Napoli. Al museo Archeologico nazionale apre la mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario”: con oltre 400 reperti racconta “il millennio bizantino”, dalla rifondazione dell’antica Byzantion da parte di Costantino nel 330, fino alla presa di Costantinopoli con la quarta crociata nel 1204

Il Salone della Meridiana al museo Archeologico nazionale di Napoli al buio, pronto a svelare i tesori della mostra “I Bizantini” (foto francesco pio chinelli)
Ci siamo. Il 21 dicembre 2022, quando si accenderanno le luci del Salone della Meridiana al museo Archeologico nazionale di Napoli brilleranno agli occhi dei visitatori i tesori di quel mondo raffinato che aveva il suo punto di riferimento nella capitale Bisanzio: alle 11.30, sarà presentata la mostra “Bizantini. Luoghi, simboli e comunità di un impero millenario”. Dal 22 dicembre 2022, apertura al pubblico.

Il direttore del Mann, Paolo Giulierini, nella mostra “I Bizantini” (foto valentina cosentino)
L’esposizione, realizzata con il sostegno della Regione Campania nell’ambito del Poc 2014/2020, sviluppa il tema delle fasi storiche successive all’impero romano d’Occidente, con un focus sulla Grecia, su Napoli (città “bizantina” per circa cinque secoli dopo la conquista da parte delle armate guidate da Belisario nel 536 d.C.) e sull’Italia meridionale. Curata da Federico Marazzi (università Suor Orsola Benincasa di Napoli), la mostra racconta “il millennio bizantino” dalla rifondazione dell’antica Byzantion da parte di Costantino nel 330, fino alla presa di Costantinopoli con la quarta crociata nel 1204 (momento cruciale nel processo di dissoluzione dell’Impero), approfondendo diversi temi: la struttura del potere e dello Stato, l’insediamento urbano e rurale, gli scambi culturali, la religiosità e le espressioni della cultura scritta, letteraria e amministrativa. In mostra, oltre quattrocento reperti, appartenenti alle collezioni del Mann o concessi in prestito dai principali musei e siti archeologici che custodiscono, in Italia e in Grecia, materiali bizantini: anche grazie alla sinergia con il ministero ellenico della Cultura, molti manufatti sono visibili per la prima volta e provengono dagli scavi della linea metropolitana a Salonicco. In mostra anche materiali scavati nella linea metropolitana di Napoli.

Histamenon di Basilio II in oro della Zecca di Costantinopoli (1005-1025 d.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Il progetto scientifico dell’esposizione è stato sviluppato da un gruppo di studiosi italiani della civiltà bizantina, gruppo coordinato dallo stesso Federico Marazzi e composto da Lucia Arcifa, Ermanno Arslan, Isabella Baldini, Salvatore Cosentino, Edoardo Crisci, Alessandra Guiglia, Marilena Maniaci, Rossana Martorelli, Andrea Paribeni ed Enrico Zanini. La mostra, coordinata da Laura Forte (responsabile Ufficio mostre al Mann) e organizzata da Villaggio Globale International, è realizzata con la collaborazione dell’università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. Il progetto di allestimento è di Andrea Mandara e quello grafico di Francesca Pavese. L’esposizione, infine, prevede un ricco apparato editoriale, che include il catalogo (in uscita a gennaio 2023), la guida breve, la pubblicazione degli itinerari bizantini della Campania e un volume destinato ai bambini, tutto edito da Electa.
Verona. Al museo Archeologico nazionale aperta la sezione dell’Età del Ferro: visita guidata con la direttrice Giovanna Falezza tra reperti inediti e installazioni multimediali. E un occhio al futuro: la sezione dell’Età Romana
L’ombra dello Sciamano si allunga sulle pareti della grotta illuminata dalle fiaccole delle torce. Chi entra al museo Archeologico nazionale di Verona si immedesima nello Sciamano, simbolo del museo veronese: la sua ombra si muove sulla parete d’ingresso e “scopre” passo dopo passo le immagini dei tesori che si rivelano, quasi magicamente, agli occhi del visitatore. È questo l’effetto dell’installazione immersiva, la novità presentata all’inaugurazione, al terzo piano dell’ex caserma asburgica di San Tomaso, delle nuove sale dedicate all’Età del Ferro nel Veronese, con le quali si completa l’allestimento della sezione Preistoria e Protostoria, la cui prima parte era stata inaugurata nel febbraio 2022 (vedi Verona. Il museo Archeologico nazionale è una realtà: le due protagoniste – l’ex direttrice Federica Gonzato e la nuova Giovanna Falezza – ci introducono alla nuova istituzione culturale, con un breve excursus sulla storia della sede e sull’allestimento. Apertura completa entro il 2025 | archeologiavocidalpassato).
“Il nuovo allestimento”, spiega l’architetto Chiara Matteazzi, “va assolutamente in continuità con quanto già realizzato. Infatti il filo conduttore è la pulizia, in modo tale che in qualche modo l’allestimento scompaia per dare maggior risalto ai pezzi esposti. Tutto l’ultimo piano del museo è stato rivisto nel suo itinerario con l’inserimento di accenni multimediali. Abbiamo infatti inserito 5 postazioni multimediali che ci aiutano nella conoscenza dei materiali esposti e due installazioni multimediali immersive: la prima in ingresso, che ci aiuta attraverso l’uso della nostra ombra un po’ per richiamare quello che era lo sciamano, il protagonista assoluto del museo, e l’ultima che racconta invece in modo molto suggestivo un tema che può andare a colpire la sensibilità di molti: si tratta del funerale di un principe bambino. In questo caso il materiale che avevamo a disposizione era molto dettagliato e ci ha permesso di fare una ricostruzione molto suggestiva di questo momento funerario. Con un obiettivo: cercare di non colpire la sensibilità. Nel senso che ci si avvicina ad avere l’emozione di partecipare a un funerale senza rendersi troppo conto che si tratta del funerale di un bambino”.

Giovanna Falezza, direttrice del museo Archeologico nazionale di Verona, davanti a una vetrina della sezione dell’Età del Ferro (foto graziano tavan)

Il pannello che introduce alla sezione “ENTRANDO NELLA STORIA. L’età del Ferro” del museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)
“ENTRANDO NELLA STORIA. L’età del Ferro nel Veronese”. Cominciamo allora a conoscere meglio la nuova sezione, curata sotto il profilo scientifico da Giovanna Falezza, direttrice del Museo, e da Luciano Salzani, già funzionario della Soprintendenza veronese, e allestita da Chiara Matteazzi – come ha spiegato ad archeologiavocidalpassato.com -, in continuità con il precedente allestimento museale. Il criterio è quello cronologico, con una serie di focus su oggetti e rinvenimenti di particolare interesse. Ad essere documentata è la storia del territorio veronese, luogo di incontri e contatti che qui si intrecciarono tra Veneti, Etruschi e Celti. È proprio la direttrice Giovanna Falezza a introdurci alla visita delle nuove sale del museo Archeologico nazionale di Verona.
“Oggi inauguriamo le nuove sale dedicate all’Età del Ferro del Veronese del museo Archeologico nazionale di Verona che, come ricorderete, a febbraio è stato aperto esponendo materiali che arrivavano in ordine cronologico fino alla fine dell’Età del Bronzo”, spiega Giovanna Falezza ad archeologiavocidalpassato.com. “Con le sale che apriamo oggi, come nel suggestivo titolo che abbiamo proposto “ENTRANDO NELLA STORIA. L’età del Ferro nel Veronese”, entriamo nella Storia e vediamo cosa succede nel nostro territorio: abbiamo cercato di organizzare l’esposizione seguendo il più possibile un ordine cronologico perché è un racconto che si snoda nei secoli – siamo nel primo millennio a.C.: quindi circa dal IX al I sec. a.C. -, ma abbiamo anche cercato di raccontare delle storie, quindi mantenere dei gruppi tematici.

Parte di alari a testa di ariete (IV-I sec. a.C.) e pesi da telaio (V-IV sec. a.C.) da siti della Valpolicella (foto graziano tavan)
“Nella prima sala – continua Falezza -, ci siamo concentrati sugli abitati, come si viveva, quali erano le attività quotidiane, e quindi materiale, vasellame di uso quotidiano, che raccontano storie di tutti i giorni, alari, pesi da telaio. Poi si passa al mondo delle attività produttive che erano delle attività di sussistenza dei popoli dell’età del Ferro: quindi la lavorazione dell’osso corno, la produzione della ceramica in grandi fornaci, la lavorazione dei metalli, e naturalmente la produzione agricola.
La fornace di Oppeano (prima età del Ferro): nella sezione dell’Età del Ferro al museo Archeologico nazionale di Verona si può scoprire la ricostruzione moderna della fornace per la cottura della ceramica rinvenuta a Oppeano (loc. Fornace). Al suo interno, alcuni vasi in ceramica, anch’essi ricostruiti.

La vetrina con gli oggetti dalle tombe della necropoli Le Franchine di Oppeano, e di Lovara di Villabartolomea, tutte dell’età del Ferro (foto graziano tavan)

Dettaglio della Tomba di bambina dalla necropoli dell’Età del Ferro di Lovara di Villabartolomea (foto graziano tavan)
“Nelle altre sale – riprende Falezza – si passa a quello che abbiamo chiamato il mondo dei morti. Sappiamo che i corredi funerari sono quelli che ci restituiscono sempre gli oggetti più straordinari, perché i defunti volevano autorappresentarsi e farsi ricordare come persone eminenti, e quindi caratterizzati da oggetti sempre eccezionali. Nelle prime due sale ci sono le necropoli afferenti ai centri veneti di Gazzo Veronese e Oppeano, con materiali che ci parlano molto della loro cultura veneta. Siamo ai margini occidentali della cultura del mondo dei veneti che ha il suo centro naturalmente nel Veneto orientale, e anche dei rapporti con le popolazioni vicine, in particolare con gli etruschi che in quest’epoca si espandono a Nord del Po. E quindi materiali notevolissimi. Con alcune storie suggestive: la Tomba di Lovara (Villabartolomea) di una bambina di pochi anni con un uovo di cigno che ci racconta il dolore di una famiglia e una speranza di rinascita e rigenerazione simboleggiata proprio da quest’uovo. La necropoli di Ponte Florio, scoperta nel 1993, quando è stata realizzata la tangenziale Est di Verona, e che per la prima volta viene esposta con materiali eccezionali sempre di cultura veneta.

I numerosi oggetti in bronzo dalla necropoli di Casalandri di Isola Rizza (II-I sec. a.C.) (foto graziano tavan)
“E poi – conclude la direttrice del MAN-Vr -, si passa alle ultime sale dedicate ai popoli venuti dal Nord, i Celti, che a partire dal IV sec. a.C. arrivano e si stanziano nel Veronese. I celti sono documentati dalle sepolture. Non abbiamo dati sugli abitati. Ma le sepolture sono in molti casi principesche e con corredi enormi caratterizzati da una grande presenza di metalli e soprattutto di armi che connotano questo popolo come un popolo di guerrieri, anche se non indicano realmente una belligeranza ma un’autorappresentazione come guerrieri”.
Alla fine del percorso dell’Età del Ferro nel museo Archeologico nazionale di Verona è esposto il ricco corredo della Tomba del Carro di Zevio, la numero 7 delle 181 ritrovate nella necropoli di Lazisetta di Santa Maria di Zevio (II sec. a.C. – I sec. d.C.). Si tratta della tomba di un bambino di 5-7 anni le cui ceneri furono deposte insieme a un sontuoso carro da parata e a un ampio corredo tipico dei guerrieri adulti. L’attento studio dei contesti ha permesso agli archeologi di ricostruire – con una installazione multimediale – il rituale con cui questo giovane “principe” fu sepolto.
Il prossimo step: la sezione sull’età Romana. È ancora la direttrice Giovanna Falezza ad anticipare il prosieguo dei lavori di allestimento del museo Archeologico nazionale di Verona. “Con il completamento della sezione Preistoria e Protostoria siamo arrivati alla soglia dell’età romana e quindi non possiamo che proseguire con l’età romana. Al termine del percorso al terzo piano del museo ci sono delle scale che fanno scendere al piano secondo dove troverà posto – stiamo già iniziando a lavorarci – tutta l’esposizione di Verona Romana e del territorio in età romana. Anch’essa occupa un intero piano, circa 1500 mq. Esporremo materiali tra i tantissimi i materiali che vengono dagli scavi urbani e dal territorio di età romana a Verona, e materiali – alcuni in parte esposti alcuni mai esposti – relativi alle necropoli della Spianà e di Porta Palio; alle domus veronesi con affreschi, mosaici, reperti importantissimi; al Capitolium, alle grandi architetture monumentali. Insomma ci sarà molto di nuovo da vedere”.
POMPEII ARTEBUS. Riattivato il servizio navetta che collega i siti del parco archeologico di Pompei: da Pompei alle ville romane di Boscoreale, Oplontis, Stabia e al museo Archeologico di Stabia Libero D’orsi – Reggia di Quisisana
È ripartita POMPEII ARTEBUS: dal 16 dicembre 2022, la navetta ideata per i visitatori del parco archeologico di Pompei che renderà più agevole il collegamento tra i vari siti gestiti del Parco. Da Pompei alla villa rustica di Boscoreale, Villa Regina, alle ville nobiliari di Oplontis, Villa di Poppea e di Stabia, Villa Arianna e Villa San Marco, fino al Museo archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” nella Reggia di Quisisana. L’iniziativa è realizzata dal parco archeologico di Pompei in collaborazione con l’EAV e con la SCABEC, società in house della Regione Campania, e il suo progetto campania>artecard che offre a turisti ed appassionati la possibilità di fruire del patrimonio culturale campano e di viaggiare comodamente a bordo del trasporto pubblico locale. Dopo il positivo riscontro raccolto durante l’intero anno, con circa 2000 visitatori che hanno usufruito della navetta per raggiungere da Pompei gli altri siti del Parco, il servizio è attivo dal 16 dicembre 2022 al 31 gennaio 2023.

Il servizio navetta “Pompeii ArteBus” da Pompei ai siti archeologici del parco (foto parco archeologico pompei)
Due minibus per 25 persone partiranno da piazza Esedra a Pompei con due diversi percorsi. Il biglietto avrà un costo di 2 euro e sarà acquistabile tramite App Unico Campania. Il primo accompagna i visitatori a Villa Regina a Boscoreale e alla Villa di Poppea nel sito di Oplontis a Torre Annunziata, con 7 corse giornaliere a partire dalle 9.30; per questo itinerario il servizio sarà attivo per tutti i giorni di apertura del parco archeologico di Pompei, fatta eccezione per i martedì e il 25 dicembre. Il secondo bus, invece, sempre con partenza alle 9.30, prevede 5 corse giornaliere con destinazione Villa San Marco e Villa Arianna e la Reggia di Quisisana e sarà attivo dal venerdì alla domenica eccetto il 25 dicembre 2022. I bus sono facilmente riconoscibili per la loro veste grafica che richiama le iniziative Artecard.

Il servizio “Pompeii ArteBus” è valido anche con l’abbonamento MyPompeii Card o il pass Campania>Artecard (foto parco archeologico pompei)
L’accesso ai siti oltre che agevole è anche più conveniente con la tessera di abbonamento annuale MyPompeii card che al costo di 35 € (8€ per gli under 25), consente un acceso illimitato per tutto l’anno a tutti i siti (Pompei, Villa di Poppea/Oplontis, e Villa Regina/Boscoreale, Ville di Stabia e Museo archeologico di Stabia Libero D’Orsi/Reggia di Quisisana). A bordo i passeggeri del Pompeii Artebus troveranno un codice sconto riservato per l’acquisto di campania>artecard; tra i pass che gli utenti potranno acquistare a un prezzo dedicato, oltre alla Campania 3 Giorni e alla Campania 7 Giorni, figura anche l’abbonamento Gold 365, la card che consente di visitare oltre 50 siti culturali campani in un anno.
Pompei. Passeggiata notturna nell’area monumentale del Foro e all’Antiquarium. Unica data per tutta la stagione invernale

Suggestiva immagine del Tempio di Giove, nel foro di Pompei, illuminato per le visite serali (foto parco archeologico di pompei)
Sarà l’unica passeggiata notturna per tutta la stagione invernale promossa dal parco archeologico di Pompei. Appuntamento a Pompei per una passeggiata notturna, lunedì 19 dicembre 2022, dalle 20 alle 23 (ultimo ingresso alle 22). La serata consentirà di visitare l’area monumentale del Foro Civile – illuminata a cura di Enel Sole – gli edifici pubblici per l’amministrazione della città e della giustizia, per la gestione degli affari, per le attività commerciali, come i mercati, oltre ai principali luoghi di culto cittadino. L’ingresso è al costo di 5 euro (riduzioni e gratuità, come da normativa vigente). L’accesso sarà consentito fino a un massimo di 1500 persone, distribuite su fasce orarie (500 ogni ora). È consigliato l’acquisto on-line su www.ticketone.it.

Scorci suggestivi del Foro di Pompei illuminato per le passeggiate notturne (foto parco archeologico di pompei)
Il percorso avrà inizio da Porta Marina, e i visitatori saranno accompagnati da un intervento artistico sonoro realizzato da Invernomuto (Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi) che, a partire dall’opera “Black Med, POMPEII” – realizzata grazie al sostegno di Italian Council (VII edizione, 2019), progetto della Direzione generale Creatività Contemporanea, su presentazione di Fondazione Morra Greco di Napoli, ed entrata a far parte della nuova collezione d’arte contemporanea (Collectio) del Parco all’interno del programma Pompeii Commitment. Materie archeologiche – ha realizzato una installazione sonora, elaborata appositamente per la serata, che intercetta, raccoglie e compone assieme le traiettorie sonore che attraversano la complessa e stratificata area del Mediterraneo. Sulla parete interna laterale della Basilica sarà, invece, proiettato “79 d.C.”, un video dell’artista Giovanna Silva, in collaborazione con Giacomo Bianco. Una selezione di circa 90 foto scattate durante l’emergenza pandemica, e pubblicate all’interno dei suoi due contributi (Commitment e Inventario) per il portale www.pompeiicommitment.org nel maggio 2021. Il percorso si conclude con la visita all’Antiquarium, edificio dell’’800 che ospita uno spazio museale dedicato all’esposizione permanente di reperti che illustrano la storia di Pompei. Uscita da Piazza Esedra. Durante le visite serali il bookshop dell’Antiquarium sarà aperto al pubblico.
Roma. Apertura con permesso speciale dell’area archeologica di Grottarossa al VI miglio dell’antica Via Flaminia su cui si affacciavano tombe e ville
L’appuntamento per quei fortunati che sono riusciti a iscriversi (il numero di 30 posti è stato presto raggiunto) è domenica 18 dicembre 2022 alle 11 davanti al cancello di ingresso alla fine del parcheggio su via di Grottarossa per un evento unico “Roma Sparita: l’area archeologica di Grottarossa” (apertura con permesso speciale dell’archeologa Sabrina Di Sante, presidente dell’associazione Roma Sparita). È importantissima la puntualità ed è richiesta la collaborazione nell’uso dei dispositivi di protezione individuale e nel mantenimento della distanza minima di sicurezza. Si consiglia abbigliamento comodo e soprattutto scarpe adatte a terreni erbosi. Si potrebbe trovare l’erba bagnata quindi scarpe a prova di acqua.

Strada basolata nell’area archeologica di Grottarossa sul VI miglio dell’antica Via Flaminia (foto ssabap-roma)
L’area archeologica di Grottarossa si trova al VI miglio dell’antica Via Flaminia, in un tratto che lentamente viene riaperto alla pubblica fruizione. Si tratta di un’area che necessita ancora di tanta attenzione e lavoro ma già l’apertura è di buon auspicio per il futuro. È stato rimesso in luce un tratto dell’antica via su cui si affacciavano tombe e ville. Le indagini compiute dalla Soprintendenza tra il 1980 e il 1989 hanno individuato diversi edifici funerari, un grande complesso residenziale, un impianto tardo antico ed un lungo tratto della via consolare che corre tra i mausolei in parte ancora visibili. Questi sono del tipo “a torre” (I secolo a. C.-I secolo d. C.), trasformato in fortilizio a controllo del Tevere nel Medioevo, a tamburo cilindrico (seconda metà del I secolo a. C.).
Taranto. Ultimo appuntamento al museo Archeologico nazionale del “MArTA in MUSICA – Le matinée domenicali”: in programma “Christmas Gospel” col coro gospel “Voices’ Power” e il L.A. Chorus diretti da Giusi Tedesca
Termina in un tripudio di voci e testimonianze archeologiche la rassegna “MArTA in Musica. Le matinée domenicali”, nata dalla progettualità congiunta della direttrice del museo Archeologico nazionale, Eva Degl’Innocenti, e del direttore artistico dell’Orchestra della Magna Grecia, m° Piero Romano, e a cura dei maestri Maurizio Lomartire e Pierfranco Semeraro. Domenica 18 dicembre 2022, alle 11.45, andrà in scena, infatti, l’ultimo appuntamento del calendario delle matinée che dallo scorso 18 febbraio hanno proposto all’interno delle sale del MArTA, non solo un programma culturale, ma anche una modalità di interazione di successo tra eccellenze territoriali. A testimoniarlo vi è il grande successo registrato da tutti i sedici appuntamenti della rassegna che ha messo insieme musica e archeologia contribuendo, così, anche alla rinascita dei settori culturali così fortemente penalizzati durante gli anni della pandemia. “Concludiamo la rassegna dando particolare rilievo ai riti di passaggio”, spiega la direttrice del museo Archeologico nazionale di Taranto, Eva Degl’Innocenti: “da una parte con le tre terrecotte policrome datate tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C., realizzate in serie e utilizzate probabilmente nella liturgia laica del passaggio tra fasce d’età differenti, e dall’altra preparandoci all’Avvento con un viaggio musicale che riporta chiaramente all’atmosfera natalizia”. Il biglietto per assistere a “Christmas Gospel” di domenica 18 dicembre alle 11.45 nell’ambito di “MArTA in MUSICA. Le matinée domenicali” potrà essere acquistato nella sede dell’Orchestra della Magna Grecia (a Taranto, in via Ciro Giovinazzi 28) e su TicketSms: https://www.ticketsms.it/it/event/FRzwR6S5. Ingresso consentito dalle 11.15. Il costo del biglietto è di 8 euro.

Apollo che suona la cetra: terracotta policroma conservata al museo Archeologico nazionale di Taranto (foto marta)
Domenica 18 dicembre 2022 le terrecotte policrome raffiguranti Apollo intento a suonare la lira e la cetra, rinvenute in contrada Carmine a Taranto nel 1950, saranno infatti i reperti testimonial dello spettacolo “Christmas Gospel” eseguito dal coro gospel “Voices’ Power” in collaborazione con il L.A. Chorus, diretti entrambi per l’occasione dalla maestra Giusi Telesca. Un repertorio musicale corposo che va dagli spirituals tradizionali fino al gospel contemporaneo caratterizzato da esecuzioni ritmate, dinamiche e coinvolgenti. Direttrice del coro è la vocal coach Giusi Telesca, fondatrice del coro gospel “Voices’ Power – La Potenza delle Voci” che dello spettacolo ha curato anche le trascrizioni e gli arrangiamenti musicali in tutto lo spettacolo. All’ingresso del MArTA il giorno del concerto sarà consegnato ad ogni possessore del biglietto del concerto un coupon della validità di una settimana (dalla domenica del concerto evento al sabato successivo) che darà diritto ad un ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto. Il coupon ha validità dalla domenica del singolo evento concerto fino al sabato successivo e deve essere utilizzato tassativamente entro lo stesso periodo per la prenotazione e per l’ingresso gratuito al museo Archeologico nazionale di Taranto inserendo il codice coupon sulla piattaforma e-ticketing del museo Archeologico nazionale di Taranto: https://www.shopmuseomarta.it. L’ingresso al Museo del possessore del coupon è condizionato in ogni caso al numero di posti disponibili nella fascia oraria selezionata.
Roma. Apertura straordinaria dell’area archeologica di Gabii per “Ego Saturnalia”, la rievocazione storica dei riti del Natale legati al solstizio d’inverno con visite accompagnati dagli archeologi della soprintendenza, stand enogastronomici e di artigianato
Il Municipio Roma VI delle Torri in occasione delle festività natalizie, domenica 18 dicembre 2022, dalle 10 alle 14, presenta “Ego Saturnalia” rievocazione storica dei riti del Natale, un grande evento che unisce istituzioni, associazioni territoriali e cittadini per la riscoperta dell’area archeologica di Gabii, in collaborazione con la soprintendenza Speciale di Roma nella persona dei funzionari responsabili dell’area archeologica di Gabii, Chiara Andreotti e Rocco Bochicchio. Nel suggestivo scenario dell’antico abitato di Gabii, al km. 2 di via Prenestina Nuova, si rivivranno le atmosfere caratteristiche dei “SATURNALIA”, le antiche festività romane. L’evento rientra nell’ambito dell’iniziativa culturale “Musei Diffusi 2022”. L’ingresso è libero con prenotazione obbligatoria alla mail: presidenza.municipio06@comune.roma.it (fino ad esaurimento posti). Mentre i gruppi di rievocazione storica Ars Avxilia Legioni Aps e Romana Legio VII Gemina svolgeranno le narrazioni sceniche, guidandoci in un viaggio attraverso usi e costumi tipici dell’epoca , si potrà partecipare alle visite guidate gratuite con esperti archeologi che passo passo racconteranno fedelmente lo straordinario paesaggio storico del territorio. Ospite d’onore della giornata Gabino “La Mascotte del Municipio”, che per la prima volta si presenterà ai cittadini delle Torri.
Visite guidate gratuite, rievocazione storica della festa dei Saturnalia, esposizione di prodotti enogastronomici locali, decorazioni natalizie, prodotti d’artigianato: questi gli elementi del programma dell’evento che si terrà domenica 18 dicembre nell’area archeologica di Gabii. Il sito sarà aperto straordinariamente per l’evento EGO SATURNALIA. Sia all’interno che all’esterno dell’area archeologica, saranno narrati ai visitatori i riti del solstizio d’inverno degli antichi romani. Festa dedicata a Saturno, celebrata tra il 17 e il 23 dicembre, i Saturnalia erano una delle celebrazioni più popolari in epoca antica, durante le quali l’ordine sociale si capovolgeva. Un senso di eguaglianza animava quei giorni in cui anche ai servi era concessa la massima libertà e in cui era usanza scambiarsi doni.
Bologna. Nella sede Sabap il pomeriggio di studi “POST MORTEM. Casi di manipolazione di resti umani”: un’occasione per riflettere sullo studio del rituale funerario e, in generale, del trattamento dei resti umani in ambito di ricerca archeologica
“POST MORTEM. Casi di manipolazione di resti umani” è l’interessante titolo del pomeriggio di studi promosso dalla soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena Reggio Emilia e Ferrara. Appuntamento venerdì 16 dicembre 2022, dalle 15.30 alle 18.30, nel salone d’onore di Palazzo dall’Armi Marescalchi, sede della Sabap, in via IV Novembre 5 a Bologna. Evento gratuito senza necessità di prenotazione, ingresso consentito fino ad esaurimento posti. Per info: siriana.zucchini@cultura.gov.it; annalisa.capurso@cultura.gov.it. Sarà un’occasione per riflettere sullo studio del rituale funerario e, in generale, del trattamento dei resti umani in ambito di ricerca archeologica. Gli interventi in programma affrontano il tema in senso diacronico, attraverso un approccio multidisciplinare, tenendo conto sia del dato archeologico sia di quello relativo alle evidenze “biologiche”.

Gli scavi archeologici al cimitero ebraico medievale di Bologna hanno rinvenuto 408 sepolture (foto Cooperativa Archeologia)
Dopo i saluti istituzionali e l’introduzione all’incontro da parte di Monica Miari (SABAP BO, Funzionario delegato) e di Annalisa Capurso (SABAP BO), intervengono: Valeria Acconcia (ICA Istituto Centrale per l’Archeologia) e Paola Francesca Rossi (parco archeologico Ostia Antica – ICCD Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione) su “Introduzione alle Linee Guida ICA-ICCD I resti scheletrici umani: dallo scavo, al laboratorio, al museo, 2022”. La pubblicazione è scaricabile sul sito dell’ICA: https://bit.ly/3PsP5gC. Monica Miari (SABAP BO) e Maria Giovanna Belcastro e Teresa Nicolosi (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, BiGeA – UNIBO) su “Elementi di ritualità nella manipolazione dei resti umani in età preistorica”; Vanessa Poli (SABAP BO) e Claudio Cavazzuti (Dipartimento di Storie Culture Civiltà, DiSCi – UNIBO) su “Alcuni rituali nelle necropoli ad incinerazione dell’età del Bronzo in Italia settentrionale”; Sara Campagnari (SABAP BO), Lisa Manzoli (archeologa e collaboratrice SABAP BO) e Michael Allen Beck De Lotto (Dipartimento Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica – UNIPD) su “Analisi preliminare dei rituali del sepolcreto di fase orientalizzante di Via Montello a Bologna”; Annalisa Capurso (SABAP BO) e Mirko Mattia e Marta Mondellini (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense, Labanof – UNIMI) su “Una sepoltura multipla presso la chiesa di sant’Apollonio sulla rupe di Canossa”; Valentina Di Stefano (SABAP BO) e Maria Giovanna Belcastro (Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali, BiGeA – UNIBO) su “Restituzione dei resti umani e ricomposizione della memoria di una comunità: il caso del cimitero ebraico medievale di Bologna”.
Roma. Al Tempio di Romolo nel Foro Romano apre la mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma” per promuovere e diffondere la conoscenza del mito di Enea e dell’itinerario culturale “Rotta di Enea”, raccontato attraverso 24 opere, databili fra il VII secolo a.C. e la piena età imperiale

Locandina della mostra “Il viaggio di Enea da Troia a Roma” al Tempio di Romolo nel Foro Romano dal 15 dicembre 2022 al 10 aprile 2023

Mappa della rotta di Enea da Troia alle coste del Lazio (foto associazione Rotta di Enea)
Il mito di Enea, cantato da Virgilio nell’Eneide, ha pervaso profondamente la cultura europea. Abbandonata Troia, distrutta dagli Achei, l’eroe lascia la sua terra e intraprende un lungo viaggio verso Occidente per raggiungere una nuova patria per i Troiani superstiti e dar vita a una stirpe da cui nascerà Romolo, fondatore di Roma e suo primo re. Enea impersona i valori della tradizione romana: la lealtà, il senso di appartenenza alla collettività, il rispetto per la famiglia, per lo stato e per gli dèi. Oggi la figura dell’eroe troiano rappresenta l’emblema dell’incontro possibile fra culture diverse e della speranza nel futuro. Il 15 dicembre 2022, al Tempio di Romolo nel Foro Romano, apre la mostra “Il viaggio di Enea. Da Troia a Roma”, ideata e organizzata dal parco archeologico del Colosseo in collaborazione con l’associazione Rotta di Enea per promuovere e diffondere la conoscenza del mito di Enea e dell’itinerario culturale “Rotta di Enea” certificato dal Consiglio d’Europa nel 2021. L’esposizione, curata da Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo, Roberta Alteri, Nicoletta Cassieri, Daniele Fortuna, Sandra Gatti, sarà visitabile fino al 10 aprile 2023.

Enea ferito: affresco dalla Casa di Sirico a Pompei, conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
“Questo progetto consente di raccontare il viaggio e il mito di Enea attraverso preziosi reperti provenienti da tutta Italia, alcuni mai esposti in precedenza”, sottolinea Alfonsina Russo. “Un modo per conoscere la storia di una rotta leggendaria le cui radici affondano nella notte dei tempi e che è entrata precocemente a far parte dei miti più antichi di Roma. Una rotta che oggi può essere valorizzata e ripercorsa anche grazie all’importante riconoscimento ricevuto nel 2021 dal Consiglio d’Europa, che l’ha inclusa tra gli Itinerari culturali certificati e che ha visto il parco archeologico del Colosseo tra i primi aderenti a questo network sin dal 2019” ha dichiarato Alfonsina Russo, direttrice del parco archeologico del Colosseo”. E Giovanni Cafiero, presidente dell’associazione Rotta di Enea: “Promuovere le comuni radici europee, che si sono formate attraverso i viaggi e gli scambi che hanno avuto luogo nel Mediterraneo Antico testimoniate dai magnifici reperti esposti nella mostra, rappresenta una missione fondamentale della nostra associazione. La Raccomandazione del Parlamento Europeo alla Commissione del settembre 2022 per una nuova Agenda per il Mediterraneo citando la Rotta di Enea riconosce il valore del nostro itinerario come ponte e infrastruttura culturale. Un valore che il parco archeologico del Colosseo ha da subito abbracciato, nella comune convinzione dell’importante ruolo che la cultura può svolgere nella società e nelle relazioni internazionali”.

Particolare della Statua di terracotta raffigurante il Palladio, dal santuario di Minerva a Lavinium (V sec. a.C.) conservato al museo civico Archeologico Lavinium (foto museo lavinium)

Cratere apulo a figure rosse raffigurante Achille che trascina il cadavere di Ettore da Ruvo di Puglia (370-360 a.C.) conservato al museo Archeologico nazionale di Napoli (foto mann)
Nella mostra, che ha ricevuto la collaborazione istituzionale del museo e scavi archeologici di Troia, la storia di Enea è presentata attraverso 24 opere di grande interesse, databili fra il VII secolo a.C. e la piena età imperiale, prestate da 12 diverse istituzioni nazionali. Le opere sono proposte secondo percorsi tematici chiave come le immagini di Enea, di suo padre Anchise e di sua madre la dea Afrodite; le raffigurazioni della guerra di Troia; il Palladio – talismano della salvezza prima di Troia e poi di Roma – e infine lo sbarco nel Lazio e la fondazione di Lavinium, dove le scoperte archeologiche hanno dato concretezza alla leggenda dell’eroe. Tra i preziosi reperti in mostra si ricordano il monumentale cratere apulo a figure rosse proveniente dal museo Archeologico nazionale di Napoli, vero capolavoro della ceramografia antica, datato al 370-360 a.C., raffigurante lo scempio del corpo del principe troiano Ettore da parte di Achille. Dallo stesso Museo provengono anche due affreschi rinvenuti a Pompei uno dei quali rappresenta una rara raffigurazione del cavallo di Troia trascinato all’interno della città. Cuore dell’esposizione sono le statue in terracotta dal santuario di Minerva a Lavinium, significativo esempio dell’arte tardo arcaica e medio-repubblicana del Lazio, molte delle quali esposte al pubblico per la prima volta.

Le pendici del colle Palatino (foto PArCo)
Durante il periodo della mostra, da dicembre 2022 a marzo 2023, il parco archeologico del Colosseo ospiterà una serie di conferenze incentrate sul mito di Enea e sul suo leggendario viaggio che saranno tenute da esperti della materia e docenti universitari italiani e stranieri. Sempre nello stesso arco di tempo sarà possibile partecipare a visite guidate a tema lungo il percorso che nel racconto di Virgilio compiono Enea ed Evandro, dal Foro Boario alla Porta Carmentale, all’Asylum (fra Arx e Capitolium), al Lupercale fino al bosco dell’Argileto e al Campidoglio e poi, attraverso la valle del futuro Foro Romano, fino al villaggio sul Palatino, dove si trova l’umile dimora del re, che coincide con il punto in cui sorgerà la casa di Romolo e, secoli dopo, la residenza di Augusto: un’occasione per ripercorrere la storia più remota e mitica del luogo, precedente alla futura città di Roma.


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