#buonconsiglioadomicilio. La storica dell’arte Elisa Colla ci fa scoprire lo straordinario ciclo di affreschi del ‘200 nella cappella di San Martino al castello di Stenico (Tn)

Castello di Stenico (Tn) costruito su uno sperone roccioso affacciato sulle Giudicarie esteriori (foto Buonconsiglio)

Nuovo appuntamento con i video #buonconsiglioadomicilio per la regia di Alessandro Ferrini: Elisa Colla del settore storico-artistico del museo del Buonconsiglio ci conduce a Castel Stenico (Tn) alla scoperta della Cappella di San Martino e dello straordinario ciclo pittorico (XIII secolo) conservato al suo interno.  

“Il castello di Stenico è un edificio fortificato di origine medievale costruito su uno sperone roccioso e guarda la conca delle Giudicarie esteriori”, spiega Colla. “Il castello è una testimonianza del potere dei principi vescovi in questa regione, un potere che iniziò nel 1163 quando il vescovo Adelpreto consegna a Bozone di Stenico il feudo di queste terre. Da allora qui ci fu sempre un capitano che doveva amministrare la zona e i vescovi nel castello di Stenico trovarono la loro residenza estiva, andando secolo dopo secolo a modificarne la struttura fino alla condizione attuale: dall’esterno rocca medievale fortificata, all’interno una residenza”.

La parete settentrionale della cappella di San Martino nel Castello di Stenico dove è stato scoperto un ciclo di affreschi del XIII secolo (foto Buonconsiglio)

La cappella di San Martino si trova oggi inserita nella struttura del castello e, in assenza di documenti che testimoniassero quale fosse stato lo sviluppo di questo edificio, i restauratori sono intervenuto negli anni Ottanta del Novecento con un restauro stratigrafico andando a indagare le diverse superfici di intonaco. “Intervenendo sulla parete settentrionale dell’edificio”, continua Colla, “si può immaginare lo stupore dei restauratori quando, dietro la parete, ne trovarono un’altra che conservava da ormai 800 anni un affresco del 1200, uno straordinario testimone della pittura romanica trentina. Realizzato presumibilmente tra il 1221 e il 1238 questo ciclo di affreschi fu occultato dopo pochissimi anni. La famiglia dei Bozoni da Stenico controllò questo castello per circa 70 anni, ma negli anni Venti del Duecento mancò un erede maschio e in quel momento i vescovi di Trento cercarono di proporre un’altra famiglia come feudataria della zona. Fu allora che Nicolò di Stenico rivendicò il suo potere, la sua legittima possibilità di controllare il castello. E probabilmente fu proprio lui il committente di queste figurazioni che rivelano una specifica volontà di lanciare di messaggi politici”.

La Crocifissione col Christus patiens nel ciclo di affreschi del XIII secolo nella cappella di San Martino al castello di Stenico (foto Buonconsiglio)

Facendo un’analisi iconografica si osserva come il ciclo sia diviso in due registri. “Nel primo registro”, illustra la storica dell’arte, “troviamo un ciclo cristologico con gli episodi più significativi della vita di Cristo, dall’Annunciazione – dove riconosciamo l’Arcangelo Gabriele e la Vergine mentre sta filando -, alla Natività – dove troviamo una matrice di sicura origine orientale bizantina che vede la Vergine distesa e un Bambino che è già un po’ adulto di fianco alle immagini di San Giuseppe e di un angelo -, per seguire poi con l’immagine più emblematica del Cristianesimo la Crocifissione: un Cristo che si sta già un po’ allontanando dalle tipologie orientali del Christus triumphans, del Cristo trionfante in croce, e somiglia già a quelle tipologie che iniziano a circolare dall’XI secolo di un Christus patiens, di un Cristo che soffre in croce, accanto alla Vergine dolente e a San Giovanni evangelista. E proprio alla fine di questo primo ciclo troviamo una figura che è estranea alle figurazioni più comuni nel territorio trentino, la figura di Sant’Osvaldo re. Come mai questa immagine in un ruolo e in una posizione così importante? Lo scopriamo andando a vedere quale fosse la posizione politica della famiglia dei Bozoni, in particolare di quell’erede che negli anni Venti del Duecento volle rivendicare il suo potere in quest’area, Nicolò da Stenico. Chiedendo alla bottega di pittori locali di realizzare qui nel ciclo il santo protettore dei conti di Appiano, Sant’Osvaldo re, il committente Nicolò da Stenico voleva ricordare sicuramente al principe vescovo di Trento che non solo i Bozoni erano al servizio dei principi vescovi ma erano anche vassalli dei conti d’Appiano, quindi una duplice posizione politica che viene ribadita poi nel secondo registro del ciclo di affreschi”.

Nel secondo registro dell’affresco la scelta iconografica rivela una precisa volontà del committente. “Le figurazioni sono anche descritte da iscrizioni ben chiare”, continua Colla, “e al centro di questa fascia di affreschi compare, pur essendo all’interno di una cappella, un personaggio laico, probabilmente Bozone da Stenico, che, vicino a San Biagio che lo sta investendo di questo ruolo del feudatario, mostra delle chiavi legate alla cinta. Alla sua destra altre figure di santi: San Martino, santo cui è dedicata la cappella, in abiti vescovili con la mitra e il pastorale, accanto al suo suddiacono San Brizio, e con lo stesso livello di importanza San Nicola, probabilmente con un chiaro riferimento a Nicola da Stenico. Conclude il ciclo la figura di San Gallo, normalmente associata all’immagine dell’orso, che qui lo vediamo con una piccola lepre e un cane, un chiaro segno che la bottega che lavorò nella cappella di Stenico era una bottega effettivamente itinerante che mescolava le fonti iconografiche e talvolta si prendeva qualche libertà anche nella realizzazione dei paramenti sacri. Le figure dei santi hanno uno stile monumentale frontale. Invece sul lato sinistro della scena del personaggio laico abbiamo delle figure più legate al mondo bizantino: una scena tratta dal dodicesimo capitolo dell’Apocalisse di San Giovanni rappresenta la lotta tra il bene e il male, male rappresentato da un dragone rosso a sette teste che minaccia una figura femminile che sta mettendo al mondo il Salvatore, l’immagine di una Madonna col Bambino nella tipica iconografia della Madonna della tenerezza,  tratta dalle 12 icone bizantine che sta in piedi sopra un globo a rappresentare il mondo caduco redento dalla venuta del Cristo; una salvezza ribadita poi dall’immagine della Sibilla immediatamente a destra che indica – come di consueto  si faceva nel Medioevo – col segno delle corna il potere malefico del dragone. Chiude l’immagine di Santa Margherita martire. Nel 1238 la famiglia dei Bozoni perde il controllo di questo feudo. E i successori occultano il ciclo di affreschi che tanti riferimenti politici conteneva. Lo vediamo ancora sulla parete meridionale che rimane coperta per motivi statici e che rivela solo una piccola parte che ci fa immaginare come dovesse essere il ciclo per intero. Anche questa parte divisa in due registri con un ciclo legato ai miracoli di Cristo e un registro inferiore probabilmente ispirato alla vita di Sant’Osvaldo re”.

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Una risposta a “#buonconsiglioadomicilio. La storica dell’arte Elisa Colla ci fa scoprire lo straordinario ciclo di affreschi del ‘200 nella cappella di San Martino al castello di Stenico (Tn)”

  1. Italina Bacciga dice :

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