Carpi, la storia di Palazzo Castelvecchio raccontato con i risultati degli scavi archeologici della soprintendenza

Scavi all’interno di Palazzo Castelvecchio a Carpi (Mo)

Una vecchia immagine di Palazzo Castelvecchio a Carpi

“Storia ed evoluzione di Palazzo Castelvecchio, dai Pio ai giorni nostri” è il tema dell’incontro pubblico promosso giovedì 11 ottobre 2018, dalle 17 alle 20, al Castello dei Pio di Carpi, da soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara e dal Comune di Carpi per presentare a cittadini e turisti gli esiti delle indagini archeologiche effettuate nel Palazzo Castelvecchio. L’iniziativa fa parte di EnERgie Diffuse, settimana di promozione della cultura organizzata dalla Regione Emilia-Romagna. Dopo i saluti istituzionali (alle 17) del vicesindaco di Carpi Simone Morelli, e della soprintendente Cristina Ambrosini, la direttrice dei Musei di Palazzo dei Pio, Manuela Rossi, illustrerà la temperie storico artistica nella quale si inseriscono le vicende del Palazzo in relazione alla famiglia dei Pio. Seguono gli interventi dell’archeologa della soprintendenza Sara Campagnari, che ha diretto lo scavo, che illustrerà gli importanti rinvenimenti che consentiranno di precisare le conoscenze sul tessuto insediativo carpigiano in epoca medievale e rinascimentale. L’incontro fornirà anche l’occasione per parlare dell’evoluzione del palazzo sotto il profilo storico-architettonico grazie al contributo dell’architetto della soprintendenza Emanuela Storchi. Infine, alle 19, visita guidata al Palazzo dei Pio, per conoscere la fase più antica dell’edificio, e alla Chiesa della Sagra, a cura dei Musei di Palazzo dei Pio, e concomitante attività didattica per i bambini.

Alla XXI edizione della Borsa mediterranea del turismo archeologico a Paestum, i 20 anni dei siti Unesco di Paestum e Troia, le Grotte di Chauvet e Lascaux, il sito cambogiano di Angkor, il lancio dell’associazione internazionale “Amici di Palmira”, il Premio alla scoperta archeologica dell’anno intitolato a Khaled al-Asaad

Il parco Archeologico di Paestum che ospita la Borsa mediterranea del turismo archeologico

12mila visitatori, 120 espositori di cui 25 Paesi esteri, circa 60 tra conferenze e incontri, 400 relatori, 120 operatori dell’offerta, 100 giornalisti accreditati: sono i numeri della XXI edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico in programma da giovedì 15 a domenica 18 novembre 2018 a Paestum al Centro Espositivo Ariston (Salone Espositivo e Conferenze) e al Parco Archeologico (le altre sezioni). Sarà l’occasione per celebrare il 20° anniversario dell’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO di Paestum (alla presenza di Gabriella Battaini Dragoni, vice segretario generale del Consiglio d’Europa, Irina Bokova già direttore generale UNESCO, Mounir Bouchenaki consigliere speciale del direttore generale UNESCO e Taleb Rifai già segretario generale UNWTO) e di Troia (con Rüstem Aslan responsabile dell’area archeologica).

La Grotta di Chauvet tra i protagonisti alla 21.ma Bmta di Paestum

Protagonisti, inoltre, saranno le Grotte di Chauvet e Lascaux a rappresentare il grande successo della preistoria in Francia con le conservatrici Marie Bardisa e Muriel Mauriac e il sito di Angkor con Azedine Beschaouch segretario scientifico dell’ICC-Angkor, il comitato internazionale di coordinamento per la Salvaguardia e lo Sviluppo. “La BMTA si conferma un evento originale nel suo genere”, sottolineano gli organizzatori: “sede dell’unico Salone Espositivo al mondo delle destinazioni turistico-archeologiche (quest’anno al Centro Espositivo Ariston, sede delle prime 15 edizioni); luogo di approfondimento e divulgazione di temi dedicati al turismo culturale e alla valorizzazione; occasione di incontro per gli addetti ai lavori, gli operatori turistici e culturali, i viaggiatori, gli appassionati; opportunità di business con il Workshop tra la domanda estera europea selezionata dall’ENIT e l’offerta del turismo culturale e archeologico”.

A Paestum l’international archaeological discovery Award intitolato a Khaled al-Asaad

Nell’ambito del dialogo interculturale, sarà presentata ufficialmente l’associazione Internazionale “Amici di Palmira” e Paestum salderà il suo legame con la città siriana attraverso un gemellaggio e l’International Archaeological Discovery Award “Khaled al-Asaad”, alla 4a edizione, premierà la scoperta archeologica dell’anno alla presenza di Omar archeologo e figlio di Khaled al-Asaad. ArcheoVirtual, Mostra e Workshop internazionali dedicati alle tecnologie multimediali, interattive e virtuali in collaborazione con CNR ITABC Istituto per le Tecnologie Applicate ai Beni Culturali, presenterà lo stato dell’arte del digitale nei musei e nei parchi archeologici.

Incontri, conferenze, workshop: ricchissimo il programma della XXI borsa mediterranea del turismo archeologico

Numerose le sezioni speciali: ArcheoExperience Laboratori e Rievocazioni nella più grande rassegna di Archeologia Sperimentale in Italia; ArcheoIncontri conferenze stampa e presentazioni di progetti culturali e di sviluppo territoriale; ArcheoLavoro orientamento post diploma e post laurea con presentazione dell’offerta formativa a cura delle Università presenti nel Salone; ArcheoStartUp in cui si presentano nuove imprese culturali e progetti innovativi nel turismo culturale e nella valorizzazione dei beni archeologici; Incontri con i Protagonisti nei quali il grande pubblico interviene con importanti archeologi e i noti divulgatori della TV; Premio “Antonella Fiammenghi” per la migliore tesi di laurea sul turismo archeologico; Premio “Paestum Archeologia” assegnato a coloro che contribuiscono alla valorizzazione del patrimonio culturale; visite guidate ed educational per giornalisti e visitatori.

La 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto chiude in un crescendo rossiniano. Assegnato al film francese “L’enigma della tomba celtica” il premio “Città di Rovereto” e attribuite tre menzioni speciali

L’eccezionale sepoltura di Lavau protagonista del film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” di Edmée Millot vincitore del premio “Città di Rovereto” 2018

Il nuovo logo della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Il Milano Saxophone Quartet al teatro Zandonai di Rovereto (foto Graziano Tavan)

Con il film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” la Francia si aggiudica il premio “Città di Rovereto” della 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto (2-6 ottobre 2018), assegnato dal pubblico alla fine di cinque giorni di proiezioni, che si sono susseguite nella splendida cornice del teatro Zandonai in un vero e proprio “crescendo rossiniano” come quello proposto al pubblico in chiusura della serata delle premiazioni dal Milano Saxophone Quartet (Stefano Papa, sax soprano; Massimiliano Girardi, sax tenore; Damiano Grandesso, sax contralto; Livia Ferrara, sax baritono) dopo il concerto in cartellone “La sinfonia della Storia. Musica e immagini archeologiche”, con immagini su Roma e Pompei tratte da film conservati nell’archivio della Fondazione Museo Civico che per l’evento ha contato sulla collaborazione del Musica Riva Festival, e del sostegno della fondazione Caritro. Dopo i saluti della direttrice Alessandra Cattoi e del presidente della Fondazione, Giovanni Laezza, si è proceduto all’assegnazione del premio “Città di Rovereto” e alle tre mezioni attribuite da altrettanti giurie specializzate.

Un gioiello dalla sepoltura di Lavau: frame del film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” di Edmée Millot

Il premio “Città di Rovereto” attribuito dal pubblico al più gradito sui 35 documentari in concorso nelle cinque giornate di proiezioni è andato – come detto – al film “L’Enigme De La Tombe Celte / L’enigma della tomba celtica” di Edmée Millot (Francia, 2017; 88’). La scoperta, nel 2014, di una tomba celtica del V secolo in Francia, a Lavau, rivela un periodo poco documentato della storia dei Celti europei, il periodo di Hallstatt, che durò circa un secolo e scomparve lasciando poche tracce. In quel tempo i Celti commerciavano con il resto d’Europa, costruendo città e porti, senza scrittura e senza l’uso della moneta.

Andreas Steiner, direttore di Archeo, con le consulenti scientifiche del film “La fragilità del segno” Anna Revedin e Silvia Florindi (foto Graziano Tavan)

Menzione speciale della rivista Archeo. La prima menzione è stata attribuita dalla redazione di Archeo, che da quest’anno collabora con la manifestazione roveretana. Sono stati valutati i 15 film in concorso che avevano per tema la valorizzazione e la conservazione del patrimonio italiano. Andreas M. Steiner , direttore di Archeo, ha consegnato il premio al film “La fragilità del segno” di Vincenzo Capalbo e Marilena Bertozzi, prodotto dall’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria (Italia, 2017; 22’), con la seguente motivazione: menzione Archeo a “La fragilità del segno” per la sua sapiente capacità di unire, seguendo un filo rosso coerente e dinamico, fotografie, filmati e suoni d’epoca a ricostruzioni digitali, facendo “rivivere”, nel miglior modo possibile, quel meraviglioso mondo perduto rappresentato dall’arte rupestre sahariana (già definito dal segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan “patrimonio dell’umanità”) quale è emerso dalle straordinarie e avventurose ricerche condotte nella prima metà del Novecento dallo studioso italiano Paolo Graziosi.

Antonia Falcone legge la motivazione della menzione al film “Katman” con i consulenti scientifici Gül Pulhan e Stuart Blaylock (foto Graziano Tavan)

Menzione speciale Archeoblogger. La seconda menzione è stata attribuita da un gruppo dei più noti archeoblogger italiani: Antonia Falcone, Mattia Mancini, Paola Romi, Domenica Pate, Marta Coccoluto, Alessandro Tagliapietra, Astrid D’eredità, Giovanna Baldassarre, Michele Stefanile, Marina Lo Blundo. I 10 blogger hanno visionato online i 14 documentari che hanno come tema il patrimonio europeo. La menzione speciale è stata attribuita parimerito ai film “Le fils de Neandertal / Il figlio del Neandertal” di Jacques Mitsch (Francia, 2017; 52’) e “Katman / Lo strato” di Melek Ulagay Taylan (Turchia, 2017; 65’), con la consulenza scientifica di Gül Pulhan e Stuart Blaylock, che, presenti a Rovereto, hanno presenziato sul palco. Le motivazione degli archeoblogger sono state rispettivamente: “Le fils de Neanderthal” è un film vero e proprio che gioca con la finzione per disvelare piano piano le verità scientifiche sul rapporto Neanderthal Sapiens, uno degli aspetti più affascinanti della nostra storia evolutiva, nonché uno dei più dibattuti. Uno dei punti di forza del film è la capacità di mettere a nudo il problema del sensazionalismo e delle fake news anche in ambito archeologico perché la nostra disciplina si presta da sempre alla proliferazione di fantasiose interpretazioni e ricostruzioni. In questo senso si pone come esperimento rischiosamente provocatorio, riuscendo comunque a costruire una narrazione articolata e scientificamente corretta. E per “Katman”: il film entra nella quotidianità dello scavo archeologico. Non soltanto il momento del rinvenimento o della ricerca, ma quello della condivisione degli spazi, dei tempi, dello scambio con la popolazione locale, della vita degli operai del luogo. Katman veicola anche un forte messaggio relativo al valore identitario e socio culturale dell’archeologia nel quadro di una nazione in veloce trasformazione come l’odierna Turchia. Questo, insieme al richiamo a una maggiore attenzione al consumo del suolo e dei giacimenti archeologici, fa sì che Katman sia una perfetta fotografia, per una volta non patinata, dell’Archeologia di oggi.

Tommaso Bonazza (Cinemamore) legge la motivazione della menzione del film “L’histoire oubliée des Swahilis / La storia dimenticata degli Swahili” di Agnès Molia (foto Graziano Tavan)

Menzione CinemAMoRe. Attribuita da una giuria congiunta dei tre Festival cinematografici del Trentino, cioé il Trento FilmFestival, il Religion Today e la Rassegna, rappresentati da Tommaso Bonazza, Rossana Stedile, Olha Vozna, visionando i 6 film sul patrimonio extraeuropeo, al film “L’histoire oubliée des Swahilis / La storia dimenticata degli Swahili” di Agnès Molia (Francia, 2017; 26’) con questa motivazione: “Con una tecnica documentaristica sobria e anti-sensazionalistica, il lavoro di Agnès Molia e Peter Eeckhout è in grado di illuminare il passato con tinte evocative e al contempo definite. Lo spettatore viene condotto, passo dopo passo, alla scoperta delle città costiere dell’Africa orientale e l’immaginazione viene coadiuvata da efficaci rappresentazioni in 3D. La straordinaria storia degli Swahili, protagonisti di una civiltà aperta al mondo, diviene così un inno ante litteram all’intreccio tra i popoli”.

Oplontis (Torre Annunziata): “Nerone e le Imperatrici”, visita spettacolarizzata alla Villa di Poppea. Musica, danza e performance per raccontare gli amori di Nerone

La villa di Poppea a Oplontis (Torre Annunziata) illuminata per le visite in notturna

Due week end con Nerone nella villa di Poppea a Oplontis (Torre Annunziata). Quattro serate evento agli scavi di Oplontis a Torre Annunziata, nella Villa di Poppea, seconda moglie dell’Imperatore Nerone. Il progetto, finanziato dalla Regione Campania e curato dalla SCABEC in collaborazione con il Parco archeologico di Pompei e il Comune di Torre Annunziata, propone per le prime due settimane di ottobre un appuntamento speciale, con la visita nella villa Imperiale illuminata e “animata” dallo spettacolo prodotto da Casa del Contemporaneo / Le Nuvole dal titolo “Nerone e le Imperatrici”, con testo e regia di Rosario Sparno. Lo spettacolo porterà i visitatori alla scoperta di uno dei siti più affascinanti e preziosi dell’area archeologica vesuviana, con musica, danza e recitazione, alla scoperta di storie e miti di duemila anni fa. Il percorso si apre con una breve introduzione al sito e alla sua storia, per poi svilupparsi all’interno della Villa con gli attori che si muoveranno seguiti dal pubblico nelle antiche stanze e nei giardini, fino alla suggestiva piscina. Le visite serali spettacolarizzate ad Oplontis si tengono il 5/6/12/13 ottobre 2018 con tre turni a sera a partire dalle 19.45. Costo del biglietto 12 euro. È possibile acquistare i biglietti online sul sito di Ticketone oppure prenotare la propria partecipazione al numero 800 600 601 – da cellulari e estero +39 081 19737256, formalizzando l’acquisto la sera dell’evento. È consigliabile recarsi al sito 15 minuti prima del proprio turno di visita. La villa di Poppea, inserita tra i beni che l’UNESCO ha definito “Patrimonio dell’Umanità”, è una grandiosa costruzione residenziale della metà del I secolo a.C., ampliata in età imperiale e attribuita a Poppaea Sabina, seconda moglie dell’imperatore Nerone. Con la direzione di Imma Bergamasco, il sito di Oplontis fa parte del Parco Archeologico di Pompei.

Lo spettacolo “Nerone e le imperatrici” alla villa di Poppea a Oplontis (Torre Annunziata)

Nerone e le imperatrici. “Intendo parlare di Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico. Nerone. Semplicemente. Non intendo l’assassino. L’ incendiario. Non intendo il politico. Intendo l’uomo Nerone. L’uomo che ama. Come un bambino. L’uomo che si incollerisce. Per un niente”. Nella splendida Villa Imperiale di Oplontis si aggira Poppea Sabina seconda adorata moglie dell’imperatore Nerone. Si suppone che la Villa di Oplontis sia appartenuta a lei. Il suo volto si nasconde dagli occhi indiscreti che voglio sapere la verità, che vogliono ascoltare una storia dimenticata. Mai raccontata. Lo spettacolo è una produzione Casa del Contemporaneo/Le Nuvole. Testo e regia Rosario Sparno; con Raffaele Ausiello, Chiara di Girolamo, Leonardo Guadagno, Marianita Carfora, Antonella Romano; danzatori Sara Lupoli, Loris De Luna, Antonio Nicastro, Francesco Russo; musica dal vivo Cristiano della Monica, Massimiliano Sacchi. Coreografo Antonello Tudisco; costumi Alessandra Gaudioso; disegno luci Enrico de Capoa e Gaetano di Maso, musiche originali di Massimiliano Sacchi. Assistente costumista Federica Gatto; assistenti tecnici Mario Plaitano, Dario Ragano, Mauro Varchetta.

Il fascino dell’archeologia racchiuso in una pralina. Per la rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto creata in esclusiva una pralina a strati (archeologici): dal cacao, dono divino per gli aztechi, al sale e mais, al miele d’acacia, al rosmarino di ovidiana memoria

Walter Tomio, titolare di Exquisita, mostra la pralina Rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto (foto Graziano Tavan)

Il nuovo logo della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Il fascino dell’archeologia racchiuso in una… pralina. Chi frequenta Rovereto la prima settimana di ottobre da quasi trent’anni è abituato a coniugare la ricerca archeologica con la divulgazione scientifica attraverso il cinema. Ma per la 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico succede anche che un’eccellenza di Rovereto, la cioccolateria Exquisita, abbia realizzato in esclusiva per la rassegna una pralina che “racconta l’essenza del festival attraverso il cioccolato”. Sabato 6 ottobre 2018, dalle 11.15 alle 12.30, la pralina è presentata ufficialmente nella Sala Bar del teatro Zandonai di Rovereto, sede della rassegna, dove sarà possibile anche degustarla. “Racchiudere il concetto di archeologia e cinema in una pralina”, esordisce Walter Tomio, titolare di Exquisita, “è stata una bella sfida… Per me, che non sono un archeologo, l’archeologia ha la capacità di travalicare i confini del tempo e dello spazio, in una certa misura di rendere immortali le storie e le vicissitudini. Ho voluto quindi rappresentare questo aspetto, il tema dell’immortalità, declinandolo in un cioccolatino per narrare la capacità che ha il cinema di rendere fruibili temi complessi anche ai profani”.

Il dio azteco Quetzalcóatl che ha donato il cacao all’uomo

Walter Tomio spiega i segreti della pralina della Rassegna di Rovereto

I segreti della pralina “archeologica”. “Il guscio della pralina – spiega Tomio – è in cioccolato extra fondente 61%, da una miscela di cacao con una forte presenza di cacao del centroamerica, cacao originari. Quindi il guscio è dedicato alle civiltà precolombiane e alla leggenda azteca che faceva risalire l’albero del cacao a un dono del dio Quetzalcoatl. All’interno abbiamo creato delle stratificazioni, a rappresentare la stratigrafia di uno scavo archeologico. Nello strato superiore abbiamo utilizzato del mais salato macinato grossolanamente. Il mais è un’altra traccia delle civiltà precolombiane, uno degli elementi base dell’alimentazione e quindi della sussistenza. Il sale è stato uno degli ori dell’antichità a molte latitudini. La granulosità è dedicata alla parte manuale del lavoro dell’archeologo, il contatto con la terra. Nello strato inferiore abbiamo creato una ganache di cioccolato con il miele di acacia. Il miele inserisce un altro elemento di sostentamento degli antichi ma anche la dolcezza primordiale; non un miele qualsiasi, ma solo miele di acacia perché è molto pregiato, ha un gusto piuttosto neutro e quindi interferisce solo minimamente con la percezione gustativa, e perché l’acacia è il legno con il quale Dio ordinò a Mosè sul Sinai di costruire l’Arca dell’Alleanza, un legno straordinariamente duro ma anche elastico allo stesso tempo…. insomma il legno che secondo la tradizione ebraica avrebbe permesso di travalicare il tempo e proteggere il sacro”. “Il tocco finale – conclude Tomio – è un macinato di rosmarino. Utilizzato nei riti funerari dei popoli mediterranei (egiziani, greci, romani) per il suo simbolo di immortalità e memoria. Molte le leggende, su tutte quella collegata ad Ovidio nelle “Metamorfosi”, riferita alla morte della bella principessa Leucotoe. I raggi del sole, deviati da Apollo affinché la illuminassero nella sua tomba, la trasformarono in una pianta dalle foglie profumatissime nella quali la vulgata vi lesse proprio il rosmarino. La parte finale del lavoro è nell’abilità di dosare e miscelare questi molteplici e insoliti ingredienti per ottenere una pralina che oltre a aver messo in gioco molti concetti per rappresentare la bellezza di una Rassegna dedicata al Cinema Archeologico fosse anche buona…. Magari squisita… Questo lo giudicherà chi la assaggerà”.

412 a.C.: l’agrigentino Esseneto trionfa ai giochi di Olimpia. Al Parco della Valle dei Templi di Agrigento rievocazione storica con il “Trionfo di Esseneto”: dagli allenamenti alle discipline sportive insolite, e poi la vita quotidiana ad Akragas come la cucina, il simposio, l’artigianato

Rievocazione storica con soldati punici davanti al Tempio della Concordia nella Valle dei Templi di Agrigento (foto P.Ricotta)

Due Giorni a tu per tu con un campione dei Giochi di Olimpia. Un tuffo indietro nel tempo di 2500 anni con una living history nella Valle dei Templi che ci permetterà di assistere agli allenamenti, conoscere e cimentarsi in discipline sportive insolite, riproposte con abiti e attrezzi dell’epoca, scoprire la vita quotidiana ad Akragas come la cucina, il simposio, l’artigianato. Il 6 e 7 ottobre 2018, nella Valle dei Templi, ad Agrigento, torna di scena la storia con la rievocazione di un evento importante del passato illustre di Akragas: il trionfo di Esseneto, atleta di Akragas e campione ai giochi olimpici. “La manifestazione, promossa dal Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi”, ricorda il direttore del Parco, Giuseppe Parello, “intende riproporre la fortunatissima esperienza del maggio 2017 quando presso il Tempio di Giunone fu rievocato l’assedio della città da parte dei Romani. Ideatori e organizzatori dell’iniziativa sono gli archeologi dell’associazione Pastactivity, Laura Danile, Giovanni Virruso e Zelia Di Giuseppe affiancati dal direttore artistico Andrea Moretti, con la collaborazione delle associazioni culturali Figli del Sole, Simmachìa Ellenon, Legio XV Apollinaris e The Phoenicians”. Saranno due giorni interamente dedicati alla divulgazione e alla didattica della storia. Dimostrazioni e laboratori tematici consentiranno di rivivere l’atmosfera che si respirava ad Akragas nel V secolo a.C., quando Esseneto, campione per due Olimpiadi consecutive nella corsa dello stadion, celebrò il suo trionfo in città nel 412 a.C.

Rievocazione di una battaglia nella Valle dei Templi di Agrigento

Con l’associazione Pastactivity, sotto la direzione artistica di Andrea Moretti, torneremo nel V secolo a.C., quando Akragas era ricca, potente ed era considerata “la più bella città dei mortali” dal poeta Pindaro. I fasti di quel periodo saranno racchiusi all’interno del campo storico ricostruito in ogni dettaglio. Lì sarà possibile immergersi nell’atmosfera di ricchezza e ospitalità che rese famosa questa città. I visitatori scopriranno usi e costumi degli antichi abitanti con i quali potranno dialogare per conoscere tante curiosità storiche. Le emozioni non mancheranno: sarà possibile prendere parte ad un simposio, assaggiare i cibi, distendersi su una kline, assistere a un addestramento militare e a una gara sportiva, partecipare a una processione e portare offerte agli dei. Queste sono soltanto alcune delle esperienze coinvolgenti che sarà possibile vivere ad Agrigento in questi due giorni. Il culmine della manifestazione sarà la domenica, quando accoglieremo l’eroe Esseneto che rientra trionfante in città dopo aver vinto alle Olimpiadi del 412 a.C. la corsa (stadion).

La locandina della rievocazione storica “Il trionfo di Esseneto”

Il programma. Sabato 6 ottobre 2018, dalle 15 alle 20, apertura al pubblico del campo storico presso l’area del tempio di Zeus: living history e didattiche (riti, sacrifici, addestramento militare, giochi, cucina, banchetti, kottabos). Domenica 7 ottobre 2018, dalle 9.30 alle 14, apertura al pubblico del campo storico presso l’area del tempio di Zeus: living history e didattiche (riti, sacrifici, addestramento militare, giochi, cucina, banchetti, kottabos). Pillole rievocative e gare sportive tra i rievocatori. Dalle 14.30 alle 17.30, spettacolo conclusivo lungo la Via Sacra e il Cardo I: il trionfo di Esseneto. Ingressi consigliati: Porta V e Giunone. La partecipazione è gratuita domenica 7 ottobre. Sabato 6 ottobre l’ingresso è a pagamento secondo le tariffe previste dal Parco.

Dai segreti della Grande Piramide a quelli della Tomba di Tutankhamon: la 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto apre nel segno dell’Antico Egitto

I misteri della Grande Piramide al centro del film di Florence Tran alla Rassegna internazionale del cinema di Rovereto

Il nuovo logo della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Cosa nasconde la tomba di Tutankhamon, scoperta nel 1922 nella valle dei Re da Howard Carter? La risposta alla 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto che apre martedì 2 ottobre 2018 nel segno dell’Antico Egitto, grande protagonista del pomeriggio al teatro Zandonai. Alle 15, si inizia con la proiezione del film “La storia dimenticata degli Swahili” (Francia, 2017, 26’), girato in Tanzania, cui seguono due interessanti produzioni italiane, una su un’innovativa tecnica di restauro, dal titolo “Risvegli – il restauro dei Beni culturali nascosti” (Italia, 2017, 23’), e l’altra “La rosa dello sciamano” (Italia, 2018, 3’), che presenta un breve cartoon sulle incisioni rupestri della Val Camonica. Quindi il sipario si apre sull’Egitto con il documentario francese “Misteriose scoperte nella grande piramide” che introduce il tema del successivo incontro, e cioè la ricerca della missione archeologica autorizzata nel 2017, per la prima volta dopo trent’anni – all’interno della grande piramide di Giza per scoprire con le più moderne tecnologie spazi segreti ancora inesplorati. Il film “Mysterious Discoveries in the Great Pyramid / Misteriose scoperte nella Grande Piramide” di Florence Tran (Francia, 2017, 85’) parla infatti della grande Piramide di Giza, l’unica delle sette meraviglie oggi sopravvissute, dove alla fine del 2017 un team multidisciplinare di scienziati – autorizzato dal governo egiziano per la prima volta dopo 30 anni – mette in campo le più moderne tecnologie e scopre misteriose cavità nella Grande Piramide.

La famosa maschera di Tutankhamon e il pugnale in ferro trovato avvolto tra le bende della mummia del faraone bambino

Il prof. Francesco Porcelli del Politecnico di Torino

Dai segreti della Grande Piramide a quelli della tomba di Tutankhamon. Alle 17.45 infatti Francesco Porcelli, professore del politecnico di Torino, intratterrà il pubblico su “Archeo-fisica del terzo millennio: il progetto Luxor Valle dei Re”, insieme a Marco Cattaneo direttore di National Geographic, media partner della manifestazione, e Mattia Mancini, archeologo e blogger. Seguirà nella sala bar del teatro un aperitivo con i protagonisti della conversazione, dove si potranno porre domande agli esperti in un ambiente informale. Il prof. Porcelli segue tematiche dell’Antico Egitto dal 2007, quando è stato nominato Attaché Scientifico presso l’ambasciata italiana in Egitto, posizione che ha ricoperto fino al 2015. Rientrato al Politecnico di Torino nel luglio 2015, ha iniziato una nuova linea di ricerca sulle Tecnologie Applicate ai Beni Culturali. Tra i risultati principali conseguiti in questo settore, ha fatto parte del team che ha dimostrato, sulla base di misure di fluorescenza a raggi-X, l’origine meteoritica della lama di ferro della spada di Tutankhamon. Nel 2017 ha ricevuto l’incarico da parte del ministero delle Antichità egiziano di condurre il terzo radar scan della Tomba di Tutankhamon, al fine di dirimere una controversia riguardo la presunta presenza di camere nascoste dietro le pareti della camera funeraria, da alcuni ipotizzate come la dimora della regina Nefertiti. Il terzo radar scan è inserito nell’ambito di un più ampio progetto, intitolato “La mappatura geofisica completa della Valle dei Re”. Tema oggetto della conversazione alla rassegna del cinema archeologico di Rovereto.

La locandina del film “Peau d’ane” di Jacques Demy

La rassegna e le scuole. Il programma al teatro Zandonai di Rovereto si apre alle 9.30 di martedì 2 ottobre 2018 con una mattinata che vede protagonista la scuola – ma anche aperta al pubblico – sull’interessante tema del linguaggio del documentario, e in particolar modo del documentario archeologico, oltre che sulla complessità della traduzione in italiano dei film in rassegna. Dopo una breve introduzione del progetto svolto dai ragazzi del liceo Maffei di Riva del Garda che si sono cimentati nella traduzione dei film, sarà proiettato il bellissimo film su cui gli studenti hanno lavorato “Peau d’Ane. Sottopelle. La favola in superficie” un documentario che torna sul set del famosissimo film “pelle d’asino” di Jacques Demy con Catherine Deneauve e lo indaga come in un vero scavo archeologico per recuperare le tracce originali del set.

Dal film “Panormos” di Gerhard Lampe

In serata, a partire dalle 20.45, protagonista il film “Gutemberg, l’avventura della stampa” (Francia/Austria, 2016, 86’), coproduzione franco-austriaca splendidamente realizzata, che ripercorre, attraverso testimonianze di esperti e inserti di fiction, la storia di una delle invenzioni che ha rivoluzionato il modo di comunicare dell’umanità. A seguire, un interessante documentario tedesco, “Panormos” (Germania, 2017, 44), su una necropoli del VII-VI secolo a.C., ritrovata presso un sito ancora poco conosciuto sulla penisola di Mileto nell’ambito di un progetto di ricerca dell’università di Halle Wittemberg in collaborazione con il Museo di Mileto e l’istituto archeologico tedesco. L’ingresso a tutte le attività è gratuito.

“Raccontare per immagini: Il primo cinema della storia. Obiettivo sul Paleolitico”: il progetto del Polo museale del Veneto coordinato da Federica Gonzato protagonista alla rassegna del cinema archeologico di Rovereto con “Fuoco Colore Movimento”, tre video di Igor Imhoff

Screenshot del video “Movimento” che viene presentato alla 29.ma rassegna del cinema archeologico di Rovereto

Raccontare il Paleolitico sotto una nuova veste. È stato questo l’impegno preso nei mesi scorsi dal Polo museale del Veneto col progetto della direzione generale Musei del Mibact “MuSST-Musei e sviluppo dei sistemi territoriali”. E se le pitture paleolitiche potessero davvero muoversi? Si sono chiesti gli esperti del Polo museale. “Bisonti, leoni, gufi, orsi, cervi e addirittura sciamani… attendono solo che una torcia li illumini per riprendere vita. Come al cinema. Ed ecco, basta la poesia di quelle prime “macchinette” usate per dare movimento alle immagine statiche (taumatropi, zootropi, lanterne magiche, tachiscopi e prassinoscopi) per animare le figure dipinte nelle grotte, interpretate come fotogrammi di animazione”. Ecco quindi il progetto del Polo museale del Veneto, coordinato da Federica Gonzato, direttore del museo Archeologico nazionale di Verona e del museo nazionale Atestino di Este, “Raccontare per immagini: Il primo cinema della storia. Obiettivo sul Paleolitico”, proposta declinata in molteplici eventi culturali nella primavera 2018 ai musei nazionali di Este e Verona e in altre location partner per sviluppare il tema delle relazione fra Paleolitico e Precinema (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/03/10/raccontare-per-immagini-il-primo-cinema-della-storia-obiettivo-sul-paleolitico-al-museo-nazionale-atestino-di-este-si-inaugura-il-nuovo-allestimento-della-sala-della-preistoria-co/).

Locandina della 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Screenshot del video “Fuoco” alla rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

Giovedì 4 ottobre 2018, alle 16, a Rovereto al teatro Zandonai, all’interno della 29.ma edizione della rassegna internazionale del Cinema Archeologico, verrà presentato il video “Fuoco, Colore, Movimento”, realizzato dal Polo Museale del Veneto nell’ambito del progetto Musst “Raccontare per immagini: Il primo cinema della storia. Obiettivo sul Paleolitico”. Il progetto complessivo deve la sua realizzazione anche grazie al sostegno e alla collaborazione di partner qualificati quali l’università di Ferrara; la soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo Vicenza; il parco regionale della Lessinia; EvolutaMente-associazione Culturale; il Film Festival della Lessinia; il museo del Pre-Cinema Minici Zotti; la Fabbrica del Vedere; Gambero Nero Escursioni. “Grazie ai moderni strumenti di comunicazione (cortometraggi di animazione, esperienze laboratoriali, conferenze e performance) si è sperimentata una nuova via per avvicinare il pubblico al fascino del Paleolitico”, spiegano i promotori. “Considerando l’esigenza, da sempre insita nell’Uomo, di comunicare, utilizzando strategie diverse, dalle Grotte dipinte paleolitiche al cinema, dalla pietra alla pellicola, è stata proposta una nuova lettura della storia umana, “messa in scena” in modi e su supporti diversi, attraverso diverse forme artistiche giocando sul tema delle immagini in movimento”.

Screenshot del video “Colore” alla 29.ma rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto

“Il primo cinema della storia: “obiettivo” sul Paleolitico. Fuoco, Movimento, Colore” di Igor Imhoff (Italia, 2018; 11’), nuova lettura dell’iconografia paleolitica, giocando sul tema delle immagini in movimento che lega l’esperienza espressiva di 40.000 anni fa alle sperimentazioni del pre-cinema. I tre video dedicati al Paleolitico, realizzati dal regista Igor Imhoff, con la progettazione scientifica di Federica Gonzato, direttrice dei due musei nazionali coinvolti, e la consulenza di Carlo Montanaro (Fabbrica del Vedere) e Marco Peresani (università di Ferrara), “ripropongono le immagini dipinte nelle grotte paleolitiche utilizzando gli strumenti visivi propri del pre-cinema: serie di disegni (tratti dalla documentazione scientifica fornita dagli scavi archeologici, in particolare da Grotta di Fumane in provincia di Verona) si formano e si cancellano, combinandosi senza sosta, riproducendo le figure e i colori usati comunemente nella pittura paleolitica: il bianco, il nero, il giallo ed il rosso dell’ocra. I video trattano argomenti strettamente legati alle prime pitture della storia Umana: il fuoco, ovvero la luce, il movimento e il colore”.

A Paestum, per il cinquantennale dell’eccezionale scoperta, dal 4 al 6 ottobre convegno internazionale su “La Tomba del Tuffatore: rito, arte e poesia a Paestum e nel Mediterraneo, 500 a.C.”. L’obiettivo è rileggere la Tomba del Tuffatore prendendo in considerazione le complesse relazioni tra medium e messaggio

La famosa lastra di copertura della Tomba del Tuffatore esposta al museo Archeologico nazionale di Paestum

Gran finale a Paestum delle manifestazioni per il cinquantennale della scoperta della Tomba del Tuffatore. Nell’ultima settimana della mostra “L’immagine invisibile. Dalla Magna Grecia a De Chirico”, aperta fino al 7 ottobre 2018 al museo Archeologico nazionale di Paestum (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/06/paestum-nel-cinquantennale-delleccezionale-scoperta-la-tomba-del-tuffatore-unica-testimonianza-della-pittura-greca-a-grandi-dimensioni-non-vascolare-prima-del-iv-sec-a-c-la-mostra/) , dal 4 al 6 ottobre 2018 sempre nel museo Archeologico nazionale di Paestum si terrà il convegno internazionale “La Tomba del Tuffatore: rito, arte e poesia a Paestum e nel Mediterraneo intorno al 500 a.C.”: archeologi, storici e filologi si confronteranno con l’obiettivo di stimolare il dibattito sulla straordinaria tomba scoperta cinquant’anni fa a sud di Paestum e attualmente esposta all’interno del museo Archeologico nazionale. Fin dal momento del suo rinvenimento nel 1968, un vivace dibattito ha animato il mondo accademico. La Tomba è infatti l’unica sepoltura con decorazione figurata – giunta fino a noi – che sia anteriore al IV secolo a.C. e proveniente da una città greca. Parecchie sono le questioni ancora aperte: il background culturale degli artisti che l’hanno dipinta e quello della persona ivi sepolta; il ruolo di queste pitture nel complesso della Storia dell’Arte Greca e Magnogreca; l’interpretazione della scena del tuffo che si trova sulla faccia interna del coperchio. Inoltre si discute ancora per comprendere le connessioni tra i vari dati a nostra disposizione sulla tomba (posizione geografica, pitture, corredo).

La lastra Nord della Tomba del tuffatore:: giovane su kline con kylix; due giocatori di kottabos; gli amanti

Il convegno ha lo scopo di utilizzare nuovi dati e approcci per indagare la tomba e il contesto sociale e culturale cui essa appartiene. Da un lato, nuovi scavi nelle necropoli e nel sito urbano di Paestum consentono di collocare con maggior acutezza la tomba nel contesto locale in cui è stata realizzata. Dall’altro, vi è l’intenzione di esplorare come nuovi approcci verso lo studio dell’arte e dell’artigianato, del contesto culturale e della letteratura greca del VI – V secolo a.C., così come recenti tendenze nello studio della musica e della religione antica, possano modificare la nostra comprensione del monumento. Infatti, crescente attenzione è stata dedicata a studiare come le forme artistiche diano forma ai modi in cui valori culturali e idee vengano prodotte, percepite e trasmesse. Tradizionalmente i media dell’arte Greca antica (arti figurate, architettura, letteratura, etc.) sono stati visti come forme più o meno arbitrarie in cui erano espresse certe idee e contenuti astratti (miti, culti, potere…). Nuovi approcci hanno radicalmente messo in dubbio questa visione. Che le condizioni materiali e la storia dei media abbiano giocato un ruolo essenziale nella creazione di significati è un punto su cui oggi si concorda largamente. La storia dell’arte, del pensiero e della cultura è al contempo storia del medium. Il convegno si pone quindi l’obiettivo di rileggere la Tomba del Tuffatore prendendo in considerazione le complesse relazioni tra medium e messaggio, materialità e ideologia, contesto e significato.

Rovereto. Tutto è pronto per la 29.ma rassegna internazionale del Cinema archeologico. Film e molto altro: documentari, libri, conferenze, musica e nuovo logo

Il manifesto della 29.ma edizione della rassegna internazionale del cinema archeologico di Rovereto 2018

Tutto è pronto per il ciak della 29.ma Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto, organizzata dalla Fondazione Museo Civico di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e con il patrocinio della Comunità della Vallagarina, della Provincia autonoma di Trento, della Regione Trentino Alto Adige, del Ministero ai Beni e alle Attività culturali e del Ministero degli Esteri. Dal 2 al 6 ottobre 2018 a Rovereto, 35 nuovissimi film si succederanno in un intenso palinsesto: svariate le nazioni di provenienza dei film, una ventina gli ambienti e le culture rappresentate, cinque incontri con i protagonisti dell’archeologia, per una full immersion nella storia, nell’arte, nell’archeologia, nelle culture del passato che tornano presenti con immagini spettacolari e suggestive sul grande schermo (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/13/xxix-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-35-film-che-spaziano-dalla-preistoria-allegitto-dalla-grecia-a-roma-al-medioevo-dalle-civilta-africane-allisola-di/). Quello del documentario è un modo di raccontare il passato che riesce a riportarlo vivo, e lo avvicina al grande pubblico con il linguaggio semplice e immediato del cinema, con documentari sempre più contaminati dalla fiction di qualità. “È una rassegna che cambia pelle”, questa la premessa di Alessandra Cattoi, direttora della Fondazione Museo Civico di Rovereto “e, mantenendo al centro la proposta cinematografica, si sforza di guardare oltre, ai libri, agli incontri, alle visite, nell’ottica di una manifestazione diffusa, che allarga i propri orizzonti e vuole dialogare con tutti coloro a cui preme capire chi siamo attraverso ciò che siamo stati” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/09/10/rovereto-presentata-la-29-ma-edizione-della-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-allinsegna-delle-novita-nuovo-logo-nuova-sede-nuove-partnership-nuova-programmazione-nuovo-co/). Primissima novità dell’edizione 2018: l’intera settimana della manifestazione sarà ospitata al Teatro Zandonai, una splendida cornice che la città di Rovereto mette a disposizione del pubblico, accogliendolo nel salotto buono cittadino. Gli spettatori avranno la possibilità di attribuire, con votazioni giornaliere, il premio Città di Rovereto al film più gradito dal pubblico. Oltre al premio del pubblico, verranno attribuite la menzione speciale CinemAMoRe, insieme a Trento Film Festival di Trento e Religion Today Filmfestival, e la menzione speciale Archeoblogger, attribuita da una giuria formata da alcuni dei più seguiti blogger di archeologia italiani. Il programma nella sua interezza è consultabile sul sito ufficiale del festival http://www.rassegnacinemaarcheologico.it.