Verona. Al museo Archeologico nazionale aperta la sezione dell’Età del Ferro: visita guidata con la direttrice Giovanna Falezza tra reperti inediti e installazioni multimediali. E un occhio al futuro: la sezione dell’Età Romana

verona_museo-archeologico-nazionale_logoL’ombra dello Sciamano si allunga sulle pareti della grotta illuminata dalle fiaccole delle torce. Chi entra al museo Archeologico nazionale di Verona si immedesima nello Sciamano, simbolo del museo veronese: la sua ombra si muove sulla parete d’ingresso e “scopre” passo dopo passo le immagini dei tesori che si rivelano, quasi magicamente, agli occhi del visitatore. È questo l’effetto dell’installazione immersiva, la novità presentata all’inaugurazione, al terzo piano dell’ex caserma asburgica di San Tomaso, delle nuove sale dedicate all’Età del Ferro nel Veronese, con le quali si completa l’allestimento della sezione Preistoria e Protostoria, la cui prima parte era stata inaugurata nel febbraio 2022 (vedi Verona. Il museo Archeologico nazionale è una realtà: le due protagoniste – l’ex direttrice Federica Gonzato e la nuova Giovanna Falezza – ci introducono alla nuova istituzione culturale, con un breve excursus sulla storia della sede e sull’allestimento. Apertura completa entro il 2025 | archeologiavocidalpassato).

“Il nuovo allestimento”, spiega l’architetto Chiara Matteazzi, “va assolutamente in continuità con quanto già realizzato. Infatti il filo conduttore è la pulizia, in modo tale che in qualche modo l’allestimento scompaia per dare maggior risalto ai pezzi esposti. Tutto l’ultimo piano del museo è stato rivisto nel suo itinerario con l’inserimento di accenni multimediali. Abbiamo infatti inserito 5 postazioni multimediali che ci aiutano nella conoscenza dei materiali esposti e due installazioni multimediali immersive: la prima in ingresso, che ci aiuta attraverso l’uso della nostra ombra un po’ per richiamare quello che era lo sciamano, il protagonista assoluto del museo, e l’ultima che racconta invece in modo molto suggestivo un tema che può andare a colpire la sensibilità di molti: si tratta del funerale di un principe bambino. In questo caso il materiale che avevamo a disposizione era molto dettagliato e ci ha permesso di fare una ricostruzione molto suggestiva di questo momento funerario. Con un obiettivo: cercare di non colpire la sensibilità. Nel senso che ci si avvicina ad avere l’emozione di partecipare a un funerale senza rendersi troppo conto che si tratta del funerale di un bambino”.

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Giovanna Falezza, direttrice del museo Archeologico nazionale di Verona, davanti a una vetrina della sezione dell’Età del Ferro (foto graziano tavan)


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Il pannello che introduce alla sezione “ENTRANDO NELLA STORIA. L’età del Ferro” del museo Archeologico nazionale di Verona (foto graziano tavan)

“ENTRANDO NELLA STORIA. L’età del Ferro nel Veronese”. Cominciamo allora a conoscere meglio la nuova sezione, curata sotto il profilo scientifico da Giovanna Falezza, direttrice del Museo, e da Luciano Salzani, già funzionario della Soprintendenza veronese, e allestita da Chiara Matteazzi – come ha spiegato ad archeologiavocidalpassato.com -, in continuità con il precedente allestimento museale. Il criterio è quello cronologico, con una serie di focus su oggetti e rinvenimenti di particolare interesse. Ad essere documentata è la storia del territorio veronese, luogo di incontri e contatti che qui si intrecciarono tra Veneti, Etruschi e Celti. È proprio la direttrice Giovanna Falezza a introdurci alla visita delle nuove sale del museo Archeologico nazionale di Verona.

“Oggi inauguriamo le nuove sale dedicate all’Età del Ferro del Veronese del museo Archeologico nazionale di Verona che, come ricorderete, a febbraio è stato aperto esponendo materiali che arrivavano in ordine cronologico fino alla fine dell’Età del Bronzo”, spiega Giovanna Falezza ad archeologiavocidalpassato.com. “Con le sale che apriamo oggi, come nel suggestivo titolo che abbiamo proposto “ENTRANDO NELLA STORIA. L’età del Ferro nel Veronese”, entriamo nella Storia e vediamo cosa succede nel nostro territorio: abbiamo cercato di organizzare l’esposizione seguendo il più possibile un ordine cronologico perché è un racconto che si snoda nei secoli – siamo nel primo millennio a.C.: quindi circa dal IX al I sec. a.C. -, ma abbiamo anche cercato di raccontare delle storie, quindi mantenere dei gruppi tematici.

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Parte di alari a testa di ariete (IV-I sec. a.C.) e pesi da telaio (V-IV sec. a.C.) da siti della Valpolicella (foto graziano tavan)

“Nella prima sala – continua Falezza -, ci siamo concentrati sugli abitati, come si viveva, quali erano le attività quotidiane, e quindi materiale, vasellame di uso quotidiano, che raccontano storie di tutti i giorni, alari, pesi da telaio. Poi si passa al mondo delle attività produttive che erano delle attività di sussistenza dei popoli dell’età del Ferro: quindi la lavorazione dell’osso corno, la produzione della ceramica in grandi fornaci, la lavorazione dei metalli, e naturalmente la produzione agricola.

La fornace di Oppeano (prima età del Ferro): nella sezione dell’Età del Ferro al museo Archeologico nazionale di Verona si può scoprire la ricostruzione moderna della fornace per la cottura della ceramica rinvenuta a Oppeano (loc. Fornace). Al suo interno, alcuni vasi in ceramica, anch’essi ricostruiti.

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La vetrina con gli oggetti dalle tombe della necropoli Le Franchine di Oppeano, e di Lovara di Villabartolomea, tutte dell’età del Ferro (foto graziano tavan)

 

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Dettaglio della Tomba di bambina dalla necropoli dell’Età del Ferro di Lovara di Villabartolomea (foto graziano tavan)

“Nelle altre sale – riprende Falezza – si passa a quello che abbiamo chiamato il mondo dei morti. Sappiamo che i corredi funerari sono quelli che ci restituiscono sempre gli oggetti più straordinari, perché i defunti volevano autorappresentarsi e farsi ricordare come persone eminenti, e quindi caratterizzati da oggetti sempre eccezionali. Nelle prime due sale ci sono le necropoli afferenti ai centri veneti di Gazzo Veronese e Oppeano, con materiali che ci parlano molto della loro cultura veneta. Siamo ai margini occidentali della cultura del mondo dei veneti che ha il suo centro naturalmente nel Veneto orientale, e anche dei rapporti con le popolazioni vicine, in particolare con gli etruschi che in quest’epoca si espandono a Nord del Po. E quindi materiali notevolissimi. Con alcune storie suggestive: la Tomba di Lovara (Villabartolomea) di una bambina di pochi anni con un uovo di cigno che ci racconta il dolore di una famiglia e una speranza di rinascita e rigenerazione simboleggiata proprio da quest’uovo. La necropoli di Ponte Florio, scoperta nel 1993, quando è stata realizzata la tangenziale Est di Verona, e che per la prima volta viene esposta con materiali eccezionali sempre di cultura veneta.

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I numerosi oggetti in bronzo dalla necropoli di Casalandri di Isola Rizza (II-I sec. a.C.) (foto graziano tavan)

“E poi – conclude la direttrice del MAN-Vr -, si passa alle ultime sale dedicate ai popoli venuti dal Nord, i Celti, che a partire dal IV sec. a.C. arrivano e si stanziano nel Veronese. I celti sono documentati dalle sepolture. Non abbiamo dati sugli abitati. Ma le sepolture sono in molti casi principesche e con corredi enormi caratterizzati da una grande presenza di metalli e soprattutto di armi che connotano questo popolo come un popolo di guerrieri, anche se non indicano realmente una belligeranza ma un’autorappresentazione come guerrieri”.

Alla fine del percorso dell’Età del Ferro nel museo Archeologico nazionale di Verona è esposto il ricco corredo della Tomba del Carro di Zevio, la numero 7 delle 181 ritrovate nella necropoli di Lazisetta di Santa Maria di Zevio (II sec. a.C. – I sec. d.C.). Si tratta della tomba di un bambino di 5-7 anni le cui ceneri furono deposte insieme a un sontuoso carro da parata e a un ampio corredo tipico dei guerrieri adulti. L’attento studio dei contesti ha permesso agli archeologi di ricostruire – con una installazione multimediale – il rituale con cui questo giovane “principe” fu sepolto.

Il prossimo step: la sezione sull’età Romana. È ancora la direttrice Giovanna Falezza ad anticipare il prosieguo dei lavori di allestimento del museo Archeologico nazionale di Verona. “Con il completamento della sezione Preistoria e Protostoria siamo arrivati alla soglia dell’età romana e quindi non possiamo che proseguire con l’età romana. Al termine del percorso al terzo piano del museo ci sono delle scale che fanno scendere al piano secondo dove troverà posto – stiamo già iniziando a lavorarci – tutta l’esposizione di Verona Romana e del territorio in età romana. Anch’essa occupa un intero piano, circa 1500 mq. Esporremo materiali tra i tantissimi i materiali che vengono dagli scavi urbani e dal territorio di età romana a Verona, e materiali – alcuni in parte esposti alcuni mai esposti – relativi alle necropoli della Spianà e di Porta Palio; alle domus veronesi con affreschi, mosaici, reperti importantissimi; al Capitolium, alle grandi architetture monumentali. Insomma ci sarà molto di nuovo da vedere”.

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