Comacchio, il museo del Delta Padano festeggia il secondo compleanno e dedica il mese di marzo alla donna con “Donne, profumi e intrighi”: dalle donne dell’antica Roma ai personaggi femminili della storia, dalla riscoperta dei profumi e delle fragranze nel passato agli intrighi e misteri dell’archeologia

L’Ospedale degli Infermi, a Comacchio, prestigiosa e monumentale sede del nuovo museo del Delta antico
“Donne, profumi ed intrighi” è il titolo del ciclo di incontri in programma al museo del Delta Antico di Comacchio (Fe), che si trova in uno dei palazzi monumentali più significativi del centro storico della splendida città sull’acqua, l’Ospedale degli Infermi edificato nel ‘700: temi intriganti come le donne dell’antica Roma e i personaggi femminili che si sono distinti nei popoli della storia, la riscoperta dei profumi e le fragranze utilizzate nel passato, gli intrighi e i misteri dell’archeologia. Il museo archeologico ha dunque organizzato un programma di eventi coinvolgente, che permette di immergersi tra le testimonianze del territorio sul Delta del Po dall’età protostorica fino al medioevo e riscoprire una terra crocevia delle civiltà del mondo mediterraneo e dell’Europa continentale. Il mese di marzo è dedicato alle donne ed è a loro che è intitolata la mostra “Donne, forme e colori” visitabile dall’8 al 31 marzo 2019 al museo del Delta Antico (inaugurazione l’8 marzo 2019 a Palazzo Bellini, alle 15): mostra collettiva, organizzata da UDI Spazio donna di Comacchio. Ingresso gratuito alle donne dall’ 8 al 15 marzo. Il 10 marzo 2019, alle 11 e alle 16, in occasione della settimana della donna visite guidate a tema è la giornata dedicata alle visite a tema “Trucco e parrucco nell’antica Roma”, comprese nel biglietto d’ingresso. Il 16 marzo 2019 si inaugura a Palazzo Bellini l’esposizione “Troia. La fine della città. La nascita del mito”, mostra organizzata in collaborazione con il museo Archeologico nazionale di Napoli e aperta fino al 27 ottobre: per tutta la durata della mostra percorso a tema nel Museo Delta Antico. Il 20 marzo 2019 è invece il giorno incentrato sulle figure femminili a partire dal mondo etrusco: alle 15.30, a Palazzo Bellini, incontro “La donna nei secoli, dagli Etruschi all’età carolingia” con Maria Grazia Maioli, archeologa emerita del MIBACT. Per le giornate del FAI di primavera, il 23 marzo 2019 si inaugura, alle 11, al museo del Delta Antico una nuova sezione del museo “Uomini, territorio e storie del delta”, dedicata all’edificazione del settecentesco Ospedale degli Infermi e dell’utilizzo che, nel tempo, ne è stato fatto da parte della comunità comacchiese; uno spazio interattivo che presenta, inoltre, contenuti multimediali dedicati alle trasformazioni che il rapporto uomo-natura ha subito nel corso dei secoli nel delta del fiume Po. Il giorno successivo, il 24 marzo 2019, in occasione delle giornate Fai di primavera “Buon compleanno museo”, si festeggia il 2° compleanno del museo del Delta Antico con visite guidate speciali e animazioni per i bambini. Alle 17 taglio della scenografica torta di compleanno: ingresso ridotto. Infine il 28 marzo 2019, alle 15.30, a Palazzo Bellini, incontro “Intarsi di bonifiche” con Barbara Buzzon del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara.
Firenze Archeofilm 2019: ecco il programma delle cinque giornate di proiezioni, con una sessantina di film in concorso da una ventina di Paesi. Alla fine saranno consegnati tre premi

Il manifesto della seconda edizione di Firenze Archeofilm, festival internazionale di archeologia arte ambiente
Una sessantina di film in concorso da una ventina di Paesi e una decina fuori concorso: è tutto pronto per la seconda edizione di Firenze Archeofilm, Festival internazionale del Cinema di Archeologia Arte e Ambiente, in programma dal 13 al 17 marzo 2019 al Cinema La Compagnia di Firenze, organizzato da Archeologia Viva (Giunti Editore) con la direzione artistica di Dario Di Blasi. Le edizioni video a cura di Fine Art Produzioni – Augusta (Sr); la voce di Davide Sbrogiò; le traduzioni di Stefania Berutti, Carlo Conzatti, Sara Loprieno, Marco Martignone, Giulia Pruneti, Martina Scarcelli, Valeria Volpe. “Le immagini dipinte e incise nelle grotte preistoriche dell’Addaura , di Levanzo o della Liguria, le pietre e resti di centinaia di siti archeologici di Roma, Ercolano, Stabia , Agrigento, Sardegna , mosaici e straordinari oggetti ed affreschi conservati in antiche città distrutte come Pompei, Aquileia, Selinunte, Morgantina e in piccoli e grandi musei archeologici quali Volterra, Metaponto, Paestum, Taranto, Napoli, Siracusa, Torino, Palermo”, interviene Dario Di Blasi, “suggeriscono migliaia di racconti di storie umane liete e drammatiche , di pace e di guerra , umane appunto. Ho citato solo alcuni luoghi ma tutto il paesaggio storico dell’Italia intera potrebbe inondare il mondo di storie e di racconti di uomini che sono vissuti prima di noi e il cinema è e potrebbe essere molto di più un veicolo straordinario per proporci storie e racconti così come le fiabe che sussurravano, a noi bambini, genitori e nonni. Fiabe e storie per la nostra conoscenza, per il nostro sapere, in definitiva cultura”.

La maschera funeraria di Tutankhamon: uno dei tesori trovati da Carter e Carnarvon nella tomba del giovane faraone
Firenze Archeofilm inizia mercoledì 13 marzo 2019. Il programma del mattino (9.30 – 13.30), dopo i saluti, apre con “Splendidissima Civitas” di Rui Pedro Lamy (Portogallo, 2017; 20’). In Portogallo, dove ora sorge il villaggio di Bobadela, i Romani fondarono una “splendidissima civitas”, la città più splendida, come la chiamarono quasi 2000 anni fa. Il suo vero nome ci è sconosciuto, ma sappiamo che fu fondata sotto Augusto e che qui vennero eretti quelli che erano gli edifici tipici di una città romana, tra cui il foro e l’anfiteatro, destinato agli spettacoli e ai combattimenti tra gladiatori. La monumentalità di questi spazi pubblici testimonia l’importanza che ricopriva la città, che doveva rappresentare tutto il potere di Roma. Seguono “Still Turning” di Jesse Pickett (Canada, 2017; 10’). “Tutankhamon, i segreti del faraone: un re guerriero / Toutankhamon, les secrets du pharaon: un roi guerrier” di Stephen Mizelas (Regno Unito, 2017; 50’). Tutankhamon è uno degli ultimi faraoni della XVIII dinastia. Il suo favoloso tesoro, scoperto intatto quasi un secolo fa, ne ha fatto il faraone più famoso e più studiato della storia. Il corredo della sua tomba è una fonte inestimabile di informazioni sull’antico Egitto, ma anche su questo giovane re, il cui regno è ancora un mistero per gli archeologi. Chi era veramente? Un fragile re-bambino o un signore della guerra? Morì di malattia o venne ucciso in battaglia? Tre oggetti con cui il faraone riposa aiutano gli archeologi a rivelare il suo vero volto… “Manohar Ambanagri” di Rahul Narwane (India, 2017; 13’). “La Chiesa dei morti” di Lara Agnoletti (Italia, 2018; 30′). A Urbania, nelle Marche, nall’interno di una piccola chiesa, sono conservate 18 mummie. Oltre che per il numero di corpi rinvenuti, questo sito ha da sempre attratto studiosi e ricercatori per il grado di conservazione che i morti presentano. In alcune mummie è infatti possibile osservare ancora i muscoli in tensione, le parti cartilaginee e i tratti somatici. Così, grazie alla semplice osservazione diretta è possibile risalire alla causa di morte e allo stile di vita. Attraverso le interviste di studiosi e ricercatori italiani, il documentario ricostruisce le ultime ore di vita di tre delle 18 mummie. “The place before me / O lugar antes de mim” di Karla Nascimento (Brasile, 2018; 52’). Documentario incentrato sul sito archeologico di Gruta das Pedras Brilhantes (Grotta delle Pietre Brillanti), a São Desidério, un comune del Brasile nello Stato di Bahia. La grotta, così chiamata per la presenza di pietre luminose, continua a intrigare gli archeologi, che non hanno ancora raggiunto un accordo per spiegare questa caratteristica. La luminosità potrebbe essere originata da una reazione chimica naturale, da un’azione umana o forse dalla combinazione dei due elementi… “Pasión Amerindia” di David Bottome (Venezuela, 2018; 17’). Il film racconta le tappe più significative della cosiddetta “Sfida dei Caraibi”, un progetto di archeologia sperimentale finalizzato a ripercorrere, a bordo di kayak, le antiche rotte di navigazione pre-ispaniche compiute dai nativi americani. Un modo per riscoprire le fasi più significative e ingiustamente dimenticate della storia latino americana prima del periodo ispanico. Per risvegliare nel pubblico il rispetto e l’ammirazione che tali radici dovrebbero meritare. Chiude la mattinata, fuori concorso, “Il passeggero artista” di Damiano Falanga (Italia, 2018; 5’).

Una scena del film “Creta, il mito del Labirinto / Crète, le mythe du Labyrinthe” di Mikael Lefrançois, Agnès Molia
Il pomeriggio (15-19) di mercoledì 13 marzo 2019 apre con il film “Puzzle Azilien” di Alexis Villaine, Nicolas Baker (Francia, 2018; 6’). Seguono i film “Céide Fields” di Davide Gambino, Gabriele Gismondi (Italia, 2018; 50’). Céide Fields è un luogo che racconta le origini del paesaggio coltivato e di un passato remoto che si è a lungo negato allo sguardo. Indossando una lente narrativa è possibile osservare questa apparente invisibilità dietro cui si cela un complesso crocevia tra archeologia, agricoltura e allevamento, tra pratiche didattiche e necessario sviluppo turistico, tra pressanti questioni ambientali, climatiche ed energetiche. Ai confini del continente europeo, nel nord-ovest dell’Irlanda, sull’orlo di vertiginose falesie, tra luoghi umidi e animali da allevamento, incontriamo i custodi di questo paesaggio che si interrogano sulle comunità del Neolitico e che guardano verso un incessante scambio transgenerazionale. “Creta, il mito del Labirinto / Crète, le mythe du Labyrinthe” di Mikael Lefrançois, Agnès Molia (Francia, 2018; 26’). Creta, tra il 3000 e il 1400 a.C., fu la culla della prima grande civiltà del mondo greco: i minoici. Primo popolo europeo a padroneggiare la scrittura, hanno costruito sontuosi edifici dall’architettura complessa e monumentale. I miti greci sono stati a lungo sfruttati per spiegare queste strutture, fino ai recenti scavi che hanno infine portato alla decodificazione di questi edifici. “I misteriosi manoscritti di Shiva / Les mystérieux manuscrits de Shiva” di Pierre de Parscau, Nicolas Baker (Francia, 2018; 7’). Chiude il pomeriggio “Vichinghi riscoperti / Vikings unearthed” di Harvey Lilley, Paula S. Apsell (Regno Unito, 2016; 120’). Un film che ci porta alla scoperta della verità sui leggendari Vichinghi e il loro epico viaggio nelle Americhe. Questi guerrieri scandinavi, famigerati per le loro temibili incursioni, erano però anche esperti navigatori, abili commercianti e coraggiosi esploratori. Tra prove archeologiche ed eccezionali ricostruzioni il film ci porta nel mondo di questi intrepidi avventurieri.
Il programma della sera (20.45-23) di mercoledì 13 marzo 2019 inizia col film “Vivere tra le rovine / Living amid the ruins” di Isılay Gürsu (Turchia, 2017; 14’). Il film esamina la complessa relazione tra archeologia e società contemporanea, concentrandosi su come le comunità che abitano vicino ai siti archeologici siano influenzate dal contesto in cui vivono. Il cortometraggio conduce lo spettatore nell’antica regione della Pisidia, sulla catena montuosa del Tauro nel sud-ovest della Turchia. Segue “Fortificazioni, città e ardesie: la Raya all’inizio del Medioevo / Fortificaciones, poblados y pizarras: la Raya en los inicios del Medievo” di Pablo Moreno Hernández (Spagna, 2018; 11’). Chiude “Chi ha ucciso i Neandertal? / Qui a tué Néandertal?” di Thomas Cirotteau (Francia, 2017; 90’). 350mila anni fa, una specie umana stava dominando il mondo, nonostante le dure condizioni del pianeta. Erano i Neandertal. Nel corso di migliaia di anni, questi raccoglitori-cacciatori riuscirono a sviluppare una cultura complessa… Poi circa 30.000 anni fa questi uomini, donne e bambini scomparvero per sempre, e il perché rimane ancora un mistero. Genocidio, epidemie, cambiamenti climatici, consanguineità, diluizione genetica… Molte sono le ipotesi principali. Per chiarire l’enigma, il film porta avanti una sorta di indagine criminale, guidandoci nei laboratori forensi di tutto il mondo e nelle principali regioni abitate dai Neandertal.
Giovedì 14 marzo 2019, seconda giornata. Il programma del mattino (9.30-13) apre col film “Antiquarium – Memorie dal passato” di Giovanni Giordano (Italia, 2018; 30’). Un viaggio all’interno della mostra “Memorie dal passato”, dove il nostro conduttore ci accompagnerà all’interno dei locali dell’Antiquarium di Gravellona Toce in Piemonte. Scopriremo la storia dei rinvenimenti della necropoli di Pedemonte, degli scavi degli anni ‘50 e del principale artefice della scoperta, Felice Pattaroni. Seguono i film “Le statue in bronzo del Quirinale. Un esperimento archeologico / Die Bronzestatuen vom Quirinal. Ein archäologisches Experiment” di Elli Gabriele Kriesch (Germania, 2018; 13’). “Città misteriose: Toscana” di Luca Trovellesi Cesana (Italia, 2015; 23’). Esistono luoghi in Italia dove nulla è stato lasciato al caso. Dove tutto ciò che è visibile conserva la memoria di fatti inquietanti e messaggi indecifrabili, spesso ignoti agli stessi abitanti. Nell’episodio, dedicato alla Toscana, si parla dell’eclettico Girolamo Segato, l’uomo che “pietrificava i corpi”, della celebre Congiura dei Pazzi e del discusso DNA degli Etruschi… “Misteriose scoperte nella Grande Piramide / Mysterious discoveries in the Great Pyramid” di Florence Tran (Francia, 2017; 52’). La Grande Piramide di Giza continua a esercitare un fascino irresistibile. Nel novembre 2017, il team di ricerca di Scan Pyramids ha annunciato una scoperta storica: utilizzando una tecnologia all’avanguardia e non invasiva, ha scoperto nuove cavità all’interno della Grande Piramide. Il film mostra come questi esploratori moderni siano giunti a questa scoperta epocale. Testimonia la prima missione scientifica nella piramide di Cheope autorizzata dal governo egiziano dopo 30 anni. “La Stele della Tempesta / The Tempest Stela” di Olivier Vandersleyen (Belgio, 2017; 64’). Cinquant’anni fa, l’egittologo belga Vandersleyen tradusse una stele rinvenuta poco dopo la fine della seconda guerra mondiale a Karnak, vicino Luxor, in Egitto. La stele descrive la terribile tempesta in Egitto che invita chiaramente a badare alle Piaghe d’Egitto, come descritto nel libro dell’Esodo. Nel 2014, una ricerca dell’Università di Chicago ha confermato un legame tra la Stele della Tempesta e la catastrofica eruzione di Thera, il vulcano di Santorini che distrusse metà dell’isola 3500 anni fa. Fu forse questo disastro a portare alla fuga di massa di un intero popolo? Se l’eruzione potesse essere datata con precisione, questo renderebbe possibile fissare una data dell’Esodo.
Il pomeriggio (15-19) di giovedì 14 marzo 2019 apre con il film “Il mistero delle pietre falliche dell’Etiopia / The mystery of Ethiopia’s phallic stones” di Alain Tixier (Francia, 2018; 52’). Una squadra di archeologi europei ha scoperto un sito megalitico dieci volte più grande del sito di Carnac in Bretagna. Su uno scosceso restringimento della Rift Valley, nel cuore dell’Etiopia, si ergono diverse migliaia di monoliti di grandi dimensioni e di inconfondibile forma fallica, la cui origine sembra essere a dir poco misteriosa. Un team multidisciplinare sta per effettuare scavi al fine di datare questa straordinaria eredità megalitica abbandonata da una civiltà totalmente sconosciuta agli storici… Gli archeologi tenteranno di scoprire come e perché questi enormi falli di pietra siano stati modellati ed eretti in una regione così remota. Seguono “La storia dimenticata degli Swahili / L’histoire oubliée des Swahilis” di Raphael Licandro, Agnès Molia (Francia, 2018; 26’). Lungo la costa orientale dell’Africa, il popolo degli Swahili a lungo ha intrigato gli scienziati. Divennero musulmani molto prima dell’islamizzazione dell’Africa, e la loro lingua, lo swahili, è infusa con l’arabo. Si ritiene che in questa zona, tra il X e il XV secolo, gli Swahili avessero costruito dozzine di opulente città in pietra. Oggi queste città sono scomparse, inghiottite dalla giungla, insieme a un’intera parte della storia del popolo swahili. Tuttavia, grazie agli scavi condotti a Kilwa, la città-stato in pietra più maestosa della Tanzania, una squadra di archeologi sta facendo luce sul passato dimenticato degli Swahili. “La strada per il Regno / Droga do Królestwa / The road to the Kingdom” di Zdzisław Cozac (Polonia, 2018; 52’). Il film ripercorre la storia delle origini della Polonia, uno dei più grandi paesi dell’Europa centro-orientale, le cui radici risalgono alla metà del X secolo. Il film mostra come Mieszko I, fondatore del Regno di Polonia, prese gradualmente il controllo del territorio compreso tra l’Oder e la Vistola gettando così le basi per la fondazione del Regno. Il regista esamina le varie regioni dell’attuale Polonia per individuare eventuali tracce della presenza di Mieszko e del suo esercito. “Pastori nella grotta / Shepherds in the cave” di Anthony Grieco (Canada, 2016; 84’). Un team internazionale di restauratori e archeologi iniziano i lavori di restauro su alcuni affreschi medievali all’interno di un sistema di antiche grotte nel territorio di Altamura, in Puglia. Sfidando la burocrazia locale e l’abbandono sistemico dei siti archeologici, la squadra incontra una comunità di pastori e migranti che hanno usato le caverne per secoli, scoprendo così una cultura ancora viva che per prima cosa è importante conservare.
Il programma della sera (20.45-23) di giovedì 14 marzo 2019 si apre con il film fuori concorso “Il tempo dell’impero” di Damiano Falanga (Italia, 2018; 4’). Seguono i film “Siria. Gli ultimi difensori del Patrimonio dell’Umanità / Syrie. Les derniers remparts” di Jean-Luc Raynaud (Francia, 2017; 53’). Questa è la storia di una catena umana composta da cittadini disarmati, pacifisti e in rivolta che rappresentano le ultime barriere protettive a difesa del Patrimonio Culturale dell’Umanità: uomini sul campo, in Siria e in Iraq, che rischiano la vita, con l’aiuto di quelli che, in esilio, li sostengono a distanza. La loro missione è salvare ciò che può ancora essere salvato della loro eredità e identità culturale. Uomini che lavorano nell’ombra e rifiutano la scomparsa della loro cultura. “I primi uomini dell’Himalaya / Les premiers hommes de l’Himalaya” di Clark Liesl (Regno Unito, 2017; 53’). Nella regione del Mustang, in Nepal, migliaia di grotte ospitano tombe con mummie estremamente ben conservate, oltre a manoscritti, ceramiche e gioielli datati dal 2500 a.C. al 1400 d.C. Ma la scoperta più incredibile si trova nel DNA rinvenuto che spiega come questi homo sapiens sapiens siano riusciti ad adattarsi e sopravvivere a un clima estremo e a tale altitudine. Una scoperta che potrebbe trasformare la nostra coscienza sull’evoluzione dell’essere umano.
Venerdì 15 marzo 2019, terza giornata. Il programma del mattino (9.30-13) apre col film “Pinturas Huerta del capellan” di Antonio Nevado (Spagna, 2018; 12’). Seguono i film “Alla ricerca dei secoli bui / W poszukiwaniu sredniowiecza” di Jakub Stepnik (Polonia, 2018; 8’). “C’era una volta Iato” di Donatella Taormina (Italia, 2017; 20’). Sullo sfondo di scenari e personaggi realizzati con ombre cinesi, dodici ragazzi narrano la storia di Iato, da città elimo-sicana a ultima roccaforte musulmana di Sicilia in lotta contro Federico II di Svevia. Il corto, estremamente originale per la trovata artistica e narrativa, è stato realizzato in ambito scolastico durante un progetto dedicato alla storia del monte Iato. “Choquequirao, la geografia sacra degli Incas / Choquequirao, la géographie sacrée des Incas” di Agnès Molia, Nathalie Laville (Francia, 2017; 26’). Ultimi arrivati sulla scena andina, nel XV secolo gli Incas costruirono il più grande impero che l’America avesse mai visto. Sebbene non conoscessero né la scrittura né la ruota, gli Incas si rivelarono geniali architetti, costruendo enormi edifici in pietra e terrazze a più livelli per l’agricoltura. “Oman, il tesoro di Mudhmar / Oman, le trésor de Mudhmar” di Cédric Robion (Francia, 2017; 52’). Un team di scienziati francesi sta conducendo importanti scavi in Oman. Il loro obiettivo è capire come gli abitanti di queste terre siano riusciti a prosperare in un ambiente così ostile, creando tecnologie innovative per la gestione dell’acqua. Il documentario segue l’équipe di giovani archeologi ai quali il deserto riserverà non poche sorprese nel corso di questa emozionante avventura archeologica nel cuore del Medio Oriente. “In morte di un archeologo. Winckelmann, Trieste e il riscatto di una città” di Piero Pieri (Italia, 2017, 58’). L’8 giugno 1768 Johann Joachim Winckelmann, studioso di chiara fama, Prefetto delle Antichità del Vaticano, ideatore della scienza archeologica e della moderna storia dell’arte, muore assassinato a Trieste. L’assassino, Francesco Arcangeli, viene rapidamente catturato, processato e giustiziato. Gli atti del processo rivelano la modernità dell’approccio alle indagini ma lasciano tuttavia molti dubbi sul reale movente di quel sanguinoso crimine. “Il “ragazzo” con la Nikon – Libia. Antiche architetture berbere” di Lucio Rosa (Italia, 2019; 31’). Le antiche oasi che i berberi di Libia “vestirono” di una splendida architettura, oggi sono quasi tutte abbandonate e cadute nel degrado. È un mondo che sta scomparendo non essendoci più grande interesse per il recupero e per la conservazione della memoria e della storia. Inoltriamoci in questi luoghi, percorriamo queste strade, visitiamo quanto di prezioso rimane di un tempo antico: le architetture sublimi di antiche sontuose dimore, le elaborate architetture con cui si innalzavano magazzini fortificati, i villaggi che accoglievano i mercanti.
Il pomeriggio (15-19) di venerdì 15 marzo 2019 apre con il film “Olimpia, le origini dei Giochi / Olympie, aux origines des Jeux” di Olivier Lemaitre (Francia, 2016; 52’). Sia santuario religioso che sito sportivo, Olimpia fu, per quasi mille anni, sede dei giochi più prestigiosi dell’antica Grecia. Gli archeologi hanno indagato gran parte del sito e hanno rinvenuto grandi quantità di ceramiche dipinte che rappresentano gli atleti. Ma queste scene sono una rappresentazione accurata della realtà? Utilizzando ricostruzioni e immagini tridimensionali, il documentario riporta in vita le meraviglie passate di Olimpia e immerge lo spettatore nel cuore dei celebri Giochi. Seguono i film “Tavsan Adası” di Gerhard Lampe (Germania, 2017; 44’). Un team dell’Halle Institute of Media, autorizzato ad accompagnare la campagna di scavi sulla penisola di Mileto nel 2015, ha potuto così documentarne i risultati più importanti. Grazie alla scoperta di François Bertemes di un porto cittadino dall’età del Bronzo sull’isola Tavsan Adası, adesso è possibile ricostruire importanti aspetti della cultura minoica e dimostrare come il commercio minoico fosse molto più grande di quanto si pensasse in precedenza. “#inminimismaxima” di Pierre Gaignard, Laura Haby (Francia, 2018; 52’). “La natura è la più grande nelle piccole cose” (Plinio il Vecchio). È a partire da piccoli indizi, scoperti metodicamente nella terra, che gli studiosi di Preistoria restituiscono i modi di vita dei nostri avi. Questo film ibrido, artistico e archeologico, invita a pensare l’Umanità di ieri guardando quella di oggi e viceversa. L’archeologo e il regista si confrontano con l’assenza di documenti scritti col medesimo sguardo etnografico. “Sekar Arum – La forgiatura del Gamelan giavanese / Sekar Arum – Forging the Javanese Gamelan” di Maurice Gunning (Indonesia-Irlanda, 2017; 5’). “Il sarcofago ghiacciato della Mongolia / Le sarcophage glacé de Mongolie” di Cédric Robiom (Francia, 2013; 52’). Nelle steppe ghiacciate dell’Altai, una spedizione archeologica franco-mongola si accinge a scavare la sepoltura di 2.300 anni di un guerriero scita. Attratti dall’insolita situazione, alcuni nomadi kazaki hanno allestito il loro accampamento estivo vicino agli scavi. Dunque l’archeologia e l’etnologia collaborano per rivelare inquietanti somiglianze tra questi due popoli separati da 2000 anni.
Il programma della sera (20.45-23) di venerdì 15 marzo 2019 inizia con il film “Mesopotamia in memoriam. Appunti su un patrimonio violato” di Alberto Castellani (Italia, 2019; 50’). Il film intende proporre un’indagine sul “passato” e sul “presente” della Mesopotamia e in particolare sulla grande stagione della nascita e dello sviluppo della cultura urbana in Iraq. Grazie al secolare apporto della ricerca archeologica emerge nella “terra tra i due fiumi” una lunga storia fatta di insediamenti e di figure entrate nel mito. Segue il film “L’enigma della tomba celtica / L’énigme de la tombe celte” di Alexis de Favitsky (Francia, 2017; 90’). Fine 2014: a Lavau, vicino a Troyes, nello Champagne francese, alcuni archeologi dell’Inrap riportano alla luce una necropoli dell’età del Ferro in cui fanno una scoperta straordinaria: sotto un enorme tumulo, in una camera funeraria di 14 metri quadrati, c’è uno scheletro adornato con bellissimi gioielli. Il suo corpo è circondato da oggetti di lusso, tra cui un servizio di piatti che comprende anche magnifici pezzi greci ed etruschi. La tomba di questo ricco uomo celtico morto nel V secolo a.C., ormai soprannominato “il principe di Lavau”, costituisce una delle più importanti scoperte archeologiche in ambito europeo.
Sabato 16 marzo 2019, quarta giornata. Il programma del mattino (9.30-13.30) inizia con il film fuori concorso “La Villa dei Quintili, la tenuta e il Casale di Santa Maria Nova” di Roberto Bonavenia (Italia, 2018; 7’). Seguono i film “ArtQuake” di Andrea Calderone (Italia, 2017; 60’). L’Italia vive una condizione unica al mondo: possiede un patrimonio storico artistico inestimabile e presenta un elevato rischio sismico. ArtQuake affronta questa situazione eccezionale approfondendo il rapporto tra comunità umane, fenomeni naturali e creazione artistica, un rapporto che il terremoto ogni volta mette in crisi e riafferma. “Scritto sulla pietra / Nebeshteh bar Sang / Written in stone” di Farhad Pakdel (Iran, 2014; 17’). “Gladiatori, il ritorno / Gladiateurs, le retour” di Emmanuel Besnard, Gilles Rof (Francia, 2016; 26’). Oltre quindici secoli dopo la loro scomparsa, i gladiatori sono tornati nell’anfiteatro di Arles in Francia, con combattimenti e corsi di formazione. Promotore di questo ritorno è l’esperto di arti marziali Brice Lopez, che da vent’anni dedica la sua vita a ricostruire meticolosamente le regole e il contesto di queste antiche battaglie. Con il suo team offre ai ricercatori e al pubblico una nuova visione, lontana dalle fantasiose versioni hollywoodiane, di quello che è stato il primo grande spettacolo nella storia dell’umanità. “Il papiro dimenticato della Grande Piramide / Le Papyrus oublié de la Grande Pyramide” di Williams Gwyn (Regno Unito, 2017; 90’). Per migliaia di anni, la Grande Piramide di Giza ha esercitato il suo forte fascino e molti archeologi hanno voluto capire i segreti della sua costruzione. Oggi il mistero è finalmente rivelato. La scoperta del papiro più antico mai trovato in Egitto permette di rispondere a tutte queste domande: chi erano gli operai e quanti erano? Quali erano i loro strumenti? Con quali mezzi sono stati trasportati i blocchi di pietra?… Scritto da un certo Merer, uomo di fiducia del faraone Cheope, questo registro è una miniera di informazioni per la missione archeologica franco-egiziana che l’ha rinvenuto nel 2013 nel sito di Wadi el-Jarf. Un’indagine archeologica unica che getta finalmente luce sulla costruzione della Grande Piramide.
Il pomeriggio (15-19.30) di sabato 16 marzo 2019 apre con il film “La donna a Pompei” di Oreste Tartaglione (Italia, 1966; 11’). Seguono i film “Apud Cannas” di Francesco Gabellone (Italia, 2017; 16’). La battaglia di Canne, la “battaglia per eccellenza”, studiata dai militari di ogni tempo per una strategia bellica che ha fatto scuola, viene da molti descritta con notevoli differenze di vedute. In questo film animato, su base 3D, lo studio diretto delle fonti viene coniugato con l’uso delle tecnologie per la rappresentazione e la comunicazione di quegli eventi, i protagonisti, le condizioni politiche e sociali di contesto. “Pompei 3D, una storia sepolta” di Maria Chiffi (Italia, 2015; 26’). L’obiettivo del film-documentario è quello di ricreare in 3D, luoghi, ambienti e situazioni esattamente come erano in origine, allo scopo di condurre i visitatori/spettatori in una sorta di “viaggio nel tempo” e poter rivivere virtualmente uno dei siti archeologici più importanti della storia. “The Big Dig archeological site animation” di Rob Boyd (Australia, 2018; 9’). “Pecunia non olet. L’odore dei soldi nell’antica Pompei” di Nicola Barile (Italia, 2018; 40’). Come avrebbe detto Vespasiano “pecunia non olet”, ma i soldi, anche a Pompei, un odore ce l’avevano. A volte sgradevole, come l’afrore dei copri nei lupanari, il sudore dei vogatori, il pesce marcio nel garum, l’urina per smacchiare; a volte piacevole, come quello delle profumerie e delle panetterie. Un viaggio negli odori dell’antica Pompei, che oggi il nostro olfatto non riesce più a percepire. “I dimenticati di Laninca / Les oubliés de Laninca” di Pierre-Jean Micaelli (Francia, 2019; 55’). A Lano, un villaggio al centro della Corsica, la scoperta nel 2015 di un tesoro archeologico di grande importanza, segna la comunità scientifica e l’inizio di tre anni di scavi su una falesia con corde e cantieri di fortuna. Dopo ore di difficili riprese e di montaggio, il documentario, con le immagini originali del momento della scoperta, è un invito a condividere un tuffo nella Storia dell’Umanità. “I Beja, un popolo antico” di Alfredo e Angelo Castiglioni (Italia, 2018; 40’). Un viaggio di ritorno a Berenice Pancrisia, la città “tutta d’oro” degli antichi egizi, attraverso un’area abitata dai Beja-Bisharin, un’etnia ancora poco conosciuta del Deserto Nubiano. La semplice vita di questa popolazione è documentata attraverso le immagini girate nel corso della missione archeologica in Sudan. “I primi sciamani del Sud Africa / Le premiers chamanes d’Afrique du Sud” di Nathalie Laville, Agnès Molia (Francia, 2018; 26’). In nessun’altra parte del mondo è stato riscontrato un numero così elevato di testimonianze di arte rupestre. Ma cosa ci dicono queste opere? Quali messaggi, quali storie hanno lasciato questi antichi pittori? Dopo anni di ricerche, gli archeologi sono finalmente riusciti a decodificare queste immagini, scoprendo così la vita privata dei primi sciamani del Sud Africa…
Il programma della sera (20.45-23) di sabato 16 marzo 2019 apre con il film “Versailles, il palazzo riscoperto del Re Sole / Versailles, rediscovered palace of the Sun King” di Marc Jampolsky (Francia, 2018; 52’). La nuova tecnologia all’avanguardia ci ha fornito i mezzi per esplorare le strutture architettoniche, non più visibili all’occhio umano. Nel film, usiamo queste tecniche vengono sfruttate per rivisitare il palazzo originale, la maggior parte del quale scomparso da tempo, con immagini 3D. È un viaggio attraverso la vita di Versailles, dalla sua ideazione da parte di Luigi XIV al sito storico così come lo vediamo oggi. Seguono i film “Tulsa” di Parviz Shojaei (Iran, 2018; 7’). “Lago di Ginevra: lo tsunami gigante / Lake Geneva: the giant tsunami” di Laurent Graenicher (Francia-Svizzera, 2018; 52’). Un millennio e mezzo fa, Ginevra fu distrutta da un’onda gigantesca. Grazie alle indagini condotte dagli scienziati e con l’aiuto di immagini e animazioni generate al computer, capiremo cosa è successo 1500 anni fa e, in particolare, che una catastrofe della stessa portata potrebbe ripetersi di nuovo non solo nello stesso luogo ma anche in tutti i laghi del mondo.
Quinta giornata domenica 17 marzo 2019. Il mattino (10-14) inizia con il film “I leoni di Lissa” di Nicolò Bongiorno (Italia-Croazia, 2018; 90′). Il documentario evoca la storia della leggendaria battaglia navale di Lissa (1866), scontro simbolo e icona della marineria moderna. Attraverso un mosaico di suggestioni visive, storiche e mitologiche, lo spettatore viaggia con grandi maestri dell’esplorazione subacquea fino al grembo profondo di un capitolo dimenticato dell’Unità d’Italia. Un’immersione di grande importanza scientifica e archeologica, raccontata come una fiaba moderna. Seguono due film fuori concorso: “L’arte in guerra” di Massimo Becattini (Italia, 2016/2017; 64′). Il film racconta la storia di quegli italiani che con coraggio e scaltrezza si impegnarono nella salvezza del patrimonio artistico nazionale nel corso della Seconda Guerra Mondiale. È la storia di Rodolfo Siviero, agente dei servizi segreti e doppiogiochista, e poi di Emilio Lavagnino, funzionario del Ministero a Roma, e infine di Pasquale Rotondi, Soprintendente alle Gallerie delle Marche. Tre uomini, tre storie che si intrecciano nella stessa battaglia contro i saccheggi artistici dei nazisti e che proteggeranno dalle bombe alleate opere d’arte di inestimabile valore. “Michelangelo – Infinito” di Emanuele Imbucci (Italia, 2018; 93′). Un film-evento in cui lo spettacolo del cinema incontra l’emozione dell’arte. Un ritratto avvincente dell’uomo e dell’artista Michelangelo, genio assoluto dell’arte universale, raccontato con riprese di forte impatto. Michelangelo (E. Lo Verso) e Vasari (I. Marescotti) ci conducono con le loro interpretazioni nel ‘mondo di Michelangelo’, attraverso accurate ricostruzioni storiche, in un’esperienza di pura bellezza e poesia.

La giuria del premio Francovich con al centro Syusy Blady, i due registi Marco Melluso e Diego Schiavo, e l’attore Luciano Manzalini sul palco di Tourisma (foto Graziano Tavan)
Il pomeriggio di domenica 17 marzo 2019, gran finale del Firenze Archeofest, inizia alle 16 con il film fuori concorso “La Signora Matilde. Gossip dal Medioevo” di Marco Melluso, Diego Schiavo (Italia, 2017; 50′). Documentario e finzione si mescolano in un film dai toni divertenti che racconta vicende, successi e gossip di Matilde di Canossa, una delle donne più potenti e glamour del passato. Il film intende raccontare la Storia e i suoi protagonisti in un’ottica nuova e con un taglio ironico, con l’obiettivo di coinvolgere e avvicinare il grande pubblico, anche quello più giovane. Una brillante interpretazione di Maurizia Giusti (Syusy Blady) che insieme ai registi ha vinto il premio “R. Francovich” 2018 per la divulgazione del Medioevo. Segue la cerimonia di premiazione con la consegna del Premio “Firenze Archeofilm” al documentario più votato dal pubblico; del Premio “Università di Firenze” assegnato dalla giuria composta da: Domenico Lo Vetro, Silvia Pezzoli, Federico Pierotti; e del Premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi” al miglior film di archeologia preistorica, assegnato dalla giuria composta da: Fabio Martini, Federico Pierotti, Massimo Tarassi. Quindi il film fuori concorso “Il cacciatore di dinosauri” di Massimiliano Sbrolla (Italia, 2018; 45’). Proiezione in collaborazione con National Geographic Il bacino del Nemegt nel deserto del Gobi in Mongolia è la perla della paleontologia mondiale per l’incredibile conservazione dei fossili e per la ricchezza dei giacimenti. La ricerca sul terreno si basa su mappe disegnate a mano e l’esplosione del mercato nero dei fossili ha decimato importanti giacimenti. Federico Fanti, paleontologo ed esploratore National Geographic, coordinerà l’unica missione internazionale a guida italiana composta da 15 esperti. Chiude la seconda edizione di Firenze Archeofilm la proiezione del film vincitore.
“Archeologia ferita”: dalla moschea di Giona distrutta dall’Isis a Mosul al mosaico di Giona. La Fondazione Aquileia presenta il libro “La storia di Giona. Nei mosaici della Basilica di Aquileia”
La campata orientale del mosaico teodoriano dell’aula sud della basilica di Aquileia è interamente occupata dagli episodi della storia biblica di Giona. All’interno di un contesto marino, popolato da pesci (polpi, delfini, seppie, ecc.) e da altri animali (anatre) e ravvivato da scene di pesca, si stagliano i tre momenti principali della saga dell’Antico Testamento. Verso Nord, il profeta è gettato in mare da una barca, sulla quale compare una strana figura di ornate, e inghiottito da un mostro marino; verso Sud, dopo il tondo con l’iscrizione celebrativa di Teodoro, Giona è rigettato dopo tre giorni dal mostro e, nella scena successiva, è colto in riposo sotto una pianta di cucurbitacee. L’intero racconto è un’allegoria della resurrezione di Cristo, e più in generale, del destino ultraterreno che attende coloro che sono stati battezzati. Proprio al mosaico di Giona è dedicato l’incontro di venerdì 1° marzo 2019 alle 18 in sala Ajace a Udine, dove verrà presentato il libro “La storia di Giona. Nei mosaici della Basilica di Aquileia” in un evento voluto da Fondazione Aquileia, università di Udine e Comune di Udine. Il volume, edito da Allemandi, ideato dalla Fondazione Aquileia, è arricchito delle magnifiche fotografie di Elio Ciol che, appesosi alle capriate altissime della Basilica, fotografò dall’alto i mosaici da poco puliti e restaurati. Ne uscì una serie di 12/14 immagini di singolarissima nitidezza e che rendono ogni sfumatura ed ogni dettaglio della Storia di Giona. L’opera, dedicata allo splendido ciclo musivo della storia di Giona nella Basilica di Aquileia, si ricollega al programma “Archeologia Ferita” con cui dal 2015 la Fondazione Aquileia si propone di portare al museo Archeologico nazionale di Aquileia reperti e opere provenienti da musei e siti devastati dal terrorismo fondamentalista. La prima distruzione da parte di Isis di un edificio di culto a Mosul si è verificata proprio a danno della moschea di Giona (Yunus) e della Tomba del Profeta. Ne parleranno, moderati da Omar Monestier, direttore del Messaggero Veneto, Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, Pietro Fontanini, sindaco di Udine, Alberto Felice De Toni, rettore dell’università di Udine, Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia del Vicino Oriente all’università di Udine e Cristiano Tiussi, direttore della Fondazione Aquileia. Ingresso libero fino a esaurimento posti.
Daniele Morandi Bonacossi, docente di Archeologia del Vicino Oriente all’università di Udine, parlerà di distruzione del patrimonio culturale: il primo grande edificio di culto distrutto dall’Isis a Mossul fu la Moschea di Giona (Yunus in arabo) insieme alla Tomba di Giona nel luglio del 2014 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2017/03/01/larte-violata-della-mesopotamia-grido-di-dolore-lanciato-dal-prof-brusasco-dalla-platea-di-tourisma-2017-le-immagini-e-le-cronache-delle-distruzioni/).
Cristiano Tiussi, archeologo e direttore della Fondazione Aquileia, nel suo saggio racconta come avvenne la scoperta del mosaico: “I problemi di umidità di risalita lungo i muri perimetrali della basilica avevano reso necessario, infatti, un progetto integrale di risanamento, che fu affidato dalla Imperial-Regia Commissione Centrale per lo Studio e la Conservazione dei Monumenti (K. K. Zentral-Kommission für Erforschung und Erhaltung der Kunst- und Historischen Denkmale) all’ingegnere superiore Rudolf Machnitsch (alias Rodolfo Machini, 1863-1938). I lavori furono seguiti dalla neonata (1906) Società per la Conservazione della Basilica. Inaspettatamente, lo scavo effettuato a ridosso dei muri per verificare quali fossero le condizioni delle fondazioni mise in luce un pavimento musivo, e questo orientò l’indagine in una direzione completamente diversa. Asportato il pavimento della basilica, per tagli trasversali fu effettuato lo sterro delle navate centrale e meridionale, mirando a seguire il mosaico e ad accertarne la reale estensione, senza fare troppa attenzione alle pur interessanti testimonianze di fasi successive. Ad agosto 1909, lo scavo raggiunse e inglobò nei due mesi successivi la zona del saggio eseguito da Niemann e Swoboda. E fu allora che emerse in tutto il loro splendore il ciclo di Giona, l’unica partizione musiva campita su tutta la larghezza dell’edificio, e venne definitivamente confermato il carattere cristiano dei mosaici”.
Alberto Angela chiude con “Cleopatra” la giornata finale di Tourisma 2019. E poi videogame per visite più divertenti dei musei, e un tuffo nelle realtà più antiche del Vicino Oriente
Finale col botto alla quinta edizione di TourismA, il Salone Internazionale dell’archeologia e del turismo culturale “in scena” al Palazzo dei Congressi di Firenze. Domenica 24 febbraio 2019, alle 15.50, in auditorium, a salutare sarà Alberto Angela con la “sua” Cleopatra, la regina che sfidò il mondo… Il noto divulgatore tv quest’anno presenterà al pubblico la sua ultima fatica letteraria dedicata a Cleopatra: “Sovrana, moglie, madre, amante, grande stratega, nessun’altra donna nella storia è mai stata come lei”, dichiara lo scrittore e archeologo che a TourismA ormai è di casa. La domenica di TourismA sarà l’ultima grande occasione per tutte le famiglie che vorranno avvicinare bambini e giovani al mondo antico attraverso laboratori didattici di ogni tipo, oltre venti, a cui si aggiunge in questa edizione anche una ricca offerta “virtual”. A questo proposito “L’allegro Museo” è il titolo dell’incontro organizzato dal CNR che spiega proprio come i nuovi sistemi di comunicazione, tra cui videogame ad hoc, possano rendere le visite molto meno barbose di un tempo. Dalle 9 alle 14, in Sala Verde. “L’allegro museo. Metti una visita divertente e piacevole…”: ricerca di strumenti utili per coinvolgere i visitatori. Ecco “MiRasna – Io sono Etrusco”, un gioco per la conoscenza della Civiltà Etrusca; o “A night in The Forum”, giocare nel Foro di Augusto passandovi una notte con gli abiti di un cittadino romano. E ancora “The Town on Light”, videogioco thriller ambientato nell’ex-manicomio di Volterra, dove la protagonista Renée, un tempo paziente dell’istituto, torna per scoprire la verità che vi si nasconde; o “Arkaevision”, gioco nell’area archeologica di Paestum. Spazio poi a chi ama viaggiare consapevolmente con l’incontro organizzato da Travelmark dal titolo “Non solo siti Unesco” (sala Onice, 9.30-13.30) in cui si farà il punto sulle mete culturali emergenti e alternative alle più classiche (e prese d’assalto). E a proposito di viaggi culturali, nella domenica di tourismA, si presenteranno i tesori del Sichuan una delle province cinesi più ricche di testimonianze archeologiche alcune delle quali prestate in via del tutto eccezionale al museo Archeologico nazionale di Napoli (auditorium, 11.55): Paolo Giulierini, direttore MANN, e Giuliano Volpe, università di Foggia, su “La Cina in Italia. Mortali immortali: i tesori dell’antico Sichuan al museo Archeologico nazionale di Napoli”; Ran Hong Lin, istituto di ricerca per l’Archeologia del Sichuan, e Yi Li, istituto di ricerca per l’Archeologia di Chengdu, su “La collaborazione tra Italia e Cina per i beni culturali”.
Un tuffo nelle realtà più antiche del Vicino Oriente sarà invece possibile grazie ai reportage delle varie università italiane da anni impegnate nello studio dei testi e delle testimonianze che sono arrivate fino a noi. In sala Verde (14.30-18.15), “Dal mito alla storia”: le ricerche archeologiche ed epigrafiche dell’università di Firenze nel Vicino Oriente e nel Mediterraneo a cura di Ilaria Romeo, dipartimento di Storia Archeologia Geografia Arte Spettacolo (SAGAS). Dopo i saluti del magnifico rettore Luigi Dei e dl direttore di Sagas Andrea Zorzi, iniziano Amalia Catagnoti (università di Firenze), Marco Bonechi (ISMA CNR – Roma), Noemi Borrelli (L’Orientale – Napoli) e Paola Corò (università di Venezia Ca’ Foscari) su “Firenze cuneiforme. I testi del Museo Archeologico Nazionale e il loro futuro (un progetto del dipartimento SAGAS in collaborazione con il Polo Museale della Toscana)”. Invece Stefania Mazzoni (università di Firenze) e Anacleto D’Agostino (università di Pisa) illustreranno la “Missione archeologica italiana a Usaklı Höyük (MAIAC): Ittiti, Frigi e Galati a Usaklı Höyük. Continuità, crisi e trasformazione di un centro sacro dell’altipiano anatolico”. Mentre con Giulia Torri (università di Firenze) conosceremo “Il culto del dio della Tempesta in Anatolia centrale: feste stagionali ed economia templare”. A raccontare al meglio il nostro patrimonio, anche quello meno noto, ci pensa inoltre lo staff di Rai Cultura che svelerà in anteprima al pubblico di TourismA, due nuovi efficacissimi “prodotti” per la tv. Alle 10.20, in auditorium, approfondimento sui due format di Rai Storia dedicati ai siti culturali del nostro Paese: “Italia, viaggio nella bellezza” e “Siti italiani del Patrimonio Mondiale Unesco” con Giuseppe Giannotti, vicedirettore Rai Storia / Rai Cultura, e Eugenio Farioli Vecchioli, autore e capo progetto Rai Cultura.
Al via Tourisma 2019 con tanti big, da Angela a Daverio, da Carandini a Osanna, da Matthiae a Manfredi: in tre giorni 250 relatori e un centinaio di espositori. Si inizia con un focus sull’Arte e un report sui beni archeologici in aree di guerra o a rischio
Alberto Angela, ormai acclamato padrino della manifestazione, e poi il presidente del FAI Andrea Carandini, l’ex direttore generale del parco archeologico di Pompei Massimo Osanna, l’ex presidente del consiglio superiore dei Beni culturali Giuliano Volpe, l’archeologo e scrittore Valerio Massimo Manfredi, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, il gen. Fabrizio Parrulli comandante Carabinieri tutela patrimonio culturale, Paolo Matthiae, l’archeologo scopritore di Ebla, decano degli orientalisti. E ancora i big della divulgazione storico-artistica Philippe Daverio, Eike Schmidt, Antonio Paolucci. Sono alcuni dei nomi famosi protagonisti della quinta edizione di Tourisma, salone dell’Archeologia e del Turismo culturale, organizzato da Archeologia Viva (Giunti editore) dal 22 al 24 febbraio 2019 al centro congressi di Firenze: una tre giorni non stop per sapere tutto e anche di più del passato, presente e futuro dei nostri beni culturali, tra arte, archeologia e ambiente, dedicata alla comunicazione delle grandi scoperte archeologiche e alla promozione del patrimonio e del turismo culturale. Un centinaio di espositori con significative presenze straniere (tra cui Francia, Cipro, Israele, Malta, Croazia, …) ma anche e soprattutto le principiali realtà italiane che proporranno itinerari pensati per un pubblico che non si accontenta certo del mordi e fuggi da cartolina. A “tourismA” si viaggia anche restando comodamente seduti con gli oltre duecentocinquanta relatori che accompagnano il pubblico indietro nel tempo per riscoprire il presente con occhi nuovi e maggior consapevolezza.
Venerdì 22 febbraio 2019 si parte con un grande focus sull’Arte, strumento universale per superare diversità e confini. A far da guida un “trio” d’eccezione: Eike Schmidt, direttore della galleria degli Uffizi, lo storico dell’arte Antonio Paolucci e il critico Philppe Daverio. Spazio poi alla grande storia con lo scrittore e archeologo Valerio Massimo Manfredi, ma anche alle tendenze del turismo culturale per scoprire, con un workshop dedicato al tema, che la ricerca delle nostre radici “muove” un buon numero di viaggiatori anche verso nuove mete tra cui Albania, Armenia, Pakistan, Sudan. Le isole e i miti del Mar Egeo, le battaglie navali tra Etruschi Greci e Punici nel Mediterraneo, l’archeologia a rischio sotto le bombe (e sotto l’Isis) gli altri temi di questa giornata inaugurale. Un focus speciale a questo proposito riguarderà la situazione dei beni culturali in un’area tra le più calde del Medioriente ovvero la Palestina di cui parlerà l ’archeologo, noto per la scoperta della città siriana di Ebla, Paolo Matthiae. Per quanto riguarda invece i rischi del patrimonio di casa nostra si scoprirà quanto e come agisce una speciale “Arma”, quella del Comando tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri. Il generale Fabrizio Parrulli a tourismA farà il punto della situazione mostrando al pubblico le principali scoperte di trafugamenti e di restituzioni avvenuti negli ultimi tempi. Si parlerà poi anche dei misteriosi dolmen e delle tombe giganti della Sardegna antica per approdare ad un’altra isola, quella siciliana, alla scoperta delle ricchezze non solo architettoniche della Val di Noto. Una speciale sessione sarà dedicata infine ai padroni di casa, gli Etruschi e a come valorizzare in maniera innovativa tutte le testimonianze che hanno lasciato nella nostra regione.
“Annibale non pensò mai davvero di distruggere Roma, ma furono proprio le gesta del generale cartaginese a insegnare all’Urbe la paura, e a fornirle anche i mezzi per vincere nei secoli”: il prof. Giovanni Brizzi parla del grande Punico e della mostra “Annibale. Un mito mediterraneo” aperta a Piacenza

Il manifesto della mostra “Annibale. Un mito mediterraneo” a Palazzo Farnese di Piacenza dal 16 dicembre 2018 al 17 marzo 2019
È un viaggio nella storia del Mediterraneo all’epoca delle Guerre Puniche, attraverso la vicenda di Annibale, l’uomo che osò sfidare Roma, quello proposto fino al 17 marzo 2019 a Palazzo Farnese di Piacenza nella mostra “Annibale. Un mito mediterrianeo”, curata dal professor Giovanni Brizzi, accademico italiano e massimo esperto di Annibale, che ripercorre l’epopea del grande condottiero cartaginese. “La rassegna – spiegano i promotori – si propone come un percorso immersivo che si snoda tra i sotterranei della storica residenza ducale piacentina, recentemente restaurati, dove la tecnologia incontra il rigore della ricerca storica. Un affascinante itinerario tra preziosi reperti storici e artistici provenienti da istituzioni culturali italiane e internazionali e oggetti perduti, che rivivranno attraverso teche olografiche, oltre a videoinstallazioni, videowall e proiezioni, che ricostruiranno l’avventura di Annibale e il contesto storico dell’epoca, tra Roma, Cartagine e il Mediterraneo intero. Una particolare attenzione è riservata alla centralità strategica della Piacenza romana”. Per saperne di più vediamo cosa ha scritto in proposito il prof. Brizzi, curatore della mostra.
“Al di là del sempre citato, ma in fondo retorico giuramento di portare odio eterno erga Romanos (di distruggere Roma il Barcide non lo pensò mai davvero…) qual è l’autentica eredità di Annibale?”, si chiede provocatoriamente il prof. Brizzi. “Due figure in un certo senso parimenti leggendarie gli aprirono la mente e la via. La prima, Alessandro Magno, fu il modello che lo spinse ad adottare un ideale di cultura e di regalità, a concepire un irrealizzabile sogno imperiale che coinvolgeva probabilmente tutto il bacino occidentale del Mare Interno e che gli ispirò, infine, sia la strategia adottata contro Roma, sia l’inarrivabile riforma tattica capace di donare poi per suo tramite all’Urbe e all’Occidente una supremazia anche militare destinata a durare per secoli. La seconda, Eracle-Melqart, il semidio greco e punico insieme dalle mille possibili identità e trasposizioni, civilizzatore e conduttore di popoli, che fornì la giustificazione etica all’impresa e fu, ad un tempo, la chiave geniale per tentar di aprire a lui, nei limiti del possibile, il cuore delle genti inquadrate nel suo esercito o semplicemente incontrate per via”.
Malgrado una superiorità sul campo che, ai nostri occhi, lo mostra grande persino più del suo vincitore Scipione, fu infine sconfitto: “E non era possibile che finisse altrimenti”, sottolinea Brizzi. “Ma lo sforzo cui il suo genio costrinse Roma fu tale da cambiare per secoli le logiche della città sul Tevere. Una guerra costata all’Italia forse oltre 200mila morti insegnò all’Urbe il metus, la paura, ma le fornì anche i mezzi — dal Barcide la res publica apprese le tattiche da opporre alle falangi ellenistiche— per vincere d’ora in poi ogni guerra combattuta in Oriente”.

Il cosiddetto Annibale, busto in marmo bianco del XVI secolo (foto Segreteria generale della Presidenza della Repubblica)
E poi c’è Piacenza. Colonia latina creata nel 218, la città – ricorda il curatore – avrebbe dovuto essere la punta avanzata di una espansione nella piana del Po destinata a spazzar via le genti galliche, da sostituire con i coloni accorsi in massa dal centro Italia. “Ora, quando, all’indomani della vittoria su Annibale, risorge dopo esser stata distrutta dai Celti, la sua funzione muta completamente. Quando, nel 187, nasce la via Emilia, l’ultima grande flotta del Mediterraneo, quella siriaca, è appena stata distrutta (188) al largo di Patara, a cancellare il rischio, temuto sopra ogni altro, di una futura invasione via mare della penisola. Resta l’accesso per terra; e questo vuol dire via Emilia. Se è giusta la definizione data (Forni) del limes, a sbarrare il passaggio attraverso l’Appennino nasce, ben due secoli avanti le grandi strutture sul Reno e sul Danubio, una prima linea presidiata che ne annovera già tutte le componenti essenziali: una frontiera politica, una via e delle truppe che la presidiano, gli abitanti delle sei colonie scaglionate lungo di essa, al margine settentrionale dell’Italia romana. Che qui si ferma: dopo la falcidie della guerra annibalica un ripopolamento integrale della Cisalpina sarebbe impossibile. Meglio, malgrado la vittoria, trattar benignamente i Celti, le cui terre non servono più e che si vogliono amici a custodire insieme coi Veneti la regione tra l’Appennino e le Alpi”.

La Gallia Cisalpina nel 218 a.C. con i due scontri vittoriosi di Annibale sui Romani al Ticino e alla Trebbia
Ai Galli cisalpini rimane preclusa a lungo la cittadinanza; ma vengono — ciò che, in fondo, loro importa — lasciate terre, armi, moneta. “L’orizzonte di Roma è drasticamente cambiato, e cambiati sono i suoi obiettivi: quando già la Macedonia e la Grecia, l’Africa e l’Asia pergamena sono divenute provincie dell’impero, la Cisalpina è ancora formalmente libera. Distrutta, invece, è stata da tempo Cartagine: le è stato fatale il grande porto di cui ancor oggi vediamo gli invasi sul terreno non lungi da Tunisi e l’ambizione di riavere, insieme con esso, una potente flotta da guerra. Il risorgere del metus Punicus ha spinto Roma a una decisione brutale e senza pietà, ma non del tutto senza motivo. A determinare la fine di Cartagine – conclude Brizzi – è stato il risorgere della paura che Annibale ha insegnato a Roma. Per grazia degli dei al grande Punico almeno quest’ultima consapevolezza è stata risparmiata dalla morte”.
Pronto il calendario del ciclo di incontri “…comunicare l’archeologia…” del gruppo archeologico bolognese: dalla grotta di Fumane agli scavi in Oman a un report sull’Antico Egitto, dal museo Classis alla villa dei mosaici di Spello, dal Lupus Italicus ai Pelasgi
Nove incontri per “…comunicare l’archeologia…”: è quanto si propone il Gruppo archeologico bolognese con il tradizionale ciclo di conferenze del primo semestre 2019 che spazierà dall’arte paleolitica alla paleontologia, dai nuovi musei archeologici ai risultati delle missioni archeologiche in Oman, dai collegamenti transappenninici ai segreti dei pelasgi, prevedendo anche per questa primavera escursioni con visite guidate a grandi mostre archeologiche in collaborazione con Insolita Itinera – Viaggi nella storia e nel paesaggio. Il Gruppo archeologico bolognese, costituito nel 1991, aderisce – lo ricordiamo – ai Gruppi Archeologici d’Italia, in collaborazione con i quali sono promosse campagne di ricerca, scavi e ricognizioni d’interesse nazionale, alle quali è dedicata soprattutto la stagione estiva, in collaborazione con le competenti Soprintendenze Archeologiche. Da anni il Gabo collabora con il museo nazionale Etrusco “Pompeo Aria” di Marzabotto, il museo della Preistoria “Luigi Donini” di San Lazzaro di Savena e il museo della Civiltà Villanoviana (Muv) di Castenaso (Bo). Tutti gli incontri si tengono il martedì alle 21 al centro sociale “G. Costa”, in via Azzo Gardino 48 a Bologna.
Si inizia martedì 12 febbraio 2019, con il prof. Giuseppe Sassatelli, già professore ordinario di Etruscologia e Antichità Italiche all’università di Bologna, come presidente di RavennAntica presenta il nuovo gioiello gestito dalla Fondazione: “Classis-Ravenna: Museo della città e del territorio. Un itinerario archeologico per raccontare la storia” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/11/30/lattesa-e-finita-sabato-1-dicembre-classis-ravenna-museo-della-citta-e-del-terrirorio-scrigno-della-memoria-del-territorio-apre-le-porte-nellex-zuccherificio-impo/). E pochi giorni dopo, sabato 16 febbraio 2019, il Gabo promuove una gita a Classe alla scoperta del nuovo museo, accompagnati dall’archeologa Erika Vecchietti. Il ciclo di conferenze riprende martedì 26 febbraio 2019, con “La grotta di Fumane: sulle tracce degli antenati tra la Valpolicella e i monti Lessini” presentata dall’ archeologa Maria Longhena che sabato 13 aprile 2019 accompagnerà gli appassionati del Gabo in gita a Fumane (Vr).

Il manifesto della mostra “Annibale. Un mito mediterraneo” a Palazzo Farnese di Piacenza dal 16 dicembre 2018 al 17 marzo 2019
Quattro gli incontri in marzo. Martedì 5 marzo 2019, Gabriele Nenzioni, direttore del museo della Preistoria di San Lazzaro di Savena (Bo); Elisabetta Cilli, dei Laboratori di Antropologia Fisica e Dna Antico, dipartimento Beni Culturali dell’università di Bologna (sede di Ravenna), e Davide Palumbo, di Biosfera Itinerari Porretta Terme (Bo), ci faranno scoprire “Il lupo che venne dal freddo: dai reperti dell’ex Cava Filo l’origine del lupo italiano (Canis Lupus Italicus)”. Sabato 9 marzo 2019, viaggio a Piacenza per la mostra “Annibale. Un mito mediterraneo” (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2018/12/11/annibale-un-mito-mediterraneo-a-piu-di-duemila-anni-dalla-disfatta-alla-trebbia-alle-porte-di-piacenza-delle-legioni-romane-ad-opera-dei-cartaginesi-annibale-torna-a-piacenza-co/) con le archeologhe Erika Vecchietti e Maria Longhena. Durante la gita soste a Vigoleno e alla chiesa abbaziale e rotonda di S. Giovanni di Vigolo Marchese. Martedì 12 marzo 2019, l’archeologa Erika Vecchietti illustrerà “La Villa dei Mosaici di Spello” che a fine mese, sabato 30 e domenica 31 marzo 2019 sarà inserita nel programma delle visite della gita a Spoleto e Spello. Martedì 19 marzo 2019, Maurizio Cattani, professore associato all’università di Bologna, docente di Preistoria e Protostoria, presenta “Nuove indagini e ricerche dagli scavi archeologici di UniBo in Oman”. Chiude gli incontri del mese, martedì 26 marzo 2019, Claudio Busi, cultore di storia, documentarista e viaggiatore, con un report di viaggio in Egitto e la proiezione del documentario “I fotografi dei faraoni”.
In aprile, interessato dal lungo ponte di Pasqua-25 Aprile-1° Maggio, due soli incontri: martedì 9 aprile 2019, Giuseppe Rivalta, antropologo, biospeleologo e viaggiatore, percorrerà “Le vie transapenniniche nell’antichità”. E martedì 16 aprile 2019, si affronta “La questione pelasgica. Le mura ciclopiche nel Lazio meridionale”, con l’archeologa Erika Vecchietti, che poi accompagnerà il gruppo alla scoperta del Lazio meridionale nel viaggio prevista dal 18 al 23 giugno 2019. Il ciclo “…comunicare l’archeologia…” del primo semestre 2019 chiude martedì 14 maggio, con l’archeologa Daniela Ferrari che intratterrà il pubblico su “I colori del potere”.
Il 2019 è l’anno del nuovo museo Archeologico nazionale di Napoli con grandi mostre in programma: Canova e l’antico, Pompei e gli Etruschi, Gli Assiri all’ombra del Vesuvio, e infine Thalassa. Il mare, il mito, la storia, l’archeologia
“Il 2019 è l’anno del nuovo Mann”, si è detto alla presentazione dell’ambizioso programma 2019-2020 (vedi https://archeologiavocidalpassato.wordpress.com/2019/01/21/mann-at-work-il-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-forte-dei-risultati-del-2018-presenta-la-programmazione-2019-2020-grandi-mostre-il-restyling-delle-collezioni-e-degli-spaz/). E allora vediamo più nel dettaglio le grandi mostre a partire da Canova fino a Thalassa.
Dal 22 febbraio 2019, “Nel vulcano”. Cai Guo-Qiang a Napoli e Pompei. Dopo il successo dell’esposizione “Mortali Immortali. I tesori del Sichuan nell’antica Cina (in programma al Mann sino all’11 marzo 2019), il museo Archeologico nazionale di Napoli continua il proprio percorso di indagine sulla cultura orientale, affidandosi, stavolta, alle suggestioni delle opere di Cai Guo Qiang, uno degli artisti cinesi contemporanei più noti nell’entourage internazionale, insignito del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 1999: sky ladder conosciuto per le sue emozionanti performance con il fuoco, Guo Qiang esporrà al Museo una selezione di lavori frutto della sua “officina dell’esplosione”. Le opere, create dopo un evento con fuochi d’artificio, immaginato per l’Anfiteatro di Pompei, saranno in mostra al Mann ed entreranno in dialogo con le collezioni permanenti del museo: Cai Guo Qiang stabilirà, infatti, un gioco di assonanze e dissonanze tematiche con sculture, mosaici ed affreschi antichi, coinvolgendo il visitatore in un affascinante e labirintico viaggio di scoperta tra passato e presente.

“Le Tre Grazie”, il famosissimo gruppo scultoreo di Antonio Canova esposto all’Ermitage di San Pietroburgo (foto Graziano Tavan)
Canova e l’antico (dal 28 marzo 2019). Tra le collaborazioni avviate nel 2017 con il museo statale Ermitage, vi è anche la realizzazione di una mostra inedita dedicata a Canova, con prestiti eccezionali dal museo di San Pietroburgo, che conserva il maggior numero dei capolavori in marmo del Maestro. Un evento di caratura internazionale, che metterà in relazione, per la prima volta, l’arte sublime di Antonio Canova con l’arte antica e con i modelli che lo seppero ispirare, nelle loro massime espressioni: una novità scientifica, occasione per fare ricerca, collaborando, allo stesso tempo, con importanti musei prestatori; un’opportunità unica per ammirare insieme capolavori dell’arte plastica di tutti i tempi. Il percorso espositivo – curato da uno dei maggiori esperti in materia, Giuseppe Pavanello, affiancato da autorevoli studiosi e dalla direzione dei due musei promotori – prevedrà la presentazione di marmi e gessi di Canova, di nuclei importanti di bozzetti, disegni, monocromi e tempere del grande Artista, provenienti da musei internazionali, posti accanto a capolavori delle raccolte del Mann. Nell’ambito della sinergia con l’Ermitage, dal 5 aprile 2019, sarà realizzata a San Pietroburgo l’esposizione “Pompei. Uomini, dei ed eroi”, in cui saranno presentati importanti reperti provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli e dal Parco Archeologico di Pompei.
Pompei e gli Etruschi (dal 30 maggio 2019). Il progetto, nato dalla collaborazione tra il museo Archeologico nazionale di Napoli e il parco archeologico di Pompei, prevede la realizzazioni di due grandi momenti espositivi, nella Palestra Grande dell’antica città vesuviana distrutta nel 79 d.C. e al Mann. Seguendo le tappe dedicate a “Pompei e l’Europa”, “Pompei e gli Egizi” e “Pompei e i Greci”, il suggestivo passaggio dedicato all’Etruria campana riscoprirà non soltanto le opere possedute dai musei a Napoli, Pontecagnano, Salerno e Santa Maria Capua Vetere, ma anche i reperti che oggi sono al British Museum, al Petit Palais, a Berlino ed a Monaco. Frutto di un’intensa attività di ricerca, la mostra ricostruirà contesti che contribuiscono a definire la presenza etrusca in Campania tra l’VIII ed il V secolo a.C., individuando le diverse acquisizioni che hanno introdotto nelle collezioni del Museo materiali chiaramente afferenti al mondo Etrusco (tra questi, bronzi, terrecotte architettoniche, epigrafi, ceramica, armi, oggetti d’uso e d’ornamento).
Gli Assiri all’ombra del Vesuvio (dal 6 giugno 2019). Nel patrimonio del museo, sono presenti tredici calchi in gesso di rilievi neoassiri da Ninive e Nimrud, i cui originali appartengono alle collezioni del British Museum di Londra e sono esposti nel cosiddetto Assyrian Basement. La mostra “Gli Assiri all’ombra del Vesuvio” avrà non soltanto la finalità di raccontare le caratteristiche di una grande civiltà del passato, creando un percorso divulgativo accessibile anche grazie alle nuove tecnologie della comunicazione, ma anche di porre in evidenza la straordinaria dimensione del laboratorio culturale partenopeo a fine Ottocento. I calchi del Mann, infatti, sono giunti a Napoli, tra l’altro, grazie anche ai rapporti intensi fra Giuseppe Fiorelli (1823-1896) e Henry Austin Layard (1817-1894), che volle omaggiare l’archeologo napoletano con un frammento di rilievo assiro proveniente dalla sua collezione privata. Eccezionale la presenza, nel percorso espositivo, di ventotto reperti provenienti dal British Museum di Londra e di undici pezzi dell’Ashmolean Museum.
Thalassa. Il mare, il mito, la storia, l’archeologia (dal 25 settembre 2019). Il mare nostrum in esposizione, tramite reperti di archeologia subacquea, provenienti da importanti istituzioni museali internazionali (Londra, Boston, Parigi, San Pietroburgo, Atene, Bodrum): grazie alla mostra “Thalassa”, il Mann si configurerà, sempre più, come centro di cultura euromediterranea, capace di tracciare, in un iter dotto e divulgativo al tempo stesso, i percorsi che hanno fatto grande la nostra storia. Tra Vecchio Continente e nuovi mondi, il mare dell’antichità sarà presentato come luogo reale di integrazione, in cui il melting-pot culturale ha garantito la dimensione sempreverde di un patrimonio da valorizzare: diverse le sezioni in cui sarà articolata la mostra, per collegare il mare al mito ed al sacro, all’esplorazione ed alla navigazione, al commercio, alla guerra, all’otium, alle risorse marine ed alla vita di bordo. Il percorso espositivo nasce dalla collaborazione scientifica con l’assessorato alla Cultura e all’Identità Siciliana della Regione Sicilia e con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei.






























































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