“Lapilli sotto la cenere”. Con la 18.ma clip del parco archeologico di Ercolano il direttore Francesco Sirano ci guida tra gli ambienti di una delle domus più grandi e particolari di Herculaneum: la Casa dell’Atrio a mosaico. Prima parte: l’atrio, la piccola basilica, il giardino, la grande esedra

Con la 18.ma clip della serie “Lapilli sotto la cenere” dedicata all’esplorazione di realtà che per necessità conservative, di restauro o contingenze non sono accessibili al pubblico, il direttore del parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, ci guida tra gli ambienti di una delle domus più grandi e particolari di Herculaneum, la Casa dell’Atrio a mosaico, che con i suoi dettagli architettonici ci lascia senza fiato. In questa prima parte: l’atrio, la piccola basilica, il giardino, la grande esedra.
La Casa dell’Atrio a mosaico è una delle case più grandi dell’antica Herculaneum: 1200 metri quadrati solo al pianterreno e una parte della casa presentava anche un piano superiore. “All’ingresso ci colpisce la presenza di un mosaico bianconero con una serie di quadrati riempiti di forme geometriche con schemi differenziati”, spiega Sirano. “Alle pareti dipinti del cosiddetto IV stile che – laddove possibile – sono stati integrati all’epoca della scoperta per dare un’idea dell’interezza della decorazione. Su questo ambiente si aprivano la cella ostiaria, dove c’era il custode, e la culina (la cucina). All’età dell’imperatore Augusto i proprietari di questa casa acquistarono vari lotti di terreno e unirono tre o quattro case più piccole in un’unica grande dimora che riproduce la cosiddetta villa urbana come la quasi gemella casa dei Cervi che si trova qui vicino”.

L’atrio, così come lo vediamo oggi, presenta questo caratteristico mosaico a scacchiera bianconero con una strana ondulazione. “È dovuta al fatto”, interviene Sirano, “che durante il cataclisma per l’eruzione del Vesuvio con le scosse telluriche il piano di preparazione del pavimento ha ceduto, perché al di sotto ci sono anche le strutture, i muri delle case precedenti che erano state demolite per creare la sistemazione attuale. È molto interessante anche notare che l’impluvio, la vasca per raccogliere le acque piovane, non è perfettamente centrato con la porta. E per camuffare questo il mosaicista che ha decorato l’atrio ha fatto una cornice asimmetrica più larga da una parte e più stretta dall’altra per cercare di ricomporre il disegno in un quadro unitario”.

Nella Casa dell’Atrio a mosaico in luogo del tablino, l’ufficio del proprietario, siamo accolti da una sala grandiosa che ha uno schema molto particolare. Infatti è caratterizzata da una grande aula e due piccole navate. “Si tratta di una vera e propria piccola basilica all’interno di una casa”, continua Sirano. “Gli studiosi hanno pensato che questa sia la realizzazione architettonica di quello che Vitruvio chiama la sala all’Egiziana. Aveva anche il piano superiore ed è caratterizzata dalla presenza di pilastri che determinano le due navate laterali e quella centrale nella quale ci troviamo. La decorazione dei pilastri era di stucco a colonnette, poi la parete ha una decorazione – ultima fase del cosiddetto IV stile – a fondo bianco con architetture molto esili e con le caratteristiche tipiche figure fluttuanti. Sul coronamento dell’edicola centrale sono visibili due cariatidi con in mano un vaso per le offerte che sono di particolare eleganza. Al centro una maschera teatrale. Molto interessante è il pavimento in marmi colorati che formano dei disegni geometrici con delle grandi fasce di marmo grigio laterali. Le mancanze sono dovute al passaggio degli scavatori borbonici”.

La casa è articolata in tre quartieri: la zona dell’atrio, la zona del giardino e la zona dell’affaccio a mare. “La zona del giardino”, riprende Sirano, “era circondata su tre lati da un colonnato che, negli ultimi momenti di vita della casa, era stato chiuso in forma di criptoportico, cioè un porticato chiuso con delle finestre che prendevano aria e luce dal giardino. Al centro del giardino una vasca, e sul lato Est si aprivano una serie di ambienti di soggiorno che in qualche maniera integravano la loro mancanza nella zona dell’atrio, dove sappiamo si aprivano di norma in una casa romana. E qui caratteristica è la presenza di una veranda in legno che è uno dei ritrovamenti più eccezionali di Ercolano. Particolare cura era stata data all’integrazione tra gli spazi all’aperto e gli spazi al chiuso. La zona della veranda era una sorta di punto di passaggio. Essa infatti sorgeva su un parapetto che presentava al suo interno una fioriera per creare proprio un passaggio naturale dalla zona dedicata al giardino alla zona dedicata al soggiorno”.

La grande esedra con pavimenti a mosaico e pareti a fondo azzurro si affacciava direttamente sul giardino. “Mancano una parte dei quadretti mitologici”, fa notare Sirano. “Sono stati strappati, come parte del pavimento, durante gli scavi borbonici. I quadretti che sono rimasti presentano dei temi mitologici molto interessanti. In uno vediamo la dea Diana che si sta lavando a una fonte e che viene spiata dal giovane Atteone, che poi viene punito, trasformato in cervo e attaccato dai suoi cani. È molto interessante il modo di narrare questo episodio perché nello stesso quadro abbiamo due momenti differenti: prima Atteone che vede Diana; poi Atteone che viene punito. Nell’altro quadretto mitologico conservato, si vedono i gemelli Anfione e Zeto che stanno punendo Dirce – la cui figura qui non è più molto ben conservata – con il toro che poi la dilanierà per vendicare la loro madre Antiope maltrattata da Dirce. Questi due temi sono molto interessanti perché tutti e due parlano della mancanza di misura, una sorta di tracotanza che spesso gli esseri umani possono avere. Da un lato la mancanza di misura e dei propri limiti da parte di Atteone che guarda la dea nuda che si sta facendo il bagno, e dall’altro una parente Dirce che non tratta bene una sua consanguinea e che provocherà poi l’ira dei suoi figli, futuri re di Tebe. I fondali, tra un’architettura e un’altra, erano occupati da tondi con dei volti femminili con intenti quasi ritrattistici”.
Pompei. Restaurato il grande affresco del giardino della Casa dei Ceii: tornano al loro splendore le scene di caccia, i paesaggi egittizzanti con i Pigmei e la fauna del Delta

Affresco del giardino della Casa dei Ceii a Pompei: dettaglio dei Pigmei (foto parco archeologico di Pompei)
Torna a splendere nei suoi intensi colori, il grande affresco del giardino della Casa dei Ceii a Pompei al termine di un importante restauro sugli apparati decorativi, diretto da Stefania Giudice, con Luana Toniolo direttore operativo archeologo, e Raffaella Guarino direttore operativo restauratore, e curato dalla RWS di Padova. Come una pellicola sbiadita dal tempo e restaurata, così riprende vita, in tutto il suo fulgore e vividezza, la grande pittura che orna la parete di fondo del giardino di questa casa, con la scena di caccia con animali selvatici, assieme alle scene di paesaggi egittizzanti popolati di Pigmei e animali del Delta del Nilo raffigurati sulle pareti laterali. L’intervento è stato realizzato con fondi ordinari del parco archeologico di Pompei.

La Casa dei Ceii, scavata tra il 1913 e il 1914, rappresenta uno dei rari esempi di dimora antica di età tardo-sannitica (II sec. a.C.). La proprietà della domus è stata attribuita al magistrato Lucius Ceius Secundus, sulla base di un’iscrizione elettorale dipinta sul prospetto esterno della casa. La facciata della domus, con il suo rivestimento a riquadri in stucco bianco e l’alto portale coronato da capitelli cubici, è esemplificativa dell’aspetto severo che doveva avere una casa di livello medio d’età tardo sannitica (II sec. a.C.). Al centro dell’atrio tetrastilo peculiare è la vasca dell’impluvio, realizzata con frammenti di anfore posti di taglio, secondo una tecnica diffusa in Grecia ma che Pompei trova solo un altro confronto nella Casa della Caccia Antica (vedi Pompei. Dal 1° novembre aprono al pubblico la Casa dei Ceii e i Praedia di Giulia Felice, che si aggiungono alle altre importanti dimore che si possono visitare tutti i giorni | archeologiavocidalpassato).



Nel nuovo allestimento della Casa dei Ceii anche il calco del mobilio (foto parco archeologico di Pompei)
La domus era stata oggetto negli anni passati, nell’ambito del Grande progetto Pompei, di interventi di riqualificazione, regimentazione delle acque meteoriche e manutenzione delle coperture, resisi necessari a causa di una progressiva perdita di funzionalità delle stesse, che negli anni stava esponendo ad un serio rischio degrado gli ambienti sottostanti, caratterizzati da intonaci decorati e pavimenti di grande pregio. Nella casa era stato riproposto parte dell’allestimento originario della dimora, con la ricollocazione del tavolo in marmo e della vera di pozzo nell’atrio, dove è anche visibile il calco di un armadio e il calco della porta di accesso della casa. Mentre nella cucina è visibile una piccola macina domestica.

Apparati decorativi. Si trattava di soggetti spesso ricorrenti nella decorazione dei muri perimetrali dei giardini pompeiani, al fine di ampliare illusionisticamente le dimensioni di tali spazi ed evocare all’interno degli stessi un’atmosfera idilliaca e suggestiva. In questo caso, con ogni probabilità, il tema delle pitture testimoniava anche un legame e un interesse specifico che il proprietario della domus aveva per il mondo egizio e per il culto di Iside, particolarmente diffuso a Pompei negli ultimi anni di vita della città.
“Negli anni a causa della mancanza di una adeguata manutenzione e all’utilizzo di pratiche di restauro non idonee”, spiega Stefania Giudice, “si è assistito a un progressivo degrado dei dipinti e al danneggiamento degli affreschi, soprattutto nelle parti basse dove maggiormente influisce l’umidità. Grazie ad un intervento, molto complesso, si è potuti addivenire ad una pulitura della pellicola pittorica anche mediante l’utilizzo del laser, che ha permesso di ripulire porzioni importanti del dipinto, soprattutto nella parte relativa alla decorazione botanica dell’affresco. Le parti abrase del dipinto sono state recuperate attraverso un ritocco pittorico puntuale. Tutto l’ambiente è stato chiuso per evitare, per il futuro, infiltrazioni di acqua piovana e preservarne adeguatamente l’area”.
“In questo momento sto effettuando il ritocco pittorico sulle parti abrase dell’affresco”, spiega Paola Zoroaster, restauratrice RW, “e lo sto facendo in modo puntuale; dove invece abbiamo fatto una stuccatura di dimensioni maggiori rispetto alle abrasioni, realizzata con una malta naturale composta da calce e parti di pietra, andiamo a fare una ricostruzione cromatica sempre puntinata in modo che la superficie stuccata sia comunque uniforme al resto dell’affresco che, essendo stato precedentemente oggetto di vari interventi e avendo una certa età, è già molto mosso e abraso”.
Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, appuntamento on line con Martine Denoyelle, conservatrice all’Institut National d’Histoire de l’Art di Parigi, sulla storia del cratere a volute in Magna Grecia: da Sparta a Taranto

Da Sparta a Taranto: la storia del cratere a volute in Magna Grecia. È il tema affrontato dall’appuntamento del 24 febbraio 2021 dei “Mercoledì del MArTA” con Martine Denoyelle, Conservatrice Capo del Dipartimento degli Studi e della ricerca dell’Institut National d’Histoire de l’Art di Parigi: “Un felice ritorno al museo di Taranto”, sottolinea Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTA, che introduce l’incontro con la studiosa francese su “Dal Krater lakonikos al Pittore dell’Ilioupersis”. L’appuntamento sarà trasmesso on-line in diretta sui canali social del Museo (Facebook e YouTube) alle 18 di mercoledì 24 febbraio 2021.


Martine Denoyelle dell’Institut National d’Histoire de l’Art di Parigi
“La storia del cratere a volute in Magna Grecia comincia nell’epoca arcaica non a Taranto ma a Sparta, dove sono creati i primi esemplari che vengono poi diffusi nei siti apuli”, spiega Martine Denoyelle. “La comparsa a Taranto e lo spettacolare sviluppo della forma nella tecnica delle figure rosse durante la seconda metà del V sec. a.C. sembrano quindi legati in primo luogo alle origini spartane della città, nonché alle sue relazioni culturali e commerciali con le aristocrazie italiche, in particolare quelle della Peucezia”. Un’arte dunque nata in madre patria ma affinata proprio a Taranto, a cui fanno riferimento anche le produzioni ceramiche recuperate dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale riconsegnate proprio al museo Archeologico nazionale di Taranto ed esposte all’interno della mostra MitoMania. “Si tratta di vasi emblematici del cosiddetto stile ornato”, continua la studiosa, “decorati ad opera dei migliori maestri con ambiziosi programmi figurati. Il cratere a volute esemplifica, dunque, il savoir-faire e l’identità artistica tarantina, dal momento della sua ricreazione fino alla fine della produzione”.
Egitto. La Tac alla mummia di Seqenenre-Taa II il Valoroso, studiata da Zahi Hawass e Sahar Saleem, getta nuova luce sul sovrano della XVII dinastia: “Era in prima linea con i suoi soldati, fu catturato e ucciso dagli Hyksos in un rito sacrificale. Il suo martirio accelerò la liberazione e riunificazione dell’Egitto”

È passato alla storia come il Coraggioso, il Valoroso: Seqenenre-Taa II, sovrano della XVII dinastia, regnò l’Alto Egitto alla fine del Secondo periodo intermedio, quando il Basso Egitto era occupato dagli Hyksos, una dinastia regnante straniera che si impadronì del delta nel nord del Paese per circa un secolo (1650-1550 a.C.). Fu proprio lui che da Tebe iniziò la guerra contro gli Hyksos che sarebbero stati cacciati dall’Egitto solo dal secondo figlio di Seqenenre-Taa II, Ahmose I, col quale iniziava la XVIII dinastia. Il re Valoroso trovò la morte proprio in battaglia per mano degli Hyksos: i suoi imbalsamatori avevano abilmente nascosto alcune ferite alla testa, ma ora i risultati delle scansioni della TC della mummia dell’antico re egiziano hanno rivelato con più precisione le circostanze della sua morte: “Fu martirizzato per il bene di riunificare l’Egitto nel XVI secolo a.C.”. Lo hanno annunciato Zahi Hawass, il famoso archeologo ed ex ministro delle Antichità, e Sahar Saleem, professore di Radiologia alla facoltà di Medicina dell’università del Cairo, che hanno esaminato la mummia del re Seqenenre-Taa II mediante tomografia computerizzata (TAC) e hanno pubblicato la loro ricerca il 17 febbraio 2021 sulla rivista scientifica “Frontiers in Medicine”.

La mummia di Seqenenre-Taa II fu scoperta nel nascondiglio reale di Deir el-Bahari nel 1881 e fu sbendata da Gaston Maspero nel 1886 che la esaminò per la prima volta e lasciò una vivida descrizione delle ferite che uccisero il faraone: “Non si sa se cadde sul campo di battaglia o se fu vittima di qualche complotto; l’aspetto della sua mummia prova che morì di morte violenta intorno ai quarant’anni d’età. Due o tre uomini, assassini oppure soldati, devono averlo accerchiato e ucciso prima che qualcuno potesse soccorrerlo. Un colpo di scure deve aver reciso parte della guancia sinistra, esposto i denti, fratturato la mascella e averlo fatto cadere a terra privo di sensi; un altro colpo deve aver gravemente lesionato il cranio, e un pugnale o giavellotto ha tagliato e aperto la fronte un poco sopra l’occhio. Il suo corpo deve essere rimasto per qualche tempo là dov’era caduto: una volta ritrovato, la decomposizione era già cominciata e la mummificazione dovette essere compiuta in fretta, meglio che si poté”. Negli anni ’60 del Novecento la mummia fu studiata ai raggi X. Questi esami hanno indicato che il re defunto aveva subito diverse gravi ferite alla testa; tuttavia, non c’erano ferite al resto del corpo. Le teorie sulla causa della morte del re differivano, poiché alcuni credevano che il re fosse stato ucciso in una battaglia, forse per mano dello stesso re Hyksos. Altri hanno indicato che Seqenenre potrebbe essere stato ucciso da una cospirazione mentre dormiva nel suo palazzo. A causa delle cattive condizioni della mummia, alcuni hanno suggerito che la mummificazione potrebbe essere avvenuta in fretta lontano dal laboratorio di mummificazione reale.

Zahi Hawass e Sahar Saleem hanno presentato una nuova interpretazione degli eventi prima e dopo la morte del re Seqenenre-Taa II, basata sulla ricostruzione dell’immagine TC bidimensionale e tridimensionale utilizzando tecnologie informatiche avanzate. Le mani deformate indicano che Seqenenre-Taa II potrebbe essere stato catturato sul campo di battaglia: le sue mani erano state legate dietro la schiena, così da impedirgli di difendersi “dal feroce attacco alla sua faccia”. La TAC della mummia di Seqenenre-Taa II ha rivelato i dettagli delle ferite alla testa, comprese quelle che non erano state scoperte in precedenti esami ed erano state abilmente nascoste dagli imbalsamatori.

L’egittologo Zahi Hawass già ministro delle Antichità (foto ministry of Tourism and Antiquities)
Le scansioni TC hanno aiutato a studiare molte mummie reali egiziane e determinare l’età alla morte, il sesso e il modo in cui sono morte. Questo studio TC ha determinato che Seqenenre-Taa II aveva circa quarant’anni al momento della sua morte, in base alla forma delle ossa (come l’articolazione della sinfisi pubica) fornendo la stima più accurata fino ad oggi. Zahi Hawass e Sahar Saleem sono pionieri nell’uso delle scansioni TC per studiare diverse mummie reali del Nuovo Regno, inclusi re guerrieri famosi come Thutmosi III, Ramses II e Ramses III; tuttavia, Seqenenre-Taa II sembra essere l’unico tra loro ad essere stato in prima linea sul campo di battaglia.


Un’ascia degli Hyksos conservata al museo Egizio del Cairo (foto ministry of Tourism and Antiquities)
La ricerca ha incluso anche uno studio di varie armi Hyksos conservate al museo Egizio del Cairo, tra cui un’ascia, una lancia e diversi pugnali. Saleem e Hawass hanno confermato la compatibilità di queste armi con le ferite riscontrate sulla mummia di Seqenenre-Taa II: “Il re fu ucciso da più colpi da diverse angolazioni da diversi aggressori Hyksos che hanno usato armi diverse”, spiegano i due ricercatori. “Seqenenre-Taa II fu piuttosto ucciso in un’esecuzione cerimoniale. Ciò conferma che Seqenenre era davvero in prima linea a rischiare la vita con i suoi soldati per liberare l’Egitto”.

Inoltre, la Tac ha rivelato importanti dettagli sull’imbalsamazione del corpo di Seqenenre-Taa II. Ad esempio, gli imbalsamatori utilizzavano un metodo sofisticato per nascondere le ferite sulla testa del re sotto uno strato di materiale per imbalsamazione che funziona in modo simile alle otturazioni utilizzate nella moderna chirurgia plastica. Ciò significa che la mummificazione è stata effettivamente eseguita in un laboratorio di mummificazione reale piuttosto che in un luogo mal preparato, come precedentemente suggerito.

La mummia di Ahmose conservata al museo di Luxor (foto ministry of Tourism and Antiquities)
Questo studio fornisce infine importanti nuovi dettagli su un punto cruciale nella lunga storia dell’Egitto. “La morte di Seqenenre-Taa II stimolò i suoi successori a continuare la lotta per unificare l’Egitto e per fondare il Nuovo Regno. In una stele nota come la Tavola di Carnavaron, rinvenuta nel Tempio di Tebe di Karnak, sono registrate le battaglie combattute da Kamose, figlio di Seqenenre-Taa II, contro gli Hyksos. Kamose cadde morto durante la guerra contro gli Hyksos, e fu Ahmose, il secondo figlio di Seqenenre-Taa II, a completare l’espulsione degli Hyksos. Li combatté, li sconfisse e li inseguì fino a Sharuhen, principale piazzaforte dei sovrani Hyksos (l’odierna Gaza in Palestina), e riunì l’Egitto”.
Taranto. Lunedì 22 febbraio ha riaperto il museo Archeologico nazionale: ingresso consentito a 15 persone ogni mezz’ora. La direttrice Eva Degl’Innocenti: “Attenzione alla prossimità. Abbonamenti a prezzi promozionali”
Il countdown è partito. E lunedì 22 febbraio 2021, alle 8.30, si sono riaperte le porte del museo Archeologico nazionale di Taranto. Il MArTA è aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 17.30). L’ingresso avviene con una capienza massima di 15 persone ogni 30 minuti. La visita del Museo viene effettuata con percorso stabilito e accompagnato dallo staff del Museo. Il MArTA è chiuso il sabato e i giorni festivi, ai sensi del DPCM del 14 gennaio 2021. Si accede al Museo con prenotazione obbligatoria, prenotando al link https://buy.novaapulia.it/ingresso-marta.html. Per informazioni telefonare +39 099 4538639 E-mail: prenotazioni@novaapulia.it.

“Da questo lunedì siamo aperti”, interviene Eva Degl’Innocenti, direttrice del MArTA. “Il museo Archeologico nazionale di Taranto torna alla fruizione in presenza. La sospensione delle attività al pubblico in presenza ha dimostrato che i musei possono e devono tornare ad essere luoghi di creazione, condivisione e diffusione del sapere, di partecipazione, agorà del XXI secolo. Riapriamo con questo auspicio, sognando il giorno in cui si potrà riprendere a viaggiare e a ospitare visitatori provenienti da tutto il mondo, e continuando a concentrare la nostra attenzione sulla “prossimità” e sui progetti con il territorio. Dal lunedì al venerdì il MArTA, dalle 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 17.30), sarà aperto ai visitatori. Per questa ragione, abbiamo creato abbonamenti che consentano di visitare il Museo più volte e a prezzi promozionali leggi qui, con la presenza, ma anche grazie alla formula h24 del museo digitale. Questa dimensione “figitale”, fisica e digitale insieme, iniziata prima della pandemia, ha prodotto importanti risultati: pertanto, crediamo che essa rappresenti il nuovo corso della fruizione culturale. Bit e atomi creano legame relazionale e empatico con le nostre radici”.
Azioni di legalità anti abusi. Acquisito fabbricato accanto a Villa dei Misteri a Pompei e casolare vicino a Villa San Marco a Stabiae: ciò permetterà al parco archeologico di Pompei di valorizzare i due siti e di estendere gli scavi archeologici

A Pompei l’acquisizione al patrimonio dello Stato dell’area antistante l’antico ingresso di Villa dei Misteri, e a Castellammare la presa in possesso dell’immobile rurale in prossimità della Villa San Marco, abusivamente occupato da anni: sono due importanti azioni di legalità portate a termine in questi mesi dall’ufficio Tutela del parco archeologico di Pompei. Entrambi gli interventi concludono complesse e annose vicende, che oltre a eliminare abusi sul territorio, consentiranno di avviare, anche grazie alla proficua collaborazione con la Procura di Torre Annunziata, una adeguata attività di valorizzazione dei siti e di tutela dell’aree circostanti.

Il logo del parco archeologico di Pompei
Le attività svolte si incardinano nella più ampia azione dell’ufficio Tutela del Patrimonio Culturale del Parco che, a seguito della riorganizzazione del ministero, con il Decreto Ministeriale n. 44 del 23 gennaio 2016, ha assunto, nel territorio circostante i siti archeologici di propria competenza (Pompei, Torre Annunziata (Oplontis), Scafati, Castellammare di Stabia, Poggiomarino e Torre del Greco), tutte le funzioni di tutela di competenza delle soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. A partire dalle zone più prossime ai siti archeologici, sono attualmente in corso altre attività finalizzate al contrasto all’abusivismo ed alla riqualificazione del territorio, tra le quali l’abbattimento dello Chalet Paradiso, un chiosco abusivo situato in un’area privata all’interno degli scavi di Pompei e la riacquisizione del suolo circostante, la rimozione della cartellonistica abusiva e nelle aree di tutela indiretta, la riqualificazione di piazza Esedra e la sistemazione delle aree su cui si esercita il commercio ambulante. Attività per la quale il Parco auspica di poter contare sulla collaborazione dell’Amministrazione comunale e degli altri enti territoriali coinvolti.

Il 19 febbraio 2021, con l’immissione in possesso da parte del Parco, è stata acquisita al patrimonio dello Stato l’area sovrastante l’antico ingresso di Villa dei Misteri, che ospita un vecchio casolare, ampliato abusivamente nel corso degli anni. L’operazione è stata assistita e supportata dall’Arma dei Carabinieri. L’acquisizione delle aree era stata intrapresa sin dal 2006 senza giungere a conclusione, poi ripresa nel 2017 con l’avvio della procedura espropriativa e finalmente ad oggi terminata. Il Parco potrà finalmente riqualificare l’area circostante l’antica Villa, che è patrimonio Unesco, rimuovendo gli abusi, perpetrati sin dal 1989 e contrastati invano, ed avrà la possibilità di estendere lo scavo archeologico, esplorando e mettendo in luce le sue relazioni con la città di Pompei e il territorio circostante.

Allo stesso modo, il 4 gennaio 2021 a Stabia è stata effettuata la presa di possesso del fabbricato rurale e del terreno di pertinenza situati in località poggio di Varano a Castellammare di Stabia. In tal caso si tratta di un vecchio casolare, che ricade in prossimità del sito archeologico di Villa San Marco, al di sopra delle strutture archeologiche di pertinenza del ninfeo della villa romana nel sito dell’antica Stabiae, in un’area dichiarata di particolare interesse archeologico sin dal 1951. A seguito della compravendita di tali beni da parte di privati, avvenuta nel 1992, il parco archeologico di Pompei aveva esercitato la prelazione, ma la presa di possesso dei beni era stata ostacolata dall’occupazione abusiva da parte degli acquirenti. L’occupazione si è conclusa grazie all’emissione di un ordine di sgombero e dalla successiva immissione nel possesso dei beni che, pur essendosi svolta con il prezioso supporto delle forze di Polizia, non ha reso necessario il ricorso allo sgombero coatto. Nell’ottica della valorizzazione del sito archeologico di Stabia, l’obiettivo per il prossimo futuro è quello di prevedere un intervento capace di conciliare la conservazione e il riuso del fabbricato, e al contempo l’estensione degli scavi di Villa San Marco.
Emilia-Romagna in zona arancione. Dal 22 febbraio 2021 a Bologna chiudono il museo civico Archeologico e i musei di Arte antica e a Ravenna il museo Classis nel giorno della sua programmata apertura

In ottemperanza al Dpcm del 14 gennaio 2021 e all’Ordinanza del ministro della Salute del 19 febbraio 2021, dal 22 febbraio 2021 e fino al permanere della Regione Emilia-Romagna in zona arancione tutti i musei dell’Istituzione Bologna Musei, tra cui il museo civico Archeologico e i musei civici di Arte antica, rimarranno chiusi, salvo ulteriori disposizioni governative. Sono inoltre sospesi anche gli eventi programmati negli stessi musei. Per ulteriori informazioni e aggiornamenti, si prega di consultare il sito www.museibologna.it.

Ma il cambio di colore della Regione Emilia Romagna è stato particolarmente penalizzante per Classis Ravenna – Museo della Città e del Territorio. Praticamente l’annuncio da parte della fondazione RavennAntica della riapertura, dopo un lungo periodo, del Classis Ravenna è coinciso con la decisione da parte del ministero della Salute di far passare la regione da giallo ad arancione. Così nel giorno programmato per la riapertura, è scattata lo stop dei musei. La riapertura – fa sapere RavennAntica – è rimandata a nuova comunicazione.
Campania in zona arancione. Dal 22 febbraio al 5 marzo 2021, chiudono il museo Archeologico nazionale di Napoli, e i parchi archeologici di Pompei, Ercolano, Paestum e Velia

Da lunedì 22 febbraio 2021 la Campania è passata in zona arancione. Da oggi 22 febbraio 2021 quindi il museo Archeologico nazionale di Napoli sarà chiuso in ottemperanza alle disposizioni anti-Covid applicate nelle regioni arancioni. “Per accompagnare questo avviso”, si legge sulle pagine social del Mann, “abbiamo scelto una bella fotografia di Fabrizio Reale: lo scalone del Museo è inquadrato come in un abbraccio, disteso sulle sagome di alcuni visitatori. In questo abbraccio virtuale vi stringiamo tutti, perché il viaggio continua sui nostri canali social”.

Tutti i siti di competenza del Parco Archeologico di Pompei resteranno chiusi da lunedì 22 febbraio fino al 5 marzo 2021 o fino nuova disposizione, in conformità al DPCM del 14 gennaio 2021 e vista l’ordinanza del ministero della Salute del 19 febbraio 2021 – Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 nelle Regioni Campania, Emilia Romagna e Molise – che dispone il passaggio di alcune regioni, tra cui la Campania in zona arancione, al fine di contenere la diffusione del contagio da Coronavirus.

Dal 22 febbraio 2021 il parco archeologico di Ercolano resterà chiuso in ottemperanza al DPCM del 14 gennaio 2021 e all’ordinanza del Ministero della Salute del 19 febbraio 2021 che istituisce la zona arancione per la regione Campania. “Continuate a seguirci sulle nostre pagine: Web: ercolano.beniculturali.it, Facebook: https://it-it.facebook.com/parcoarcheologicodiercolano, Instagram: https://www.instagram.com/ercolanoscavi/, Youtube: https://www.youtube.com/channel/UCgpO_-ANFzlATc0CbObaQzg”.

Con la Campania in zona arancione il Parco Archeologico di Paestum e Velia resterà chiuso al pubblico fino al 5 marzo 2021. Ciò comporta la sospensione di alcuni eventi programmati: a Paestum, i venerdì con Pulcinella al museo Archeologico nazionale; a Velia, “Il crinale degli dei” il percorso archeo-paesaggistico che si snoda lungo le terrazze sacre di Velia, lungo la cresta che dall’Acropoli penetra nell’entroterra; ancora a Velia, i venerdì al teatro antico con il cantiere aperto al pubblico. Le porte del Parco sono chiuse al pubblico, ma la tutela non si ferma: continuano le operazioni di manutenzione programmata a Paestum e a Velia.
Mibact. Gabriel Zuchtriegel è il nuovo direttore del parco archeologico di Pompei, subentra a Massimo Osanna: scelto tra 44 candidati. L’annuncio del ministro Franceschini. Il bilancio dei 7 anni di Osanna a Pompei e dei 6 anni di Zuchtriegel a Paestum

Da Paestum a Pompei, dalla Magna Grecia alla piena romanità: è un viaggio non solo nella topografia e nell’archeologia dell’Italia antica ma anche nella gestione del patrimonio culturale nazionale quello che si accinge a intraprendere Gabriel Zuchtriegel, 40 anni, archeologo classico, che il 20 febbraio 2021 è stato nominato dal ministro per i Beni e le Attività culturali, Dario Franceschini, nuovo direttore del parco archeologico di Pompei. Nato nel 1981 a Weingarten, città della Repubblica Federale Tedesca, è stato il più giovane dei direttori nominati con la prima procedura pubblica internazionale per la selezione dei musei autonomi nel 2015, quando fu selezionato per guidare il parco archeologico di Paestum e Velia. Zuchtriegel ha studiato archeologia classica, preistoria e filologia greca a Berlino, Roma e Bonn, dove nel 2010 ha concluso un dottorato di ricerca sul sito laziale di Gabii nei pressi di Roma. È stato borsista dell’Istituto Archeologico Germanico e della Fondazione Alexander von Humboldt, che nel 2012 l’ha portato all’università della Basilicata (Matera) per un progetto di ricerca triennale sulla colonizzazione greca lungo la costa Ionica.

Cittadino italiano: Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco archeologico di Paestum e Velia, giura davanti al sindaco di Matera Raffaello De Ruggeri
Ha insegnato presso gli atenei di Bonn, Matera, Napoli “Federico II” e Salerno ed è autore di numerosi articoli e monografie, tra cui “Colonization and Subalternity in Classical Greece”, Cambridge University Press 2018. Nel 2019, gli è stato riconosciuto il premio di Ravenna Festival. Nel 2015, ha collaborato nel “Grande Progetto Pompei” quale membro della Segreteria tecnica di progettazione. Da novembre 2015 dirige il parco archeologico di Paestum, al quale nel 2020 si è aggiunto il sito di Velia, ambedue iscritti nella lista del patrimonio Unesco. Zuchtriegel, che è sposato e ha due figli, è di origine tedesca; dal 2020 è anche cittadino italiano.
“Pompei è una storia di rinascita e riscatto”, ha dichiarato il ministro Franceschini, “un modello per tutta Europa nella gestione dei fondi comunitari. Un luogo in cui si è tornati a fare ricerca e nuovi scavi archeologici grazie al lavoro lungo e silenzioso delle tante professionalità dei beni culturali che hanno contribuito ai risultati straordinari e che sono motivo di orgoglio per l’Italia. Nel ringraziare il professor Osanna per il grande lavoro svolto in questi anni a Pompei faccio i più profondi auguri di buon lavoro a Gabriel Zuchtriegel che lascia un’esperienza estremamente positiva a Paestum per un lavoro entusiasmante: il più bel lavoro al mondo per un archeologo”.

Massimo Osanna, direttore uscente e attualmente direttore generale dei Musei Statali, che ha guidato con successo l’investimento dei fondi europei del Grande Progetto Pompei e riaperto la stagione degli scavi nel sito con numerosi e straordinari rinvenimenti: “Con emozione saluto oggi il mio successore, augurandogli un lavoro proficuo e appassionante. Lascio un luogo straordinario che è stato il mio mondo degli ultimi sette anni, a cui ho dedicato energie passione e impegno: sono felice di poterlo affidare nelle mani del nuovo direttore, nella consapevolezza che lascio Pompei in uno stato ben diverso da quello in cui l’ho trovata. Molto orgoglio, ma anche gratitudine per quanti hanno operato per la salvezza di uno dei siti archeologici più importanti del mondo, dal ministro Franceschini ai direttori generali del Grande Progetto Pompei a tutti i funzionari e il personale che mi ha accompagnato in questa grande sfida”.
Il neodirettore Gabriel Zuchtriegel, che lascia un’eredità positiva nella gestione del parco archeologico di Paestum e Velia, al momento della nomina commenta: “Pompei è speciale non solo per il suo patrimonio archeologico inestimabile, ma anche per la squadra di professionisti e operatori che lavorano nel sito con grande impegno e competenza e che sono felice di poter guidare per garantire la tutela e la fruizione di un luogo unico al mondo”.

La procedura di selezione. Il nuovo direttore è stato scelto tra i 44 candidati, di cui 10 di origine straniera, che si sono sottoposti al vaglio della commissione presieduta da Marta Cartabia, presidente emerita della Corte costituzionale e attualmente ministro della Giustizia, e composta da: Luigi Curatoli, già generale dell’Arma dei Carabinieri e direttore del Grande Progetto Pompei; Carlo Rescigno, accademico dei Lincei e professore ordinario di Archeologia classica all’università della Campania “L. Vanvitelli”; Andreina Ricci, già professoressa ordinaria di Metodologia e tecnica della ricerca archeologica all’università di Roma “Tor Vergata”; Catherine Virlouvet, già direttrice della École française di Roma e professoressa emerita all’università d’Aix-Marseille. Al termine della selezione, conclusa con i colloqui dei dieci candidati della short list, tenutisi il 10 e 11 febbraio 2021, la commissione ha individuato la terna dei candidati da sottoporre al Ministro, tra i quali è stato nominato il nuovo direttore che prenderà prossimamente servizio. Oltre a Gabriel Zuchtriegel la terna era composta da Renata Picone, professoressa ordinaria di restauro nell’Università degli studi Federico II di Napoli, e Francesco Sirano direttore del parco archeologico di Ercolano dal 2017.

Nuovi scavi 2018 a Pompei: Massimo Osanna scopre un affresco con il ritratto di donna in tondo dalla Casa del Giardino (foto Mibact)
Il parco archeologico di Pompei dal 2014 al 2021. Negli ultimi sette anni, sotto la guida del professor Massimo Osanna, il parco archeologico di Pompei è tornato a nuova vita: archeologi, architetti, restauratori, ingegneri e uno staff di professionisti specializzati (geologo, vulcanologo, antropologo, archeobotanico, archeozoologo) e comunicatori hanno lavorato quotidianamente ottenendo straordinari risultati e hanno speso in modo efficiente le risorse europee rendendo il Parco un modello di spesa virtuoso a livello internazionale. Una forte attenzione è stata anche posta alle misure per migliorare l’accessibilità e la fruizione di quello che, con circa 4 milioni di visitatori all’anno, è il secondo sito più visitato d’Italia: 4 km di itinerario facilitato per persone con difficoltà motoria, un’offerta diversificata di visita con domus riaperte dopo il restauro e/o aperte per la prima volta, itinerari del verde con giardini storici ricostruiti, progetto di museo diffuso, uso delle tecnologie digitali e riallestimento di nuovi spazi espositivi. Dopo decenni si è tornati inoltre e a scavare in quella parte della città mai indagata finora.. Le indagini hanno restituito dati significativi per la conoscenza della città antica, oltre a eccezionali scoperte. Numerose sono state, in questi anni, le collaborazioni con le Università e i principali istituti di ricerca internazionali per indagini e ricerche archeologiche.


Il Grande Progetto Pompei, quinquennale, è stato avviato nel 2014
Il Grande Progetto Pompei. Il Progetto per la tutela e la valorizzazione dell’area archeologica di Pompei (Grande Progetto Pompei) è stato finanziato dalla Commissione Europea quale Grande Progetto Comunitario. Importo complessivo: 105 milioni di euro. Cofinanziamento UE: 75%, quota nazionale: 25%. Interventi finanziati: 76. In 5 anni sono stati eseguiti 76 interventi relativi ai 5 piani di intervento, di cui: 51 per il piano delle opere (interventi su strutture archeologiche); 8 per il piano della conoscenza; 2 per il piano della sicurezza; 7 per il piano della capacity building; 8 per la fruizione e comunicazione. Sono 74 gli interventi conclusi, di cui su 2 cantieri sono in corso le fasi di collaudo. Dall’inizio del GPP, grazie agli interventi di messa in sicurezza e restauro, sono stati consegnati alla fruizione pubblica 46 edifici, tra i quali i Praedia di Giulia Felice, la Casa del Criptoportico, la Casa di Leda e il Cigno, quella del Frutteto, la Casa degli Amanti e l’emblematica Villa dei Misteri. I nuovi scavi hanno restituito al mondo affreschi meravigliosi, mosaici unici e una nuova possibile ipotesi sulla datazione dell’eruzione del Vesuvio. Inoltre, grazie alle ultime tecnologie applicate alla ricerca (come per esempio i calchi di Fiorelli), è stato possibile acquisire nuovi e importanti dati di conoscenza sulla vita quotidiana e i costumi della città di Pompei.


Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco e del museo di Paestum e Velia
Parco Archeologico di Paestum e Velia dal 2015 al 2021. Negli ultimi sei anni, sotto la guida dell’archeologo tedesco Gabriel Zuchtriegel, il parco archeologico di Paestum ha raggiunto numerosi e importanti risultati soprattutto in termini di tutela e ricerca, fruizione, valorizzazione e comunicazione, anche grazie all’autonomia gestionale e finanziaria di cui lo ha dotato la riforma Franceschini del 2014. Al centro della direzione Zuchtriegel sono stati gli interventi di messa in sicurezza, manutenzione straordinaria e ordinaria e restauro, per i quali sono stati investiti oltre 9 milioni di euro. Tra questi: un sistema di monitoraggio sismico sul Tempio di Nettuno con tecnologie avanzate, sviluppato insieme all’università di Salerno e finanziato con il mecenatismo privato attraverso ArtBonus; il Sistema Hera, il catalogo online fruibile anche dagli utenti esterni, che connette dati geografici (GIS), collezioni e archivi e raccoglie 2.653 schede di monumenti e 17914 reperti; gli scavi archeologici promossi nell’ambito di progetti di tutela e valorizzazione, che hanno portato alla luce nuovi dati, tra cui un tempio dorico del V sec. a.C. precedentemente sconosciuto e che ha dato nuova luce alla storia dell’architettura pestana e magno-greca; le collaborazioni con università, CNR e società private che hanno portato a nuove scoperte anche grazie all’uso di tecnologie innovative come la geofisica e la fotografia multispettrale.

Fruizione, accessibilità, comunicazione. Esemplare, in termini di accessibilità così come di fruttuosa cooperazione tra pubblico e privato, è l’intervento sul tempio arcaico noto come “Basilica” che, dal 2016, è accessibile senza più barriere architettoniche grazie al finanziamento costituito dai proventi di una mostra in collaborazione con il concessionario. Attualmente, è l’unico tempio greco ancora in piedi pienamente agibile/praticabile in tutto il Mediterraneo. Nuovi percorsi, tra cui un parco giochi a tema archeologico, hanno aumentato allargato il pubblico e ampliato l’offerta, con particolare attenzione ai più piccoli. La comunicazione digitale, con strategie social diverse e coinvolgenti, hanno portato il Parco a raggiungere i 150 mila follower, aumentando così visibilità e interazione con gli utenti diffondendo la conoscenza del patrimonio in rete. Dal 2015 al 2019, durante la gestione Zuchtriegel, il pubblico del parco archeologico è cresciuto del 48% (2015: 279.078; 2019: 443.743) e nel 2020, a causa della pandemia, ha subito un forte calo pari a oltre il 70% in media con quanto accaduto a tutti i luoghi del Sistema Museale Nazionale. Con l’introduzione di un abbonamento annuale a partire dal 2016, è aumentato in modo significativo il coinvolgimento del territorio, con anche la nascita dell’associazione “Amici di Paestum” nel 2017. È proprio in collaborazione con le associazioni del territorio che si svolgono lavoratori inclusivi per scuole e famiglie, con una particolare attenzione allo spettro autistico.
Il museo Classis Ravenna riapre il 22 febbraio con ingresso gratuito fino al 18 marzo. Sassatelli: “La stele di Antigono al Mann per la mostra Gladiatori”. Col Buono Regalo si regala arte e cultura

Il 22 febbraio 2021 riapre al pubblico il museo Classis Ravenna che, fino al 18 marzo 2021, avverrà ad ingresso gratuito. La gratuità rappresenta un‘opportunità che si rivolge soprattutto ai residenti per riavvicinarsi alla cultura dopo questa lunga pausa forzata. La riapertura, fino al 18 marzo, è coerente con quella della Basilica di Sant’Apollinare in Classe e prevede i seguenti orari: dal lunedì al venerdì 13.30-18. Dal 19 marzo 2021 si tornerà alle tariffe e agli orari di apertura consueti. “Salutiamo la riapertura dei luoghi della cultura con grande soddisfazione”, riferisce il presidente di RavennAntica, Giuseppe Sassatelli, “nella consapevolezza che il fatto racchiude in sé un grande valore simbolico di rinascita e un chiaro messaggio di speranza di ritorno alla normalità. Per quanto riguarda la riapertura dei siti di RavennAntica abbiamo deciso di procedere per gradi. Innanzitutto perché rimettere in moto tutte le procedure, peculiari in ciascun museo o luogo espositivo, non è sicuramente cosa immediata. In secondo luogo perché le diverse caratteristiche strutturali degli spazi museali consigliano la necessaria prudenza per garantire che i visitatori possano fruirne in serenità e nella più totale sicurezza. Siamo felici di riprendere l’attività museale a partire dal Classis”. Al fine di prevenire il possibile formarsi di assembramenti già dalla riapertura del maggio 2020 RavennAntica aveva adottato un nuovo sistema di prenotazione on line in grado di gestire la fruizione dei monumenti per fasce orarie. Si è trattato di rivoluzionare un sistema organizzativo e gestionale consolidato con un nuovo strumento di lavoro la cui adozione era già in programma e che l’emergenza sanitaria ha costretto ad anticipare.

Giuseppe Sassatelli, presidente di RavennAntica
“In questi mesi di chiusura”, sottolinea Sassatelli, “il lavoro “dietro le quinte” è continuato ininterrottamente. Abbiamo portato avanti i nostri progetti espositivi, che vedranno la luce in primavera, e abbiamo rafforzato i rapporti di collaborazione che ci vedono impegnati con importanti istituzioni museali in Italia e all’estero. In occasione della mostra sui Gladiatori che è in fase di allestimento e che sarà aperta al pubblico dal prossimo 31 marzo 2021 al museo Archeologico nazionale di Napoli, abbiamo formalizzato il prestito della stele di Antigono normalmente esposta al museo Classis. Con questo prestito il Classis Ravenna rafforza la propria posizione nel circuito delle grandi esposizioni nazionali e internazionali”.
Regala arte e cultura. Sono tempi incerti e difficili, che l’arte e la cultura possono contribuire ad alleviare. RavennAntica propone il Buono Regalo per vivere e condividere un’esperienza unica alla scoperta del patrimonio della città di Ravenna. Acquistarlo è semplicissimo ed è un pensiero adatto a tutti: basta visitare il sito www.ravennantica.it e cliccare su “Acquista Buono regalo”. Regalarlo è semplice: scegli l’importo del Buono Regalo (spesa minima 5 euro) e procedi all’acquisto, riceverai un voucher che potrai stampare e donare a chi vuoi. Se vuoi potrai inviarlo a chi è lontano, via mail o WhatsApp. Chi riceve il Buono Regalo può decidere come utilizzarlo: può scegliere tra le tante opportunità disponibili sul portale online (ingressi a musei e monumenti, audioguide, visite guidate) e quando i musei riapriranno, potrà prenotare il giorno e l’orario di arrivo, sempre nel pieno rispetto delle norme di sicurezza. Maggiori informazioni sul sito www.ravennantica.it
Commenti recenti