Adria. Al museo Archeologico nazionale riprendono gli appuntamenti del giovedì: si inizia con il prof. Alberto Andreoli su “La raffigurazione del delta del Po nella Tabula Peutingeriana”

“La giornata volge al termine – raccontano al museo Archeologico nazionale di Adria -, lo si sente dal rumore degli zoccoli dei cavalli, più lenti e pesanti, stanchi di spingere il carro con i suoi rumorosi cigolii, Glaucus li sprona per l’ultima fatica, non vorrebbe arrivare tardi alla mansio e doversi accontentare di dormire in una squallida taberna. Ecco compare la prua della barca, che leggera solca appena le acque della fossa, grazie al traino lungo gli argini dei buoi. A Fossis il conforto di una tiepida serata è assicurato: la barca è protetta sotto il tetto della darsena, gli animali trovano ricovero in comode stalle, il padrone si gusta l’anguilla pescata nel pomeriggio dalla grande vasca che raccoglie le acque dalle Atrianorum Paludes e la bagna con il nettare spremuto dalla vite aggrappata ai monti di sabbia. Meglio comunque non esagerare con il vino scuro e profumato, domani il viaggio lungo la strada impervia tra le dune di sabbia non potrà procedere veloce. Recherà sollievo soltanto l’elegante tepidarium della Mansio Hadriani presso il grande Eridano, tra il lusso di intonaci dipinti, ci si lascia volentieri accarezzare dalla brezza marina. Così rinfrancato Glaucus potrà procedere veloce nel suo viaggio verso Ariminum”. Sarà stato questo lo scenario dell’antico Delta? Lo si può scoprire giovedì 3 marzo 2022, alle 17.30, al museo Archeologico nazionale di Adria dove riprendono gli appuntamenti del giovedì. Si comincia appunto giovedì 3 marzo 2022, alle 17.30, con la conferenza dal titolo “La raffigurazione del delta del Po nella Tabula Peutingeriana”, a cura del professor Alberto Andreoli. Prenotazione allo 0426 21612, drm-ven.museoadria@beniculturali.it. Ingresso gratuito all’evento.


Il prof. Alberto Andreoli
“Qual è, dunque, il contributo offerto da questa straordinaria “descrizione pittorica del mondo antico” per la conoscenza della regione del delta del Po?” scrive Alberto Andreoli in “La raffigurazione del delta del Po nella Tabula Peutingeriana” in “Ambiente e società antica. Temi e problemi di geografia storica padano-adriatica. Atti della Giornata internazionale di Studi in ricordo di Nereo Alfieri Ferrara, 10 dicembre 2015″ (Ferrara, 2019). “La concezione unitaria del delta da Ravenna ad Altino – che emerge dalla lettura delle fonti geografiche antiche – corrisponde alla situazione idro-morfologica dell’antichità, quando le acque dei rami del Po e quelle di fiumi appenninici e alpini confluivano e si anastomizzavano in un’ampia frangia lagunare. Nella più antica restituzione grafica della regione le indicazioni relative al quadro ambientale sono limitate all’idrografia. Il territorio si presenta solcato da un articolato reticolo idrografico, disegnato in verde, imperniato sul corso serpentiforme del Fl(uvius) Padus e di una decina di tributari. . L’apparato deltizio vero e proprio è reso schematicamente col disegno di tre rami: uno, segnato più in alto (a Nord), denominato fluvius Brintesia; altri due, delineati più in basso (a Sud), tra loro prossimi, anonimi. Priva di qualsiasi caratterizzazione, la linea di costa è definita con un tratto continuo ondato. Correlati ai richiamati elementi fisici del paesaggio, figurano i dati relativi ai fattori antropici di organizzazione dello spazio: insediamenti e vie di comunicazione. Riguardo ai primi, a Est del torrente Paala (procedendo, in prossimità del Po, verso oriente) la Peutingeriana segnala i centri di Beloriaco, Verona, Mantua, Vice(n)tia, Pataius[sic!] e Hostilia; lungo il litorale marittimo, da Sud verso Nord, sono richiamate (perlopiù all’ablativo) le “località” di Ravenna, Butrio, Augusta, Ad padum, Sacis, Neronia, Corniculani, Radriani, VII Maria, Fossis, Evrone, Mino meduaco, Maio meduaco, Ad portu(m) e Altino. Di queste ventuno “sedi”, quattro sono indicate – oltre che col nome – con una vignetta: Ravenna è rappresentata, a “volo d’uccello”, come una città murata; Verona, Mantua e Altinum sono raffigurate, più semplicemente, con un disegno “a doppia torre” (tra di loro non esattamente identici). Ma una delle peculiarità, nonché motivo di distinzione, della Tabula è costituita dalla ricchezza di dati inerenti al sistema viario: descrizione di tracciati, indicazione di punti di tappa, nodi viari e distanze. Nel nostro caso di studio, una linea (rossa) spezzata, tracciata lungo il litorale, collega le vignette di Ravenna e Altinum. Si trova così documentato un collegamento itinerario tra i due importanti insediamenti lagunari: la frazione “deltizia” di un più lungo percorso litoraneo (stabilito tra Rimini e Aquileia), scomposta in quattordici tappe, con l’indicazione (ad eccezione di un paio di casi) delle distanze parziali. Una seconda linea rossa – grosso modo parallela alla precedente –, accompagnata dalla didascalia “Ab Hostilia Per Padum.”, attesta l’esistenza di un collegamento “padano” tra Ravenna e Hostilia, centro logistico su cui convergono altre due vie: una, proveniente da Como e Mediolanum, attraverso Laude pompeia, Acerras e “Cremona (m. p.) XXII. Beloriaco. Mantua.(m. p.) XL Hostilia.”; l’altra, dalla più vicina Verona, accompagnata dalla didascalia: “A Verona. Hostilia. Milia Passus. XXXIII.”. Dalla vignetta “a doppia torre” di Verona, disegnata presso il cuneo di confluenza del F(luvius) Afesia con il Padus, si dipartono altri tre tracciati. Una via che, passando per Ariolica, Brixia, Leuceris e Bergomum, conduce a Como; una strada diretta a Tredente e a Ponte Drusi, con destinazione finale Augusta vindelicu(m); un terzo itinerario che, sdoppiandosi a Vice(n)tia, si dirige: da una parte, via Opitergio e Concordia, ad Aquileia; dall’altra, via Pataius, ad Altino”.
Roma. Al museo nazionale Etrusco di Villa Giulia finissage di “Bastabuste” con performance di teatro, musica e arte per onorare e celebrare Pier Paolo Pasolini, una delle più grandi menti e voci del Novecento, nel centenario della nascita. Pomeriggio col libro “La Roma di Pasolini”. Sempre obbligatori prenotazione e super Green Pass
Il 5 marzo 2022, in occasione del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia diretto da Valentino Nizzo presenta alle 21 uno straordinario evento di finissage della mostra “Bastabuste” di Oreste Baldini, curato da Maria Paola Guidobaldi: una performance di teatro, musica e arte, ideata e diretta dall’Artista per onorare e celebrare una delle più grandi menti e voci del Novecento. L’evento si inserisce nella nutrita serie di iniziative promosse dal progetto “La Roma di Pasolini-rete urbana” di Donne di carta, Italia Nostra, Roma Slow Tour e Nova Delphi editore, il quale attraverso trekking urbani, disegna la mappa dei luoghi umani e artistici che raccontano il legame di Pasolini con Roma, scandendone l’anno del centenario della nascita del poeta e aggregando, in una rete sempre aperta, le diverse proposte culturali di associazioni, enti, istituzioni, studiosi, poeti e artisti dal I al XIV municipio, in una narrazione in progress dal 5 marzo al 2 novembre 2022. Evento gratuito a cura di Maria Paola Guidobaldi. Testi teatrali di Antonella Giannaccaro interpretati da: Ricky Tognazzi (Di quando si parla e di quando non si parla); Ennio Coltorti, Gina Capuzzi, Giulia Santilli, Alessandro Parise (Non più di quattro domande. Piccoli paesaggi post urbani). Musiche originali del maestro Riccardo Cimino, eseguite dal vivo con il maestro Thierry Valentini. Grafica: Enrico Sartini. Posti limitati. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo: quattrodomande@gmail.com entro il 4 marzo, specificando nome e cognome dei prenotati. Obbligo di Super Green Pass e mascherina FFP2. Ingresso all’evento da parte del pubblico prenotato: ore 20:30.
Anteprima pomeridiana all’evento serale nel centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini. Alle 17, il museo nazionale Etrusco di Villa Giulia, ospita lo storico e critico della letteratura Dario Pontuale, autore del libro “La Roma di Pasolini. Dizionario urbano” (Nova Delphi, 2021), un vero e proprio vademecum per il pasoliniano appassionato, anzi innamorato del grande poeta friulano. A presentare il volume un relatore di tutto riguardo: il professor Angelo Favaro, pasolinista e docente all’università di Roma Tor Vergata, che dialogherà con l’autore sulle persone, le opere, i luoghi cari all’intellettuale dissidente, negli spazi che sorgono nel territorio di Valle Giulia, teatro di pensiero, di scontro e denuncia per Pasolini e gli anni in cui ha vissuto nell’Urbe. Ad aprire la presentazione un’anteprima del cortometraggio “MUSEO PASOLINI” (regia: Franco Diana; fotografia: Alessandro Codina). BASTABUSTE, nella sua denuncia verso i modi attuali di abitare il nostro pianeta, si fa portavoce di un libro dove si tracciano i percorsi di vita di uno dei più grandi uomini di pensiero del nostro tempo. Figlio elettivo di questa “stupenda e misera città”, in lui riecheggia la volontà di tornare a un “territorio salvo dall’industrializzazione, meritevole di essere difeso e rispettato” (da “La Roma di Pasolini. Dizionario urbano”, Torre di Chia). Posti limitati. Prenotazione obbligatoria all’indirizzo: pasolinipontuale@gmail.com entro il 4 marzo 2022, specificando nome e cognome dei prenotati e recapito telefonico. Ingresso gratuito del pubblico prenotato alle 16.30. Obbligo di Super Green Pass e mascherina FFP2.

L’attore Ricky Tognazzi
Ad aprire la performance serale un ospite d’eccezione: l’attore e regista Ricky Tognazzi, il quale, utilizzando uno straordinario leggio/opera d’arte realizzato da Baldini, reciterà “Di quando si parla e di quando non si parla”, un testo inedito di Antonella Giannaccaro, dedicato alla collaborazione fra il padre, il grande attore Ugo Tognazzi (di cui il 23 marzo ricorre in parallelo il centenario della nascita), e il poeta Pasolini, in occasione del film d’autore Il Porcile, dove viene affrontata la delicata tematica dell’incomunicabilità nel rapporto tra genitori e figli e delle estreme conseguenze che ne derivano. Il testo affidato alla voce di Tognazzi si sviluppa in un dialogo/monologo interiore fra un padre e un figlio incapaci di comunicare, senza che tuttavia questo spenga il desiderio di essere ascoltati, che permane nelle toccanti parole di Tognazzi figlio, in memoria del padre attore e dell’artista friulano.

L’autrice Antonella Giannaccaro
A seguire, la vera e propria performance: “Non più di quattro domande, piccoli paesaggi post urbani”, con testi di Antonella Giannaccaro interpretati da: Ennio Coltorti, una delle più belle voci del panorama teatrale italiano; Gina Capuzzi; Giulia Santilli; Alessandro Parise e accompagnati dalle musiche originali del Maestro Riccardo Cimino, eseguite dal vivo insieme al Maestro Thierry Valentini. Nella memoria dei luoghi cari allo scrittore, fra tensione e pensiero si snoda un testo, una domanda irrisolta che piega la testa e fissa la denuncia dell’uomo verso l’uomo che si snatura, che soffoca nelle vesti all’apparenza immacolate e invece corrotte del moderno in cui siamo bloccati e che Pasolini, in ogni suo sguardo, denuncia con straziante verità. Ogni quartiere, Roma intera a raccontare, con voce rotta da passione e identità da affermare, la lunga strada percorsa a partire da quel 1° novembre del 1975, quando chi sapeva e dichiarava il conflitto dell’esistere nella città eterna, vedeva compiersi la propria morte a suggello della propria lotta. Uno spettacolo potente e immerso nel senso della poetica pasoliniana, omaggiata su più piani. La performance attoriale e musicale di altissimo livello va in scena nelle sale della mostra “Bastabuste” e si serve di elementi di arredo realizzati da Baldini e pensati per la stratificata bellezza dei giardini di Villa Giulia. Una scenografia post urbana che tra ferro e bronzo coniuga il bisogno di dialogo della città nella città e il ricordo di una grande mente offrendo allo spettatore una traccia del pensiero pasoliniano. “Non più di quattro domande, piccoli paesaggi post urbani” si delinea così, in un imperdibile appuntamento la sera del finissage della mostra “Bastabuste”, in memoria di uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo.
Venezia. Intervista al direttore generale dei Musei, Massimo Osanna, ospite alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico di Ca’ Foscari: parla del futuro di musei e poli archeologici nell’integrazione con il digitale, di accessibilità e inclusività in ambito culturale
“L’archeologia e l’arte sono connaturate con la nostra realtà e la nostra vita quotidiana. Noi viviamo in città d’arte, ci muoviamo in paesaggi che sono paesaggi storici punteggiati di pievi, chiese e palazzi. È impensabile dimenticare tutto questo e non fare in modo che all’interno della nostra formazione, l’arte, l’educazione alla bellezza, e l’educazione alla tutela siano fondamentali. Noi dobbiamo comprendere quanto sia importante e fragile il nostro patrimonio, e quanto sia importante una tutela che deve essere condivisa da tutti. Tutti dobbiamo capire quanto sia importante e che cosa fare per salvare e portare avanti questo patrimonio nel futuro”: parole di Massimo Osanna, direttore generale dei Musei al ministero della Cultura, nell’intervista rilasciata alla tv dell’università Ca’ Foscari di Venezia, di cui è stato ospite della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2021/2022, con la lectio magistralis “Il sistema museale nazionale. Ricerca, tutela, valorizzazione, gestione”. Osanna ha parlato del futuro di musei e poli archeologici nell’integrazione con il digitale, di accessibilità e inclusività in ambito culturale, di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico italiano e di come sta cambiando il settore professionale nell’ambito dei beni culturali. “Le nostre città, i nostri musei, e i luoghi archeologici essendo fragili”, risponde Osanna, “necessitano una programmazione e una manutenzione che può prevenire o meglio rallentare i danni che lo scorrere del tempo procura a rovine, palazzi, edifici storici. Al di là di questo c’è la pressione antropica che dobbiamo affrontare come una vera sfida per il futuro. Ma la pandemia ci ha insegnato qualcosa anche su questo. Ci ha insegnato anche quanto sia importante diversificare, quanto sia importante il digitale, quanto sia importante avere un distanziamento”. Allor che cosa bisogna fare? “Non c’è una ricetta unica. Dipende dai contesti”, spiega. “Ma è chiaro che bisogna comunicare il nostro patrimonio per fare in modo che anche il turismo sia distribuito in maniera più omogenea, non solo concentrato nei grandi attrattori, Pompei, Il Colosseo, o il centro storico di Venezia. Bisogna fare in modo che si conoscano le realtà straordinarie come ce ne sono migliaia nel nostro territorio. Pensiamo ad esempio a Venezia: quanti turisti vanno ad Altino? Il museo di Altino è fondante per la storia del Veneto antico e degli antichi veneti, quindi parte integrante della nostra storia fatta di un mosaico di popoli che poi sono stati uniti nella cultura globalizzante all’epoca di Augusto, del mondo romano, e da qui una tradizione attraverso il Medioevo è arrivata fino a noi. È chiaro che bisogna comunicare questi luoghi con linguaggi adeguati. Spesso i visitatori non si avvicinano a questi luoghi perché non li sappiamo raccontare e allora la comunicazione diventa importante”.

“I musei fanno parte della nostra società contemporanea. Si devono adeguare alle sfide, ai bisogni, alle esigenze della società”, continua il direttore generale. “Dobbiamo fare in modo che i musei parlino con il linguaggio contemporaneo e che quindi sia un linguaggio che raggiunge tutti. Ma digitale non vuol dire solo ‘facciamo un’installazione’ o ‘facciamo un’opera d’arte digitale’, il digitale è un mondo con cui ci dobbiamo confrontare, ma che deve affiancare la materialità degli oggetti. I nostri musei e la nostra specificità sta anche nella materialità di un patrimonio che è straordinario”. E non si può dimenticare l’accessibilità. “Proprio l’accessibilità”, precisa, “è una delle misure del finanziamento del PNRR che fa capo proprio alla mia direzione generale Musei. Abbiamo 300 milioni di euro per progetti legati all’accessibilità che non significa solo abbattimento delle barriere architettoniche, perché questo è il livello base: ci mancherebbe che i nostri musei non siano accessibili ai diversamente abili. Ma la sfida con cui ci confrontiamo con questa misura di finanziamento è quella dell’abbattimento delle barriere cognitive e sensoriali. Noi dobbiamo fare in modo che i nostri musei parlino a tutti. E finora molti dei nostri musei hanno un linguaggio desueto e che non racconta. Quindi dobbiamo ripensare i racconti in modo che raggiungano tutte le categorie di visitatori, ai diversamente abili ma anche alle diverse fasce d’età. Dobbiamo fare programmi per bambini e per famiglie con bambini, perché è importante che sin dai primi anni ci si confronti con questo nostro patrimonio straordinario. Dobbiamo fare in modo che i giovani entrino nei musei con linguaggi adeguati”.
Roma. Forum Pass SUPER, riapre il percorso di visita unitario per Foro Romano/Palatino e Fori Imperiali: dal 1° marzo di nuovo attivo il biglietto unico per la visita integrata all’area archeologica centrale di Roma

Il parco archeologico del Colosseo visto dalla colonna Traiana (foto PArCo)
Dal 1° marzo 2022 torna il Forum Pass SUPER, il biglietto unico che consente – tutti i giorni, dal lunedì alla domenica – la visita integrata delle aree archeologiche dei Fori Imperiali, del Foro Romano e del Palatino, incluse le mostre in corso. “Ritornano oggi nuovamente fruibili in un unico percorso di visita il Palatino, il Foro Romano e i Fori Imperiali”, dichiara il direttore del parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, “ricostituendo un unico racconto lungo 3000 anni. Si riconferma la collaborazione tra il ministero della Cultura e Roma Capitale con un unico obiettivo condiviso: restituire ai romani il cuore pulsante della città, quale luogo da vivere e non solo come spazio musealizzato”. “La possibilità di poter di nuovo acquistare, grazie alla collaborazione con il Ministero della Cultura, un biglietto unico con il quale poter visitare il cuore archeologico della Roma classica”, prosegue l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Miguel Gotor, “è una notizia bellissima, un segno tangibile del fatto che il cammino verso una fruibilità nuova del nostro immenso patrimonio storico e artistico è ricominciato. È un primo passo del grande lavoro che abbiamo in mente di portare avanti in quest’area della città e non solo”. Dopo una prova a Capodanno 2016 (vedi Capodanno speciale a Roma: fori senza confini. Aperti gratuitamente i fori imperiali (del Comune) e il foro romano (dello Stato) in un’unica passeggiata grazie a un accordo tra sovrintendenza capitolina e soprintendenza ministeriale. Prova generale per il futuro? | archeologiavocidalpassato), il Forum Pass SUPER è nato nel 2019 dalla collaborazione tra ministero della Cultura e Roma Capitale, attraverso un importante protocollo d’intesa siglato tra la sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali (che gestisce l’area dei Fori Imperiali) e il parco archeologico del Colosseo (che ricomprende tra l’altro anche il Foro Romano e il Palatino), ma è stato successivamente sospeso a causa dell’emergenza sanitaria. Da oggi, 1° marzo 2022, il biglietto unico è dunque riattivato: con un solo ticket da 16 euro (12 euro per i possessori di MIC Card) valido per l’intera giornata, si potrà accedere nuovamente al percorso che, in circa due ore, consente di visitare il cuore archeologico di Roma.

Veduta generale dal Campidoglio del foro romano e dei fori imperiali
Il percorso di visita nei Fori Imperiali, seguendo la passerella presente nel sito, è privo di barriere architettoniche. Attraversa una parte del Foro di Traiano, passa sotto via dei Fori Imperiali percorrendo le cantine delle antiche abitazioni del Quartiere Alessandrino e, dopo aver attraversato il Foro di Cesare per la sua intera estensione, in prossimità del Foro di Nerva raggiunge la Curia Iulia nel parco archeologico del Colosseo, per entrare nel Foro Romano. L’accesso all’area è consentito anche dai varchi della via Sacra/Arco di Tito, via di S. Gregorio e, a breve, via del Tulliano, di fronte al Carcere Mamertino: in questo caso il percorso terminerà alla biglietteria della Colonna Traiana in piazza della Madonna di Loreto.

La “Stanza delle Maschere” nella Casa di Augusto sul Palatino, con decorazione pittorica in tardo secondo stile, che evoca la facciata di una scena teatrale (foto PArCo)
Inclusa nel biglietto anche la visita dei siti SUPER nel Foro Romano e sul Palatino, luoghi unici al mondo la cui visita speciale permette di entrare nel vivo dell’arte e della civiltà romana, anche attraverso tecnologie immersive e narrazioni virtuali. Così il visitatore sarà condotto alla scoperta della pittura antica dall’età augustea, con la casa di Augusto (dal martedì alla domenica), a quella tardo antica e alto medievale, con il Tempio di Romolo, Santa Maria Antiqua e l’oratorio dei Quaranta Martiri. Sabato, domenica e lunedì sarà anche possibile accedere alla Curia Iulia, l’antica sede del Senato Romano.

Veduta generale dell’area archeologica centrale di Roma dal Campidoglio al Colosseo
Gli accessi ai siti SUPER sono contingentati, in quanto conservano preziose pitture che potrebbero risentire dell’eccessivo affollamento. Fino al 30 aprile 2022 sarà aperta al pubblico anche la mostra “Giacomo Boni. L’alba della modernità” che include anche la sezione permanente ospitata nella sede di Santa Maria Nova. Il biglietto può essere acquistato sia nella biglietteria presso la Colonna Traiana sia online su https://parcocolosseo.it e www.coopculture.it. Per i giovani sono previste particolari agevolazioni: ingresso gratuito per i cittadini dell’Unione Europea fino ai 18 anni e biglietto a 2 euro dai 18 ai 25 anni. Servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura e Electa – CoopCulture. Maggiori informazioni ai numeri 060608 (tutti i giorni dalle 9 alle 19) e 06 39967700 (tutti i giorni dalle 10 alle 15).
Al via la IV edizione di Firenze Archeofilm: 60 film in concorso in cinque intense giornate con proiezioni mattutine, pomeridiane e serali. Ecco i film da non perdere. Ingresso gratuito con Super Green Pass e FFP2
Ci siamo. Mercoledì 2 marzo 2022 apre al Cinema La Compagnia di Firenze la IV edizione di “Firenze Archeofilm”, il festival internazionale organizzato dalla rivista Archeologia Viva (Giunti Editore) fino al 6 marzo 2022: 60 film in concorso per il Premio Firenze Archeofilm assegnato dal pubblico, anteprime nazionali, proiezioni non stop, dalla mattina alla seconda serata; ospiti internazionali e incontri con i registi; grandi scoperte, scenari mozzafiato, immagini inedite. Cinque intense giornate con proiezioni mattutine, pomeridiane e serali, tutte a ingresso gratuito (obbligatorio green pass rafforzato e mascherine FFP2), che permetteranno al pubblico di viaggiare in universi lontani, nel tempo e nello spazio, soffermandosi anche su tematiche di grande attualità, come il cambiamento climatico e le imminenti minacce per il pianeta (per l’intero programma vedi Firenze. Tre settimane al via del quarto Firenze Archeofilm, Festival Internazionale Cinema di Archeologia Arte Ambiente: cinque giorni con oltre 60 film provenienti da 14 nazioni diverse, 11 prime nazionali. Ecco il programma | archeologiavocidalpassato).

Tra i film da non perdere “L’Enigma delle ossa ovvero la rivoluzione di genere nella preistoria” (mercoledì 2 marzo, nel pomeriggio). L’opera per la prima volta affronta la questione del rapporto maschile femminile nella preistoria, ribaltando il cliché, prove archeologiche alla mano, per cui il “capofamiglia” dovesse essere sicuramente un maschio. Restando ai primordi dell’umanità, la grande produzione francese “Stonehenge, le origini svelate” (giovedì 3 marzo, ore 16) squarcia finalmente il velo sugli ultimi misteri del circolo megalitico più conosciuto al mondo. Se mai, infine, ci fossimo fatti un’idea di un abbigliamento “selvatico” per gli uomini e le donne della preistoria il film “Signore e Principi preistorici” (giovedì 3 marzo) è pronto a smentire ogni convinzione di questo tipo, come dimostrano le sepolture di grande “sfarzo” e bellezza, con abbigliamenti e ornamenti inimmaginabili.

Con il documentario “Città del Vaticano alla ricerca dell’eternità” (giovedì 3 marzo, ore 22) per la prima volta al cinema si indaga sulla storia architettonica, lunga duemila anni, del Vaticano; e ancora, “D’Artagnan e i tre moschettieri: la storia vera” (sabato 6 marzo mattina), racconta sul grande schermo la vera storia di D’Artagnan e porta sulle tracce dell’iconico dramma storico, romantico, di Alexandre Dumas (padre); “La flotta delle Indie” (venerdì 4 marzo) documenta di fatto le prime prove di globalizzazione, con la scoperta dell’America; la minaccia di una nuova Pompei alle pendici del Vesuvio e il grande tema della possibile previsione di nuove eruzioni vulcaniche è infine al centro del film “La prossima Pompei” in programma mercoledì 2 marzo. E non manca l’Antico Egitto: in programma al festival i documentari “Il mondo di Cheope” (giovedì 3 marzo), “70 milioni di mummie animali” (venerdì 4 marzo), “Il busto di Nefertiti: nascita di un’icona” (sabato 5 marzo).

L’incredibile storia degli “Angeli dell’arte” ad Aleppo: arrivano in Italia per la prima volta le immagini del salvataggio del museo della città siriana, da parte di una squadra di archeologi e volontari impegnati in una corsa contro il tempo. S’intitola “Il testamento di Ciriaco” (venerdì 4 marzo) il film di Olivier Bourgeois, interamente girato dentro al museo Archeologico di Aleppo durante la guerra civile in Siria del 2011, che ripercorre la corsa contro il tempo di archeologi e custodi per mettere in salvo oltre ventimila opere (una di queste restaurata in loco dall’università di Firenze).

L’archeologia in 3D, come non si era mai vista: nei giorni 4 e 5 marzo ci si potrà immergere in un’esperienza multimediale con “Noto. Il giorno della paura (1693)”. Grazie ad un apposito visore si rivive lo spaventoso terremoto che l’11 gennaio del 1693 sconvolse in Sicilia la Val di Noto. Ogni personaggio in 3D ha una controparte nella vita reale che ha prestato le fattezze al proprio omologo digitale. In questo processo, gli autori hanno voluto valorizzare con tratti di persone reali (anziché generate proceduralmente al computer) i protagonisti storici dell’epoca del sisma. La premessa narrativa ha quindi posto le basi per una fase di selezione via casting dei protagonisti, conclusasi con la scelta dei 20 attori per le 20 figure da replicare digitalmente.
In programma poi il suggestivo “Al tempo dei dinosauri” (sabato 5 marzo, ore 16), che narra l’incredibile scoperta di nuove specie di dinosauri negli ultimi vent’anni, combinata con le ricostruzioni in 3D, altamente realistiche, che assicurano spettacolarità al documentario presentato in anteprima nazionale.

Altro tema centrale di Firenze Archeofilm, l’Ambiente: l’Amazzonia e la regione indiana del Ladakh chiudono il festival. Il film tutto italiano “Guerra all’Amazzonia” (domenica 6 marzo, mattina) documenta un viaggio attraverso il Brasile per raccontare come gli incendi e il disboscamento illegale stiano vincendo la partita contro l’Amazzonia. E alla fine della giornata – e in chiusura del festival – presentato dal regista Nicolò Bongiorno, ci sarà il film “Songs of the Water Spirits” (domenica 6 marzo, pomeriggio): la descrizione di una profonda trasformazione sociale nel territorio indiano del Ladakh, ai piedi dell’Himalaya, connotato da antiche tradizioni che rischiano di essere cancellate da uno sviluppo troppo rampante, che mette a rischio l’ambiente e snatura la cultura locale.


Dario Di Blasi, direttore artistico di Firenze Archeofilm
Premi e giurie. Al termine della manifestazione saranno assegnati i seguenti riconoscimenti: il premio “Firenze Archeofilm” al film più votato dal pubblico; il premio “Università di Firenze”; il premio “Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria Paolo Graziosi” al miglior film di archeologia preistorica e il premio “Archeologia Viva” per la comunicazione del patrimonio ambientale. “Il cinema”, dichiara il direttore artistico di Firenze Archeofilm Dario Di Blasi, “è uno strumento formidabile per raccontare la storia in modo approfondito e coinvolgente. Trasmette conoscenza, cultura, sapere scientifico. Il mondo antico aspetta di essere raccontato, non solo descritto”.
Roma. Con gli esperti del parco archeologico del Colosseo alla scoperta dei mosaici presenti tra Foro Romano e Palatino: quarta e ultima tappa nella Casa delle Vestali con i mosaici a tessere disposte a stuoia

Foro Romano, Casa delle Vestali, rampa metallica lungo il lato ovest dell’abitazione: mosaico a tessere bianche disposte a stuoia intervallate da inserti marmorei policromi (foto archivio PArCo)
Il parco archeologico del Colosseo propone un nuovo itinerario on line tra Foro Romano e Palatino, a cura di Federica Rinaldi, Alessandro Lugari e Francesca Sposito, per scoprire che cosa state si sta calpestando in una visita, per capire in quale edificio e ambiente vi state muovendo, per riconoscere i pavimenti antichi in marmi policromi e in mosaico che decoravano gli edifici pubblici, ma anche e soprattutto le case private e i palazzi. In questo quarto appuntamento, l’itinerario digitale chiude il percorso all’interno della Casa delle Vestali alla scoperta dei suoi pavimenti. Dopo aver passeggiato attorno al cortile della Casa delle Vestali, aver visitato la nuova esposizione permanente ospitata presso gli ambienti che si aprono lungo il versante meridionale dell’abitazione, aver proseguito in direzione del braccio occidentale, si giunge all’uscita del percorso interno alla Casa delle Vestali. Proseguendo lungo la rampa metallica che supera il dislivello con il tempio rotondo nel lato ovest, guardando proprio sotto la rampa è possibile notare un piccolo ma prezioso frammento di mosaico che risale ad una delle prime sistemazioni della Casa, databile ad epoca tardo-repubblicana.

Foro Romano, Casa delle Vestali, rampa metallica lungo il lato ovest dell’abitazione: mosaico bianco con tessere disposte a stuoia e inserti marmorei policromi, particolare (foto archivio PArCo)
“Il mosaico – spiegano gli archeologi del PArCo – è completamente diverso da quelli che abbiamo visto all’interno della Casa e che abbiamo datato alla piena età imperiale: è un tessellato bianco, realizzato con tessere di forma quadrangolare e rettangolare, queste ultime disposte a creare il motivo di una stuoia o di una intelaiatura a canestro. La superficie è impreziosita da inserti di marmi policromi tra i quali si riconoscono l’africano, il cipollino, il porfido verde, il greco scritto. Rinvenuto nel corso degli scavi realizzati da Giacomo Boni agli inizi del Novecento, venne delimitato da mattoni disposti a coltello e le parti mancanti sono state integrate con una malta cementizia rossa”.

Palatino, Casa dei Grifi, piano superiore: mosaico bianco con tessere disposte a stuoia e inserti policromi, particolare (foto archivio PArCo)
“Il motivo delle tessere rettangolari disposte a formare una stuoia impreziosita da frammenti di marmi colorati – continuano gli archeologi del PArCo – è tipico dell’età tardo-repubblicana e dal II-I secolo a.C. si ritrova sul Palatino all’interno della Casa dei Grifi e nella cosiddetta Casa repubblicana accanto alla Scalae Caci, di cui vi mostriamo in foto alcuni interessantissimi particolari”.

Palatino, Casa repubblicana accanto alle Scalae Caci: mosaico bianco con tessere disposte a stuoia e inserti policromi, particolare (foto archivio PArCo)
“A testimonianza di come anche nell’antichità il gusto fosse assai mutevole, questo tipo di mosaico sparisce completamente già a partire dal I secolo d.C.: la moda cambia, e il mosaico verrà soppiantato da pavimentazioni marmoree, spesso disposte a formare combinazioni geometriche, come quella che abbiamo visto nella sala di rappresentanza della Casa delle Vestali (i cosiddetti sectilia pavimenta). Questo dato – concludono – è molto importante perché consente agli specialisti di datare in maniera abbastanza puntuale i mosaici con tessere cosiddette a stuoia“.
Cividale. Al museo Archeologico nazionale la prima Giornata CERM 2022 con l’archeologia, l’arte e la storia. Alessandra Schiavon e Paolo Cammarosano parlano de “La famiglia nel Medioevo”

Il CERM (Centro Europeo di Ricerche Medievali) di Trieste, che dal 2005 mira a favorire la buona ricerca, a valorizzare i suoi risultati, a trasformare le idee in libri, annuncia – dopo una lunga pausa – la prima Giornata CERM 2022 con l’archeologia, l’arte e la storia, promossa con il museo Archeologico nazionale di Cividale. Appuntamento 27 febbraio 2022, alle 16, al museo Archeologico nazionale di Cividale, con i medievisti Alessandra Schiavon e Paolo Cammarosano che parleranno de “La famiglia nel Medioevo”. L’evento è gratuito per i soci CERM. Per i non soci è previsto il pagamento del biglietto d’entrata del museo Archeologico di Cividale. Prenotazioni Marialuisa Bottazzi marialuisa.bottazzi60@gmail.com segreteria@cerm-ts.org +39 335 81 24 350. Le lezioni saranno registrate e verranno collocate nella piattaforma riservata ai soci. La famiglia è da secoli la cellula fondamentale della società. L’età medievale ne ha strutturato i caratteri in maniera decisiva. Con Paolo Cammarosano e Alessandra Schiavon verranno delineati i percorsi di tale evoluzione.
Milano. Ancora un mese per visitare alle Gallerie d’Italia la mostra “GRAND TOUR. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei”: 130 opere ricostruiscono quello straordinario fenomeno che tra Sei e Ottocento fece dell’Italia la meta privilegiata di letterati, artisti, giovani signori, membri della società aristocratica e colta europea

Tra la fine del Seicento e la prima metà dell’Ottocento, l’Italia fu la meta privilegiata di letterati, artisti, giovani signori, membri della società aristocratica e colta europea. Fu questo il Grand Tour, uno straordinario fenomeno di carattere universale che ha contribuito in modo determinante a creare quella percezione dell’Italia, legata alla bellezza del suo ambiente e della sua arte, ancora oggi di grande attualità che rende davvero unica l’identità del nostro Paese.

La locandina della mostra “GRAND TOUR. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei” alle Gallerie d’Italia di Milano fino al 27 marzo 2022
Alle Gallerie d’Italia a Milano c’è ancora un mese di tempo (fino al 27 marzo 2022) per visitare la mostra “GRAND TOUR. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei” a cura di Fernando Mazzocca, con Stefano Grandesso e Francesco Leone, e con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli. Il catalogo della mostra è pubblicato nelle Edizioni Gallerie d’Italia | Skira. “La mostra sul Grand Tour, allestita nelle Gallerie di piazza della Scala”, interviene Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, “è la prima ideata e realizzata in Italia capace di offrire uno sguardo d’insieme su un tema così vasto. I capolavori esposti offrono al visitatore odierno l’opportunità di comprendere e rivivere l’emozione provata secoli fa dai protagonisti del Grande Viaggio di fronte alla bellezza senza tempo dei paesaggi e degli antichi luoghi d’arte italiani, elementi fondanti non solo della nostra identità nazionale, ma anche di quella europea. L’iniziativa, che si avvale della prestigiosa partnership del museo Ermitage di San Pietroburgo e del museo Archeologico nazionale di Napoli, conferma il ruolo di primo piano che Intesa Sanpaolo ha conquistato nel corso degli anni nel panorama culturale e artistico del nostro Paese”.

Solo in Italia, la cultura classica poteva raggiungere una compiuta sintesi di natura e di storia. Il grande viaggio (l’espressione fu utilizzata per la prima volta nel 1697, nel volume di Lassel, An Italian Voyage) fu presto inteso come momento essenziale di un percorso educativo e formativo, nonché segno di un preciso status sociale. L’Italia rappresentava una tappa obbligata per artisti e studiosi amanti dell’architettura, della pittura e della scultura, sia antica, sia moderna. Le straordinarie scoperte archeologiche del Settecento ad Ercolano e Pompei aggiunsero nuovi motivi di interesse. Questo momento di formazione, diventato obbligatorio per le élite europee, ma poi anche per quelle provenienti da altri continenti, ha coinvolto sovrani, aristocratici, politici, uomini di chiesa, letterati, artisti, tutti affascinati dalla varietà del paesaggio italiano ancora intatto, dalla maestà delle città, dei monumenti e delle opere d’arte che facevano, e ancora oggi fanno, del nostro territorio una sorta di meraviglioso museo “diffuso”.
L’esposizione, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e in partnership con il museo Archeologico nazionale di Napoli e il museo statale Ermitage di San Pietroburgo, presenta circa 130 opere provenienti dalla collezione Intesa Sanpaolo, collezioni private e numerose istituzioni culturali italiane e internazionali come The National Gallery di Londra, musée du Louvre di Parigi, The Metropolitan Museum of Art di New York, museo nacional del Prado di Madrid, Rijksmuseum di Amsterdam, Victoria and Albert Museum di Londra, Österreichische Galerie Belvedere di Vienna, Statens Museum for Kunst di Copenaghen, musée des Beaux-Arts di Lione, Gallerie degli Uffizi di Firenze, musei Capitolini di Roma, musei Vaticani, museo e real bosco di Capodimonte di Napoli. Tra i prestiti anche due opere provenienti dal Regno Unito e appartenenti alla Royal Collection della Regina Elisabetta II, oltre ad altre opere provenienti da grandi residenze reali come la Reggia di Versailles, la Reggia di Caserta e la Reggia di Pavlovsk a San Pietroburgo.

Dipinti, sculture, oggetti d’arte, allestiti in un suggestivo dialogo, intendono riproporre, in una mostra di grande attualità, l’immagine dell’Italia amata e sognata da un’Europa che si riconosceva in radici comuni di cui proprio il nostro Paese era stato per secoli il grande laboratorio, un’Italia composita, raffigurata nella sua struggente bellezza dagli artisti che fecero sorgere il mito del “bel paese”. Sono esposte opere dei principali artisti del tempo come Piranesi, Valadier, Volpato, Canaletto, Panini, Lusieri, Hubert Robert, Jones, Wright of Derby, Hackert, Volaire, Ducros, Granet, Valenciennes, Catel, Batoni, le due pittrici Vigée Lebrun e Angelica Kauffmann, Ingres.

Particolare rilievo assumono i luoghi (le città tradizionali come Venezia, Firenze, Roma e Napoli, e i borghi storici) e i paesaggi (dalle Alpi, al Vesuvio, all’Etna). La meta principale del Grand Tour è stata certamente Roma, la città universale ed eterna, prima capitale dell’antichità e poi della cristianità, dove si venivano a studiare i segreti e i canoni del bello, depositato non solo nei marmi antichi ma anche nei capolavori del Rinascimento e del Classicismo seicentesco. Mentre nel Lazio si ripercorrevano i luoghi celebrati dalla letteratura classica che, attraverso Orazio e Virgilio, erano entrati nel mito. La magnificenza del paesaggio del golfo e della zona vesuviana, unita al fascino delle testimonianze dell’antichità, soprattutto dopo la riscoperta delle due città di Pompei e Ercolano, sepolte dalla catastrofica eruzione del Vesuvio del 79 d.C., hanno fatto di Napoli l’altra irrinunciabile meta di questo viaggio di istruzione e formazione, che si estese poi anche, sempre in Campania, alla recuperata area di Paestum dove era possibile emozionarsi di fronte allo spettacolo sublime dei magnifici templi dorici, in un periodo in cui la Grecia, ancora sotto il dominio ottomano, era interdetta ai viaggiatori. Sempre le testimonianze della Magna Grecia spinsero i viaggiatori più ardimentosi, e uno dei primi fu Goethe nel suo famoso viaggio in Italia, verso la più lontana e sconosciuta Sicilia, destinata a incantare con l’asprezza dei suoi paesaggi primitivi e l’imponenza dei templi di Segesta, Selinunte e Agrigento, o del teatro greco di Siracusa.

Altri luoghi privilegiati del Grand Tour furono città piene di eventi come Venezia; Vicenza, dove era possibile ammirare i palazzi di un genio universale come Palladio, imitato in tutto il mondo; Firenze che nelle sue chiese e nelle sue collezioni, in particolare le Gallerie medicee, schiudeva agli occhi ammirati dei viaggiatori le meraviglie dell’antico come del Rinascimento. Più avanti anche Milano, grazie soprattutto alla presenza di Leonardo e del suo leggendario Cenacolo, e i vicini laghi, per lo splendore delle loro rive e delle ville famose sin dall’antichità, diventarono delle mete per i viaggiatori più esigenti.

L’Italia divenne per un lungo periodo il maggiore mercato non solo dell’arte antica, ma anche di una produzione contemporanea ispirata alla memoria dell’antico. Sicuramente il più originale protagonista di questo gusto fu il genio di Piranesi che nelle sue incisioni visionarie, nei suoi estrosi arredi aveva proposto ad una raffinata clientela internazionale una visione molto personale dell’immaginario classico. Sulla sua scia si registra una impressionante ripresa delle manifatture artistiche più prestigiose che, dalla bronzistica all’oreficeria al mosaico alla glittica, hanno raggiunto livelli pari a quelli del Rinascimento. I prestigiosi assemblages in metalli e pietre preziosi di Valadier hanno incantato tutto il mondo, mentre le immagini delle più popolari sculture antiche sono state diffuse nelle regge e nelle dimore aristocratiche europee dai bronzetti di Boschi, Zoffoli, Righetti, Hopfgarten o dalle meravigliose statuine in biscuit di Volpato.

Dalle richieste dei collezionisti stranieri ha tratto un nuovo slancio anche la pittura, soprattutto un genere prima considerato minore come la veduta e il paesaggio. Anche in questo campo grazie ad artisti della originalità e della grandezza di Canaletto, Panini, Joli, Lusieri e degli stranieri venuti al seguito dei viaggiatori, come Hubert Robert, More, Wilson, Jones, Wright of Derby, Hackert, Volaire, Ducros, Granet, Valenciennes, Catel è stato raggiunto tra Sette e Ottocento un livello prima impensabile, passando dalla razionalità scientifica dei vedutisti all’emozione del paesaggio visto come espressione di uno stato d’animo dei romantici.

Ma il genere più richiesto e amato dai collezionisti stranieri, insieme alle vedute dei luoghi visitati, è stato il ritratto. Alla celebrazione del proprio rango si sostituisce l’esaltazione del carattere e della cultura. Da qui la scelta di farsi rappresentare accanto ai monumenti e alle sculture antiche ammirate in Italia. Assoluto maestro in questo campo è stato Batoni, uno dei maggiori ritrattisti di tutti i tempi. I suoi ritratti hanno rappresentato uno status symbol, come quelli del suo rivale Mengs, delle due pittrici in competizione Vigée Lebrun e Angelica Kauffmann, di Von Maron, Tischbein, Sablet, Zoffany, Fabre, Gérard, Ingres.

I viaggiatori erano attratti anche dalla singolarità dei nostri costumi e dalla bellezza di una popolazione, apparentemente felice, che viveva la maggior parte dell’anno all’aria aperta proprio per la mitezza del clima. Un illustratore e pittore straordinariamente popolare come Pinelli e pittori come Sablet, Géricault, Robert, Schnetz, Delaroche hanno saputo rappresentare la vita domestica nei suoi aspetti più avvincenti e commoventi, rivendicando la dignità del popolo. Il maggior giro di affari ha riguardato la scultura, a partire dal commercio dei marmi antichi, il loro restauro e spesso la produzione di copie in cui è stato il maggiore protagonista Cavaceppi. Verso la fine del Settecento, grazie a Canova e ai suoi validissimi seguaci, si è affiancata la produzione di una scultura originale che, pur ispirata all’antichità, ha saputo interpretare la sensibilità moderna, assicurando a questa arte, diventata l’orgoglio dell’Italia, una straordinaria fortuna nel corso del XIX secolo in tutto il mondo.
Cattolica (Rn). Al museo della Regina presentazione del libro di Luigi Malnati “La passione e la polvere. Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai giorni nostri” (La nave di Teseo) con Maurizio Cattani e Annalisa Pozzi. Super Green pass obbligatorio e mascherine FFP2

L’archeologia è fango, polvere, cemento, baracche prefabbricate in lamiera, bagni mobili, panini consumati in fretta. E l’emozione della scoperta. Lo descrive molto bene l’archeologo, già soprintendente, Luigi Malnati nel suo libro “La passione e la polvere. Storia dell’archeologia italiana da Pompei ai giorni nostri” (La nave di Teseo) che viene presentato domenica 27 febbraio 2022 al museo della Regina di Cattolica (Rn). Discutono con l’autore Maurizio Cattani, università di Bologna, e Annalisa Pozzi, funzionario archeologa SABAP- Ravenna. Accesso libero con super Green Pass e mascherina FFP2 fino ad esaurimento posti. Numero limitato, gradita la prenotazione scrivendo a museo@cattolica.net o telefondo a numero 0541.966577-775.

La copertina del libro “La passione e la polvere” di Luigi Malnati (edizioni La Nave di Teseo)
Avventurosa e carica di mistero: da sempre, è così che immaginiamo l’archeologia. Spesso legata a paesi lontani, esotici e favolosi, o a scoperte di tesori e reperti straordinari come le tombe etrusche, gli affreschi di Pompei, le sculture classiche. Non è più così da molto tempo, da quando nell’Ottocento l’archeologia ha iniziato a distinguersi dalla storia dell’arte antica ed è diventata una scienza intimamente connessa alla storia umana, contribuendo, insieme alle fonti scritte, a scoprire e raccontare la vita nelle diverse civiltà. Da allora si sono moltiplicati gli scavi, condotti con metodi rigorosi, specie nelle città che conservano sotto l’aspetto attuale le tracce delle epoche e delle culture precedenti. In Italia la professione di archeologo nasce formalmente negli anni ottanta del Novecento e richiama giovani spinti da una grande passione, che lavorano duramente, a fianco delle soprintendenze, il più delle volte lontani dalla ribalta. Questo perché non esistono solo Pompei e il Colosseo: il patrimonio archeologico è diffuso e la battaglia per salvaguardarlo non è ancora perduta. Ripercorrendo momenti e figure decisive e illustrando le tecniche dell’archeologia, La passione e la polvere racconta un mondo tanto affascinante quanto ancora poco conosciuto nelle parole di un testimone diretto.

Luigi Malnati, già soprintendente archeologo (foto Mibact)
Luigi Malnati si è specializzato in archeologia all’università di Milano. A 27 anni vince il concorso da ispettore archeologo al ministero dei Beni Culturali, dove ha lavorato per quasi quarant’anni. A 39 anni diventa soprintendente archeologo, incaricato prima della soprintendenza delle Marche, poi di quella del Veneto, dell’Emilia-Romagna e della Lombardia. Dal 2010 al 2014 ricopre l’alto grado di Direttore Generale alle Antichità, emanando la prima circolare che regolamenta le procedure di archeologia preventiva in Italia. Ha al suo attivo più di 150 pubblicazioni scientifiche, tra le quali, con Valerio Massimo Manfredi, il manuale Gli Etruschi in val Padana (1991 e 2002), prevalentemente dedicate all’archeologia italica e a quella urbana, ma anche alle problematiche relative alle normative per la tutela. Ha organizzato decine di esposizioni archeologiche in Emilia-Romagna e in Veneto, nonché la grande esposizione di Brescia del 2015 sulla romanizzazione dell’Italia settentrionale.






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