Venezia. Svelato dalla soprintendenza il giallo delle volte venute alla luce in piazza San Marco: non sono quelle del medievale Rio Batario ma un cunicolo del XIX secolo. “Lo ricercheremo a marzo”

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Le volte del cunicolo del XIX secolo venute alla luce durante i lavori a piazza San Marco a Venezia (foto sabap-ve)

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Le volte del Rio Batario a piazza San Marco a Venezia (foto storica dagli Atti della Deputazione di Storia Patria, 1892: Relazione degli scavi in Piazza San Marco, F. Berchet)

I lavori di sistemazione di piazza San Marco a Venezia coordinati dal Provveditorato hanno portato alla luce un pezzo di storia della Serenissima. Ma quei resti di strutture emerse non era quello che all’inizio aveva sollevato l’entusiasmo di molti, cioè le volte che ricoprivano l’antico Rio Batario, che attraversava la piazza medievale e che venne in seguito tombato per recuperare terreno. “Si tratta invece di un bel cunicolo con doppia volta, costruito nel corso del XIX secolo e che il Provveditorato, proprio nel corso di questi lavori, sta ripulendo per permettere il deflusso delle acque alte che interessano l’Insula Marciana”, spiegano alla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e la laguna. “Il Rio Batario è molto più avanti rispetto al punto dove attualmente insistono i lavori. Lo sappiamo grazie agli scavi di Federico Berchet, che è riuscito a intercettare le antiche strutture e a documentarle fotograficamente, oltre che a inserirle in una planimetria che ancora noi oggi utilizziamo per orientarci nel sottosuolo della Piazza”. E concludono: “Speriamo invece di intercettare il vero Rio Batario durante gli scavi archeologici che inizieranno a metà marzo contestualmente ai lavori di restauro dei masegni…”.

Egitto. A Saqqara è iniziata la nuova campagna di scavo della missione internazionale italo-olandese, con il Rijksmuseum van Oudheden di Leiden e il museo Egizio di Torino: obiettivo l’interno e i dintorni della tomba di Panehsy

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La tomba di Panehsy nella necropoli di Saqqara in Egitto (foto museo egizio)

Il team di ricerca internazionale italo-olandese si è riunito a Saqqara per lavorare su questo sito egiziano fino al 24 marzo 2023. Da quasi 50 anni, il Rijksmuseum van Oudheden di Leiden conduce scavi a Saqqara, la necropoli dell’antica città egizia di Menfi, e dal 2015 il museo Egizio di Torino collabora a questo progetto. Dopo due anni e mezzo di ritardo a causa della pandemia di COVID-19, gli scavi della missione congiunta sono finalmente ripresi nell’autunno del 2022. In quella stagione, il team ha scavato la tomba monumentale di Panehsy, un dignitario del regno di Ramesse II (1279-1259 a.C. circa). Quest’anno le indagini proseguiranno all’interno e nei dintorni della tomba per scoprire di più su Panehsy e sull’area in cui fu costruita. Inoltre, verranno studiati oggetti precedentemente scavati, come frammenti di statuette di legno e sarcofagi. Si può seguire la missione congiunta attraverso i Diari di Saqqara, che verranno pubblicati settimanalmente a partire da martedì 28 febbraio 2023.

Viterbo. Prime immagini della mostra “SFINGI, LEONI E MANI D’ARGENTO. Lo splendore immortale delle famiglie etrusche di Vulci” al museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz. Il video dell’inaugurazione

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Le mani d’argento esposte al museo nazionale Etrusco della Rocca Albornoz di Viterbo nella mostra “SFINGI, LEONI E MANI D’ARGENTO. Lo splendore immortale delle famiglie etrusche di Vulci” (foto drm-lazio)

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Sfinge vulcente esposta al museo nazionale Etrusco della Rocca Albornoz di Viterbo nella mostra “SFINGI, LEONI E MANI D’ARGENTO. Lo splendore immortale delle famiglie etrusche di Vulci” (foto drm-lazio)

Mani d’argento, gioielli, preziose testimonianze della raffinata produzione vulcente stanno riportando al centro dell’attenzione il museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz a Viterbo dove, dal 25 febbraio 2023 al 15 giugno 2023 è aperta la mostra “SFINGI, LEONI E MANI D’ARGENTO. Lo splendore immortale delle famiglie etrusche di Vulci”(vedi Viterbo. Al museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz apre la mostra “Sfingi, Leoni e mani d’argento. Lo splendore immortale delle famiglie etrusche di Vulci” con le raffinate produzioni vulcenti emerse dalle recenti campagne di scavo | archeologiavocidalpassato). Dopo l’anteprima a San Sisto a Montalto di Castro e l’esposizione al museo Archeologico di Francoforte sul Meno nel 2021 (vedi Al museo di Francoforte aperta la mostra “Leoni, Sfingi e Mani d’argento. Lo splendore immortale delle famiglie etrusche di Vulci”: esposte le ultime scoperte archeologiche dalla metropoli di Vulci e alcuni reperti dal Foro e dal Palatino della Roma dei re etruschi | archeologiavocidalpassato), l’aristocrazia vulcente ed i suoi tesori tornano a farsi ammirare dal pubblico.

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Specchi in bronzo esposti al museo nazionale Etrusco della Rocca Albornoz di Viterbo nella mostra “SFINGI, LEONI E MANI D’ARGENTO. Lo splendore immortale delle famiglie etrusche di Vulci” (foto drm-lazio)

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Preziose briglie di cavallo esposte al museo nazionale Etrusco della Rocca Albornoz di Viterbo nella mostra “SFINGI, LEONI E MANI D’ARGENTO. Lo splendore immortale delle famiglie etrusche di Vulci” (foto drm-lazio)

È un’occasione per immergersi nella bellezza dell’arte etrusca, attraverso reperti archeologici eccezionali. Le campagne di scavo condotte negli ultimi anni nella città etrusca di Vulci e nelle sue necropoli hanno permesso infatti di rileggere e integrare quanto emerso dalle ricerche, dalle indagini archeologiche e dai ritrovamenti fortuiti che dalla fine del Settecento hanno interessato quest’area. I nuovi dati emersi testimoniano la straordinaria raffinatezza delle produzioni vulcenti che rispondono alle esigenze di una aristocrazia locale in cerca di autocelebrazione. Dati archeologici che inoltre ci raccontano dei contatti commerciali e culturali con il Mediterraneo.

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Sara De Angelis, direttrice del museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz a Viterbo (foto drm-lazio)

Ecco il video di Tuscia Time Quotidiano dell’inaugurazione della mostra con Sara De Angelis, direttrice del museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz; Stefano Petrocchi, direttore regionale Musei del Lazio; e Margherita Eichberg, soprintendente Archeologia Belle arti Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale.

Sibari. Al museo Archeologico nazionale della Sibaritide laboratorio storico-gastronomico “A tavola nell’antica Sibari” a cura dell’associazione socio-culturale “Francesco”: archeologia, storia e piatti antichi da degustare

sibari_archeologico_laboratorio-la-tavola-dell'antica-sibari_locandinaPronti, allora a compiere un piacevole viaggio indietro nel tempo tra reperti, siti archeologici e racconti antichi, con lo speciale contributo della cinematografia moderna? E anche un vero e proprio assaggio. Conosceremo le occasioni di mensa e banchetto dei nostri antenati e avremo la possibilità di preparare e degustare una pietanza “vecchia” di secoli. Appuntamento domenica 26 febbraio 2023, alle 17, al museo Archeologico nazionale della Sibaritide col laboratorio storico-gastronomico “A tavola nell’antica Sibari”, in programma inizialmente il 24 febbraio, spostato a domenica per favorire la partecipazione: archeologia, storia, altro e… piatti “vecchi” di secoli da preparare e degustare, a cura dell’associazione socio-culturale “Francesco”. L’attività, aperta a tutte e tutti, è gratuita, inclusa nel costo del biglietto d’ingresso. Info e prenotazioni luigideblasi13@virgilio.it o 3280337378.

Taranto. Al museo Archeologico nazionale per “MArTA in MUSICA – Le matinée domenicali”: in programma “Due voci, un pianoforte – Percorsi della canzone d’autore” con Patty Lomuscio e Mario Rosini. Un connubio tra jazz e gli Ori di Taranto

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Lo Zeus d’Ugento conservato al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto MArTa)

Terzo appuntamento dell’anno con la rassegna “MArTA in Musica”, le matinée domenicali tra musica e archeologia nate dalla collaborazione tra Orchestra della Magna Grecia e museo Archeologico nazionale di Taranto, dedicato al jazz e all’oro. Domenica 26 febbraio 2023, alle 11.45, la sala incontri del MArTA ospita “Boom! La musica durante il boom economico”. Protagonisti saranno Max Paiella e Cangialosi Quartet: condurranno gli spettatori della rassegna curata dall’Orchestra ICO della Magna Grecia, dall’associazione “Matera in Musica” e dallo stesso MArTA, verso le melodie e le canzoni che sono le radici della musica italiana, protagonista indiscussa della cultura musicale fino al 1900, prima che, spiega Max Paiella, “non cominciammo a fa gli americani, come diceva Renato Carosone”. Sul palco del MArTA insieme a Max Paiella, anche Pino Cangialosi, autore e fagotto e pianoforte, Fabio Battistelli, clarinetto, Flavio Cangialosi, contrabbasso e Livia Cangialosi al clarinetto. Il biglietto per assistere a “Boom! La musica durante il boom economico” potrà essere acquistato nella sede dell’Orchestra della Magna Grecia (a Taranto, in via Ciro Giovinazzi n° 28) e su TicketSms: https://www.ticketsms.it/it/event/WK1ghiMu. Ingresso consentito dalle 11.15, inizio ore 11.45. Il costo del biglietto è di 8 euro. All’ingresso del MArTA il giorno del concerto sarà consegnato ad ogni possessore del biglietto del concerto un coupon della validità di una settimana (dalla domenica del concerto evento al sabato successivo) che darà diritto ad un ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto. Il coupon ha validità dalla domenica del singolo evento concerto fino al sabato successivo e deve essere utilizzato tassativamente entro lo stesso periodo per la prenotazione e per l’ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto inserendo il codice coupon sulla piattaforma e-ticketing del museo Archeologico nazionale di Taranto: https://www.shopmuseomarta.it.

Il reperto testimonial della giornata è un capolavoro della bronzistica tardo-arcaica, ovvero il famoso Zeus d’Ugento, ritrovato proprio nelle campagne dell’antica Messapia nel 1961. La statua, alta appena 74 centimetri, e raffigurante lo Zeus nell’atto di scagliare la folgore, era probabilmente eretta al di sopra di una colonna in un’area sacra.

Egitto. Nel tempio di Abu Simbel si è rinnovato il “miracolo del Sole”

Il 22 febbraio 2023 nel tempio di Abu Simbel, in Egitto, si è rinnovato il “Miracolo del Sole”: un fenomeno unico che, due volte l’anno, il 22 ottobre e il 22 febbraio appunto, illumina la principale sala reale del tempio. Anche se i due grandi templi rupestri, fatti erigere da Ramses II nel cuore della montagna nel XIII sec. a.C., non sono più nella loro posizione originaria, smontati e ricostruiti in una posizione più elevata per salvaguardare il sito dall’allagamento in seguito alla creazione del bacino artificiale con la costruzione della grande diga di Assuan, il fenomeno è stato “salvaguardato”. Nel ricostruire – tra il 1964 e il 1968 – i templi, circa 210 metri più indietro e 65 metri più in alto, fu mantenuto infatti l’originale orientamento rispetto agli astri e al sole, in modo da consentire (seppur con lo sfalsamento di un giorno) al sorgere del sole, due volte l’anno – il 22 febbraio e il 22 ottobre – di illuminare la camera centrale del tempio maggiore dove troneggiano le quattro divinità sedute: Ptah, Amon, Ramses II e Ra.

Bologna. Al museo civico Archeologico presentazione del libro “La situla della Certosa di Bologna. Alle origini della ritualità nell’Italia protostorica” di Luca Zaghetto: uno dei capolavori delle collezioni bolognesi, considerata la “regina delle situle”

bologna_archeologico_libro-la-situla-certosa_presentazione_locandinaLa situla della Certosa è da tutti considerata uno dei capolavori del museo civico Archeologico di Bologna, quasi un “mostro sacro” delle collezioni bolognesi. Ebbene, lo studioso Luca Zaghetto non ha avuto timore reverenziale e ha messo in discussione la “regina delle situle” millimetro per millimetro, significato per significato. Sabato 25 febbraio 2023, alle 17, nella sala conferenze del museo civico Archeologico di Bologna, presentazione a cura di Anna Dore (museo civico Archeologico di Bologna) del libro “La situla della Certosa di Bologna. Alle origini della ritualità nell’Italia protostorica” di Luca Zaghetto, alla presenza dell’autore con la partecipazione del restauratore Stefano Buson. Ingresso libero, fino ad esaurimento posti disponibili. L’incontro fa parte del ciclo “Qui Etruria. Novità dagli scavi e dai musei”.

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Copertina del libro “La situla della Certosa di Bologna” di Luca Zaghetto

La situla della Certosa (Ante Quem). Esattamente come il precedente, dedicato alla situla Benvenuti di Este, anche questo lavoro è profondamente originale: per il metodo di lettura delle immagini, architettato e perfezionato dall’Autore e che è ormai un suo preciso marchio di fabbrica; per la scrittura, pensata per accompagnare passo passo il lettore nell’indagine; e infine per i risultati, brillanti e non di rado totalmente inattesi. Dall’archeologia all’iconografia e da qui alla storia delle religioni, l’Autore ci propone ancora una volta un volume destinato a rimanere nel tempo, un cammino di alto profilo scientifico e di notevole fascinazione.

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La situla della certosa, scoperta da Antonio Zannoni nella Tomba 68 della necropoli della Certosa, e conservata al museo civico Archeologico di Bologna (foto bologna musei)

Considerata la “regina delle situle” etrusche per la bellissima e complessa decorazione, questo vaso, i cui manici sono perduti, fu utilizzato come prezioso cinerario di una tomba femminile a pozzetto databile al primo quarto del V secolo a.C. (500-475 a.C.). Il corredo comprende un unguentario attico (lèkythos) a vernice nera, una ciotola di argilla di produzione locale e due fibule in bronzo; all’interno della tomba la situla era coperta da una lastra di arenaria. Il raffinato vaso, realizzato almeno un secolo prima della sua deposizione nella sepoltura, fu conservato a lungo nel tempo per la preziosità della sua decorazione. È il manufatto più importante recuperato da Antonio Zannoni negli scavi della necropoli della Certosa di Bologna, avvenuti tra 1869 e 1873. Si tratta di uno degli esempi più importanti della cosiddetta arte delle situle, una corrente artistica che ha la sua area di massimo sviluppo in zona veneto-alpina e che tra il VII e il VI secolo a.C. si caratterizza per le decorazioni a fasce con motivi vegetali, animali fantastici e scene di vita quotidiana tipiche della classe aristocratica. L’ipotesi più probabile è che questa situla abbia costituito un ricco dono destinato ad un personaggio di alto rango dell’Etruria padana. Il vaso è composto da un’unica lamina di bronzo, richiusa su se stessa e fissata con chiodi ribattuti, decorata a sbalzo e ad incisione. Le scene figurate si distribuiscono su quattro registri: dall’alto al basso si vedono una parata di uomini armati, una processione di personaggi che recano vari utensili per sacrificio e banchetto, una gara musicale tra scene di caccia e di aratura e infine una sequenza di animali reali e fantastici.

Verona. Al museo Archeologico nazionale “Tra cibo e vino: aperitivo al museo!”: una serata tra cultura, arte, convivialità e buon vino. Prenotazione obbligatoria

verona_archeologico_aperitico-al-museo-tra-cibo-e-vino_locandinaSe vi siete persi “Prosit al Museo”, non disperate: arriva “Tra cibo e vino: aperitivo al museo!” il 24 febbraio 2023, dalle 18 alle 20, al museo Archeologico nazionale di Verona. Esplorando la ricca collezione dal fascino immortale, i partecipanti sono guidati a scoprire come il cibo abbia sempre legato l’uomo alla sua terra e come abbia contribuito a plasmare le culture di interi popoli. Dalle rivoluzioni neolitiche alle “ricette palafitticole” fino agli spiedi delle tombe celtiche. Gli ingredienti ci sono tutti per una serata tra cultura, arte, convivialità e buon vino. L’aperitivo è offerto dalle aziende Benedetti e Vicenzi. Costo dell’esperienza: 12 euro. Solo per maggiorenni. Prenotazione obbligatoria tramite mail museovr@archeologica.it oppure via WhatsApp 346 5033652.

Viterbo. In Sala Regia il primo convegno “Tutela penale e crimini contro il patrimonio culturale” promosso dalla SAG del Centro studi criminologici con magistrati, avvocati, giornalisti, Sabap e Nucleo TPC

viterbo_sala-regia_convegno-tutela-penale-e-crimini-contro-il-patrimonio_locandinaviterbo_centro-studi-criminologici_archeologia-giudiziaria_locandina“Tutela penale e crimini contro il patrimonio culturale” è il tema del primo convegno organizzato dalla Scuola biennale di Alta formazione in Archeologia giudiziaria (SAG) del Centro Studi Criminologici (CSC) che approfondirà le delicate tematiche legate alla tutela del patrimonio culturale. Appuntamento il 24 febbraio 2023, alle 15.30, nella Sala Regia del Comune di Viterbo con al tavolo dei relatori tra i massimi esperti in materia di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, quali magistrati, avvocati, giornalisti, soprintendente ABAP per la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, il Comandante del Nucleo TPC di Roma – Comando Carabinieri Tutela Patrimonio. Dopo la pandemia che ha costretto ad un rallentamento delle attività in presenza, il CSC Viterbo è il primo ente di Alta formazione a organizzare nella provincia di Viterbo un evento ufficiale che gode del patrocinio di Consiglio della Regione Lazio, Comune di Viterbo, Provincia di Viterbo e Prefettura di Viterbo. L’occasione nasce dalla pubblicazione del libro “Lineamenti di tutale penale dei beni culturali. La transizione dal Codice Urbani alla Legge 22/2022”, scritto da Riccardo Nodari, avvocato penalista Patrocinante in Cassazione, docente in materia di Diritto penale applicato ai Beni culturali, editore CSC Viterbo.

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La Sala Regia al Palazzo dei Priori di Viterbo ospita il convegno del Centro studi criminologici (foto artinvisitaguideviterbo.com)

viterbo_centro-studi-criminologici_logoPROGRAMMA. L’evento è presentato dal giornalista Gaetano Alaimo e moderato da Andrea Natali, esperto in conservazione e valorizzazione dei beni culturali e co-direttore SAG del CSC di Viterbo. Dopo i saluti istituzionali della sindaca di Viterbo Chiara Frontini, e di Fabrizio Ballarini presidente del comitato scientifico SAG, e di altre autorità presenti, alle 16 apre i lavori Riccardo Nodari sulla tutela penale dei beni culturali, alla luce della transizione dal Codice Urbani alla Legge 22/2022. Lo scopo è, citando la sua opera, “quello di offrire al lettore, anche non giurista, un valido strumento per meglio comprendere gli istituti trattati e apprezzare l’evoluzione normativa della tutela penale dei beni culturali dal Codice Urbani alla legge Franceschini-Orlando”. Seguono Margherita Eichberg, soprintendente ABAP per la provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, su “Il ruolo della soprintendenza nella tutela del patrimonio culturale nazionale”, e Alessandra Conforti, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale della Spezia, su “Il ruolo della Magistratura nella tutela del patrimonio culturale”. Alle 17 su “La comunicazione e la divulgazione nella lotta a traffico illecito di beni culturali” interviene Fabio Isman, giornalista e scrittore, e, infine, è la volta del Magg. Francesco Nicolò Pirronti, comandante del Nucleo TPC di Roma – Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, che illustrerà l’attività del Comando Tutela Patrimonio Culturale svolta nell’ambito della salvaguardia e repressione dei reati ai danni del patrimonio storico-artistico nazionale. Alle 17.40, la tavola rotonda con i relatori e le eventuali domande degli intervenuti fino alle 19, giungendo così alla conclusione del Convegno.

Viterbo. Al museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz apre la mostra “Sfingi, Leoni e mani d’argento. Lo splendore immortale delle famiglie etrusche di Vulci” con le raffinate produzioni vulcenti emerse dalle recenti campagne di scavo

viterbo_rocca-albornoz_mostra-sfingi-leoni-mani-d-argento_locandina-inaugurazioneLe campagne di scavo condotte negli ultimi anni nella città etrusca di Vulci e nelle sue necropoli hanno permesso di rileggere e integrare in modo sostanziale quanto emerso dalle ricerche, dalle indagini archeologiche e dai ritrovamenti fortuiti che dalla fine del Settecento hanno interessato quest’area coinvolgendo personalità e istituzioni locali e internazionali, quali la famiglia Campanari o il principe di Canino Luciano Bonaparte. I nuovi dati emersi testimoniano la straordinaria raffinatezza delle produzioni vulcenti, rispondente alle esigenze di una aristocrazia locale in cerca di autocelebrazione, e i contatti commerciali e culturali con il Mediterraneo: reperti e strutture hanno fornito importanti dati per la comprensione della religiosità etrusca, dell’architettura sacra e funeraria così come del gusto delle classi sociali più agiate. Per capire queste novità e queste ricerche ecco la mostra “Sfingi leoni e mani d’argento. Lo splendore immortale delle famiglie etrusche di Vulci” che apre il 24 febbraio 2023, alle 11, negli spazi espositivi del museo nazionale Etrusco di Rocca Albornoz a Viterbo, dove il pubblico la potrà visitare dal 25 febbraio al 15 giugno 2023. Raffinate fibule di ambra, argento e bronzo; decorazioni con pendenti a scarabei, di chiara derivazione egiziana; una coppia di mani d’argento, certamente appartenenti ad una statua polimaterica come se ne vedevano in Grecia e che si diffusero in area vulcente; e poi vasi attici, di committenza etrusca ma di fattura greca: tanti gli oggetti rinvenuti, studiati, esposti provenienti dalle tombe scavate di recente, che offrono uno spaccato fortemente rappresentativo di quanto emerso negli ultimi anni di ricerche. La mostra, promossa e organizzata dalla soprintendenza Archeologica Belle arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale in collaborazione con la Fondazione Vulci e con la Direzione regionale Musei Lazio, arriva al museo nazionale Etrusco di Viterbo dopo il successo ottenuto nell’esposizione presso il museo Archeologico di Francoforte in Germania, rappresenta la ripresa di mostre di carattere archeologico nazionale al museo di Viterbo.