Segesta. La missione archeologica nell’𝑎𝑔𝑜𝑟𝑎, condotta dal Laboratorio SAET della Scuola Normale Superiore di Pisa, ha messo in luce la “sala dei giovani efebi”

Segesta: l’ambiente dei giovani efebi, con indicazione della base iscritta e dell’intonaco con i graffiti (foto saet pisa)

Si è chiusa in questi giorni la campagna 2022 della missione archeologica nell’𝑎𝑔𝑜𝑟𝑎 di Segesta, condotta dal Laboratorio SAET della Scuola Normale Superiore di Pisa sotto la direzione di Anna Magnetto, in collaborazione con il parco archeologico di Segesta, diretto da Rossella Giglio fino al 30 aprile 2022 e successivamente da Luigi Biondo. Le attività sul campo sono state dirette da Maria Cecilia Parra; lo studio e l’edizione dei testi epigrafici è curato da Carmine Ampolo. Anche quest’anno sono emersi nuovi risultati archeologici e storici, che accrescono le nostre conoscenze sulla città in età ellenistica e romana. L’ambiente destinato a “sala dei giovani efebi” (𝑒𝑝ℎ𝑒𝑏𝑖𝑘𝑜𝑛, corrispondente all’𝑒𝑝ℎ𝑒𝑏𝑒𝑢𝑚 di Vitruvio) – individuato durante la campagna di Segesta 2021 grazie a un’importante base con iscrizione greca posta in asse con l’ingresso monumentale – è stato messo interamente in luce, per uno sviluppo complessivo di circa 16 metri di lunghezza per 5 di larghezza. Una parte dell’intonaco parietale conserva ancora i graffiti tracciati dai frequentatori, interessante testimonianza della vita e della storia della città in età ellenistica e romana, che con altre si aggiunge a quelle riportate in luce sia in questa che nelle campagne di scavo precedenti.

Al parco archeologico di Ercolano parte la rivoluzione digitale: il sapere per tutti e a portata di tutti. Stipulato il contratto di servizi per le attività del MuDE (Museo Digitale di Ercolano) progettato dal Packard Humanities Institute

ercolano_museo-digitale_ppt_distribuzione-livellid-azione_foto-PHI

Schema della distribuzione dei livelli di azione del museo Digitale di Ercolano (foto PHI)

Al parco archeologico di Ercolano parte la rivoluzione digitale. È stato infatti stipulato in questi giorni il contratto di servizi che dà l’avvio alle attività del MuDE (Museo Digitale di Ercolano), la cui progettazione è stata realizzata dal Packard Humanities Institute grazie alla virtuosa collaborazione con il Parco di Ercolano a fronte di un finanziamento europeo per la digitalizzazione da parte del ministero della Cultura. Il parco archeologico di Ercolano è al lavoro per la realizzazione del Museo Digitale (MuDE): un vero e proprio ecosistema digitale del patrimonio culturale, con un marcato accento sull’integrazione tra reale e virtuale per catturare l’interesse di nuovi pubblici e rendere ancora più avvincente l’esperienza della visita anche per chi è già appassionato di storia e archeologia. Una banca dati “aperta” della conoscenza del patrimonio Ercolanese, sia a livello scientifico sia per un pubblico di non addetti ai lavori. L’intento è quello di ampliare in modo sostanziale l’offerta culturale del Parco e nel contempo rendere accessibili una pluralità di dati strutturati, planimetrie, modelli 3D, ricostruzioni virtuali, fotografie ad alta risoluzione, documentazione di archivio e contenuti scientifici. Gli utenti avranno la possibilità di accedere in maniera dinamica a tutte le informazioni disponibili su un determinato argomento, reperto o contesto archeologico collegando agilmente le informazioni di proprio interesse. La piattaforma MuDE consentirà infatti a ciascun utente di costruire il proprio itinerario tematico virtuale o reale all’interno dell’area archeologica. Tecnologia, interoperabilità dei dati e più in generale della conoscenza, valorizzazione del territorio, servizi per i cittadini, prospettive occupazionali per gli operatori del settore, sviluppo sostenibile e inclusivo sono gli obiettivi a cui mira l’intero progetto.

ercolano_programma-pluriennale_copertina_foto-paerco

La copertina della brochure sulla programmazione pluriennale “Il Mito con il Futuro Intorno” del parco archeologico di Ercolano

“Diamo avvio ad un altro progetto frutto della preziosa collaborazione con il Packard Humanities Institute”, dichiara il direttore Francesco Sirano. “Il mito con il futuro intorno. Questo è il claim del Parco che accoglie tutti quelli che entrano nell’area archeologica. Il MuDE è un decisivo passo in avanti in questa direzione. Vogliamo  proiettare il patrimonio di Ercolano nella rete secondo principi di fruizione non alternativi, ma convergenti. Il MuDE prevede la  digitalizzazione non solo delle collezioni di reperti provenienti da Ercolano all’interno di un comune spazio virtuale, ma anche (per quanto possibile) dei contesti nei quali sono stati ritrovati durante la storia plurisecolare delle esplorazioni dal XVIII al XXI secolo. Uno spazio entro cui conservare, gestire, promuovere ma soprattutto esplorare la conoscenza del sito archeologico con modalità innovative e personalizzate. Sono anni che Ercolano è impegnata in un approccio “open” e il MuDE rappresenta un decisivo passo in avanti , dove attraverso il lavoro scientifico di digitalizzazione (con tutta la sua filiera, dalla pianificazione, alla tutela, alla conservazione) si dà spazio all’interazione. Il MuDE sarà anche questo: rivoluzionare il ruolo della comunità che non sarà trattata come “utenza” ma come protagonista dell’esperienza di conoscenza”.

ercolano_museo-digitale_ppt_fruizione-on-site_foto-PHI

Schema della fruizione on site del museo Digitale di Ercolano per trasformare la città antica in una “Città intelligente” (foto PHI)

Il MuDE rappresenta infatti un avanzamento decisivo di un percorso rivolto alla creazione di un ecosistema digitale per la cultura che il Parco persegue da anni sia con iniziative proprie condivise con lo staff HCP (Herculaneum 3D Scan, le serie social Lapilli e Magma) sia nell’ambito di progetti di scala come Move to Cloud, finanziato dalla Regione Campania. “La digitalizzazione di tutto il patrimonio ercolanese”, dichiara Ascanio D’Andrea, data manager dell’Herculaneum Conservation Project, “rappresenta sicuramente un’enorme sfida tecnologica ma ancor più una grandissima opportunità di conoscenza che mette a frutto l’enorme lavoro di gestione dei dati portato avanti in tutti questi anni dal partenariato pubblico-privato. Oltre 6500 reperti verranno catalogati secondo le normative MIC e riversati in rete in modalità open data secondo i più elevati standard di interoperabilità, 3500 saranno digitalizzati con scansioni 3D ad altissima risoluzione, una serie di studi e ricerche sono mirati a ricostruire integralmente e virtualmente la consistenza del patrimonio archeologico emerso dagli scavi e conservato anche presso altri musei ed Istituti internazionali, una completa mappatura fotografica insieme ad un tour virtuale dell’intera città sarà reso disponibile per tutti coloro che vorranno fruire il sito archeologico anche da remoto. Grande enfasi in fase di progettazione è stata rivolta anche agli aspetti comunicativi e di fruizione: ricostruzioni virtuali 3D fotorealistiche, video, animazioni e un’app “intelligente” collegata ad una rete di sensori bluetooth nel sito archeologico sono solo alcuni dei risultati che consentiranno ai visitatori di godere, a 360 gradi, delle bellezze ercolanesi e di questo inestimabile patrimonio mondiale”.

Delta Archeo Festival a Comacchio. Convegno in presenza e on line “Turismo culturale: il potere dell’archeologia. Identità dei territori e storie di buone pratiche” con Roberto Cantagalli, Paolo Giulierini, Marxiano Melotti, Francesca Morandini, in collaborazione con Archeologia Viva

“Turismo culturale: il potere dell’archeologia. Identità dei territori e storie di buone pratiche”: è il titolo del convegno, in presenza e on line, in programma domenica 29 maggio 2022 a Comacchio nell’ambito del Delta Archeo Festival, in collaborazione con Archeologia Viva. Appuntamento alle 10 nella sala polivalente di Palazzo Bellini a Comacchio. E on line sulla piattaforma Zoom: il link https://us02web.zoom.us/j/82672241161… (ID riunione: 826 7224 1161 Passcode: 598443). Intervengono Roberto Cantagalli, Paolo Giulierini, Marxiano Melotti, Francesca Morandini. Introduce e modera Piero Pruneti, direttore di Archeologia Viva. Ingresso libero. Dopo i saluti di Pierluigi Negri, sindaco di Comacchio; Lorenzo Marchesini, presidente Gal Delta 2000; Aida Morelli, presidente Ente di Gestione per i Parchi e la Biodiversità Delta del Po; Moreno Gasparini, presidente Ente Parco Regionale Veneto Delta del Po; intervengono Roberto Cantagalli, dirigente Cultura e Turismo – Comune di Comacchio, project manager progetto Value; Paolo Giulierini, direttore museo Archeologico nazionale di Napoli; Marxiano Melotti, docente Sociologia del Turismo del Patrimonio culturale – università “Niccolò Cusano”; Francesca Morandini, conservatrice collezioni e aree archeologiche Comune di Brescia – Fondazione Brescia Musei. In collaborazione con “Firenze Archeofilm”: Promozione attraverso il cinema: esempi di best practice. Il film “Antico presente. Del desiderio. Della paura”, regia Lucio Fiorentino, progetto scientifico di Ludovico Solima, produzione Mann, 10’; il film “Viarium. Paesaggi culturali dell’Ager Bantinus”, regia Francesco Gabellone, consulenza scientifica Sabrina Mutino, produzione Pinacoteca Camillo d’Errico, 12’. Programma pomeridiano dalle 14 alle 16. Le esperienze dei partner del Progetto VALUE. Intervengono Andrea Gaucci, Alma Mater Studiorum – università di Bologna; Alessandro Rucco, università Ca’ Foscari di Venezia; Ursula Thun, università di Ferrara; Sara Campagnari, SABAP-BO. Le azioni pilota del progetto VALUE. Intervengono Rahela Veskovic, Town of Cres (HR); Antonio Gottarelli, Alma Mater Studiorum – università di Bologna; Alberta Facchi, direttrice museo Archeologico nazionale di Adria.

Palermo. Presentata la nuova guida del museo Archeologico regionale “A. Salinas” edita da Skira e curata dalla direttrice Caterina Greco

libro_museo-archeologico-regionale-salinas-di-palermo_guida-skira_copertina

La copertina della nuova guida del museo Archeologico regionale “Antonino Salinas” di Palermo (edizioni Skira)

Al museo Archeologico regionale “A. Salinas” è stata presentata la nuova Guida alle collezioni del Salinas, curata dalla direttrice Caterina Greco ed edita da Skira. La guida è un viaggio all’interno del più antico museo della Sicilia, istituito nel 1820 come museo dell’università di Palermo. Con un’impronta collezionistica tipicamente settecentesca, il museo fu realizzato grazie alle donazioni di alcuni nobili palermitani, primo fra tutti Giuseppe Emanuele Ventimiglia principe di Belmonte, che affidò all’ex convento dei Padri Filippini la sua collezione di quadri, disegni e stampe. La guida sarà uno strumento indispensabile per scoprire nei dettagli uno dei musei più interessanti della Sicilia che annovera nelle sue collezioni pezzi straordinari, come la Pietra di Palermo o le gronde leonine del tempio della Vittoria di Himera e la grande maschera gorgonica del tempio C di Selinunte o ancora la scultura acefala di Athena proveniente dall’Area del Partenone e concessa dal Museo dell’Acropoli di Atene. La nuova guida è già disponibile nel bookshop del Museo.

Delta Archeo Festival: il primo festival di archeologia interregionale condotto tra Adria, San Basilio, Comacchio e Pomposa. Eventi itineranti, mostre, tour guidati, laboratori, rappresentazioni teatrali, musicali, convegni e workshops scientifici  

adria-san-basilio-comacchio-pomposa_delta-archeo-festival_locandinaDal  27 al 29 maggio 2022, c’è Delta Archeo Festival: il primo festival di archeologia interregionale condotto tra Adria, San Basilio, Comacchio e Pomposa, tre giorni di eventi itineranti dove mostre, tour guidati, laboratori, rappresentazioni teatrali, musicali, convegni e workshops scientifici  ci accompagneranno alla scoperta del valore archeologico e culturale dei territori del MAB UNESCO del Delta del Po Emiliano-Romagnolo e Veneto coinvolti nel progetto VALUE, finanziato dal programma di cooperazione INTERREG CBC Italia Croazia 2014-2020 e cofinanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale: Comacchio e Pomposa di Codigoro (Ferrara) e Adria e Ariano nel Polesine (Rovigo).

adria_museo-archeologico_vetrina-vetri-antichi

La famosa vetrina dei vetri antichi al museo Archeologico nazionale di Adria (foto Drm-Veneto)

PROGRAMMA al museo Archeologico di Adria. Venerdì 27 maggio 2022. Alle 19, ITINERARIO CULTURALE: Tra strade e palazzi di Adria. Un trekking urbano alla scoperta della città. Ritrovo presso giardino del Museo Archeologico di Adria. Sabato 28 maggio 2022. Alle 15, Bike&Boat Adria-Loreo. Escursione lungo “il fiume di mezzo” che alterna la barca alla bicicletta; partenza in barca da Adria per raggiungere la località di Retinella; trasferimento in bicicletta presso l’Antiquarium di Loreo per scoprire un piccolo museo archeologico. Alle 17, pARCHEO giochi al Museo. Presentazione alla cittadinanza delle installazioni ludiche nel giardino del Museo Archeologico di Adria, a cura della direttrice del museo. Alle 17.30, LABORATORIO DIDATTICO. Giù la maschera! Dalla nascita all’evoluzione del teatro. Divertiamoci insieme nella creazione di una maschera di argilla. Alle 17.30, VISITA GUIDATA Contatti. Percorso alla scoperta dei rapporti commerciali tra i diversi popoli che hanno portato a contaminazioni culturali e linguistiche. Domenica 29 maggio 2022. Alle 16.30, CONFLICT ARCHAEOLOGY – Quel che resta della Grande Guerra | lezione recitata” di Valentina Cabiale, con Giuliano Comin (Lo stagno di Goethe Ets). Un viaggio tra le tracce “tangibili” della Grande Guerra, a partire da un paio di soprascarponi in paglia usati un secolo fa a Punta Linke. L’archeologia dei conflitti cerca di comprendere il rapporto tra le rimanenze di ciò che è stato e il modo in cui vogliamo – o non vogliamo – integrarle e riconoscerle nel presente. Alle 17 30, LABORATORIO DIDATTICO Porti, merci e mercanti. Attività ludica per scoprire le curiosità della nave romana. Alle 17.30, VISITA GUIDATA. Plastiche trasparenze. Percorso tematico alla scoperta dei pregiati reperti di vetro conservati all’interno del Museo.

ariano-polesine_sito-san-basilio

L’area archeologica di San Basilio, vicino ad Ariano Polesine: i reperti sono al museo di Adria (foto drm-veneto)

PROGRAMMA a San Basilio / centro turistico Ariano. Venerdì 27 maggio 2022. Alle 9, LABORATORIO DIDATTICO. Dagli alberi alle navi I boschi da sempre forniscono materia prima per le attività umane. Attraverso questo laboratorio scopriremo i numerosi resti di imbarcazioni lignee del territorio deltizio. Alle 21, VISITA GUIDATA. Lupi, ambra, strade e pellegrini Passeggiata archeo – animata da letture a tema tra la Pieve e la vicina area archeologica. Sabato 28 maggio 2022. Alle 9, LABORATORIO DIDATTICO Un Delta di Navi Creiamo insieme un portolano in forma di carta archeologica. Alle 18, DIALOGHI DI ARCHEOLOGIA. Alle origini della cristianità nel Delta del Po. Un dialogo dalle origini del cristianesimo al medioevo nel sito archeologico di San Basilio. Alle 19, RAPPRESENTAZIONE DI DANZA, MUSICA E ARTE “La Divina Comedia con una m sola”. L’ attore Andrea Zanforlin allieterà il pubblico con un reading parlato e suonato: “La Divina Comedia con una m sola” ispirato liberamente alla Divina Commedia e dedicato alla pluricentenaria quercia di San Basilio, sulla quale, si narra, Dante si fosse arrampicato per ritrovare la strada per casa. La Pieve di San Basilio. Domenica 29 maggio 2022. Alle 9.30, VISITA GUIDATA. Un tocco di antico. Visita guidata archeoambientale, per approcciarsi all’archeologia con un “tocco di antico”. Alle 10.30, ITINERARIO CULTURALE. Pedalando tra Passato, Presente e Futuro. Una pedalata immersi nel verde per scoprire lo scrigno di ricchezze storiche ed archeologiche di San Basilio, arrivando al Museo della Bonifica di Ca’ Vendramin. Incontro Centro Turistico Culturale di San Basilio. Venerdì 27, sabato 28 domenica 29 maggio 2022. FLUIDE FRONTIERE Percorso dell’artista Miranda Greggio che nasce dal dialogo tra terra ed acqua, tra fiumi e mari, tra acque dolci e salate, il cui profilo arriva a confondersi con il mare nel suo grande Delta. Percorso esperienziale innovativo, dove l’antico e il contemporaneo fondono in un dialogo che enfatizza le rispettive peculiarità. Centro Turistico Culturale di San Basilio.

codigoro_abbazia-pomposa_foto-mibact

L’abbazia di Pomposa e museo Pomposiano (foto mibact)

PROGRAMMA all’Abbazia di Pomposa / Codigoro. Venerdì 27 maggio 2022. Alle 17, DIALOGHI DI ARCHEOLOGIA. “Vien dietro a me, e lascia dir le genti, sta come torre ferma, che non crolla giammai per soffiar de’ venti”. Incontro di narrazione alla Sala delle Sfilate per scoprire il territorio attraverso la voce del sommo Poeta in un dialogo tra letteratura e storia. Sabato 28 maggio 2022. Alle 10, VISITA GUIDATA. C’era una volta il bosco. Trekking storico-naturalistico tra i sentieri di Bosco Spada. Incontro Abbazia di Pomposa. Alle 15.30, VISITA GUIDATA. Alla scoperta dell’Abbazia di Pomposa. Visita guidata all’Abbazia di Pomposa, al Refettorio, alla sala del Capitolo e al Museo Pomposiano. Domenica 29 maggio 2022. Dalle 10 alle 17. LABORATORIO DIDATTICO. Intrecci della storia. Alla scoperta dell’arte della scrittura, delle attività di un monaco amanuense, delle armi e il vestiario di un guerriero medioevale. Compagnia d’Arme della Lince. Nel cortile dell’Abbazia di Pomposa. Alle 10, VISITA GUIDATA. Alla scoperta dell’Abbazia di Pomposa. Visita guidata all’Abbazia di Pomposa, al Refettorio, alla sala del Capitolo e al Museo Pomposiano. Alle 10.30, VISITA GUIDATA. Tracce di Conflitto. Alla scoperta dei bunker della Seconda Guerra Mondiale. Incontro Abbazia di Pomposa. Alle 17.30, RAPPRESENTAZIONE DI DANZA, MUSICA E ARTE. Performance site specific: “Il Settimo Cielo di Saturno” Attraverso il linguaggio del corpo, e di una voce narrante, si racconterà, tra simbolismo e realtà, l’evolversi della Storia dell’Abbazia di Pomposa. Coreografie di Romina Zangirolami, regia e recitazione di Davide Pedriali, danza Gianluca Possidente. Cortile dell’Abbazia di Pomposa.

comacchio_museo-delta_sede

L’Ospedale degli Infermi, a Comacchio, prestigiosa e monumentale sede del museo del Delta antico

PROGRAMMA di Comacchio. Venerdì 27 maggio 2022. Alle 11, Prolusione della mostra “Spina 100. Dal mito alla scoperta”. Salone della Civica Scuola di Musica, via della Pescheria 2, Comacchio FE. Alle 16.30, VISITA GUIDATA DUE PASSI NELLA STORIA. Visita guidata alle origini della civiltà del Delta Antico. Museo del Delta Antico Via Agatopisto, Comacchio FE. Alle 17.30, ITINERARIO CUTURALE. Tra ponti e canali Trekking urbano nel centro storico di Comacchio. Incontro IAT di Comacchio Via Agatopisto 2, Comacchio FE. Sabato 28 maggio 2022. Alle 15, ITINERARIO CULTURALE. Bike&Boat. Valli di Comacchio e Centro Storico. Un percorso che alterna la barca alla bicicletta attraversando la laguna e gli argini delle Valli. Al termine visita alla mostra celebrativa del centenario della scoperta di Spina presso Palazzo Bellini. Incontro Manifattura dei Marinati Corso G. Mazzini 200, Comacchio FE. Alle 21, SPETTACOLO MULTIMEDIALE Comacchio, piccola onda, si racconta. Una storia millenaria in luci, suoni e parole. Da Trepponti, uno dei luoghi più suggestivi di Comacchio, parte un viaggio nello spazio e nel tempo affidato alla potenza CO MAC CHIO evocativa della musica e della voce, mentre le luci esaltano e ridisegnano un’architettura unica nel suo genere. Un breve viaggio che fonde in modo suggestivo storia e leggenda, mito e tradizione, cultura e natura. Luci di Claudio Cervelli – Narrazione di Stefania Carlesso- Eseguita presso Venice Classic Radio. Trepponti di Comacchio. Domenica 29 maggio 2022. Alle 10.30, VISITA GUIDATA. Confini d’acqua Passeggiata tra natura e storia alla scoperta del villaggio etrusco. Incontro Stazione Foce – Valli di Comacchio. Alle 11, LABORATORIO DIDATTICO. Decorazione su rame Come funziona la tecnica di lavorazione dello sbalzo? Questo laboratorio che permetterà di modellare una lamina in metallo. Museo del Delta Antico di Comacchio Via Agatopisto, Comacchio FE. Alle 12, VISITA GUIDATA DUE PASSI NELLA STORIA. Visita guidata alle origini della civiltà del Delta Antico. Museo del Delta Antico Via Agatopisto, Comacchio FE. Alle 15.30, VISITA GUIDATA. Verso antichi porti. Alla scoperta di uno dei più importanti porti dell’Adriatico nell’antichità: Spina. Museo del Delta Antico – Via Agatopisto, Comacchio FE. Alle 17, VISITA GUIDATA. “Carico” di Storia. La nave romana con i suoi oggetti capaci di parlarci di storie di uomini e relazioni tra popoli. Museo del Delta Antico Via Agatopisto, Comacchio FE.

Al museo nazionale e area archeologica di Altino (Ve) l’artigianato dei Veneti antichi prende vita ad Altino-fest, il primo festival di archeologia imitativa. Quattro laboratori aperti a tutti (argilla, ambra, lamina, tessitura) e due forni per la fusione del bronzo e la lavorazione del vetro

altino_altino-fest_2022_locandinaGli antichi Veneti erano dei veri e propri maestri nella lavorazione a sbalzo della lamina di bronzo. Per saperne di più basterà raggiungere Altino (Ve) sabato 28 maggio 2022: dalle 9.30 alle 18.30, il museo nazionale e Area archeologica di Altino ospita “Altino fest” il primo Festival dell’Archeologia imitativa dei Veneti antichi con dimostrazioni e laboratori didattici legati alle tecnologie e alle attività dell’epoca per capire in prima persona l’artigianato degli antichi abitanti di Altino. Ci sarà l’angolo della fusione del bronzo, un vero e proprio forno a più di mille gradi in cui si otterranno con antichi mantici in pelle gli oggetti che oggi sono tra i reperti più curiosi ospitati dal Museo. Poco lontano si potrà assistere alla lavorazione del vetro grazie ad un piccolo forno portatile con cui verranno ricreate le perline, antenate di quelle veneziane ben più conosciute. Accanto ai due angoli dedicati ai «forni» di bronzo e vetro i partecipanti verranno infatti coinvolti in quattro laboratori pratici in cui dopo una dimostrazione di alto livello artigianale proveranno in prima persona a riprodurre vasi in argilla, un piccolo pezzo di tessuto di lana, un anellino di palco di cervo e una perlina d’ambra. I laboratori durano 30 minuti e sono disponibili nei seguenti orari: 10:30; 11:30; 14.30; 15.30; 16.30; 17.30. Inoltre, durante il Festival saranno presenti delle postazioni di archeologia imitativa, aperte a tutte le età, dedicate a: tessitura – palco – ambra – argilla – situle – bronzo e vetro, dalle 9:30 alle 18:30. Il Festival è accessibile alle persone con disabilità motorie e si organizzano visite dedicate a persone con disabilità visive e uditive. Tariffe: fino a 18 anni, ingresso gratuito; 18-25 anni: 2 euro; oltre i 25 anni: 3 euro. Si può prenotare il pranzo al food corner “Pizzeria Contadina” a questo link: https://docs.google.com/…/1FAIpQLScZkD96lxv…/viewform…

altino_altino-fest_2022_archeologia-imitativa_allestimento_foto-drm-veneto

Allestimento degli spazi per Altino Fest al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)

“Sperimenteremo, insieme con il nostro pubblico, una via nuova e insolita per conoscere gli antichi Veneti: immedesimarsi nelle loro tecniche artigianali, provare a ripeterne i gesti usando gli stessi materiali e gli stessi strumenti”, dice Marianna Bressan, direttrice del museo nazionale e area archeologica di Altino (Direzione regionale Musei Veneto), “a garanzia della qualità dell’offerta, la professionalità degli educatori didattici, che hanno trovano in questo progetto supportato dai fondi europei e dalla Regione del Veneto un modo per ripartire dopo la grave crisi del COVID. Le attività sono accessibili a tutte e a tutti, perché il Museo è patrimonio comune. Per ristorarsi, ci saranno le gustose tasche di pizza del progetto “Pizzeria contadina”, a base di prodotti agricoli locali. Cultura, leggerezza, cura e sostenibilità sono e saranno le cifre del nostro futuro parco archeologico”.

altino_altino-fest_2022_archeologia-imitativa_laboratorio-lamina_foto-drm-veneto

Altino Fest: nel laboratorio della Lamina si impareranno i rudimenti per realizzare una situla come i Veneti antichi (foto drm veneto)

Il Festival di Archeologia imitativa si inserisce in un progetto più complesso che sta portando molta linfa al Museo e all’Area Archeologica, pronti a diventare Parco Archeologico.  Il futuro prevederà non più “solo” l’esistenza del “Museo e dell’Area archeologica” intesi come elementi separati, ma la nascita di un “parco archeologico” perimetrato. Finanziato dal ministero della Cultura con 1milione e700mila euro il progetto del Parco archeologico può contare su 1,2 milioni di euro per i lavori veri e propri a partire dal rifacimento dei percorsi, degli impianti, dei magazzini, degli allestimenti, passando per l’adeguamento degli edifici e gli ulteriori scavi archeologici.

altino_altino-fest_2022_archeologia-imitativa_locandinaEcco i laboratori. ARGILLA. Nel laboratorio si mostrerà come gli altinati lavoravano l’argilla, in che modo venivano posizionate le mani sul tornio e come venivano ottenuti i colori rosso e nero dei vasi. In un secondo momento si procederà con una versione semplificata della lavorazione in cui con l’argilla ogni partecipante riprodurrà un reperto del museo. AMBRA E PALCO. L’osso veniva segato con un seghetto di ferro e sagomato con lime in bronzo, mentre le decorazioni costituite da disegni complessi ed elaborati erano ottenute con piccoli punteruoli simili a piccoli compassi. Dopo un primo momento in cui la tecnica verrà mostrata dagli addetti ai lavori si passerà ai lavori semplificati: i presenti produrranno perline per collane in ambra e piccoli anellini in osso. LAMINA. Le situle, ovvero le lamine in bronzo e in rame lavorate con disegni complessi richiedevano molti giorni di cesellatura con strumenti adatti. Nel laboratorio inizialmente verranno mostrati i primi passi di lavorazione di una situla, poi le lamine di rame verranno lavorate in maniera semplificata dai presenti con piccoli disegni geometrici. TESSITURA. Come si ricavava il filo partendo dalla materia prima (lana), usando i fusi?  Come filavano 2500 anni fa? Il laboratorio di tessitura risponderà a queste due domande. Dopo una dimostrazione al telaio verticale i partecipanti riprodurranno poi un piccolo tessuto di lana con la stessa tecnica in telai in miniatura.

Este. Al museo nazionale Atestino la mostra “Adotta una Pigotta al Museo” per sostenere l’Unicef: esposte 20 Pigotte realizzate dagli studenti di Design della Moda del Liceo Artistico, ispirate ai Veneti antichi

Adotta una Pigotta e aiuta i bambini svantaggiati del mondo. Come? Andando al museo nazionale Atestino di Este dove, dal 27 maggio al 12 giugno 2022, saranno esposte 20 Pigotte, bambole di pezza  dell’Unicef, speciali, uniche, diverse da tutte le altre e liberamente ispirate ai reperti storici presenti al Museo, realizzate dagli studenti di Design della Moda del Liceo Artistico del polo liceale IIS “G.B. Ferrari” di Este (Pd). Il progetto “Adotta una Pigotta al Museo” è nato grazie alla collaborazione tra il Comitato Unicef di Padova, l’I.I.S. “ G.B. Ferrari”,  il Comune di Este e il museo nazionale Atestino dove le Pigotte saranno esposte negli orari di apertura (martedì-sabato 8.30 – 19.30, domenica 14.30 – 19.30, lunedì chiuso), per consentire, attraverso la loro adozione, una raccolta fondi a favore di UNICEF. Adottare una Pigotta significa sostenere il riconoscimento dei diritti di tutti i bambini, soprattutto i più svantaggiati e gli esclusi, per combattere la povertà e le disuguaglianze e in particolare, con i fondi raccolti con questa iniziativa educativa, raggiungere i bambini in pericolo, per favorire il diritto alla salute, all’istruzione, alla partecipazione e il diritto di vivere in pace. Grazie alla collaborazione tra i diversi partner il principio di solidarietà ha preso forma con il lavoro degli studenti dell’ IIS “G.B. Ferrari” e viene diffuso a tutti i cittadini nelle sale del Museo. L’inaugurazione dell’esposizione è prevista alle 15.30 del 27 maggio 2022 (ricordando la data della ratifica dell’Italia del Convenzione Onu dei Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) e la conclusione, alle 18, del 12 giugno 2022 (Giornata internazionale contro il lavoro minorile), con la consegna delle Pigotte adottate (ingresso libero ai due eventi).

“Sogno di volare”: il progetto teatrale del parco archeologico di Pompei per i giovani del territorio diventa realtà. Per tre sere in scena al Teatro Grande di Pompei “Uccelli” di Aristofane. E poi in tournée per l’Italia. L’esperienza sarà un docufilm per il Giffoni Film Festival

pompei_teatro-grande_sogno-di-volare_ultimi-consigli-ai-ragazzi-da-martinelli_foto-vincenzo-salzano

Il regista Marco Martinelli dà gli ultimi consigli ai ragazzi impegnati nella messa in scena di “Uccelli” di Aristofane per il progetto “Sogno di volare” del parco archeologico di Pompei (foto vincenzo sanzano)

Ormai mancano solo poche ore. Le ultime prove sono state fatte, gli ultimi dettagli definiti. Il regista Marco Martinelli ha dato utili consigli ai ragazzi. E ora non resta che andare in scena e affrontare il pubblico. Così “Sogno di volare”, il progetto di teatro per i giovani del territorio vesuviano, prima produzione assoluta del parco archeologico di Pompei diventa realtà. Il 27, 28 e 29 maggio 2022 i ragazzi di alcune scuole del territorio – istituto liceale “Pascal” di Pompei e istituto tecnico “Pantaleo” di Torre del Greco – selezionati su base volontaria lo scorso settembre nell’ambito del progetto “Sogno di volare”, porteranno in scena al Teatro grande di Pompei la commedia “Uccelli” di Aristofane con la regia di Marco Martinelli, musiche di Ambrogio Sparagna e disegno luci di Vincent Longuemare, professionisti della scena teatrale di fama internazionale. Questa prima produzione teatrale del parco archeologico di Pompei è stata realizzata in collaborazione con Ravenna Festival, Teatro delle Albe/Ravenna, Teatro di Napoli-Teatro Nazionale e Giffoni Film Festival. E proprio il Giffoni Film Festival alla fine realizzerà un docufilm a cura di Marcello Adamo e Luca Apolito per raccontare questa straordinaria esperienza di vita dei ragazzi e la loro partecipazione attiva a diretto contatto con luoghi della cultura, riprendendo tutto il percorso dalle prime prove alla messa in scena.

pompei_teatro-grande_sogno-di-volare_i-protagonisti di Sogno di Volare_foto-parco-archeologico-di-pompei

Tutti i protagonisti del progetto “Sogno di volare” del parco archeologico di Pompei (foto parco archeologico di pompei)

“È un progetto in cui crediamo molto”, sottolinea Gabriel Zuchtriegel, direttore generale del parco archeologico di Pompei. “Una Pompei dei giovani, della scuola, che si avvicina concretamente al proprio patrimonio culturale, attraverso un percorso di conoscenza, arricchimento personale e divertimento. Un sogno che diventa realtà grazie al contributo di grandi professionisti della scena teatrale, dal regista Marco Martinelli, bravissimo a lavorare con i ragazzi e a coinvolgerli con passione, agli artisti delle luci e delle musiche e alle tante altre professionalità, e grazie alla collaborazione di Teatri e istituzioni di grande esperienza. Il contributo che ci piace sostenere, in questo caso attraverso il teatro, è quello che valorizza la scoperta e la crescita di giovani talenti in un territorio complesso. I ragazzi porteranno in scena, partendo dalla realtà che vivono, e attraverso la riscrittura collaborativa del copione, la società che vorrebbero vivere. E noi non vediamo l’ora di assistere a questo spettacolo”.

pompei_teatro-grande_sogno-di-volare_locandinaIl progetto si inserisce in un protocollo di intesa stipulato, in attuazione del Piano strategico, lo scorso aprile tra il Parco archeologico di Pompei, il Grande Progetto Pompei/Unità Grande Pompei e l’Ufficio scolastico regionale della Campania – finalizzato a coinvolgere le scuole del territorio e stabilire un legame concreto tra le antiche testimonianze e i giovani fruitori, in un percorso volto alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio storico-archeologico. “È il miglior modo per sottolineare l’importanza del Piano Strategico per lo sviluppo delle aree del piano di gestione del sito UNESCO”, interviene Giovanni Di Blasio, direttore generale del Grande Progetto Pompei – Unità Grande Pompei: “Ripartire dai giovani e dal territorio, fare in modo che la cultura e la bellezza siano strumento di crescita umana e sociale. Proprio all’interno del Piano Strategico nasce l’idea di un Laboratorio per il Paesaggio Vesuviano, ispirato alla costituzione di una struttura formativa e di ricerca per il riconoscimento e la promozione dei valori naturali, storici, morali e culturali di cui questa terra è ricca e che meritano di essere valorizzati. Questa è una occasione da non perdere per suggerire un percorso di crescita ai nostri ragazzi e al territorio ma anche affinché loro stessi tengano viva in noi la capacità di sognare”.

In 10 mesi di lavoro ad 80 ragazzi è stato chiesto di raccontare le città in cui vivono attraverso la rielaborazione del testo antico. L’opera “Uccelli” messa in scena nel 414 a. C. da Aristofane, viene oggi considerata un’opera di evasione e fantasia, per la presenza di uccelli parlanti che accentuano il tono favolistico della storia. In realtà svela i retroscena dell’Atene democratica e dell’ideologia “colonizzatrice” dell’epoca. Racconta di due ateniesi, che disgustati dal comportamento dei loro concittadini, decidono di lasciare la città per fondarne una nuova con l’aiuto degli uccelli, inizialmente ostili all’idea, poiché non si fidano di nessun uomo. Le loro diffidenze saranno superate e inizieranno i lavori. “Aristofane non è polvere da museo: Aristofane è un adolescente infuriato”, assicura il regista Marco Martinelli. “Per questo motivo è in perfetta sintonia con gli adolescenti di questo inizio millennio. Scrive la prima commedia a diciotto anni: si scaglia contro la guerra che devasta Atene, contro la miseria che cresce nei cervelli prima che nelle case. Il primo verso che ci resta del suo teatro è: Quante cose mi mordono il cuore! È l’incipit di un grande lirico, potrebbe essere Dante, o Baudelaire o Walt Whitman. Lo mette in bocca a un vecchio contadino. Il suo genio sta nell’intrecciare insieme, nella stessa commedia, le schifezze e i sogni, le battute oscene e i versi cristallini, la palude e il cielo. È un sapiente di Dioniso, il dio dell’imprevedibile. E lo fa attraverso un linguaggio scatenato: giochi di parole, doppi sensi, divertimenti verbali infantili. Il teatro con lui, come con i grandi tragici, si fa potente strumento di indagine della società, della violenza che la attraversa. È in grado di parlarci, attraversando venticinque secoli con leggerezza”.

Teatro Grande Di Pompei: 27-28-29 maggio, ore 21, “Uccelli”. Riscrittura da Aristofane, drammaturgia e regia di Marco Martinelli. Con ottanta adolescenti di Pompei e Torre del Greco. Collaborazione e drammaturgia di Ermanna Montanari. Musiche di Ambrogio Sparagna. Spazio e luci di Vincent Longuemare. Costumi di Roberta Mattera. Assistenti alla regia: Valeria Pollice e Gianni Vastarella. Una produzione del Parco archeologico di Pompei, in collaborazione con Ravenna Festival, Teatro delle Albe/Ravenna Teatro, Teatro di Napoli-Teatro Nazionale e Giffoni Film Festival. Biglietto: 5 euro acquistabile on-line su http://www.vivaticket.it o c/o le biglietterie dei teatri Mercadante e San Ferdinando, o la sera degli eventi alla biglietteria del Parco/Piazza Esedra. Lo spettacolo sarà riproposto il 3 giugno 2022, alle 21, nell’ambito del Ravenna Festival a Palazzo Mauro de Andrè di Ravenna, oltre che in tournée in altre città d’Italia.

Verona. Al museo di Storia naturale quarto appuntamento on line in preparazione dell’XI Incontro Annuale di Preistoria e Protostoria “Spazi domestici nell’età del bronzo. Dall’individuazione alla restituzione”: intervento di Kewin Pêche-Quilichini (Musée de l’Alta Rocca, Levie) su “I Stantari di u Frati è a Sora (Sartene, Corsica)

Giovedì 26 maggio 2022, alle 18, quarto appuntamento online sul canale YouTube de I Musei di Verona (I MUV) e sulla piattaforma Zoom con le conferenze preparatorie all’XI Incontro Annuale di Preistoria e Protostoria “Spazi domestici nell’età del bronzo. Dall’individuazione alla restituzione”. L’XI Incontro Annuale di Preistoria e Protostoria – in programma il 6 e 7 ottobre 2022 nella “Sala Ruffo” del museo civico di Storia naturale di Verona e organizzato in collaborazione con l’IIPP – Istituto italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze, affronterà infatti gli aspetti legati al tema “casa” emersi da scavi recenti, in corso e/o inediti in contesti dell’età del Bronzo. In programma l’intervento di Kewin Pêche-Quilichini (Musée de l’Alta Rocca, Levie) su “I Stantari di u Frati è a Sora (Sartene in Corsica): strutture domestiche del Bronzo antico e medio”. A introdurre il relatore sarà Massimo Saracino del museo di Storia naturale di Verona; l’evento online sarà moderato da Laura Pau (archeologa, membro del Comitato scientifico) e vedrà la partecipazione di Monica Miari dell’IIPP – Istituto italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze, e Paola Bianchi, coordinatrice degli eventi. Per partecipare all’incontro: link YouTube http://bit.ly/YouTubeIMUV.

Villa dei Mosaici di Negrar (Vr). Presentati i risultati degli scavi: gli straordinari mosaici del peristilio, l’area termale, le tracce medievali. E la notizia più attesa: nel cuore della Valpolicella si produceva vino già 1700 anni fa. Trovate le tracce della coltivazione della vite e della spremitura dell’uva. Parlano i protagonisti

La dama ingioiellata, uno dei due tondi con figura umana del mosaico pavimentale del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

Una dama ingioiellata fa capolino tra uccelli, cervidi e cesti di frutta dai vividi colori. Quelli del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella. L’ultima eccezionale scoperta nell’area archeologica in località Cortesele, appena fuori il paese. Ma non l’unica. E forse neppure quella più attesa: tra i vigneti del Recioto e dell’Amarone anche 1700 anni fa, in questa villa romana del IV sec. d.C. abitata da una potente famiglia, un ricco proprietario terriero, si produceva il vino, un vino ricercato gradito alle corti. A scavo archeologico praticamente concluso mercoledì 25 maggio 2022, soprintendenza università accademia e comune hanno fatto il punto prima di iniziare a farla conoscere al grande pubblico. Con un obiettivo preciso: creare un parco archeologico che diventi un polo culturale di attrazione turistica e volano per la valorizzazione dei prodotti locali, a cominciare dai vini pregiati, il vero “oro” della Valpolicella, famosi e apprezzati in tutto il mondo. 

La presentazione dello scavo della Villa dei Mosaici a Negrar: da sinistra, il prof. Massimiliano Valdinoci (accademia Belle arti Verona), prof. Patrizia Basso (università Verona); Vincenzo Tinè (soprintendente ABAP Verona), Roberto Grison (sindaco Negrar), Marco Andreoli (consigliere regionale), Gianni De Zuccato (archeologo SABAP-Vr), Alberto Mainardi (archeologo SAP) (foto graziano tavan)

A fare gli onori di casa il sindaco Roberto Grison che ha ricordato quanti – enti e istituzioni – hanno contribuito alle ricerche e allo scavo archeologico della Villa romana dei Mosaici di Negrar, facendo rete. Un caso esemplare, col coinvolgimento degli studenti dell’ateneo veronese e dell’accademia di Belle arti che hanno testato sul campo le loro conoscenze, portando anche alla stesura di tesi di laurea specifiche su diversi aspetti del sito archeologico. Ma tutto questo comunque non avrebbe potuto neppure iniziare se non ci fosse stata la piena e convinta collaborazione dei privati. Il terreno su cui insiste la villa romana dei Mosaici non è di proprietà dello Stato, ma di due aziende vitivinicole, l’azienda agricola Benedetti La Villa di Matteo e Simone Benedetti, e l’azienda agricola vitivinicola Franchini. Le due cantine non solo hanno permesso lo scavo senza dover procedere all’esproprio, ma hanno anche sostenuto solidalmente alcune fasi/interventi nello scavo archeologico.

negrar_villa-dei-mosaici_panoramica-dell-area_foto-graziano-tavan

Panoramica del sito archeologico della Villa dei Mosaici a Negrar (foto graziano tavan)

Verso il parco archeologico della Villa dei Mosaici. È Vincenzo Tinè, soprintendente Archeologia Belle arti e Paesaggio di Verona, a fare il punto alla conclusione dello scavo archeologico alla Villa dei Mosaici. Ora inizia il lungo lavoro di consolidamento e restauro, con un obiettivo: “Aprire nel cuore della Valpolicella il parco archeologico della villa dei Mosaici di Negrar. Il ministero ha già annunciato un finanziamento di 1 milione e mezzo di euro, somma importante per portare avanti bene il progetto”. E c’è già chi sogna allestimenti di musealizzazione come quelli della Villa del Casale a Piazza Armerina, in Sicilia, o della Villa dei Mosaici di Spoleto (Pg). Non sappiamo ancora come sarà il progetto finale, ma è certo che nel cuore della Valpolicella sta nascendo un polo culturale unico.

negrar_villa-dei-mosaici_peristilio-ovest_mosaici_foto-graziano-tavan

Veduta d’insieme dei mosaici policromi del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)

 

negrar_villa-dei-mosaici_peristilio-ovest_mosaici-colonna_foto-graziano-tavan

Dettaglio del peristilio ovest della Villa dei Mosaici di Negrar con i mosaici policromi e una base di colonna del porticato (foto graziano tavan)

Mosaici di rara bellezza. È la scoperta del giorno. Sono passati due anni dalle prime trincee tra i vigneti che portarono alla luce lacerti di quei ricchi pavimenti della zona residenziale della villa, immagini che hanno fatto il giro del mondo: quella scoperta permise di collegare finalmente il sito alla villa romana individuata da Tina Campanile, la prima donna a entrare alla scuola archeologica italiana di Atene, cento anni prima, nel 1922. Il tutto grazie alla tenacia e alla determinazione di Gianni De Zuccato, archeologo della soprintendenza ABAP di Verona, il cui entusiasmo ricorda molto gli archeologi pionieri dell’Ottocento. È proprio De Zuccato a descrivere lo svelamento completo dei mosaici del peristilio ovest della Villa dei Mosaici, liberato dal crollo degli intonaci del soffitto: operazione delicata e che si spera porti gli stessi grandiosi risultati del peristilio Est, studiati dall’equipe della prof. Monica Salvadori di Padova, che ha rivelato l’esistenza di un soffitto dipinto con un motivo a cassettoni prospettici colorato con fiori. “Quest’anno abbiamo trovato per la prima volta motivi figurati, motivi animali, e anche due ritratti umani: uno di una dama, molto bello, ingioiellata; l’altro, un uomo barbuto, di cui purtroppo il volto è parzialmente danneggiato”.

Nella Villa dei Mosaici si coltivava la vite e si produceva il vino. Era la scoperta più attesa: l’ultima campagna di scavo della villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella, terra da sempre vocata alla vitivinicoltura, ha restituito vinaccioli, legno di vite e una struttura per la spremitura dell’uva. “Nello scarico della latrina, che stava a fianco della zona termale, sono stati trovati molti vinaccioli, affidati allo studio del prof. Marco Marchesini, che appartenevano sia alla vite coltivata sia alla vite selvatica”. Ciò significa che di sicuro l’uva in villa veniva consumata. “Ma nel praefurnium, la caldaia delle terme utilizzata per scaldare l’aria che passava sotto i pavimenti – continua De Zuccato -, tra il legno bruciato recuperato c’era del legno di vite e di olmo, usato in antichità per maritare la vite”. Quindi qui la vite nel IV sec. d.C. veniva anche coltivata. “Ultima, ma non meno importante, conferma – conclude l’archeologo della Sabap – è quella derivata dallo studio di uno spazio nell’area produttiva della villa che stabilisce si tratti di un ambiente destinato alla spremitura dell’uva e alla raccolta del mosto. Quindi non ci sono più dubbi sulla produzione di vino in questa villa romana”.

negrar_villa-dei-mosaici_area-termale_foto-graziano-tavan

Il quartiere termale della Villa dei Mosaici di Negrar (foto graziano tavan)


negrar_villa-dei-mosaici_cortile_base-fontana_foto-graziano-tavan

Tracce di una fontana al centro del cortile della Villa dei Mosaici a Negrar (foto graziano tavan)

Villa dei Mosaici: qui viveva una famiglia molto ricca. La professoressa Patrizia Basso, docente di Archeologia classica all’università di Verona, ci dà un quadro complessivo della villa romana alla luce degli elementi raccolti dallo scavo archeologico e dagli esami effettuati dai vari esperti di settore. “La villa di Negrar”, spiega, “è una grande villa del IV sec. d.C., datazione confermata non solo dalla tipologia dei mosaici, ma anche dalle analisi del C14 fatte sui vinaccioli trovati nello scarico delle latrine. È la villa di un grande proprietario terriero, che probabilmente coltivava la vite per il vino, ma aveva anche pascoli, coltivava cereali, leguminose, come hanno dimostrato le analisi dei pollini fatte dal prof. Marco Marchesini. La villa presenta una tipologia molto classica, attorno a un grande peristilio di quasi 400 metri quadri che probabilmente al centro aveva una grande fontana, e con quattro braccia di portico colonnato, caratterizzato da questi mosaici meravigliosi, che si sono conservati straordinariamente bene. Poi c’è una zona residenziale che era già stata trovata negli anni ’20 del secolo scorso (anche se poi se ne erano perse le tracce, ndr). C’è un ampio quartiere termale, una delle grandi novità di questi scavi, che ha restituito una vasca, il frigidarium, ma probabilmente anche il calidarium. E poi c’è tutta un’area che è ancora in fase di studio, perché non è ben chiaro cosa sia, forse un’area dedicata alla produzione, alla vendita. Ma è presto per dirlo”.

La Villa dei Mosaici nel Medioevo. La villa romana non muore con l’impero romano, ma presenta tracce di frequentazione e riutilizzo fino al Medioevo. Lo spiega Alberto Manicardi, archeologo della Sap che ha curato gli scavi, medievista: “Un dato importante che abbiamo recuperati dalle indagini della villa è tutto ciò che riguarda quello che è avvenuto dopo l’abbandono della villa. Una grande parte della superficie interessata dalla villa è stata abitata anche in età medievale. Tanto è vero che all’interno della villa troviamo parecchie tracce di fori, e sono le tracce di edifici lignei medievali. E poi abbiamo trovato un’area dove probabilmente c’era un focolare sempre di una capanna medievale. Sostanzialmente questa situazione attesta come anche dopo la fine della villa, probabilmente intorno al VII secolo, l’attività umana continua sia dal punto di vista abitativo, sia dal punto di vista produttivo, e anche ad uso funerario: sono state infatti trovate alcune sepolture di inumati databili tra il VII e il IX secolo d.C.”.