Negrar di Valpolicella (Vr). Visite guidate gratuite alla Villa dei Mosaici in collaborazione con la soprintendenza APAB di Verona. Prenotazione obbligatoria
Visite guidate gratuite alla Villa dei Mosaici di Negrar in collaborazione con la soprintendenza Archeologia Belle arti e paesaggio di Verona. A seguito del successo delle visite organizzate nella primavera del 2022, viene riproposta l’intera giornata di venerdì 14 aprile 2023 di visite all’eccezionale complesso archeologico della Villa dei Mosaici di Negrar di Valpolicella (Vr). L’accesso è gratuito con prenotazione obbligatoria sulla piattaforma Eventbrite al link https://www.eventbrite.com/…/biglietti-villa-dei…. La visita è prevista per fasce orarie: alle 9, 10, 11, 12, 15, 16, per un massimo di 30 partecipanti per fascia oraria, ciascuna suddivisa in due gruppi. In caso di maltempo l’evento sarà annullato. I partecipanti sono invitati a raggiungere il sito con una passeggiata su un comodo sentiero che costeggia i vigneti, che parte dal parcheggio di villa Guerrieri – Rizzardi. Alla Villa dei Mosaici si può accedere in auto solo per una fermata che consente di avvicinare e accedere al sito archeologico a persone con ridotta mobilità. L’accompagnatore poi deve portare l’auto al parcheggio.
Firenze. Agli Uffizi per “Dialoghi d’Arte e Cultura” incontro, in presenza e on line, su “Lingua e scrittura degli Etruschi” nella lezione di Etruscologia di Adriano Maggiani in ricordo di Helmut Rix
Si parlerà di “Lingua e scrittura degli Etruschi” nella lezione di Etruscologia di Adriano Maggiani in ricordo di Helmut Rix. L’appuntamento è mercoledì 12 aprile 2023, alle 17, nell’auditorium Vasari delle Gallerie degli Uffizi a Firenze. Introducono Giuseppe Sassatelli, presidente dell’istituto nazionale di Studi Etruschi e Italici, ed Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. L’evento sarà trasmesso in diretta Facebook sulla pagina @uffizigalleries.
L’incontro rientra nel ciclo “Dialoghi d’Arte e Cultura”, un’iniziativa che ormai da cinque anni ricopre un ruolo centrale nell’offerta culturale che le Gallerie degli Uffizi offrono a cittadini e visitatori. Fino al 31 maggio 2023, ogni mercoledì alle 17, l’auditorium Vasari (Piazzale degli Uffizi 6) ospita studiosi italiani ed esteri che illustreranno al pubblico in sala e a quello collegato tramite il canale Facebook delle Gallerie, argomenti che spazieranno dalla letteratura, all’archeologia, dall’arte contemporanea all’architettura, dalla museologia alla scienza. “Un museo – spiega Schmidt – non è solo un luogo che raccoglie ed espone opere d’arte, ma deve essere anche, e forse soprattutto, un centro di diffusione del sapere accessibile a tutti. Il ciclo di incontri “Dialoghi di arte e cultura” ormai da cinque anni svolge l’importante compito di avvicinare cittadini e ospiti a temi inediti e affascinanti della cultura grazie alle testimonianze dirette dei protagonisti della ricerca scientifica e dei professionisti del mondo dei beni culturali. Dopo le inevitabili limitazioni dovuta all’emergenza covid, le conferenze tornano ora ad essere pienamente fruibili in presenza nello splendido contesto dell’auditorium Vasari, dove contiamo di ospitare un pubblico sempre più numeroso e curioso”.
Massimo Cultraro, archeologo del Cnr, nel libro “Schliemann alla ricerca di Troia” (Corriere della Sera) rivela gli aspetti meno noti dell’archeologo e descrive le vicende che portarono alla grande scoperta

Copertina del libro “Schliemann alla ricerca di Troia” di Massimo Cultraro
La scoperta di Troia a opera di Heinrich Schliemann, quando mise piede per la prima volta a Hissarlik nel 1868, segna il punto di svolta dell’archeologia moderna. La Grecia omerica cessa di essere un palinsesto di eroi mortali e divinità per assumere i connotati di una raffinata cultura materiale al pari di altre civiltà del Mediterraneo del II millennio a.C. Figura dalla personalità sfuggente e contraddittoria, abile narratore e instancabile viaggiatore, Schliemann incarna lo stereotipo dell’uomo d’affari che trasforma, grazi al talento innato e al duro lavoro, i sogni giovanili in stupefacenti successi nel campo della nascente archeologia, a cui ha lasciato un’importante eredità storica. Un saggio di Massimo Cultraro, ricercatore dell’ISPC CNR istituto di Scienze del Patrimonio culturale, “Schliemann alla ricerca di Troia”, edito dal Corriere della Sera, rivela gli aspetti meno noti dell’archeologo e descrive le vicende che portarono alla grande scoperta.

Massimo Cultraro, archeoologo del CNR ISPC
“Massimo Cultraro, archeologo e ricercatore del Consiglio nazionale delle ricerche, esperto di civiltà minoica e micenea, nel libro “Schliemann alla ricerca di Troia”, il primo della collana “Grandi imprese della storia”, del Corriere della Sera”, scrive Sandra Fiore nella recensione scritta per l’Almanacco del Cnr, “conduce il lettore, passo dopo passo, nella straordinaria vita dell’archeologo, scrutandone la personalità contraddittoria, lo spirito di intraprendenza tra luci e ombre, la capacità di tessere relazioni; nello svolgersi delle vicende non mancano le perplessità sollevate dal coevo mondo accademico e dai detrattori, nel tentativo di offuscare l’immagine dell’autodidatta. Nato da una famiglia umile, fu infatti avviato presto al lavoro. Abile negli affari, raggiunse una ricchezza tale da consentirgli di dedicarsi allo studio della storia del Mediterraneo antico, di viaggiare instancabilmente, dalla California alla Cina, dall’America Latina all’Italia, all’Egitto, arrivando a conoscere 15 lingue. Sullo sfondo della biografia, il fermento dei rapporti commerciali tra i turchi Ottomani e l’Occidente, che consentì la produzione delle elaborazioni cartografiche della Troade e la circolazione di reperti i quali andarono ad arricchire le prime raccolte museali europee, come quella del British Museum”.

Heinrich Schliemann con gli scavatori che riportano alla luce l’antica Troia sulla collina di Hissarlik in Turchia
“Il mito di Troia – continua Fiore – è sopravvissuto alla sua distruzione e da sempre esercita un irresistibile fascino. Tant’è che divenne elemento fondativo per l’Europa, spiega Cultraro. Non solo la civiltà romana, ma anche Burgundi, Goti, Teutoni, Britanni, popoli barbarici, rintracciarono nei profughi troiani e nei discendenti l’origine dei loro regni. Il fil rouge che sottende la vita del protagonista è il desiderio di contribuire alla ricostruzione di questo frammento di storia del mondo antico e di essere celebrato per un’impresa eccezionale. Infatti, “le vicende di Heinrich Schliemann continuano ad alimentare, a quasi due secoli, uno dei miti della storia dell’archeologia, la disciplina che egli stesso contribuì a creare, essendo pioniere dello scavo stratigrafico”. Il saggio ripercorre le vicende di scavo sulla collina di Hissarlik, dove il viceconsole britannico Frank Calvert aveva acquistato i terreni, avendo già ipotizzato di poter trovare le rovine della città. Nella seduta del Royal Archaeological Institute of London del 7 luglio 1865, venne data la notizia del ritrovamento di “Un elemento architettonico con iscrizione riferibile a un tempio di Atena. Pochi misero in relazione la notizia con le fonti antiche relative ai pellegrinaggi e sacrifici in onore di Atena Iliaca”. La notizia fu colta invece in tutta la sua portata da Schliemann con l’intuizione che lo porterà, tra il 1872 e il 1873, a coronare il sogno di bambino”.
Pompei. “Sogno di volare”, la prima produzione teatrale del parco archeologico di Pompei, diventa un docufilm visibile DeAKids, Sky on demand e Prime Video
“Sogno di volare”, la prima produzione teatrale del parco archeologico di Pompei, diventa un docufilm, per la regia di Marcello Adamo, realizzato da Innovation Hub in collaborazione con Giffoni e arriva, dal 10 aprile 2023 su DeAKids (canale 601 di Sky), Sky on demand e Prime Video. Un progetto ambizioso, che si pone l’obiettivo di ricucire il rapporto tra un sito di inestimabile valore storico artistico e il suo pubblico. Protagonisti sono i ragazzi dell’istituto liceale “Pascal” di Pompei e dell’istituto tecnico “Pantaleo” di Torre del Greco, impegnati nella messa in scena di un adattamento della commedia “Uccelli” di Aristofane con la regia di Marco Martinelli, musiche di Ambrogio Sparagna e disegno luci di Vincent Longuemare, professionisti della scena teatrale di fama internazionale. A Giffoni il compito di narrare attraverso le immagini questo straordinario viaggio con un’opera che racconta, tappa dopo tappa, la costruzione della pièce teatrale dietro cui si nasconde qualcosa di più grande e più profondo, come il cementarsi di una identità collettiva ma anche la valorizzazione dei talenti di un territorio nel segno della cultura. Ancora una volta, in piena linea con quella che è la mission di Giffoni, i riflettori sono puntati su tante ragazze e ragazzi che hanno preso parte a questa visionaria avventura, capace di gettare un ponte tra epoche lontanissime e di attualizzare quelli che sono i valori, le emozioni, la filosofia e i messaggi che ci arrivano da uno dei più grandi commediografi del mondo classico.

Progetto “Sogno di volare”: i ragazzi di Pompei con “Uccelli” nel Teatro Grande di Pompei (foto parco archeologico pompei)
“Abbiamo creato questa storia mettendo al centro i ragazzi”, spiega Jacopo Gubitosi, direttore generale di Giffoni – e usando il cinema come un’esperienza più profonda. Un racconto antico, come quello di Aristofane, che libera mille nuove narrazioni, diventa generatore di idee, traccia memorie collettive, afferma principi fondamentali del vivere insieme. Ringrazio il direttore Gabriel Zuchtriegel per aver fortemente voluto questo progetto”. Giffoni è infatti riuscito a coniugare la cultura classica e i nuovi linguaggi audiovisivi dando vita ad un docufilm, che si è rivelato una scommessa vinta, grazie alla sinergia con il direttore generale del parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel.
“Questo docufilm è un racconto emozionale, la testimonianza di un un’esperienza intensa e di un percorso di crescita che hanno vissuto i ragazzi, studenti delle scuole vesuviane, entrando in contatto con la storia attraverso l’arte del teatro”, sottolinea il direttore generale. “Ma è ancor di più la prova che è possibile eliminare la percezione di distanza dai luoghi della cultura, spesso immaginati dai più giovani come un qualcosa di stantio e noioso, riuscendo a farglieli vivere come luoghi del loro quotidiano. Questa sfida riuscita per la prima edizione ci ha incoraggiati ad ampliare il progetto, che per il secondo anno vedrà coinvolti molti più ragazzi e nuovi istituti scolastici”. Il progetto si inserisce in un protocollo di intesa stipulato, in attuazione del Piano strategico, ad aprile del 2022 tra il parco archeologico di Pompei, il Grande Progetto Pompei/Unità Grande Pompei e l’Ufficio scolastico regionale della Campania, finalizzato a coinvolgere le scuole del territorio e stabilire un legame concreto tra le antiche testimonianze e i giovani fruitori, in un percorso volto alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio storico-archeologico.
Altino. Settima puntata della rubrica #archeoaltino: focus su un santuario del I sec. a.C. in località Fornasotti, vicino all’accesso della Via Annia ad Altinum

Mappa dell’antico abitato di Altino: nel cerchietto rosso la posizione del santuario trovato in località Fornasotti (foto drm-veneto)
Settima puntata della rubrica #archeoaltino che, il martedì, fa scoprire da dove provengono i reperti visibili al museo Archeologico nazionale di Altino e cosa li lega alle aree archeologiche e al territorio circostante. Oggi focus su un santuario che con grande probabilità sorgeva nel I sec. a.C. in località Fornasotti, in prossimità dell’accesso della Via Annia ad Altinum, lungo la sponda attrezzata del canale meridionale. Di questo edificio sacro rimangono alcune graziose decorazioni fittili, oggi esposte al museo Archeologico nazionale di Altino.

Lastra-gocciolatoio a testa di animale dal santuario in località Fornasotti conservata al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)
Dal santuario in località Fornasotti proviene una lastra di rivestimento in terracotta con gocciolatoio a forma di animale e decorazione a motivi vegetali, ovoli e astragali.

Antefissa in terracotta con la Potnia Theron dal santuario di località Fornasotti oggi al museo Archeologico nazionale di Altino (foto drm-veneto)
In museo esposta anche una bella antefissa in terracotta con figura femminile attorniata da due animali rampanti che rappresenta la Potnia Theròn o Signora degli animali, divinità connessa alla natura e agli animali, sui quali esercitava il potere. Questo esemplare trova confronti con altre rappresentazioni presenti in edifici templari in Italia settentrionale all’inizio del I sec. a.C., periodo al quale si data anche questa antefissa.
Roma. Musei Capitolini: la mostra “La Roma della Repubblica. Il racconto dell’archeologia” a Palazzo Caffarelli si arricchisce di nuovi contenuti multimediali

Locandina della mostra “La Roma della Repubblica” a Palazzo Caffarelli (Musei Capitolini) dal 13 gennaio al 24 settembre 2023
Si arricchisce di contenuti multimediali la mostra “La Roma della Repubblica. Il racconto dell’archeologia” a Palazzo Caffarelli, promossa da Roma Capitale, assessorato alla Cultura – sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, curata da Isabella Damiani e Claudio Parisi Presicce e visitabile fino al 24 settembre 2023 nelle sale di Palazzo Caffarelli dei Musei Capitolini. Inaugurata a gennaio 2023 la mostra espone principalmente le collezioni di proprietà comunale provenienti dai magazzini e dai musei della Sovrintendenza: circa 1800 opere (tra cui manufatti in bronzo, pietra locale, in rari casi marmo, soprattutto terracotta e ceramica) quasi tutte visibili al pubblico per la prima volta (vedi https://archeologiavocidalpassato.com/2023/01/12/roma-a-palazzo-caffarelli-dei-musei-capitolini-al-via-la-mostra-la-roma-della-repubblica-secondo-capitolo-del-ciclo-il-racconto-dellarcheologia-1800-ope/). Il nuovo progetto multimediale è ideato e curato dalla Sovrintendenza Capitolina e realizzato da Progetto Katatexilux.
La mostra dal 7 aprile 2023 è arricchita da una videoproiezione immersiva – visibile nella Sala Multimediale, situata al principio del percorso espositivo – che narra in maniera evocativa e coinvolgente le vicende della storia repubblicana di Roma, con l’espandersi del controllo sull’Italia e dell’egemonia sul Mediterraneo, attraverso i secoli. La proiezione avviene su due piani: il primo di fronte al visitatore, su una parete semicircolare che quasi lo avvolge e il secondo ai suoi piedi; si crea così un ambiente semi immersivo di grande impatto. Le tappe dell’inesorabile espansione di Roma sono ripercorse grazie a una serie di cartografie tematiche proiettate a terra, mentre sulla parete frontale sono rappresentati gli episodi salienti, i luoghi e i protagonisti della storia. Il racconto avviene con l’ausilio di videoproiezioni, grafica e riproduzioni, con effetto olografico, di alcuni dei reperti in mostra, oltre a grafici e linee del tempo animate, il tutto accompagnato da un supporto audio.

01. Allestimento di materiali dal deposito votivo di Minerva Medica, IV-I secolo a.C., conservato ai Musei Capitolini (foto zeno colantoni / musei capitolini)
“Il lavoro dell’archeologo, nel ricostruire e raccontare il passato partendo dalle testimonianze materiali delle società antiche, procede sempre attraverso complessi processi ricostruttivi, spesso si fanno collegamenti, ipotesi e confronti. La tecnologia aiuta a immaginare e a raccontare il mondo antico, rendendolo più chiaro agli occhi dei visitatori”, sottolinea il sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce. “I nuovi contenuti multimediali consentono di contestualizzare al meglio i materiali esposti provenienti da contesti urbani, inserendoli nelle tappe fondamentali della grande storia della Roma repubblicana”. La video installazione riprende infatti il criterio espositivo della mostra: il titolo “Il racconto dell’archeologia” vuole sottolineare come i materiali presentati nelle diverse sezioni siano legati alla “grande storia” e ci consentano di rintracciare gli effetti che l’ascesa di Roma su vasta scala produsse anche a scala urbana, plasmando la Città, i luoghi del sacro e del potere.

Terrecotte architettoniche dalla via Latina: la Triade Capitolina – Giove, Giunone, Minerva (inizi I secolo a.C.) conservata ai Musei Capitolini (foto zeno colantoni / musei capitolini)
“La nuova video istallazione inaugurata rende la mostra ancora più interessante. Il racconto storico sviluppato dai nuovi contenuti multimediali contestualizza al meglio gli oltre 1.800 reperti, tra terrecotte, bronzi, manufatti in pietra e ceramiche che sono esposti e ne valorizza ulteriormente la bellezza e il grande valore”, ha dichiarato l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Miguel Gotor. Proseguendo nel percorso espositivo, nella Sala 7 è stato allestito un nuovo impianto didascalico interattivo per presentare la significativa raccolta di reperti numismatici, rappresentativi della storia della monetazione e dell’economia dei lunghi secoli della Repubblica. La modalità di lettura multimediale enfatizza e rende esplicito il valore di testimonianza storica e archeologica dei materiali scelti e consente di comprendere a pieno il ruolo determinante svolto dai beni pre-monetali prima e dalle monete poi, come indicatori delle profonde trasformazioni economiche, storiche e sociali che accompagnarono il passaggio dalla città/stato alla repubblica e poi all’impero. Il racconto è articolato in paragrafi che seguono l’evoluzione della monetazione nel corso della storia repubblicana. Il visitatore può interrompere la descrizione e ricominciare da capo o passare agevolmente agli approfondimenti proposti di volta in volta. Un pulsante, infine, consente di esplorare in dettaglio i materiali presenti in vetrina visualizzando il retro delle monete, esplorando le immagini ad altissima risoluzione e leggendo le schede informative.
Pozzuoli. Nuova luce sull’antico Macellum – il cd. Tempio di Serapide: inaugurato il nuovo impianto di illuminazione. Pagano: “Così il monumento sarà visitabile anche la sera”

Il cd Tempio di Serapide, l’antico Macellum di Puteoli, nell’odierna Pozzuoli (foto pa-fleg)
Da venerdì 7 aprile 2023 il Macellum, uno dei simboli della città di Pozzuoli, si veste di nuova luce. Dopo la conclusione dei lavori, promossi dal parco archeologico dei Campi Flegrei, che hanno interessato negli ultimi mesi il cd. Tempio di Serapide, l’antico Macellum della città romana, viene messo in funzione il nuovo impianto specificatamente progettato per il sito e nei prossimi giorni verranno effettuati test per ottimizzarne la resa. La nuova illuminazione è stata concepita per restituire la visione di un simbolo della città, per consentire con la luce una migliore lettura dai diversi affacci circostanti, per offrire uno strumento critico di lettura, interpretazione e valorizzazione del monumento. Si è voluto puntare su un’illuminazione prevalentemente localizzata e poco invadente, usando sorgenti luminose di ultima generazione altamente performanti che possano garantire economicità gestionale e dell’ottimizzazione manutentiva. Il progetto illuminotecnico è stato curato dall’architetto Carolina De Camillis, che ha al suo attivo numerosi lavori di illuminazione su alcune delle più importanti aree archeologiche italiane. “Il Macellum di Pozzuoli”, dichiara Fabio Pagano, direttore del parco archeologico dei Campi Flegrei, “si accende, anzi per meglio dire continua ad accendersi. Dopo l’avvio del nuovo, innovativo, modello di gestione che ha reso finalmente fruibile il monumento al pubblico, dopo una stagione di eventi e iniziative che hanno reso l’antico monumento spazio di vitalità contemporanea, la nuova illuminazione apre diversi scenari non soltanto visivi. Grazie a questo intervento il Macellum restituirà pienamente il suo fascino a tutti coloro che frequentano l’area dopo il tramonto e sarà soprattutto visitabile anche in orari serali, offrendo nuove opportunità di crescita sociale, culturale ed economica. Mai come in questo caso accendere la luce vuol dire avviare una vera e propria rinascita”.

Il percorso della mostra “Proiezioni” nei sotterranei dell’anfiteatro flavio di Pozzuoli (foto pafleg)
Il progetto si inserisce nel cuore del centro storico di Pozzuoli, in un’area densamente frequentata da cittadini e turisti. Il sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, dichiara: “Ringrazio il direttore Fabio Pagano, con il quale abbiamo avviato una collaborazione fattiva e proficua, nell’esclusivo interesse della città. L’illuminazione del Macellum è un’opera che tutti i puteolani attendevano da anni. L’azione della mia amministrazione ha come obiettivo prioritario riportare la luce a Pozzuoli e su Pozzuoli. Il Rione Terra riaperto a Natale, l’Anfiteatro Flavio con i lavori in corso e il Macellum illuminato sono i primi passi per valorizzare come merita uno dei luoghi più belli del mondo, in piena sinergia tra enti e istituzioni che operano, insieme, con un unico obiettivo: includere Pozzuoli nel panorama delle mete più ambite dal turismo culturale”. L’apertura del sito e le attività di valorizzazione sono svolte in collaborazione con l’ATI Macellum nell’ambito di un partenariato pubblico privato. Nelle prossime settimane verrà lanciato il programma di passeggiate serali per consentire ai visitatori di ammirare il sito archeologico illuminato non solo dall’esterno.






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