#iorestoacasa. Il Castello del Buonconsiglio a Trento propone con la storica dell’arte Elisa Colla la visita della Giunta Albertiana e la scoperta delle preziose maioliche seicentesche

La Giunta Albertiana, parte dell’antica residenza vescovile al Castello del Buonconsiglio a Trento (foto Buonconsiglio)
Le formelle originali seicentesche in maiolica azzurra e colorate, di gusto orientalizzante, che un tempo ricoprivano il pavimento nelle stanze della Giunta Albertiana al Castello del Buonconsiglio sono al centro del nuovo appuntamento di #buonconsiglioadomicilio. La storica dell’arte Elisa Colla del museo del Buonconsiglio nel video di Alessandro Ferrini illustra i molteplici motivi mutuati dalla splendida ceramica ottomana di Iznik, innumerevoli figure di uccelli, paesaggi, architetture, che popolano queste formelle, gli stessi motivi che si ritrovano nelle dimore aristocratiche, alludendo ad un dialogo tra Occidente e Istanbul unite da un filo continuo di commerci, ambascerie, rapporti politici e diplomatici.
La Giunta Albertiana è il terzo corpo di fabbrica che va a comporre l’antica residenza vescovile. “A metà del Seicento – ricorda Elisa Colla – l’allora vescovo Francesco Alberti Poia sentì la necessità di ampliare gli spazi andando a inserire un nuovo edificio tra il Castelvecchio e il Magno Palazzo. Sentiva l’esigenza di adattarsi al clima dell’epoca. Trovare quindi un nuovo spazio per sé ma anche un luogo adatto a ricevere gli ospiti virtuosi che viaggiando sulla via del Brennero si fermavano a Trento. Nacque così la Giunta Albertiana tra il 1686 e il 1688, un piccolo edificio costituito da due piani, entrambi con due stanze ciascuno, con destinazioni d’uso però diverse. Regista di questa costruzione sarà Giuseppe Alberti, l’artista di fiducia di Francesco Alberti Poia, pittore viennese che si era formato in Veneto. Entrambi erano stati a Roma, avevano quindi respirato il Barocco nella fase berniniana che portarono così a Trento realizzando questo piccolo scrigno. Lo vediamo nel tripudio degli stucchi del soffitto dove proprio gli affreschi di Giuseppe Alberti andranno a raccontare al primo piano temi politici. Questi ambienti erano destinati ad accogliere udienze. Sul soffitto della prima stanza troviamo il Trionfo della Fede cristiana contro l’impero ottomano, una vera e propria crociata voluta da papa Innocenzo XI, mentre nella seconda stanza rimane questo tema di lotta tra il Bene e il Male con l’iconografia di Minerva che scaccia i Vizi capitali all’Inferno.

Le mattonelle in maiolica policroma alla Turchesca nella Giunta Albertiana del Castello del Buonconsiglio (foto Buonconsiglio)
Al secondo piano della Giunta Albertiana gli ambienti avevano una destinazione d’uso molto diversa. “Lo capiamo attingendo agli inventari che venivano redatti alla morte di ogni presule per riuscire a registrare tutti i beni mobili presenti al castello del Buonconsiglio”, spiega Colla. “E così scopriamo, attingendo al testamento della morte di Francesco Alberti Poia, così come un altro inventario molto prezioso del 1776 registrato alla morte del vescovo Cristoforo Senso, che questi ambienti avevano una pavimentazione molto preziosa fatta di piccole piastrelle di maiolica con una resa coloristica molto varia in linea con il gusto del Barocco. Un materiale quello della maiolica che piacque molto nel Rinascimento tant’è che si diffuse. Questa tipologia di arredo di ispirazione ispanico-moresca o addirittura orientale venne quindi copiata da molti manifatture italiane, prima di tutte Faenza. E poi Venezia, Padova, Lodi, Savona e altre città. Nel caso della Giunta Albertiana troviamo una manifattura di Bassano del Grappa, la manifattura Manardi, che era nel pieno della sua produzione nel 1688 quando vennero posate le mattonelle presenti nella Giunta Albertiana: lo dimostra una formella che reca la data 1688 all’interno di un cartiglio giallo sopra la mitra vescovile”. Le piastrelle rimasero posate per circa 150 anni o poco meno perché quando la residenza vescovile venne trasformata in caserma e secolarizzato il principato di Trento nel 1803 queste piastrelle vennero rimosse. “Negli anni Cinquanta del secolo scorso furono recuperate 1338 mattonelle, un corpus che corrisponde a circa un terzo del totale, ma ci permette comunque di fare alcune osservazioni dal punto di vista artistico e stilistico. C’è una partita policroma detta alla turchesca che seguiva il gusto tipico delle città turche, le turcherie tipiche del Seicento. Il criterio delle piastrelle era quello di essere composte a cellula dipendente perché avevano una figurazione con soggetti tratti dalla fauna, dalla flora, alcuni vasi, frutti. Ma sulle parti angolari una serie di decori vegetali vanno a comporsi solo nel momento in cui vengono accostate quattro formelle”.
Oltre alle mattonelle policrome alla turchesca vi è una seconda partita che riprende il gusto della crack porcelain, la porcellana dura cinese, che era tipicamente in bianco e blu cobalto. “Anche qui la configurazione è molto ricca con diverse immagini non solo di animali ma anche piccoli edifici e città turrite sempre con gli elementi vegetali angolari che danno questo effetto a tappezzeria. Un nucleo di formelle più spesse presenta oltre alla figurazione vegetale delle figure umane che forse erano tratte da incisioni della commedia dell’arte e quindi potevano essere fruite in verticale come decorazioni di un caminetto. Alcune di queste formelle hanno delle figurazioni con dei putti al gioco e possiamo così scoprire quali fossero i giochi più in voga nel Rinascimento e nel Seicento. È grazie alle incisioni che possiamo capire come – ad esempio -un putto stia giocando con la palla insieme ad un bracciale, un gioco tipico del XVI secolo. Purtroppo – conclude Colla – non conosciamo con esattezza come fossero distribuite le piastrelle al pavimento, se fossero divise per tipologia o sapientemente mescolate ma sicuramente possiamo farci un’idea di quale resa cromatica varietà esuberanza dovessero dare questi ambienti. Un ambiente entrato nell’epoca del Barocco e degno della residenza di un principe vescovo”.
Paestum. Scoperti i resti della Porta Aurea durante i lavori di posa della linea elettrica. Direzione, Comune e Soprintendenza: progetto per valorizzare le mura antiche e scavare l’anfiteatro

Il direttore Gabriel Zuchtriegel sul cantiere in via Magna Grecia dove sono riemersi i resti della Porta Aurea di Paestum (foto Pa-PaeVe)
I resti della Porta Aurea di Paestum sono emersi da un cantiere sull’ex Strada statale 18. Un classico dell’archeologia. Un esempio di archeologia d’emergenza. L’importante scoperta l’altra mattina a Paestum nel corso dei lavori pubblici per il rifacimento della linea elettrica, condotti dalla società Sogea per conto di Enel Spa lungo via Magna Grecia e seguiti dalla Archeoservizi Sas, sotto la direzione scientifica della soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino. Nei pressi di Porta Aurea, l’accesso nord della città antica, parzialmente distrutta nel 1829 dall’attuale via Magna Grecia, ex SS 18, sono riemersi parte della pavimentazione e blocchi in calcare locale di uno dei due pilastri su cui poggiava l’arco della porta. Immediato il sopralluogo degli archeologi della soprintendenza – responsabile della tutela del territorio – che hanno rivisto il progetto iniziale per procedere a indagini archeologiche di approfondimento e far luce su questa porzione delle mura di Paestum, finora sconosciute se non da vecchie piante dell’Ottocento. “Questo rinvenimento”, dichiara Francesca Casule, soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, “testimonia che anche la realizzazione di opere pubbliche, costituisce un’occasione importante non solo per la tutela del patrimonio archeologico ma anche per la sua conoscenza. D’intesa con la Direzione del Parco si sta elaborando un progetto di valorizzazione dell’accesso settentrionale della città antica”.

Il sopralluogo del direttore Gabriel Zuchtriegel, la soprintendente Francesca Casule e il sindaco Franco Alfieri (foto Pa-PaeVe)
Questa scoperta rinforza il lavoro di ricerca, restauro e valorizzazione della cinta muraria condotto dal parco archeologico di Paestum e Velia nell’ambito dei progetti Pon che vedono l’investimento di circa 6 milioni di euro per la riqualificazione e riammodernamento dell’area archeologica di Paestum. “Da circa un anno stiamo lavorando intensamente lungo le mura di Paestum, uno dei complessi difensivi meglio conservati dell’Italia antica, lungo circa 5 km”, racconta il direttore, Gabriel Zuchtriegel. “I lavori di pulizia e restauro del tratto ovest delle mura ci hanno fatto scoprire un tempietto dorico in una zona periferica della città antica. È il momento di unire tutti i tasselli in un più ampio progetto di valorizzazione della città antica che coinvolga anche le altre istituzioni territoriali, innanzitutto Soprintendenza e Comune, ma anche i colleghi dell’università di Salerno che da tempo stanno portando avanti un progetto di ricerca sulle fortificazioni di Paestum”. Non si è fatta attendere la risposta dell’amministrazione comunale di Capaccio-Paestum guidata dal sindaco Alfieri che ha confermato l’impegno preso già qualche mese fa di restituire alla comunità l’anfiteatro di Paestum promuovendo un progetto di scavo unitamente alla riorganizzazione della viabilità intorno alle mura. “Paestum non finisce mai di sorprenderci”, dichiara il sindaco Franco Alfieri. “Sono ancora tante le bellezze da scoprire e noi come amministrazione non possiamo che essere al fianco degli organi del ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che tutelano e valorizzano la nostra storia. Abbiamo stanziato dei fondi per consentire ai cittadini di riappropriarsi di quanto è già loro: la collaborazione sarà la nostra più grande forza”.
Comacchio. Riapre il 30 maggio il museo del Delta Antico alla scoperta della storia dell’antica foce del Po. Occasione per un’escursione in barca nelle Valli
Riapre il museo del Delta Antico a Comacchio. I primi ospiti sono attesi sabato 30 maggio 2020 per scoprire il ricco patrimonio di beni archeologici provenienti dal territorio, dalle prime testimonianze di epoca protostorica sino al medioevo. Attraverso l’esposizione di quasi duemila reperti e grazie a suggestive ricostruzioni, agili apparati di guida e con momenti di interazione e coinvolgimento del pubblico, il museo narra la storia dell’antica foce del Po che, con i numerosi canali navigabili e le vie di terra, è stata nei secoli un importante snodo di commerci e di civiltà che collegava il mondo Mediterraneo e l’Europa continentale. Di particolare rilievo le sezioni dedicate alla città etrusca di Spina, con gli oggetti provenienti dall’abitato e i ricchi corredi delle tombe, al mondo romano, alla nascita di Comacchio nell’alto medioevo come emporio commerciale e sede vescovile. Nel museo è stato trasferito, con un nuovo suggestivo allestimento, il prezioso carico della nave romana di Comacchio, un’autentica Pompei del mare che è uno spaccato del mondo globalizzato dell’impero romano. Orari, dal 30 maggio al 2 Giugno 2020 (compreso lunedì 1°): 9.30 – 13 / 15 – 18.30; giugno: da martedì a domenica, 9.30 – 13 / 15 – 18.30 (chiuso il lunedì). Ingresso: biglietto intero, 6 euro; biglietto ridotto, 3 euro (11-18 anni; over 65; tesserati FAI/Touring Club italiano / RavennAntica; scolaresche di ogni ordine e grado; gruppi minimo 20 persone); ingresso omaggio: minori di 11 anni; disabili con accompagnatore; guide turistiche; militari; giornalisti.
Una visita a Comacchio del museo del Delta Antico può essere l’occasione anche per un’escursione in barca nelle Valli con sosta ai tradizionali casoni da pesca. Dal 30 maggio al 6 settembre 2020 è possibile un’esclusiva escursione lungo i canali interni dello specchio vallivo, per ammirare la bellezza di un’oasi spettacolare, dove dimorano centinaia di specie di uccelli acquatici e una numerosa colonia di fenicotteri. La guida ambientale a bordo accompagna gli ospiti alla scoperta dell’ambiente naturale e delle stazioni da pesca, gli antichi “casoni”. Durata: 1h45’. Per un’escursione nella massima sicurezza i partecipanti devono prenotare anticipatamente l’escursione e procedere con l’acquisto on-line dei ticket; presentarsi all’imbarco almeno 20 minuti prima dell’orari di partenza; in biglietteria e all’imbarco mantenere la distanza di almeno un metro dagli altri partecipanti; presentarsi con la mascherina. A tutto il resto penserà lo staff di Po Delta Tourism (tel. 0533.81302 – 346.5926555; info@podeltatourism.it) a garantire un’escursione confortevole. Orari: dal 30/05 al 14/06, sabato e domenica, prefestivi e festivi alle 11 e alle 15; dal 15/06 al 06/09, tutti i giorni alle 11 e alle 18, chiuso il martedì. Ingresso: adulti, 13 euro; da 7 a 16 anni, 10 euro; fino a 6 anni, gratuito.
Il 1° giugno riapre il parco archeologico del Colosseo dopo tre mesi di chiusura: sicurezza, accessibilità, accoglienza, emozioni. Nuova biglietteria e percorsi dedicati al Colosseo e al Foro romano
Un grande arcobaleno squarcia il cielo sopra il Colosseo. È l’immagine beneaugurante scelta dalla direzione del parco archeologico del Colosseo per annunciare la riapertura dell’area archeologica nel cuore di Roma il 1° giugno 2020 dopo quasi tre mesi di chiusura determinata dalla pandemia da CoVID-19. Il Parco riapre finalmente al pubblico e riapre nel segno dell’accessibilità, dell’accoglienza e soprattutto della sicurezza. “Sono stati mesi molto difficili anche per il PArCo”, raccontano gli archeologi, “avvolto in un silenzio surreale, difficile da accettare. All’improvviso si è interrotto, e per un periodo che è sembrato interminabile, il rapporto quotidiano, vitale e vivificante con il pubblico di tutto il mondo che ha amato e ama questi straordinari monumenti. Ma ora finalmente questo dialogo, non più solo virtuale attraverso il sito web e i canali social del PArCo come nell’ultimo periodo, potrà riprendere nelle forme consuete e, si spera, con un coinvolgimento sempre più diretto e intenso con la comunità di Roma, erede di un patrimonio culturale senza pari. E il PArCo riapre, innanzitutto, in sicurezza, con tutele puntuali sia per il personale che per i visitatori; tutele assicurate, in primo luogo, da un protocollo di intesa con l’Asl Roma 1 che garantirà, tra l’altro, un presidio medico-sanitario sulla piazza del Colosseo”.

Il Colosseo illuminato col Tricolore: segno di vicinanza a quanti hanno perso congiunti e amici per il Covid-19 (foto PArCo)
Altrettanto importanti i nuovi percorsi e le diverse modalità di accesso e fruizione del PArCo. Per quanto riguarda l’accesso, al fine di evitare la coincidenza con gli orari di punta dei mezzi pubblici, saranno variati gli orari di accesso, ora compresi tra le 10.30 e le 19.15 (ultimo ingresso alle 18.15). Due saranno le tipologie di biglietto che consentiranno la visita al Foro Romano-Palatino e al Colosseo. Rimane attivo il biglietto ordinario di 16 euro valido 24h ma viene introdotto per la prima volta un biglietto ridotto che punta al coinvolgimento di tutti i visitatori: A.R.T. (Afternoon reduced ticket) al prezzo di 9,50 euro, sarà acquistabile online e usufruibile tutti i giorni a partire dalle 14 e fino alla chiusura del PArCo. Questa agevolazione è rivolta, in primo luogo, ai cittadini romani che potranno frequentare il Parco al termine della giornata lavorativa. I biglietti saranno tutti smaterializzati, acquistabili online dal sito ufficiale http://www.parcocolosseo.it e dal sito del concessionario http://www.coopculture.it (a partire dal 28 maggio 2020) e collegati a una app gratuita che permetterà, già da casa, o al più tardi all’ingresso nell’area archeologica di scaricare le mappe dei percorsi, i contenuti storici e tutte le informazioni utili alla visita in sicurezza. Prima di varcare gli ingressi al Colosseo e all’area archeologica del Foro Romano e del Palatino (la Domus Aurea per il momento rimarrà chiusa al pubblico), i visitatori, preventivamente dotati di mascherina, dovranno obbligatoriamente sottoporsi alla misurazione della temperatura mediante termoscanner. Per commemorare questo importante momento e nello stesso tempo non dimenticare il duro colpo inferto da questa emergenza sanitaria a tutto il mondo, come segno di vicinanza a tutti coloro che hanno perso congiunti e amici, dalla sera prima della riapertura il Colosseo sarà illuminato con i colori del Tricolore, simbolo di coesione e condivisione.
Al Colosseo il biglietto prevede la prenotazione obbligatoria ad orario predeterminato. L’accesso, in questa prima fase, sarà esclusivamente dal cosiddetto “Sperone Valadier” e fruibile da singoli o gruppi di massimo 14 persone, adeguatamente distanziate, che entreranno ogni 15 minuti e saranno sempre accompagnati lungo tutto il percorso. I percorsi proposti sono due:
1.“Il Colosseo si racconta” prevede l’affaccio ai sotterranei dal I ordine, la salita al II ordine, la visita dell’esposizione permanente, l’affaccio dalla terrazza Valadier sulla piazza del Colosseo (tempo stimato 45 minuti). L’accessibilità sarà sempre assicurata con l’assistenza ai pubblici fragili e l’utilizzo degli ascensori con interventi sistematici di igienizzazione.
2.“Colosseo-Arena” si snoda lungo il I ordine, sempre nel segno della piena accessibilità, fino alla porta Libitinaria e da qui con un accesso emozionale sul piano dell’arena (tempo stimato 40 minuti, percorso ridotto, acquistabile con il biglietto pomeridiano- A.R.T.).
Al Foro Romano e Palatino sarà ugualmente previsto un unico ingresso, lungo via dei Fori Imperiali, in largo della Salara/Largo Corrado Ricci. Da qui il pubblico, senza necessità di prenotare per un orario preciso, potrà seguire 4 percorsi differenziati:
1. “La piazza del Foro Romano” con uscita da via del Foro Romano (tempo stimato 30’)
2. “Passeggiando sulla via Sacra” con uscita dall’Arco di Tito (tempo stimato 1 ora e 30’)
3. “Dal Foro Romano ai palazzi imperiali” con uscita da via di S. Gregorio (tempo stimato 2 ore).
4. “Alle origini di Roma”, percorso lungo le pendici meridionali del Palatino, con uscita da via di S. Gregorio (tempo stimato 2 ore e 30’)
Il futuro di Pompei con un turismo sostenibile dopo l’emergenza coronavirus: il direttore Massimo Osanna ne parla al webinar “Sostenibilità territoriale del Patrimonio culturale e del turismo” con la partecipazione del ministro Franceschini
Come far interagire proficuamente la cultura, i trasporti, l’ambiente attraverso un supporto multimediale e tecnologico intelligente, al fine di migliorare la fruibilità dei siti museali e del turismo in genere? Ne parlerà il direttore generale del parco archeologico di Pompei Massimo Osanna intervenendo il 29 maggio 2020 alle 15.30 al webinar dedicato alla “Sostenibilità territoriale del Patrimonio culturale e del turismo”, organizzato dalla Camera Forense Ambientale, organismo tecnico di valenza nazionale, insieme a Remtech, società impegnata in tecnologie per lo sviluppo sostenibile del territorio. Il tema del turismo sostenibile sarà trattato in un confronto con il ministro per i Beni le Attività Culturali e il Turismo, Dario Franceschini, e il direttore generale ISPRA, Alessandro Bratti, nella prima parte dell’evento a partire dalle 14; a seguire (ore 15.30) sono previsti gli interventi del direttore generale Massimo Osanna, assieme a Fabio Pressi, CEO di Infoblu S.p.A (Gruppo Telepass) e Renzo Iorio, CEO di Nugo S.p.A. (Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane). Il turismo sostenibile risponde ad alcuni requisiti essenziali: accettabile a lungo termine dal punto di vista ecologico; dimensionato nel tempo, per ridurre gli effetti legati alla stagionalità, e nello spazio, individuando la capacità di accoglienza del territorio; realizzabile ed equo sul piano economico e sociale, prodotto di un’interazione tra industria del turismo, comunità locali e viaggiatori; non estraneo all’identità del luogo.

Il ministro ai Beni culturali Dario Franceschini con il direttore generale Massimo Osanna a Pompei (foto parco archeologico Pompei)
Le prospettive di ripresa di Pompei, luogo simbolo per eccellenza della cultura e del turismo, sia da un punto di vista economico, culturale, sia in termini di cambiamenti della fruizione, imposti dalla recente emergenza sanitaria, e di prospettive future e opportunità di migliorare qualitativamente e in piena sicurezza le visite, grazie al supporto della tecnologia e del digitale, saranno oggetto dell’intervento del Direttore Osanna. Per le iscrizioni al webinar: https://www.bitmat.it/webinar-restart-in-green-sostenibilita-territoriale-patrimonio-culturale-e-turismo
“Sulle tracce di Nerone”: seconda tappa dell’itinerario in sei tappe proposto dagli archeologi del parco archeologico del Colosseo tra Palatino, valle del Colosseo e Colle Oppio alla ricerca dei resti della “nuova Roma” voluta da Nerone: conosciamo i Bagni di Livia, parte della Domus Transitoria
Sono noti come Bagni di Livia, ma si tratta di una parte della Domus Transitoria, la prima reggia di Nerone edificata tra il Palatino e l’Esquilino. È questa la seconda tappa “Sulle tracce di Nerone” proposta dal parco archeologico del Colosseo. Lo storico Svetonio nelle Vite dei Cesari (Nerone, 31, 1) critica senza mezzi termini l’opera edificatoria dell’imperatore: “Nerone in nessun’altra cosa fu altrettanto dannoso quanto nel costruire: fece una casa che andava dal Palatino fino all’Esquilino, che chiamò in un primo tempo ‘transitoria’ e, dopo che fu distrutta da un incendio [evidentemente quello del 64 d.C.] e ricostruita, aurea”. Svetonio parla della prima reggia edificata da Nerone tra Palatino ed Esquilino, ma della quale ben poco conosciamo, a parte le strutture sottostanti la coenatio Iovis della successiva domus Flavia.
“La Domus Transitoria, prima residenza di Nerone sul Palatino, distrutta dall’incendio del 64 d.C. che portò alla successiva edificazione della Domus Aurea”, spiegano gli archeologi del parco del Colosseo, “permetteva di “transitare” – come sottintende il nome – dai possedimenti imperiali del Palatino a quelli dell’Esquilino. Oggi, dell’originario edificio neroniano, è ancora possibile riconoscere alcuni suggestivi ambienti. Tra questi, uno spazio occupato da un ninfeo con giochi d’acqua tra forme architettoniche che ricordano una quinta teatrale e un triclinio circondato da colonne di porfido e pilastri in marmi policromi, destinato al riposo e allo svago dell’imperatore. Altre due stanze recano, invece, i segni della preziosa decorazione di affreschi, stucchi e pavimenti marmorei, che sono in parte conservati e visibili nel vicino museo Palatino”.
Ma perché questa struttura, un monumentale ninfeo e triclinio semi-ipogeo scoperto nel 1721, fu chiamata erroneamente “bagni di Livia”? Perché la presenza di condutture per gli zampilli d’acqua, interpretati allora come bidet, fece pensare che gli ambienti fossero proprio dei bagni, attribuititi all’epoca di Livia per via di una fistula (conduttura, appunto) in piombo con il nome Augustus e la figura di un’aquila.
“Lapilli di Ercolano”: con l’11.ma clip si torna a esplorare i luoghi della città antica: il direttore Sirano ci fa scoprire le Terme Femminili
Con l’11.mo video dei Lapilli del Parco Archeologico di Ercolano torniamo a esplorare i luoghi della città antica in compagnia del direttore Francesco Sirano. Con lui entriamo nel reparto femminile dello splendido impianto delle Terme centrali di Herculaneum, alla scoperta dei dettagli e delle storie che questi ambienti conservano intatti ancora oggi. “Non appena entrati ci troviamo in una corte molto piccola, molto raccolta con delle panche su tutti i lati: qui le matrone di Ercolano sedevano in attesa del loro turno per entrare nelle terme in un ambiente tiepido. Mentre di solito c’è un vero e proprio spogliatoio. Ad Ercolano molti spogliatoi sono anche riscaldati. In questo ci sono le tipiche installazioni per deporre i vestiti e le panche prima di cominciare il percorso termale. Sul pavimento in bianco e nero campeggia un tritone circondato da delfini, un polipo, una seppia, tipici animali del Mediterraneo. Ma sopra di lui vola un amorino. Da qui si passa nel tepidarium. Un ambiente estremamente raccolto, ancora una volta con gli stalli per deporre gli asciugamani che indossavano le matrone e sui lati le panche per poter restare sedute. In un angolo c’è la presenza di un incasso dove si trovava un braciere. È possibile che l’ambiente fosse riscaldato o, ancora meglio, le condizioni di umidità fossero regolate attraverso l’utilizzo di questo braciere. Il pavimento in bianconero è uno dei più belli dell’intera Ercolano. All’interno di uno schema geometrico molto intricato e complesso dei quadretti raffigurano oggetti legati al mondo guerriero, come un elmo o la pelta, che era lo scudo delle Amazzoni. Quindi un mondo guerriero al femminile. Ci sono anche oggetti tipici del mondo dell’atletica come l’aryballos, vasetto per unguenti utilizzato dagli atleti prima delle competizioni e degli esercizi ginnici. Altri oggetti rimandano ai piaceri della tavola, al banchetto: un cratere, nel quale venivano mischiati il vino contenuto nell’anfora e l’acqua contenuta nell’idria. Questo liquido veniva prelevato con il colino e veniva poi versato nelle brocche. Dalle brocche il vino andava nelle coppe durante i banchetti. Il tutto era coronato dai piaceri della tavola e della vita e dalla fortuna che portavano i falli. Passando al calidarium, l’ambiente più caldo delle terme, si nota la presenza tipica della base per il labrum, la vasca di marmo con cui ci si sciacquava con acqua gelata. Le panche, questa volta di marmo, riutilizzate, forse provenienti da altri edifici perché sono diverse le une dalle altre. E poi sul fondo del locale la vasca con l’acqua calda. Sul pavimento si vede una grata che nasconde l’accesso alle suspensurae perché anche questo pavimento – come è tipico delle terme romane – poggiava su dei pilastrini che permettevano la creazione di un’intercapedine attraverso la quale passava l’aria calda per mantenere le condizioni di temperatura ideali per le terme”.
#iorestoacasa. “Le Passeggiate del Direttore”: col 20.mo appuntamento il direttore del museo Egizio, Christian Greco si sofferma sul sarcofago di Tabekenkhonsu, tipico sarcofago femminile del Terzo Periodo Intermedio
Col 20.mo appuntamento delle “Passeggiate del direttore” siamo ancora nel Terzo Periodo Intermedio. Il direttore Christian Greco ci presenta i sarcofagi femminili descrivendo il sarcofago di Tabekenkhonsu esposto nella galleria dei Sarcofagi del museo Egizio di Torino. “Il nome della defunta – spiega Greco – è scritto su una colonna in geroglifico preceduto dagli appellativi “l’Osiride e la signora della casa”, “cantatrice di Amon-Ra signore degli dei”, seguito da “djed es” “ella dice” con alcune formule funerarie. La fattura di questo sarcofago molto raffinato si vede nella resa dei geroglifici e dei dettagli. Ad assicurarci che si tratta di un sarcofago femminile sono le due mani stese, anche se qui ne rimane solo una. E poi ci sono due orecchini che adornano i lobi delle orecchie. Sul davanti si vede una treccia finemente intrecciata che ci ricorda la parrucca di Merit. La parrucca è in blu egizio: pigmento artificiale ottenuto dalla malachite con l’aggiunta di natron che aveva un processo di doppia ossidazione e che gli egizi chiamavano “fatto come di lapislazzuli”. Il fatto che qui non sia più così brillante è dovuto non solo all’invecchiamento ma anche alla vernice che ne ha alterato la valenza cromatica. Questa capigliatura tipica femminile è decorata con due fasce orizzontali. Molto evidente è anche la resa dei seni. Al di sotto delle falde della parrucca vi sono quelle che sembrano due rosette e indicano i seni. Quindi mani stese, seni, orecchini, tutti elementi tipici femminili”.
Come nel sarcofago di Butehamon c’è un collare a giorno “wsekh” con due teste di falco che rappresentano il dio Horus. “Evidente l’horror vacui con questa decorazione fittissima che deve trasferire al sarcofago tutti gli elementi indispensabili per la sopravvivenza del defunto nell’aldilà. Innanzitutto è interessante osservare nella parte centrale il succedersi di scarabei e dischi solari. Lo scarabeo è il simbolo del dio sole di giorno. Tra l’altro qui lo scarabeo è reso con la testa di ariete. L’ariete è invece la forma del dio sole di notte. Quindi qui le due “keperu”, le due manifestazioni del dio sole sono fuse assieme. Al centro di nuovo la dea Nut, la dea del cielo notturno e immediatamente sopra la testa della dea Nut vediamo il simbolo stellato del cielo stesso, anche questo reso in blu egizio. Una parte della superficie del simbolo del cielo è stata danneggiata permettendoci di cogliere la brillantezza del blu che non è stato alterato dallo strato di vernice. Interessante è la tecnica. Alcune figure come lo scarabeo, il simbolo stesso del cielo, ma anche le ali della dea Nut sono in rilievo. Quindi il blu egizio non veniva usato semplicemente come pigmento ma anche in rilievo quasi a rendere una tridimensionalità all’interno della decorazione stessa. E poi la parte immediatamente sopra il simbolo del cielo, dove al centro c’è lo scarabeo, ci ricorda anche un altro aspetto fondamentale della religione egizia: l’unità solare osiriaca, perché mentre al centro c’è lo scarabeo ai due lati troviamo seduto in trono il dio Osiride. Di nuovo il dio sole e il dio Osiride, che sono questo “necer aa”, questo grande dio, i quali devono fare in modo che non solo il corpo del defunto venga preservato ma che anche egli possa poi raggiungere la barca del dio sole e prendere parte al periplo eterno attorno alla terra assieme a lui”.
Parco archeologico del Colosseo: firmato il protocollo d’intesa con l’ASL Roma 1 per la riapertura nel segno della sicurezza. Visita del direttore Alfonsina Russo al museo Palatino
Parco archeologico del Colosseo: la riapertura si avvicina. Firmato nei giorni scorsi un importante protocollo d’intesa tra il Parco archeologico del Colosseo e la ASL Roma 1 che consentirà, dopo un periodo di chiusura determinato dalla pandemia da CoVID-19, la riapertura del Parco archeologico del Colosseo, nel segno della sicurezza, con tutele puntuali sia per il personale che per i visitatori che torneranno a frequentare la storia e la cultura di Roma. La ASL Roma 1 garantirà un supporto su due fronti: dal punto di vista tecnico-scientifico e formativo, per l’attuazione delle misure necessarie alla fruizione del PArCo in sicurezza (anche attraverso la definizione di criteri e linee guida) e dal punto di vista sanitario, con un presidio aperto dalle 10 alle 19 per la gestione dei visitatori risultati “febbrili” con procedure codificate, e l’attivazione di sorveglianza su eventuali casi sospetti, oltre a un più generale intervento di primo soccorso in caso di necessità. Il PArCo contribuirà a sostenere la ASL Roma 1 nell’attivazione del servizio e a favorire la fruizione del suo patrimonio agli operatori sanitari. Il PArCo e l’Azienda Sanitaria realizzeranno congiuntamente materiale informativo per i visitatori, relativamente ai comportamenti corretti anti contagio da tenere durante la visita. Si tratta di una cooperazione che si svilupperà nell’arco di due anni e che prevede anche per il futuro l’organizzazione di iniziative ed eventi, rivolti alla comunità di Roma, finalizzati allo sviluppo di percorsi di promozione della salute e di valorizzazione del legame fra arte e benessere, destinate a fasce di cittadini distinti per età o per esigenze specifiche.

Angelo Tanese, direttore Asl Roma 1, e Alfonsina Russo, direttore del parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)
“Il benessere del nostro personale e dei nostri visitatori”, dichiara il direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, “è una priorità assoluta da sempre, e tanto più ora in questo momento di emergenza. Il PArCo ha lavorato in questi mesi per mettere in campo tutte le azioni volte alla tutela della sicurezza del proprio pubblico, fondamentale per consentirne la riapertura. In questo senso ringrazio il Direttore Generale dell’Asl Roma 1 Angelo Tanese per l’assoluta disponibilità dimostrata a supportare il PArCo con la professionalità e l’importante esperienza maturata in tema di misure di prevenzione e di monitoraggio del contagio CoVID-19. Grazie a questa collaborazione è stato possibile definire tutte le preliminari procedure di sicurezza. E sarà sempre la ASL Roma 1 ad assicurare il costante supporto medico-sanitario in caso di possibili situazioni di emergenza durante gli orari di apertura al pubblico del PArCo. La collaborazione fra le nostre istituzioni, decisiva in questa fase, si pone anche in una prospettiva di servizio di lungo periodo per la comunità di Roma, che si realizzerà attraverso iniziative finalizzate a favorire il benessere dei cittadini. La riapertura del PArCo – conclude Alfonsina Russo – diventa dunque anche un’occasione per rafforzare, in un progetto assolutamente condiviso, il binomio “salute” e “arte” e di questo ringrazio nuovamente la ASL Roma 1, con la sua struttura, per la straordinaria sensibilità e disponibilità dimostrate”. E il direttore generale della ASL Roma 1, Angelo Tanese: “In questo momento storico la mission di una azienda sanitaria deve comprendere anche una funzione di supporto alle altre istituzioni, mettendo a disposizione le proprie competenze per la ripresa delle attività in sicurezza e una gestione tempestiva di persone bisognose di assistenza. Sono particolarmente lieto che questo possa avvenire in un luogo simbolo della nostra storia. Siamo peraltro nel solco di quella tradizione secolare di accoglienza e assistenza sanitaria che è sempre stata offerta ai pellegrini in visita nella città Eterna dalle nostre strutture, a cominciare dall’Ospedale Santo Spirito in Sassia. Ringrazio quindi la direttrice Alfonsina Russo per aver colto questa opportunità, proponendoci una collaborazione di ampio respiro”.
In attesa della riapertura, Alfonsina Russo ci regala una visita nel museo Palatino. Il percorso si articola su due piani. Al pian terreno, in ambienti che conservano le strutture originarie delle domus preesistenti, è narrata la storia del colle dalle origini di Roma fino all’avvento del Principato (I secolo a.C.). Al primo piano, fra le molte opere esposte, da non perdere, nella sala VI, i reperti dell’epoca di Augusto, l’imperatore che per primo modificò l’aspetto del Palatino, e, nella sala VII, i mosaici e le preziose pitture provenienti dalla neroniana Domus Transitoria.
Il museo Archeologico nazionale di Napoli riapre il 2 giugno in tutta sicurezza: prezzi ridotti, fasce orarie e tre percorsi di visita. Prorogate le mostre “Thalassa”, “Lascaux” e “Cambiamento climatico”. Apre quella sugli Etruschi. Novità le sale degli Affreschi con restyling e aggiornamento
Il museo Archeologico nazionale di Napoli riapre. In tutta sicurezza, a prezzi ridotti, a fasce orarie, e con percorsi di visita. La Festa della Repubblica al museo Archeologico nazionale di Napoli diventerà anche Festa dell’Arte: il Mann, infatti, riaprirà al pubblico martedì 2 giugno 2020. “Il Mann ricomincia da te. Dai cittadini, dalla comunità dei nostri abbonati, dal territorio, dagli operatori della cultura”, spiega il direttore Paolo Giulierini. “Ricomincia da dove ci eravamo lasciati, dalle università, da chi sta lavorando per far ripartire le scuole e le attività per l’infanzia. Per più di ottanta giorni il portone del Museo è rimasto chiuso, ma non ci siamo mai fermati, la nostra bellezza e la nostra identità hanno viaggiato, sia pur virtualmente, per il mondo. Con emozione ci prepariamo ora alla riapertura nella simbolica data del 2 giugno, con una proposta di fruizione in assoluta sicurezza, ingressi scontati e una offerta più ricca, a partire dagli “Etruschi e il Mann”, una accoglienza speciale per le famiglie. Sarà un piacere per noi salutare i visitatori di questa prima giornata con un piccolo omaggio. Voglio ricordare che chi sceglierà l’abbonamento, ad un costo davvero simbolico, potrà organizzarsi al meglio per godere di tutti i percorsi, in più volte. Ci siamo, quindi. Guardiamo ai prossimi mesi con ottimismo e grande responsabilità. Il passato lo abbiamo subito e affrontato. Il finale però, adesso, lo scegliamo noi. Vi aspettiamo”.

Piccolo calderone dalla tomba Bernardini di Palestrina: sarà esposto alla mostra “Gli Etruschi e il Mann” dal 12 giugno 2020 (foto Mann)
Per dialogare con il pubblico ed informare sulle novità dell’estate, il primo claim della campagna di comunicazione digitale sarà proprio “Il MANN ricomincia da te”. E sicurezza sarà la parola chiave per la ripartenza: in una prima previsione temporale legata all’attuale situazione sanitaria, per visitare il Mann sarà obbligatoria la prenotazione, da effettuare, a partire dal 29 maggio 2020, tramite i siti web http://www.museoarcheologiconapoli.it e http://www.coopculture.it. Il visitatore potrà scegliere, in una specifica fascia oraria di riferimento, fra tre itinerari di scoperta del Museo: il Percorso Classico (Collezione Farnese, Mosaici e Gabinetto Segreto, Collezione Oggetti della vita quotidiana nelle città vesuviane, Tempio di Iside e Sale degli Affreschi); le Nuove Collezioni (Sezione Egizia ed Epigrafica, Magna Grecia, Preistoria e Protostoria); le Mostre Temporanee (“Gli Etruschi e il MANN”, in programma dal 12 giugno 2020; “Thalassa, meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, in proroga sino al 21 giugno 2020; “Lascaux 3.0”, visitabile fino al 2 luglio 2020; “Capire il cambiamento climatico”, in calendario sino al 31 agosto 2020). Previa disponibilità di posti nell’orario prescelto, il visitatore avrà modo anche di sommare tutte le opzioni di tour museale.
Le procedure organizzative garantiranno la sicurezza del pubblico: il biglietto sarà esclusivamente digitale; all’ingresso del Museo, una telecamera termica consentirà la rilevazione della temperatura corporea, indicando come soglia limite per l’ingresso i 37.5°C; all’interno dell’edificio, sarà indispensabile indossare dispositivi di protezione individuale; nell’itinerario di visita, saranno allestiti pannelli informativi e indicatori per il distanziamento; in alcuni punti degli ambienti, presenti dispenser con gel disinfettante. Le novità procedurali riguarderanno non soltanto i visitatori singoli ed eventuali gruppi, ma anche i titolari di abbonamento OpenMANN: i possessori di card, infatti, dovranno prenotare ogni accesso al Museo; dal 2 giugno 2020, per chi attiverà un’offerta OpenMANN, le tessere annuali saranno esclusivamente vendibili online e disponibili in formato elettronico. Visitare l’Archeologico non sarà soltanto sicuro, ma anche vantaggioso: dal 2 giugno al 31 dicembre 2020, infatti, i prezzi per accedere al Museo saranno sensibilmente ridotti. Ferme restando le gratuità previste dalla legge, saranno queste le tariffe praticate, senza alcun onere aggiuntivo per la prenotazione obbligatoria: biglietto intero, 8 euro; biglietto due adulti over 25 anni: 12 euro; biglietto ridotto: 4 euro; biglietto per cittadini UE dai 18 ai 25 anni non compiuti: 2 euro. Anche l’abbonamento Openmann diventerà sempre più conveniente: l’opzione adulti costerà 10 euro, le card Young (18-25 anni) e Academy (per studenti di qualsiasi corso di laurea e scuola di specializzazione, senza limiti di età) prevederanno un prezzo di 5 euro, la card Family (due adulti over 25) sarà acquistabile a 16 euro. Per I titolari di tessera in corso di validità, sarà garantito un recupero di tre mesi per compensare la mancata fruizione del Museo nel periodo di chiusura: questa dilazione temporale sarà registrata dal sistema in automatico.

“Eracle e Onfale”, affresco scelto per il nuovo allestimento delle sale degli Affreschi del museo Archeologico nazionale di Napoli (foto Mann)
Novità della riapertura, la possibilità di fruire, dal 2 giugno 2020, del restyling delle sale degli Affreschi del Mann: nell’ambito delle attività di riallestimento delle collezioni permanenti anche questa sezione ha richiesto un aggiornamento dei pannelli e delle didascalie, per conseguire una maggiore essenzialità di comunicazione e coordinarsi con la nuova immagine grafica del Museo. Al suo interno, tuttavia, si sono rese necessarie alcune modifiche dovute allo spostamento di alcuni affreschi (due nella sala 68 provenienti dalla Basilica di Ercolano e altri nove nella sala 78 con scene di vita quotidiana dai Praedia di Iulia Felix di Pompei) da collocare nella futura sezione dedicata alla Scultura campana, al piano terra dell’ala occidentale del Museo, per ricomporvi i complessi figurativi di alcuni edifici pubblici di Pompei ed Ercolano. In sostituzione di questi sono stati selezionati dai depositi tre affreschi da Ercolano, da esporre nella sala 68, e specificamente due con prospetti architettonici e un altro con il mito Fedra e Ippolito. Per la sala 78 sono stati scelti sei “ritratti”, con espressivi volti di giovani e donne, nonché i busti di Ercole e di Ercole e Onfale particolarmente notevoli dal punto di vista stilistico.

La cruenta rissa tra pompeiani e nocerini del 59 d.C. alll’anfiteatro è ricordato da un affresco pompeiano oggi al Mann
La collezione di affreschi e stucchi dipinti provenienti dalle città sepolte dal Vesuvio nel 79 d.C., vanto unico del museo Archeologico nazionale di Napoli, deve essere considerata il più ampio e importante repertorio di pittura romana conservato al mondo, composto da circa 1500 esemplari, e fu esposta nell’edificio monumentale sin dal 1826. L’attuale allestimento della sezione Affreschi, realizzato nel 2009, disegna con oltre 300 esemplari un quadro della pittura romana tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. secondo canoni sia cronologici che storico-artistici, presentando, al contempo, alcuni contesti pittorici significativi per ricostruirne la visione e l’aspetto originari. Dopo la sala 66 introduttiva con la storia della collezione e l’esposizione di oggetti e opere riguardanti la tecnica della pittura antica, segue la sala 68, dedicata ai primi rinvenimenti durante gli scavi borbonici nei siti vesuviani nella seconda metà del Settecento, ove sono mostrati anche alcuni dipinti su marmo, il primo affresco trovato con festoni, il quadretto con la Venditrice di amorini, i pannelli staccati con danzatrici, Satiri funamboli e Centauri e Centauresse. Nella sala 67 sono presentati, invece, gli splendidi apparati pittorici dalla villa di P. Fannius Synistor a Boscoreale in II stile, con la famosa scena di corte ellenistica. Seguono le sale 69, 70 e 71 con esempi pittorici in III stile, databili tra il 15 a.C. e il 45 d.C., provenienti da vari edifici di Pompei ed Ercolano. Fra di essi si segnalano i monocromi dalla villa presso la Reale Scuderia di Portici, gli eleganti affreschi dalla villa di Agrippa Postumo di Boscotrecase, e quelli dalla Casa di Giasone di Pompei. Gli intonaci e gli stucchi dipinti in IV stile dalle case di Meleagro e dei Dioscuri sono presentati nella sala 72. Ai temi mitologici è dedicata la sala 73 con gli affreschi dalle case del Poeta Tragico e di Gavio Rufo, mentre nella sala 74 sono esposti le nature morte e i paesaggi, con la parete dipinta e vari frammenti con pitture di genere dai Praedia di Iulia Felix. Alle pitture di larario è dedicata la sala 75, mentre nella sala 77 sono illustrati gli affreschi dalla Villa Arianna di Stabiae con le famose vignette dal cubicolo raffiguranti la Flora, Leda con il cigno, Medea e Artemide. Infine alla pittura cosiddetta popolare e ai ritratti è riservata la sala 78, ove emerge la famosa scena con la Rissa tra Pompeiani e Nucerini nell’Anfiteatro, rinvenuta in una casa privata di Pompei.





















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