#iorestoacasa. Il Castello del Buonconsiglio a Trento propone con l’archeologa Annamaria Azzolini la sezione archeologica del castello, alla scoperta del lussuoso corredo della “principessa” longobarda di Civezzano

La sala romana della sezione archeologica del Castello del Buonconsiglio a Trento (foto Buonconsiglio)

Il tesoro della principessa di Civezzano è al centro del nuovo appuntamento di #buonconsiglioadomicilio dedicato alle collezioni archeologiche custodite al Castello del Buonconsiglio. In particolare, Annamaria Azzolini, archeologa del museo, illustra il lussuoso corredo della “principessa” longobarda di Civezzano di cui fanno parte gli splendidi orecchini in oro e ametista.

Negli ambienti più antichi del castello del Buonconsiglio, là dove un tempo sorgeva la domus di Sodegerio di Tito podestà della città di Trento nei primi decenni del XIII secolo, è allestita l’esposizione archeologica permanente museale, una collezione importante che vanta circa 12mila pezzi: sono oggetti per lo più provenienti dal territorio trentino che coprono un lungo arco cronologico che va dalla pre-protostoria al basso Medioevo. “Le collezioni archeologiche medievali – ricorda Azzolini – sono frutto di grandi e importanti donazioni ottocentesche che nobili ed eruditi avevano formato con diligenti cure e molte spese come ammette lo stesso conte Benedetto Giovannelli già promotore di quell’iniziativa che diede i natali al museo civico di Trento nel 1853. Il collezionismo è un fenomeno antico che ha origini assai lontane del tempo. Raccogliere oggetti strani, curiosi, bizzarri risponde a un bisogno antico, al bisogno di portarsi un pezzo del mondo a casa e con questo stesso spirito noi vogliamo portare nelle vostre case un pezzo di questo straordinario mondo museale. Scopriremo insieme oggetti meravigliosi. Vi porterò a vedere la tomba di una donna di altri tempi, una principessa longobarda”.

Così gli archeologi del Castello del Buonconsiglio hanno ipotizzato la principessa di Civezzano

Tra il 1885 e il 1902 a Civezzano, una località poco distante da Trento, durante i lavori agricoli vennero messe in luce una serie di sepolture pertinenti a due distinte necropoli. “Apparve subito chiaro per la presenza di particolari oggetti nei corredi funerari”, spiega Azzolini, “che dovevano trattarsi di sepolture pertinenti a popolazioni allora definite barbare ma che ora sappiamo essere longobarde. Tra le sepolture scoperte nel 1902, una in particolare è rinvenuta nei pressi di Castel Telvana destò molto interesse. Il corredo era composto da preziosi oggetti in oro e argento, un segno questo che l’inumata doveva essere un esponente dell’alta aristocrazia longobarda. Di quel contesto oggi purtroppo non si conserva quasi più nulla. Furono raccolti preziosi oggetti ma tutto venne disperso e con esso importanti informazioni che ci avrebbero potuto chiarire e aiutare a comprendere il costume funerario longobardo grazie al confronto con contesti italiani e stranieri. Noi oggi possiamo proporvi un’ipotesi ricostruttiva e farvi vedere come doveva apparire questa sepoltura. Gli oggetti che facevano parte del corredo dell’inumata pur collocandosi nella tradizione del costume longobardo rivelano un avvenuto processo di assimilazione dei costumi romano-bizantini, e quindi questi elementi ci permettono di datare la sepoltura ai primi decenni del VII secolo”.

Gli straordinari orecchini in oro dalla tomba longobarda della principessa di Civezzano conservati al museo del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)

“Tra gli oggetti più noti che appartennero a questa donna troviamo un paio di singolari orecchini in oro che rientrano nella tipologia definita a cestello. Presentano un’elaborata lavorazione a traforo e filigrana con tre pendenti arricchiti da perle, ametiste e goccia in lamina d’oro. Questo tipo di orecchini rappresenta dei gioielli esclusivi rari di cui si conservano solo pochi altri esemplari. Sono gioielli il cui rimando alla tradizione romano-bizantina è molto chiaro. Un oggetto unico è la sottile lamina in argento con lavorazione a punzone, forse un elemento decorativo che finora non trova confronto in nessun altro contesto funerario. La fragilità del pezzo, che porta a escludere un suo utilizzo funzionale, sembrerebbe indicarne un uso puramente rappresentativo legato all’alto lignaggio dell’inumata”.

Linguette in bronzo dorato dalla tomba longobarda della principessa di Civezzano conservati al museo del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)

“Un altro elemento di unicità per l’abbigliamento longobardo ma che trova invece confronto della sepoltura della regina franca Armegonda a Saint Denis, nei pressi di Parigi, è rappresentato dalle guarnizioni per cinture da calza in bronzo dorato con fibbia a placca fissa decorata in stile zoomorfo con teste di animali e rapaci, puntalini con motivi ad albero stilizzato e placche decorate a punzone, il medesimo utilizzato per le lamine in argento. Sempre come elemento distintivo e rappresentativo dell’alto rango è da considerarsi lo spillone in argento con fasce spiraliforme in oro. L’uso è molto antico. Poteva essere portato per appuntare i capelli come ago crinale oppure per allacciare le vesti che nel caso della donna di Civezzano dovevano essere decorate in oro come testimonierebbe il rinvenimento di filamenti di oro nella sepoltura. Una coppia di linguette in bronzo dorato decorate con motivi a zampa di animale e maschera umana dovevano costituire i terminali di una cinturetta in cuoio che era portata a stringere il punto vita. Alcuni vaghi in pasta vitrea colorata sarebbero pertinenti a una collana che la defunta portava al collo secondo l’uso tradizionale”.

Bacile copto in bronzo dalla tomba longobarda della principessa di Civezzano conservati al museo del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)

“È proprio del costume longobardo invece la presenza del bacile copto in bronzo presente soprattutto nelle sepolture aristocratiche di alto rango. Il termine copto collega questo oggetto o una serie di prodotti fabbricati in Egitto. Nel corso del VI secolo sono giunti in Occidente tramite commerci e donazioni. Nelle sepolture il bacile viene rinvenuto ai piedi del defunto e questo ne suggerisce un uso rituale nell’evoluzione tipico del mondo mediterraneo tardo-romano. Ancora una volta gli oggetti di questa sepoltura sottolineano il legame con la tradizione romano-bizantina”.

Croce aurea dalla tomba longobarda della principessa di Civezzano conservati al museo del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)

L’ultimo oggetto che accompagna la donna è una croce aurea dalla straordinaria decorazione. “Nel centro -descrive Azzolini – una sorta di bottone circondato da un doppio nastro intrecciato. Nelle braccia, un motivo con nastro perlinato. Agli angoli delle braccia piccoli fori alludono alla funzione della croce che veniva infatti cucita sul sudario e copriva il volto del defunto. La croce in oro simboleggia un’adesione dell’élite longobarda agli orientamenti politici della società nella quale va a inserirsi e dunque una forma di ostentazione del prestigio dell’aristocrazia prima che un segno della conversione al Cristianesimo. E infatti nel momento in cui vi è piena adesione al culto cristiano il corredo funerario dalle tombe scompare. Gli oggetti deposti nella tomba rappresentano una scelta. Non sono oggetti di uso quotidiano ma oggetti usati nelle grandi occasioni e sono un modo dell’inumato per autorappresentarsi ed esporre il proprio prestigio sociale di questa donna per cui venne realizzata una parure con gioielli esclusivi e che per tradizione è chiamata “principessa di Civezzano”: di lei non sappiamo nulla perché le fonti non ne parlano, possiamo solo immaginarne l’aspetto. Di lei ci rimangono i preziosi monili, di altre principesse gli sguardi immortali che ancora ci osservano da opere straordinarie”.

Fondazione museo civico di Rovereto: in #apertipercultura dedicati a Paolo Orsi un documentario di Osvaldo Maffei (“Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità”) e una pillola di scienza di Barbara Maurina (“Paolo Orsi, le lettere”)

La Fondazione Museo Civico di Rovereto, in questo lungo periodo di lockdown, si è aperta virtualmente, ponendosi al servizio della comunità, anche a distanza, per continuare a offrire appuntamenti scientifici e culturali. Sul sito del museo è stato attivato un piccolo portale #apertipercultura, simboleggiato proprio da una porta di casa che si apre sul mondo della scienza, sulle sezioni, sui reperti, sui siti, sulla storia, sul territorio, su temi interessanti, che si approfondiscono anche a distanza attraverso la voce di esperti, scienziati, ricercatori “amici” del Museo, con pillole di scienza, conferenze, video, articoli, a portata di clic e adatti davvero a tutti. Cinque le sezioni previste: “Succede al Civico – Talk”, “Pillole di scienza”, “Conferenze”, “Documentari”, “Approfondimenti”. Sul grande archeologo roveretano Paolo Orsi la Fondazione Museo Civico di Rovereto in #apertipercultura ha dedicato un documentario (“Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità”) e una pillola di scienza (“Paolo Orsi, le lettere”).

Nel documentario “Paolo Orsi e Margherita Sarfatti tra classicismo e modernità” l’artista Osvaldo Maffei racconta la genesi della sua installazione di arte contemporanea realizzata nell’ottobre 2018 in occasione della XXIX Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto al teatro Zandonai di Rovereto e della mostra “Margherita Sarfatti. Il Novecento italiano nel mondo” al Mart di Rovereto. L’installazione di Maffei raccorda i due personaggi, l’archeologo roveretano Paolo Orsi (1859-1935) e la scrittrice e critica d’arte veneziana Margherita Sarfatti (1880-1961), e i due eventi culturali roveretani, la Rassegna internazionale del cinema archeologico e la mostra sulla Sarfatti al Mart. Il documentario è realizzato con il contributo di Franco Nicolis, direttore ufficio Beni archeologici della Provincia autonoma di Trento; Barbara Maurina, responsabile della sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico di Rovereto; Patrizia Regorda, Archivi Storici del Mart. “Paolo Orsi – racconta Maffei – nel 1930 dona a questa gentildonna di grande potere un piccolo omaggio che ha una grandissima valenza culturale e rimanda a un vissuto di tipo arcaico”. Si tratta di una serie di 70 calchi in gesso di monete antiche siracusane, oggi in un cofanetto conservato nel fondo archivistico “Margherita Sarfatti” al Mart-Archivio del Novecento, dove è arrivato nel 2009. Come rappresentare in forma artistica il dono? “È la domanda che mi sono fatto”, continua Maffei. “E ho pensato subito a che cosa significa, per esempio, portare delle rose a una signora o magari dei dolcetti, dei cioccolatini. La prima cosa che si fa, si cerca di infiocchettarli, di renderli più attraenti, più piacevoli, con delle carte, delle veline, dei fiocchi. L’idea di scambiare, di giocare sull’equivoco, di scambiare questi piccoli calchi in gesso con delle mentine, con dei piccoli dolcetti di pan di zucchero mi è sembrata un’idea molto divertente, ed è stato l’unico approccio che mi permettesse di lavorare senza entrare in concorrenza, senza diventare un piccolo scienziato inadeguato, ma lavorare per solleticare l’intelligenza e la curiosità degli spettatori del festival e della mostra della Sarfatti che si teneva al Mart in quel periodo”.

“Paolo Orsi. Le lettere”. In questa “pillola di scienza” Barbara Maurina, conservatrice e responsabile della Sezione Archeologia della Fondazione Museo Civico, racconta dell’archeologo Paolo Orsi e delle straordinarie lettere arrivate fino a noi da una soffitta di un palazzo di Ala. “Da alcuni anni – spiega Maurina – stiamo conducendo uno studio sistematico su una serie di documenti di archivio di grande importanza conservati dalla Fondazione del museo civico di Rovereto. Ma il museo civico di Rovereto fin dalla sua nascita alla metà dell’Ottocento si è sempre occupato di raccogliere e studiare non soltanto reperti ma anche dati archeologici e naturalistici”. Tra i padri fondatori del museo c’è anche Paolo Orsi, che entrò nell’istituzione a 16 anni nel 1875. E alla sua morte nel 1935 lasciò al museo la sua preziosa collezione, un importantissimo patrimonio archeologico e archivistico. “Dal 2010 – continua – è partito un progetto per riordinare, studiare e poi pubblicare sull’archivio on line del museo gli archivi sui grandi protagonisti dell’archeologia a cavallo del Novecento, tra cui i due roveretani Federico Halbherr e Paolo Orsi. Seguo questo lavoro con il collega Maurizio Battisti. I dati raccolti vengono inseriti su un sito on line che viene continuamente implementato”. Dal 2013 nel progetto si è inserito un tassello molto importante: un archivio di 8mila lettere scoperto in una soffitta di un palazzo di Ala in provincia di Trento di proprietà degli eredi di Paolo Orsi. L’archivio era stato suddiviso in 57 faldoni dallo stesso Orsi che definiva questo documenti, come ha scritto lui stesso, “dal naufragio della mia corrispondenza”: lettere sopravvissute alla dispersione. “In realtà questo enorme patrimonio epistolare lo credevamo ormai perduto. Grande è stata quindi la sorpresa al suo ritrovamento. La Fondazione Museo Civico di Rovereto già nel 2013 ha acquisito questo archivio e ha deciso di renderlo subito pubblico con un lavoro di studio, analisi, acquisizione digitale, catalogazione, schedatura e inventariazione. Questo lavoro viene progressivamente pubblicato on line e divulgato attraverso conferenze, convegni, articoli scientifici. Contiamo di portarlo a termine per la primavera del 2021”.

Tivoli (Roma). Villa Adriana, in attesa di tornare ad accogliere il pubblico, apre agli operatori del settore turistico. Lancio del progetto “Villa Adriana tra Cinema e UNESCO”

Villa Adriana: non è ancora una riapertura ufficiale, ma è un inizio. Martedì 26 maggio 2020, alle 10, Villa Adriana a Tivoli, vincitrice del Contest Visit Lazio, nel rispetto della normativa vigente e in attesa della riapertura al pubblico, riapre le porte a una ristretta platea di operatori del settore turistico per condividere e predisporre il nuovo progetto di accoglienza e fruizione del sito maturato nei mesi di emergenza. presenzierà Benedetta Adembri, responsabile di Villa Adriana. Durante la chiusura imposta dall’emergenza, l’Istituto ha svolto lavori la cui organizzazione di cantiere sarebbe risultata invadente rispetto alla fruizione turistica, in particolare sul verde. Villa Adriana, oltre ad aver sperimentato una gestione delle aree dedicate a prato, ha partecipato con la FAI (Federazione Apicoltori Italiani) al Progetto ApinCittà, per il biomonitoraggio ambientale mediante impianto alveari di ape italiana. Il progetto si coniuga alla produzione dell’olio EVO e del pizzutello, che le Villae già promuovono. In tutto l’Istituto sono stati oggetto di attenzione gli spazi verdi e aperti, polmone dei siti e cuore dell’accoglienza al pubblico.

Il logo del Villae Film Festival a Tivoli (Roma)

Le Villae intendono poi lanciare delle nuove proposte culturali, a partire da Villa Adriana che, con il progetto espositivo 60/20: Villa Adriana tra Cinema e UNESCO (29 giugno – 30 settembre 2020), celebra l’iscrizione al patrimonio mondiale dell’umanità e la fortuna nel cinema del sito, ormai parte di un immaginario universale e condiviso. La mostra è intimamente legata al Villae Film Festival con il quale l’Istituto indaga il rapporto tra cinema e arte. A breve le date di riapertura e le modalità di fruizione dei siti di Villa Adriana e del Santuario di Ercole Vincitore.

Star Walks – Quando il Parco archeologico del Colosseo incontra la musica: nel terzo episodio il cantautore Daniele Silvestri con la “Domus sotto i piedi” in un inedito itinerario nel cuore della Domus Aurea

Terza puntata terza e ultima (“ma solo per ora!”, assicurano al PArCo) per la web-serie “Star Walks – Quando il PArCo incontra la musica”, il progetto del Parco archeologico del Colosseo in media partnership con Rai Radio2 per portare la musica nel cuore dell’area archeologica centrale di Roma. “Ancora una volta il Parco archeologico del Colosseo va incontro agli abitanti della sua città, a pochi giorni dalla riapertura delle sue porte”. Questa volta, con l’episodio dal titolo “La Domus sotto i piedi”, alla scoperta di un itinerario inedito nel cuore della Domus Aurea ci sarà il cantautore Daniele Silvestri, accompagnato dal giornalista e talent di Radio2 Gino Castaldo, con l’archeologo Alessandro D’Alessio. Puntata registrata prima del DPCM sul Coronavirus. Questa star walk prende le mosse dall’esigenza del cantautore di trovare – con la stessa ambizione che aveva contraddistinto l’imperatore Nerone nello scegliere la propria dimora – uno “studio di registrazione degno di lui!”: Daniele Silvestri si muoverà all’interno del padiglione della reggia neroniana ancora conservato sul Colle Oppio, spostandosi da una stanza all’altra delle oltre 150 sale di cui si compone questo settore della Domus Aurea, concludendo la visita nella spettacolare aula Ottagona. Chiude la passeggiata, dopo l’ingresso nella spettacolare Sala Ottagona, un intenso omaggio alla memoria di Giovanni Falcone, registrato nel giorno della ricorrenza dell’attentato di Capaci, avvenuto il 23 maggio 1992. A passo di musica, accompagnato da Rai Radio2, ancora una volta il Parco archeologico del Colosseo va incontro agli abitanti della sua città, a pochi giorni dalla riapertura delle sue porte. Il valore del connubio tra le diverse discipline del comparto cultura è alla base di un’altra novità: in attesa di programmare la seconda serie di Star Walks, il 24 maggio 2020 è lanciato anche il profilo Spotify del PArCo. I primi utenti troveranno la playlist “StarWalks” con le canzoni suonate sinora dagli ospiti della web-serie, insieme a playlist tematiche, destinate ad arricchirsi nel tempo anche grazie al coinvolgimento degli stessi visitatori, che godranno così di una sempre più ampia offerta musicale.

Pompei. Il parco archeologico riapre il 26 maggio con un percorso prestabilito in sicurezza. Ecco quello che si può vedere con alcune novità in anteprima

Riapre il parco archeologico di Pompei con percorsi in sicurezza (foto parco archeologico di Pompei)

L’annuncio “generico” qualche settimana fa: Pompei pronta alla riapertura. Ora c’è la data. Si parte il 26 maggio 2020 con una prima fase di due settimane che consentirà una passeggiata lungo le strade della città antica, per tornare ad ammirare i luoghi più rappresentativi del sito e godere delle loro atmosfere uniche, secondo un percorso prestabilito, su fasce orarie, e con le necessarie misure di distanziamento previste dal Ministero della Salute. Già in questa prima fase sarà possibile accedere ad alcune case dotate di ampi spazi, e scoprire alcune novità in anteprima, come la Domus di Cornelio Rufo dal bel peristilio (giardino colonnato) che ingloba il florido giardino, di recente restaurata. Dal 9 giugno 2020 seguirà una seconda fase, con due itinerari accessibili dagli ingressi di Porta Marina e Piazza Anfiteatro, con l’apertura di ulteriori spazi inediti e domus, dotate di ingresso e uscita separate, e con il supporto della tecnologia per organizzare e monitorare i flussi.

Il peristilio con florido giardino della domus di Cornelio Rufo a Pompei (foro parco archeologico di Pompei)

La casa degli Amorini Dorati a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

“Siamo lieti di annunciare finalmente la riapertura di Pompei”, dichiara il direttore generale Massimo Osanna, “e di consentire il riavvio delle attività turistiche, che daranno respiro a tante categorie che di cultura e turismo vivono. Le attività di manutenzione, grazie al lavoro dei tanti restauratori, operai e tecnici del Parco, non si sono mai fermate in questo periodo, al fine di garantire la tutela e la salvaguardia del sito ed essere pronti alla ripartenza. Riapriamo nel pieno rispetto della normativa, ma anche con novità che arricchiranno gli itinerari, trasformando le limitazioni di una visita con percorsi contingentati e obbligati, in un’opportunità di approfondimento. Sarà una Pompei da godere senza fretta e con maggiore tranquillità. Inoltre, già nella prima fase sarà possibile attraversare tutta la città, dall’Anfiteatro al Foro, anche con possibilità di seguire un itinerario del verde dei giardini pompeiani. Dai Praedia di Giulia Felice, agli Amorini dorati, alla Casa di Cornelio Rufo, riaperta dopo lungo tempo, ai giardini della Palestra grande e alla stessa necropoli di Porta Nocera o al vigneto dell’orto dei fuggiaschi. La prima fase sarà occasione, soprattutto, per le comunità dell’area vesuviana di tornare in un luogo, Pompei, che più di ogni altro rappresenta l’identità di un territorio e che si trasforma in un vero Parco urbano. Dalla seconda fase speriamo di poter accogliere visitatori da più parti di Italia e riprendere le numerose iniziative in programma, dalle mostre alle riaperture di ulteriori domus restaurate, ma anche di proseguire in maniera spedita con i vari cantieri in corso e avviare i nuovi progetti di scavo”.

La pianta dell’area archeologica di Pompei con i percorsi in sicurezza alla riapertura dopo il lockdown

La palestra grande di Pompei (foto di Pier Paolo Metelli)

Il biglietto di ingresso in questa prima fase, avrà un prezzo agevolato di 5 euro (fino all’8 giugno) e sarà acquistabile esclusivamente on-line sul sito http://www.ticketone.it ( gratuità e riduzioni come da normativa). Gli orari di visita saranno i seguenti: 9-19 (ultimo ingresso alle 17.30), con un giorno di chiusura settimanale, il lunedì. La prenotazione sarà possibile anche nella stessa giornata, fino a esaurimento disponibilità. Al momento dell’acquisto on-line il visitatore potrà scegliere la fascia oraria di ingresso, prevista ogni 15 minuti per un massimo di 40 persone per turno. Il biglietto dovrà essere mostrato all’ingresso, direttamente su smartphone/tablet (QRcode) o già stampato a casa su carta. L’abbonamento Pompei365 sarà prorogato per il numero di giorni, corrispondenti a quelli di chiusura connessi all’emergenza sanitaria. Il biglietto gratuito per l’accesso singolo dovrà essere richiesto sul sito http://www.ticketone.it I visitatori saranno sottoposti, all’arrivo, a misurazione della temperatura mediante termoscanner e dovranno indossare la mascherina obbligatoriamente anche durante tutta la presenza nel sito, oltre rispettare la distanza fisica di 1 m all’aperto e 1,50 al chiuso, nel sito e al suo esterno.

La palestra grande e l’anfiteatro di Pompei (foto di Pier Paolo Metelli)

Tutte le informazioni relative alle misure di sicurezza del contenimento del contagio da COVID-19 e alle modalità di visita saranno fornite ai visitatori attraverso i monitor presenti agli ingressi e la cartellonistica. La visita avverrà nel pieno rispetto delle misure di distanziamento previste dal Comitato Tecnico Scientifico, anche con il supporto di segnaletica direzionale appositamente installata dal Parco. Saranno garantiti dispenser di gel igienizzante all’ingresso e presso i servizi igienici a disposizione dei visitatori. L’ingresso unico sarà quello di Piazza Anfiteatro, con possibilità di uscita, attraverso il tempio di Venere, da Piazza Esedra o da Porta Marina. La visita si svilupperà lungo un percorso a senso unico, segnalato all’interno del sito. Sarà possibile passeggiare all’interno dell’Anfiteatro, nel giardino della Palestra grande e nei Praedia di Giulia Felice, ma anche attraversare la necropoli di Porta Nocera, l’Orto dei fuggiaschi, arrivare al quartiere dei teatri e al Foro triangolare. Da via dell’abbondanza, inoltre, si potrà raggiungere il Foro con tutti i suoi edifici pubblici e religiosi, visitare lo spazio esterno delle Terme Stabiane o risalire via Stabiana fino a via del Vesuvio dove ammirare la casa di Leda e il cigno, la domus gli Amorini Dorati e le Terme centrali. Presso l’ingresso di Piazza Anfiteatro sarà possibile richiedere un servizio visite guidate, dalle 9 alle 13, a cura delle guide della Regione Campania e nazionali. I visitatori con difficoltà motoria potranno, entrando dall’ingresso di piazza Anfiteatro, seguire il percorso facilitato “Pompei per tutti”. In questa fase, è previsto il ritorno, rispettando le distanze e le precedenze di visita, verso il varco di piazza Anfiteatro, unica uscita in questa fase.

#iorestoacasa. “Le Passeggiate del Direttore”: col 19.mo appuntamento il direttore del museo Egizio, Christian Greco ci fa conoscere l’Amduat, il viaggio notturno del sole col papiro dell’Amduat e i testi sul sarcofago dello scriba Butehamon

Il 19.mo appuntamento con le “Passeggiate con il direttore” è il secondo dedicato al Terzo Periodo Intermedio. Il direttore Christian Greco illustra “L’Amduat, il viaggio notturno del Dio Sole” ancora attraverso il magnifico sarcofago dello scriba Butehamon. L’Amduat è un testo che comincia a trovarsi decorato nelle pareti dei sovrani del Nuovo Regno nella Valle dei Re. E per tutto il Nuovo Regno questo testo riguarderà solo i sovrani. A partire dal Terzo Periodo Intermedio invece lo cominciamo a trovare nei papiri, lo cominciamo a trovare degli excerpta usati nei sarcofagi perché l’unità salda politica del Paese viene meno e quindi anche i privati possono ambire a avere degli excerpta di questo testo. Cosa ci racconta? “Ci racconta il periplo solare del sole durante la notte quando il sole tramonta a Occidente”, spiega Greco. “Gli egizi credevano che il sole viaggiasse per dodici ore nelle profondità della terra per poi risorgere di nuovo ad Oriente al mattino. E questo viaggio non era un viaggio che potesse lasciare il sovrano e il mondo indifferenti perché ogni notte vi era una lotta cosmica tra il dio Sole e Apophis, tra il bene e il male. Apophis tentava di impedire che il dio Sole potesse risorgere. Se questo avesse avuto seguito la vita nella terra sarebbe venuta a finire. Ed ecco quindi in questo papiro che ci narra il viaggio del dio Sole durante la notte, vediamo che il viaggio è scandito da delle pause, ci sono dodici ore nella notte. Ed è anche rappresentato in tre registri diversi. Nel registro principale si vede la barca del dio Sole. Qui il dio Sole si trova con la sua fattezza a testa di ariete, quindi il dio Sole criocefalo, contenuto all’interno del serpente Mehen, che è un serpente protettivo. E il dio Sole è accompagnato da altre persone di equipaggio all’interno della barca. Il suo viaggio continua finché alla fine del viaggio, al mattino, il dio Sole che adesso non ha più la testa di ariete ma ha la forma di scarabeo, arriva all’orizzonte orientale e tramite Shu il disco solare viene spinto sulla terra e il dio resuscita. Ecco quindi che la vita sulla terra può andare avanti ed ecco anche che avviene una separazione tra il dio Sole che torna sulla terra e Osiride che invece rimane nell’aldilà, dopo che durante le ore della notte Osiride e il dio Sole sono stati unificati, sono stati “necer aa”, dio grande”.

La parte posteriore del coperchio del sarcofago interno di Butehamon al museo Egizio di Torino con il testo dell’Amduat in ieratico (foto museo Egizio)

L’Amduat lo troviamo anche nei sarcofagi. Un esempio è il sarcofago di Butehamon. “La parte posteriore del coperchio del sarcofago interno e la cosiddetta copertura di mummia sono iscritti da un testo in ieratico, una forma corsiva di scrittura. E questo è il cosiddetto Libro delle Respirazioni e attiene ovviamente al rituale dell’apertura della bocca, che era il momento in cui prima che il defunto fosse messo all’interno della tomba, il sarcofago veniva messo in posizione verticale e veniva chiamato un sacerdote sem, che utilizzando uno strumento nelle sue mani, perpetrava questo rituale dell’apertura della bocca in modo che il defunto potesse tornare a respirare, a vivere, a fruire delle offerte nell’aldilà. Quindi l’Amduat adesso non è più rappresentato in una parete e quindi viene traslato all’interno del coperchio di modo che il defunto abbia tutte quelle informazioni di cui ha bisogno. Per quanto concerne la storia del nostro museo – ricorda Greco -, questo testo ha anche un’importanza fondamentale. Fu oggetto della tesi dottorale di Ernesto Schiaparelli quando andò a studiare a Parigi sotto la guisa di Gaston Maspero, che era segretario generale del Service des Antiquités, ed è colui che poi diede le concessioni di scavo a Ernesto Schiaparelli. Ebbene quando Schiaparelli va a perfezionare le sue conoscenze da egittologo a Parigi nel 1880, studia il Libro dell’Apertura della Bocca e pubblica questo testo che rimane un libro fondamentale per molti anni fino alla pubblicazione di Eberhard Otto”.

Come reagiresti rispetto ad un atto di razzismo, di bullismo o di censura? La risposta nella serie video “Un Lupo al Museo” ospitata al museo Archeologico nazionale di Napoli: esperimento sociale di Ugo Capolupo

“Un lupo al Museo”: serie video di Ugo Capolupo ospitata al museo Archeologico nazionale di Napoli

Lotta al razzismo, al bullismo e alla censura: sono i temi etici al centri degli esperimenti sociali da un’idea di Ugo Capolupo, Paolo Giulierini e Ludovico Solima ospitati dal museo Archeologico nazionale di Napoli con la serie di video “Un Lupo al Museo”. I visitatori del Museo coinvolti nelle riprese hanno condiviso la finalità dell’esperimento, dando il proprio consenso alla diffusione dei video, anche per scopi didattici. Il format, realizzato in fase sperimentale nell’ambito dei progetti curati da Ludovico Solima (università della Campania “Luigi Vanvitelli”) sull’uso dei nuovi linguaggi della comunicazione digitale, è stato presentato al Mann a un gruppo di docenti e studenti universitari (dipartimento di Sociologia e dipartimento di Scienze della comunicazione) nell’ambito di un workshop, che, nello scorso gennaio, ha visto la partecipazione di Antonio Lampis (direttore generale Musei del Mibact) e Paolo Giulierini (direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli). La sigla della serie video è stata realizzata da Alessandro Rak. Alcune puntate del format sono presentate sulla pagina Facebook dell’Archeologico. Ugo Capolupo, da diversi anni, lavora su “grammatica” e divulgazione degli esperimenti sociali: ottimo il riscontro del ciclo video “Ai confini della Realtà”, realizzato con Fanpage.it e particolarmente apprezzato dagli utenti YouTube (tra i top 10 della piattaforma nel 2018).

 

 

 

“Sulle tracce di Nerone”: un itinerario in sei tappe proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone: si inizia con il Criptoportico, uno degli ambienti più decorati del Palatino

Il percorso con le sei tappe “Sulle tracce di Nerone” tra il Palatino e il colle Oppio (foto PArCo)

La locandina dell’iniziativa “Sulle tracce di Nerine” promossa dal parco archeologica del Colosseo

“Sulle tracce di Nerone” con il parco archeologico del Colosseo: un nuovo itinerario che si snoda tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” – pretesa Nerapolis – che Nerone avrebbe voluto rifondare durante il suo principato. Dal 20 maggio 2020 ogni mercoledì sera gli archeologi del Parco Federica Rinaldi e Alessandro D’Alessio svelano una delle 6 tappe del percorso che parte con il cosiddetto Criptoportico neroniano, prosegue nei cosiddetti “Bagni di Livia”, approfondisce il tema delle decorazioni pavimentali marmoree e giunge a toccare quella che forse potrebbe essere la sala da pranzo rotonda e rotante descritta dalle fonti. Da qui l’affaccio sulla valle del Colosseo, un tempo occupata dallo stagno e dal vestibolo della Domus Aurea, il cui padiglione principale era collocato sul Colle Oppio.

La ricca decorazione del criptoportico di Nerone sul Palatino (foto PArCo)

La prima tappa “sulle tracce di Nerone” è al lungo Criptoportico: comunemente attribuito proprio a Nerone, è “davvero” neroniano? Si chiedono gli archeologi. “In realtà no. Questo criptoportico, uno dei tanti che collegava spazi e ambienti riccamente decorati sul Palatino, faceva già parte del complesso della Domus Tiberiana. Se non già Tiberio e Caligola, Claudio e specialmente Nerone trasformarono infatti i diversi nuclei delle domus tardo-repubblicane e primo-imperiali qui esistenti in un palazzo architettonicamente unitario. Il Criptoportico era quindi un passaggio sotterraneo, illuminato da finestre a bocca di lupo, che collegava diversi settori dal clivo Palatino alle Case di Livia e di Augusto: Nerone non fece altro che ampliarlo (è stata calcolata una lunghezza di ben 130 metri!) e decorarlo con pavimenti a mosaico bianco e nero e meravigliosi stucchi. Un’anticipazione che farà piacere a chi ci segue: una parte di questi stucchi, con cassettoni, elementi vegetali ed eroti, non appena riapriremo al pubblico, sarà musealizzato all’interno del Museo Palatino e potrà tornare così ad essere ammirato da tutti”-

Seconda puntata del fumetto “La solitudine di Askos” che racconta la vita quotidiana degli oggetti immersi nel silenzio di spazi senza visitatori del museo civico di Bologna in lockdown: i protagonisti cominciano a realizzare di essere soli, col museo chiuso

La copertina del fumetto “La solitudine di Askòs” di Elena Maria Canè del museo civico Archeologico di Bologna

Cosa succede quando il museo civico Archeologico di Bologna è chiuso e- per cause di forza maggiore- tutte le archeologhe, i restauratori, il personale sono a casa? Cosa succede dietro le quinte? La solitudine di Askos è un fumetto di Elena Maria Canè, ideato e prodotto durante il lockdown. Potrete scaricare le tavole in pdf sul sito del Museo https://bit.ly/MCA_PROGETTI, anche qui in quattro puntate.

In questa seconda puntata i protagonisti – Hero (piccolo guerriero di grande coraggio), Hippo (cavallino sputasentenze) e Bue (grande e pauroso), elementi “normalmente” riuniti in quel capolavoro dell’arte etrusca che è l’Askós Benacci, un raffinato contenitore per liquidi in ceramica, configurato a bovino e sormontato da un piccolo cavaliere in armi, datato all’VIII secolo a.C. -, cominciano a rendersi conto che qualcosa è cambiato, che il museo è chiuso e che quindi non rivedranno il personale dell’Archeologico che si prende cura di loro: le archeologhe, il disegnatore, il restauratore, il fotografo.

Parco archeologico di Classe: riaprono al pubblico con tariffe speciali museo Classis Ravenna, Basilica di Sant’Apollinare in Classe e Antico Porto

Il Parco archeologico di Classe: museo Classis Ravenna, basilica di Sant’Apollinare in Classe, Antico Porto di Classe

Il parco archeologico di Classe (Ravenna) riapre al pubblico con tariffe speciali. Dalle 10 di sabato 23 maggio 2020 sarà di nuovo possibile visitare il museo Classis Ravenna, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe e l’Antico Porto di Classe che costituiscono il Parco Archeologico di Classe. RavennAntica ha deciso di ripartire dai siti del Parco Archeologico di Classe perché le caratteristiche del museo Classis e dell’Antico Porto, associate a quelle della Basilica che sono state valutate analogamente dal Polo Museale dell’Emilia Romagna, favoriscono la piena applicazione di tutti i protocolli stilati affinché i visitatori possano fruirne in serenità e nella più totale sicurezza. Per evitare assembramenti, l’ingresso ai siti è consentito su prenotazione: un’importante novità è la biglietteria online, che consente di scegliere la fascia oraria di visita. Gli ingressi saranno contingentati e in sicurezza secondo le linee guida stabilite a livello nazionale. Il nuovo sistema di prenotazione online sarà attivo a partire da venerdì 22 maggio. Per festeggiare questa tanto attesa ripartenza sono previste tariffe speciali: museo Classis Ravenna, biglietto unico 5 euro; Antico Porto di Classe, biglietto unico 4 euro. Biglietto cumulativo Parco Archeologico di Classe (Museo Classis Ravenna + Basilica di Sant’Apollinare in Classe + Antico Porto di Classe) 12 euro. Gli orari di apertura sono i seguenti: Museo Classis Ravenna: tutti i giorni 10 – 19; Basilica di Sant’Apollinare in Classe: da lunedì a sabato 10 -19; domenica 13 – 19. Antico Porto di Classe: tutti i giorni 10 – 13 e 15 – 19. I visitatori devono essere muniti di mascherina.