennale del sodalizio passando per la misteriosa gigantesca nave incisa sulle rocce della frana di Lavini (la ruina dantesca)

Locandina del ciclo di conferenze “Passati remoti” promosso a Isera (Tn) dall’associazione Lagarina di Storia Antica

Si intitola “Passati remoti”. È il ciclo di incontri a tema archeologico, promosso nel Comune di Isera, sopra Rovereto (Tn), in Vallagarina, dall’associazione Lagarina di Storia Antica. Nato nel 2014, è ora giunto alla settima edizione, con tre appuntamenti per l 2021, sempre di giovedì, sempre alle 20.45, nella sala della Cooperazione: 23 e 30 settembre, e 7 ottobre. Ingresso con Green Pass solo su prenotazione. Info e prenotazioni: ass.lagarina.storia@gmail.com, tel. 0464423371 (il venerdì, 15-18). “Per sette anni non abbiamo mai avuto problemi a trovare argomenti e relatori nell’ambito dell’archeologia di questo tratto della valle dell’Adige”, spiega il presidente Maurizio Battisti. “Le nostre conferenze hanno sempre un alto valore scientifico e valgono anche come aggiornamento per gli insegnanti”.

L’area archeologica della villa romana di Isera (foto di Maura Medri da “La villa romana di Isera”, De Vos M. e Maurina B., 2011)

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Modello assonometrico della villa romana di Isera (Tn) (foto fmcr)


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Sezione N-S di un’ala della villa romana di Isera (foto di Maura Medri da “La villa romana di Isera”, De Vos M. e Maurina B., 2011)

L’associazione Lagarina di Storia Antica è stata fondata nel 1990 da Adriano Rigotti, uno studioso di storia locale autodidatta legato a numerosi appassionati di archeologia fin dagli anni ’60. L’associazione nasce in seguito agli scavi condotti presso la Villa Romana di Isera, attualmente in fase di ristrutturazione, e quindi non visibile al pubblico, che sorge a pochi metri dalla sede dell’associazione. “Ci occupiamo essenzialmente di divulgazione storico-archeologica”, continua Battisti, “mirata soprattutto all’ambito geografico ristretto della Vallagarina e zone limitrofe (basso Trentino). Ma stimoliamo e incentiviamo anche la ricerca mettendo a disposizione la nostra ricchissima biblioteca di settore presso la nostra sede e bandendo ogni due anni un premio in denaro per neolaureati dedicato proprio ad Adriano Rigotti. L’anno scorso avremmo voluto festeggiare il nostro trentennale ma non ci siamo riusciti e per la prima volta abbiamo dovuto rimandare tutte le nostre iniziative. Quest’anno ci riproviamo. Oltre al ciclo di conferenze organizziamo anche cicli di proiezione di documentari archeologici, passeggiate fra storia e natura sul territorio e collaboriamo occasionalmente con altre associazioni alla realizzazione di eventi a sfondo storico/culturale”.

Veduta di Dosso Alto di Borgo Sacco lungo il fiume Adige (foto ass. lagarina)
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Reperti ritrovati nel sito archeologico di Dosso Alto (Isera) di quattromila anni fa (foto ass. lagarina)

Giovedì 23 settembre 2021: “Dosso alto di Borgo Sacco. Un insediamento millenario sulle sponde del fiume Adige” con Virginia Trinco, che si è laureata con tesi proprio su questo sito archeologico molto importante grazie al quale riusciamo a scorgere uno spaccato di vita della “Rovereto preistorica”. Quattromila anni fa sulle rive dell’Adige sorgeva un villaggio che controllava l’attraversamento del fiume e il traffico di imbarcazioni che portavano beni dal centro Europa in Italia e viceversa, sfruttando l’idrovia atesina.

Veduta panoramica sulla Vallagarina dalla frana di Lavini di Marco con le lastre di rocca incise (foto fmcr)
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La localizzazione dell’incisione della grande nave sulla Lasta dei Cavai alla frana di Lavini di Marco (foto fmcr)

Giovedì 30 settembre 2021: “Una nave fantasma ai Lavini di Marco. Le incisioni rupestri della Lasta dei Cavai” con Maurizio Battisti.  “Nessuno lo sa – racconta – ma una delle più grandi incisioni rupestri del mondo si trova a Rovereto e precisamente sui pendii rocciosi sopra l’abitato di Marco, piani di scivolamento della famosa e immane frana dei Lavini, la “ruina” dantesca. Si tratta di una gigantesca nave “fantasma” che compare in tutta la sua mole e in tutti i suoi particolari soprattutto in determinate condizioni atmosferiche e di luminosità”. Di quale imbarcazione si tratta? Qui l’anticipazione si ferma, lasciando un po’ di suspense per chi avrà modo di seguire l’incontro. L’incisione è stata studiata e pubblicata da poco proprio da Battisti: “La nave era nota però da sempre a molti anziani del paese che ne spiegavano l’esistenza con molte storie tramandate oralmente, alcune delle quali, ho potuto appurare, con qualche riscontro reale”.

Disegno tratteggiato di Adriano Rigotti (foto ass. lagarina)

isera_associazione-lagarina-di-storia-antica_logoGiovedì 7 ottobre 2021: “Adriano Rigotti. Ricordo del fondatore in occasione del trentennale dell’associazione Lagarina di Storia Antica” con Barbara Maurina (archeologa e conservatrice della Fondazione Museo Civico di Rovereto), Carlo Andrea Postinger (Medievista e successore alla presidenza dell’associazione dopo Adriano Rigotti) e Maurizio Battisti (attuale presidente dell’associazione e archeologo presso la Fondazione Museo Civivo di Rovereto). “Nel terzo incontro festeggeremo il nostro trentennale dedicandolo al nostro fondatore, Adriano Rigotti”, anticipa Battisti. “Ne verrà descritta l’attività di studioso e ricercatore di antichità lagarine mettendo a fuoco alcune delle sue scoperte”.

Rovereto. Presentato il programma della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie, un festival diffuso che si espande a coinvolgere la città e il territorio con un programma ricco e articolato: al teatro Zandonai e on-line, una sessantina di film con 16 prime italiane, 10 prime assolute e 2 prime internazionali; all’Alfio Ghezzi Bistrot gli incontri culturali; al museo della Città la mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto”. Molti gli eventi speciali

La locandina della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie dal 13 al 17 ottobre 2021

Il festival di Rovereto cambia pelle nel segno della tradizione. Così la 32.ma edizione della Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto diventa sezione della prima edizione di RAM Film Festival Rovereto-Archeologia-Memorie, in calendario a Rovereto dal 13 al 17 ottobre 2021, un festival diffuso che si espande a coinvolgere la città e il territorio con un programma ricco e articolato che si potrà seguire in presenza, ad acceso gratuito, alcune volte con prenotazione obbligatoria, e sempre con il Green Pass, al teatro Zandonai – sede principale delle proiezioni –, all’Alfio Ghezzi Bistrot – scelto per gli incontri -, al museo della Città e nelle altre location coinvolte. Ma i film in concorso saranno disponibili anche online, attraverso una piattaforma fruibile gratuitamente previa registrazione e comodamente raggiungibile sul sito del RAM film festival.

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Alessandra Cattoi e Giovanni Laezza: direttrice e presidente della fondazione museo civico di Rovereto (foto Graziano Tavan)

“Da ben 32 anni, il mese di ottobre di ogni autunno roveretano è legato a uno degli eventi più importanti e impegnativi per la Fondazione Museo Civico che presiedo, cioè l’annuale rassegna di documentari dedicati alla valorizzazione e alla conservazione del patrimonio culturale mondiale, nata nel 1990 in memoria di uno degli studiosi più grandi della città di Rovereto, l’archeologo Paolo Orsi, uno dei padri della nostra istituzione che quest’anno compie 170 anni”, scrive Giovanni Laezza, presidente della Fondazione Museo Civico di Rovereto. “L’ho sempre considerata una straordinaria opportunità di arricchimento culturale, di scambio e di confronto.  Oggi, dall’interno dell’organizzazione, mi è ancora più chiara l’importante mission di questo evento. La memoria. Fare memoria del patrimonio, materiale e immateriale, che ci definisce, come donne e come uomini. Proprio da qui nasce l’idea del nuovo nome del Festival. RAM – Rovereto, Archeologia, Memorie. La RAM è la memoria operativa del computer, una memoria che lavora, che fa circolare informazioni e idee, e così vuole essere il nostro Festival. Non si può progettare il futuro con tutti gli strumenti necessari – continua – senza conoscere il nostro passato, la nostra storia, senza guardare con interesse e rispetto i popoli che ci hanno preceduto o che vivono anche oggi lontano da noi, con culture diverse. Al contempo, sono particolarmente soddisfatto del cambio di passo operato quest’anno, dei grandi nomi che hanno accettato di far parte, per la prima volta nella storia del Festival del neonato comitato scientifico, la scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti, l’archeologa Barbara Maurina, l’antropologo Duccio Canestrini, lo sceneggiatore e fumettista Andrea Artusi. Sono fiero dello sforzo per aprirsi nei confronti della città e di un pubblico vasto, con un’offerta, oltre che del palinsesto cinematografico, anche di svariate occasioni per riflettere, per incontrare i numerosi ospiti, protagoniste e protagonisti del nostro tempo, per usufruire di corsi di formazione e di masterclass. Il Festival – conclude – rimane sì un appuntamento di alto livello, ma non è di nicchia. Oltre al teatro, esce per le strade cittadine, propone appuntamenti per i giovani, intreccia cultura, tradizioni e vita”.

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film del Rovereto-Archeologia-Memorie (foto fmcr)

In programma, al teatro Zandonai, una sessantina di film con 16 prime italiane, 10 prime assolute e 2 prime internazionali. E qui balza subito all’occhio, scorrendo il programma, la differenza rispetto al passato. C’è un’icona che precede il titolo del film e ne identifica la sezione, cioè il premio cui concorre. Un capitello identifica i 23 film che concorrono per il premio “Paolo Orsi”; una matita gli 11 film per il premio “Cultura animata”; un mappamondo i 13 film per il premio “Sguardi dal mondo” e per la menzione CinemAMoRE; e l’Italia i 12 film per il premio “L’Italia si racconta”. E per ognuno di questi premi c’è una specifica giuria qualificata che decreterà i vincitori nella cerimonia di domenica 17 ottobre, alle 18.40, e la chiusura del Festival.

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Lo chef Alfio Ghezzi

Gli Incontri al Bistrot. La novità della prima edizione di RAM è proprio lo sdoppiamento della sede. Non più al teatro Zandonai, ma all’Alfio Ghezzi Bistrot, sempre in corso Bettin come il teatro, e a pochi passi sull’altro lato della strada, al Mart. Sono su prenotazione, con posti limitati. Gli incontri diventano un aperitivo in compagnia degli ospiti del Festival, nella cornice del prestigioso locale dello chef stellato Alfio Ghezzi. Tre gli “Incontri” in calendario, sempre dalle 17 alle 18.30: il 14 ottobre 2021, con Andrea Augenti, docente di Archeologia medievale all’Università di Bologna, su “Il lungo viaggio dell’archeologia”, modera Andreas Steiner, direttore della rivista Archeo; il 15 ottobre 2021, con Tiziano Straffelini, geologo impegnato nel restauro della cattedrale parigina, su “Notre-Dame: tecnologie e progetti per il restauro del secolo”, modera Alessandra Cattoi, direttrice del RAM Film Festival; e il 16 ottobre 2021, con Andrea Artusi, sceneggiatore e disegnatore per la Sergio Bonelli Editore e conduttore del programma radiofonico Avamposto 31, su “Il fumetto tra storia e fiction: Martin Mystère a Venezia”, modera Marco Nicolò Perinelli, archeologo e giornalista.

“Frutto di un percorso in divenire, la Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico si presenta oggi con la nuova veste del Festival”, spiega Alessandra Cattoi, direttrice del RAM Film Festival e della Fondazione Museo Civico di Rovereto. “Nato come momento per appassionati e addetti ai lavori, è cresciuto e si è trasformato in un appuntamento atteso dalla città e dai tanti affezionati che lo hanno frequentato con regolarità. Una manifestazione non solo roveretana, che negli anni ha proposto migliaia di film, organizzato centinaia di incontri, messo in rete registi, produttori, giovani talenti. Un evento che ad ogni edizione mette in campo il meglio di un team affiatato, creativo ed esperto, che si prende cura e fa crescere anno dopo anno quello che oggi è diventato il RAM film festival – Rovereto, Archeologia, Memorie. L’esplorazione delle migliori produzioni di documentari a tema archeologico – continua – rimane il cuore di una manifestazione che ha ampliato i propri orizzonti per raccontare antiche tradizioni, luoghi, popoli, lingue, monumenti, temi che rischiano di essere confinati in un cono d’ombra sul quale è invece importante mantenere la luce. Perché rappresentano il nostro patrimonio di culture, la memoria di tutti noi. Il Festival è certamente una rara occasione per promuovere la cultura cinematografica, per mostrare opere che non trovano riscontro nei circuiti commerciali, è anche un momento di confronto e di scambio tra professionisti, ma è soprattutto un’occasione per vivere quella straordinaria e particolarissima “atmosfera di Festival”. Spaziando dalle proiezioni dei film agli incontri, dalle passeggiate alle presentazioni di libri, dalle mostre agli aperitivi, il RAM Film Festival – conclude – vuole coinvolgere il suo pubblico e tutta la città di Rovereto, protagonista di un evento culturale che ci auguriamo sia davvero speciale”.

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Il museo della Città a Rovereto, ospitato a Palazzo Sichardt (foto fmcr)

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Logo della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto”

Ci sono poi gli eventi speciali. Il 13 ottobre 2021, alle 18, al museo della Città, inaugurazione della mostra “C’era una volta la peste: Venezia e Rovereto. Le misure di contenimento del morbo tra ‘500 e ‘600” in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia – Venezia. La mostra si potrà visitare fino al 9 gennaio 2022. In concomitanza con il RAM Film Festival, da giovedì 14 a sabato 16 ottobre, apertura straordinaria dalle 10 alle 20.30, domenica 17 ottobre, dalle 10 alle 18, con ingresso gratuito per i partecipanti al festival. Inoltre, venerdì 15 ottobre, alle 14.30, visita guidata alla mostra con ingresso gratuito per i partecipanti al Festival. Partecipazione gratuita, posti limitati; su prenotazione: 0464 452820 – rassegna@fondazionemcr.it

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La regista Leni Riefenstahl durante le riprese di Olympia nel 1936 a Berlino (foto Bundesarchiv)

Giovedì 14 ottobre 2021, alle 20.45, al teatro Zandonai, “1936: l’Olimpiade che ha cambiato il cinema”: storie di uomini e di sport e Grande Storia si intrecciano attraverso gli “sguardi” della regista Leni Riefenstahl nel racconto di Federico Buffa. Leni Riefenstahl fu incaricata da Hitler di realizzare un documentario delle Olimpiadi del 1936 a Berlino, il primo in assoluto, che raccontasse la più importante avventura dello Sport mondiale. Un documentario che ha attraversato Storia e storie, che ha sperimentato tecniche nuove e che ha rivoluzionato per sempre la nostra visione dello sport e del cinema.

Il maestro Leandro Piccioni (dietro, al centro) con il Quartetto Pessoa (foto fmcr)

Sabato 16 ottobre 2021, alle 20.45, al teatro Zandonai, “Musica per il cinema”, un emozionante percorso musicale fra le più belle colonne sonore del cinema, con i brani più celebri del geniale compositore italiano passando per il tango argentino di Astor Piazzolla. Il RAM Film Festival vuole così rendere omaggio al genio indiscusso delle colonne sonore, scomparso nel luglio del 2020 all’età di 91 anni dedicandogli il concerto “Omaggio a Ennio Morricone”, per pianoforte e quartetto d’archi con Leandro Piccioni & Quartetto Pessoa. Evento gratuito, posti limitati.

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Frame del film film “Songs of the Water Spirits” di Nicolò Bongiorno

Domenica 17 ottobre 2021, alle 16.30, al teatro Zandonai, “Raccontando l’india: il Ladakh”. Nicolò Bongiorno, regista di “Songs of the Water Spirits”, racconta il film realizzato nel Ladakh in India, dialogando con l’antropologo Duccio Canestrini. Proiezione del film fuori concorso “Songs of the Water Spirits / Le canzoni degli spiriti dell’acqua” di Nicolò Bongiorno (Italia 2020, 100’). Il film è il risultato di 3 anni di lavoro sul campo nell’Himalaya Kashmiriano nel tentativo di raccontare la sfida di una società “laboratorio” incastonata tra i deserti di alta quota e alcune delle vette più alte e spettacolari del mondo, travolta dall’impatto dei cambiamenti climatici e alla ricerca di una “nuova” via verso un “antico futuro”.

La 32.ma Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto diventa sezione del 1° RAM (Rovereto Archeologia Memorie) Film Festival. La città diventa protagonista. Dai temi archeologici alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e a nuovi stili comunicativi come l’animazione

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Gli elementi estratti dai reperti di antiche civiltà per dare forma al logo del RAM film festival di Rovereto (foto f

Prendi l’’occhio di Horus (che rappresenta anche lo sguardo del cinema), aggiungici il profilo delle maschere azteche e combinalo con quello dei Moai dell’Isola di Pasqua. Risultato? Il logo del “nuovo” festival della Fondazione Museo Civico di Rovereto: RAM film festival, cioè Rovereto – Archeologia – Memorie film festival. Il nuovo logo è stato studiato, interpretando gli input dello staff del Festival, dall’agenzia di comunicazione Archimede di Trento, un logo modernissimo ma ispirato a grandi civiltà antiche. Nuovo nel nome e in parte nei contenuti perché la “storica” Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto, dopo aver rappresentato per più di trent’anni il punto di riferimento nazionale della miglior produzione documentaristica sulla ricerca e la divulgazione archeologica, non va in “pensione” ma viene inglobata nel rinnovato festival roveretano – diventandone una sezione – previsto su 5 giornate, da mercoledì 13 ottobre a domenica 17 ottobre 2021, al teatro Riccardo Zandonai di Rovereto, con eventi al museo della Città della Fondazione Museo Civico di Rovereto, e in altri spazi di rilievo culturale sul territorio. È comunque prevista la diffusione dei contenuti anche attraverso piattaforma digitale, sulla quale potrebbero essere inseriti anche webinar e workshop. Partner editoriali nazionali in grado di amplificare l’attività della kermesse sono National Geographic e la rivista Archeo.

rovereto_ram-film-festival_logo-colori_foto-fmcr.jpg.pngNel 2021, dopo 31 fortunate edizioni, la formula del tradizionale festival documentaristico roveretano autunnale “Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico” della Fondazione Museo Civico si rinnova dunque allargando i temi archeologici alla più ampia tematica della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale sia materiale che immateriale e su nuovi stili comunicativi come l’animazione. Il focus si amplia sulla città ospitante, che diventa protagonista della manifestazione. La memoria RAM è universalmente conosciuta in informatica ed elettronica come la memoria operativa del computer. Analogamente anche il RAM film festival si pone come una memoria fattiva, uno strumento per la conservazione e valorizzazione attiva, attraverso il cinema documentario e la voce di esperti e testimonial, di ciò che non deve essere dimenticato, il patrimonio dell’umanità.

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Isabella Bossi Fedrigotti, presidente comitato scientifico RAM film festival

Il 1° RAM film festival (con la 32.ma rassegna internazionale del cinema archeologico) è organizzato dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto, con il sostegno del Comune di Rovereto, della Provincia Autonoma di Trento e della Fondazione Caritro, con il patrocinio del Ministero per i Beni e  le Attività Culturali e del Ministero degli Esteri. Novità di questa edizione, con l’ampliamento degli ambiti di narrazione del patrimonio, è anche la nascita di un prestigioso comitato scientifico, presieduto da Isabella Bossi Fedrigotti, giornalista e scrittrice, roveretana di nascita, che vive a Milano dove scrive per il Corriere della Sera. Gli altri componenti sono: Barbara Maurina, archeologa classica, dal 1999 conservatrice della Sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto; Andrea Artusi, disegnatore e sceneggiatore, veneziano classe 1964; Duccio Canestrini, antropologo, roveretano, insegna Sociologia e antropologia del turismo al Campus di Lucca (Università di Pisa).

Il teatro Zandonai di Rovereto dove si tengono le proiezioni dei film della Rassegna internazionale del Cinema archeologico (foto fmcr)

“La Fondazione Museo Civico ha intrapreso in questi anni un percorso di rinnovamento su tutti i fronti, tenendo saldi i principi e le competenze che da sempre la contraddistinguono”, dichiara Giovanni Laezza, presidente della Fondazione. “Anche la Rassegna del Cinema Archeologico, dopo più di trent’anni di successi, cambia pelle e rivede identità, nome e contenuti, intraprendendo un coraggioso percorso di autoanalisi e di innovazione, interpretando gli input che ci arrivano dal contesto attuale, dagli autori e anche dal pubblico. Innovazione anche sul format, che si apre ancora di più alla città, con nuove sinergie e collaborazioni, che si aggiungono a quelle consolidate, nazionali e internazionali. Nuovissimo anche il Comitato scientifico, di cui vado particolarmente fiero, presieduto da Isabella Bossi Fedrigotti, con l’archeologa del Museo Barbara Maurina, l’antropologo Duccio Canestrini e  lo sceneggiatore, fumettista e animatore Andrea Artusi. Il programma sarà una sorpresa, che a breve sveleremo. Lo staff è al lavoro”.

rovereto_ram-film-festival_logo-BN_foto-fmcr.jpg“La Rassegna del Cinema Archeologico di Rovereto ha tracciato un percorso lungo oltre trent’anni, ispirato dal desiderio di valorizzare il contributo dato dalla città alla storia dell’archeologia, grazie ad alcuni suoi concittadini illustri come Paolo Orsi e Federico Halbherr, ricercatori e viaggiatori riconosciuti a livello internazionale”, sottolinea l’assessore Micol Cossali, che con il Comune di Rovereto sostiene da vicino l’iniziativa RAM Film Festival, “raccoglie questa eredità e la rilancia ampliando i suoi interessi per la storia dei popoli, del loro modo di vivere e di pensare, e scommettendo sul coinvolgimento di un nuovo pubblico con particolare attenzione alle generazioni più giovani. Il nuovo nome racconta in modo efficace questo importante progetto, radicato nel tempo e rivolto al futuro, alla scoperta delle molteplici tracce lasciate da un’umanità in continua trasformazione”.

Al via al Tempio di Giunone nel parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento la XVII edizione del Festival del Cinema Archeologico ad Agrigento, in collaborazione con la Rassegna internazionale del Cinema archeologico di Rovereto: tre serate con sei film e un incontro sui patrimoni da tutelare in tempi di lockdown

La locandina della XVII edizione del Festival del cinema archeologico di Agrigento

Avete segnato le date in calendario del Festival del cinema archeologico? Il 15 luglio si comincia! Dal 15 al 17 luglio 2021 il Festival del Cinema Archeologico ad Agrigento, giunto alla XVII edizione, ritorna nella suggestiva location del Tempio di Giunone. L’importante rassegna, organizzata dal parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi di Agrigento, è realizzata con la collaborazione della Rassegna Internazionale del Cinema archeologico di Rovereto, e propone quest’anno una tematica che, partendo dalla grandi civiltà del mondo, arriva fino in Italia nell’antica Roma, a Pompei e sulle orme di un archeologo a cavallo tra le Alpi e il mare siciliano. Ogni sera due proiezioni al Tempio di Giunone alle 21 e sabato 17 luglio 2021 uno speciale incontro per parlare di “Patrimoni da tutelare ai tempi del lockdown” alle 20. Come ogni anno a due delle proiezioni in programma verranno assegnati due premi, quello della giuria e quello per il film più gradito dal pubblico, che potrà votare con le schede apposite durante la partecipazione al Festival. L’ingresso va prenotato chiamando il Box Office Agrigento 092220500 o inviando una mail a cinemaarcheologico@gmail.com.

La location del Festival del Cinema archeologico di Agrigento presso il tempio di Giunone nella Valle dei Templi (foto parco valle dei templi)

I documentari provengono dall’Archivio cinematografico della Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto. L’organizzazione del festival è del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, diretto da Roberto Sciarratta, col coordinamento scientifico a cura di Maria Concetta Parello. Selezione film e programma a cura di Barbara Maurina (Fondazione Museo Civico di Rovereto); presentazione a cura di Alessandra Cattoi e Maurizio Battisti (Fondazione Museo Civico di Rovereto). Coordinamento edizioni italiane e traduzioni a cura di Claudia Beretta (Fondazione Museo Civico di Rovereto). Edizioni video Sirio Film Trento.

Frame del film “Le peuple des Dunes – Il popolo delle dune” di David Geoffroy

Prima giornata giovedì 15 luglio, ore 21, dedicata alle Grandi civiltà. Apre il film “Le peuple des Dunes – Il popolo delle dune” di David Geoffroy (Francia, 2018, 52’). Su una spiaggia normanna è stata fatta una scoperta sorprendente: le ricerche portano alla luce le tracce di un popolo celtico che sembra diverso da quello del resto della Gallia. Tante sono le domande a cui si cerca una risposta nel film di David Geoffrey. Lottando contro l’inevitabile progressivo deterioramento delle labili testimonianze del passato, gli archeologi cercano di ricostruire la vita di un antico popolo normanno e i suoi stretti legami con il territorio dell’attuale Inghilterra.

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Frame del film “First civilizations: Cities – Prime civiltà: le città” di Robin Dashwood

Segue il film “First civilizations: Cities – Prime civiltà: le città” di Robin Dashwood (Regno Unito, 2018, 52’). Il Medioriente, sito dei primi villaggi e delle prime città del mondo, dalle colline della Turchia alle pianure dell’Iraq. Questi luoghi furono crogioli di invenzione e innovazione, che hanno messo il turbo al ritmo del progresso. La seconda proiezione ci porta alla scoperta della culla della civiltà.

Frame del film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti

Seconda giornata venerdì 16 luglio, ore 21, dedicata all’Archeologia italiana ieri e oggi. Apre il film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” di Andrea Andreotti (Italia, 2019, 67’). La proiezione ci porta alla scoperta di Paolo Orsi, uno dei principali protagonisti dell’archeologia italiana nel Mediterraneo a cavallo fra XIX e XX secolo. Attraverso un’intervista impossibile tra passato e presente, il film “Paolo Orsi. La meravigliosa avventura” indaga il contesto in cui questa grande personalità di archeologo prese forma e ripercorre le principali tappe della sua straordinaria avventura di ricerche e scoperte fra le montagne del Trentino prima, nei territori della Sicilia e della Magna Grecia poi.

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Frame del film “Pecunia non olet – L’odore dei soldi nell’antica Pompei” di Nicola Barile

Segue il film “Pecunia non olet – L’odore dei soldi nell’antica Pompei” di Nicola Barile (Italia, 2018, 40’). Le attività produttive nell’antica Pompei generavano odori ormai perduti. Può il lavoro degli archeologi restituirci i profumi, gradevoli e sgradevoli, che i profumieri, i conciatori, i panettieri e i produttori di garum producevano ogni giorno? Il film di Nicola Barile è un viaggio nell’archeologia moderna e nelle strade di Pompei.

Federica Rinaldi e Roberta Sciarratta protagonisti del dialogo su “Patrimoni da tutelare ai tempi del lockdown”

Terza giornata sabato 17 luglio, ore 20, “Patrimoni da tutelare ai tempi del lockdown”: dialogo tra Federica Rinaldi, funzionario archeologo del Parco Archeologico del Colosseo e responsabile dell’Anfiteatro Flavio, e Roberto Sciarratta, direttore del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi. Presenta Maurizio Battisti, archeologo della Fondazione Museo Civico di Rovereto. Non solo film al Festival del Cinema Archeologico. Prima delle due proiezioni finali, ci sarà un incontro con due ospiti d’eccezione per parlare delle difficoltà lavorative incontrate in questo ultimo anno e mezzo da chi i patrimoni archeologici italiani li vive ogni giorno.

Terza giornata sabato 17 luglio, ore 21, dedicata all’Antica Roma. Apre il film “Reopening Colosseum – Il Colosseo in Quarantena” di Luca Lancise e Davide Morabito (Italia, 2020, 51’). Nei grandi spazi del Colosseo, inaccessibile per l’emergenza Covid-19, una piccola grande famiglia di uomini e donne continua a prendersi cura di un gigante fragile, che per loro è una seconda casa. Insieme affrontano la sfida più difficile, costruire un nuovo modo di visitare uno dei monumenti più celebri al mondo, per riaprirlo al pubblico e garantire il suo futuro.

Chiude il festival il film “Mare Nostrum – Storie dal mare di Roma” di Guido Fuganti (Italia, 2020, 21’). Il thermopolium di Ostia Antica e la Fossa di Traiano furono dei posti chiave nel commercio trasmarino all’inizio del II secolo d.C. Questi luoghi ci consentono di scoprire le dinamiche che regolavano il commercio marittimo nel Mediterraneo e di conoscere tecniche costruttive, armamenti navali e infrastrutture portuali del mondo romano. Il film di Guido Fuganti è un racconto storico in cui personaggi e ambientazioni realistiche si alternano a ricostruzioni e animazioni tridimensionali.

“Tesori dalle collezioni: un esempio di pittura pompeiana… a Rovereto”: appuntamento on line con Barbara Maurina proposto dalla Fondazione museo civico di Rovereto

Esempi di pittura pompeiana conservati al museo civico di Scienza e Archeologia di Rovereto (foto fmcr)
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La locandina dell’incontro con Barbara Maurina per “Tesori dalle collezioni”

Lo sapevate che si possono vedere esempi di pittura pompeiana anche a Rovereto? Basta andare al museo di Scienza e archeologia per scoprire che tra i reperti ci sono anche reperti che ci possono illustrare la pittura pompeiana. Ma in questo periodo che il museo è chiuso per disposizioni anti-covid la risposta ce la dà la rubrica on line “Tesori dalle collezioni” proposta dalla Fondazione museo civico di Rovereto. L’appuntamento è domenica 21 marzo 2021 alle 11 sui canali social, YouTube e Facebook, del museo con “Un esempio di pittura pompeiana… a Rovereto”. La conservatrice per l’Archeologia della Fondazione museo civico di Rovereto, Barbara Maurina, ci porta alla scoperta della pittura murale romana attraverso gli splendidi affreschi conservati al museo: vedremo così come erano fatti gli intonaci e le decorazioni che li ricoprivano e come le mode pittoriche partendo da Roma si diffondessero contemporaneamente in tutto l’impero romano.