Taranto. Rinviato a data da destinarsi l’appuntamento on line con Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, su “La spiaggia sepolta di Ercolano” nell’ambito del ciclo “Taras e i doni del mare. Oltre la Mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse”

ATTENZIONE! Per sopraggiunte difficoltà, la diretta di Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, su “La spiaggia sepolta di Ercolano” è rimandata a data da definirsi. L’appuntamento era previsto per oggi, mercoledì 1° giugno 2022, alle 18, con le conversazioni “Taras e i doni del mare. Oltre la mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse” (vedi Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, nell’ambito del ciclo “Taras e i doni del mare. Oltre la Mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse”, appuntamento on line con Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, su “La spiaggia sepolta di Ercolano”, introdotto da Eva Degl’Innocenti direttrice del museo Archeologico nazionale | archeologiavocidalpassato).
Egitto. Scoperto nella necropoli degli Animali sacri a Saqqara il primo e più grande deposito di 150 statue di bronzo di antiche divinità egizie e di 250 sarcofagi di legno dipinti, sigillati, con mummie

I sarcofagi in legno dipinto trovati nella necropoli degli Animali sacri a Saqqara (foto ministry of tourism and antiquities)

Lo staff della missione archeologica egiziana a Saqqara con al centro Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità (foto ministry of tourism and antiquities)
Una nuova grande scoperta archeologica in Egitto: centinaia di piccole sculture faraoniche e sarcofagi colorati sono stati rinvenuti nel cimitero degli Animali sacri, a Saqqara, necropoli situata circa 30 km a sud del Cairo. Sono 250 sarcofagi con mummie ben conservate, 150 statue di bronzo e molti altri tesori tra cui un papiro di 9 metri ben conservato: si tratta del primo e più grande deposito del sito risalente al periodo tardo. Questi tesori scoperti dalla missione archeologica egiziana a Saqqara, durante i lavori della quarta stagione di scavo, saranno esposti al Grand Egyptian Museum.

Le statuette in bronzo trovate nella necropoli degli Animali sacri a Saqqara dalla missione archeologica egiziana (foto ministry of tourism and antiquities)

La statuetta in bronzo della dea Bastet trovata dalla missione archeologica egiziana a Saqqara (foto ministry of tourism and antiquities)
“Il deposito scoperto”, ha spiegato Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio Supremo delle Antichità e capo della missione, “include 150 statue di bronzo di varie dimensioni che rappresentano diverse divinità egizie antiche, tra cui Anubi, Amun Min, Osiride, Iside, Nefertum, Bastet e Hathor, oltre a un gruppo di vasi in bronzo legati ai rituali della dea Iside, nonché una statua in bronzo dell’ingegnere Imhotep senza testa, molto precisa e bella”.

Le statue in legno delle dee Iside e Nefti trovate dalla missione archeologica egiziana a Saqqara (foto ministry of tourism and antiquities)
“La missione – ha aggiunto – è riuscita anche a scoprire un nuovo gruppo di pozzi funerari, in cui è stato rinvenuto un gruppo di 250 sarcofagi in legno dipinto del periodo tardo, circa 500 a.C., chiusi, contenenti mummie in buone condizioni di conservazione. E poi un gruppo di amuleti, scatole di legno dipinte, e statue lignee, alcune delle quali dorate in faccia: tra queste, in buono stato di conservazione, le statue delle dee Iside e Nefti in posizione di lutto. Inoltre è stata trovata una sepoltura del Nuovo Regno (databile intorno al 1500 a.C.) contenente numerosi ornamenti strumenti come uno specchio in bronzo e un gruppo di bracciali, collane, orecchini e cavigliere hanno le proprie graffette e strumenti di rame per la vita di tutti i giorni”.
Taormina. Di sera al teatro antico: ecco il calendario delle aperture serali nell’estate 2022 per godersi il fascino del tramonto sull’Etna o un tour sotto le stelle. Aperto anche l’Antiquarium

Al teatro antico di Taormina previste aperture serali durante l’estate (foto parco naxos taormina)
Tramonto sull’Etna o passeggiata sotto un cielo stellato. Al teatro antico di Taormina si può. Dal 1° giugno 2022 prende il via al Teatro Antico di Taormina la stagione 2022 delle aperture serali con visite al complesso monumentale fino a mezzanotte (ultimo ingresso alle 23): un’occasione molto apprezzata dai turisti e da molti visitatori, che spesso trascorrono al mare le ore più calde della giornata e possono così programmare la visita per il tardo pomeriggio o per la sera e godersi il fascino del tramonto sull’Etna o un tour sotto le stelle. Varato il calendario degli eventi estivi ospitati sulla scena millenaria del teatro, sono adesso definite le date che il Parco Archeologico Naxos Taormina, diretto da Gabriella Tigano, si è riservato per offrire ai visitatori una delle esperienze più emozionanti del viaggio in Sicilia. Per l’estate 2022 le aperture serali sono le seguenti: dal 1° al 7 giugno e il 10 giugno 2022; ad agosto tutta la settimana di Ferragosto, ossia dal 10 al 17 agosto 2022; infine a settembre le sere del 14 e 15 e poi del 19 e del 20. Per l’occasione il monumento e il suo Antiquarium – con una preziosa collezione di epigrafi in greco e latino, un sarcofago e un torso prassitelico, fra i vari reperti – sarà visitabile ininterrottamente dalle 9 alle 24.
Napoli. Aperta nelle Sale degli Affreschi del museo Archeologico nazionale la mostra “L’altro MANN”, sessanta tesori dai depositi. E a settembre focus su ori, tessili e commestibili. Il direttore Giulierini: “Un patrimonio straordinario da condividere”

La locandina della mostra “L’altro Mann. Depositi in mostra” al museo Archeologico nazionale di Napoli

Lo staff del Mann che ha promosso la mostra “L’altro Mann. Depositi in mostra” (foto valentina cosentino)
Dalle suppellettili delle città vesuviane alle armi dei gladiatori, dai tessili agli ori, con un focus sui commestibili: una sessantina di opere, simbolo di una progressiva restituzione del patrimonio museale alla città e ai turisti. È una mostra “in fieri” quella che si è aperta il 30 maggio 2022 nella sala degli Affreschi del museo Archeologico nazionale di Napoli e che, entro la fine di settembre 2022, si espanderà anche nel Plastico di Pompei. L’hanno chiamata “L’altro MANN. Depositi in mostra” ed è il frutto sull’incessante lavoro di “scavo” e studio negli immensi depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, prelude al raddoppio delle collezioni pompeiane presentate al pubblico. E c’è una curiosità: tanti tesori, oggi custoditi nei depositi, hanno rappresentato veri e propri cult per la letteratura scientifica sin dal momento della loro scoperta durante gli scavi nelle città vesuviane. Alla presentazione sono intervenuti Paolo Giulierini (direttore dell’Archeologico), Laura Forte e Marialucia Giacco (curatrici del percorso/ funzionarie archeologhe del Mann), Andrea Mandara (architetto che ha curato l’allestimento) e Stefano Consiglio (docente ateneo federiciano/delegato del sindaco Manfredi). Dall’indagine alla divulgazione: il 9 giugno e il 7 luglio 2022, in occasione delle aperture serali del giovedì, tour guidati alla mostra “L’altro MANN”.

Paolo Giulierini, direttore del museo Archeologico nazionale di Napoli, alla mostra “L’altro Mann. Depositi in mostra” (foto valentina cosentino)
“L’altro Mann non è solo una vetrina di meraviglie, in gran parte vesuviane, mai o poco viste, spesso in giro per il mondo, custodite negli ormai celebri depositi del museo Archeologico, dalle Cavaiole a Sing Sing”, commenta il direttore del Mann, Paolo Giulierini. L’Altro Mann è, infatti, anche una straordinaria campionatura della parte ‘rimanente’ del nostro patrimonio museale, che vogliamo sia sempre più valorizzata e condivisa non solo attraverso l’esposizione ma anche con la ricerca scientifica, l’apporto del digitale e, quindi, la creazione di grandi banche date open. È differente da ciò che siamo abituati a trovare nel Museo: non una collezione, né una semplice mostra. È soprattutto un progetto da condividere con i nostri visitatori e tutta la collettività. Il lavoro sui depositi in questi anni è stato incessante e continua, a partire dal riordino e la messa in sicurezza anche in chiave antisismica. Il nostro obiettivo è una fruizione pubblica più larga possibile, con l’idea conclusiva di espandere gli stessi depositi in altri luoghi della città”.

La grande pedana circolare all’ingresso della mostra “L’altro Mann” con un cratere a volute con corteo bacchico in marmo, una cassaforte in bronzo, ferro e legno con amorini e personaggi dionisiaci, un tavolo pieghevole con piccoli satiri, uno sgabello con maschere e motivi vegetali, un originalissimo scaldaliquidi a forma di cinta muraria, alcuni candelabri (foto valentina cosentino)
La mostra, curata dalle funzionarie archeologhe del museo Laura Forte e Marialucia Giacco, è introdotta da alcuni reperti, raramente esposti in passato e presentati oggi su una grande pedana circolare: un cratere a volute con corteo bacchico in marmo (da Villa San Marco a Stabiae, prima metà del I sec. d.C.), una cassaforte in bronzo, ferro e legno con amorini e personaggi dionisiaci (da Pompei, Casa di Gaio Vibio Italo, I sec. d.C.), un tavolo pieghevole con piccoli satiri (area vesuviana, I sec. d.C.), uno sgabello con maschere e motivi vegetali (da Pompei, casa di Romolo e Remo, I sec. d.C.), un originalissimo scaldaliquidi a forma di cinta muraria (da Pompei, I sec. d.C.), alcuni candelabri (da Ercolano e Pompei, I sec. d.C.). Nelle sale in cui si snoda questa prima parte dell’itinerario di visita, possibile ammirare altri tesori che raccontano la vita delle città vesuviane e la bellezza delle antiche domus. L’esposizione si sofferma sugli ambienti esterni delle case, mostrandone i ricchi apparati decorativi: da non perdere le bocche di fontana bronzee con pescatore e Amorino e oca (da Pompei, casa della Fontana Piccola, I sec. d.C.), con satiro che regge un otre (da Pompei, casa del centenario, I sec. d.C.) e con Amorino e delfino (da Pompei, I sec. d.C.); la decorazione marmorea di fontana con Ninfa (da Pompei, I sec. d.C.); gli oscilla in marmo (rilievi in sospensione, da Pompei, I sec. d.C.) con le raffigurazioni di una Menade danzante davanti a un altare, una Vittoria alata e Ercole con la cerva cerinite. Il verde lussureggiante delle case negli insediamenti alle falde del vulcano è testimoniato anche da tre splendidi affreschi con scene di giardino (da Ercolano e Pompei, inizio I sec. d.C.).

Bronzi e sculture “inediti” nella mostra “L’altro Mann. Depositi in mostra” (foto valentina cosentino)
Il percorso “L’altro Mann” si radica sui progetti che, da anni, la direzione museale sta dedicando al patrimonio dei depositi: se il riordino di Sing Sing, che custodisce migliaia di manufatti nei sottotetti dell’Archeologico, è prodromico alla fruibilità (naturalmente contingentata e sorvegliata) da parte dei visitatori, si lavora anche sull’area delle Cavaiole, dove sono conservati i materiali lapidei. In collaborazione con la facoltà di architettura dell’università di Delft e con il ministero della Cultura olandese, è ai nastri di partenza il masterplan per pianificare la trasformazione di questo settore dei depositi in un’area visibile al pubblico. Ancora, in tema di prestigiose collaborazioni istituzionali, grazie a una convenzione stipulata con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, sono stati restaurati un “borsellino” e un nastro in filo d’oro, che saranno espositi in anteprima a settembre con l’ampliamento della mostra “L’altro Mann” nella sala del Plastico di Pompei. A questa sperimentazione iniziale seguirà il restauro di un ulteriore gruppo di una ventina di reperti tessili, in filo d’oro e non. I depositi sono, certamente, luoghi di studio: in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli, si sta sviluppando un filone di ricerca riservato a docenti, studenti e tirocinanti per scoprire e tutelare i tesori della collezione Spinelli del museo Archeologico nazionale di Napoli, collezione che raccoglie antichi manufatti della necropoli di Suessula, nel territorio di Acerra.

Elmi dei gladiatori da Pompei nella mostra “L’altro Mann. Depositi in mostra” al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto valentina cosentino)
Sono tante le curiosità che i visitatori rintracciano nell’allestimento, firmato dall’architetto Andrea Mandara con Claudia Pescatori e realizzato con la grafica di Francesca Pavese: ad esempio, chi non sapesse cosa è la pelvis (un bacino per le abluzioni), può apprendere che i cittadini dell’area vesuviana decoravano queste suppellettili, come dimostra un’applique bronzea con scena di toletta femminile. E, ancora, gli appassionati dell’iconografia dedicata alla dea della bellezza, non devono perdere, in mostra, la sensuale scultura marmorea della Venere Anadiomene, che esce dalle acque (da Pompei, Casa del Camillo, I sec. d.C.). Infine, un gradito ritorno: la mostra include una sezione dedicata al mondo dei Gladiatori; si procede, così, nel percorso di “musealizzazione” della collezione presentata al pubblico per la prima volta dopo decenni durante la grande esposizione in programma al Museo sino allo scorso aprile. In esposizione non solo le armi che contraddistinguevano le diverse tipologie di gladiatori (i reperti sono venuti alla luce a Pompei dal 1766), ma anche altri documenti unici, conservati negli Archivi dell’Archeologico, come le tempere di Francesco Morelli.
Taranto. Per i “Mercoledì del MArTA”, nell’ambito del ciclo “Taras e i doni del mare. Oltre la Mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse”, appuntamento on line con Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, su “La spiaggia sepolta di Ercolano”, introdotto da Eva Degl’Innocenti direttrice del museo Archeologico nazionale
Nuovo appuntamento, mercoledì 1° giugno 2022, alle 18, con le conversazioni “Taras e i doni del mare. Oltre la mostra. Conversazioni sul mare e le sue risorse”. Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, parlerà de “La spiaggia sepolta di Ercolano”. La conversazione, che sarà introdotta dalla direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti, e dai professori dell’università di Foggia, prof. Danilo Leone e prof.ssa Maria Turchiano, co-curatori della rassegna di conferenze “Taras e i doni del mare” si potrà seguire on line sulle pagine Facebook, YouTube e Linkedln del MArTA.

Francesco Sirano, direttore del parco archeologico di Ercolano, vicino ai fornici dell’antica spiaggia di Ercolano dove sono stati trovati i resti dei fuggiaschi (foto Paerco)
L’antica spiaggia e il fronte mare di Herculaneum: ricerca, conservazione, fruizione nell’ambito di un progetto pubblico-privato. “Gli scavi condotti in quell’area”, spiega il direttore Francesco Sirano, “hanno dimostrato come l’estremo interesse storico-archeologico si estendeva anche a quello topografico e urbanistico dal momento che è stato posto in luce l’unico fronte a mare di una città romana quasi interamente conservato”. Le ricerche iniziate negli anni ’80 del secolo scorso hanno riportato alla luce un campione antropologico unico rappresentato da oltre 300 vittime dell’eruzione, in gran parte rifugiate all’interno di alcuni magazzini legati all’approdo. Dopo alcuni interventi negli anni ‘90 del 900, grazie al partenariato pubblico-privato con il Packard Humanities Institute (PHI), l’area è stata inserita all’interno di una strategia mirata a scavi, ricerche, conservazione e fruizione secondo approcci innovativi basati sulla multidisciplinarità degli interventi programmati. Nella primavera del 2021 sono ripresi i lavori in questo settore così importante dell’area archeologica, con un progetto complesso ed ambizioso che punta a ridisegnare e valorizzare l’antico litorale ercolanese, restituendolo ad una fruizione potenziata e ad una più immediata comprensione delle dinamiche insediative e di seppellimento del sito.

Travi e legni carbonizzati circondano i resti dello scheletro del fuggiasco all’antica spiaggia di Ercolano (foto sirano / paerco)
Interessanti dati sono emersi dai primi lavori, con il rinvenimento di migliaia di reperti lignei, perlopiù appartenenti alle coperture degli edifici divelte e scaraventate sulla spiaggia dalla violenza dei flussi piroclastici del 79 d.C. Particolare interesse riveste il recupero dello scheletro di un uomo, il primo dopo le campagne di scavo degli anni ’80 e ‘90, trascinato in mare dalla forza dell’eruzione insieme ai suoi averi, conservati in una sacca di tessuto. La comunicazione illustrerà la ripresa delle indagini su questo settore così importante della città antica e nuovi dati dalla revisione degli scavi del secolo scorso.
Torino. Al museo Egizio l’egittologo Luigi Prada (università di Uppsala) su “Il guardiano dei coccodrilli: alla scoperta delle origini antico-egizie di una “leggenda” plurimillenaria”. Conferenza in presenza e on line in collaborazione con Acme
Nel secondo libro delle sue Storie, dedicato all’Egitto, Erodoto racconta non solo della storia antica del paese, ma anche della sua natura. Tra i passi più famosi è quello che descrive la peculiare simbiosi fra il coccodrillo del Nilo e un piccolo uccello, chiamato trochilo. A detta dello storico greco, questo volatile, anche noto come il “guardiano dei coccodrilli”, si ciba dei parassiti che infestano la bocca del coccodrillo, il quale, beneficiandone, gli permette di entrare e uscire illeso dalle sue fauci. Il “guardiano dei coccodrilli” è il tema del nuovo appuntamento con le conferenze organizzate al museo Egizio di Torino con l’associazione ACME, Amici e Collaboratori del Museo Egizio. Martedì 31 maggio 2022, alle 18, in presenza nella Sala Conferenze del museo Egizio, ingresso libero fino ad esaurimento posti (è gradita la prenotazione scrivendo una email a comunicazione@museoegizio.it: i posti saranno riservati fino alle 18; per l’accesso è necessario indossare la mascherina FFP2) e on line in streaming sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Museo, l’egittologo Luigi Prada dell’università di Uppsala parlerà de “Il guardiano dei coccodrilli: alla scoperta delle origini antico-egizie di una “leggenda” plurimillenaria”. Introduce Christian Greco, direttore del museo Egizio. L’aneddoto del trochilo è sempre stato ritenuto un’invenzione di Erodoto, senza autentica base nella cultura egizia. Al contrario, la conferenza di Luigi Prada (università di Uppsala) dimostrerà come la storia abbia le sue origini in genuine tradizioni egizie, come rivelato da recenti scoperte papirologiche. L’intera tradizione del trochilo, che godette di immensa fortuna dall’antichità classica al presente, fra racconti scritti e arti visive, sia nelle tradizioni occidentali che nelle culture islamica ed ebraica, deve alfine le sue origini all’attenzione che gli antichi Egizi sempre ebbero per la natura che li circondava.

L’egittologo Luigi Prada
Luigi Prada è egittologo specializzato nello studio della lingua, religione, e letteratura antico-egizia, con focus particolare sul Periodo Tardo e Greco-Romano. Formatosi all’estero, è stato membro dei dipartimenti di Egittologia alle università di Oxford, Heidelberg, e Copenhagen, ed è ora Assistant Professor in egittologia all’università di Uppsala e Research Associate in quella di Oxford. Vice-direttore della missione egittologica di Oxford e Uppsala ad Elkab, nell’Alto Egitto, partecipa anche a spedizioni nel Deserto Sudanese. Come presidente di ACME, collabora da anni con il museo Egizio. Uno dei suoi progetti attuali concerne lo studio del multilinguismo e scambio culturale fra gli Egizi e i Greci nell’Egitto di Epoca Tolemaico-Romana e Tardo-Antica.
Storia. Esce il 1° giugno per Giunti un nuovo libro di Mariangela Galatea Vaglio “I lupi di Roma. Antonio contro Ottaviano” su Marco Antonio. Galatea: “Alle volte gli sconfitti meritano una voce e la gloria che gli spetta”

Copertina del libro “I lupi di Roma. Antonio contro Ottaviano” di Mariangela Galatea Vaglio
Mariangela Galatea Vaglio colpisce ancora. Dopo Giulio Cesare ecco Marco Antonio. Sempre per Giunti Editore esce in libreria il 1° giugno 2022 il libro “I lupi di Roma. Antonio contro Ottaviano”: uno spaccato della storia di Roma in quella zona di crepuscolo tra la fine della repubblica e l’inizio dell’impero. Roma, Idi di Marzo del 44 a.C. Cesare è stato ucciso e l’Urbe è travolta dal caos: chi sarà il suo successore ed erede? Amici, nemici, collaboratori e familiari si affannano per ritagliarsi nuovi ruoli e impadronirsi del potere. Ma a emergere su tutti sono loro, Antonio e Ottaviano, l’ancor giovane ex braccio destro di Cesare e il suo quasi imberbe e sconosciuto ma determinatissimo e spregiudicato nipote. Nulla viene risparmiato: tradimenti, scontri militari, alleanze improbabili, voltafaccia inattesi. In un quindicennio l’intera storia del Mediterraneo, del vicino Oriente e dell’Europa viene sconvolta per opera dei due contendenti e dei loro uomini di fiducia. I lupi di Roma, in branco, calano sui resti della Repubblica. Sono individui senza scrupoli, affiancati da donne altrettanto ambiziose: Fulvia, Livia, Ottavia, Cleopatra. In uno scenario da kolossal hollywoodiano si intrecciano i destini dei numerosi protagonisti di un periodo chiave della storia romana, quello che vede la fine della Repubblica e la nascita di un nuovo regime: il principato di Augusto e l’impero.

Mariangela Galatea Vaglio (foto graziano tavan)
“Parliamo di lui, Marco Antonio”, scrive Mariangela Galatea Vaglio. “Di questo figliolo di nobili antenati, discendente da un grande oratore, il nonno omonimo, che aveva perso la testa (letteralmente) durante le guerre civili, perché Mario in persona aveva mandato a casa sua un commando per farlo fuori. Di questo figlio di un padre forse troppo pacioccone, che si era fatto inviare contro i pirati e invece di gloria imperitura ne aveva ricavato battute sulla sua incapacità e una morte oscura senza aver concluso nulla. Di questo ragazzone piacente, muscoloso, che nella Roma della Tarda repubblica nessuno prende davvero sul serio, perché è una testa calda, uno che mena le mani, beve troppo, frequenta compagnie discutibili e spende i soldi che non ha. Di questo giovane costantemente sottovalutato, e snobbato da quella nobilitas di cui in fondo faceva parte, perché Antonio è uno che si deve sudare tutto, sempre, ma ce la fa perché è testardo come pochi, e furbo, e non molla mai. Non ha l’eleganza di un Cesare, perché è sanguigno, diretto, strafottente. Ma è anche un animo romantico, fedele agli amici, passionale con le donne, leale con chi gli offre una chance. Di lui si è parlato poco, e spesso male. Nei secoli non ha avuto la fortuna che meritava. E così ho deciso di dedicare a lui il mio nuovo libro, I Lupi di Roma, perché la storia la scrivono i vincitori, ma alle volte gli sconfitti meritano una voce e la gloria che gli spetta”.
Comacchio. A Palazzo Bellini apre la mostra “Spina 100. Dal mito alla scoperta” per le celebrazioni nazionali del centenario della scoperta della città etrusca di Spina (1922-2022)

È uno degli anniversari di grandi scoperte che l’archeologia riserva per il 2022: la scoperta della città etrusca di Spina (1922-2022). E proprio nell’ambito delle celebrazioni nazionali del centenario della scoperta apre la mostra “Spina 100. Dal mito alla scoperta”, a Palazzo Bellini a Comacchio (Fe). La cerimonia di inaugurazione mercoledì 1° giugno 2022, alle 12, nella sala polivalente San Pietro. Dopo i saluti di Pierluigi Negri, sindaco di Comacchio, e di Paolo Calvano, per la presidenza della Regione Emilia-Romagna, intervengono Massimo Osanna, direttore generale Musei, ministero della Cultura; Mauro Felicori, assessore alla Cultura e al Paesaggio della Regione Emilia-Romagna; Giorgio Cozzolino, direttore regionale Musei Emilia-Romagna; Monica Miari, soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara; Christoph Reusser, università di Zurigo, dipartimento di Archeologia, presidente del Comitato Scientifico della mostra; Emanuele Mari, assessore alla Cultura, Comune di Comacchio.

Fondata dagli Etruschi sulla sponda destra dell’Eridano, l’antico corso del Po, attorno alla metà del VI secolo a.C., Spina divenne il porto privilegiato di Atene nel nord Adriatico, assumendo il controllo dei traffici verso l’intera valle Pianura Padana. Sul finire del IV secolo a.C. la città iniziò il suo declino e l’insediamento etrusco cadde nell’oblio della storia. I continui mutamenti del territorio trasformarono il paesaggio deltizio e dell’antica città si persero le tracce. Con l’inizio delle bonifiche del territorio vallivo comacchiese, nel 1922, in Valle Trebba, si scoprì la prima tomba della necropoli. Prese così avvio l’epopea archeologica che portò alla scoperta di oltre quattromila tombe e che culminò con il ritrovamento dell’abitato di Spina nel 1956, ad oggi ancora indagato. Il percorso espositivo è articolato secondo una sequenza di ambienti che accompagna il visitatore alla scoperta dell’antica città etrusca e del suo tesoro.
Segesta. La missione archeologica nell’𝑎𝑔𝑜𝑟𝑎, condotta dal Laboratorio SAET della Scuola Normale Superiore di Pisa, ha messo in luce la “sala dei giovani efebi”

Si è chiusa in questi giorni la campagna 2022 della missione archeologica nell’𝑎𝑔𝑜𝑟𝑎 di Segesta, condotta dal Laboratorio SAET della Scuola Normale Superiore di Pisa sotto la direzione di Anna Magnetto, in collaborazione con il parco archeologico di Segesta, diretto da Rossella Giglio fino al 30 aprile 2022 e successivamente da Luigi Biondo. Le attività sul campo sono state dirette da Maria Cecilia Parra; lo studio e l’edizione dei testi epigrafici è curato da Carmine Ampolo. Anche quest’anno sono emersi nuovi risultati archeologici e storici, che accrescono le nostre conoscenze sulla città in età ellenistica e romana. L’ambiente destinato a “sala dei giovani efebi” (𝑒𝑝ℎ𝑒𝑏𝑖𝑘𝑜𝑛, corrispondente all’𝑒𝑝ℎ𝑒𝑏𝑒𝑢𝑚 di Vitruvio) – individuato durante la campagna di Segesta 2021 grazie a un’importante base con iscrizione greca posta in asse con l’ingresso monumentale – è stato messo interamente in luce, per uno sviluppo complessivo di circa 16 metri di lunghezza per 5 di larghezza. Una parte dell’intonaco parietale conserva ancora i graffiti tracciati dai frequentatori, interessante testimonianza della vita e della storia della città in età ellenistica e romana, che con altre si aggiunge a quelle riportate in luce sia in questa che nelle campagne di scavo precedenti.
Alla scoperta di Ulisse, del suo viaggio, dell’Occidente. Appuntamento il 1° giugno 2022, alle 18, al Castello di Santa Severa (Rm), sede del museo del Mare e della Navigazione antica, per la presentazione del libro di Angelo Pellegrino “Sulle rotte di Ulisse. Da Troia a Itaca tra mito e realtà” (Valtrend), in libreria dal 26 maggio 2022. Dopo i saluti del direttore del polo museale civico del castello di Santa Severa, Flavio Enei, la presentazione di Massimo Cutraro, dirigente di ricerca al Cnr e docente all’università di Palermo, che ha curato la prefazione (“Una rilettura avvincente e solida sul piano archeologico – scrive – intorno al tema dei contatti tra mondo egeo- miceneo e penisola italiana nell’età del Bronzo. Una visione intelligente ed equilibrata di leggere i processi storici al di là dei rumorosi clamori di certi musicanti erranti del metodo storico”). Seguono gli interventi di Barbara Davidde, soprintendente nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo e Roberto Pietraggi, direttore della rivista Archeologia marittima mediterranea.
Commenti recenti