La seconda edizione di archeocineMANN vinta dal film “Gli ultimi segreti di Nazca” sugli enigmatici geoglifi di Nasca e la piramide di Cahuachi. Ora per cinque giorni i film della rassegna sono on demand

Quattro giorni di diretta in streaming sulla piattaforma www.streamcult.it e ora cinque giorni, dal 6 al 10 dicembre 2020, on demand con la possibilità di vedere o rivedere i film in programma nella seconda edizione di archeocineMANN, festival internazionale del cinema archeologico di Napoli, organizzato dal museo Archeologico nazionale di Napoli in rete con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm. Quest’anno, in mancanza di pubblico in presenza, il premio Mann è stato assegnato da una giuria tecnica, composta dal direttore del Mann, Paolo Giulierini; dal direttore di Archeologia Viva, Piero Pruneti; e dal direttore artistico di archeocineMANN, Dario Di Blasi.

Al film “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca il premio MANN 2020

È toccato proprio a Dario Di Blasi l’onore di proclamare il vincitore del premio Mann: “Gli ultimi segreti di Nazca / The last secrets of Nasca” di Jean Baptiste Erreca (Francia, 2018, 52’). Nel Sud del Perù, ai piedi della catena montuosa delle Ande, i Nazca costruirono città e disegnarono un’immensa rete di linee geometriche e geoglifi. Chi rappresentavano queste figure enigmatiche visibili solo dal cielo e qual era il loro significato? Un team di archeologi di tutto il mondo sta sfruttando le ultime tecnologie per scoprire uno dei più grandi segreti dell’umanità. Le loro ultime campagne di scavo hanno portato alla luce nuove mummie, tessuti favolosi, ceramiche e misteriosi teschi allungati… Questa la motivazione della giuria tecnica: “Dei geoglifi di Nasca e della piramide di Cahuachi molto si è parlato in questi anni. Molti film sono stati fatti, ma finalmente in quest’opera cinematografica, “Gli ultimi segreti di Nazca”, molte ipotesi sono state raffinate e sono diventate più plausibili e convincenti. La più che quarantennale ricerca di Giuseppe Orefici e la realizzazione del museo Antonini ricevono gratificazione da queste immagini. Un mondo così lontano nello spazio e nel tempo ci viene restituito con splendide immagini e particolareggiata ricerca. È con grande piacere che attribuiamo il premio Mann a quest’opera con la non troppo nascosta intenzione di premiare l’opera faticosa, difficile e puntigliosa di Giuseppe Orefici nel Progetto Nasca e del suo collaboratore Antonini prematuramente scomparso a cui è stato intitolato il museo di Nasca”.

Il museo Archeologico nazionale di Firenze ricorda la prof.ssa Edda Bresciani a pochi giorni dalla sua scomparsa: per il museo Egizio ha curato alcune mostre con la direttrice Maria Cristina Guidotti, sua allieva

A qualche giorno dalla scomparsa della professoressa Edda Bresciani, il museo Archeologico nazionale di Firenze ha postato sul proprio sito un ricordo della grande egittologa (Ricordo della professoressa Bresciani – Museo Archeologico Nazionale di Firenze (wordpress.com).

La professoressa Edda Bresciani accanto a una statua leonina a Medinet Madi nel Fayyum (foto unipi)

“Ricordiamo oggi la professoressa Edda Bresciani, professore emerito dell’università di Pisa e membro dell’Accademia dei Lincei ma anche personalità certamente molto significativa per il “Museo Egizio” di Firenze, recentemente scomparsa. Durante la sua lunga carriera ha dedicato studi e articoli a Ippolito Rosellini e alla spedizione franco-toscana in Egitto, durante la quale furono trovati tanti dei reperti oggi conservati al Museo. Maria Cristina Guidotti, per tanti anni curatrice del “Museo Egizio” di Firenze e sua allieva, ricorda gli scavi in Egitto e le tre mostre che la prof.ssa Bresciani ha organizzato con la collaborazione dell’allora soprintendenza Archeologica della Toscana con il materiale conservato proprio a Firenze: “Il Nilo sui Lungarni. Ippolito Rosellini egittologo dell’ottocento”, a Pisa, 29 maggio – 30 giugno 1982; “Le vie del vetro. Egitto e Sudan”, a Pisa, 28 maggio – 12 giugno 1988; “L’argilla e il tornio. La produzione fittile dell’Egitto antico in Toscana”, a Pisa, 21 dicembre 1991 – 23 febbraio 1992, e poi a Firenze presso il Museo Archeologico, 20 giugno – 30 settembre 1992.

Il sarcofago di Bakenrenef conservato al Maf (foto da Wikimedia Commons)

“Al MAF è conservato ed esposto nelle ultime sale del “Museo Egizio” il sarcofago in pietra di Bakenrenef, acquistato da Rosellini nel 1828, la cui tomba è stata studiata a Saqqara proprio dalla prof.ssa Bresciani. Un ricordo in più che va ad arricchire l’intreccio di storie sussurrate dai reperti a chi li guarda…”.

Torino. Il direttore Christian Greco lancia la campagna “Prenditi cura di me” per sostenere la ricerca, lo studio e il racconto dei reperti del museo Egizio

torino_egizio_logo_1824Già più di cento anni fa il problema del finanziamento dei musei, e nello specifico del museo Egizio di Torino, era ben presente e prioritario per Ernesto Schiaparelli, il grande egittologo, all’epoca direttore del museo Egizio. In una lettera del dicembre 1908 scriveva al ministro della Pubblica istruzione e al ministro degli Esteri: “…conscio del mio dovere di promuovere l’incremento di questo Museo onde esso non perda nuovamente il primato, non senza fatica ripreso fra gli altri Musei d’Europa, mi credetti in debito di cercare se non fosse possibile avere, da altre fonti, altri contributi …”. Parte da questo assunto la lettera dell’odierno direttore del museo Egizio, Christian Greco, scritta ad appassionati, a potenziali visitatori, o semplicemente a persone sensibili per sostenere la campagna “Prenditi cura di me”, accompagnata anche da un video. Per qualunque informazione su come sostenere il museo Egizio, basta scrivere all’indirizzo:
sostieni@museoegizio.it

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Il direttore Christian Greco mostra il sarcofago di Harua durante una delle sue “Passeggiate” (foto museo Egizio)

“Oggi desidero raccontarti una storia”, inizia Greco. “Una storia che si ripete, quella che riguarda la richiesta di sostenere un patrimonio che appartiene a tutti. Dal 1824, anno di fondazione, il museo Egizio continua a evolversi, a crescere, a migliorarsi. Ma la missione non cambia e ci dà uno scopo comune: conoscere sempre di più gli oggetti di cui siamo custodi, studiarli per comprenderli, per consegnarli alle prossime generazioni affinché possano continuare a raccontare la storia delle donne e degli uomini che prima di noi li hanno creati, usati, amati, abbandonati. ​Quest’anno, quando tutto si è fermato, la sfida è diventata ancora più impegnativa – continua Greco -, abbiamo sentito quella tensione forte che annuncia i grandi cambiamenti ed è stato subito chiaro quale fosse il nuovo obiettivo: non interrompere il dialogo, portare il museo Egizio a casa vostra. La ricerca è andata avanti, anche a porte chiuse e, con Le Passeggiate del Direttore, i dialoghi online con i curatori, i laboratori di L’Antico Egitto fai da te, ci siamo tenuti compagnia reciprocamente in un momento difficile. Non ringrazieremo mai abbastanza per l’affetto, la partecipazione e l’entusiasmo che ci è stato dimostrato. Ci ha lasciato senza fiato. ​Ogni giorno lavoriamo per costruire una nuova relazione con te, per metterci in ascolto e ripensare con il nostro pubblico il miglior modo di essere Museo. Se non sarà possibile accoglierti nelle nostre sale entreremo in punta di piedi nella tua casa. Potrai comunque seguirci perché accompagneremo sempre gli interessi e la curiosità di chi ama la cultura e la civiltà. È per questo che ti chiedo di sostenere il museo Egizio. Ci impegniamo ogni giorno affinché nel nostro spazio, fisico o virtuale, ciascuno possa sentirsi accolto e possa continuare a scoprire le inesauribili storie che la nostra collezione racconta. ​Il tuo contributo – conclude – è fondamentale per continuare a scrivere la biografia degli oggetti: sostieni la ricerca, lo studio e il racconto dei reperti. Vogliamo continuare a fare quello che ci viene meglio: essere il tuo museo Egizio. ​La generosità inizia con l’ascolto. Grazie per il tempo che ci hai dedicato”.

Parco archeologico del Colosseo. Presentata la nuova guida tattile “Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma” nell’ambito del progetto “Il PArCo tra le mani”. Presto nuovi pannelli tattili, guide e la WebApp

“Museo Palatino. Accarezzare la storia di Roma” è la nuova guida tattile, ideata e curata da Federica Rinaldi e Giulia Giovanetti, con testi delle stesse assieme a Silvia D’Offizi e Donatella Garritano che ha curato le traduzioni in inglese, per la realizzazione di Atipiche edizioni con Spazio Attivo Zagarolo FabLab. È stata presentata on line dal parco archeologico del Colosseo giovedì 3 dicembre 2020 in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità. La guida, pensata per tutti, raccoglie 16 schede con le opere più rappresentative della collezione del Museo, descritte con testi ad alta leggibilità (in italiano e inglese con trascrizioni in braille) illustrate con immagini tattili e un cassetto “immersivo” contenente le riproduzioni in 3D dei reperti.

Mappa dei pannelli tattici installati nel parco archeologico del Colosseo (foto PArCo)

La guida tattile del museo Palatino è l’ultimo atto di un percorso iniziato qualche anno fa. Tra il 2018 e il 2019 e ancora nel 2020 l’attenzione del PArCo nei confronti della disabilità visiva si è declinata in una serie di azioni coordinate, originate da un principio imprescindibile, ossia favorire l’autonomia di visita agli ipo e non vedenti, senza rinunciare al valore del contatto fisico e all’esperienza della visita guidata. Per garantire un supporto adeguato alle necessità del pubblico non vedente, il PArCo ha organizzato in collaborazione con il museo statale Tattile Omero di Ancona e la Direzione Generale Educazione e Ricerca, il corso dal titolo “Metodi e strumenti per rendere accessibili musei e luoghi della cultura alle persone con disabilità visiva”. Nell’arco di un anno, il corso ha formato 25 dipendenti del MiBACT tra il personale del Parco e di altri istituti e luoghi della cultura di Roma e del Lazio. È stato così messo a punto il progetto “Il PArCo tra le mani”, per favorire un turismo di prossimità attraverso un percorso tattile multilingue (italiano, inglese e alfabeto braille) composto da 11 pannelli illustrativi distribuiti all’interno del parco. Il percorso consta di 11 postazioni accessibili a tutti: Colosseo (1 pannello), Foro Romano (3 pp.), Palatino (3 pp), Museo Palatino (4 pp.). Pannelli a cura di Paola Quaranta e Federica Rinaldi.  In più, nel museo Palatino sono stati sistemati 4 pannelli dotati di riproduzioni in 3D in scala 1:1:  un’antefissa arcaica, una porzione di lastra Campana, un mosaico e la testa ritratto marmorea di Nerone. A questi reperti si associano anche oggetti dell’industria litica quali selci e punte di freccia, oltre a vasellame arcaico e monete destinate ai laboratori tattili con bambini e adulti.

Il “museo tattile” all’interno del percorso espositivo al museo Palatino (foto PArCo)

Il progetto va avanti. Sarà aumentato il numero dei pannelli tattili illustrativi di singoli monumenti (l’Arco di Augusto al Foro Romano) o di singoli tematismi (quali le superfici decorate marmoree della Domus Flavia e Augustana). Un nuovo pannello, posto all’ingresso presso l’Arco di Tito,  aiuterà il visitatore a orientarsi all’interno del PArCo, segnalando la “salita” al Colle Palatino e la “discesa” verso la valle del Foro Romano. In più, ognuno dei pannelli esistenti sarà dotato di un QrCode che permetterà di accedere a un’App multisensoriale, dotata non solo di testi di approfondimento, per tutti, riguardanti i 25 monumenti selezionati, tradotti in 9 lingue straniere, ma anche di clip video, videoguide nella lingua dei segni e spazi di racconto dedicati solo ai bambini. Il progetto della WebApp è curato da Giulia Giovanetti, Paola Quaranta, Federica Rinaldi e Andrea Schiappelli e realizzato dallo Studio Ruschena Projects. Anche per l’area del Foro Romano sono in corso di realizzazione due guide tattili a stampa in nero, braille e con figure in rilievo, dedicate a percorsi tematici incentrati sulla Casa delle Vestali e sulla Basilica Giulia; le guide, stampate in più copie, potranno essere prese in prestito gratuitamente presso le biglietterie all’ingresso del PArCo. Un primo test dei percorsi si è avuto in occasione della Giornata delle Famiglie al Museo del 2019, grazie alla partecipazione dell’Unione italiana Ciechi e Ipovedenti di Roma con cui sono costanti e frequenti i contatti per l’organizzazione di visite speciali. Guide tattili del Foro a cura di Andrea Schiappelli, Francesca Boldrighini, Elena Ferrari, Francesca Ioppi e Sabrina Violante. Il principio fondante di questi percorsi si basa sulla convinzione che, affinché una visita tattile condotta in situ abbia davvero senso, non ci sia cosa migliore che toccare direttamente i manufatti antichi originali, utilizzando riproduzioni e modelli in scala solo a integrazione dell’esperienza.

Pavia. Con la coop Oltre Confine tour virtuale in più puntate alla riscoperta della Pavia Romana, la Ticinum fondata nell’89 a.C. Seconda parte: “Da Augusto ad Aureliano”. L’approfondimento su Zoom con iscrizione obbligatoria

Con la coop Oltre Confine tour virtuale on line alla scoperta di Ticinum, la Pavia Romana

Tour “Zoom su Pavia romana in digitale (parte 2). Da Augusto ad Aureliano”. Dopo il grande successo di sabato 21 novembre 2020, con la prima puntata di Pavia Romana, con quasi 50 collegamenti, per un totale di circa 70 persone fruitrici (vedi Pavia. Con la coop Oltre Confine tour virtuale in più puntate alla riscoperta della Pavia Romana, la Ticinum fondata nell’89 a.C. L’approfondimento su Zoom con iscrizione obbligatoria | archeologiavocidalpassato), la Cooperativa Oltre Confine Onlus propone per sabato 5 dicembre 2020, alle 17.15, un nuovo approfondimento culturale online tramite piattaforma Zoom. “Pavia romana (parte 2). Da Augusto ad Aureliano” è un “viaggio” alla riscoperta, in più puntate, di una Pavia a tratti impercettibile, ma reale: Ticinum (il nome delle città in epoca romana), accompagnati dall’archeologo Simone Ardizzi. L’evento, in streaming, della durata di 1 ora circa, consentirà di reinterpretare Pavia e la sua storia bimillenaria sotto una nuove luce, focalizzando l’attenzione dei partecipanti sulle “tracce” che ancora permangono in città della memoria romana, dopo più di 2000 anni. La prenotazione è obbligatoria. Prenotazioni al link: https://forms.gle/GaNmFx9JTpcAKBFj8. Per informazioni: visiteguidate@vieniapavia.it / 3755709240. Contributo minimo di 7 euro tramite bonifico: IT58Z0306909606100000130301 – OLTRE CONFINE SCS ONLUS. Ai fini dell’erogazione di regolare ricevuta fiscale, all’atto della prenotazione, si domanda gentilmente di segnalare: Nome, Cognome, CF e indirizzo di residenza della persona a cui intestare la ricevuta.

La cripta della chiesa di San Giovanni Domnarum a Pavia (foto Oltre Confine)
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Dettaglio delle suspensurae reimpiegate nella cripta di San Giovanni Domnarum (foto Oltre Confine)

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Un capitello romano reimpiegato nella cripta di San Giovanni Domnarum (foto Oltre Confine)

Con la seconda puntata riprenderà la trattazione delle antiche infrastrutture della Pavia romana. Si parlerà, ad esempio, della cripta della chiesa di S. Giovanni Domnarum. Per quanto la chiesa oggi si presenti nelle sue forme seicentesche e la cripta sia il risultato di una serie di adattamenti succeditisi fino alla fase romanica nel Medioevo, proprio quest’ultima conserva al suo interno un’alta concentrazione di materiali di reimpiego d’età romana. Sappiamo infatti che la chiesa in questione venne fondata nel VII sec. d.C. da Gundiperga in età longobarda. L’edificio fu più volte nei secoli successivi rimaneggiato fino al sua aspetto attuale. Ciò che interessa in questo momento è che Gundipega fece costruire il proprio complesso ecclesiastico su un impianto termale romano. A questa conclusione sono giunti gli studiosi nel momento in cui, con la riscoperta della cripta a inizio 900, fu evidente la presenza di numerosissime “suspensurae” reimpiegate nell’architettura della cripta. Ovvero di pilastrini in laterizio, aventi forma circolare, utilizzati solitamente in epoca romana per sorreggere il pavimento di edifici riscaldati a ipocausto (ossia veniva fatta circolare aria calda nell’intercapedine sottopavimentale). All’interno della cripta, inoltre, sono ben visibili anche i materiali romani di reimpiego che costituiscono i quattro sostegni centrali dell’ambiente ipogeo: parliamo di capitelli, pilastri e basi di colonna.

Foglio 78v del codice 326 conservato nella biblioteca di Einsiedeln (Svizzera) dove è citata la Porta Papia (foto Oltre Confine)

Nel corso della seconda punta si avrà modo di parlare anche del legame che univa la città alla famiglia imperiale augustea. Un prezioso manoscritto del IX sec d.C. (codex einsidlensis 326), nel quale si parla dell’itinerario di un anonimo pellegrino in Italia, ci informa infatti dell’esistenza a Pavia di un’imponente porta urbica monumentale (quella orientale, in corrispondenza all’incirca di piazza Municipio). Questo arco-porta sarebbe stato adornato da un’iscrizione latina recante i nomi di dieci membri della famiglia imperiale, tra cui Augusto, e da un gruppo scultoreo immortalante gli stessi. Sappiamo infatti di un soggiorno dell’imperatore Augusto, di sua moglie Livia e del figlio di lei, Tiberio, a Pavia nel 9 a.C. Fu proprio in quell’occasione che i tre appresero del grave ferimento di Druso nel corso di una campagna militare in Germania (figlio di Livia e fratello di Tiberio). Tiberio, sappiamo dalle fonti, riuscì a percorrere ben 200 miglia a cavallo in un solo giorno e una notte, coprendo il tratto Ticinum-Germania. Fece giusto in tempo a vedere suo fratello Druso, prima che questi esalasse il suo ultimo respiro. Tiberio guidò il corteo funebre dalla Germania verso Ticinum, dove si ricongiunse con Augusto e Livia. Da qui, il corteo proseguì a sud verso Roma. E’ dunque probabile che la città di Ticinum, in segno di riconoscenza del passaggio della famiglia imperiale, abbia voluto omaggiarne i membri, già agli inizi del I sec. d.C., con la monumentalizzazione della porta orientale, porta anche ben visibile in età altomedievale.

Frammento di architrave in marmo di Carrara, conservato nel cortile di Lettere del Palazzo Centrale dell’università di Pavia, con dedica all’imperatore Tiberio (foto Oltre Confine)
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Multiplo di un aureo del 313 d.C. conservato al Cabinet des Medailles della Biblioteca Nazionale di Parigi (foto Oltre Confine)

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Antoniniano del 274-5 d.C. conservato ai musei civici di Pavia (foto Oltre Confine)

A questo proposito, non si può non menzionare un frammento di architrave in marmo di Carrara, conservato nel cortile di Lettere del Palazzo Centrale dell’Università di Pavia, con dedica all’imperatore Tiberio, che nel 14 d.C. successe ad Augusto. Questo frammento testimonierebbe, dunque, l’esistenza a Ticinum di un altro importante edificio eretto per omaggiare il potere imperiale, in questo caso specifico la singola figura di Tiberio. Nel seconda puntata si parlerà anche della Zecca di stato aperta da Aureliano a Ticinum del 274 d.C., all’indomani della grande riforma monetaria di cui l’imperatore si fece promotore. Ticinum coniò monete in oro, argento e bronzo sino a circa al 326-7 d.C., quando il personale della zecca venne trasferito a Costantinopoli.

#buonconsiglioadomicilio. La storica dell’arte Elisa Colla ci fa scoprire lo straordinario ciclo di affreschi del ‘200 nella cappella di San Martino al castello di Stenico (Tn)

Castello di Stenico (Tn) costruito su uno sperone roccioso affacciato sulle Giudicarie esteriori (foto Buonconsiglio)

Nuovo appuntamento con i video #buonconsiglioadomicilio per la regia di Alessandro Ferrini: Elisa Colla del settore storico-artistico del museo del Buonconsiglio ci conduce a Castel Stenico (Tn) alla scoperta della Cappella di San Martino e dello straordinario ciclo pittorico (XIII secolo) conservato al suo interno.  

“Il castello di Stenico è un edificio fortificato di origine medievale costruito su uno sperone roccioso e guarda la conca delle Giudicarie esteriori”, spiega Colla. “Il castello è una testimonianza del potere dei principi vescovi in questa regione, un potere che iniziò nel 1163 quando il vescovo Adelpreto consegna a Bozone di Stenico il feudo di queste terre. Da allora qui ci fu sempre un capitano che doveva amministrare la zona e i vescovi nel castello di Stenico trovarono la loro residenza estiva, andando secolo dopo secolo a modificarne la struttura fino alla condizione attuale: dall’esterno rocca medievale fortificata, all’interno una residenza”.

La parete settentrionale della cappella di San Martino nel Castello di Stenico dove è stato scoperto un ciclo di affreschi del XIII secolo (foto Buonconsiglio)

La cappella di San Martino si trova oggi inserita nella struttura del castello e, in assenza di documenti che testimoniassero quale fosse stato lo sviluppo di questo edificio, i restauratori sono intervenuto negli anni Ottanta del Novecento con un restauro stratigrafico andando a indagare le diverse superfici di intonaco. “Intervenendo sulla parete settentrionale dell’edificio”, continua Colla, “si può immaginare lo stupore dei restauratori quando, dietro la parete, ne trovarono un’altra che conservava da ormai 800 anni un affresco del 1200, uno straordinario testimone della pittura romanica trentina. Realizzato presumibilmente tra il 1221 e il 1238 questo ciclo di affreschi fu occultato dopo pochissimi anni. La famiglia dei Bozoni da Stenico controllò questo castello per circa 70 anni, ma negli anni Venti del Duecento mancò un erede maschio e in quel momento i vescovi di Trento cercarono di proporre un’altra famiglia come feudataria della zona. Fu allora che Nicolò di Stenico rivendicò il suo potere, la sua legittima possibilità di controllare il castello. E probabilmente fu proprio lui il committente di queste figurazioni che rivelano una specifica volontà di lanciare di messaggi politici”.

La Crocifissione col Christus patiens nel ciclo di affreschi del XIII secolo nella cappella di San Martino al castello di Stenico (foto Buonconsiglio)

Facendo un’analisi iconografica si osserva come il ciclo sia diviso in due registri. “Nel primo registro”, illustra la storica dell’arte, “troviamo un ciclo cristologico con gli episodi più significativi della vita di Cristo, dall’Annunciazione – dove riconosciamo l’Arcangelo Gabriele e la Vergine mentre sta filando -, alla Natività – dove troviamo una matrice di sicura origine orientale bizantina che vede la Vergine distesa e un Bambino che è già un po’ adulto di fianco alle immagini di San Giuseppe e di un angelo -, per seguire poi con l’immagine più emblematica del Cristianesimo la Crocifissione: un Cristo che si sta già un po’ allontanando dalle tipologie orientali del Christus triumphans, del Cristo trionfante in croce, e somiglia già a quelle tipologie che iniziano a circolare dall’XI secolo di un Christus patiens, di un Cristo che soffre in croce, accanto alla Vergine dolente e a San Giovanni evangelista. E proprio alla fine di questo primo ciclo troviamo una figura che è estranea alle figurazioni più comuni nel territorio trentino, la figura di Sant’Osvaldo re. Come mai questa immagine in un ruolo e in una posizione così importante? Lo scopriamo andando a vedere quale fosse la posizione politica della famiglia dei Bozoni, in particolare di quell’erede che negli anni Venti del Duecento volle rivendicare il suo potere in quest’area, Nicolò da Stenico. Chiedendo alla bottega di pittori locali di realizzare qui nel ciclo il santo protettore dei conti di Appiano, Sant’Osvaldo re, il committente Nicolò da Stenico voleva ricordare sicuramente al principe vescovo di Trento che non solo i Bozoni erano al servizio dei principi vescovi ma erano anche vassalli dei conti d’Appiano, quindi una duplice posizione politica che viene ribadita poi nel secondo registro del ciclo di affreschi”.

Nel secondo registro dell’affresco la scelta iconografica rivela una precisa volontà del committente. “Le figurazioni sono anche descritte da iscrizioni ben chiare”, continua Colla, “e al centro di questa fascia di affreschi compare, pur essendo all’interno di una cappella, un personaggio laico, probabilmente Bozone da Stenico, che, vicino a San Biagio che lo sta investendo di questo ruolo del feudatario, mostra delle chiavi legate alla cinta. Alla sua destra altre figure di santi: San Martino, santo cui è dedicata la cappella, in abiti vescovili con la mitra e il pastorale, accanto al suo suddiacono San Brizio, e con lo stesso livello di importanza San Nicola, probabilmente con un chiaro riferimento a Nicola da Stenico. Conclude il ciclo la figura di San Gallo, normalmente associata all’immagine dell’orso, che qui lo vediamo con una piccola lepre e un cane, un chiaro segno che la bottega che lavorò nella cappella di Stenico era una bottega effettivamente itinerante che mescolava le fonti iconografiche e talvolta si prendeva qualche libertà anche nella realizzazione dei paramenti sacri. Le figure dei santi hanno uno stile monumentale frontale. Invece sul lato sinistro della scena del personaggio laico abbiamo delle figure più legate al mondo bizantino: una scena tratta dal dodicesimo capitolo dell’Apocalisse di San Giovanni rappresenta la lotta tra il bene e il male, male rappresentato da un dragone rosso a sette teste che minaccia una figura femminile che sta mettendo al mondo il Salvatore, l’immagine di una Madonna col Bambino nella tipica iconografia della Madonna della tenerezza,  tratta dalle 12 icone bizantine che sta in piedi sopra un globo a rappresentare il mondo caduco redento dalla venuta del Cristo; una salvezza ribadita poi dall’immagine della Sibilla immediatamente a destra che indica – come di consueto  si faceva nel Medioevo – col segno delle corna il potere malefico del dragone. Chiude l’immagine di Santa Margherita martire. Nel 1238 la famiglia dei Bozoni perde il controllo di questo feudo. E i successori occultano il ciclo di affreschi che tanti riferimenti politici conteneva. Lo vediamo ancora sulla parete meridionale che rimane coperta per motivi statici e che rivela solo una piccola parte che ci fa immaginare come dovesse essere il ciclo per intero. Anche questa parte divisa in due registri con un ciclo legato ai miracoli di Cristo e un registro inferiore probabilmente ispirato alla vita di Sant’Osvaldo re”.

Il parco archeologico di Paestum e Velia celebra la giornata internazionale delle persone con disabilità con la didattica a distanza

La locandina del progetto del parco archeologico di Paestum e Velia “A scuola nel museo dal museo” per la didattica a distanza

“Un giorno all’anno tutto l’anno” è questo lo slogan ufficiale della giornata della disabilità con cui il 3 dicembre 2020 sono state accolte tre classi collegate da Salerno, Napoli e Como per le visite dal museo. Il Parco archeologico di Paestum e Velia rinnova il suo impegno per l’accessibilità e l’inclusione con il progetto “A scuola Nel museo e Dal museo”. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con Cilento4all/Il Tulipano, prevede la possibilità per le scuole di tutta Italia di visitare gratuitamente il museo di Paestum da remoto, grazie all’uso delle moderne tecnologie informatiche che abbattono la distanza imposta dall’emergenza sanitaria da coronavirus. A differenza dei tour virtuali, la didattica a Paestum, anche se a distanza, continua a essere fatta di relazioni ed emozioni, quelle che si instaurano tra gli operatori culturali connessi dalle sale del museo e gli alunni e le insegnanti che interagiscono dalla rete. “L’arte e l’archeologia sono strumenti eccezionali di conoscenza di sé stessi e degli altri”, commenta Giovanni Minucci. “Garantirne la fruizione a tutti, in particolare alle persone con bisogni speciali, significa promuovere il processo di inclusione per una società dove proprio le differenze che ci caratterizzano, diventino un valore aggiunto”.

Un momento della didattica a distanza dalla sala della Tomba del Tuffatore nel museo Archeologico nazionale di Paestum (foto pa-paeve)

Nel corso degli anni della direzione Zuchtriegel diversi sono stati i progetti messi in campo dal Parco dedicati a persone con disabilità: dalla realizzazione del percorso accessibile nel Santuario meridionale con la passerella per entrare nel tempio più antico di Paestum, la c.d. Basilica, alle visite per bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico nominate “Un tuffo nel blu”, sempre in collaborazione con Cilento4all/Il Tulipano e con il coinvolgimento del Dipartimento di Scienze Mediche Traslazionali dell’università “Federico II” di Napoli e con quello di Scienze Motorie e del Benessere dell’università Parthenope. “Le visite sono per tutti e per ciascuno”, commenta il direttore Gabriel Zuchtriegel, “perché abbattono barriere fisiche (si possono fare comodamente dal divano di casa), socio- economiche (sono gratuite) e cognitive (i contenuti sono calibrati su differenti livelli di età e difficoltà). La metodologia didattica utilizzata parla ai diversi stili di apprendimento e alle diverse intelligenze e permette una visita realmente inclusiva. Il museo è un luogo in cui si impara sempre, anche quando i bambini diventano grandi, ovvero cittadini consapevoli della bellezza che va sempre tutelata e custodita per essere accessibile anche ai bambini di domani”. Per informazioni sul Progetto “La scuola Nel museo e Dal museo”: tulipanoart@iltulipanocoop.org  – Telefono +39 3347009567

Per la Giornata internazionale delle persone con disabilità il parco archeologico di Ercolano presenta un anno di iniziative con un impegno costante verso una accessibilità sempre più ampliata. Nuova mappa del Parco con i percorsi accessibili ai disabili

All’insegna dello storico motto “Un giorno all’anno tutto l’anno” il Parco Archeologico di Ercolano aderisce giovedì 3 dicembre 2020 alla Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, evento promosso dal ministero per i Beni e le Attività Culturali,  appuntamento  istituito nel 1981, in occasione dell’Anno Internazionale delle Persone Disabili, con lo scopo di promuovere una più diffusa e approfondita conoscenza sui temi della disabilità, sostenere la piena inclusione delle persone con disabilità in ogni ambito della vita e allontanare ogni forma di discriminazione e violenza. Il Parco archeologico di Ercolano partecipa promuovendo con forza l’integrazione e l’accesso del sito in favore delle persone disabili  e presentando la nuova mappa del Parco, arricchita con i percorsi accessibili in sedia a rotelle. Con lo scopo di migliorare l’accesso e la fruizione del patrimonio archeologico, e di mettere il Parco stesso nelle condizioni di accogliere e relazionarsi in modo adeguato, negli anni lo staff del Parco ha costantemente prestato attenzione all’inclusività di ogni visitatore, avviando numerose iniziative, offrendo percorsi dedicati in ogni evento organizzato, inclusi gli eventi serali, i cantieri Close-up dei venerdì e la visita al Teatro Antico.

Corsi sulla lingua dei segni (Lis) per gli operatori del parco archeologico di Ercolano (foto Paerco)

Significativi sono stati anche gli accordi con Enti, di particolare significato il protocollo di intesa stretto con l’Ente Nazionale Sordi di Napoli, che, in periodo di apertura del sito,  ha permesso guide nel Parco a non udenti accompagnati da operatori turistici affiancati da un associato dell’ENS per la traduzione in Lis. “Mi piace ricordare che nel mese di febbraio, proprio poco prima di questa dolorosa chiusura del sito”, interviene il direttore Francesco Sirano, “per i dipendenti del Parco  era partito il corso base  di Lingua dei Segni Italiana con l’Ente Nazionale Sordi, organizzato nell’ambito della  convenzione, volta alla migliore accoglienza dei visitatori. L’impegno del Parco continua in questo tempo di chiusura, continua il nostro impegno per un arricchimento costante dell’accessibilità del Parco”.

La nuova mappa del parco archeologico di Ercolano con i percorsi, segnati in blu, accessibili ai disabili (foto paerco)

Degli ultimi giorni è la collaborazione avviata dal Parco con volontari di #micolorodiblu onlus per il Progetto Cultura senza barriere, che intende avvalersi dei fondi messi a disposizione dal bando CULTURA CREA, promosso dal MIBACT per sostenere la filiera culturale e creativa in attuazione del PON FESR Cultura e Sviluppo 2014-2020 (Asse Prioritario II). Il progetto prevede la programmazione e la realizzazione di un’applicazione basata su di un software adatto a facilitare la comunicazione con i giovani autistici, che sarà disponibile su appositi dispositivi in dotazione permanente al Parco. L’applicazione costituirà uno strumento di supporto durante visite del sito organizzate per i visitatori autistici con una cadenza mensile costante da marzo ad ottobre, in collaborazione con volontari di #micolorodiblu onlus e con una guida di Coopculture.

“Distretto X. Sguardi plurali sui musei: riflessioni sulle identità di genere”: presentazione sulla piattaforma online della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali

Locandina dell’evento on line “Distretto X. Sguardi plurali sui musei: riflessioni sulle identità di genere”
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Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività culturali

A chi si rivolge un museo? Non basta dire “al pubblico”, nome collettivo singolare, perché esistono tanti pubblici quante sono le collettività che lo compongono. Nasce da questa riflessione il volume “Distretto X. Sguardi plurali sui musei: riflessioni sulle identità di genere”, una sorta di non-guida scritta dai visitatori stessi dei musei civici di Milano, ispirata alle collezioni civiche e all’identità di genere. Il volume, realizzato in collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Milano, è curato da Samuele Briatore come progetto di ricerca nell’ambito della Scuola del patrimonio, corso biennale di alta formazione e ricerca della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali che si avvia alla conclusione. La presentazione giovedì 3 dicembre 2020, dalle  17.30 alle 19, sulla piattaforma di formazione a distanza della Fondazione, vedrà la partecipazione di Alessandra Vittorini, direttore Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali; Filippo Del Corno, assessore alla Cultura del Comune di Milano; Marco Minoja, direttore Cultura del Comune di Milano; Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli; Nicole Moolhuijsen, ricercatrice dell’università Ca’ Foscari di Venezia e del curatore Samuele Briatore. Modera l’incontro Francesca Neri, della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali. L’evento si tiene sulla piattaforma di formazione a distanza fad.fondazionescuolapatrimonio.it. Per partecipare è necessario registrarsi alla piattaforma, selezionare l’evento dall’area catalogo e iscriversi (fino ad esaurimento dei posti disponibili).

Il libro curato da Samuele Briatore “Distretto X. Sguardi plurali sui musei: riflessioni sulle identità di genere”
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Samuele Briatore

Briatore sperimenta un nuovo modello di narrazione museale, attraverso un’antologia di racconti sull’identità di genere, frutto dell’incontro e della collaborazione con gli autori-visitatori (tra gli altri, Flavia Franceschini, Yuri Guaiana, Alex Romanella) e i curatori dei musei del comune (GAM galleria d’Arte Moderna, PAC Padiglione d’Arte contemporanea, Casa Museo Boschi Di Stefano, Planetario Ulrico Hoepli, Museo Civico di Storia Naturale). Esperienza che si inserisce su un più ampio ripensamento della missione culturale di Milano, che, guardando alle più avanzate esperienze internazionali, punta a superare la classica articolazione dei musei civici divisi in aree tematiche e decide di riorganizzare l’offerta museale dando vita a veri e propri distretti museali su base territoriale, facilitando il dialogo fra musei e territori urbani.
Alcuni brani del volume verranno letti dagli autori.

Per la “Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità” il parco archeologico di Pompei estende il percorso “Pompei per tutti”, realizza iniziative per visitatori con disabilità sensoriale, e lancia la rubrica “Lungo le strade di Pompei”

Danilo Ragona e Luca Paiardi sulla loro carrozzina attraversano una strada di Pompei sui passaggi pedonali sopraelevati (foto parco archeologico di Pompei)

Il Parco archeologico di Pompei in occasione della “Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità” in programma il 3 dicembre 2020 si propone, attraverso una serie di iniziative, di sottolineare e promuovere l’importanza dell’accesso al patrimonio culturale secondo i principi della massima inclusione di ciascun cittadino, senza limitazioni o distinzioni. Già nel 2016 Pompei era stato tra i primi siti archeologici ad introdurre il percorso “Pompei per tutti”, dedicato alle persone con difficoltà motorie. A differenza del passato, quando la possibilità di visitare in carrozzina il sito era limitata alle sole aree nei pressi dell’anfiteatro, l’itinerario “Pompei per tutti”, di oltre 3km consente oggi di attraversare interamente la città archeologica dall’ingresso di piazza Anfiteatro fino a Porta Marina, con accesso ai principali edifici.

L’itinerario è stato percorso in più occasioni da alcuni testimonial d’eccezione che hanno lasciato al riguardo le loro testimonianze video e i loro consigli. Danilo Ragona e Luca Paiardi del Progetto Viaggio Italia, che hanno raccontato le loro diverse esperienze di viaggio nella Rubrica “Viaggiatori in Carrozza” su Kilimangiaro di RaiTre e  Maria Venditti, attiva nel mondo dell’innovazione sociale, della cooperazione e dell’associazionismo, e in particolare nella promozione dei diritti delle persone con disabilità nella rete FISH Onlus. Collabora con ItaliAccessibile, blog impegnato sui temi dell’accessibilità legata al mondo del turismo, della cultura e dello sport. Grazie all’adeguamento di altri edifici il percorso “Pompei per tutti” sarà ulteriormente esteso e sarà possibile per i visitatori con disabilità conoscere altri luoghi, nell’ottica della più ampia inclusione.

Maria Venditti in carrozzina nella Casa della Venere in conchiglia a Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Il Parco, inoltre, nell’ambito del Protocollo Campania tra le mani. Itinerari inclusivi nei luoghi d’arte, coordinato dal Servizio di Ateneo per le Attività degli studenti con Disabilità dell’università Suor Orsola Benincasa, a cui aderiscono numerose istituzioni dei beni culturali campane e le maggiori associazioni delle persone con disabilità, sta attivando una serie di azioni volte ad assicurare la fruizione del parco da parte dei visitatori disabili, con particolare attenzione alle persone con disabilità sensoriale.

È stato realizzato allo scopo un video racconto della casa di Venere, e in particolare dell’affresco che dà il nome alla dimora. Il testo della narrazione è stato realizzato con la supervisione dell’associazione FIADDA Campania, mentre la registrazione audio è stata curata dal Centro Nazionale del Libro Parlato intitolato a Francesco Fratta, su iniziativa del Presidente dell’Unione nazionale ciechi, Mario Barbato. La voce narrante conduce l’utente alla scoperta dell’affresco, attraverso un audio e un linguaggio visivo che è in grado di raggiungere con la massima immediatezza chiunque, superando le varie limitazioni sensoriali. Questo primo video sperimentale, farà parte di una serie di video racconti che tratteranno anche altri luoghi, affreschi e/o reperti dei siti archeologici del Parco.

Danilo Ragona e Luca Paiardi in carrozzina nell’anfiteatro di Pompei (foto parco archeologico di Pompei)

Con lo stesso obiettivo di ampliare la conoscenza del sito, attraverso i canali digitali, soprattutto in questo momento di difficoltà a fruire dal vivo i musei e il luoghi di cultura, il Parco archeologico ha prodotto una serie di video con  sottotitoli in italiano, con l’auspicio di rendere più immediata la comprensione alle persone con difficoltà uditive. Tra queste nuove iniziative la rubrica “Lungo le strade di Pompei” , che illustrerà i principali edifici di Pompei, attraverso il racconto di una guida, con la collaborazione di CoopCulture nell’ambito delle attività didattiche del Parco. Tutti i video sono disponibili dal 3 dicembre 2020 sul sito web www.pompeiisites.org  e sui canali social del Parco.